lunedì 19 gennaio 2009

Nuovo monitoraggio di iniziative sioniste contro siti islamici

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Vers. 1.1
al 19.1.09


L’attacco all’islam in Italia e in Europa è sempre più pronunciato e non conosce soste. Iniziamo qui uno specifico monitoraggio di questo fenomeno. Il primo documento da cui iniziamo proviene da un progetto denominao “in difesa di Israele” con il quale si coinvolgono siti filoisraeliani.

A.
La storia della Palestina contestata

Di seguito il testo intercettato. Vi è motivo di credere che tutta questa attività sia direttamente finanziata dal governo israeliano. Si può leggere infatti in Haaretz del 19 gennaio un articolo di Cnaan Lpihshiz dal titolo eloquente: “Israel recruits “army of bloggers” to combatt anti-Zionist web sites”.
Carissimi, oggi vi segnalo
[chi è che scrive? chi è il delatore?]
alcune cose di cui sono venuto a conoscenza e riguardano la propaganda del terrorismo islamico, specialmente in lingua italiana:
[senti chi parla! Quasi che non stesse lui facendo terrorismo ebraico-sionista e che la sua propaganda non fosse propaganda ma la voce stessa di dio, beninteso il dio ebraico che dà licenza di sterminio]
http://www.memritv.org/hamas.wmv (Un video della MEMRI TV che spiega cos’è Hamas, usando i discorsi dei suoi leaders - 30,4 MB )
[Noi italiani ormai lo sappiamo: è il governo legittimo che i palestinesi si sono scelti con libere elezioni. Proprio all’Israel Day di piazza Montecitorio l’ex FI, ora UDC, ieri PCI e domani non sappiamo cosa ma forse in procinto di emigrare in Israele e candidarsi alla Knesset, ha perfino detto che Hamas è stato aiutato a vincere le democratiche elezioni grazie all’acclarata corruzione di Fatah, su cui avevano puntato Bush e Israele. Adesso, dopo averli fatti votare, questi sepolcri imbiancati ci vengono a dire che Hamas è organizzazione terroristica. Ma chi è più terrorista di Israele? Pretende di imporre con il terrore chi deve votare chi.]
http://www.islam-online.it/jafar.htm (Un incitamento alla violenza ed al terrorismo presente in un sito web islamico italiano, gestito da Hamza Roberto Piccardo e legato all'UCOII)
[Purtroppo il sistema giuridico italiano non offre adeguata protezione agli enti e ai soggetti qui citati. I sionisti sanno di poter operare in Italia in assoluta impunità. Non siamo qui noi in grado di proporci come avvocati difensori dei soggetti qui indicati (sopra e sotto il testo riportato) alla delazione. Noi possiamo qui limitarci solo agli aspetti etici della questione.
Siamo andati a visitare il link sopra indicato, ne abbiamo letto e riletto il testo e non abbiamo trovato nessun “incitamento alla violenza ed al terrorismo”, anzi lo abbiamo trovato istruttivo e tale da offrire una visione non banale e non banalizzante di concetti che si trovano continuamente citati nei giornali, spesso senza cognizione di causa. Ecco comunque il testo oggetto di delazione presso il ministro Maroni, la cui cultura e buon senso ci auguriamo maggiore di quella dei delatori.

«Il fratello che si firma Jafar Sohaybi, è un musulmano italiano che, per ragioni di modestia e opportunità, ha scelto di scrivere sotto pseudonimo.


Con questo intervento, che speriamo il primo di una ricca serie, interviene in merito alle argomentazioni svolte da Elvio Issa Arancio nel suo articolo Islam e nonviolenza. Naturalmente il dibattito è aperto e ci auguriamo possano giungere altri contributi.»

«Che il termine jihad non possa essere ridotto all’idea (tutta occidentale) di guerra santa è cosa mai abbastanza ripetuta e fa quindi bene il fratello Issa a riconfermarla. Meno fondata appare l’idea che "La penetrazione dell’Occidente in quasi tutti i paesi musulmani (…) ha determinato (…) una rilettura del significato di jihad (…) in termini di resistenza all’ingerenza straniera". Il jihad inteso come sforzo di difesa dall’aggressione e dall’oppressione è concetto ben spiegato dal Profeta Muhammad (saws) e così applicato ben prima del periodo coloniale. Basti pensare a Ibn Taimiyyah che svolse un ruolo determinante nell’incoraggiare le truppe islamiche al jihad per la difesa della Siria dall’invasione mongola.

Se dunque in determinate circostanze il jihad può legittimamente essere uno sforzo bellico, non si vede perché la strategia della violenza debba essere definita "non islamica". Sul fatto che sia inopportuna e perdente si può avere ovviamente diversità di opinioni, ma la storia - anche quella contemporanea - sembra offrire l’indicazione opposta. La liberazione dell’Afghanistan, del Libano meridionale, di Gaza non sono passate attraverso metodi non violenti. Ugualmente l’esempio di Badshah Khan, per quanto affascinante, non fa che confermare la legittimità del jihad come resistenza armata all’invasione armata, in quanto l’occupazione inglese prima e quella russa dopo hanno dovuto arrendersi grazie al sacrificio ed alla lotta militare del popolo afghano.

E’ vero che nell’epoca moderna l’uomo ha sviluppato armi di distruzione di massa il cui impiego tende a disumanizzare l’evento bellico, però mai abbiamo sentito alcun sapiente, di qualunque scuola di pensiero, sostenere che "nell’era contemporanea, per un musulmano, non ci sono le condizioni per il ricorso legale, in senso sharaitico, alla violenza".

Il dibattito andrebbe quindi riportato sul piano della corretta informazione: è la rappresentazione negativa dei resistenti o la resistenza armata in sé che danneggia l’immagine dell’Islam oggi?

Jafar Sohaybi»
Fonte: Islam - On Line

Nulla di criminoso, diremmo, mentre invece resta mai ignobile ed infame la delazione. Costoro sono indegni del genere umano, ma la migliore difesa da loro non è l’adozione dei loro stessi infami metodo, bensì lo starne alla larga, escludendoli dal nostro consorzio. Si nascondono però nell’anonimato in segno di consapevolezza della loro infame condotta. Possono però riconoscersi dai loro discorsi, dal loro porsi “In difesa di Israele”.]
http://abulbarakat.blogspot.com (Blog dell'ex imam di Carmagnola, dove vengono pubblicati i comunicati di Al-Qaeda).
[Anche qui non troviamo nulla di criminoso o illegale. Sono testi religiosi, troppo lunghi per essere riportati integralmente, ma soprattutto di difficile lettura. La nostra costituzione riconosce e tutela forme di culto diversa da quella cattolica o ebraica.]
http://www.minbar-sos.com/forum/rubrica_italiano/ (Sito riconducibile ad Al-Qaeda in lingua francese, questa è la sezione italiana del forum, uno degli utenti più attivi del forum è un tale AHMADALAMIN27;
[È un comunissimo forum di discussione. dove giusto la mente malata dei delatori può rinvenire contenuti illegali. Si comprende invece l’interesse dei delatori di spegnere ogni voce che non sia la loro o di chi loro plaude. Forse le cose che loro dicono le sanno dal Mossad, forse è lo stesso mossad che le dice. Ma possiamo noi dipendere dal Mossad?]
http://www.minbar-sos.com/forum/members/ahmadalamin27.html, nella sua bacheca è stato lasciato un messaggio da un tale Abu Kawthar, Padre di Kawthar, che gli lascia un indirizzo email ospitato in Italia: zabarda@tiscali.it).
[Questi delatori sono dei paranoici criminali. Anche su un biglietto usato dell’autobus, con su scritto magari qualcosa, sono capaci di inventarsi le storie più incredibili.]
Permettemi di segnalarvi alcuni messaggi che probabilmente possono esservi utili:
[Utili a chi e per fare che?]
http://www.minbar-sos.com/forum/rubrica_italiano/5400-il_sionismo.html
-
[Il testo incriminato, proposto all’attenzione del compagno Maroni, è una comunissima voce di enciclopedia che recita:

«Sionismo: Nacque in Europa orientale negli ultimi anni dell’800 teorizzando la fondazione di uno “Stato ebraico” per tutti gli aderenti alla fede ebraica in quanto gli ebrei costituiscono una minoranza che non riesce a trovare un proprio inserimento nella vita economica sociale-culturale dei vari paesi in cui essi vivono, ma questa teoria altro non era che l’espressione del disagio in cui veniva a trovarsi la borghesia commerciale ebraica nei paesi dell’Est Europa, nel momento in cui si sviluppava il capitalismo con la sua borghesia i cui interessi si scontravano con quelli della borghesia ebraica. Il capitalismo utilizzava il razzismo anti ebraico (Ipogrom) proprio per potersi sbarazzare di questi temibili concorrenti nella direzione delle economie locali. Alla borghesia ebraica non restava dall’altro lato che il destino dell’assorbimento nel proletariato locale oppure la ricerca di uno sbocco esterno (una colonia). Il movimento sionista optò per la colonizzazione, si delineava a questo punto “il problema” sulla scelta del luogo dove far sorgere (lo stato ebraico) il movimento sionista fu diviso fra chi voleva un pezzo di terra in Argentina, chi in Africa orientale, per altri ancora la Palestina, che allora faceva parte dell’Impero Ottomano, popolata da una maggioranza di palestinesi musulmani e da poche migliaia di palestinesi cristiani ed ebrei.

Nel I congresso del movimento sionista riunito a Basilea nel 1897 sotto la guida di Teodor Herzl prevalse la tesi di chi optò per la “Colonizzazione della Palestina”, in seguito a ciò, gli ebrei che si riconoscevano nel “Sionismo” (e cioe’ meno dell’1% degli ebrei di tutto il mondo) prepararono un programma per la colonizzazione della regione. Questa colonizzazione prevedeva due progetti, quello massimo che seguendo la frase biblica mirava ad occupare il territorio compreso tra i due fiumi “dal Nilo all’Eufrate”, e ancora oggi sostenuto dal clero rabbinico e dai partiti di governo, mentre quello minimo riguardava l’occupazione di un territorio comprendente oltre la Palestina, la Giordania, il sud del Libano ed il sud ovest della Siria. Ma il Sionismo non mirava solo alla occupazione di questi territori ma prevedeva lo svuotamento della popolazione originaria allo scopo si di continuare l’emmigrazione ebraica ma soprattutto di creare uno stato puramente confessionale “ebraico” (espulsioni in massa della popolazione palestinese residente, massacri, etc.). A questo punto si fa notare che ancora oggi il Sionismo continua la sua politica in seno allo stato di Israele».

Ed il ministro Maroni nonché la magistratura si dovrebbero occupare di questo brano come capo di imputazione penale? Se vogliono leggerlo, per loro cultura personale, la cosa può loro essere certamente utile.]
Il sionismo dell’utente AHMADALAMIN27
http://www.minbar-sos.com/forum/rubrica_italiano/5398- la_spartizione_della_palestina.html - La spartizione della Palestina dell'utente AHMADALAMIN27
[Stesso discorso di prima e per ragioni divulgative è utile riportare i testi segnalati dai Delatori:

«La spartizione della Palestina


Oltre alla fine del mandato britannico per il maggio 1948, l’ONU propose di risolvere la “controversia” tra palestinesi e sionisti spartendo la Palestina in uno stato ebraico (56% della superficie) ed uno stato arabo (43%), mentre Gerusalemme doveva essere dichiarata “Zona Internazionale” sotto controllo dell’ONU stessa.

Tale piano privava automaticamente gli arabi abitanti nella zona assegnata al nuovo “Stato di Israele” di ogni possibilitò di decidere della propria sorte. Per assicurarsi l’esecuzione del piano di spartizione, le pressioni sioniste aumentarono costantemente durante tutto il 1947 e il 1948. Al pubblico europeo e americano veniva spiegato che le rivendicazioni sioniste erano fondate sulla Bibbia e sulle sofferenze patite dagli ebrei sotto il nazismo e il fascismo. Tutti gli Stati, membri o no dell’ONU, che si erano opposti alla spartizione furono minacciati o ricattati dall’America.

Infine, il 29 novembre 1947, l’Assemblea Generale dell’ONU adottò il piano di spartizione con 33 voti favorevoli, 13 contrari e 10 astenuti. Ai sionisti fu dato uno Stato, insediato nel punto di collegamento tra Asia ed Africa, senza il libero consenso dei palestinesi e di alcun’altra nazione circondaria, africana o asiatica. «I voti decisivi - dichiarò al Congresso Americano un deputato - furono quelli di Haiti, Liberia, Filippine. Questi voti bastarono per riportare la maggioranza dei due terzi. In precedenza questi paesi avevano votato contro la spartizione. Le pressioni esercitate su di essi dai nostri rappresentanti ufficiali e da privati cittadini americani sono un atto riprovevole nel loro e nei nostri confronti».

Deir Yassin
(video YT)

Presso le alture ad Ovest di Gerusalemme, Deir Yassin era un villaggio come tanti altri, 300 abitanti in tutto. Gli israeliani pensarono di compiere lì una “azione esemplare” che servisse a convincere i palestinesi ad abbandonare collettivamente la zona. La spedizione fu organizzata ed eseguita dal capo dell’Irgun, Menachem Begin. Le sue truppe circondarono il villaggio, all’alba del 9 aprile 1948, ed uccisero sistematicamente 250 abitanti: uomini, donne, bambini. Di proposito la notizia fu sparsa in tutti i villaggi, utilizzando i pochi superstiti, organizzando conferenze stampa, riproduzioni fotografiche del villaggio distrutto, volantini incitanti a fuggire. Iniziò allora l’esodo in massa dei palestinesi. Lo stesso Begin, capo del governo racconta: «Dappertutto noi eravamo i primi a passare all’azione. Gli arabi, spaventati, cominciarono a fuggire. L’Haganah compiva attacchi vittoriosi su altri fronti, mentre le forze ebraiche continuavano ad avanzare verso Haifa come un coltello nel burro. Presi dal panico, gli arabi scappavano gridando: “Deir Yassin”».

(M. Begin, “The Revolt Story of the Irgun”)

La reazione degli arabi, e le proteste di quasi tutti i paesi extraeuropei (tra i quali, solo il Sudafrica si schierò apertamente con i sionisti), costrinsero le Nazioni Unite a riesaminare la spartizione.

La situazione in Palestina era allora la seguente: dopo trenta anni di dominazione inglese in Palestina, la comunità ebraica era diventata 12 volte piu grande che nel 1917 e rappresentava quasi un terzo della popolazione. Le terre in suo possesso - come proclamava la legge costituzionale dell’Agenzia Ebraica (1929) - dovevano «essere registrate a nome del Fondo Nazionale Ebraico, affinché divenissero proprietà inalienabile del popolo ebraico» . Avevano dunque il carattere di extraterritorialità e non potevano più essere ricomprate dagli arabi. Si era così formato uno “stato nello stato”, anche se, per la forte resistenza dei palestinesi a vendere le loro terre, i massicci sforzi degli ebrei colonizzatori avevano portato, dopo vent’anni, all’acquisto di meno del 6% delle terre di Palestina.

Quando l’ONU votò il piano di spartizione l’«Agenzia Ebraica» ordinò di operare il tutto per tutto e di mettere il mondo di fronte al fatto compiuto: il 1948 doveva diventare l’anno del terrore sistematico attuato per allontanare gli arabi dalla Palestina. L’obiettivo era la conquista della maggior quantità possibile di territorio. Si attaccarono militarmente villaggi e terre con valore strategico, specialmente nelle zone assegnate, nel progetto dell’ONU, allo Stato arabo. Si utilizzò la minaccia di “fare di ogni villaggio una nuova Deir Yassin” per convincere gli abitanti delle regioni controllate dagli ebrei ad evacuare».

In effetti, la migliore confutazione della propaganda sionista è lo studio critico della storia e la sua divulgazione non manipolata e addomesticata. Ci auguriamo che questo brano lo leggano Maroni, i magistrati, Lucia Annunziata e tutti coloro che si sono scagliati contro Michele Santoro per la sua trasmissione sul massacro di Gaza. La polemica di lana caprina sui sigari Kassam e sul sacro diritto di Israele e difendersi acquirebbe un più vasto respiro storico, che non farebbe male neppure a Marco Travaglio, troppo occupato con le cronache giudiziarie ed i pettegolezzi delle intercettazioni telefoniche.]
http://www.minbar-sos.com/forum/rubrica_italiano/5387-
[Altra utile pagina di storia, in attesa che i Delatori forniscano al ministro Maroni la loro storia corretta ed ufficiale della Palestina, debitamente vistata dall’Hasbara e consegnata dall’ambasciatore israeliano al ministro Frattini nonché a Giorgio Napolitano, affinché vi si attenga nei suoi discorsi ufficiali:

«La storia della Palestina


Oltre cinque milioni sono oggi i palestinesi. La loro storia si identifica con quella terra che per novemila anni li ha accolti: una distesa grande quanto la Sardegna, tra il Giordano, il golfo di Aqaba e il Mediterraneo. Qui vivevano i primi palestinesi (discendenti degli abitanti originari della antica Palestina - Amriti, Cananei. Aramiti ed Arabi - ) molti secoli prima che gli ebrei provenienti da est, occupasserro il centro ed il nord di questa terra (1500 a.C.). I palestinesi subirono la dominazione romana, si integrarono nel mondo arabo ai tempi dell'espansione islamica, mantennero sempre contatti con il mondo cristiano, ed una loro caratteristica fu la costante apertura a tutti gli influssi, sia musulmani che ebraici, che cristiani. Essi subirono, ma non accettarono, la violenza fanatica dei turchi e quella dei Crociati, che proprio in Palestina si scontravano per il dominio del Medio Oriente.

Nel XX secolo, come tutti gli altri popoli arabi, lottarono contro il dominio Turco-Ottomano, e per questo furono preziosi alleati degli occidentali che nella guerra mondiale si trovavano di fronte la Germania e la Turchia unite.

Ma le aspirazioni dei popoli arabi all’Indipendenza, una volta crollato l’Impero Ottomano (1917), si scontrarono con gli interessi delle potenze europee, che miravano di colmare immediatamente il vuoto di potere lasciato dai Turchi nella regione.

Gli interessi della maggiore potenza coloniale, la Gran Bretagna, erano riposti soprattutto nel controllo del canale di Suez e di una rotta via terra per le Indie e i domini asiatici. Dopo accordi con la Russia e la Francia circa la divisione delle spoglie dell’Impero Ottomano, l’Inghilterra, preoccupata per le possibilità di penetrazione francese nel Medio Oriente vide come unica via d’uscita l’utilizzazione del colonialismo Ebraico predicato in quegli anni dal Sionismo.

Violando tutte le promesse di sostegno all’indipendenza araba, date dalla Gran Bretagna negli anni critici della lotta contro i turchi, il ministro degli esteri Balfour dichiarò nel 1917 il pieno appoggio del suo paese al progetto sionista della creazione di un Focolare Nazionale Ebraico in Palestina.

Da allora e per trent’anni, gli interessi imperialistici britannici e il sionismo si trovarono a confluire nell’obiettivo pratico della creazione di uno stato ebraico nel Medio Qriente. Così, fu la pressione dei circoli finanziari sionisti, mirante a neutralizzare le spinte contrarie di Stati Uniti e Francia, a far si che nel 1923 la Società delle Nazioni assegnasse il mandato sulla Palestina all’Inghilterra che aveva già occupato. Per l’occasione fu escogitata la formula del “mandato internazionale”. Fu una chiara violazione del diritto all’autodeterminazione dei popoli, sancita dalla stessa S.d.N.

Le intenzioni della Gran Bretagna sono altrettanto chiare: essa nomina suo primo alto commissario in Palestina un ebreo sionista; riconosce l’organizzazione sionista mondiale come “Agenzia Ebraica” che rappresenta gli interessi degli ebrei in tutto il mondo (cioè come “governo” ebreo dello stato ebreo che si ha intenzione di costruire); apre le porte alla immigrazione sionista di massa malgrado le continue pretese arabe trasferisce dei terreni statali agli ebrei permette alla comunità sionista di amministrare le proprie scuole e di mantenere la propria organizzazione militare (Haganah); addestra unità mobili delle truppe sioniste (il Palmach), finge di ignorare l’esistenza di organizzazioni terroristiche (Irgun, Stern). Alla maggioranza palestinese furono negate analoghe facilitazioni ed essa fu privata dei mezzi di autodifesa (un palestinese che veniva trovato in possesso anche di un solo proiettile era mandato a morte).

I sionisti vogliono la terra, le risorse, ma vogliono soprattutto creare lo stato ebraico. Di conseguenza, i palestinesi non sono destinati a essere sfruttati (come nel colonialismo tradizionale) ma di essere sostituiti. La parola d’ordine è “lavoro ebraico”. La nuova “nazione ebraica” dovrà avere una classe operaiai ebrea. Il che significa l’esclusione degli arabi dall’economia locale (tra l’altro, l’operaio ebreo non potrebbe reggere ai bassi salari dell’operaio arabo e di colpo cesserebbe l’immigrazione sionista).

La reazione araba a questa violenza organizzata, metodica e autorizzata dalle grandi potenze rappresentate dalla Societa delle Nazioni, è immediata.

Gli anni 1936-1939 furono un susseguirsi di rivolte, di scioperi generali ad oltranza, i più lunghi della storia del proletariato mondiale, di boicottaggio della amministrazione inglese. La grande rivolta araba del 1936-1939 - la più importante sollevazione anticoloniale dell’epoca - è repressa nel sangue. Soltanto dopo l’invio da Londra di rinforzi militari di 20mila uomini che, assistiti dall’aviazione, spazzano via la tenace guerriglia dimostratasi capace di occupare intere zone agricole e città, e di resistere a lungo contro forze di gran lunga superiori, grazie ad un vasto appoggio tra le popolazioni locali.

Ma dietro la protesta spontanea non esisteva una reale politica di opposizione all’imperialismo inglese ed ai sionisti, le masse arabe palestinesi venivano strumentalizzate dai regimi arabi i quali, lungi dal difenderne i diritti e ne usavano la protesta per aumentare il prezzo della resa ai sionisti.

“La popolazione palestinese è senza dubbio già a quell’epoca una delle piu avanzate nella regione e possiede un alto grado di coscienza politica e nazionale. Nel 1929 una commissione d’inchiesta britannica constata: “L’opinione che il fellah non s'interessa di politica non trova conferma nella nostra esperienza in Palestina... Qui nessuno può dubitare che i contadini e i braccianti sono autenticamente interessati sia alla creazione di un loro stato sia allo sviluppo di istituzioni di autogoverno. Non meno di 14 quotidiani vengono pubblicati in Palestina e quasi in ogni villaggio vi è qualcuno incaricato di leggerli a quattro contadini che non sanno leggere... Essi discutono tutti di politica e questa fa abitualmente parte dei sermoni di venerdi nella moschea. Questi fellahin... sono con tutta probabilità più politicizzati di molta gente in Europa”.

Nel maggio del ’39 il governo britannico pubblica un libro bianco. Essendo mutata la situazione internazionale e accresciuta l’importanza del petrolio, Londra è costretta a fare agli arabi delle concessioni: una delle pià importanti è la limitazione dell’immigrazione ebraica. La risposta delle milizie ebraiche non si fa attendere: intensificano l’immigrazione clandestina in vista della creazione del futuro stato. Quindi la Gran Bretagna dopo aver addestrato e armato i gruppi sionisti per proteggere i propri interessi nella regione diviene colpevole delle minaccie potenziali alla sua sovranità tenta di riprendere in mano la situazione.

L’Irgoun (con a capo Menachem Begin) e lo Stern (tra i capi ricordiamo Shamir) ricorrono ad azioni terroristiche, anche all’esterno della Palestina. Nel 1944 due loro agenti assassinano lord Moyne, ministro residente britannico al Cairo e nel 1946 fanno saltare l’albergo King David a Gerusalemme, dove aveva sede l’amministrazione britannica, causando 91 morti (tra i quali alcuni ebrei).

Gli inglesi indeboliti ma desiderosi di conservare il loro mandato proseguono la loro politica ambigua, nella speranza di mettere palestinesi e sionisti gli uni contro gli altri, ma il terrorismo sionista continua, nonché l’immigrazione clandestina. L’Irgoun applica con successo la tattica dell’occhio per occhio, dente per dente e risponde ad ogni vessazione britannica con grandi rappresaglie. Quando gli inglesi vedono che la situazione sfugge dalle loro mani, sottopongono la questione palestinese alle Nazioni Unite».

Una limpida pagina di storia, che sarebbe certamente utile da leggere per parlamentari come Paolo Guzzanti e quanti son saliti nel palco di madonna Fiammetta in piazza di Montecitorio. I Delatori non potevano essere più idioti nell’offrire a noi l’occasione di pubblicare qui un’agile sintesi storica cui non vi è nulla da obiettare in veridicità.
misteri_e_segreti_del_bnai_brith.html
-Misteri e segreti del b'nai b'rith dell'utente AMADALAMIN27
[Sono qui oltremodo lieto di pubblicare un testo di don Curzio Nitoglia, scrittore da me di recente apprezzato per il suo libro sul giudeo-americanismo:

Emmanuel Ratier presenta un nuovo libro esplosivo...

MISTERI E SEGRETI DEL B’NAÏ B’RÏTH
La più importante organizzazione ebraica internazionale
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Dalla rivista "Sodalitium" N. 38, Giugno-Luglio 1994 — Verrua Savoia (TO)
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INTRODUZIONE

Emmanuel Ratier ci presenta uno studio molto interessante sul “B’naï B’rith”. Su questo argomento non era stato scritto ancora nulla di così completo, dettagliato e nello stesso tempo ben documentato. Era infatti molto difficile poter parlare del “B’naï B’rith”, poiché riguardo a quest’associazione non si trovava nulla, di “esposto al pubblico”. Nulla, neppure alla Biblioteca Nazionale di Parigi, tranne tre modesti fascicoli del 1932. Tuttavia, secondo l’“Encyclopedia Judaica” (1970), il “B’naï B’rith” costituisce “la più antica e la più numerosa organizzazione giudaica di mutuo soccorso, organizzata in logge ed in capitoli in 45 nazioni. Il numero totale dei membri è di circa 500.000…”.

Strano che un associazione così importante, fondata negli USA nel 1843, non abbia mai pubblicato nulla su di sé…

Se si consulta la collezione delle riviste, che per legge devono essere esposte in quattro esemplari alla Biblioteca Nazionale ogni volta che appaiono, si constata che il “B’naï B’rith” non ha mai effettuato tale deposito. pur essendone obbligato per legge. Malgrado questa precauzione, l’Autore dello studio presentato dal Ratier, ha potuto consultare una certa parte delle pubblicazioni del “B’naï B’rith” americano ed europeo. In questo articolo mi sono limitato a recensire tale libro, cui rimando il lettore per eventuali consultazioni di citazioni fatte nell’opera stessa.

FONDAZIONE

Il 13 ottobre 1843 il “B’naï B’rith” fu fondato al Caffè Sinsheimer, nel quartiere di Wall Street, a New York. Allora fu chiamato “Bundes-Brueder” (che significa “Lega dei fratelli”), nome tedesco a causa dell’origine dei fondatori ebrei-tedeschi, che parlavano soltanto il tedesco o l’yiddish. Il “B’naï B’rith” è pertanto una delle più antiche associazioni americane ancora esistenti. Il fondatore, Henry Jones, cercò dei co-fondatori reclutandoli presso la Sinagoga. di cui era uno dei principali responsabili. Il "B’naï B’rith" stesso riconosce inoltre che almeno quattro dei suoi fondatori erano massoni. L’Ordine del “B’naï B’rith”, per libera scelta dei fondatori, era riservato ai soli ebrei.

I fondatori volevano creare un Ordine che avrebbe dovuto essere il mezzo per unire gli ebrei d’Amenca ed “illuminare” così “come un faro il mondo intero”. Un mese dopo la creazione dell’Ordine, si decise che la sede sarebbe stata a New York; il locale scelto per fondare la prima Loggia di New York, non fu una sala della Sinagoga, ma il tempio massonico situato all’angolo di Oliver Street e Henry Street, proprio per mostrare la sua origine massonica.

I fondatori decisero di cambiare nome all’associazione, stimando che un Ordine ebraico dovesse avere un nome ebraico. Conservarono così le iniziali B. B., ma cambiarono il nome dell’Ordine, che da “Bundes-Brueder” (Lega dei Fratelli) divenne “B’naï B’rith” (Figli dell’Alleanza). Il motto dell’Ordine era: “Benevolenza, Amore fraterno ed Armonia”. Si scelse perciò come simbolo dell’Ordine la “menorah”, il candeliere a sette bracci, che simboleggia appunto la luce.

FORMARE DEI QUADRI

Henry Jones intuì la necessità di una stretta unione della comunità ebraica americana, in vista del suo futuro incremento, per l’arrivo di un sempre crescente numero di emigranti, e quindi il bisogno di un’organizzazione che provvedesse alla loro sistemazione ed al loro sostentamento; seppe unire i principi religiosi del Giudaismo a quelli filantropici di mutuo soccorso della Massoneria. Il disegno di Jones era quello di selezionare tra gli immigrati i migliori elementi. per costituire i "quadri" o le élites indispensabili al ruolo che il Giudaismo americano avrebbe dovuto avere nel mondo intero: essere il sacerdote dell’umanità posta al suo servizio, come "noachida" o proselite della porta! Per far questo bisognava conservare il carattere religioso del Giudaismo, ma nello stesso tempo evitare ogni disputa teologica.

Ora la Sinagoga, che in America era profondamente divisa, non poteva compiere quest’opera: la Loggia doveva quindi interporsi ed unificare ciò che le dispute sinagogali avevano diviso. Il "B’naï B’rith" avrebbe dovuto essere il grande educatore degli ebrei americani, per poterli innalzare al rango che compete loro: essere il faro dell’umanità! Esso aveva quindi una duplice funzione: essere un bastione contro la secolarizzazione e la perdita dell’identità ebraica; e nello stesso tempo evitare ogni pericolo di divisione, a causa delle dispute teologiche. Per favorire quest’unione degli ebrei l’Ordine, rifacendosi ai principi della Massoneria, si poneva al di sopra dei partiti e delle correnti teologiche ebraiche. Esso divenne il centro di tutti gli affari del mondo ebraico americano ed il punto d’incontro degli ebrei liberali ed ortodossi. Grazie alla sua caratteristica pluralista, non esclusivista, il "B’naï B’rith" riuscì ad unire ciò che la Sinagoga aveva diviso. Inoltre il "B’naï B’rith", per poter mantenere intatta la sua vitalità, mostrò sempre una grande capacità di adattamento al mutare delle circostanze.

INFLUENZA POLITICA DEL "B’NAÏ B’RITH"

Nell’ambito dei suoi compiti di tutela delle minoranze ebraiche l’Ordine esercitò, tramite il canale della diplomazia americana, enormi pressioni in favore degli ebrei perseguitati in Russia, in Romania, in Germania ecc. Nel 1903 per esempio, il presidente Roosevelt preparò insieme al "B’naï B’rith" una lettera di protesta da inviare allo Zar di Russia per condannare i pogrom russi. Le richieste contenute nella lettera, trasmessa dal Segretario di Stato americano, non furono accolte dallo Zar, il quale anzi, vedendo che gli ebrei capeggiavano i rivoluzionari russi, decise di sottomettere gli israeliti stranieri ad un regime speciale di passaporto, per poterli meglio sorvegliare. L’America fece nuovamente pressioni diplomatiche sullo Zar, ma Nicola II rifiutò ancora una volta di ricevere le proteste ebree. Il Gran Presidente del "B’naï B’rith" di quel tempo, Krans, ha scritto che uno dei membri del "B’naï B’rith" dichiarò in quell ‘occasione: "Se lo Zar non vuole dare al nostro popolo la libertà che esso desidera, allora una Rivoluzione installerà una Repubblica in Russia, mediante la quale otterremo i nostri diritti". Previsione o premozione?…

L’INFLUENZA ATTUALE DEL B’NAÏ B’RITH

Negli USA le campagne presidenziali passano inevitabilmente attraverso le assemblee del “B’naï B’rith”, dove i candidati, sia democratici che repubblicani, vengono a porgere i loro messaggi di sostegno ad Israele. Per esempio nel 1953 il vice presidente Richard Nixon fu il principale oratore politico al banchetto della Convenzione, ed il presidente Dwight Eisenhower inviò un caloroso messaggio d’incoraggiamento alla Loggia. Eisenhower prese poi parte al banchetto per il 40° anniversario dell’A.D.L. (Anti-Diffamation League of “B’naï B’rith”), il “braccio armato” del "B’naï B’rith". Mentre nel 1963, per i 50 anni dell’A.D.L., l’invitato d’onore fu il presidente John Kennedy. Alcuni mesi più tardi anche il nuovo presidente Lyndon Johnson fu invitato dall’Ordine. Per finire, il presidente del “B’naï B’rith”, Label Katz, incontrò in udienza privata Giovanni XXIII nel gennaio 1960. Tramite Jules Isaac (membro del “B’naï B’rith”) l’Ordine ha giocato un ruolo di primo piano nella preparazione del documento Nostra Ætate del Concilio Vaticano II.

IL B’NAÏ B’RITH E LA MASSONERIA

Oggi i membri del “B’naï B’rith” cercano di non parlare del loro legame con la Massoneria, ma abbiamo già visto come almeno quattro dei fondatori del “B’naï B’rith” erano massoni, che si riunivano in templi massonici. Il Ratier esamina a questo scopo ciò che autori o riviste massoniche o filomassoniche scrivono del “B’naï B’rith”: Daniel Ligou, il “Dictionnaire de la franc-maçonnerie” (1932), l’«Almanach maçonnique de l’Europe», Jean-Pierre Bayard, la rivista “Globe” secondo cui il “B’naï B’rith” è “il ramo ebraico della Massoneria”, Daniel Beresniak, la “Guide de la vie juive en France”, che parla, a proposito del “B’naï B’rith” di “Massoneria colorata di Giudaismo”, ed infine “Tribune Juive” secondo cui essi (“B’naï B’rith”) progettano di creare un tipo di “obbedienza massonica riservata ai soli ebrei”.

Da qualche decennio tuttavia, i dirigenti del “B’naï B’rith” stanno cercando di non far trasparire la specificità massonica del loro Ordine.

LA REGOLA DEL SEGRETO

Ufficialmente il “B’nai B’rith” avrebbe dovuto abbandonare la regola del segreto nel 1920, ma ancora nel 1936 Paul Goldman, presidente della prima Loggia di Londra, parlava, in un articolo che ne tratteggiava la storia, del segreto o silenzio sulle attività della Loggia. Il Ratier spiega inoltre come vi siano nel “B’naï B’rith” delle “riunioni aperte” cui possono assistere anche i profani, e le “vere riunioni”, chiuse o segrete, riservate ai soli fratelli.

IL CARDINALE DEL B’NAÏ B’RITH

Il 16 novembre 1991, il card. Albert Decourtray, Arcivescovo di Lione e Primate di Francia, riceveva il Premio internazionale dell’azione umanitaria del distretto XIX (Europa) del “B’naï B’rith”. Nel discorso pronunciato per la consegna della medaglia ricordo a Decourtray, Marc Aron, presidente del “B’naï B’rith” francese, fece un’allusione molto interessante circa l’evoluzione delle relazioni tra gli ebrei e il Vaticano: “Poi venne Jules Isaac, un “B’naï B’rith”; il suo incontro con Giovanni XXIII è la punta dell’iceberg; il Vaticano II, Nostra Ætate, le direttive conciliari per lo sradicamento di ogni concetto antigiudeo nella catechesi e nella liturgia…”.

IL CARDINALE BEA

L’attitudine filoebrea del cardinale Bea gli valse l’accusa di essere un agente segreto “B’naï B’rith”. Qualcuno, come ha riassunto Léon de Poncins, ha accusato Bea di essere d’origine ebrea, si sarebbe chiamato, Béja, o Béhar, ed avrebbe agito nel Concilio come agente segreto del “B’naï B’rith”. Ma non ci sono prove serie di ciò fino ad ora.

FREUD E IL B’NAÏ B’RITH

L’Autore scrive che Freud era un membro della Loggia del “B’naï B’rith” di Vienna e che il “B’naï B’rith” ha influito molto sullo sviluppo della psicanalisi, fondata sulla càbala giudaica.

IL B’NAÏ B’RITH E IL COMUNISMO

La domanda che il nostro Autore si pone è questa: vi fu opposizione o sostegno, da parte del “B’naï B’rith”, alla Rivoluzione comunista del 1917? Globalmente, leggendo la stampa del “B’naï B’rith”, si può dire che vi fu sostegno, senza che vi fosse alcuna paura per lo sviluppo della comunità israelitica russa, tranne le inquietudini per un’eventuale assimilazione degli ebrei nello Stato comunista e le difficoltà per la pratica religiosa. Ma oltre questi due punti, non si trova, nella stampa del “B’naï B’rith” dell’epoca, nessuna condanna del regime dittatoriale comunista per la sua ideologia. Per quanto riguarda “l’eliminazione degli ebrei ortodossi, essa fu condotta dalla sezione ebrea del partito comunista… la ‘Evsekzija’ (…) Si assistette perciò al triste spettacolo di ebrei, che spogliavano i loro propri fratelli”.

IL B’NAÏ B’RITH E IL SIONISMO

Il “B’naï B’rith” può essere definito un movimento pre-sionista. Fin dall’origine e per sua natura, il “B’naï B’rith” è un Ordine d’ispirazione sionista, anche se nel 1843 questo termine non esisteva ancora. Paul Goldman, presidente della Prima Loggia d’Inghilterra, scrisse nel 1936 un piccolo opuscolo sulla storia di tale Loggia. In esso sono contenute notizie molto importanti sull’influenza delle logge londinesi del “B’naï B’rith” nello sviluppo del Sionismo. “Nella Palestina — scrive il Goldman — B’naï B’rith ha esercitato un ruolo unico, prima che il Sionismo ne facesse la base dello Stato ebraico”. Nel 1865, ventitrè anni prima dell’Organizzazione sionista mondiale di Herzl, il B’naï B’rith organizzò una grande campagna d’aiuto alle vittiime ebree di un’epidemia di colera in Palestina. Dopo di che l’Ordine non ha più smesso di sostenere finanziariamente le iniziative private in Israele (nel 1948, inviò più di quattro milioni di dollari in Israele). Tuttavia a causa di una minoranza antisionista tra gli ebrei, il B’naï B’rith, che ha sempre cercato di evitare ogni querelle e divisione tra israeliti, non ha preso ufficialmente posizione (fino al settembre 1947) in favore delle tesi sioniste, pur difendendole e partecipando attivamente a tutte le conferenze sioniste.

IL B’NAÏ B’RITH FA RICONOSCERE ISRAELE

È stato il B’naï B’rith che ha provocato il riconoscimento (de facto) dello Stato d’Israele da parte del presidente americano Harry Truman, che era ostile ad un riconoscimento rapido d’Israele, e che a causa del suo “ritardismo” veniva accusato dai dirigenti sionisti di essere un traditore. Nessuno dei leaders sionisti era ricevuto, in quei frangenti, alla Casa Bianca. Tutti, tranne Frank Goldman, presidente del B’naï B’rith, che non riuscì però a convincere il Presidente. Allora Goldman telefonò all’avvocato Granoff, consigliere di Jacobson, amico personale del presidente Truman. Jacobson, un B’naï B’rith, pur non essendo sionista, scrisse tuttavia un telegramma al suo amico Truman, chiedendogli di ricevere Weizmann (presidente del Congresso Sionista mondiale). Il telegramma restò senza risposta. Allora Jacobson chiese un appuntamento personale alla Casa Bianca. Truman lo avvisò che sarebbe stato felice di rivederlo, a condizione che non gli avesse parlato della Palestina. Jacobson promise e partì. Arrivato alla Casa Bianca, come scrive Truman stesso nelle sue “Memorie”: «Delle grandi lagrime gli colavano dagli occhi… allora gli dissi: “Eddie, sei un disgraziato, mi avevi promesso di non parlare di ciò che sta succedendo in Medio Oriente”. Jacobson mi rispose: “Signor Presidente, non ho detto neanche una parola, ma ogni volta che penso agli ebrei senza patria (…) mi metto a piangere” (…) Allora gli dissi: “Eddie, basta”. E discutemmo d’altro, ma ogni tanto una grossa lacrima colava dai suoi occhi (…) Poi se ne andò».

Ebbene poco tempo dopo, Truman ricevette Weizmann in segreto e cambiò radicalmente opinione, decidendo di riconoscere subito lo Stato d’Israele. Così il 15 maggio 1948 Truman chiese al rappresentante degli Stati Uniti di riconoscere de facto il nuovo Stato. E quando il Presidente firmò i documenti di riconoscimento ufficiale d’Israele, il 13 gennaio 1949, i soli osservatori non appartenenti al governo degli Stati Uniti erano tre dirigenti del B’naï B’rith: Eddie Jacobson, Maurice Bisyger e Frank Goldman.

IL COMPITO PIÙ ARDUO: IMPEDIRE L’ASSIMILAZIONE

Sappiamo già che il B’naï B’rith ha per scopo di unire gli israeliti, per far progredire l’umanità. L’Ordine cerca pertanto di sviluppare il carattere morale ed intellettuale dei propri correligionari; tuttavia, studiando meglio il problema, si può scorgere un certo “razzismo” ebreo in tali programmi. L’Ordine dei “Figli dell’Alleanza” presuppone una fedeltà totale al Giudaismo, in quanto esso serve a rafforzare la coscienza ebraica. Uno dei compiti più alti dell’Ordine è di preservare il popolo ebreo da ogni pericolo di assimilazione da parte di altre nazioni e da una conseguente perdita d’identità. La “Lega Anti-Diffamazione” (A.D.L.) scrive che essa “crede nell’integrazione, cioè nell’accettazione degli ebrei, come eguali. Ma che è opposta all’assimilazione: ossia alla perdita dell’identità ebrea (…). Uno dei principi dell’Ordine è che “non vi è posto nel B’naï B’rith per un Fratello che tiene i suoi figli lontani dalla comunità israelitica”.

IL RIMPIANTO DEL GHETTO E I PERICOLI DELL’EMANCIPAZIONE

Nelle pubblicazioni del B’naï B’rith di questi ultimi anni, traspariva ancora una certa nostalgia del ghetto, come garanzia della propria identità, e perciò certi membri arrivano financo a stimare che “il nemico mortale degli ebrei non è l’antisemitismo, ma è l’assimilazione”. Il B’naï B’rith lotta anche contro i matrimoni misti, nei quali uno dei coniugi è un “goy”, anche se il matrimonio viene celebrato nella Sinagoga.

L’ANTI-DIFAMATION-LEAGUE: O IL BRACCIO ARMATO DEL B’NAÏ B’RITH

L’A.D.L. fu fondata dal B’naï B’rith nell’ottobre del 1913 per lottare contro la diffamazione e la discriminazione che si sarebbero potute esercitare contro la comunità ebraica americana. Molti presidenti degli USA hanno tessuto l’elogio dell’A.D.L., ad esempio Truman, Eisenhower, J. Kennedy, Johnson, Reagan…

L’associazione scheda regolarmente ogni anno tutti coloro che hanno espresso delle opinioni non filo-israeliane. In Italia, quest’estate, il giornalista Maurizio Blondet è riuscito, clamorosamente, a rendere pubblico l’elenco dell’A.D.L. 1993, in cui si trovavano, tra gli altri, i nomi degli onorevoli Pivetti e Miglio, dei cardinali Ruini e Pappalardo. L’on. Pivetti ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo al Ministro degli Interni un’inchiesta sul caso, senza ricevere alcuna risposta.

L’A.D.L. E LO SPIONAGGIO PRIVATO NEGLI USA

Il 10 dicembre 1992 e l’8 aprile 1993, i locali dell’A.D.L. del B’naï B’rith di S. Francisco e di Los Angeles, furono perquisiti simultaneamente da agenti dell’F.B.I. e molti dei documenti sequestrati provano che l’A.D.L., tramite la sua sezione di ricerca documentaria (“Fact Finding Division”), diretta fin dal 1962 da Irwin Svall, è stata, né più né meno, una vasta rete di spionaggio, non solo contro militanti politici vagamente antisemiti, ma anche contro diverse confessioni religiose, clubs, associazioni locali… che non hanno nulla di antisemita. La polizia americana scoprì allora che la maggior parte degli uomini o associazioni spiate dall’A.D.L., non avevano mai avuto alcun legame diretto o indiretto con la comunità ebraica, e non avevano neppure preso una posizione netta pro o contro Israele. (In Italia per esempio, il card. Ruini è stato schedato come antisemita per aver scritto che Gesù era stato crocifisso dagli ebrei. Il card. Pappalardo per aver usato l’espressione scritturale “Sinagoga di Satana”…)

Una tale rete di spionaggio è stata messa in piedi grazie alle amicizie che l’A.D.L. conta tra i poliziotti, gli sceriffi e persino tra gli agenti dell’FBI. Il potere della comunità ebrea è tanto grande che i locali dell’A.D.L. di Los Angeles dovettero essere perquisiti dalla polizia di San Francisco, perché la polizia locale si era rifiutata di cooperare direttamente all’inchiesta. Il procuratore generale di San Francisco, Arlo Smith, disse che si trattava “della più vasta rete di spionaggio che opera su scala nazionale”. Due cronisti del quotidiano “San Francisco Chronicle”, Phillip Matier e Andrew Ross, hanno scritto che il dossier dell’A.D.L. di San Francisco, sequestrato dalla polizia di Los Angeles, è “soltanto la punta dell’iceberg di un raggio nazionale di spionaggio e di indiscrezioni programmate dai servizi di sicurezza”. I due giornalisti affermano anche che “poliziotti di almeno altre sei grandi città, sono egualmente implicati nella vendita di schede confidenziali di polizia”.

Altra tattica impiegata dall’A.D.L. è quella d’infiltrare gruppi o partiti americani. Alcuni studenti ebrei dell’Università di San Francisco, come riporta il settimanale “San Francisco Weekly”, hanno ammesso di spiare, per conto dell’A.D.L., altri studenti o professori, annotando sistematicamente le osservazioni fatte su Israele o sugli ebrei. Se ne deduce che l’A.D.L. scheda ogni persona che esprime sentimenti od opinioni critiche su Israele.

Sembra che l’origine dei legami A.D.L. - polizia risalga ai preliminari della dichiarazione di guerra americana del 1941. Quando gli USA dichiararono la guerra, le schede dell’A.D.L. divennero una miniera d’oro per l’F.B.I., che poté così controllare gli agenti nemici. Questa pratica non è cessata: l’A.D.L. ha fornito all’F.B.I. liste di persone o organizzazioni ritenute “razziste”; anzi l’A.D.L. ha organizzato dei seminari di formazione ai quali venivano invitati poliziotti americani per poter identificare e schedare gli “antisemiti” o presunti tali. Nel 1989 fu il capo stesso dell’F.B.I., William Sessions, a partecipare all’assemblea annua dell’A.D.L., mettendo a disposizione della stessa la sua esperienza professionale. Per ottenere i favori dei poteri repressivi e facilitare la sua penetrazione nell’apparato poliziesco, l’A.D.L. sponsorizza ogni anno numerosi seminari consacrati specialmente ai cosiddetti “estremisti bianchi”, ai quali partecipano numerosi ufficiali di polizia, dall’F.B.I. fino agli sceriffi, ivi compresi i procuratori generali di tredici Stati.

Le «pubblicazioni “tecniche” dell’A.D.L., che costituiscono spesso una vera opera di schedatura di persone critiche nei confronti del Sionismo, sono d’altronde destinate ad essere utilizzate dalla polizia, come precisa lo stesso catalogo pubblicitario dell’A.D.L.». Per conto dell’A.D.L. vengono organizzate anche operazioni di provocazione, orchestrate nel seno di gruppi di estrema destra, in modo da screditarli e al tempo stesso pilotare l’opinione pubblica sull’esistenza di un grave pericolo razzista ed antisemita, in realtà inesistente.

UN LIBRO DI DENUNCIA

Nell’estate del 1992 appariva in Francia un libro, intitolato “Les droites nationales et radicales en France”, edito da “Presses universitaires de Lyon” (P.U.L.), scritto da due giovani autori René Monzat e Jean-Yves Camus (nati entrambi nel 1958). Sul retro della copertina si può leggere la scritta: «Opera pubblicata col concorso del B’naï B’rith di Francia». Ora il presidente del B’naï B’rith francese è il dottor Marc Aron, un influente personalità lionese, che ne ha firmato la prefazione dal titolo: “Il cerchio vizioso dell’estrema destra”. L’opera è costituita in larga parte dalla trascrizione di schede della polizia (da pag. 61 a pag. 100) ed è un’opera di autentica denuncia di partiti, personalità, bollettini (c’è anche il nostro “Sodalitium”), associazioni, ecc.

di don Curzio Nitoglia».

Anche qui non vi è niente di illegale. Si tratta di una mirabile ricostruzione storica, di cui molto ci allieteremmo se il ministro Marone ne prendesse conoscenza. Purtroppo la cultura dei nostri politici è alquanto scarsa. Il sionismo si nutre non poco dell’ignoranza altrui circa i suoi reali scopi.]
http://www.minbar-sos.com/forum/rubrica_italiano/5386-la_lega_nord_molesta_una_sorella.html -
[Chiudiamo con una nota manzoniana dove il musulmano rivela più cultura, senso dell’umorismo e soprattutto civilità dei suoi delatori:

Nel comune di Arluno, in provincia di Milano, una sorella accompagna i figli alla scuola materna statale “Aldo Moro”. La Lega Nord, dalla fine di novembre, chiede dunque all’Assessorato alla Sicurezza della Regione Lombardia di interessarsi del caso, giacché, secondo il partito dei pregiudicati Bossi e Maroni, “da qualche mese i genitori sono preoccupati per la presenza di una donna che accompagna i propri figli a scuola indossando il burqa”, cosicché “questa persona non identificabile entra a contatto diretto con gli altri bambini”.

Poiché evidentemente non è possibile far capire in nessun modo ai leghisti che il velo islamico è assolutamente legale, forse è opportuno che siano i musulmani a passare all’azione. Un antenato dei milanesi dei nostri tempi, uno scrittore molto piú lombardo, molto piú cattolico e soprattutto molto piú cólto rispetto ai leghisti odierni, ossia Alessandro Manzoni, per disegnare la crisi della giustizia nel Seicento, fece pronunziare ad un suo personaggio de I Promessi sposi, l’avvocato detto Azzecca-garbugli, la frase seguente: “A saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo, e nessuno è innocente”. Se veramente una qualche nostra sorella fosse inquisita e addirittura rinviata a giudizio per essere ... troppo coperta, pensiamo che basterebbe un qualsiasi azzecca-garbugli d’avvocato per farla assolvere, ma i leghisti ricordino che, a saper ben distorcere le leggi, anch’essi potrebbero incontrare problemi. Costoro infatti, e cosí anche e i loro e le loro amanti (oggi preferibilmente dell’Europa orientale, di solito immigrate clandestine o dotate di premessi di soggiorno in cui la professione indicata è molto lontana da quella autentica), giacché sui documenti, i quali sono per legge il primario mezzo d’identificazione, spesso scrivono “capelli biondi”, potrebbero essere denunziati per falso in atto pubblico: se la radice dei loro capelli è scura, dichiarare come naturale un colore diverso da quello vero sappiano che è perseguibile in base alla legislazione vigente.]
La Lega Nord molesta una sorella dell'utente Abu Kawtar (
http://www.minbar-sos.com/forum/members/abu_kawtar.html), in questo messaggio dimostra di avere una notevole conoscenza della politica e della lingua italiana, dei Promessi Sposi e di Alessandro Manzoni e questo farebbe pensare che si tratti di un italiano convertito all'Islam.
[Siamo andati ad esplorare i link indicati dalla delazione. Eravamp certi che avremmo scoperto una ben diversa verità. Abbiamo già segnato a qualcuno dei diretti interessati l’attività delatoria esercitata nei loro confronti afficnhé ne sappiamo e decidano loro il da fasri. Il tentativo di delazione per attività del tutto lecite. L’«istigazione all’odio» (la legge Mancino può essere un’arma a doppio taglio) è tutta dalla parte dei «difensori di Israele” ai danni di pacifici cittadini. Si ricordi che uno di loro siti è stato appena chiuso per aperta istigazione all’omicidio dei pacifisti che sono rimasti in Gaza. Abbiamo a che fare con simil signori.]
Personalmente ritengo
[Almeno tu avessi la dignità e il coraggio di farci sapere chi sei, o Anonimo Delatore o Delatrice]
che il Ministro dell'Interno Roberto Maroni debba essere informato riguardo la presenza in rete di questi siti che fanno apologia del terrorismo internazionale in lingua italiana e che hanno l'esplicita volontà di raccogliere adepti e sostenitori in Italia.
[E tu che ne pensi, compagno Maroni? Dai licenza alla delazione anonima? O non ritieni che i delatori o istigatori all’omicidio mirato debbano a loro volta essere indagati? O sei già stato una volta per tutti arruolato, armi e bagagli, dalla parte dei delatori israeliani contro il popolo italiano e forse pure il popolo padano?]
Cari saluti
In Difesa di Israele
[Quale firma si cela dietro a questa sigla? Chi vuole, lo scopra.]
P.S. Se qualcuno degli iscritti a questa mailing-list prende provvedimenti e vuole farli conoscere, mi scriva all'indirizzo: indifesadisraele@gmail.com, sarò ben lieto di pubblicizzare la sua iniziativa attraverso la mailing-list.
[Il provvedimento io l’ho già preso: simbolicamente mando tutte e due le mie scarpe pesanti all’indirizzo dell’ideatore di tanta ignobile missiva.]
Il testo inizia con “vi comunico”, non vi è pero il nome del firmatario ovvero del delatore. Possiamo fare congetture, ma non è cosa che ci importi particolarmente. A noi basta qui individuare l’atto ignobile. Conoscendo la fonte della delazione, ognuno se ne potrà poi meglio difendere. La missiva viene inviata ad una mailing list che per sua natura deve essere la più estesa possibile. Quindi il suo livello di segretezza è perciò basso. Ma è incitazione alla delazione, non certo nell’interesse della giustizia o per promuovere l’amore per il prossimo o per favorire la convicenza pacifica fra i popoli, bensì per promuovere anche in Italia quel genocidio di cui abbiamo appena visto una sua fase nel massacro di Gaza, che ha visto complici non pochi nostri connazionali, i quali credono di poterci ancora continuare ad ingannare.

(segue)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Il forum Minbar-Sos è riconducibile all'organizzazione di Al-Qaeda-Mossad-Cia

Anonimo ha detto...

Caro Antonio, ho scoperto un altro sito-blog che diffonde i comunicati di "In Difesa di Israele", si tratta di Destrablog ( http://www.destrablog.eu ).
Il comunicato che hai postato qui si trova anche qui: http://www.destrablog.eu/?p=231#comment-1923 .

Miguel Martinez ha detto...

Per il commento su Minbar-Sos.

A prescindere dalle idee del sito in questione, che sono diverse dalle mie, non esistono dubbi sulla buona fede di Malika el-Aroud che gestisce il sito, e che si trova attualmente in carcere.

Chiaramente questo non significa che ogni comunicato che Minbar-Sos riprende sia autentico.

Miguel Martinez

Anonimo ha detto...

Caro Antonio, permettimi di segnalarti questi links:
http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/2009/01/18/cos%C3%AC_si_diffonde_il_terrorismo.html -copia del messaggio di "In Difesa di Israele"
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=23983 -Articolo di "Il Legno Storto"
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_joomlaboard&Itemid=30&func=view&catid=15&id=416928#416928 -Risposte all'articolo del Legno Storto, la risposta dell'utente ambrarosa contiene il comunicato.

Anonimo ha detto...

Il legno storto ha già ospitato i ridicoli comunicati a difesa della Versione Ufficiale dell'11 settembre, ridicolizzando il lavoro di Blondet e Mazzucco...
K