venerdì 11 agosto 2017

Dove la realtà supera ogni incubo orwelliano: nel Lager di Gaza.

Non bisogna lasciarsi trarre in inganno dai giochetti dell'Hasbara: il quotidiano Libero, come pressochè tutti gli altri (La Stampa, Il Corriere della Sera, Repubblica, il Giornale, il Foglio...) sono TUTTI, nessuno escluso mezzi della propaganda israeliana in Italia. Addirittura, anni addietro, circolava la notizia dell'ambasciatore israeliano che teneva seminari alla redazione del Corriere della Sera. Capita tuttavia, anche per un migliore mascheramento, che in questi quotidiani - che altrimenti non avrebbero neppure uno solo sprovveduto lettore - si possa leggere qualche articoli redatta con una qualche obiettività informativa, o perfino critico verso Israele. Ed ecco subito che si vedono frignare gli impiegati di alcuni siti creati allo scopo di portare l'esercito israeliano contro blogger singoli e indipendenti, non collegati fra di loro, non riuniti in gruppo. Se la prendono con "Libero" come se questo quotidiano non li avesse sempre sostenuti e non stesse sempre dalla loro parte! Piace fare sempre la “vittima”: hanno in monopolio di questo ruolo! La propaganda dell'Hasbara è scientifica, capillare, fornita di mezzi finanziari illimitati e presente in ogni nicchia informativa, anche quella di poche decine di utenti. Agisce poi in coordinamento con il maistream: se in una nicchia informativa, si trova qualche ghiotto boccone, lo si passa agli agenti che scrivono su Repubblica, il Messaggero... dove si imbastisce una battuta di caccia... Ormai, per mia esperienza, mi trovo a dover ricostruire i fili delle trame, che sempre più fanno vedere il sistema... che è spaventoso.

Riporto di sotto, depurato dal commento sionista, un testo da Libero su una realtà allucinante, di cui neppure in certi film fantastici  riusciamo a capacitarci. Il problema: nel 1948 venne condotto ad esecuzione il piano Dalet, di cui parla Ilan Pappe nel suo libro ormai da tutti (eccetto che dall'hasbara e suoi agenti) accreditato: La pulizia etnica della Palestina. Su una popolazione allora complessiva di un milione e mezzo di palestinesi, ben 750 mila furono letteralmente cacciati dalle loro case e dai loro villaggi. Di 800 villaggi palestinesi 400 furono distrutti e minati, affinché nessuno pensasse di farvi ritorno. L'Hasbara si è inventato, e continua a ripetere, che 750 mila palestinesi avrebbe sentito un messaggio radiofonico che chiedeva loro di abbandonare momentaneamente le loro case e i loro villaggi per consentire agli eserciti arabi di combattere meglio. Sarebbero poi potuti ritornare alle loro case. In realtà, secondo una ricerca fatta, questa trasmissione radiofonica non vi sarebbe mai stata. E i palestinesi furono costretti con eccidi (Deir Yassin) dimotrativi costretti ad abbandonare le loro case, senza avere mai più il “diritto al ritorno”, ad una casa di cui ancora conservano le chiavi e gli atti di proprietà...

Non ripeto una storia che è facile da trovare per chi ne ha interesse. Da allora, e dopo la gloriosa guerra dei sei giorni, che continua e completa la pulizia etnica del 1948, i palestinesi vivono la condizione di “profughi”, dei quali istituzionalmente si occupa l'ONU, con una delle sue apposite agenzie specializzate. Cosa rode a Israele, ai sionisti, agli ebrei... o come altre è consentito dire? L'esistenza stessa nella pubblica opinione, nei canali informativi, del concetto stesso di "profughi palestinesi”! Non devono esistere neppure nel linguaggio corrente. Ma siccome continua ad esistere l'agenzia Onu che di loro si occupa, ciò che con tipica conformazione morale (chutzpah, termine intraducibile per "faccia tosta") pretendono questi signori è che l'agenzia Onu venga chiusa, perché in questo modo non si abbia più a parlare di "profughi palestinesi” e quelli che esistono vengano “assorbiti” e “assimilati” nei paesi arabi confinanti, portando a termine la "pulizia etnica”. Per questa operazione di pulizia etnica amano citare in positivo per l'Italia il caso dei profughi istriani, che resterà una pagina eterna della vergogna italiana e dell'umiliazione associato al nome Italia, la cui costruzione incomincia con le leggi speciali e i tribunali militari per le repressione del cosiddetto Brigantaggio, intorno al quale sta fiorendo una storiografia ormai meramente rievocativa.

Gaza fu “conquistata” nel 1967. Da oltre 12 anni due milioni di persone vivono recintate in un vero e proprio lager, dove volendo - se qualcuno si prende questa briga - si può fare uno studio scientifico per compararli ai lager nazisti, e vedere - dati alla mano - dove si soffre di più...  Per sopravvivere, e superare il "blocco" quei poveri disgraziati si sono dovuti ingegnare a costruire dei tunnel, attraverso i quali arrivano loro le cose della vita di cui hanno bisogno, forse anche armi, ma giusto qualche schioppo, non certo carri armati o le testate atomiche di cui Israele disposne... Adesso, quei campioni di amore del prossimo che sono gli immigrati israeliani (i "migranti" di allora), oltre ai muri superficiali di recinzione pensano anche di scavare muri in profondità, per impedire agli internati di Haza di costruire i loro tunnel sotterranei...

Non è allucinante tutto questo? Ma è la realtà! Una realtà che noi attraverso i nostri governi, politici, istituzioni, giornali, scuole, università accettiamo e di cui siamo per questo corresponsabili.

LIBERO
(testo depurato dal commento e dalla titolazione sionista)

Israele chiede la chiusura dell'Unrwa, l'agenzia dell'Onu che dal 1949 dovrebbe occuparsi di dare assistenza ai profughi palestinesi, ma che secondo Israele aiuta i terroristi. Nei campi profughi allestiti in Cisgiordania, a Gaza e nei Paesi vicini, Libano e Giordania, l'Unrwa da quasi 70 anni eroga istruzione, assistenza sanitaria e progetti di microfinanza per i palestinesi. Una prima richiesta di smantellamento dell'Unrwa era arrivata mesi fa dal premier Benyamin Netanyahu, il quale chiedeva che venisse assorbita dall'Alto Commissariato per l'assistenza ai profughi, l'Unhcr. Questo perché secondo Netanyahu i profughi palestinesi sono parte dei profughi del mondo e quindi non ha senso l'esistenza di un'agenzia che continua a perpetuare il problema dei profughi palestinesi anziché risolverlo. Il premier dello stato ebraico, nel giugno scorso, aveva espresso questo suo punto di vista anche all'ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, Nilky Haley, dal momento che la chiusura dell'agenzia dipende unicamente dall'Onu. Sono molte le voci critiche nei confronti dell'Unrwa in Israele, ritenuta un mezzo per alimentare il problema. Perché senza l'agenzia dell'Onu, i profughi palestinesi e certamente i loro figli, nipoti e pronipoti sarebbero stati assimilati nei Paesi arabi di accoglienza, non avrebbero avuto altra scelta. E senza l'Unrwa sarebbero pochissimi oggi i palestinesi a cui spetta lo status di rifugiato. E' nata cosi una lobby presso il Parlamento israeliano che chiede una riforma dell'agenzia: è presieduta da un membro del Likud, il partito di Netanyahu, e chiede che l'Unrwa cambi la sua politica ostile a Israele.

L'accusa che Netanyahu ha rivolto all'Unrwa è quella di fomentare il terrorismo, soprattutto nelle sue scuole, dove si insegnerebbe ai bambini l'odio verso Israele. Nei recenti campi di addestramento estivi di Hamas hanno partecipato 250mila adolescenti, che durante l'anno frequentano le scuole dell'Unrwa. Nei campi vengono insegnate le tattiche di guerra e l'uso delle anni, e vengono reclutati nuovi combattenti delle brigate al Qassam, il braccio armato di Hamas. Inoltre Israele ha sempre accusato l'Unrwa di proteggere in qualche modo Hamas a Gaza, dal momento che in moltissime scuole della Striscia gestite dall'agenzia sono stati trovati depositi di anni e nascondigli per accedere ai tunnel sotterranei, scavati dai palestinesi in risposta al blocco imposto da Israele su Gaza. Venivano e vengono tuttora usati da Hamas per procurarsi i rifornimenti, dai medicinali alle armi, di cui i palestinesi hanno bisogno. E sono stati usati anche per attaccare Israele, soprattutto nella guerra del 2014.

Un problema, quello dei tunnel, che mette a rischio la sicurezza di Israele e che non si è mai riusciti a risolvere del tutto. Per questo l'esercito ha fatto sapere che si sta accelerando il progetto di costruzione di un muro sotterraneo che sigilli definitivamente la Striscia di Gaza. Nei piani il nuovo muro, il cui costo si aggira attorno a una cifra pari a quasi 750 milioni di euro, dovrebbe essere alto 6 metri ed estendersi fino a 40 metri di profondità, in modo da impedire l'utilizzo dei tunnel esistenti e di scavame di nuovi. Il muro, che sarà lungo una sessantina di chilometri e sarà dotato di sensori, dovrebbe essere completato in un paio di anni. L'esercito riferisce anche che verrà costruito in territorio israeliano, in modo da garantire l'incolumità di quanti lavoreranno alla realizzazione. Attualmente si sta lavorando in sei punti, dislocati lungo la frontiera con Israele, ma da ottobre arriveranno i rinforzi e a costruire il muro ci saranno un migliaio di operai impiegati 24 ore al giorno tranne il sabato, in 40 punti diversi.

Tornando all'Unrwa, non è solo Israele a non vederla di buon occhio. C'è anche qualche palestinese che vorrebbe eliminarla, anche se per motivi opposti. Il mese scorso alcuni profughi di Gaza hanno chiuso l'ufficio dell'agenzia nella Striscia, accusando l'Unrwa di non fare nulla per porre fine all'assedio israeliano.


giovedì 10 agosto 2017

I cialtroni dell'Hasbara non hanno rispetto neppure per l'Osservatore Romano... Si annuncia una nuova mattanza nel Lager di Gaza.

Caccia israeliani su Gaza: Fonte.
La frittata possono girarla e rigirarla come vogliono e quanto volte vogliono, ma la Verità è assai semplice a meno che uno il cervello non se lo trovi fritto e rovinato per sempre dopo anni ed anni di occupazione del sistema mediatico italiano, da tutti i canali televisivi fino ai Fogli che mai hanno fatto una lira di utile e la cui funzione pare quella di fare da organo di propaganda a questi signori. Quale verità? Quella di un popolazione di due milioni di abitanti, recintata da un muro da dove non possono né entrare né uscire e dove regolarmente vengono bombardati per periodiche e programmate mattanze. Uno di questi agenti bombardieri fu perfino catturato e tenuto prigioniero. Incredibilmente, all'epoca della sindacatura Alemanno venivano accese luci al Campidoglio, ed organizzate altre forme di solidarietà, non per i bombardati ma per i bombardieri! Questa nella città di Roma, sede del Papato e centro della Cristianità. Esiste anche una Sinagoga, ma per le amministrazioni comunali che si succedono sembra che abbia più voce e ascolto questa Sinagoga che non la Chiesa, che in uno sei suoi organi, l'Osservatore Romano, avverte che è scattata una nuova mattanza. Quello stesso Osservatore Romano che in un suo articolo (che rintracceremo e pubblicheremo) durante il Mandato britannico riportava come gli Uffici inglesi dell'Anagrafe fossero stati presi d'assalto per ottenere il cambio del cognome da europeo ad ebraico antico, per rivendicare in questo modo l'antichità del diritto. Ciò veniva chiesto da parte di tutti i "migranti" che venivano dai paesi dell'Est europeo non per chiedere "accoglienza" ma per "cacciare", per “ripulire etnicamente” la Palestina, una terra che i Kazari delle Crimea rivendicavano come proprie per una Promessa fatta da Geova che addirittura ordinava di sterminare i Cananei che in quella terra vi abitavano almeno 3000 anni fa. Queste le origine etiche di una religione che si rinnova in una seconda versione con il Cristianesimo, il cui dialogo con l'ebraismo termina con Cristo in croce, e una terza versione con l'Islam, al quale presumibilmente si convertirono gli abitanti della Palestina che furono di religione ebraica, cristiana, musulmana... 

L’«Eroe» che uccide l'inerme.
Con una modesta cultura storica non è difficile sapere e capire ciò che è successo in duemila anni in quella martoriata Terra che continuiamo a chiamare Santa, ma anche in questo suscitando l'animosità dell'Hasbara che vuole si dica “Israele” ciò che per due mila anni è stato chiamato Palestina o Terra Santa. Nell’opera quotidiana di spionaggio e persecuzione erano arrivati a molestare un maestro elementare perché si serviva di una carta geografica della Palestina (anziché Israele) per spiegare gli episodi narrati nel Vangelo cristiano. Ma sono incredibili e innumerevoli e quotidiani gli esempi di faziosità anti-cristiana, ed in particolare anti-cattolica. Si arriva così all’odierno attacco da parte di tutti i siti web sionisti (vedi anche qui) nell'imminenza di una nuova mattanza della popolazione palestinese di Gaza: cercano la copertura, protezione, complicità per ciò che si apprestano a fare. "Piombo Fuso” credo sia ormai rimasto nella Memoria di quanti seguono la geopolitica mediorientale, che vede Israele dalla parte dell'ISIS e dei sauditi. Ma le "mattanze” non si limitano a "Piombo Fuso": sono periodiche e ricorrenti e ogni volta assumono nomi "biblici". Per Hamas, Hizbollah, Iran è davvero stucchevole la loro propaganda: sono tutti "terroristi" dove l'essere o non essere "terroristi" consiste nell'essere o non essere inseriti in una lista che i loro "amici" compilano su loro richiesta. Hamas, dopo essere stato inizialmente e strumentalmente sponsorizzato dai servizi segreti israeliani, è poi risultato il governo ultra-legittimo uscito da elezioni ultralegittime, controllate da osservatori internazionali. Non tutte le ciambelle vengono con il buco e successe che Hamas vinse delle elezioni, regolari, dove si era puntato tutto sulla vittoria di Abu Mazen, una sorta di Quisling al quale si può far fare ciò che si vuole. Stavano preparando un colpo di stato per deporre il vincitore (Hamas) di legittime elezioni e insediare il partito di Abu Mazen, ma Hamas se ne accorse e sventò il piano, stabilendo la sua autorità in Gaza. Per la propaganda dell'Hasbara Gaza è per questo "ostaggio" di Hamas, come se due milioni di palestinesi potessero aspettarsi da Israele altre benevolenze che bombe servite a colazione, fosforo bianco, taglio della corrente elettrica, inquinamento del mare, distruzioni di ogni genere.

Insomma, non se ne può più! Chi ha occhi per vedere, orecchie per sentire, ed un cervello per capire, oltre che una coscienza ed un senso etico per le questioni geopolitiche, è ora che dica: "basta!" non però ai signori dell'Hasbara, che sono quattro cialtroni, ma alle complicità di cui godono presso i nostri politici, i media, le nostri istituzioni, soprattutto quelle scolastiche ed educative. Se in Palestina succede ciò che la nostra coscienza non accetta, la causa non è da ricercare nella forza prevalente dei “caccia” israeliani che bombardano una popolazione inerme di due milioni di persone, ma nella copertura che noi diamo a chi bombarda e massacra. Si tratta di prendere atto di ciò che uno storico israeliano, Ilan Pappe, in cui libro è citato da Civiltà Cattolica come scientifico e degno di fede: non esiste “dualità” di un conflitto fra due parti che devono volersi bene e fare la pace, dopo oltre 100 anni di massacri, ma esiste solo la "unilateralità” di un massacro al quale non le eterea “comunità internazionale” (che non esiste) ma il Capo della Chiesa Cattolica deve dire basta senza se e senza ma... Le analisi e definizioni di Gilad Atzmon sulla natura del sionismo, che non è un fenomeno religioso anche se strumentalizza la religione giudaica non meno di quanto l’ISIS con l’Islam, non hanno ricevuto finora la dovuta attenzione da parte dei soggetti politici e religiosi che decidono poi l'agenda dei governi.

Non concordo con l'analisi di non pochi “analisti” dell'uno e dell'altro campo, secondo i quali vi sarebbe una “dimenticanza” della questione palestinese. Certamente, nessuno in questo momento ferma la mano omicida di Israele, che può agire indisturbato nel quadro generale delle guerre mediorientali che dal 2001 si succedono  abbattendo i governi legittimi della regione e creando zone di instabilità e conflittualità permanente. La questione palestinese è la sintesi di tutti questi conflitti e potrà trovare una sua soluzione solo se e quando il mondo arabo e islamico avrà raggiunto la sua unità. È parte integrante delle guerre che si stanno combattendo in Libia, Siria, Iraq... Non per nulla esiste una componente “palestinese” nella guerra in Siria a fianco dell’Asse della Resistenza (Iran, Iraq, Siria, Libano) e la Questione si riproporrà subito dopo la vittoria... Non a caso si parla di unità dell'Umma.  È difficile immaginarselo nel breve periodo considerando il ruolo attuale di governi come quello dell'Arabia Saudita, dell'Egitto, della Giordania... Ma già adesso, se l'Asse della Resistenza, costituito da Siria, Iran, Iraq, Libano riesce a respingere il piano che si nasconde dietro le insegne dell'ISIS, la questione israelo-palestinese si riproporrà in termini nuovi. Ed è forse per questo che Israele si affretta a “liquidare” il problema palestinese: non ci sarà più nessun superstite da salvare, quando sarà cambiato il quadro strategico della regione e sconfitto il piano di destabilizzazione e balcanizzazione di tutto il modo arabo e islamico. Difficile immaginare un disegno più scellerato e criminale.


 ***
L’OSSERVATORE ROMANO
(testo depurato dai commenti sionisti dell'Hasbara*)

 * Si noti la perfidia: la propaganda sionista è organizzata per l'attacco,  fornendo ai propri agenti gli indirizzi email ed i telefoni delle redazioni sotto attacco, ma evitando accuratamente di fornire i propri per il contrattacco, le contestazioni, le confutazioni: i loro Forum sono blindati contro ogni voce non di plauso.


A Gaza due milioni di persone senza i servizi essenziali 


La popolazione della striscia di Gaza affronta una crisi energetica e alimentare peggiore di quella che si è verificata durante l'ultimo conflitto, quello del 2014. Con la conseguenza che oggi circa due milioni di persone non hanno quasi nessun accesso a servizi essenziali, come l'acqua corrente. E moltissimi hanno a disposizione solo due ore di luce elettrica al giorno. Questo l'allarme lanciato ieri da Oxfam, a tre anni dalla fine della guerra che in cinquanta giorni devastò il territorio palestinese. «La crisi energetica a Gaza costringe centinaia di migliaia di persone al limite della sopravvivenza, dovute alle tensioni tra le autorità israeliane e palestinesi» ha spiegato Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia. «Questa emergenza deve essere risolta al più presto — ha sottolineato — perché a farne le spese è la popolazione intrappolata all'interno della striscia, che adesso è seriamente minacciata dalla diffusione di malattie causate dalla quasi totale carenza di servizi igienici e sanitari. Dopo la guerra nel 2014, il 50 per cento dei centri di trattamento delle acque reflue non funzionava più». Oggi «non funziona più nessun impianto.

Ad agosto del 2014, 900.000 persone necessitavano di acqua e servizi igienici, oggi questo numero è salito a due milioni. Dopo l'ultima guerra, l'ottanta per cento della popolazione viveva solo con quattro ore di elettricità al giorno, oggi la maggioranza della popolazione solo con due». Il progressivo degradarsi della situazione a Gaza — sottolinea una nota dell'Oxfam — è iniziato nel 2006, con il bombardamento israeliano dell'unica centrale elettrica di Gaza, che aveva costretto famiglie e imprese a poter usare l'elettricità solo per otto ore al giorno. A questo si è aggiunto poi il blocco israeliano, che ha creato notevoli difficoltà alle organizzazioni umanitarie nel tentativo di portare aiuti.

«Non c'è progetto, tra i tanti realizzati da Oxfam a Gaza per portare alla popolazione acqua, servizi sanitari e sostenere i piccoli agricoltori e lo sviluppo economico, che non sia stato condizionato dalla mancanza di energia elettrica» afferma l'Oxfam. «Senza elettricità è impossibile qualunque tentativo di ripresa: non si possono riattivare le centrali di desalinizzazione, i pescatori non possono conservare la propria merce e gli agricoltori non possono irrigare. Chi è impegnato in progetti informatici non può lavorare e le aziende sono costrette a operare tagli del personale. I costi economici e umanitari di questa crisi sono altissimi». Il tutto nel contesto di una delle aree più densamente popolate del pianeta, dove si registra il più alto tasso di disoccupazione al mondo: oltre il 43 per cento.

A confermare la gravità della situazione c'è anche la cronaca delle ultime ore. Questa mattina l'aviazione israeliana ha bombardato diverse località nella striscia come rappresaglia per il lancio di una razzo contro Israele la scorsa notte dal territorio palestinese. Nei raid aerei sono rimaste ferite due persone, stando a fonti ospedaliere locali. Il razzo aveva colpito una zona disabitata di Hof Ashkelon senza causare danni né feriti.

AVVENIRE 

Uccise un palestinese a terra. Entra in carcere da star


E' entrato in carcere salutato come un eroe da decine di sostenitori, l'ex soldato israeliano Elor Azaria (21 anni), condannato a diciotto mesi, per aver ucciso un aggressore palestinese che si trovava già gravemente ferito e immobilizzato a terra. II caso Azaria ha fortemente diviso l'opinione pubblica israeliana tra chi difendeva il soldato, ritenendolo vittima di circostanze più grandi di lui, e chi lo giudicava responsabile di un gesto immorale e contrario al codice militare. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si era espresso a favore della grazia, ma la sentenza era stata confermata in appello lo scorso 30 luglio.

«Elor è un eroe»: con queste parole molte persone hanno salutato l'ex sergente, arrivato al carcere militare di Zrifim (Tel Aviv), accompagnato dal padre Charlie. Nei giorni scorsi Azaria aveva chiesto al Capo di Stato maggiore generale Gady Eizenkot di mitigare la sua pena. I fatti risalgono al marzo 2016, quando a Hebron (Cisgiordania), Azaria sparò a freddo contro il palestinese Abdel Fatah al-Sharif (21 anni) che si trovava a terra, ferito dopo aver aggredito a coltellate - insieme a un compagno, che era stato subito ucciso dai militari - un soldato israeliano. Circa 11 minuti dopo l'aggressione e la relativa reazione israeliana, il soldato Azaria passò accanto al palestinese, del tutto inerme, e gli sparò alla testa. La scena era stata ripresa da alcune persone presenti. Azaria si era difeso sostenendo di temere che l'uomo a terra indossasse una cintura esplosiva. 

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ULTIM'ORA

 (Fonte)
report di Umberto De Giovannangeli


Nel disinteresse generale è un’immensa prigione a cielo aperto, isolata dal mondo e messa in ginocchio da 12 anni di embargo
Umberto De Giovannangeli

Non sempre è possibile verificare sul posto la profondità e la fondatezza di un report. A me è capitato in una notte buia a Gaza. Una notte fatta di silenzio spettrale, di case al buio, di una esistenza che riduce, nella quotidianità, anche il suo spazio vitale. Dopo i riflettori internazionali, nella Striscia si spegne anche la luce. L’oscurità è la dimensione del presente che si perpetua all’infinito. Gaza sta morendo, nel disinteresse generale. Semplicemente, non fa più notizia. Eppure, questa immensa prigione a cielo aperto, isolata dal mondo e messa in ginocchio dall’embargo imposto dodici anni fa da Israele e mai cessato, è un condensato di rabbia e frustrazione che potrebbe riesplodere da un momento all’altro.

La politica, con lo scontro interno al campo palestinese tra Hamas e l’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen, per una volta lascia il passo alla umanità che reclama voce in questa torrida e buia estate. Gaza è macerie e risentimento, dignità e resistenza. La presenza armata di Hamas si è fatta più stringente, oppressiva: è una dimostrazione di forza che serve per ammonire la popolazione da possibili rivolte e al tempo stesso è un messaggio lanciato ai gruppi salafiti che guardano ancora all’Isis come al “veicolo” di una Jihad globale impiantata in Palestina. A volte, e questa è una di quelle, l’occhio aiuta a percepire l’essenza del momento più di tante esternazioni di leader politici in cerca di consenso. E l’occhio annota una Gaza oscurata, piegata, che chiede al mondo conto di un silenzio che si fa complice di punizioni collettive che non trovano legittimità internazionale nella rivendicazione d’Israele del suo diritto di difesa. Gli unici bagliori che squarciano l’oscurità sono i trancianti dell’artiglieria israeliana, che risponde con il cannoneggiamento nel Nord della Striscia al lancio di razzi da parte di Hamas contro la città frontaliera di Ashkelon.

In questo frangente, più che analista sento di essere testimone oculare della fondatezza di quanto contenuto nel rapporto di Oxfam reso pubblico in questi giorni. La popolazione di Gaza affronta oggi una crisi energetica peggiore di quella che si è verificata durante la guerra del 2014. Con la conseguenza che oggi circa 2 milioni di persone non hanno quasi nessun accesso a servizi essenziali, come acqua corrente e servizi igienici e moltissimi hanno a disposizione solo 2 ore di luce elettrica al giorno. È l’allarme che Oxfam ha lanciato a tre anni dalla fine della guerra che in 50 giorni devastò la Striscia. Una crisi – iniziata quattro mesi fa – a causa delle tensioni che hanno portato al taglio da parte di Israele del 40% dell’erogazione di elettricità sulla Striscia, su richiesta della stessa Autorità Nazionale Palestinese. Una situazione che sommata alla scarsità di carburante, alla crisi sanitaria e salariale rende impossibile la vita della popolazione di Gaza.

    “La crisi energetica a Gaza costringe centinaia di migliaia di persone al limite della sopravvivenza, dovute alle tensioni tra le autorità israeliane e palestinesi – rimarca Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia –. Questa emergenza deve essere risolta al più presto, perché a farne le spese è la popolazione “intrappolata” all’interno della Striscia, che adesso è seriamente minacciata dalla diffusione di malattie causate dalla quasi totale carenza di servizi igienici e sanitari. Dopo la guerra nel 2014, il 50% dei centri di trattamento delle acque reflue non funzionava più. Oggi non funziona più nessun impianto. Ad agosto del 2014, 900 mila persone necessitavano di acqua e servizi igienici, oggi questo numero è salito a 2 milioni. Dopo l’ultima guerra, l’80 % della popolazione viveva solo con 4 ore di elettricità al giorno, oggi la maggioranza della popolazione solo con 2″.

È così. E a chi pontifica e dà voti dal suo salotto rinfrescato e iper accessoriato, farebbe bene condividere anche per un solo giorno l’esperienza di dover vivere con 2 ore di elettricità su 24. Sarebbe una esperienza formativa. Tutto si arresta. Nulla più funziona. La vita si ferma. Quella di oggi non è che l’ultima fase di un’escalation, iniziata già nel 2006, con il bombardamento dell’unica centrale elettrica di Gaza, che aveva costretto famiglie e imprese a poter usare l’elettricità solo per otto ore al giorno. La situazione infatti è il risultato di 12 anni di blocco su Gaza, che sta mettendo a repentaglio anche la capacità delle organizzazioni umanitarie come Oxfam di soccorrere la popolazione.

    “Non c’è progetto, tra i tanti realizzati da Oxfam a Gaza per portare alla popolazione acqua, servizi sanitari e sostenere i piccoli agricoltori e lo sviluppo economico, che non sia stato condizionato dalla mancanza di energia elettrica – continua Pezzati – Senza elettricità impossibile qualunque tentativo di ripresa: non si possono riattivare le centrali di desalinizzazione, i pescatori non possono conservare la propria merce e gli agricoltori non possono irrigare. Chi è impegnato in progetti informatici non può lavorare e le aziende sono costrette a operare tagli del personale. I costi economici e umanitari di questa crisi sono altissimi”.

Il tutto nel contesto di una delle aree più densamente popolate del pianeta, dove si registra il più alto tasso disoccupazione al mondo: oltre il 43%.

    “Anche senza la guerra, i palestinesi a Gaza subiscono un’emergenza umanitaria che non dà tregua. – conclude Pezzati – È vergognoso non aver agito e aver consentito che si arrivasse a questo punto, mettendo ancora di più alla prova 2 milioni di persone, che già soffrono gli effetti di un blocco illegale. Una crisi che si inserisce in quella – pure gravissima a cinquant’anni dall’inizio dell’occupazione israeliana – che colpisce tutto il Territorio Occupato Palestinese: qui 2,3 milioni di uomini, donne e bambini dipendono ormai dagli aiuti umanitari per sopravvivere e 1,6 milioni non hanno cibo a sufficienza”.

Nei territori palestinesi, il 27% della popolazione è disoccupato, in gran parte donne e 1 persona su 4 vive in povertà. Solo a Gerusalemme Est il 75,4% dei residenti vive con meno di 2 dollari al giorno. Gli occhi sono collegati al cuore: e verificare sul campo le parole di Oxfam produce emozioni forti, incancellabili. Perché quei due milioni sono persone, non numeri, sono storie, volti, speranze, dolore, i sentimenti che permeano una popolazione che al 54% è sotto i 18 anni. Ai Khaled, Mahmoud, Leilah, Hassam, ai tanti bambini di Gaza ai quali dopo aver rubato l’infanzia stanno ipotecando anche il futuro.Mahmoud ha dieci anni e, nell’ultima guerra di Gaza, ha visto morire tra le sue braccia la sorellina Hanan, quattro anni, durante un bombardamento aereo israeliano. Un trauma insanabile è anche quello vissuto da Feisal, 8 anni, ultimo di sei fratelli, che in un altro bombardamento, stavolta terrestre, di Tsahal ha perso i genitori.

Negli occhi dei bambini di Gaza si legge paura, sgomento: quegli occhi, bellissimi e affranti, sono una denuncia che lascia il segno. I nuovi tagli limitano l’elettricità colpiscono soprattutto le persone ricoverate in ospedale e chi ha bisogno di una macchina per vivere. Durante le ore di blackout i residenti utilizzano generatori privati, pannelli solari e altre sorgenti a batteria. Ma solo chi se lo può permettere. Attualmente si stima che l’80% della popolazione che vive a Gaza dipenda dagli aiuti umanitari. A metà luglio le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto sul peggioramento della situazione umanitaria nella Striscia. Si dice che le falde acquifere di Gaza potrebbe diventare inutilizzabili entro la fine dell’anno, si parla delle continue crisi energetiche e sanitarie e del fatto che più della metà dei due milioni di abitanti ha problemi a trovare del cibo. Il taglio dell’elettricità a Gaza, sottolinea Oxfam, rappresenta una misura illegale e punitiva contro un’intera popolazione, per questo motivo Oxfam chiede che cessi immediatamente e che tutte le parti coinvolte in questa crisi, garantiscano agli abitanti il ripristino del normale approvvigionamento di elettricità e carburante. Per questo motivo Oxfam ha lanciato in questi giorni in partnership con le agenzie digitali palestinesi – la campagna #LightsOnGaza, chiedendo di garantire energia elettrica alla popolazione della Striscia. Di fronte a un’emergenza umanitaria di questa portata l’Autorità Nazionale Palestinese, le autorità che de facto controllano Gaza e Israele, devono prima di tutto garantire la sopravvivenza a Gaza, smettendo di usare la popolazione come merce di scambio per la risoluzione di dispute politiche.

    Racconta padre Raed Abushalia, già direttore della Caritas di Gerusalemme che opera nella Striscia di Gaza:

    “Dal 2006 la gente di Gaza è chiusa all’interno della Striscia di 360 km quadrati, la più grande prigione del mondo a cielo aperto! Da allora non hanno che quattro o sei ore di elettricità al giorno. Durante l’estate fa caldissimo! Immaginate due milioni di persone senza elettricità; a Gaza c’è una sola stazione elettrica che non è sufficiente al fornimento di elettricità per tutta la Striscia. Dunque ricevono tre linee da parte dell’Egitto e sei linee di elettricità da parte di Israele. Adesso questa nuova misura di “punizione collettiva” ha ridotto la quantità di elettricità fornita da parte israeliana con la scusa che le autorità palestinesi non pagano la fattura. Ma a soffrire sono i civili che sono già poveri e devono vivere in questa situazione che potrebbe veramente distruggere, mettere in ginocchio, tutto il sistema sanitario. Voi dovete sapere – prosegue il responsabile della Caritas – che non c’è cibo; dovete sapere che a Gaza secondo l’ultimo rapporto dell’Onu, l’80% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà. Il 46% della popolazione di Gaza è disoccupata e malgrado tutta questa situazione drammatica continuano a mettere al mondo bambini. Quasi cinquemila bambini nascono ogni mese! Questo vuol dire più di 55 mila bambini all’anno. Una resistenza che io chiamo “demografica”. Allora immaginate tutta questa popolazione che deve vivere in questa situazione, chiusa nella più grande prigione del mondo. La situazione è drammatica e a pagarne il prezzo è questa povera gente.

Le guerre, tre negli ultimi nove anni, oltre a lasciare morti, macerie e distruzione hanno segnato profondamente la parte più vulnerabile della popolazione gazawa, donne, anziani e soprattutto bambini. Statistiche rilasciate da agenzie umanitarie internazionalialtro hanno stimato in oltre 350mila i bambini traumatizzati dalla sola guerra del 2014; 250mila quelli che vivono in condizioni abitative non idonee. La quasi totalità dei 950.000 bambini gazawi soffre di sintomi psicologici e comportamentali propri del disturbo da stress post-traumatico (PTSD), tra cui aggressività, depressione, enuresi, flashback e un attaccamento psicotico alla madre o ad un familiare.

Ayesh Samour, direttore dell’unico ospedale psichiatrico presente nella Striscia, spiega: “Ai bambini di Gaza è stata negata un’infanzia normale a causa dell’insicurezza e instabilità del loro ambiente. E non temporaneamente. Una cultura di violenza e di morte pervade nella loro mente, rendendoli più aggressivi e arrabbiati”. “La mancanza di medicinali a Gaza – afferma Jehad Hessi, docente universitario e consulente dell’ospedale ‘Ahli Arab’ – è un altro dei gravi problemi che affliggono Gaza. Non disponiamo del 45% dei cosiddetti medicinali di base. Non esiste radioterapia, spesso i malati oncologici cominciano un protocollo di cure che poi devono abbandonare per l’esaurimento dei medicinali”.

Il responsabile dell’Onu per gli Affari umanitari, Robert Piper, ha dichiarato che Gaza è “invivibile”. Piper non ha esagerato, ha fotografato la realtà. Una realtà voluta dagli uomini e non imposta da una calamità naturale. Gaza si spegne. Nel silenzio del mondo…

martedì 8 agosto 2017

A chi ubbidisce Virginia Raggi? Alla Lobby che non esiste!

Roma e provincia contano oltre quattro milioni di abitanti, distribuiti in comunità regionali che si sono formate con l'unità d'Italia e la grande migrazione interna degli anni sessanta del secolo scorso. La comunità calabrese pare sia di gran lunga la più numerosa. Non ho cifre ufficiali, ma per sentito dire so che fra prima, seconda e terza generazione siamo a 600 abitanti. Non esiste una quarta generazione perché non esiste, ringraziando il cielo, il fenomeno della doppia identità, della doppia appartenenza, della doppia fedeltà. Ma esistono anche altre comunità regionali e anche di origine straniera, e fra queste una comunità palestinese che non viene mai invitata alle cerimonie ufficiali del Comune di Roma, quale che sia il colore o la sigla della amministrazione che si succede nel governo cittadino. Tutte però sembrano avere una particolarissima soggezione verso una comunità, quella ebraica, i cui numeri non giustificano una così debordante influenza. Vi era da aspettarsi che con una amministrazione a cinque stelle potesse emergere una nuova cultura ed una visione meno asfittica della sociologia cittadina e della politica internazionale, in particolare la geopolitica del vicino o medio oriente. A leggere queste notizie, riprese dall'Hasbara israeliana, non possiamo che riconfermare il nostro allarme e il nostro sgomento. Non entriamo nel merito della questione, del tutto grottesca, e non meritevole di analisi. Rivolgiamo però a quattro milioni di cittadini romani l'invito ad una maggiore consapevolezza del problema e se occorre all'avvia di un sereno e lucido dibattito nell'assoluto rispetto dei fondamenti di una costituzione alla quale le leggi e le delibere comunali dovrebbero uniformarsi anche procedere di elusione in elusione fino a trasformare Roma in un sobborgo di Tel Aviv, o peggio ancora in un "territorio occupato" della Cisgiordiana, di una Palestina funestata nel 1948 da una pulizia etnica, continuata nel 1967, e praticata fino ad oggi. Arafaf era dalla parte delle vittime...

sabato 5 agosto 2017

La Guerra dei Sei Giorni: nel cinquantenario della sua ricorrenza un’altra Storia, narrata da Norman G. Finkelstein

Tutta la storia del sionismo ha una versione sionista ed una antisionista, ma ne sono possibili quante se ne vogliano a seconda del tempo, delle circostanze, degli attori politici e degli storici e/o giornalisti al loro servizio. Ogni storia racchiude in sé un’interpretazione da parte di chi la narra o la scrive, pur nel più scrupoloso rispetto delle fonti ed uso dei documenti disponibili. L’elemento soggettivo dell’interpretazione non è eliminabile, ma il confronto e il contraddittorio è un argine contro l’arbitrio, la falsificazione strumentale, la mitizzazione, la menzogna deliberata e consapevole. Più che il concetto di Risorgimento - proposto da qualche politico vicino ad Israele - pare più idoneo a spiegare la parabola del sionismo la sua pratica della pulizia etnica in Palestina e l’infiltrazione lobbistica in tutte le istituzioni politiche, culturali, pedagogiche, mediatiche, parlamentari del Paesi “amici” dove sono presenti forti comunità ebraiche. Quanto poi alla superiorità e al presunto valore militare dell'esercito israeliano lo si è visto finora operare contro avversari inermi o con armi inferiori. La preparazione diplomatica accompagna l'azione militare propriamente detta: prima le coperture internazionali e dopo l'attacco. Nel 1956 gli Usa non avevano consentito l'attacco all'Egitto, nel 1967 vi era il via libero... ma il resto lo racconta Norman G. Finkelstein, nella prima parte dell'intervista che segue e che è ripresa da Come Don Cisciotte, che consente sempre la riproduzione di ciò che si trova nel suo vasto archivio.

AC


PARTE PRIMA

FONTE: THEREALNEWS-COM

Nella prima sezione di una lunga intervista in tre parti  fatta in occasione del cinquantesimo anniversario della guerra arabo-israeliana del giugno 1967, l’autore universitario Norman Finkelstein demolisce le interpretazioni mitologiche che circondano questo conflitto storico, – miti che hanno sostenuto l’occupazione israeliana dei territori palestinesi che ne è risultata.

Il video dell’intervista a Norman Finkelstein fatta da Aaron Mate e pubblicata su The Real News Network è tradotto e sottotitolato da Sayed.

Trascrizione

Aaron Mate: Questa è la emittente The Real News, io sono Aaron Mate. Il 5 giugno ricorre il cinquantesimo anniversario della guerra del 1967 tra Israele e gli stati arabi vicini. In 6 giorni di conflitto, Israele ha catturato il Sinai egiziano, le alture del Golan siriano, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Con l’eccezione del Sinai, Israele controlla ancora tutti questi territori. Di fatto l’occupazione militare israeliana della Cisgiordania e di Gaza è la più lunga dei tempi moderni. In questa prima parte di intervista studiamo ciò che è successo nel 1967. Ma non è soltanto una lezione di storia. La versione dominante dal 1967 è che Israele ha fronteggiato una minaccia alla sua esistenza, ha condotto una guerra difensiva, e non voleva occupare le terre arabe. Questa versione è stata utilizzata in più occasioni per giustificare la violenza e la repressione di Israele nei territori occupati, dunque è importante che comprendiamo bene la storia vera e correggiamo coloro che la deformano. Il mio ospite è uno che ha compiuto questo sforzo per decenni. Norman Finkelstein è universitario, autore di numerose opere sul conflitto israelo-palestinese e sono molto felice che sia qui con noi. Benvenuto, Norman .

Norman Finkelstein: Grazie dell’accoglienza Aaron.

Aaron Mate: Grazie di essere qui. Sentiremo molte commemorazioni della guerra del 1967, e l’interpretazione che ci proporranno sembra molto simile a questa, che è estratta dal New York Times. Il New York Times scrive:
«Quest’anno segna mezzo secolo dalla guerra arabo-israeliana del 1967, nella quale Israele ha resistito vittoriosamente a una minaccia di annientamento da parte dei suoi vicini arabi ed è riuscita a dettare la sua legge agli arabi palestinesi nelle zone occupate, anche nella vecchia città di Gerusalemme».
Norman,  il New York Times che dice che Israele ha resistito vittoriosamente nel 1967. Che c’è da dire su questo aspetto come ci viene presentato?

Norman Finkelstein: Ebbene, quello che non va è che questo non è mai avvenuto e in generale è un grosso problema, è ciò che noi chiamiamo “falsificare la storia”. I fatti del 1967 sono molto chiari almeno per l’argomento che noi stiamo per affrontare. Gli Stati Uniti avevano numerose agenzie di spionaggio che sorvegliavano la situazione tra Israele i suoi vicini arabi, probabilmente una mezza dozzina di agenzie, e l’amministrazione americana di Lyndon Johnson era tenuta al corrente rigorosamente di tutto quello che capitava laggiù. Il più grosso problema  per Israele nel 1967 non era sapere se avrebbero avuto la meglio sugli arabi. Sapevano che questo era sicuro perché avevano già l’esperienza degli avvenimenti del 1956, quando conquistarono tutto il Sinai più o meno in 100 ore;  non siamo che un decennio più tardi ed essi sanno che vinceranno facilmente. La loro principale preoccupazione era: come reagiranno gli Stati Uniti? Nel 1957, dieci anni prima, gli Stati Uniti avevano agito con molta severità. Dwight D. Eisenhower aveva dato a Israele un ultimatum : uscite oppure… In altri termini, uscite dal Sinai o dovrete affrontare una forte reazione del governo degli Stati Uniti. Nel 1967 gli israeliani avevano paura che si ripetesse la situazione del 1957.

Dunque gli israeliani mandarono molte persone a tastare il polso all’amministrazione americana, ponendo delle domande a personaggi che avevano dei contatti e che erano legate a Johnson. Tra le persone mandate c’era il generale di divisione Meir Amit, che era il capo del Mossad israeliano, l’agenzia di spionaggio. In questo frangente gli Stati Uniti erano arrivati a due conclusioni sicure a proposito del 1967. Prima conclusione, il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser non avrebbe attaccato. Non c’era nessun elemento di prova che indicasse che avrebbe attaccato. Conclusione numero 2, se contro tutte le evenienze avesse attaccato, come diceva Johnson all’epoca : “Se attacca gli darete una batosta. È quello che dicono tutte le nostre agenzie di spionaggio.”

Adesso potreste domandare, beh è quello che dicevano le agenzie di spionaggio americane, ma che cosa diceva lo spionaggio israeliano ? Ebbene, lo sappiamo perché il primo giugno il Generale aiutante capo di stato maggiore Meir Amit è venuto a Washington e ha parlato con degli alti funzionari americani. Ha detto e adesso io lo cito che non c’era “nessuna differenza tra la valutazione della situazione in Medio Oriente fatta dai nostri rispettivi servizi di spionaggio. Nessuna differenza”. Questo significa che gli israeliani sapevano anche loro che Nasser non avrebbe attaccato e sapevano anche che se avesse attaccato, come ha dichiarato Johnson, allora “Avrebbe preso una bella batosta”. Di fatto è quello che è successo…

Il Segretario della Difesa all’epoca era Robert McNamara e nelle discussioni interne prediceva che la guerra sarebbe durata da 7 a 10 giorni. Più tardi si sarebbe vantato della precisione della sua stima. In effetti la guerra era terminata non solo in 6 giorni, ma era terminata, veramente e letteralmente,  in 6 minuti circa. Nel momento in cui Israele ha lanciato il suo attacco lampo e distrutto la flotta aerea egiziana, che era ancora al suolo, ha tolto tutti gli appoggi aerei alle truppe al suolo. Era finito. L’unica ragione per la quale questa guerra è durata sei giorni, è perché volevano impadronirsi dei territori. Era un’occupazione violenta delle terre.

Aaron Mate: D’accordo,  ma la versione che sentiamo da 50 anni, come l’ho sentita alla scuola ebraica, alla scuola della domenica, e nel mio campo estivo ebreo, è che Israele fronteggiava una minaccia esistenziale e che ha condotto una guerra di difesa. Esaminiamo dunque alcuni punti chiave utilizzati per sostenere questo argomento. Dato che avete menzionato Nasser, cominciamo da lui. È lui che ha ordinato il ritiro delle truppe dell’ONU che stazionavano sulla frontiera tra Israele ed Egitto, dal lato Egiziano. Questa viene citata spesso come una prova che si preparava ad attaccare Israele.

Norman Finkelstein:  Giusto. Ebbene, quello che è successo è che nel aprile 1967 c’è stato un combattimento aereo tra l’aeronautica siriana e l’aeronautica israeliana. Nel corso di questo combattimento, Israele ha abbattuto sei aerei siriani dei quali uno sopra Damasco. Vi potreste chiedere perché è successo? Le prove di ciò che è accaduto sono perfettamente chiare e noi le abbiamo da un testimone non contestabile cioè Moshe Dayan…

Aaron Mate: Che era un generale israeliano.

Norman Finkelstein: Era il personaggio principale nel 1967, poi è diventato ministro degli Esteri nel governo Begin, quando Begin è arrivato al potere nel 1977. Ma nel 1976, Moshe Dayan, ha dato un’intervista in cui diceva : “Vi dirò perché noi avevamo tutti questi conflitti con la Siria. C’era una zona smilitarizzata tracciata dopo la guerra del 1948 tra la Siria e Israele. Allora che cosa capitava in questa zona smilitarizzata? ” Dayan ha dichiarato “Almeno l’ottanta percento del tempo, e probabilmente di più, ma limitiamoci al 80%, noi mandavamo dei bulldozer in questa zona smilitarizzata perché Israele era impegnata a occupare territori con la forza”. Israele cercava di impadronirsi di terre nella zona smilitarizzata. Mandava dei bulldozer, i siriani reagivano, e questo aumentava la tensione. Nel aprile 1967 questo è sfociato in un combattimento aereo tra siriani e israeliani. Dopodiché Israele ha cominciato a minacciare, verbalmente, di lanciare un attacco contro la Siria. Molti responsabili israeliani… La dichiarazione più celebre in quel momento la fece Yitzhak Rabin ma numerosi responsabili israeliani minacciavano la Siria. È capitato che l’Unione Sovietica sentisse un’ eco delle riunioni del governo israeliano. A metà di maggio il governo prese una decisione : attacchiamo la Siria. L’Unione Sovietica ha comunicato questa informativa agli Stati arabi vicini. Nella storia ufficiale si dice che era un falso allarme, come dire che l’Unione Sovietica avrebbe inventato l’imminenza di questo attacco israeliano.

Aaron Mate: Quando lei dice “la storia ufficiale”, intende la storia che ci hanno insegnato e come viene riportata spesso dai media.

Norman Finkelstein: E’ una storia che, letteralmente, nessuno conosce tranne un ristretto numero di eruditi, tra i quali anche alcuni professori universitari israeliani.

Aaron Mate: Permettetemi di citarne uno. Lo storico israeliano Ami Gluska, nel suo libro “L’esercito israeliano e le origini della guerra del 1967”, scrive: “La valutazione Sovietica della metà di maggio 1967, che Israele stava per colpire la Siria, era giusta e ben fondata.”

Norman Finkelstein: Come sapete io utilizzo spesso questa citazione perché era la prima volta che la vedevo scritta. C’erano voci secondo le quali Israele avrebbe attaccato, e vi erano vari indizi occasionali riguardanti  la riunione del Consiglio dei Ministri nel quale avevano preso questa decisione, ma questo non è mai stato pubblicato fino a che non l’ho letto nel libro di Gluska.

Egli conferma che gli israeliani avevano preso la decisione di attaccare. L’Egitto aveva un patto di difesa con la Siria. Sapendo che era imminente un attacco israeliano aveva l’obbligo di andare in aiuto della Siria. Dunque ha schierato delle truppe egiziane nel Sinai. E c’era una forza di pace che divideva l’Egitto da Israele chiamata United National Emergency Force, UNEF. Nasser ha chiesto a U Thant di ritirarla…

Aaron Mate:  Il segretario generale dell’Onu.

Norman Finkelstein: Ah sì è vero, scusate, era segretario generale dell’Onu. Nasser ha chiesto a U Thant di ritirare l’UNEF la forza di intervento rapido delle Nazioni Unite. In forza della legge, U Thant era obbligato a ritirare queste truppe. Adesso U Thant è stato attaccato fraudolentemente per questa decisione. In effetti questa ha distrutto il suo mandato alle Nazioni Unite, perché tutti lo hanno biasimato per la guerra del 1967. Adesso tutto questo è stato dimenticato ma è quello che è successo. Ma c’era una risposta molto semplice una reazione semplice alla richiesta di Nasser.

Aaron Mate: Spostate le truppe dell’ONU sul versante israeliano.

Norman Finkelstein: Sì perché nel 1957, quando era stata schierata l’UNEF, si erano accordati per disporla sia sul lato egiziano della frontiera sia sul lato israeliano. Così nel 1967 quando Nasser ha detto: “Ritirate l’UNEF dalla nostra parte, tutto quello che Israele doveva dire è “Bene, noi la riposizioniamo dalla nostra parte della frontiera”, ovvero sul versante israeliano. Ma non lo hanno fatto. Se l’UNEF avrebbe veramente potuto evitare un attacco egiziano, come suggerisce Israele quando dice che U Thant ha commesso un errore monumentale ritirando la forza dell’Onu, perché gli israeliani non l’hanno semplicemente schierata dall’altra parte della frontiera ?

Aaron Mate: Permettetemi di continuare con gli altri ragionamenti invocati a difesa di Israele per giustificare il suo attacco. C’erano degli attacchi di guerriglia contro la frontiera israeliana lanciati dalla Giordania e dalla Siria

Norman Finkelstein: (È vero)

Aaron Mate:  E queste vengono descritte nella storia ufficiale come una grande minaccia per la sicurezza di Israele.

Norman Finkelstein: Intanto dobbiamo capire che cosa c’era dietro questi attacchi. Si trattava di incursioni  di commandos palestinesi, sostenuti principalmente dal regime siriano. Ma come hanno riconosciuto anche gli ufficiali superiori israeliani, la ragione per la quale la Siria incoraggiava questi raids di commandos era l’ occupazione delle terre nelle zone smilitarizzate da parte di Israele. Secondariamente pur con tutto il rispetto dovuto, non voglio ridicolizzare i palestinesi o l’ OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), riconosco che si trattava di azioni coraggiose compiute da persone che sono state private della loro patria…

Aaron Mate:  Nel 1948

Norman Finkelstein:  Nel 1948. Erano dei rifugiati. Ricordatevi è passato poco tempo tra il 1948 e il 1967, meno di una generazione. Ma la realtà storica mostra che questi raids di commandos erano estremamente inefficaci. Uno dei capi dello spionaggio israeliano, Yehosafat Harkabi, li ha descritti dopo il 1967 come “ben poco significativi secondo tutti i  metri di giudizio.”

Aaron Mate:  Va bene. L’altro incidente storico importante che viene citato è la chiusura dello stretto di Tiran da parte di Nasser.

Norman Finkelstein:  Sì, circa la metà di maggio, penso che fosse il 17 o il 18 maggio, Nasser ha chiuso. C’erano anche delle forze dell’Unione schierate nello stretto di Tiran, che sono state ritirate quando Nasser ha chiesto a U Thant di ritirare l’UNEF. U Thant ancora una volta è stato pesantemente criticato su questo.  Si sostiene che avrebbe potuto ritirare l’UNEF solo dalla frontiera Egitto-israeliana e non dallo stretto di Tiran, ma invece  ha ritirate tutte le forze. Io ho letto la sua difesa. L’ho trovata molto credibile. Era un uomo estremamente rispettabile, U Thant. E probabilmente il più rispettabile segretario generale dell’Onu di tutta la sua storia. Comunque, l’UNEF è stata ritirata dallo stretto di Tiran e Nasser ha dichiarato chiuso lo stretto. Beh, ora lo stretto di Tiran…

Aaron Mate:  Dunque l’UNEF è stata ritirata da Sharm el Sheik.

Norman Finkelstein: Si . Sostanzialmente è la stessa zona. Era la via navigabile verso Eilat. La città portuale israeliana di Eilat. Ebbene, che dire di questa decisione ? Prima di tutto Abba Eban che sempre stato incline a drammatizzare…

Aaron Mate:  Un celebre diplomatico israeliano

Norman Finkelstein: Allora era rappresentante israeliano all’ONU. Più tardi, è diventato ministro degli esteri. E ha detto molto drammaticamente “Israele adesso respira con un solo polmone”. Era  la sua frase celebre. Comunque Eilat era appena utilizzato. L’unica merce importante che arrivava via Eilat era il petrolio, ma Israele aveva diversi mesi di riserve di petrolio accumulate, e quindi l’approvvigionamento in petrolio non era minacciato almeno per parecchi mesi. Ma la cosa più importante è che non c’è stato un blocco. Si nota che Nasser era un fanfarone : ha annunciato il blocco, lo ha  applicato per ciò che si stima abitualmente essere due o tre giorni, poi ha cominciato a lasciar passare tranquillamente le navi israeliane. Non c’era blocco, il problema non era un blocco fisico effettivo, il problema era  politico. E cioè che Nasser aveva sfidato pubblicamente Israele. Aveva sigillato, come ha dichiarato Israele, una via navigabile internazionale. Se si trattasse di una via navigabile internazionale o se appartenesse all’Egitto, è una questione giuridica complessa. Nasser ha  dichiarato, verso la fine del mese di maggio, in più occasioni : “Israele pretende di avere il diritto di passaggio nello stretto di Tiran. Noi diciamo che non ce l’ha. Andiamo in giudizio presso il Tribunale  Internazionale di Giustizia.”

Aaron Mate:  Qualche giorno prima dello scoppio della guerra.

Norman Finkelstein: Si. Pochi giorni prima, circa una settimana prima. Israele dice “Noi non vogliamo andare alla Corte internazionale”, perché Israele vuole avere il diritto di fare quello che vuole quando vuole. Non vuole andare su un piano di uguaglianza con un arabo davanti al Tribunale Internazionale di Giustizia. “Non è il modo in cui le cose funzionano qui. Noi qui siamo i padroni”. Insomma non era una via navigabile importante. Il solo prodotto importante che passava era il petrolio. Avevano delle grandi riserve di petrolio. Il canale navigabile non è stato chiuso. Nasser ho proposto di porre la questione al Tribunale Internazionale di Giustizia per una sentenza. Non è  un “casus belli”, per utilizzare il linguaggio tecnico, una giustificazione per la guerra.
E poi ci sono delle questioni giuridiche diverse perché in virtù dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite voi siete autorizzati a lanciare un attacco preventivo soltanto in caso di attacco armato contro di voi. La chiusura di un canale navigabile non è un attacco armato. Questo avrebbe dovuto essere sottoposto al Consiglio di sicurezza. E allora ci sono mille ragionamenti, sapete, è una cosa che ha differenti livelli e aspetti, ma, in tutti i capi d’accusa, Israele non aveva nessuna giustificazione. Comunque la si guardi, Israele non aveva alcuna valida ragione.

Aaron Mate:  Lei ha reso in esame un po’ questo argomento, ma forse dovrebbe entrare nei dettagli : perché Israele ha preso delle misure così straordinarie per iniziare questa guerra e impadronirsi di così tanti territori? Quali erano le sue  motivazioni ?

Norman Finkelstein:  Ebbene ci sono diverse motivazioni convergenti. Nell’insieme si può dire che Israele fin dalla sua fondazione nel 1948 e con il suo primo ministro e con la sua figura dominante David Ben Gurion, si è sempre preoccupato che potesse arrivare al potere nel mondo arabo quello che lui chiamava un Ataturk arabo. Cioè qualcuno come il personaggio turco Kemal Ataturk, che ha modernizzato la Turchia, ha introdotto la Turchia nel mondo moderno; Ben Gurion ha sempre avuto paura che una figura come Ataturk potesse emergere nel mondo arabo, e quindi il mondo arabo si sottraesse allo Stato di arretratezza e di dipendenza a fronte dell’Occidente e potesse diventare una potenza con la quale bisognava fare i conti nel mondo e nella regione. Nel 1952, quando ci fu la rivoluzione egiziana, e finalmente Nasser emerse come la figura dominante, Nasser era una specie di figura emblematica di quest’epoca. Tutti se ne sono completamente dimenticati salvo gli storici evidentemente, ma era un’epoca molto inebriante, era l’epoca del dopoguerra, dei non allineati, del terzomondismo.

Aaron Mate:  La solidarietà dentro il terzo Mondo, insomma.

Norman Finkelstein:..L’anti-imperialismo, la decolonizzazione e i personaggi emblematici erano Nehru  in India, Tito in Jugoslavia, e Nasser. Non erano ufficialmente compresi nel blocco sovietico. Erano una terza forza.

Aaron Mate:  Non allineata.

Norman Finkelstein: Esattamente, non allineata. I non allineati tendono a rivolgersi al blocco sovietico perché il blocco sovietico ufficialmente è antimperialista, ma non sono allineati. Nasser era uno dei personaggi dominanti di quel periodo dunque era antimperialista, un modernizzatore. Israele era considerato non senza ragione, come una postazione occidentale nel mondo arabo, e veniva ugualmente interpretato come il tentativo di mantenere nell’arretratezza il mondo arabo. C’era dunque una sorta di conflitto e di contrapposizione tra Nasser e Israele. E questo ha dato il via, come viene documentato anche stavolta assai scrupolosamente non da Finkelstein ma da uno storico importante molto considerato, cioè Benny Morris. Se leggete il suo libro, “Le guerre di frontiera di Israele”, che parla del periodo tra il 1949 ed il 1956, dimostra che intorno al 1952-53 Ben Gurion e Moshe Dayan erano veramente determinati a provocare Nasser, lo cito letteralmente. A continuare a stuzzicarlo e stuzzicarlo fino a che avessero un pretesto per distruggerlo. Volevano sbarazzarsi di lui e continuare a provocarlo, in modo che  a un certo punto Nasser non potesse fare a meno di rispondere; sostanzialmente Nasser è stato preso in trappola. Questo non ha funzionato proprio come speravano gli israeliani e dunque nel 1956 hanno ordito un complotto per rovesciarlo con il concorso degli inglesi e dei francesi. Fino a un certo punto questo ha funzionato. Hanno invaso il Sinai,  gli inglesi e i francesi hanno fatto la loro parte in questo complotto…

Aaron Mate:  Ma gli americani hanno detto loro di fermarsi.

Norman Finkelstein: Per diverse ragioni che non è il caso di richiamare adesso gli americani hanno detto a Israele di ritirarsi.

Aaron Mate: Sostanzialmente volevano rimandare tutto questo.

Norman Finkelstein:  Si.  Dwight Eisenhower pensava che non fosse ancora il momento adatto. Ma anche gli americani sicuramente volevano sbarazzarsi di Nasser. Lo vedevano tutti come una spina nel fianco. Dunque nel 1967 non c’è fondamentalmente altro che una ripetizione del 1956 con una differenza fondamentale.

Aaron Mate:  Il sostegno americano.

Norman Finkelstein: Gli Stati Uniti non si sono opposti. Sono stati molto prudenti e cauti nelle loro  dichiarazioni. Qualcuno dice che era un semaforo giallo, altri dicono che era un semaforo verde ma comunque non lo hanno sostenuto apertamente, perché era illegale. Sapete quel che ha fatto Israele. In quel momento gli Stati Uniti conducevano la guerra in Vietnam che era molto impopolare, e non volevano impegnarsi anche nel sostegno a Israele,  che sarebbe stato visto allo stesso modo come il colonialismo occidentale che tenta di prevalere sul Terzo Mondo, sul mondo non allineato, qualunque nome gli si dia.

Il primo obiettivo era eliminare Nasser. Era un obiettivo a lungo termine, mantenere il mondo arabo nell’arretratezza. Mantenerlo in uno stato subordinato, primitivo. Secondariamente, è quello che è capitato con la chiusura dello stretto di Tiran. Cioè Nasser agiva in modo molto arrogante. Sfidava gli israeliani. In un certo senso li punzecchiava, penso che sia vero. Era soltanto aria e gli israeliani sapevano che era solo aria ma pensavano… Una frase molto rivelatrice è stata pronunciata in una riunione del Ministero da qualcuno che in quel momento era comandante dell’esercito, Ariel Sharon. C’erano alcuni membri del Consiglio dei Ministri israeliano che avevano ancora delle remore a lanciare un attacco. Sharon ha dichiarato: “Dobbiamo attaccare adesso perché altrimenti perdiamo la nostra capacità di dissuasione”. È una delle frasi favorite dei militari israeliani.

Aaron Mate:   E continuano anche oggi con Gaza.

Norman Finkelstein:  Si

Aaron Mate:   E il Libano

Norman Finkelstein:  La “capacità di dissuasione” significa la paura che di noi ha il mondo arabo, che Nasser risollevava il morale degli arabi,  i quali non avevano più paura. Per gli israeliani, la paura, la capacità di diffusione, è una carta molto forte da parte loro per tenere gli arabi al loro posto. Dunque la seconda ragione era che dovevano ripristinare, secondo quel che dicevano loro, la loro capacità di dissuasione.

La terza ragione che io non indicherei come la principale, non direi che era la ragione effettiva, era che tutti i generali avevano ciascuno la propria volontà di recuperare dei territori. Tutto il mondo ha accettato che volevano riprendere Gerusalemme, di cui avevano perso una parte del 1948. Una gran parte di loro voleva la Cisgiordania, altri volevano le alture del Golan, altri volevano il Sinai, e dunque nella guerra c’era una componente di occupazione di territori.

Aaron Mate:   Va bene su questo punto siamo d’accordo e allora una domanda veloce mentre arriviamo alla fine della prima parte di questa intervista. Per quanto concerne l’occupazione di terra in Cisgiordania vi è la presenza in Cisgiordania di centinaia di migliaia di coloni ebrei oggigiorno, molti dei quali sono fanatici religiosi che credono di essere là perché Dio ha promesso loro quella terra; è forse questo tipo di fanatismo religioso che era una componente forte del pensiero israeliano in quel momento ? come il fatto di volere …

Norman Finkelstein: Non era una questione religiosa…Bisogna ricordare che il movimento sionista era per la maggior parte secolare, per la grandissima parte ateo.

In effetti, tra di loro, una larga parte si considerava socialista e comunista e non aveva nessun aggancio con la religione. Ma consideravano lo stesso di avere un titolo legale di proprietà sulla terra perché nel loro pensiero la Bibbia non era solo un documento religioso, era un documento storico e storicamente, gli ebrei sono stati in Palestina, che apparteneva a loro. C’era la stessa mentalità nel 1967. Era secolare ma era anche profondamente radicata e fanatica. Il fatto che avessero una rivendicazione sul territorio non era necessariamente nel loro animo una rivendicazione religiosa. Era una rivendicazione secolare, ma comunque una rivendicazione fanatica, che è la  loro terra perché è quello che è scritto nella Bibbia e la Bibbia è un documento storico, sapete, per loro la Bibbia è un atto di proprietà storico.

Aaron Mate:  E qui si conclude questa parte di intervista. Nella prossima puntata vedremo che cosa sia cambiato per  Israele dopo il 1967 in termini di sostegno dagli ebrei-americani e anche di sostegno del governo americano e come questi due elementi sono correlati. Il mio invitato è Norman Finkelstein. A risentirci alla prossima puntata..

Norman  Finkelstein ha ottenuto il dottorato nel 1988 presso il Dipartimento di politica dell’Università di Princeton. Attualmente insegna in Turchia, al centro dell’Università di Sakarya per gli studi sul Medio Oriente. Finkelstein è autore di 10 libri, i quali sono stati tradotti in 50 edizioni straniere.

Fonte: http://therealnews.com

Link: http://therealnews.com/t2/index.php?option=com_content&task=view&id=31&Itemid=74&jumival=19230

4.06.2017

Traduzione dal francese per www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49

mercoledì 19 luglio 2017

Disamina “fuori dal coro” di un libercolo infame... Come opera la Lobby che non esiste.

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Poiché vengo citato, o meglio perseguitato, come lo fu Gesù agli albori della nostra storia, mi è stato segnalato un libercolo che non esito a definire infame e che niente altro meriterebbe se non il cestino della spazzatura, o lo scarico del cesso.  In via preliminare, a dimostrazione della serietà sionista-complottista del libercolo osservo che detto libercolo appare con data 2017, come inserto di pochi mesi fa al Giornale, dove scrive e continua a scrivere l'ineffabile Fiamma Nirenstein che già aveva vinto il premio della Bufala quando fece uscire al tempo dell'attentato di Oslo una prima pagina a caratteri cubitali, che - smentita dai fatti  quasi subito - costrinse la proprietà a ritirare le copie già in edicola! La mia "sospensione” dal m5s e relativa esclusione dalle liste comunali è stato due mesi dopo reintegrata dal Tribunale, ma il libercolo trascura questo piccolo particolare: la “diffamazione” (se vogliamo chiamarla cos', resta; della “assoluzione” (se vogliamo chiamarla così), si tace: è tipico del modo di operare di questa gente, e se proprio devono farne menzione, attaccano il giudice che ha emesso sentenza, come si legge pure nel libercolo, a proposito della causa Vauro/Nirenstein.  Si dice pure che avrei potuto essere Sindaco di Roma, se non mi avesso espulso in tempo... Credo alla luce dei fatti che ciò sarebbe stato con grande beneficio della città di Roma, dove i romani piangono ad un anno dall'insediamento della Raggi. Intanto, bisogna vedere chi tanto temeva che io potessi diventare sindaco, bisogna vedere quali poteri occulti si siano mossi per scongiurare questa eventualità, quali siano state le mosse, i passaggi, i personaggi noti e ignoti che si sono mossi, quali le complicità interne al m5s: ebbene, si, sono un “complottista” e ritengo che “complotto” vi sia stato. I libercolari con evidente malafede omettono di dire nel 2017 inoltrato che già il 12 aprile 2016 venivo reintegrato nel m5s con ordinanza del tribunale di Roma, che riconosceva nuovamente e più solennemente (dopo 7 anni dalla precedente "assoluzione”) la piena “innocenza” rispetto alle bufale raccolte dal Centro ebraico di documentazione sull'antisemitismo, finanziato dal contribuente italiano se ben ricordo su una proposta di legge di un certo R., canale di collegamento di Fini con la potentissima comunità ebraica americana, secondo quanto mi capitò di leggere e a memoria ricordo: non ho certo un centro di documentazione a mio servizio, pagato dal contribuente italiano, né ritengo di dover tenere archivio di tanta miseria. La notizia del mio pronto reintegrò e l'avvio di una stagione giudiziaria di contestazione nel m5s di tante ingiuste espulsione non è oggetto di interesse né per il Centro ebraico né per i Libercolari: l'infamia fa testo ed entra nella documentazione, la smentita e l'assoluzione non interessano. Questa è l'informazione oggettiva, “ufficiale” dei Libercolari. Al reintegrò disposto dal giudice è poi giunta quello diretto di Beppe Grillo, che non ha bisogno di aspettare la sentenza di merito. Mancano ancora le scuse, come mancano le scuse della comunità ebraica nei miei confronti e dubito che mai verranno...  Nè sarebbero accettate. Quanto poi al mio intervento nella pagina di Manlio Di Stefano manca l'indicazione di qualsiasi contesto. Ma anche di questa si era parlato nella causa civile presso il tribunale di Roma e ne è venuta piena assoluzione. Il modo di informare di questi Eletti Signori è l'illazione, la suggestione, il pregiudizio, lo “sfruttamento industriale e mediatico dell’Olocausto”, riprendendo le incontestate pagine dell'ebreo (pure lui antisemita?) Norman Finkelstein. Sarebbe lungo e noioso riferire ora il massiccio attacco proveniente dai sionisti di Progetto Dreyfus (ma leggessero Bernard Lazare, anziche sfuttare anche il nome di Dreyfus!) su Manlio Di Stefano, da me validamente ed efficacemente difeso senza riceverne gratitudine. La questione è molto semplice: La Israel Lobby che opera non solo negli USA (leggasi Mearheimer e Walt!), ma anche in Italia e in ogni paese d’Europa, si è già lavorato TUTTI i partiti dell'arco costituzionale. A costoro dei problemi dell'Italia non è mai interessato nulla: un giornalista che poi si dovette impaurire (Facci..) ebbe a rilevare come la signora Nirenstein, messa in parlamento forse in quota Fini, non si è mai interessato di altro che di Israele. Ci è mancato poco che non ritornasse in Italia come ambasciatore di Israele... Ciò che interessa è che anche il nuovo partito, il m5s, si pieghi ad Israele...  In nessuna parte d'Italia, in Parlamento, nei consigli comunali, nelle scuole di ogni ordine e grado, in nessun luogo, neppure nei cessi pubblici devono esistere voce alcuna appena appena un poco critica critica verso Israele, il sionismo, il mondo ebraico, inteso come unitario e con l'espulsione di ogni diversa visione anche interna allo stesso giudaismo, come i rabbini di Neturei Karta, il filosofo musicista Gilad Atmon, i Pappe, i Finkelstein, gli Shlomo Sand, e tanti altri... Più “ufficialisti” del Libercolari e dei ricchi centri per i quali lavorano non ve ne sono!!!  Tutto qui! Potrei scendere in ulteriori dettagli, ma annoierei chi legge oltre che me stesso, che già sto sacrificando del tempo prezioso a leggere il solito letame sionista. Una pena leggere tante idiozie, una dopo l'altra, senza interruzione, redatte con assoluta faccia tosta... Lo chutzpah è una loro caratteristica di gruppo!

Tuttavia, non è saggio, considerare inesistente una produzione libraria-mediatica di dimensione industriale che confida e si affida alla ripetizione costante per produrre i suoi nefasti effetti. Questi Eletti Signori non hanno mai avuto nessun rapporto con la Verità. Il loro fine è il dominio e la prevaricazione. Poiché il potere lo hanno raggiunto e lo possiedono in ogni sua articolazione, diventa piuttosto difficile trovare le giuste forme di una replica tanto facile quanto impossibile e proibita. Da quando, ormai sono anni, ho fatto una stima per difetto di almeno 200 mila casi di incriminazione penale nella sola Germania per meri reati di opinione, a decorrere dal 1994 in poi, non ho potuto leggere da nessuna parte la richiesta e desiderata smentita, come quella del caso di un genitore con due figli a carico che dovette scontare nove mesi senza condizionale, per aver prestato un libro il cui autore per averlo scritto sta forse ancora scontando dodici anni di carcere nella civilissima Germania, uscita dalla disfatta bellica del 1945. Si attardano invece a prendere qua e là, manipolando, mie singole affermazioni fuori contesto. La mia tesi è semplice: la libertà di pensiero, di espressione, di ricerca, di insegnamento non è un optional se davvero dobbiamo credere ai fondamenti democratici delle nostre costituzioni occidentali, quelle del cosiddetto mondo libero. Questi signori per nulla “fuori del coro” ragionano così: quello che dico io è la Verità Assoluta e incontestabile; è così perché lo dico e se tu sostieni il contrario ti denuncio, in forza di legge da me ordinate, e ti mando in galera. Tu sei soltanto libero di dare ragione a me. Le tue opinioni in quanto diverse dalle mie non sono “opinioni”, ma assoluti “reati”. Non esagero. È come dico ed è cosa che sa chiunque abbia a che fare con questi Signori.

Una prima osservazione di carattere generale e teorico è che il termine "antisemitismo" oggi è del tutto privo di significato. Lo sanno loro stessi, ed anche fin troppo bene.  In passato, nel XIX secolo, aveva addirittura un'accezione positiva e potevano trovarsi associazioni che si intitolavano all'Antisemitismo. Il fenomeno nasce con la rivoluzione francese e l'equiparazione nei diritti degli ebrei con tutti gli altri cittadini. Per questa via si produsse l’assimilazione che integrò i nuovi soggetti nelle comunità dei singoli stati, trasformando l'originario ebraismo in un ricordo remoto di cui ci si dimenticava o perfino vergognava. Ma negli altri cittadini produceva anche sospetti di insincerità e di scarsa fedeltà verso la comunità della quale si assumevano tutti i diritti. Procedendo verso una crescente affermazione nelle carte costituzionali del principio di eguaglianza e del divieto di discriminazione fra cittadini, l'antisemitismo ha ancora un senso se significa discriminazione. Ma lor signori ne hanno voluto fare un titolo specifico di reato, la cui genericità fa ricordare le infami lettre de cachet, dell'àncien regime, dove si lasciava il bianco il nome della persona che si voleva arrestare. Il passo successivo a cui puntano, forti delle adesioni parlamentari di cui godono, è di far equiparare l'antisemitismo all'antisionismo, ossia a qualsiasi critica si pensi di voler fare allo stato di Israele, in tutto l'arco della sua storia, che decorre non dal 1948, anno della "pulizia etnica della Palestina” - guai a dirlo! –, ma dal 1882 quando la "pulizia etnica" dei «poveri palestinesi» (p. 8) veniva concepita dai primi immigrati Bilui, che suscitavano le repulsioni degli ebrei autoctoni. Si veda la Storia cronologia di Vinciguerra, dove si trovano citazioni impressionanti... Insieme con antisemitismo, antisionismo entro nel gioco un altro concetto: l'antigiudaismo che ha connotazione prevalentemente religiosa con implicazioni sociali nel corso dei secoli, essendo stati demandati agli "ebrei" mestieri impopolari che suscitavano la reazione sociale. Come in un gioco di bussolotti, questi tre diversi concetti vengono fatti ruotare per estrarne ciò che meglio conviene ed ottenere un Dante Alighieri o un San Francesco antisemita, o da chiedere la censura perfino del Vangelo in quanto testo antisemita... O che lo Stato di Israele in quanto entità statuale e sovrana sia sempre esistito fin dalla notte dei tempi e che Geova stesso ebbe a costituire fin da allora una Immobiliare con il signor Balfour!

Cavolo! E poi ancora cavolo! E di nuovo cavolo! Il libercolo in apertura starnazza sulla "libertà di pensiero”, che sarebbe la loro e solo la loro, quando sono proprio loro che in Germania, in Francia, in tutto il mondo a loro soggetto, e in ultimo anche in Italia, si adoperano per toglierla agli altri. I "pregiudizi" sono sempre e soltanto quelli degli altri e mai i loro. Bisogna però loro riconoscere una peculiarità tutta loro, e soltanto loro, che non possiamo genericamente indicare come faccia tosta, ma che ha un suo termine specifico intraducibile: chutpat. Un ex-agente del Mossad così ebbe a definirla plasticamente: immaginate un tizio che si mette a defecare davanti alla porta di un suo vicino, e poi suona alla porta per chiedere la carta igienica. Vi è però da chiedersi se si tratta  di effettiva totale mancanza di spirito autocritico o se invece si tratti di un fatto voluto. Se penso a Spinoza, ma siamo nel Seicento, sarei portato a credere che sia una strategia di attacco e di rottura, almeno finché si crede di essere in una posizione di forza. E non credo di trovare obiezioni se insieme a molti altri sostengo che nelle società egemonizzate e dominare dagli USA la comunità ebraica sia la minoranza di gran lunga la più potente e privilegiata. Rinvio per tutti al libro di Mearrheimer e Walt, tradotto in tutte le lingue, che ben descrive come la “Israel lobby” determina interamente la politica estera americana anche contro gli interessi del restante popolo americano. Non bisogna essere grandi esperti in geopolitica per individuare il ruolo e la funzione di Israele nello scenario mediorientale, ma non solo in quello, se si tiene conto dell'analisi di Gilad Atzmon (che si definisce "ex ebreo") sul sionismo in quanto "primatismo razziale a carattere globale”, dove il globale rinvia all'attività pro-Israele di cui il libercolo è un documento, che è forse sbagliato ignorare e sottovalutare, non già per il contenuto infame, quanto per la funzione che esercita e per ciò che rappresenta.

La parola "ossessione” ricorre assai spesso nella propaganda israeliana, nella cosiddetta Hasbara, e la si ritrova nel libercolo. Non è un complimento. Dire a una persona che è un "ossesso", che ha una "ossessione” è come dargli del matto. Se la stessa cosa la si dice a un ebreo (si legga al riguardo il libro di A. Burg, in italiano con titolo "Vincere Hitler), si rischia un'accusa di "antisemismo”, che ha valenza penale. Or bene, ognuno di noi può mantenersi fermo in certe posizioni o giudizi, ma non è per questo un... ossesso! Israele ha avuto dall'Onu oltre 80 risoluzioni di condanna, ma per gli ebrei il mondo intero, rappresentato dall'Onu, è fatto di "ossessi”... I palestinesi che nel 1948 hanno subito la "pulizia etnica”, e sono stati scacciati per il 50 % della popolazione dalle loro case, di cui ancora conservano la chiave e gli atti di proprietà, sono degli “ossessi” perché non hanno mai accettato questa ingiustizia... Qualsiasi pacato sereno meditato giudizio critico, o anche di ferma condanna, che si possa avere verso lo stato di Israele, dalla sua fondazione alla sua politica quotidiana, è niente altro che "ossessione”, cioè roba da manicomio, da penitenziario criminale... Una volta mi sono scontrato con un ministro degli esteri che cantilenava la solita solfa della “sicurezza di Israele” (che ha la bomba atomica, di cui nessuno chiede conto e che è il segreto di Pulcinella), ma non si poneva minimamente il problema della "sicurezza dei palestinesi”, il cui unico dovere è quello di togliere il disturbo... Il libercolo dedica delle paginate alla “ossessione”, che si presume negli altri, ma non negli autori stessi del detto libercolo.

Hitler e Stalin: ma quale storia? Mettiamoci pure Mussolini. La propaganda di questi Signori che non si possono neppure nominare (per non essere tacciati di antisemitismo) fa spesso un uso strumentale e grossolano di questi nomi. Il fatto però che il sionismo, con gli obiettivi che sappiamo, e che si concretizzano con la pulizia etnica del 1948 in Palestina, è di gran precedente addirittura la loro nascita. Se si vanno a leggere i documenti dell'epoca (Vinciguerra) si vede come fin da allora era chiaro e determinato l'obiettivo di cacciare, con le buone o le cattive, i palestinesi.  Hitler e Stalin non è che poi andassero a braccetto. Se ci consentono lor signori di leggere e seguire Ernst Nolte, questi dice che il nazismo si piega principalmente come reazione al bolscevismo che per Hitler era in buona parte se non interamente ebraico. Quanto a Mussolini fino al 1935/36, almeno, era un difensore degli ebrei contri Hitler e i nazisti... Non mi soffermo sul libro di Mariantoni, che in 700 pagine dà una diversa spiegazione delle leggi razziali del 1938... Insomma, la propaganda di questi signori, che confluisce nel libercolo, si nutre di una cultura pseudo-storica alquanto grossolana... Il guaio è che non viene consentito a nessuno d fare obiezioni documentare sui principali topoi della propaganda: scatta subito l'accusa di antisemtismo!

Intendiamoci, a scanso di equivoci: se qualcuno mi chiede se sono contro ogni violenza, ogni ingiustizia sulla faccia della terra e in tutta la storia umana, non importa da chi verso chi e per quale motivo, sfonda con me una porta aperta. L'amore del prossimo è oltre che un principio religioso cristiano è un valore da me pienamente condiviso. Ma se stiamo a parlare di storia, letteratura, arte, filosofia... ognuno che sia in grado di parlarne, deve essere libero di poterlo fare. È sempre stata questa la mia posizione, come ho detto sempre ai miei giudici che mi hanno assolto e come dico sempre a ogni mio denigratore in assoluta mala fede. Non può chiedermi di condividere, o impormi le sue vedute... In passato si ricorreva alla minaccia, alla tortura, alla corruzione... Naturalmente, ammetto la possibilità di sbagliarmi in ciò che al momento io credo. Ma quando sarà, se sarà, dovrò essere assolutamente libero di "ravvedermi" e cambiare opinione. Libercoli infami come quello che sto leggendo a fatica (l'impulso è di gettarlo nel cesso) hanno però lo scopo di confermarmi in opinioni che nascono dalla lettura di non pochi libri e da una discussione costante con persone qualificate e documentare, ad esempio Gada Karmi, profuga del 1948, che ha scritto vari libri su quella esperienza, o Gilad Atzmon che ha posizioni ben diverse da quelle di Ilan Pappe, pur concordando entrambi sulla "pulizia etnica del 1948". Atzmon, un "ex ebreo", nato in Tel Aviv, con un nonno che era stato terrorista dell'Irgun, era talmente convinto che la Palestina appartenesse ai palestinesi, da lasciare per sempre all'età di 30 anni lo stato di Israele, dove aveva pure prestati servizio militare... Sono pure loro degli "ossessi”?

Detto questo, sfogliando i titoletti del libercolo, sorge spontanea la domanda: ma quali sarebbero questi "canarini"? Quelli che volano sul Lager di Gaza depositando bombe al fosforo e seminando morte e distruzione? Durante Piombo Fuso, si è trovata l'aggiunta di un uovo di canarino mentre faceva colazione con i suoi quattro figli. Già, hanno vinto la guerra, ed i palestinese, ed il mondo intero, ancora non se ne vogliono fare una ragione, non vogliono accettare la sconfitta, preferiscono la morte alla perdita della libertà e della dignità... Non si vogliono arrendere. Mentre nello stesso libercolo si recita la consueta litania contro il “nazifascismo”, se ne assume la peggiore ideologia che l'industria hollywodiana, cosa loro, non cessa mai di propinarci, sia pure per ottenerne la stigmatizzazione morale... In un mondo che cerca a parola di bandire la guerra dalle relazioni internazionale e di fondare la giustizia sulla ragione e sul diritto, questi “cani rabbiosi” del sionismo sbandierano le loro “vittorie militari” alle quale i “poveri palestinesi” non sanno e non vogliono rassegnarsi... Ma queste “vittorie militari” sono davvero tali? Lo sarebbero senza il rifornimento continuo e gratuito di armamenti da parte degli Usa? La Germania - per eterni debiti di guerra - non ha regalato a Israele cinque sommergibili a quanto pare armate di testate nucleari? Il mondo ha detto qualcosa? Tutte le guerre che i valorosi israeliani vincono è contro avversari disarmati, contro donne vecchi bambini! Il loro diritto si è evoluto nella pretesa che loro hanno un diritto divino ad avere le armi e le loro vittime hanno un dovere altrettanto divino di essere disarmati e di lasciarsi ammazzare e spogliare dei loro avere, delle loro case, dei loro villaggi... Questo è il Nuovo Diritto dell'Unica democrazia del Medio Oriente. Pare però che nel 2006 abbiano perso con Hezbollah... Hanno una fottuta paura che Hizbollah possa avere armi adeguate per resistere e respingere le loro aggressioni.

E su cosa fondano la loro “legittimità ad esistere”? Su una Promessa Immobiliare consegnata direttamente da Geova all’Immobiliarista Balfour, che metteva in vendita una proprietà non sua... Poi le solite scemenze sul mandato britannico, trattati segreti a porte chiuse in un mondo che sempre più rifiuta i mercanteggiamenti sulla testa dei popoli... Poi in ultimo ci mettono una risoluzione Onu, mai approvata dal Consiglio di Sicurezza, e dunque non vincolante... Su ottanta e passa risoluzione di condanna ad Israele da parte dell'Onu l'unica accetta da Israele è quella formalmente di eguale valore che sanciva una cosa che l'Onu non aveva il diritto di adottare: la spartizione della Palestina con Gerusalemme sotto mandato internazionale... Ma l'ONU non è stata istituita per spartire territori, non è un ufficio di geometri e agrimensori... Rivendicano il diritto al ritorno dopo 2000 anni, quando Shlomo Sand ha ben dimostrato che gli odierni ebrei sono discendenti dei karazi (Crimea) convertisi al giudaismo nel IX secolo d. C. Gli storici ben sanno che la Diaspora (70 d.C.) non è mai avvenuta... Ma ove fosse valido questo ragionamento, gli odierni romani - se si riesce a individuare la discendenza da quelli antichi - avrebbero diritto al possesso non solo di Londra ma di tutto il mondo antico! Su quale base? Ma sul diritto di guerra e di conquista! Lo stesso che un “cane rabbioso” (così definito, non da me) del sionismo ha in ultimo escogitato a beneficio dell'Hasbara: abbiamo il diritto di prendere le vostre terre e di scannarvi, perché abbiamo vinto la guerra. È questa la superiore moralità, davvero divina, eletta, di questi signori, che sono i beniamimo del Signore che ha loro promesso il possesso del mondo intero... È incredibile (cioè difficile da credere quanto assurdo), mostruoso, grottesco, ma son fatti così e hanno dalla loro tanti scagnozzi parlamentari che danno loro man forte e traducono in legge ogni loro richiesta, snaturando tutta la civiltà millenaria del diritto... Hanno distrutto ogni idea di diritto e parlano e pretendono una "legittimità” di cui ignorano grammatica e natura.

La nostra costituzione, ancora vigente, non poteva essere più esplicita al riguardo: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Ma i loro scagnozzi parlamentari, nominati in un parlamento illegittimo e distribuiti per quote di spettanza, pure quella si sono dimenticati... Calpestano a comando quella stessa costituzione che dovrebbero rispettare e che dà loro laute prebende, evidentemente insufficienti se non sanno essere indipendenti e ricordarsi che sono lì in nome e per conto del popolo italiano, non di un altro popolo, o di banchieri e lobbies straniere... A convenienza, sono o non sono cittadini italiani, si ricordano o si dimenticano del testo della costituzione che nelle loro mani è proprio un pezzo di carta, anche destinato a uso ignobile. In un mondo che cerca giustizia questi si appellano al diritto di guerra e di conquista. Ma le guerre si vincono e si perdono e su di esse non si costruisce nulla di solido ed eterno. Dice un amico, andando di questo passo, riesci a capire perché ogni mille anni succede l'indicibile... Il Vicino Oriente ha ormai superato in durata la guerra dei cento anni... La sofferenza inflitta ai suoi popoli, gli inganni, i tradimenti, le distruzioni immani, le menzogne come strumento di guerra, le vite umane perse e sacrificate superano tutti i parametri che si vogliano adottare.

Per oggi basta. Sono stanco. L'infame libercolo non mi lascia andare avanti nelle sue pagine senza spingermi a segnare gli strafalcioni che si succedono riga dopo riga. È faticoso. E mi chiedo: chi me la fa fare? Ne vale la pena? Così l'argomento tipico della "compensazione”: siccome  gli ebrei sono stati cacciati dai diversi paesi arabi, io caccio dalla Palestina gli arabi, e così compensiamo. Ma stanno davvero così le cose? Io so di una politica “sionista” volta a favorire una immigrazione ebraica per creare la massa d'urto antiaraba... Ma non voglio occuparmi di questo. Mi porterebbe fuori tema. Ancora più infame la propaganda anti-islamica, volta a favorire lo scontro fra un miliardo di cristiani e un miliardo di musulmani, perché a goderne il terzo... Che disdetta quando il Papa e il Rettore di Al Azar, in massimo centro della cultura religiosa islamica, si sono invece abbracciati, avendo ben compreso il gioco del terzo!... La balcanizzazione del Medio Oriente e l'istigazione di anacronistiche guerre di religione direi sia stata ben compresa e sventata dai governi in carica di Iraq, Siria, Iran, Libano... Se gli islamici potesse lamentarsi dell'anti-islamismo (vero e proprio, etimologicamente, anti-"semitismo") come gli ebrei si lamentano dell’«antisemitismo», ed avessero la stessa protezione e la stessa solidarietà, credo che vi sarebbe un provvidenziale bilanciamento ed equilibrio a beneficio di tutti noi restanti...

Spinto da una sorta di indignazione (ossessione?), ritorno alla tastiera. Uno degli altri topoi ricorrenti nella propaganda e nel libercolo che è fetida propaganda è la denuncia negli altri del “complottismo”. Non ricordo bene, ma mi sembra di aver letto che si tratterebbe di una strategia di screditamente elaborata dalla CIA. Se qualcuno svela operazioni più o meno nascoste del governo, allora - grazie al controllo dei media - si fa opera di screditamento di chi rischia di svelare i giochi... Nessuna persona ragionevole ha interesse a sostenere macchinazioni inesistenti e fantasiosi, ma anche ogni persona ragionevole sa che da che mondo è mondo sono sempre esistiti i servizi segreti, oggi più che mai vengono programmati i cambi di regimi e i colpi di stato, le rivoluzioni colorate... Addirittura i neocon ne hanno fatto una sorta di diritto divino degli Usa (e di Israele, uniti in Usrael secondo certa letteratura). Ma l'obiezione è molto sempre a questo topos: è sufficiente basarsi su ciò che è certo e documentato e inconfutabile... La pulizia etnica della Palestina nel 1948, narrata fra gli altri da Ilan Pappe e citata come libro “scientifico” dalla Civiltà cattolica, è una di questi fatti  incontrivertibili. O meglio: a non riconoscere il fatto sono i sionisti, con l'eccezione del loro storico sommo, che riconosce bensì il fatto, ma si lamenta che la "pulizia etnica" nel 1948 non sia stata fatta al 100 %, lasciando quel 25 % di arabi israeliani che oggi creano qualche problema,

È lo stesso Ilan Pappe che confuta un'altro topos della propaganda libercolare: la dualità del conflitto. Mettendo sullo stesso pieno l'esercito israeliano foraggiato con armamenti sempre più sofisticati dagli Usa, e dalla Germania, e da altri, fino all'arsenale nucleare il cui diritto si nega, ad esempio alla Corea del Nord, e la reazione simbolica dei palestinesi si pretende di equipare aggressore e aggredito, invasore e territorio occupato, vittima e carnefice... Insomma, la vittima si difende non avendo altro che coltelli e il carnefice che dispone perfino dell'atomica si fa lui vittima e grida all'altrui violenza, al terrorismo altrui. Cose da pazzi! O meglio: chutzpat!

La citazione di Luther King, se ricordo bene, era un falso acclarato: continua a circolare. Poco importa. A Luther King si potrebbe obiettare che avrebbe fatto meglio a documentarsi prima di dire ciò che gli viene attribuito. Se non vale più per Aristotele il principio di autorità, l’Ipse dixit, con tutto il rispetto Martin Luther King non è da più di Aristotele e non appartiene in ogni caso alla nostra storia... Il "terrorismo islamico", denunciato da Israele... Diamine! Ma se Israele nasce con il terrorismo e non ha mai cessato di praticarlo! E se me vanta pure, quando riesce ad ammazzare le sue vittime! Degli attentati contro gli inglesi, il più noto quello al King David Hotel, ne sappiamo anche noi qualcosa a Roma, con l'attentato all'ambasciata inglese a Roma, nei primi anni del dopoguerra... E che dire dell'offesa alla sovranità italiana, quando rapirano Mordecai Vanunu a Roma... In Inghilterra non si poteva fare, ma nella colonia Italia lo si poteva fare! E tutti i raid aerei che fanno in Siria? e ovunque vogliano, certi dell'impunità? Il terrorismo israeliano si chiama esercizio dell’autodifesa! È tutta una questione terminologica! Insomma, ai 750 mila palestinesi che nel 1948 sono stati cacciati dalle loro case poco interessa sapere cosa sia il sionismo e se l'antisionismo sia antisemitisco, o se addirittura il sionismo sia la stessa cosa del Risorgimento italiano (poveretti noi!): lo sanno sulla loro pelle e non hanno bisogno altro. Quanto a noi, poveri cristiani, possiamo imparare dai palestinesi quale idea di giustizia e di diritto sia stata importata in Terra Santa.

Se poi gli attentati sono arrivati in Europa, dobbiamo ringraziare la politica israeliana in Medio Oriente, se non da oltre un secolo a questa parte, perlomeno dalla guerra all'Iraq fortemente voluta e influenzata da da Israele. Evidentemente, il libercolo è rivolto a un pubblico volutamente disinformato, e di casa, al quale vengono forniti topoi da mettere in circolazione: qualcuno ci abbocca! La propaganda è questa: è ripetizione costante di "pregiudizi” ed è volta a creare "pregiudizi”, ossia punti di vista che persone superficiali, in buona o cattiva fede, assumono e rimettono in circolo finché non trovano qualcuno che li confuta. Ma in questo caso è subito pronta l'accusa di antisemitismo che ha valenza penale e che si cerca sempre più scopertamente di equiparare all'antisemitismo. Ci vogliono per davvero "in ginocchio", come le mie orecchie hanno sentito in una trasmissione RAI che dovrei cercare negli archivi.. Avrebbe per me un grande valore documentale. Una citazione formidabile, di prim'ordine.

No! Martin Lutero può essere "antigiudaico", “antiebraico” quanto si vuole, ma è improprio e antistorico parlare di "antisemitismo”. Ho già accennato al fatto che di "antisemitismo” si può parlare dalla rivoluzione francese in poi, che portò all'equiparazione dei diritti degli ebrei a quelli degli altri cittadini. I problemi che ne sono derivati sono ben diversi dalla divaricazione religiosa fra ebraismo e cristianesimo, che a mio modo di vedere nasce in opposizione e contrasto con il giudaismo che per secoli fu concorrente con il cristianesimo. Shlomo Sand svela a un grande pubblico l'origine kazara di gran parte degli attuali ebrei. Altri autori, ebrei, ricostruiscono la vicenda degli ebrei fino alla rivoluzione francese. Ed a fine ottocento, Bernard Lazare, scrisse nella prima storia dell'antisemitismo una pagina che dovrebbe far riflettere: ma se in ogni epoca, in ogni paese, i vari popoli se la sono presa sempre con gli ebrei, non è per caso che la causa debba essere cercata negli stessi ebrei? Parola e citazione da Lazare, difensore di Dreyfus e lui stesso uno dei primi sionisti. Se dai tempi (1897) in cui Bernard Lazare scriveva questa pagina passiamo all'ONU, dove sono rappresentati tutti gli stati del mondo, troviamo una interessante conferma di quel giudizio, ma - udite udite - non sono gli ebrei (o il loro stato “ebraico”) che deve porsi qualche domanda, ma è il mondo intero che deve interrogarsi su se stesso e sul suo modo di essere, in particolare verso l’«unica democrazia» del Medio Oriente e - perché no? -  del mondo intero. Stupefacente dove l'Hasbara voglia condurci.

Quanto poi alla posizione della Chiesa sugli ebrei dopo il Concilio Vaticano II esiste anche un apposito "complottismo”, interessante da studiare, ma in ogni caso i “nuovi” teologi ci dovranno poi spiegare, a noi semplici fedeli, se Gesù Cristo è morto di influenza sulla croce, e come vanno reinterpretati numerosi passi dei Vangeli e delle Lettere di San Paolo sulla "novità” del cristianesimo rispetto all'ebraismo. Il discorso è alquanto serio e sono stati tuttavia ricostruiti i retroscena di ciò che è parso un mutamento dottrinale sugli ebrei. Andrebbe in ogni caso separato il discorso prettamente teologico, da quello politico e geopolitico, dove emergono ogni giorno con sempre maggiore evidenza i comandanti del non uccidere, non rubare, non mentire. Quelli di Neturei Karta lo hanno sempre detto: Israele è per la teologia anche ebraica un concetto liturgico, un luogo dello spirito, non uno Stato terreno costruito sulla "pulizia etnica", e cioè uccidendo, rubando, mentendo. E di fronte a queste evidenze non vi è Concilio che tenga!... O papa “amico" e compiacente da poter sponsorizzare.... Rivelatore la pretesa di Trump, che veniva da Israele, di associare il Vaticano in una dichiarazione pluripartisan in favore di Israele... Questi americani, cafoni arricchiti, e senza sale nella zucca!... Sembra però che per assicurare la giusta “vigilanza” sul corso della dottrina cattolica si auspichi un ufficio del Mossad presso il Vaticano, all'incirca come avviene per Abu Mazee e ANP. Infine sarebbe ancora interessante, sotto il profilo storico-teologico, studiare il sorgere dell'Islam sei secoli dopo di Cristo. Interessante (non ci avevo finora pensato) l'annotazione secondo cui per alcuni teologi cattolici le pagine più "fondamentaliste" del Corano abbiano una matrice ebraica... Ma questo non il terreno della propaganda che è il fine precipuo del libercolo. Ed io non voglio qui entrare in temi serissimi. Quanto poi a serietà noto che finora non ho trovata nessuna definizione "seria”, o anche generica e passabile, di "antisemitismo”, come ci si aspetterebbe in un atto denigratorio che proprio sull'«antisemitismo» altrui pone le sue fondamenta. Dubito che la troverò più avanti. Il "fanatismo” è ricondotto e collegato all’«odio anti-ebraico», quando invece è proprio l’«odio ebraico» la forma del fanatismo: Spinoza docet! Gli autori del libercolo - senza essere propriamente teologi - vogliono insegnare loro ai cristiani il Vangelo e ai musulmani il Corano. Sono davvero modesti e di certo loro “pregiudizi“ non ne hanno: non sanno neppure cosa siano i “pregiudizi”! Sanno solo che ce li hanno gli altri quando parlano di loro. Così insegnano all'Hasbara.

Tirando le somme, al di là del libercolo, verso il quale la nostra severità è la massima esprimibile, non si tratta di isolate enormità, ma di una sistema assai articolato e radicato nello spazio e nel tempo: altro che reti! Non è la singola menzogna goebbelsiana, la propaganda infinita che può far diventare vero il falso e viceversa. Siamo oltre. Siamo alla distruzione del linguaggio dove le parole non hanno più il loro proprio senso, ma solo quello che si vuole esse abbiano. E possono essere anche significati opposti in uno stretto arco temporale senza timore che qualcuno possa rilevarne le contraddizioni. La guerra viene chiamata pace o processo di pace, e la pace è guerra e oppressione permanente: la gente vive in guerra, nella condizione di un paese e di un popolo occupato e angariato, e la si chiama pace e si pretende che pace sia. Lo stesso giorno (la Nakba) è vissuto che festa per gli uni e come lutto per gli altri, ma si pretende che le vittime debbano festeggiare insieme con il loro oppressore e stare pure contenti. La sanzione penale non si limita più agli atti concreti, alla singole condotte, ma penetra nei pensieri e nella psiche... L'accusa e l'insulto di “ossessione” frequente quanto quella di “antisemitismo” è una pretesa di penetrare nella psiche della vittima che deve gioire della sofferenza e dell'umiliazione che viene inflitta... Ha una base materiale tutto questo? Io credo di si... In Italia sono le oltre 120 basi americane, le truppe americane di opposizione, la sostanziale perdita di sovranità che ci siamo ritrovati a guerra persa nel 1945... Sono interessanti da leggere le pagine di Gilad Atzmon sulla temporalità... Può cambiare nella gente il modo di percepire il tempo presente e il tempo passato... Lo sanno! Libercoli (infami) come questo si inserisco in una "rete" per davvero assai vasta e ramificata. Scoprirne gli intrecci e decostruirne i sofismi è forse operazione non inutile... Forse è un necessario atto preliminare di Liberazione.

Quanto alla Verità chi ha appena un poco di cultura filosofica sa quanto è difficile attingerla. Se si tratta di una verità religiosa, può giungere per illuminazione, come quando San Paolo resto fulminato sulla via di Damasco. Se si tratta di verità scientifica, ogni modesto studente sa come sia necessario il contraddittorio, la verifica costante e ripetuta, e quanto altro necessario al metodo scientifico adottato. Che vi siano scagnozzi parlamentari che pensino di fissare per legge ciò che sfugge continuamente a chi la Verità la cerca, ciò dimostra quanto sia precipitata in basso la cultura giuridica e come le leggi abbiano perso quella sacertà che un tempo avevano. E non devo dire di più al riguardo. Non aspettano altro per ordire altre infamie, altri “complotti”, quelli che fanno loro, che hanno sempre fatto.

(Segue, a tempo perso, e quando ritrovo la pazienza che si perde a intermittenza, leggendo pagina dopo pagina, l'infame libercolo, il cui unico vero autentico scopo è probabilmente quello di suscitare una indignazione incontrollata, che serve per far scattare quei meccanismi dell'«odio» di cui già parlava Spinoza, che ebbe a definire il giudaismo del suo una religione cultura dell'odio: tu odio perché tu abbia ad odiarmi affinché io possa odiarti ancor di più in ragione dell'odio da me stesso provocato e suscitato... Il testo è da correggere e da limare... Non so se ne avrò la voglia...).

APPENDICE I
Su una odierna puntata dell’Hasbara.
Considerazioni a latere.

Non è “complottismo”, ma si può leggere in molti luoghi, come e quanto il governo israeliano e le innumerevoli associazioni ebraiche finanzino giornali, giornalisti, siti, blogger, troll... in modo aperto, o almeno facciano patrocinio, poco importa né ci è dato sapere se a titolo gratuito o su libro paga. Il libro di Udo Ulfklotte è soltanto uno dei canali da cui si apprende quanto i nostri giornali, quelli che dovremmo leggere ogni giorno per dimostrare cultura e indice di progresso, sono indipendenti e al servizio dei loro lettori. Solo che i maggiori giornali anche quando hanno una linea politica predefinita, ogni tanto per non perdere di credibilità, pubblicano qualche articolo “fuori dal coro”... Invece, alcune testate, come Il Foglio proprio non si spostano di una virgola da una sostegno viscerale e incondizionato dalla politica "ufficiale” del governo israeliano e relativa comunità ebraica... Ed è il caso dell'articolo di un certo Vitiello dove è fatto un attacco a Beppe Grillo e al M5s. L'articolo è ora ripubblicato dalla testata sionista “Informazione Corretta” come se fosse un capolavoro di prosa giornalistica...

A questo Signore, di cognome Vitiello Guido, da non confondere con un filosofo Vincenzo di mia conoscenza, avevo giusto mandato presso la redazione del Foglio una lettera che non ha avuto risposta e che ora riporto:

«rif.
Mi sapresti dare una definzione di "antisemitismo", che non sia una presa per i fondelli, come quella autoreferenziale di Gerstenfeld e degli stessi ebrei per i quali ogni persona che sia loro antipatica è un "antisemita"?
Come mai poi il Foglio è sempre così sfacciatemente pro-Israele e pro-ebrei?
La sua redazione è capace di un minimo distacco critico dalla notizia senza dare l'impressione che ogni loro testo sulla materia sia dettata da un committente?
Ma perché vi scrivo?
Per sentirmi dare anche io dell'«antisemita»? Chi per voi non lo è?
Ecco, forse la risposta da dare non è chi o cosa è antisemita, ma chi non chi non lo è e cosa non lo è?
La cosa poi buffa è che su questa materia io con Beppe ho una causa in corso...»

E qui a maggior ragione vorrei continuare con il Caro Beppe, che non meno di me, ma da me sempre difeso è stato e continua ad essere tacciato pure lui di “antisemitismo”.

PS1 - L'attacco continua: di costei nulla dico se non che ogni volta mi fa pensare l'opposto del dantesco “tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia...”, ma è notorio che anche Dante Alighieri era un “antisemita”: non lo hanno ancora espulso dai programmi scolastici, ma basta trovare la giusta maggioranza parlamentare bi-partisan ed il gioco è fatto. Evidentemente, in sofferenza per la nessuna attenzione che ricevono dallo Staff, tentano una provocazione che dia loro visibilità.

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La domanda che sorge spontanea è la seguente: non è che il caro Beppe, per pararsi da questi attacchi che vengono da una Lobby potentissima, ha pensato di regalare loro la mia testa? Non credo di poter dire di più perché a Beppe, che intanto mi ha di sua propria firma (non quella dello Staff Anonimo) mi ha reintegrato DEFINITIVAMENTE insieme a Roberto Motta nel m5s, senza dover attendere la sentenza di merito. Pende ancora la querela penale che ho però dovuto fargli per non aver tenuto conto della mia piena "assoluzione”, per così dire, dagli addebiti che mi venivano mossi... Non voglio però fare qui il dibattimento che è da fare davanti al giudice... Il tutto nasce da un articolo apparso su Repubblica del 22 ottobre 2009, dove mi si attribuivano o si facevano intendere mie inesistenti lezioni all'Università di Roma La Sapienza. Ho detto: il quotidiano La Repubblica contro il quale addirittura Davide Casaleggio si lamenta che non gli vengano pubblicate le smentire e rettifiche previste dalla legge sulla stampa del 1948, evidentemente inadeguata se i direttori dei giornali se ne fottono... Prima che a Davide Casaleggio lo stesso trattamento è stato fatto a me, ed a questo aggiungo il Messaggero.. (ad opera della stessa firma prima su Repubblica).  Sparano di concerto i loro missili, ma poi non accettano le repliche... Questo è il giornalismo italiano delle maggiori testate... Figuriamoci i vari siti sponsorizzati dalle ambasciate israeliane... Vale sempre questo post a suo tempo qui: confessioni di un troll pentito, in Civium Libertas tradotto e pubblicato da Egeria... Si noti: il tanto citato e decantato CDEC (centro di documentazione sull'antisemitismo) non si comporta diversamente dai quotidiani che NON pubblicano le smentite loro inviate ai sensi di legge... Fatti concludenti portano a sospettare che vi sia una intesa: gli uni pubblicano i “casi” di presunto “antisemismo” (nessuno sa ormai cosa sia propriamente) e gli altri ne fanno raccolta, e quindi chiedono tramite loro parlamentari leggi per nuovi finanziamente a carico del contribuente italiano... L'ISMEO, il glorioso istituto di studi orientale, ha dovuto chiudere per mancanza di finanziamente, che invece sono profusi senza risparmio per queste centrali di diffamazione. Ma da chi siamo governati? Nelle mani di chi siamo? Ecco, arriva pronta l'accusa di “complottista”, che per fortuna non è stato ancora trasformato in un titolo di reato, e finché non lo sarà mi si dica pure che sono un "complottista” tutte le volte che nutro fondati sospetti: non mi offendo, e mi ricordo di Andreatto, il cui motto è ormai celebre: a sospettare si fa peccato, ma spesso ci si indovina.

Il punto che rivolgo a chi pensa di essere cinque stelle: ma come? A me che ho difeso con efficace e cognizione Beppe, Di Stefano, il Movimento dalle accuse di questi Signori fate questo trattamento? Proprio a me? Ma vi siete bevuti il cervello? O vi sono giunti ordini superiori?

APPENDICE II
La funzione di stimolazione dell'«incitamento all''odio» da parte della stampa embedded (il Giornale, il Foglio, Libero, La Stampa, Il Corriere della Sera, La Repubblica...).
 Esempi. 

Sarebbe molto bello, e nobile, ogni volta che ci si lamenta di ogni manifestazione di “odio”, una malattia dell'anima, contraria alla pienezza dell'essere, su cui mirabili restano le pagine di Spinoza. Ci si aspetterebbe però da quanti si lamentano delle manifestazioni, vere o presunte, di odio da parte di altri, una non meno energica ed evidente manifestazione di amore da parte loro. Manco per sogno! L'ipocrisia di costoro giunge alle stelle.  Con un'azione lobbistica in ogni paese hanno promosso stupidissime leggi che pretendono di punire l‘«odio», come se si potesse legiferare sui sentimenti, mentre invece hanno solo promosso l'ipocrisia pubblica e la perdidia, trasformando le leggi in strumenti di vendetta privata e di lotta politica. In una rassegna stampa cristiano sionista, trovo l'odierno pezzo di uno dei due autori del libercolo infame. Ne riporto il breve testo, facendo seguire da un breve commento, ma a titolo semplificativo. È arcinoto che i giornali non esistono per informare i loro utenti, ma fondamento per fare propaganda a tutto vantaggio della proprietà del giornale, degli interessi politici ed economici di chi sta dietro quel giornale... La speranza che questo genere di informazione “infame” possa finire è direttamente proporzionale al sorgere di una controinformazione alternativa, orizzontale, interattiva, anche se, nel nostro caso le ambasciate israeliane, hanno già reclutato migliaia di blogger, giornalisti, politici, per fare Hasbara in ogni luogo possibile. Per un verso la repressione, il discredito, la diffamazione di quanti non possono essere abbindolaru e rischiano di fare loro opinione, dall'altra la produzione continua di "propaganda” allo stato bruto, grezzo.

Il pezzo:

«L'intifada dei palestinesi all'italiana: "I musulmani devono uccidere tutti gli ebrei"

E la costituente islamica: "Manifestiamo in tutta Italia"

di Alberto Giannoni

Tensioni e scontri sorti intorno alla gestione dei luoghi sacri (a musulmani ed ebrei) accendono gli animi degli «ultrà» più sfegatati. La pagina «Al Fatah Italia» ha pubblicato la foto di Omar Abed, il terrorista che ha compiuto una strage in una casa del villaggio di Halamish, nel giorno sacro di Shabbat. Il sito che si richiama all'organizzazione del leader palestinese Abu Mazen lo chiama «martire», sottolineando a titolo di merito che «il giovane ha accoltellato dei coloni sionisti». Delirante, come la ricostruzione che si fa della vicenda del Monte del tempio-Spianata delle moschee: «Le forze d'occupazione israeliana e i coloni, fuorilegge per la legalità internazionale e criminali per le azioni violente e impunite che commettono - si legge - continuano la loro aggressione armata contro il popolo palestinese». E delirante è l'incitamento all'odio che compare nella pagina «Siamo fieri di essere musulmani», in vari post che - nonostante le segnalazioni e le proteste - sono ancora ben visibili. Si parla di «soldati di Satana» e viene pubblicata una citazione «religiosa» (discutibile e fuori contesto): «L'ultima ora non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno». Intanto il leader della cosiddetta costituente islamica, Hamza Piccardo, lancia il suo appello: «Palestina chiama, manifestiamo in tutta Italia» scrive, sollecitando tutti a «chiedere subito le autorizzazioni».

(il Giornale, 26 luglio 2017) »

Scopro intanto che questo Giannone è uno dei due autori del libercolo, dove vengo chiamato in causa. Nel Giornale non è la prima volta, ma se provo a replicare non ottengo risultati.  Hanno deciso di sparare ad un bersaglio di turno e così fanno. Intanto, non sapevo che esistesse una pagina “Al Fatah Italia”. Il fatto che Loro vi abbiano prestato attenzione, mentre ignorano altre cose, dimostra quali la loro funzione: condurre per procura una guerra mediatica. Che stiano dalla parte degli israeliani e siano contro i palestinesi è di tutto evidenza, ma non è per niente evidente a chi il Giornale si rivolga, cosa pensa di ottenere, quale contraddittorio accetti. Ovviamente, ben conoscendo la capacitò di manipolazione di questi signori, non attribuisco il minimo credito ad ogni notizia da loro data, se non verificata da fonti terze, indipendenti, neutrali. Ogni notizia, anche la più banale, ha poi bisogno di una interpretazione, e quale sia la chiave di lettura di questi signori è già nota prima ancora di leggere il pezzo. La terminologia "tensioni", “scontri”, ecc., è tutta inclusa nella ideologia/manipolazione della “dualità” del “conflitto”, respinta da Ilan Pappe in un convegno, boicottato, che avrebbe dovuto tenersi all'Università di Roma La Sapienza mentre era in corso, o era appena terminato "Piombo Fuso" nel gennaio del 2009. Ilan Pappe disse allora che non vi sono due parti che si “scontrano” ma vi è solament la UNILATERITA' di un'agressione ebraico/sionista/israeliania che ha una lunga storia, secolare, e varie fasi e periodizzazione. La funzione dei giornale, che il pezzo di sopra, è di prendere l'ultimissimo episodio di un'aggressione che inizia già nel 1882, e perlare di "tensioni” e “scontri” come se aggressore e aggredito fossero parte e controparte, e la vittima che legittimamente reagisce il colpevole principale, o almeno da porre sullo stesso piano del carnefice. Fanno questo lavoro, e di certo non lo fanno gratis. Il linguaggio: sfegatati, ultrà, delirante, «l'incitamento all'odio» (rinvio evangelico alla trappola della legge Mancino, a suo tempo preparata da parlamentari “amici")... Mah! Un giornalismo decisamente “infame” che è esso stesso parte di una guerra mediatica in atto, che si combatte principalmente fuori della Palestina ed ha all'estero, nei nostri Paesi, il loro principale punto di forza.