mercoledì 21 ottobre 2015

Gilad Atzmon: «Fresco di stampa: Netanyahu è un revisionista storico». – Implicazioni politiche di un goffo attacco strumentale al popolo palestinese: è “odio” o “amore” per i palestinesi quello di Bibi?

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Ci avevo pensato a scrivere al riguardo, appena questa mattina mi era giunta la notizia di questa nuova, enorme bufala di Netanyahu*, ma poi mi sono detto che avrei subito una campagna di stampa, con una potenza di fuoco alla quale non avrei potuto rispondere da questo mio blog destinato a Cinque affezionati lettori. Ormai capisco come funzionano siffatte campagne...  Dice il Vaticano, a proposito di altra “bufala”, fresca di giornata, sulla malattia del Papa: «L’informazione è malata»... Obiezione: “ma non solo quella!... Mettici anche la cosiddetta giustizia, la politica, l’economia, la scuola, l’università, la scienza, la filosofia...”. Niente che si salvi, ma fra tutte spicca l’informazione, che del Potere è una “emanazione”... E tutto incominciò nel 1945, quando vi fu un cambio di regime, con un ceto politico che aveva bisogno di una sua legittimazione, fondata essenzialmente sulla delegittimazione del ceto politico precedente, scalzato dal potere con bombe straniere, una nuova legittimazione e una nuova Narrazione, che sulla Memoria da tramandare trovava tutti concordi. Appena qualche eretico usciva fuori dal coro, ecco un tam tam mediatico che si trascina da quotidiano a quotidiano, da televisione a televisione, con i politici che rilasciano le loro dichiarazione. La Merkel, in Israele con Netanyahu, brava come è, ha accollato al popolo tedesco tutta quella responsabilità, che Bibi tenta di mettere nuovamente a frutto caricandola sulle spalle dei palestinesi... 

In Germania, nel 1994, Ernst Nolte è stato il primo a denunciare i pericoli che con l’introduzione della Auschwitz-Lüge sarebbero sorte per la libertà di ricerca non solo in sede storica, ma in ogni altro ambito. Da allora sono ben 200.000 i casi da me stimati di procedimenti penali per reati di opinione. Gli storici hanno dimostrato grande viltà e un conformismo verso il Potere non diverso da quello dei giornalisti, loro degni compari con i quali scambiano spesso i ruoli: il giornalista che veste i panni dello storico e viceversa. La sortita, penosa, di Bibi dimostra quella strumentalità dell’«Olocausto» che Norman G. Finkelstein ha già denunciato nel suo libro «L’Industria dell’Olocausto». Si noti la sede e il contesto entro cui Netanyahu fa la sua affermazione, non nuova, avendola già fatta alla Knesset nel 2012: ora la ripete al Congresso Mondiale Sionista. E non si dimentichi la definizione che Atzmon dà del sionismo, ideologia fondativa e al governo dello «Stato ebraico di Israele»: “primatismo razziale a carattere globale”. In queste cose, in fondo Hitler era un dilettante, neppure nato quando i primi coloni sionisti mettevano piede in Palestina, nel 1882... Avevano già chiaro in testa cosa volevano: lo si è visto nel 1948, con la grande “pulizia etnica” della Palestina, e lo conferma ora il nostro Bibi, con assoluta protervia e certezza di impunità.

Come ho altre volte espresso, la questione non riguarda tanto la “verità” di un fatto storico tragico quanto si vuole ma la “libertà” di poterne trattare al pari di ogni altro oggetto di ricerca storica, filosofica, letteraria, attinente alle scienze fisiche e naturali. Nel caso specifico la “verità” dipende dalla geopolitica del Vicino Oriente e dalla capacità che negli USA la “Israel lobby” ha di tenere al guinzaglio tutta la classe politica americana, secondo quanto hanno descritto nel loro ormai celebre saggio, tradotto anche in italiano, La Israel lobby e la politica estera americana... Inutile aspettarsi nulla da un ceto politico, il nostro, infame, che ha sempre brillato solo per servilismo e venalità. 

Sul muftì sono pochi in Italia a sapere chi fosse, mentre in Israele - dice Pappe - il suo nome viene subito dopo quello di Hitler. Oggi in casa ho così semplificato un ritratto del mufti: Dopo la prima guerra mondiale, l’Impero britannico diede inizio alla “pulizia etnica” della Palestina aprendo le porte a una massiccia immigrazione ebraica a tutto detrimento degli arabi, che presto non ne potettero più e si ribellarono. Furono ferocemente e sanguinosamente repressi, particolarmente con la rivolta del 1936-39, anni in cui fu la Palestina fu privata di quella classe dirigente di cui avrebbe avuto grande bisogno durante la Nakba nel 1948. Il muftì dovette fuggire in esilio, ma non si ritirò a vita privata. Cercava di fare tutto quello che poteva per il suo popolo martirizzato. Dove doveva andare a chiedere aiuti? Dagli inglesi che lo braccavano? Era logico e naturale che chiedesse appoggio a una grande potenza come era allora la Germania nazista... Tutto qui! In Israele, ci hanno sopra inzuppato a più non posso fino alla bufalata odierna di Bibi, che ha il grande merito di rendere nonostante tutto giustizia ad un “patriota” quale appunto si può considera il mufti Amin al-Husseini (1895-1974), checché ne dicano o pensino Bibi e i media e i loro “opinionisti” a lui osservanti e ossequianti, o i Sinistri nostrani, accomunati con Bibi da un comune interesse alla demonizzazione e delegittimazione della generazione che fu dei nostri padri e dei nostri nonni.

Valgono per la traduzione le cautele già espresse. Verrà data in appendice una rassegna aggiornata del dibattito che certamente la sortita di Netanyahu susciterà, finché non verrà sopita e spenta, per non far troppo riflettere su una narrazione a senso unico sulla quale si è investito molto. Delle affermazioni di Netanyahu esiste un video You Tube, sotto ripreso. 

* Pesco nella mia memoria dati, in questo contesto significativi, ma di cui appunto perché citati a memoria, non posso perciò dare il riscontro bibliografico documentale. E dunque siano qui accettati come dati di memoria. Il nome originario di Netanayu è Mileikowski. Esiste su l’Osservatore Romano degli anni Venti o Trenta un articolo dove si informano i Lettori come sia stato preso d’assalto l’Ufficio anagrafe del Mandato britannico della Palestina. Tutti gli immigrati ebrei che venivano da paesi dell’Est andavano a cambiarsi il proprio nome e cognome da quello che avevano nei paesi di provenienza in nomi di fantasia scelti dal repertorio dei nomi biblici. Raccontando l’episodio a Gilad Atzmon, mi confermò che anche il suo attuale cognome aveva questa origine. Nel caso di Netanayahu/Mileikowski ricordo un particolare gusto che mi piacerebbe ritrovare. Parlando egli con una giornalista (o un giornalista), mi pare essendo collezionista di reperti archeologici, faceva vedere una tavoletta dove si leggeva il nome “Netanyahu”, e quindi lui commentava: “un mio antenato...”. Questo è il rigore storico-scientifico del “revisionista” Benyamin Netanyahu! Questo particolare è notato in un articolo odierno di geopolitica, che tradotto si può leggere qui, nel sito Aurora: «Si noti come Mileikowski (alias Netanyahu) fosse imbarazzante collegando il capo palestinese Amin Haj al-Husayni al genocidio nazista degli ebrei (come se i nazisti avessero ucciso solo ebrei), e come i sauditi ora chiamino i Russi ‘Crociati’. (he, he). E’ imbarazzante perché i russi sono ortodossi, una chiesa che non ama i crociati in gran parte cattolici ed entrati nella gloriosa città di Bisanzio quando era sotto il dominio dell’imperatore Alessio Comneno, contaminando e distruggendo ciò che potevano. A nessuno importa. Francamente, i siriani che conosco sono lieti che la Russia sia parte della squadra...» (Fonte della citazione).


GILAD ATZMON
Fresco di stampa: Netanyahu è un revisionista storico

Amin al-Husseini (1895-1974)
Il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu si è attirato critiche per un discorso incendiario in cui accusa il gran mufti palestinese di Gerusalemme, Amin al-Husseini, di “aver ispirato l’Olo-causto”. I critici accusano Netanyahu di banalizzare l’Olocausto attribuendo al gran muftì la spinta per il piano hitleriano di sterminio degli Ebrei d’Europa.

Nel suo discorso Netanyahu descrive un incontro fra Haj Amin al-Husseini e Hitler nel novembre 1941. «Hitler in quel periodo non voleva sterminare gli ebrei; egli voleva espellere gli ebrei. E Haj Amin al-Husseini andò da Hilter e gli disse: ‘Se tu li espelli, verranno tutti qui [in Palestina]’». Secondo Netanyahu, Hitler chiese poi: «Cosa dovrei fare con loro?» e il muftì rispose: «Bruciali». Netanyahu ha scelto di non rivelare come ha scoperto la trascrizione della conversazione.

Questo cambiamento di prospettiva storica israeliana, illuminata da Netanyahu, è tempestiva e benvenuta. Nei giorni scorsi è diventato chiaro che la Palestina non è più disposta ad accettare ancora la presenza sionista sulla sua terra e questo sentimento è più che comprensibile. È scaduto per gli ebrei il tempo di andarsene e inventarsi una nuova terra promessa fantasmatica. La Germania è ovviamente in candidato ideale. Angela Merkel ama l’immigrazioneed è probabilmente disposta ad accogliere qualche milione di israeliani mangiatori di terra per bilanciare le vittime delle guerre siocon che sono in fuga nel suo rifugio germanico.

Recentemente, Berlino è diventata la nuova Gerusalemme per gli israeliani. Migliaia di giovani israeliani si sono trasferiti a Berlino negli ultimi anni in un’ondata migratoria che in ebraico si chiama “Olim le-Berlin” (ascesa a Berlino). Ieri pomeriggio ha ricevuto la chiamata della gioventù israeliana ed ha finalmente vendicato Hitler e i tedeschi. Sembra che in realtà sono i palestinesi a dover essere incolpati per la Shoah. Nella sfera ebraica piace mantenere l’equazione semplice: la vittima eterna (l’ebreo) è il fattore costante, l’antisemita è l’elemento variabile. L’antisemita continua a cambiare, non smette mai di cambiare.

Dan Michman
Alcuni noiosi storici israeliani non sono ancora disposti a seguire lo spostamento revisionista di Netanyahu. Essi insistono che il mantenimento del senso di colpa tedesco è essenziale. Il prof. Dan Michman, direttore dell’Istituto di ricerca sull’Olocausto alla Bar-Ilan University ha detto: «quando Hitler ha effettivamente incontrato il muftì, ciò avvenne dopo che la Soluzione Finale era iniziata». Sono sempre confuso dall’erudizione ebraica e e dal modo in cui gli studiosi ebrei giocarellano con i fatti per adattarli con i sempre mutevoli interessi ebraici. Secondo la religione sionista dell’Olocausto, la “Soluzione Finale” fu stabilita per la prima volta nella Conferenza di Wannsee nel gennaio 1942. Ma Hitler incontrò il muftì nel novembre 1941.

Dina Porat
In alternativa, cerco di seguire in profondità l’erudizione israeliana. La professoressa Dina Porat ha detto al sito israeliano Ynet che le affermazioni di Netanyahu erano “inesatte”. La sua profonda argomentazione: «Non si può dire che fu il muftì ad aver dato a Hitler l’idea di uccidere o bruciare gli ebrei. Non è vero. Il loro incontro è avvenuto dopo una serie di eventi che puntano a questo». Come io ho fatto notare in The Wandering Who?, non esiste una storia ebraica. Essa è piuttosto l’occultamento istituzionale della vergogna ebraica che si traduce in un impudente, incoerente zigzag kosher.

MK Itzik Shmuli
MK Itzik Shmuli ha invitato Netanyahu a chiedere scusa alle vittime dell’Olocausto. «Questa è una grande vergogna, un primo ministro dello Stato ebraico al servizio dei negazionisti dell’Olocausto». Fortunatamente noi ora possediamo una cartina al tornasole molto efficace per i negazionisti dell’Olocausto. Se Netanyahu è il negazionista dell’Olocausto che il MK [Member Knesset] Shmuli sottintende, egli presto esprimerà il suo supporto a Jeremy Corbyn e al nostro rivoluzionario Partito laburista. Davvero io non riesco a trattenere il respiro.

Steffen Seibert e Angela Merkel
Aggiornamento: L’agenzia Reuters ha riferito oggi che il governo tedesco si è rifiutato di condividere la responsabilità per la Shoah con i palestinesi o con chiunque altro. «La responsabilità per l’Olocausto dipende dai tedeschi», ha insistito il portavoce di Angela Merkel Steffen Seibert. Il suo messaggio è stato chiaro: l’Olocausto è nostro e nessuno ce lo porterà via, nemmeno Bibi.

Gilad Atzmon


Appendice

October 22, 2015 / Gilad Atzmon: Quanto segue è il resoconto ufficiale della conversazione fra Adolf Hitler e Haj Amin al-Husseini a Berlino. Si può notare che mentre il leader della Germania Nazional Socialista sembra essere impegnato nella battaglia contro l’ebraismo mondiale, il Gran Mufti di Gerusalemme si occupa solo degli interessi arabi e palestinesi come lui si aspetterebbe che fossero. In tutto il testo non c’è un solo riferimento al “bruciamento degli ebrei” secondo quanto il PM israeliano Benjamin Netanyahu ieri ha fatto intendere. [Segue il brano preso da Walter Laqueur and Barry Rubin, ed, The Israel-Arab Reader, New York, NY: Penguin Books, 2001]. [N.d.R. Lo stesso testo, o almeno dovrebbe essere lo stesso, è pubblicato dal Times of Israel, anche se taluni interpreti tentano di vedere ad ogni costo i “bruciamenti” che il documento non rivela. Il sionismo più fanatico è schierato in una difesa ad oltranza delle parole di Bibi, il cui senso è quello di capitalizzare sulla pelle delle vittime palestinesi gli utili industriali e politici che ancora intascano da quella «Industria dell’Olocausto», alla quale ha dato grande visibilità Norman G. Finkelstein, pagandone assai caramente il prezzo. Di “genocidi” della storia se ne possono qui confrontare almeno due: 1°) uno, quello per antonomasia, assurto a religione, della quale non si può parlare sotto pena di sanzione carceraria: è un insieme di dogmi contro cui da anni sono al lavoro gli storici “revisionisti”, detti “negazionisti”, che affrontano il carcere per sostenere le loro ricerche e le loro tesi, un carcere al quale dovrebbe essere assoggettato lo stesso Netanyahu, per aver vistosamente deviato dai canoni consolidati. Non si scappa: o è Hitler o è il muftì! La propaganda israeliana deve decidersi dove andare e quali posizioni mantenere, o rischia di far crollare tutto il castello fino ad oggi costruito. Tertium non datur: o Hitler o il muftì! 2°) Di “genocidio” ve ne è uno più che certo e attuale: quello del popolo palestinese. Se a parte i massacri, frequenti, numerosi, periodici, cadenzati di palestinese, si assume l’equivalenza data dalla normativa Onu, per cui pulizia etnica = genocidio (v. per tutti Pappe), e se si ritiene scientificamente acquisita e accertata la “pulizia etnica della Palestina” (ammessa perfino dalla Civiltà cattolica, che cità come scientifici i libri di Pappe), allora il progetto sionista genocidario risale nel tempo almeno al 1882, quando i primi sionisti (Biluim) misero piede in Palestina, non per “integrarsi” come dicono di voler fare gli attuali “migranti in Europa, ma per voler cacciare, espellere i palestinesi residente in nome di un presunto “diritto storico” di fondazione divina... Più “fondamentalismo” di questo: razzista e genocida!... Da un punto di vista di strategia politica vi è da augurarsi che Bibi insista e vada avanti nel suo “revisionismo storico”, che finirebbe per far saltare tutta la narrativa finora messa in piedi... Ma i più avveduti sionisti lo hanno ben compreso e quindi attribuiscono a una innocente “gaffe” la sortita di Bibi, che già si era fatta presso Sarko/Obama la fama di incallito “bugiardo"... ]

video

Rassegna stampa

L’ordine che segue è del tutto casuale. Non ci propone una raccolta completa, ma solo esemplificativa. Se parrà il caso, seguirà un nostro commento (in corsivo) ad ogni singola fonte oppure si prenderanno estratti significativi (in tondo).

1.  Ansa. –
2. Il Sole 24 Ore. – «C’è un limite alla deformazione della storia» e le affermazioni di Netanyahu «fanno il gioco dei negazionisti dell'Olocausto», ha attaccato il leader dell'opposizione israeliana Itzjak Herzog. Un altro deputato, il laburista Itzik Shmuli, ha chiesto che il premier si scusi con i sopravvissuti all'Olocausto. «Il capo del governo israeliano al servizio dei negazionisti! Questo non si era mai visto finora. Non è la prima volta che Netanyahu deforma la storia però una frottola di questa caratura è veramente nuova», ha affermato, citato dal quotidiano Ynet. || Herzog ha ragione: si sono dati la zappa sua piedi, per eccesso di incontenibile “odio” verso i palestinesi, i cui leader dimostrano peraltro di essere subalterni di un’ideologia che domina anche su di  loro.
3. Il Fatto Quotidiano. - Il premier israeliano ripropone una ricostruzione alternativa sulla Soluzione finale: "A suggerire di bruciarli fu il Muftì di Gerusalemme". Lo aveva già sostenuto nel 2012. | Il premier israeliano ha pronunciato queste parole durante un intervento al Congresso sionista | Come ricorda oggi il quotidiano israeliano Haaretz, il premier israeliano l’aveva già sostenuta durante un discorso alla Knesset, tre anni fa, quando definì Husseini “uno dei principali architetti” della soluzione finale. | - || Nel 2012? Dunque, non si tratta di un caso, di una scivolata... || In questo momento i commenti dei Lettori all’articolo sono 685. Il Forum del Fatto, benché moderato, sembra essere più libero e spontaneo di analoghi luoghi di discussione presso altre testate. Mentre tutti parlano e pensano di avere titoli e cognizioni per poterlo fare, nessuno pensa di andare ad intervistare i revisionisti propriamente detti e chiamati con altro nome: sono in carcere, come Horst Mahler, che sta scontando 12 anni di carcere, per aver studiato la triste materia ed essersi espresso al riguardo. In teoria, Netanyahu dovrebbe essere arrestato e messo in galera, magari nella cella accanto a quella di Mahler.
4. «Informazione Corretta». - All’imbarazzo della sortita Bibi, che non è una “gaffe” ma un’affermazione chiara, consapevole e ripetuta, non si sottrae neppure il più fanatico sito di propaganda sionista, di stretta osservanza governativa. Anche la stampa più benevola e gli “opinionisti” più affidabili, accuratamente e quotidianamente censito dal sito di pressione e propaganda governativa israeliana, dovranno d’ora in poi arrampicarsi sugli specchi per prestare i loro servigi.
5. il Manifesto. - ...non sa che la demo­niz­za­zione dei pale­sti­nesi può arri­vare al punto da defor­mare la sto­ria per adat­tarla alle esi­genze poli­ti­che del pre­sente. || Il Manifesto fa la scoperta dell’acqua calda: la deformazione della storia per un adattamento alle esigenze politiche del presente è cosa di sempre e i Sinistri non sono secondi a nessuno in questa operazione, che continua malgrado la sortita di Bibi. Le facili deduzioni da menzogna a menzogna non portano alla denuncia della Menzogna utile del nostro presente... Malgrado il re sia nudo, si continua a vederlo come fosse vestito.
6. Come don Chisciotte. - Una diversa e contemporanea traduzione da quella da noi data. Faremo un controllo ed eventualmente adotteremo soluzioni che ci paiono preferibili alla nostra traduzione, non professionale. La fonte non è il blog di Atzmon, sul quale ci siamo noi basati, ma il sito “Information Clearing House”. I testi paiono comunque identici. Al momento il post di CDC ha tre commenti, di cui uno consiste in un rinvio al blog di Maurizio Blondet che anche lui in contemporanea si è occupato della sorprendente sortita di Netanyahu. Vedi numero successivo.
7. Blondet et Friends. – Altamente significativo, esplosivo questo brano: «Giova ricordare che fu Stalin il primo a riconoscere lo stato ebraico, e la sua propaganda a costruire e consolidare la precedente “narrativa” della colpa collettiva tedesca : furono i sovietici a “scoprire” le camere a gas, i forni crematori, eccetera. Magari Vladimir ha anche questo mezzo di persuasione sul sionista: qualcosa, negli archivi staliniani, che può mandare a monte la “narrativa”  storica? Vediamo. Si vivono tempi interessanti. » || Gli studiosi revisionisti, quelli che non si basano su “testimonianze”, ma soprattutto sugli archivi ed hanno visitato quelli di Mosca, se non ricordo male, sospettano che vi siano documenti che mancano. A 70 anni dalla fine della guerra sia gli archivi di Washington sia quelli di Mosca dovrebbero essere aperti agli studiosi... Ma non so bene come stiano le cose e non mi dichiaro esperto della materia. Fino alla paranoia torno a ripetere che a me interessa unicamente che vi sia libertà di ricerca e di pensiero su tutto questo ordine di problemi.
8. Rights Reporter. – Si tratta di un sito di propaganda israeliana, probabilmente finanziato e gestito da organismi governativi israeliani. Li si riconosce dall’assenza del benché minimo spirito critico verso tutto ciò che riguarda Israele.
9. Jobsnews.it. – Sarebbe una “gaffe”... niente di più che una banale gaffe... Inutile aspettarsi dai giornalisti più di quello che possono e/o vogliono dare.
10. Nena. -
11. Intervista a Elie Wiesel. – Si veda il numero successivo.
12. Olodogma. - Un sito specialistico dove si trovano critiche a Wiesel da un punto di vista storico revisionista. || Altro intervento sulle esternazioni di Netanyahu,
13. «Informazione Corretta». || Per chi sa le cose, è divertentissimo seguire gli scombussolamenti all’interno del sistema di propaganda sionista israeliano... Non ne possiamo qui dare adeguato commento, perché il nostro non è un Paese libero dove i critici di Israele e delle sue lobbies in tutti i gangli delle nostre istituzioni possano parlare liberamente. ||
Fonte.
14. «Informazione Corretta». || Ancora più esilarante: la natura dipendente del sito emerge dalla sua incapacità del benché minimo distacco critico... Molte persone fatte oggetto di costante dileggio da parte di questo sito ritengono che per ragioni igieniche non gli si debba dare sponda, non gli si debba la minima attenzione... Eppure, in occasione di una polemica con Odifreddi, è stata autorevolmente definita un «testata storica dell’ebraismo italiano»: e noi gli riconosciamo questo alto onore! Noi siamo “razzisti” e riteniamo tutti, buoni e cattivi, belli e brutti, abbiano diritto all’attenzione. Quanto po al “criminale”, sui cui tanto costoro insistono quando “criminali” sarebbero gli altri, chi lo sia di più: Hitler, il muftì, i sionisti stessi, il cui progetto inizia prima ancora che Hitler nascesse e comparissero sulla scena della storia sia il fascismo sia il nazismo... Un motto di questi Signori di IC è che in materia olocaustica non vi siano “opinioni” difformi che non siano ipso facto dei “crimini”: questo la loro posizione sulla introduzione in Italia della legge sul negazionismo. Si tratta adesso di vedere se Netanyahu verrà arrestato appena mette piede in Germania allo stesso titolo e con la stessa legge per la quale Horst Mahler sta ancora in carcere (12 anni!) e migliaia di persone sono state penalmente perseguite per reati di opinione... Il diavolo ci ha messo la coda ed è da augurarsi che lo spasso non abbia presto a terminare... Più dura più emergono le contraddizioni interne a un castello narrativo che dura da almeno 70 anni... Per noi il “muftì” è semplicemente un “patriota” palestinese: non mi dichiaro competente per un giudizio storico sulla sua figura o sull’efficacia della sua azione politica, come invece si arrogano il diritto non pochi Sinistri nostrani, tutto sommato nipotini di Stalin, cui a quanto pare si deve la prima “scoperta” delle “camere a gas”...|| Non poteva mancare il semiologo: «Insomma, Netanyahu aveva ragione...». ||
15. Notizie su Israele.Si tratta di una rassegna stampa cristiano sionista che riporta più o meno gli stessi ritagli che si trovano su “Informazione Corretta”: vanno di pari passo nella propaganda a favore di Israele. Per chi non avesse idea di cosa siano i “cristiano sionisti” potrei semplificare dicendo che sono ebrei travestiti da cristiani. Negli USA sono assai numerosi e influenti. In Italia sono pressoché totalmente sconosciuti, se non agli ebrei stessi, che mandano loro rappresentanti ai convegni sionistici che si svolgono in Italia. L’idea base sulla quale si fondono è la seguente: se gli ebrei tornano in Palestina, si realizza la profezia sulla seconda venuta del Cristo e quindi sul Giudizio Universale. Poco importa a questi Signori che un simile “ritorno” significa la “pulizia etnica” dei Palestinesi, i periodici massacri in Gaza, vero e proprio Lager a cielo aperto... Al confronto i “giudei” di Neturei Karta sono molto più umani e caritatevoli dei “cristiano sionisti”. Essi, i Neturei Karta, considerano l’esistenza stessa dello Stato ebraico di Israele una bestemmia al cospetto di Dio e valutano che contro i palestinesi si siano infranti di Comandamenti del Non Uccidere, Non Rubare, Non Mentire... Nota: il sistema di archiviazione dei singoli post è atipico: va tutto dentro una sola pagina, per cui ad esempio non è possibile isolare un articolo odierno de Il Foglio (di propaganda israeliana perinde ac cadaver) di sostegno a Bibi, che si dice abbia pienamente ragione ad addossare tutti i crimini al muftì, con una ricostruzione storica ad uso interno, autoconsolatoria, giustificativa di una pulizia etnica che è sempre stata nello statuto mentale dei sionisti da quanto nel 1882 incominciarono a mettere piede in Palestina... Il diluvio di “migranti” si ebbe con la piena complicità e copertura degli Inglesi nel periodo del loro Mandato, quando furono creati tutti i presupposti dello “Stato ebraico” che nel 1948 fece “pulizia etnica” dei palestinesi...||
16. Il Foglio. – Il link contiene l’articolo sopra citato nella rassegna stampa cristiano-sionista “Notizie su Israele”. Questa testata è specializzata nel dare addosso a tutti quelli che dicono male di Israele o non si inchinano: proprio in un modo sfegatato, capillare, che più fanatico non si può. Rispetto a testate grossolane, decisamente volgari e scurrili, sopra citate, il Foglio è “acculturato”. Si noti che in quel che fa non vi è solo accanimento fanatico, ma un disegno. È di oggi, su ben altro sito, The Ugly Truth, la notizia di una richiesta fatta alla Unione Europea di una legge che definisca meglio la nozione di “antisemitismo”. Secondo il modello americano una simile definizione dovrebbe includere qualsiasi critica a Israele, ovvero “delegittimazione”, “demonizzazione” e simili. Concetti così vaghi che trasformerebbero “Il Foglio” in una agenzia permanente di delazione, di “casi”, di “notitia criminis”, da segnalare magari a un PM sayan, che rinvia ad altro sayan giudice... Beh! Bisogna conoscere che sono raffinati nei loro disegni questi Eletti Signori. || Ancora dal “Foglio che conferma la sua natura e funzione: esistono dei comici, vignettisti e simili, che pretendono di far ridere, ma fanno solo pena per la loro stupida partigianeria; altri “comici” – ne esistono e son pochi e grandi – riescono a far ridere, ma soprattutto a far pensare... e per questo son grandi. Non è da tutti! Quanto poi alle presunte minacce dell’ISIS ad Israele sono da ridere per il fatto che a quanto se ne può sapere Israele è stata dietro all’ISIS, armandola, sostenendola, curandone i feriti... Se davvero l’ISIS fosse stata fin dall’inizio quel che pretende di essere, non la Siria avrebbe dovuto attaccare, ma l’Israele, cosa lontanissima dall’esser successo... Ci ricordiamo della morte di Arrigoni? Dalle notizie confuse che ne vennero fuori sulla sua misteriosa morte, se non erro, si parlò di “salafiti” che lo uccisero... Dove stanno i salafiti? Mi pare che siano inclusi nell’ISIS... Ma non è questa mia materia e sono io il primo a parlare di queste cose con beneficio d’inventario e con tutte le incertezze sulle fonti. Sarà comunque interessante vedere se l’ISIS aprirà un fronte contro Israele allo stesso modo in cui ha fatto contro Iraq, Siria, Libia... Ci sarà da ridere per davvero, ma di un riso assai amaro...  Ed infatti da altra fonte si legge di strani arresti di ufficiali israeliani catturati insieme a “terroristi dell’ISIS”...||
17. L’Opinione. – Si potrebbe dire: tutti a raccolta nel nome del mufti. In una difesa senza riserva di Bibi escono in rassegna quanti si caratterizzano quasi in modo esclusivo per un lavoro di sostegno, diciamo, della immagine di Israele, secondo le direttive che si possono desumere da questo video. Nel caso di specie viene addirittura riciclato in testo del 2004, quando esisteva (non so se esiste ancora) la rivista Ideazione, che pure aveva una sua dignità. Divertente, spassoso ciò che consentono di scoprire i motori di ricerca... || Di stretta osservanza governativa, ed in ciò Il Foglio svela ancora una volta la sua dipendenza, insiste nel dare credito alla “revisionismo” di Bibi. E per noi va benissimo così. Con l’occasione facciamo qui un’osservazione, di seguito a quanto scritto da Sergio Romano, che notava come fino al 1939 vi fu da parte della Germania nazista un costante sostegno all’emigrazione degli ebrei tedeschi in Palestina. Esistono libri su queste “relazioni pericolose”. I media ne parlano poco, sollecitati come sono a demonizzare il muftì. Perché dopo il 1939 il processo si arresta? Ma perché inizia ufficialmente la guerra e tutti gli stati si regolano in modo eguali verso cittadini di altri stati che si considerano “nemici”... Quanto poi alle “brigate islamiche” di sostegno alle armate naziste viene da chiedersi ma non esisteva negli stessi anni una “brigata ebraica” che seguiva gli eserciti degli Alleati? E non si discute tanto da noi della sua piena integrazione nella storia gloriosa della nostra Resistenza?... Quando si parla di “doppio standard” il principio vale se lo si osserva da un lato, ma non dall’altro.... || Può essere utile prendere nota della tenacia con cui il Foglio insiste nel sostenere il “revisionismo” di Bibi: perinde ac cadaver. È curioso come manchi il senso logico che non lascia alternativa: o è stato Hitler o è stato il mufti, ma entrambi non è possibile per la contraddizione che non lo consente... È come quel truffatore, alquanto bravo, che vuole vendere la stessa cosa due volte. I “revisionisti” - quelli veri - non possono che essere contenti di questa ulteriore contraddizione all’interno di un discorso narrativo il cui carattere strumentale viene ora maggiormente evidenziato dalla chiamata in causa del povero mufti, colpevole di essere stato un “patriota” a sostegno del suo popolo, non di un “altro” soggetto storico che in Palestina si è andato insediando attraverso vicende note a chi ne studia la storia... ||
18. Il parere di Sergio Romano. – È la consueta rubrica del Corriere della Sera, dove l’ambasciatore Sergio Romano risponde a lettere selezionate di Lettori. Ne estraggo il testo integrale: «Hitler si servì del Gran Mufti di Gerusalemme come di ogni nemico della Gran Bretagna. Ma Haj Amin Al-Husseini era soltanto uno dei numerosi satelliti che ruotavano nella galassia tedesca sperando di ottenere, con l’aiuto dei Reich, ciò che non riuscivano a conquistare con le proprie forze. Ma non avrebbe mai permesso che un satellite dettasse la sua politica. Nel discorso di Benjamin Netanyahu al Congresso sionista, tuttavia, esiste una affermazione indiscutibilmente esatta. Agli inizi della campagna anti-ebraica, dopo la conquista del potere, l’obiettivo di Hitler era quello di espellere tutti gli ebrei dal Reich. Li avrebbe esclusi da tutte le professioni liberali, li avrebbe costretti a cedere la proprietà dei loro beni, li avrebbe perseguitati e tormentali in mille modi sino alla partenza. Ma la prospettiva dello sterminio non apparteneva allora alla politica del Reich. Questo spiega, tra l’altro, perché, fino al 1939, vi fossero a Berlino e in altre città tedesche molte associazioni che assistevano pubblicamente gli ebrei nei preparativi per la partenza. Ho scritto «fino al 1939», perché dopo l’inizio della guerra il permesso di partire venne generalmente negato a chi voleva emigrare verso Paesi attualmente o potenzialmente nemici.    Il mutamento della politica ebraica del regime nazista coincide con l’occupazione della Polonia e l’invasione dell’Urss nel giugno 1941. A Varsavia, a Lublino, in Galizia, in Bielorussia, in Ucraina, a Riga e a Vilnius i tedeschi trovarono la maggiore concentrazione di ebrei nel mondo: probabilmente, non meno di sei milioni. Cominciarono allora, con la formazione degli Einsatzgruppen (formazioni speciali della Wehrmacht), le prime fucilazioni di massa. Ma agli occhi di un regime fanaticamente deciso a «risolvere» la questione ebraica, quel metodo appariva insufficiente. Con fredda determinazione e con metodo burocratico, fu deciso che l’intera popolazione ebraica europea sarebbe stata trasferita in campi, generalmente collocati al di fuori del territorio tedesco, dove gli ebrei «validi» avrebbero lavorato sino all’esaurimento delle loro forze e tutti, prima o dopo, secondo una espressione coniata nel mondo dei lager, sarebbero «passati per il camino». Il metodo e la ripartizione dei compiti fu materia di una riunione che si tenne in una villa delle SS di fronte al lago berlinese di Wannsee il 20 gennaio 1942. Aggiungo per completezza, caro Todini, che molto probabilmente, se Hitler avesse vinto, gli arabi, nei territori controllati dalla Germania, non sarebbero stati trattati meglio degli ebrei, e il Gran Mufti di Gerusalemme non sarebbe riuscito a impedirlo.» |
19. A proposito di quel “malefico”... Maurizio. -  L’esordio del testo che si unisce al coro mediatico sul “revisionismo” storico di Bibi è «...quel dimenticato e malefico personaggio... [= il mufti]» è tale da non invogliarci a proseguire nella lettura. Il sito non ha spazi commenti dove lasciare qualche osservazione... Intanto che non esiste il “dimenticato”, in Israele, dove il “muftì” viene nel ricordo subito dopo Hitler, secondo quanto scrive persona informata come Ilan Pappé. La strumentalizzazione del mufti, in “odio” ai palestinesi, è tale che lo si è voluto promuovere al primo posto attribuendo al Mufti ciò che la storiografia ufficiale attribuiva invece a Hitler... Quanto ai rapporti con il nazismo Maurizio omette di dire che il sionismo ebbe sempre con il nazismo ben più produttivi rapporti, e lo stesso dicasi fino al 1938 con il fascismo, cui si deve fra le altre cose la creazione della marina da guerra israeliana... Decisamente, gli agit-prop di Israele, incaricati dal programma “Hasbara” di promuovere l’immagine di Israele all’estero, avrebbero bisogno di un corso di istruzione e addestramento più approfondito...

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