sabato 27 settembre 2008

Discussioni: 46. Sergio Luzzatto e la memoria di ognuno

Cosa si intende qui per Israel Lobby?
«Una coalizione informale di individui e gruppi che cerca di influenzare la politica estera americana in modo che Israele ne tragga beneficio».
Ed in Italia come stanno le cose?
Stiamo cercando di scoprirlo!
«Esistono due distinti meccanismi che impediscono alla realtà del conflitto israelo-palestinese di essere giustamente divulgata, e sono i due bavagli con cui i leader israeliani, i loro rappresentanti diplomatici in tutto il mondo, i simpatizzanti d’Israele e la maggioranza dei politici, dei commentatori e degli intellettuali conservatori di norma zittiscono chiunque osi criticare pubblicamente le condotte dello Stato ebraico nei Territori Occupati, o altri aspetti controversi della storia e delle politiche di quel Paese. Il primo bavaglio è l’impiego a tutto campo dei gruppi di pressione ebraici, le cosiddette lobby, per dirottare e falsificare il dibattito politico sul Medioriente (negli USA in primo luogo); il secondo è l’accusa di antisemitismo che viene sempre lanciata, o meglio sbattuta in faccia ai critici d’Israele» (P. Barnard, Perché ci odiano, p. 206).
Come «Informazione Corretta» e altri media presentano Israele, il Medio Oriente e la Palestina: Allam - Battista - Bordin - Buffa - Colombo - Diaconale - Fait - Ferrara - Frattini - Israel - Livni - Loewenthal - Nirenstein - Ostellino - Ottolenghi - Pacifici - Pagliara - PanellaPezzana - Polito - Prister - Santus - Volli

Ricerche correlate:

1. Monitoraggio di «Informazione Corretta»: Indice-sommario. – 2. Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt. – 3. La pulizia etnica della Palestina. – 4. Free Gaza Movement: una sfida al blocco israeliano. – 5. Studio delle principali Risoluzioni ONU di condanna a Israele. – 6. Cronologia del conflitto ebraico-palestinese. – 7. Boicottaggio prossimo venturo: la nuova conferenza di Durban prevista per il gennaio 2009. – 8. Teoria e prassi del diritto all’ingerenza. – 9. Per una critica italiana a Daniel Pipes. – 10. Classici del sionismo e dell’antisionismo: un’analisi comparata. – 11. Letteratura sionista: Sez. I. Nirenstein; II. Panella; III. Ottolenghi; IV. Allam; V. Venezia; VI. Gol; VII. Colombo; VIII. Morris; – 12. La leggenda dell’«Olocausto»: riapertura di un dibattito. – 13. Lettere a “La Stampa” su «Olocausto» e «negazionismo» a seguito di un articolo diffamatorio. – 14. Jürgen Graf: Il gigante dai piedi di argilla. – 15. Carlo Mattogno: Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. – 16 Analisi critica della manifestazione indetta dal «Riformista». – 17. Controappello per una pace vera in Medio Oriente. –

Di Sergio Luzzatto ricordo un suo faccia a faccia televisivo con Fiamma Nirenstein. Se ben ricordo, non avendo la videoregistrazione, vi fu un giudizio severo del prof. Luzzatto su madonna Fiammetta ed è penoso il ricordo di un dibattito dove era presente anche Augias, attento a non esporsi in merito alle “Pasque di sangue” di Ariel Toaff, il cui volume era stato recensito proprio da Luzzatto sul “Corriere della Sera”. Luzzatto avvertì che personaggi come quello citato si rendevano responsabili del sorgere di una nuova forma di antisemitismo che non aveva nulla a che fare con quelle finora note. Non so bene cosa intendensse Sergio Luzzatto, ma gli attacchi dei «Corretti Informatori» alla sua persona e ai suoi scritti mi inducono ad aprire una scheda esplorativa.

Versione 1.1
Status: 5.10.08
Sommario: 1. Auschwitz e la memoria di ognuno. – 2. Scende in campo Daniela Coli. –

1. Auschwitz e la memoria di ognuno. – Il dotto articolo di Sergio Luzzatto induce a pensare cose che forse egli stesso pensa ma non può dire senza suscitare un prevedibile vespaio. Io mi chiedo se e quando verranno i tempi in cui ciascuno possa dire la sua su eventi tragici di una guerra civile europea che si estende nell’arco di un trentennio, dal 1914 al 1945. Vi è stata purtroppo un’ideologia dei vincitori che si è imposta fino ai nostri giorni. In numerosi paesi d’Europa contrastare una siffatta ideologia significa essere arrestati e finire in carcere. In Italia, per fortuna non si è ancora giunti a questo, ma sono frequenti le demonizzazioni e le emarginazioni di quanti non pensano e non parlano “correttamente”. Non ho mai visitato Auschwitz e non credo lo farò mai, affrontando un lungo viaggio e spese. Stando in Monaco ho però visitato Dachau. L’impressione che ne ho tratto è che l’accoglienza di quanti vi erano internati non doveva essere più brutale e disumana di quanti oggi si trovano nei nostri “centri di accoglienza”, almeno secondo le descrizioni che si possono sentire da Radio radicale. Quando di una tragedia immane che riguarda intere generazioni e si protrae per parecchi decenni si cerca di isolarne singoli aspetti e momenti, si compie in realtà un ulteriore atto di guerra civile esteso fino ai nostri giorni. Si pretende di coinvolgere in una guerra che non hanno combattuto e di cui non sono responsabili i figli dei figli e le generazioni a venire. Ma se la “memoria” è un processo personale, basato su ricordi diretti, ma anche su testimonianze dei propri avi e su una libera ricostruzione del passato, facendo uso di propri documenti o diversamente interpretando quelli forniti da altri, allora non si può pretendere di imporre la Memoria Unica. Si rischia di suscitare reazione tanto più profonda e sorda quanto più penetranti e incisivi sono gli apparati repressivi. Il passato che è veramente trascorso dovrebbe essere appannaggio della ricerca libera e diligente degli storici, se esiste un simile mestiere, ma per il passato che è fatto di rancore e di ferite doloranti dovrebbe valere il principio dell’oblio. Non dunque la celebrazione di una memoria sempre più faziosa e ipocrita se non addirittura falsificante, ma la forza morale di dimenticare e di ritrovare le ragioni della pacifica convivenza.

2. Scende in campo Daniela Coli. – Appare su l’Occidentale una presa di posizione contro Sergio Luzzatto a firma Daniela Coli. È ricordato uno scontro televisivo di Sergio Luzzatto con Fiamma Nirenstein in Matrix. Non se se è lo stesso che ho visto io parzialmente. Ricordo bene il dilettantismo e la faziosità della Nirenstein. Ancora una volta viene rimproverato a Sergio Luzzatto la sua recensione a “Pasque di Sangue”. Ne sentii parlare per la prima volta mentre ero a cena con degli amici, fra cui Giano Accame. Ho quasi finito di leggere “Ebraismo virtuale” che mi offre una migliore intelligenza delle ragioni per le quali si sollevò tanta furia. L’uso del sangue nella cultura e tradizione ebraica è spiegato da Ariel Toaff in modo pienamente plausibile. È stucchevole la questione delle competenze accademiche, ma non bisogna essere accademici per comprendere le ragioni politiche della grande ostilità che si è già sollevata contro Ariel Toaff e Sergio Luzzatto che ne aveva data buona recensione. Mi trovo costretto a leggere tutti i libri, o almeno quelli più chiacchierati, di Ariel Toaff. Intanto riporterò qui di seguito la recensione che a Toaff aveva fatto Sergio Luzzatto, se riesco a trovarla in rete nell’archivio del “Corriere della Sera”. Eccolo trovato!
SAGGI La sconcertante rivelazione di Ariel Toaff: il mito dei sacrifici umani non è solo una menzogna antisemita

Quelle Pasque di Sangue

Il fondamentalismo ebraico nelle tenebre del Medioevo

Trento, 23 marzo 1475. Vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica. Nell’abitazione-sinagoga di un israelita di origine tedesca, il prestatore di denaro Samuele da Norimberga, viene rinvenuto il corpo martoriato di un bimbo cristiano: Simonino, due anni, figlio di un modesto conciapelli. La città è sotto choc. Unica consolazione, l’indagine procede spedita. Secondo gli inquirenti, hanno partecipato al rapimento e all’uccisione del «putto» gli uomini più in vista della comunità ebraica locale, coinvolgendo poi anche le donne in un macabro rituale di crocifissione e di oltraggio del cadavere. Perfino Mosé «il Vecchio», l’ebreo più rispettato di Trento, si è fatto beffe del corpo appeso di Simonino, come per deridere una rinnovata passione di Cristo. Incarcerati nel castello del Buonconsiglio e sottoposti a tortura, gli ebrei si confessano responsabili dell’orrendo delitto. Allora, rispettando il copione di analoghe punizioni esemplari, i colpevoli vengono condannati a morte e giustiziati sulla pubblica piazza. Durante troppi secoli dell’era cristiana, dal Medioevo fino all’Ottocento, gli ebrei si sono sentiti accusare di infanticidio rituale, perché quelle accuse non abbiano finito con l’apparire alla coscienza moderna niente più che il parto di un antisemitismo ossessivo, virulento, feroce. Unicamente la tortura - si è pensato - poteva spingere tranquilli capifamiglia israeliti a confessare di avere ucciso bambini dei gentili: facendo seguire all’omicidio non soltanto la crocifissione delle vittime, ma addirittura pratiche di cannibalismo rituale, cioè il consumo del giovane sangue cristiano a scopi magici o terapeutici. Impossibile credere seriamente che la Pasqua ebraica, che commemora l’esodo degli ebrei dalla cattività d’Egitto celebrando la loro libertà e promettendo la loro redenzione, venisse innaffiata con il sangue di un goi katan, un «piccolo cristiano»! Più che mai, dopo la tragedia della Shoah, è comprensibile che l’«accusa del sangue» sia divenuta un tabù. O piuttosto, che sia apparsa come la miglior prova non già della perfidia degli imputati, ma del razzismo dei giudici. Così, al giorno d’oggi, soltanto un gesto di inaudito coraggio intellettuale poteva consentire di riaprire l’intero dossier, sulla base di una domanda altrettanto precisa che delicata: quando si evoca tutto questo - le crocifissioni di infanti alla vigilia di Pesach, l’uso di sangue cristiano quale ingrediente del pane azzimo consumato nella festa - si parla di miti, cioè di antiche credenze e ideologie, oppure si parla di riti, cioè di eventi reali e addirittura prescritti dai rabbini? Il gesto di coraggio è stato adesso compiuto. L’inquietante domanda è stata posta alle fonti dell’epoca, da uno storico perfettamente attrezzato per farlo: un esperto della cultura alimentare degli ebrei, tra precetti religiosi e abitudini gastronomiche, oltreché della vicenda intrecciata dell’immaginario ebraico e di quello antisemita. Italiano, ma da anni docente di storia medievale in Israele, Ariel Toaff manda in libreria per il Mulino un volume forte e grave sin dal titolo, Pasque di sangue. Magnifico libro di storia, questo è uno studio troppo serio e meritorio perché se ne strillino le qualità come a una bancarella del mercato. Tuttavia, va pur detto che Pasque di sangue propone una tesi originale e, in qualche modo, sconvolgente. Sostiene Toaff che dal 1100 al 1500 circa, nell’epoca compresa tra la prima crociata e l’autunno del Medioevo, alcune crocifissioni di «putti» cristiani - o forse molte - avvennero davvero, salvo dare luogo alla rappresaglia contro intere comunità ebraiche, al massacro punitivo di uomini, donne, bambini. Né a Trento nel 1475, né altrove nell’Europa tardomedievale, gli ebrei furono vittime sempre e comunque innocenti. In una vasta area geografica di lingua tedesca compresa fra il Reno, il Danubio e l’Adige, una minoranza di ashkenaziti fondamentalisti compì veramente, e più volte, sacrifici umani. Muovendosi con straordinaria perizia sui terreni della storia, della teologia, dell’antropologia, Toaff illustra la centralità del sangue nella celebrazione della Pasqua ebraica: il sangue dell’agnello, che celebrava l’affrancamento dalla schiavitù d’Egitto, ma anche il sangue del prepuzio, proveniente dalla circoncisione dei neonati maschi d’Israele. Era sangue che un passo biblico diceva versato per la prima volta proprio nell’Esodo, dal figlio di Mosè, e che certa tradizione ortodossa considerava tutt’uno con il sangue di Isacco che Abramo era stato pronto a sacrificare. Perciò, nella cena rituale di Pesach, il pane delle azzime solenni andava impastato con sangue in polvere, mentre altro sangue secco andava sciolto nel vino prima di recitare le dieci maledizioni d' Egitto. Quale sangue poteva riuscire più adatto allo scopo che quello di un bambino cristiano ucciso per l' occasione, si chiesero i più fanatici tra gli ebrei studiati da Toaff? Ecco il sangue di un nuovo Agnus Dei da consumare a scopo augurale, così da precipitare la rovina dei persecutori, maledetti seguaci di una fede falsa e bugiarda. Sangue novello, buono a vendicare i terribili gesti di disperazione - gli infanticidi, i suicidi collettivi - cui gli ebrei dell' area tedesca erano stati troppe volte costretti dall' odiosa pratica dei battesimi forzati, che la progenie d' Israele si vedeva imposti nel nome di Gesù Cristo. Oltreché questo valore sacrificale, il sangue in polvere (umano o animale) aveva per gli ebrei le più varie funzioni terapeutiche, al punto da indurli a sfidare, con il consenso dei rabbini, il divieto biblico di ingerirlo in qualsiasi forma. Secondo i dettami di una Cabbalah pratica tramandata per secoli, il sangue valeva a placare le crisi epilettiche, a stimolare il desiderio sessuale, ma principalmente serviva come potente emostatico. Conteneva le emorragie mestruali. Arrestava le epistassi nasali. Soprattutto rimarginava istantaneamente, nei neonati, la ferita della circoncisione. Da qui, nel Quattrocento, un mercato nero su entrambi i versanti delle Alpi, un andirivieni di ebrei venditori di sangue umano: con le loro borse di pelle dal fondo stagnato, e con tanto di certificazione rabbinica del prodotto, sangue kasher... Risale a vent' anni fa un libretto del compianto Piero Camporesi, Il sugo della vita (Garzanti), dedicato al simbolismo e alla magia del sangue nella civiltà materiale cristiana. Vi erano illustrati i modi in cui i cattolici italiani del Medioevo e dell' età moderna riciclarono sangue a scopi terapeutici o negromantici: come il sangue glorioso delle mistiche, da aggiungere alla polvere di crani degli impiccati, al distillato dai corpi dei suicidi, al grasso di carne umana, entro il calderone di portenti della medicina popolare. Con le loro «pasque di sangue», i fondamentalisti dell' ebraismo ashkenazita offrirono la propria interpretazione - disperata e feroce - di un analogo genere di pratiche. Ma ne pagarono un prezzo enormemente più caro. * * * Il tema del libro Esce in libreria dopodomani, giovedì 8 febbraio, il libro di Ariel Toaff «Pasque di sangue. Ebrei d' Europa e omicidi rituali» (pp. 364, 25), edito dal Mulino Il saggio affronta il tema dell' accusa, rivolta per secoli agli ebrei, di rapire e uccidere bimbi cristiani per utilizzarne il sangue nei riti pasquali * * * Il caso di Trento Nel 1745 il piccolo Simone venne trovato morto a Trento Per il suo omicidio furono giustiziati 15 ebrei Fino al 1965 Simone fu venerato come beato * * * Uno storico del giudaismo Ariel Toaff, figlio dell' ex rabbino capo di Roma Elio Toaff, insegna Storia del Medioevo e del Rinascimento presso la Bar-Ilan University in Israele Tra le sue opere edite dal Mulino: «Il vino e la carne. Una comunità ebraica nel Medioevo» (1989), «Mostri giudei. L' immaginario ebraico dal Medioevo alla prima età moderna» (1996), «Mangiare alla giudia. La cucina ebraica in Italia dal Rinascimento all' età moderna» (2000)

Luzzatto Sergio

Pagina 41
(6 febbraio 2007) - Corriere della Sera

Ma non è il solo articolo scritto da Luzzatto sulla questione. Di pochi giorni dopo è il seguente:

il Libro Scomunicato Prima di Essere Letto

Dopo anni di ricerche nelle biblioteche e negli archivi d' Europa, lo storico Ariel Toaff ha scritto un libro, Pasque di sangue (il Mulino), in cui sostiene che l' accusa contro gli ebrei di avere praticato l' omicidio di bambini cristiani a scopo rituale potrebbe non essere stata del tutto falsa. Probabilmente, alcuni episodi del genere si verificarono davvero nel tardo Medioevo. Trattandosi di materia così delicata (l' «accusa del sangue» è stata per secoli un' arma in mano agli antisemiti più virulenti e feroci), le tesi del professor Toaff avrebbero meritato un massimo di attenzione critica. Più che lecito, ovviamente, trovarsi in disaccordo con lui. Ma per riuscire credibile, il disaccordo andrebbe motivato con argomenti storiografici, dopo avere dimostrato il carattere non probante delle fonti impiegate. Invece, due giorni prima che il libro approdasse in libreria - dunque, totalmente alla cieca: senza avere altra idea del suo contenuto che una recensione sul «Corriere» - il fior fiore dei rabbini d' Italia ha dichiarato «aberranti» le tesi di Toaff, mentre larghi settori dell' ebraismo italiano scagliavano contro di lui ogni genere di contumelia. A fronte di questo linciaggio culturale, è auspicabile che qualche voce di solidarietà per Toaff si levi dal mondo degli storici di professione. Non c' è bisogno di essere d' accordo con lui. Basta riconoscere che quello di chi studia il passato è un mestiere libero oltreché serio. E che non sarà un cartello di rabbini (né, in altri contesti, un cartello di vescovi o di imam) a fissare il limite dello storicamente plausibile e dello storicamente aberrante.

Luzzatto Sergio

Pagina 41
(10 febbraio 2007) - Corriere della Sera

Ed ancora nello stesso mese di febbraio 2007 si ritrova un ulteriore intervento:

Le polemiche seguite a «Pasque di sangue» sugli omicidi rituali che sarebbero stati commessi alla fine del Medioevo

La Storia divisa

Caso Toaff: il rischio di un pensiero unico se il dibattito è fuori dallo spazio e dal tempo

Dopo che il libro di Ariel Toaff sugli ebrei d' Europa e gli omicidi rituali nel tardo Medioevo, Pasque di sangue, era stato giudicato «aberrante» dai rabbini d' Italia prima ancora che ne avessero potuto leggere una singola pagina, era lecito augurarsi due cose. La prima: che gli storici di mestiere aprissero intorno al volume un dibattito critico. La seconda: che gli intellettuali difendessero comunque la persona di Toaff, la sua piena libertà di ricerca e di espressione. Il dibattito critico si è effettivamente aperto, con il contributo di alcuni fra i maggiori studiosi italiani del Quattro e del Cinquecento (sul Corriere della Sera di venerdì 23 febbraio, Carlo Ginzburg). È stato un dibattito serio, quanto può esserlo una discussione intorno a problemi complessi che si svolge sulle pagine di giornali a larga tiratura anziché in sedi accademiche o scientifiche. E sono emersi due limiti gravi del lavoro di Toaff. Anzitutto, la scarsa chiarezza del suo discorso intorno al carattere episodico o seriale dei reati di sangue da lui attribuiti ai «fondamentalisti» dell' ebraismo ashkenazita tardomedievale. Inoltre, l' impiego disinvolto di testi prodotti dalla controversistica cattolica del Sei o del Settecento, troppo spesso viziati da un pregiudizio antisemita. Ma è stato un altro l' argomento principale brandito dai critici di Toaff, sulla base del quale il libro è stato gettato alle ortiche della storiografia, o addirittura alla sentina dell' etica: l' autore avrebbe preso per buone, quali fonti a sostegno della sua tesi sulla reale occorrenza di omicidi rituali, testimonianze estorte agli imputati attraverso l' uso della tortura. Argomento in apparenza solido, e di sicuro effetto mediatico. Peccato che si tratti di un argomento tre volte pretestuoso. È pretestuoso perché Toaff stesso, lungi dall' ignorarlo, lo prende in conto ad ogni pagina del suo libro, salvo rispondere che a testimonianze di quel genere va riconosciuto un valore, ove se ne trovino riscontri in altre fonti dell' epoca. È pretestuoso perché non soltanto Pasque di sangue, ma molti altri libri importanti di storia religiosa del Quattro e del Cinquecento si fondano sopra fonti inquisitoriali identiche a quelle impiegate da Toaff: testimonianze estorte con la tortura, ma riscontrate mediante controlli incrociati. Ed è pretestuoso perché rimprovera a Toaff di avere fornito «indizi» anziché «prove»: quasi che lo studioso di crimini commessi sei secoli fa possa muoversi sulla scena del delitto con gli strumenti di un ispettore del Ris, trovando in un angolo la pistola ancora fumante, oppure anche meglio tracce organiche da sottomettere alla prova del Dna... Naturalmente, che qualcosa venga confessato sotto tortura non è una prova che quel fatto sia vero. Però, non è neppure una prova che quel fatto sia falso. Lo sanno bene gli aguzzini del ventunesimo secolo, che ancora si servono della tortura non solo per architettare teoremi accusatori o teorie del complotto, ma anche per estorcere ai seviziati informazioni utili circa attività passate, trame presenti, progetti futuri. Da questo punto di vista, escludere a priori che alcuni ebrei fanatici del Medioevo abbiano compiuto gesti omicidi, per il solo motivo che l' hanno confessato sotto tortura, è un ragionamento che dovrebbe offendere qualsiasi intelligenza. Di là dalla discussione di metodo sul libro di Toaff, avvilente è stato lo spettacolo offerto dagli intellettuali italiani in quanto comunità scientifica. Rare, rarissime sono state le prese di posizione in difesa della libertà della cultura, come quella ferma e forte di Piero Ignazi sul Sole-24 Ore. Abbondanti, abbondantissime sono state le reazioni scomposte e le denunce infondate. Colleghi che fino al giorno prima della pubblicazione di Pasque di sangue avevano condiviso con Toaff la direzione della maggiore rivista accademica sulla storia degli ebrei in Italia hanno improvvisamente scoperto che si erano seduti per anni accanto a un dilettante della storiografia, e lo hanno altamente proclamato sui maggiori giornali. Insigni studiosi hanno accusato Toaff di attentare, nientemeno, alla sacralità del Giorno della Memoria: suggerendo un nesso (introvabile, se non nel delirio dell' antisemitismo) fra quanto possa essere accaduto a Ratisbona o a Trento nel tardo Quattrocento e quanto è avvenuto in Europa al tempo della Shoah. Appena pochi giorni prima dell' uscita di Pasque di sangue, la preoccupazione per i rischi insiti nel principio di una «verità storica di Stato» aveva spinto un nutrito gruppo di studiosi a firmare un appello contro il progettato decreto del ministro della Giustizia Mastella, che elevava a reato la negazione della Shoah. Dunque, persino le farneticazioni di quanti negano l' esistenza delle camere a gas erano sembrate degne di tutela giuridica a quanti difendono un' idea di storia come libera ricerca sul passato. Mentre gli studi di un professore da tutti stimato fino a un mese fa, anni e anni di lavoro nelle biblioteche e negli archivi, anni e anni di confronto intellettuale con colleghi e studenti, gli hanno meritato da un giorno all' altro una reputazione infamante. Il fatto che Toaff sia stato lasciato solo ad affrontare la bufera scatenata dal suo libro spiega gli sviluppi successivi della vicenda. La minaccia pendente sul suo capo di perdere il posto di docente universitario in Israele. Il tentativo di alcuni colleghi dell' università Bar-Ilan di prenderne le difese, salvo arrendersi alle ragioni politiche della situazione israeliana e alle pressioni economiche della diaspora americana. Infine, l' abiura di Ariel Toaff: il libro ritirato dal mercato italiano; i diritti d' autore devoluti alla medesima organizzazione ebraica statunitense, l' Anti-Defamation League, che senza nulla sapere del contenuto del volume lo aveva dichiarato ignobile; le scuse presentate da Toaff agli ebrei d' Israele e del mondo. La morale dell' intera vicenda va tratta da un' intervista rilasciata a la Repubblica dal padre di Ariel, Elio Toaff. L' ex rabbino capo della comunità ebraica di Roma si è pubblicamente compiaciuto dell' abiura del figlio, salutandone il ritorno all' ovile del pensiero unico sulla storia dell' ebraismo. Un pensiero che non ammette neppure la possibilità che gli ebrei abbiano avuto una storia in comune con altri uomini e altre donne, i «gentili»: storia fatta di incontri e di scontri, di convivenza e di intolleranza, di rispetto e di odio. Un pensiero che ha bisogno di considerare gli ebrei come al di fuori dello spazio e del tempo: mai nel bene o nel male attori vivi della storia, ma sempre, comunque, unicamente personaggi disossati, agnelli sacrificali, vittime vittime vittime. «Non è parlando di sciocchezze come queste che si salvaguarda la vera essenza dell' ebraismo», ha dichiarato Toaff padre a proposito del libro del figlio. E si avrebbe voglia di replicare, al venerando rabbino emerito della comunità di Roma: «Maestro, siamo proprio sicuri che l' essenza dell' ebraismo si salvaguardi con l' interdetto etico e scientifico? Siamo sicuri che l' abiura alla quale suo figlio è stato obbligato non rappresenti, al contrario, una vergogna per gli ebrei così come per i gentili?».

Luzzatto Sergio

Pagina 31
(26 febbraio 2007) - Corriere della Sera

Davvero una brutta faccenda. Il fatto che in questo momento sia passato più di un anno e mezzo ci consente di fare un bilancio.


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3. Uno a mille. – In questo articolo di Sergio Luzzato un dat qui attrae la mia attenzione, un dato sul quale tornare a riflettere. A proposito di proporzioni sembrebbe che Netanyahu accetterebbe una scambio di Shalit con 1000 prigioneri palestinesi. Ebbene, in Gaza durante "piombo Fuso” è stata anche questa la proporzione dei: mille palestinesi uccisi per un soldato israeliano morto.

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