lunedì 27 luglio 2009

B. Memoriale dei villaggi palestinesi distrutti: 5. Umm al-Shauf distrutto dalla ferocia dell’Irgùn.

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«Non mi faccio illusioni: ci vorrà ben più di questo libro per ribaltare una realtà che demonizza un popolo colonizzato, espulso, occupato, e glorifica invece quello stesso popolo che l’ha colonizzato, espulso, occupato»
Ilan Pappe, ivi, p. 220)
I Lettori di “Civium Libertas” sono invitati a collaborare alla redazione di un Memoriale dei singoli villaggi distrutti durante la pulizia etnica del 1948.

Proseguiamo nella nostra redazione di un censimento di tutti i villaggi che furono cancellati dalla carta geografica ad opera dei coloni russo-ebrei non solo nel 1948, ma anche negli anni a venire. A tutt’oggi l’opera di espulsione dei palestinesi rimasti nel 1948, o meglio dei loro discendenti, è il tema costante della politica governativa che ha dato vita ad un vero e proprio regime di apartheid, peggiore di quello sudafricano. L’ordine di successione delle schede è puramente casuale, ma potremo poi redigire un elenco alfabetico per agevolarne la ricerca. Ho già fissato un format per la redazione di una vera e propria opera enciclopedica, dove ogni scheda per singolo villaggio potrà assumere dentro il singolo post anche la dimensione di un libro cartaceo. Magari con il concorso dei lettori ed attingendo ad ogni fonti possibile una volta esaurite le informazioni contenute nel libro di Pappe da cui la ricerca prende avvio.

Links:
1. All That Remains: The Palestinian Villages Occupied and Depopulated by Israel in 1948.
2. Institut for Palestine Studies. The most reliable sorce of information and analysis on Palestinian affair and the Arab-Israeli conflict.
3. Umm Al Shouf. – Si trovava a 23 miglia SSE di Haifa con una popolazione di 480 abitanti. Il villaggio fu distrutto e cancellato nel 1948. Gli vennero sottratti dagli israeliani i suoi 1807 acri.

Khubbeiza5. Lajjun

Umm al-Shauf


1. L’Irgun distrugge Umm al-Shauf. – Pappe descrive i diversi momenti e le diverse tecniche nella fase di distruzione dei villaggi. Ne riporto testualmente il brano che segue, dove il nome di Barieka compare insieme a quello di altri villaggi che ebbero eguale sorte:
A Sabbarin i terroristi dell’Irgun, furiosi per aver trovato qualche resistenza armata, come punizione tennero le donne, i vecchi e i bambini chiusi entro recinti di filo spinato - del tutto simili alle gabbie in cui i palestinesi oggi vengono trattenuti per ore ai checkpoint nella Cisgiordania quando non riescono a presentare il permesso giusto. Sette giovani palestinesi, sorpresi con le armi, furono uccisi sul posto dai soldati ebrei, che poi espulsero gli altri abitanti del villaggio verso Umm al Fahm, non ancora in mani ebraiche 49. Anche qui l’Irgun fece la sua parte nel continuare la distruzione della campagna palestinese. Essi completarono l’attacco vendicativo contro i restanti villaggi di Marj Ibn Amir mentre erano ancora presenti le truppe del Mandato britannico: Sabbarin, Sindiyana, Barieka, Khubbeiza e Umm al-Shauf. Alcuni degli abitanti di questi villaggi fuggirono sotto il fuoco pesante dei mortai delle forze attaccanti, mentre altri che sventolavano la bandiera bianca per segnalare la resa erano mandati immediatamente in esilio.
Ciascuna fase o operazione nelle varie aree geografiche produceva nuovi modelli di comportamento che venivano in seguito adottati dal resto delle truppe. Alcuni giorni dopo l’occupazione del villaggio di Kafrayn e l’espulsione dei suoi abitanti, l’esercito dimostrò la propria destrezza nel villaggio ormai vuoto, cancellandolo dalla faccia della terra 50. Questo tipo di manovre si ripeté più volte, anche negli anni Cinquanta, ben oltre la fine della guerra del 1948.
Pappe, op. cit., 137-38
Note:
49 Benny Morris, The Birth of th Palestinian Refugee Problem, pp. 243-244.
50 Archivi Palmach, Givat Haviva, G/146, 19 aprile 1948.
In effetti, nel 1948 la pulizia etnica iniziò per non fermarsi mai. I 60 anni di Israele, che in Torino hanno voluto onorare alla Fiera del Libro, sono anni ininterroti di pulizia etnica. Sbagliano quanti ritengono che la Nakba sia stato un episodio, un poco sgradevole, ma ormai superato e limitato al solo 1948. Dopo è venuto il regno della democrazia e finalmente la Palestina ha conosciuto la civiltà occidentale russo-ebraica.

2 commenti:

Michele Giaculli ha detto...

Le opere di Pappe e Morris (quest'ultimo autore de "La prima guerra di israele" che ho letto) hanno smascherato la balla, ormai diventata un luogo comune, che siano stati i paesi arabi (Siria, Egitto e Giordania) a chiamare i palestinesi alla fuga per rendere più facile la guerra. Addirittura è stata inventata la favola degli appelli radiofonici per incitare alla fuga....

Antonio Caracciolo ha detto...

Su quest’ultimo autore, Morris, ho da aggiungere che è un autore insidioso e "pericoloso”. Ho di lui corpose opere che mi riservo di leggere, commentare e criticare in seguito. Di una di queste corpose opere non ho retto alla prima riga, che già incominciava ad irritarmi. In fondo, il mestiere dello storico consiste essenzialmente nella possibilità di accedere agli archivi e alle fonti. I documenti però non parlano da soli, ma devono essere valutati e interpretati. Ed è proprio nell’interpretazione delle stesse fonti che si nota la differenza fra Pappe e Morris, che sono l’uno contrapposto all’altro come il diavolo e l’acqua santa.

Non ne faccio qui una particolare questione di deontologia professionale per quanto riguarda il mestiere dello storico. Se all’inizio degli anni ottanta, dopo le rivelazioni degli storici palestinesi all’inizio degli anni settanta, gli storici accademici israeliani avessero persistito nella versione storica ufficiale, falsa, autoreferenziale e apologetica, questi storici avrebbero perso qualsiasi credibilità e non avrebbero potuto fare, all’estero e a confronto con altri storici accreditati, il mestiere dello storico.

La nuova frontiera, dunque, per storici di regime alla Morris, è quella di mistificare i dati e di fornire un’immagine eticamente accettabile di quel vero e proprio stato “criminale” (Jaspers) che è lo stato di Israele. Per Morris, dunque, il problema è di saper estrarre le notizie che ha ricavato dalle fonti che gli sono state messe a disposizione dal regime e servite su un piatto di argento, isolandone gli elementi ideologici ed apologetici dello Stato criminale, che deve essere ancora processato e smantellato per conclamato genocidio. Se lo sarà mai. Resta in ogni caso condannato nel giudizio degli intellettuali onesti ed indipendenti.