domenica 2 marzo 2008

Si può dissentire da Giorgio Israel, redattore di «Informazione Corretta», in tema di pace e guerra? La nostra “democrazia” lo consente ancora?

Versione 2.1

Cliccando qui si trova un testo a firma Giorgio Israel che io considero un documento di una vera e propria “guerra ideologica”. Con questa espressione intendo una guerra diversa da quella combattuta con missili, aerei, carri armati, ecc., ma non per questo meno devastante. Tanto è vero che all'epoca della guerra americana in Vietnam la CIA – come si è appreso da una commissione parlamentare – aveva messo sul libro paga un vero e proprio esercito di giornalisti. Se ancora pensiamo a ciò che ha preceduto la guerra di aggressione all’Iraq troviamo moltissime manifestazioni “ideologiche” il cui scopo era proprio quello di far accettare un vera e propria guerra di aggressione, in pieno stile “nazista”, all'ignaro ed indifeso cittadino “occidentale”. Ma ciò che maggiormente mi convince della validità scientifica della nozione di “guerra ideologica” sono documenti di archivio relativi alla seconda guerra mondiale, da me visionati a Monaco di Baviera. La guerra ideologica di cui parlo non è tuttavia quella che si consuma nella volgare informazione giornalistica. Riguarda ambiti più profondi come il settore storiografico e quello politico filosofico. In breve, riguarda l'interpretazione complessiva del XX secolo e gli odierni orientamenti di politica culturale delle potenze egemoni nel mondo occidentale. Uscendo dalle mura della mia università, in veste di cittadino, io mi sento mobilitato in questa guerra. Ne sento già i contraccolpi con il fango che mi si getta addosso, per non essere io acquiescente agli equilibri consolidati.

Quando leggo un testo come quello di Giorgio Israel, per giunta su una testata come “Informazione Corretta”, di cui ha ben detto Pergiorgio Odifreddi, non posso avere il benchè minimo dubbio di cosa si tratti ed a che cosa miri. La realtà del genocidio è di evidenza palmare: «Gli over 50 si contano sulle dita di una mano: il 47,6 per cento della popolazione della Striscia di Gaza ha meno di 15 anni». Questo semplice dato numerico sarebbe “scorretta informazione” per i nostri «Corretti Informatori», il cui vitale interesse è che dai media occidentali venga oscurata qualsiasi immagine, qualsiasi notizia di un genocidio, che ha gli stessi anni dell'anniversario della fondazione dello Stato di Israele, quello stesso anniversario che le congreghe del potere pensano di poter celebrare in Torino in dispregio di ogni senso morale, per giunta in un secolo che si pasce la bocca di parole come libertà, democrazia, diritti umani, per poterli meglio ed impunemente violare. Considerata la gravità ed eneormità della tragedia palestinese, è scandalosamente insufficiente la sua copertura mediatica, mentre abbondano i talk show sui più futili problemi. Come spiegare ciò se non con l'azione di un‘apposita lobby dell’informazione volta al silenziamento, alla deformazione, al ridimensionamento di un genocidio in diretta, proprio mentre si celebrano giornate della “memoria” e del “ricordo” di eventi che i più non hanno vissuto e sperimentato con i loro propri occhi ed il loro proprio giudizio. Ma eccolo il loro sublime testo:
Informazione Corretta Informazione che informa [!]
02.03.2008 Parole chiare agli odiatori di Israele
che manipolano tutto, anche la Shoah, per attaccare lo stato ebraico
[In fatto di manipolazione, per giunta sancita da carcere, chi manipola più di quelli che sul tema “shoa” non ammettono la libera ricerca storica e mandano in galera quanti si azzardano a sostenere tesi diverse da quelle ammesse? Ci vuole una bella faccia tosta!]
Testata: Informazione Corretta
Data: 02 marzo 2008
Pagina: 1
Autore: Giorgio Israel
Titolo: «Parole chiare [?] agli odiatori di Israele,che manipolano tutto, anche la Shoah,
per attaccare lo stato ebraico»

[È forse l’unica caso di coincidenza di titolazione, fra “titolo originario e titolo riportato. Da notare la dizione “odiatori di Israele”, di chiaro stampo manciniano, ma incongruo nella misura in cui fa pensare che in modo diverso da altre entità politiche Israele si possa o si debba amare ovvero odiare. È questa una singolarità della forma di guerra ideologica, che si avvale di una legislazione interna a diversi stati europei che di fatto limitano il normale esercizio del diritto di critica e di manifestazione del pensiero. Si potrebbero usare innumerevoli espressioni per indicare una (legittima) contrapposizione ad Israele. La “dice lunga” la terminologia adottata di “odiatori di Israele”, quasi che Israele abbia più titolo a farsi amare rispetto alle sue vittime, falcidiate ogni giorno nel rapporto di uno a cento. È incredibile il linguaggio che ci viene propinato ogni giorno da una stampa e da mass-media tutti sbilanciati dalla parte dell’«invasore» che reclama il suo diritto storico all'invasione e alla conquista.]
Mi si perdoni l’autocitazione, ma lo vado ripetendo da qualche anno che le manifestazioni per la memoria della Shoah stanno diventando la celebrazione degli ebrei morti per poter meglio accusare gli ebrei vivi.
[ Aboliamo la “Giornata della memoria” ed ogni altra manifestazione simile! Al «Corretto Informatore» non basta l'istituzione di una simile assurda manifestazione. Ne vorrebbe proibire ovvero orientare le reazioni critiche che essa suscita. Vorrebbe “manipolare” per legge le connessioni neuroniche degli sventurati italiani destinatari di tanta legge! Per quanto mi riguarda non conosco nessuna relazione fra gli ebrei morti e quelli vivi: i morti sono morti ed in vivi sono vivi, a meno che i vivi non pretendano di campare e prosperare sui morti. Differente è la storia e la responsabilità degli uni e degli altri. Un incredibile apparato ideologico pretende ancora di usare come una clava morale sugli europei di ieri e di oggi quella che fu una, e soltanto una, delle tante tragedie che colpirono l’Europa del Novecento. ]
Anzi – diciamola tutta – per poter usare la memoria degli ebrei morti [morti quando?] come una mazza contro gli ebrei vivi e contro Israele.
[E cosa c’entra Israele con le vittime della seconda guerra mondiale? Sono gli eredi legittimi dell'Industria dell'«Olocausto»? Un bell'imbroglio! A dirlo non sono io, ma l’ebreo Norman G. Finkelstein. La verità è ben altra: sono gli ebrei vivi che da oltre mezzo secolo usano gli ebrei morti come una “mazza” (per usare lo stesso termine) contro tutti gli europei, anche quelli che non hanno mai visto un ebreo né morto né vivo!]
Ormai la Shoah è divenuta uno slogan da quattro soldi
[sono perfettamente ed assolutamente d’accordo su questo punto: da quattro soldi! Beninteso in senso critico-gnoseologico e non in senso economico, come giustamente osserva un lettore nei Commenti. Ho letto integralmente il libro di Finkelstein sull’«Industria dell”Olocausto», dove i soldi sono propri tanti, in pratica illimitati. Nessuna persona criticamente avvertita è disposta a darvi credito, una volta noti gli intenti strumentali, offensivi per le vittime reali, che di soldi pochi ne hanno visti, come appunto la madre di Finkelstein]
per dare addosso a Israele.
[che guarda caso è continuamente condannato dall’Onu per violazioni dei diritti dei palestinesi. Una nuova Durban si annuncia non senza che la lobby degli Appelli si sia già messa in azione. In condizioni di normale onestà intellettuale lo Stato di Israele andrebbe considerato come un'operazione coloniale analoga a quella che vide gli USA impossessarsi delle terre dei nativi, sterminandoli senza resistenza e senza opposizione morale di nessuno. Gli “ebrei” in quanto tale non dovrebbero entrarci per nulla. Si giudica soltanto degli invasori, sentendosi con loro solidali oppure provandone avversione. Ognuno fa le sue scelte morali ed intellettuali.]
Non ha detto ieri Abu Mazen che l’attacco di Israele a Gaza è «peggio di un Olocausto»?...
[caspita! È da una settimana che non leggo i giornali, ma se davvero Abu Mazen ha detto ciò, vuol dire che siamo ad una svolta: la sua funzione di Quisling è forse cessata. Ha capito finalmente il gioco e la sorte finale che gli sarebbe stata riservata una volta liquidata Gaza. Se io mi sono assentato dall'informazione, non sembra però che Giorgio Israel ne sappia di più: a minacciare i palestinesi di “Olocausto” sono stati gli stessi israeliani! Che senso ha prendersela allora con Abu Mazen? Logica insondabile di un matematico sionista!]
Che poi si trovino degli ebrei vivi che fanno la stessa operazione non stupisce affatto.
[Quando un ebreo – per fortuna ne esistono – non condivide la politica genocida dello Stato di Israele, questi ebrei vengono rubricato come “odiatori di sé”, secondo categorie concettuali create per far tornare i conti della guerra ideologica che in questa fase dura da almeno il 1945. Ad onor del vero gli insulti ed il livore contro questi ebrei non è inferiore a quello verso i non ebrei. Non è difficile trovarne esempi.]
Non esistono forse in Italia persone che dicono di vivere in un paese in cui non c’è libertà,
[io sono fra questi, ma sono in buona compagnia: siamo in tanti, proprio in tanti ad essere convinti di ciò: quanto per incominciare mi trovo costretto dal mio partito a votare Fiamma Nirenstein, sulla base di una legge che perfino il Congo ha respinto in quanto antidemocratica! E se disgraziatamente Fiamma Nirenstein venisse eletta, cosa ci aspettiamo che farà mai? Chi rappresenterà? I cittadini italiani o quelli israeliani? Ha o non ha Fiamma Nirenstein cittadinanza israeliana? A chi è sposata? E volevasi parlare di libertà... degli italiani! Siamo sempre stati servi ora di questi ora di altri. Non parlo Vittorio Emanuele Orlando di “cupidigia di servilismo”, quando i nostri governanti sottoscrissero il trattato di pace? Siamo servi e ci illudiano o vogliamo illudere altri su una libertà che non è mai esistita, salvo quella della Casta di arricchirsi sulle spalle di un popolo servo ed incapace di rerazione morale ed intellettuale. Ma che c’entra poi l’Italia? Per fortuna, non è stata l’Italia ad aver aggredito il popolo palestinese ed aver fomentato tutte le guerre mediorientali di questo e del precedente secolo. L’Italia se mai è solo colpevole per il suo servilismo e la sua debolezza, ma di quale paese Giorgio Israel si preoccupa? Dell’Italia o dello stato di Israele, di cui porta il nome? O forse si preoccupa di un’Italia che sia al servizio di Israele?]
governato da criminali che usano la polizia per massacrare i proletari e che mandano i giovani a combattere “sporche guerre” in Iraq e in Afghanistan?
[Cosa stanno a fare lì? Chi li ha mandati? Io di certo no! Giorgio Israel probabilmente si. E stando li questi poveretti che rischiano la pelle chi rappresentano? La domanda è retorica! Ognuno è in grado di trovare la risposta.]
Dovremmo dedurne che l’Italia è un paese che fa politiche criminali?
[Oltre 600.000 vittime civili irachene a chi sono imputabili? Sono tutti morti suicidi? Per non parlare di milioni e milioni di vittime che si trovano, ad esempio, in un libro come quello di Paolo Barnard, "Perché ci odiano”. Altro che terrorismo!]
Sarebbe serio dare un’immagine dell’Italia all’estero
[ci basta l'immagine delle immondizie napoletane! peccato che non si riesca a vedere la sporcizia morale che alberga nell'animo di buona parte del nostro ceto politico ed intellettuale. Vi sarebbe ancor più da inorridire]
proponendo opinioni del genere come le uniche sensate e rappresentative e le altre come espressione di gruppi fanatici, guerrafondai e reazionari?
[strano segno di impotenza! Statisticamente l'informazione pro Israele è maggiore di quella contro. Evidentemente il “Corretto Informatore” deve esser convinto che quel tipo di “corretta informazione” è soltanto pubblicità promozionale a pagamento. Ed anche io lo penso. Ritengo che vi sia una larga divergenza fra ciò che veramente pensa la gente e ciò che le viene attribuito in quanto opinione “pubblicata]
È esattamente quel che fanno i “critici”
[perché fra virgolette? Non esistono e non possono esistere critici di Israele? Ad essere critici di Israele basta leggere qualche modesto libro di storia per scoprire di quale lacrime e di quale sangue grondi la cosiddetta democrazia di Israele, l’unica democrazia del Medio Oriente, una democrazia di cui per esser tale faremmo volentieri a meno.]
di Isr
aele quando – per avallare l’accusa a Israele di essere il principale responsabile di quanto accade attorno a Gaza e per giustificare personaggi come
[da notare il “come”: ha un vago sapore razzista. Luisa ha tre mammelle ed una sola gamba. A furia di razzolar razzismo a destra ed a manca si finisce con l'assumerne la forma mentis. Del resto, la vicenda sarà probabilmente istruttiva per Luisa Morgantini: ha potuto apprendere cosa è il fondamentalismo olocaustico.]
Luisa Morgantini – non trovano di meglio che citare uno Zvi Schuldiner il quale, sul Manifesto, si lamenta dei tentativi di screditare le posizioni di Peace Now e le sue, che egli stesso – figuriamoci un po’! – definisce come “più radicali”… Infatti, sostiene che le politiche di Israele sono "più criminali e sbagliate” di quelle di Hamas. Questi sono gli unici interlocutori ebrei con cui dialogano i “critici” di Israele, alla Manifesto e alla Morgantini.
[In effetti, è arduo qualsiasi progetto di pace, dopo che un intero popolo è stato cacciato dalle sue terre. L’unica pace possibile è quella delle fosse comuni in giorno in cui ad Israele sarà riuscito di metterci dentro l'ultimo palestinese sopravvissuto. Devo confessare che sono scettico che possa mai esservi pace davanti alla ferocia biblica con la quale il sionismo ha inteso conquistare la sua Terra Promessa, da un dio impossibile da amare: si sbaglia di grosso chi vuol credere che sarà mai possibile una pace fra un invasore ed i suoi ostaggi. Riporto di seguito una dichiarazione ufficiale di fonte israeliana, dove con inaudito candore si ammette che il territorio di Gaza – vero e proprio lager – è sempre stato nell’assoluta disponibilità di Israele, che dei suoi “prigionieri” può fare tutto quello che meglio crede, con la copertura e la complicità dell’Occidente, Italia compresa: «L’ingresso dei mezzi corazzati israeliani nel territorio della Striscia non richiede una operazione di sfondamento come ad esempio è accaduto nel Libano del sud - spiega una fonte dell’esercito israeliano all’Ansa - e questo perché tecnicamente le nostre unità si trovano già al di là della linea di frontiera, sostando normalmente in territorio palestinese sia pure senza intervenire» (Fonte) L’odio israeliano per Hamas, colpevole di essere ben più rappresentativo del collaborazionista Abu Mazen, è di gran lunga superiore a tutto l’odio che la propaganda israeliana attribuisce ad ogni piè sospinto a tutti i suoi avversari ed oppositori. L’uso della qualificazione di terrorismo e terrorista ha validità tutta interna, perchè è difficile trovare persone che diano peso e consistenza effettiva a questa terminologia. Per tutti il vescovo di Gerusalemme, che è in effetti nel mirino dei «Corretti Informatori».]
E allora perché stupirsi che la presenza (anzi la presidenza) di una persona come la Morgantini ad una cerimonia in ricordo delle vittime del nazifascismo tolga la voglia agli ebrei vivi di parteciparvi, come è accaduto a Bologna? In fin dei conti, è un diritto, oppure no, scegliere se partecipare, oppure no, a una manifestazione?
[Caspita! Ci mancherebbe! Ma che dovremmo dire noi comuni cittadini costretti a subirci infinite cerimonie di stato, come la sopra citata Giornata della Memoria? parlavamo appunto di libertà... La libertà è appunto un concetto di interpretare, ossia la libertà è ciò che i «Corretti Informatori» dicono esser tale. Leggo che la diserzione dell’ebraismo bolognese alla manifestazione di cui qui si parla sarebbe stata dettata e motivata sulle posizioni della europarlamentare Morgantini, anzi Vicepresidente del parlamento Europeo in relazione alla politica di Israele verso i palestinesi. A questo punto sorge legittima la domanda: gli ebrei bolognesi sono cittadini italiani o cittadini israeliani? Lascio al lettore di trarre le ulteriori conseguenze. Per me se non venissero mai alle celebrazioni ufficiali dello Stato italiano, sarebbe una vera liberazione. Ma in realtà ad incominciare dalle più alte cariche dello Stato non vi è istituzione che non sia tenuta in ostaggio da questa potente lobby.]
Non ha nulla a che fare con un boicottaggio, oppure neppure queste distinzioni sono più chiare? A giudicare dalle reazioni che sono venute da sinistra sembra che non si sia più liberi neppure di parlare.
[Chiedetelo ad Irving, che circa venti anni fa fu rispedito indietro appena sbarcato a Fiumicino. Oppure a Robert Faurisson, di cui i “Corretti Informatori” sono informatissimi]
Il segretario provinciale di Rifondazione Comunista, Tiziano Loreti, non ha remore a far capire che il fronte dell’antifascismo oggi è la condanna di Israele,
[una posizione interessante che mi riservo di approfondire. Non sono un comunista e non sono al corrente di queste posizioni. Credo però che per far scaturire sentimenti di umanità di fronte alle indicibili sofferenze dei palestinesi non occorra essere comunisti o militanti di un qualsiasi altro partito: basta essere uomini, non già “odiatori” di Israele, ma capaci di aver pietà per i propri simili, quale che sia la loro pelle o la loro capacità di sapersi difendere davanti alle armi superiori di uno stato come quello di Israele, da sempre foraggiato dagli Usa e la cui prosperità è fondata sulla nota Industria]
e lo dice con un linguaggio che si qualifica da solo:
[quanto insulsa questa formula retorica del “si commenta da se, si qualifica da se”: un modo per nascondere l'inconsistenza logica dei propri insulti!]
«L’attacco ebraico è assolutamente fuori luogo. I massacri ai danni della popolazione palestinese sono sotto gli occhi di tutti». Non ci sono invece occhi per vedere i lanci di missili di Hamas su Israele.
[O benedetto! Alla vittima non vuoi neppure concedergli il diritto di difendersi! Vuoi che si lasci sgozzare e morire come un agnello pasquale? Questa storia dei minuscoli missili Kassam di fronte ad un arsenale israeliano, completo di atomica, è veramente un'offesa alla comune intelligenza degli uomini]
Lascia esterrefatti l’attacco di un personaggio “moderato” come Mauro Zani, già esponente dei Ds, che accusa gli esponenti dell’ebraismo bolognese
[esiste dunque un “ebraismo bolognese”? ne possiamo dunque acquisire il dato come un mero elemento di conoscenza senza che ciò venga rubricato come redazione di lista nera e forma di antisemitismo? In effetti, ritengo che in esista anche in Italia una Israel lobby, la cui influenza debba essere valutata politicamente dai restanti cittadini italiani ad “unica” cittadinanza. La candidatura in parlamento di Fiamma Nirenstein è un pessimo segnale.]
di aver compiuto un’“enormità”, un “insulto” non soltanto nei confronti della sacra Morgantini,
[La Morgantini non è più sacra di quanto lo stesso Giorgio Israel non pretenda di essere lui sacro ed intoccabile, come si è visto quando a suo sostegno è sceso tutto il rabbinato italiano per avere usato Odiffreddi un irrilevante aggettivo nei confronti di G. Israel e della “sua” «Corretta Informazione». Appunto, si diceva: guerra ideologica, dove le parole non sono termini per costruire una conoscenza, ma proiettili da scagliare contro i propri “nemici” o se si preferisce “avversari”, secondo un vezzo di quanti hanno a malapena orecchiato la teoria dell'amico-nemico in Carl Schmitt]
ma di tutto il Parlamento europeo. Accusa riecheggiata da Paolo Nanni (Italia dei Valori): «non partecipare alla cerimonia significa non rispettare l’Istituzione del Parlamento europeo». Insomma, siamo a un passo dalla messa sotto accusa per offesa alle istituzioni e alto tradimento.
[Mi chiedo in effetti quanta e quale sia la fedeltà verso lo Stato italiano e l’idea di Europa. Ho forti perplessità e mi indigna la mancanza di dignità da parte di quanti dovrebbero rappresentare le nostre istituzioni.]
Non dico che cosa ricordi un linguaggio simile, proprio nel contesto delle commemorazioni in oggetto. Ma chi ha superato ogni limite è stato il vicepresidente dell’Anpi, Armando Sarti, che ha detto che «la memoria è un dovere prima che un diritto».
[Ma cosa è successo? Mi sono assentato dall'informazione appena una settimana e sembra che il mondo si sia rivoltato. Evidentemente il processo di genocidio del popolo palestinese deve esser giunto ad un punto tale da scuotere dal loro torpore morale, dalla sordità e dalla cecità tanti soggetti!]
Insomma, è un obbligo andare alle manifestazioni per la memoria, qualsiasi cosa si dica in esse, anche se si dice che alcuni invitati stanno compiendo oggi gli stessi crimini di cui furono vittime un tempo i loro genitori, o ne sono complici.
[Caspita! Finalmente qualcuno lo dice autorevolmente! È da tanto tempo che io insieme a tanta gente comune lo penso profondamente. Ma ancora una volta: perché tanta identificazione con lo Stato di Israele? Si giustificherebbe la cosa in un comune cittadino italiano? L’Italia è uno stato indipendente e sovrano o è una provincia di Israele?]
Non si ha neppure più il diritto di non ascoltare quel che appare insopportabile. Ci manca soltanto che venga spedita la cartolina-precetto, visto che la memoria è un dovere.
[E che dovrebbero dire i critici dell'istituzione per legge della “Giornata della Memoria”? Davvero curiosa questa posizione di Giorgio Israel, come se non sapesse dei viaggi di intere scolaresche ogni anno ad Auschwitz e dell'incredibile trovata del presidente francese Sarkosy di far adottare ad ogni bambino francese un bambino ebreo morto oltre mezzo secolo fa! Un vittimismo cui non riesce di guardare ad un palmo dal naso. ]
Non soltanto è sommamente inquietante che questa levata di scudi si accompagni ad affermazioni ostili nei confronti di Israele
[gli hanno toccato la madre! Poveri noi! Era meglio vivere sotto il regno di Franceschiello! Pessimo affare l’unità d’Italia con simili soggetti. Divisi fra americani e israeliani, siamo diventati orbi di patria!]
e alla difesa sperticata di un personaggio come la Morgantini, presentata come un’icona della pace e della democrazia.
[E chi gli uomini di pace? I nostri «Corretti Informatori», i cui occhi non vedono e stravedono se non per la loro patria “Israele”?]
È ancor più inquietante il panorama di queste dichiarazioni quasi unanimi a sinistra, che la dice lunga
[altra bella espressione stilisticamente assai elegante!]
sui sentimenti democratici di persone e partiti che si esprimono con un linguaggio che avrebbe come ambiente adeguato l’Unione Sovietica di un tempo.
[In questo mondo dove ogni cosa è percorsa dal dubbio e dove le parole perdono di senso, ovvero cambiano di senso e si chiama pace la guerra e dove chi si difende è battezzato come terrorista è quanto mai commovente la granitica certezza di Giorgio Israel in ordine a concetti come democrazia, pace, libertà e simili. Il nostro mondo è ormai tale da non consentire più neppure una comunanza di linguaggio dove i singoli termini significano le stesse cose per tutti. Tra Unione Sovietica di un tempo e Israele di oggi io non saprei dove stia il peggio e dove il peggio.]
Tuttavia, esiste un problema ulteriore. Personaggi come Giorgio Israel godono di una protezione speciale. Appena li nomini, osando essere di diverso avviso, ti becchi una patente di antisemita ed odiatore del genere umano: il leit-motiv dell’«odio» sarebbe difficilmente comprensibile se non fosse un'induzione a far cadere i loro avversari nelle maglie della sciagurata legge Mancino, quanto di più scriteriato un legislatore potesse concepire. Ma occorre sapere e vedere come le leggi vengono fatta, da chi e per conto di chi. È perciò saggia regola di condotta evitarli tanto più quanto meno si può condividere posizioni come quelle da lui espresse: in questa maniera ottengono il plauso della loro congrega ed il silenzio dei loro avversari concettuali che scelgono di evitare lo scontro e la polemica. Diventa perciò impossibile quella normale critica, beninteso in toni civili anche se aspra ed irriducibile nei suoi contenuti, che è invece consentita verso tutti gli altri cittadini ed in tutti gli altri ambiti che non siano materia riservata di un’innominabile Lobby.

Ho letto il testo linkato, ma già al suo esordio non vi è una sola parola che io possa condividere o che non possa confutare ad una ad una. Se Giorgio Israel destinasse a se stesso o alla sua ristretta cerchia di amici sionisti le sue scritture, io potrei disinteressarme. Ma poiché un testo in rete è pubblico ed ha potenzialmente oltre un miliardo di lettori cosa dovrei fare? Me lo dovrei bere? O Giorgio Israel si immagina che io possa leggerlo? Ed leggendolo che io ne pensi perfino qualcosa? E cosa? Provo ad essere sintetico: che Gaza sia peggio di Auschwitz! ne ho già scritto e rinvio. La guerra “ideologica” qui consiste nel rispedire parole ad altre parole, nello schierarsi da una parte anzichè dall’altra! Io sto con i palestinesi ed il mondo arabo. Giorgio Israel dispone presumibilmente di una doppia cittadinanza: di quella italiana e di quella israeliana. Usa i diritti a lui concessi, più che ad altri, dalla legge italiana per sostenere le ragioni di quella che presumibilmente è la sua maggiore patria, cioè Israele.

Ad ognuno di noi dovrebbe essere concesso di assumere una doppia cittadinanza. Così potrei assumere una cittadinanza palestinese, siriana, iraniana, egiziana e potremmo combattere ad armi pari su suolo italico la nostra “guerra ideologica”. Già per la maggior parte della sua storia l’Italia è stato teatro di combattimento di eserciti stranieri. La cosa continua ancora oggi. Quando e se questa triste condizione potrà essere superata, non siamo in grado di saperlo, ma considerato il grado di libertà dei nostri politici e l’autonomia delle nostre cosiddette istituzioni democratiche non vi è gran che da sperare.

1 commento:

ms ha detto...

due precisazioni:

- non soltanto Abu Mazen parla di "olocausto", ma pure il vice-ministro della difesa israeliano Matan Vilnai ha invocato un prossimo "olocausto" del popolo palestinese, se si ripeteranno, ovviamente atti terribili come quelli di questi giorni (cioè? un razzetto e zero graffi tra gli israeliani e attacchi a tappeto con decine di morti civili palestinesi?).

- la questione della memoria, tra celebrazioni, eventi, letteratura e produzioni audiovisive, è un mercato da miliardi e miliardi, e non un affare da quattro soldi - è da quattro soldi su un piano epistemologico e ideologico, ma un ottimo terreno non solo di propaganda e produzione di "consenso" (o silenzio) ma pure, semplicemente, di denaro, di posti di lavoro, di carriere spianate.

la questione della doppia cittadinanza e della fedeltà nei confronti della propria nazione e dei concittadini pare effettivamente una questione di non poco conto, da allargare ai rapporti con l'intera Europa e l'intero popolo europeo (se ne esiste e ne esisterà mai uno): per citare qualcuno che non è certo un mio punto di riferimento filosofico, cioè un altissimo ufficiale americano, l'Ammiraglio Thomas Moorer, "non ho mai visto un presidente - non importa chi egli sia - che li abbia contrastati. E' difficile anche solo immaginarlo. Essi hanno sempre ottenuto quello che vogliono. (...) Se il popolo americano capisse che tipo di dominio questa gente ha sul nostro governo insorgerebbe in armi. I nostri cittadini certamente non hanno nessun idea di quello che succede." (Paul Findley, "They
Dare to Speak Out: People and Institutions Confront Israel's Lobby", Laurence Hill, 1985, p. 161).