La situazione contemporanea è colma di politica, e più precisamente, di politico. Siamo tornati quindi a chiedere lumi, come sempre, a Niccolò Machiavelli, il quale ci ha ricevuti con l’usuale cortesia.
Riuscirà il centro-sinistra a realizzare il “campo largo”?
Di sicuro, tenuto conto però, di quanto la fortuna condizioni il corso degli eventi, come scrissi nel “Principe”.
Ma ci sono differenze e rivalità, anche personali, notevoli.
Distinguiamo: quanto alle rivalità personali, e cioè alla scelta del capo, sono evidenti: anche spesso si sono fatti la guerra tra loro.
Tuttavia c’è una necessità: che se non si accordano, il capo non ci sarà. Non ci sarà neanche il campo largo, la Meloni stravince. Rimarranno tutti a bocca asciutta: situazione che a loro non garba affatto.
Quanto alle diversità ideali o ideologiche, vale un discorso simile: che se vuoi battere un nemico, devi provvederti di forze superiori… Ai tempi miei Venezia era lo Stato italiano più forte: tuttavia se si accordavano per combatterla gli altri quattro, avrebbe perso la guerra. Nel secolo scorso l’Asse fu battuto dall’alleanza tra capitalismo e comunismo, che più differenti non potevano essere. Ma andavano di buon accordo nel dividersi gran parte del Mondo.
Ma nel caso nostro occorre trovare il consenso dei cittadini.
E infatti lo stanno cercando con i soliti sistemi. Il primo è modulare i messaggi sull’orecchio dei differenti uditori. Ma il motivo è lo stesso. Ad esempio considerate come hanno commentato i tumulti nelle città italiane la settimana passata…: chi ha detto che sono degenerati perché c’erano pochi poliziotti, altri che il Governo strumentalizzava le violenze; altri ancora che le ragioni dei manifestanti erano condivisibili (e così via). Tanti percorsi diversi ma con un unico punto d’arrivo: la colpa del Governo. Al momento giusto, cioè nella cabina elettorale solo quest’ultimo avrebbe contato.
Ma hanno annunciato che avranno un programma deciso in comune.
Che faranno, come al solito, con il sistema che Pascal attribuisce ai redattori della condanna della tesi di Arnaud: di essere d’accordo sulle parole usate, ma divergenti sul loro significato: cioè sull’essenziale. Col risultato che, dopo le elezioni, ricominceranno a litigare, ognuno con le sue giustificazioni.
Ma non pensa che qui abbiano applicato il Suo consiglio che per il governante (o l’aspirante tale) è meglio parere che essere?
Il loro punto debole è di averlo applicato male; per così dire pro domo sua. Bisogna capirlo tutto. Perché hanno contravvenuto all’altro consiglio: che è meglio non toccare il patrimonio dei sudditi. Scrivevo che è meglio ucciderli che ridurli in miseria. Loro invece li hanno impoveriti e non sono cambiati: sono gli stessi a sbandierare le stesse soluzioni (e derivazioni), anzi la stessa soluzione: mettere le mani nelle tasche degli italiani. Non contenti di un trentennio di fallimenti.
E Vannacci?
Sperano nel generale, applicando la conseguenza del principio che ricordavo: dividere il nemico, riducendone le forze. Divide et impera. Come aggiungere “amici” vuol dire aumentare. Scipione lo applicava in modo egregio.
E allora come finirà?
Come girerà la fortuna, la virtù consiglia di comportarsi in un modo ma anche i più virtuosi (lo erano assai più dei vostri contemporanei) non sempre reggono i colpi della fortuna, come capitò al Valentino.




