venerdì 15 febbraio 2008

La lotta per la laicità

Versione 1.4

Vorrei incominciare con alcune premesse una riflessione che mi impegnerà non poco in questo blog ed anche in altri. Lotta per la laicità non significa essere né anticattolici né anticlericali. Anzi laicità significa poter garantire piena libertà nell’ambito delle istituzioni laiche e statuali a quei cattolici che per avventura si trovassero sotto i fulmini e le scomuniche della gerarchia cattolica. Nella storia italiana casi del genere non sono stati e non sono infrequenti. Al tempo stesso laicità dello Stato non significa lotta alla chiesa cattolica in quanto questa stia nell’ambito che gli è proprio. Lo stato laico deve garantire eguale libertà a tutte le più diverse e disparate forme di sensibilità religiosa e non farsi strumento di un solo Credo a scapito di tutti gli altri ovvero di quelle concezioni filosofiche che non hanno bisogno di commistioni confessionali. La Chiesa cattolica – sento dire – ogni anno ricava dallo stato qualcosa come 10 miliardi di euro ed è per me uno scandalo che grida vendetta al cospetto di Dio. Non è poco. Purtroppo si va affermando una teoria totalitaria ed integralista secondo cui sarebbe proprio della chiesa cattolica lo spazio pubblico e verrebbe quasi da credere che allo spirito laico spetti lo spazio privato. Personalmente, da laico autentico quale mi sento, e non nella caricatura “laicista” che si pretende di appiccicare addosso ai laici autentici, posso convivere con i cattolici. È un loro problema decidere se possono convivere con me. Di certo non ho bisogno di loro e posso anche vivere bene senza un confessionalismo che non lascia mai tregua a quanti ritengono di potersi ben orientare nella vita senza superiori insegnamenti altrui.

Fatta questa premessa che è rivolta a destinatari innominati, segnerò in questo post i vari interventi che si vanno delineando sulla stampa. Ricordo anche a quanti leggono questo blog ciò che è qui espressamente scritto. I singoli contributi del Blog Collettivo riguardano i singoli autori ed impegnano solo loro. Un Blog Collettivo non potrebbe funzionare se tutte le posizioni debbano essere assolutamente concordi l’una con l’altra quasi fossero espressione di un Pensiero Unico. Sarebbe perfino auspicabile che fra gli stessi Autori del blog si sviluppasse un dibattito di elevato profilo. Mi sono impegnato e mi vado impegnando non poco per la libertà del pensiero in tutti gli ambiti, specificatamente nel campo del revisionismo storico. Non posso non rilevare la profonda incoerenza morale ed intellettuale da parte di quanti, cattolici ultratradizionalisti dichiarati, pretendono a loro volta che di io debba sacrificare la mia propria liberà di pensiero in ambito religioso e civile. In realtà credo che costoro proprio non sappiano neppure dove stia di casa la libertà e che in realtà perseguano altri fini che con la libertà nulla hanno a che fare.

11 commenti:

Domenico & Gianluca ha detto...

Non ho alcuna difficoltà,da cattolico praticante, a condividere il suo pensiero a proposito.
Certo, la storia dei 10 miliardi di euro mi lascia quanto meno scettico a proposito,ma non è questo il punto.

Il punto è che la civile convivenza esula dalla religione professata. Quindi il laico può serenamente convivere con il cattolico.
E ci tengo a rassicurarla che nessun cattolico troverà mai gravoso il confronto con un laico(ne verrebbe meno la sua stessa missione).

Vorrei però chiarire il discorso riguardante l'impegno politico dei cattolici(qualora ne esistano e si impegnino in politica).
Innanzitutto riconoscere un cattolico è semplice: ammette sempre di esserlo e segue le direttive del Papa quando parla ex cathedra.

Quindi da qui capiamo che non si può dirsi cattolici e proporre un ddl sui PACS,ma si può essere cattolici ed essere contro l'indulto.

L'impegno politico di un cattolico(qualora esistesse il politico cattolico) dovrebbe essere orientato verso la sua visione di relazionalità,verso quello che per lui è il bene per la società. Così come l'impegno di un qualunque altro politico.
Le tesi cattoliche a questo punto rispondono alle urne elettorali come quelle laiche. Hanno pari dignità e pari possibilità di vincere.
E in caso di vittoria esprimono la voce della maggioranza degli elettori,ergo sono vittorie legittime secondo i più elementari criteri democratici.


Però attenzione: non succederà mai che un (eventuale) politico cattolico proponga un ddl che vieti la commercializzazione di carni i venerdì di quaresima.
Naturalmente riguarderà impegni di ben altro tipo,che convinceranno esclusivamente con argomentazioni laiche e senza intromettere Dio in tutto ciò. I politici cattolici lasciano alla coscienza cattolica il rifiuto di alcune pratiche da considerare sbagliate per la religione e perfettamente lecite dal punto di vista laico(vedasi anche la FIVET omologa).

Non è difficile da applicare tutto ciò,particolarmente per un cattolico. Fortunatamente la nostra religione si basa su comandamenti che,anche ad una lettura superficiale appaiono come il minimo indispensabile per un viver civile,naturalmente inscritto nella natura dell'uomo.


Nessun divieto di bere alcolici, di mangiare carne suina o di maschiare formaggi e carne.




Allora potremmo dire che il vero problema è che si è ormai abituati a confondere il termine "laico" con "anticlericale".
Il Papa viene silenziato in ogni modo(tra poco gli si vieterà pure di parlare in piazza S. Pietro) e i politici che si dicono cattolici(badi che non mi riferisco a mastella) bollati come tali (quasi fosse un'infamia o un reato) e tacciati di clericalismo in ogni loro gesto che va dalla lotta all'aborto al rituale caffè-sigaretta al bar.


Mi auguro che nessuno pretenda di metterla in sordina in nome di un cristianesimo ultratradizionalista. Ne tradirebbe la natura e sprecherebbe l'opportunità di un confronto con lei,che a mia opinione può essere parecchio stimolante.

Antonio Caracciolo ha detto...

La ringrazio del commento di cui farò tesoro. Mi limito adesso ad alcune rapide notazioni che mi riservo di approfondire e sul piano sostanziale e sul piano formale. Intanto, il mio articolo che lei commenta è criptico ed è stato scritto di getto dopo che una persona mi aveva in sostanza detto che non condivideva il mio “attacco” (inesistente) a Copertino, dal quale in realtà io sono stato “attaccato” (realmente). Non ho fatto che rispondere con i miei argomenti che di norma non amo mettere in piazza se proprio non mi ci tirano.

Ho notato poi vistose incoerenze da parte di pretesi combattenti della libertà. Che senso ha reclamare la libertà di pensiero per un Faurisson se poi mi si chiede di reprimere e tacere il mio proprio pensiero o si pretende di stabilire in quali piazze posso andare ed in quali altre no? Che senso ha che mi si telefoni per pretendere che io non dica la mia su una vicenda (il papa alla Sapienza) che riguarda non marginalmente la mia vita professionale?

Nell'arco della mia esistenza non ho mai avuto problema ad accettare e convivere con “cattolici”, o per essere più precisi con persone che dicono di esser tali e si comportano e pensano in modo invero abbastanza differenziato. Il problema è invece all'opposto: la pretesa di un cattolico di volermi insegnare a tutti i costi la sua verità, la sua morale, quando con l'avanzare degli anni e della maturità mi accorgo di averne sempre meno bisogno.

Il nostro "scontro” è solo una prima avvisaglia di ciò che succederà con la pretesa da parte della gerarchia ecclesiastica (e dei politici "fedeli" e "osservanti") di occupare lo “spazio pubblico” anziché quello privato della interiorità. Si tornerà indietro di secoli perché chi non potrà continuare a tacere sulle sue più profonde e diverse convinzioni non tacerà e lo scontro andrà crescendo: si tornerà all'epoca funesta delle guerre di religione.

I casi concreti da lei evidenziati sono di facile soluzione: un "cattolico" vivrà secondo i suoi propri dettami. Nessuno in uno Stato laico potrà impedirgli ciò. Anzi lo Stato laico esiste proprio per garantirgli questa libertà. Il problema invece si presenta quando il cattolico nella sua inguaribile presunzione di rappresentare l’umano in sé pretende di imporre a tutta la società le sue opinabili vedute. Non può che prodursi una legittima reazione.

Per i 10 miliardi è cosa che ho letto e sentito. Non sono purtroppo in grado di contabilizzare io stesso il drenaggio di risorse che dall'erario passano alla Chiesa cattolica. Di certo ve ne sono e non sono poca cosa. Sarebbe decoroso se i cattolici al termine della messa domenicale o in altro modo versassero in modo diretto alla loro chiesa gli oboli di cui la loro chiesa ha bisogno. Non vi è nessun motivo che vi sia un intervento dello stato con l'erogazione di infiniti privilegi.

Penso di aver risposto sull'essenziale, ma mi riservo approfondimenti sul testo (appena abbozzato come reazione generale ed astratta ad un fatto ben determinato) e rispondendo ad eventuali altri commenti.

Anonimo ha detto...

Professore non riesce a depurarsi da suoi veleni laicisti.
Per il vero cattolico la libertà autentica è nel rispetto della Cattedra di Pietro e dell'etica cristiana. Tutto il resto è consequenziale.

Antonio Caracciolo ha detto...

Ecco vede, lo ha detto lei. Se io non riesco a liberarmi dei miei "veleni laicisti”, lei non riesce a liberarsi della sua stupidità. Io non le ho detto di essere né un cattolico né un vero cattolico. Il problema che mi inquieta è il sapere se in questo paese è possibile vivere liberamente e pensare liberamente per una persona che non sia un cattolico e tantomeno un "vero" cattolico. Se il potere politico andasse a Pietro, di certo ritorneremmo ai tempi di Bruno (Giordano). Se si riesce a tenere Pietro lontano dal potere, lei potrà andare in san Pietro ad applaudire Pietro senza che nessuno la molesti. E ci vada! Io ne ho abbastanza di un dialogo tanto impossibile quanto petulante.

nike ha detto...

Gentile sig. Caracciolo
le scrivo per sottoscrivere quanto detto da domenico e gianluca, aggiungendo in più due precisazioni
Lei si scandalizza dei presunti 10 miliardi di euro che riceverebbe la Chiesa dallo stato(che è formato da tutti noi cattolici e non).Le pongo questa domanda: ha idea di quante opere sociali faccia la Chiesa in italia per tutti i cittadini cattolici e non ? gli oratori, gli ospedali,la Caritas e non continuo per non tediarla. Dove sono i non cattolici in questo campo? non li vedo da nessuna parte....
Per fare le opere ci vogliono purtroppo anche i soldi.
Poi ho letto che insegna alla Sapienza;
allora saprà senz'altro che l'università è stata fondata da Papa Bonifacio VIII.Altro esempio di opera sociale per cattolici e non, fatta dalla Chiesa.
E poi si chiama Sapienza.. lei sa cos'e la Sapienza?...Sappia solo che la scienza è lo sgabello della Sapienza.
Vede signor Caracciolo la differenza tra noi cattolici e i non credenti(non li definisco laici, perchè la parola laico ha primariamente un significato intreinseco alla religione stessa ed equivale a dire non consacrato)è che noi al centro della nostra vita e del nostro agire mettiamo il prossimo senza voler convertire nessuno,mentre i non credenti mettono se stessi per cui quando qualcuno dice qualcosa che li pungola, che li scomoda dalla loro comoda posizione gridano al lupo al lupo.

Antonio Caracciolo ha detto...

Le avevo già scritto un'ampia risposta articolata in cinque punti e corretta nella forma. In ultimo, per essere maggiormente persuasivo, stavo ricopiando con l'OCR un testo tecnico sull'8 per mille. Nel fare ciò è andato perso tutto il mio lavoro precedente, che non mi sento ora di ricomporre. Forse non è stato un male. La mia risposta puntuale avrebbe potuto sembrarle troppo aspra. Ed io non ho nessuna intenzione di incrinare le convinzioni altrui: mi auguro che ci si trovino bene. Le mie cose vorrei vedermele da me in santa pace. Per adesso, ho pubblicato il suo testo. Se pensa di essere interessato alle cose che penso ne può trovare documentazione in molti miei articoli in questo e in altri miei blogs.
Cordialmente

nike ha detto...

Gent. sig. caracciolo
mi scuso se il mio commento le è arrivato due volte,siccome non sono molto pratico di blog pensavo che non fosse partito.
Sento del risentimento in ciò che lei mi risponde e mi dispiace perchè non è quello a cui miravo.
Le chiedo ancora scusa del mio scritto se l'ha irritata, ma vede io sono sempre diretto nelle cose che dico,sono fatto così, come dire, non mi riesce mai di indorare le pillole.Spero comunque che lei converrà con me sull'utilità sociale della Chiesa e sulla impossibilità a rinunciare ad essa.(per il bene comune)
ma se questo argomento la mette a disagio non parliamone.
cordialmente
nike

p.s. stia tranquillo che la leggo, ho messo il suo blog nei preferiti

Antonio Caracciolo ha detto...

Le posso assicurare che lei non mi ha irritato, se è questo ciò che la preoccupa. Lei invece mi fa felice quanto più riesce con le sue critiche ad essere "penetrante”. Le posso assicurare che nessuna persona appena un poco intelligente (ed io spero di esserlo appena un poco) si irrita mai quando riceve critiche intelligenti. Un artista, un filosofo, un ricercatore è normalmente alla ricerca non di plauso ma di critica intelligente, perché ogni cosa sulla terra è imperfetta e gli uomini cercano la perfezione. La critica azzeccata è quella che aiuta a progredire. Quindi si rassicuri su questo.

Con altrettanta franchezza devo però dirle che non ho trovato filosoficamente apprezzabili le sue critiche ed avrei voluto che fossero davvero in grado di mettermi in discussione, come lei immagina (pungola): io stesso mi metto in discussione ogni giorno, badando soltanto con l'aiuto dell'autoironia a non cadere in depressione.

Le avevo perfino scritto, faticando un poco, una mia articolata risposta, che però con mio rincrescimento per il lavoro sprecato è andata persa, come le ho già scritto. Però è stato anche un bene perché la mia argomentata e severa risposta avrebbe potuto essere interpretata da lei come espressione di irritazione (ad esempio la fondazione della Sapienza da parte del papa in un'epoca in cui i papi erano principalmente ed unicamente capi di stato e sovrani come tutti gli altri, anzi peggio degli altri).

Abitualmente cerco di essere cortese e gentile con il mio prossimo, maggiormente quando mi critica. Tuttavia, a volte, quando ricevo attacchi che considero ingiusti e disonesti, allora reagisco e so essere anche molto duro.

L'articolo che lei ha letto ha come suo retroterra una brutta vicenda che non desidero rendere nota, per ragione di privacy. Ne ho però tratto un tema generale, che intendo sviluppare ancora. Ormai la mia "rottura” con i cattolici detti tradizionalisti è del tutto consumata ed io mi sento libero di potermi esprimere senza remore. In fondo da questa rottura ho tutto da guadagnarci. Prima non dicevo e non scrivevo totalmente quello che pensavo per timore di urtare suscettibilità altrui. Adesso non ho di queste preoccupazioni.

Perciò lei tranquillamente mi faccia tutte le critiche che crede. Le consiglio soltanto – per suo beneficio – di cercare di essere quanto più rigoroso possibile. A mia volta le risponderò con il massimo rigore di cui sono capace. Se poi i miei toni andranno oltre le mie intenzioni, qui enunciate, è cosa di cui mi scuso anticipatamente.

Sulla Chiesa sto leggendo un libro, di cui non vorrei fare pubblicità o dare consigli di lettura, ma è un libro che mi sembra buono ed anche migliore di altri che ho letto sullo stesso argomento: Karl Heinz DESCHNER, "Il gallo cantò ancora. Storia critica della chiesa". La Chiesa a me appare come una grande struttura di potere che ha poco a che fare con la profonda religiosità, che è cosa presente nel cuore dell'uomo ma che ha poco a che fare con una dogmatica che come quella cattolica è quasi tutta fatta di dogmi assurdi, che sono in fondo una forma mascherata di ateismo. Ma l'argomento è complesso ed io non ho certo timore di affrontarlo.

Semper Fidelis ha detto...

Professore, lei che che si sta occupando solo da poco di revisionismo olocaustico non trascuri, condizionato dalle recenti polemiche, il ruolo fondamentale e i meriti indiscussi che il cattolicesimo integrale ha svolto e sta svolgendo da anni nell'opera di divulgazione del revisionismo storico in particolare e della questione giudaica in particolare.

Colgo l'occasione per permettermi di consigliarle la lettura di questo classico circa il senso cristiano della storia:
http://www.editorialeilgiglio.it/articles.php?lng=it&pg=379

la saluto cordialmente

Antonio Caracciolo ha detto...

Sperando di averle fatto cosa gradita ho inserito il link da lei segnalato nell'apposito elenco di Siti Citati. Naturalmente lo andrò a visitare e farò tesoro della sua segnalazione.

Quanto al mio interessarmi da poco del revisionismo colgo l'occasione per ripetere qui alcune precisazioni già fatte altrove e forse volutamente non comprese.

Nel 1986 io avevo fondato insieme ad altri una rivista politico-filosofico, dove in pratica e da solo dirigevo tutta la baracca. Qui espressi, nel 1986, alcune linee teoriche che sono le stesse di oggi. Avendo letto alcuni libri che degli amici mi avevano dato in prestito (Faurisson, Rassinier, etc.), scrissi che se ulteriori, ripetute, rinnovate, confermate e accettate (= normale metodo scientifico) ricerche avrebbero confermato nel tempo e in diverse sedi quei dati la cosa avrebbe avuto conseguenze notevoli sul piano della storiografia generale. Fu in quello stesso anno che Carlo Mattogno – il principale storico mondiale in questo campo di ricerche – iniziava il suo lavoro scientifico. La mia conoscenza con Mattogno è cosa recente e l'intesa teorica senza incrinature, malgrado ignobili attacchi nei miei confronti, attacchi che non mi scalfiscono minimamente (= sarei un ... "infiltrato". Ma “infiltrato" dove? Sarei curioso di capirlo e saperlo! La stupidità umana non ha limiti).

Ho già precisato all'interno del Gruppo "Civium Libertas” che facendo io risalire i miei interessi ad almeno il 1986 ho voluto far intendere a chi ne aveva bisogno che con la squallida vicenda teramana, assai mal gestita e condotta al fallimento, io non intendevo in alcun modo attribuirmi meriti inesistenti, giacché in questo campo esiste solo la gogna, l'infamia, il pericolo, l'emarginazione, la galera... Non si fa carriera occupandosi ed esponendosi su simili temi. A chi ha appena un poco pratica di Accademia la cosa è assolutamente chiara. Quindi, non si tratta di fare le prime donne ed i primi attori.

Alcuni purtroppo hanno insinuato che dando incautamente la mia solidarietà sulla vicenda teramana, ripeto mal gestita e condotta ad un fallimento che nuocerà per anni negativamente alla ricerca revisionistica in Italia, io andassi cercando chissà quale affermazione personale: piatto ricco mi ci ficco. Quando ho capito ciò, non ho esitato a prendere le distanze ed a tagliare i ponti con tutto un sottobosco che mi è affatto ignoto e con il quale non ho nessun particolare interesse o legame.

Del resto, i miei interessi sul tema "revisionismo" non hanno particolare rilevanza professionale. Io non sono un "ricercatore universitario” in discipline storiche, bensì in campo filosofico-giuridico. Per me è sufficiente una interpretazione storico-filosofico generale del XX secolo. Nello specifico storico-documentario persone come Carlo Mattogno o Jürgen Graf, ai quali ho offerto in sostegno non poco mio tempo di lavoro, editando i loro testi, fanno il lavoro sul quale io mi baso per le mie interpretazioni di carattere filosofico-generale.

Vorrei aggiungere che a monte dei miei interessi sul tema revisionismo vi è ben altro mio lavoro: la mia occupazione con Carl Schmitt, che può essere datata dal 1975, quando iniziavo con una traduzione di Tommissen che collocava l'opera di Schmitt nel contesto della rinascita cattolica degli anni Venti. Per l'interpretazione della storia europea del Novecento il pensiero di Carl Schmitt non è meno importante degli scritti sulla esistenza/inesistenza della camere a gas.

Anzi aggiungo che a mio avviso simili ricerche avrebbero un interesse del tutto settoriale e limitato se non coinvolgessero la storia generale di cui ho parlato. In se stesse, camere a gas si o no, senza le più generali implicazioni, esse non avrebbero attratto minimamente il mio interesse e non vi dedicherei del tempo prezioso. Per chi vuol capire di interpretazione generale della storia del XX secolo la mia occupazione su Carl Schmitt è ben più importante della modesta opera storica di Robert Faurisson, persona che ha grandi meriti per il suo coraggio civile e per il suo anticonformismo, ma che non ho mai ritenuto l'equivalente moderno di Tucidide.

Purtroppo in questo campo si va delineando una specie di "religio revisionistica" che fa da contraltare alla "religio olocaustica" e non escludo che dietro ad un simile paravento si nasconda un vero e proprio antisemitismo, che personalmente non mi ha MAI riguardato.

Quanto poi agli apporti specifici del pensiero cristiano al revisionismo storico credo che vi siano delle ambiguità. In ricerche assolutamente tecniche ed archivistiche come quelle di Mattogno il cristianesimo (o il protestantesimo, confucianesimo, buddismo, ecc.) non c’entrano proprio nulla: le cose e i fatti sono o non sono. Accertati i fatti per quello che sono, ognuno ne ricaverà le interpretazioni generali compatibili con i suoi presupposti e punti di partenza filosofici.

Il problema del pensiero cristiano io lo vedo in ben altro contesto: il suo rapporto bimillenario con il giudaismo. Credo che la contrapposizione unica e fondamentale sia quella cristianesimo-ebraismo. Si tenta di distinguere forme di antisemitismo diverso da quello cristiano ed in particolare si tenta di gettare tutta la negatività del fenomeno sul solo nazismo. Ed è qui che ritorniamo al punto iniziale della questione che ho qui tentato di affrontare secondo il mio punto di vista.

In pratica il pensiero cristiano potrebbe dire: l'unico vero antisemita sono io, il nazismo non c’entra. Ma non so se punti a questo la politica culturale della Chiesa cattolica. Non credo, benchè vi siano editoriali come quello di Civiltà Cattolica che sembrano puntare ad una svolta liberale nella ricerca storica.

Mi scuso per l'inorganicità e la forma trascurata di queste mie rapide note. Al momento non posso fare di più.

Anonimo ha detto...

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