venerdì 1 febbraio 2008

Quale memoria e perché? Un monitoraggio ed un dibattito sul “Giorno della Memoria”

Versione 2.0

Testo e pagina in progress, suscettibile cioè di continue modifiche, segnalate dalla progressione del numero della versione. Questa pagina viene qui trasferita da un altro link e viene redatta a quattro mani, cioè fra me ed Eresiarca. Un monitoraggio è cosa che richiede costante attenzione e possibilmente il concorso di più persone. Per distinguere, come è giusto che sia fra i miei commenti e quelli di eresiarca useremo delle sigle. Io non posso usare “ac” perché in questo blog potrebbe venir confuso con le iniziali di Andrea Carancini, altro valente autore di questo blog. Mi trovo costretto ad usare la sigla acs, che corrisponde ad Antonio Caracciolo di Seminara, già da me usato come firma elettronica del mio account gmail. A scanso di equivoci rassereno gli animi dicendo che non si tratta di usurpazione di titolo nobiliare. Seminara è il mio paese di nascita, che amo ricordare in questo modo. Mi trovo costretto, quando occorre, ad aggiungere qualcosa al mio nome e cognome abituale, per evitare fastidiose omonimie o per ragioni strettamente tecniche. I Commenti del precedente url, avendo essi un contenuto prevalentemente polemico, giudico che sia forse meglio affidarli all’oblio, cancellandoli per sempre.

Antonio Caracciolo


Con apposita legge è stata predisposta la celebrazione di una giornata della Memoria, fissata per il prossimo 27 gennaio. Già da adesso se ne trovano le avvisaglie in servizi di stampa, discorsi, filmati televisivi. Nello scorso anno, proprio in questo periodo, stava per passare il famigerato progetto Mastella, che avrebbe imposto per legge una sorta di Verità di Stato. Se si legge attentamente il testo istitutiva della Giornata della Memoria si vede che contiene alcune ambiguità che preludono a tentativi come quelli fatti da Mastella e che peraltro sono già legge in altri paesi. Il tentativo del ministro ha per fortuna avuto pronte reazione, anche a livello governativo, che ne hanno scongiurato il passaggio in parlamento. Tuttavia, il ministro ha ottenuto il plauso di ben determinati personaggi. Purtroppo, ogni annuale ricorrenza celebrativa dovrà essere vissuto con angoscia e apprensione da parte di quanti hanno a cuore la libera ricerca storica. Basta abbassare la guardia un solo momento e ci si ritrova una legge simile a quella che ad esempio in Germania ogni anno produce un massacro di 17.000 cittadini incriminati per reati d’opinione: vi è di che riempire ogni anno un nuovo campo di concetramento. E questo nella sola Germania. Se si avessero i dati di quanto analogamente succede in Francia, Austria, Svizzera i dati sarebbero ancora più impressionanti. Non si vuole che la barbarie si ripeta – dice il testo di legge – ma intanto nel nome della vecchia se ne ricrea una nuova! È proprio di questi ultimi giorni la notizia di un servizio di delazione di stato organizzato dalla ministra Barbara Pollastrini.

Il problema è delicato perché con un atto legislativo si è voluto imporre surrettiziamente un’interpretazione della storia recente, che è propriamente la storia dei vincitori e del nuovo ceto politico sorto dalle ceneri dei regimi sconfitti. Il problema è che ogni essere umano ha una sua memoria ed ha il diritto di averla. La memoria di ognuno è strettamente connessa con la sua identità e la sua storia personale. Pretendere che Una sia la memoria è atto d’imperio che non rende giustizia ad “guerra civile europea” che presenta fatti tragici numerosi e di segno contrapposto. Oltretutto è una storia che ha ancora bisogno di essere compresa e non si può ben ricordare ciò che non si è ben compreso. Mi sembra più giusto celebrare un determinato evento, nel quale una collettività più o meno ampia di soggetti possa riconoscersi, ma soprattutto dovrebbe essere lasciata piena libertà alle popolazioni di costruire la loro storia attraverso la libertà della memoria e della rievocazione degli eventi. Fissare per legge i contenuti della memoria significa sclerotizzarli, far perdere loro in autenticità e soprattutto trasformarli in ideologia, che forse è stata la causa delle maggiore tragedie di cui giustamente commeriamo le vittime, tutte le vittime, non solo quelle privilegiate.

A ben riflettere si può comprendere la posizione della classe politica del dopoguerra: trae la sua legittimazione dalla necessaria delegittimazione della classe politica precedente che è andata a rimpiazzare non per libera e democratica volontà dei popoli, ma come conseguenza della disfatta bellica e del nuovo ordine instaurato dai vincitori: in Iraq, Afghanistan ed altri paesi a venire si ripete un film che i nostri padri hanno già visto e subito sulla loro pelle. Del resto, l’ultimo rapporto Eurispes ci informa solo il 14 per cento della popolazione italiana nutre fiducia verso il ceto politico rappresentato dai partiti: si mantengono al potere solo con il terrore prodotto da leggi liberticide. Figuriamoci, o miei «Corretti Informatori», di quanto credito possa godere un Casini in Israele, la cui faccia ci offende tutte le sere dal televisore di regime, un giorno sì e l’altro pure!

Questa spiegazione mi sembra renda conto della superficialità, dell’ipocrisia e dell’autolesiosismo con il quale viene trattato il proprio passato storico, che contiene come ogni passato luci e ombre, bene e male, tragedie vere e proprie, ma che resta il passato dove hanno vissuto i nostri padri e che si tratta di conoscere e comprendere via via via che il tempo avanza. Rinnegare quel passato o falsificarlo demonizzandolo significa rinnegare e demonizzare i nostri padri. Chi rinnega il padre non ha più radici ai quali appellarsi, altro che radici giudaico-cristiane, dimenticando che i due termini sono stati ininterrottamente antitetici per duemila anni suonati. Ma almeno si lasciasse il passato alla libera investigazione di chi è capace di pensarlo ed interrogarlo!

Con queste considerazioni provvisorie non voglio però orientare una discussione ed un monitoraggio aperto a 360 gradi ovvero ad ogni contraddittorio ed approfondimento. I visitatori di questa pagina possono lasciare i loro commenti nell’apposito spazio. Possono anche dare segnalazione di articoli o eventi relativi alla celebrazione della Giornata della Memoria o di eventi connessi. Sarà poi mia cura riportarne eventualmente in modo ordinato i contenuti in questa stessa pagina, che cercherò di costruire in progress per una sua migliore leggibilità.

LEGISLAZIONE
Legge 20 luglio 2000, n. 211

"Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

Art. 1.

1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

Commento

In merito alla critica malevola e perfida di Momigliano mi ero chiesto quale fosse la data istitutiva della legge sulla Giornata della Memoria. È una legge del 2000, cioè di quattro anni precedente il “giorno del ricordo” delle foibe. La successione temporale dovrebbe significare qualcosa che lascio all’intuito di chi legge: basta che un gruppo lobbistico abbia la forza sufficiente a condizionare i nostri non eroici parlamentari perché ogni giorno del calendario sia impegnato per legge alla pubblica commemorazione degli innumerevoli eventi orripilanti della storia recente e meno recente! Nel caso però della Giornata della Memoria le celebrazioni incominciano ben prima del 27 gennaio, come dimostra la trasmissione “preparatoria” di Rai Click. La stessa presentazione del libro di Shlomo Venezia in Campidoglio può pure essere considerato un evento connesso. In pratica, non di “Giornata” della Memoria si deve parlare, ma di intero Anno della Memoria con cadenza continua e non giubilare come l’Anno Santo. Anno dopo anno i nostri poveri cervelli vengono bombardati da una visione della storia e del nostro passato che per legge non può essere né criticamente discussa e meno che mai contestata. In pratica, per legge è stato alterato qualsiasi autonomo programma pedagogico-educativo: poveri studenti! Anziché ad un sano sapere critico sono destinati ad apprendere il catechismo non solo in oratoria, ma anche nella scuola laica di Stato. Come qualche genitore ha preteso di fare in Germania, bisognerebbe tenere i propri figli in casa ed impartire loro quell’educazione che i genitori reputano migliore o mandarli a studiare all’estero.

Quanto poi al testo della legge contengono alcuni elementi che potrebbero essere criticati: parlare di persecuzione, discriminazione, deportazione è una cosa; parlare di “sterminio” è altra cosa: i due concetti devono essere distinti o se ne deve almeno chiarire il diverso significato e non utilizzarli come termini intercambiabili. A fronte del “ricordare”, soprattutto quando il ricordare è connesso alla guerra civile, vale poi a mio avviso di più il principio dell’oblio, del dimenticare: vi è qui può valore educativo che non in una pedagogia impostata sul Ressentiment. Il ricordo della guerra civile perpetua la guerra civile. Dubito poi che il “ricordo” serva affinché ciò che è successo non succeda più. Magari fosse così. Basta ricordare in Europa la recente guerra dei Balcani. Basta guardare nel mondo ad orrori che si succedono quotidianamente e che in orrore e tragicità non possono essere considerati inferiori a quelli che si vogliono ricordare, ammesso e non concesso che possa esservi una commensurabilità dell’orrore. E no, caro Momigliano, se ancora in questo paese è concesso di poter pensare liberamente, io ritengo che tutta l'operazione abbia valenza ideologica e che sia volta ad incidere negativamente sui popoli d’Europa, che in effetti sono ormai politicamente inesistenti.

Antonio Caracciolo

VIDEO

1. Rai Click tv: Fotoricordi dal lager, 3/12. – Il Marcello Pezzetti che si vede nel video è anche uno dei curatori del volume di Shlomo Venezia, presentato in Campidoglio alla presenza del sindaco Veltroni. Nel video si parla anche di fotografie inedite scattate dalle SS che verranno pubblicate da Einaudi in occasione della giornata della Memoria, ossia il prossimo 27 gennaio.

SITI

1. Ucei: il Giorno della Memoria della Shoa. – Si trova qui una sorta di calendario ufficiale delle manifestazioni nonchè un’accurata rubrica delle eventi connessi al tema.

ATTIVITA’ SCOLASTICHE
1. Circolari ministeriali.
2. Didattica della Shoa.


RASSEGNA STAMPA
1. Un senso alla vita? D’accordo! Ma quale?. – Difficilmente un articolo di stampa potrebbe essere più tendenzioso e sciocco al tempo stesso. Chiunque apre un manuale elementare di filosofia trova gli interrogativi di cui nell’articolo. Si tratta poi di vedere come queste confluiscano nelle tesi a soggetto degli organizzatori della Giornata. In questo momento il governo di riferimento della Giornata ha tagliato la luce elettrica ad un enorme Lager di oltre un milione e mezzo di persone. Manca la luce negli ospedali. Cosa dice il governo israeliano: possono andare a piedi! Appunto, questo è un Giorno da ricordare. Si vuol ricordare quello che si pretende sia successo in un remoto passato che nessuno può verificare per non vedere oggi quello che chiunque sia dotato di coscienza ed intelligenza, non ottenebrata dagli strizzacervelli dell’apparato mediatico controllo e deformazione delle coscienze, può vedere e sapere, purché lo voglia.


EVENTI
1. Ed il genocidio dei palestinesi?. La notizia di cui al link contiene un’implicita autoconfutazione. Non solo il “mai più” si rivela ogni giorno un “sempre più”, ma nell’elenco dei genocidi si tace quello più evidente e più grave: il genocidio fisico, culturale, politico, psicologico del popolo palestinese che sembra resistere ancora giusto per mettere a dura prova la nostra coscienza, la quale per nascondersi a se stessa si avvale di un’operazione mediatica per cui i legittimi resistenti all’altrui violenza e prepotenza non sono “resistenti” ma "terroristi” che attentano alla legittima esistenza di chi li ha cacciati dai loro villaggi rasi al suolo e cancellati dalla carta geografica per far posto con nuovi nomi ad insediamenti israeliani, dove magari si può trovare immancabilmente qualche piazza o strada intitolata alla Shoa. L’ipocrisia della nostra epoca supera quella di tutte le epoche che l’hanno preceduta messe insieme.

MONITORAGGIO: ARTICOLI CORRELATI
1. Le amnesie della “Giornata della Memoria”. Un articolo su questo nostro blog dove è riprodotto un articolo proposto ad una classe per una considerazione critica dell’evento. (acs)

1 commento:

Erwin ha detto...

http://www.haaretz.com/hasen/spages/934426.html

Nuovo delitto di "lesa shoah"!________________www.thule-toscana.com