domenica 3 luglio 2011

Citazioni: 4. La sposa è bella, ma sposata ad altro uomo.

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È disponibile un video You Tube, dove Ghada Karmi che è stata in Italia almeno un paio di volte, per la presentazione del suo libro. Il titolo del libro mi trasse dapprima in inganno. Credevo fosse un romanzo ottocentesco e lo avevo subito scartato, quando lo vidi in vendita su un banchetto. Ma poi mi avvertirono che era ben altro il contenuto, già indicato nel sottotitolo. Bastava poi sfogliare qualche pagina per accorgersene subito. L’immagine della sposa è tuttavia di fine ottocento e di questa immagine si servì chi mandò il telegramma di cui si dice poco più sotto. Questa immagine apre il libro di Ghada e ne esprime in modo sintetico tutto il contenuto. Mi sono più volte servito di questa pagina, in citazioni e dibattiti, e pare adesso opportuno procurarmene un più facile accesso, inserendolo nella rubrica “Citazioni”, pensata per brani particolarmente significativi che si vorrebbero mandare giù a memoria.

Dopo il primo congresso sionista del 1897 a Basilea, durante il quale fu proposta per la prima volta l’idea di costituire uno Stato in Palestina, i rabbini di Vienna inviarono due loro rappresentanti per verificare se il paese fosse adatto a questa impresa. Le due persone sintetizzarono il risultato delle loro esplorazioni in questo telegramma:

La sposa è bella, ma sposata a un altro uomo.

Con disappunto avevano trovato che la Palestina, sebbene avesse tutti i requisiti per diventare lo Stato ebraico che i sionisti desideravano, non era, come lo scrittore Israel Zangwill ebbe più tardi ad affermare, «Una terra senza un popolo per un popolo senza terra». Era una terra già abitata, rivendicata da una popolazione nativa arabo-palestinese della quale era la madrepatria.

Ghada Karmi, Sposata a un altro uomo.
Per uno Stato laico e democratico
nella Palestina storica, Roma, 2010, p. 5

Ho notato un fatto curioso e sconcertante. Se si va a ricostruire la storia della Palestina dal 1882 ad oggi, è di assoluta evidenza la natura di una tragedia ultrasecolare che si consuma ancora oggi, mentro scriviamo queste righe. Un movimento di natura coloniale, con aggravanti tutte peculiari, prende inizio in terra di Palestina. È intrinseca nella natura del sionismo la “pulizia etnica” della Palestina, che come ci fa apprendere Ilan Pappe significa “genocidio”. I due termini sono equivalenti, ma l’uso del primo non lascia trasparire la gravità subito evidente nel secondo termine. Uno degli espedienti di cui il sionismo si serve nella sua propaganda è il riconoscimento che viene chiesto a stati, governi, istituzioni, media e quant’altro su un presunto “diritto storico” degli ebrei sulla terra di Palestina. Questa narrazione, falsa e bugiarda sotto molti aspetti che discutiamo ampiamente altrove, è però basata su una tecnica che dà essa stessa una prova ulteriore della natura del sionismo: si mettono a tacere o vengono occultate le diverse ricostruzioni storiche, fondate scientificamente e veritiere, mentre vengono propagandate, dico: propagandate con le tecniche e gli investimenti del marketing commerciale, le favole sui miti fondativi dello stato di Israele, ad incominciare del “diritto storico” su una “terra senza popolo per un popolo senza terra”. Un “popolo” che è poi una mera “invenzione” come ci insegna in un libro di grande successo l’ebreo israeliano Shlomo Sand, cui sono stati subito lanciati strali di discreto sempre basati sullo stesso marketing. Accenniamo qui soltanto ad una questione di grande importanza teorica e pratica: il “sionista” non ha nulla a che fare con l’«ebreo» ovvero il «giudeo». I primi ad essere allarmati, nel 1882 e dopo fino alla prima guerra mondiale, furono proprio gli ebrei palestinesi, quando videro arrivare in Palestina bande di avventurieri privi di scrupoli, che non avevano niente a che fare con il giudaismo, come lo si spiega nelle pagine di un libro da me spesso citato e già recensito di Jacob Rabkin. Si spiega che per il vero devoto ispirato alla Torah la terra di Israele è un luogo dello spirito, non uno spazio geografico reale, dal quale per giunta venivano espulsi con pulizia etnica e genocidio gli abitanti originari. Fatalisti come sono, alcuni rabbini, citati da Rabkin, attribuiscono alle “colpe” degli ebrei le grandi tragedie con le quali sono stati colpiti. Parola di Rabkin e dei dotti ebrei da lui citati, nel libro che invito a leggere: detto a scanso di equivoci e di malevole distorsioni che vedo frequenti in rete. È però anche vero che nel volgere del tempo buona parte, se non la totalità, delle comunità ebraiche distribuite nei vari paese e protetti da una legislazione di privilegio, si è identificata con l’esistenza dello stato di Israele, “sposandone” in tutto o in parte le politiche. Questo ha delle implicazioni morali, etiche e teologiche gravissime, la cui natura è subito chiara agli esperti, ma che richiede spiegazioni per i non esperti o i distratti. Ed i libri qui citati di Rabkin, Pappe, Karmi, Sand, sono già un buon inizio per chi vuole approfondire.

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