lunedì 18 luglio 2011

Verso Gaza 44: Chi ha perso la “Dignità”? - La più piccola delle navi francesi sta navigando verso la Striscia.

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Quando ormai sembrava persa ogni speranza di poter raggiungere Gaza, per dire da lì al mondo che è una barbarie che il nostro tempo non può consentire, quella di tenere asserragliati in prigionia oltre un milione e mezzo persone, donne bambini anziani, un’intera popolazione, sulla base di fantastiche ed assurde storie con cui un’accozzaglia di coloni sbarcati da ogni dove, facendosi scudo di una caricatura della religione. Perché è così! Né il diritto né la religione né l’umanità può consentire ciò che una masnada di avventurieri “di successo” va turlupinando al mondo intero, motivando il suo diritto alla difesa illegittima contro una popolazione disarmata alla quale ha tolto e depredato ogni cosa, pretendendo di avere un “diritto divino” a porre in essere tanta barbarie, che offende il senso di umanità di quanti appena riescono ad avere un quadro di una situazione alterata e falsificata da tutto il sistema complice dei media, nonché dei governi manovrati da una rete capillare di lobbies dislocate in ogni paese. Ricatti, corruzione, sabotaggi, omicidi mirati sono i mezzi di cui lo stato criminale di Israele si è servito per fermare la Flotilla II.

Ma ecco che una “barchetta”, la più piccola della Flotilla, lasciava sabato 16 agosto 2011, verso le 20.30, l’isola greca di Kastellorizo, il cui popolo ha solidi legami con le genti di Gaza, tali da non poter essere reciso da un governo messo in ginocchio dalla finanza internazionale e ricattato da Israele e da quei governi che hanno evitato l’impopolarità nei propri paesi, commissionando al governo greco il lavoro sporco di fermare le navi. È singolare come i media tacciono da oltre 24 ore. Non vi sarebbe stata la “notizia”? Quella notizia che si cerca in ogni starnuto di Ruby o in ogni scollatura delle escort del Presidente?

In condizioni normali il mondo intero, o meglio il sistema globale dei media, avrebbe seguito minuto per minuto il procedere della “barchetta” che porta con sé tutta la “dignità” del mondo e dei popoli. Ma di “dignità” i media asserviti alla grande finanza internazionale ed ai poteri forti non ne hanno nessuna ed è questa una prova ulteriore della loro complicità nelle guerre in atto e nel sistema globale dell’oppressione. Non ci siamo ancora abituati alla rivoluzione tecnologica che ci consente internet, questo nostro scrivere sull’acqua, ma non intendiamo tralasciare ogni mezzo a nostra disposizione per lanciare nello spazio un grido di libertà, certi che qualcuno raccoglierà il grido e lo rilancerà perché altri possano sentirlo.

Leggo che entro 24 ore la “Dignitè” dovrebbe giungere in Gaza. Non vogliamo pensare o immaginare nulla di ciò che può succedere, ignari in questo preciso momento di cosa sta succedendo. Sappiamo però cosa succede in noi, nella nostra visione del mondo, nell’immagine che ci appare dei nostri giornali e giornalisti, televisioni, politici, governanti, ministri, comunità ebraiche e sioniste, amici degli amici... Tutte le loro chiacchiere ci appaiono nella loro miseria e sappiamo che davanti a loro non serve neppure indignarsi. Sono un “altro” che non ci appartiene e del quale dobbiamo apprendere a vivere senza, sapendo che non ci amano, pur rimproverando un “odio” che ci è del tutto estraneo. In realtà, è il caso di ripeterlo ogni volta, l’accusa strumentale di “odio”, al pari di quella di “antisemitismo”, non nasconde un encomiabile desiderio di amore, ma è solo una trappola legale, per mandare in galera avversari, oppositori, critici... Noi siamo tutti su una barchetta che affronta un incredibile arsenale atomico, per portare una parola di solidarietà e di speranza a genti che anche adesso vengono uccisi di fronte ai governi complici e silenziosi. Incredibilmente, mentre da una parte lo stato criminale di Israele coartava i governi di Grecia, di Francia, d’Italia, per impedire la partenza delle navi, venivano e vengono uccisi in Gaza nuove persone, un genocidio che dura da quando i primi coloni sionisti sbarcarono in Palestina e dissero agli “indigeni”: «Questa terra è nostra e ve ne dovete andare. Meglio se morite di fame e di stenti. Vi faremo perdere noi la voglia di vivere. Non avrete un nome, una identità, una dignità. E guai a voi se vi lamenterete delle sofferenze che vi infliggeremo. Ne subirete di ancora più grandi e sofisticate al di là di ogni immaginazione».

Il quadro è allucinante, ma non vi è esagerazione. Le cose più strane che si leggono in libri o si vedono in fiction non solo trovano attuazione nella terra di Palestina, alla quale è stato pure sottratto e cancellato il nome, per chiamarla “Israele”, ma superano ogni nostra aspettativa: è appunto “l’Israele che non ti aspetti!”, di cui in piazza del Duomo, a Milano, abbiamo avuto solo un piccolo assaggio.

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