martedì 7 ottobre 2008

Islamofobia: 40. Oriana Fallaci e la persistenza del suo mito

Cosa si intende qui per Israel Lobby?
«Una coalizione informale di individui e gruppi che cerca di influenzare la politica estera americana in modo che Israele ne tragga beneficio».
Ed in Italia come stanno le cose?
Stiamo cercando di scoprirlo!
«Esistono due distinti meccanismi che impediscono alla realtà del conflitto israelo-palestinese di essere giustamente divulgata, e sono i due bavagli con cui i leader israeliani, i loro rappresentanti diplomatici in tutto il mondo, i simpatizzanti d’Israele e la maggioranza dei politici, dei commentatori e degli intellettuali conservatori di norma zittiscono chiunque osi criticare pubblicamente le condotte dello Stato ebraico nei Territori Occupati, o altri aspetti controversi della storia e delle politiche di quel Paese. Il primo bavaglio è l’impiego a tutto campo dei gruppi di pressione ebraici, le cosiddette lobby, per dirottare e falsificare il dibattito politico sul Medioriente (negli USA in primo luogo); il secondo è l’accusa di antisemitismo che viene sempre lanciata, o meglio sbattuta in faccia ai critici d’Israele» (P. Barnard, Perché ci odiano, p. 206).
Come «Informazione Corretta» e altri media denigrano quanti criticano il sionismo, Israele, e gli Stati Uniti: Arbour - Blondet - Burg - Caio - Cardini - De Giovannangeli - D’Orsi - Facci - Finkelstein - Giorgio - Morgantini - Odifreddi - Paci - Pappe - Romano - Sabahi - Sand - Spinelli - Stabile - Storace - Tizio - Vattimo -

Ricerche correlate:

1. Monitoraggio di «Informazione Corretta»: Indice-sommario. – 2. Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt. – 3. La pulizia etnica della Palestina. – 4. Boicottaggio prossimo venturo: la nuova conferenza di Durban prevista per il gennaio 2009. – 5. Teoria e prassi del diritto all’ingerenza. – 6. Per una critica italiana a Daniel Pipes. – 7. Letteratura sionista: Sez. I. Nirenstein; II. Panella; III. Ottolenghi; IV. Allam; V. Venezia; VI. Gol; VII. Colombo; – 8. La leggenda dell’«Olocausto»: riapertura di un dibattito. – 9. Lettere a “La Stampa” su «Olocausto» e «negazionismo» a seguito di un articolo diffamatorio. – 10. Jürgen Graf: Il gigante dai piedi di argilla. – 11. Carlo Mattogno: Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. – 12. Analisi critica della manifestazione indetta dal «Riformista». – 13. Controappello per una pace vera in Medio Oriente. –

Di Oriana Fallaci (1929-2006) non ho mai avvertito quel fascino a cui molti sembrano soggiacere. Non ho letto i suoi libri e non ho alcun interesse a leggerli: mi bastano le citazioni e l’uso che ne viene fatto per non sentire il bisogno di saperne di più. Il ricordo più diretto che ho del personaggio è una vivace reazione al suo nome all’epoca in cui, nel 1976, ero borsista dell’Istituto Diplomatico in un corso di lezioni al SIOI. Nell’occasione di una conferenza aperta all’esterno vi fu un partecipante che in modo del tutto fuori contesto pensò di citare il nome di Oriana Fallaci. Il conferenziere, di cui non ricordo più il nome, zittì in modo piuttosto brutale l’incauto interventore dicendogli che eravamo del tutto “fuori causa” rispetto al tema del convegno. Adesso purtroppo mi tocca prestare una qualche attenzione al poco congeniale personaggio in quanto i suoi scritti sono divenuti parte della letteratura antislamica e sionista. Solo limitatamente a questi aspetti rivolgerò la mia attenzione alla figura di Oriana Fallaci, scomparsa da un paio d’anni. Vorrei lasciare in pace i morti e perciò le mie osservazioni, magari aspre, devono essere intese come rivolti agli scritti, non alla persona, cui auguro di riposare in pace. Nell’archivio di «Informazione Corretta» il nome di Oriana Fallaci è largamente presente, beninteso come una figura positiva a tutto vantaggio della causa sionista e antislamica. Spero di potermi risparmiare l’onere di una lettura diretta dei numerosi libri e articoli della Fallaci, seguendo la filigrana della percezione che i suoi entusiasti ammiratori traggono non tanto dalla sua estetica letteraria, forse inesistente, quanto dalle sue pubbliche prese di posizione su temi politici e civili. Se poi esista una Fallaci diversa da quella percepita dai suoi fans è cosa che non rientra nella mia analisi.

Versione 1.6
Status: 18.10.08
Sommario: 1. Una ovazione di Deborah Fait. – 2. Atti vandalici contro la memoria di Oriana Fallaci. – 3. L’eredità di Oriana. – 4. Daniele e Oriana a braccetto. – 5. Il coraggio della Fallaci: inesistente. – 6. Parole in libertà. – 7. Il canto del gallo Ernesto. – 8. Il coraggio di Oriana. – 9. «La complessa figura della letterata». – 10. Oriana = «vilipendio dell’islam, razzismo, razzismo religioso, xenofobia, istigazione all’odio». – 11. Il copyright della Fallaci. – 12. La Fallaci sconfessata da “Famiglia Cristiana”. - 13. Gli gnocchi non sono mai soli. – 14. La Fallaci nazista? – 15. Un articolo della Fallaci sulla guerra in Iraq. – 16. «Io non sto con Oriana»: un sito con questo titolo. –

1. Una ovazione di Deborah Fait. – Peggiore compagnia, almeno ai miei occhi, la defunta Oriana Fallaci non poteva trovare. Al link si trova un intervento redazionale di Boccuccia di Rosa del 26 maggio 2005, quando Oriana era ancora in vita, mentre qui se ne trova pronunciato dalla stessa bocca l’elogio funebre. Sarebbe morta il 26 settembre 2006, poco dopo il quinto anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle. Si tratta nel link di una denuncia a Fallaci per vilipendio all’Islam. Naturalmente Boccuccia di Rosa è dalla parte di Oriana (“Forza Oriana!”) in quanto qualsiasi vilipendio si faccia all’Islam corrisponde ai suoi elevati e pacifici sentimenti. Abbiamo dunque qui una prima percezione di cosa sia stata Oriana Fallaci per i suoi ammiratori: una antislamica. Leggere la prosa di Deborah è un’autentica tortura alla quale tuttavia occorre sottoporsi se si vuol condurre la nostra indagine. Non si tratta di un testo esegetico sui pregi letterari dell’opera della Fallaci, ma di una sequela di espressioni che sarebbero subito considerati come una manifestazione di razzismo se il loro oggetto fossero stati gli ebrei e l’ebraismo anziché i musulmani e l’islamismo. Considerando i tempi processuali della nostra giustizia e la data della morte della Fallaci non saprei dire se è poi stato celebrato il processo. Ma è cosa che ha per noi un limitato interesse.

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2. Atti vandalici contro la memoria di Oriana Fallaci. – Per una volta tanto nel link adotto la titolazione dei “Corretti Informatori”. Naturalmente mi dissocio e condanno il gesto vandalico che è per me innanzitutto un oltraggio ad un cadavere, di cui non importa di chi fosse il corpo. I morti meritano sempre ed ovunque un sacro rispetto pena un imbarbarimento della nostra vita civile. Tuttavia ciò non mi impedisce di riflettere in una duplice direzione. La morte di Oriana Fallaci avvenuta il 26 settembre del 2006 mi era passata del tutto inosservata e non avrebbe per me avuto altro significato della morte delle centinaia e forse migliaia di persone che nello stesso giorno morivano in Italia e in Europa. L’evento funebre avrebbe dovuto riguardare principalmente i familiari della persona scomparsa: un momento di religiosità privata che per gli antichi era connesso al culto dei Penati. Probabilmente quanti hanno gestito le esequie della Fallaci hanno voluto caricarle di un significato che ha forse deprecabilmente provocato le reazioni di cui al link. Una «commemorazione» pubblica non è qualcosa che si possa imporre, quando non riscuota una commozione largamente e spontaneamente condivisa. Se veramente la defunta Fallaci nell’ultimo anno della sua vita aveva voluto “vilipendere” una fede nella quale si riconosce un sesto dell’umanità non poteva aspettarsi un grato ricordo di quanti le sarebbero sopravvissuti, riconoscendosi in ciò che ella aveva inteso offendere. Sarebbe stato perciò meglio che le esequie avessero avuto un carattere strettamente privato e che le celebrazioni non diventassero un vessillo di ciò che ancora divide gli uomini in fronti contrapposti.

3. L’eredità di Oriana. – Se l’eredità lasciata da Oriana Fallaci è quella che traspare dall’articolo di Paolo Guzzanti, forse è meglio lasciare allo stesso Guzzanti tutta questa eredita, della quale si puà proclamare erede universale. I motivi dell’islamofobia sembrano qui la foglia di fico dove si nasconde il razzismo sionista che pretende l’avallo dell’Europa in una anacronostica impresa coloniale. Non occorre leggere Oriana Fallaci come fosse Aristotele per scoprirne l’uso politico che i suoi estimatori intendono fare della sua “eredità”. Una sana e saggia politica comporta l’instaurazioni di relazioni pacifiche con tutto il mondo arabo. Se Israele è un ostacolo alla pace, il problema è Israele, non l’Islam. Che poi in Europa, secondo le sue stesse leggi, sappiano e possano convivere fedi diverse fra di loro o accanto e nessuna fede, è cosa quanto mai auspicabile. Vi è da temere per la presenza di una, ed una sola, religione di Stato che pretenda di improntare al suo spirito tutti i cittadini presenti sul suo territorio. Il relativismo che nasce necessariamente dalla compresenza di religioni di diverso credo si traduce in un regime di libertà per tutto. Ben venga dunque il Europa non solo l’Islam, ma anche Budda, Confucio e tutti gli dèi antichi e moderni che accettino di convivere un nuovo Pantheon dove vi sia spazio per tutti.

4. Daniele e Oriana a braccetto. – Per chi abbia letto qualche articolo di Daniel Pipes basta poco per inquadrare il personaggio. Non bisogna leggerne l’opera omnia per conoscerne l’islamofobia, il sionismo, l’antidemocraticità. Il personaggio è pittoresco ed appartiene alla nostra epoca. Per capire come possa riscuotere successo e diventare ricco si può leggere utilmente il recente libro di Susan George dal titolo «L’America in pugno», dove la Superpotenza che condiziona i destini del mondo appare popolata da incredibili sette parasataniche che formano le maggioranze che producono senatori, parlamentari, presidenti. Che in un simile ambiente esca fuori un Daniel Pipes non sembrerà più una cosa strampalata. Ma a noi qui interessa come la nostra Oriana Fallaci abbia trovato qui i suoi estimatori. Non occorre leggere neppure l'opera omnia della giornalista per avere un’idea di ciò che essa sia e rappresenti. Beninteso, un’opera certamente vasta ed in grado di impressionare per i luoghi che ha visitato o personaggi che la sua professione di giornalista le ha consentito di avvicinare, ma è lo stesso privilegio che tocca ai barbieri e a quanti curano il corpo ed i bisogni dei potenti. Se proprio, per una qualche ragione, si dovesse leggere la totalità dei suoi articoli, anche riuniti in forma di libro o di romanzo, è bene diffidare su ogni riga. Naturalmente, nessuno qui pensa di impedire ai suoi estimatori di ricordarla e celebrarla come e quanto meglio credono: affar loro che rientra nel loro diritto di libertà. È però nostro diritto dichiararci estranei e respingere ogni assalto ideologico proveniente da quel fronte. Non si tratta qui di dare a Oriana Fallaci post morten i giusti riconoscimenti quasi fosse un Giuseppe Mazzini o un Garibaldi con i quali si puà essere in disaccordo su qualche punto ma che tuttavia restano personaggi della storia di noi tutti, autentici padri della patria. No! Con Oriana non siamo a questi livelli. Resta un personaggio di parte, fazioso, pericoloso, non atto a sviluppare una convivenza pacifica all’interno di un’Europa che sarà e si spera possa e sappia far convivere genti di culture e religioni diverse unite nel comune desiderio della pace e dell’indipendenza.

5. Il coraggio della Fallaci: inesistente. – In un riassunto stampa di IC si riesce solo a notare il posizionamento fallaciano dei “Corretti Informatori” senza essere informati di ciò che effettivamente si dice negli articoli “criticati”. Sono assenti le parole come è pure assente il “coraggio” della Fallaci, una donna che ha costruito la sua fortuna e la sua significanza sulla provocazione e sul sensazionalismo.

6. Parole in libertà. – Si dice che se si vuol criticare uno scrittore occorre conoscerne l’opera. In linea di principio ciò è vero, ma nel nostro caso si tratta di altro. Una cosa è dover leggere tutta l’opera di Kant o Hegel, non una sola volta, ma almeno quattordici volte, prima di provarsi a dire qualcosa di sostanziale. Altra cosa è dover leggere Oriana Fallaci o simili. In questo caso basta un piccolo assaggio di una minestra che conserva la stessa composizione chimica e lo stesso sapore per l’intero, fossero cento o mille litri della stessa brodaglia. In secondo luogo ho già avvisato i miei Cinque Lettori che non mi propongo un’analisi dell’opera fallaciana, ma uno studio del suo influsso, o meglio mi interessano quanti si dichiarano entusiasti dei libri della Fallaci e li issano come una bandiera. Questi personaggi mi interessano più del loro idolo. In ogni caso, andando al link si ha una sufficiente documentazione della qualità della scrittura della Fallaci. Non occorre leggere altro. O se si vuole si ha qui un altro saggio di scrittura fallaciana offerto gratuitamente dall’archivio di IC: quanto basta per farsi una cultura e rispondere alle critiche di chi ci dice che non possiamo parlare di Oriana senza conoscerne l’alta opera. Si ha netta la sensazione di un flusso di parole parole parole che non parlano al cervello, ma alle orecchie o ai peggiori istinti che sono in noi e tendono ad impressionare. Volendo si potrebbe rispondere con un flusso analogo e contrario, se ne valesse la pena. Ma non ne vale la pena.

Non so chi voglia mandare per davvero al rogo la Fallaci, ma penso che sia sufficiente mandarla a quel paese da viva e da morta. Ed in effetti, fin dal 1976, nell’occasione di un pubblico convegno a carattere scientifico, fu in pratica mandata a quel paese, squalificando chi ne aveva fatto il nome quasi fosse un’autorità al pari di Aristotele. Nel link la nostra Oriana si dimena come una ballerina nella prestigiosa sede dell’American Enterprise Institut, una fondazione strapiena di quei soldi che sono stati prosciugati altrove e che proprio in questi giorni ci rivelano la struttura dell’opulenza americana: togliere ai poveri d’America e del mondo per dare ai ricchi, Oriana compresa. Ma sembra che la cuccagna sia ora finita, almeno per un bel po’ di tempo. Se veramente l’attentato alle Torri Gemelle ha una matrice islamica, non credo che gli stessi attentatori si sarebbero trovati in insuperabili problemi tecnici nel far fare un viaggio anzitempo alla compianta Fallaci. Mi sembra una trovata propagandistica quella quanti spettacolizzano le minacce di morte ricevute. Certamente, la Fallaci è una propagandista di una determinata causa, probabilmente tutta la sua opera si racchiude nella propaganda. Ma alla guerra di propaganda, cioè alla guerra ideologica, si risponde con armi dello stesso genere: la propaganda e la contropropaganda. Non avrebbe proprio senso usare altri mezzi che produrrebbero ulteriori effetti propagandistici conferendolo l’aureola del martirio a chi merita l’irrisione se non l’aperto disprezzo.

La Fallaci che si nasconde? Figuriamoci! Tutta la vita non ha fatto altro che sforzarsi di apparire e di affligerci con la sua petulante presenza. In fondo, la tecnica odierna di governo consiste nella martellante ripetizione mediatica di persone e di messaggi di ogni genere, dal pubblicitario al religioso al politico. Sul tema Islam si sarebbe potuto fare a Oriana una lezioncina elementare, ammesso che la scrittrice avesse avuto il desiderio di apprendere qualcosa e di smettere con la sua lucrosa propaganda antislamica. Se appena un poco si fosse chiesta cosa è che produce fra i popoli quel conflitto che conduce gli uomini in guerra, avrebbe potuto accorgersi che la religione è al massimo un epifonema del conflitto, una sua manifestazione, ma non la causa dello stesso. Per la causa reale occorre cercare altrove: nella volontà imperiale degli USA, nel suo militarismo connesso all’industria degli armamenti, nel petrolio e nelle risorse che i poveri hanno e che i ricchi sottraggono e succhiano come i vampiri fanno con il sangue, negli interessi degli israeliani che inducono noi stupidi occidentali a far la guerra per conto loro. Se è vero che la sola guerra falsa e bugiarda contro l’Iraq è costata 3.000 miliardi di dollari, basta volgere lo sguarda sulla miseria africana per scoprire con un solo colpo d’occhio tutta l’ipocrisia del mondo rappresentato alla American Enterprise Institut, dove Oriana ha recitato la sua ultima performance prima di passare a miglior vita.

Infine, Oriana deve benedire la mancanza di passione di quanti ella insulta e offende. Se passione qui vi fosse, la prima a farne le spese da viva e da morte sarebbe lei stessa, la sua ignoranza, la sua faziosità, la sua passione che la porta a stare dalla parte del carnefice anziché della vittima, il suo voler ingannare un grande pubblico avvalendosi dei media messi a sua disposizione da un potere che periodicamente mette a libro paga migliaia di giornalisti. Indubbiamente, il suo talento propagandistico è di gran lunga superiore a quello di tante mezze figure. E si spiega come abbia guadagnato molto di più. In fondo, anche questo è mercato, è capitalismo, è mondo libero, libero di arricchirsi in tutti i modi possibili e immaginabili. La via dell’arricchimento se non infinita è certamente abbastanza variegata. Et de hoc satis!

7. Il canto del gallo Ernesto. – Di Ernesto Galli della Loggia, che per i “Corretti Informatori” sarebbe fornito di quella autorevolezza che invece Sergio Romano non avrebbe e che certamente non ha presso gli stessi “Corretti Informatori”, mentre il gallo Ernesto merita di averla, ricordo un faccia a faccia fra lui e Paolo Flores d’Arcais. Ricordo il sorriso da ebete che Ernesto opponeva a Paolo, persona peraltro a me non congeniale. Di cosa si trattava? Non ricordo né la trasmissione né il tema generale, ma attrasse la mia attenzione il fatto che Paolo Flores d’Arcais dimostrava di essere informato sulla più avanzata ricerca neotestamentaria, dove vengono posti in luce temi scottanti sulla stessa figura storica del Cristo, resi vagamente popolari in forma romanzata dal Codici Da Vinci. En passant, per chi è interessato al tema indico il mio blog “Critica del cattolicesimo”, al momento piuttosto trascurato, ma dove riporto e discuto la più recente letteratura. Ebbene, Ernesto che chiaramente non conosceva nulla di ciò di cui Paolo parlava, ne sorrideva per questo genere di interessi: il tipico atteggiamento dell’ignorante che sorride su cose che non conosce e che per giunta sono tanto serie da aver allarmato di recente proprio quel papa di cui invece parla nel link oggetto di questo paragrafo. Sostanzialmente, l’editoriale di Ernesto – autorevolissimo per i “Corretti Informatori” – elogia una vera e propria bravata di Oriana, una villania. Immaginate di essere invitati a casa di Oriana, magari quando era una giovane e bella donna. Di colpo vi slacciate la cintura e abbassate i pantaloni, facendo vedere qualcosa che ciondola. A voler essere obiettivi non è una cosa diversa da quella che lei ha fatto, quando l’ayatollah Komeini gli ha concesso la famosa intervista a determinate condizioni, cioè che portasse il velo. Oriana non ha rispettato le condizioni e si è invece tolto il velo. Questa bravata è assunta dal gallo Ernesto, ben retribuito dal “Corriere”, come a simbolo del conflitto fra Oriente e Occidente. È da aggiungere che l’ayatollah ha dato una grande prova di civiltà e tolleranza, risparmiando a Oriana le pene previste secondo il sistema giuridico vigente in Iran.

8. Il coraggio di Oriana. – Andando al link si trova in un contesto più ampio una citazione della Fallaci da parte forse di un non estimatore della giornalista. Ecco il brano che intendiamo evidenziare:
…Manca Oriana Fallaci. Dall’albergo Alexander, terrazza illuminata che guarda le rovine della Beirut mussulmana, la Fallaci telefona a quelli sotto, senza luce, niente acqua, piatti quasi vuoti. «Voglio esserci anch’io all'appuntamento con quel frocio di Arafat. Metti il mio nome nella lista e fammi sapere».
Non c'è niente da far sapere. Aveva appena scritto un'intervista d'amore a Sharon e i palestinesi consentono l'incontro solo ai testimoni che hanno vissuto due mesi sotto le stesse bombe mentre la Fallaci guardava il fumo dall’alto.…
Naturalmente i “Corretti Informatori” prendono le parti di Oriana. Da notare poi il “frocio” dato ad Arafat. Non saprei dire se è una neutra constatazione di fatto o un insulto infamante e discriminatorio. Bisognerebbe chiedere ad Angelo Pezzana, noto omosessuale, cosa ne pensi, oppure a Riccardo Pacifici e Antonio Polito che nello stesso giorno in cui Ahmadinejad veniva a Roma organizzavano in Campidoglio una manifestazione per difendere i diritti e la dignità degli omosessuali in Iran, dove però – a sentire Ahmadinejad interrogato alla Columbia Università – non ne esisterebbero per nulla. Intendeva dire che di omosessuali ve ne sono molti, se non tutti, negli USA, ma non ne esistono in Iran. Probabilmente voleva essere una battuta che in effetti ha suscitato l’ilarità generale, mostrando un tiranno capace di ridere e far ridere i suoi interlocutori. Le interviste della lunga carriera della Fallaci erano evidentemente calibrate non sui bisogni di conoscenza di lettori che non possono andare in giro per il mondo ad informarsi di persona di quanto succede, ma erano tutte declinate a seconda della sua visione politica: i fatti sottomessi al modo in cui Oriana vede il mondo e vuol farcelo vedere. Poveri noi vittime dei giornalisti di regime. Ma forse oggi con internet qualcosa può cambiare. Ed in ogni caso gli ignoranti – quelli che non leggono i giornali – vanno considerati con maggior rispetto, per essere immuni da consapevoli falsificazioni e manipolazioni.

9. «La complessa figura della letterata». – Ai posteri l’ardua sentenza! Quale? Se fra 300 anni i nostri discenti studieranno gli scritti di Oriana così come noi abbiamo studiato le opere di Dante, di Petrarca, di Boccaccio. Io sono propenso a credere che il personaggio non esiste o sia pressoché irrilevante fuori dell’uso politico-strumentale delle sue prese di posizione. Dietro in fondo, niente a che fare con i concetti di destra e sinistra, ci sono gli interessi sionisti-israeliani che negli USA e in Europa tendono a soffiare su tutto ciò che può condurre ad uno “scontro d civiltà” fra Cristianesimo e Islam, fra cosiddetto Oriente e Occidente, a tutto vantaggio degli interessi strategici di Israele nel Medio Oriente, ossia dell’avamposto militare-culturale-ideologico di noi tutti, spinti a riconoscerci interamente con Israele, secondo quanto vorrebbe l’autrice del libro “Israele siamo noi”, un’autrice aspirante alla successione della defunta Oriana. Per la civiltà che avanza insieme con le armi americana basta ricordare le incalcolabili distruzioni delle vestigia della civiltà babilonese, che ancora con Saddam Hussein si erano conservati. Non dimentichiamoci che la scrittura fu inventata dai Sumeri.

10. Oriana = «vilipendio dell’islam, razzismo, razzismo religioso, xenofobia, istigazione all’odio». – Non ripetiamo qui osservazioni fatte nei paragrafi precedenti. Ci piace però soffermarci su alcuni dati che contraddicono la consueta propaganda israeliano-sionista incentrata sulla contestazione di odio razziale. Probabilmente, in origine, la normativa è stata concepita per agire in una determinata direzione. Ma poiché le norme devono essere redatte in forma generale e astratta, qualche volta le stesse norme possono ritorcersi contro i loro stessi ideatori. Così l’odio razziale può essere anche quello contro l’Islam e i musulmani in quanto tali. Su questa base si sono potuto contestare a Oriana Fallaci i reati di “vilipendio dell’Islam, razzismo, razzismo religioso, xenofobia, istigazione all’odio». È curioso però nell’articolo apparso su Libero il seguente passo:
Può l'odio essere proibito per legge? La Fallaci rivendica il diritto all'odio: «Sì, io odio i Bin Laden. Sì, io odio gli Zarkawi ». E i tagliatori di teste, i kamikaze che fanno saltare in aria gli innocenti, i vandali che imbrattano le chiese. I Noam Chomsky, i Louis Farrakhan, i Michael Moore. «Li odio come ho sempre odiato ogni attacco alla Libertà». C'è da notare anche una singolare asimmetria…
Asimmetria che per noi è diversa da quella che nel testo dell’articolo si pretende. Ad esplorare l’archivio di IC si scopre che il “reato” di «odio» verso Israele è puntualmente contestato ai loro avversari ideologici o ritenuti tali. Io stesso mi sono chiesto come si può pretendere di fissare per legge i sentimenti di amore e di odio. Ritengo che la legge Mancino sia un’assurdità, una mostruosità giuridica che andrebbe per questo abrogata. Ma non sono di questo avviso i «Corretti Informatori» ed le associazioni ebraiche in Europa che si avvalgono di questa risorsa giuridica per produrre cause e incriminazioni penali. Non dovrebbe però valere l’uso reciproco delle stesse accuse penali. Un magnifico senso dell’equità e della giustizia a senso unico.

Ciò che mi sorprende nel testo della Fallaci è la valutazione delle forze contrapposte. Al contrario della Fallaci io mi sono fatto l’idea di un conformismo e di un uso dei media tutto sbilanciato a favore di Israele e del sionismo. Basti pensare ai dati normativi in Italia, Germania, Francia, Austria, Svizzera. La “Giornata della Memoria”, il cui merito/demerito è da ascrivere all’attività legislativa di Furio Colombo, infligge a insegnanti e scolaresche una ben precisa ideologia. Di questo passo si era giunto al culmine dell’assurdo in una misura che voleva imporre ad ogni bambino francese l’adozione di un bambino morto in Auschwitz. E così via. Non mi spiego la valutazione fatta dalla Fallaci. Probabilmente allude ad un fallimento della strategia, corposamente finanziata, volta a produrre vasti movimenti di massa in funzione antislamica. Per fortuna il buon senso della gente ed anche grazie alla loro ignoranza in quanto non lettori di giornali, ed in particolare degli articoli della stessa Fallaci, a dispetto delle alte tirature dei suoi libri, forse comprati da lettori generosi quanti interessati, ci ha protetto dalle battute di caccia al musulmano. Personalmente, non ho mai avuto nessun incidente con nessuno dei musulmani finora conosciuti: dal mio barbiere al pizzivendolo. Non posso dire la stessa cosa con gli ebrei di mia conoscenza, per fortuna non numerosi.

L’articolo di Alessandro Gnocchi è indisponente, ma non temibile per la sua forza logica. Quando ad esempio parla di immigrazione islamica in Europa come forma di invasione, farebbe meglio a interrogarsi sulla immigrazione ebraica in Palestina: dalla pulizia etnica dei palestinesi ai lager in cui sono stati spinti, agli insediamenti coloniali in Cisgiordania finanziati con i danari dei cristiani sionisti, che si basano su assurde profezie bibliche che arrivano fino alla sponsorizzazione della guerra atomica. Considerando il peso elettorale di simili folli strati sociali, vi sarebbe da preoccuparsi per ciò che succede nella provincia americana anziché nei deserti mediorantali. Il termine “fondamentalismo” nasce in ambito cristiano per descrivere le correnti fanatiche della giungla religiosa americana, dove un qualsiasi ciarlatano può fare carriera ed arricchirsi atteggiandosi a profeta e spacciando le più grosse bufale a masse incolte e disperate.

11. Il copyright della Fallaci. – Il “Foglio” per quanto mi riguarda si può benissimo tenere tutto il testo della Fallaci e magari in questo modo incrementare le sue vendite in edicola. Il “Foglio” si pubblica finora grazie a contributi pubblici. Radio radicale ne fa una propaganda continua, leggendo e citando i suoi articoli. Siamo sicuri di non perderci nulla, ma riteniamo una traccia sufficiente il nome della prestigiosa istituzione che conferisce premi ad una Oriana Fallaci. Un ben diverso libro, scritto da una ben diversa persona, che risponde al nome di Susan George, ha inteso informare i lettori europei sulla selva di istituzioni che negli ultimi decenni sono stati responsabili di una profonda trasformazione degli orientamenti della politica americana. La guerra all’Iraq e l’attuale clima di caccia alle streghe non nascono dal nulla. Trovano la loro causa ed i loro soggetti in fondazioni come quella che conferisce premi ad una Oriana Fallaci. Il solo dato interessante del link non è la notizia di un nuovo premio alla Fallaci, ma l’indicazione del nome dell’istituzione che glielo ha conferito. Merita una nota di infamia.

12. La Fallaci sconfessata da “Famiglia Cristiana”. – Trattandosi di cattolici nessuno meglio degli esperti di “Famiglia Cristiana” di giudicare la fondatezza delle accuse mosse ai musulmani presenti in Italia, pare in numero di 900.000, molto più numerosi, dunque, della comunità ebraica di 40.000 unità. Cattolici e musulmani sono concorrenti in quanto pastori di anime ed entrambi volti al proselitismo religioso. Oriana a sua volta non è certo una monaca di clausura che si maceri nel corpo al pensiero del Cristo misericordioso. Da “Famiglia Cristiana” non è individuato nessun pericolo nella presenza musulmana in Italia. Come diretti concorrenti in ambito religioso avrebbero di che temere. Ma non è così. Risulta quanto mai evidente l’operazione politica volta a produrre islamofobia non in difesa della civiltà europea, ma a tutto vantaggio degli interessi militari di Israele in Medio Oriente: una guerra che i sionisti non possono vincere senza la copertura militare, economica, mediatica in USA e in Europa. La Fallaci è oggettivamente un agente di questa strategia. Non a caso ha ricevuto succulenti premi che l’hanno arricchita alla faccia di islamici e antiislamici.

13. Gli gnocchi non sono mai soli. – Il giovedi è indicato nella barzellistica come il giorno in cui mamma fa gli gnocchi, e quindi: “ridi, ridi che mamma ha fatto gli gnocchi”. Immaginate se di gnocchi nel piatto ve ne fosse uno solo. Non il riso, ma il pianto! Nell’archivio di IC oltre all’articolo già commentato sopra al n. 12 ne esiste un’altro, di cui già nel link del titolo. Non tratta di Oriana, ma resta nello stesso universo mentale ideologico. Questa volta l’argomento è l’attentatore principale delle Torri Gemelle e la formazione culturale dei kamikaze nonché la loro provenienza sociale. Sull’11 settembre rinvio con convinzione al libro “Zero” nonchè al film con lo stesso titolo, in questi giorni di metà ottobre 2008 disponibile nelle edicole a 12 euro e cinquanta centesimi. Conosco la critica che è stata fatta a questi volumi. Ricordo la tesi principale degli autori: nulla sappiamo e vorremmo sapere qualcosa di plausibile. Un numero crescente di persone ha sottoposto ad analisi critica la versione ufficiale dell’accaduto. Si badi: di versione ne esiste una sola e Massimo Teodori ha fatto una becera figura sostenendo in contraddittorio che ne esistono molteplici, di cui occore fare apposita bibliografia. Un Giulietto Chiesa a differenza di molti malpensanti – fra cui mi ci colloco – non sostiene che ad organizzare l’attentato sia stati i servizi segreti americani o israeliani. Dice che la versione ufficiale non regge all’analisi critica: è palesemente falsa e lacunosa. Non è credibile. Si chiede una versione credibile o almeno plausibile. Quindi, per tornare al nostro Allessandro Gnocchi, non è affatto certo che il terrorista da lui indicato abbia niente a che fare con il crollo doloso delle Torri Gemelle, dopo le quali è seguita una politica che da alcuni era stata già auspicata e dichiarata possibile solo in seguito ad un evento come quello effettivamente accaduto. A sospettare si fa peccato, ma spesso si indovina. Quindi le parole di Alessandro sono “parole in libertà”. Quanto poi all’elevata formazione culturale ed estrazione sociale dei kamikaze da lui descritti il nostro Alessandro Gnocchi non si frende neppure conto di dimostrare il contrario di ciò che vorrebbe. Se non sono degli ignoranti, dei plagiati, dei disperati, allora questi kamikaze devono proprio crederci a ciò che fanno. Il nostro Machiavelli in un passo del Principe avverte che non vi è in pratica nessuna difesa di fronte a chi ha deciso di fare sacrificio della propria vita. Ma per giungere a tanto la causa per la quale si decide di morire deve proprio essere grande e degna. La chiesa cattolica ha ampliato a dismisura il numero dei “martiri” morti per testimoniare la Fede. In ambito civile e politico chi muore in questo modo meriterebbe il titolo di eroe, se la loro morte non comportasse la morte di molte persone che noi definiamo innocenti e che potrebbe essere ognuno di noi che casualmente si trovasse nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato. Noi siamo certi della nostra innocenza e della nostra estraneità. Ed io lo credo anche.

Ma allora sorgono altri problemi. I nostri rappresentanti politici, che in regime di democrazia si dice siano da noi eletti e facciano ciò che noi stessi faremmo, ci rappresentano veramente quando uccidono un milioni di civili in Iraq? O pongono sanzioni che ad esempio precludono la fornitura di vaccini per l’infanzia, provocando la morte di bambini non meno innocenti dei morti americani delle Torre Gemelle? Chi è responsabile delle vittime di uno sganciamento di bombe da un aereo radiocomandato di un pilota che si trovava in Dakota mentre sganciava in Afghanistan? Devo l’incredibile notizia a Travaglio che la comunicava in una trasmissione televisiva. Faccio ammenda se ricordo male o sentii male. Il fatto comunque è esemplificativo e non toglie o aggiunge nulla al senso del mio discorso. Non mi sento in alcun modo responsabile delle morti in Iraq, in Afghanistan, in Libano o in tutti quei luoghi che Paolo Barnard descrive nel suo libro Perché ci odiano, di cui un brano si trova sopra qui in epigrafe. Ed allora? Allora, vuol dire che dobbiamo ripensare i fondamenti della nostra democrazia che ci rende complici ed assassini, avendo sempre voluto la pace con tutti i popoli della terra e condividendo in pieno non già l’art. 11 della nostra costituzione che rifiuta la guerra, ma la prima legge di natura descritta da Hobbes, la quale dice che dobbiamo fortemente e risolutamente cercare la pace, perché solo la pace può garantirci la vita e i più sofisticati armamenti della storia non bastano a proteggerci da chi ha motivo per volere la nostra morte. Ridi, ridi, Alessandro, che mamma ha fatto gli gnocchi!

14. La Fallaci nazista? – Dal riassunto stampa di «Informazione Corretta» si capisce poco e soprattutto non si capisce cosa pensa al riguardo Gad Lerner. Il documento è fra i più antichi dell’archivio ed è del 26 ottobre 2002. Non posso pertanto svolgere una critica puntuale di ciò che inesplicabile. Mi limito ad osservare che il termine “nazista” è ormai diventato un vero e proprio improperio per indicare il massimo di negatività. Se uno volesse essere rigoroso con i concetti dovrebbe usare il termine in un senso storicamente delimitato. Invece capita costantemente di trovare il concetto applicato a situazioni del tutto fuori contesto spaziale e temporale. Quanto poi alla “negatività” implicita nell’uso offensivo del concetto io sono personalmente convinto che sia stata superata dopo il 1945, esattamente la fine della guerra in Germania nel mese di maggio, tutta la negatività che i detrattori pensano di attribuire ad un regime che ormai appartiene alla storia e non più alla attualità politica. Sul piano dei fatti storici basta pensare a Hiroshima e Nagasaki di appena un mese successivi alla fine della guerra in Germania. L’orrore non è diminuito, ma è cresciuta. Nello specifico del link, cioè circa il quesito se la Fallaci fosse nazista o meno, dovendo seriamente rispondere che io non ritengo sia tale, ma in quanto a negatività secondo il concetto espresso sono invece convinto che è molto di peggio, senza bisogno di scomodare il nazismo, di cui per ogni che passa solo storici, ferrati nel loro mestiere e capaci di autonomia professionale, possono capire per davvero cosa esso sia stato.

15. Un articolo della Fallaci sulla guerra in Iraq. – Cliccando sul link ci si immette in un articolo della Fallaci apparso sul Corriere della Sera del 14 marzo 2003 e ripreso dai «Corretti Informatori». Leggendolo, speriamo di poter supplire la critica di una visitatrice del blog, che magari vorrebbe infliggermi la lettura dell’opera omnia della giornalista per rinoscermi il diritto di poterla criticare. Intanto osservo che la guerra in Iraq sopravvive alla stessa Fallaci, che fra le altre cose credo sia stata anche una che si era schierata a difesa dell’infanzia che ancora deve nascere, cioè un’antiabortista. Tra le mie letture, non fallaciani, mi sovviene ancora prima della guerra guerreggiata il regime di sanzioni inflitte all’Iraq. Venivano a mancare anche i vaccini per l’infanzia ed un numero imprecisato ed imprecisabile di bambini morirono per questo. Quanto poi alle vittime civile della guerra io credo che abbiano superato il milione, anche se diventa difficile tenere un’anagrafe e soprattutto non si possono quantificare le vite umane come se fossero cavoli o patate: ogni singola vita è preziosa e le perdite non sono proprozionali alla loro quantità. Che poi Saddam fosse un tiranno che meritava o meno di essere abbattuto, è una questione che di certo non può essere posta da chi se ne era servito come alleato nella guerra contro l’Iran, dove sono stati prodotti altri milioni di morti. Ad occhio e croce volendo stare sulle quantità credo che tirando le somme si superi di gran lunga dal 7 maggio 1945 ad oggi il numero magico di sei milioni di morti, ossia la massima pretesa quantitativa e risarcitoria della Shoà, tutti imputabili agli USA ed ai suoi alleati, anche stando nel solo Medio Oriente. Ma è un calcolo che faremo in altro momento. Quindi, non è ben chiaro quali sia il “doloroso dilemma” che la delicata coscienza di Oriana vorrebbe porsi nell’articolo linkato.

Quanto al Mussolini appeso in uno piazza, immagine cui Oriana palude, non credo che sia stato un momento di civiltà per il popolo italiano, che se veramente fosse responsabilie di ciò che Oriana gli attribuisce ben meriterebbe l’appellativo di Maramaldo. Ma io ho un diverso concetto del popolo italiano e mi duole che Oriana ne abbia fatto parte, pace all’anima sua. Forse sono troppo duro in questo mio giudizio, giacché normalmente non ho nessuna difficoltà a convivere con persone che la pensano assai diversamente da me. Ma in questo caso la materia è politica, cioè esistenziale, ed io sento e rivendico la mia lontananza da Oriana Fallaici, sia essa stata una concreta persona o un simbolo. Io che nato non ero, resto del parere che alla sconfitta militare, all’invasione del proprio paese, ai bombardamenti, agli stupri di massa e ai favore delle alcove, alla fame e alla misera, fosse preferibile il peggiore dei governi, la cui legittimità è data non dal rispetto di astrusi ed opinabili principi ma dalla fondamentale relazione hobbesiana fra protezione ed obbedienza. Fascismo e nazismo persero per sempre la loro legittimità quando non furono più in grado di difendere i loro popoli. Per il resto confido nell’evoluzione endogena che ha sempre visto mutare le forme di governo, quando esse non corrispondevano più alla volontà ed ai bisogni dei loro popoli. La Spagna di Franco, la Russia, la Cina, ma anche l’Iran dello Scià voluto dalla Cia nel 1943 e defenestrato dal popolo iraniano nel 1979, tutti questi esempi dimostrano che non è necessario perdere la guerra e la libertà per mutare governo. Ma se ciò non bastasse come argomentazione, si può allora riferire uno slogan in uso presso gli americani: «giusto o sbagliato, è il governo del mio paese»!

Io non ho gli stessi sentimenti di Oriana, pace all’anima sua, e non nutro gratitudine per i cimiteri alleati in Italia. Al massimo posso avere ed ho pietà per i morti, per tutti i morti, senza chiedere loro dove fossero nati. Quando accompagno i miei ospiti polacchi a Cassino, io provo grande tristezza per la distruzione, inutile, del monastero e per i morti italiani. È come se io insieme con loro fossi morto. Non mi sento liberato, mi sento morto. Dite quel che che volete, ma io così sento e vi assicuro che non sono né fascista nè nazista, per il semplice fatto che per me fascismo e nazismo sono cose che non esistono ed appartengono ai libri di storia, se mai ne verranno scritti di obiettivi e veritieri. Oggi i libri di storia sono invece forme di propaganda di guerra e strumenti di plagio intellettuale delle scolaresche. Insomma, la Fallaci per me dice delle grandi bestialità che non meriterebbero attenzione se la donna non avesse goduto in vita uno straordinario successo. Ma forse proprio per questo dobbiamo interrogarci sul cosiddetto successo, che può essere quanto di più frivolo si possa immaginare. È anche un prodotto del marketing e della pubblicità o nel nostro caso degli interessi, ben individuabili, che si celano dietro determinati personaggi, gonfiati per fini di parte. Dobbiamo imparare ad amare l’oscurità ed abituarci seriamente a pensare che l’apparire non è l’essere. Anzi l’essere ama nascondersi.

16. «Io non sto con Oriana»; un sito con questo titolo. – Credo lo si sia già capito che “io non sto con Oriana” né mai lo sono stato. Ma questo paragrafo è solo un rinvio ad un apposito sito, scoperto oggi casualmente. Nasce con il titolo Io non sto con Oriana e raccoglie contributi sul tema. Esprimo apprezzamenti per l’idea e per il suo autore. Il sito sarà da me periodicamente visitato e da esso son certo che potrò attingere spunti interessanti da cui sviluppare riflessioni in questo mio post tutto riservato a Oriana, pace all’anima sua.

(segue)

Islamofobi: 39. Henryk M. Broder, la più rilevante figura del sionismo antislamico tedesco

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Cosa si intende qui per Israel Lobby?
«Una coalizione informale di individui e gruppi che cerca di influenzare la politica estera americana in modo che Israele ne tragga beneficio».
Ed in Italia come stanno le cose?
Stiamo cercando di scoprirlo!
«Esistono due distinti meccanismi che impediscono alla realtà del conflitto israelo-palestinese di essere giustamente divulgata, e sono i due bavagli con cui i leader israeliani, i loro rappresentanti diplomatici in tutto il mondo, i simpatizzanti d’Israele e la maggioranza dei politici, dei commentatori e degli intellettuali conservatori di norma zittiscono chiunque osi criticare pubblicamente le condotte dello Stato ebraico nei Territori Occupati, o altri aspetti controversi della storia e delle politiche di quel Paese. Il primo bavaglio è l’impiego a tutto campo dei gruppi di pressione ebraici, le cosiddette lobby, per dirottare e falsificare il dibattito politico sul Medioriente (negli USA in primo luogo); il secondo è l’accusa di antisemitismo che viene sempre lanciata, o meglio sbattuta in faccia ai critici d’Israele» (P. Barnard, Perché ci odiano, p. 206).
Come «Informazione Corretta» e altri media denigrano quanti criticano il sionismo, Israele, e gli Stati Uniti: Arbour - Blondet - Burg - Caio - Cardini - De Giovannangeli - D’Orsi - Facci - Finkelstein - Giorgio - Morgantini - Odifreddi - Paci - Pappe - Romano - Sabahi - Sand - Spinelli - Stabile - Storace - Tizio - Vattimo -

Ricerche correlate:

1. Monitoraggio di «Informazione Corretta»: Sezioni tematiche. – 2. Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt. – 3. L’11 settembre: misteri, dubbi, problemi. – 4. Rudimenti sul Mossad: suo ruolo e funzione nella guerra ideologica in corso. – 5. Free Gaza Movement: una sfida al blocco israeliano di Gaza. – 6. La pulizia etnica della Palestina. – 7. Studio delle principali Risoluzioni ONU di condanna a Israele. – 8. Cronologia del conflitto ebraico-palestinese. – 9. Boicottaggio prossimo venturo: la nuova conferenza di Durban prevista per il gennaio 2009. – 10. Teoria e prassi del diritto all’ingerenza. – 11. Per una critica italiana a Daniel Pipes. – 12. Classici del sionismo e dell’antisionismo: un’analisi comparata. – 13. Letteratura sionista: Sez. I. Nirenstein; II. Panella; III. Ottolenghi; IV. Allam; V. Venezia; VI. Gol; VII. Colombo; VIII. Morris; – 14. La leggenda dell’«Olocausto»: riapertura di un dibattito. – 15. Lettere a “La Stampa” su «Olocausto» e «negazionismo» a seguito di un articolo diffamatorio. – 16. La sotterranea guerra giudaico-cristiana dei nostri giorni. – 17. Jürgen Graf: Il gigante dai piedi di argilla. – 18. Carlo Mattogno: Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. – 19. Analisi critica della manifestazione indetta dal «Riformista». – 20. Controappello per una pace vera in Medio Oriente. –

Più rilevante è la figura di Henryk M. Broder in quanto esponente tedesco di un «antiislamismo sionista». Noi usiamo l’espressione “sionismo antiislamico” a significare una differente ottica di ricerca. Così abbiamo già fatto con riferimento a Udo Ulfkotte, altrimenti indicato come un “giornalista evangelico esperto in servizi segreti”. Non sono io un grande esperto di sionismo, ma in effetti sembrerebbe ultroneo dire “sionismo antiislamico” in quanto il sionismo può essere fondatamente e fondamentalmente solo antiislamismo tout cour se si considera che l’insediamento di coloni ebrei nei territori mediorientali comportava di per sé la “pulizia etnica” delle popolazioni indigene. Se i padri di Sion ovvero i “Savi di Sion” avessero scelto altri territori su cui insediarsi dopo averli ripuliti etnicamente forse la connotazione antiislamica sarebbe venuta meno. Ma storicamente può dirsi che il sionismo sia già in origine molto più antiislamico di quanto gli islamici siano stati e siano oggi antiebraici. E ciò per semplici ragioni cronologiche nel rapporto di causa ed effetto: i coloni si insediano in territori abitati da palestinesi che ne vengono espulsi e che comprensibilmente non gradiscono il trattamento loro riservato. Da qui un giustificato risentimento. Il sionismo combatte su due fronti: uno della guerra guerreggiata in Medio Oriente, l’altro della guerra mediatica e ideologica in Europa e negli USA. Il secondo fronte non è meno importante del primo. Se venisse meno, mancherebbe il flusso continuo di finanziamenti e armamenti dall’Occidente verso Israele. Cesserebbe anche una politica di ostilità dei governi europei verso i paesi islamici, ai quali violando la loro sovranità si vorrebbe imporre con ricatti e sanzioni il riconoscimento di Israele con l’accettazione di uno statu quo contrario ad ogni senso del diritto, della giustizia, dell’umanità. Personaggi come Broder, Ulfkotte ed altri che via via andremo individuando sono dichiaratamente o meno tasselli di una guerra ideologica globale contro la quale gli amanti della pace fra i popoli possono combattere e vincere acquisendo conoscenza e consapevolezza.

Versione 1.2
Status: 9.11.08
Sommario: 1. Affinità ideologiche. – 2. La libertà di ridere. – 3. Talkshow con Broder sulla conversazione all’Islam in Germania. –


1. Affinità ideologiche. – Il cospicuo archivio di «Informazione Corretta» non contiene tutto, ma costituisce una traccia utile per una mappatura ideologica di correnti che operano in diversi paesi e che sono uniti nella loro matrice e nei loro scopi. Agli esordi di IC, quando Angelo Pezzana si era appena prefisso uno strumento di lobbying mediatica e di linciaggio dei diversamente pensanti, si trova una scheda su Henryk M. Broder. A noi qui interessa rilevare l’affinità ideologica con il sionismo operante in Italia. I contenuti corrispondono al consueto canovaccio: gli israeliani si insediano con la violenza e l’inganno nei territori palestinesi, i palestinesi che hanno subito e continuano a subire violenza devono scegliere la via del negoziato e della protesta platonico o del collaborazionismo. Considerando che il processo in atto si estende su decenni se non oltre il secolo e richiede una memoria storica che supera la durata di una generazione si insinua per questa via la pretesa del fatto acquisito, il principio di usucapione dei territori conquistati con la violenza. Il diritto di conquista è del resto un principio del diritto internazionale, almeno del vecchio diritto internazionale, oggi incompatibile con un mondo che pretende di regolare le relazioni fra i popoli sui principi del diritto e nel fermo ripudio della guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali.

Torna al Sommario.

2. La libertà di ridere. – Non credo che nell’immediato andrò a leggere l’edizione italiana di un libro di Broder, uscito presso Lindau, con titolo italiano Evviva! Ci arrendiamo. La resa dell’Europa di fronte all’Islam. Se però la scheda che informa sul contenuto del libro è attendibile sono possibili alcune osservazioni, cominciando dal titolo. L’Europa, ed in particolare la Germania, si è arresa senza condizioni nel maggio del 1945. La Germania non ebbe in pratica mai un trattato di pace ed in Italia il vecchio statista Vittorio Emanuele Orlando parlò di “cupidigia di servilismo” per il modo in cui la nuova classe politica si affrettò a firmare un trattat di pace che era l’accettazione di un Diktat. Ala Germania non venne concessa neppure questo onore. Fu divisa in zone multiple di occupazione. Le donne tedesche furono stuprate dalle armate sovietiche via via che avanzano e quando non erano stuprate si davana alla prostituzione per sopravvivere. Difficile immaginare una più grande umiliazione del popolo tedesco. Ma ad infliggere tanta umiliazione a tedeschi ed europei non furono gli islamici, ma gli angosassoni di religione cristiana per un verso ed i russi atei per l’altro. Se le vignette su Maometto aveva lo scopo di far ridere qualche idiota disposto a ridere sui sentimenti religiosi altrui, farebbe meglio a ridere prima sulle proprie convinzioni. In Germania non si può proprio ridere sui tabù imposti da vincitori non islamici. Basta fare l’anagrafe di tutti i tedeschi che rischiano fino a cinque anni di carcere se appena osano mettere in dubbio la verità di stato sull’«Olocausto». Se qualcuno ci ride sopra, patisce il carcere e viene socialmente emarginato. Quindi, è del tutto incomprensibile la “riflessione” dell’islamofobo Broder che riflette sulle vignette di Maometto e non riflette sulle faccende di casa sua. Se ha tanto coraggio, potrebbe darne prova difendendo i suoi connazionali che vengono messi in carcere per ricerche connesse al cosiddetto negazionismo oppure può provare lui stesso a ridere su Auschwitz e sperimentare di quanta libertà glie è garantita nella civillissima Germania. Ma potrebbe dirsi lo stesso per Francia, Austria, Svizzera e così via. Noi in Italia ancora resistiamo, ma troviamo poco da ridere su Maometto e molto da piangere su un’Europa che non si sa bene cosa sia. Corre voce che i servizi israliani stiano fomentando e finanziando campagne islamofobe n Europa per favorire i loro piani di guerra contro l’Iran ed il mondo islamico. È normale sospettare di ogni incitazione all’odio verso gli islamici, che non ci hanno mai attaccato in questi ultimi secoli, ma che sono stati invece da noi attaccati e invasi. Trovo molto da ridere per la vicenda del cane Adolf, colpevole di aver appresso il saluto nazista, scampato alla morte ad opera del suo padrone che non poteva più pagare le multe, salvato in extremis dalla società di protezione degli animali, ma mandato in un canile di rieducazione. Non è satira, ma l’odierna verità della Germania su cui ridere e piangere al tempo stesso. Test di libertà: l’editore Lindau pubblicherà questo mio commento al libro di Broder, il più rappresentativo islamofobo tedesco?

3. Talkshow con Broder sulla conversione all’Islam in Germania. – Il video dura 25 minuti e le conversazioni sono in tedesco. Broder è solo uno dei partecipanti. Il tema riguarda i convertiti all’Islam. Non riesco a comprendere perfettamente le conversazioni. Ascolterò più volte il video, anche a scopo di esercizio linguistico, e spero di poterne trarre qualche riflessione, non già un resoconto che non rientra nei miei fini. La conduttrice si chiama Claudia Roth. Partecipano: Hadayatullah Hübsch, Konvertite 1970 zum Islam; Günther Beckstein del CSU, Innenminister Bayern;

lunedì 6 ottobre 2008

Islamofobi: 38. Udo Ulfkotte ed il sionismo antislamico tedesco

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«Una coalizione informale di individui e gruppi che cerca di influenzare la politica estera americana in modo che Israele ne tragga beneficio».
Ed in Italia come stanno le cose?
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«Esistono due distinti meccanismi che impediscono alla realtà del conflitto israelo-palestinese di essere giustamente divulgata, e sono i due bavagli con cui i leader israeliani, i loro rappresentanti diplomatici in tutto il mondo, i simpatizzanti d’Israele e la maggioranza dei politici, dei commentatori e degli intellettuali conservatori di norma zittiscono chiunque osi criticare pubblicamente le condotte dello Stato ebraico nei Territori Occupati, o altri aspetti controversi della storia e delle politiche di quel Paese. Il primo bavaglio è l’impiego a tutto campo dei gruppi di pressione ebraici, le cosiddette lobby, per dirottare e falsificare il dibattito politico sul Medioriente (negli USA in primo luogo); il secondo è l’accusa di antisemitismo che viene sempre lanciata, o meglio sbattuta in faccia ai critici d’Israele» (P. Barnard, Perché ci odiano, p. 206).
Come «Informazione Corretta» e altri media denigrano quanti criticano il sionismo, Israele, e gli Stati Uniti: Arbour - Blondet - Burg - Caio - Cardini - De Giovannangeli - D’Orsi - Facci - Finkelstein - Giorgio - Morgantini - Odifreddi - Paci - Pappe - Romano - Sabahi - Sand - Spinelli - Stabile - Storace - Tizio - Vattimo -

Ricerche correlate:

1. Monitoraggio di «Informazione Corretta»: Sezioni tematiche. – 2. Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt. – 3. L’11 settembre: misteri, dubbi, problemi. – 4. Rudimenti sul Mossad: suo ruolo e funzione nella guerra ideologica in corso. – 5. Free Gaza Movement: una sfida al blocco israeliano di Gaza. – 6. La pulizia etnica della Palestina. – 7. Studio delle principali Risoluzioni ONU di condanna a Israele. – 8. Cronologia del conflitto ebraico-palestinese. – 9. Boicottaggio prossimo venturo: la nuova conferenza di Durban prevista per il gennaio 2009. – 10. Teoria e prassi del diritto all’ingerenza. – 11. Per una critica italiana a Daniel Pipes. – 12. Classici del sionismo e dell’antisionismo: un’analisi comparata. – 13. Letteratura sionista: Sez. I. Nirenstein; II. Panella; III. Ottolenghi; IV. Allam; V. Venezia; VI. Gol; VII. Colombo; VIII. Morris; – 14. La leggenda dell’«Olocausto»: riapertura di un dibattito. – 15. Lettere a “La Stampa” su «Olocausto» e «negazionismo» a seguito di un articolo diffamatorio. – 16. La sotterranea guerra giudaico-cristiana dei nostri giorni. – 17. Jürgen Graf: Il gigante dai piedi di argilla. – 18. Carlo Mattogno: Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. – 19. Analisi critica della manifestazione indetta dal «Riformista». – 20. Controappello per una pace vera in Medio Oriente. –

Ci resta un personaggio ancora da definire con certezza. Abbiamo aperto su di lui un post di “osservazione”, cioè di studio sulla base dei dati di pubblico dominio disponibili su internet. Manteniamo due schede distinte: l’una sotto la rubriza “Osservatorio”, l’altro sotto questo ampio monitoraggio del sionismo particolarmente in Italia, ma anche nei suoi agganci internazionali. Ciò che ci pare strano è il fatto che si deve proprio a Udo Ulfkotte la notizia secondo cui i servizi israeliani si darebbero un gran da fare per montare un vasto movimento d’opinione europea in funzione antislamica. Tutto ciò che succede di orribile in Europa dovrebbe essere attribuito alla presenza islamica. È chiaro come ciò corrisponda oggettivamente agli interessi di Israele. È meno chiaro come dopo aver rivelato ciò, Udo Ulfkotte si sia dato molto da fare per fomentare in Germania un movimento antislamico. Addirittura vuole costituire un partito politico specifico. Se si possono trarre le somme di due più due, dovremmo pensare che il nostro personaggio si ponga tutto dalla parte di Israele, di cui non contesterebbe i segreti disegni ma se ne farebbe egli stesso esecutore. In questo post ci proponiamo di seguire non tanto le attività antislamiche di Ulfkotte quanto le sue convergenze, dichiarate o meramente oggettive con il sionismo. L’archivio di IC non sarà la nostra unica fonte di informazioni.

Versione 1.0
Status: 6.10.08
Sommario: 1. Dimitri Buffa e Udo Ulfkotte. – 2. I liberali antislamici. – 3. Uniti nell’intolleranza. – 4. Anche gli evangelici svizzeri sono della partita. –

1. Dimitri Buffa e Udo Ulfkotte. – Chi sia Dimitri Buffa ben lo sappiamo: un sionsita sfegatato senza se e senza ma. Se poi si conoscono di persona con Udo Ulfkotte non lo sappiamo e non ci occorre saperlo. Ci basta invece leggere dal sito della maga Lisistrata un articolo di Dimitri Buffa apparso su l”Occidentale del 13 agosto 2007, dove si riscontra una oggettiva convergenza di finalità politico-propagandistiche. Se il sindaco di Bruxelles proibì la manifestazione di cui al testo è probabile che in quanto politico sapesse cosa ciò significava. I dati di intelligence erano noti probabilmente anche a lui: non siamo fessi. Manifestare - o buffo Dimitri - è un conto, manipolare è un altro. I falsi armamenti di Saddam, di cui portano responsabilità i mentitori ma anche i megafoni mediatici della menzogna o i manifestanti alla Dimitri, qualcosa devono pure aver insegnato a quei cittadini che non si vogliono far manipolare o impressionare da manifestazioni a comando per fini inconfessabili e segreti. Si noti nel testo l’accenno a Guantanamo: per il buffo Dimitri non è questione di “diritti umani” dei detenuti, ma di terroristi che meritano ogni tortura e contro cui egli condanna qualsiasi manifestazione di solidarietà non già per i presunti terroristi, ma a tutela dei principi elementari della nostra civiltà giuridica. Il “giornalista” cade in palese fallo e poi strilla quando non lo vogliono ai convegni di Infopal. La rete del Sioe (Stop islamisation of Europe) è indicata nelle seguenti sezioni nazionali: Austria, Belgio, Olanda, Svizzera, Inghilterra, Germania e Danimarca. Per l’Italia la rappresentanza è assunta dalla maga Lisistrata. Per la Germania dal nostro Udo Ulfkotte. Lasciando perdere le farneticazioni, è significativa la buffesca citazione del dott. Udo Ulfkotte in quanto «fondatore e presidente dell’associazione ‘senza scopi di lucro’ [sic!] “Pax Europa”». La convergenza ci pare oggettiva, ma restiamo in attesa di altri dati.

2. I liberali antislamici. – Che si tratti di un liberalismo immaginario e di facciata quello dei cosiddetti “Liberali per Israele” lo dimostra la sponsorizzazione della maga Lisistrata. I liberali storici furono in buona parte massoni, cioè dediti al culto della dea ragione, i liberali del Cannocchiale si sono dati alla magia. Anche qui si tratta di una connessione oggettiva con un gruppo sionista che in modo palese soffia sull’islamofobia. Si spacciano per salvatori della patria quando con la patria hanno nulla a che fare. Per la Germania il nome di Udo Ulfkotte è dato come contatto.

3. Uniti nell’intolleranza. – Anche qui si trova un sito sionista che si aggrega alla crociata antislamica. Stessi slogan, stessi nomi, stessi contatti.

4. Anche gli evangelici svizzeri sono della partita. – Il fenomeno dei cristiani sionisti negli USA è abbastanza noto. Non immaginavo che in Svizzera esistesse qualcosa di analogo. Andando al link si trovano notizie interessanti che confermano cose già dette.

Torna al Sommario.

(segue)

Islamofobi: 37. Caroline Fourest ed il sionismo antislamico francese

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Cosa si intende qui per Israel Lobby?
«Una coalizione informale di individui e gruppi che cerca di influenzare la politica estera americana in modo che Israele ne tragga beneficio».
Ed in Italia come stanno le cose?
Stiamo cercando di scoprirlo!
«Esistono due distinti meccanismi che impediscono alla realtà del conflitto israelo-palestinese di essere giustamente divulgata, e sono i due bavagli con cui i leader israeliani, i loro rappresentanti diplomatici in tutto il mondo, i simpatizzanti d’Israele e la maggioranza dei politici, dei commentatori e degli intellettuali conservatori di norma zittiscono chiunque osi criticare pubblicamente le condotte dello Stato ebraico nei Territori Occupati, o altri aspetti controversi della storia e delle politiche di quel Paese. Il primo bavaglio è l’impiego a tutto campo dei gruppi di pressione ebraici, le cosiddette lobby, per dirottare e falsificare il dibattito politico sul Medioriente (negli USA in primo luogo); il secondo è l’accusa di antisemitismo che viene sempre lanciata, o meglio sbattuta in faccia ai critici d’Israele» (P. Barnard, Perché ci odiano, p. 206).
Come «Informazione Corretta» e altri media denigrano quanti criticano il sionismo, Israele, e gli Stati Uniti: Arbour - Blondet - Burg - Caio - Cardini - De Giovannangeli - D’Orsi - Facci - Finkelstein - Giorgio - Morgantini - Odifreddi - Paci - Pappe - Romano - Sabahi - Sand - Spinelli - Stabile - Storace - Tizio - Vattimo -

Ricerche correlate:

1. Monitoraggio di «Informazione Corretta»: Indice-sommario. – 2. Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt. – 3. La pulizia etnica della Palestina. – 4. Boicottaggio prossimo venturo: la nuova conferenza di Durban prevista per il gennaio 2009. – 5. Teoria e prassi del diritto all’ingerenza. – 6. Per una critica italiana a Daniel Pipes. – 7. Letteratura sionista: Sez. I. Nirenstein; II. Panella; III. Ottolenghi; IV. Allam; V. Venezia; VI. Gol; VII. Colombo; – 8. La leggenda dell’«Olocausto»: riapertura di un dibattito. – 9. Lettere a “La Stampa” su «Olocausto» e «negazionismo» a seguito di un articolo diffamatorio. – 10. Jürgen Graf: Il gigante dai piedi di argilla. – 11. Carlo Mattogno: Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. – 12. Analisi critica della manifestazione indetta dal «Riformista». – 13. Controappello per una pace vera in Medio Oriente. –



Devo la prima conoscenza del nome di Caroline Fourest alle pagine del recente libro di Tariq Ramadan su “Islam e libertà”, una lucida sintesi delle posizioni e del pensiero dello scrittore saggista così frequentemente attaccato forse proprio in ragione della chiarezza demistificante dei suoi scritti. Ho poi voluto fare una controprova di ciò che lo stesso Tariq scrive a p. 40 suo libro, cercando il nome Fourest nell’archivio di «Informazione Corretta». La ricerca ha prodotto risultati, dandomi un’ulteriore conferma della mia ipotesi di lavoro. Sembra evidente il nesso fra la propaganda sionista in Europa ed i movimenti islamofobi ed altrettanto evidente il conflitto mediatico in corso. Finché nelle società europee convivevano unicamente comunità ebraiche ben integrate e radicate, la cosiddetta Diaspora che Shomo Sand ha dimostrato essere una bufala storica, vi era una propaganda a senso unico, volta a dire tutto il male possibile dell’Islam e solamente del bene verso gli occupanti sionisti, che dal 1948 in poi con la copertura politica ed economica del cosiddetto Occidente hanno fondato e mantenuto in piedi il loro Stato come avamposto dell’Occidente. Tutto ciò è destinato fatalmente a modificarsi nel momento in cui sempre più numerosi cittadini musulmani si vanno integrando in Europa e sono in grado di fornire ai concittadini europei una verità diversa da quella per decenni divulgata dalla Diaspora. Si spiega così una letteratura islamofoba da Daniel Pipes a Caroline Fourest, a Udo Ulfkotte a Carlo Panella fino ai più bassi livelli di una Lisistrata. Secondo Ulfkotte: «Lo scopo di Israele è di creare un'immagine dei musulmani come di una minaccia incontrollabile che non può essere integrata nelle società occidentali» (vedi in Blondet e qui). I conti sembrano tornare ed i fili intrecciarsi. Apriamo perciò una nuova scheda organicamente inserita nel nostro Monitoraggio volto ad individuare le connessioni della Israel Lobby.

Versione 1.0
Status: 6.10.08
Sommario: 1. Dialoghi impossibili e indesiderati. –

1. Dialoghi impossibili e indesiderati. – Andando al link si trova il testo di un’intervista a Caroline Fourest specializzata negli attacchi a Tariq Ramadan. L’intervista è congenialmente ripresa e gonfiata da «Informazione Corretta» insieme ad una dichiarazione di un giovane ebreo, Daniel Nahum, capo di una corrispondente associazione, il quale avrebbe voluto organizzare in Napoli un convegno sul «sionismo e la pace in Medio Oriente», dando per scontato che i due termini (sionismo e pace) siano conciliabili. Quanto poi al dialogo non è ben chiaro chi siano i dialoganti. Non lo possono certo essere parti irrimediabilmente in guerra da un centinaio d’anni (sionisti e palestinesi). Non si vuole chiaramente un simile dialogo impossibile, mentre se ne vuole impedire un altro certamente possibile ed auspicabile: fra gli immigrati islamici, ben integrati nelle nostre società, ed i cittadini europei, che possono finalmente sentire un’altra campana sui conflitti mediorientali e sulla natura dell’Islam. Sulle critiche della Forest a Tariq Ramadan, prese per oro colato dai «Corretti Informatori», è utile riportare per intero il brano di Tariq Ramadan su costei:
Alcuni mi chiedono perché suscito tante passioni e, a volte, tanto odio. A titolo d’esempio, citano il caso della “giornalista investigativa” Caroline Fourest, che in un libro avrebbe avrebbe analizzato “oggettivamente” i miei testi e i miei discorsi. A parte gli errori fattuali, a decine, in esso contenuti, e le numerosissime citazioni false o tagliate (che il lettore, purtroppo, non ha il tempo di verificare) è opportuno ricordare che dietro questa “giornalista” si nasconde, in realtà, un’attivista con ben quattro delle caratteristiche di cui ho parlato più sopra: propugna una laicità molto dogmatica e antireligiosa; sostiene un femminismo occidentale intollerante e paternalista; difende, in quanto lesbica, i diritti degli omosessuali, criticando le religioni che, a suo avviso, li mettono in pericolo; è una militante, infine, del sionismo più cieco a sostegno della politica israeliana. Tutte queste posizioni ideologiche (che si aggiungono alle opinioni personali) bastano a spiegare l’origine oggettiva dell’odio della Fourest nei miei confronti.
Tariq Ramadan,
Islam e libertà,
Torino, Einaudi, 2008, pp. 39-40
Per conto nostro leggendo dal link di «Informazione Corretta» mi chiedo chi per Carolina meriterebbe la patente di interlocutore credibile dell’Islam, credibile chiaramente per lei. Forse Magdi Allam, che divenuto Cristiano non dovrebbe più avere a che fare niente con l’Islam, ammesso e non concesso che trovi credito nella nuova religione così platealmente abbracciata e su cui tenta di lucrare, scrivendo libri per narrare agli interessati la sua conversione. Forse è più credibile un tal Abdul Palazzi? Tutto da ridere! O quel Tizio di cui non ricordo il nome, ma che fu subito preso in affitto da Daniela Santus per delle confererenze ai suoi studenti? Un Tizio che per organizzare il libero dissenso nei paesi islamici aveva presentato il conto di un miliardo di dollari. Mi sembra assurdo e per nulla “oggettivo” pretendere interlocutori privilegiati che corrispondano ai nostri pregiudizi o ai nostri interessi. Ogni persona di normale buon senso e cultura dovrebbe essere in grado di valutare la credibilità e rappresentatività dei suoi interlocutori. Quanto poi al fatto che – secondo quanto si legge – a Ramadan sia stato ritirato il passaporto per delle semplici dichiarazioni, basta ricordare che la vita in Francia è piuttosto difficile per gli stessi cittadini francesi che si azzardino a pensare fuori dai binari consentiti: Faurisson e Morin insegnano! È da aggiungere infine che il sionismo, anche facendo ricorso al danaro, spinge alla promozione di un collaborazionismo funzionale ai suoi scopi. I meno credibili e affidabili sono proprio o collaborazionisti. Anche inutili in quanto basta sentire direttamente i loro finanziatori e ispiratori.

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(segue)

giovedì 2 ottobre 2008

Filosofi: 18. Zeev Sternhell ed il ruolo politico dell’intelligenza critica

Cosa si intende qui per Israel Lobby?
«Una coalizione informale di individui e gruppi che cerca di influenzare la politica estera americana in modo che Israele ne tragga beneficio».
Ed in Italia come stanno le cose?
Stiamo cercando di scoprirlo!
«Esistono due distinti meccanismi che impediscono alla realtà del conflitto israelo-palestinese di essere giustamente divulgata, e sono i due bavagli con cui i leader israeliani, i loro rappresentanti diplomatici in tutto il mondo, i simpatizzanti d’Israele e la maggioranza dei politici, dei commentatori e degli intellettuali conservatori di norma zittiscono chiunque osi criticare pubblicamente le condotte dello Stato ebraico nei Territori Occupati, o altri aspetti controversi della storia e delle politiche di quel Paese. Il primo bavaglio è l’impiego a tutto campo dei gruppi di pressione ebraici, le cosiddette lobby, per dirottare e falsificare il dibattito politico sul Medioriente (negli USA in primo luogo); il secondo è l’accusa di antisemitismo che viene sempre lanciata, o meglio sbattuta in faccia ai critici d’Israele» (P. Barnard, Perché ci odiano, p. 206).
Come «Informazione Corretta» e altri media presentano Israele, il Medio Oriente e la Palestina: Allam - Battista - Bordin - Buffa - Colombo - Diaconale - Fait - Ferrara - Frattini - Israel - Livni - Loewenthal - Nirenstein - Ostellino - Ottolenghi - Pacifici - Pagliara - PanellaPezzana - Polito - Prister - Santus - Volli

Ricerche correlate:

1. Monitoraggio di «Informazione Corretta»: Indice-sommario. – 2. Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt. – 3. La pulizia etnica della Palestina. – 4. Free Gaza Movement: una sfida al blocco israeliano. – 5. Studio delle principali Risoluzioni ONU di condanna a Israele. – 6. Cronologia del conflitto ebraico-palestinese. – 7. Boicottaggio prossimo venturo: la nuova conferenza di Durban prevista per il gennaio 2009. – 8. Teoria e prassi del diritto all’ingerenza. – 9. Per una critica italiana a Daniel Pipes. – 10. Classici del sionismo e dell’antisionismo: un’analisi comparata. – 11. Letteratura sionista: Sez. I. Nirenstein; II. Panella; III. Ottolenghi; IV. Allam; V. Venezia; VI. Gol; VII. Colombo; VIII. Morris; – 12. La leggenda dell’«Olocausto»: riapertura di un dibattito. – 13. Lettere a “La Stampa” su «Olocausto» e «negazionismo» a seguito di un articolo diffamatorio. – 14. Jürgen Graf: Il gigante dai piedi di argilla. – 15. Carlo Mattogno: Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. – 16 Analisi critica della manifestazione indetta dal «Riformista». – 17. Controappello per una pace vera in Medio Oriente. –

Il nome di Zeev Sternhell mi è noto a prescindere dal suo essere ebreo e cittadino di Israele. Ho comprato di recente il suo volume sull’illuminismo che mi serve come testo di base per il mio blog sull “Storia della filosofia”, ad uso autodidattico e didattico. Zeev Sternhell al pari di ognuno è però anche uomo della sua epoca e cittadino dello stato in cui vive. Ha sue proprie opinioni di cittadino in ordine allo stato di Israele. Ho subito apprezzato una sua dichiarazione che era per me ovvia fin dall’inizio, ma su cui nessuno si pronunciava. Nella guerra fratricida che divide Hamas da al Fatah io ho sempre visto il tentativo israeliano di fare di Abu Mazen un collaborazionista cui far firmare tutto quel che si voleva. Il disegno era per me chiaro, ma mi conforta vedere come la stessa cosa è condivisa da Zeev Sternhell, che non considera sensata una simile prospettiva politica. Il nome di Sternhell è ora apparso in una nuova luce per l’attentato a lui fatto da gruppi di fanatici oltranzisti. Nella sorta di rassegna stampa gestita da «Informazione Corretta» il fatto non poteva sfuggire. Se ormai ho imparato a conoscere i miei polli, credo che l’animus politico di costoro non stia dalla parte di chi ha subito l’attentato. Il loro atteggiamento è quanto mai ipocrita e credo che getteranno presto la maschera davanti alla aperta condanna degli insediamenti da parte di Sternhell.

Versione 1.0
Status: 2.10.08
Sommario: 1. Attentato contro Zeev Sternhell: ferito lo storico anti-colonie. – 2. Il futuro di Israele secondo Zeev Sternhell. – 3. Incomincia a cadere la maschera dei “Corretti Informatori”. – 4. Ipocrisia sotto la sabbia. –

1. Attentato contro Zeev Sternhell: ferito lo storico anti-colonie. – La matrice dell’attentato è chiara, il suo significato politico anche ed una volta tanto i “Corretti Informatori” non possono arrampicarsi sugli specchi per portare lo sguardo altrove. Non è però difficile scoprire dove batte il loro cuore. Si esamini attentamente il testo e si avrà la percezione di ciò che ancora non osano esprimere.

2. Il futuro di Israele secondo Zeev Sternhell. – A ben riflettere non è un futuro diverso da quello previsto da Avraham Burg e Ahmadinejad. Il massimo che l’attuale dirigenza israeliana riesce a concepire, ma in modo strumentale che realisticamente, è la soluzione dei due stati, che non si regge in piedi e che è fondata su un’ipotesi collaborazionista di al Fatah e Abu Mazen, verso cui Zeev Sternhell appare scettico:
«Siamo alle solite: si cerca di mascherare l’impotenza politica con l’esercizio della forza militare. In passato, la "politica" delle eliminazioni mirate ha finito per rafforzare Hamas e i gruppi radicali palestinesi. Possiamo anche uccidere o incarcerare tutti i ministri di Hamas ma ci chiediamo poi chi oserà far parte di un governo "collaborazionista"? O riteniamo davvero che Abu Mazen possa trasformarsi in un Pétain palestinese? L’impotenza della forza (militare) sta trasformando Gaza in una sorta di "Somalia" mediorientale: un avamposto dell’inferno, in cui covano rabbia, frustrazione, odio, desiderio di vendetta. Una miscela esplosiva - manipolabile dai vari Bin Laden, Ahmadinejad, Nasrallah… - che mette a rischio Israele molto più di un primo ministro di Hamas. Se a Gaza muore la speranza, saranno altri, non certo Israele, a trarne giovamento».
Il mondo politico israeliano, dall’estrema destra alla sua estrema sinistra, mi è spiritualmente estraneo e non nutro interesse alcuno per uno studio delle differenti dislocazioni e graduazioni parlamentari, per la geografia politica di uno stato che resta carente di legittimità storica. Analisi lucide come quelle di Zeev Sternhell mi appaiono però interessanti nella misura in cui sembrano offrire spiragli per una soluzione internazionalmente accettibile, che però non è quella impossibile dei due stati o quella in atto del compimento del genocidio palestinese, ma quella dello stato unico binazionale dove imparino a convivere arabi palestinesi ed ebrei israeliani.

3. Incomincia a cadere la maschera dei “Corretti Informatori”. – Nell’articolo di Umberto De Giovannangeli si dice di Zeev Sternell che è «uno degli intellettuali più in vista di Israele e più affermati livello internazionale». Invece i “Corretti Informatori” si esprimono criticando i gusti del giornalista cui «piacciono gli analisti alla Zeev Sternhell, anche se il loro ascolto in israele è uguale a zero». Non so come stiano le cose in Israele, ma concordo sul rilievo internazionale di Sternhell a me noto per chiara fama. Non mi sembra dubbio dove i “Corretti Informatori” siano politicamente collocabili nel quadro politico israeliano. Probabilmente un’area che conta tanti zero ma con qualche numero davanti. Buon per loro. Non solo Sternhell, ma molti altri hanno divinato il loro futuro. Sternhell, che sembra favorevole alla soluzione dei due stati, non è cieco davanti alla situazione attuale: «
Il motivo che è alla base delle violenze fra noi e i Palestinesi, non è cambiato: quando due nemici non si parlano, non cercano e non presentano una vera, sincera e profonda soluzione al problema, si è condannati alla perpetuazione della violenza. Le violenze continueranno fin quando da parte palestinese non si arriverà alla definitiva e generale accettazione della esistenza di Israele, alla comprensione che Israele non è cancellabile dalla mappa, e che la terra deve essere divisa fra i due popoli. E le violenze continueranno anche se il governo israeliano proseguirà sulla strada intrapresa da Sharon, senza cercare di affrontare veramente e risolvere il conflitto intorno ad un tavolo di trattative. Olmert vuole portare avanti un altro piano di ritiro unilaterale. Come se i Palestinesi, una volta usciti noi Israeliani, potessero essere felici e svilupparsi in una nazione frammentata in cantoni. Purtroppo il risultato sarà, ancora una volta, il semplice spostamento delle linee delle ostilità.…».
Tuttavia, Sternhell non sembra affatto ignaro della difficoltà della soluzione a due stati:
«Abbiamo eliminato il fondatore di Hamas (lo sceicco Ahmed Yassin, ndr), abbiamo proseguito con il suo successore (Abdelaziz Rantisi, ndr) ma Hamas è cresciuto, si è radicato nella società palestinese fino a vincere le elezioni di gennaio con un consenso popolare che certo non è stato estorto con la forza. Possiamo anche uccidere o incarcerare tutti i ministri ma ci chiediamo poi chi oserà in campo palestinese far parte di un governo “collaborazionista”? O pensiamo che per Israele sia meglio che nei Territori si consolidi il caos armato? Per negoziare la pace, Israele ha bisogno di un interlocutore realmente rappresentativo e non di un Pétain palestinese».
Può darsi che sia l’impopolarità della soluzione dello Stato unico binazionale a trattenerlo dal trarre conclusioni implicite nelle sue analisi. Possiamo essere certi che se Sternhell lasciasse simili dichiarazioni le voci critiche dei “Corretti Informatori” si sentirebbero da Torino a Tel Aviv.

4. Ipocrisia sotto la sabbia. – Resta un fatto tanto grave quanto significativo l’estremismo che ha portato ad attentare alla vita di Sternhell. Non credo che sia un fatto isolato e marginale come vorrebbero far credere i “Corretti Informatori”. Che la vita in Israele sia un inferno lo ha detto Avraham Burg, che se ne andato in Francia. Ad emigrare in seguito a minacce per la sua vita è stato anche Shlomo Sand che ha rivelato ad un gran publico la “pulizia etnica” sulla quale è stato costruito lo stato di Israele. Il modo in cui è stato costruito rende inaccettabile qualsiasi ipotesi dei due stati, dove gli indigeni scacciati dalle loro case e dai loro villaggi dovrebbero accettare di vivere non già in “cantoni” separati secondo un’espressione eufemistica di Sterhell (vedi sopra), ma in vere e proprie riserve indiane dalla precaria esistenza. A livello mediatico i “Corretti Informatori” partecipano pienamente di quell’estremismo da cui ipocritamente dicono di voler prendere le distanze. Quando Ahmadinejad parla di implosione interna di Israele sa quel che dice. Conoscendo la “doppiezza” sionista non vi sarebbe addirittura da stupirsi se i mandanti di un determinato attentato li si venisse a scoprire in quegli stessi che pronunciano pubbliche condanne quanto per ingannare l’opinione pubblica internazionale e continuare ad esportare il mito di Israele “unica” democrazia del Medio Oriente. Possiamo perfino essere d’accordo sull’«unica» se nell’accezione di “singolare” ovvero «anormale», secondo quanto lo stesso Sternhell sembra riconoscere.

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(segue)