lunedì 10 aprile 2017

Tribunale di Genova, Prima Sezione Civile, Decreto/Ordinanza del Giudice dott. Roberto Braccialini nella causa Cassimatis contro Associazione "Movimento 5 Stelle”

Atto 1° Roma Atto 2° Napoli
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TESTO NON DEFINITIVO IN FASE DI EDITING
Dopo le Ordinanze di Roma del 12 aprile 2016, e quella di Napoli del 14 luglio 2016, quello di oggi si colloca in una serie storica di pronunciamenti giudiziari il cui significa supera largamente l'aspetto propriamente giudiziario e si estende all'ambito politico, rendendo quanto mai necessaria la riforma interna democratica del m5s secondo il dettato dell'art. 49 della costituzione. Spero che leggano questa Ordinanza soprattutto le schiere dei talebani, di fan, dei moderni “squadristi” che hanno puntato alle loro fortune private, ponendo come forza repressiva all'interno del movimento contro ogni voce di dissenso. Il giudice di Napoli ha sancito che esiste in democrazia un diritto al dissenso e che questo diritto non può essere conculcato. Ciò malgrado, esiste all'interno dell'universo talebano un disprezzo pieno di ogni sentenza giudiziaria in materia di diritti politici. Viene contrapposta una “giustizia giudiziaria” che è quella dei giudici e che ha valore solo se concorde con la “giustizia politica” dei vari Staff.  Non posso fare nomi e cognomi, ma assicuro che questo è un modo di pensare di cui solo non posso dire quanto sia diffuso e consapevole, ma esiste e con esso mi scontro quotidianamente nella mia prassi politica. Come già in precedenza, trovo importante e significativo pubblicare oggi stesso in Civium Libertas il testo integrale dell’Ordinanza che è liberamente scaricabile dalla rete all'indirizzo di questo sito, da dove io stesso l'ho tratta. È curioso come i mezzi di informazione abbiano silenziato la causa avviata a Roma, sempre dall'avv. Borré, e in nome e per conto anche di chi qui scrive, dove si rivendica non un diritto soggettivo dei ricorrenti, ma si contesta in toto il Regolamento che ha prodotto la situazione su cui si è oggi pronunciato il tribunale di Genova. Il M5S non ha fondamento democratico ed urge più che mai un congresso fondativo dove si passi dal mero possesso privato di un marchio commerciale alla vera e propria fondazione di un nuovo partito politico secondo la lettera e lo spirito dell'art. 49 della costituzione, che dopo 70 anni, oggi più che mai ha bisogno di una legge attuativa.

CIVIUM LIBERTAS
mu:
M5s: Storia, evoluzione, problemi… (v. fb)
Comitato per lo Statuto e il Regolamento del M5s.


 N. R.G. 4036/2017 

TRIBUNALE di GENOVA
PRIMA SEZIONE 
DECRETO/ORDINANZA
Il Giudice dott. Roberto BRACCIALINI
Nella causa  
CASSIMATIS contro ASSOCIAZIONE “MOVIMENTO 5 STELLE” 
Visti gli atti introduttivi, sentite le parti all’udienza decorsa, a scioglimento della riserva ivi assunta, rileva quanto segue.

PREMESSE 

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Rappresentando l’urgenza della decisione in relazione all’imminente competizione per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale di Genova, il 31 marzo 2017 i signori Marika CASSIMATIS, Paola BAZZANI, Fausto CANCEDDA, Daniela CUPPI, Cristina CAMISASSO, Sara FENU, Giovanni FRASCA, Luigi GIORDANO, Loredana MASSONE, Cristiano PANZERA, Stefano SCARNO hanno proposto (a complemento della citazione per il merito notificata il 29 marzo) istanza di sospensione cautelare delle determinazioni assunte dal raggruppamento politico Movimento 5 Stelle, cui aderiscono, con le quali era stata decisa   dal sig.  Giuseppe Piero (Beppe) GRILLO – il precedente 14 marzo - l’esclusione delle loro candidature per tale tornata elettorale;  nonché della successiva votazione, tenutasi il 17 marzo,  che aveva deliberato di presentare il signor Luca PIRONDINI quale candidato sindaco, unitamente alla lista a lui collegata, in rappresentanza del Movimento stesso: ciò, malgrado la votazione dell’assemblea territoriale degli iscritti avesse assegnato la vittoria alla lista della candidata sindaco CASSIMATIS.

Pag. 2
Premessi cenni sul procedimento di selezione delle candidature comunali all’interno del Movimento, gli esponenti contestano la decisione di annullamento della votazione con cui gli iscritti all’associazione residenti nel Comune di Genova avevano scelto la professoressa CASSIMATIS quale candidata sindaco e gli ulteriori ricorrenti quali candidati al consiglio comunale, nonché la votazione di tre giorni successiva dell’assemblea di tutti gli iscritti certificati, con votazione in rete, con cui era stata approvata la proposta del GRILLO di presentare alle elezioni la lista con altro candidato sindaco al posto nella candidata CASSIMATIS e della sua lista, sotto un triplice ordine di motivi.

In primo luogo, l’annullamento della votazione 14 marzo viola - a loro dire - l’articolo 2 del Regolamento del Movimento perché adottata da organo inesistente (“Garante del Movimento”), non prevista né dallo statuto né dal Regolamento integrativo. Inoltre viola l’ultimo comma della stessa norma nella parte in cui le scelte dei candidati da presentare alle elezioni sono vincolanti per il capo politico di M5S, ma neppure  si giustifica rispetto ai presupposti di candidabilità degli aderenti al Movimento: posto che essi erano e sono in possesso dei requisiti previsti dalle procedure selettive.

Marika Cassimatis, fn
In secondo luogo, il  provvedimento di esclusione è illegittimo perché fondato su presupposti infondati e indimostrati circa comportamenti non consoni ai principi del Movimento: addebiti del tutto inveritieri e comunque non oggetto di preventiva contestazione.

Da ultimo, la votazione in rete del 17 marzo 2017 non era stata preceduta dalle debite formalità di indizione previste dall’articolo 3,  terzo comma, del Regolamento ed inoltre la decisione era stata rimessa a organo non legittimato perché l’assise di tutti gli  iscritti certificati  non è ammessa al voto per le decisioni inerenti ambiti territoriali limitati. Inoltre, in base all’articolo 2, comma 5 del Regolamento,  il capo politico del Movimento ha il potere di sottoporre a convalida la votazione che aveva coronato vincitrice la lista CASSIMATIS per la candidatura alle elezioni genovesi, ma non ha il potere di proporre una votazione degli iscritti su base nazionali per deliberare sulla scelta della lista  seconda classificata, escludendo dalla competizione la lista vincitrice delle “comunarie”.

Pag. 3
Costituendosi nel procedimento per resistere a tali richieste, il Movimento eccepisce l’inammissibilità della tutela cautelare invocata a sostegno di un’azione di merito che si caratterizza per la nullità della domanda introduttiva, in quanto le conclusioni della citazione non contengono la domanda di annullamento degli atti impugnati.

Sotto il profilo dell’interesse ad agire in sede cautelare, si fa presente che in data 6 aprile 2017 sono stati assunti tre provvedimenti cautelari di sospensione nei confronti degli associati CASSIMATIS, MASSONE e CAMISASSO adottati dal Collegio dei Probiviri per comportamenti che avevano compromesso l’immagine e l’azione politica del Movimento: per cui gli attori/ricorrenti non sono in possesso dei requisiti di candidabilità per la competizione interna, che non può essere ripetuta.

Daniela Cuppi, fb
M5S riferisce che, sempre nelle ultimissime ore prima dell’udienza, è stata annullata la votazione svoltasi on-line il 14 marzo 2017 per la scelta della lista da depositare nelle elezioni comunali per mancato rispetto dei termini di preavviso. Ne discende che l’annullamento di tale prima votazione locale determina l’ininfluenza dei successivi provvedimenti collegati - viceversa legittimamente assunti – ed inoltre che la votazione on-line non può essere rinnovata perché tre appartenenti alla lista CASSIMATIS non sono più in possesso dei requisiti di candidabilità, con la conseguenza che l’unica lista che potrà essere presentata agli elettori genovesi è quella che ha come candidato sindaco il PIRONDINI.

Prendendo posizione sulle tre censure di legittimità prospettate dalle controparti, la difesa del Movimento fa presente che la figura del Garante dello stesso è collegata indissolubilmente al GRILLO, quale co-fondatore del Movimento stesso, nonché prevista dal Codice Etico votato on-line il 3 gennaio 2017 (tra l’altro, da  8 su 10 dei ricorrenti odierni).

In tale atto è precisato che i portavoce si astengono da comportamenti suscettibili di pregiudicare l’immagine e l’azione politica del Movimento 5 Stelle e ad esso soggiacciono anche i ricorrenti. Tale figura del Garante è anche autorizzata ad escludere dalla candidatura, in ogni momento fino alla presentazione della lista presso gli uffici del Comune di Genova, soggetti che non siano ritenuti in grado di rappresentare i valori del Movimento.

Pag. 4
Conseguenza dell’accettazione con sottoscrizione  telematica delle regole disciplinanti le candidature, è il potere del GRILLO di non concedere alla CASSIMATIS e alla lista collegata l’utilizzo del simbolo del Movimento.

Sono ugualmente infondate le doglianze di violazione dell’articolo 2 del Regolamento in quanto le regole interne consentono una successiva migliore determinazione delle procedure elettorali da parte del capo politico e in tale contesto quest’ultimo aveva ritenuto di non concedere l’utilizzo del simbolo associativo agli attori: lo stesso “Non Statuto” e Regolamento autorizzavano alla predisposizione di un ”Form”  che prevedeva la facoltà del Garante di non concedere l’utilizzo del simbolo in questione.

Fausto Cancedda, fb
Né può sostenersi che i requisiti di candidabilità fossero esclusivamente legati all’inesistenza di pendenze penali, perché invece doveva farsi riferimento agli impegni assunti con la nota 4 del Regolamento comportanti adesione alle iniziative politiche e rispetto delle regole di comportamento previste per il gruppo.

Quanto al secondo motivo di impugnazione, era infondato perché la decisione di non concedere il simbolo della lista non è un provvedimento disciplinare, ma solo il Garante ha al pieno diritto di decidere se concedere o meno l’uso del simbolo associativo. Inoltre constava l’esistenza di comunicazioni di appartenenti alla lista CASSIMATIS di denigrazione dei rappresentanti del Movimento, cui da ultimo si aggiungeva una querela per diffamazione contro GRILLO e DI BATTISTA proposta dalla CASSIMATIS.

Pag. 5
In riferimento alla presunta illegittimità della delibera del 17 marzo 2017, la difesa del Movimento obietta che i tempi e preavvisi di convocazione previsti dall’articolo 3 del Regolamento si riferiscono alle votazioni per scegliere candidati tra una rosa di più pretendenti, mentre nella specie la votazione telematica aveva riguardato un diverso oggetto, cioè se non partecipare proprio alle elezioni comunali di Genova o parteciparvi con l’unico candidato sindaco che aveva le caratteristiche per concorrere e che era giunto secondo nella votazione on-line.

Infondata, da ultimo, era anche la tesi delle controparti secondo cui alle determinazioni sulle candidature genovese avrebbero potuto concorrere solo gli iscritti locali: data la portata non certamente solo locale, ma nazionale, della scelta di partecipare (e con quale lista) alla competizione elettorale di una città dell’importanza di Genova, la votazione tra tutti gli iscritti certificati era stata legittimamente indetta.

MOTIVI della DECISIONE 

Per una puntuale perimetrazione dell’esatto oggetto contenzioso, occorre premettere che in questa sede vengono contestate (e se ne chiede la sospensione) unicamente la decisione adottata dal GRILLO il 14 marzo 2017,  che ha escluso dall’ulteriore percorso elettorale la candidatura della CASSIMATIS e della lista di candidati consiglieri a lei collegata; nonché  la successiva delibera/votazione del 17 marzo 2017 con cui l’assemblea indetta in rete, estesa a tutti gli iscritti certificati,   ha deliberato di presentare Luca PIRONDINI quale candidato sindaco e di presentare come candidati consiglieri la lista di nominativi a lui collegata, in alternativa alla non presentazione di alcuna lista di M5S.

Cristina Camisasso, fb
Quindi rimangono fuori dall’odierna iniziativa cautelare le recentissime sospensioni decise dai Probiviri dell’associazione nei confronti di tre componenti della lista CASSIMATIS, tra cui la stessa candidata sindaco, nonché l’autoannullamento del voto espresso il 14 marzo 2017 dall’assemblea degli iscritti dell’ambito territoriale genovese,  intervenuto con comunicazione del GRILLO del 6 aprile u.s.  sul “Il Blog delle Stelle” (doc. 5-8 M5S): provvedimenti di cui si è avuta contezza con la costituzione della parte resistente e che non sono stati al momento impugnati - data anche l’estrema brevità dei tempi comunicativi - anche se le parti attrici ne hanno chiesto la disapplicazione incidentale: tematica che verrà ripresa parlando dell’interesse ad agire dei ricorrenti.

Pag. 6
Prendendo le mosse delle questioni processuali, non convince l’eccezione di inammissibilità del ricorso per la nullità che riguarderebbe l’azione di merito svolta dalle parti attrici. È ben vero che nelle conclusioni della citazione non compare il verbo “annullare” che regge logicamente l’intero periodo nelle conclusioni stesse; tuttavia è chiaro che si tratta di un mero refuso materiale, perché la domanda di annullamento delle decisioni censurate è chiaramente sviluppata a pagina 8 della citazione introduttiva; ripresa nel separato ricorso per misura anticipatoria e da ultimo nelle conclusioni assunte in sede di discussione orale, per cui le richieste conclusive di annullamento di atti e deliberati associativi risultano assolutamente chiare ed inequivoche sia per la domanda di merito che per quella di sospensiva.

Sara Fenu, fb
In relazione all’eccezione di sopravvenuta carenza di interesse a coltivare la domanda anticipatoria per effetto dei provvedimenti di sospensione cautelare comminati dai Probiviri dell’organizzazione contro tre dei ricorrenti, si ritiene raggiunta la prova dell’avvenuta comunicazione di essi riguardo alle due parti presenti in udienza. Tuttavia si tratta di atti emessi immediatamente a ridosso dell’udienza, per i quali non è preclusa la possibilità di controdeduzione, ricorso sull’eventuale provvedimento sanzionatorio al comitato d’appello secondo le previsioni dell’art. 4 co. 6 del Regolamento e comunque soggetti a sindacato giudiziale anche in via cautelare.

Perplessità possono nutrirsi inoltre sulla legittimità della comunicazione via web del GRILLO del 6 aprile scorso (doc. 8 M5S) che dispone l’autoannullamento della deliberazione di voto dell’assemblea telematica genovese del 14.3.2017, mediante un atto in cui non viene specificato in quale qualità il GRILLO stesso operi,  per due ordini di motivi.

Giovanni Frasca, fb
Più che un problema di legittimazione della società ad impugnare essa stessa i provvedimenti resi dai suoi organi, nei termini esposti dalla difesa CASSIMATIS in riferimento alla nota decisione della Cassaz. Sez. 1, 12 ottobre 2012 n. 17060, o di necessaria impugnazione da parte del GRILLO (come organo del sodalizio) della deliberazione genovese, pare piuttosto a questo giudice che la legittimità dell’autoannullamento sia dubbia per la provenienza stessa del “contro-atto”. L’autoannullamento di delibere provenienti da organismi associativi o societari è per definizione un tipo di provvedimento che può essere assunto solo dallo stesso organo che ha emesso l’atto da rimuovere; mentre non rileva in questa sede l’autoannullamento disposto da organo gerarchicamente sovraordinato nell’organizzazione della Pubblica amministrazione.

Pag. 7
Pertanto - anche alla luce delle regole statutarie che saranno in seguito più precisamente ricostruite soprattutto in riferimento al  rapporto tra poteri del “capo politico” e poteri degli organi assembleari di M5S – può al momento ritenersi che l’eventuale auto annullamento del voto del 14 marzo  dovesse essere disposto dalla stessa assemblea locale previamente convocata.

L’alterazione di queste regole di competenza potrebbe determinare una sovrapposizione del capo politico o del Garante rispetto all’assemblea di primo livello (territoriale)  ed una illegittimità derivata della seconda deliberazione, pronunciata dall’assise di tutti gli iscritti certificati: la quale  non è competente per decisioni del livello locale, come ancora si dirà in seguito, se non in sede di convalida o meno  di un  deliberato dell’assemblea territoriale locale.

Non sembra potersi dunque sostenere, allo stato del procedimento ed ai soli fini della valutazione circa la persistente utilità dell’odierna pronuncia,  che con i nuovi provvedimenti adottati da M5S immediatamente a ridosso dell’udienza siano stati assunti atti in grado di poter elidere il contenzioso sulle sorti delle decisioni assunte dagli organi associativi assembleari nel marzo scorso.

Loredana Massone, fb
Rimanendo sul piano delle condizioni dell’azione, pare  poi insuperabile l’obiezione sviluppata nelle difese orali dei ricorrenti all’udienza decorsa secondo cui, anche nella situazione per loro più sfavorevole, essi sono titolati a provocare una decisione giudiziale sulla legittimità della deliberazione del 17 marzo 2017, a prescindere dalle ricadute per la loro personali posizioni quali  competitori e antagonisti rispetto alla lista PIRONDINI. Ciò, al fine di  ottenere una pronuncia giudiziale circa la legittimità della decisione con la quale è stata scelta la lista concorrente, ritenuta non conforme alle regole statutarie,   sull’ovvio presupposto (secondo i ricorrenti) che la lista classificatasi come seconda nelle “comunarie” cittadine non corrisponda  alla volontà dei militanti e  dell’elettorato locale.

Pag. 8
Passando ad esaminare congiuntamente il primo ed il terzo motivo oppositivo di cui al ricorso, non risulta  particolarmente agevole la ricostruzione delle regole organizzative del Movimento 5 Stelle e dei procedimenti di selezione dei candidati, che sono fondamentali per orientarsi nel contenzioso cautelare, perché esse non sono contenute in un unico documento statutario, ma sono sparse in almeno tre testi: il “Non Statuto” (doc. 2 attori e 14 convenuto), che in realtà contiene le regole statutarie fondative relative alla definizione degli obiettivi politici, alla caratterizzazione politica del Movimento ed ai principi di base per la selezione dei candidati; il “Regolamento” (doc. 3 attori; 9 convenuto), fonte integrativa richiamata dall’art. 8 del Non Statuto, che riprende questi stessi argomenti ma disciplina con  maggiore dettaglio le procedure di formazione delle decisioni e individua anche gli organi decisionali dell’associazione, tra cui in primo luogo il “capo politico” e le “assemblee” di ambito locale e di tutti gli iscritti certificati; il cosiddetto “Codice Etico” (documento 11 convenuto), che più esattamente contiene un codice di comportamento in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie.

Questo terzo documento rileva, in favore del resistente, nella parte in cui introduce la figura del “Garante” del Movimento 5 Stelle, che sono carica e organo effettivamente esistenti (contrariamente agli assunti degli attori/ricorrenti); in favore di questi ultimi, nella misura in cui esso riguarda i comportamenti richiesti ai portavoce dell’associazione nonché a coloro che sono stati eletti a cariche pubbliche, ma non concerne invece i semplici candidati alle elezioni locali; né contempla alcun potere di intervento del Garante nel procedimento di selezione delle candidature locali.

Pag. 9
Proprio il procedimento di selezione delle candidature per le elezioni comunali (cd. “comunarie”) è ricostruibile, a cascata, partendo dall’articolo 7 dello Statuto/Non Statuto  e facendo poi riferimento all’art. 1.1 lett. c) del Regolamento, che a sua volta trova la disciplina di dettaglio nella nota 4 allegata al Regolamento stesso (documento 15 convenuta). Il tutto  si completa per le competizioni comunali con il documento denominato “Crea la tua lista” prodotto in udienza dalla difesa delle parti attrici (doc. 8).

Il complesso procedimento ivi delineato per disciplinare il percorso selettivo deve necessariamente confrontarsi con l’articolo 2 del Regolamento, nel quale vengono specificate le competenze delle assemblee limitate agli iscritti di singoli ambiti territoriali e dell’assemblea chiamata ad esprimersi in ambito ultralocale con la votazione in rete a cui sono ammessi tutti gli iscritti certificati.

Stefano Scarno, fb
Dall’insieme di queste regole organizzative si comprende che la scelta dei candidati da presentare alle elezioni sotto il simbolo del Movimento 5 Stelle è rimessa in linea di principio al modulo delle assemblee mediante votazioni in rete; ma  alla votazione per argomenti di interesse locale sono ammessi solo gli iscritti residenti nell’ambito territoriale interessato. Le decisioni quest’ultimo organo, se ne venga fatta richiesta dal capo politico del Movimento o da un quinto degli iscritti, con apposita richiesta telematica, sono sottoposte a convalida “..mediante indizione di assemblea mediante votazioni in rete alla quale sono ammessi tutti iscritti certificati” (art. 2 co. 5).

In base all’ultimo comma dello stesso articolo 2, le decisioni assunte dagli organi assembleari con riguardo alla materia elettorale “sono vincolanti per il capo politico del Movimento 5 Stelle e gli eletti sotto il simbolo” dello stesso raggruppamento politico.

Nel successivo articolo 3, dopo aver chiarito che l’indizione di votazioni in rete è di competenza del capo politico del Movimento 5 Stelle - anche per le elezioni locali, ai sensi della lettera a) del primo comma - si prevede un preavviso di almeno 24 ore per le votazioni sulla scelta dei candidati accompagnato da comunicazione mail agli interessati dalla votazione (sembra da intendersi in questo caso: ai candidati).

Pag. 10
Nell’avviso di indizione sono indicati gli argomenti oggetto della valutazione, la data e l’orario  finale della votazione e le modalità. Esso contiene il collegamento telematico ad uno spazio di commenti per la discussione sulla questione posta in votazione. Le verifiche di abilitazione al voto ed il  conteggio sono effettuati in via automatica da un apposito sistema informatico.

Tenendo presente questa complessa architettura decisionale, si può dire quindi che la cifra democratica del Movimento 5 Stelle è costituita dal fatto che le sue regole statutarie  si preoccupano di raggiungere un punto di equilibrio tra il momento assemblear/movimentista (incarnato dal secondo comma dell’art. 4 del Non Statuto e realizzato con  originali forme telematiche) e l’istanza dirigista che viene riconosciuta ed associata a figura di particolare carisma e peso politico per il Movimento, come Beppe GRILLO, il quale in seno a  tale organizzazione politica cumula in modo non seriamente contestabile la qualità di “capo politico”, come da Regolamento;  e di  “Garante del Movimento”, come da Codice Etico.

Al “capo politico” è riconosciuto un ruolo di indirizzo e impulso particolarmente penetrante che però, proprio nella specifica materia della selezione delle candidature, non si identifica nel “diritto di ultima parola”. Infatti il ruolo decisionale finale è rivestito dalle deliberazioni/votazioni assunte dalle assemblee telematiche che il capo politico può convocare a sua discrezione nel rispetto delle forme e dei tempi statutari, le quali alla fine producono deliberazioni “vincolanti per il capo politico del Movimento 5 Stelle e gli eletti” sullo specifico oggetto delle candidature da sottoporre all’elettorato (v. il citato art. 2 u.c. Regolamento).

Tale conclusione sembra del tutto coerente con la caratterizzazione politica dell’associazione espressa nel secondo comma dell’art. 4 del Non Statuto, nella parte in cui dichiara che: “[Il Movimento 5 Stelle] .. vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partiti senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo e indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

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Corollario logico della precedente ricostruzione dei percorsi decisionali e delle gerarchie deliberative all’interno della raggruppamento politico M5S è che, una volta imbastito il percorso selettivo delle candidature e richieste (per impulso del capo politico nelle debite forme di convocazione) le necessarie decisioni delle assemblea competenti per le diverse tipologie di competizioni elettorali, le deliberazioni degli organi assembleari così intervenute non possono più essere messe nel nulla da un provvedimento del capo politico, e tanto meno del Garante, ma ogni determinazione di annullamento, autoannullamento, esclusione di una lista già vincitrice della competizione locale può essere assunta solo nella competente sede assembleare.

Se si esamina la vicenda che ne occupa alla luce di questa ricostruzione delle regole statutarie del Movimento 5 Stelle, pare allo stato del procedimento (e nella necessaria sommarietà che connota la delibazione in sede di sospensiva) che si debba dubitare della legittimità delle due decisioni contestate con specifico riguardo alle previsioni dell’articolo 3 secondo comma e rispetto a quelle dell’articolo 2, quinto comma, del Regolamento, per le  ragioni di seguito esposte.

Il primo atto da esaminare è la decisione, che i ricorrenti datano al 14 marzo 2017, “di esclusione della candidatura della CASSIMATIS e della lista dei candidati ad essa collegata, adottata da Giuseppe Piero GRILLO (alias Beppe GRILLO)”. Si tratta di un provvedimento non proveniente da assemblea deliberativa ma dal soggetto che, come appena detto, assomma le vesti di “capo politico” del M5S e di suo Garante.

La spendita di una funzione, come quella del Garante, che non avrebbe abilitato per regola statutaria il GRILLO a rimuovere l’esito della votazione delle “comunarie” genovesi,  non pare il vizio decisivo
del provvedimento, dal momento che si tratta della medesima  persona che riveste il ruolo di capo politico del Movimento: come i ricorrenti implicitamente riconoscono quando danno conto delle convocazioni proprio da parte del GRILLO delle due assemblee telematiche chiamate a risolvere il nodo politico locale.

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La determinazione in questione, peraltro, appare di non agevole identificazione visiva perché non si trova riprodotta in un testo prossimo ad un “classico” provvedimento scritto dell’organo di vertice di una normale associazione non riconosciuta, ma è ricavabile dal tenore della comunicazione del 17 marzo che indiceva la votazione in rete di tutti gli iscritti. Per convenzione, si continuerà a parlare di una decisione di esclusione datata 14 marzo 2017 anche se, a rigore, il momento di esternazione documentale degli intendimenti dell’organo di impulso dell’associazione, il suo capo politico,  si identifica con l’indizione dell’assemblea telematica del 17 marzo scorso, nella quale la lista CASSIMATIS non è stata sottoposta al vaglio dell’assise plenaria di secondo livello del Movimento.

Da notare che la decisione/provvedimento in esame a rigore non è suscettibile del vaglio cautelare di cui all’art. 23 c.c., ma di quello previsto dall’art. 2388 c.c. in relazione al co. 3 dell’art. 2378 c.c.,  proprio perché non si tratta di atto dell’organo assembleare di M5S, ma del suo vertice amministrativo: per cui tornano applicabili, per analogia, le regole societarie, come già messo in luce dalla decisione di questo Tribunale del 24 marzo 2016 est. Dr. SPERA (r.g. 3240/2015, FUMAGALLI c. Circolo Nautico ILVA) sulla scorta di copiosa e consolidata giurisprudenza.

Più precisamente, in riferimento alla giurisprudenza di legittimità, si legge nell’ordinanza resa dalla Corte di Cassazione,  Sez. 6 - 1, n. 10188 del 10/05/2011 (Rv. 618033 – 01; Presidente: Salme' G.  Estensore: Rordorf R.): Le deliberazioni assunte dall’organo di amministrazione di un’associazione non riconosciuta non sono impugnabili per violazione di legge o dello statuto da parte dell’associato che non sia componente del medesimo organo amministrativo, salvo che ne risulti direttamente leso un suo diritto".

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Nel caso in esame, il diritto direttamente leso degli odierni ricorrenti si identifica nella possibilità di concorrere alla competizione elettorale interna all’organizzazione politica, in base alle previsioni dell’art. 7 del Non Statuto e 1 lett. c) del Regolamento, in quanto regole attuative del diritto costituzionale di elettorato passivo sancito dall’art. 48 della nostra Legge fondamentale, quale poi operativamente disciplinato per le elezioni comunali dal T.U. 570 del 1960, modificato con L. 81 del 1993 e confluito nel  fondamentale d.lgs. 267 del 2000.

Il regime giuridico per le impugnazioni di tal fatta, disciplinato dall’art. 2378 c.c.,  è sostanzialmente analogo a quello della norma sulle censure avanzate contro le delibere assembleari delle associazioni non riconosciute, salva la diversa veste formale del provvedimento di sospensiva dopo l’udienza in contraddittorio (ordinanza, e non decreto). La diversa qualificazione giuridica dell’iniziativa cautelare, data da questo Tribunale, non ne determina alcun vizio, trattandosi di potere riconosciuto al decidente dall’art. 113 c.p.c.

La decisione così assunta dal capo politico di M5S presta il fianco a fondati dubbi di legittimità statutaria perché si risolve nell’annullamento della consultazione locale genovese che aveva riconosciuto il primato (con un leggero vantaggio) alla lista CASSIMATIS,  di contro all’obbligo del capo politico di conformarsi ai deliberati degli organismi assembleari.

Non si ritiene che la questione possa ricondursi ad una semplice  inibitoria da parte del capo politico relativa all’uso del nome e del simbolo del Movimento, come da terzo comma dell’art. 1 del Regolamento e come ripetutamente sostenuto nelle difese scritte e orali del Movimento, perché nella vicenda specifica non si è  messa in discussione tale titolarità, ma ben più radicalmente è stato compresso e annullato il diritto dei ricorrenti a concorrere nel procedimento di selezione dei candidati per le elezioni comunali genovesi.

Passando al vaglio della decisione dell’assemblea degli iscritti del 17 marzo scorso – quest’ultima sindacabile per l’art. 23 c.c. - ad iniziare dal profilo  della regolarità della convocazione, la stessa comunicazione di indizione dell’assemblea plenaria di secondo livello chiedeva a tutti gli iscritti certificati di esprimersi immediatamente in rete, nella stessa giornata del 17 marzo, sull’alternativa tra presentare la lista PIRONDINI o  non presentare alcuna lista. Veniva meno in tal modo eluso  il termine minimo statutario di 24 ore dell’art. 3 co. 3, che è previsto  per consentire agli iscritti di prendere contezza della necessità di esprimersi sull’argomento in decisione e anche per partecipare al forum di dibattito consentito dai mezzi tecnici impiegati.

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La necessità di questo adempimento formale, che però è funzionale allo svolgimento di un effettivo dibattito interno sulle candidature e quindi alla materiale realizzazione di un reale spazio partecipativo che sfrutta la velocità di comunicazione della Rete, è stata confermata indirettamente  dalla recente decisione del GRILLO di annullare la deliberazione locale del 14 marzo, ma non si vede perché non debba riguardare anche la decisione nazionale del 17 marzo, posto che dallo stesso testo dell’indizione dell’assise telematica di tutti gli iscritti certificati si apprende che le operazioni di voto si sarebbero esaurite nella stessa giornata della convocazione telematica: come in effetti avvenuto.

Non pare convincente l’argomento della  parte resistente quando nega, per l’ultimo deliberato dell’assemblea degli iscritti in rete, trattarsi di decisione sulle candidature e quindi contesta l’applicabilità della regola sui tempi minimi di convocazione. Infatti  la convocazione in esame aveva chiaramente per oggetto la votazione sulla scelta di candidati (la lista PIRONDINI), come recita l’art. 3.3 del Regolamento,  e ciò imponeva quindi l’indicato preavviso.

Sempre in riferimento alle norme contenute nell’art. 2 del Regolamento, si tenga ancora presente che la scansione procedimentale per la selezione delle candidature è, al quinto comma, piuttosto chiara: la decisione è assunta dall’assemblea territoriale, ma questa scelta può essere rimessa in discussione da 1/5 degli iscritti (collegandosi al link www.movimento5stelle.it/regolamento/7.html) o dal capo del movimento e va in tal caso sottoposta a “convalida”.

La convalida, per elementari ragioni lessicali,  di coerenza logica e trasparenza del processo decisionale, non può consentire trasformazioni del quesito già presentato all’assemblea locale, ma deve sottoporre alla base allargata degli iscritti certificati il medesimo quesito che si proponeva in precedenza all’assemblea locale. Così non è stato, nella specie, perché alla platea decidente in rete, in ambito ultralocale,  non si è chiesto di prendere posizione tra presentare la lista CASSIMATIS o la lista PIRONDINI, ma tra il presentare quest’ultima o nessun candidato: in tal modo è stato escluso un deliberato nazionale sulla lista prima classificata nelle “comunarie” genovesi.

Pag. 15
Non si ritiene condivisibile la diversa lettura che propone sul punto  la difesa del Movimento, dal momento che l’alternativa posta dal capo politico a tutti gli iscritti certificati tra candidare la lista PIRONDINI o non candidare nessuna lista, rispetto al dilemma decisionale su cui si confrontavano in sede locale le due liste genovesi:

a) inibisce il diritto dei candidati della lista CASSIMATIS di vedere riconosciuta la loro rappresentatività, più o meno consistente, da parte degli organi decisionali di natura assembleare del Movimento nella loro dimensione plenaria; e soprattutto vanifica il diritto del singolo aderente di candidarsi alle elezioni, quale  riconosciuto dall’articolo 1 lett. c) del Regolamento;

b) altera il rapporto delle competenze decisionali tra gli organi statutari, perché è stata in tal modo obliterata completamente  la decisione dell’assemblea territoriale e si è impedito  al massimo organo decisionale di esprimersi in rete sulla precisa alternativa locale  che andava rimessa in discussione;

c) realizza (per invalidità “derivata”) un procedimento di esclusione di una lista regolarmente votata dall’assemblea locale, anticipando misure sostanzialmente sanzionatorie che – in materia - non sembrano nella disponibilità del solo capo politico del Movimento.

Nel contesto descritto, il rinvio a regole convenzionali che i candidati avrebbero sottoscritto (in via telematica) rimettendosi ad una facoltà degli organi del Movimento di escludere le candidature fino al
momento della presentazione delle liste – che la difesa di M5S ricava dalla nota 4 del Regolamento (doc. 15) e dal “form” (doc. 13) di adesione sottoposto ai singoli candidati – va più attentamente esaminato.

Pag. 16
Le regole di comportamento per le “comunarie”, e quindi il documento 8 degli attori, propone all’art. 3 alcuni requisiti di candidabilità collegati a dati obiettivi e irrilevanti nella disamina che qui  interessa. La già citata nota 4 al Regolamento prevede – in aggiunta ai requisiti “in negativo”, l’impegno in positivo del candidato a sostenere le iniziative politiche del gruppo, mentre è solo il “form” di accettazione della candidatura (doc. 13 M5S)  per le “comunarie” genovesi a stabilire che “Il Garante del Movimento 5 Stelle si riserva il diritto di escludere dalla candidatura, in ogni momento e fino alla presentazione della lista preso gli Uffici del Comune di Genova, soggetti che siano ritenuti non in grado di rappresentare i valori del Movimento 5 Stelle”.

Si tratta con tutta evidenza di un potere che non compare nelle regole statutarie del raggruppamento politico, perché le funzioni affidate al Garante dal Codice Etico sono limitate ad interventi preventivo/sospensivi quando i portavoce o gli eletti incorrano in  vicende giudiziarie. La creazione di un potere di veto del Garante sulla presentazione di candidature fino alla loro ufficializzazione presso il Comune compare solo in questa iniziativa adottata per le “comunarie on line” genovesi, riferita nel doc. 13.

Naturalmente, la portata obbligatoria di questo impegno dovrà essere oggetto di maggiore approfondimento nella sede di merito sia per la materialità stessa dell’adesione dei singoli candidati, che per l’esatto testo dei “form” sottoscritti da ciascuno. In questa occasione e fase, può dirsi che: a) se l’impegno in questione riguardava la gestione del simbolo associativo, allora è irrilevante rispetto alle questioni contenziose oggetto della sospensione; b) se si riferisce ad un potere di veto da parte del Garante di una lista di candidati già votata dall’assemblea d’ambito territoriale,  allora non ha riscontro alcuno nella lineare architettura statutaria sopra delineata, che non contempla minimamente un potere di esclusione in capo a tale organo associativo.

Pag. 17
Le regole statutarie fin qui esaminate, peraltro, non sembrano inibire la possibilità che per impulso del capo politico del Movimento, con apprezzamento discrezionale che sfugge al sindacato giudiziario (salvo si realizzi con ciò un’illecita discriminazione),  si decida di non candidare una determinata lista anche quando essa abbia avuto la maggioranza delle adesioni nell’ambito locale e perfino nella consultazione plenaria in rete: ma la rivisitazione dei deliberati di primo e secondo livello – secondo questo Tribunale – è possibile sempre e solo  attraverso gli organismi assembleari competenti e le procedure, che si sono già messe in luce,  di cui agli artt. 2 e 3 del Regolamento.

Ne discende che, allo stato del procedimento, ricorrono i presupposti dell’art. 2378 c.c. (per la decisione del GRILLO di escludere la lista CASSIMATIS dal procedimento di selezione delle candidature genovesi) e dell’art. 23 c.c. (per il deliberato nazionale che ha deciso la presentazione della lista PIRONDINI) per potersi disporre la sospensione degli indicati atti associativi.

La sufficienza delle ragioni sopra indicate per la sospensiva, da ritenersi “ragione più liquida” nel collegamento logico  tra il primo ed il terzo motivo di impugnazione,  esime dall’indagine cautelare sul secondo motivo oppositivo.

Quanto alle ragioni di gravità e urgenza per doversi disporre la sospensione delle determinazioni contestate, esse sono di solare evidenza alla luce dell’esito conclusivo dell’odierna delibazione cautelare sulla legittimità dei provvedimenti e decisioni  opposti: nell’opinione conclusiva del Tribunale, si ritiene infatti che le due decisione contestate siano di grave pregiudizio alle ragioni delle parti ricorrenti, cui verrebbe con esse sottratto il diritto di elettorato passivo.

Pag. 18
L’urgenza decisionale è poi fatta palese dalla strettissima  tempistica del percorso elettorale per il rinnovo delle cariche cittadine, riassunta nelle pagg. 13-14 del ricorso  del 31 marzo 2017, a cui si rinvia.

Nella consapevolezza della natura interlocutoria delle odierne statuizioni, di fronte al  firmamento delle opzioni politiche che si possono delineare dopo il  voto locale delle “comunarie” e le sospensive disposte, si confida che le apprezzabili regole statutarie  più volte richiamate,  sottolineate ed apprezzate  (gli artt. 2 e 3 del Regolamento) vengano assunte a stella polare dagli organi associativi del Movimento 5 Stelle, quale riferimento obbligato ed accorto per la soluzione del nodo decisionale e politico posto dal deliberato genovese.

Le spese vanno al definitivo, trattandosi di procedimento incidentale instaurato su causa già radicata per il merito.


P.Q.M. 

Pronunciando ai sensi degli artt. 2378 e  23 c.c.

SOSPENDE l’EFFICACIA: 

A) Della decisione assunta il 14 marzo 2017 da Giuseppe Piero GRILLO (Beppe GRILLO) di escludere la lista CASSIMATIS dal percorso selettivo interno e dal procedimento elettorale relativo al rinnovo del Consiglio Comunale ed all’elezione del Sindaco del Comune di Genova;
B) Della deliberazione/votazione del 17 marzo 2017 con cui l’assemblea in rete  degli iscritti certificati ha deciso la presentazione del sig. Luca PIRONDINI come candidato sindaco e la presentazione della lista dei nominativi ad esso collegata, per i candidati consiglieri comunali.

Spese al definitivo.
Si comunichi e notifichi.
Genova, 10 aprile 2017                 Il Giudice des. 
                                         Dr. Roberto BRACCIALINI




COMMENTI E CONSIDERAZIONI ESTEMPORANEE

Fonte.
1) Leggesi sopra, p. : «Quanto al secondo motivo di impugnazione, era infondato perché la decisione di non concedere il simbolo della lista non è un provvedimento disciplinare, ma solo il Garante ha al pieno diritto di decidere se concedere o meno l’uso del simbolo associativo». Caspita! I diritti democratici di 60 milioni di italiani sono subordinati al capriccio e all'arbitrio di un comico di professione, che non fa più ridere nessuno, e si dimostra ogni giorno che passa un pessimo politico, che non mostra rispetto neppure per i suoi fan, per quanti gli avevano tributato quella fiducia e quella stima che adesso demerita, ma reclama con un penoso “fidatevi di me”, trasformato in un principio politico, in uno dei fantomatici “principi” e “valori” del Movimento che sono diventati il mantra del movimento talebano, ma che svanisce come neve al sole appena si chiede loro di spiegare e chiarire quali sono questi fantomatici principi. È quanto ho potuto sperimentare pochi giorni fa ad uno dei cosiddetti tavolo. Stanco di sentir parlare di principi, ho chiesto che mi si dicesse quali erano e cosa per essi si intendesse. La risposta strappata di bocca è stata: “onestà”, come se anche questa fosse la proprietà commerciale di qualcuno, che la può denegare ad altri sgraditi e non ubbidienti.

2) Su questa farsa dei “probi viri”, di cui si parla anche sopra nel testo, posso dire da protagonista e mio malgrado ispiratore come sono andate le cose. Un qualche dibattito, interno al m5s, il nostro reintegro romano dell'aprile 2016 lo ha prodotto. Si discuteva fra di noi: non dico chi e non dico dove, ma sulla rete in ogni caso, e dunque in una sfera di pubblicità. Si investigava e si discettava di quali possibili rimedi si potessero trovare e approntare. Ed una delle idee che è venuta fuori è stata una sorta di regolamentazione di un istituto dei probi viri. Ne è poi nata una lite disgustosa di chi fosse il copyright, la proprietà intellettuale dell’elaborato di una discussione che era comune. Addirittura  minacce di adire le vie giudiziarie e reclami presso la sede centrale dei MeetUp in America. Questa è la natura umana che alberga tutto sommato in ognuno di noi... Fatto sta che la proposta approdò nel blog nazionale di Beppe Grillo, suscitando un cospicuo dibattito. Personalmente, non contavo molto su questa strada, che però non volevo scoraggiare, per il fatto che per me la soluzione vera può venire solo da una legge attuativa dell'art. 49 della costituzione, dove viene disciplinato questo aspetto o vengono almeno dati principi guida, eguali per tutti i partiti. Quello che però ne è venuto fuori dalla Casaleggi Associati è un assoluto aborto rispetto a ciò che si pensava. Non un organo di giustizia ma un modo regolamentato per aumentare i soprusi ai danni degli iscritti con Viri che probi non sono e non possono essere per nulla essendo del tutto privi di autonomia rispetto al Capo o allo Staff. Una oscenità che ora compare anche davanti al Giudice, che naturalmente non è chiamato a giudicare sulla natura e la composizione di simili Probi Viri. Lo potrà fare il Giudice Romano che a breve si dovrà pronunciare sulla contestazione del Regolamento di Ottobre 2016, dopo che a Luglio il Giudice di Napoli aveva già dichiarato illegittimo il regolamento allora vigente. È stata patetica la procedura con cui Beppe si è messo a varare un nuovo regolamento, per non doverci lui rimettere di tasca sua. E pensare che io nel febbraio 2016 avevo fatto la fila, ed avevo pure sprecato 50 euro di biglietto, per tentare id parlargli per non fare le cause che poi sono venute e ora sono a Genova, cause alle quale si aggiungono almeno tre querele di diffamazione delle quali Beppe dovrà rispondere davanti a un Giudice penale. Dall'alto della sua divina Maestà non pensavo che un oscuro “attivista certificato” avrebbe potuto contestarlo e chiedergli conto del suo agire.

3) Si legge sopra, a pag. 3: «la difesa del Movimento fa presente che la figura del Garante dello stesso è collegata indissolubilmente al GRILLO, quale co-fondatore del Movimento stesso». È una pretesa assurda. Aderendo al m5s, ma poteva essere un qualsiasi altro partito, non ho mai inteso e ciò mai avrebbe potuto essere consegnarmi nelle mani di chicchessia in una sorta di rapporto feudale, o addirittura peggio. La mia lettura dell'art. 49 della costituzione è semplice e di immediata evidenza. I cittadini che inibiscono a se stessi ogni uso delle armi e ogni proposito di conquista violenta del potere politica, si associano fra di loro per mettere a confronto le loro idee, e per trovare insieme linee programmatiche per l'indirizzo politico del Paese. Tanto più che la propaganda del m5s ha sempre sbandierato il principio dell'uno vale uno che è l'esatto contrario della rappresentanza politica, dove non basta dire “portavoce” per nascondere la natura in sé antidemocratica della rappresentanza politica dove il “rappresentante” supera di gran lunga il rappresentanto e si solleva al di sopra di lui per condizione economica e per privilegi di ogni genere. La situazione perversa creata da Beppe Grillo che si è mai presentato a nessuna elezione è che tutti i portavoce sono a lui devoti in quanto da lui “miracolati” in parlamento: erano nessuno, disoccupati, privi spesso di qualsiasi avanzata competenza, e si sono ritrovati in una posizione di assoluto privilegio. Sanno di dovere tutto a lui e per questo gli sono incondizionatamente fedeli. “Portavoce” significa in realtà “portatore di ordini” dal Capo alla massa degli “attivisti certificati”, unici ammessi alle candidature, condizionate dalla mera concessione del Logo, e da nessuna procedura democratica. A loro volta gli Attivisti risultati Candidati – spesso con operazioni come quelle che sono venute fuori al Tribunale di Genova, ma spesso con operazioni ancora più discutibili – opprimono la gran massa degli Elettori che si trovano a dover votare una lista preconfezionata, dove non è stata fatta nessuna seria selezione professionale, intellettuale, politica. Vale solo il principio del prendere o lasciare, ovvero la possibilità dell’astensione.

4) A pag. 8 si legge: «…non risulta  particolarmente agevole la ricostruzione delle regole organizzative del Movimento 5 Stelle…». Qui il giudice riesce ad essere più umoristico nella sua sua aderenza alla realtà dei fatti di quanto non riesca a far ridere Beppe Grillo nella sua comicità teatrale. In realtà, come ben sanno gli Attivisti il Movimento non ha regole ma vige l’arbitrio più assoluto. Quanto per  fare un esempio, su Roma, si ricordino i due casi associati ai nomi di Cecilia Petrassi e di Virginia Raggi. Non voglio qui scendere in dettagli dove potrei incorrere in qualche inesattezza, ma chi vuole ha una strada da percorrere. E non è la sola. Ma senza andare lontano, e rimanendo nel presente si guardino i casi di Genova e di Palermo, dove Beppe si è auto-annullato a Genova per la regola delle 24 ore, ma ha dimenticato di farlo per lo stesso motivo a Palermo. Si blatera tanto di Regole ma in realtà non ne esistono, o meglio - come diceva Pannella - questi non rispettano neppure le regole (discutibili) che loro stessi si sono dati. Se questo non è cieco arbitrio, dite voi cosa è.

5) Leggesi a pag. 10: «…come Beppe GRILLO, il quale in seno a  tale organizzazione politica cumula in modo non seriamente contestabile la qualità di “capo politico”, come da Regolamento;  e di  “Garante del Movimento”, come da Codice Etico.» - Il punto è: ne abbiamo davvero bisogno? Ha dato finora buona prova di sé questo Capo? Come si combina il principio del capo, detto anche in dottrina Führerprinzip, di infausta memoria, con il principio dell'Uno vale Uno? Ed il garante di cosa è garante se per ottenere giustizia sempre più spesso ci si deve rivolgere a Tribunali civili e penali? Il Capo e Garante ha mai risposto a nessuno che a lui si rivolgesse per chiedere “giustizia” o almeno spiegazioni dei suoi atti e delle sue affermazioni? Posso affermare e testimoniare che per quanto mi riguarda si è sempre sottratto e non solo il solo che ha dovuto querelarlo per gravissime affermazioni lesive dell'onore e della dignità della mia persona. Ovviamente, sarà un giudice s decidere e io mi limito a parlare della mia querela solo lo stretto necessario, ma le offese a me arrecate non sono state fatte in privato o in una ristretta cerchia, ma nella più ampia pubblicità. A me questo “garante” proprio non ha garantito e non garantisce nulla. So di altri casi simili e forse più gravi del mio, ma posso parlare solo per me di ciò di cui sono certo. Ed è davvero curioso, oltremodo curioso come addirittura in sede di Regolamento - e che razza di regolamento! - si proibisca a chi ha fatto querela di dire che ha presentato querela..., come a dire - esempio di scuola - che costituisce una minaccia il solo dire che si intendono chiamare i carabinieri. Ricordo l’esempio di scuola dal mio corso universitario di diritto privato, ma è la stessa cosa se si minaccia o si sporge querela. I famosi "principi” del m5s oltre quello della onestà tà tà includono anche quello della legalità tà tà, ma qui un Attivista che voglia sperare di trovarsi un giorno Candidato non può neppure manifestare l'intenzione di sporgere querela, meno che mai farla, e se riceve una sanzione dal Capo e Garante non può nemmeno dire di averla ricevuto... È follia orwelliana o è realtà a cinque stelle questa qui?

6) Non ritrovo il brano che volevo commentare, ma il concetto che volevo esprimere è questo: il Garante, il Capo, lo Staff o chi altri mai hanno di fatto il potere determinante di influenzare e pilotare qualsiasi genere di selezione delle candidature, che non poche volte sono frutto di circostanze fortuite ed anche curiose. Oltre a questo lato per così dire “soggettivo” vi è una pratica perversa fatta di cordate, cerchi magici, giochi ad incastri ed esclusione, senza mettere in secondo piano campagne di discredito, denigrazione, diffamazione di avversari temibili o semplicemente da neutralizzare. Meno concorrenti restano e meglio è. Se la formazione delle candidature nei vecchi partiti, ha delle procedure oscure e verticistico-padronali, o addirittua (dicono) certe candidature vengono addirittura comprate o chieste dai poteri forti, il metodo di selezione pentastellato non è esente da sue proprie critiche e da processi di degenerazione. Il fenomeno è poco studiato, ma merita tutta l’attenzione.

7) Un post facebook di Luca G. Capriello: «Passando ad esaminare congiuntamente il primo ed il terzo
motivo oppositivo di cui al ricorso, non risulta particolarmente agevole la ricostruzione delle regole organizzative del Movimento 5 Stelle e dei procedimenti di selezione dei candidati, che sono fondamentali per orientarsi nel contenzioso cautelare, perché esse non sono contenute in un unico documento statutario, ma sono sparse in almeno tre testi: il “Non Statuto” (doc. 2 attori e 14 convenuto), che in realtà contiene le regole statutarie fondative relative alla definizione degli obiettivi politici, alla caratterizzazione politica del Movimento ed ai principi di base per la selezione dei candidati; il “Regolamento” (doc. 3 attori; 9 convenuto), fonte integrativa richiamata dall’art. 8 del Non Statuto, che riprende questi stessi argomenti ma disciplina con maggiore dettaglio
le procedure di formazione delle decisioni e individua anche gli organi decisionali dell’associazione, tra cui in primo luogo il “capo politico” e le “assemblee” di ambito locale e di tutti gli iscritti certificati; il cosiddetto “Codice Etico” (documento 11 convenuto), che più esattamente contiene un codice di comportamento in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie (ORDINANZA GENOVA).

Ora anche un bambino capirebbe che il Regolamento e il Codice Etico sono IN CONTRASTO CON LO STATUTO (leggetelo).
Infatti lo scorso ottobre, i vertici hanno dovuto indire una votazione online (a seguito dell'ordinanza di Napoli di luglio 2016) PER INSERIRE NELLO STATUTO L'ART. 8 (leggetelo).

Perchè?
Perchè così facendo hanno ELEVATO A RANGO STATUTARIO LE NORME DEL REGOLAMENTO E DEL CODICE ETICO.
Perchè serviva farlo?
Perchè così POSSONO BYPASSARE LO STATUTO...

A Roma, infatti, sono state impugnate quelle votazioni di ottobre e nelle prossime settimane vedremo quale decisione assumerà il Giudice capitolino.

In ogni caso, SCRIVERE SUL BLOG CHE MARIKA NON SARA' MAI LA CANDIDATA DEL M5S E' SBAGLIATO DA MOLTISSIMI PUNTI DI VISTA.

"Le decisioni assunte dagli organi assembleari con riguardo alla materia elettorale “sono vincolanti per il capo politico del Movimento 5 Stelle e gli eletti sotto il simbolo” dello stesso raggruppamento politico (ORDINANZA GENOVA).

BEPPE RISPETTA LE DECISIONI.

Marika Cassimatis è l'unica candidata legittima della nostra comunità politica.»




RASSEGNA STAMPA
Selezione

1) Repubblica:

mercoledì 15 marzo 2017

Gilad Atzmon: «La strada per Atene».

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Gilad Atzmon
Gilad Atzmon non è uno storico revisionista, ma è un musicista e un filosofo. Ad ognuno il suo mestiere. Per gli storici revisionisti, che fanno questo mestiere, dovrebbe essere più che soddisfacente sapere che un Gilad Atzmon riconosce loro la piena libertà per le loro ricerche. Se Atzmon rivestisse i panni dello storico, senza esserlo, senza sapere di ricerche di archivio e di metodo storico-scientifico, la sua sarebbe una posizione ideologica, e noi non avremmo per lui l'interesse vivo che invece abbiamo non solo per le analisi che ha già prodotte, ma per la sua capacità di leggere il presente, le cose che via via accadono, in un àmbito certamente delimitato, ma che è quello dove nessuno meglio di lui è nelle condizioni di dire e poter dire le cose che dice e scrive. In fondo, la questione spinosa del reato di “negazionismo” che infiamma gli animi, è secondaria e derivata davanti al potere di stabilire per legge una Verità qualunque: oggi si fissa per legge che la Verità che si deve credere è Una, e Questa per la precisione. Domani se ne fisserà un'altra, e non importa Quale. Importa il potere di dettare la Verità. Discutere sulla legittimità di questo potere, o meglio impedire che se ne possa discutere, è ciò in cui - spiega Atzmon – consiste l’essenza del «potere ebraico» oggi nel mondo.

Post Scriptum. -  Oggi, a proposito di un eretico discendente di Lord Balfour, su il Foglio, qui ripreso da una rassegna stampa sionista, viene immesso sulla rete linguistica italiana un “autorevole” commento di Dershowitz, che si vuole importare in Italia, dove è già venuto e dove è stato tradotto un suo libro, presentato senza le molestie e le censure che hanno invece i libri di opposte vedute... L'elenco sarebbe lungo! Stavo per scrivere alla Redazione de Il Foglio, ma mi sono trattenuto, pensando che probabilmente scriverebbe che sono un “antisemita”, e poi come in genere succede tocca fare una lettera di smentita ai sensi di legge, che però non viene pubblicata, come non è stata pubblicata la mia smentita al Messaggero, da dove un Tizio continua a lanciare i suoi attacchi, evidentemente protetto e coperto... La replica che era pronta sulla punta della penna, replica che non ho partita per email, era questa: ma non è che la causa dell’«antisemitismo» (fra virgolette) non sia da ricondurre allo stesso Dershowitz e alla stessa Redazione del Foglio, il cui acritico, totale, assoluto, perinde ac cadaver su Israele, qualunque cosa faccia? Non è sospetto una così assoluta mancanza di indipendenza e autonomia critica da parte di un organo di informazione che riceve finanziamenti pubblici Non è che questo (inesistente e anacronistico quanto concettualmente inconsistente) “antisemitismo” sia una creazione artificiale e strumentale della stessa propaganda israeliana, la cosiddetta Hasbara? Non credo che il Foglio abbia più lettori di Rinascita, quando usciva... ma Rinascita ha chiuso o l'hanno fatta chiudere, invece il Foglio continua ed ha quelle stesse rassegne stampa che nel caso di Rinascita venivano rifiutate... In pratica, un giornale come Rinascita (un quotidiano con diffusione nazionale, anche se ridotta) era censurato dalle rassegne, che sono anche organi di pubblicità per i giornali... Il suo torto era di essere in una posizione politica agli antipodi della redazione del Foglio, o di altri giornali e giornalisti, che di certo non sono la Voce di Gaza.
CL
LA STRADA PER ATENE
Fonte.
di
Gilad Atzmon

Alan Dershowitz
Nel suo recente discorso indirizzato al think-thank guerrafondaio e ultra sionista Stand With Us, Alan Dershowitz ha avuto a dichiarare:
 «la gente afferma che gli ebrei siano troppo potenti, troppo forti, troppo ricchi. Afferma che noi controlliamo i media, che noi possediamo troppo di questo e troppo di quello e che poi, in maniera artata e con l'aiuto della dialettica, neghiamo e nascondiamo sia la nostra forza che il nostro potere. Voi, questo potere, non nascondetelo mai!» 
Il vecchio sionista Dershowitz, che negli anni si è andato guadagnando la poco invidiabile reputazione di “grandissimo bugiardo” (Noam Chomsky) e di “plagiatore seriale” (Finkelstein) prima di passare a miglior vita ha probabilmente deciso di dare un’ultima chance alla ammissione della verità. Nel mondo odierno, nessuno può negare che gli ebrei siano “troppo potenti” “troppo ricchi” e che “controllino i media globali”. Eppure è altrettanto chiaro che ormai essi non si preoccupino quasi più di celare tale potere. Infatti, proprio come Dershowitz, la maggior parte di loro si vanta apertamente delle tante sfaccettature del potere ebraico nel mondo e proprio mentre si vanta apertamente usa tutti gli artifizi possibili per silenziare ed azzittire chiunque osi contestare la natura di quello stesso potere.

Come vado sostenendo da molti anni, il punto di forza degli ebrei, consiste proprio nel sopprimere qualunque discussione possibile che abbia ad oggetto il loro potere nel mondo. In effetti, l’approccio che usa Dershowitz proprio in questo suo discorso, è piuttosto chiaro. Lui, ammette apertamente che gli ebrei siano smisuratamente potenti, eppure non si fa alcun problema a dichiarare apertamente che gli stessi, non dovrebbero preoccuparsi di considerare il loro strapotere  come strabordante ed ingiusto.
«NOI (ebrei) ci siamo guadagnati il diritto di essere ascoltati, NOI ci siamo guadagnati il diritto di influenzare il dibattito pubblico, NOI abbiamo contribuito in maniera sproporzionata al successo degli USA nel mondo» - afferma Dershowitz.
Qualcuno potrebbe anche domandarsi a chi sia riferito questo “NOI” che ha contribuito così tanto al successo di questo paese. Dershowitz si sta forse riferendo anche al suo cliente e vecchio amico Jeffrey Epstin, l’uomo che si preoccupa di procurare le minorenni alle élite? Dershowitz, si riferisce anche ad Alan Greespan, colui che ha spinto l’America a compiere un vero e proprio genocidio verso le sue classi sociali più deboli? O forse, questo suo “NOI” include anche quei banchieri di Wall Street come i Goldman e i Sachs e i Soros, i quali non passa giorno che non spendono a scommettere pesantemente e a speculare sul futuro degli Americani, approfittando della finanza globalizzata? E quasi certamente questo “NOI” di Dershowitz si riferisce anche a Haim Saban e Sheldon Aderson che son riusciti nel loro scopo di ridurre la politica americana ad un puro affare interno e strumentale agli interessi sionisti.

Ma vi prego: non fraintendetemi. Non c’è dubbio alcuno che alcuni ebrei abbiano dato un notevole contributo all’America in tema di cultura, scienze e arte, finanza e così via. Eppure, è proprio questo concetto ebraico del NOI che Dershowitz qui si impegna così tanto a propagandare, che si presta come problematico e bisognoso di una analisi ulteriore. Sebbene appaia chiaro che l’opera di lobbing a favore di Israele e degli interessi ebraici messa in atto da Adelson e Saban sia ascrivibile a quel concetto di NOI ideato da Dershowitz, la cosa non ancora chiara risulta essere se la stessa opera letteraria di Philip Roth sia solo un contributo alla letteratura statunitense dato in quanto semplice cittadino americano, oppure se anche essa sia organica a quel concetto di NOI di cui parla Dershowitz.  Ma questo entusiasta della cara vecchia pulizia etnica, ci infligge perfino la sua battuta finale:
«Mai, mai scusarsi per il fatto che usiamo il nostro potere e la nostra influenza in favore della pace».
Se penso che chi parla è il guerrafondaio e teorico dello Stato criminale, Dershowitz, non posso che rimanere perplesso per questa sua affermazione. E allora mi chiedo: «ma chi sono questi ebrei che userebbero la loro influenza politica e finanziaria addirittura nell’interesse stesso della pace nel mondo?» È forse la scuola tribale Neocon, chiamata The Progect for the New American Century ( il Progetto per il Nuovo Secolo Americano), una cricca immorale di interventisti sionisti internazionali, che è riuscita a portare l’intera America assieme a tutto l’Occidente in una guerra globale senza fine? O forse, si tratta del “pacifista” Albert Einstein il quale ha praticamente dato inizio al famoso Progetto Manhattan, mettendo l’intero mondo sulla strada della autodistruzione? O ancora Dershowitz si va riferendo a Sidney Blumenthal, il quale ha spinto l’ex segretario di Stato Hillary Clinton all’intervento militare in Libia mentre lui stesso, nei giorni in cui il paese di Gheddafi veniva cancellato a suon di bombe, era intento ad investire casualmente proprio nella ricostruzione di quello stessa terra brutalmente aggredita? Oppure si tratta della lobby ebraica che spinge costantemente alla guerra in Siria e in Iran? Ammetto di non conoscere molti ebrei che usano davvero, e in maniera disinteressata, la loro influenza nell’interesse della pace tra i popoli, ma son sicuro che se qualcuno di questi dovesse mai fare la propria comparsa sulla scena, la gente come Dershowitz, si affretterebbe ben presto ad accoglierla con la macchina del fango e della denigrazione, come possono facilmente testimoniare sia Norman Finkelstein che Richard Falk.

Io, come Dershowitz, non penso affatto che gli ebrei dovrebbero scusarsi per i crimini di Israele. Non sono per niente sicuro che le scuse possano avere un qualche significato utile. Non so se i giudei dovrebbero scusarsi per il loro strapotere o per uomini come Dershowitz, Greenspan, Wolfowitz o Maddoff, perché ancora una volta, un simile atto non avrebbe molto senso. Ma sono oltremodo sicuro che quando ci si trova ad ascoltare le menzogne sparse in giro dai signori come Dershowitz, il quale va invocando tutti i giorni la guerra, presentandola nella sua veste tanto legalitaria quanto ipocrita e niente affatto etica, allora siamo autorizzati a pensare che egli parli senza dubbio in nome del progetto nazionalista ebraico. Quest'uomo è la personificazione stessa di tutto quello che ha a che fare con la follia della razza eletta e della loro supremazia tribale. Alan Derschowitz è la utile quinta colonna piazzata nel cuore stesso di Gerusalemme, posta là per ricordarci quanto possa essere penosa la distanza morale e culturale che ci divide dalla Atene di Pericle.

Ma al tempo stesso, proprio questa presa di distanza dalle folli visioni della gente come Dershowitz, può di per sé rappresentare la chiave stessa per rientrare ad Atene e riprenderne possesso una volta per tutte e soprattutto per sempre.

Traduzione italiana di Antonio Palumbo

martedì 14 marzo 2017

Intervista a Gilad Atzmon sul soldato Azaria: il mito dei valori ebraici universali.

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Gilad Atzmon
La lieve condanna per un cinico e brutale omicidio di un palestinese, steso a terra ferito, da parte di un soldato israeliano, emessa in Israele il 21 febbraio di questo corrente anno 2017, ha giustamente richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, anche se sono riluttante a usare l’espressione “opinione pubblica”, in un mondo dove l'opinione è fatta e formata sempre più da chi possiede e controlla i media. Più che altro è l'ennesimo scontro su cui si misurano due diverse “opinioni pubbliche”: quello dei cittadini israeliani o ebrei in genere, e quello dei non-ebrei o persone terze e distaccate, o anche persone che ritengono che i palestinesi siano delle assolute vittime e meritino tutto il sostegno di quanti vorrebbero un mondo regolato dalla giustizia e da principi di umanità anziché dalla forza bruta. Di Atzmon mai come in questo caso è utile ricordare che nato in Israele, con un nonno che era terrorista dell’Irgùn, e gli ha fatto apprendere in casa cosa fosse il sionismo, all’età di 30 ha lasciato per sempre Israele, ritenendo che quella fosse una terra ingiustamente sottratta ai palestinesi.

Su «Come Don Chisciotte» è apparso il 12 marzo un articolo di Richard Hardigan, che ha già avuto quasi 2000 lettori, e che ho condiviso sul mio profilo facebook, suscitando l’interesse dei miei Amici. In CDC è disponibile anche il video della esecuzione a freddo che non lascia nessun dubbio sull’omicidio. Ora, grazie ad Antonio Palumbo, giunge anche la traduzione di questa intervista da Gilad Atzmon rilasciata a Alimuddin Usmani, giornalista svizzero indipendente. Inutile dire che il suo giudizio sull’accaduto è per noi di particolare interesse. Un poco di date e di filologia: l’articolo di Hardigan è uscito nell'originale inglese il 3 marzo in Counterpunch. L’Intervista di Atzmon è qui ripresa e tradotta da un post del suo blog uscito il 4 marzo, con titolo: «Azaria e il mito dei valori ebraici universali», ed è un’Intervista concessa a Alimuddin Usmani, per la Pravda  dove esce il 3 marzo in traduzione francese, e in E et R (Egalité et Reconciliation), dove esce nella stessa data del 3 marzo. I due testi, di Hardigan e di Atzmon, sono dunque del tutto autonomi e pressoché contemporanei. Se poi, in relazione al fatto, si vuole sentire la Voce della Propaganda israelo-sionista, ben presente radicata e rappresentata anche in Italia, e in specie nell’Amministrazione Capitolina, passata e presente, si vada al link, immondo, che non commentiamo, essendo più che sufficiente, per completezza di informazione, averlo linkato!
CL


IL SOLDATO AZARIA
 E IL MITO DEI VALORI EBRAICI UNIVERSALI
(Fonte)

Intervista
a
Gilad Atzmon

Alimudin Usmani
Alimuddin Usmani: Il soldato Elor Azaria, delle Forze di Difesa Israeliane, è stato recentemente condannato per strage per aver sparato ed ucciso un palestinese ferito e inerme. La vicenda ha profondamente lacerato l’opinione pubblica israeliana. Alcuni dicono che il soldato stesse semplicemente facendo il suo dovere e che è sia stato trasformato in un capro espiatorio dalle stesse Forze di Difesa Israeliane. Una fonte militare riservata ha dichiarato: «che l’atto di Azaria non ha nulla a che fare con i valori su cui si fondano le Forze di Difesa Israeliane e nemmeno con quelli del popolo ebraico».  Gideon Levy ha scritto che la sentenza dei diciotto mesi data al militare è semplicemente ridicola e che sarebbe stata buona al massimo come punizione per un banale furto di biciclette”. Tu, che idea te ne sei fatto? 

Giald Atzmon
Gilad Atzmon: ci sono molte cose da tenere in considerazione in tutta questa vicenda. Ovviamente la prima di tutte è che il soldato Azaria sia semplicemente un assassino a sangue freddo, il quale non ha esitato a sparare in testa ad un palestinese che era già precedentemente ferito e di conseguenza inerme. Quella di Azaria, non è stata altro che una vera e propria esecuzione, per di più operata in pieno giorno. Ragionando nell’ottica israeliana, l’unico imperdonabile crimine commesso dal soldato Azaria è stato solo quello di essersi fatto beccare in flagrante da una telecamera. Ci sarebbe anche da dire di quanto siano impossibili le circostanze nelle quali questi soldati sono costretti ad operare. I soldati israeliani, infatti, sono impropriamente usati anche per operazioni di semplice ordine pubblico. Visto che i coloni non fanno altro che opprimere giorno e notte i palestinesi oriundi, quello che è successo mi pare né più e né meno che la mera cronaca di un disastro annunciato. Sempre più spesso sia le forze di polizia che i soldati finiscono per trasformarsi in squadroni della morte al servizio dei coloni.  Eppure, queste vili pratiche non rispondono necessariamente a precisi ordini ufficiali dei corpi militari o di polizia. Piuttosto, questi episodi portano alla luce l’atmosfera cupa ed esplosiva che aleggia oggigiorno nelle strade di Israele: lo stress pre-traumatico, la loro licenza di uccidere impunemente, la completa mancanza di qualunque senso dell’etica e così via. Mettendo per un attimo da parte il brutale atto di Azaria, il dibattimento in aula ha messo in luce un profondo conflitto all’interno della società israeliana.
Il Sionismo, come sappiamo, promise di fare degli ebrei un popolo come tutti gli altri. Invece, la realtà dei fatti ci mostra che agli israeliani resta ancora moltissima strada da fare in questo senso, visto e considerato che allo stato attuale delle cose essi hanno davvero ben poco in comune con il resto della umanità, se non addirittura proprio nulla. Azaria è stato condannato per omicidio colposo, che è una condanna ridicola se osserviamo che ci troviamo di fronte ad un palese omicidio di primo grado e quindi doloso a tutti gli effetti. Eppure, la sua condanna è stata di solo diciotto mesi di prigione.  Le ragioni di questa discrepanza tra l’accusa e la sentenza può essere compresa attraverso vari metri di giudizio e opportune considerazioni. La prima è che al contrario della giustizia civile, quella militare non risponde a principi regolati dall’etica ma piuttosto a quelli tagliati sulle esigenze del sistema militare. Per esempio: una corte militare che condanna a morte un soldato, non lo fa di certo per una ricerca etica di giustizia ma per ragioni prettamente riconducibili a strette logiche di carattere operativo e  militare. Queste rispondono alla necessità di deterrenza nei confronti di possibili comportamenti pericolosi che potrebbero manifestarsi nelle sue file quali l’insubordinazione, la codardia o la defezione. In maniera simile, visto e considerato che Israele ha bisogno dell’esercito per sostenere la sua politica di occupazione, Israele deve assicurarsi che i sui soldati possano fidarsi ciecamente del fatto che il loro esercito coprirà loro le spalle in ogni caso, perfino quando sono colti nell’atto di uccidere a sangue freddo un palestinese, per giunta già ferito e quindi ormai inerme.
Moshe Yaalon
Il giorno della sentenza, il capo veterano dello staff di guerra, Moshe Yaalon, ha ammesso che la sua iniziale reazione indignata conseguentemente all’incidente procurato da Azaria, è stata posta in atto solo come espediente per calmare la rovente situazione venutasi a creare sul campo. In buona sostanza, Yaalon aveva bisogno di dare qualcosa in cambio ai palestinesi in maniera tale da evitare una escalation che avrebbe potuto portare a disordini e a conseguenti contromisure dagli esiti imprevedibili. Tutto ciò ci riporta alla nozione dei valori ebraici in generale e più in particolare all'etica alla quale sarebbero informate le Forze Armate Israeliane. Come ho già detto molte volte prima, non ci sono valori ebraici universali, sia gli ebrei che la cultura ebraica sono fortemente orientate a una visione tribale della loro realtà. Più precisamente l’Ebraismo è informato ai dettami della Torah e delle Mitzvoth (i comandamenti biblici). Di conseguenza ci si dovrebbe aspettare che l’ebreo segua queste leggi, anziché prodursi in giudizi etici di qualche tipo. L’Haskalah, ovvero l’Illuminismo Ebraico, è stato il tentativo di universalizzare i principi dell’Ebraismo sulla stessa onda del pensiero secolarizzato europeo. Di conseguenza ne discende che questi valori universali introdotti dalla Haskalah, non appartengono al retaggio antropologico e culturale israelita ma che siano stati semplicemente solo presi in prestito dalle scuole di pensiero nate in seno ai paesi europei che in quel momento ospitavano le varie comunità ebraiche. Il Sionismo, non è stato altro che la promessa di civilizzare o normalizzare gli Ebrei per mezzo del mito del ritorno alla loro terra di origine. Implicitamente, esso, ha accettato che gli Ebrei non fossero persone come tutte le altre ma che avrebbero potuto diventarlo. Il Sionismo promise di far diventare gli Ebrei produttivi, di fare gravitare le loro vite attorno attività quali l’agricoltura e il lavoro. La IDF (Le Forze di Difesa Israeliane) erano ritenute essere anche improntate all’etica e alla umanità.
Sono cresciuto con foto che offrivano le immagini di soldati israeliani che nel bel mezzo del deserto, dividevano la razione di acqua che avevano in dotazione con i soldati dell’Egyptian POW. Ci vollero un po’ di anni prima che da solo arrivassi a capire la brutale verità che stava dietro a quella propaganda: ovvero che il Sinai fosse in realtà solamente un mattatoio per le centinaia di soldati egiziani spedite dritte dritte verso la propria morte nella sabbia rovente del deserto. E dopo un altro po' finii per rendermi conto anche degli orrori della NABKA, la brutale pulizia etnica inferta alla popolazione palestinese nel 1948 e cioè di quando, nemmeno tre anni dopo la tragedia di Auschwitz, il giovane esercito israeliano, assieme alle forse paramilitari ebraiche, massacrarono dozzine di villaggi palestinesi. E per quello che riguarda i massacri odierni, meglio non aprire nemmeno l’argomento. Tutto ciò per dire che le Forze Armate Israeliane non sono mai state una entità etica. I presunti valori etici ai quali sarebbero informate le Forze Armate Israeliane, sono solo un mito. La verità è che ci troviamo di fronte ad un elenco crescente di crimini contro l’umanità. La farsa del processo al militare, in pratica, non è null’altro che il tentativo di portarci a credere che l’esercito israeliano sia una forza militare etica. Con lo stesso procedimento complesso e contorto di quello usato nella cucina Kosher.
Benoit Hamon

Alimuddin Usmani: l’Agenzia Telegrafica Ebraica, ha denunciato il fatto che Benoit Hamon, il vincitore delle primarie del Partito Socialista francese, fosse appoggiato da noti antisemiti. Prima del voto sia Dieudonné che Alain Soral, si sono massicciamente e pubblicamente spesi nell’auspicio che Manuel Valls venisse fatto fuori dalla corsa nelle primarie socialiste, e in effetti Valls, noto anche per essere un forte sostenitore di Israele, alla fine ha davvero riportato una sonora batosta. Pensi che questa vicenda possa rappresentare un punto di svolta nella politica programmatica della Sinistra francese?

Gilad Atzmon: la Francia non è il solo paese a registrare questa inversione di marcia. A livello globale, possiamo registrare un incremento sempre maggiore della intolleranza verso le pressioni esercitate dalla lobby ebraica. Possiamo riscontrarlo sia in USA che nel Regno Unito. E gli Ebrei, sono i primi a notarlo. Le associazioni ebraiche lamentano da tempo questo incremento di episodi di antisemitismo (qualunque cosa questa espressione possa significare nelle loro menti). Eppure, invece di cominciare a farsi un opportuno esame di coscienza, chiedendosi se non ci sia qualcosa nel loro atteggiamento che porti a suscitare nel prossimo rabbia, risentimento e netta opposizione, queste organizzazioni non fanno altro che prodursi ossessivamente negli stessi errori di sempre. Invece di aprirsi ad un dibattito sulla natura intrinseca dell’entità israeliana e del potere ebraico nel mondo, usano ogni genere di mezzo volto a sopprimere sul nascere la stessa libertà di parola e ad azzittire chiunque osi avere un briciolo di senso critico in tema di Sionismo Globale, di lobbismo ebraico e sulla brutalità dei mezzi con la quale Israele conduce la sua politica interna.  Saremmo portati a pensare che dopo la Shoah, gli ebrei avessero compreso la lezione etica e umana di questa orribile vicenda, e che smettessero una volta per tutte di optare per le vie dell’arroganza e della prevaricazione. Ma in realtà è avvenuto l’esatto opposto: le lobby ebraiche assieme ai sionisti, sono diventati più arroganti che mai.

Cosa è il Crif, spiegato dal Moked.
Alimuddin Usmani: il CRIF (Consiglio Rappresentante delle Istituzioni Ebraiche Francesi) si auto rappresenta quale rappresentante politico e voce ufficiale delle comunità ebraiche francesi. Nelle FAQ del loro portale internet, alla domanda se il CRIF abbia una influenza sulla politica francese la risposta data è: «sì, il CRIF ha una influenza su di essa, al fine di difendere la sua visione di quali dovrebbero essere le politiche nazionali francesi antirazziste e antisemite, offrendo la propria consulenza in tema di storia dell’Olocausto e di difesa della pace in Medio Oriente».. Insomma, il CRIF, secondo la loro visione, agirebbe né più né meno ce come qualsiasi altra associazione che ha a cuore sia l”interesse nazionale che quello pubblico. Tu cosa ne pensi di questa risposta del CRIF?

Gilad Atzmon: visto che il popolo francese sembra disposto ad accettare che una piccola minoranza di privilegiati possa egemonizzare i temi dell’interesse pubblico e del razzismo, la storia francese e la sua politica estera, allora non mi resta che finire per pensare che questa sia una buona risposta. Ma la storia del popolo ebraico ci insegna che questo atteggiamento auto referenziale teso tutto alla esaltazione del proprio potere nel mondo, ha sempre portato a tragici epiloghi.

Alimuddin Usmani: sulla CNN, Bernard-Henry Lévy ha dichiarato che l’amministrazione Trump ha un serio problema con gli ebrei. Come ti spieghi che Bernard-Henry Lévy sia così preoccupato per l’avvento di Trump?

Gilad Atzmon: E' molto semplice. BHL ha ben capito, in considerazione del suo atteggiamento interventista e guerrafondaio, che è lui stesso assieme alla sua identità ebraica a rappresentare un serio pericolo per il pianeta. Il Sionismo è una dottrina che è nata in relazione al concetto di “Terra Promessa” all’interno di un “Pianeta Promesso”. Ed è proprio l’interventismo immorale promosso da Bernard Levy, che porta ad un destino tragico per il popolo israelita. Quando un tipo come Bernard Lévy accusa Trump, il primo presidente americano ebreo, di antisemitismo, non fa altro che metterci nella condizione di rivelarci il proprio senso di colpa.  E' un ultimo e disperato tentativo di impedire di far luce sul legame profondo che lega la politica interna criminale di Israele agli Ziocon guerrafondai globali che spopolano in tutto il pianeta.

Alimuddin Usmani: recentemente hai tenuto dei concerti e dei discorsi nella Repubblica Ceca e hai annunciato che ci ritornerai a Giugno. Cosa ti piace di più di questo paese?

Gilad Atzmon: assolutamente tutto. E' un paese che è riuscito a valorizzare le sue politiche in campo culturale, la sua etica del lavoro, la sua cucina, la sua produttività. E' un paese che ha fatto pace col proprio passato e che ha ottime prospettive per il futuro.

Traduzione italiana di Antonio Palumbo.