lunedì 20 luglio 2026

Teodoro Klitsche de la Grange: "Ordine e difesa".

 La condanna dell’orefice di Grinzane per aver ucciso i rapinatori ha innescato la solita polemica tra coloro che fanno del Roggero un Michel Kohlhaas dei poveri1. Viene da questi trascurata e minimizzata minimizzata la circostanza principale: che il gioielliere aveva agito in corso di rapina e per difendere la propria vita e i propri beni. Al contrario coloro che, proprio per tale ragione (di autodifesa e di reazione al torto e al delitto) ne fanno un esempio degno non solo della grazia, ma del seggio parlamentare.

Qual è, delle due tesi contrapposte, la più propizia all’ordine sociale? (o meglio politico-sociale)?

All’uopo occorre premettere che il diritto si basa sulla distinzione (fondamentale) di lecito/illecito. Accanto al diritto c’è sempre l’antagonista, il torto. E il diritto è un’attività pratica, che è vivente in quanto attuata. In questa attuazione, spesso costosa anche per gli attuatori, c’è anche una dimensione etica. Scriveva Benedetto Croce che proprio per questi caratteri apprezzava le tesi di Jhering: “un altro concetto informa questo scritto dal Jhering: la necessità di asserire e difendere il proprio diritto ancorché con sacrificio del propri interessi individuali [] innanzitutto per il dovere morale, che comanda di mantenere saldo l’ordinamento giuridico, condizione della vita sociale umana”.

Tale concezione ha trovato scarsa considerazione nell’Italia, in ispecie, della Seconda Repubblica anche perché è diffusa la teoria che attuare il diritto è (esclusivamente), in ogni caso, un dovere d’ufficio; peraltro è diffuso nella comunicazione mainstream, dove si ritiene moderno e civile che a realizzare il diritto e reprimere il torto sia compito riservato allo Stato. Anche se tale tesi ha di per sé il fatto, incontestabile, che avendo lo Stato moderno il monopolio della violenza legittima, ha il dovere di vietare o limitare al minimo la sopravvivenza di “violenze” esercitabili da privati, ben presenti nel diritto pre-moderno (come la faida)2. Quindi la difesa è legittima quando lo Stato non è in condizione di assicurare sicurezza.

Fin qui si potrebbe essere d’accordo onde è lo stesso ordinamento giuridico che consente, in via eccezionale, come nel caso di legittima difesa (art. 52 c.p.) di difendersi opponendo violenza a violenza: vim vi repellere licet. Scriveva Pareto che “il bisogno di protezione dei deboli è generale” se questa non è assicurata dal sistema di potere vigente, questo viene sostituito da un altro; così invertendo il rapporto di causalità, gradito alla stampa mainstream.

E Cicerone ne riconosceva il carattere di norma di diritto naturale prima che positivo. Ma è bene ricordare che può adattarsi, mutatis mutandis, alla legittima difesa quanto Jhering scriveva delle “reazioni al torto” in generale “non bisogna lamentarsi dell’ingiustizia, che tenta usurpare il posto del Diritto; ma sì del Diritto, che se n’acqueta e contenta. E fra le due massime: non fare alcun torto, e; non soffrire alcun torto, se dovessi scegliere per dare a ciascuna il grado che le spetta secondo la sua importanza pratica, direi, che quella di non sopportare alcun torto è la prima; e l’altra di non farne, la seconda”. La resistenza al torto (cioè alla negazione del diritto) rafforza il diritto concreto oggettivo e soggettivo, in una sintesi efficace. Ossia realizza l’ordine.

D’altra parte la Presidente Meloni ha richiamato tutti sulla novella (non applicabile al caso Roggero, ratione temporis) per cui CHI COMMETTE UN REATO “NON Può richiedere alcun risarcimento… chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso” fondata sulla distinzione, essenziale e necessaria nel diritto - tra lecito ed illecito.

Quanto poi alla tesi della “vendetta” (come riparazione del torto) del tutto improbabile, data la contestualità tra rapina e reazione e lo stato in cui il Roggero agiva. Se sicuramente la vendetta è un mezzo primitivo di garanzia dell’ordine, certamente è “un piatto che va servito freddo”: il Conte di Montecristo attese tre lustri per compierla.

1 E’ il caso di ricordare che Michel Kohlhaas è il personaggio di Kleist che lotta, anche con mezzi illeciti, per ottenere giustizia.

2 E’ il caso di ricordare quanto sosteneva Hobbes sul rapporto tra difesa e sicurezza (offerta dal Sovrano) “Il fine per cui un uomo cede e lascia ad un altro, o ad altri, il diritto di proteggersi e difendersi mediante il suo proprio potere, è la sicurezza che egli se ne aspetta, di protezione e difesa da coloro ai quali egli ha lasciato tale diritto… senza quella sicurezza non vi è motivo per un uomo di privarsi dei propri vantaggi, e farsi preda per gli altri… Infatti, si trasferisce quel tanto che sia necessario trasferire mediante il patto, al fine di raggiungere tale sicurezza; in caso diverso, ogni uomo è nella sua libertà naturale di salvaguardarsi da sé”, Elements, parte II, capitolo I e nel De civeè necessario alla pace che ciascuno sia così protetto dalla violenza degli altri, che possa vivere con sicurezza, cioè che non abbia giusta causa di temere gli altri, finché non recherà loro un torto… Infatti la sicurezza è il fine per cui gli uomini si sottomettono agli altri; e se non viene garantita, non si può pensare che siano sottomessi, o che abbiano perduto il diritto… Perciò si deve provvedere alla sicurezza non con i patti, ma con le pene. E si è provveduto a sufficienza, quando si istituiscono per ciascun tortoi delle pene così gravi, che commetterlo risulti chiaramente un male maggiore che non commetterlo”, capitolo VI, 3.

 

giovedì 16 luglio 2026

Teodoro Klitsche de la Grange: "Preferenze ed equilibri"

La vicenda dell’emendamento sulle preferenze al disegno di legge elettorale ha suscitato reazioni varie, per lo più a livello di tifoseria da stadio, altre meno.

E’ chiaro, come sottolineato da tanti, che se una parte dei parlamentari è scelta dagli elettori, ciò significa ridurre il potere dei vertici dei partiti e, quale conseguenza probabile, anche quello del capo della maggioranza parlamentare (cioè del Presidente del Consiglio dei Ministri). All’inverso le preferenze incrementano quelle del seguito, cioè della base elettorale. Se si va a confrontare tale dato (evidente) con la teoria della “classe politica” le conclusioni sono interessanti. La prima formulazione di tale teoria – o meglio regolarità, come scrive Miglio – è di Gaetano Mosca, il quale scriveva “Fra le tendenze ed i fatti costanti, che si trovano in tutti gli organismi politici, uno v’è n’è la cui evidenza può essere a tutti facilmente manifesta: in tutte le società, a cominciare da quelle più mediocremente sviluppate e che sono arrivate appena ai primordi della civiltà, fino alle più colte e più forti, esistono due classi di persone: quella dei governanti e quella dei governati…”. Tale teoria fu condivisa da Vilfredo Pareto il quale la collegava all’equilibrio sociale il quale, nelle organizzazioni politiche, consiste essenzialmente nei rapporti tra governanti e governati.

Quando il sistema non è equilibrato decade e finisce con l’implodere. La risorsa più appropriata a tenerlo in equilibrio è che avvenga (di fatto e/o di diritto) la “circolazione delle élite” cioè il passaggio da quella governata a quella governante.

A ciò può servire (all’interno degli stessi partiti) prevalere la facoltà di scegliere il preferito tra i candidati da parte del corpo elettorale.

Tale circolazione può realizzarsi anche mediante meccanismi diversi, come la nomina dall’alto. Tuttavia il rischio di nomine dall’alto, cooptazioni, riserve di accesso alle funzioni pubbliche è che, generino equilibri statici, di per se anticamera della decadenza e dell’implosione del regime. Il sistema sarà sempre più in equilibrio quanto più la classe al potere saprà inglobare quella in ascesa o almeno una sua parte.

Se avviene con sistema elettorale e all’interno dei partiti, può garantire:

a) che gli eletti abbiano un seguito;

b) che il tutto rafforzi – dall’interno – il sistema esistente, evitandone la sostituzione.

Pareto sosteneva che la circolazione delle élites è e utile per la prosperità, onde la storia della società umana è la storia dell’avvicendarsi delle aristocrazie. Egli ha un’idea di un sistema in equilibrio alla cui base vi è, però, il conflitto. Si riferisce, quindi, ad un equilibrio dinamico.

Dato che l’Italia durante la c.d. seconda Repubblica (dal 1994) è stata ferma con un PIL praticamente immobile (il peggiore dell’Unione europea) un minimo (come la preferenza) di recupero dinamico, almeno nel sistema politico, non può che essere benvenuto. Anche se con tutte le cautele che la situazione complessa e determinata da pluralità di cause richiede e che riducono la speranza.

 

domenica 5 luglio 2026

Una Crociata per la Libertà di pensiero ed espressione in Facebook

CREDO CHE i tre miliardi di Utenti Facebook che si dice esistano nel mondo, sperimentino tutti la censura e la manipolazione. Le nostre idee possono essere diverse e contrapposte, ma se sono oneste ed hanno il giusto rispetto dell'altro, non temono e non evitano il confronto, sempre nel giusto rispetto dell'altro ed entro i limiti delle legge vigente, rispettando nel dibattito e nell'espression le clausole giurisprudenziali della veridicità, pertinenza, continenza, interesse pubblico.


Detto questo, credo che non si possa e non si debba supinamente accettare la censura di una ditta, Facebook, che è espressione del pentagono e della Israel Lobby.
È con questo spirito che mi oppongo a Facebook ed invito tutti a farlo in una spirito di CROCIATA per la difesa della libertà, della nostra Libertà di pensiero, di espressione, di ricerca, per sottrarci alla ormai sempre più evidente manipolazione.

Siamo tre miliardi di Utenti, per essere più forti, non più deboli come pecore che possono essere tosate a piacimento del Padrone.

Invito all'adesione ed alla diffusione, che deve essere virale.

Dovrebbe potersi formare una Utenza in grado di contrattare con il Gestore e proprietario, o il Pentagono, o la Israel Lobby, che non può sempre sbatterci in faccia i "suoi" non i "nostri" Standard, "suoi" standard" ched neppure si prende la briga di dirci quali sono nel caso specifico di censura, che non ammette replica e mediazione. 

• Più che raccogliere firme  credo sia più utile far circolare questo appello, o simile, il più possibile ed in modo costante e permanente.