mercoledì 4 giugno 2008

Analisi critica della manifestazione in Campidoglio indetta dal “Riformista”.

Versione 2.0
(status: 14.6.08)
testo in progress

Raccolgo qui in maniera possibilmente ordinata impressioni raccolte dal vivo ed ancora fresche. Tornato a piedi dal Campidoglio a casa, ho trovato nella mia posta la richiesta di un Lettore che mi chiedeva un commento dei resoconti del TG. Era indignato e voleva una mia analisi dei servizi giornalistici di stato. Gli ho risposto che mi sono goduto lo spettacolo dal vivo e che perciò non avevo potuto vedere i telegiornati. Data l'ora tarda, ho promesso al Lettore che avrei scritto sull’evento appena alzato, di prima mattina. Certo di avere almeno un Lettore voglioso dei particolari dell’evento, dedico proprio a lui la ricostruzione e testimonianza oculare che segue e che andrò via via rielaborando alla bisogna, corredando il testo con le numerose foto originali da me scattate con la mia Canon Ixus 55, ma soprattutto tentando di comprendere un evento indubbiamente intriso di “pura ipocrisia”: non sono mie parole, ma di Francesco Cossiga che ormai all'apice della sua carriera politica può permettersi di parlare senza riguardi e senza peli sulla lingua. Nel frattempo, chi legge e freme di sdegno, se vuole fa sempre in tempo ad aderire al Contrappello, cliccando qui e seguendo il percorso. Non vi è dubbio che la manifestazione è stata programmata a tavolino da tempo: come quando (ma anche prima) nella “Casa Rosa” gli Undici di cui parla Ilàn Pappe progettarono la pulizia etnica. Poiché la vanità è spesso più forte della prudenza, in piazza del Campidoglio si sono contesi, fra Antonio Polito e Riccardo Pacifici, la palma di chi andasse il “maggior merito” della manifestazione. Noi li gratifichiamo con un ex aequo. Chiaramente ciò che per Politi e Pacifici è un merito costituisce per me un demerito come pure son certo per i palestinesi di Gaza e dei campi profughi sorti dalla Nakba in poi, per non parlare poi di tutto il popolo iraniano, certamente non rappresentato dai “dissidenti” raccattati in piazza. Di certo, l’evento è stato pianificato a tavolino seguendo una strategia e giocando sulla sorpresa ed impreparano altrui: come per la Nabka. Ma come per la Nabka noi abbiamo il tempo e la memoria per ricorda. Non è però tardi per organizzare una “risposta” che non poteva precedere quanto gli Ipocriti andavano tramando. Bisognava aspettare che l'opera loro si compisse. Il tempo è giunto.

Ultim’ora. Non ho potuto vedere i telegiornali di ieri sera, ma ho appena visto ed ascoltato il tg2 delle 13 ed il tg1 delle 13.30, dove pare sia disponibile la versione integrale dell’intervista ad Ahmadinejad. Intanto posso notare un’estrema e vergogna faziosità della tv di regime, ben conscia di essere coperta dai suoi mandanti. A chi presta un poco di attenzione salta subito agli occhi il contrasto fra il cappello introduttivi dell’intervistatore (tanto al tg1 quanto al tg2) e la dichiarazione effettivamente resa dal presidente iraniano. Ho finora sentito di terza e quarta mano fino allo spasimo una dichiarazione di “distruzione” da parte di Ahmadinejad di Israele. Cioè vi sarebbe stata una minaccia diretta, presentata come tale da tutti i vertici della politica italiana, in primis il politico dell’«ovviamente”, Gianfranco Fini ora assurta alla ambita carica di Presidente della Camera, ma non per questo divenuto più rapprentativo, secondo l’accezione politologica data da Sartori. Ahmadinejag ha detto nei due tg e ai due diversi intervistatori che gli hanno posto la stessa domanda una cosa ben diversa da quella che gli viene attribuita. Lo stato di Israele è destinato ad estinguersi, ad implodere per contraddizione interna, non a seguito delle minacce di Ahmadinejag. Se ben si riflette e ci si documenta, si vedrà che la critica di Ahmadinejad non è una cosa nuova rispetto a quanto già si sapeva e soprattutto non è sostanzialmente diversa da quella dell'ebreo tedesco Avraham Burg, che aveva parlato di Stato alla nitroglicerina a proposito dello stato “ebraico”, costruito cioè su un fondamento razziale, con maggiore accentuazione di quel Blut und Boden (sangue e suolo) che aveva caratterizzato l’ideologia nazista. A rifiutare la natura “sionista” dello stato ebraico sono non pochi ebrei, come ad esempio Ilàn Pappe, autore della “Pulizia etnica della Palestina”, che i nostri politici che ieri sera hanno parlato a vanvera farebbero bene a leggere ed a confutare, ove ne siano capaci. È vergognosa l’informazione di regime ed è evidente come si siat facendo di tutto per indurre l'opinione pubblica italiana ad accettare l’idea di una guerra all’Iran. Di quanto sia servile questo genere di informazione ne ho avuto un particolare conferma l'altro giorno, quando a proposito della condanna dell'Italia da parte di Onu e Vaticano per l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, uno dei due tg (l’altro si è poi corretto) ha iniziato dando per prima e con risalto la notizia della condanna proveniente dal Vaticano e solo per seconda e con minore rilievo la notizia della condanna dell’Onu. Questa è il nostro sistema “democratico” di informazione, questo il regime che in quanto “democratico” ci rende il più felice popolo di questa terra, una felicità che i nostri politici non dobbiamo trattenere egoisticamente tutta per noi, ma dobbiamo esportare con le armi, esercvitando il “diritto di ingerenza” (così ha detto il corpulento politico del PD di cui mi sfugge ora il nome, forse Bellini, ma ne do qui sopra la foto: lo stesso era gia presente alla manifestazione di piazza Navona, organizzata dal “Riformista” insieme con i radicali di Bordin, una coppia siamese). Non vi è dubbio che l’informazione che sta passando sia quanto mai “sporca” e che i cittadini che non vogliono trovarsi coinvolti in una guerra debbano esercitare la massima e mobilitazione di cui sono capaci: della Casta non vi è assolutamente di che fidarsi.

In una precedente occasione, nel febbraio 2007, di cui redassi ampio articolo, poi non più terminato secondo il vasto impianto progettato (in pratica un libro online), avevo posto proprio a Polito in compagnia di Fini alla presentazione di un libro di Ottolenghi, un quesito al quale né Polito né Fini seppero rispondere. Il quesito he si può ascoltare anche nella registrazione che ne fece allora radio radicale e che ora torna di estrema attualità csuona era consì congegnato:
chiarita la distinzione filosofica fra legalità (ad esempio: mero riconoscimento diplomatico di Israele da parte tutti o solo taluni Stati) e legittimità (riconoscimento spontaneo di un diritto sulla base di motivi etici e convinzioni morali propri del singolo), posto che (citando un leit motiv di Marco Pannella) che Israele rappresenta solo lo 0,2 per cento e di popolazione e di territorio del mondo arabo, chi avrebbe dovuto ricoscere ad Israele la sua legittimità ad esistere? Gli stessi Polito e Fini, nella serata ebraica, organizzata per presentare il propagandistico libro di Ottolengi, in un ritrovo di via Ostiense? Oppure quel 99,8 per cento di stati e popoli arabi confinanti con Israele?
Alla domanda non fu data risposta e ricordo molto bene l’aria di Antonio Polito che non sapendo e non volendo rispondere mi guardava come se fossi appena giunto da Marte. L’ambiente in cui mi trovavo era pressoché ebraico ed io con la mia domanda ero effettivamente capitato nel posto sbagliata. A salvarmi da situazione incresciose fu l’assoluta mitezza del mio eloquio e la volontà preordinata di non poter replicare alle mancate o elusive risposte. In effetti, la risposta spudorata che sia Gianfranco Fini sia Antonio Polito avevano in mente era la seguente:
È sufficiente che Israele abbia il riconoscimento e l’appoggio degli Usa e dei suoi fedeli e servili alleati. Il riconoscimento da parte araba è del tutto ultroneo (Testuale Fini: “certo, è meglio, se il riconoscimento viene dato anche dagli Stati arabi…”). A costoro, popoli incivili di selvaggi in attesa di rieducazione democratica, il riconoscimento lo si imporrà con la forza, con le buone o con le cattive.
In pratica, in una logica imperiale (leggi l’«Impero» di Hardt/Negri), di disponeva degli altri come mero oggetto della propria politica. La solfa dei “diritti umani” è una volgarissima ideologia imperiale utilizzata per reclamare un “diritto di ingerenza” (così il corpulento signore della foto di sopra), senza chiaramente riconoscere il reciproco a paesi di altra civiltà che dal loro punto di vista potrebbero giudicare negativamente il nostro livello di civiltà e di sensibilità morale. Nella piazza del Campidoglio, ieri sera, le massime personalità della Casta hanno tentato il colpaccio. In passato, si aggredivano altri popoli in nome del Vangelo, oggi quel tipo di argomentazione religiosa, non più praticabile dopo l’esperienza delle guerre di religione fondative del moderno Stato laico, viene sostituita dalla ideologia quanto mai insipida dei “diritti umani”, che non si sa bene cosa siano e che ordinariamente vengono violati proprio da chi li proclama con alta e solenne retorica.

Colloco qui una riflessione or ora sopraggiunta sulla natura di una testata come «Il Riformista» che ha promossa una manifestazione decisamente antiraniana come pochi mesi prima un’altra anticinese. Stesso discorso può farsi per il «Foglio» ed in qualche misura anche per Radio radicale. Sono questi organi di informazione nel senso dello Stato di diritto liberale del XIX secolo? La loro funzione è quella di fornire informazioni quanto più possibilmente neutre ed soggettive al fine di consentire ai cittadini la libera formazione del giudizio, presupposto per la loro azione politica? Che il «Riformista» non sia un organo di informazione nel senso sopra detto non mi sembra abbia bisogno di una grande dimostrazione. Abbiamo assistito con il concorso dei politici e dei poteri interessati ad un’operazione che proprio non ha nulla a che fare con l’informazione. Oltrettutto, una manifestazione come quella del «Riformista» non aveva nessun contraddittorio. Si è poi toccato il ridicolo e la stupidità per lamentare il caso del giornalista ex-iraniano che non “era stato gradito” da uno dei protagonisti (soggetti necessari) del meeting quando proprio tutta la manifestazione del “Riformista” è stato concepita fin dall’inizio per dire ad Ahmadinejad che era “sgradito”. Mi stupisco come non sia stato colto il senso della necessaria reciprocità: io ti insulto e devi sorbiti le mie offese e le mie menzogne, ma tu non mi puoi respingere. Aggiungo ancora che quando ho sentito in piazza ciò che aveva in testa il giornalista ex-iraniano, iscritto a quell’Albo che mi auguro venga quanto prima abolito, non mi sono affatto stupito per il presunto non gradimento da parte iraniana e l’ho trovato assolutamente plausibile sotto il profilo etico, diplomatico, politico, giornalistico. La foto del Tizio, di cui non sono riuscito a memorizzare il nome, la si trova come illustrazione di questo paragrafo.


Avvalendomi del costume dei «Corretti Informatori» invio a tutti gli indirizzi della redazione del “Riformista”:
m.gallo@ilriformista.it,
a.calvi@ilriformista.it,
s.cappellini@ilriformista.it,
f.desposito@ilriformista.it,
a.deangelis@ilriformista.it,
t.labate@ilriformista.it,
l.mastrantonio@ilriformista.it,
t.mastrobuoni@ilriformista.it,
p.rodari@ilriformista.it,
info@ilriformista.it

di nuovo lo stesso quesito, più attuale che mai, dentro i 300 caratteri:
Caro Polito, sono impegnato in un ampio resoconto critico della sua manifestazione di ieri che non posso finire in breve tempo. Ma le ripropongo nuovamente e pubblicamente quella mia domanda alla quale Lei e Fini non foste capaci di dare risposta nel febbraio del 2007 (vedi links interni).
del modulo di invio di questo post, ancora in progress, ma che che mi ha già stancato al punto da rendere necessaria una pausa di ristoro. Il mio Lettore spero sia generoso da volermi concedere una pausa di riposo. Posso assicurargli che nella mia testa c’è quanto basta per redigere un romanzo alla James Joyce, ma la cosa richiede il suo tempo.

Cronaca e critica della manifestazione
Link
dell’audiovideo di Radio Radicale

Sommario: Parte prima. Riflessioni estemporanee sulla manifestazione: 1. Arrivo in piazza. – 2. La falsa non violenza dei radicali. – 3. La dissoluzione dell’unità politica di un popolo. – 4. Il silenzio sulla tragedia palestinese. – 5. La dichiarazione di inimicizia al popolo iraniano. – Parte seconda. Commento sequenziale di tutti gli interventi: 1. La testa bassa di Ahmadinejad e la testa alta di Antonio Polito. – A) CRITICA DELLA STAMPA: 1. Il trionfalismo programmato sulla manifestazione. – 2. Non solo oppositori ad Ahmadinejad. – 3. L’altra stampa: voci critiche di giornalisti fuori del coro. – 4. La faziosità sionista di Bordin, rassegnista stampa radicale. – 5. La voce della ragione. B) APPENDICE FOTOGRAFICA.

PARTE PRIMA
Riflessioni estemporanee sulla manifestazione

1. Arrivo in piazza. –Sono arrivato puntuale alle ore 20 meno pochi minuti. Visto da sotto la piccola splendida piazza con la statuta di Marco Aurelio al centro sembrava gremita. Invece ho poi verificato che la piccola folla si era tutta assembrata all'ingresso della piazza. Ho notato parecchie persone con il testa il tipico copricapo ebraico. Che a costituire la non grande folla riunatasi in Campidoglio fossero per la gran parte tutti appartenenti alla comunità ebraica romana: me lo ha confermato l’anziana signora che stava accanto a me in primissima fila davanti all'improvvisato palco, costituito dalla sopraelevazione di tre gradini davanti al palazzo centrale. Le ho anche chiesto se nella piazza gli ebrei presenti erano tutti gli elettori di Riccardo Pacifici. “Non tutti”, mi ha risposto. In questo blog è stata seguita la vicenda della pensione privilegiata riconosciuta agli ebrei romana, a seguito di una iniziativa apparsa su “Striscia la notizia”, dove erano apparsi in veste di propagonisti che si erano dati da fare per un verso Riccardo Pacifici e per l’altro Clemente Mastella, che aveva fatto sapere di aver utilizzato in parte fondi del suo ministero per raggiungere lo scopo. Come nella generalità dei casi, riguardante gli altri cittadini (mia madre compresa) l’INPS aveva tolto ciò che riteneva non dovuto. Quindi, una provvida legge ha sancito un privilegio. Questo per dire quale fosse in buona parte la folla raccoltasi in Piazza ad inveire contro il popolo iraniano. Al momento sento parlare, su radio radicale in una intervisto-filo diretto al ministro Larussa, di un’ipotesi di intervento militare contro l’Iran, per bombardare basi dove sarebbe in preparazione la bomba atomica.

Ho potuto camminare per la piazza riconoscendo via via che arrivano diversi personaggi pubblici, che erano chiaramente venuti lì per esternare, per donare al mondo ed ai media la loro parola. Il pubblico degli effettivamente presenti, come sempre in queste occasione, era per loro una materia vile. Avvicinarsi loro, se già non li si conosce per più strette frequentazioni, non è buona norma. Si finisce nel migliore dei casi per essere trattati con molto sufficienza. Nel peggiore dei casi con tanta polizia presenza si può correre qualche rischio. Idealmente, immagino qui di essermi avvicinato e di aver posto qualche domanda. Ad esempio, a Furio Colombo avrei avuto avvicinarmi solo per verificare l'esattezza di alcune mie letture che lo riguardano e che per me caratterizzano il personaggio il tutto il suo significato. Credo che si debba a lui la famigerata legge sulla Giornata della Memoria, che è diventato un veicolo di ideologia nelle scuole e che ha fortemente compromesso l'autonomia critica di docenti e discenti. Il solo ad opporsi all’istituzione della Giornata della Memoria fu il filosofo Lucio Colletti, allora parlamentare di Forza Italia. Le scuole mutatis mutandis non sono cosa diversa da ciò che erano durante il fascismo: l’ideologia di regime, non importa quale, è parte integrante e costititutiva dei programmi scolastici. In Roma poi, già con Veltroni e probabilmente lo stesso con Alemanno, ogni anni vengono mandati a spese del comune 300 studenti in visita ad Auschwitz, dove posso edificarsi e rafforzarsi nello spirito. In Francia poco ci mancava che ad ogni studente, fin dalla più tenere età, venisse imposta l’adozione di un bimbo morto in Auschwitz. La demenzialità dell’idea pare fosse troppa per lo spirito cartesiano dei francesi. Il successivo discorso di Furio Colombo mi ha confermato nel giudizio dell’uomo, con il quale per la prima ed ultima volta nella mia vita ho incrociato il mio essere fisico.

Se vi fosse stato contraddittorio avrei voluto contestare all’illustre Comunista la totale mancanza di sincronica e diacronica. Aveva infatti posto una connessione diretta fra le prime espulsioni di studenti ebrei dalle scuole italiane ed il lager di Auscwitz, alla cui “normalità” forse ci abitueremo via via che prenderanno consistenza i centri regionali per gli immigrati clandestini. In fondo, Hitler nel 1933 creando i primi campo non faceva altro che risolvere a suo modo un problema che noi proprio con questo ultimo governo, con i Gasparri ed i Caldaroli, stiamo appunto scoprendo. Ma è anche vero, se la memoria non mi inganna, che finchè il fascismo fu al potere, cioè fino all’8 settembre non vi fu mai nessun rastrellamento di ebrei. E quindi si imputa al fascismo qualcosa che non ha commesso. Quanto poi al problema della razza e del razzismo, che sta ritornando in forme diverse e forse peggiori, si trattava in fondo di un prodotto della cultura del tempo che ereditando una lunga tradizione dall’Ottocento, se non prima. Ci si dibatteva fra idee come nazione, popolo, moltitudine, razza, razzismo, sovranità, omogeneità sociale, minaccia interna ed esterna, e simili. Si potrà capire cosa successe allora, come e perché successe, solo quando quando sarà posto termine alla demonizzazione del nostro passato storico ed il pensiero storico potrà fare il suo lavoro faticoso del concetto. Ma ciò non sarà possibile finché questa classica politica, la Casa, avrà bisogno della demonizzzazione di quel passato per trarre in questo mondo la sua legittimazione ai vantaggi ed ai fasti del potere. Di certo lumi da Furio Colombo sarà inutile aspettarsene e sarà già molto se per sua mano chi pretende di pensare potrà scampare alla prigione.

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2. La falsa non violenza dei radicali. – Per la piazza, incantevole piazza meta prediletta della mie passeggiate, si aggirava prima che la manifestazione ancora iniziasse Rita Bernardini con una bandiera di Israele. In passato, avevo avuto con lei qualche scambio di parole, approdato a nulla, anche se i radicali almeno per un paio di anni hanno intascato i non pochi soldi della mia tessera. Non ho voluto avvicinare Rita, ora deputato, pur trovandola non intenta a colloqui con altre persone ivi convenute. Avevo la consapevolezza di essere assolutamente fuori posto. Avrei dovuto non trovarmi lì perchè sapevo già di essere agli antipodi di ciò che lì stavano organizzando e la mia venuta non poteva essere certo una forma di adesione. Ho fatto un grande sforzo di autocontrollo, coronato da riconosciuto successo. Assolutamente non volevo passare per un provocatore o anche soltanto un disturbatore della “loro” manifestazione. Ho perciò evitato di parlare con chicchessia, finendo per tradire il mio pensiero ed il mio dissenso. Non ero però di certo una spia ed non ho nascosta la mia diversa parrocchia alla signora ebrea che mi aveva rivolto la parola. Le ho perfino chiesto di controllare lei la mia compostezza. A Rita però avrei voluto chiedere il senso della bandiera israeliana che lei parlamentare della repubblica italiana portava in spalla. Fosse stata la bandiera italiana o anche quella del suo partito non avrei avvertito il senso di fastidio e di provocazione che la bandiera israeliana suscitava in me. Immagino quale avrebbe potuto essere la risposta di Rita. Voleva lanciare un segnale destinato a chiunque la vedesse. Ma allora le avrei chiesto se avesse lei potuto accettare un diverso segnale che io avrei potuto restituirle, parlando per simboli. Considerando che grazie all'oltraggio alla bandiera italiana fatta da Bossi, il reato del codice fascista a tutela della sacralità di ogni bandiera di un qualunque stato è stata rubricata a sanzione amministrativa, avrei fortemente desiderato bruciare in piazza del Campidoglio una bandiera israeliana. Il cattolicesimo insegna che si può peccare anche con il solo pensiero. Ebbene, io mi sono permesso quel peccato ed è come se idealmente lo avessi compiuto. Dopo aver cosparso di benzina la bandiera, avrei chiesto a Massimo Bordin che mi passavo accanto l'uso del suo sigaro per attizzare il fuoco.

La scena è solo da immaginare. Neppure per un momento ho pensato di tradurre in realtà questo vagabondaggio della mente. Il mio scopo principale era di capire il la mente e la strategia del “nemico”. Che quelli fossero dei miei nemici non avevo alcun dubbio. E mi trovavo nel campo nemico, dove avrei corso tutti i rischi. Con i radicali ho tuttavia avuto ed ho forti vicinanze in tema di diritti civili. Di Pannella ho davvero una grande stima. Credo che sia il solo pensatore di area radicale. Bordin è solo il suo lustrascape. Nell’ultima rassegna stampa non è stato neppure in grado di notare l’acutezza dell'intervista di Pannella, quando a domanda rispondeva che le dichiarazioni antisraeliane di Ahmadinejad non erano una novità. Ed anche per questo si può riconoscere la premeditazione della manifestazione inscenata dalla galassia delle organizzazioni sioniste-radicali. Se anche Ahmadinejad fosse venuto con il ramoscello d’olivo, il presidente iraniano non avrebbe trovato migliore accoglienza. Sono troppo forti ed evidenti i disegni imperiali di Israele, che ha vitali bisogno che qualcuno (per suo conto) le tolta di mezzo l’unica potenza Mediorientale che possa ostacolare le sue mire. La malafede in piazza del Campidoglio si tagliava a fette e si pesava a chili.

Un fastidio crescente mi procura il motivo per il quale secondo i radicali tutti quanto dovremmo schierarci con Israele e contro tutti gli altri popoli in quanto israele sarebbe una democrazia e gli altri paesi non sono democratici. Come possa circolare un argomento così idiota, è per me duro da sopportare, facendo finta di niente. Infiniti problemi sorgono già ad ogni tentativo di definire cosa la democrazia sia. Ma anche nel significato più banale della parola contesto che Israele sia una democrazia. Fin dalla sua gestazione il sionismo aveva valutato la questione demografica ed una componente palestinese avrebbe potuto essere accettata solo in quanto minoranza marginalizzata: un vero e proprio razzismo programmato. Per non parlare poi della vita da delatori a cui sono stati costretti i palestinesi che non sono scappati durante la Nakba. Per non parlare poi dell'autentico terrore che i profughi possano tornare ai loro villaggi e con la forza del ventre diventare maggioranza all'interno di uno stato unico. Tutto questo è razzismo e nessun dei ciarlatani professionali che hanno parlato sotto la statua della Minierva potrò dimostrarmi il contrario. Ma se per assurdo Israele meritasse il nome di democrazia, allora a perderci sarebbe proprio l’idea di democrazia. Si dovrebbe distinguere fra buona democrazia e cattiva democrazia. Un democrazia non è di per se garanzia di giustizia. E volendo sono state grandi democrazie il fascismo fascismo, nazismo, comunismo.

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3. La dissoluzione dell’unità politica di un popolo. La nozione schmittiana di unità politica rinvia necessariamente ad un concetto di popolo che non ha nulla a che fare con il concetto di moltitudine. Quando si vuol distruggere un popolo senza far ricorso alla bomba atomica o ad un genocidio in senso fisico – come Israele ha fatto in buona parte – con i palestinesi, il metodo più efficace è la sua trasformazione da popolo in moltitudine. Questi concetti non sono farina del mio sacco, ma hanno una solidissima tradizione scientifica che risale perlomeno ad Hobbes. I nostri Liberatori del 1945 ci hanno politicamente distrutto trasformando i popoli europei in mere moltitudini. Il mito intoccabile dell‘«Olocausto» è lo strumento di questo operazione politico-culturale. Acquista senso così la prigione e le ripetute condanne ad un Faurisson che contesta siano mai esistite le camere a gas, strumento principe di quello sterminio, che costituisce il perenne capo di imputazione per la identità e consapevolezza politica europea. Ma la riduzione a moltitudine è lo scopo che si prefigge l'ideologia dei diritti umani, con la quale il Pentagono ed i suoi ideologi pretendono di scompaginare culture giuridiche e politiche che sono sorte e si sono sviluppare su ben altre basi. Questa processo di destabilizzazione interna delle potenze non soggette lo chiamano lega delle democrazie, uno strumento associativo con il quale si tenta di rimpiazzare l'Organizzazione delle Nazioni Unite, che includendo quasi tutti gli stati della terra pretende di essere qualcosa d’altro che uno strumento, una foglia di fico, delle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale.

I radicali sono dei falsi non violenti i quanto le loro campagne per i cosiddetti diritti umani o una nozione meramente ideologica di democrazia sono una preparazione del terreno alla successiva aggressione militare vera e propria. Ciò che si sta preparando in questi giorni, cioè che si è inteso fare con la manifestazione capitolina, è una giustificazione mediatico per l'intervento militare che non puà dirse scongiurato neppure dopo il rapporto del NIE. Lo si sta aggirando e si tenta di stravolgerlo. Ma quando anche fosse che l’Iran sia in procinto di possedere una difesa atomica, le ragioni del diritto e della giustizia non consentono l’aggressione preventiva. Una ministra tedesca è stata brutalmente costretta alle dimissioni per aver detto che non vi è nessuna differenza fra la guerra preventiva di Bush e quella di Hitler. Ed una recente storiografia ci sta dicendo che la storia non è quella che i vincitori hanno avuto interesse a scrivere, ma che è ben diversa la verità. Ogni persona che abbia autonomia e capacità di giudizio può decidere al riguardo se può pensare con la sua testa in un regime di libertà che invece manca del tutto. Mi sono persuaso che sotto questo aspetto i nostri radicali sono degli ideologi violenti al servizio di una potenza straniera.

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4. Il silenzio sulla tragedia palestinese. – Chi ha assistito alla manifestazione della coppia Pacifici-Polito ha potuto notare la totale assenza di parole come Palestina, Gaza, Nabka e simili. Ci si preoccupa della cancellazione di Israele, ma si ignora una distruzione ed un genocidio già consumato: quello del popolo palestinese. La parola “pura ipocrisia” è uscita in questo contesto della visita del presidente Ahmadinejad dalla bocca del presidente emerito Francesco Cossiga. Su questa corretta analisi non è da stupirsi che sia calato il silenzio mediatico. Nel Notiziario radicale si è data la notizia ma la si è svalutata dicendo che è in “controtendenza”. E certo! Noi sappiamo qual è la tendenza. Siamo in ansia perché giorno per giorno valutiamo se il chiaro disegno andrà in porto. Sempre Cossiga ha rilevata che, fortunatamente, l’Italia non è quella grande potenza che con Frattini scimmiotta di essere. Il nostro ruolo è al seguito delle salmerie, se l’Imperatore Bush con un colpo di coda deciderà l’intervento militare prima della scadenza del suo mandato. Probabilmente è questa la vera speranza ed il segreto disegno dei cattivi politici che si sono avvicendati sotto la statua della Minerva in piazza del Campidoglia.

Gli sciagurati hanno cantato vittoria per la villania fatta ad Ahmadinejad senza ben valutare che essa è stata una dichiarazione di inimicizia fatta a 70 milioni di iraniani, che non sono certo rappresentati dai traditori all’estero spesso al soldo ed al servizio della CIA. La regola classica secondo cui non ci si mette all’estero dalla parte dei nemici del proprio paese non è stata per nulla rispettata da patetici personaggi di cui non voglio neppure neppure imparare a scrivere e pronunciare il loro nome: tanta è la pena che la loro vista mi produce. I traditori non hanno mai avuto e meritato neppure il rispetto di quelli che se ne servono. Come cittadino italiano non sono tenuto a conoscere le leggi, gli usi ed i costumi degli iraniani più di quanto questi non siano tenuti a saper ballare la tarantella. Come cittadino italiano i basta conoscere due date della storia iraniana della seconda metà del Novecento: il 1953 quando il governo dello Scià reza Pahlevi fu instaurato con il concorso determinate della CIa; il 1979 quando gli iraniani si liberarono di quel fantoccio imposto loro dal nemico, recuperando la loro sovranità e dando così inizio ad una legittima e sovrana evoluzione costituzionale interna, facendo del loro diritto di autodeterminazione, negato da chi sotto la statua della minerva ha dichiarato un diritto all’ingerenza, certo non dell’Italia, che non ne avrebbe la forza, ma da parte del padrone americano.

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5. La dichiarazione di inimicizia al popolo iraniano. – La virtuale dichiarazione di inimicizia pronunciata dai nostri politici irresponsabili, privi di senso dello stato e sensibili unicamente ai loro privilegi, unici ingranaggi del loro cervello, è qualcosa che si deposita nella memoria dei popoli quale che sia il loro governo governo. Quanto mai ipocrite e menzognere le parole di chi in piazza del Campidoglio ha preteso che l'immonda gazzarra da loro inscenata sia stata rivolto non contro il popolo iraniano ma contro il loro presidente, che è certamente molto più rappresentativo di quanto siano i “nominati” in parlamento convenuti in piazza per una vergognosa passerella mediatica. In piazza del Campidoglio non c’era il popolo italiano. La gente che forma la stragrande maggioranza del popolo italiano la si trova invece nei negozi di generi alimentari a leggere le etichette dei prezzi, sapendo che a stento arriverà alla fine del mese. Di questi rumori di guerra la stragrande maggioranza del popolo italiano non sa assolutamente nulla. Se ne accorgerà solo quando “dieci, cento, mille Nassiriya” produrrano un ritorno di bare in ogni angolo del paese. Questo slogan apparso anni addietro in qualche manifestazione è stato volutamente frainteso e strumentalizzato dai politici della Casta. Mi rifiuto di credere che esista un solo cittadino italiano che auguri la morte ai suoi figli, parenti, amici. È quanto mai significativo il commento del padre del soldato amputato nel piede in Afghanistan: ma cosa ci stava a fare lì? Quello slogan, che in quanto cartello anonimo, deve essere solo interpretato. L’interpretazione dipende dall’interprete. Ma se lo si vuol intendere come una prognosi, allora ciò significa che in piazza del Campidoglio hanno condotto un’operazione assai sporca in nome di un popolo italiano del tutto estraneo a ciò che gli viene attribuito e che malauguratamente sarà ad accorgersi di ciò che è stato fatto quando vedrà le bare dei suoi figli o altre calamità piovere sul suo capo. Con la guerra gli italiani hanno sempre solo saputo combinare disastri e tragedie. Il solo Stato italiano che non ha mai fatto una guerra in tutta la sua storia fu il Regno delle Due Sicilie, nei tempi felici e prosperi in cui non esisteva ancora l’Italia.



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PARTE SECONDA
Commento sequenziale di tutti gli interventi
Come dall’audio video di Radio Radicale

1. La testa bassa di Ahmadinejad e la testa alta di Antonio Polito. – Polito non poteva trovare inizio più infelice. Proprio mentre l'onorevole grande amico di Israele inscenava il suo spot per conto del governo israeliano e della Israel lobby dislocata in Italia il presidente Ahmadinejad riceveva all'Hotel Hilton imprenditori italiani grandi, medi e piccoli che facevano la fila per concludere affari e fornire posti di lavoro alle loro maestranze. A fare la fila vi era perfino un rappresentante incaricato dal Rettore della mia università La Sapienza. La cosa mi riempie di soodisfazione e mi rassicura perché in questo modo nessuno potrà rimproverarmi le mie collaborazioni con la radio iraniana in lingua italiana. In Francia, hanno perfino arrestato uno che aveva concesso un'intervista. Questa la libertà di cui godono gli europei. E manco a farlo apposta proprio ieri sera nella trasmissione di Santoro il fratello di un imprenditore italiano, che dava lavoro a 500 persone, e per questo morto ammazzato dalla camorra, ha fatto sapere che in Campania nessuno, proprio nessuno può camminare a testa alta davanti alla camorra. Forse con la sola eccezione dei politici che siedono in parlamento e che sono stati graziati dalla croce, cioè dalla croce apposto su una scheda, quella croce che era e resta segno di analfabetismo anche politico.

Può anche darsi che Berlusconi si sia vergognato lui o non abbia avuto il pudore di invitare alla cena di gala un capo di stato contro il quale – si apprende giusto in tempo, e grazie ad una inchiesta del Congresso americano – aveva tentato un colpo di stato, esportando i nostri diritti umani e la nostra democrazia in cambio i gas e petrolio iraniano: Berlusconi è proprio un uomo di affari nato con il bernoccolo! Quale affare! Avremmo risolto tutti i nostri problemi energetici in cambio di… chiacchiere. Ahmadinejad, che certamente conosce la storia del fallito colpo di stato del dicembre 2001, se avesse accettato l'invito di Berlusconi, per ragion di stato, si sarebbe certamente astenuto dal toccar cibo. L’Italia ha una tradizione culinaria rinascimentale in fatto di cibi fatali. Fare i capi di governo presenta indubbiamente dei vantaggi e si va dritto dritto nei libri di storia. Si guadagna una perpetuità del ricordo che è estranea ai comuni mortali. Comunque sia, per ritornare ad una dimensione più umana, se mai Ahmadinejad o chi per lui leggesse queste righe, e se mai lui dovesse tornare una seconda volta in Roma, lo invito formalmente pranzo o a cena – compatibilmente con i suoi impegni – per riparare alla villania dei nostri politici ed agenti sionisti. Posso assicurargli come cittadino italiano una rappresentatività superiore e più autentica di quella degli Eletti della Casta che da anni dissangua il popolo italiano e che ora addirittura rischia di coinvolgerlo, sia pure di supporto alle salmerie dell'esercito dell’Imperatore Bush. Sta a lui scegliere fra l'invito di un Cittadino amante della pace e della fraternità i popoli e quello di un Governo che di giorno parla di diritti umani e nell'ombra trama colpi di stato. So che pagherei per questo un conto salato, ma per amore della pace e per salvare il buon nome del popolo italiano sono ben disposto a pagare il prezzo e le tasse imposte dalla Lobby.

È inammissibile che Polito pretenda gli si creda quando dice che la sua non è una manifestazione contro l’Iran e il popolo iraniano, ma per l’Iran ed il popolo iraniano. Abbiamo già sentito questa bugia per l’Iraq, il cui popolo sta ora assai peggio di come stesse con Saddam. Del resto, cosa avremmo potuto aspettarci che Antonio Polito e con lui tutta la Israel Lobby riuniti ci dicessero che vogliono fare la guerra per affamare il popolo iraniano, per portarlo sotto il tallone delle armate americane di «liberazione»? Nessuno che abbia patrocinato una guerra ha mai usato toni scoperti. Nessuno lo potrebbe fare formalmente in Italia, la cui costituzione proibisce espressamente il ricorso alla guerra. Ad Antonio Polito siamo costretto a ripetere il giudizio di un politico non di primo pelo come Francesco Cossiga: pura ipocrisia. Ma l’ipocrisia serve per ingannare qualcuno. Chi in questo caso? A parte Polito stesso e gli altri con lui riuniti in piazza, concedendo che almeno loro credano a ciò che dicono, nessun altro che abbia un minimo di informazione indipedente e sia criticamente avvertito può incorrere in un simile inganno. La manifestazione la si può spiegare come un’azione lobbistica rivolta non al popolo italiano e tanto meno a quello iraniano, ma ai centri decisionali della politica estera italiana che si accingono dopo la visita di Ahmadinejad ad offrire ben altra accoglienza a George W. Bush, il peggiore criminale della storia americana per il quale nessun tribunale internazione potrà addebitargli i morti iracheni, afghani, libanesi, palestinesi, più la tortura inflitta a chissà quante persone rapite nel più impenetrabile segreto e spedite in oscure prigioni dove si pratica il rispetto dei diritti umani, quegli stessi diritti umani che si vogliono insegnare ad Ahmadinejad. Mai come in questa occasione i diritti degli omosessuali hanno trovato così autorevoli sponsor e protettori. Peccato che questi così solleciti protettori siano stati latitanti quando si è trattato di Dico e di diritti civili. Adesso per i diritti degli omosessuali sono perfino disposti a scatenare una guerra mondiale, dove probabilmente moriranno non pochi omosessuali.

(segue)

2. Caro Gianni, ti scrivo questa lettera. – Anche se non la leggerai. Così almeno mi distraggo, sfogandomi un poco per evitare l’insorgere della gastrite, come mi ha consigliato il mio medico. (segue)

(segue)

PARTE TERZA
I testi romani di Ahmadinejad

1. Il discorso tenuto da Ahmadinejad alla Fao. – L’attenzione di quanti intendevano fare semplicemente uno sgarbo ad Ahmadinejad nel contesto di un attacco militare all’Iran che si spera imminente ha trascurato totalmente la ragione per la quale il presidente iraniano è venuto in Roma: la fame nel mondo. È molto più certo che israele voglia aggredire l’Iran di quanto si possa seriamente credere in un attacco da parte dell’Iran ad Israele. Una manovra evidente propria degli aggressori che vogliono farsi passare per aggrediti e minacciati. La tecnica della guerra preventiva, per la quale fu criminalizzato Hitler, è in realtà costantemente praticato da USA ed Israele. Ma ecco il discorso integrale tradotto in italiano di Ahmadinejad che sarà poi bene confrontare con le banalità senza costrutto del nostro ministro Frattini:


Signor Presidente

Signori e Signore

Ringrazio Iddio per avermi concesso l’opportunità di partecipare a questa Conferenza e ringrazio anche il suo Direttore Generale e tutti gli organizzatori.

Voglio iniziare rendendo omaggio al ricordo ed al nome del grande portabandiera del monoteismo, della giustizia, dell’amore verso gli esseri umani, il rivivificatore dell’etica e dei valori divini e umani in questo secolo: l’Imam Khomeyni. Colui che ha aperto il sentiero della libertà, della nobiltà, della vita pura e bella, e indicato la via di uscita per l’umanità di oggi dal vicolo cieco del pensiero materialista e dalla sopraffazione dell’egoismo, della discriminazione e dell’odio verso la luce infinita, l’amore, la liberazione e la fratellanza.

Eccellenze,

cari colleghi

Questa Conferenza è stata organizzata per studiare la crisi dell’alimentazione. Mentre il 25% delle persone povere al mondo spende il 75% del proprio reddito in cibo, il bilanciamento tra produzione e consumo di prodotti alimentari sta diventando preoccupante. Circa la metà dei prodotti agricoli sono prodotti attualmente da 10 paesi; il consumo nei paesi ricchi è più del doppio rispetto alla media mondiale, mentre nei paesi poveri è molto al di sotto della metà ed è proprio questo fattore che ha scatenato la crisi.

L'estensione dei principi del "mercato" al principale bisogno umano per l'esistenza, il cibo, è allarmante. In poco tempo, il prezzo di alcuni prodotti agricoli è più che raddoppiato mentre il potere d'acquisto dei poveri è diminuito. Senza dubbio, la continuazione di questa situazione aumenterà la diffusione della povertà e dei morti che essa provoca, causerà dei veloci cambiamenti politico-sociali in molte regioni e sbilancerà l’equilibrio nel mondo, senza nessuna prospettiva di uscita da questa situazione. Una precisa analisi della situazione è la più logica via per proporre appropriate soluzioni.

Alcuni cercano la causa della povertà nella crescita economica di molti paesi, nell’aumento dei prezzi delle materie prime, nell’aumento del costo dell’energia, nei sistemi agricoli inappropriati, nella desertificazione, nell’utilizzo di prodotti agricoli per produrre combustibili, nella svalutazione del dollaro e nella inflazione globale o in altri cambiamenti come la crescita del consumo. Supponiamo che queste analisi siano corrette, la domanda è: quale sarebbe la causa che le scatena?

Una tale preoccupante situazione è il risultato naturale dello sviluppo economico mondiale e dei meccanismi propri del "mercato" oppure è il risultato di elementi esteriori causati dalle imposizioni di certe politiche? La mia opinione è che entrambi questi elementi, complementariamente , siano la causa dei problemi alimentari.

Un sistema sviluppato e basato sul mercato, senza un potente, decisivo e abile controllore che regoli le relazioni mondiali nella corretta maniera, è privo di credibilità e sostenibilità .

Oggi noi siamo privi di questo controllore ed il fattore più importante è costituito dalle interferenze organizzate e dannose di alcuni poteri politici ed economici nel mercato mondiale.

Permettetemi di toccare un punto importante. Sapete che la svalutazione del dollaro e l'incremento del prezzo dell'energia sono due facce della stessa medaglia e sono menzionate come le ragioni dietro ai recenti squilibri. Ma qual’è in realtà la causa di questo fenomeno? Voi sapete che una parte della svalutazione del dollaro dipende da altri elementi e che una parte è intenzionale. Oggi i politici di alcune potenze mondiali sono costretti a svalutare i dollari per diminuire le conseguenza delle loro attività passate ma anche per imporre le loro volontà sul mercato mondiale.

I lunghi anni di inflazione e i problemi economici di alcune potenze sono stati imposti ad altre nazioni con l’iniezione di dollari senza il supporto dell’economia globale. Ma oggi la capacità di assorbimento dell’economia è diminuita ed altri paesi sono entrati nell'arena mondiale, e questo ha fatto sì che i problemi siano tornati alla loro radice.

Per coprire le continue spese per guerre ed occupazioni, compensati da forti e immorali consumi, e per rimpinguare le tasche del capitalismo mondiale e svuotare quelle delle altre nazioni, c’è stata una vasta iniezione di dollari senza garanzie e oggi tutto questo si è riflesso nella svalutazione del dollaro; un fenomeno che ha messo in pericolo tutte le relazioni economiche mondiali.

Nel campo dell’energia, gli interventi irresponsabili sono sotto gli occhi di tutti. Mentre la crescita dei consumi è inferiore alla crescita della produzione e il mercato abbonda di petrolio, i prezzi sono sempre in aumento e questa situazione è artificiale e imposta dall’alto. E’ chiaro che alcune potenze in maniera artificiale, e per i loro obiettivi politici ed economici, controllano il prezzo del petrolio.

Ma perché certe potenze e i capitalisti internazionali agiscono così? Cercano per caso di giustificare i costi delle guerre e delle occupazioni? Oppure cercano di giustificare gli investimenti sulle nuove fonti di energia in fondo al mare, al Polo Nord o in altre regioni? Da una parte sostengono artificialmente il prezzo del petrolio, dell’energia e delle tasse sul suo consumo; dall’altro, propongono l’estrazione di combustibile da prodotti agricoli. In seguito, considerano questo un pretesto per l'incremento del prezzo dei prodotti alimentari e si allineano contro l’uso dell’energia nucleare che è più pulita e a buon mercato.

Da una parte impongono alle altre nazioni di abbassare le tariffe delle importazioni agricole in nome del libero scambio e dall’altra danno sovvenzioni ai loro agricoltori eliminando di fatto un gran numero di piccoli agricoltori negli altri paesi. Perché alcune potenze usano e intendono il cibo come un oggetto per fare profitti, usando finanziamenti illegali per mantenere milioni di persone schiacciate nella povertà? Perché alcune potenze - per acquisire il dominio del mondo - passano tutte le frontiere dell’umanità e dei valori morali? Perché certa gente si comporta così? La domanda che ci si pone è: qual’è la soluzione? Con i meccanismi esistenti, si potrà controllare la loro infinita avidità e il loro appetito inarrestabile? Come possono i meccanismi dell'Onu migliorare la situazione quando alcune di queste potenze decidono all’interno del Consiglio di Sicurezza, che è la più alta carica decisionale? Come possono i meccanismi esistenti cercare di risolvere i problemi quando ogni Paese segue le sue politiche sulla base dei propri interessi e quando differenti volontà e differenti motivazioni, a volte diaboliche, sono impiegate per imporre politiche ingiuste a livello mondiale?

Se fossero capaci di risolvere i problemi, il mondo sarebbe arrivato a questo punto? Le statistiche mostrano più di un miliardo di poveri, mentre solo la produzione annuale dei cereali è pari a 400 chilogrammi per ogni persona!

Quindi, è assolutamente chiaro che lo status quo è il risultato di modi pensare e gestire la situazione in maniera sbagliata e la soluzione è cambiare le politiche, i modi di pensare ed il sistema di gestione del mondo.

In questa situazione, l’importanza della diffusione della religione, dei valori umani ed etici, e la scelta di dirigenti giusti e probi è maggiore di prima, una dirigenza basata sulla giustizia e l’amore verso gli altri e Dio.

La competizione per il potere e la ricchezza deve trasformarsi in quella per servire la gente e per l’amore. I sistemi oppressori e ingiusti devono essere sostituiti con quelli giusti.

Così, malgrado l’inganno della maggior parte delle nazioni sull’efficienza regnante nei meccanismi mondiali, a causa dell’urgenza e dell’importanza dei prodotti alimentari nella preservazione della vita dell’uomo, presento le seguenti proposte:

1. Costituzione di un organo indipendente e potente, eletto da tutti i paesi, per la regolazione del mercato alimentare e per organizzare tutti i rapporti, dalla produzione al consumo.

2. Attribuzione di una parte delle spese militari dei paesi al miglioramento della produzione dei prodotti alimentari e come sovvenzione alimentare ai poveri. Si può stabilire la sicurezza senza lo sviluppo di armi mortali e con la tenerezza, ma non si può vivere senza cibo.

3. I paesi ricchi devono assumersi una maggiore responsabilità davanti all’evoluzione mondiale e a quanti partecipano alla regolazione dei rapporti alimentari;

4. La revisione del sistema delle tariffe e delle sovvenzioni dei prodotti alimentari in favore di una distribuzione e produzione equa;

5. L’adesione delle grandi potenze alle convenzioni per preservare l’ambiente e combattere l’inquinamento dell’atmosfera, per prevenire la distruzione dei terreni agricoli e l’estensione della desertificazione.

6. Le potenze oppressive devono essere obbligate ad orientarsi verso la pace e l’amicizia al posto delle guerre e delle occupazioni e devolvere le spese militari per migliorare la situazione dell’agricoltura nel mondo e aiutare le genti povere dei propri e degli altri paesi. Questo sarà un bene per tutti.

7. Controllare e vietare l’imbroglio e il traffico di energia e creare un sistema efficace per produrre e distribuire diversi tipi di energia.

8. Lavorare insieme per far dominare i valori etici ed umani e costruire dei dirigenti puri e monoteisti.

La Repubblica Islamica dell’Iran come sempre è disponibile, come nel passato a offrire la sua esperienza e ad avere nel processo una patecipazione attiva e costruttiva.

Concludo ringraziando il Direttore Generale della FAO, tutti gli organizzatori ed i partecipanti.

E prego Iddio di risolvere tutti i problemi dell’umanità, di diffondere la fratellanza e la solidarietà e sviluppare lo spirito umano nelle potenze, con la preghiera che giunga il giorno del governo dei giusti.

Wassalamu alaykum wa rahmatullah wa barakatuhu (E la pace, la misericordia e le benedizioni di Dio siano su di voi).


Questo sarebbe il discorso di un dittatore.

(segue)

2. Il testo integrale dell’intervista concessa da Ahmadinejad alle tre reti televisive di Stato.

Trascrizione integrale dell'intervista rilasciata dal Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran alle tre reti RAI a cura dell'Associazione Islamica Imam Mahdi.


Il direttore El Baradei ha chiesto risposte esaustive sulle attività nucleari controverse. È deplorevole che nessun progresso ha detto sia stato fatto in questo campo. L’Aiea sembra non fidarsi più dell’Iran.

Col Nome di Dio Clemente e Misericordioso. Sono felice di essere oggi qui e prego Dio Onnipotente di dare al popolo italiano la salute e il successo. Per quanto riguarda la sua domanda, io non ho avuto questa impressione dalle parole espresse dal direttore El Baradei. Quello che noi abbiamo a disposizione sono i documenti scritti rilasciati da parte dell’Agenzia nucleare, che confermano la natura civile e pacifica del programma nucleare iraniano. E almeno 12 volte è stata confermata la natura pacifica e civile del nostro programma nucleare. Voi sapete bene che la questione del nucleare iraniano è una questione politica, non una questione giuridica.

Non è forse buffo che proprio il governo degli Stati Uniti che detiene l’arsenale nucleare più grande del mondo e che non rispetta nessuna legge...chieda oggi conto alla nazione iraniana sul suo programma nucleare civile?

Le nostre attività sono completamente civili, pacifiche e legali. Voi sapete bene quali sono le politiche unilaterali dell'amministrazion e USA nel mondo. L’inimicizia degli Stati Uniti contro di noi non è nuova. Sono più di 60 anni che l’America è nemica della nazione iraniana. Per circa 27 anni il governo degli Stati Uniti ha protetto una delle dittature più feroci contro il popolo iraniano. E adesso, a quasi 30 anni dalla nostra liberazione e dalla nascita della Repubblica, l’America continua a tramare contro la nazione iraniana. Senz’altro sapete che per 8 anni, una guerra feroce, è stata imposta da un dittatore feroce come Saddam Hussein con l’appoggio degli Stati Uniti contro il popolo iraniano.

Sappiamo che gli Stati Uniti esercitano pressione sull’Agenzia, ma speriamo che l’Agenzia riesca a espletare il suo dovere, e che pubblichi le relazioni sulle attività nucleari della Francia, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. Esiste forse un controllo lì? Non c’è lì una deviazione? Chi è che oggi ha le armi nucleari? Chi è che ha usato la bomba atomica? Gli Stati Uniti devono devono rispondere e non fare le domande. E' l'amministrazione USA a creare l'insicurezza nel mondo. Sono i nostri nemici. Le loro parole non hanno nessun valore giuridico per noi. Noi portiamo avanti le nostre attività pacifiche rispettando le leggi e le regole e continueremo la nostra collaborazione con l’Agenzia nel quadro dei regolamenti della stessa Agenzia. Secondo noi, le condizioni sono positive. Abbiamo dato risposte a tutti i quesiti riguardanti l’Agenzia. L’America ha avanzato delle pretese, che non sono accettabili secondo le regole dell’Agenzia. Ma gli Stati Uniti esercitano la pressione politica sull’Agenzia.

Guardiamo l’ultima relazione dell’Agenzia. Più punti menzionano chiaramente che non c’è nessuna deviazione nell’attività nucleare iraniana. E si conferma la natura pacifica. Ma è vero che l’Iran non ha risposto alle asserzioni e pretese degli Stati Uniti. Ma ripeto, noi abbiamo dato le risposte ai quesiti posti nel quadro dei regolamenti e delle leggi. È chiaro che le nostre risposte non convincono l’America, ma a noi sinceramente non importa. Perchè noi non lavoriamo per convincere il governo USA. Questa amministrazione farebbe tutto contro di noi, non importa con quale scusa o pretesto, che sia sull’argomento nucleare o qualsiasi altro argomento. Abbiamo imparato non soltanto a vivere ma persino progredire in un'atmosfera di inimicizia degli Stati Uniti.

Presidente Ahmadinejad, lei ha in più occasioni ribadito che Israele è destinata a sparire dalla faccia della terra. Non ritiene che queste sue posizioni contribuiscano in qualche modo ad isolare l’Iran dalla comunità internazionale?

No, io non penso. Pensiamo che le nostre prese di posizione contro il regime sionista è a favore di tutti i popoli. Il regime sionista oggi rappresenta una vergogna per l’intera comunità internazionale. I crimini commessi in terra di Palestina sono un disonore per tutta l’umanità. Noi vorremmo che sparisca il crimine. Noi diciamo che deve sparire l’uccisione della gente innocente. Deve finire l’uccisione delle donne, dei bambini e degli innocenti, e il far crollare le case sulla testa della gente.

Noi diciamo che deve sparire l’aggressione contro la gente ed il renderli profughi. Forse c’è qualcuno che appoggia il crimine? C’è qualcuno che appoggia il terrorismo? C’è qualcuno che è d’accordo con l’assedio perenne e l'isolamento economico della gente, con il non far arrivare i medicinali e il cibo ai civili, tra i quali le donne e i bambini ? C’è qualcuno che appoggia l’occupazione illegittima delle terre altrui? Chi fa tutte queste cose? Qual è il regime che compie tutto questo? Qual è il regime che ha reso senza terra 5 milioni di palestinesi? Chi è che uccide quotidianamente, ogni giorno, donne e bambini? Non è forse il regime sionista?

Quale tra i vicini del regime sionista può sentirsi sicuro? Sono 60 anni che la nostra regione vive in un’atmosfera di minaccia. Vorrei porre, a mia volta, delle domande e non aspetto delle risposte adesso. Lascio agli italiani rispondere a queste domande. Però, prima permettetemi di dire una frase: quello che ho detto sul regime sionista era più che altro un annuncio. Cioè annunciavo che questo regime presto si disintegrerà e crollerà. Ci sono decine di motivi. È un fatto molto chiaro. Forse nelle domande che farò, ci sarà anche la risposta a questa mia domanda. Perché un regime compie tutti questi crimini e alcuni governi lo difendono a tutti costi? Perché, se in un’altra parte del mondo, basta che qualcuno viene arrestato, anche per un solo mese, i mass media di alcuni paesi alzano un polverone e iniziano una campagna propagandistica senza fine? Però ogni giorno vengono uccise centinaia di persone in Palestina e non si vede nessuna sensibilità dalla parte di quegli stessi paesi.

Voglio dirvi che dopo 60 anni di crimini è arrivato il momento di aprire e di leggere la scatola nera del regime sionista. Il regime che fa soffrire non solo i palestinesi, ma anche i popoli d’Europa, degli Stati Uniti e del Medio Oriente, e tutti gli altri popoli. Io vi chiedo, qual è la filosofia che ha portato alla istituzione di questo regime? Le vicende della seconda guerra mondiale possono essere la filosofia della creazione di questo regime così crudele e criminale? 60 milioni sono stati uccisi durante la 2a guerra mondiale in Europa. Per quale motivo solo una parte di queste vittime deve attirare l’attenzione? Perché i popoli europei dopo 60 anni devono continuare a pagare i danni a un piccolo gruppo? Danni politici e danni economici. La generazione di oggi in Italia o in Germania che ruolo ha avuto nelle vicende della Seconda Guerra Mondiale? Sembra che oggi in Europa sia vietato parlare dell’olocausto. Spero che alcuni popoli europei diventino così liberi da potersi liberare dai sionisti e che si permettano di aprire e leggere la scatola nera dell’olocausto.

Ci sono molte domande senza risposta. Poniamo l’ipotesi che sia accaduto qualcosa: dov’è successo? In Palestina o altrove? Chi ha commesso questi crimini? I palestinesi o qualcun altro? Perché devono pagare i palestinesi? È stato detto che gli ebrei erano senza patria e senza terra e volevano dargli una patria. Perché la terra dei palestinesi? Se accettiamo il ragionamento sulle radici storiche, dovremmo sconvolgere tutte le attuali linee di frontier nel mondo. Qual è il segreto che rende il regime sionista immune dalle questioni come il diritto dell’uomo, la libertà, i diritti dei popoli? Quello che compie questo regime è umiliante per tutta l’umanità. Perché alcuni governi europei danno un sostegno assoluto a questo regime? In base a quale missione? Queste sono domande serie.

Noi pensiamo che sia giunto il momento che in Europa gli intellettuali e uomini di cultura cerchino di dare una risposta. Forse sapete che in un parco in Germania hanno creato un simbolo dell'olocausto; portano gli innocenti ragazzi tedeschi a visitare questo monumento, dicendo loro: “Sapete che i vostri padri erano criminali e voi dovete sentirvi mortificati di fronte ai sionisti e pagare per le colpe dei vostri padri”. Qual è il paese che tratta così i propri giovani e figli? Ma tutti i popoli non parlano forse alle nuove generazioni dei fasti del proprio passato? Supponiamo che l'olocausto ci sia stato: questa è una parte di 60 milioni di morti durante la seconda guerra mondiale. Dove sono gli altri morti? Perché nessuno parla di loro? Perché non si parla del loro risarcimento? Perché i popoli europei non si sentono umiliati per loro? Perché i governi non pensano di risarcirli? Quale il segreto del regime sionista che tutte le verità vengono sacrificate per esso?

Milioni di persone rimangono senza casa, centinaia di migliaia uccisi, minaccia tutti i paesi medio orientali, non sentirsi vincolati da nessuna legge. Si può governare il mondo avanti con questo doppio standard? No, noi crediamo che la letteratura successiva alla Seconda Guerra Mondiale è arrivata alla sua fine. Qualunque missione che abbia avuto questo regime è arrivata alla fine. Ci sarà una implosione. Noi lo sappiamo. Anche loro sanno bene che il regime esploderà dall’interno. La nostra soluzione è umana: un referendum libero tra tutti i palestinesi per decidere il loro destino. Perché non lo accettano? È una soluzione democratica e anche umana. Noi diciamo: basta la guerra, terrore e omicidi. Il popolo decide con il proprio voto. Per quale motivo gli Stati Uniti e alcuni governi europei non accettano una logica così chiara?

Voglio fare un’altra domanda: ma i popoli europei sono veramente d’accordo con i crimini commessi dal regime sionista? Sono convinto che non lo sono. I popoli europei sono popoli pacifici. Sono vittime di due guerre mondiali. Serbano ancora amari ricordi di queste due guerre. Sonno popoli di cultura. Prendiamo il popolo italiano: è un popolo cordiale e con senso della morale. Un popolo caldo e amichevole. Come può un popolo così accettare che un altro popolo venga massacrato? Permettetemi di dire l’ultima frase: noi crediamo che la nostra posizione contro il regime sionista è a favore di tutta l’umanità e per il popolo europeo stesso, perché i sionisti stanno succhiando l’essenza della vita degli europei.

Sapete che alcuni governi europei ogni anno sostengono economicamente il regime sionista, sostengono il regime con i soldi del loro popolo. Forse questi governi hanno mai chiesto alla loro popolazione se è soddisfatta di finanziare questi crimini? Sicuramente no, non lo hanno mai fatto. Noi crediamo che la nostra posizione sia a favore di tutti. Quando non ci sarà crimine, ci sarà la pace. Quando non ci sarà l’inimicizia, ci sarà l’amicizia. Permettiamo al Medio Oriente di vivere accanto all’Europa in pace. Sarà un bene per tutti, per l’Europa, per il Medio Oriente. Credo che non si può creare una nazione artificialmente. Prima hanno detto di voler sistemare i sopravvissuti della guerra. Poi hanno esteso l’invito di recarsi lì anche agli altri, prendendo le case altrui con la forza delle armi.

Anche loro sono delle oppressi, anche loro hanno perso la patria, hanno lasciato le proprie case, vivono nell’insicurezza: questo è un regime artificiale, non è emerso dalla terra e dalla storia della Palestina. Noi abbiamo dato la notizia, dicendo che questo regime non rimarrà. Non dubitate di questa notizia e non criticate chi vi da questa notizia Aggiungo un'altra frase: noi rispettiamo tutti quelli che hanno perso la vita in guerra, e sappiate che rispettiamo la vita di tutti esseri umani. Siamo scontenti di quello che accade oggi nel mondo, cerchiamo di modificare la situazione nel mondo.


Ha chiamato gli Stati Uniti potenza satanica. Bush sta lasciando però la Casa Bianca. Cambierà qualcosa nei rapporti con l’Iran se vincerà Obama o Hillary o Mc Cain?

Chiunque di loro arrivi al potere, gli Stati Uniti di domani non saranno gli Stati Uniti di ieri. Gli Stati Uniti avranno un altro approccio. Si ridurrà di molto la sfera di influenza americana. Chiunque venga al potere, dovrà rispondere innanzitutto alle esigenze degli americani. Sapete che le persone che hanno perso la casa nell’uragano di tre anni fa, sono tuttora senza tetto. Ci sono circa 40 milioni di poveri in America che non hanno nemmeno la copertura sanitaria. Gli Stati Uniti sono afflitti da una pesante crisi economica.

L’onore degli Stati Uniti è stato danneggiato molto nel mondo. Chiunque sarà il nuovo presidente, dovrà ritirare le forze dall’Iraq e farle rientrare negli Stati Uniti. Credo che nè il popolo americano, nè gli intellettuali in America, permetteranno più al governo di spendere centinaia di migliaia di dollari ogni anno per le politiche militaristiche del paese. Vorrei anzi aggiungere qualcosa che forse è nuovo per voi. Sapete chi è stato a tagliare i rapporti tra l’Iran e gli Stati Uniti d’America, Lei lo sa? Gli Americani immaginavano che tagliando le relazioni con noi, ci avrebbero resi isolati nel mondo, lo hanno fatto unilateralmente, credevano che avremmo cessato vivere senza avere rapporti con loro, pensavano che ci sarebbe mancata l’aria. Però sbagliavano, oggi l'Iran è un paese forte e progredito.

È una potenza, ma una potenza giusta, ma che si basa sulla giustizia, che ama gli altri popoli. Sono circa 28 anni che gli americani hanno impiegato tutte le loro forze contro di noi, ma non sono riusciti a spezzare la nostra forza di volontà. Hanno sempre perso. Mentre dopo la Rivoluzione, l’Imam Khomeini disse che l'Iran vuole rapporti amichevoli con tutto il mondo e che aveva perdonato agli Stati Uniti tutte le loro ingiustizie: parlo di 27 anni di sostegno incondizionato del governo degli Stati Uniti ad un dittatore molto feroce contro il popolo Iraniano. L’Imam ha perdonato tutto. Ma gli Americani non hanno saputo apprezzare questa generosità dell’Imam. Hanno organizzato i terroristi, hanno fatto uccidere il nostro Presidente della Repubblica, il nostro primo ministro, così come centinaia dei cittadini del nostro paese sono morti per mano dei terroristi, hanno dato fuoco agli autobus di linea, vi hanno collocato bombe all’interno, una bambina di 3 anni vi è morta nel rogo. I terroristi che hanno fatto questo vivono oggi negli Stati Uniti e in Europa.

Nella guerra di 8 anni di Saddam contro di noi, sono state usate le armi chimiche. Saddam Hossein era appoggiato dagli Stati Uniti e di alcuni stati europei. Ma il popolo Iraniano ha saputo avere autocontrollo e ha sempre voluto un rapporto basato sull’amicizia e sulla giustizia. Questo vale anche per l’America; sono stati loro a tagliare il rapporto con noi. Noi vogliamo un rapporto basato sulla giustizia. Gli Stati Uniti dovranno ammettere e riconoscere i loro errori. E chiunque diventi presidente, dovrà cercare di riparare agli errori.

Lei ha parlato del passato, ed ha iniziato dicendo che gli Stati Uniti non saranno come ieri. Pensiamo al domani. Nel caso in cui chi vince il giorno dopo dicesse all’Iran, come dice Obama, negoziamo senza condizioni, lei andrà alla Casa Bianca.

Siamo pronti a dialogare con chiunque in un clima di giustizia e di rispetto reciproco. Non riconosciamo solo il regime sionista. Noi vogliamo il dialogo nelle condizioni di giustizia e trasparenza. L’anno scorso avevo fatto una proposta a Bush di tenere un dibattito presso l’ONU, e in presenza dei giornalisti, per parlare delle soluzioni ai problemi del mondo. Ho fatto questa proposta quest’anno ai candidati presidenziali, perché pensiamo che il dialogo è preferibile.

Ha inviato una lettera al presidente Napolitano e un’altra al premier Berlusconi dicendo cooperiamo. Quale ruolo immagina per l’Italia che vuole entrare nel gruppo dei 5 +1?

Noi accogliamo le collaborazioni internazionali. Non mi ricordo però di aver mandato una lettera al Presidente Berlusconi. Mi ricordo di aver mandato una lettera al Presidente Prodi. Noi accogliamo favorevolmente la presenza dell’Italia nei negoziati, il dialogo giusto, basato sulla legalità e su condizioni eque. Accogliamo anche la presenza di qualunque altro paese.

Le agenzie stampa iraniane avevano annunciato una sua lettera a Berlusconi in occasione della festa nazionale.

Si, noi facciamo gli auguri ad ogni capo di Stato o capo del governo in occasione delle loro feste nazionali; è una consuetudine diplomatica. Non per dire che non avevo mandato la lettera per qualche motivo, volevo solo precisare la notizia e esser attento a non darne una falsa. Naturalmente ci sono le comunicazioni tra i governi, è un modo di comunicare.

Il prezzo del petrolio ha raggiunto quotazioni altissime. L’Iran è uno dei maggiori produttori mondiali. Lei ha dichiarato che è ancora troppo basso. Dobbiamo aspettarci ulteriori aumenti?

Penso che dobbiamo dividere il discorso in due parti. Vogliamo valutare il prezzo del petrolio in base al suo valore reale e in confronto con gli altri prodotti. Gli introiti di alcuni paesi europei dall’importazione del petrolio è maggiore degli introiti dei paesi produttori ed esportatori. Abbiamo avuto il deprezzamento del dollaro, e abbiamo avuto 28 inflazioni dal 1980 ad oggi, non siamo ancora ai prezzi del 1980. Ecco cosa volevo dire. Passiamo alla seconda parte: Noi pensiamo che il prezzo attuale del petrolio è fittizio. Ho spiegato questo al vertice della FAO. Fate attenzione per favore: la crescita della produzione è più alta della crescita della domanda, allora perché i prezzi ancora salgono? C’è qualche fattore? Qual è il fattore che mette al repentaglio i meccanismi del mercato?

Noi crediamo che è una precisa volontà politica e economica. Ci sono delle potenze che seguono determinati scopi: in tanto le loro compagnie petrolifere hanno guadagni altissimi che giustificano i loro grandi investimenti al polo nord, quindi creano delle condizioni per vendere i loro prodotti a prezzi molto alti. Ho sentito che un responsabile americano diceva che era arrivato il momento di tagliare i sussidi forniti all’agricoltura americana. Noi siamo contrari a questa gestione economica del mondo. Noi chiediamo i prezzi equi per il petrolio, per i prodotti agricoli e per i prodotti industriali, cosicché ogni nazione abbia il suo giusto guadagno e giusto profitto. In modo che le volontà politiche e disegni politici non guastino il sistema giusto: il successo del popolo iraniano è completo quando tutti i popoli hanno successo.

Che siano tutti nel benessere, insieme nel progresso, insieme in tranquillità. È possibile che un paese voglia garantire riempire le sue tasche a discapito dei cittadini degli altri paesi? Questo non è compatibile con la nostra cultura, la nostra visione. Le relazioni economiche devono essere eque. Non siamo contenti della situazione attuale del prezzo del petrolio, perchè a parte pochi che detengono i capitali, gli altri non saranno beneficiari.

Quale è secondo lei il giusto prezzo del petrolio?

Dobbiamo valutare e regolare il prezzo del petrolio confrontandolo con quello degli altri beni, per non fare ingiustizia a nessuno. Ma non vi nascondo che ho sentito che alcune di queste potenze hanno deciso di far arrivare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile. Noi siamo contrari a questo modo fittizio di valutazione del petrolio. Crediamo che questo è a sfavore di tutta l’umanità. Vediamo anche gli effetti: un disordine nel sistema economico mondiale. Abbiamo delle proposte per un sistema equo che proporremo nel momento giusto. Perché bisogna arrivare ad un regime equo delle relazioni economiche. Solo così possiamo evitare ulteriori guerre.

Libano e Afghanistan sono due zone dove sono presenti soldati italiani e sono anche di grande interesse politico per l’Iran. Come vede la situazione di questi due paesi, soprattutto il Libano con l’elezione del nuovo presidente, e tornando all’Italia, cosa avrebbe detto al presidente Berlusconi, ai governanti italiani, se aveste avuto reciprocamente il tempo per vedervi?

Rispondendo alla seconda parte, sarei rimasto io ad ascoltare le loro opinioni, raccomandando comunque di rispettare i diritti del popolo libanese e di quello afgano. Credo che conoscere la cultura delle nazioni aiuta a sviluppare al meglio le relazioni con queste nazioni. Vi dico una frase e vi prego di segnarla: è impossibile che le politiche della NATO in Afghanistan abbiano successo, perché queste politiche sono sbagliate, non tengono conto della struttura sociale e della cultura della popolazione dell’Afghanistan.

Le questione afgane possono essere risolte con finanziamenti molto minori. Non serve questo sforzo militare e che tante persone vengano uccise. La storia dell’Afghanistan non ha mai dimostrato che il popolo afgano tolleri a lungo la presenza delle forze straniere sul proprio territorio. Noi comunque abbiamo aiutato il processo della pacificazione in Afghanistan. Anche adesso siamo in buona collaborazione con Italia per quanto riguarda l’Afghanistan, come un paese amico. Il popolo afgano è un popolo vicino e amico per noi. Il popolo iraniano ha subito i danni più gravi dalla situazione di insicurezza in Afghanistan. Apparentemente oggi alla NATO non ci sono orecchie per sentire. Credono di poter risolvere tutto con le armi. Il popolo afgano è un popolo nobile, è un popolo gentile e cordiale, che lavora duro, un popolo amabile. Secondo me si può trattare meglio un popolo così.

E la stessa cosa vale per il Libano. Noi crediamo che il popolo Libanese sa decidere meglio per il proprio destino. Noi, l’Italia e gli altri paesi dobbiamo aiutare i libanesi stessi a determinare il loro destino, dobbiamo creare l’atmosfera e presupposti migliori per la stabilizzazione e la pace in Libano. I libanesi sono un popolo coraggioso, possono gestire la loro situazione da soli. Noi dobbiamo aiutarli, non dobbiamo ostacolarli, non dobbiamo interferire, questo è il miglior aiuto che possiamo dare loro. Grazie. Auguro a voi ed al popolo italiano prosperità e pace, e prego Dio per questo. Sperando di vedere presto la pace nel mondo, e spero di vedere questa mia intervista trasmessa dalle vostre reti.


(segue)
A.
CRITICA DELLA STAMPA

1. Il trionfalismo programmato sulla manifestazione. – È da dire che molto spesso i giornalisti scrivono i loro pezzi senza neppure essere stati presenti agli eventi o aver ascoltato i discorsi. Un articolo di stampa su un qualsiasi evento è spesso qualcosa che si integra allo stesso evento. Così chi ha organizzato l’accoglienza di Ahmadinejad ha pure programmato quali giornali e giornalisti “amici” avrebbero fornito le necessaria copertura mediatica. Io non sono stato a piazza Navona o in altri luoghi, ma sono stato presente tutto il tempo nel luogo principale della manifestazione che era a piazza del Campidoglio dalle 20 in poi. Io mi sono piazzato in faccia agli oratori e non li ho mai perso di vista. Nessuno più di me ha potuto avere il polso dell’evento. Da rilevare che in piazza vi erano prevalentemente, se non esclusivamente, ebrei della comunità romana ed assai probabilmente l’elettorato di Riccardo Pacifici. Il popolo romano puà darsi che non si sia accorto della presenza in Roma di Ahmadinejad, ma assai più certamente non si è accorto degli ebrei che manifestavano per i fatti loro e non per gli interessi dell’Italia e del popolo italiano. Sfido ogni altro a provare il contrario. Vi erano certamente le star della politica. Ma chi dice che costoro rappresentano gli italiani? In fondo, abbiamo messo solo una croce, segno di analfabetismo. Alemanno l’ho votato anche io, non sapendo cosa altro fare. Trovandomelo davanti a parlare in nome dei romani che lo hanno votato, e cioè anche io, cosa avrei dovuti dirgli: “A Gianni? E che?”. Purtroppo, la cosiddetta democrazia, quella che vogliamo esportare in Iran, come se non avessimo altro a cui pensare, è una clamoroso presa per i fondelli. E questo lo sa bene ognuno, eccetto gli imbroglioni di professione che pensano di poterci governare con le chiacchiere. Ma forse questi tempi sono finiti e se i nostri olimpici parlamentari accettano di scendere sulla terra sapranno cosa i comuni cittadini pensano di loro. Hanno per giunta dato e danno ogni giorno prova di grande insipienza: sono al di sotto della media di chi dovrebbero rappresentare. La loro abilità consiste in una spiccata attitudine a mentire ed una congenita predisposizione all'opportunismo. Nel caso degli ebrei si sono persuasi che qualsiasi cosa dicano e facciano è meglio non averli contro. Fanno ciò sacrificando gli interessi ed i sentimenti degli altri cittadini, finché questi non aprono gli occhi. Io mi considero un cittadino non nemico di ebrei in quanto tali, ma un cittadino che non intende farsi prendere per i fondelli da altre categorie di cittadini o ristrette fasce di privilegiati, siano o non siano essi ebrei. Soprattutto, in quanto cittadino italiano, non intendo essere minimamente coinvolto in guerre lontano, opprimendo popoli pacifici (con p minuscola e senza alcun riferimento al Pacifici che pacifico non è). Per il Caldarola con cui i «Corretti Informatori» aprono la loro rassegna (vai sul link) mi limito a dire che è un loro uomo, da cui è ingenuo aspettarsi altro che una amplificazione dell’evento. Lo stesso dicasi per gli articoli che appaiono sul «Riformista», che non è un organo di informazione in senso proprio, ma uno strumento di propaganda e di pressione. Ed ancora dico a Peppino che esordisce con i “volenterosi della libertà”: chi sarebbero questo “volenterosi della libertà” che cercano la libertà non ha casa propria ma in quella altrui. A questi “volenterosi della libertà” che possono prendere per i fondelli solo loro stessi ricordo il lager Gaza/Auschwitz di cui farebbe meglio a chieder al loro mandante, cioè Israele. Se un articolo inizia in un modo simile forse è meglio non perdere altro tempo leggendo oltre. Nel caso voglio farlo qualche mio lettore per me, potrò rispondere ad eventuali quesiti sul merito. Quanto a quelli che parlano male del loro paese proprio con i nemici dichiarati del loro paese, mi fanno pensare troppo ai traditori e mi deprime troppo ascoltarli e vederli. Capisco che si possa essere critici verso il proprio governo e nessuno lo è più di me nei confronti del governo che ho perfino votato, ma il tradimento della patria è un’altra cosa. Socrate ha insegnato a quanti hanno ricevuto una formazione classica che o ci si riduce ad un’esistenza da “idiotes” (ci si rifugia angustamente nel particulare e nella vita privata) oppure se si ci si vuole interessare della cosa pubblica, allora si accetta la morte stando in patria lottando lealmente contro chi si giudica perfino un tiranno. Se vi sono tanti usulmano che si danno la morte come kamikaze, a maggior ragione uno dovrebbe accettare il rischio supremo contestando positivamente (per il bene della patria, non per la propria ambizione) il proprio governo. Ma nella condizioni date io non posso non pensare che ogni cosiddetto dissidente altro non sia che non prezzolato della CIA. Al convegno di madonna Fiammetta costoro hanno pure fatto il presso del “dissenso” (tradimento), cioè un miliardo di dollari. Ed allora chi pretende di dare loro del critico, vuol dire che fa parte del giro.

2. Non solo oppositori ad Ahmadinejad. – Sembra di capire che Ahmadinejad non ha perso il suo tempo ed ha fatto quello che forse avrebbe fatto Berlusconi: ha badato agli affari del suo paese. Ed agli affari badavano all’Hotel Hilton anche i numerosi imprenditori che si sono affollati per cogliere le opportunità offerte da un paese che in fondo vuol fare solo del commercio con altri paesi: attività del tutto legittima e che si traduce nel benessere dei popoli. A piazza del Campidoglio nel frattempo recitavano la farsa della libertà sionista (libertà per se e campi profughi per i sopravvissuti della Nakbam con qualche speranza di miglioramento se fanno i buoni). Chissà quanti posti di lavoro Alemanno sarà capace di produrre. Per fortuna, lui intanto il lavoro (ben pagato) per almeno cinque anni lo ha. Poi si vedrà. In fondo, Ahmadinejad è da ammirare, se ha pensato ha fare affari nell'interesse del suo paese, piuttosto che andare a mangiare da Berlusconi. Può darsi che fra pochi anni anche l’Iran ci superi come già ci hanno superato tanti altri paesi, lasciandoci nella mondezza. Si sa che noi siamo tanto bravi ad acchiappare farfalle ebraico-sioniste.

3. L’altra stampa: voci critiche di giornalisti fuori del coro. Ecco finalmente riportata una dichiarazione autentica di Ahmadinejad, il cui senso è del tutto diverso da quello attribuito e nei termini dati del tutto ineccepibile:
«Presidente Ahmadinejad, lei continua a dire che Israele è destinato a sparire dalla faccia della terra. Non si accorge che è un linguaggio intollerabile per il mondo civile?
«Non la penso così. Le nostre posizioni sul regime sionista sono un bene per tutte le nazioni, per il nostro popolo. I sionisti sono il male all´interno della comunità internazionale. I crimini che vengono commessi in Palestina sono un danno per tutta l´umanità. Quei crimini dovrebbero sparire. Qualcuno può appoggiare questi crimini? Può appoggiare i terroristi? Io ripeto la nostra idea: organizziamo un referendum tra i palestinesi per decidere davvero chi abbia diritto di vivere in quella regione. Il risultato, qualunque esso, sia dovrebbe essere accettato, mentre gente che non ha radici nella regione non dovrebbe avere uno Stato da quelle parti. Io dico all´Italia: guardate che ho solo annunciato qualcosa che è scritto, ho anticipato che il regime sionista è in via di estinzione. Se l´Olocausto c´è stato, parliamo solo di una parte dei 60 milioni di morti che ha fatto la Seconda guerra mondiale. Dopo 60 anni dobbiamo aprire la scatola nera del regime sionista. Noi abbiamo soltanto detto che questo regime di occupazione deve finire
».
Quanto al resto ci sarebbe poco da stupirsi se non vivessimo noi in una situazione afflitta da gravi patologie e da una sostanziale mancanza di indipendenza politica e morale.

4. La faziosità sionista di Bordin, rassegnista stampa radicale. – Anche Radio radicale prende soldi pubblici, più o meno meritati rispetto a testate come il «Riformista», «l’Opinione», il «Foglio». Ad una stessa categoria di spesa potrebbe venire aggiunto il quotidiano «Rinascita» diretto da Gaudenzi, ma questo quotidiano non ha mai avuto la pubblicità aggiuntiva di Radio radicale. Sembra che una sola volta il quotidiano di Gaudenzi finì in un’importante rassegna stampa, ma poi l’incauto giornalista venne richiamato. “Rinascita” ha ben altro orientamenti di quelli prima citati. A mio avviso, giudicando sui contenuti, possono essere considerati dirette emanazioni del governo israeliano. Se poi vi siano concreti ed organici collegamenti, non mi è dato sapere e non mi occorre sapere. Ho appena ascoltato la rassegna stampa di Massimo Bordin – al quale manderò queste righe – e mi chiedo: ma come Bordin intende la sua rassegna stampa, pagata con fondi pubblici, dunque anche miei? Se almeno si limitasse a fare una cernita di articoli e quindi a leggerli, si potrebbero solo criticare i suoi criteri di selezione. La critica non sarebbe facile perché non si può togliere a chi fa la rassegna stampa la necessaria discrezionalità della selezione. Ma i commenti? Bordin legge e poi spesso aggiunge il suo commentino a ciò che legge. Così ha dato ellitticamente del cretino a Vauro per la sua vignetta a Fiamma Frankenstein, quella Nirenstein con cui Bordin schignazza settimanalmente sulla pelle dei palestinesi, che continuano a morire come mosche da 60 in barba a tutta la retorica dei diritti e alle crociate antiraniane di questi giorno. Altrettanto ellitticamente rimandai il cretino che avendolo tirato fuori dalla chiostra dei suoi denti era bene che vi rientrasse e tornasse al suo legittimo proprietario.
In questo momento mentre da la notizia “controtendenza” di un certo Fiore che parla della legittimità della critica antisionista non si limita ad informare ma dileggia e sghignazza, lasciando intende a chi ascolta che la notizia non ha dignità. È un modo per disinformare e per nascondere la sua partigianeria. Ed in effetti Bordin circolava con il suo sigaro in piazza del Campidoglio. È stato fra gli organizzatori della giornata sionista di Polito e ne ha dato la pubblicità massima che poteva dare, mentre tenta di oscurare la controtendenza De Fiore, tentando di infangarlo ad ogni modo. Pensa di poterlo fare dando risalto ad un articolo di Francesco Merlo, che però non riesce a dire (per bocca di Bordin) altro che non ha titoli scientifici per parlare di Foibe. Ma è una critica “cretina” perché i “politici” parlano e sparlano su tutti gli argomenti dello scibile senza avere mai nessuna specifica competenza: la loro è appunto una presenza politica. L’incompetenza specifica di quanti hanno parlato in piazza del Campidoglio si poteva pesare a quintali. Hanno fatto uscire pure le vedove, il cui unico titolo è quello di essere rimaste vedove di morti ammazzati e per questo risarcite con un seggio in parlamento a spese dei contribuenti. Di competenze “specifiche” dei politici se ne trovano assai poche. Chiunque sia Fiore o De Fiore, mai prima sentito benché “parlamentare” (unico titolo per incominciare ad essere qualcosa, secondo il cervello sionista di un Bordin e l’immensa fame radicale di visibilità) ha però detto qualcosa di apprezzabile: si può e si deve essere antionisti con la stessa legalità e legittimità con cui ci si professa antifascisti, antinazisti, anticomunisti, antiradicali. Se poi Bordin facesse qualche sforzo di pensiero, partendo dai concetti di “Blut und Boden”, con i dovuti passaggi, troverebbe delle impressionanti affinità fra “nazismo” e “sionismo” e chissà che non riconosca nel “sionismo” la riuscita versione mediorientale del “nazismo”. Al posto degli ebrei basta mettere i palestinesi. Al posto di Auschwitz e dei lager basta mettere Gaza ed i campi profughi, al posto della propaganda goebbelsiana basta mettere una lunga serie di soggetti che non indico ma che lascio intuire, e così via. Basta cambiare i nomi a persone, luoghi e situazioni per poter giustificare pienamente la liceità di una posizione (costituzionalmente parlando “antisionista”. La senile equiparazione presidenziale fra antisemitismo e antisionismo è stato poi ritirata con la precisazione che è assolutamente lecito criticare il governo e la politica di Israele, che come sappiamo è una politica “sionista”, a meno il sempre ridens Massimo Bordin non sia capace di spiegarci diversamente, magari con l’autorevole consulenza di Madonna Fiammetta. Alla prossima intanto inoltro a chi non riceve o dice di non ricevere.

5. La voce della ragione. – Su “Famiglia Cristiana” con grande disappunto dei «Corretti Informatori», la cui fregola di guerra non conosce altro che gli interessi israeliani e sionisti, è apparso un servizio dedicato agli imprenditori italiani che erano stati invitati da Ahmadinejad all’Hotel Hilton. Sono giustamente preoccupati per il lavoro che rischiano di perdere per l’ottusità dei politici italiani. Si noti l’incredibile commento e l'astio verso la redazione di “famiglia Cristiana”. Per costoro esistono solo gli interessi di Israele. Per loro gli interessi di Israele dovrebbero coincidere con quelli degli imprenditori italiani, o meglio gli interessi dell’imprenditoria italiana è cosa di nessun conto rispetto alla fregola israeliana di guerra, beninteso una guerra fatta dagli altri nel loro esclusivo interesse e contro ogni proprio interesse. Gli imprenditori italiani hanno capito la politica estera meglio del loro ministro degli esteri pro tempore.

6. Berlusconi: «Nessuno vuole un altro Iraq». – Speriamo che sia questa la volontà di Berlusconi fra una paccata e l’altra, sulle spalla di Bush o sul di dietro della ..... Di certo vogliono un altro Iraq quanti hanno fatto passerella in piazza del Campidoglio. Alla loro ipocrisia nessuno è disposto a prestar credito. Parlando di ipocrisia si noti il “corretto commento”: vi sarebbe da ridere se non vi fosse da piangere.

7. Chiamala bufala! Volevano ammazzare Ahmadinejad. – Avevo provato a scherzare immaginando se Ahmadinejad fosse andata alla cena diplomatica nsieme con tutti gli altri capi di stato, poteva venire avvelenato come si usava in Italia nel Rinascimento. E cosa ti leggo in un trafiletto del Corriere della Sera di oggi 24 giugno. Eccone il testo integrale:
TEHERAN — Uno stretto collaboratore di Ahmadinejad ha denunciato ieri un «complotto» per uccidere il presidente iraniano durante la sua recente visita a Roma, il 3 giugno scorso, per il vertice della Fao. Ali Zabihi ha affermato che vi era già stato un piano per «sequestrare il presidente» durante la sua visita a Bagdad, nel marzo scorso, e un altro per «assassinarlo durante il vertice della Fao» all'inizio di questo mese a Roma. «Entrambi i complotti sono stati vanificati per il volere di Dio», ha aggiunto Zabihi. Secondo il consigliere di Ahmadinejad, i piani erano «in linea con gli ordini dati da Bush per assassinare autorità iraniane». La recente visita di Ahmadinejad a Roma sarebbe anche all'origine della rimozione dell'ambasciatore di Teheran in Italia, Abolfazl Zohrevand, in carica da meno di due anni. Nei giorni scorsi era già stata preannunciata e motivata con il «fiasco» del soggiorno romano di Ahmadinejad, che non è stato ricevuto né dal Papa né da alcuna autorità di governo.
Per i «Corretti Informatori» si tratta di una “bufala”. Verrebbe da chiedersi: e perché mai? Forse che queste operazioni non sono ordinaria amministrazione della CIA e di altre ancora più segrete “forze speciali” dedite alle operazioni tanto più sporche quanto più segrete. Basta leggere gli ultimi libri di Chalmers Johnson per apprendere come Bush si rivolga addirittura agli israeliani per consigli tecnici in materia.



APPENDICE FOTOGRAFICA

Le magnifiche 100 foto

Sono foto importanti di persone importanti da ricordare per la storia ed a futura memoria.
Ove finalmente venisse instaurata la democrazia e la libertà in Iran con l’aiuto delle sante armi americane e con qualche supporto alleato nonché con l'immancabile sequenza di martiri caduti per la libertà ed i diritti umani sarà dato giusto merito a chi aveva saputo divinare i tempi del regno della Libertà e della Civiltà.

(Le foto si succedono nell'ordine cronologico dello scatto:
saranno via via eliminate quelle che appaiono duplicati poco significativi. Ne ho scattate 151 ma ne selezionerò fino al numero magico di 100, forse, con qualche fuori programma.
Cliccando sulla foto si ottiene il loro ingrandimento massimo.)

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(segue: 151 foto scattate e da selezionare a non più di 100)

5 commenti:

Luca L. ha detto...

Grazie, professore.
Sono io il lettore che ha "sollecitato" (mi si passi il termine) una Sua analisi di questo triste momento.
Resterò sintonizzato in attesa di ulteriori aggiornamenti, nel frattempo segnalo che anche Blondet ha segnalato lo svolgersi de "La settimana dell'odio anti-Iran".
La lobby della disinformazione filo-sionista sta dispiegando tutte le sue armi, approfittando anche del momento politico favorevole in Europa (con la prevalenza di governi filo-sionisti, e la truffa del Trattato di Lisbona che sta per dispiegarsi).
A proposito del Trattato, sembra proprio che dopo le prime approvazioni a scatola chiusa, l'unica nostra speranza risieda nel referendum irlandese: se gli irlandesi resistono alla propaganda e bocciano il Trattato, per un po' saremo salvi. Ma fino a quando?

Luca L. ha detto...

Ho letto e riletto, e non trovo nulla da aggiungere.
Grazie per la preziosa e completa testimonianza.

Antonio Caracciolo ha detto...

E mica ho finito!
Devo aggiungere ancora un ceniniaio di foto ed altri commenti. Proprio questa mattina ho mandato una lettera di protesta a Massimo Bordin per aver egli fatto una rassegna stampa partigiana: osanna quelli che parlano bene della manifestazione, oltraggia gli altri. Bordin era presente in piazza del Campidoglio e gli ho pure scattato due foto che trova nel post. Non ho ancora finito con il resoconto critico e terrò costantemente d’occhio l'informazione. Al tempo stesso ho segnalato il Contrappello ad altre persone per sapere se è possibile ottenere una più vasta adesione. Se anche lei crede che sia in pericolo la pace e che il senso della bravata ipocrita del Riformista sia quello di preparare l'opinione pubblica all’idea di una “guerra giusta” contro l’Iran, farebbe forse bene a considerare il Contrappello raccogliendo adesioni. Non è molto, ma al momento non vedo cosa altro si possa concretamente fare. Costoro non devono credere che Tutti la pensino come loro. Anzi sono proprio loro a NON rappresentare il popolo italiano, che ama la pace e vuole la pace con tutto il mondo arabo e musulmano e che non intende farsi spingere in guerra da uno sparuto gruppo di sionisti, degni emuli del nazismo.

Luca L. ha detto...

Stavo già pensando ad un modo per promuovere l'appello sul mio blog.
E' un apporto ben modesto, lo so, ma non saprei cosa altro fare, al momento.
Appeno trovo un po' di tempo lo faccio.

Anonimo ha detto...

salve ho apprezzato molto il suo resoconto,sono di Roma e avrei voluto rendermi conto di persona della "sfacciataggine "di questa gentaglia,ma non ero sicuro di resistere alla tentazione di sbraitare ed insultare..
Alemanno non indossava la fascia tricolore ,solo una fascia da focomelico quindi non era in veste ufficiale anche se i media hanno propagandato la presenza del sindaco....neanche si potrà insultarlo prossimamente grrr...
spero lei abbia fatto foto segnaletiche (scherzo) di questi criminali..a futura memoria