mercoledì 3 ottobre 2007

Osservatorio sulle reazioni e sugli sviluppi successivi all'edizione del libro di Mearsheimer e Walt, ”La Israel Lobby e la politica estera americana"

Versione 3.1
(status: 14.6.08)

Sommario: Premessa. – 1. Faziosità e informazione su il “Il Velino” a firma Giulio Meotti. – 2. Nuove da Christian Rocca. – 3. Ma dove sta il semplicismo e la superficialità?. – 4. La lobby mediatica esce allo scoperto: quelli del “Giornale”. – 5. Rassegna della stampa estera: in lingua tedesca. – 6. Rassegna della stampa estera: in lingua francese. – 7. Non lo smontano. – 8. Le incredibili falsità di Abraham H. Foxman, capo dell’ADL. – 9. Una lobby da ridere. – 10. La tattica minimizzatrice. – 11. “Pagine di Difesa” da Montanari, da Diaconale e dalla senatrice del Tempio. – 12. Echi del libro nella Blogsfera. – 13. La lobby filoisraeliana agli inizi di novembre. – 14. Esiste per Viad una lobby ebraica?. – 15. Il Velino da Meotti a Capezzone: faziosità ed ignoranza permangono. – 16. Giuda l’Isterico descritto da Blondet. –


0. Premessa. – Raccolgo qui le notizie che trovo sulla reazione conseguente all’uscita del libro di John J. Mearsheimer e Sthephen M. Walt, La Israel lobby e la politica estera americana, uscito il 28 settembre anche in traduzione italiana. Ma il libro esce contemporaneamente in traduzione tedesca e francese e ne annunciata da Marc Perelman la traduzione addirittura in lingua araba, oltre che in olandese, danese, spagnolo e catalano. Mi sembra un fatto sorprendente e non saprei dire se è cosa abituale. Cercherò pertanto di seguire anche la rassegna estera, anche se la maggiore analiticità sarà data a quella in lingua italiana, per ora piuttosto scarsa e gracile.
Direi che l’accoglienza riservata al libro sarà o non sarà un’ulteriore conferma sulla esistenza anche in Italia di quella lobby che i due autori portano all'attenzione di un più vasto pubblico. Non mi propongo di commentare o confutare i testi dei links che trovo, ma soltanto di raccoglierli tutti in italiano o in altre lingue e soprattutto di seguire lo sviluppo degli eventi. Darò sempre il link e riporterò per esteso le parti più interessanti del testo, a prescindere da ogni valutazione critica. Miei occasionali commenti saranno evidenziati in corsivo. In fondo, un risultato utile ed indiretto del libro sarà quello di far uscire allo scoperto la Israel lobby made in Italy. Non varrebbe la pena prendersela troppo con le reazioni isteriche che già si possono leggere, a meno che la loro forza di provocazione non sia irresistibile.

Antonio Caracciolo

1. Faziosità e disinformazione sul Velino a firma Giulio Meotti. L’articolo non dice proprio nulla e non contiene nessuna informazione oggettiva se non gratuite valutazioni del suo autore, che non sembra neppure aver letto il libro. È da chiedersi fondatamente se autore e testata dell’articolo non rientrino in quelle categorie descritte dai due autori americani. Per saperlo occorre esaminare i contenuti e le posizioni della testata su argomenti collegati. Mi sembra di aver notato nella testa altre uscite in sintonia con la posizione espressa dal suo autore. Ho avuto un battibecco epistolare con la redazione. Non vale la pena di perdere altro tempo con costoro. - Quando ho scritto questa breve nota su di un articolo che ho giudicato di valore nullo non savevo chi fosse Giulio Meotti, pensavo una di quelle tante persone che parlano di libri che neppure hanno letto. Scopro adesso che è un'abituale frequentazione dei Corretti Informatori, in pratica la stessa Israel lobby, mobilitata al di qua e al di là dell'Atlantico per boicottare quanto più possibile la diffusione del libro dei due politologi americani. I conti tornano ed il cerchio si chiude: si trovano sempre gli stessi soggetti. Resta da indagare su cosa sia in realtà “Il Velino” e su cosa e chi ci stia dietro. Ogni cosa a suo tempo.

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2. Nuove da Christian Rocca. 14 settembre 2007. Non è difficile capire dove batte il cuore di Christian Rocca, che fa dall’America il corrispondente per il “Foglio”, ma almeno offre notizie a differenza de il “Velino” che non dice proprio nulla, salvo far capire le simpatie del suo articolista. Riporto integralmente:
New York. 14 settembre 2007. Il libro “The Israel Lobby” di Stephen Walt e John Mearsheimer, a giorni in uscita in Italia nientemeno che per la Mondadori di Silvio Berlusconi, continua a creare imbarazzo nei circoli culturali e politici americani, fino a sfiorare la campagna elettorale di Barack Obama.

La tesi del saggio, anticipata sul “Foglio” il primo settembre [vedi mia recensione critica dell’articolo stesso], è che in America esiste un potente gruppo di persone di destra e di sinistra che guida la politica estera di Washington per conto dello stato ebraico. I due accademici, di solida scuola realista, suggeriscono che per l’interesse nazionale americano sarebbe meglio abbandonare Israele al suo destino, anche perché – aggiungono – è proprio il sostegno allo stato ebraico il motivo per cui Bin Laden e il fondamentalismo islamico odiano gli Stati Uniti. La teoria dei due professori di Harvard e di Chicago ha scatenato l’entusiasmo dell’ex capo del Ku Klux Klan, dei Fratelli musulmani, del radicalismo di sinistra e di tutta la galassia antisemita mondiale, compresa quella italiana [Se Rocca si riferisce a me o altri di mia conoscenza gli mando a dire che è un volgare calunniatore. Dovrebbe trarre maggior profitto dal libro che ha pur letto e dove si spiega che l’arma del tacciar di antisemitismo i critici è ormai spuntata e ritorna alla stessa Lobby che l'ha coniata ed è la prima a sapere della sua totale falsità ed infondatezza]. I grandi giornali liberal hanno preso le distanze, le comunità ebraiche si sono mobilitate, i politici si guardano bene dal prenderlo in considerazione. I due autori spiegano di non essere antisemiti [autocertificazione che pare non riesca sufficiente agli accusatori semitici] e lamentano un clima da caccia alle streghe, ma la loro campagna di relazioni pubbliche non è facilitata dalla decisione di uno dei due, Mearsheimer, di partecipare il 12 ottobre a una manifestazione in favore di Norman Finkelstein [come a dire che non ci doveva andare secondo quanto insinua l'articolista], il professore ebreo licenziato dall’Università De Paul per le sue posizioni antisemite, negazioniste e filo Hezbollah [e chi lo dice questo? Rocca?].

Il licenziamento di Finkelstein è arrivato dopo una lunga [e infame] campagna pubblica condotta dal guru del diritto penale di Harvard, Alan Dershowitz. Ora l’avvocato liberal [si fa per dire], sostenitore di Hillary Clinton, ha cominciato un’altra battaglia, non solo contro i due autori di “The Israel Lobby”, ma anche contro i sostenitori della loro tesi. [Nessuna sfumatura critica del nostro Rocca: due pesi due misure. Mah!] E qui la vicenda si intreccia con Obama e la gara con Hillary per la candidatura alla Casa Bianca. Mercoledì sera, Obama ha tenuto un annunciato discorso di politica estera in una cittadina dell’Iowa che tra tutte le cittadine dell’Iowa possibili si chiama proprio Clinton, come la sua avversaria. Obama ha elaborato le sue proposte di disimpegno dall’Iraq e, per dare sostanza e peso alle sue idee, si è fatto introdurre dal suo nuovo consulente di politica estera, l’ex consigliere della Sicurezza nazionale di Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski. Anticomunista democratico, Brzezinski non è mai stato amato dalla “lobby israeliana” d’America, così come Carter [Come hanno ben spiegato i due autori del libro incriminato]. Un giudizio ora confermato dal suo più recente articolo, pubblicato da Foreign Policy, in difesa dei due professori di “The Israel Lobby”. Brzezinski ha girato intorno alla tesi del libro [Oh Rocca Rocca! Quanto è difficile l'onesto lavoro di giornalista. Ma se vuoi lavorare per il Foglio e I. C., il pane te lo devi pur guadagnare. Ti capisco.], quasi evitando di esprimere la sua opinione, ma ha scritto che Walt e Mearsheimer sono vittime di un nuovo “maccartismo”, quando invece “hanno reso un servizio pubblico iniziando il necessario dibattito nazionale sul ruolo della lobby israeliana nella formazione della politica estera americana”. Brzezinski ha offerto al libro l’unica recensione presentabile, e Mearsheimer l’ha ringraziato per “la difesa incisiva”.

Alan Dershowitz non si è lasciato sfuggire l’occasione, chiedendo apertamente ad Obama di licenziare Brzezinski [Metodi puntualmente descritti nel libro a dimostrazione delle tecniche abitualmente praticate dalla Lobby]. Il quartier generale del senatore dell’Illinois s’è subito mobilitato, perché Obama aveva faticato non poco a conquistare una tiepida fiducia delle comunità ebraiche [Assolutamente essenziale, come appunto ben si spiega nel libro]. I portavoce si sono affrettati a dire che Obama giudica le tesi del libro “just wrong” e che “l’idea che i sostenitori di Israele abbiano in qualche modo distorto la politica estera americana o che siano responsabili della débâcle in Iraq è proprio sbagliata”. E hanno ribadito che “le posizioni di Obama sugli affari mediorientali, come quelle dei suoi principali rivali, seguono la tradizione politica americana e sono decisamente favorevoli alle energiche politiche di sicurezza adottate da Israele”. La netta presa di distanza dal libro e da chi lo sostiene, però a Dershowitz non è bastata e non basterà fintanto che Brzezinski resterà al suo posto [Superiore eticità dell’ebraismo!]. Gli uomini di Obama, avvertendo una certa agitazione tra le comunità ebraiche, hanno ricordato che tra i consiglieri c’è anche Dennis Ross, l’ex inviato di Bill Clinton in medio oriente, e hanno reso pubbliche le dichiarazioni di sostenitori di Obama notoriamente vicini a Israele. Qualche giorno fa, però, si sono dovuti difendere anche da una cosa capitata sul sito web del candidato, dove è apparsa una pubblicità di “The Israel Lobby”, repentinamente rimossa. Dershowitz non molla [Eccolo il campione verso cui il testo tenta di convogliare le nostre simpatie!]. E ora una portavoce di Obama ha lasciato intendere che dietro le accuse a Brzezinski ci sia lo zampino di Hillary.

Christian Rocca
http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/BrzezinskiPoint.html »


Quanto sta succedendo ai due autori conferma direttamente sulla loro pelle le tesi descritte nel loro libro, svelando ad un pubblico più vasto verità altrimenti difficili da attingere. Questo l'articolista del Foglio, Christian Rocca, amato dalla corrispondente Israel lobby di stanza in Italia, non sembra capirlo, o meglio non lo vuol capire e far capire. Come un uccello del malaugurio aspetta l’ora di poter dare la notizia della definitiva messa fuori gioco del due coraggiosi scrittori. E’ per noi tempo di riappropriarci dell’informazione, non “corretta” alla torinese ma “sapiente” e “criticamente vagliata”, affidandoci alla Fama, oggi Internet, divinità precristiana che viaggiava fra la gente di bocca in bocca in un'epoca in cui non esistevano i giornali cartacei.

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3. Ma dove sta il semplicismo e la superficialità? Assolutamente carente di argomenti l’esorcismo-recensione (apparso su Il Sole 24 ore) che non a caso è raccolto nel sito dell’Unione della Comunità Ebraiche d'Italia, l’equivalente di analoghe e forse più potenti organizzazioni americane. I due autore americani sostengono e documentano in 442 pagine tesi perfettamente plausibili. L’articolista, la cui biografia o profilo pubblico sarebbe interessante conoscere, dice semplicemente: non mi piace, non ci sto e taccia di semplicismo un lavoro faticoso che si articola in oltre 400 pagine. Sfiora l'accusa di antisemitismo ai due non graditi autori. Attribuisce loro banali motivi di ricerca del successo e della notorietà, quando hanno tutto da temere per aver detto delle verità. Il prossimo 12 ottobre vi sarà in America una manifestazione di solidarietà per Norman G. Finkelstein che per aver scritto un analogo coraggioso libro di denuncia, «L’industria dell'Olocausto», è stato privato del suo insegnamento, ad opera di un mastino, autentica espressione della lobby di cui si parla. Anche le pietre sanno che chi cerca il successo, in America e non solo in America, deve innanzitutto accattivarsi i favori della lobby, non mettersela contro.

Quindi la notazione del successo e della ricerca di notorietà è del tutto gratuita, se non disonesta ed in malafede. “Amicus Plato sed magis amica veritas”. Ma Israele che vorrebbe la normalità del suo essere stato grazie a chi e come è nato nel 1948? Ed a spese di chi? E grazie a chi e con i mezzi da chi forniti si è mantenuto fino ad oggi? Il libro di Mearshemer e Walt non è comunque un libro di storia della fondazione dello stato di Israele nel 1948, e quindi poco vale invocare l'autorità di uno storico di parte al quale se ne possono opporre altri dieci, ma è un libro sull'esistenza o non esistenza di una specifica lobby che si articola in note e potentissime organizzazioni: AIPAC, CAMERA ADL ed una miriade di infinite altre di cui è perfino difficile tenere il censimento. Che queste esistano e facciano qualcosa di diverso dall'organizzaione delle partite di canasta o di gioco con le bocce è cosa incontrovertibile. Era cosa già ampiamente nota ed è un pregio del libro proprio il fatto che non presenti delle novità, ma evidenzi ed organizzi in modo ordinato e con facile ed avvicente lettura (ma non per Bussi) dati aggiornati fino agli ultimi mesi di quest'anno. Il fatto che il libro sia stato osteggiato e continui ad essere osteggiata (anche da Giulio Busi) è una prova ulteriore della sua verità L’articolista parla di voltastomaco. Forse si riferisce al libro dei due autori americani. Se questo è un modo di esprimersi, allora gli si può rispondere per le rime facendo un poco di filologia adatta agli stomaci platonici. Il nostro Busi cita e commenta così:
Proviamo con un’altra metafora [= Busi]: «La mancanza di un dibattito pubblico sul ruolo d’Israele...è come il proverbiale elefante nella stanza: tutti lo vedono ma nessuno ne parla» [= giornalista Kinsley]. [E quindi di nuovo prosegue Busi che commenta Kinsley fatto passare per Mearmsheimr/Walt:] Mearsheimer e Walt hanno finalmente deciso di rompere il tabù e di chiamare le cose col loro nome, sfidando l’accusa di antisemitismo che, come un anatema, colpirebbe chiunque osi fare apprezzamenti sull’israelo-elefante. Il bottino della caccia grossa è apprezzabile: fama internazionale [salvo essere impallinati per tempo dal noto impallinatore Derhowitz, sopra citato, in servizio permanente effettivo] per gli autori - seppur contrastata da punzecchiature - e poi un servizio alla democrazia. Questo è infatti lo scopo dichiarato dell'opera, e cioè distinguere gli interessi degli Stati Uniti da quelli del loro ingombrante alleato, ridando a ciascuno il ruolo che gli compete: «È giunto il momento di trattare Israele come un Paese normale».
Il brano è una citazione di una citazione fatta dai due autori americani. L'esatto contesto in cui si trova però la citazione è la seguente e si trova a p. 283 dell'edizione italiana:
La connessione fra Israele e la guerra in Iraq era diffusamente riconosciuta prima che cominciassero i combattimenti. Nell'autunno del 2002, quando la prospettiva di un'invasione americana cominciava a dominare le prime pagine dei giornali, il giornalista Michael Kinsley scrisse che “la mancanza di un dibattito pubblico sul ruolo di Israele… è come il proverbiale elefante nella stanza: tutti lo vedono, ma nessuno ne parla”.
Il proprietario dell’elefante è dunque il giornalista Michael Kinsley, non i due autori, cui il debole di stomaco Busi sembra attribuire la proprietà e la sua lucrosa vendita con corrispettivo di grande successo. Ma per il debole stomaco platonico di Giulio Busi è più adatta questa citazione autentica dei due autore americani, in cerca di successo forse ma non più di quanto il nostro Busi non ne abbia senza rischi all'interno e non all'esterno della Lobby, quale si può leggere a p. 287:
A seguito dell'invasione, con la scoperta che l’Iraq non era in alcun modo dotato di armi di distruzione di massa, l’Intellegence Committee del Senato degli Stati Uniti e la Knesset israeliana hanno rivelato in rapporti separati che gran parte dei documenti di intelligence che Israele aveva passato all’amministrazione Bush erano falsi. Ma, per usare le parole di un ex generale israeliano, «i servizi segreti israeliani sono stati partner a pieno titolo di quelli statunitensi e britannici nella costruzione del quadro degli armamenti non convenzionali dellIraq».
A onor del Vero e a dimostrazione dell'onestà intellettuale dei due autori americani nonché dell’infondatezza di ogni accusa di antisemitismo, che Bussi riecheggia ambiguamente e subdolamente, senza dire esplicitamente se anche per lui (= Bussi e la sua Comunità) i due sono o non sono antisemiti, Mearsheimer e Walt scrivono a p. 296-97 dell'edizione italiana:
…Sarebbe perciò un madornale errore attribuire la responsabilità della guerra all’«influenza ebraica» o «accusare gli ebrei» della guerra. Al contrario, la guerra è stata in larga parte favorita dall’influenza della lobby, soprattutto dalla sua ala neoconservatrice. E la lobby, come abbiamo già sottolineato in precedenza, non è sempre rappresentativa della comunità per la quale afferma di parlare. [Non è vano ricordare qui che Norman G. Finkelstein è pure un ebreo, ma per nulla sulle posizioni politiche della lobby. Il prossimo 12 ottobre è annunciata negli USA una manifestazione di solidarietà verso di lui].

Evviva dunque Platone, la Verità e lo stomaco di Giulio Busi, che si dimostra superficiale
avvocato d'ufficio di una causa che nasce con la violenza, la sopraffazione, la falsificazione e che con questi mezzi si è mantenuta per oltre 60 anni! Lo stesso Busi non è estraneo ad una catena di interessi che parte da Washington ed arriva a Gerusalemme. nasce con il tribunale di Norimberga e prospera con le accuse di antisemitismo sempre pronte contro chi è di diverso avviso dalla verità di stato fabbricata in Israele ed imposta religiosamente ai fedeli della Diaspora. Eccolo chi è il promettente ragazzo debole di stomaco ed a cui è stato affidato un compitino superiore alle sue forze. Forse è meglio non strapazzarlo troppo. Anche se non sono 400 pagine lo stile del ragazzo e l'inconsistenza della pretenziosa logica delle sue poche righe è più faticosa delle 400 pagine dei due autori americani. E' difficile reprimere la stizza di fronte ad argomentazioni prive di profondità e solo volte a creare una pubblicità negativa ad un libro che invece merita di essere letto con attenzione, rispetto e grande serietà. Non solo dagli americanoi ma soprattutto da noi italiani che abbiamo analoghi problemi ed a cui manca un libro serio, ampio, documentato come quello dei due politologi americani. In compenso, prosperano ben foraggiate le Nirenstein, gli Ottolenghi, i Panella, i Valori e possiamo pure aggiungere i Busi. Tira il nostro Giulio Bussi del tutto incautamente il feticcio del terrorismo, ottimo pretesto per continuare a massacrare i palestinesi, rispondendo con missili a sassi lanciati da bambini, ma gli si può replicare: e che Israele – potenza detentrice di quell'atomica che contesta ai suoi vicini – non ha una profonda e consolidata pratica del terrorismo? Non ha mai pratica e non pratica tutt'ora il terrorismo? Ma andiamo! Non si può scalfire la serietà del lavoro altrui con la gratuità di critici di parte del tutto interessati e correi con la politica di massacri fatta da Israele in mezzo secolo e più. Al nostro Giulio ed ai suoi amici della Comunità israelitica, che pongono in dubbio il coinvolgimento della lobby nella guerra all'Iraq, se gli risulta che gli ebrei d'America, d'Italia o di Israele fossero tenacemente contrari alla guerra contro l'Iraq e che abbiano pure inscenato manifestazioni analoghe a quelle a compartecipazione Ferrara davanti all'ambasciata dell'Iran, contro cui una nuova guerra è visibilmente sgradita ai nostri amici. Qui non si tratta neppure di semplicismo, ma di frottole belle e buone, con cui si pretende di poterci gabellare.

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4. La lobby mediatica esce allo scoperto: quelli del “Giornale”. L’articolo, stranamente, è della Redazione (?!) de il “Giornale”, almeno così si legge nel link, ma poi stampando ilo pdg esce fuori il nome di R. A. Segre, forse parente del defunto Sion Segre Amar e di altro rampollo che ho trovato nella Redazione di Informazione Corretta, centro mediatico del Israel Lobby di stanza in Italia. L’articolo è stato immesso nella rete undici ore fa rispetto al momento in cui io ora scrivo. Trovo curioso che un articolo che dovrebbe esprimere un giudizio critico in fondo su un libro sia firmato collettivamente come “Redazione”, salvo quanto già sopra corretto e salvo che una Redazione non si voglia assumere la paternità di un testo che sul pdf appare a firma R. A. Segre. Se è la Redazione che vuol dire ciò? Se sono in trenta ragionano tutti con la stessa testa? Il cervello lo usano all'ammasso? Bah! Comunque, anche se sono in trenta, evidentemente non hanno finito di leggere il libro, che è uscito esattamente il 28 settembre scorso. Pur dividendosi in trenta le pagine a testa per ognuno, forse non sono riusciti a terminare il libro. Viste infatti le palesi incongruità si ha proprio l'impressione che le cose che dicono non ci azzecchino con il contenuto del libro. Non riportiamo l’articolo per intero come nel caso di Busi, che almeno si assume per intero la paternità della sua recensione-esorcismo. Ci limitiamo a criticare e commentare alcuni brani del testo che si può leggere per intero cliccando sul link.

Sembrerebbe che chi scrive non abbia letto del libro altro che il titolo dei capitolo, dando loro un contenuto che non possiedono, come può verificare chi si sottopone all’illuminante e meritevole fatica di leggere per intero e senza salti il libro. La tesi centrale del libro non è per nulla quella che sostiene l’articolista, e cioè che Israele sarebbe un «ingrato debitore del suo alleato benefattore». A chi appena legge il libro con un minimo di intelligenza appare chiaro che i due autori americano svolgono l'intera loro analisi per accertare con dovizia di particolare e con tutta la documentazione disponibile se la politica americana in Medioriente è stata o non è stata influenzata da una potente Israel lobby e se questa politica corrisponda agli interessi strategici dell’America. Questo è il contenuto del libro. Non un altro. Evidentemente il Segre ha letto qualche altro libro o lo ha “corretto” troppo il libro al punto da far dire quello che i due autori proprio non dicono. Evidentemente il Segre ha letto i “Protocolli dei Savi di Sion” ed è rimasto a quelli, pensando di ritrovarsi ad avere a che fare con una ristampa. A dirla con Di Pietro non vi è una sola riga in cui R. A. Segre ci azzecchi ed è da chiedersi quale interesse possa avere il “Giornale" ha pubblicare un simile articolo. Un ragazzino con la quinta elementare saprebbe fare di meglio nel senso della professionalità giornalistica e del servizio pubblico dell'informazione. Evidentemente devono esservi interessi lobbistici. Altrimenti non è possibile ricavare una spiegazione razionale. L’articolo ha degli aspetti esilarante, nella sua parte conclusiva. In fondo, non è stato Israele a guadagnarci con gli USA, ma è stato esattamente il contrario. E stessero attenti in America, perché adesso che il mondo è multipolare gli ebrei israeliani se ne possono andare addirittura con la Cina:
«La fine della Guerra fredda ha aperto allo Stato ebraico, per la prima volta nella sua breve storia, la possibilità di scegliersi i propri alleati extra occidentali, in particolare Russia e Cina. De Gaulle diceva che non esistono amicizie o alleanze permanenti fra gli Stati. Solo interessi permanenti. Dopo il fiasco americano in Irak, i tradimenti dell’Arabia Saudita, il raffreddamento dei rapporti con la Turchia e lo scontro con l’Iran, ci si può chiedere se è Israele ad avere più bisogno dell’America o viceversa».
Riesce difficile immaginare tanta ottusità concentrata in poche righe, ma forse il senso dell’articolo va cercato un una parola d'ordine. La Israel lobby italiana ha allertato i suoi agenti, i suoi uomini nelle redazioni affinché con il mendacio, la disinformazione, la denigrazione, la diffamazione arrestino la diffusione del libro. Occorre fare tutto il possibile affinché il libro non venga letto per ciò che effettivamente dice. In questo modo l’assurdo articolo di R. A. Segre acquista un senso razionale. Proprio questa il Santoro di Annozero, nella trasmissione su De Magistris, ha detto a milioni di spettatori una verità risaputa: non facciamoci illusioni: “i giornali e la televisione fanno parte del contesto”. E così è. L'articolo di R.A. Segre che abbiamo qui esaminato ne è una conferma.

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5. Rassegna della stampa estera: in lingua tedesca. - Non trovando al momento altro sul libro di di Mearsheiher e Walt nella stampa italiana online vado a curiosare su quella tedesca. Anche in Germania è apparsa una edizione della Israel lobby. La situazione della Germania è quanto mai particolare ed un’opportuna recezione del libro potrebbe forse innescare un proficuo ripensamento critico del rapporto fra lo Stato federale ed Israele. a) Nettamente superiore al livello italiano delle recensioni finora apparse mi sembra l’articolo apparso su Junge Welt di Knut Mellenthin, che ne fa una recensione insieme al libro di un altro autore americano presentato come il contraddittore dei due politologi, ossia il capo della ADL, perfino insignito a Roma da Veltroni con la massima onorificenza capitolina! Abraham Foxman: The Deadliest Lies, New York 2007, Verlag: B&T e John J. Mearsheimer/Stephen M. Walt: Die Israel Lobby. Wie die amerikanische Außenpolitik beeinflußt wird, Frankfurt/Main 2007, Campus Verlag. Come cittadino romano non mi riempie di orgoglio l’onorificenza assegnata in qualche modo anche a mio nome. La motivazione è a mio avviso infondata: Foxman ha curato solamente interessi lobbistici, come ben dimostrano Mearsheimer e Walt. Veltroni in quanto Sindaco ha la rappresentanza legale del Comune. Stupefacente nel “Mosaico” il parallelo fra Veltroni e Foxman: si è forse data l’onorificenza a Foxman perché rassomiglia a Veltroni? Strana e inedita motivazione. Quanto a sostenere i “i più deboli” o di essere superiori ai “pregiudzi” è il caso di ricordare le prodezze dei ragazzi ebrei romani, figli di deportati, contro ultraottantenni a Teramo (Faurisson) e nella stessa Roma (Priebke). Posso solo rammaricarmi che il Sindaco pro tempore abbia esercitato il suo potere in questo modo. Mi auguro soltanto che almeno nessuno trovi da ridire sulla mia insoddisfazione o si pretenda che io applauda pure. Non sono stato fra gli elettori di Veltroni e se avesse fatto un referendum per l’assegnazione dell’onorificenza a Foxman certamente non avrei votato a favore e dubito che lo avrebbero fatto altri eccetto i membri della comunità ebraica romana che evidentemente dispongono del comune come gli ebrei anericani dispongono del Congresso. Con tante persone a cui certamente avrebbe potuto dare una simile onorificenza mi stupisce che abbia scelto proprio Foxman. Sarebbe interessante conoscere il procedimento ammininistrativo o la procedura politica con la quale l'onorificenza p stata determinata. Sono certo che per questa via potrà scoprire di quali poteri gode in Roma la Israel Lobby. Con l’umanità, soprattutto se palestinese, c’entra poco. Inoltre trovo quanto mai opinabili i suoi Report. Se vi sarà un’edizione italiana del suo libro, ne farò una lettura egualmente attenta.
Links:
Knut Mellenthin: Pro-Israel-Lobby und “Jewish Vote” in den USA ;
Knut Mellenthin: Eine neue Pro-Israel-Lobby für die USA.

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6. Rassegna della stampa estera: in lingua francese. - Incredibile! Quasi in sordina il libro esce contemporaneamente in traduzione italiana, tedesca ed apprendo ora anche in lingua francese. Non saprei dire al momento se esiste anche una traduzione spagnola, ma non mi stupirebbe. Questa contemperaneità non pare casuale, ma non trovo da nessuna parte una spiegazione. Si nota invece una certa linea del silenzio. Sembrerebbe che la Lobby abbia dato l'ordine del silenzio, interrotto da qualche tentativo di stroncatura. Sulla stampa tedesca il libro di Mearsheimer e Walt è accuratamente recensito insieme con quello che dovrebbe essere l'antilibro, scritto da Abraham Foxman, ossia quello che potrebbe essere individuato come il capo stesso della Israel Lobby, che scende in campo per difendere appunto la Lobby. Se vi sarà una traduzione italiana del libro di Foxman, per me di più agevole letture che non in altre lingue, ma anche di maggior interesse se rivolto ad un pubblico italiano, di cui faccio pienamente parte. Per adesso, dopo quella tedesca, cerco qui di abbozzare una rassegna stampa di ciò che appare sull'edizione francese del libro. In effetti, il libro avrebbe maggiori ricadute su noi europei che non sugli americani. Da noi pesa più duramente l'ideologia della religio holocaustica, che in America non hanno nessuna intenzione di scalfire e neppure i due autori americani osano fino a questo punto. Le conclusioni non sono però difficili da trarre ad opera di lettori europei appena un poco libero da condizionamenti ideologici.

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7. Non lo smontano. A parte il consueto sovratitolo fazioso di Informazione Corretta la recensione di Maurizio Molinari in una corrispondenza da New York apparsa su la La Stampa mi sembra un equanime resoconto sulle nuove uscite volte a tentare di esorcizzare il libro di Mearsheimer e Walt. Dalle frasi riportate di Abrahan Foxman non riesco a capire altro che una voglia di esorcismo. Vi è anche da aspettarsi che si alzerranno tanti voci contrarie per soffocare con il clamore la forza intrinseca degli argomenti addotti. L’avvocato Alan Dershowitz fa appunto il suo mestiere di avvocato. Da lui non vi è altro da aspettarsi. L’unico effetto postivo del libro potrà essere la sua ricaduta pratica. La Lobby lo sa bene e sta facendo di tutto perché il libro non venga letto da chi leggendolo ne può trarre forza. Qui la verità e l’amore per la verità è l'ultima cosa che interessa. Foxman ha intitolato il suo libro evocando le bugie mortali: ne è un grande esperto, praticando abitualmente la Bugia. Dagli argomenti avvocateschi di Dershowitz a proposito della mancanza di documenti originali si dovrebbe poter facilmente obiettare che se le cose in America funzionano come da noi in Europa bisogna aspettare di esser tutti morti per poter vedere i documenti originali delle cancellerie. In mancanza ci sono altri dati su cui basarsi ed i due politologi li hanno usati magistralmente. L’alternativa è non scrivere nessun libro e lasciar libero spazio agli addetti che circolano nelle segrete stanze del potere. L’articolo di Maurizio Molinari, a differenza delle corrispondenze di Christian Rocca, è priva di quella nascosta faziosità che irrita un lettore il quale cerca un'informazione oggettiva senza esser menato per il naso dal giornalista.

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8. Le incredibili falsità di Abraham H. Foxman, capo dell’ADL. - Appare su l’Occidentale - un sito permeabile alla Lobby - un testo a firma Abraham H. Foxman. Si tratta di una sintesi del libro con il quale il capo dell'ADL pensa di poter tenere testa al documentatissimo e solido studio di Mearsheimer e Walt. Foxman non oppone altro che frustri luoghi comuni, volti ad impedire con l’uso dell'arma ormai spontata dell'antisemitismo qualsiasi critica alle comunità ebraiche, ma nella specie alla “Isral lobby”: non potendo dire per ostacoli di legge semplicemente “lobby ebraica”, come sarebbe più esatto. Non so e non mi piace raccontare barzellette, ma trovo qui utile riferirne una che circola in Polonia. Sono in due, di cui l’altro è un ebreo. L’ebreo chiede in prestito o in dono una serie di oggetti: penna, calamaio, libro, ecc. ecc., ma infine anche lo spazzolino per la pulizia dei denti. Al che l’altro risponde: “no! Lo spazzolino non posso dartelo, perché è una cosa personale”. Nello stesso modo in cui fa Foxman e molti altri ebrei la replica dell’ebreo è: “Sei un antisemita!”

In effetti, è ora di finirla con questa oppressione dell’accusa di antisemitismo lanciata ad ogni legittima critica e reazione di fronte ad una invadenza delle comunità ebraiche sempre più capillare e sfacciata. In mezzo secolo si è passati da un regime di discriminazione che colpiva gli ebrei in cui gli ebrei per passare ad un regime di privilegio, basato per giunta su minacce terroristiche come l’accusa spesso gratuita di antisemitismo. A questo gioco è bene che sempre più numerosi e senza timori di sorta diciamo in coro: Non ci stiamo più! Ma lasciamo parlare lo stesso Foxman, il cui articolo è stato tradotto in italiano e viene servito da l’Occidentale. Mancava finora in lingua italiana articolo significativo sul libro dei due politilogi americano:
Tutto ebbe inizio nel 2003, quando il Deputato Jim Moran (Virginia) addossò la responsabilità del conflitto in Iraq ai neoconservatori di origine ebraica. A lui seguì l’articolo di due eminenti professori che appartenevano ad atenei prestigiosi, John Mearsheimer dell’Università di Chicago e Stephen Walt di Harvard, i quali sostenevano come lo smisurato potere della lobby pro-Israele stava conducendo la politica americana contro gli stessi interessi degli Stati Uniti. Poi l’ex Presidente Jimmy Carter nel suo libro Palestine:Peace or Apartheid, ed ancora una volta Mearsheimer e Walt nel loro libro The Israel Policy and U.S. Foreign Policy - tratto dall’articolo scritto in precedenza -, andarono a rafforzare la volontà di individuare un capro espiatorio in Israele, la lobby israeliana e gli ebrei americani.
Diamoi atto a Foxman di aver saputo ben riassumere il problema. Ma lui cosa è in grado di opporre alla veridicità delle tesi da lui magistralmente riassunte? Non dimentichiamoci chi è Abrahan Foxman: è uno dei capi individuati della stessa Isral Lobby insieme ad un altro Abramo: Elliot Abrams. Con la sua organizzazione riempe di terrore USA ed Europa. Basta che affibbi a qualcuno il bollino di antisemita e quel poveretto passa qualche guaio. L’ADL è in pratica diventata una centrale della calunnia nel senso che le accuse di antisemitismo sono spesso destituite da ogni fondamento. I suoi periodici rapporti sulla diffusione dell'antisemitismo in Europa sono pieni di futilità. Opportunamente, nel loro libro Mearsheimer e Walt hanno applicato gli stessi criteri che l’ADL applica per i paesi europei, storicamente traumatizzati e privati del diritto a ricostruire la propria storia, anche a ciò che succede in Israele da parte della maggioranza ebraica ai danni della minoranza araba. Si scopre che ad essere “sporco” non è più l’ebreo, ma il cittadino arabo-israliano nel giudizio dell’ebreo. Ciò è detto nel libro di Mearsheimer e Walt, ma Pippo non lo sa o fa finta di non saperlo.

È infondato, per essere eufemistici, affermare - come fa il capo dell'ADL - che Mearsheimer e Walt parlino di “cospirazione ebraica”. In tutte le 400 e oltre pagine del libro parlano di lobbying, non di “cospirazione ebraica” che è altra cosa, la quale si presterebbe all'attività nella quale Foxman è specializzato: il lancio di accuse di antisemitismo, che considerata la valenza penale del termine, diventa diffamazione vera e propria, ove risulti infondata. Il guaio è che a documentarne la fondatezza è lo stesso Foxman, capo di un'organizzazione che ha ottenuto incredibili riconoscimenti ed altrettanto incredibili finanziamenti. A mio avviso, ci sarebbe rilievi di incostituzionalità per l'esistenza di una simile organizzazione pericolosa per l'esercizio dei diritti democratici dei cittadini. Non sono convincente? Per chi non vuol leggersi il libro per intero basta che almeno legga il titolo: La Israel lobby e la politica estera americana! Non è scritto: la cospirazione ebraica. Quindi Foxman, capo dell’ADL, mente sapendo di mentire.

Dice inoltre Foxman che “sfortunatamente” le tesi dei due politologi non sono isolate, ma vi è un “numero imprecisato di attacchi simili”. Delle due l’una: o sono farneticanti invenzioni degli isolati personaggi prima indicati o è una communis opinio di tanti? Ma perché poi “attacchi”? E qui ritorniamo alla barzelletta dello spazzolino da denti sopra narrata: la gratuità dell'accusa di antisemitismo di fronte ad ogni legittima critica suffragata per giunta da abbondantissima documentazione, contro cui fin qui Foxman non riesce a trovare nessuna obiezione che regga ad un'analisi critica. Una perla: “istigazione alla cospirazione”. E che significa? Chi istiga chi? Mearshemer e Walt istigano gli ebrei americani a cospirare contro l’America? Il Walker ed il Ross citati da Foxman sono l'equivalente italiano del signor nessuno che niente hanno da dire e niente dicono di fronte ai moltissimi e più autorevoli vengono citati nel libro. Addirittura, sono citati i documentati falsi passati dai servizi segreti israeliani a quelli americani per favorire la guerra contro l’Iraq. E si tratta solo di un esempio di quanto si può trovare leggendo il libro, che l’Occidentale fa di tutto perché non venga letto. La nozione di “cospirazione ebraica” sulla quale è costruito l’articolo di Foxman tradotto in italiano non ha nessuna relazione con il libro di Mearsheimer e Walt. Se il libro dello stesso Foxman – che non ho letto – è pure costruito su questo concetto, se ne può concludere che il suo valore è nulla e costituisce solo un'accusa strumentale di antisemitismo analoga a quelle normalmente fabbricate dall’ADL per esercitare la sua influenza, le sue pressioni, appunto la sua attività di lobbying. È ben vero che non tutti gli ebrei americani sono ben disposti verso la Lobby, ma sono appunto quelli che vengono costantemente attaccati dalla Lobby. Il caso di Norman Finkelstein cacciato dalla sua università in seguito ad attività di lobbying è noto ed esemplare. Con una bella giravolta adesso Foxman fa tornare a suo favore l’attività di quegli ebrei che proprio in prima fila ha contestato ed a cui rende difficile in tutti i modi la vita. Bella faccia tosta!
Incolpare della guerra in Iraq la comunità ebraica - comunità che peraltro annovera numerosi esponenti dimostratisi apertamente critici verso la guerra stessa - significa dare agli ebrei neoconservatori più potere di coloro che realmente decidono la politica estera statunitense: George W. Bush, Donald Rumsfeld, Colin Powell, Dick Cheney, Condoleezza Rice - nessuno dei quali è ebreo. È una bugia antisemita.
Appunto, non tutti sono ebrei, per fortuna. Ma tutti dipendono dagli ebrei, anche quelli che vorrebbero non dipenderne. Nel loro libro Mearsheimer e Walt hanno descritto come funziona il sistema del finanziamento della politica americana. I capitali ebrei sono largamente determinanti nell'elezione dei membri del congresso e per la stessa elezione presidenziale. È vero: costoro non sono tutti ebrei. Ma pur di venire eletti con il concorso finanziario delle organizzazioni ebraiche sono disponibili a tutte le concessioni che non trovino controinteressati da parte di quei tanti americani che non sono ebrei, ma che neppure sanno ciò che la Israel lobby combina nella ordinarie segretezza. Non poteva poi mancare il pistolotto dell’accusa di antisemitismo: ne hanno fatto un industria e ci hanno costruito sopra un impero! Lo stato di Israele non potrebbe reggersi a lunga senza l’esercizio costante della diffamazione come arte e metodo di legittimazione della propria esistenza.

È poi vero che la Israel Lobby non è ancora riuscita a soffocare ogni voce contraria ai suoi interessi. Ma non è un suo merito. È un suo dispiacere. Sono arrivati perfino a falsificare Martin Luther King, facendo fare affermazioni filoisraeliane del tutto inesistenti. La nostra Fiammetta Nirenstein ha messo questa falsa dichiarazione, scoperta e sbugiardata come un flaso, addirittura in epigrafe ad un suo libro di molte pagine: L’abbandono. Come l’occidente ha tradito gli ebrei. Se ne avessimo il tempo ed i finanziamenti di cui dispone un Ottolenghi per scrivere i suoi libri, ci sarebbe da scrivere un altro libro dal titolo: Come gli Ebrei hanno truffato l’Occidente e l’Europa in particolare.
Considerare gli ebrei come capro espiatorio è un comportamento che ha radici profonde, e spiacevoli. Viene alla luce periodicamente, quando l’aria si colma di ansietà - così come accadde con l’11 settembre 2001. Appare come un tentativo di intimidazione verso i sostenitori di Israele, affinché abbandonino i propri sforzi. È anche una manovra pericolosa, in quanto rischia di distogliere attenzione dalle decisioni politiche realmente difficili che il nostro paese deve affrontare.
Qui mi pare che il capo dell'ADL si dia la zappa sui piedi, perché parlando di «un tentativo di intimidazione verso i sostenitori di Israele» finisce indirettamente per confermare l'esistenza di “sostenitori di Israele”, la cui individuazione costituisce per l'appunto oggetto del libro di Mearsheimer e Walt. Poco più sotto Foxman rivela in questi termine il contenuto del suo libro issato come una bandiera Anti Mearsheimer e Walt dai caudatari nostrani:Per questo motivo ho scritto il libro The Deadliest Lies: The Israel Lobby and the Myth of Jewish Control. Spero che i lettori comprenderanno non solo quanto le teorie cospiratorie siano dannose per gli ebrei americani, ma anche come esse potrebbero portare gli Stati Uniti nel futuro a seguire vie decisamente irrazionali. Se è questo il Libro, forti dell'autopresentazione che ne fa il suo stesso autore, forse possiamo risparmiarci la fatica di leggerlo, anche se io non sono mai stato un teorico dell'ignoranza: potendo, sarei ben lieto di leggere tutti i libri del mondo, anche se il filosofo Cartesio diceva che una persona dabbene non è tenuta a farlo. Lo diceva per il suo tempo, quando i libri a stampa erano in numero incomparabilmente più ridotto di oggi. È giocoforza ai nostri tempi operare selezioni sulla base del nostro intuito, del nostro amore di verità, dei nostri interessi. Un libro come quello di Foxman, già nella presentazione che ne fa qui il suo autore, si presenta come un Manuale della diffamazione. Certamente, i diffamatori di professione potranno trovarlo di loro utilità. Ma per chi ha a cuore solo la verità basta mettere sui due piatti della bilancia i due libri per vedere da che parte pende il peso della Verità. Per chi guarda solo al suo interesse o alla sua tasca il libro di Foxman può essere lo stesso un cattivo consigliere. Per il governo di Israele e le lobbies ebraiche dislocate nei vari paesi è certamente il pane di cui campano: se lo divorino tutto d’un fiato e buon pro gli faccia!

Ma ascoltiamo ancora l’ADL, così possiamo risparmiaci la lettura per ora solo in inglese del suo ultimo rapporto:
Per questo motivo ho scritto il libro The Deadliest Lies: The Israel Lobby and the Myth of Jewish Control. Spero che i lettori comprenderanno non solo quanto le teorie cospiratorie siano dannose per gli ebrei americani, ma anche come esse potrebbero portare gli Stati Uniti nel futuro a seguire vie decisamente irrazionali. Il mio libro si basa sulla nozione che l’America fondamentalmente appoggia Israele non in virtù di una qualche lobby, ma perché si identifica nello Stato di Israele e nei suoi valori, perché vede in Israele il desiderio di pace, e perché Israele rappresenta un valido alleato per gli Stati Uniti in una zona altamente instabile. La maggior parte degli americani non è interessata ad addossare colpe ad una comunità con la quale condivide così tanti obiettivi e valori.
Per chi ha seguito la saga di Tolkien sembra qui di ascoltare Vermilinguo. La stessa sfacciata ed impudica negazione dell'evidenza che esce fuori dal libro di Mearsheimer e Walt, La Israel lobby e la politica estera americana. Ancora volta Foxman insiste con la teoria della cospirazione che in effetti esiste nella sua testa ed esordisce con una tesi che pure donna Fiammetta Nirenstein ha introdotto sul nostro mercato librario: Israele siamo noi! Fantastico! E pensare che non lo sapevamo e non ce n3eravamo mai accorti. Adesso ce lo spiegano negli USA il truce Foxman ed in Italia donna Fiammetta. Mi chiedo fino a quando i nostri popoli disgraziati potranno sopportare ciò. La fin troppo facile obiezione è che in realtà Israele è stata ed è causa di guerra negli ultimi cento anni in Medio Oriente e che dal disastro della seconda guerra mondiale ha tratto il suo massimo vantaggio che è approdato alla costituzione dello Stato di Israele. La verità è che ha strumentalizzato in modo ignobile la morte di vittime innocenti per farne con l’«Olocausto» una ideologia fondativa il cui altissimo prezzo è la proibizione per gli Europei, sconfitti in guerra ed angariati come tutti i popoli vinti, di poter rivisitare criticamente la loro storia, i cui manuali sono stati scritti dai giudici di Norimberga ed i cui beneficiari sono le Israel Lobbies dei vari paesi sconfitti oltre che lo stesso Stato ebraico di Israele, sorto cioè su fondamenti apertamente razzisti. Figuriamoci cosa succederà quando questo Stato sarà incluso nell’Unione Europea, secondi i folli intendimenti di Marco Pannella e della sua agenzia ebraico-radicale. La verità è che la Israel lobby, dopo aver spinto per la guerra all'Iraq che ha significato un genocidio di 600 mila morti civili, ora spinge ad una nuova guerra contro l’Iran e la Siria per poterne poi lucrare l'utile di una Grande Israele sulle tasche dei contribuenti americani ed europei e sulla pelle dei nuovi pellerossa mediorientali. Questa la verità che almeno io vedo. Se qualcuno ne conosce un'altra, aspetto volentieri di potergliene levare le vesti per vedere cosa c’è sotto.

Ma lasciamolo ancora parlare, Foxman il truce. Insiste nel dire cose che gli si ritorcono contro, sicuro di poter disporre della magia di Vermilingo, nel poter nascondere l'evidenza:
Il fenomeno Mearsheimer-Walt-Carter si inserisce in una fase storica nella quale le teorie sulle cospirazioni degli ebrei stanno tornando alla ribalta. Secondo recenti sondaggi Gallup, milioni di persone credono che gli ebrei o Israele, e non Osama Bin Laden, siano responsabili per gli attacchi alle Torri Gemelle. La negazione dell’Olocausto comune a molte parti del mondo arabo e mussulmano diviene con crescente frequenza parte di articoli di giornale e dichiarazioni politiche.
Lo dice lui stesso: milioni di persone, non uno o due persone, bensì milioni di persone. Meno male che è lui stesso a dirlo. Oggi possiamo pensare di tutto, dopo le menzogne ormai acclarate sul modo in cui il mondo è stato trascinato in guerra contro un Saddam, la cui esistenza è oggi rimpianta, almeno dal punto di vista degli stretti interessi americani e soprattutto in costo di vite umane: 600 mila vittime civili. Un vero e proprio Olocausto in senso proprio, cioè di vittime sacrificali arabe offerte al dio ebraico. Dal libro (non dal “fenomeno”!) di Mearsheimer e Walt apprendiamo che in effetti l’attentato alle torri gemelle fu determinante nelle decisioni di guerra. Chi ci dice che qualche servizio segreto che poteva avere interesse alla guerra non vi abbia messo lo zampino? Gli interrogativi sull’attentato hanno già suscitato un vasto dibattito. Non sono in grado di seguirne minutamente i tecnicismi e le vicende, ma posso certamente nutrire i più inquietanti sospetti. La negazione dell’«Olocausto» è diventata per i nostri lobbisti non è una semplice e legittima questione storiografica da risolvere con gli ordinari strumenti e metodi della ricerca storica, ma un fatto religioso di un'intensità e ferocia tale che forse neppure le lontane dispute sulla Trinità hanno conosciuto l’eguale. Anche questo è intollerabile e dà la misura dell'avvilimento e della sudditanza nella quale siamo caduti, complici i nostri governanti, figli non della liberazione della popria patria, ma della sconfitta e della dominazione altrui, come oggi accade per i governi fantoccio di Iraq ed Afghanistan. Il destino del Medio Oriente disegnato da Foxman: da Stati canaglia a Stati fantoccio con un monumento all’Olocausto in ogni angolo del deserto.

Il nostro Vermilinguo, forse senza volerlo, finisce per dire lui steso quelle verità che vorrebbe concultate. Così ci dice con incredibile sicumera che forse negli USA hanno più facile circolazione di quanta la nostra pazienza possa sul suolo italiano tollerarne:
Immagini tratte direttamente dai Protocolli degli Anziani di Sion, l’infame falsificazione antisemita, vengono diffuse in televisione e nelle vignette dei quotidiani in vari Stati arabi. Persino nell’Europa occidentale, un’alta percentuale della popolazione crede che gi ebrei siano più leali verso Israele che verso il paese nel quale vivono e del quale hanno preso la cittadinanza. Credono anche che gli ebrei abbiano un’influenza esagerata nel mondo della politica e degli affari.
Guarda caso! Proprio in questi giorno un ddl firmato da un italianissimo cognome, Riccardo Levi, ha presentato un ben progetto per imbavagliare la rete. Se passasse, queste mie parole non potrebbero più circolar nell'etere. Quelle di Foxman, collocate sulla testata amico de l’Occidentale, avrebbero invece via libera per l'istupidimento delle teste italiche. L’impenitente diffamatore, certo della sua impunità, insiste nell'associare i Protocolli degli Anziani di Sion – che non ho mai letto, ma che adesso mi trovo obbligato a leggere – al libro di Mearsheimer e Walt, che intanto non è falso, perché i suoi autori sono ben noti a chiunque, e le sue tesi sono basate non su ipotesi fantastiche o verosimili, ma su una massa sterminata di dati verificabili. Qui siamo proprio fuori dai canoni dell’ordinaria onestà. Questa è diffamazione vera e propria di un libro che è il contrario di quello che lo si vuol fare apparire. Competente a giudicare sul reato non è un comunissimo giudice, ma l'intelligenza e l'onestà di chi è in grado di leggere e non è asservito a quegli interessi che Mearsheimer e Walt hanno bene individuato nel loro libro. Quanto alla questione della doppia o tripla cittadinanza è da ringraziare il nostro Vermilinguo per aver posto l'interrogativo ed il problema. È noto che per ogni ebreo, ovunque risieda nel mondo, è possibile ottenere da Israele un passaporto ed una cittadinanza senza perdere quella dello Stato in cui risiedono. Questa condizione si traduce in uno svantaggio relativo per tutti gli altri cittadini dello stesso Stato. Sembra – ma devo verificare – che ebrei cittadini italiani siano andati a combattere nelle fila dell'esercito israeliano. Ciò pone inquietanti interrogativi. Come si può spiegare l'attività ottusamente filoisraeliana di un'agenzia come “Informazione Corretta” senza affrontare la questione della cittadinanza di questi soggetti e della loro fedeltà agli interessi di quale Stato? Dell'Italia o di Israele? Per quello che vale non dice la nostra costituzione che l’Italia non potrà mai fare una guerra? E non spingono i nostri ebraici Corretti Informatori (Pezzana, Israel, Steinhaus, Deboraht, etc.) ad una guerra dell'Italia contro il Medio Oriente? Da che parte stanno costoro? Il Vangelo cristiano e cattolico non ha insegnato agli italiani che non si possono servire due padroni? ossia che non può esservi una doppia fedeltà? La tradizionale questione ebraica verteva sul quesito se gli ebrei fossero e si sentissero interamente cittadini dello stato in cui risiedevano, o si consideravano ospiti passeggeri di un territorio dove poter esercitare lucrosamente i propri affari finché conveniente? A questo vecchio dilemma, mai risolto, si aggiunge ora del tutto nuovo la “legge del ritorno” (luglio 1950) che ad ogni ebreo del mondo concede diritto di cittadinanza in quei territori da cui sono stati sloggiati gli ebrei. Il nostro Vermilinguo ha scritto il suo articolo in inglese, presumibilmente per il pubblico americano, che non ha subito l'onta e l'umiliazione degli europei che con la prima e la seconda guerra mondiale hanno visto distrutta la loro identità politica. Snazionalizzati, sono ormai pronti all'assimilazione nell'ambito dell'Impero Americano. Vi è è chi di ciò è contente e plaude pure. Io non sono fra questi. Non so e non mi importa sapere se sono in maggioranza o in minoranza. Non lo sono e basta!

Curiosamente, il nostro Vermilinguo – ossia come si avverte nel testo: «raham H. Foxman è direttore nazionale della Lega Antidiffamazione americana» –termina dicendo la verità: Per questo motivo è stato importante per me rettificare le inesattezze, le storture e le osservazioni inadeguate che trattano del processo politico decisionale in Medio Oriente. Le idee secondo le quali gli ebrei controllano il Congresso ed il Presidente, e si occupano solo del loro interesse privato - vale a dire Israele - piuttosto che di cosa è meglio per l’America, sono estremamente dannose per il popolo ebraico, e lo sono state per generazioni. È molto grave quando tali opinioni si diffondono in altri paesi. Ma quando radicano nel cuore dell’establishment americano, devono essere prese tremendamente sul serio. Sono infatti vere – come dimostrano Mearsheimer e Walt – le idee secondo cui gli ebrei controllano il Congresso americano e che ciò è contrario all’interesse della stragrande maggioranza del popolo americano e contrario agli interessi di tutti i popoli del mondo che ritengono che la pace sia il bene più grande. Queste idee, ben illustrate dai due politologi, «devono essere prese tremendamente sul serio», non per negarle come vorrebbe il nostro Vermilinguo, ma per trarne i giusti rimedi.

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9. Una lobby da ridere. – Riporto un breve trafiletto da ICNNews.com che riferisce di un talk show israeliano, dove è stato invitato lo stesso Mearsheimer, il quale avrebbe forse meglio a non andare nel luogo meno adatto al suo libro.
2007-10-18 Gerusalemme
Stephen Colbert, popolare intrattenitore di talk show televisivi americani, ha recentemente intervistato in trasmissione John Mearsheimer, uno dei due autori del libro “La Israel lobby e la politica estera americana”. E non si può dire che non abbia fatto del suo meglio per cercare di capire gli argomenti che stanno alla base delle accuse del suo ospite.
Così gli ha chiesto, a un certo punto: “Lei dice che la lobby israeliana è stata determinante per spingere gli Stati Uniti alla guerra in Iraq. Come mai l’hanno fatto? Forse perché la lobby israeliana sapeva in anticipo che c’erano così tante forze filo-sioniste pronte a contendersi il potere in Iraq dopo la caduta di Saddam?”.
“No” ha risposto Mearsheimer, tra le risate del pubblico.
Colbert ha insistito: “E mi dica, com’è che la lobby israeliana ha spinto gli Stati Uniti a diventare il più grande fornitore mondiale di armi dell’Arabia Saudita? Forse perché la cosa torna a vantaggio di Israele?”.
Altre risate del pubblico.
(Da: Jerusalem Post).
Ho mandato a ICNNews.com il commento che segue e che ho salvato per questo blog:
Se degli idioti irresponsabili e dediti al ladrocinio oltre che alla violenza vogliono ridere, buon pro gli faccia. Chiaramente il libro di Mearsheimer e Walti non è stato scritto per la lobby stessa che avrebbe avuto tutto l'interesse a che non venisse mai scritto e che sta facendo di tutto per boicottarlo o per i mantenuti che vivono in Israele. Se oggi gli israeliani godono di un invidiabile tenore di vita, non lo devono al loro lavoro, ma a tutti i quattrini che hanno spillato dapprima ai Tedeschi costretti a pagare riparazioni di guerra ad uno Stato, cioè Israele, che neppure esisteva durante la guerra, e poi agli stessi americani. Infatti, con il loro vittimismo gli ebrei d’Israele e fuori hanno lucrato e continuano a lucrare danari evantaggi di ogni genere fino ad oggi in barba ai gonzi d’Europa e d’America che si lasciano spennare senza neppure accorgersene e ci rimettono pure la pelle per faccende non loro. Pertanto, il libro di Mearsheimer e Walt non è destinato ai furbastri che in Gerusalemme se la ridono alle spalle del pantalone americano, ma è destinato al comune cittadino americano, che ove aprisse gli occhi farebbe passare la voglia di ridere ai buontemponi di Gerusalemme. Si spera che anche noi in Europa possiamo apprendere qualcosa da un libro scritto e concepito per il popolo americano, non certo per gli israeliani che occupano i territori palestinesi.

Antonio Caracciolo
Sembra evidente la campagna di contrasto al libro dei due politologi, che hanno avuto l'abilità di spuntare la più facile delle accuse che potevano aspettarsi: quella di antisemitismo. Benché Foxmann si stia dando tanto da fare con il suo libro, la classica accusa diffamatoria dell'ADL, di cui andrebbe tolta la A per lasciare solo DL (Lega per la Diffamazione), non regge per chi voglia prendersi la briga di leggere il testo dei due politologi.

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10. La tattica minimizzatrice. – Dove se non su “L’Opinione” di Arturo Diaconale poteva apparire l’ennesimo tentativo di minimizzare l'impatto culturare del libro dei due politologi americani? La cosa che personalmente trovo più interessante è la notizia circa l’esistenza di un Forum, l’ennesimo think tank, ossia centro di propaganda, con tre soggetti posti su un piano paritario: USA, Unione Europea e Israele. Vi è di che allarmarsi. Si parla anche di un diritto di Israele ad entrare nell’Unione Europea: vi è di che impiccarsi! L’intervista di Lorenzo Montanari a tal Orly Benny Davis è fatta apposta per irritare e far perdere la compostezza a chi invece come il sottoscritto la vuole mantenere. Per chi vuol conoscere le prodezze e la profondità di pensiero dell’intervistata, una senatrice del nord Caroline che prendendo ad esempio il Vaticano insegna agli ebrei di Israele quanto denaro si può fare con la ricostruzione del Tempio, si può leggere l’articolo di Maurizio Blondet cliccando sul nome. Ma Ecco la servile domanda che il giornalista Montanari rivolge alla senatrice americana, con la quale si associa per delinquere ai danni della pubblica opinione e della santa pazienza:
Recentemente è stato tradotto in Italia il polemico libro “La Israel Lobby” dei due prof. statunitensi Stephen Walt e John Mearsheimer, un libro che cerca di rilanciare le solite teorie sull’influenza unilaterale della politica americana da parte della cosiddetta lobby israeliana. Qual è il suo giudizio a proposito?
O grande penna del regime, se tu avessi per davvero letto il libro che citi o se, avendolo letto, tu avessi un minimo di onestà intellettuale, vedresti che non vi è solo briciolo di polemica, a meno che per polemica non si intenda una pacatissima esposizione di risultati non vecchi ma nuovi e nuovissimi su fatti non di secoli addietro ma di pochi anni e mesi precedenti l’uscita del libro. Inoltre il libro non è stato tradotto solo in italiano, ma pressoché contemporaneamente in tedesco, francese, spagnolo, olandese, arabo: è assai raro che un libro di poco conto ottenga tanta attenzione in paesi diversi. Il “cerca” è espressione decisamente idiota che a malapena nasconde l’intento denigratorio verso il libro stesso, magari per disincentivare dalla lettura l’incauto lettore della tua intervista ad una Tizia la cui opinione non vale una mezza pagina del libro vituperato ed il cui giudizio ce lo possiamo risparmiare ovvero te lo puoi tenere. Il “cerca” è privo di senso logico: le tesi enunciate e dimostrate su una mole imponente di dati sono lì a disposizione di chi ha interesse a servirsene per fini di scienza. Tu e la donna intervistata non siete certamente interessati a bere a questa fonte. Bevete pure altrove e buon pro’ vi faccia! Dici poi “solite tesi”, quando il giudizio dell'intervistata è così ripetivo che non aggiunge proprio nulla di nuovo agli abituale cliché che hanno la stessa potenza logica e forza mediatica della pubblicità dei clinex e dei prodotti per l’igiene intima. Lascio il resto dell’intervista al lettore che se la può autoinfliggere cliccando sul link. Se vuole può lasciare un suo Commento.

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11. “Pagine di Difesa” da Montanari, da Diaconale e dalla senatrice del Tempio. Lo stesso motore di ricerca Google News affianca impietosamente la notizia sopra data, pubblicata dall’Oponione di Arturo Diaconale, ed un articolo di analisi delle Pagine di Difesa, dove sono analizzati da Clinton in poi i rapporti Iran-Usa. L’articolo si chiude con un’oggettiva citazione del libro dei due politologi, che colgono in effetti nel segno. Anche qui si parla di “polemiche”, ma si tratta delle polemiche contro il libro da parte di quanti si sono visti denudati non di una polemica intrinseca al libro stesso, che è del tutto misurato ed equanime nei giudizi e si preoccupa di scansare le fin troppe scontate accuse di antisemitismo. Ma ecco la parte finale dell’articolo che si chiude appunto con una citazione:
«A determinare tale trasposizione di ostilità hanno contribuito sia alcuni politici israeliani - come l’ex primo ministro Benjamin Netanyahu che ancora all’inizio dell’anno sosteneva la necessità di convincere gli Usa che l’Iran era un problema anche americano e non solo israeliano - sia quella corrente politica e di pensiero statunitense che due studiosi come John Mearsheimer e Stephen Walt hanno definito “Israel lobby”, in un loro libro tanto fortunato quanto accolto da numerose polemiche. Questo gruppo di pressione, di cui fanno parte anche molti esponenti neo-conservatori dell’attuale amministrazione americana, si è adoperato per orientare la politica estera statunitense in direzione filo-israeliana ed è all’origine dell’attuale rigidità di atteggiamenti di Washington verso l’Iran.»
Siamo ad un livello di analisi ben distante dalle superficialità della Senatrice del Tempio ed del suo scendiletto Lorenzo Montanari in quel foglio di regime che è l’«Opinione» di Arturo Diaconale. Il mio precedente commento potrebbe venirmi rimproverato per la scarsa simpatia che indubbiamente nutro verso tutti i soggetti citati, ma in questo paragrafo basta leggere una fonte terza in un articolo Pier Francesco Galgani, che appare su una rivista specializzata di “politica internazionale e di Difeda”, a carattere istituzionale, per rendersi conto dell'esatto inquadramento della questione.

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12. Echi del libro nella Blogsfera. – Ormai i blog sono un valido antagonista all’informazione tradizionale della carta stampa, della televisione e delle agenzie. Un Blogger non ha i condizionamenti che ha chiunque deve render conto ad un padrone che lo paga per ciò che scrive più o meno liberamente. Un blogger può essere egli stesso fazioso e non è di per sé migliore di quelli che critica. È tuttavia una dimensione diversa dell’informazione possibile. In questo paragrafo raccolgo una selezione di blog entro il numero reso possibile dalle 26 lettere dell'alfabeto: a) Un best seller ostracizzato. Lutz rileva esattamente come si tenti di sabotare il libro, muovendogli false critiche e tentando di farlo passare sotto silenzio.

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13. La lobby filoisraeliana agli inizi di novembre. – L’articolo qui linkato aggiunge alcune notizie a quelle che già abbiamo ovvero conferma precedenti nostre analisi e giudizi. Riporto alcuni brani dell'articolo di Rami Kouri:
«La lobby filoisraeliana che Mearsheimer e Walt analizzano scrupolosamente nel libro ha capito che non era possibile intimidire e mettere al bando i due stimati studiosi tacciandoli di antisemitismo come fa di solito, né accusandoli di aver svolto le loro ricerche in modo superficiale».
«Gli autori notano analogie inquietanti tra le pressioni esercitate dalla lobby a favore di un attacco statunitense all'Iraq – "uno dei più madornali errori strategici della storia americana", lo definisce Mearsheimer – e la campagna che oggi Israele e la lobby filoisraeliana stanno conducendo per spingere Washington a intervenire contro l'Iran.
Se la loro analisi è esatta (come credo che sia), i loro avvertimenti meritano di essere discussi in modo aperto e approfondito, prima che l'alleanza tra i fanatici della Casa Bianca, gli estremisti neocon, la lobby filoisraeliana e altri gruppi d'interesse sprofondi ancora una volta gli Stati Uniti e il mondo intero in un'avventura sconsiderata e pericolosa.»
L’articolo di Lorenzo Montanari (cfr. supra n. 10) apparso su «L’Opinione» di Arturo Diaconale è di questo mese di dicembre. Basta controllare fonti diverse perché ne risalti sempre più la faziosità. L’informazione è qualcosa di cui abbiamo bisogno, ma è anche qualcosa da cui occorre difendersi, essendo spesso falsa nei dati e psicologicamente orientata al condizionamento di quella «pubblica opinione» che teoricamente ogni organo di stampa dovrebbe servire. Stiamo vivendo in un’epoca di aspra guerra ideologica che si combatte sul piano dell’informazione. Prima ne diventiamo coscienti, meglio è.

14. Esiste per Viad una lobby ebraica?. – In rete si trova di proprio tutto ed un Navigatore devi sapersi districare. È il caso di questo testo di Viad che in apparenza sembra voler accogliere positivamente il libro, ma poi asserendo di averlo letto il libro – e sarebbe strano il contrario – ne disconosce gravemente il contenuto e ne stravolge il senso. Gli ho lasciato questo mio commento:Il libro io l'ho letto fin dal primo giorno che era uscito in libreria.
Tu dici di averlo pure letto, ma o non abbiamo letto lo stesso libro o abbiamo capito cose diverse. Non voglio qui andare per le lunghe, ma quando parli della vecchia tesi del complotto ebraico che vuoi dire? Che argomento è questo? Non è un argomento. Ci si attiene alle pagine del libro che espongono dati recenti diligentemente raccolti e vagliati. Di antisemitismo non ve ne è una briciola e sostenere il contrario significa o non aver letto il libro, o non averlo capito o volerlo deliberatamente falsificare nel contenuto. Certo, di lobbies ve ne sono tante. Ed allora? Gli accenni al cosiddetto «Olocausto» – estraneo al contenuto del libro benchè episodicamente accolta la tesi ufficiale – sono del tutto fuori luogo nella valutazione critica del testo, che ha un oggetto assolutamente preciso: l’attuale politica estera americana, dove neppure occorre essere grandi analisti per capire le pressioni di Israele sugli Usa....
Veramente non credo debba impegnarmi in una lunga discussione con un testo superficiale che ha forse il solo scopo di disorientare quei lettori che il libro non lo hanno letto, o che non hanno particolare motivo per affrontare una lettura impegnativa per mole, e magari si fidano del giudizio apparentemente distaccato di Viad. Tutte le tecniche sono buone da parte della Israel lobby. Forse Viad è uno molto giovane, ancora ottenebrato da una tesi schematicamente ideologica, tipico di una certa sinistra preistorica, che conduce ad una sorta di antropomorfizzazione dell’Imperialismo, incapace di vedere la complessità delle concause e nella fattispecie l’azione di una specifica Lobby, evidenziata in un lavoro scientifico quanto mai impegnativo e per il quale dovremmo essere grati agli Autori.

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15. Il Velino da Meotti a Capezzone: faziosità ed ignoranza permangono. – Sembrava che il dibattito sul libro di Mearrheimer e Walt si fosse fermato e che prevalesse la strategia del silenzio. Ma ecco che il Velino, ora passato dalla direzione di Giulio Meotti e quella di Daniele Capezzone, ritorna con una notizia a firma gc. L’occasione sembra data in seguito ad una lezione dei due politologi presso l’Università di Gerusalemme in questo mese di giugno. Non ne avevo finora notizia e spero di saperne meglio e di più che non dal Velino. Dal testo del Velino sembra quasi di capire che gli stessi due autori sarebbero ebreo mossi dall'incredibile fenomeno psicoanalitico dell’odio verso se stessi che colpirebbe tutti gli ebrei che con indubbia insanità mentale verrebbero a criticare Israele e la sua politica. Per la verità, non avevo ancora appreso che anche Mearshemer e Walt fossero degli ebrei: sono proprio dappertutto. Ma forse è il Velino di Capezzone che si sbaglia. Resto in attesa di conferme su un dettaglio per me di minima importanza. Più fastidiosa è invece l’insistenza della imminente distruzione di Israele da parte di Ahmadinejad. Nel testo integrale del presidente iraniano, tradotto integralmente in italiano, la nota tesi ripetuta a beneficio dei telespettatori italiani le cose stanno diversamente. Ahmadinejad parla di implosione di israele a causa della sua stessa politica, in pratica di autodistruzione. Ed è una tesi non dissimile da quella di un altro ebreo che odia se stesso, Avraham Burg, ma che prima di odiare se stesso ha rivestito le più alte cariche dello stato israeliano e delle comunità ebraiche. Per la verità, Burg dice di essere fiero della sua ebraicità, ma che però si tratta di un’ebraicità non declinata né sull’identità olocaustica nè su quella sionista. Respinge persino l’identità israeliana. Ragion per cui se ne è tornato in Francia ad essere un ebreo francese o un francese ebreo. Quindi, il Velino di Capezzone disinforma. Mando a dire a Capezzone, di seguito ad una corrispondenza privata, che è stato Avraham Burg a paragonare l’Israele odierna alla Germania degli anni Trenta. Quindi faziosità, disinformazione, ignoranza. L’articolista non sembra neppure avere una solida cognizione del tempo. Il suo articolo reca la data di oggi 14 giorni giugno, ma dice che la traduzione italiana di Mearheimer e Walt è apparsa da “alcuni mesi”, cioè al massimo due. In realtà si trova nelle librerie italiane esattamente dal 28 settembre 2007. Questa è pedanteria, direte. Ma è anche patetico il tono dell’articolo: “non fanno altro che tornare ad illustrare…” come se si trattasse di sciocchezze da osterie e non di tesi solidamente fondate e confermate ogni giorno di più. Anche questo è un modo per tentare di boicottare un libro di cui non si è potuta impedire la stampa e la quasi contemporanea traduzione nelle principali lingue. È piuttosto raro che un libro esca pressoche contemporaneamente in originale ed in parecchie traduzioni. Ma ecco come è riassunto il libro a beneficio di chi non lo ha letto (lui in primis): «L'appoggio diplomatico, finanziario e politico che gli Stati dUniti hanno sempre assicurato a Israele non è giustificabile in termini di razionalità strategica, e nemmeno come una presa di posizione morale, ma è ...» Si noti: sono già anticipate le conclusioni della verità velinata: si tratta di razionalità strategica e di presa di posizione morale! I due autori non hanno proprio capito nulla, verrebbe da dire. Io mi onore di essere il primo lettore italiano del testo in questione. Mi accingo a farne una seconda lettura per uno studio più meditato e per una verifica alla luce degli eventi recenti. Per quei lettori di questo blog che non conoscessero il libro dei due politologi americano rinvio a ben altra sintesi di quella del “Velino”. Basta che clicchino qui e potranno leggere una forma abbreviata (in nove puntate) delle tesi dei due autori. È un loro articolo che quasi nessuno aveva voluto pubblicare, appunto per il grande potere di interdizione di cui dispone la Lobby in questione. Si legga anche nello stesso contesto l’articolo di Maurizio Blondet del 2 settembre 2007, in cui si parla dei boicottaggio organizzato per contrastare il libro dei due politologi. E qui ci firmiamo perché r.g. sembra aver lui bisogno di un’analisi di tipo psichiatrico, cosa che non mi sento in grado di fare, non essendo il mio ambito professionale.

16. Giuda l’Isterico descritto da Blondet. – Nella mia rassegna stampa mi era sfuggito l’articolo di Maurizio Blondet addirittura del 2 settembre 2007. È molto efficace e ne ammiro lo stile. Come sempre gli articoli di Blondet sono pieni di informazioni. Rispetto alle notizie da lui date posso aggiungere di aver potuto vedere di persona Natan Sharansky in Roma in occasione di un convegno organizzato da Fiamma Nirenstein, che in questo modo acquisiva titoli per essere messa in lista pare direttamente da Gianfranco Fini. Di quel convegno ho dato ampia notizia ed ho aperto uno studio sempre suscettibile di aggiornamenti. I lettori che ne siano interessati possono cliccare qui. Si tratta di una notazione alquanto umorale che non vale nulla, ma credo di poter manifestare la sgradevolezza dell’incontro al quale mi ero volontariamente sottoposto per poter conoscere di prima mano le persone di cui spesso sento parlare nonché poter ascoltare direttamente le cose che dicono.

(segue)

2 commenti:

Luca L. ha detto...

Sul libro di Foxman, suggerisco di leggere le recensioni su Amazon: 3/4 dei recensori gli hanno dato 1 stella (su un massimo di 5), e molti hanno anche ben argomentato.
Ovviamente il tutto è in inglese, ma anche per chi lo mastica soltanto vale la pena dare una lettura.

Basta andare su www.amazon.com e scrivere "Foxman" nel box di ricerca, oppure andare a questo link:
http://www.amazon.com/gp/product/
1403984921/ref=pd_bbs_sr_1/105-7447391-1398801?ie=
UTF8&ASIN=1403984921&2115R13VHJ23BCJCY7HelpfulReviews2.v=1&s=books&qid=1192396848&viewID=glance&sr=
8-1&voteError=0&namespacePrefix=rc%5F1QJYPZ88AYHGTTC936DB%5F438%5F&2115R13VHJ23BCJCY7HelpfulReviews2.s=SUCCESS

Daniele Scalea ha detto...

Grazie Luca per la segnalazione. A quanto pare la "vox populi" di Amazon è con noi...