sabato 27 giugno 2009

Roma concede la cittadinanza onoraria a Shalit? Apprendo e inorridisco! La città è nelle mani della Israel Lobby.


Ormai nel Comune di Roma la Israel lobby fa e disfa l’inenarrabile all’oscuro dei suoi cittadini, vale a dire dei suoi normali cittadini che lavorano e non brigano. Apprendo da una “cartolina” dell’ineffabile Ugo Volli uno degli ultimi scriteriati atti della giunta Alemanno, che ormai sembra prendere disposizioni direttamente da Riccardo Pacifici e dalla Israel lobby di stanza nella capitale. Come cittadino romano, da prima che Shalit nascesse e come calabrese, e come elettore di Alemanno esprimo la mia totale dissociazione da un atto della Giunta di cui mi risulta incomprensibile il benché minimo criterio di valutazione. L’atto mi appare del tutto arbitrario ed immotivato oltre che politicamente del tutto inopportuno ed assurdo per quello che riguarda la città di Roma, che nulla ha a che fare con Gilat Shalit, il quale non ha e non ha mai avuto e mai avrà nessun merito verso la città di Roma: forse ignora perfino dove si trovi nella carta geografica. Non può aver merito maggiore di un qualsiasi altro essere umano che in numero di miliardi sei popola il pianeta terra. A questo punto tanto vale dichiarare Roma “citta aperta” e non inibirla a nessun clandestino del mondo che voglia venire nell’Urbe. Avrà certamente più titolo di Gilad Shalit! Magari in nome della cattolicità che riguarda oltre un miliardo di fedeli sparsi in tutto il pianeta. Ben vengano in Roma senegalesi, curdi, rumeni, afghani, talebani, da oggi Roma diventa la città di tutti! È questo un nuovo, ripetuto, vergognoso atto di servilismo che offende la cittadinanza romana, in buona parte ignara di questa e di altre decisioni della Giunta. Come cittadino romano e come elettore del sindaco Alemanno non mi sento politicamente, culturalmente e moralmente vincolato da una scelta totalmente irresponsabile di Alemanno, ahimé da me votato e ripetutamente da lui tradito e ingannato. Un altro orrore che dovremo presto subire, anzi lo abbiamo già subito, è lo stanziamento di 23 milioni di euro sottratti ai bisogni dei cittadini per costruire un orrendo «Museo dell’Olocausto», il cui sicuro effetto sarà di esacerbare gli animi e creare in ogni scuola della capitale tanti casi Valvo, del quale nulla più si ode: è stato imbavagliato e silenziato!

Credo che la motivazione amministrativa-politica dell’atto amministrativo, se mai ne esiste una, sia la più assurda che la mente umana possa concepire. Viene da chiedersi quali grandi meriti per la cittadinanza romana abbia mai potuto conseguire il soldatino israeliano, che certamente ha appreso perlomeno a puntare il fucile contro quei palestinesi che dal 1948 sono stati cacciati dalle loro case e dai loro villaggi e di cui ogni giorno si fa pulizia etnica. La mattanza ultima di Gaza non ha insegnato nulla ai nostri amministratori capitolini! Viene da chiedersi, optando fra aggressori e aggrediti, fra carnefici e vittime, perché mai Alemanno non abbia pensato di poter concedere, a maggior titolo, la cittadinanza onoraria ad ognuno dei palestinesi rinchiusi nel lager di Gaza, o alle molte migliaia di palestinesi rinchiusi nelle prigioni israeliane, o all’italiano Vittorio Arrigoni che i soldati israeliani hanno tentato più volte di uccidere ed hanno già rinchiuso in una delle loro fetide prigioni. Le vittime di Gaza e Vittorio Arrigoni che è andato in loro soccorso, a mani nude e senza armi, non hanno una potente Lobby che patrocini il loro “onore” né della pietas che fu di Enea esiste più in Roma memoria alcuna.

Il commento e le riflessioni che la decisione capitolina suscita supera i limiti della decenza verbale. Temo purtroppo che dovremo aspettarcene ancora di altre. Ma intanto si pone un problema, mi pongo un problema: il mio ruolo in quanto Quisque de Populo Romano, cittadino romano uti singulus et universus quale dovrebbe essere, secondo Alemanno, nei confronti del “concittadino onorario” di cui mi ha gratificato? Glielo lascio immaginare. La Giunta capitolina potrà certamente godere di fatto di tutti i vantaggi che l’amministrazione del potere comporta, ma ha non meno certamente delegittimato se stessa davanti a quanti vedono, sanno e restano estranei alla ristretta Lobby cui hanno pensato di obbedire.


Post Scriptum: cosa è l’«onore»?

La vergogna ha nome e cognome. Clicca qui, dove si dice della cerimonia di conferimento e dove escono fuori i lobbisti. Non so se il conferimento è a porte chiuse o è libero. Nel caso, io andrò come cronista di guerra. N0! Mi correggo! È per questa sera ed ho un altro impegno, molto più gradevole. Trovo poi la trovata di Alemanno non “particolarmente coraggiosa” (sic nel link), ma particolarmente vergognosa. Coraggio di che? Vergogna, invece, molta. Ma Alemanno e con lui Fini guardano ormai ad Israele e all’AIPAC italiano. Se troverò in rete le “motivazioni” che non possono mai mancare in nessun atto amministrativo e politico, ne farò doverosa analisi. Incredibile l’impudenza, la faccia tosta – altro che onore! – di chi parla di “convenzione internazionali” dopo averle violate tutte, ma proprio tutte! En passant, osservo come il concetto di “onore” era fondativo degli stati dell’ancien règime, delle monarchie che precedettero la rivoluzione francese. Dopo si perse sempre più la percezione di cosa sia l’«onore». Parlano di “onore” quelli che non ne possiedono affatto, o non sanno da chi l’onore procede e a chi può essere conferito. Un mio conoscente, membro di antica nobiltà, che si esprimeva al suo modo tipico, diede letteramente del “pezzo di maiale” ad un capo di stato estero, che pretendeva di dargli un’altissima onorificenza. Il suo ragionamento era il seguente: nell’ultima guerra tu sei stato un disertore, sei scappato sul campo di battaglia, mentre altri stavano lì a morire. Adesso la politica ti ha portato dove sei, e pretendi di dare tu a me una onorificenza, tu che non hai la più pallida idea di cosa sia l’«onore»? La stessa onorificenza fu rifiutata da altri, ma in modo meno vernacolare: non accetto nessuna onorificenza in quanto non ritengo di aver fatto niente altro di più che il mio dovere di servitore delle Stato. Chiusa questa parentesi non metaforica, ma reale, non potendo però io dare le ccordinate, osservo che quanto avviene stasera in Campidoglio è un atto politico, che non ha nulla a che fare con l’«onore» e che corrisponde ad un atto di inimicizia contro il popolo palestinese; è inoltre lesivo degli interessi politici del popolo italiano. Infatti, non si è dovuto aspettare molto per capire il senso politico della “cittadinanza romana” conferita all’ebreo Shalit, divenuto romano senza né ius sanguinis ius solis ma per opera dalla Israel lobby in Campidoglio, dove hanno un’assai bassa opinione dei cittadini di religione non israelitica. I moderni romani, a differenza di quelli antichi, dovrebbero muovere in guerra non per distruggere il Tempio – come Tito fece –, ma per... liberare Shalit! Per quello che mi è politicamente consentito, avendo votato per Alemanno, mi sottraggo nel modo più fermo possibile ad ogni implicazione politica della decisione di Alemanno e della sua giunta. Non conta nulla? Nulla! O Gianni, hai soltanto dimostrato di non sapere cosa sia propriamente “onore”.


RASSEGNA STAMPA

1. Nulla di oltraggioso. – Dò una lettura affatto diversa della vicenda Shalit. Se il suo aspetto giovanile, la foto messa in circolazione, vuole catturare simpatia umana, la mia mente produce un’altra associazione mentale. Nel film documentario su Rachael Corrie vedo ad un cero punto un giovane della stessa classe di età di Shalit. Ma guida un Bulldozer o un carro armato e va a distruggere ridendo le case dei palestinesi. Non si capisce dal filmato se sia stato poi lui ad aver ucciso la povera Rachael. In cosa è diverso Shalit da quel soldato del Bulldozer e perché dovremmo sentirci legati alla sua sorte molto che non a quella delle vittime dei tanti Bulldozer che distruggono case, delle innumerevoli vittime (proporzione: 1000 palestini per un colono morto) dell’occupazione coloniale sionista ovvero israeliana? È un’operazione tutta mediatica, con l’avallo dei nostri politici, che in questo modo pensano forse di impinguare le casse delle loro fondazioni “culturali”. Quanto al filmato palestinese mi sembra perfettamente plausibili e lo scandalo non è già di uno Shalit, che se ancora vivo certamente vorrebbe essere liberato, quanto di chi la guerra l’ha imbastito e vorrebbe adesso scatenare una guerra contro l’Iran. Per costoro la guerra è come il pane: ci campano letteralmente e non per metafora, se è vero che Israele ha sviluppato un’apposita economia orientata su dispositivi di sicurezza e di intelligence.

3 commenti:

giancarlo ha detto...

Hanno irrorato di bombe la Striscia di Gaza dal cielo , con cannoni a lunga gitata sparando dalle navi e bersagliandola con bombe d'ogni da ogni dove. Volevano far cadere il governo colà democraticamente eletto, ci sono riusciti? Per questa volta no, pazienza ,ci riproveranno. Ma si saranno mai chiesti se sotto quelle gigantesche e vituperate macerie non ci finisse per caso anche il loro bravo soldatino Shalit mentre disintegravano centinaia di bimbi e bimbe? Lunga vita a Israele.

Ulisse9 ha detto...

Alemanno, nella sua sete di potere ha rinnegato tutto, come Fini del resto.
Che cosa ti aspettavi da una simile persona?
Tutto la nostra classe politica, in modo bipartisan, è prona ai voleri USisraeliani.
Qualche volta sono pure più lealisti del Re, come in questo caso. E si svelano in tutto il loro squallore di cortigiani.
Ciao,
Francesco

Marion ha detto...

Ho appreso oggi, un giorno dopo, della consegna della cittadinanza onoraria a Shalit...l'avessi saputo ieri sarei andata a manifestare. Sono tornata 2 giorni fa dalla Palestina, anzi, dai TERRITORI OCCUPATI e vorrei urlare "non nel mio nome"!!
Dobbiamo fare qualcosa davvero, le lobby israeliani e gli interessi economici e politici internazionali sono talmente intrecciati che ci stanno facendo passare tutto sotto il naso, distorcendo la verità, confondendo la vittima e l'assassino, l'occupante e l'occupato, l'armato e il disarmato, la giustizia e la sete di potere e l'arroganza. Se esiste un diritto questo va applicato, senza lasciar spazio al giudizio personale o alle proprie inclinazione, la legge è fatta apposta per garantire equità di trattamento.
Anche io cercherò le motivazioni sottostanti quest'assurda e vergognosa decisione. Propongo di mandare tutti una lettera chiedendo che lo stesso "onore" venga assegnato a TUTTI i circa 4.000 palestinesi detenuti nelle carceri/bunker israeliani.
M.