giovedì 6 dicembre 2007

Cronache da un convegno sulla “democratizzazione” dell’Iran: "Fighting for Democracy in the Islamic World" ossia la guerra di destabilizzazione

Versione 4.0
Status: 18.6.09



Parte I
Notizia di un Convegno

Mi è giunta notizia di un convegno “per la democratizzazione” del mondo islamico che si terrà in Roma nei giorni 10-11 dicembre. Si può leggere qui la locandina con il programma, che per comodità dei miei lettori ricopio e riporto per intero:
CONFERENZA INTERNAZIONALE SU ISLAM E DEMOCRAZIA
FIGHTING FOR DEMOCRACY IN THE ISLAMIC WORLD
Conferenza internazionale - Roma, 10-11 dicembre

Lunedì 10 Dicembre
10.30 Conferenza Stampa
con i rappresentanti delle Fondazioni organizzatrici: Stefania Craxi, Anita Friedman, Vera Golovensky, Gaetano Quagliariello, Adolfo Urso

INTRODUCE : Fiamma Nirenstein
Saluto di Andrea Mondello, Presidente della Camera di Commercio di Roma

11.30 Vite straordinarie
I dissidenti raccontano ai giornalisti le loro storie personali
MODERA Angelo Pezzana
Un saluto di Magdi Allam ai dissidenti

Martedì 11 Dicembre
09.30 Apertura dei lavori
INTRODUCE Gaetano Quagliariello
Saluto del Professor Gherardo Gnoli, Presidente IsIAO
RELATORE : Professor Bernard Lewis: L’Islam è compatibile con la Democrazia?
10.15 SESSIONE 1
Democrazia e Islam radicale
MODERA: Natan Sharansky
Saad Eddin Ibrahim: I requisiti necessari per le democrazie islamiche. Il caso dell’Egitto; Kassem Jaafar: La crisi libanese e le implicazioni regionali; Ibrahim Mudawi Adam: La via verso la democrazia nei Paesi in via di sviluppo. La tragedia Sudanese; Farid Ghadry: Siria: dal cambio di regime i benefici per la regione; Aydan Kodaloglu: Islam e Democrazia attraverso gli occhi di una donna turca laica

12.15 SESSIONE 2
Cambiare i regimi dall’interno
MODERA Natan Sharansky
Amir Abbas Fakhravar: La scuola pubblica in Iran quale strumento di divulgazione del fondamentalismo islamico; Bassem Eid: Il fondamentalismo palestinese: un ostacolo alla democrazia e alla pace; Mithal Al Alusi: Come l’Iran influenza i partiti islamici iracheni; Adil Shaheed Al Juboory: Il radicamento di Al Qaeda in Iraq

14.30 SESSIONE 3 (Prima Parte)
La minaccia fondamentalista alla Democrazia e l’Europa
MODERA Fiamma Nirenstein
RELATORE Bruce Bawer: Mentre l’Europa dormiva. Come l’Islam radicale sta distruggendo l’Occidente dal suo interno
15.15 SESSIONE 3 (Seconda Parte)
Come dovrebbe rispondere l’Europa?
MODERA Fiamma Nirenstein
Josè Marìa Aznar, Fabrizio Cicchitto, Gianfranco Fini, Umberto Ranieri, Lord David Trimble
Segue dibattito con i Dissidenti
17.00 Relazione conclusiva di Natan Sharansky
La manifestazione è pubblica ed io ho già fatto la prescitta domanda di registrazione, ottenendo relativa autorizzazione a partecipare. Si sa che in questi casi il pubblico che accorre forse numeroso non è diverso da quello tipico della comunicazione “verticale”, cioè un tipo di comunicazione dove si è obbligati ad ascoltare passivamente ciò che i relatori ufficiali o chi sta dall’altra parte del tavolo dicono. Al massimo si concede al pubblico presente di poter fare una domandina, come a scuola, ma non di contestare le relazioni o di fare propri interventi con vedute radicalmente diverse da quelle che già sono evidenti nel titolo delle relazioni annunciate. Se poi nel nostro caso si leggono i nomi dei partecipanti ufficiali si può già sapere in anticipo ciò che può uscire da quelle bocche, cosa ci si può aspettare, noto l’albero, se ne possono conoscere i frutti.

Ed allora perché andarci? Per guastarsi il sangue e venir trattato da guastafeste se per caso ci si azzarda a voler parlare? Beh! Io sono del parere che occorre conoscere accuratamente gli argomenti dei propri avversari politici. Non vi è infatti dubbio che un Angelo Pezzana o una Fiammetta Nirenstein siano agli antipodi del mio modo di pensare e dei miei valori politici, anche se costoro pretendono di spacciare per democrazia la loro illiberalità. Certamente, nelle due giornate soffrirò molto e forse vi sarà una produzione di bile. Ma siamo nati per soffrire! Così è detto nelle prediche dei parroci all’antica. Se poi riuscirò ad ascoltare per due giorni disciplinatamente ed educatamente in silenzio senza neppure un sospiro di insofferenza o un gesto di impazienza, allora la mia capacità di autocontrollo avrà fatto notevoli progressi.

Nulla però mi impedisce di annotare mentalmente o per iscritto quanto potrò ascoltare. Le mie riflessioni saranno destinate a questo blog e ne potranno fruire i suoi lettori. Non ho un registratore digitale. Da tempo penso di comprarne uno portatile. Se qualcuno che legge in tempo utile queste mie righe ha da consigliarmi qualcosa di valido per il mio mac, posso acquistarlo per l’occasione e corredare di foto e di sonoro e forse anche di video la mia partecipazione all’annunciato convegno, sul cui contenuto posso qui anticipare alcune riflessioni basate sui titoli e sulla conoscenza delle posizioni già espresse da alcuni fra gli oratori.

La democrazia non è merce che si possa esportare. Molto si blatera sui diritti umani, ormai una retorica quanto mai inflazionata e screditata. Mi è capitato poche settimane fa di dover partecipare ad una discussione accademica (tesi di dottorato in filosofia del diritto) sui diritti umani in Cina. Giustamente faceva osservare la Dottoranda che in Cina proprio non esiste la nostra abituale concezione dei diritti umani all’incirca come in Oriente a tavola non si fa uso delle nostre forchette. Ha poco senso quindi andare a vendere forchette in Giappone o in Cina. Il pensiero giuridico cinese concepisce l’individuo come perfettamente integrato in una comunità, non in opposizione ad un gruppo. Pertanto si può parlare di un diritto del gruppo del quale l’individuo fa parte, non del diritto di un individuo in contrapposizione ed in lotta con il suo gruppo di appartenenza.

Potrà non piacere, ma è così! Noi europei, malati di etnocentrismo e di europeismo, siamo ostinati a credere che il nostro modo di vivere non solo è il migliore in assoluto, ma che tutti gli altri popoli del mondo sono obbligati ad adottarlo, piaccia o non piaccia loro. Noi avremmo così il diritto di imporre loro con la forza,
ossia con la guerra, la nostra cosiddetta democrazia, i nostri valori, la nostra pretesa superiore civiltà. Il grimaldello ideologico di cui spesso ci serviamo è la tiritera dei diritti umani e la loro supposta violazione. Nel 1840 il primo contatto con il mondo occidentale, rappresentato dalla civilissima Inghilterra, fu la guerra dell’oppio: l’impero cinese fu costretto con la forza a liberalizzare in Cina il commercio dell’oppio il cui uso era stato proibito e dalla cui vendita sua maestà britannica traeva profitti. L’equivalente odierno dell'oppio è la teoria dei diritti umani: si scardina il sistema politico vigente in altri paesi per imporre le costituzioni occidentali con appositi governi Quisling.

In questo blog si può leggere l’articolo di David Irving, che riporta un dato ufficiale di fonte governativa tedesca. Ogni anno in Germania vengono perseguiti circa 17.000 reati di opinione. Un comune cittadino ritiene di esprimere una sua legittima opinione, ma con sua sorpresa si vede incriminato per non aver fatto egli niente altro che aver “detto la sua” su argomenti proibiti o dove esiste una verità ufficiale di Stato. A voler prendere sul serio i “diritti umani” vi figurano in primo luogo i diritti di manifestazione del proprio pensiero, che ha senso – sto polemizzando con il Pezzana di “Informazione Corretta” – in quanto ci si possa esprimersi, trovando un uditorio. È proprio esilarante la distinzione che si è potuta leggere nella suddetta agenzia filoisraeliana “Informazione Corretta”, secondo cui altro è il diritto di manifestazione del pensiero, altro il diritto di tribuna. Per cui si può ben fare in modo che 17.000 cittadini tedeschi all’anno possano sì manifestare il loro pensiero, ma fra le pareti di un carcere, magari comunicando con altri carcerati in carceri spesso sovraffollate al di là della loro capacità di contenimento. Stando a quanto riferisce David Irving, secondo cui nelle carceri austriache si può respirare a turno, la nostra superiore democrazia ha prodotto nuovi lager, dove vengono puniti i reati di manifestazione del pensiero. È questa la democrazia che tanto piace ai Pezzana, ai magdi Allam, alle Fiammette Nirenstein, che per due giorni ci delizieranno con le loro chiacchere sulla democrazia? Una democrazia che a suon di bombe vogliono imporre ai paesi islamici, complici i transfughi che dall’estero vogliono organizzare l’invasione dei loro paesi al seguito di armate straniere. A questi transfughi voglio ricordare, se ne hanno il fegato e la statura morale, la lezione di Socrate. Ai carcerieri che erano disposti a chiudere entrambi gli occhi ed a lasciare aperte le porte, Socrate rispondeva che mai e poi mai avrebbe abbandonato la sua patria, dove accettava con animo sereno la morte che gli era stata inflitti da giudici iniqui.

Non ammiro queste persone che vengono in Italia a parlare male dei loro paesi in compagnia di soggetti la cui carità pelosa è evidente anche ai ciechi. Ai politici presenti al convegno voglio dire che a mio avviso interesse politico dell’Italia è l’instaurazione di relazioni pacifiche con tutti il popoli del Medio Oriente. Se vogliono parlare di democrazia, si rivolgano innanzitutto alla “Stato ebraico” di Israele, dove i palestinesi vivono in regime di apartheid: chiedano l’instaurazione non di due stati, ma di un solo stato “laico” dove con pari dignità e diritti convivano ebrei e palestinesi. È questa l’unica via possibile e praticabile per rivendicare per Israele il suo diritto all’esistenza. Se sono contrari all’inesistente atomica iraniana, come già inesistente era quella iraquena, pretendano i nostri politici (Fini, D’Urso, Cicchitto, Quagliarello) da Israele la smobilitazione del loro arsenale nucleare. Solo allora potranno parlare di “diritti umani”. Altrimenti con le loro chiacchiere potranno ingannare solo loro stessi e verranno puniti dai loro elettori. Almeno per quanto mi riguarda come militante nella loro stessa area.

Il convegno deve però ancora iniziare. Sarà interessante scoprire se le mie prevenzioni erano infondate o se ci ho azzeccato ancor prima che il convegno inizi. È da dire che il convegno è stato evidentemente progettato prima che la CIA desse la notizia dell’inesistente pericolo atomico dell’Iran. Sembrava troppo una ripetizione identica della bufala iraquena che ha trascinato il mondo in una guerra con “olocausto” di centinaia di migliaia di vittime innocente, un vero e proprio genocidio che non si riconosce come tale per ovvie ragioni. Il convegno avrebbe soffiato sui venti di guerra per orientare la cosiddetta opinione pubblica, ossia le veline di stampa pubblicate sui maggiori quotidiani e trasmesse dai mass-media. Non lo può più fare in quanto per fortuna sembra ora remota l’ipotesi di una guerra all’Iran. Lo scopo del convegno è in buona parte superato dagli eventi. Ma non del tutto. Sempre sul “Corriere della Sera” è uscito da qualche giorno un articolo dell’analista Robert Kagan, a malincuore raccolto anche da «Informazione Corretta», cioè da Angelo Pezzana, dove si dichiara defunta l'ipotesi di una nuova guerra preventiva contro l’Iran, ma in compenso si dichiara che si puà sempre sempre usare l’arma destabilizzante dei “diritti umani”, di un sostegno alla dissidenza interna e quella della dissidenza dei fuoriuscito. Quando parlo di “carità pelosa” non si tratta semplicemente di un ricordo scolastico della magistrale prosa manzoniana, ma intendo usare un’immagine efficace per indicare una prassi quanto mai reale che nella due giorni romana trova una sua applicazione da manuale.

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Parte II
Su alcuni dei suoi relatori

0. Premessa. – Leggendo i nomi della locandina alcuni mi sono già noti e su di essi mi sono già espresso in altri miei articoli, ovvero ne ho una personale opinione, altri nomi mi sono invece totalmente ignoti fino ad oggi. Così è per Anita Friedman. Provo a cercare in internet e cosa ne esce? Intanto è presidente di una associazione dal nome "Appuntamento a Gerusalemme", ma ciò che trovo più interessante è una sua intervista insieme ad altri nel corso di una manifestazione davanti all’ambasciata egiziana in favore di un giovane blogger di anni 22 che rischia il carcere per aver manifestato una sua opinione in internet. Naturalmente noi siamo per la libertà di pensiero e proprio per questo ci siamo costituiti in associazione ed abbiamo dato vita a questo Blog e messo in atto altre inziative. Eccolo il video con annessa intervista ai seguenti partecipanti: Alberto Mingardi, Luigi Compagna, Daniele Capezzone, Maria Teresa Venturini Fendi e Anita Friedman. Di primo acchitto, dopo aver ascoltato tutte le brevi interviste fatte nel corso della manifestazione serale (praticamente il video è al buio ) su una pubblica, non se decidermi se ridere o indignarmi. Mi viene subito da pensare ad un noto passaggio dei testi evangelici sulla trave nel proprio occhio e sulla pagliuzza nell'occhio del prossimo. Forse perché si avvicina il Natale, non saprei, ma in questo periodo tornano nella mia testa tante reminiscenze evangeliche. Vado a trovare il brano, dove un tale di nome Gesù, ebreo dissidente, ebbe a dire così secondo il Vangelo di Luca:
«39Disse loro anche una parabola: "Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca? 40Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro.

41Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? 42Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello» (Luca, cap. 6, versetti 39-42).
Ma come? I nostri liberali a buon mercato si preoccupano della mancanza di libertà in Egitto e ben si guardano dal manifestare per la prigione inflitta ad un David Irving, che è soltanto un caso ben noto, mentre addirittura ogni anno in Germania almeno 17.000 cittadini vengono incriminati per reati di opinione? E che dire dell’ineffabile Angelo Pezzana, perbacco “moderatore” al dibattito, che dalla centrale lobbistica di “Informazione Corretta” insieme ad un suo degno sodale che non voglio neppure nominare ha organizzato una squadra dei quasi mille per non far parlare in Teramo un certo Robert Faurisson (di anni 80). In effetti, è da dire “correttamente” che il nostro Ineffabile ha teorizzato dal suo foglio israeliano che le opinioni altrui, diverse dalle sue, non sono opinioni vere e proprie, ma autentiche menzogne e come tali meritano di essere perseguite penalmente. Non si è ancora riusciti a far passare in Italia la legge Mastella, ma in compenso vige una aberrante legge liberticida che reca il nome di Mancino. Tra gli intervistatori figura anche Daniele Capezzone con il quale ho interrotto un dialogo appena iniziato. Mi dicono che ora veleggia verso Forza Italia, per la quale io gli avevo nel mio piccolo offerto una sponda. Avevo richiamato la sua attenzione sui problemi di libertà di casa nostra, ma il giovanotto dalle grandi speranza, appena si è accorto che si andava a toccare la Israel lobby nostrana, ha girato subito al largo ed ora lo trovo a manifestare per la libertà di opinione… in Egitto! Razza di ipocriti e parassiti, sepolcri imbiancati, ma fino a quando pensate di poter abusare della nostra pazienza, prendendoci per i fondelli? Purtroppo, la capillarità della repressione di regime, di gran lunga più raffinata di quanto fascismo e nazismo potessero concepire ed attuare, non ci consente di poterci liberare di questa classe politica, di questo ceto di chierici manutengoli della menzogna di Stato. Ci vuole ben altro che un Beppe Grillo per mandare a casa costoro. Non è facile ritrovare la Via, la Verità, la Libertà. E si badi bene: nella più rigorosa ed assoluta non violenza e nel più scrupoloso rispetto della legalità esistente. Il buon Pannella, papà di Capezzone, ama ripetere il ritornello secondo cui il fascismo resta superiore al nostro regime nato dalla Resistenza per il fatto che almeno il fascismo sapeva rispettare le sue leggi, mentre la nostra pretesa democrazia proclama, nel nostro caso, il diritto di libertà di pensiero ed opinione, ma poi manda in galera o chiude la bocca con violenza squadristisca a chi intende parlare fuori dal coro del conformismo e della verità di stato e di regime. In compenso i nostri Eroi della libertà vanno a manifestare davanti alle ambasciate d’Egitto o dell’Iran per il rispetto di quella libertà che non sono in grado e per nessun motivo intendono garantire in casa propria.

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1. Bassem Eid, presentato a Torino da Daniela Santus. – Incomincia la tourné per l’Italia dei “dissidenti” patrocinati da Bush. È questo l’asso nella manica, dopo che è sfumata l’ipotesi dell’intervento diretto in Iran o in altri paesi del Medio Oriente. È la volta qui di Bassem Eid. Non posso fare a meno di notare che proprio da Torino era partita una raccolta di firme per non far parlare in una università del sud un'altra persona, cioè Robert Faurisson. Non mi si venga a dire che il professore francese è il demonio ed il palestinese filoisraeliano è invece l'angelo del bene. Se vuol propagandare i “diritti umani”, proprio lui che forse dovrebbe imparare cosa sono i diritti umani, deve ammettere che al primo posto di questo genere di diritti vi è quello della libertà di manifestazione del pensiero. Quindi, non è ammissibile che un extracomunitario come lui possa parlare in Torino ed un cittadino francese non possa parlare in Teramo. Ma ecco il testo prontamente ripreso e divulgato da «Informazione Corretta» nella sua guerra ideologica a sostegno di Israele:
Informazione Corretta > Informazione che informa
13.12.2007 "Israele ha diritto di difendersi"
parola di Bassam Eid
Testata: Informazione Corretta
Data: 13 dicembre 2007
Pagina: 1
Autore: Daniela Santus
Titolo: «"Israele ha diritto di difendersi"»

Relatore al convegno "La battaglia per la democrazia nel mondo islamico" tenutosi a Roma dal 10 all'11 dicembre, Bassam Eid, direttore del Centro Palestinese per il Monitoraggio dei Diritti Umani di Ramallah, il 12 dicembre ha parlato a circa 200 studenti all'Università di Torino.
Di seguito, la relazione della docente che l'ha ospitato, la professoressa Daniela Santus:
«Questa mattina, alle 12.00, il dott. Bassam Eid - direttore del Centro Palestinese per il Monitoraggio dei Diritti Umani di Ramallah - ha tenuto una lezione ai miei studenti, e a quanti hanno voluto assistervi, presso l'Università di Torino.
L'aula era affollatissima: 200 persone sedute e una cinquantina in piedi.
Il dott. Bassam Eid, palestinese vissuto per più di trent'anni in un campo profughi, può essere considerato un pacifista nel vero senso della parola (non nel senso italiano del termine),
[e quale è il vero senso della parola “pacifista”? Mi chiedo se la professoressa Santus sia una linguista. Trovo insolita tanta profondità di concetto. Faccio una piccola ricerca in rete… Il suo raggruppamento disciplinare è lo M-GGR/01, cioè insegna geografia. Si capisce perciò come egli possa capire ed insegnare ai 200 studente radunati nella sua aula il “vero senso della parola pacifista” , diverso dal “senso italiano del termine“]
o un dissidente, nel senso che non teme di opporsi agli errori/orrori dell'Autorità Palestinese e di Hamas. Per me è semplicemente un uomo coraggioso e forse è per questo che - a parte un giornalista de “Il Manifesto” (nonostante Bassam Eid veda con estremo sospetto certe affermazioni della signora Morgantini, per non fare che un esempio) - non c'era nessun giornalista in aula.
[Forse non ne valeva la pena. In compenso vale di ricordare che in un'aula di un liceo torinese c'era invece fra le alunne una studentessa figlia di una nota giornalista, di cui non diciamo l'appartenenza religiosa, la quale ha prontamente riferita alla madre un brevissimo giudizio del prof. Pallavidini, che a domanda rispondeva su questioni medioorientale, per trovarsi sottoposto a perizia psichiatriche per aver osato avere opinioni “non corrette” riguardo ad Israele, se ben ricordo. Chissà che Bassem non voglia prestare anche in Torino, “coraggiosamente” la sua attività a tutela dei diritti umani, facendo cioè una piccola trasferta dal suo ordinaria sede]
La censura dell'informazione scomoda, in Italia, è praticata con perseveranza dalla carta stampata come anche dalle televisioni.
[Insomma la nostra geografia, con attitudine linguistiche, pretendeva la stampa al completo e magari anche la televisione, per avere ospitato nella sua aula di Geografia suppongo un oppositore politico operante in quell'area calda che è il Medio Oriente. Un bel modo di insegnare geografia, se erra questa la cornice istituzionale in cui Bassam ha potuto parlare ai 200 e passa studenti torinesi.]

Ascoltare Bassam Eid è un piacere, ridona la speranza in un futuro di pace.
[‘De gustibus ne disputandum est’. Quanto poi alle speranze di pace praticate per questa via mi permetto non meno coraggiosamente di dissentire esprimendo tutti i miei dubbi]
Il dott. Eid non teme di accusare gli Stati arabi per la situazione dei profughi palestinesi, mantenuti nello stato di profughi
[non voglio misurare la mia scienza con quella del dott. Eid, ma io ho sempre saputo che i palestinesi sono stati cacciati dai loro villaggi dai coloni israeliani, non dagli arabi o dall'Onu. Evidentemente la prof.ssa Santus conosce il “vero” senso delle parole. Inoltre, se lo dice il Dr. Eid…]
per gli interessi dei diversi Paesi arabi come anche dell'ONU. Non ha paura di dichiarare gli sperperi dei finanziamenti, la corruzione palestinese, le torture praticate dai palestinesi sui palestinesi, l'incoraggiamento al terrorismo a suon di migliaia di dollari versati alle famiglie palestinesi da Iraq e Iran.
[Intende riferirsi, suppongo, ai soldi che vengono dati alle famiglie di chi compie attentati suicidi. Curioso che il dott. Eid non si occupi della ben diversa contabilità dei fiumi di denaro che si riversano da oltre mezzo secolo nelle casse dello stato di Israele]
Non teme di risultare politicamente scorretto nel dire che dal 1948 al 1967 i Territori Palestinesi sono stati occupati da Giordania ed Egitto che non hanno mai avuto intenzione alcuna di far nascere uno Stato Palestinese indipendente, né ha timore nel ricordare che - con l'elezione di Hamas - la situazione nei Territori è drammaticamente peggiorata rispetto a quando questi erano amministrati dagli israeliani.
[Vivevano felici sotto Israele, a quanto ci vuol far crede il Dr. Eid. Peccato, che non si riesca a capire il perché di una guerra israeliano-palestinese che per durata si avvicina ai Cento Anni. All'incirca le stesse cose il Dr. Eid le ha dette in Roma e non è né mio interesse né mio compito confutarle o confermarle. Io qui mi interesso di altro. Ma sono sicuro che il Dr. Eid può trovare un contradditorio. Peccato che i dissidenti non si siano portati appresso i dissidenti dal loro dissenso, cioè i dissidenti dei dissidenti. E se ci viene a raccontare proprio a noi cose tanto lontane dai nostri problemi quotidiani, che mai può pretendere da noi? Cosa vuole da noi? Che io vada a verificare in Medio Oriente se le cose stanno effettivamente come le vuol far apparire?]
E alla classica domanda sul "muro" risponde che uno Stato [lo Stato d'Israele in questo caso, n.d.r.] ha tutti i diritti di difendere i propri cittadini.
[Viene forte il sospetto che il Dr. Eid sia un agente del ministero israeliano della propaganda. Meno male che è un giurista dei diritti umani! Come faccia a conciliare apartheid e diritti umani è una questione di “vero” senso delle parole, come insegna la prof.ssa Santus]
Allo studente che chiede se la guerra possa dipendere dal problema dell'acqua risponde che l'unico vero problema, in Israele/Palestina, è che l'acqua proprio non c'è: "Non c'è per gli israeliani e non c'è per i palestinesi".
A chi gli chiede cosa pensa del diritto al ritorno dice che quello del diritto al ritorno non può essere motivo del contendere: "Non avverrà mai: i palestinesi profughi non sono interessati, preferirebbero ottenere la cittadinanza dei Paesi in cui ormai vivono da anni. Soltanto i leaders politici insistono sul diritto al ritorno allo scopo di non concludere mai un accordo di pace con Israele. La situazione dei profughi alimenta un mercato entro cui gira troppo denaro: ecco perchè viene mantenuta in vita."
[Ma se parla come un israeliano che senso ha che il Dr. Eid si qualifichi come palestinese? Il diritto al ritorno è valso e vale per tutti gli ebrei che vogliono insediarsi in israele ottenendo una doppia cittadinanza e un doppio passaporto e non deve valere per i palestinesi che sono stati cacciati con la forza, la violenza, la frode proprio dagli israeliani! Proprio un bel diritto umano pratica il nostro Dr. Eid! Se poi i palestinesi scacciati non vogliono ritornare in Palestina, cioè nei loro villaggi, è affar loro! Se un simile diritto esiste, è tutt'altra cosa se si decide o meno di avvalersene. Come si fa a saperlo prima? Questo Dr. Eid che ha chiesto un miliardo di dollari per il suo dissendo, mi sembra un bel tipo!]
Una studentessa gli chiede quali siano le priorità del popolo palestinese
[e proprio ad un simile individuo glielo va a chedere? Dopo quanto sopra cosa pensa la stedentessa che egli possa rispondere?]
e lui risponde: "Avere un lavoro sicuro, una casa, opportunità d'istruzione per i propri figli e cure sanitarie, come qualsiasi altra persona al mondo. Chi dice 'il muro', 'il ritorno', 'uno Stato' mente: queste sono cose che vogliono i politici, non le persone comuni. Ma tra i politici palestinesi e la gente comune c'è un divario insormontabile".
[Nella Torah si diceva un piatto di lenticchie per rinunciare ad ogni diritto e a qualsiasi dignità. E di quali diritti umani si occupa il nostro Dr. Eid? Ma forse i palestinesi, che magari non hanno nulla a che fare con lui, la pensano del tutto diversamente. Non si capisce perché in molti vadano a morire, quando si potrebbero accontare di di ciò che viene loro dato dai ricchi israeliani]
In chiusura dell'incontro uno studente chiede se l'Europa sarebbe un miglior interlocutore di pace rispetto agli Stati Uniti e Bassam Eid risponde che moltissimi Paesi Europei e i loro Ministri degli Esteri hanno interesse a mantenere in vita il conflitto.
[Bella questa! Come se a seminare bombe a grappolo il Libano fossero italiani, francesi, tedeschi, ecc. Ma è proprio un un bel tipo costui! Evidentemente, gli strateghi della guerra di destabilizzazione mediante impiego di dissidenti non hanno potuto trovare di meglio.]
D'altra parte i Territori Palestinesi attualmente sono divisi: Gaza con Hamas (che non permetterà libere elezioni) e la Cisgiordania con Fatah. Quale potrebbe essere l'interlocutore degli israeliani? Si può fare una pace a metà?
Dovrà nascere una nuova generazione, capace di liberarsi dei vari "Abu" come dei vari "Ayatollah", e allora la pace si potrà fare non ad Annapolis, non a Camp David, ma in Israele, senza mediatori: solo tra israeliani e palestinesi.
Inutile dire
[perché inutile? Se gli studenti sono stati così citrulli da applaudire un cialtrone dobbiamo preoccuparci per loro. I miei studenti sono per fortuna molto più accorti criticamente di quelli della prof.ssa Santus. Del resto, con una simile maestra!]
che la lezione è terminata con uno scroscio di applausi: Bassam Eid non è soltanto un uomo coraggioso, ma è un uomo capace di sognare. Chissà che il suo sogno non contagi coloro i quali gli stanno intorno. E chissà che le sue parole non instillino nei miei giovani studenti,
[poveri disgraziati!]
che hanno avuto l'opportunità di ascoltarlo, il desiderio di cercare sempre la verità
[quella “vera”, beninteso, che solo la prof.ssa Daniela Santus ed il suo ospite Dr. Eid conoscono e possono insegnare]
e di non fermarsi all'apparenza che i media, o chi gestisce il potere, troppe volte hanno interesse a spacciare per verità.

Daniela Santus
Si noti che l’articolo appare come proprio della testata “Informazione Corretta”, che è in genere una rassegna stampa divisa in articolo non graditi e giudicati “scorretti” (“Critica”) ed articoli graditi e giudicati “corretti” (“Informazione che informa”). Qui si tratta di articolo originale della testata e quindi Daniela Santus può essere annoverata come “intellettuale organica” alla testata, o meglio organica alla testa di Angelo Pezzana. La “relazione” è quanto mai deprimente e non mi attardo su di essa per carità di patria. Fino ad oggi il nome Daniela Santus mi era del tutto sconosciuto. Ne trovo in rete una notizia che si può leggere qui. E' inutile aggiungere altro. Non è di questa armata Brancaleone che possiamo aver paura. Quanto al Dr. Bassem Eid mi appare personaggio poco credibile e non meritevole di studio e attenzione.

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2. Natan Sharansky ideologo della democratizzazione forzata. – Questo link conferma le mie impressioni dirette sul personaggio Natan Sharansky, che durante il convegno ha rivestito un ruolo di primo piano. Non ne avevo prima neppure sentito mai il nome, ma l’impatto diretto è stato decisamente negativo. Una scheda sul personaggio ben diversa da quella fornita da Fiamm Nirenstein ai convegnisti:
«Noto dissidente sovietico, oggi politico e scrittore israeliano. È a capo del dipartimento di studi strategici dello Shalem Center. Ministro responsabile degli affari sociali e della diaspora ebraica. Dal 2003 al 2005, quando si diimette in disaccordo con il ritiro dagli insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza. Ex-vice Primo Ministro di Israele. Ministro delle infrastrutture dal marzo del 2001, Ministro degli Interni e Ministro dell’Industria e del Commercio tra il 1996 e il 1999. Nel 2006 è rieletto nel partito del Likud, ma nel novembre dello stesso anno si ritira dalla vita politica. Oggi dirige il museo della Diaspora di Tel Aviv».
Clicclando sul link si può invece leggere il seguente ritrattto:
«Il presidente Bush ormai lo riconosce pubblicamente, i suoi discorsi di politica estera sono ispirati dagli slogan del vice primo ministro israeliano, Natan Sharansky. Vecchia spia degli USA in URSS, diventato leader dell’estrema destra in seno al Likud, questo uomo dalle molte facce ha inventato la retorica del colonialismo moderno: dalla Palestina e dall’Iraq alla Russia, bisogna democratizzare “con la punta del fucile”. E’ anche l’artefice delle campagne internazionali che accusano la Francia e il Belgio di antisemitismo»,
che prosegue con altri notizie caratterizzanti e troppo interessanti per essere riassunte o semplicemente richiamate con un rinvio al link originale da cui sono state prese. Le riporto qui quasi integralmente:
Come ogni anno, Gérald Ford e Dick Cheney padroneggiavano il World Forum (foro mondiale). Davanti una platea prestigiosa, riunita dall’ “American Enterprise Institute” e dai suoi pseudopodi (come il Progetto per un Nuovo Secolo Americano), l’ex-refuznick Natanski, vice primo ministro d’Israele, ha presentato in tutta modestia il “piano Sharansky per la pace”.

Dopo aver commosso il pubblico dando la sua versione del suo percorso personale nelle prigioni sovietiche, egli ha spiegato il fallimento degli accordi di Oslo: in definitiva fu Yasser Arafat a rifiutare d’applicare gli accordi perché un dittatore ha sempre bisogno di un nemico per mantenersi. La pace passa per una prima trasformazione della società palestinese in una democrazia. Conviene dunque mandar via Arafat; istituire un governo provvisorio sotto il controllo degli Stati Uniti, dell’Egitto e della Giordania; smantellare le organizzazioni terroristiche; lanciare un piano Marshall per la Palestina; e alla fine di un lungo processo d’educazione, instaurare la democrazia e la pace. Non è difficile distinguere là, sotto una forma appena ritoccata, il classico discorso del colonialismo, giustificando la sua occupazione con la necessità d’instaurare una tutela sulle popolazioni infantili. Tuttalpiù, l’oratore aveva rimpiazzato il vecchio concetto di “missione civilizzatrice" con quello di "democratizzazione", riprendendo in tutto la retorica razzista di Bernard Lewis sull’incapacità ontologica della società araba di assumere il proprio destino. L’auditorio, che beveva tutto, si guardò bene dal ricordare che non sono i Palestinesi ad aver ucciso Yitzak Rabin e che Yasser Arafat è stato eletto democraticamente nel 1996. Nessuno fece neanche osservare che la trasformazione forzata della società palestinese è già in atto da tempo.

Entusiasmato da questi nuovi slogan, Paul Wolfowitz prese il suo vecchio amico Natan Sharansky in disparte. Passeggiando insieme in quel magnifico sito, accompagnati dalle loro guardie del corpo e consiglieri, sotto gli occhi degli altri invitati, proclamarono la loro complicità. Due giorni più tardi, il 24 Giugno 2002, il presidente George W. Bush annunciava in una conferenza stampa nei giardini delle rose della casa Bianca, che era tempo per Arafat di ritirarsi e per i Palestinesi di eleggere dei nuovi leaders che non fossero compromessi con il terrorismo. Tre settimane dopo, il 12 Luglio 2002, la Casa Bianca pubblicava un comunicato accusando i dirigenti iraniani di compromettere le libertà e i diritti dell’uomo, esortandoli a ritirarsi. Cosicché, il presidente di uno stato membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiedeva, in violazione della Carta di San Francisco, il rovesciamento del presidente dell’Autorità Palestinese e dei dirigenti della Repubblica Islamica dell’Iran, anche se tutti eletti democraticamente e riconosciuti dall’ONU. La maggior parte dei commentatori, malgrado il loro imbarazzo, videro in questi interventi solo una maniera maldestra d’esprimersi. Rari furono quelli che capirono lo scompiglio che si era appena creato: gli Stati Uniti avevano appena adottato il punto di vista colonialista abbandonato dagli Europei da mezzo secolo; Natan Sharansky era diventato il "gourou" di George Bush, un’influenza che sarebbe stata rivelata dal presidente statunitense soltanto nel 2005.

Prima di essere conosciuto sotto il nome di Natan Sharansky, il nuovo ideologo fece la "uno" dei giornali sotto il nome di Anatoly Sharansky. Cittadino sovietico, nato il 20 gennaio del 1948 in Ucraina da padre giornalista, fece gli studi di fisica e di matematica. Nel 1973, chiede d’emigrare in Israele, ma si vede rifiutare l’autorizzazione come per tutte le persone impiegate nell’industria degli armamenti, un motivo di rigore all’epoca. Allora partecipa alla campagna partita dagli Stati Uniti da parte del Senatore Henry "Scoop" Jackson, per obbligare l’URSS a lasciare emigrare i suoi ebrei verso Israele. Riesce così ad allacciare dei contatti con gli assistenti e collaboratori del senatore: Richard Perle, Elliott Abrams, Douglas Feith, Abram Shulsky, Paul Wolfowitz.

Nel 1977 è arrestato, accusato di spionaggio per gli Stati Uniti, e condannato a 13 anni di carcere. Ma, 9 anni più tardi, egli beneficia d’uno scambio di spie e ritrova la libertà. Allora fa il suo Aliyah e si costruisce in Israele un’immagine d’ebreo perseguitato dall’«Impero del Male», attribuendosi il soprannome di “prigioniero di Sion”. Nel 1988 crea un foro sionista, il cui obiettivo è di rinforzare la popolazione d’Israele facendo appello agli ebrei sovietici e aiutandoli ad integrarsi. Riceve la medaglia della libertà dalle mani del Presidente Ronald Reagan nel 1989. Progressivamente la sua associazione si sviluppa e nel 1995 dà la nascita ad un partito d’estrema destra, il Yisrael B’aliyah, il quale finirà per fondersi nel Likud.

Per altro, fonda con il suo amico Douglas Feith e qualche altro, una associazione per impedire la restituzione di Gerusalemme-Est, illegalmente occupata: One Jerusalem. Su questo tema, raggruppa una petizione di 100 000 Israeliani. Milita anche apertamente per la deportazione dei Palestinesi. Entra come deputato alla Knesset e raggiunge il governo di Benjamin Nétanyahou nel 1996, come ministro del Commercio e dell’Industria. Sarà successivamente ministro degli Interni per Ehud Barak, poi vice primo ministro del governo d’Ariel Sharon incaricato di Gerusalemme e della Diaspora. A settembre 2001, l’ONU organizza a Durban (Sudafrica) una conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza. Numerose delegazioni riprendono una risoluzione del 1975 qualificando il sionismo come razzismo. Israele e gli Stati Uniti sabotano la conferenza e impediscono che venga adottata una risoluzione finale. Questa polemica è brutalmente catalogata di secondo ordine in seguito agli attentati di Manhattan. Natan Sharansky sviluppa allora un parallelo tra l’anti-americanismo, l’anti-sionismo e l’anti-semitismo. Per sua proposta, il gabinetto israeliano affida al rabbino Michael Melchior, vice-ministro degli Affari Esteri, la creazione di un gabinetto di relazioni pubbliche incaricato di diffondere questo slogan alla stampa occidentale. Sotto gli auspici del Premio Nobel Elie Wiesel, si fanno i porta-parola di questo slogan il giornalista ungherese Matyas Vince, l’ex vice-Primo Ministro di Svezia, Per Ahlmark e il futuro ministro canadese della Giustizia, Irwin Cotler, ma nascondendono il vero carattere propangandistico pro-Israele dello slogan. Vengono aperti degli uffici discreti ed efficaci in numerose capitali. In guisa della tensioni diplomatiche che Israele incontra con certi Stati occidentali, questa "commissione di lotta contro l’antisemitismo" esercita delle pressioni su questi Stati organizzando delle campagne di denuncia del loro supposto antisemitismo. Rapidamente la commissione concentra la sua azione contro la Francia e il Belgio. Il 30 Gennaio 2005, il segretariato di Ariel Sharon annuncia che la "commissione di lotta contro l’antisemitismo" sarà elevata al livello d’organo ministeriale e d’ora in avanti gestito direttamente da Natan Sharansky.

A settembre 2004 Sharansky pubblica, con l’aiuto di Roin Demer, "La Causa della democrazia. La potenza della libertà per rovesciare le tirannia e il terrore". Propone di classificare gli Stati in due categorie secondo i loro risultati alla "prova della piazza pubblica": se chiunque può andare sulla piazza principale della capitale e tenere dei propositi contestatari senza timore, allora quel paese è una nazione libera, altrimenti è una nazione di paura. Le prime sono delle democrazie, le seconde delle tirannie. Poi Sharansky spara qualche sentenza: «ogni uomo aspira alla libertà, le democrazie sono pacifiche, sono le tirannie che dichiarano le guerre; i tiranni s’inventano dei nemici per installare la paura nelle loro popolazioni e giustificare il loro autoritarismo». Questo è semplicistico, ma ha il vantaggio di permettere di giustificare altrettanto bene l’occupazione della Palestina da parte d’Israele che quella dell’Iraq da parte degli Stati Uniti. D’altronde permette d’affermare qualunque scempiaggine; per esempio: invadere uno Stato per la “democrazia” prova che siamo noi stessi una democrazia pacifica ; e ancora: siccome tutti gli uomini aspirano alla libertà, non c’è paese che non abbiamo il dovere d’invadere per "democratizzarlo", ed ancora: i popoli che temono la nostra politica sono manipolati dai loro dirigenti che sono dei tiranni ; ecc..ecc.. A Novembre Natan Sharansky è ospite di George W. Bush alla Casa Bianca. Il presidente, che avrebbe cominciato la lettura dell’opera e pretenderebbe d’essere arrivato alla pagina 221, discute con lui appassionatamente . Il 12 Gennaio 2005, il Washington Times pubblica una intervista con il presidente degli Stati Uniti. Costui dichiara : «Se volete avere un idea di quello che penso in politica estera, leggete il libro di Natan Sharansky, La Causa della Democrazia. E’ un grande libro». Il 18 Gennaio, Condoleezza Rice, interrogata dal Senato prima d’essere confermata come Segretario di Stato, dichiara che la missione dell’America è di espandere la libertà e la democrazia nel mondo intero. Il 20 Gennaio è il discorso d’investitura del secondo mandato. Il mondo stupefatto ascolta George W. Bush spiegare che è giunto il momento di democratizzare tutti i recalcitranti con la punta del fucile. Il Washington Post rivela che il ministro israeliano ha aiutato a redigere il discorso. Interrogato a proposito di tale influenza, il 23 Febbraio 2005 in Germania alla vigilia dell’incontro con Vladimir Putin a Bratislava, il presidente degli Stati Uniti la conferma lungamente e precisa senza imbarazzo che il suo progetto di “democratizzazione” concerne anche la Russia. A partire del 28 Febbraio Natan Sharansky comincerà un giro in Europa durante il quale si esprimerà in 8 grandi università. Nessun intervento è previsto a Parigi, quello di Berlino è stato appena annullato per paura di manifestazioni che potrebbe suscitare. Al ”test della piazza pubblica”, dunque, la Francia e la Germania hanno appena fallito. Senza dubbio hanno bisogno d’essere “democratizzate ” dai G. americani.

Segue


Parte III
Rassegna stampa precedente e successiva al Convegno

1. La battaglia sionista di Pierluigi Battista sul Corsera di Magdi. – A mio avviso, Pierluigi Battista meglio avrebbe fatto a rivolgere la sua attenzione ai tanti deficit di democrazia propri di casa nostra. L’elenco sarebbe lungo, ma basta rinviare a quelli illustrati nel libro “La Casta” per non dire di quelli quotidianamente denunciati da Beppe Grillo nel suo blog ovvero a quelli di cui quotidianamente si può lagnare ogni cittadino che si incontra per strada o sul tram. Ed invece si accanisce con partigianeria contro quei paesi che della nostra democrazia forse fondatamente non sanno che farsene e sembrano dire: “No grazie, tenetevi la vostra merce. Non ci interessa!” Mi chiedo perché mai Pierluigi si prende la pena di scrivere un simile articolo, prontamente ripreso in forma laudativa da «Informazione Corretta», rubricandolo come “informazione che informa”. Si noti la consueta significativa correzione del titolo da parte dei nostri Correttori: dall’originale “dissenso proibito” in “ostilità feroce contro chi si oppone al fondamentalismo”, salvo poi ad intendere veramente e compiutamente questo “fondamentalismo” trasformato in un insulto rituale che si sottrae ad qualsiasi analisi critica, cosa che non ci si può di certo aspettare durante le due giornate militanti organizzate dalla nostrana Israel lobby. Eccolo qui intanto nella sua interezza il testo di Pierluigi Battista:
Corriere della Sera > Informazione che informa
07.12.2007 Ostilità feroce contro chi si oppone al fondamentalismo
un articolo di Pierluigi Battista, a partire dal convegno romano del 10-11 dicembre sulla battaglia [sic!] per la democrazia nel mondo islamico

Testata: Corriere della Sera
Data: 07 dicembre 2007
Pagina: 53
Autore: Pierluigi Battista
Titolo: «Dissenso proibito»
Dal CORRIERE della SERA del 7 dicembre 2007 un articolo di Pierluigi Battista sull'"omertà e gli attacchi violenti" riservati in occidente a chi si oppone al fondamentalismo islamico:

Il silenzio omertoso
[di chi e su cosa? L‘«informazione che informa» farebbe meglio ad essere più precisa al riguardo, altrimenti anziché informare semplicemente «diffama» una pluralità indistinta di soggetti, che in quanto non nominati non possono neppure difendersi. Ma si tratta probabilmente di un espediente retorico per fare del gratuito vittimismo. I prepotenti che riescono meglio sono quelli che si travestono da vittime],
oppure la polemica all'insegna dell'eccesso lessicale
[faresti meglio, Pierluigi, ad essere più esplicito. Non tutti sanno le cose che tu hai il privilegio o la fortuna o la disgrazia di sapere, avendo per giunta tu l’obbligo di «informare». Di cosa stai informando? Stai infliggendo al lettore indifeso le tue opinabili vedute].
La distrazione o, all'opposto, la guerra culturale
[non mi rimproverare poi se io più sotto parlo di “guerra ideologica”: io so di cosa sto parlando, tu forse no. La Cultura poi non fa guerre, l’Ideologia si, ma ormai specialmente nei grandi mass media si confonde fra cultura nel senso dell’umanismo erasmiano e ideologia nel senso togliattiano o pezzaniano del termine]
condotta a colpi di ingiurie sanguinose.
[Consiglio per le tue letture, o Piero: il notiziario di “Informazione Corretta”. Di veleno, di odio, di ingiurie, di menzogne ne trovi quotidianamente in abbondanza. E sempre nella certezza dell’assoluta impunità, forti di una protezione che conta. Ho però il sospetto che tu attinga già a questa fonte.]
[Il termine ‘fondamentalismo’ è forse un complimento? O non è piuttosto un insulto da parte di chi non vuol capire le ragioni dell’altro? Ovvero un termine coniato per la “guerra ideologica” di cui sopra e sotto? Ma forse Pierluigi è un linguista del livello di Noam Chomski. Non lo sapevo! Non me ne ero accorto!]
L'indifferenza o lo stile tonitruante dell'anatema.
[O dio? Dici anatema nel paese delle Chiese bianche, rosse, versi, stellate? Ma di cosa stai parlando? A cosa ed a chi ti riferisci? Una «informazione che informa» non dovrebbe essere così vagamente allusiva. Altrimenti ognuno può pensare di tutto ed il contrario di tutto.]
Ogni volta che si parla del rapporto tra Occidente e islamismo politico, si entra in un universo in cui la dismisura è la regola, il fair play stracciato, infranto il rispetto minimo delle regole che dovrebbero ispirare una discussione politico-culturale, anche se accesa e appassionante.
[Forse Pierluigi ha preso queste frasi da qualche pezzo già pronto e le ha riciclate per la bisogna: tanto generico è il discorso! Ma di cosa sta parlando?]
E infatti sembra semplicemente incredibile che uno scrittore come Martin Amis
[= romanziere olocaustico. Si mena qui il can per l’aia. Lasciamolo fare. Diciamo che oggettivamente «l'informazione che informa» qui semplicemente prende parte ad una controversia in atto e si schiera da una delle due parti, spacciando la sua presa di posizione per una “informazione che informa”. Almeno prendere apertamente posizione – nulla di male – e non sapremmo con chi avremmo a che fare: non con un giudice imparziale, ma direttamente con la controparte]
venga reiteratamente accusato di «razzismo»
[la cosa si fa "fondatamente interessante e devo ammettere che non sapevo nulla della faccenda, ma Pierluigi non mi aiuta certo a saperne qualcosa. Guai, se restassi a come lui la racconta. Devo riservarmi a parte una qualche ricerca… che è subito fatta, dichiarando condivisibili ed incontrovertibili le osservazioni di Ronan Bennet. Anche se i “Corretti Informatori” si infiammano al riguardo, io considero pure fondata la tesi circa l’esistenza di un “razzismo ebraico”: con istituzioni danarose come l’ADL i nostri amici sono talmente abituati a diffamare altri tacciandoli di antisemitismo, cioè di razzismo, da non accorgersi del loro ben più pronunciato ed evidente razzismo. Bennet in fondo non ha fatto che esprimere a proposito del romanziere olocaustico Amis un dato di comune esperienza: gli ha applicato le regole coniate dall’ADL nei suoi annuali Report per stabilire la permanenza in Europa di un antisemitismo razzista. I metodi dell'ADL sono già stati individuati sotto il profilo linguistico da Noam Chomski, ebreo dissidente, che di linguistica se ne intende. Se vuole difendere Amis, il nostro Pierluigi non adduce argomenti, ma semplicemente si accoda a opinioni espresse e fabbricate all'interno della stessa Lobby, che scagliano come sassi parole prive di contenuto veridico, confidando sulla ripetizione del messaggio e sulla sua efficacia subliminale, come ad esempio un articolo stampato un milione di volte in un quotidiana a larga tiratura come il “Corriere”]
solo perché ha messo in luce le ambiguità
[ma quali ambiguità! Non puoi pretendere di dettare un “o con me o contro di me” fino a quando non ti sarai fatto metaforicamente parlando un serio esame di coscienza. Può darsi che tu scopra in te molti più peccati di quanti intendi addossarne al tuo prossimo.]
dei leader della comunità musulmana britannica nei confronti del terrorismo fondamentalista.
[E ci siamo di nuovo: ‘terrorismo’ che fa il paio con ‘fondamentalismo’, senza che si possa sapere sul terrorismo più di quanto non si sappia del fondamentalismo: entrambi concetti polemici costruiti in funzione della guerra ideologica e di propaganda, di cui qui Pierluigi si fa agente, più o meno consapevole. Il convegno ci darà nozioni scientifiche dei due termini? Ci darà una nuova illustrazione della contrapposizione fondamentale del politico, cioè la contrapposizione di amico/nemico, che per esistere non ha bisogno dell'atomica. Un popolo che ha cittadini disposti a lasciarsi morire piuttosto che arrendersi non ha bisogno dell’atomica. L’arma di cui dispone è più potente. Dubito che il convegno romano sia in grado di dare lumi sul grado di “ostilità” raggiunto nei conflitti mediorientali. Non è insultando i morti che si possa capire la natura e l’intensità del conflitto.]
Incredibile, ma vero.
[È così terminata l’arringa difensiva per Martin Amis: un difensore d’ufficio avrebbe saputo far di meglio. Pierluigi non spiega perché sarebbero infondati gli appunti mossi da Bennet e da altri al suo beniamino.]
Come è vero che Bernard Lewis,
uno dei più accreditati
[per madonna Fiammetta che lo ha intervistato sarebbe addirittuta: «il maggior mediorientalista del mondo», ossia possiamo star certi che è il meno attendibile almeno nella misura in cui sappiamo esser non attendibili i giudizi e le valutazioni di Fiammetta Nirenstein. Del resto, in Italia, non ci mancano mediorientalisti cui rivolgerci, se Magdi Allam non li avesse tutti bollati come “collusi” con l’Islam. Evidentemente, il referente di Fiammetta e di Magdi è il Lewis invitato al convegno romano, da qualcuno considerato un semplice “lacché”, secondo quanto si apprende dallo stesso Pierluigi Battista nell'articolo che qui ci diamo la pena di commentare in ogni sua virgola]
studiosi di questioni islamiche, che sarà presente
[Lo ascolterò comunque con la massima attenzione. Ci sarà pure Pierluigi o il suo lavoro è già finito? Ricordo di numerosi convegni dove i giornalisti scrivono il pezzo senza per nulla partecipare ai lavori del convegno. Ormai però sono abbastanza anziano per non scandalizzarmi e stupirmi. Esistono in effetti collaudate tecniche per le quali la cosa può essere plausibile e normale]
a un convegno romano su «La battaglia per la democrazia nel mondo islamico» [battaglia = guerra?] organizzato dall'Adelson Institute [Per sapere cosa è] e dalla fondazione Magna Carta [sappiamo già cosa è], venga scomunicato come un lacché [sic! lo apprendiamo ora da Pierluigi: «l’informazione che informa!»] culturale
[Fiammetta: «consultato dalla Casa Bianca e dai ministeri degli Esteri e della difesa americani», il che forse spiega a sufficienza la qualifica di servizio. Se queste referenze fossero fondate, ed è possibile che lo siano, non offrendo sufficienti garanzie il giudizio del nostro Battista o di madonna Fiammetta, il livello del convegno è già abbastanza caratterizzato]
al servizio del Satana americano
[chi sta citando qui Battista? I lettori di questo Blog sanno che per un satana scritto da mauro manno con la minuscola e usato in senso del tutto metaforico in un contesto assai ampio sul Medio Oriente i nostri Corretti Informatori hanno esercitato la loro abituale opera di delazione contro un sito islamico, pretendendone la chiusura: si parlava giusto di libertà di pensiero!],
senza che un trattamento così grottesco susciti una qualche reazione nella comunità accademica internazionale.
[se la reazione non è moralmente obbligata, può darsi che la comunità accademica internazionale giudichi fondata la scomunica. Ben altra, libera e sentita reazione vi è stata in Italia quando il vicedirettore di Pierluigi, cioè Magdi Allam, ha mal pensato ad infangare un nostro valente islamista, reo di non essersi allineato ai voleri corrieristi di Magdi Allam che ha perciò pensato di redigere liste di proscrizione con le quali colpire la comunità accademica italiana, che probabilmente vuol mandare tutti a scuola del più grande “mediorientalista del mondo”, impietosamente bollato come “lacché” dai suoi malevoli critici. Farò tesoro della rara opportunità che mi è concessa di ascoltare la sua relazione che ha per titolo: “L’islam è compatibile con la Democrazia?”, posta in apertura del convegno. Per la verità il titolo mi sembra un poco fesso e la domanda suona falsa e retorica. Intanto, la democrazia è un prodotto tutto di casa nostra, un concetto in se altamente problematico, un tema facile preda della retorica e della demagogia. Se poi lo si pretende di applicare ad altri contesti storici e culturali, sembra che ne debba venire una cattiva frittata. Ma starò a sentire con disciplina e compostezza «uno dei più accreditati studiosi di questioni islamiche», augurandomi di trarne l’atteso profitto]
Il feroce attacco ad personam e il silenzio reticente, stavolta fatalmente destinati a sciogliersi in un binomio perfetto.
[Non so a quale “feroce attacco” Battista alluda e mi interesserebbe saperne di più, poiché nelle critiche si trova spesso qualcosa di fondato, ma al momento trovo in rete solo questa interessante notizia su chi è veramente Bernard Lewis, sui suoi collegamenti e aderenze politiche: non mi stupisco che l'accademia seria abbia preso le distanze, se è come la racconta Pierluigi Battista. Al momento io non ho ancora consultato nessun mediorientalista italiano, anche se presumo quale possa essere il loro giudizio su Lewis]
Non c'è, purtroppo, da meravigliarsene. Amis è stato lasciato solo a vedersela con i suoi denigratori
[siamo proprio certi che siano denigratori e che invece non siano fondate le contestazioni di razzismo? Quanto a denigrazione poi chi può battere i nostri Corretti Informatori, ampiamente rappresentati nella due giorni di “democratizzazione” dell’Islam, beninteso a maggior gloria di Israele, campione di democrazia, di libertà e di civiltà in tutta l’area],
se si eccettua un coraggioso intervento in sua difesa di Ian McEwan
[Evidentemente duole l’accusa di razzismo… Ma forse che i nostri “amici” non la dispensano quotidanamente a destra e a manca molto più infondatamente di quanto non sia avvenuto per Martin Amis? Il nostro Pierluigi se ne sta zitto, quando la cosa non lo riguarda professionalmente, quando non ha da scrivere il suo pezzo quotidiano sul giornale vicediretto da Magdi].
Ma almeno non gli è stato negato il diritto di parola
[cosa che abitualmente accade ogni anno a circa 17.000 cittadini tedeschi, per non parlare dei casi noti presso di noi e di cui si sono resi responsabili i nostri “Corretti Informatori” in nome di una superiore democrazia che intendono esportare in Iran, dopo averla esportata in Iraq],
come accade con Saad Eddin Ibrahim, l'intellettuale egiziano che subì una condanna a sette anni al Cairo per reati d'opinione
[E David Irving finito nelle prigioni austriache? Jürgen Graf che vive esule in Russia? Gerd Honsik? Fredrick Töben? Ernst Zündel? Georges Theil al quale è stato posto addirittura un braccialetto? Robert Faurisson in ultimo condannato questa volta per un'intervista telefonica alla televisione iraniana? E la giornalista tedesca Eva Herman licenziata non per aver scritto dotte opere revisioniste ma per avere espresso una semplice opinione? E tutto il bailamme per consentire nella prestigiosa sede universitaria di Oxford una semplice partecipazione ad un dibattito non sul revisionismo storico ma sulla stessa libertà di opinione? E tutti gli altri innumerevoli che ogni giorno vengono nelle nostre esemplari democrazie condannati per niente altro che aver espresso delle opinioni? Pierluigi, ma tu dove vive e operi abituale, in Europa o in Egitto? Ascolterò volentieri quali sono secondo lui i “requisiti necessari” per la democrazia in Egitto, ma intanto vorrei sperare che i diritti democratici di libertà di pensiero vengano garantiti in Italia ed in Europa. Dalla corte costituzionale spagnola incomincia ad arrivare qualche segno di speranza. Sono però sicuro che i giudici spagnoli verranno bocciati dai nostri Supergiudici di «Informazione Corretta»!]
e che sarà presente al convegno di Roma. Resta però la sensazione di imbarazzo che ha accompagnato la vicenda dell'attacco concentrico ad Amis.
[Ma perché non hanno invitato pure lui? Sembra qui che il nostro Battista ne voglia fare un caso, al quale però possono essere contrapposti innumerevoli altri casi nei quali il nostro Battista tace. E che dire da noi di un professore di liceo, sottoposto a visita psichiatrica, per aver osato criticare la politica israeliana verso i palestinesi? Perché Pierluigi non svolge un inchiesta sui fatti di casa nostra anziché preoccuparsi dei vari Amis o Ibrahim di cui quasi nessuno sa niente e di cui poco interessa al cittadino italiano]
Lo stesso imbarazzo
[di chi? Non ne so nulla di nulla fino a questo momento e fra le tante ingiustizie di questo mondo la Tizia di cui mi parli non è purtroppo in cima alla scala delle mie priorità. Me ne dispiace. Inoltre diffido della carità pelosa di cui la signora è fatta oggetto.]
che impone il silenzio [?] attorno alla vicenda di Ayaan Hirsi Ali, perseguitata in Olanda dai fondamentalisti [e i fondamentalisti di “Informazione Corretta”, presenti al convegno, dove te li metti?] islamici
[Battista, occupati delle persecuzioni di casa nostra, ben più consistenti del caso da te citato. Occupati, ad esempio, della denigrazione continua che dalle colonne di Informazione Corretta, sito definito da Odifreddi “parafascista”, oppure del contenuto aberrante e libertica della legge Mancino. Pensi di poter prendere per i fondelli qualcuno? La tua è bieca propaganda di regime. Se prima non leva la trave che è nel tuo occhio, come credi di poter occupare della pagliuzza nell’occhio altrui?]
che non le perdonano la collaborazione con il regista di Submission Theo Van Gogh, ritualmente assassinato nel centro di Amsterdam nel 2004, e la sua «apostasia » raccontata in un libro straordinario come Infedele (Rizzoli). Alla Hirsi Ali, anziché solidarietà,
[Tipico atteggiamento liberale che anima Pierluigi e che caratterizza il clima del convegno: dettare regole su cosa gli altri devono o non devono fare. Con questo programma oltre cinque anni fa nasceva l’Agenzia lobbistica Informazione Corretta, che ogni giorni scrive al Direttore di ognuno perché licenzi il sottoposto, reo di non pensarla secondo i corretti dettami filoisraeliani e magdalliani. L’articolo di Battista esce stampato in un milione di copie: qualche condizionamento potrà produrlo in qualche testa debole. Eccolo il segreto della pubblica opinione, o più esattamente della visione delle cose descritta da Pierluigi e pubblicata in un milione di copie: beata ignoranza!]
venne semmai trasmessa l'ostilità di intellettuali peraltro non indulgenti verso il fondamentalismo
[ancora questa frustra ed inconsistente nozione, più un insulto mediatico, che un concetto capace di descrivere un minimo contenuto!]
antioccidentale
[come se l’Occidente avesse conseguito meriti nel mondo e nella storia: Hiroshima, schiavitù, tratta dei negri, sterminio degli indiani, sfruttamento coloniale, depredamente delle risorse, fame e chi ne ha ne metta. Anzi siamo da considerarci fortunati se in quanto cosiddetti “occidentali” ci si riconosce con ampia generosità qualcosa di buono]
come Ian Buruma e Timothy Garton Ash,
[ma perché un comune cittadino dovrebbe sapere di questi nomi di marziani quando non può aprire bocca in casa sua e gli tocca sorbirsi i sermoni “occidientali” di Battista e dei suoi amici, preoccupati di scatenare una nuova guerra devastanti in Iran, dopo aver plaudita a quella contro l’Iraq, aggredito dapprima con menzogne verbali e poi con bombe reali? Caro Pierluigi, ti lancio una sfida: prova a chiedere per strada ai comuni passanti quanti hanno mai sentito i nomi difficili da pronunciare che tu scrivi. Se ne trovi una su cento, ti offro una cena in un ristorante calabrese. Chiedi piuttosto se vogliono partecipare sia pure indirettamente ad una guerra contro l’Iran e dimmi cosa ti rispondono, oppure se vogliono che con una guerra simile si debbano duplicare in Medio Oriente il dna dei nostri politici e parlamentari, compresi quelli presenti nel convegno, per il progresso e la felicità dei popoli islamici ]
in un dibattito in cui a prendere le parti della scrittrice olandese intervennero Pascal Bruckner e Mario Vargas Llosa. Alla fotografa e artista iraniana Sooreh Hera non è invece arrivata né l'ostilità né il sostegno quando, nei giorni scorsi, la sua opera considerata «blasfema» nei confronti di Maometto è stata cancellata da una mostra al Museo dell'Aja e un suo incontro con un altro perseguitato dal fondamentalismo islamista come Salman Rushdie è stato annullato: solo silenzio, un silenzio assoluto e senza scampo.
[Carità pelosa con la quale si preparano le invasioni e la destabilizzazione di paesi che hanno il diritto a curare i loro affari interni ed a risolvere con mezzi propri i loro problemi. Gli aiuti esterni sono rimedi interessati e peggiori del male. Non è un mistero per nessuno come Israele per una sua folle sicurezza ad ogni costo mira a destabilizzare tutto il Medio Oriente e a far scorrere un fiume di sangue, Israele focolaio di guerra da oltre 60 anni: la nuova guerra dei Cento Anni. E no, mio caro, io non ci sto!]
Eppure, i segni di un trattamento minaccioso, intimidatorio, apertamente censorio
[Occupati della censura di casa nostra, ipocrita!]
nei confronti di chi legge con modalità radicali il conflitto tra Occidente e islamismo appaiono tremendamente ripetitivi. Un insegnante francese, Robert Redeker, dopo aver scritto sul Figaro un articolo a favore del discorso del Papa a Ratisbona, è stato allontanato dalla scuola e costretto a vivere in clandestinità:
[Hai mai sentito parlare del prof. Pallavidini?]
non si registrano appelli degli intellettuali francesi a suo favore. Sempre in Francia uno scrittore come Michel Houellebecq è stato messo sul banco degli imputati, accusato di aver divulgato con il suo romanzo Piattaforma (Bompiani) un ritratto addirittura diffamatorio dell'Islam, con una veemenza polemica e un'asprezza di toni di gran lunga più feroci di quelli adottati nei confronti di Martin Amis.
[Tutti costoro vivono da noi e si avvalgono delle nostre leggi. Che vuoi di più? Che ottengano anche un plauso forzato? Il consenso o il dissenso deve essere innanzitutto libero e nascere dal libero confronto. Da noi non esiste per quello che riguarda la nostra storia: non devo citarti un’infinità di casi certamente più noti al comune cittadini italiani di quelli da te importati dall’estero ovvero attinti dall’archivio di Informazione Corretta, che potrebbe utilmente trasferirsi in Israele, essendo totalmente estranea agli interessi dell’Italia e del popolo italiano. Staremmo meglio senza dei vari Pezzana, Fiammetta Nirenstein, Giorgio Israel e compagnia bella]
Ma come dimenticare il tambureggiare di analoghe accuse, accompagnato da liturgie dell’odio
[ahi ahi! Eccola la legge Mancino con il suo spettrale tintinnio di manette! Pierluigi, ti amo! E cosi pure madonna Fiammetta, meno Angelo Pezzana che è un noto omosessuale, mentre io sono un incallito eterosessuale]
e da campagne martellanti di delegittimazione, che ha scandito gli ultimi anni di vita di Oriana Fallaci, a partire alla pubblicazione del libro La rabbia e l'orgoglio, scritto all'indomani dell'11 settembre?
[Per questa Fallaci non sono mai riuscito a nutrire il minimo interesse finchè era in vita e meno che mai da morta sono sensibile al suo mito. Sembra una campagna martellante per imporre a forza un marchio pubblicitaria. Battista, tienti cara la Fallaci, ma lascia agli altri la libertà di scegliersi i propri autore e le letture che meglio aggradano. lo so, la pubblicità costruisce dal nulla le persone, ma a me proprio la Fallaci non è mai andata giù, in ogni sua riga e di qualunque cosa essa parli. Da costei non ho nulla da imparare. Se tu vuoi, sei liberissimo di bere a quella fonte, ma non imporre a me quel calice. Già mi è sufficiente l’essermi ora occupato del tuo articolo]
O anche l'originale procedura intimidatoria, il senso di intimazione al silenzio che emanava da un appello di intellettuali rivolto contro gli scritti di Magdi Allam?
[Ma che dici? Io sono stato tra i firmatari di quell’Appello che resta sempre aperta in questo Blog a quanti vogliono condividerlo. Nessuno ha mai inteso cgiudere il rubinetto della bocca di Magdi Allam. È lui al contrario che intende mettere il bavaglio alla bocca di quanti nelle università non si trovano in sintonia con il suo “delirio verbale da tarantolato”. Qui proprio, caro Battista, falsifichi a 360°, forse perché devi stare dalla parte del tuo Vicedirettore. Adesso capisco gli arcana del tuo mestiere. Dovevi raffazzonare un articolo di pubblicità e supporto al convegno di Marcello Pera e della sua congrega psuedoliberale e pseudodemocratica. Se ti fossi attenuto al tema, avresti dovuto concetrarti su argomenti difficili come il concetto di democrazia nel suo statuto teorico e nella sua evoluzione storica, sul suo carattere universale o empirico, sul concetto di rappresentanza, sulla teoria della democrazia come mera procedura o come sostanza, e così via. Non ne eri probabilmente capace e quindi hai raffazzonato di qua e di là e sei finito a Magdi Allam, da dove forse hai incominciato, magari dopo una una telefonata da lui fatta che mi immagino in questi termini: “A Pie’, fammi il pezzo per domani!”. Naturalmente, è una mia fantasia: non ho mai conosciuto di persona nessuno dei personaggi qui nominati e che vedrò per la prima volta in carne ed ossa nelle due giornate del convegno. Sarà per me istruttivo vedere che molti di loro non sono carattere di inchiostro segnati sulla carta, ma persone reali con i loro meriti e demeriti umani.]
O l'invocazione della censura per deplorare la scelta del Foglio di Giuliano Ferrara
[Un suo schizzo biografico lo si può leggere nelle Bananas di Travaglio, raccolte in libro uscito da poco con titolo Berluscomiche, dove si occupa ampiamente delle sue diverse reincarnazioni: “sessantonino, comunista, craxiano, spia della Cia e berlusconiano” (p. 28 e passim). Come “comunista” ricordo di averlo visto aggirarsi dentro la Sapienza. In ultimo dopo tante reincarnazioni ne ho concluso che è meglio non occuparsene e prestarvi eccessiva attenzione, anche se nel suo pezzo Battista si serve anche di questo pesante materiale… Ma ecco che lupus in fabula giunge or ora l'immagine pesante ma efficace fornita dal comico Luttazzi della biografia intellettuale e politica di Giuliano: è un'immagine talmente pesante che è costato il posto al povero Luttazzi, licenziato su due piedi. Si tratta di censura o di “corretti” limiti alla libertà di pensiero e di espressione artistica a quanto sancito dagli artt. 21 e 33 della nostra costituzione per quel che vale e finché vale?]
di pubblicare immagini raccapriccianti della decapitazione di un «infedele» per opera di un gruppo di jihadisti iracheni? Il modello da ricalcare sembra sempre lo stesso: l'accerchiamento del reprobo, la denuncia corale di un pensiero considerato «pericoloso» per il fatto stesso di esistere, la mobilitazione allarmata ed allarmistica per rinchiuderlo in un recinto infetto e infrequentabile.
[Un curioso ribaltamento di posizioni e stravolgimento della realtà fattuale. Da noi vige la legge Mancino che è un'arma messa nelle mani della Israel lobby nostrana. Pende in questi giorni il giudizio contro quegli islamici, ben diversi da quelli invitati al convegno di Magna Carta, i quali hanno osato dire pubblicamente in fogli a pagamento che ciò che israele fa nei confronti dei palestinesi non si discosta da ciò che i nazisti. Vero o falso che sia l’accostamente, si tratta comunque di un giudizio storico che non coinvolge singoli privati. È una tipica manifestazione di opinione in ambito storico-politico. Che ne pensa il nostro Pierluigi? Se proprio è interessato agli islamici, si occupi di questi islamici ben più rappresentativi di quelli racimolati per il convegno o di altri finti che di "culturale” e di “islamico” non hanno nulla benché fabbrichino sigle dopo sigle. Ed in Francia la legge Fabius-Gayssot, varata dopo che una corte d’appello aveva non solo riconosciuto innocente un certo Robert Faurisson, ma – se ben ricordo – aveva persino dichiarate istruttive le sue teorie. Leggi simili esistono in Austria, Germania, Svizzera. Ad averle ottenute, suppongo, è una stessa lobby che si trova adesso dietro le quinte del convegno romano. Simili leggi attentano in modo chiaro ed inequiovocabile alla libertà di manifestazione del pensiero, di ricerca, di insegnamento non… degli egiziani mobilitati per il convegno romano, ma alla libertà di TUTTI i cittadini europei, i quali ogni anno a decine di migliaia vengono incriminati per reati di opinione. E dunque, caro Battista, chi vogliamo prendere in giro? Dove vivi? In Italia o in Egitto? Se ti trasferisci in Egitto o nell’Iraq finalmente liberato o forse in Israele, il nuovo Eden, probabilmente come giornalista, il cui dovere sarebbe di informare quei disgraziati che comprano il “Corriere della sera” , non io, – sono certo che sarai più utile di quanto tu non possa esserlo qui da noi, in questo disgraziato paese afflitto da una pseudo democrazia, da una classe politica corrotta, da una stampa asservita, da un’economia ingessata, da una chiesa avida di potere, da un'università esposta alle aggressioni del Corriere della sera e del suo tarantolato vicedirettore magdi Allam, un immigrato egiziano che in Italia ha fatto la sua fortuna, per disgrazia degli stessi italiani.]

Una cappa plumbea di sospetto cala così, in molti Paesi dell'Europa, sull'identità di scrittori, intellettuali, giornalisti che tra l'altro hanno matrici culturali diverse, stili argomentativi diversi, modi di pensare assolutamente diversi. Ma ogni singola identità viene stravolta e deformata. C'è bisogno di dire che Amis non è un razzista
[e come fai a sapere che non lo sia? I criteri attraverso cui è stato considerato tale sono gli stessi adottati dall’ADL per i loro avversari politici, non immaginando che potessero ver ritorti contro loro stessi, tanto baldanzosa era la loro certezza di impunità. Se quei criteri devono esseri rivisti e deve essere introdotta una maggiore elasticità e tolleranza, cià deve valere per tutti. Altrimenti il tuo amico romanziere olocaustico resta un “razzista”, secondo il giudizio degli autorevoli ed accurati analisti inglesi che ne hanno esaminato le pubbliche dichiarazioni. Molti poveri cristi si trovano quotidianamente bollati dalle varie agenzie della nota Lobby come antisemiti e razzisti, ingiustamente, ma senza santi in paradiso che possano scendere in loro difesa, senza un Pierluigi che dalle colonne del principale quotidiano d’Italia che erga in loro difesa. Tutti costoro devono accettare offese e diffamazioni da cui non possono difendersi semplicemente perché non ne hanno i mezzi in un Paese altamente democratico come l’Italia, dove se non hai i mezzi giusti puoi ben attaccarti al tram],
che l'impegno della Hirsi Ali non ha nulla di illiberale, che la Fallaci non predicava l'intolleranza, che Houellebecq non è un maestro di volgare islamofobia? Eppure, è questo stravolgimento di identità che spegne ogni barlume di solidarietà con chi viene brutalmente invitato a mettersi volontariamente il bavaglio prima ancora che lo facciano altri.
[Ancora! Occupati dei bavagli di casa tua, cioè del paese in cui vivi. Lascia agli altri di vedersela con i loro bavagli, quando ne avranno il tempo ed il modo: giudica meglio il pazzo in casa propria che il savio in casa altrui, dice un proverbio]
Ed è questa diffidenza che blocca sul nascere ogni attenzione verso gli intellettuali
[questi intellettuali dovrebbero rivolgersi innanzitutto ai loro connazionali. Se fossero intellettuali criticamente avvertiti, ben saprebbero che l’Occidente ha i suoi propri limiti. Gli intellettuali islamici devono dialogare con altri intellettuali islamici, se sono capaci di ottenerne l’attenzione e del credito presso di loro. Se non ne sono capaci, il credito non devono venirselo a cercare da noi, dove i nostri falchi hanno ben altro interesse che non quello di portare la pace, la prosperità e la felicità nei loro paesi. Non si combina niente di buono ponendosi nei panni del “traditore” e mettendosi in combutta con i nemici del proprio paese: da questa parte non si va in nessun luogo. Sarà per loro una ben magra e poco nobile soddisfazione ritornare nel loro paese al seguito di un esercito invasore. Così era presso la democrazia ateniese, dove Socrate preferì morire piuttosto che fuggire all’estero per esercitare il ruolo che i nostri “dissidenti” esercitano in Europa con il plauso dei nemici dei loro paesi, in primi lo stato di Israele]
che sotto i regimi islamici vorrebbero ragionare liberamente sul rapporto tra Islam e democrazia.
[Mah! Come se non esistesseo infinite forme di organizzazione del potere legittimo e come se la democrazia fosse una formula matematica, applicabile anche su Marte]
Con una replica, stavolta imperdonabile, di ciò che accadde con gli scrittori e gli artisti che prima del 1989 manifestavano coraggiosamente il loro dissenso
[È una fissazione questa del “dissenso”, una patologia, il dissenso per il dissenso come cosa in se giusta e buona. O Piero, se mai leggerai queste mie righe, che ne pensi del mio “dissenso” su tutta la linea riguardo a ciò che scrivi? ed anche a ciò che si annuncia essere il convegno romano? ossia becera propaganda politica antislamica mascherata da convegno scientifico]
nei confronti dei regimi comunisti, nell'assoluta indifferenza dei colleghi occidentali pur pronti a sposare infaticabilmente ogni genere di nobile causa: nobile sì, purché non avesse a che fare con i dissidenti dell'Est. Eppure, nel destino degli intellettuali perseguitati dall'islamismo è solo l'attenzione internazionale a costituire l'unica polizza di assicurazione per la loro vita, l'unico salvacondotto che permetta la circolazione delle loro idee.
[Il problema è che in Europa non puà circolare liberamente il pensiero degli Europei riguardo la loro storia ed il loro passato politico. Jürgen Graf, uno svizzero, vive esule… in Russia! Se torna in Svizzera verrà messo in prigione per aver scritto fra l’altro un libro con titolo italiano Il gigante dai piedi d’argilla, che se vuole Pierluigi può leggere utilmente nella mia traduzione in lingua italiana. Potrà non essere d’accordo in sede scientifica, ma lo sfido a trovarmi un solo motivo per il quale il suo autore debba andare in prigione. Sto parlando della civilissima Svizzera, mica dell’Egitto incivile e antidemocratico, o dell’Iran, parlo della Svizzera, dove si andavano a rifugiare i perseguitati d’Europa! Adesso devono andare in Russia o in Iran, Già, in Iran! O Piero, non trovi buffo che un banalissimo convegno, che riguarda per giunta un capitolo tragico della storia d’Europa, il «cosiddetto Olocausto» lo sia dovuto fare in Iran e non lo si sia potuto fare in Europa? La libertà di opinione e di pensiero è buona e giusta, quando è “corretta” secondo gli insondabili giudizi laicamente infallibili di un Angelo Pezzana o di una Fiamma Nirenstein, non è per nulla ammessa quando non ottiene l’Imprimatur isareliano. L’ipocrisia qui si taglia a fette e si pesa a tonnellate.]
Ma la loro supplica non trova sponde, e nemmeno ascolto.

Un articolo [dove sta? È quello che viene dopo i due punti? Ma è il testo della locandina! Forse ve lo siete persi per strada!] sul convegno "La battaglia per la democrazia nel mondo islamico" che si terrà a Roma dal 10 all'11 dicembre:

Dissidenti islamici come l'egiziano Saad Eddin Ibrahim, il libanese Kassem Jaafar, il siriano Farid Ghadry, l'iraniano Amir Abbas Fakhravar, il palestinese Bassem Eid saranno i protagonisti a Roma, nei giorni 10 e 11 dicembre, del convegno «La battaglia per la democrazia nel mondo islamico», organizzato dalle fondazioni Magna Carta, Craxi, Appuntamento a Gerusalemme, Farefuturo e dall'Adelson Institute-Shalem Center. Parteciperanno anche lo storico Bernard Lewis e l'ex ministro israeliano Natan Sharansky. Un altro convegno sui rapporti tra Islam e Occidente si tiene oggi a Firenze su iniziativa del centro studi Oriana Fallaci.
[La segnalazione di “Informazione Corretta” è in realta una certificazione della natura politica ed ideologica della manifestazione. «Questa è una guerra ideologica», lessi in un documento di archivio della seconda guerra mondiale. Il convegno romano è un momento di un’aspra guerra ideologica in pieno svolgimento.]
Mi chiedo quanto sia stato pagato Pierluigi Battista per il suo articolo. Beninteso è un lavoro legittimo e non intendo qui in alcun modo essere irriverente. Si tratta solo di un’egualmente legittima curiosità nel contesto di una sociologia degli intellettuali. Mi chiedo cioè se viene pagato a singolo pezzo o a stipendio mensile, se percepisce un beneficio particolare per il servizio reso o se è tutto compreso in un mensile come dipendente del “Corriere” in quanto giornalista professionista. Di certo gli articoli sul “Corriere della Sera” vengono pagati bene. Inoltre, essendo Magdi Allam vicedirettore, possiamo ben immaginare che il pezzo di Pierluigi non sia del tutto casuale. Chiedo scusa per queste mie basse insinuazioni, ma l’Italia non è certo un paese “fondamentalista”. Non riesco ad immaginarmi un Pierluigi che non sia politicamente omogeneo all'organizzazione ed all’evidente ispirazione ideologica del convegno. Ho smontato linguisticamente il suo pezzo e ne ho fatto una critica testuale: non si possono prendere sul serio le cose che scrive. Si tratta forse di un pezzo retorico a comando, che molto probabilmente non comporta nessun sacrificio per il suo autore, perfettamente libero e consapevole in ciò che scrive. Ci si può spesso trovare in disaccordo con testi e autori intelligenti: si impara sempre qualcosa da loro perché si scoprono i propri limiti. Ma con Pierluigi Battista proprio non si impara nulla, almeno io. Di un convegno si sa che occorre curare la rassegna stampa. Un apposito ufficio si preoccupa di curare i rapporti con questo o quello e far sì che scriva il pezzo che darà amplificazione al convegno stesso, che non avrebbe senso se rimanesse tutto confinato dentro le mura dell’edificio nel quale si tiene. Almeno in Italia funziona così la convegnistica. Ma lasciamo stare questi aspetti esteriori. Chiaramente Battista scrive il pezzo sulla notizia anticipata del convegno stesso allo stesso modo come ho fatto io, ma battendo sul tempo Pierluigi.


2. La mistificazione del dissenso. – Mi aspettavo da parte degli “Informatori Corretti”, del tutto contigui al convegno romano in corso di svolgimento e che sto seguendo, un uso dei “dissidenti” analogo a quella dei “sopravvissuti”. Risulta evidente una comune concertazione volta a far passare una visione falsa e adulterata della realtà. Vengono spacciati per “eroi” straordinari soggetti pienamente subordinati alla politica israeliana, quando non ne sono diretti rappresentanti. Senza minimamente voler entrare nella politica interna degli stati mediorientali, e dei motivi che i loro cittadini possono avere di criticare i loro governi, trovo squallida e deprimenti ogni attività all'estero condotta contro il proprio paese ed in combutta con i suoi nemici. Le “democratizzazioni”, oggi come ieri, comportano in genere l'impiego dei fuoriusciti come nuova classe politica e di governi di paesi invasi, ovvero “liberati”, o i cui governi vengono mutati non da legittimi pronunciamenti di popolo, ma orditi da mene straniere.
Un'intervista di Gianna Fregonara al dissidente esule negli Stati Uniti Amir Abbas Fakhravar, a Roma per il convegno "Combattere per la democrazia nel mondo islamico" (10-11 dicembre):

ROMA — Amir Abbas Fakhravar, 32 anni e 19 arresti con l'accusa di offesa al regime e di tentativo di ricostituire il movimento studentesco annientato alla fine degli Anni Novanta prima di fuggire, propone una nuova strategia per importare la democrazia nel suo Paese: il ricambio generazionale. Perché «il 75 per cento dei miei connazionali ha meno di 45 anni, trasformare l'Iran è ormai un compito nostro». Negli Stati Uniti, dove è arrivato scortato dal teorico dei neo-con Richard Perle un anno e mezzo fa, ha costituito l'Iranian Enterprise Institute. A Teheran dove è stato sottoposto a quella che Amnesty ha definito la «tortura bianca» — due mesi in una stanza bianca insonorizzata, vestito di bianco, mangiando solo riso — lo aspetta un ordine di sparargli a vista. Oggi è a Roma per il convegno «Combattere per la democrazia nel mondo islamico» (ore 10.30, sala del consiglio della Camera di Commercio).
Come è fuggito dall'Iran?
«Ero nella prigione di massima sicurezza, insieme a delinquenti comuni. Ho pagato una tangente, tremila dollari per un passaporto nuovo. Nella burocrazia iraniana c'è molta confusione, non è un sistema così infallibile. Ci hanno messo una settimana ad accorgersi che me ne ero andato».
In che Iran vorrebbe tornare, un giorno?
«In un Iran laico e democratico. Quel giorno non è lontano».
Come si «importa» la democrazia?
«Nel 1999, con la rivolta studentesca, ci fu l'ultimo tentativo di rovesciare il regime. Fummo sconfitti: non avevamo l'appoggio dell'opposizione né il sostegno internazionale né la copertura dei media. Eppure abbiamo tenuto in scacco il regime per una settimana: in un interrogatorio i servizi segreti hanno ammesso che i vertici erano terrorizzati. Ho pensato: che cosa abbiamo fatto da soli!».
Cosa si aspetta dall'Occidente, dagli USA?
«Non vogliamo la guerra. Non siamo soldati. Ma se ci fosse un'azione militare americana, sarebbe la benvenuta tra la gente». [Se questo non è tradire il proprio paese, cosa altro? Neppure hai il coraggio di fare tu la guerra, sia pure una guerra civile, e vuoi che te la facciano per te gli americani! Bel campione! Non mi stupisco che in patria ti abbiano comminato la prigione! Io ti avrei dato di peggio]
In Iraq non è andata proprio così.
«Solo chi ha vissuto in Iran negli ultimi anni sa quanto è dura la vita lì e quanto la gente aspetta un intervento esterno. Per questo mi arrabbio con la sinistra pacifista: è intellettualmente idiota, [e tu sei un traditore della tua patria della peggiore specie] non capisce la complessità della situazione. Il punto è trovare un'alternativa alla necessità dell'azione militare».
E la sua alternativa quale è?
«Sanzioni durissime. [infame!] I Paesi occidentali devono rinunciare al petrolio iraniano: questo farebbe implodere il regime. Abbiamo fatto due rivoluzioni in cent'anni, potremmo farne un'altra».
Se gli iraniani sono stufi del regime, perché han votato in massa per Ahmadinejad? «Secondo il ministero dell'Interno, nelle ultime elezioni in certi collegi ha votato l'800 per cento degli aventi diritto».
La dissidenza iraniana è divisa e poco costruttiva. Si può riunificare?
«Noi andiamo avanti per la nostra strada. Siamo la nuova generazione [dalle belle speranze!], l'Iran appartiene a noi: non faremo gli errori dei "vecchi"».
L'ultimo rapporto americano sul nucleare dice che il programma iraniano si è fermato. Ci crede?
«Presto ci sarà un documento che dimostrerà gli errori madornali di questo rapporto».
Un eventuale cambio a Washington nel 2008 pregiudica la vostra battaglia?
«Chiunque arriverà, dovrà occuparsi dell'Iran. Faremo lobbying con intelligenza».
Forse è lo stesso studente che ha parlato oggi come primo dei «dissidenti» e alla cui testimonianza ho prestato scarsa attenzione, perché poco poteva dirmi. Vedo comunque in che modo i giornalisti presenti hanno fatto il loro lavoro. Non facendo domande pubbliche che ognuno potesse ascoltare, dando vita eventualmente ad una qualche forma di contraddittorio, ma interviste a quattr’occhi. Leggo che lo studente-dissidente ha fondato negli Stati Uniti un Iranian Institut Enterprise. Non poteva proprio scegliere nome più infelice. Evidentemente è tra i primi delusi dalla mancata invasione americana dell'Iran: sarebbe stato messo certamente in una posizione governativa di primo piano e sarebbe stato un sicuro e fedele servitore degli invasori del suo paese. Non è difficile trovare il materiale umano adatto per ogni cosa.


3. Nella vasca da bagno con Giuliano. – Sono le 21 ed è appena terminata la pubblicità fatta da Giuliano Ferrara a Fiamma Nirenstein alla trasmissione otto e mezzo. È da ricordare che Giuliano Ferrara aveva organizzato una manifestazione davanti all'ambasciata iraniana, Che ora Giuliano offrisse a Fiamma tutto il suo sostegno era più che scontato. Mi sono sforzato di seguire le sbilenche argomentazioni di Fiamma Nirenstein a sostegno della sua tesi per il rovesciamento di tutti i regimi confinanti con Israele, in particolare l’Iran. È del tutto chiaro che a Fiamma Nirenstein poco interessano i diritti umani e la democrazia, ammesso e non concesso che sappia di cosa si parla. Una confutazione mi sembra fatica sprecata, ma un'immagine mi si è formata nella mente ascoltando Fiammetta e Giuliano che gli faceva da spalla. Se per caso io mi convertissi all’Islam e facessi esattemente il reciproco di quanto fanno i diisdenti iraniani, cosa dovrei fare? Trasferirmi in Iran, chiedere asilo politico e da qui fare tutto il possibile per rovesciare il per nulla amato governo Prodi e magari mandare alla forca Giovanni XVI? Cosa può impedirmi di pensare che il nostro in Italia sia un regime empio nemico dell'uomo e contrario alla legge di Dio? Naturalmente tutto ciò è assurdo, ma è assurdo e pericoloso allo stesso modo in cui lo è la politica perseguita dai nostri amici e di cui il convegno romano è uno spicchio, che per fortuna fra qualche giorno finirà nel dimenticatoio, malgrado la risonanzan ottenuta nella vasca da bagno di Giuliano Ferrara. Nella serata successiva il buon Giuliano ha tentato di amplificare il successo mediatico del convegno, mettendo a disposizione i suoi potendi mezzi, cioè la sua vasca da bagno in La Sette e mobilando il suo vicedirettore presso “Il Foglio”, cioè un foglio di regime che come tanti altri attinge dalle tasche di noi tartassati contribuenti, le cui tasse non potranno mai scendere se devono reggere fra l'altro anche il peso di un Giuliano Ferrara. Ho seguito qualche stralcio di Otto e mezzo, di cui non sono spettatore abbonato, ma che mi capita a quell'ora di intercettare passando da un canale all'altro. Ho così potute sentire parte del dibattito fra esperti. Il vice di Ferrara – non ne ricordo il nome – si accalorava a sostenere che adesso l’Europa con la Merkel al posto di Scröder e Sarkosy al posto di Chirac era ormai tutta filoamericana e quindi pronta a sostenere un'eventuale desidera e propugnata guerra contro l’Iran. Quindi la cosa era fatta – faceva intendere lo zelante vice, quasi fregandosi le mani. Al che l'intelligente Robert Kagan, forse in vacanza a Roma, faceva ben intendere che il maggiore soggettivo servilismo dell'Europa non avrebbe potuto compensare il fatto oggettivo che nessuno degli Stati (servili) d’Europa avrebbe potuto schierare il contingente di truppe necessario sui vari scenari di guerra. In un articolo apparso su il “Corriere della Sera” – da noi riportato, dopo averlo trafugato a «Informazione Corretta» che lo ha pubblicato suo malgrado, annotando che dopotutto si trattava di un’«opinione» da prendere come tale – è parso alquanto scettico sulla tenuta degli Alleati europei soprattutto dopo il rapporto della CIA. Ma anche ammesso che i governanti europei fossero proni alla strategia usa-israeliana, resta da vedere quanto i cittadini europei avrebbero gradito un'avventura militare europea con il probabile rischia di una ricaduta terroristica nelle nostre città. Per quanto significativo possa essere il limitato sondaggio del nostro blog segna oltre il 90 per cento di opinioni nettamente contrarie ad ogni ipotesi di coinvolgento dell'Italia in una guerra contro l’Iran.


4. La propaganda autoreferenziale del Convegno. – Fa capo alla fondazione “Magna Carta” un quotidiano telematico che si chiama “L’Occidentale”. Teoricamente, è anche possibile lasciare propri commenti agli articoli che si pubblicano. Non è stato mai pubblicato un mio solo Commenti. Una sola volta mi sono messo in contatto diretto con un Autore, avendo trovato in rete la sua email. Ha accolto di buon grado le mie critiche e si è dichiarato per nulla offfeso o leso dal mio tono, spesso vivace, ma mai volutamente offensivo salvo qualche impeto emotivo che però correggo appena si raffreddano gli bollenti spiriti. Riporto qui il testo intero dell'articolo messo in rete circa un’ora fa.

«È la democrazia l’unico antitodo al terrorismo»

[Ma perché? Gli USA – la democrazia “modello” – non ha fatto notoriamente uso sistematicamente uso del terrorismo? E come possiamo esser certi che non continui a praticarlo? Noi possiamo conoscere i fatti ex post, cioè in misura minima ed infinetesimale. Emiliano, incominci male il tuo pezzo, già nel titolo. Quanto ti hanno pagato per scriverlo? E se ti pagano, da dove vengono i soldi? Sono queli del rimborso elettorale a FI? Vengono dalle tasche di Pera o di Quagliarello? Lo si può sapere in omaggio al principio democratico della trasparenza? Incominciate ad applicarla in casa nostra questa benedetta democrazia di cui vi riempite la bocca!]


di Emiliano Tornelli

La Conferenza di Roma per la libertà e la democrazia nel mondo islamico è volta al termine ed è stata un grande successo

[in che senso? Come si valuta il successo? Perché vi era del pubblico? C’ero anche io e non mi hanno lasciato parlare, malgrado il signoro H... mi avesse assicuraro l’esercizio di questo diritto democratico. Per la verità, non è stato concesso di parlare neppure ad altri e non hanno fatto neppure uno straccio di domanda neppure i giornalisti per i quali il giorno prima era stata riservata un'apposita conferenza stampa. Io, non giornalista, ero presente ed ho sentito solo applausi. Evidentemente i giornalisti sono tutti come Emiliano Stornelli, ossia degli imbonitori di una merce avvelenata],
di pubblico [c’ero anche io!] e soprattutto d'impatto sul mondo culturale [quale mondo culturale? Spiegati, Emiliano!] e politico
[Intendi alludere ai politici fiancheggiatori? A Cicchitto che è del mio partito ho detto che non concordavo in nulla su ciò che ha detto alla tavola rotonda e gli ho anche chiesto se statutuariamente io coordinatore provinciale e lui vicecoordinatore nazionale possiamo stare in uno stesso partito pur essendo in “dissenso” reciproco nel convegno fiammesco. Ha risposto che in FI il disaccordo ed il dissenso è lecito e possibile. Ed anche io ne sono convinto. Quando il mio vice me ne offrirà l'occasione, anche pubblica, gli esporrò le mie diverse opinioni in merito alla buffonata cui si è dato il nome di convegno. Quanto poi ad Aznar merità più di ogni altro il termine di “nazista” nell'accezione usata da Lewis].
Ha lasciato il segno delle tragiche vicende dei dissidenti sulla quotidiana indifferenza
[Prima contraddizione: successo o indifferenza? L’indifferenza è venuta meno dopo le due “buffonate” di Praga e di Roma? Eventi che si pretende di spacciare come significativi, mentre esiste una saggia “indifferenza” secondo quanto gli stessi «Corretti Informatori» informano? Dunque, successo o indifferenza che permane a ragion veduta, potendosi ben comprendere da un pubblico criticamente avvertito, che non era in sala, che trattasi di operazione strumentale per una guerra all'Iran su commissione e ad esclusivo interesse di Israele?]
degli europei verso quanto accade in quelle dittature laiche e teocratiche
[Lo Stato “ebraico” non ha nulla a che fare con religione e teocrazia?]
che ben volentieri hanno elevato l'appeasement della vecchia Europa a loro punto di forza; e ha messo al centro, una volta per tutte, la necessità
[necessità per chi e per conto di chi?]
di combattere
[chi deve combattere per chi e cosa? Fiamma Nirenstein, Angela Pezzana, suo marito che mi dicono ha a che fare con l'esercito israeliano? Dobbiamo noi fare la guerra per la bella faccia di donna Fiammetta, per la sua casetta in Israele, per il suo amico Angelo ospite in quella casetta? Ma ci facci! Se ci vuole andare Quagliarello, ne sarei più che felice, ma lo conisderò un furfante se votasse qualche legge dove dei poveri disgraziati di italiani possano andare a morire per cause sbagliate ed infami]
per la difesa dei diritti umani ovunque nel mondo
[ma a chi credi di darla a bere! Non sai neppure di cosa stai parlando]
con i fatti e l'impegno concreto, non con gli slogan o le mere dichiarazioni d'intenti.
[certo, ti farebbe piacere veder scorrere il sangue di tanti poveri fessi, mentre tu scrivi articoli come questo: per la maggior gloria di donna Fiammetta che insieme con Anita ha organizzato le due giornate di promozione del massacro iraniano andato a male]

I lavori

[lavori? Piuttosto una tourné turistica di dissidenti sopravvissuti, probabilmente a spese del contribuente italiano]
di “Fighting for Democracy in the Islamic world” sono stati aperti da Gaetano Quagliariello, presidente della Fondazione Magna Carta, che ha voluto precisare, anzitutto, come “il nostro interesse per il dissenso nel mondo islamico è in primo luogo di natura politica e non umanitaria”.
[Appunto! Solo che sul “politico” i cittadini italiani ed europei – quelli maggioritariamente “indifferenti” (come sopra ammesso) hanno tutto il diritto di pensarla politicamente in modo affatto diverso da Gaetano e Fiammetta]

Riaffermare oggi l’universalità dei diritti umani,

[nozione scientificamente discutibile, come ho altrove scritto, e per nulla universale se non nel senso che la si cuol imporre universalmente con la forza, così come in passato con la forza si imponeva la verità cristiana. Vogliamo augurarci e credere che quelle epoche siano passate per sempre. Quanto ai pretesi “diritti umani” si incominci a praticarli in casa nostra, cancellando tutti i reati d’opinione e ad applicarli nei convegno fiammeschi, dando diritto di parola a quanti dissentono dai contenuti e dagli scopi reali del convegno stesso, come qualcuno ha cercato di denunciare in sala]
infatti, significa “compiere un preciso atto politico contro il diffondersi del politically correct, che tende a scegliere di fiore in fiore dove intervenire e dove no: in America contro la pena di morte, ad Amsterdam a favore del reato di omofobia ma non quando a Teheran viene mandato all’impiccagione un omosessuale”.
[Appunto, lo abbiamo detto: carità pelosa! Ciò che gli organizzatori volevano e vogliono era di organizzare un'opinione favorevole all'aggressione militare contro l'Iran, non per salvare il di dietro di un omosessuale, ma per fare gli interessi politici di Israele, che si sente più sicura se tutto il Medio Oriente viene messo a ferro e fuoco con le armi americane ed europee. Altro che il culo di un omosessuale, pur meritevole di ogni protezione, ma non certo al costo di una guerra con milioni di morti. Io mi auguro che non tutti gli omosessuali siano così ottuso da abboccare all'amo di donna Fiammetta.]
Il contagio democratico del mondo islamico, ha chiosato Quagliariello introducendo la lectio successiva del professor Bernard Lewis, “non si ottiene con un conflitto e neppure con il volgere di un limitato arco di tempo. Ma allo stesso modo il suo insegnamento ci dice che non dobbiamo rinunciare in nome del realismo a sfruttare le possibilità che la storia ci offre: rinunciare a lottare per il possibile inseguendo il facile approdo del probabile significherebbe sfuggire alla responsabilità che la nostra condizione privilegiata di uomini liberi e benestanti vieppiù ci impone”.
[Gaetano Quagliarello dovrebbe preoccuparsi di ben altri contagi che affliggono particolarmente l’Africa, come l’AIDS. Quanto all’essere noi “benestanti”, è cosa che vale certamente per lui, ma non per tanti italiani che faticano a sbarcare il lunario e che non pensano certo di vedersi coinvolti in una guerra contro l’Iran e doverne subire le conseguenze come una fatalità, mentre se ne può trovare una causa in iniziative sciagurate come quelle che si celebrano in questi due giorni, per giunta attingendo alle tasche degli stessi italiani già disgraziati e dissanguati da una classe politico tanto famelica quanto irresponsabile e ipocrita]

Bernard Lewis, da grande storico dell'Islam,

[gratuita pubblicità ad una merce cattiva e dannosa. E comunque si cibino a quella fonte di sapere quanti ne gradiscono i liquami. Anche questa è libertà. Ma guai a far bere chi non vuol bere, spacciando come acqua pura una fonte inquinata]
nel suo intervento ha individuato con chiarezza lo stretto legame tra la crisi odierna del Medio Oriente e il mutamento degli equilibri mondiali determinati dalla fine della Guerra Fredda. Laddove nel secolo scorso “era la divisione in blocchi a imbrigliare e contenere la prospettiva dello scontro di civiltà, il venir meno di un simile contesto geopolitico ha consentito la convergenza delle spinte secolari e di quelle religiose nell’estremismo islamico”.
[Un boccone dopo l’altro: l’appetito viene mangiando. Prima ci siamo inghiottiti tutta l’Europa, adesso è la volta del Medio Oriente. È questa la traduzione del cifrato per chi desidera un linguaggio più semplice. Non per nulla Lewis è stato tacciato di “lacché” del governo americano. La sua interpretazione della storia dal 1945 ad oggi è certamente funzionale agli interessi politici attuali della Israel lobby, ma è assolutamente contraria agli interessi dei popoli europei. Si tratta di capirlo e farlo capire in netto dissenso con i dissenzienti di importazione: ci basta il nostro dissenso interno. Non abbiamo bisogno di importarne dall’estero. Siamo i sovrapproduzione e potremmo persino esportarlo, ma è meglio questo genere di beni tenercelo tutto in casa.]

Al dilemma se l'Islam sia compatibile con la democrazia, Lewis ha dato una risposta che ne scioglie definitivamente la portata: “Sarebbe come chiedersi se il cristianesimo e l'ebraismo siano compatibili con la democrazia. I modelli autoritari che oggi imperversano nei paesi musulmani sono d'importazione europea, non affondano in alcun modo le loro radici in un passato islamico”. Il problema, piuttosto, “è quella versione perversa

[cosa sia perverso lo stabilisce Lewis stesso, non volendo neppure sospettare che le ragioni di opposizione tutta politica dei popoli mediorientali non abbiano nulla a che fare con la religione, ma abbiano cause ed origini tutte ed unicamente politiche. Se dalla religione si passasse una buona volta alla politica vera e propria, si scoprirebbero verità interessanti ed intellegibili alla portata di tutti. In rapporto Occidente/Oriente è stato e continua ad essere di sfruttamento e di dominio. Se cessa lo sfruttamento ed il dominio, torna il sereno, cioè la pace. È questo il vero interesse dell’Europa. Non è questo l’interesse di Israele, che come ci hanno detto Mearsheimer e Walt hanno l’enorme potere di influenzare con la la forza del loro denaro la democrazia americana. E dunque se è questa la democrazia, la più grande democrazia del mondo, diventa quanto mai plausibile rispondere: no, grazie! Di questa democrazia che si lascia corrompere dal denaro, è meglio non averne! Certo, il contagio può essere pericoloso, ma le persone accorte usano sempre il preservativo, anche espellendo dallla loro vicinanza dissidenti ormai inguaribilmente infettati]
dell'Islam che genera estremismo e terrorismo, del tutto assimilabile al nazismo: come il nazismo è stato un pericolo anzitutto per i tedeschi e poi per il resto del mondo, anche l'Islam radicale rappresenta una doppia minaccia, per i popoli musulmani, in primis, e per il mondo intero”.
[Bisognerà decidersi prima o poi a considerare storicamente il nazismo e non solo assiologicamente. Ma è ciò che viene sistematicamente impedito da leggi liberticide che non consento ai cittadini europei di poter pensare e ricostruire liberamente la loro storia passata. Nelle mani dei vincitori il nazismo è diventata un’arma ideologica analoga a quella che poteva essere la credenza nel demonio e dei suoi influssi messi in opera dalle streghe medievali. Dopo la Liberazione l’Europa ha fatto una grande salto culturale: è ritornata ai secoli bui del medioevo, quando i sogni dei comuni cittadini erano popolati da demoni e streghe. Almeno i nostri amici inventassero qualche favola nuova per mascherari i loro sordidi interessi di potere e di dominio]
Ed è la democrazia “l’unico antidoto efficace contro l’estremismo e il terrorismo".
[Ne abbiamo proprio tanta in Italia, ma proprio tanta tanta. È comprensibile come avendo tanta felicità a portata di mano dobbiamo rendere partecipe della nostra felicità i popoli disgraziati, orbi di tanta felicità e perfino colpevoli di non volerla comprendere e cibarsene]
L'Occidente, allora, deve aiutare gli islamici “a liberarsi dalle forze del male che con le armi e l’aiuto della tecnologia minacciano tutto il mondo e che, altrimenti, distruggeranno anche noi”.

[Mamma li Turchi! I nostri amici ci vogliono convincere che se non andiamo ad infettare con la nostra democrazia i popoli islamici, questi ci verranno addosso. Si passa dall'altruismo del Verbo da diffondere a scopi di beneficenza al Timore di un'aggressione di cui nessuno si è finora accorto. Nessun soldati islamico (iraniano, siriano, libico, ecc.) si è mai potuto vedere per le nostre strade, mentre ci son ritornati morti dei soldati che avevamo mandato in Iraq per non si sa che fare. Qualcuno torna pure morto dall’Afghanistan e non si capisce cosa fosse andato a fare così lontano dalla patria. Leggiamo ogni giorno di eserciti stranieri in Medio Oriente. Non abbiamo mai sentito, se non per i secoli passati, di soldati islamici nelle nostre terre. E dovremo aver paura. La contraddizione è manifesta: i convegnisti debbono decidersi sulla tesi ideologica che vogliono adottare: o l'altruismo illuminista che deve evangelizzare il mondo per puro amore della Verità e senza tornaconto oppure se vogliono farci credere che si trova alle porte un nemico da cui dobbiamo difenderci. Non è possibile, per la contraddizion che non consente, adottare contemporaneamente le due tesi.]

Alla lezione di Bernard Lewis è seguito il momento dedicato ai dissidenti

[che avevano già sfilato il giorno prima in veste di sopravvissuti. È da dire che se si deve condiderare normalmente disdicevole il parlare male all'estero del proprio governo legittimo, è del tutto intollerabile ed inammissibile attaccare cittadini degli stati di cui si è ospiti. È quanto ha fatto uno dei “dissidenti”, contro il quale avrei voluto dissentire, magari suscitando scandalo in un convegno dove ero andato consapevole di andare nella tana del nemico. Avrei voluto alzarmi ed invitarlo a fare le valigie e tornarsene al suo paese, dove avrebbe avuto il trattamento assegnatogli dalle leggi ivi vigenti. Non si può godere delle protezioni delle nostre leggi e pretendere di rendere stranieri in patria i nostri concittadini, qualunque siano le loro legittime opinioni e posizioni politiche. Non ha senso voler dare copertura a “dissidente” se prima non si riconoscono i diritti dei propri cittadini. Bella democrazia a convegno!],
presentati da Nathan Sharansky, che più di chiunque altro, dopo aver trascorso nove anni nei gulag sovietici, dal punto di vista simbolico rappresenta l’emblema del passaggio dal dissenso di ieri, dell'epoca della Guerra Fredda, a quello di oggi contro il totalitarismo islamista.

[Il Gulag è un capitolo chiuso. Se pensa di essersi fatti dei meriti in quell'ambito, giochi le sue carte in riunioni ed associazioni di reduci e superstiti di quell’epoca, ma non mescoli i vini aspri del nord, anzi la vodka, con i nostri vini dolci del mediterraneo. Ne verrebbe fuori un'orribile mistura. Non avevo mai visto o sentito questo Eroe del Gulag. Non mi piace e lo lascio interamente a donna Fiammetta perché ne faccia tutto quello che meglio crede. Se lo porti pure a Madrid, da Aznar, se crede, ma come romano e calabrese io proprio non so cosa fare con questo ebreo russo, suppongo residente in Israele e partecipe della politica di quel governo. Non mi si può presentare questo personaggio come se fosse egli stesso in carne ed ossa un argomento in sostegno di un pessimo affare, di una pessima politica nella quale da cittadino nel pieno esercizio dei suoi diritti non solo non intendo avere nulla a che fare, ma voglio anche indicargli la porta di uscita, a lui ed a tutti gli altri dissidenti da lui introdotti in una paese che vuol vivere in pace con tutti i popoli del Mediterraneo e del Medio Oriente]

Sulla scia di Bernard Lewis, l'egiziano Saad Eddin Ibrahim ha ribadito che “non è vero che Islam e democrazia non sono compatibili. La gran parte dei musulmani nel mondo vive in paesi democratici o che si stanno avviando verso la piena democrazia, come India, Bangladesh, Turchia, Malesia e Indonesia”.

[Non si tratta di stabilire se democrazia e Islam sono compatibili, ma di prendere atto che l'una è una religione, l'altra una forma politica. Sono grandezze non omogenee e come tali non comparabili. Le forme politiche sono continuamente mutevoli e si adattano ai tempi, ai luoghi, alle circostanze. Uno stesso vestito non può essere adatto per gli uomini e le donne, di statura grande o piccola. Per essere adatto a tutti gli esseri umani uno stesso vestito dovrebbe essere stato confesioni per robot tutti identici. Basta una buona volta con la retorica della democrazia. Se questa parola ha un senso, ci si dorebbe preoccupare della sua sostanza, della sua concreta applicazione non in Papuasia, dove magari non ne sanno nulla e nulla ne vogliono sapere, ma in casa nostra dove un migliao di parlamentari ci fanno soffrire con le loro angherie, con la loro irresponsabilità, con la loro ignoranza, peggio che se fossimo governati da mille satrapi orientali della peggior specie. Se i tanti Quagliarello ci avessero data ben altra prova di pubblica utilità che non quella di aver dato copertura e credito ad un discutibile convegno, forse potremmo dargli qualche briciolo di credito quando discetta discetta di democrazia e di diritti umani. Così non pare e mediaticamnete così come le abbiamo ricevute restituiamo al mittente le chiacchiere che ci sono giunte nello spazio virtuale di internet]
È nei paesi arabi, invece, che “i musulmani non eleggono liberamente i loro governi, in Egitto, Siria, Sudan, Algeria”.
[Di elezioni ne abbiano la nausea! Ed è incredibile la cecità con la quale a noi poveri disgrazitati di cittadini ci si parla di elezioni come fosse la panacea di tutti i mali e l'anticamere della felicità. Propria per l'esperienza che ne abbiamo fatto e ne stiamo facendo, dovremmo mettere in guardia Egitto, Siria, Sudan, Algeria dal crede che votando “liberamente” avranno risolto ogni loro problema. Anzi potremmo perfino dirgli che sulla base della nostra esperienza è quello un male che forse dovrebbero cercare di risparmiarsi, sperimentando altre forme politiche che non devono significare necessariamente un male certo tanto da meritare la demonizzazione ormai abituale di fascismo e nazismo: chi non è come me è un nazista o un fascista]
L’Egitto ha avuto “il suo primo parlamento elettivo nel 1866, prima della gran parte dei paesi europei, e subito dopo Tunisia e Iraq ne hanno seguito l'esempio. Solo in seguito c'è stata l'importazione dei modelli autoritari di marca europea”. Bisogna democratizzare il mondo islamico “prima che le forze del male distruggano i nostri paesi e voi”.
[E torniamo alla contraddizione sopra denuncita: sembra che pure i dissidenti ci marcino! Hanno pure chiesto un miliardo di dollari. La cosa si fa sospetta ed asume i colori della truffa. Gatta ci cova. E del resto: se già avevano la democrazia dei parlamenti, cosa dobbiamo noi insegnare loro? Perché non se la sono conservata? Forse non funzionava alla prova dei fatti? Ed allora? “Errare humanum est, sed diabolicum perseverare”.]
Alla democratizzazione “non c’è alternativa”.
[Chi lo dice? Se appena si apre un manuale scolastico di storia, si apprende che l'umanità ha avuto innumerevoli forme politiche. E così dovrà essere ancora se la forma politica è qualcosa che si deve adattare all'uomo stesso che cambia nel corso dei tempo e nel rapporto con l'ambiente che lo circonda. Una legge generale della forma politica la si potrebbe ricavare dalla filosofia di Hobbes per il quale la relazione fondamentale è il rapporto protezione/obbedienza. Io presto obbedienza ad un'autorità che riconosco come legittima in quanto questa autorità mi protegge nella mia vita ed in tutti i beni materialiali ed immateriali che sono connessi alla mia esistenza. Se ciò accade, posso ben volentieri risparmiarsi la farsa delle elezioni, per le quali potrei risparmiarsi la beffa di un M. T., presente al convegno. da me una volta votato e che per quello che ha poi fatto anche in virtù dei poteri conferiti con il mio voto obbligato cose (lo scippo dalla Chiesa) per le quali, avendolo visto ieri, avrei tanto desiderato prenderlo a calci nel sedere. Avendo il lume della ragione, mi sono limitato ad averlo solo con l'immaginazione. Se mi fossi avvicinato a lui solo per esprimergli in modo non violento il mio biasimo, avrei potuto venir querelato e perfino arrestato. Questa è la democrazia! Una democrazia che aumenta la mia gastrite. E potrei fare tanti esempi simili, e come me sono certo ogni cittadino, di demozrazia reale e realizzata. Quindi, quale credito possiamo dare a degli avventurieri che cercano lontano dalle loro patrie di far fortuna sfruttando miti di cui sempre più scopriamo la reale sostanza?]

Il libanese Kassem Jaafar ha parlato della crisi che ha sommerso il suo paese e che sembra senza via d'uscita. La questione delle elezioni presidenziali in Libano “è un problema regionale e non solo libanese”. È l'alleanza del male che vede “saldamente legati Iran, Siria ed Hezbollah, insieme al cattolico Aoun, a imporre questa crisi al paese, come in tutti questi anni ha imposto la paralisi al governo democraticamente eletto di Fouad Siniora”. Hezbollah è uno strumento “di proiezione strategica dell'Iran e della Siria non solo in Libano ma nell'intera regione”. Hezbollah “è un'estensione della rivoluzione iraniana grazie alla quale Teheran è riuscita a diventare parte in causa del conflitto israelo-palestinese”. Eppure l'Onu e l'Unione Europea “continuano a far in modo che Siria e Iran mantengano la loro influenza sul Libano”

[Il libanese Kassem ci ha fornito una sua visione e versione della situazione politica di quelle lontane regioni. È abbastanza chiaro anche per una persona non particolarmente edotta come la sua visione sia in linea con gli interessi isrealiani. Il convegno non avrebbe avuto luogo se tutti i relatori, tutti i dissidenti, tutto il pubblico selezionato, non fosse stata preventivamente standardizzato in un'ottica filoisraeliana. Paradossalmente un incontro dedicato ai dissidenti è stato accuratamente confezionato per prevenire ed impedire qualsiasi forma di dissenso dalle tesi a soggetto proprie dello stesso convegno e che sono ben rappresentate dall'animatrice del convegno stesso, cioè dalla Fiamma Nirenstein, la cui partigianeria e faziosità è ben nota a quanti hanno appena sfogliato i suoi libri ed articoli, o ascoltate le sue interviste, e possono dirsi terzi ed estranei agli interessi della Israel lobby nostrana, anche se è probabile che proprio per questo vengono attaccati e diffamati come antisemiti e nazisti. Personalmente ho già detto a folli come Michelino Levi che non lo sono in alcun modo. Aggiuno che se lo fossi, non mi nasconderei e mi assumerei la responsabilità delle mie opinioni e posizioni]

Farid Ghadry, oppositore siriano, ha chiesto quanta gente in Occidente “sia davvero a conoscenza delle dittature del mondo arabo”. Le organizzazioni terroristiche “non sono altro che un prodotto di queste dittature: Al Qaeda è un prodotto della monarchia saudita, Hezbollah di Iran e Siria, come Hamas”. Per sconfiggere il terrorismo, pertanto, “bisogna sradicare le dittature del mondo arabo”. La gran parte dei siriani vuole la pace con Israele “ma è Assad a non volerla. È Assad che continua a fomentare con la propaganda l'odio dei musulmani verso gli ebrei”. “Abbiamo una missione da compiere, e senza risorse non possiamo portarla a termine”. Per questo, con Nathan Sharansky, “creeremo un Endowment Fund for Fredoom around the World”.

[È lui mi pare che ha chiesto il miliardo di dollari. Le organizzazioni ebraiche hanno grande esperienza in questo campo e si può credere che troverano il denaro che cercano. La potenza del denaro! Dopo la divisione del fronte palestinesi è possibile che una nuova divisione possa venir prodotta con iniziative come quella che pare essere in atto. Sotto il profilo della sicurezza temo che i rischi che incomeranno su di noi saranno di gran lunga minore a quelli che ci faranno correre i dissidenti ai quali abbiamo offerto ospitalità. Eccola la nuova strategia Bush, presente a Praga! Sfumato l'attacco militare diretto all’Iran, si gioca la carta del dissenso, ossia l'istigazione della sedizione interna e della guerra civile. Un vecchio trucco, già descritto da Hobbes, che spiega che fra gli Stati vige l'originaria guerra dello stato di natura, per cui uno Stato fa bene a minare l'ordine interno di uno Stato il cui governo vuole abbattere. Il danaro certo non manca. Vedremo cosa ci riserverà il futuro prossimo. Altro che “Fare Futuro”!]

Leader della protesta studentesca iraniana, Amir Abbas Fakhravar ha spiegato come gli ayatollah siano riusciti attraverso il sistema educativo pubblico a inculcare la loro dottrina fondamentalista e l'odio verso l'Occidente. “La 'rivoluzione culturale' imposta da Khomeini ha insegnato agli iraniani a odiare gli israeliani e gli Stati Uniti fin dall'infanzia”. E oggi è ancora peggio perché “con Ahmadinejad è iniziata la 'nuova rivoluzione culturale'. I libri di testo sono stati cambiati e sono diventati ancora più pericolosi perché contengono l’esaltazione del martirio e del terrorismo suicida”. Per rompere con questo sistema educativo “il regime in Iran deve cambiare e l’Occidente deve aiutarci a farlo cadere”.

[Nel resoconto di Emiliano mi pare manchi una frase, che io ho invece riportato altrove: L’Iran ha già la sua bomba atomica. Sono i suoi milioni di cittadini che in virtù della ‘rivoluzione culturale‘ inizata con Khomeini sono disposti a morire trasformandosi in bombe umane pronte ad esplodere contro gli eserciti nemiciche invadono il loro territorio e se occorre anche in ogni angolo delle nostre città. A giudicare dalla quotidiana esplosione di simili bombe umane io come semplice cittadino, non certo come satrapo parlamentare, non giudico né a cuor leggero né con dispezzo e scherno una simile eventualità]

Del fondamentalismo islamico

[su questa espressione non scientifica richiamo quanto già detto, senza qui ripetermi]
ormai dilagante tra i palestinesi, ha parlato Bassem Eid, attivista per i diritti umani,
[è buffo che sia un un Bassem Eid a parlarci di diritti umani, quando ormai nei nostri convegni scientifici si incomincia a parlare sempre più non di diritti umani, ma di retorica dei diritti umani che contrastanto con altri diritti o dietro alla quale si nascondono operazioni che di umanitario non hanno assoluamente nulla]
oppositore di Arafat. Grazie alla connection tra Iran e Hamas, “il fondamentalismo sta crescendo, ne è la prova la vittoria alle elezioni parlamentari in Giordania degli islamisti legati alla Fratellanza Musulmana grazie ai voti dei palestinesi condizionati da Hamas”. Dopo la presa di Gaza da parte di Hamas, la Striscia è diventata “un porto franco per il contrabbando, il riciclaggio di denaro, il traffico di armi e di droga attraverso la frontiera con l’Egitto. Ecco da dove Hamas trae la sua forza”.

[Certo non si vive bene da quelle parti, ma quale la Causa Prima se la Israele stessa che ha cacciato quelle genti dai loro villaggi, li ha rasi al suolo, vi hanno costruito i propri insediamenti ai quali hanno dato un nome nuovo? E noi dovremmo dare avallo a tanta feroce barbarie coprendolo con il nostro diritto ed i nostri ideologismi che non hanno mantenuto neppure con noi stessi ciò che promettevano? Chi semina il male, raccoglie il male. La soluzione per Israele è a mio modestissimo avviso: o il ritorno degli Israeliani nei paesi di provenienza di cui spesso conservano il passaporto o l’edificazione di uno Stato davvero democratico, dove i profughi palestinesi possono ritornare e dove potrebbero essere perfino la maggioranza. Naturalmente, questa soluzione non credo sia gradita al governo “ebraico” dello Stato israeliano, ma come cittadino italiano il problema non è mio ed ho il diritto ad una neutralità sostanziale. Non mi occuperei del problema, se non come studioso, se all'interno del nostro Paese non agisse una Israel lobby che ci vuol coinvolgere in un conflitto che è del tutto innaturale e contrario ai nostri interessi. Il convegno “fiammesco” ha questo senso e questa portata. Reagisce ad esso è lecito e doveroso.]

D'altro canto, l'Autorità Nazionale Palestinese “è sempre più debole e Abbas sempre più delegittimato. L'Anp non è in grado di governare, è solo diventata l'Ong più ricca del mondo”.

[Nel convegno si sono fatti più volte i conti in tasca al danaro che a vario titolo nel tempo è andato verso i Palestinesi. Mi è arduo entrare in una siffatta contabilità. Tuttavia, ad occhio e croce, son certo che tutti i fiumi di danaro che si sono riversare verso Israele e continuano ad affluirvi sono infinitamente più consistenti di quanto denaro possono mai aver avuto i palestinesi. Ho letto qualche testo dove la prosperità israeliana è spiegata con i denari e gli aiuti a titolo gratuito di cui ha potuto disporre e dispone Israele. La bomba atomica prima iraquena e ora iraniana? Ma perché non si parla di quella chie Israele già possiede? Perché non se ne chiede lo smantellamento per i reali rischi che già essa comporta? Cosa se ne deve fare Israele? Contro chi la vuole usare? E se la usasse, preventivamente, quale sarebbe il costo di una vita israliana a fronte di una araba o musulmana? Oltre il rapporto di uno a dieci stabilito ai tempi di via Rasella? La Germania ha continuato in tutti questi anni a pagare a Israele strani ed assurde riparazioni di guerra. È questa però un’altra storia che qui accennianniamo soltanto come obiezione agli argomenti usati dai “dissidenti” chiamati a convegno da madonna Fiammetta: vedono la pagliuzza nell’occhio altrui e non vedono la trave che è nel loro occhio]

L'uomo politico iracheno Mithal Al Alusi, liberale, ha accusato l'Iran di essere “la centrale del terrorismo nella regione e nel mondo”.

[L'uomo politico iracheno deve ringraziare le armi americano che hanno abbattuto Saddam. Se ciò non fosse stato, egli non potrebbe presentarsi come uomo politico iracheno. Il nuovo Iraq non è altro che uno stato fantoccio nella pieana disponibilità degli Usa, che possono cucinarlo in tutte le salse. Non basta la farsa delle elezioni, beninteso “libere”, per reintegrare una dignità ed un’autonomia per sempre persa. In pratica, se le mie letture sono attendibilo, l'Iraq non esiste più come Stato unitario. Esso è già di fatto diviso in tre diverse entità, la più pericolosa di tutte, per i problemi che ha già creato con la Turchia, è il Curdistan. La nuova instabilità creata dall'indipendentismo curdo introduce una nuova variabile geopolitica i cui effetti sono imprevedibili]
L'Iran è un vicino dell’Iraq “ma finché il regime terrorista iraniano rimarrà al potere tra i due paesi non potranno mai esserci relazioni pacifiche”
[Non è bastata una guerra con infiniti morti e lutti, ma ce ne vuole un'altra ancora più disastrosa. Eccoli, di che pasta son fatti gli uomini amanti della pace e dei diritti umani]
In Iraq “stiamo combattendo per la democrazia e lo stato di diritto e non ci fermeremo mai”. È giunto poi il momento di stabilire in Medio Oriente una vera normalità nei rapporti con Israele: “Tra Iraq e Israele c’è un interesse comune e concreto contro il terrorismo per la pace e la creazione di uno stato palestinese”.
[Come dicevasi: l'ispirazione del convegno è israeliana. Probabilmente, anzi certamente, il convegno è stato concepito in casa Mossad. Non so se posso essere più esplicito, ma chi sa è anche in grado di capire a cosa alludo.]

Dopo i dissidenti, la parola è passata allo scrittore americano Bruce Bawer, trapiantato in Europa, che ha presentato il suo libro 'Mentre l'Europa dorme – Come il radicalismo islamico sta distruggendo l'Occidente dall'interno”. Sul banco degli imputati, il fallimento dell'esperimento multiculturalista, per il quale “l'Europa sta negando le sue libertà rimanendo indifferente alle violazioni dei diritti umani che si compiono in nome nell’Islam anche sul suo territorio”. L’Europa non vuol vedere “e sta lasciando spazio alla sharia a volte col supporto materiale delle autorità europee”, quelle che permettono “a un falso islamico moderato come Tariq Ramadan di insegnare nelle loro università”.

[Avevo alzato la mano per una domanda a Bruce, ma son poi giunti i politici, cioè il piatto forte del convegno: Aznar, Fini e gli altri. Il povero Bruce è stata liquidato alla svelta, tanto che una Tizia dalla sala ha protestato per la mancata intensità di applausi al noto omosessuale americano. Io ho chiesto se il pubblico previsto era composto da scimmie ammaestrate, che dovessero applaudire quando veniva loro chiesto. A Bruce che ha svolto tutta la sua analisi concentrata sulle comunità musulmane in Europa che con evidenza egli vorrebbe vedere distrutte e scompaginate nella loro identità culturale ed assimilate a forza nelle culture europee dei diversi paesi, ho chiesto mentre mi passava vicino perché non avesse fatto una eguale analisi per le comunità ebraiche: «Perché non hai parlato anche degli ebrei?». Non credo che Bruce capisca l'italiano ma ha sorriso con fare holliwodiano. Come è noto, gli ebrei sono sempre stati refrattari all’assimilazione e sul piano della cittadinanza riesce ancora oggi piuttosto difficile classificarli. Il convegno stesso può essere a ragione considerato una manifestazione israeliano di lobbing sul continente europeo. Ve ne è stata una in Praga con la qualificante presenza di Bush. La seconda si è appena svolta in Roma, direi abbastanza in sordina, se si eccettua il sostegno mediatico di una certa stampa e di ben individuati personaggi. La terza, a quanto si è appreso da Aznar, si terrà a Madrid. E di essa ovviamente io non mi occuperò andando in trasferta: il disegno è già abbastanza chiaro. Riuscirà? Staremo a vedere.]

Fiamma Nirenstein, una delle principali promotrici dell'evento,

[È qui chiaramente detto a titolo di merito. Per me costituisce invece una denuncia di responsabilità. Noto il soggetto, ben si sa quali ne siano gli scopi ed il senso dell'attività. Per la verità mi era passato del tutto inosservato l’evento Praga. Se Roma è l’Atto Secondo mi riservo in rete una ricerca sull’Atto Primo che mi ero perso del tutto. Ci si guasta un poco il sangue, ma è utile sapere cosa combinano i nostri nemici. Altrimenti, per parafrasare Bruce, potremmo svegliarci male.]
ha ricordato come l'estremismo islamico sia una “minaccia diretta esercitata contro la democrazia da sempre indicata come suo nemico”.
[cara Fiamma, fiamma del mio cuore, sei tu la nostra nemica e la nostra disgrazia. È dalle tue mene che occorre guardarsi, non da quei poveri cristi di musulmani che tu ed i tuoi compari israeliani crocifiggete da un centinaio d’anni]
Ogni volta, infatti, che una nazione islamica “prova ad imboccare la strada della democrazia i jihadisti ostruiscono la via portando a una situazione di stallo e di sanguinosa lotta intestina”.
[Naturalmente per donna Fiammetta la strada della democrazia è ciò che torna utile ad Israele. Ogni diversa nozione di democrazia è “scorretta”]
La giornalista ed esperta di Medio Oriente ha poi introdotto i leader politici che partecipando all'iniziativa hanno dimostrato il loro sostegno
[appunto! Ce lo possiamo annotare per giudicarli politicamente quando verranno a bussare per il nostro voto. Si candidino alla Knesset e lascino in pace l£italia e gli italiani]
alla battaglia dei dissidenti per la liberazione del mondo islamico dal giogo delle dittature:
[basta leggersi la vasta produzione di Noam Chomsky per sapete quante volte volte gli USA hanno sostenuto le cosiddette dittature. È incredibile come in forza della ripetizione mediatica si pensi di poter condizionare la testa della gente. Ho però fondata speranza di credere che fuori della sala, dove si trovava in buona parte un pubblico di parte, il convegno non abbia nessuna risonanza politica, fatta eccezione per la presenza dei politici alla tavola rotonda. Costoro come è risaputo battono tutte le piazze dove possono mietere qualcosa. La regola è: attingiamo al voto ebraico fino a quando non si alza voce contraria dall'altra parte. Poi vedremo dove sarà più conveniente schierarsi.]
“E’ con senso di urgenza – ha affermato la Nirenstein - che chiedo ai leader qui presenti di agire concretamente per sviluppare iniziative pratiche e allargare la nostra capacità d’intervento”.
[Con grande sfacciataggine la nostra Fiammetta “chiede e con urgenza”. Non le passa neppure per l'anticamera del cervello che la stragrande maggioranza dei cittadini chiede, anzi diffida, gli stessi politici a starsene alla larga dagli scenari di guerra mediorientali. L'arroganza e l’impudenza non ha limiti. Fiammetta, come dice il nome, vuole le fiamme della guerra, per la maggior gloria della Grande Israele]

Jose Maria Aznar, promotore con Nathan Sharansky e Vaclav Havel della Conferenza di Praga di cui la Conferenza di Roma raccoglie l'eredità,

[Apprendiamo e facciamo tesoro di questa preziosa informazione. Se sciagura dovessero venirne, sappiamo quali sono i padri]
ha messo in chiaro come quello di Occidente sia un concetto culturale universale e come la nostra sicurezza “dipenda dall’estensione della libertà e della democrazia”. “Dobbiamo rifiutare il complesso di colpa basato sul falso mito che vuole l'Occidente e la sua esistenza essere la causa di tutti i mali e che ha portato all’indebolimento del vigore morale della nostra civiltà”.
[Un'autentico “nazista” nel senso del termine dato dal lodato Lewis. Fino ad oggi non mi ero mai occupato del personaggio Aznar, ma dovrò prestarvi un poco di attenzione. La vita è una progressione di conoscenze, alcune gradevoli, altre sgradevoli, come in questo caso.]
L'Europa deve “rafforzare l’Alleanza Atlantica perché la NATO è la garanzia della nostra libertà”
[È la garanzia della nostra servitù e della nostra perpetua debolezza ed impotenza politica, ma ognuno ha il diritto al suo punto di vista]

E sempre all'Europa è rivolto il richiamo di Gianfranco Fini, presidente di FareFuturo.

[È da sperare che dopo il divorzio con Berlusconi il nostro Gianfranco ritorno al vecchio Movimento Sociale, da dove è uscito ed è cresciuto, grazie a Silvio che addirittura lo voleva suo successore, avendo egli venti anni di meno]
L’Europa non deve abdicare al suo ruolo, “che non è un ruolo di subordinazione agli Stati Uniti o di semplice mediazione, ma di protagonista poltico e militare sulla scena mediorientale e mondiale, per garantire la difesa dei valori dell’Occidente e la centralità della persona umana che è l’elemento che contraddistingue più di ogni altro la nostra civiltà”.
[Ha sempre un tocco di originalità il nostro Fini. Lascia delle porte aperte. Ho notato come magistalmente si sia nettamente differenziato da Aznar senza entrare in polemica. È un maestro e non posso nascondere una certa ammirazione per l’uomo, anche se negli ultimi tempi mi trovo costretto a prendere le mie distanze dalla sua figura politica

Fabrizio Cicchitto ha espresso il suo sostegno “alla posizione dell’interventismo democratico la cui contrapposzione al pacifismo neutralista e opportunista ha uno spessore storico”. Per questo è necessario “dare tutto l’appoggio possibile al dissenso democratico nei paesi arabi vincendo l’opportunismo dell’Europa nel passato impersonato da Schroder e Chirac”. Oggi, l'Europa di Sarkozy e della Merkel “ci dà qualche speranza”. Ma ancora una volta “l’Italia del governo Prodi è alla retroguardia”.

[Mi sono avvicinato a Cicchitto per dirgli che come militante di FI dissento nettamente dalle cose che ha detto. Gli ho anche chiesto se trovandomi in netto dissenso con lui è possibile rimanere nello stesso partito. La risposta è stata positiva e la trasmetto idealmente ad Angelo Pezzana, che dalla sua «Informazione Corretta» ha ripetutamente tentato di silurarmi dentro FI senza nesssun esito ma anche senza nessun tremore e patema d’animo da parte mia. La mia vita non sarebbe diventata per questo una tragedia. Una delle critiche frequenti che vado facendo dentro FI, che finalmente cessa di esistere, è che bisogna smetterla con questi personaggi, che vanno in giro, aprono bocca, dicono cose più o meno condivisibili ed in questo modo pensano di poter impegnare il loro elettorato o la militanza politica. Ma è lo stesso Cicchitto, uomo intelligente, ad avermi fatto capire che se proprio deve fare un favore alla sua amica di gioventù – di questi trascorsi ci ha fatto sapere in pubblico la stessa Fiammetta –, non per questo la cosa deve riguardarmi come tesserato di FI. Chiaramente non sono io che posso controllare il suo voto in parlamento, ma glielo posso sempre rimproverare se non mi riesce gradito. Solo che sappia come e quando vota]

Anche da sinistra, Umberto Ranieri ha affermato che “l’Islam non è incompatibile con la democrazia, ma è l’uso politico che se ne fa ad esserlo. Siamo tutti d’accordo sulla democratizzazione del mondo islamico”.

[Di tutte le persone che hanno parlato Umberto mi è parso il più scialbo, ma è forse lui che ha ottenuto la sala, o comunque era lì per coprire a sinistra, dove a stare a sentire la sfuriata del giorno precedente da parte di Anna sembra che manchino i consensi desiderati dalla nostrana Isarel lobby]

Tuttavia, il premio Nobel per la pace, David Trimble, ha ricordato come una parte della sinistra "si sia schierata con l'Islam radicale perché non si identifica con l'Occidente" e abbia così tradito "la battaglia per la difesa dei diritti umani".

[Francamente non mi ero accorto che Trimble fosse un premio Nobel per la pace. Trovavo alquanto banali le cose che diceva e non particolarmente degne della mia attenzione, messa sotto sforzo in due giornate dove non mi sono perso un solo intervento. Curioso come il premio Nobel della pace non si sia accorto che il luogo dove si trovava non aveva nulla a che fare con la pace, ma era anzi volto a favorire una guerra ancora più sanguinosa delle precedenti. Evidentemente i “premi Nobel per la pace” li conferiscono con la stessa disimvoltura con cui si danno da noi i titoli di Cavaliere: Basta darsi da fare un poco per ottenere una medagliatta.]
Una battaglia, invece, che nello spirito delle Conferenze di Praga e di Roma l'Occidente [quello di Emiliano?] continuerà a combattere. [Amen]

Ebbene, dopo l'analisti testuale, riassumiano quanto segue. Si tratta fondamentalmente di un resoconto, del quale lo ringrazio, avendomi risparmiato di fare l’eguale per i miei Lettori. Manca qualsiasi riflessione critica sull’evento. Non era questo che l'autore dell’articolo si era proposto e non era questo quello che molto probabilomente gli è stato chiesto. Qua e la si capisce da che parte sta, ma se si tratta di conservarsi un posto di lavoro, io non chiedo a nessuno sacrifici ed è bene sempre accordare la propria testa con quella dell'ambiente nel quale si lavora.

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5. Il ruolo di “Informazione Corretta”. – Bastava la semplice presenza di Angelo Pezzana fra i convegnisti per capire il ruolo e la connessione con il famigerato notiziario israeliano «Informazione Corretta». Nel lavoro di individuazione della Israel lobby italiana il sito di Pezzana, suo malgrado, offre un prezioso ausilio. Per chi non fosse addentro al sistema sarebbe estremamnete difficili individuare personaggi, ambienti e connessioni. Dopo due o tre volte si scopre la ricorrenza degli stessi nomi. Il fatto non può essere casuale e compare così una specifica associazione, non dico malavitosa, ma almeno un’associazione di cui si individuano finalità che nella loro specificità potrebbero essere condizionanti se l'oggetto dell'informazione non fosse consapevole di essere appunto non “oggetto” dell'informazione, non un soggetto che possa valutare criticamente i dati con i quali il suo sistema neuronico viene faziosamente bombardato.

6. Parla Dimitri Buffa. – Recitata la farsa del convegno, la palla passa al team incaricato della risonanza mediatica. Si ritrovano gli stessi soggetti, le stesse congreghe, gli stessi compari, le stesse testata. Si lamentano pure del fatto che non riescano ad uscire fuori di casa loro e non ottengano altro credito di quello che loro stessi si attribuiscono ed inveiscono contro quelli che non intendono prenderli sul serio, che non abboccano all'amo, in questo caso costituito da un improbabile eroe del dissenso. Cito qui a mente una pagina di un recente libro in edizione italiana di Noam Chomski, Stati falliti, che ho appena ordinato e deve ritirare dalla libreria: Chomski riferisce della tecnica Usa di produrre democrazia addomesticate, ordinate dall'alto e governate dagli stessi Usa. Nel caso dell'Iraq si spera o si sperava in una democrazia amica che consenta di ridurre la presenza militare in Arabia Saudita e quindi poter controllare con minore spesa tutta l'area mediorientale. La “guerra del dissenso indotto” non è cosa molto diversa da questa strategia, per la quale non occorre un particolare acume per capire dove si voglia arrivare. Ma lasciamo parlare il Dimitri Buffa, grande amico dello “sceicco” Palazzi:
L’Opinione di Arturo Diaconale
Edizione 272 del 12-12-2007

Il convegno “Fighting for Democracy in the Islamic World”

A Roma parla l’altro Islam, quello dei democratici
[in attesa del potere concesso da Bush a suon di bombe, come in nell’Iraq democratizzato]

A leggere e a scrivere, agli analfabeti
[E tu pensi di essere un alfabeta? Forse il vero anafalbeta, per non dire peggio sei proprio te]
italiani ed europei campioni del dialogo con i tiranni dei paesi islamici,
[Tu che credi di essere alfabeta, o buffo Dimitri, come puoi non conoscere la lunga consuetudine di dialogo dei governi Usa con tiranni di ogni tipo, spesso da loro stessi insediati e mantenuti al potere? Vuoi che ti mandi un lenco ed una bigliografia? Quanto mi paghi il servizio visto che tu scrivi a pagamento, suppongo?]
è dovuto venire ad insegnarlo il dissidente siriano Farid Ghadwy. Una vita da perseguitato
[anche se fosse e non mi interessa legere la vita di Bassem quasi fosse san Francesco, cosa pensi di dimostrare? La persecuzione in sè è un argomento? Non ci bastano i perseguitati di casa nostra? Non ti sei tu stesso associato alla persecuzione contro un francese di nome Robert Faurisson, il quale secondo te non ha diritto di aprir bocca? Ma …, Dimitri!]
prima sotto Assad padre e poi sotto Assad figlio. Quello che la Rice- Chamberlain, come la chiama lui, e il D’Alema Hezbollah embedded, come lo chiamiamo noi, considerano un filo occidentale con cui intrattenere amichevoli rapporti. “Guardate” - ha spiegato all’attonita platea
[io c’ero? Tu c’eri? Non ti ho riconosciuto! Avrei potuto dirtene quattro se i convegni fossero luoghi dove si può parlare e non gabbie da giardino zoologico – ed eravano effettivamente dentro l'area del giardino zoologico – dove il pubblico, selzionato, è ammaestrato per applaudire come tante scimmietti. Se tu fossi stato seduto vicino a me ed avessi potuto sentire i miei commenti a mezza voce, altro che attonito ero! E non ero nemmeno il solo ad aver notato la sceneggiata]
del convegno “Fighting for democracy in the islamic world”, promosso dalle fondazioni Craxi, Magna Carta, Fare Futuro, Appuntamento a Gerusalemme e Shalem - “che non basta essere stati educati a Londra per aderire ai valori occidentali di pluralismo, libertà e democrazia. Assad figlio è stato allevato da Assad padre a diventare un piccolo dittatore e noi oggi lo combattiamo, per cui invece che dialogare con lui finanziate la nostra resistenza”.
Il messaggio chiaro e forte arriva quasi alla fine di una tavola rotonda (preceduta da una breve lectio magistralis di Bernard Lewis)
[Una “lectio magistralis” che pretende di averci dimostrato che Islam e Nazismo siano la stessa cosa, o quasi. Forse per questo taluni sostengono che il più grande orientalista di tutti i tempi non sia altro che un lacché di Bush. Ma qui il Buffa continua a suonare la grancassa di sostegno. Buon per lui e per chi è disposto ad abboccare.]
condotta dall’ex internato nei gulag sovietici, l’ebreo Nathan Sharanski, poi diventato ministro nell’ultimo governo presieduto da Sharon,
[e dunque tutto la convegnistica da Praga, a Roma e si annuncia a Madrid è riconducibile ad una matrice israeliana. Cosa altro bisogna sapere per valutarne l'imparzialità ed attendibilità?]
insieme ad altri dissidenti del feroce mondo nazi-islamico:
[qui l’amico dello sceicco Palazzi dimostra il suo fazioso analfabetismo]
il sudanese Ibrahim Mudawi Adam, lo stesso Ghadwy, il libanese “London based” Kasseem Jafaar, l’egiziano Saad Eddin Ibrahim e la donna turca Ayden Kodaloglu. Oltre che dal siriano i richiami al realismo sono arrivati anche dall’esponente libanese della primavera dei cedri di Beirut Kassem Jafaar. Altro che andare a braccetto con gli Hezbollah come ha fatto D’Alema. Jafaar ha spiegato a tutti i presenti (dal senatore azzurro Gaetano Quagliariello a Fiamma Nirenstein e Anita Friedman,
[dove era Anita? Non l’ho vista, anche se la sua presenza è stata spesso evocata. Di certo non ha parlato. Pare qui di capire che al convegno non era presente neppure il nostro Buffo amico, che dunque scrive il suo pesso sulle veline]
organizzatrici pratiche degli incontri, fino a Angelo Pezzana
[eccola la Connection! Per la cronaca: mi sono avvicinato a lui in incognito per chiedergli dopo che in un suo intervento ha parlato di ladri, se era vera la notizia di stampa, secondo cui per aver fatto egli il parlamentare per un solo giorno verrebbe a percepire un vitalizio do oltre 1700 mensili. Ha risposto che non è vero e che dunque la notizia di stampa è una falsita. Ne prendo doverosamente atto correggendo tutte le mie allusioni al riguardo, espresse sempre tuttavia in forma interlocutoria e dubitativa. Correggerò in tal senso i passaggi al riguardo, ma mi riservo ulteriore verifica presso gli uffici parlamentari competenti.]
che l’altro ieri aveva moderato un’altra drammatica tavola rotonda in cui altri esuli avevano raccontato le proprie persecuzioni) di che lacrime e di che sangue gronda il potere degli Hezbollah in Libano.
[Di che lagrime e di ben altro sangue grondi il potere israeliano in Medio Oriente, ben prima che esistessero gli Hezbollah, non è difficile da apprendere e da verificare. Per non parlare poi delle migliaia di “dissidenti” europei che ogni anni per meri reati di opinioni finiscono in carcere scontando anni e pene degne di ben altri criminali]
E si tratta di lacrime e sangue iraniani.
[beninteso, con grande lutto e pianti in Israele, allo stesso modo di come si odono pianti per le centinaia di vittime civili irachene dopo una guerra scatenata anche grazie a falsi rapporti dei servizi israeliani. E che dire della concimazione a grappolo (closter bomb`di ogni metro quadrato visitato dagli agricoltori israeliani nel corso dell'ultimo breve ma intenso e distruttivo conflitto? Per non parlare dei milioni di vittime umane iraniani e irachene nel corso della guerra fra Iran e Iraq istigata e fomentata dagli Usa, alleati di quel Saddam che poi decisero di abbattere, giudicando più conveniente un governo "democratico” docile ai loro voleri e più economico rispetto al mantenimento di truppe in Arabia Saudita .]
Un movimento nato dalla rivoluzione khomeinista, senza alcun seguito popolare nel paese dei cedri se non quello costruito con la propaganda jihadista e con gli attentati, nonché con i soldi e le armi iraniane. Punto.
Di orrore ed i morte ha parlato anche l’iracheno Mithal Al-Alusi, che nel 2005 è sopravvissuto a un attentato in cui hanno perso la vita i suoi figli Jamal, di 22 anni, e Ayman, di 30, a sua volta padre di tre bambini, oltre a una delle sue guardie del corpo. Fondatore del Partito della Nazione irachena, che fa della democrazia, dei diritti umani e della libertà d’espressione i suoi obiettivi politici,
[sarebbe bene che trasferisse la sua attività in Germania, in Austria, in Svizzeza, In Francia, dove vi è proprio bisogno di un gran combattente come lui per la causa del diritto alla libertà di pensiero e di espressione]
Al-Alusi ha pagato due volte il suo impegno da dissidente: la prima sotto Saddam Hussein, che lo ha costretto a 27 anni di esilio, e la seconda dopo la caduta del regime, per aver preso parte a un convegno svoltosi in Israele.
[Anche qui senza renderse conto, in modo ‘buffo’, si riconosce una Israel Connection che unisce tutti i relatori, testimoni, dissidenti, organizzatori del convegno in un'attività che è una vera e propria forma di guerra di propaganda volta a destabilizzare dall'estero i governi legittimi dei singoli paesi mediorentali. Ciò non è senza rischio per i nostri paesi in quanto non ci si limita ad ospitare esuli o rifugiati che rischiano pene non ammesse nel nostro sistema giuridico, ma organizzano attività ostili verso paese con i quali l'Italia ha normali rapporti diplomatici. I Quagliarello, Duso, Fini, Cicchitto dovrebbero essere un poco più consapevoli dei rischi ai quali espongono gli italiani.]
Per questa sua iniziativa fu espulso nel 2004 dal Congresso nazionale iracheno. “Quando ho deciso di tornare in Iraq” - ha raccontato - “molti non capivano questa mia scelta, mi chiedevano perché mettessi a repentaglio la mia vita. Ma io volevo costruire un nuovo Iraq, dare vita a una nuova era”. A gente come lui, noi europei dobbiamo qualcosa che non sia la cinica realpolitik.
[Cosa dobbiamo più di quanto non abbiamo già pagato e continuaiamo a pagare ad israele? L’abbiamo voluta noi la guerra contro l’Iraq con centinaia di miglia di morte e con una guerra civile di cui non si vede la fine? Era necessaria una simile guerra? Non ci ha rivelato Pannella che era in via di considerazione un esilio forzato e dorato di Saddam? Chi non ha voluto una simile soluzione non cruenta, se proprio doveva essere abbattuto il regime di Saddam? Forse in Israele ne sanno qualcosa. Chissà che un bel convegno storico, quando saremo tutti morti, non ci sottragga al nostro analfabetismo!]
E anche a gente come il palestinese Bassem Eid.
[l’uomo che cerca un miliardo di dollari!]
Che quando cominciò a fare statistiche anche sui palestinesi uccisi dagli altri palestinesi allora divenne un nemico del popolo da perseguitare e se del caso uccidere.
[se ha problemi con il suo popolo, non siamo noi i suoi giudici e non sono competenti i nostri tribunali. Se poi se la intende con il nemico storico del suo popolo, ogni sospetto è legittimo e non può pretendere credibilità presso di noi]

Infatti in occasione delle elezioni del 1996, Eid accusò Arafat di “far uso della televisione pubblica ai fini della sua campagna elettorale”
[accusa straordinaria e incredibile! Bisognerebbe dirlo ai nostri politici, dall'estrema destra all’estrema sinistra]
e pagò con il carcere. “Avevo toccato un punto dolente”, ha detto ieri, “tanto più che parlavo di attacchi suicidi e omicidi politici”. In questo desolato panorama non poteva mancare uno dei leader delle rivolte studentesche in Iran, Amir Abbas Fakhravar, che ha passato cinque anni in carcere
[e che ha sostenuto di esser lieto all'idea di una guerra degli Usa contro il suo paese. Se questo non si chiama alto tradimento come altrimenti lo si deve qualificare nel “vero senso della parola”?]
a causa dei suoi scritti e delle sue interviste. Anche lui ha parlato di torture, a se stesso e alla propria famiglia.
[Fatto certamente da condannare e stigmatizzare. Ma perché a Guantanamo ed in israele non si fanno torture? Gli Usa nelle loro guerre non hanno mai torturato nessuno? Dobbiamo fare la contabilità di morti e torturati dall'una e dall'altra parte? Ha senso ciò? È cosè che si esce da quell'analfabetismo gnoseologico e morale di cui il nostro buffo Dimitri parlava all'inizio di questo suo “pezzo” giornalistico con il quale si è guadagnato il pane quotidiano? Pensi di aver presentato un argomento suscitando “emozioni”, più o meno grandi, in un mercato delle emozioni ormai largamente inflazionato?]
Tra le tante vessazioni ha ricordato la famigerata tortura bianca che consiste nel venire messo in una cella di isolamento tutta bianca, con materassi scintillanti di quel colore e nel venire serviti da secondini vestiti anche loro di bianco e nell’avere tutto il tempo una luce bianca accesa negli occhi o quasi. “Dopo qualche settimana” - ha raccontato ai presenti al convegno - “non riconoscevo nemmeno più mia madre che mi veniva a fare visita”.
Cosa ne dobbiamo pensare? Basta inserire nei motori di ricerca il nome Dimitri Buffa per conoscerne la collocazione ideologica e politica, la sua faccia e perfino il suo sembiante. Di lui si è occupato in modo esaustivo il blog Kelebek. Non credo che valga la pena occuparsene oltre. L’articolo che abbiamo sopra riprodotto ed analizzato chiarisce la natura puramente propagandistica del testo, che proprio perciò non merita ulteriore considerazione. Ci basta averne denudato i fragili argomenti. Alla nostra attenzione il nome di Dimitri Buffa insieme a quello del suo stretto e strano sodale Massimo Palazzi è venuto alla nostra attenzione perché contiguo alla lobby di «Informazione Corretta», di cui dopo alcuni attacchi personali ho incominciato ad interessarmi in quanto gruppo estremamente ostile proprio a quella libertà di pensiero che ora rivendica per i dissidenti musulmani senza minimamente curarsi che un simile diritto, per essere loro credibili, avrebbe dovuto essere da loro stessi in primo luogo rivendicato dentro il “nostro” Occidente, patria dei “diritti umani”, ma solo quando ci torna utile, o meglio quando torna utile alla Israel lobby dell'una e dell'altra sponda dell’Oceano. Entrambi Dimitri Buffa e Massimo Palazzi sono abituali firme dell’«Opinione» di Arturo Diaconale, una sede certamente degna di loro.

Didascalia originale:
«4 giugno 2004, ore 17.30. Nella foto, il leader islamico moderato dell'AMdI, Shaykh Abdul Hadi Palazzi, parla in Piazza Navona al Freedom Day. Alla sua sinistra, l'intellettuale liberale Basini, il portavoce della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, il Presidente della Commissione Esteri della Camera Gustavo Selva. Alla sua destra il militante radicale Davide Giacalone – 4 giugno 2004 - Contro il conformismo anti-americano imperante, 
nel sessantesimo anniversario della Liberazione di Roma, gli
 intellettuali liberali de “L'opinione delle libertà”, eredi di Cavour 
e di Ernesto Rossi, sostengono pubblicamente la democrazia 
americana e danno il benvenuto in Italia al Presidente Bush. 
Diretta su “Radio Radicale” e collegamento col programma di 
Rete 4 “La Zona Rossa”».
Fonte
Il burrascoso sodalizio Massimo Palazzi e Dimitri Buffa (in piedi da sinistra a destra). Vedi cosa si trova scritto cliccando su “Fonte”. Naturalmente non sono in grado di accertare la veridicità dei dati né la cosa mi interessa più di tanto. Non rispondo perciò di eventuali inesattezze o alterazioni di dati che cito da altra fonte. A noi qui interessa principalmente la foto che li ritrae insieme e testimonia almeno di un rapporto di conoscenza fra i due. Per quanto riguarda il sedicente Istituto Culturale Islamico, di cui alla Fonte, ho ricevuto pure io ripetute lettere insultanti, che per fortuna sono cessate dopo che ho severamente ed energicamente ammonito e diffidato il mittente.

(segue)


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Parte IV
Prima giornata: uno spot pubblicitario

Ero arrivato questa mattina con mezz’ora d’anticipo rispetto all’orario fissato per la “Conferenza stampa con i rappresentanti delle Fondazioni organizzatrici”. Il tempo per un caffé e per una visita alla vicina chiesa di Sant’Ignazio, dove ho potuto individuare la celebre scritta “Ignem..." che segnava quella che sarebbe stata l’opera missionaria dei Gesuiti nel mondo. Dico subito che questa prima giornata dei lavori ha superato di gran lunga le mie peggiori previsioni. Intanto la “conferenza stampa” non era per nulla tale: non vi è stato un solo giornalista che abbia fatto una sola domanda, dico una sola domanda. Applaudivano soltanto. Pensando che questa prima giornata fosse riservata ai soli giornalisti io avevo scritto alla Segreteria organizzativa per chiedere se potevo essere autorizzato ad ascoltare, non certo a fare domande, visto che non sono un giornalista in senso professionale. Non solo mi è stata concessa l’autorizzazione richiesta – come si può leggere sotto nei commenti – ma mi si diceva che avrei pure potuto fare domande se lo avessi ritenuto opportuno. Caspita, se ne avevo domanda da fare! Ma sempre dopo i giornalisti, non facendo loro concorrenza. Ed invece proprio non era previsto che chicchessia facesse domande. All’ingresso veniva distribuita ad ogni giornalista una cartella, dove ho potuto sbirciare. Vi si trovavano delle veline che i giornalisti probabilmente riporteranno nei loro articoli. Sconcertato, ho voluto telefonare nel pomeriggio ad un mio amico giornalista per chiedere se fossero queste le nuove “conferenze stampa”. Mi ha detto di no e mi ha confermato che la cosa è quanto mai singolare. Ricordo una precedente circostanza di parecchi anni prima dove non molto lontano da via de Burrò, cioè in via Mercede alla Sala della stampa estera veniva presentato un grosso e costoso convegno di tre giorni che si svolgeva a Napoli presso l’Istituto Suor Orsola Benincasa sui tre monoteismi mediterranei (cristianemo, islamismo, ebraismo): i giornalisti facevano domande vere agli organizzatori di un convegno vero. Alla Sala della Camera di Commercio che ha ospitato la prima giornata del Convegno i giornalisti... applaudivano!

Ma veniamo ora alla cronaca della giornata. Mi sono piazzato in seconda fila per avere una buona visuale ed una buona acustica. Ho potuto vedere direttamente de visu nientepopodimeno che Fiammetta Nirenstein, da me spesso criticata: una persona incredibile. Giunta per prima si comportava da padrona di casa. Alle persone che via via arrivavano, presumo in buona parte suoi colleghi e colleghe giornalisti, un effondersi di abbracci e baci. Già da questo mi immaginavano che non vi sarebbero state domande cattive e grintosa. E mi sbagliavo su tutta la linea perché di domande non ve ne sarebbero state per nulla! Come più tardi suo malgrado ha rivelato Adolfo Urso le “due colonne” di tutta la manifestazione, di tutto lo spot, sono state proprio donna Fiammetta e una Anita ... che però non era presente e che si è fatta sostituire da una certa Anna, sempre della stessa organizzazione sionista “Appuntamento a Gerusalemme”. Anche quest’ultima non si è dimostrata tuttavia in nulla da meno per faziosità alla nostra Fiammetta.

Sui contenuti di questa prima giornata vi è assai poco da dire in quanto sono ben miseri contenuti. Un dato per me importante è stato confermato dalla stessa Fiammetta: “sono mesi che stiamo preparando questa manifestazione”. Appunto, mesi. Ciò significa che era stata pensata e progettata prima del rapporto della CIA che dichiarava inesistente l'atomica iraniana e quindi scongiurava l’imminenza di una guerra preventiva come era stato per l’Iraq. Chiaramente gli organizzatori del convegno si sono trovati spiazzati. Che questo fosse l’animus vero del convegno (rimasto nel titolo: “Fighting for Democracy in the islamic World) lo ha poi esplicito l’altro campione sceso in campo: Angelo Pezzana. Costui ha chiarito che non basta difendere la democrazia, ma occorre invece “combattere” per la democrazia. Chi segue la sua testata “parafascisfa” (così qualificata da Piergiorgio Odifreddi) «Informazione Corretta» sa che qui “combattere” significa combattere in senso proprio, cioè con armi e perfino bombe a grappolo, tanto apprezzate dalla popolazione infantile del Libano.

Il lavoro non è stato comunque totalmente inutile. Fomentando il dissenso interno – ossia una forma subdola di guerra – si possono creare validi presupposti per il binomio guerra civile / guerra esterna di invasione. Gli interventi che si sono succeduti nella mattinata hanno avuto carattere propagandistico espositivo e supponevano un pubblico già orientato, come dimostravano gli applausi dalla sala che interessavano almeno il 40 per cento dei presenti. Èvidentemente assisteremo nei prossimi giorni ad una pubblicazione delle veline. Registro l’assenza alla conferenza stampa di Pierluigi Battista, che ha però anticipato sul “Corriere della Sera” un articolo tanto acritico quanto elogiativo del convegno.

Questo convegno romano si collega strettamente ad altro già svoltosi in Praga. Il suo carattere militante è stato espressamente dichiarato. L’Europa è stata ripetutamente insultata dagli organizzatori in quanto i suoi popoli avrebbero la colpa di non partire come un sol uomo in guerra contro un Islam di cui si è detto tutto il male possibile. Non è mancato il riferimento al deus ex machina della manifestazione stessa, cioè lo stato d’Israele, verso il quale nessuno degli oratori ha espresso il benché minimo rilievo critico. La manifestazione avrebbe ben potuto essere organizzata dal ministero degli esteri israeliano, ovvero dal ministero della propaganda. Si è blaterato molto di diritti umani e di democrazia senza che si mostrasse la benchè minima consapevolezza della problematicità di questi concetti. O per essere più più esatti, ad un certo punto donna Fiammetta ha precisato che elezioni e democrazia non sono la stessa cosa. Ma per chi appena un poco ha letto qualche scritto di Fiammetta sa che egli intende come non democratica quell’elezione che non va nel senso da lei desiderato. Se i popoli mediorientali confermano con libere elezioni e votazioni i loro governi e la loro politica antisraeliana, allora questa non è democrazia: è fascismo!

Quanto sopra vale come esposizione estemporanea delle impressioni da me avute e non annotate. Per chi vuole un resoconto ordinato posso dire che la mattinata è consistita un due parti: nella prima si sono succeduti i rappresentati della fondazioni che hanno promosso, organizzato, pagato e voluto il convegno. Ognuno di loro ha parlato per circa 10 minuti senza grandi discorsi o approfondimenti: una spiegazione di cosa è la loro organizzazione accampagnata da banalità di carattere generale ed ampiamente ricorrente nei media. La seconda parte è stata alquanto più penosa. Quasi fossero dei “sopravvissuti” dell’«Olocausto» Angelo Pezzana ha fatto sfilare sul palco una serie di dissidente con una loro storia da raccontare e che secondo gli organizzatori avrebbe dovuto suscitare l’emozione del pubblico. Di certo non sono mancati gli applausi, come si usa appunto in televisione. Ma l’applauso è propiamente un batter di mani, non ancora un linguaggio compiuto. Quando ero studente al liceo ricordo di alcuni miei compagni che si guadagnavano mille lire al pomeriggio andando a battere le mani negli studi televisivi. Mi spiegò uno di loro: e dove lo trovano un pubblico così stronzo che batte le mani a comando se non pagano noi squattrinati! Non so se nella sala chi batteva le mani era pagato, ma dalle effusioni preliminari era chiaro che si trattava per lo più di amici e amici degli amici.

Nella prima parte dello spot la prima a salire in passerella e parlare è stata Madonna Fiammetta, la quale oltre ad aver detto le cose ho già anticipato ha svolto anche altri concetti che ho annotato. Ha pronunciato le solite parole di sempre: cultura dell’odio, terrorismo, ecc. ma ha anche detto che “noi” (cioè lei ed il sionismo israeliano), quindi loro cercano “il cambiamento dei regimi”. Sappiamo come: con la guerra preventiva o fomentando la guerra civile con impiego di dissidenti che poi verranno messi a capo del governi e saranno perciò fedeli alleati. Ha tacciato l’Europa di “pusillanimità”, perché evidentemente esita a tradurre in azioni concrete i desideri di donna Fiammetta. E così via. Non sono uscite novità dalla sua bocca rispetto a quelle che scrive o che si possono sentire settimanalmente a Radio radicale.

La seconda donna a parlare è stata Stefania Craxi per conto della Fondazione Craxi, patrocinatrice del convegno. Tutta suo padre nel senso che vive dell'ombra del padre. Ha ricordato quello che aveva fatto suo padre prima che morisse. Banalità sull’Est della guerra fredda. Ha poi fatto una significativa citazione di Fiammetta tanto per far capire che si tratta di una recita nella quale riveste una parte. Insomma, niente di significativo. Invece una certa Vera Golovensky ha spiegato cosa è «The Adelson Institut for Strategic Studies of the Shalem Center”, con sede in Israele e trascorsi sovietici. Il carattere militante e l'uso strategico dei dissidenti è abbastanza chiaramente emerso dal discorso senza dimenticare l'importante funzione dei mass media, che in quanto presenti nella sala hanno saputo solo applaudire. È venuta poi il momento della terza donna. Una certa Anna di cui non mi è riuscito di scrivere il cognome, che non si può leggere nella locandina perchè ha parlato in sostituzione di Anita Friedman, assente, che come si è potuto apprendere è stata insieme a Fiammetta una delle due colonne di tutta la baracca messa in piedi. È stata particolarmente aggressiva Anna in rappresentanza di un'organizzazione dal nome turistico “Appuntamento a Gerusalemme” . Se le presa contro tutta la sinistra che a suo dire avrebbe il torto di non essere abbastanza filoisraeliana. Nella sua pronunciata rozzezza è quella che tuttavia ha meglio rivelato la natura ideologica e non scientifica del convegno. Ha detto di aver curato lei l’Ufficio Stampa. E figuriamoci!

Dopo tanto squallore femminile, o meglio dopo la quota rosa, hanno fatto la loro comparsa ni maschi. In primis Gaetano Quagliarello che non si è dimenticato di essere dopotutto un parlametare investito di qualche responsabilità e quindi tenuto ad avere un minimo senso dello Stato. Ha cercato anche di elevare il tono portandosi su banalità di primo livello. Ha così parlato della cornice del XXI secolo, dello scontro di civiltà, della diffusione della democrazia non ostante tutto ed infine ha espresso l'importante concetto che il sostegno del dissenso non vuol dire l'abbandono della via diplomatica. Come a dire che per un verso si fomenta la guerra civile all'interno degli stati con i quali non si vuole fare una guerra aperta e nello stesso tempo si mantengono relazioni diplomatiche. Se mi fosse stato concesso il dibattito con un “parruccone” del mio stesso partito avrei potuto obiettargli quanto possa essere pericolosa una simile doppiezza politica. Una cosa è concedere asilo a chi nel proprio paese rischia il carcere o la morte. Altra cosa è utilizzare queste stesse persone come strumento di destabilizzazioni di governi con i quali si intrattengono normali relazioni diplomatiche. Può significare per un verso mettere in pericolo la vita degli esuli ospitati. Non dovrebbe essere difficile per gli uomini dei servizi segreti attentare alla loro vita se ritengono che vivendo all’estero possono costituire un pericolo per la madrepatria. Inoltre alla perfidia può essere opposta altra perfidia esponendo il nostro paese ad attentati terroristici di cui quasi mai si scopre la matrice. Questa la real politik di quagliarello che si è ulteriormente prodotto sul valore universale dei diritti umani, non sospettando che ad esempio nella cultura ultramillenaria cinese non esiste neppure la nozione di diritti umani, giacché per un cinese non è concepibile un diritto del singolo totalmente avulso dal gruppo a cui appartiene. Non è venuto il sospetto a Quagliarello che la nozione di diritti umani possa essere nozione ideologica e del tutto polemica, una tipica produzione della cultura occidentale che se mai può rivestire concretezza, questa deve essere ricercata soprattutto a casa nostra. Che in Germania ogni anni via siano circa 17 mila procedimenti per reati penali e che noi stessi abbiamo un serio problema con i diritti umani che vorremmo rispettati da altri non è balenato nella testa di nessuno dei presenti in questa prima giornata di convegno. Chissà cosa sarà domani. Vedo dai miei appunti che è stato Quagliarello, non Urso come forse ho scritto sopra, a rivelare l'organizzazione del convegno, attribuendone il merito alle “due colonne”, cioè Fiamma Nirenstein e Anita Friedman.

Ha chiuso in bellezza Adolfo Urso, che ricordo di aver incontro qualche anno fa in una sezione di AN del mio quartiere. Annunciava allora la costituenda fondazione “Fare Futuro”, di cui lui è Segretario mentre Fini ne è il Presidente. Per adesso non ha saputo fare di meglio che sponsorizzare inziative come quelle di donna Fiammetta, che lo stavo interrompendo mentre parlava, provocandone un “non mi interrompere, lasciami parlare”. Il che dimostrare il clima tutto familiare nel quale si è prodotto il convegno. Si è lasciato andare a qualche banalità di circostanza senza neppure essere sfiorato dal dubbio circa l'opportunità di una sposnorizzazione di un’iniziativa chiaramente sionista. Evidentemente ormai AN è diventato un partito sionista. Con questa caratterizzazione Urso ha fatto pubblicità alla sua fondazione: sappiamo qual è il “futuro” di Alleanza Nazionale, che di sciogliersi proprio non ne vuol sapere.

E siamo così giunti alla seconda parte della manifestazione, o meglio dello spot. Mi sarei aspettato che subito dopo i giornalisti incominciassero a fare domande. Ma la giornalista Fiamma Nirenstein non ha chiesto alle sue colleghe ed ai suoi colleghi presenti nella Sala di porre le loro domande. Ha invece subito avuto inizio la sfilata dei “sopravvissuti”. Ho pensato che forse la conferenza stampa, cioè le domande, si sarebbe svolta alla fine, dopo le testimonianze. Non ho annotato i nomi arabi per me difficili da ricordare e da scrivere. In fondo l'uno per me vale l’altro. Ha tenuto banco in questo seconda parte il celeberrimo Angelo Pezzana, il dominus di «Informazione Corretta». Se fossi un giornalista, avrei voluto chiedergli se corrisponde a verità che per un solo giorno da parlamentare riscuote un vitalizio di circa 1700 euro mensili. Volevo quasi avvicinarmi per chiederlo in silienzio: tanto mi era vicino. Ma poi mi sono ricordato che avevo promesso la massima compostezza e quindi ho dovuto trattenere la mia curiosità e le mie pulsioni. È anche da dire che Angela Pezzana non ha proprio moderato nulla. Non è stato il Moderatore di una discussione, ma il Presentatore di una sfilata di dissidenti che egli trattava come un regista, intervenendo tutte le volte che voleva per esporre quei concetti noti ai frequentatori di «Informazione Corretta». Da segnalare il suo piglio guerriero: per la democrazia, la sua democrazia beninteso, non basta la difesa, occorre “combattere”. Purtroppo ci si è messo di mezzo il rapporto della CIA e l’agognata guerra contro l’Iran è per ora aggiornata.

Tra i “sopravvissuti” il primo a parlare è stato uno studente iraniano dissidente, il quale per la gioia di Pezzana narrava le sue disavventure e traversie in patria. Disgrazie che adesso raccontava proprio a nemici incalliti della sua patria e del suo governo legittimo ed in carica come il suddetto Angelo Pezzana, parlamentare della Repubblica per un giorno. Devo dire che ho prestato poca o nessuna attenzione a questa prima testimonianza ed alle altre seguite. Nel caso dello studente iraniano pensavo ad altro studente che aveva con lui una vaga rassomiglianza e che avevo conosciuto nell'estate del 1976 e Strasburgo ai corsi di lingua francese per stranieri. Mi ricordo di quello studente perchè comprava per me dei buoni pasto che poi mi rivendeva il doppio di quanto lui li aveva pagati. Quando mi accorsi dell'inganno, mi fece pena e smisi di parlare con lui. Ricordo il sorriso suo e della moglie, appena scoperti. Ad una giovane giornalista che era accanto a me ho espresso il mio parere secondo il quale almeno una parte dei «dissidenti» non si accorgeva neppure di essere strumentalizzati. Altri forse lo capivano, ma stava loro bene. Secondo la democrazia classica, quella che abbiamo studiato a scuola leggendo di Socrate, non è cosa bella parlare male del proprio paese all'estero, per giunta con i nemici del proprio paese, quali indubbiamente sono gli israeliani ed i filoisraeliani verso tutto il mondo arabo e musulmano. Nessuna voce in tutto il corso della mattinata ha parlato in difesa dell'Islam e del mondo arabo. Io sono disposto ad ammettere che i “dissidenti” esibiti come un trofeo ed un mezzo di guerra, se fossero rimasti nei loro paesi, accettandone i rischi, avrebbero potuto avere nel loro paese tutte le ragioni possibili. Ma io al posto loro mi sentirei male a parlare male perfino del paese dal quale sono fuggito o sono scappato, sapendo che i miei sponsor sono nemici della mia patria. Non so cosa Pezzana si aspettasse, ma io ho visto uno spettacolo squallido e quanto mai ignobile.

Avverto i mei Lettori che queste note sono scritte con un computer di fortuna. Ho ripristinato a mala pena la connessione internet, la cui interruzione ho attribuito per un momento al Mossad. Ma la fastweb mi ha spiegato che la cosa non è tecnicamente possibile. Mi sono così rincuorato. Tuttavia, non potrò lavorare in modo ottimale fino a quando non avrò ristabilito la situazione precedente. In ogni caso, domani, per tutta la giornata seguirò i lavori conclusivi del convegno, da quale date le premesse non si si può aspettare altro da quanto anticipato.

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Parte V
Giornata conclusiva: la sfilata degli Eroi.
Note e impressioni di un testimone oculare

Sono appena tornato dal convegno e ne offro le mie impressioni a caldo. Non intendo fare un resoconto stenografico che sarebbe lungo da scrivere e che non interesserebbe i miei quattro o cinque lettori. Giudico invece utile per me stesso e chi vuol leggere queste righe registrare le mia opinione, fondato su due giorni di sforzo mentale voltoad ascoltare le cose che si dicevano ma anche ad osservare gli scenari umani, Mi sono affatticato ed ho sofferto come si può soffrire in mezzo a persone dalle quali ci si sente entranei e distanti. Ho sofferto in silenzio e senza dare in escandendenze. Al massimo ho bisbigliate fra me e me commenti che appena riusciva a sentire chi mi stava vicino. Anzi devo subito delle precisazioni a proposito di una signora che stava seduta alla mia destra e che inveve applaudiva in modo per me irritante. Avevo tentato di spiegarle che si rischiava di finanziare la guerra civile fra i popoli medioroentali ed anche nel nostro paese se un giorno dovremo mai dividerci in partigiani degli uni o degli altri. È già successo con la guerra civile spagnola, dove gli italiani hanno combattuto su fronti contrapposti. La signora mi ha risposto che lei non mi avrebbe sparato, ma io non ho escluso che invece io potessi farlo. Ma subito dopo mi sono chiesto come ciò potesse conciliarsi con il mio dichiararmi non violento. Chiarisco adesso ciò che mi passava per la mente e che certo non potevo narrare alla signora.

Ho potuto capire, grazie alle gentile signora, la posizione posizione psicologica e morale di un kamikaze, termine giapponese qui usato impropriamente per indicare i musulmani che si uccidono imbottiti di esplosivo e seminando la morte di quanti stanno intorno a loro, spesso civili innocente, o almeno non direttamente responsabili delle cose che intendono combattere immolanmdo se stessi. Consideriamo che nella mattinata un dissidente folle e scriteriato ha fatto richiesta all'Occidente di un miliardo di euro a sostegno della loro dissidenza, che evidentemnte considerano più giusta della causa addotta dai kamikazi. Questa pagano loro con la loro vita ed al massimo le loro famiglia ottengono l'equivalente di una pensione di guerra. I nostri “eroici” dissidenti non sono non mettono in gioco la loro pelle, ma vogliono dall’Occidente un miliardo di dollari a sostegno del loro Santo Dissenso. Ebbene, poniamo il caso che l'Occidente altruista concedere il miliardio richiesto. Se non andrà nelle private tasche dei dissidenti, servirà a finanziare attività contro governi che l'Italia riconosce ufficialmente e con i quali ha normali rapporti diplomatici, economici, culturali. Può anche darsi che qualcuno di questi dissidenti finanziati con i nostri danari riscuota presso i suoi cittadini partiticolari demeriti, giusti o ingiusti che siano. Or dunque la gentile signora che applaudendo ha approvato la richiesta si assumerà tutte le lontane conseguenze di un suo innocente applauso?

Nel nostro sistema cosiddetto democratico si ha una frantumazione del processo decisionale ed anche della reponsabilità. Mai e poi mai la signora si assumerà la responsabilità di ciò che potrù fare lo studente iraniano messo al governo del suo paese con l'aiuto delle armi americano e con il nostro danaro. Mi immagino che nella mente di un musulmano, vittima di quella che donna Fiammetta chiama la “cultura dell’odio” ma che io invece considero una normale ostilità insita nel rapporto amico/nemico, possa albergare l'idea che noi occidenialme possiame essere globablmente e solidalmente responsabili di quelle condotte contri cui lui combatte. Ed allora perché stupirsi se io e la signora, che pure dissentiano, ed abbiamo avuto sola la ventura di trovarci casualmente vicini in senso spaziale per una sola volta nella vita, possiamo finire insieme la nostra esistenza fatti a pezzi da un’unica bomba?

Ho reso il concetto? Non serve gettare fango sull'attentatore. Poiché vi è sempre una logica, o almeno una spiegazione, nei comportamenti umani, noi dovremme fare un serio sforzo di riflessione per capire le ragioni di chi vota non digiunando, ma trasformandosi lui stesso in un'arma mortale. Ha ecco! Lo studente iraniano che oggi ha di nuovo recitato non più nel ruolo di “sopravvissuto” che racconta la sua “straordinaria esistenza”, ma come relatore a convegno contro il suo paese. Ha un certo punto ha detto che il suo paese possiede già l'atomica, intendendo dire che sono un'atomica senza ritorno di radioattiva nucleare tutti (e son tanti) quesi suoi concittadini che intendono darsi la morte opponendosi al “nemico”. È curioso come ci siamo trovati d’accordo su questo fatto pur pensandola in modo diametralmente opposto.

Per stasera devo interrompere per sopraggiunta stanchezza, ma riassumo brevemente dicendo che anche questa giornata ha confermato la mia impressione iniziale. Si tratta di una forma di guerra che in mancanza della fallita guerra preventiva si volge ora alla destabilizzazione dei regimi mediorientali. La mia personale posizione è che ogni regime abbia diritto a recitare pienamente il suo dramma nel teatro della storia. I regimi possono essere belli o brutti, più o meno felici, ma occorre sempre lasciare al suo popolo il diritto e la responsabilità di cambiare o di scegliersi il governo che più gli aggrada. Ogni intervento esterno è sempre un rimedio peggiore del male che si dice di voler curare. Del resto, noi abbiamo già molto a che fare con una democrazia che è spesso un modo nascosto per imporre una diversa tirannia, che magari ci viene spacciata come il regno della felicità possibile.

*

Ritorno sul resoconto a caldo di ieri sera. Ero stanco. Sono stati due giorni intensi dedicati al convegno. Molti hanno fatto solo un'apparizione, ma io ho seguito diligentemente il convegno in tutta la sua durata pubblica. Posso perciò farne non la sua promozione pubblicitaria, o il suo resoconto stenografico, ma la sua analisi critica. Ne conserverò anche una memoria che mi aiuterà a capire gli ulteriori sviluppi del progetto legato alla carta della “dissidenza”, che si è tentato di nobilitare riportandola ad altri momenti legata alla dissidenza durante la fase del disfacimento interno dell’Impero dell’Est. Si tratta però di un'ignobile strumentalizzazione volta a fomentare la guerra in Medio Oriente. Perfino Radio Radicale questa mattina sembra prendere le distanze dal resoconto di Meotti – a me già noto per altri sue prodezze giornalistiche – il quale riferisce dell'unica relazione con pretese scientifiche fatta al convegno, quella di Bernard Lewis. Per Meotti Lewis è “grande” (grande orientalista, grande professore, grande anche nella mole fisica) e su questo “grande” ironizza Bordin, giudicando infine “professorale” la tesi sulla nazificazione dell'Islam che è stato il grande contributo del grande orientalista al Convegno. Anche la relazione forte di Lewis ha avuto la stessa durata di tutti gli altri spot pubblicitari. Non ho contato il tempo, ma di certo non ha avuto la durata delle consuete relazione scientifiche, nelle quali l'oratore sfora spesso i tempi per poter illustrare meglio la sua tesi.

In sostanza, ha illustrato i due termini che comparavino nel titolo della sua relazione: Islam e democrazia, ma senza dire nulla di significativo né sull'uno né sull'altro. In particolare, la democrazia è una forma politica quanto mai problematica che si è sviluppata in Europa a partire dalla Grccia classica. Sono più i problemi che essa pone a fronte di quelli che risolve. Pensare che essa possa essere applicata meccanicamente ad altri contesti umani è in fondo una forma di neocolonianismo. Ad esempio, i dissidenti presenti al convegno anche nella seconda giornata, dove da “sopravvissuti” alla repressione nei loro paesi si sono trasformati in "relatori” del convegno, quasi certamente si candidano alla guida dei loro paesi, dopo che gli attuali governi – sperano – saranno rovesciati con l'aiuto dell'Occidente. Uno di questi ha addirittura chiesto un miliardo di dollari per favorire il loro dissenso. Se avessi potuto parlare (e da donna Fiammetta mi è stata negata la parola) avrei fatto nel pomeriggio all'on. Fini, esperto di sicurezza, una concisa domanda al riguardo: come noi cittadini italiani avremmo potuto sentirci più sicuri in patria e all'estero se un simile finanziamento per attività contro governi riconosciuti fosse stato concesso?

Riporto qui un particolare per me significativo che non troverete in nessun giornale, che nessun Magni noterà mai. Io ero uscito per tempo da casa, ma ho avuto notevoli problemi a trovare un posto dove poter lasciare la macchina. Sono giunto quando il convegno era iniziato da pochi minuti. Ad aprire la giornata è stato Quagliarello con le dichiarazioni di circostanza che non ho notato e di cui mi sono pure dimenticato. Quagliarello è di Forza Italia come pure io lo sono. Questa non significa che ci siamo salutati ed abbracciati, come si usa nei partiti. Mi auguro nella nuova versione del partito fondato da Berlusconi un militante possa dire ad un Quagliarello: ma che stai a dire? Parla al massimo per te, ma non credere di poter coinvolgere iscritti e militanti che non ti hanno delegato a dire le cose che hai detto. Non è stato questo un mio desiderio perché nel pomeriggio ho posto questa stessa domanda a Fabrizio Cicchitto, chiedendo se si poeva stare nello stesso partito non essendo per nulla d’accordo con quello che lui aveva detto nella tavola roonda. Da uomo intelligente mi ha risposto di si. Come coordinatore provinciale calabrese ho potuto anche dirgli che sono uno dei pochi rimasti in FI dopo che tutti gli altri che conoscevo se ne sono andati, stanchi di trovarsi sulle teste tanti “parrucconi” alla Quagliarello con i quali non era né possibile parlare né tantomeno confrontarsi. Quagliarello il suo tempo lo passa con le Nirenstein, non con i militanti di base di FI. Mah! Torniamo al “grande” orientalista Lewis, da altri considerato un semplice lacché del governo americano. E capisco ora la fondatezza della metafora.

Ma torniamo al particolare che nella foga del racconto ci siamo persi per strada. Quale questo particolare che ha richiamato la mia attenzione e che avrei voluto verificare in un colloquio-intervista al quale ho poi rinunciato. Il presidente dello IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’oriente) ha parlato subito dopo Quagliarello, che ha fatto l'introduzione politica ai “lavori” (!). Ha spiegato cosa è e come nasce l'Istituto da lui presieduto. Nasce dalla fusione di due precedenti istituti di diritto pubblico, di cui il secondo era a me ben noto, avendo anche un museo in via Merualana, a palazzo Brancaccio che io visitavo di tanto in tanto: l'ISMEO, Istituto per il Medio ed Estremo Oriente, dove se ben ricordo si organizzavano anche corsi di lingua cinese, ai quali da studente stavo per iscrivermi. L'odierno IsIAO dipende dal ministero degli Affari Esteri. In passato si era occupato prevalentemente di archeologia, ed in effetti il museo testimonia di questa attività altamente ed oggetivamente scientifica. È chiaro che dipendendo dal Ministero degli Esteri mai il prof. Gnoli avrebbe potuto negare la sala ad un convegno dove avrebbe parlato l'ex ministro degli Esteri Fini e un Umberto Ranieri sottosegretario agli Affari Esteri. Mi è parso di capire che il solo ruolo dell’IsIAO in questa brutta storia sia stato quello di aver concesso una sala il cui uso non poteva essere negato. Ha infine parlato il prof. Gnoli di “opinioni” a confronto, di pluralità di opinioni anche fortemente contrastanti, che erano forse nei suoi desideri, ma che non vi sono per nulla state. L'opinione era una sola, la tesi una soltanto. Per la verità non capisco se il prof. Gnoli si vergognava come studioso di essersi dovuto sottomettere all'iniziativa o se sia stato colto alla sprovvista. Avrei voluto chiederglielo a quattr’occhi, ma poi ho rinunciato per non comprometterlo. Basta in fondo aver ascoltato le cose che ha detto ed aver notato la sua assenza partecipativa nello svolgimento di un convegno che “scientifico” certamente non è stato, malgrado la presenza del trombone d'Oltreoceano Bernard Lewis, il quale non ha saputo dire ne cosa fosse né la democrazia né l’Islam, ma ne ha concluso che l’Islam ha a che fare con il nazismo e che pertanto gli Alleati devono continuare la Seconda Guerra mondiale combattendo la battaglia del Medio Oriente a gloria e sostegno di Israele, creatura partorita da molti padri nel 1948 e sicuro baluardo di civiltà e libertà in quelle terre indebitamente occupate da barbari, anche se esistevano molto prima che Cristoforo Colombo si prendesse la pena di andare a scoprire l’America.

Significativa l'assenza nella sede del Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente un qualsiasi orientalista italiano, tutti bollati da Magdi Allam – stranamente assente – come “collusi” con il terrorismo islamico, quindi “nazisti”, secondo la tesi che si può desumere dal “più grande orientalista di tutti i tempi” Bernard Lewis.

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Parte VI
L'antefatto o meglio il misfatto di Praga

1. La credibilità di Emanuela Prister. Non sapevo nulla del precente praghese del convegno romano se per l'appunto non ne avessi sentito parlare in queste due giornate quasi come un evento mitico di cui ci si doveva dimenticare di averlo perso. Ho voluto documentarmi, andando a cercare alla voce Praga nello stesso ricco archivio di «Informazione Corretta». Trovo un solo articolo redazionale di Emanuela Prister che riporto per intero, facendone seguire un commento sintetico. Quanto a Bush dovrebbe essere chiaro ad ogni persona di normale cultura e capace di autonomia di giudizio che le sue chiacchiere su libertà, diritti umani, ecc., perseguono evidenti scopi di destabilizzazione dei governi e quindi la ricostituzioni di nuovi governi vassalli al servizio della potenza americana. Per i paesi dell’Est, confinanti con la Cecoslovacchia, l'ottima rubrica televisiva Report ha trasmesso un servizio, dove si poteva vedere l'addestramento dei “dissidenti” nell'orchestrazione delle rivoluzioni arancione. Esistono apposite fondazioni in America deputate allo scopo. Nel servizio televisivo si potevano vedere le stesse facce coloro arancio delle piazze nelle stanze degli Uffici Usa. È chiaro il patto scellerato fra governo Usa e dissidenti: tu mi aiuti ad abbattere il governo “tirannico” del tuo paese, ti metto al governo e tu in cambio mi presterari perpetua obbedienza. Là dove non è conveniente o possibile usare le armi, vale la vecchia pratica del tradimento e della corruzione, antica quanto il mondo. Naturalmente tutti siamo d’accordo su parole come libertà, democrazia, giustizia, benessere, ecc. e non vi è governo per quanto tirannico che non prometta queste cose ai suoi popoli. Qui però non si tratta di questo, ma di ben altro. Aspettarsi dallo straniero ciò che i propri governi non sono capaci di concedere è come mettersi nelle mani dell'usurai.
Informazione Corretta Informazione che informa
07.06.2007 Bush a Praga
un commento di Emanuela Prister
Testata: Informazione Corretta
Data: 07 giugno 2007
Pagina: 1
Autore: Emanuela Prister
Titolo: «Bush a Praga»

Non e' una coincidenza che Bush sia stato invitato a parlare a un folto gruppo a Praga tra cui dissidenti, ex-dissidenti adesso uomini liberi, e leader politici a Praga. Tra i dissidenti, c'erano Natan Sharansky e Vaclav Havel e altri nomi poco noti a coloro che leggono certi giornali, come Mamoun Homsi, un parlamentare che nel 2001 s’e’ arrischiato a chiedere al dittatore Assad di incominciare a tutelare i diritti umani in Siria e per questo e’ finito in galera. Un’ altra dissidente li’ presente era Rebiyah Kadeer dalla Cina, i cui due figli sono stati messi in prigione dal governo cinese per punirla per ever contestato la politica di Pechino contro minoranze musulmane in Cina. Vaclav Havel ha conosciuto la prigione e le torture per ridonare la liberta' alla Cecoslovacchia e ha combattuto la tirannia del comunismo da una squallida prigione. Nathan Sharansky e' sopravvissuto alla famigerata prigione Lefortovo e poi in Siberia in un campo di prigionia dove fu imprigionato per aver osato incontrarsi con "occidentali" per perorare la causa dei Refuseniks, gli Ebrei dell' Unione Sovietica che l' Unione Sovietica matrigna non riconosceva come cittadini a pari diritti e perseguitava ma non lasciava che se ne andassero.
Il Presidente Americano non si e’ limitato alle solite frasi di circostanza, ma ha puntato il dito e ha fatto i nomi. Ecco, adesso sappiamo chi siano Alexander Kozulin dalla Bielorussia, Aung San Suu Kyi da Burma, Oscar Elias Biscet da Cuba, Padre Nguyen Van Ly dal Vietnam, e Ayman Nour dall’ Egitto. Questi sono dissidenti messi in carcere come criminali qualunque da regimi dispotici e antidemocratici, e questo perche’ hanno alzato la testa, guardato gli aguzzini negli occhi, e chiesto a viva voce di essere liberi. Eppure mentre languono in qualche trista prigione e soffrono torture chiedendosi dov’e’ l’ occidente, i loro nomi sono sulle labbra dell’ uomo “piu’ potente del mondo”: il leader dell’ unica superpotenza al mondo chiede che siano liberati! Non vane parole, non un incontro infruttuoso. Un momento che solo il feroce sprezzo contro Bush e contro chi ha un insopprimibile spirito di liberta’ potranno rivoltare sulla faccia.
Io credo quello che il Presidente crede e dice e quello che Nathan Sharansky ha scritto nel suo libro “The Case for Democracy”, che vi invito a leggere nella traduzione italiana che e’ gia’ disponibile e sperabilmente reperibile nelle librerie. Io credo che ogni essere umano, a prescindere dai natali sia nato libero e che la sua liberta’ non puo’ essegli negata a lungo. Io credo che coloro che pensano che gli iracheni non siano meritevoli di democrazia e liberta’, che non siano pronti, che non siano maturi abbastanza; coloro che pensano che i musulmani non sono compatibili con la democrazia e la liberta’; coloro che credono che e’ ok che alle donne in paesi non occidentali venga imposto il velo, i matrimoni forzati, la lapidazione, l’ infibulazione “perche’ quelli sono i loro costumi e usanze”, quelli che credono che Ahmadinjad che taglia la lingua ai dissidenti, ammazza i giornalisti e spende in armi nucleari le risorse del suo paese, sia “meno pericoloso di Bush”; quelli che davanti a scene di orrore come le bande di diseredati pelle e ossa che attraversano il deserto per scappare dalle milizie Janjaweed dicono “ognuno ha il governo che si merita”; coloro che accettano senza critiche che il governo Hamas a Gaza minacci le donne presentatrici in TV con il taglio della testa se non saranno vestite in modo appropriato; coloro che giustamente si sono scandalizzati per gli eccessi di Abu Graib, ma non battono ciglio davanti an un vero e proprio manuale della tortura di Al Quaida con tanto di foto illustrative reperito ultimamente in Iraq, “perche’ tanto si sa che le torture sono normali per quelli”; essi sbagliano e sbagliano grosso.
Io credo che sia il nostro dovere di persone libere di portare la liberta’ e spargerla come un seme in un campo. Io credo che per noi singoli cittadini di pochi mezzi e poche risorse ci sia il compito, il dovere preciso di non guardare dall’ altra parte, di non strafregarsene, di anzi richiamare l’ attenzione della classe politica a questo tipo di problemi.
Se Bush e’ dalla parte dei dissidenti, degli iracheni dall’ indice violetto, degli iraniani che leggono “Lolita” a Teheran, e producono film sottobanco che poi passano all’ occidente, e protestano nelle universita’ e dalle prigioni, e se i dissidenti e gli ex-dissidenti riconoscono la sua leadership, da che parte stanno i contestatori, i detrattori, quelli che sono pronti a dare a Bush del “terrorista”, quelli che bruciano le bandiere Americane in piazza, quelli che esultano se un soldato Americano viene ucciso, quelli che vanno a braccetto con i terroristi?
A sentire Emanuele che recita «Io credo…” sembra di stare in una chiesa cattolica la domenica a sentir la messa. L'obiezione sommario che si può qui fare a mo’ di critica è la seguente: “Emanuela, io non credo a quel che tu dici. Gli interessi tuoi e dei tuoi compari di “Informazione Corretta” sono ben altri e e ben li conosciamo. Se credi di poter ingannare qualcuno con la seduzione alcinesca di parole come libertà, diritti, ecc., questi deve essere davvero uno sprovveduto. Se Israele – da cui muovi e nel cui interesse ti muovi – incominciasse a restituire le terre tolte ai palestinesi, se ponesse termine alla secolare violenza e prepotenza, se rinunciasse al suo arsenale atomico, se restituisse alla Germania ed agli popoli le immense ricchezze indebitamente estorte, ecc,, solo allora tu potresti meritare un minimo dittenzione e considerazione». Non è poi filologicamente corretto equiparare gli stati dell'Europa orientale con i popoli del Medio Oriente. È del tutto diversa la loro storia ed ogni analogia è del tutto inammissibile.

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2. Lisistrata a Praga con Bush. – Girando per la rete si trovano sempre gli stessi personaggi. Sorge il forte dubbio se tocca continuare a perder tempo con loro o ignorarli del tutto. È il caso di Lisistrata di cui dire non voglio. Intanto però si può constatare che costituiscono un gruppo, certamente attivo e fornito di mezzi, ma non maggioritario ed in ogni caso mai forte sul piano della logica e degli argomenti. Il loro metodo è la reiterazione senza contradditorio di contenuti propagandistici, che non produrrebbe effetti se non avesse dietro “l'unica superpotenza” rimasta. Ed è proprio questa consapevolezza che spinge l'arroganza a ritener di avere pieno diritto ad impossessarsi del mondo intero o con la guerra diretta oppure facendo ricorso all'impiego di traditori ed utilizzando ampiamente l’arma della corruzione. Ma diamo qui il testo di Lisistrata, apparso o primo o dopo o in contemporanea sul “Foglio” di Giuliano Ferrara e sul sito della stessa Lisistrata, dove chi vuole può leggere una vasta collezione della sua prosa demenziale. A noi qui serve solo la pista di Praga.
Dissidenti di tutto il mondo unitevi, ché l’America sta con voi da IL FOGLIO, 6 giugno 2007

New York. Chiamatemi pure “il presidente dissidente” ha detto George W. Bush pronunciando, a Praga, davanti a una platea di militanti democratici di tutto il mondo, il più potente discorso libertario della sua carriera politica, secondo soltanto al discorso inaugurale del gennaio 2005, quando ricordò a chi lo aveva appena rieletto che la missione storica dell’America è quella di cancellare la tirannia dalla faccia della terra. L’occasione di questo “dissidenti di tutto il mondo unitevi” è stata la Conferenza internazionale su “Democracy & Security” organizzata dall’ex dissidente sovietico Natan Sharansky, autore del libro “The case for democracy” che ha influenzato la politica libertaria di Bush in medio oriente, dall’ex presidente ceco Václav Havel, protagonista della rivoluzione di velluto di Praga, e dall’ex premier spagnolo José Maria Aznar. Tenuta nascosta dai grandi giornali americani ed europei,
[che probabilmente l'hanno considerata per quello che è: mera propaganda a scopo destabilizzante e quindi foriera di nuovo terrorismo ritorsivo]
come qualsiasi iniziativa non bellica della Casa Bianca,
[perché non bellica? La guerra non si fa necessariamente con aerei e cannoni, anche la propaganda e l'uso della dissidenza interna, specialmente se volta a produrre la guerra civile ed il rovesciamento dei governi legittimi, p pure un modo di fare la guerra. Quanto poi alle “bufale” contenute in questo articolo basta leggere un qualsiasi libro sulla politica estera degli Usa, specialmente nei rapporti con l’America Latina. La libertà ed il dirittio proprio si spreca. Anche i giornali più filogovernativi sanno fino a che punto possono abusare della pazienza e dell'intelligenza dei loro lettori.]
questa “Davos dei dissidenti” era attesa da mesi dai magazine e dai blog favorevoli alla dottrina Bush. L’idea dei promotori della Conferenza - ribadita nella dichiarazione finale che sarà approvata oggi - è il cuore stesso della dottrina Bush: esiste un legame diretto tra la promozione della democrazia e il rafforzamento della sicurezza internazionale, malgrado il caos iracheno lasci pensare altrimenti. Havel, Sharansky e Aznar hanno voluto ricordare che la connessione tra i diritti umani e la politica estera è stata fondamentale ai tempi del Processo di Helsinki, che ha posto le basi per la fine della Guerra fredda. E per ricordare quanto sia importante anche oggi - in medio oriente, come in Asia e nell’est europeo - alla Conferenza di Praga hanno invitato i principali dissidenti di questa stagione politica, provenienti da diciassette paesi, dall’Iran, dalla Siria, dalla Cina, dalla Corea del nord. C’era Mamoun Homsi, ex parlamentare siriano arrestato nel 2001 per aver chiesto al governo di rispettare i diritti umani. C’era la cinese Rebiyah Kadeer, i cui figli sono in prigione per la rappresaglia di Pechino nei confronti delle sue attività a favore dei diritti umani. C’erano l’egiziano Saad Eddin Ibrahim, il nordcoreano Cheol Hwan Kang, l’iracheno Kanan Makiya, tutta gente che Bush ha ricevuto in questi anni alla Casa Bianca, mentre le cancellerie europee chiudevano un occhio e, soprattutto, non muovevano un dito. “Ci sono molti altri dissidenti che non hanno potuto raggiungerci - ha detto Bush - perché sono stati ingiustamente incarcerati o tenuti agli arresti domiciliari. Ma io non vedo l’ora che a una conferenza di questo tipo possano partecipare il bielorusso Alexander Kozulin, la birmana Aung San Suu Kyi, il cubano Oscar Elias Biscet, il vietnamita Padre Nguyen Van Ly e l’egiziano Ayman Nour. Chiedo per loro l’immediata e incondizionata scarcerazione”. Bush ha detto, come fece Ronald Reagan negli anni Ottanta, che “agli occhi dell’America i dissidenti di oggi sono i leader democratici di domani” e ha ricordato tutte le iniziative di aiuto, naturalmente ignorate dai giornali, a loro sostegno (l’ultima è un fondo per i difensori dei diritti umani).

I passi indietro di Putin Bush ha ricordato la battaglia di idee combattuta da Ronald Reagan, da Margaret Thatcher e da Giovanni Paolo II contro l’ideologia totalitaria comunista e quanto fu decisiva, come ricorda sempre Sharansky, per il morale e il coraggio di dissidenti come Sakharov, Walesa, Havel: “Da questa esperienza è emersa una lezione chiara: la libertà può essere ostacolata e ritardata, ma non può essere negata” e, quindi, “chi vive in una dittatura ha bisogno di sapere che non li abbiamo dimenticati. Il mio messaggio anzi è questo: non scuseremo mai i vostri oppressori e sosterremo sempre la vostra libertà”. Bush ha ricordato i successi della transizione democratica in tutto il mondo, denunciando anche i passi indietro compiuti soprattutto dalla Russia e i molti ancora da compiere da parte della Cina, dell’Egitto, dell’Arabia Saudita e del Pakistan (“fa parte dell’avere buone relazioni anche l’abilità di parlare apertamente delle cose su cui non si è d’accordo”). L’attacco dell’11 settembre, ha detto Bush, è la sfida di chi “minaccia la gente libera di tutto il mondo” con l’ambizione di “costruire un impero totalitario in tutte le terre islamiche e in parte dell’Europa”. Contro costoro, “l’America e i suoi alleati devono stare all’attacco con l’esercito e l’intelligence”. Ma questo “è più di un conflitto militare, è una battaglia ideologica tra due differenti idee dell’umanità”. In questa battaglia, ha concluso Bush, “le armi più potenti non sono le pallottole o le bombe, è l’appeal universale della libertà”, ma “espandere la libertà è più di un imperativo morale, è l’unico modo realistico di proteggere i nostri popoli”.
Ci limiatamo a ricavare alcune informazioni senza sviluppare il commento testuale. Pare di capire che l'iniziativa di Praga non ha ottenuto particolare attenzione dalla stampa internazionale. Evidentemente non è stata ritenuta credibile ed risultato chiaro il senso strumentale in assenza di un diretto intervento militare.

*
Riprendo a giorni di distanza, digerito l'evento, la mia riflessione su una manifestazione che posso dire di aver seguito nel suo momento pubblico più di ogni altro, compreso i giornalisti che ne hanno scritto e ne scrivono. Ebbene, la riflessione fondamentale è la seguente. Considero assurdo, scriteriato altamente ipocrita e truffaldino il progetto parabellico dei nostri dissidenti al soldo di Bush. E spiego perché. La democrazia è cosa altamente problematica e piena di crepe. Proprio noi che ne siamo i beneficiari ne dovremmo sapere e ne sappiamo qualcosa: il condizionale si riferisce ai chierici di di ideologia campano e l'indicativo riguarda invece il popolo, ossia tutti noi cittadini che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle le perfezioni e le delizie della cosiddetta democrazia. “E che?” – si chiederanno i miei avversari “dove vuole andare questo? E’ un nazifasci di ritorno?”. E no! mie candide anime, immacolate come le bianche colombe della pace. Il genio di un popolo ha il sacrosanto diritto di ricercare quelle istituzioni e forme politiche che più sono adatte ai suoi bisogni mutevoli nel tempo e nello spazio. Questo vale innanzitutto per noi che viviamo in forme politiche sclerotizzate ed ingessate dalla sconfitta bellica del 1945, dove vi è chi ama parlare di liberazione mentre a lume di buon senso si deve parlare di disfatta bellica con tutte le conseguenze che sempre nella storia vi sono stati. Abbiamo il pieno diritto di risollevarci e di ricercare le forme politiche che possano ridarci la dignità, il peso, la soggettività politica andata persa. Se riconosciamo questo diritto a noi stessi, che dobbiamo profondamente rivedere la condizione reale dei nostri diritti come cittadini, a maggior ragione dobbiamo riconoscere lo stesso diritto ad altri popoli, che nella ricerca della forma politica perfetta possono giungere a soluzioni diverse e migliori della nostra. Se le nostre istituzioni, pur sgangherate, possono riuscire da modello per loro, è cosa che essi debbono poter scegliere liberamente. Se le nostre istituzioni debbono essere loro imposte con la forza possiamo esser certi che saranno di gran lunga peggiori di quelle che già sperimentiamo sulla nostra pelle e diventeranno strumenti di tirannia. Non potrà compiersi maggior beffa nel nome della democrazia, della libertà, dei diritti umani.


Nel corso del convegno romano il leader spagnolo Aznar ha annunciato dopo Praga e Roma un terzo appuntamento dello stesso genere a Madrid. Non vi è dubbio che egli disponga di tutti i mezzi per organizzarlo. Naturalmente non crediamo una sola parola di quanto ha detto in ordine a civiltà, Occidente, libertà e simili concetti quanto mai fumosi ed ingannevoli nella sua bocca. È però utile capire le nuove forme della guerra ideologica in atto, i suoi uomini ed i suoi momenti organizzativi. Gli analisti, quelli veri, non fanno alcun mistero del fatto che fallita per il momento ogni ipotesi di attacco militare diretto all’Iran o ad altri paesi mediorientali, tocca ripiegare sulla carta della destabilizzazione degli Stati con impiego delle loro dissidenze interne. La riunione di Praga con la qualificante presenza dello stesso Bush e quella successiva di Roma, dove per fortuna Bush non si è fatto vedere, hanno questo chiaro senso strategico. Il resto è chiacchiera destinato ai gonzi disposti a crederci. La riunione di Roma è giunta per me inaspettata e solo grazie al fatto che si è svolta nella città dove abito ed in luoghi pubblicamente accessibili ho potuto seguirne i lavori. Parto da qui per una ricerca retrospettiva su Praga e una anticipatrice su quella annunciata a Madrid. Al tempo stesso tutti i soggetti indicati, ossia gli Eroi della Libertà, diventano essi stessi oggetti di studio e di monitoriaggio in questa stessa pagina web. Per adesso in questo paragrafo inizio con uno studio del personaggio Aznar, di cui prima non avevo modo di occuparmi particolarmente.


Riprendo dopo parecchio tempo l’aggiornamento di questo post. Non avevo perso memoria del “convegno” organizzato da madonna Fiammetta. Dopo quella data madonna Fiammetta ce la siamo trova in parlamento. Essendo presenti al convegno sia Fini sia Cicchitto non è difficile immaginare come sia maturata quella candidatura. In questi giorni, mentre tanto si parla di elezioni in Iran, mi è spesso tornato in mente il ricordo di quel convegno con le “staordinarioe vite” dei dissidenti, che già allora io non esitai a classificare come traditori delle loro patrie ed agenti prezzolati dal nemico delle loro patrie. Benintesi, il dissenso interno, fatto con lealtà ed amor di patria, è cosa perfettamente lecita, ma un dissenso diretto dall’estero e pagato dal nemico della propria patria e del proprio governo non può che ricevere l’antico nome di “tradimento”. Perfino Obama ha riconosciuto nel suo discorso del Cairo che nel 1953 la CIA rovesciò in Iran il governo democratico di Mossaqued. Gli iraniani poterono liberarsi del regime dello scia, imposto dalla CIA, solo con la rivoluzione del 1979. Ma appena tre anni dopo sempre gli USA e la CIA scatenarono contro l’Iran il loro alleato Saddam Hussein, cui diedero il benservito nella prima guerra del golfo. Devo alla recente lettura di Robert Fisk la comprensione di un fatto che mi era rimasto oscuro e su cui non avevo approfondito. Perché Bush padre non si liberò allora di Saddam e lo lasciò al potere fino al 2003? Riassumo quanto appreso dalla lettura di Fisk. Conclusa la guerra con la rapida sconfitta di Saddam, vi fu da parte della CIA ovvero da una stazione radio controllata dalla CIA un appello alla insurrezione interna contro il governo di Saddam. L’appello all’insurrezione fu prontamente accolto e messo in opera sia dagli sciiti iracheni che dai curdi, che diedero inizio alla ribellione. Saddam lasciò subito con le sue migliori truppe il fronte del Kwait e si dedicò alla repressione della ribellione interna: sterminò sia gli sciiti che i curdi. Quale la spiegazione del “tradimento” (così Fisk ) dell’America dopo aver incitato gli insorti alla ribellione? Dicono che l’Iraq sia uno stato creato del tutto artificialmente dal dominio coloniale inglese. In realtà sono tre entità geopolitiche diverse tenute insieme solo da un potere forte e feroce come quello di Saddam o dagli interessi geopolitici del momento. La CIA ovvero gli strateghi americano valutarono subito che gli sciiti sarebbero automaticamente diventati amici e alleati dell’Iran, il cui regime indipendente (da USAe Israele) si tenta ancora oggi con ogni mezzo di rovesciare. Quanto ai curdi si sarebbe subito creato un problema all’alleato turco, che aveva un suo problema curdo: il Curdistan che aspira a diventare nazione e stato indipendente è diviso per metà fra Turchia e Iraq. Dunque, per questa ragioni strategico-geopolitiche i Liberatori per antonomasia, i Redentori cristiani lasciarono massacrare da Saddam quegli iracheni che istigarono alla ribellione: da qui il tradimento e il perenne “odio” di quelle popolazioni, che ancora conservano nelle loro carni il ricordo di quel tradimento. Veniamo all’oggi. Niente di più semplice che approfittare dell’occasione di una tornata elettorale per fomentare la sedizione interna in Iran. In rivoluzioni colorate i nostri amici, i nostri alleati ai quali papa Silvio è andato a offrire un maggior numero di nostri soldati in Afghanistan – ahimé, auguriamoci di cuore che non si ripeta una nuova Nassirya afghana –, questi nostri alleati sono gran maestri nell’arte dei colpi di stato, della sedizione interna, degli attentati che restano senza firma. In Iran, se avessero voluto, non avrebbero fatto nessuna elezione. Il ceto dirigente emerso dalla rivoluzione del 1979 avrebbe ben potuto perpetuare se stesso senza dover scimmiotare i formalismi dello stato di diritto europeo, emerso dalla rivoluzione francese ed ormai un pezzo da museo, più un apparato ideologico utile per mascherare l’esercizio effettivo del potere, che non una democrazia sostanziale. Della parola democrazia tutti si riempiono la bocca, quanto poi a dire cosa essa sia e in cosa si sostanzi è cosa affatto diversa. Di fatto la democrazia si riduce a formalismi e procedure che però vengono violate in tutti i modi o disattese quando fa comodo e torna utile. Per non rendersi conto di questo si deve proprio essere assai ingenui, per non dire idioti.

Io credo che via via che il tempo passerà potremo leggere notizie sulle manovre occulte che si nascondono dietro i disordini iraniani. Non mi stupisce se il giovane che ho visto al convegno di madonna Fiammetta si sia attivato o sia stato attivato per l’occasione. Tocca attendere e aspettare le notizie, ma sulla scorta delle cose passate, ormai note, si puà guardare con ragionevole scetticismo a ciò che i nostri Pagliara pretendono di farci bere.





(segue)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Condivido le tue lucide posizioni. Và, e facci sapere. Grazie. Saverio

Andrea Holzer ha detto...

Gentile Dottor Caracciolo,

Non intenzione di entrare nel merito delle sue peraltro rispettabili opinioni politiche, ma mi permetta di ravvisare un pizzico di prevenzione (poco sinistroide) in questo post che lei ha pubblicato dopo aver ricevuto la mia pornta e cordiale risposta alla sua mail, che mi permetto di riportare. Alla luce di come noi "compagni di merenda" le abbiamo risposto, ammetterà che la sua scommessa sulla presunta antidemocraticità dei partecipanti al convegno, sembra persa in partenza...

Cordiali Saluti

Andrea Loquenzi Holzer

Fondazione Magna Carta


Dalla locandina non mi è chiaro se è ammessa la presenza del pubblico nella prima parte del convegno, cioè alla Conferenza Stampa delle 10.30.
Non sono un giornalista, ma sarei interessato ad ascoltare ciò che viene detto.

Se questa parte del convegno è riservata ai soli giornalisti, Desiderei un'autorizzazione a poter ascoltare con formale impegno da parte mia a non intervenire in nessun modo nelle domande o nel dibattito.

Non trovo un telefono, prego di una risposta tempestiva.
Non vorrei trovarmi alle 10.30 alla Camera di Commercio e non poter accedere alla Sala del Consiglio.

Grazie!
Antonio Caracciolo
Università di Roma La sapienza

Gentile Sig. Caracciolo,

Non si preoccupi, lei è il benvenuto anche per la conferenza stampa con i giornalisti, potrà anche fare delle domande qualora lo riterrà opportuno,

Cordiali Saluti

Andrea Loquenzi Holzer

Fondazione Magna Carta

-----Messaggio originale-----
Da: Antonio Caracciolo [mailto:antonio.caracciolo@uniroma1.it]
Inviato: giovedì 6 dicembre 2007 13.28
A: segreteria@ffdiw.org
Oggetto: Via de Burrò, 147 - convegno Islam

Antonio Caracciolo ha detto...

Egregio Signor Holzer

La ringrazio dell’invito. Verrò e sarò compostissimo. Le mie conclusioni sono riservate ai lettori del blog Civium Libertas e degli iscritti all'omonimo Gruppo moderato di discussione "Civium Libertas", che mi hanno già delegato a venire per ascoltare e poi riferire ciò che ne penso.

Mi fa piacere che lei abbia letto il mio post: segno che il blog "Civium Libertas" acquista una sempre maggiore visibilità.

Quanto al merito della sua obiezione non ho altro da fare che invitarla, se ne ha la pazienza e la bontà, a rileggere il mio testo con attenzione: se capirà quelle stesse cose che io ho inteso scrivere vedrà che la sua obiezione “non ci azzecca". Quanto poi alla democraticità/antidemocraticità mi lasci aggiungere che da modesto docente di filosofia del diritto sono ormai abbastanza allenato a distinguere la retorica dalla sostanza.

La ringrazio nuovamente per la ospitalità e torno ad assicurarle la mia assoluta compostezza durante i lavori del convegno.

Antonio Caracciolo
Professore aggregato di Filosofia del Diritto
presso il Dipartimento di Teoria dello Stato
dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza

Petronio ha detto...

Una considerazione meno polemica di quanto possa sembrare.
Come fa a definire "peloso" un convegno al quale non ha ancora partecipato?
Un atteggiamento del genere può essere definito "pregiudizio" ?
Possiamo aspettarci un resoconto obiettivo da parte sua con tali premesse?

Grazie

Antonio Caracciolo ha detto...

Caro Petronio,

crede di avermi posto una domanda difficile? Mi invita a nozze! Solo che è tardi e stavo per andare a dormire per poi alzarmi relativamente presto per non perdere nulla dei due giorni di convegno. Proverò a riassumere il discorso.

Lei dice "resoconto obiettivo"? Proprio Lei Petronio vuole proprio da me un "resoconto obiettivo”? Ma lei non si aspetta una cosa del genere da un Battista, una Nirenstein, un Pezzana? Non è da loro che normalmente attinge i suoi "resoconti obiettivi" che rivolti non a lei, ma a me diventano invece "mistificazioni"?

Inoltre, io non faccio il giornalista a pagamento (come Battista, Rocca, Momigliano, per indicare nomi qui abituali) e non devo rendere a nessuno un simile servizio. Questo significa che non sono obiettivo? Tutt’altro! Ciò che devo soddisfare è un mio bisogno di verità. Beninteso, una verità che può non essere la sua. Ma questo è un problema che riguarda lei, non me. Se vuole la verità, se la cerchi! Costa fatica. Glielo assicuro.

Lei dice come faccio io a trarre conclusioni da un convegno al quale non ha ancora partecipato? Ma allora, caro Petronio, lei non ha letto quello che ho scritto, o per lo meno non ha letto TUTTO quello che ho scritto e per il quale ho impiegato un tempo che sarebbe stato saggio utilizzare diversamente.

Se avesse letto per intero quello che ho scritto, avrebbe trovato una citazione evangelica: dato l’albero, si possono già conoscere i frutti. L’albero sono già i titoli delle relazioni che contengono le tesi che vogliono illustrare, cioè una tesi che si puà già criticare dal titolo.

Inoltre vi sono i nomi degli oratori, di cui un buon numero mi è già noto per gli scritti e le posizioni espresse. Inoltre, vi è il contesto internazionale in cui il convegno si colloca. Insomma, gli elementi di giudizio preliminari sono già numerosi.

Ah, forse vuol sapere perché "peloso”? Ha studiato a scuola il Manzoni? Si ricorda dove si parla di “carità pelosa” per indicare tutte le situazioni di ipocrita altruismo? Capisce perché dico convegno "peloso”? Ha lei poi il recente articolo di Robert Kagan, da me pure pubblicato, dove il cinico analista parla della strategia del sostegno ai dissidenti interni all’Iran come forma di destabilizzazione non potendo ormai più usare l'opzione militare? Se non lo ha fatto, le consiglio almeno questa lettura.

Perché poi non fa la stessa critica che ha fatto a me anche al giornalista Pierluigi Battista che ha scritto il suo "pezzo" sul convegno giorni prima del convegno? Anche lui ha dato un giudizio positivo e interessati, anzi di parte sul convegno: le posso anticipare sulla base di un'esperienza collaudata che probabilmente (non certamente) Battista non si farà vedere al convegno, cosa che i giornalisti che scrivono il pezzo sui convegni fanno spesso. A lui non dice niente ed a me si. Io almeno ci vado e sarò diligentissimo, sacrificando due giornate del mio lavoro che nessuno compenserà. Allora anche lei è prevenuto!

E allora perché ci vado? Intanto per vedere direttamente in faccia persone che per iscritto ho lungamente criticato. Poi per ricavare ulteriori elementi di giudizio a quello che già ho potuto formarmi sulla base di dati "obiettivi” già disponibile e che le ho sopra elencati.

Infine, stia tranquillo! Se ciò che ascolterò, dovesse ribaltare completamente il giudizio che giàmi sono formato, non sarò così ostinato da non voler assumere i nuovi dati e rivedere radicalmente le mie analisi ed i miei giudizi. Non ho preconcetti, pregiudiziali o posizioni precostituite. Non devo rendere conto a nessuno e sono una "spirito libero”, ma è lei un ingenuo se crede che non si possano prevedere certe. Forse non ha pratica di convegni. Se non violo la sua privacy, quanti anni ha? 14? 18? Le statistiche dicono che il popolo della rete è formato da persone molto giovani e prive di esperienza. Io ormai di anni ne ho 57. Tanti, troppi. È tardi. Non ho il tempo di rileggere e correggere probabili refusi.

Buona notte!