lunedì 26 gennaio 2009

Il gran teologo Mancuso e il cosiddetto negazionismo


La Fama mi ha portato di prima mattina la notizia di un articolo di un gran teologo che va per la maggiore e che appare nei talkshow: di cognome fa Mancuso, ma non ha nulla a che fare con il fine giurista e magistrato ormai da anni scomparso dalla scena. Il nome non lo ricordo... Ecco, si chiama Vito Mancuso. L’articolo dovrebbe trovarsi su Repubblica di oggi. A dargli man forte per la voce di Bordin è Giuliano Ferrara, “ateo devoto” ed ebreo di supporto. La mia fonte orale è dunque la rassegna bordiniana di radio radicale, di cui sto cercando di liberarmi, essendomi accorto che non fa bene alla mia salute. Non credo che sia saggio attingere notizie da una fonte costantemente faziosa che intende il mondo a sua immagine e somiglianza. Neppure radio radicale, che pretende di essere l’eccezione, è estranea al sistema della Menzogna. La gran cagnara teologica va comunque montando in tutta Europa. Questa volta la vittima designata è un vescovo cattolico appena riammesso nell’ovile.

Ma veniamo al punto. Non mi esprimo su cosa sia la teologia e su quanto e come essa possa essere considerata una scienza. Ma almeno ci si potrebbe aspettare da un teologo che si accredita ed è accreditato come tale un suo stretto contenimento negli ambiti che gli sono propri: la teologia come da lui intesa e praticata. Interpellato da un TG2 in agguato sul vescovo Richard Williamson, un prelato lefebvrano ha detto di non essere né uno storico né di aver mai approfondito le questioni su cui dal mondo ebraico vengono avanzate le solite arroganti e inaudite ingerenze in ambito cattolico. Sembrerebbe che costoro allo stesso modo in cui hanno conquistato il Congresso americano, le cui leggi vengono scritte dall’AIPAC, pensino di poter dettare i decreti pontifici. Se il Concilio Vaticano II e Giovanni XXIII avessero inteso portare a ciò, non si può dire che abbiano saputo custodire il loro gregge e difendere le loro prerogative pastorali. Il mio è un giudizio esterno da battezzato non praticante e probabile apostata, ma non per questo “nemico” di papi e preti.

Il teologo Mancuso dovrebbe interrogarsi sulla singolare situazione contemporanea, dove è possibile negare l’esistenza di dio e di tutti i dogmi cattolici senza incorrere in nessuna penale e senza subire altra discriminazione che non discenda dall’incompatibilità con la professione di fede cattolica. È mostruoso, assolutamente mostruoso e tale da gridare vendetta al cospetto di dio che la “negazione” di tutte le impalcature storico-ideologiche della religio holocaustica debba invece venire sanzionata penalmente. Grottesca la pretesa che la chiesa cattolica recepisca la legislazione penale di paesi come la Germania o la Svizzera. Proprio la Svizzera, da cui deve vivere esule in Russia un suo concittadino di nome Jürgen Graf, colpevole di aver scritto una libretto critico e demolitore di poco più di 100 pagine dal titolo «Il gigante dai piedi di argilla», dove il gigante è Raul Hilberg, padre di tutti gli Storici Olocaustici, autore di un volume di oltre un migliaio di pagine con titolo «La distruzione degli ebrei d’Europa», che dimostra assai poco.

Ma il teologo Mancuso è anche uno storico? E le questioni di storia sono anche questioni di fede? Esistono non pochi studiosi che negano la storicità stessa del Cristo. Per il nostro sistema giuridico si può dunque negare la storicità del Cristo senza subire conseguenze penali e senza venir considerati dalla società come dei reietti, ma non si può esser critici ed intelocutori in materia olocaustica? Perché mai la gerarchia cattolica dovrebbe poter togliere la scomunica per fatti intrinseci al cattolicesimo, ma dovrebbe invece mantenerla e comminarla per questioni attinenti agli interessi storici di un suo dotto vescovo? Contro il povero Williamson sono molteplici le voci che si alzano. Se fosse stato un vescovo pedofilo, sarebbe stato trattato meglio. Ma per essersi pronunciato su una questione storica, in fondo banale, addirittura vi sono altri teologi della stesso calibro di Mancuso che parlano addirittura di «bestemmia contro lo Spirito Santo», chiamato a sostenere un esame universitario di storia. Si usa dire: “povera filosofia!”, ma non è poi che la teologia stia gran che meglio. Quanto a mons. Bagnasco – neppure lui uno storico – ci permettiamo di obiettare che “infondate” ed “immotivate” sono le sue concessioni a Renzo Gattegna per le dichiarazioni del vescovo Williamson che non sono per nulla “deliranti”, secondo arbitarie affermazioni del TG2 di pochi minuti fa e da cui sembrerebbe che fosse lo stesso mons. Angelo Bagnasco a tacciare come “deliranti” le affermazioni fatte dal vescovo Williamson non dal pulpito vescovile, ma in una normale intervista televisiva a lui chiesta e da lui concessa. La televisione di stato se poteva fornire un’attestazione della sua natura menzognera e ingannevole lo ha fatto nell’arco di uno stesso minuto, facendo dire a Bagnasco quello che non ha detto. L’ultima escogitazione della diplomazia vaticana sembra sia stata quella di aver fatto scrivere sull’«Osservatore Romano» un editoriale alla storica ebrea Anna Foà, esilarante nella sua arbitrarietà: davvero una soluzione pilatesca, sponsorizzata dalla versione online de “La Stampa”, di cui ho testé sperimentato la grande liberalità e apertura ed ai quali mando questo congedo:
«Esistono astuzie per farsi pubblicare. Signori, vi saluto. Non ho altro tempo da dedicarvi. Viviamo in mondi diversi, spero possibilmente in pace e non come a Gaza, di cui conserverò Memoria per il resto dei miei giorni: è questa la mia memoria. Una memoria di ciò che io ho visto e di cui io sono testimone. Ho anche monitorato le tecniche hasbariane della comunicazione sionista. Buon pro vi facciano ma su di me non hanno potere alcuno!» Mai come in quest’anno la Giornata della Memoria ha coinciso con tanta incredibile ipocrisia. A fronte di una memoria immaginaria, costruita con fiction ed imposta per legge senza che nessuno possa interloquire, si fa di tutto per nascondere una pulizia etnica e un genocidio i cui precedenti possono addirittura rintracciarsi nel 1882, all’epoca del primo insediamento sionista in Palestina. Gaza non è che il momento finale di un processo secolare. L’ipocrisia è nel nascondere il genocidio presente di cui il nostro governo ed i media sono corresponsabili per ricordarne un altro che nessuno ha mai visto e per il quale non si esita ad incriminare perfino un vescovo, colpevole di aver detto la sua opinione su un fatto storico, ormai remoto ed avvenuto prima che la maggior parte di noi fosse nata e sul quale nessuno è in grado di parlare per scienza propria.
Di questo passo l’Osservatore Romano verrà scritto direttamente dai rabbini d’Italia. Non so se esistano precedenti in tal senso, ma noto una pericolosa prevaricazione dell’ebraismo sul cattolicesimo. Per fortuna, il mio mestiere non è quello del papa e meno che mai voglio essere io più papista del papa, ma osservare quel che succede non guasta. Si è potuto così, ad esempio, apprendere come l’ambasciatore israeliano si rechi nella redazione di un primario quotidiano per istruire i redattori su come informare i lettori su quanto andava succedendo in Gaza, dove i giornalisti sono rigorosamente esclusi dall’osservazione diretta dei fatti. Addirittura ho potuto leggere che è prassi per Israele collocare propri uomini nelle redazioni dei principali giornali. Escono così pezzi editoriali che poi vengono megafonati dalle reti hasbariane. In questo modo si aggrediscono le connessioni neurali di un pubblico criticamente sprovveduto e vittima della persuasione subliminale. I Prosperi e i Battista possono sparare i loro piombi nella logica mediatica di un nuovo proselitismo ebraico volto a fondare una nuova Kazaria. Se dobbiamo basarci sul piombo fuso mediatico, sembrerebbe che nessun altro punto di vista esista e possa esistere. Non è così: è semplicemente cancellato e represso.

Che fare? Come difendersi? Io ero abbonato con lo sconto del 50 per cento ad un quotidiano, al quale saltuariamente collaboravo. Non riuscendo a leggerlo ed accumulandosi le copie nel mio studio, ho deciso di non rinnovare più l’abbonamento e di scaricare tutte le copie intonse direttamente nel contenitore dei rifiuti per il riciclaggio della carta. Per anni si è indicato come un fattore di arretratezza italiana lo scarso numero di lettori di quotidiani. Non è così. È invece profonda saggezza del popolo italiano aver capito quale considerazione attribuire alla sua stampa quotidiana ed al sistema ufficiale dell’informazione. Se poi effettivamente si vuol essere informati su determinate questioni non mancano sistemi alternativi e più efficaci. Si tratta in questo caso di un’informazione cercata e dunque con un lettore attivo, non passivo e pericolosamente esposto all’inganno e alla disinformazione. Il problema dell’informazione è delicato e dovremo affrontarlo in altra occasione.

APPENDICE
L’arroganza radicale di un Valter Vecellio

Confesso qui una mia debolezza dalla quale sto cercando di guarire. Nel leggere testi altrui, che non condivido per nulla, si produce nel mio animo una sorta di ribellione intellettuale. Mi metto quindi a dialogare con il personaggio in questione, confutando le sue affermazioni. Il rischio più grave è che possa volare qualche parola grossa fuori le righe. Se poi il personaggio è molto noto, è difficile che si accorga di un suo oscuro contraddittore. Devo però dire che non è la vanità che mi spinge. Si tratta per ognuno di noi di una necessaria reazione di fronte ai messaggi con i quali ogni giorno siamo bombardati. Se non reagiamo criticamente di fronte alle enormità altrui, è come se i loro concetti si insinuassero nella nostra mente condizionandoci in mondo inconscio. La reazione critica è fisiologicamente necessaria per poter conservare intatta la nostra autonomia di giudizio. Non sarebbe possibile fare ciò sempre ed in ogni caso. Basta però farlo in limitati casi esemplari e tipologicamente significativi. Nel caso di Valter Vecellio non desidero iniziare un nuovo file, un nuovo post. Per omogeneità colloco qui un lungo commento che ho appena inviato al sito dove ho letto il testo criticato. Ho investito del tempo a scrivere ed è giusto che non lasci il mio lavoro nella sola disponibilità di un sito avverso ed ostile. Ecco qui dunque in corpo più piccolo il testo appena inviato a tellusfolio.it:
Visto che esiste uno spazio per i commenti, significa che avendo letto il testo di Vecellio, lo posso o devo commentare? E sia! Mutuando il linguaggio adoperato da un ministro in carica, ma in direzione inversa, dico che le cose lette nel testo sono non già semplicemente delle “cazzate”, ma delle autentiche "bestialità”: non intendo offendere in nessun modo la persona che ha scritto il testo che leggo e che soltanto è oggetto del mio giudizio, se mai posso fustigare il linguaggio del ministro coperto da una immunità che non è invece concessa ai comuni cittadini.

Ma veniamo al merito.

Non sembra che qui ci troviamo ad un nuovo processo di Galilei? Se Valter Vecellio appartiene all’area radicale, cosa ci facevano i radicali intorno alla statua di Giordano Bruno in piazza Campo dei Fiori? Sempre mi trovano solidale tutti quelli che si riuniscono intorno a quella statua in difesa del principio della libertà di pensiero?

Che senso manifestare dopo 400 anni in favore di Giordano Bruno e poi dare addosso al vescovo Williamson? Colpevole di che?

Curiosamente Valter scrive: «Che Williamson sia o no ammesso alle funzioni episcopali, è cosa che evidentemente ci importa poco o nulla…». Appunto, ma è l’unica cosa che possa aver rilevanza. Di come Vater stessa recepisca le “libere” opinioni in ambito storico espresso da un vescovo di nome Williamson, è cosa che a noi personalmente importa poco o nulla. Ci chiediamo però di come questi campioni della libertà che pretendono di essere nostri maestri, intendano la libertà degli altri. Le opinioni del vescovo Williamson, condivisibili o meno, sono PURA manifestazione di una libertà di pensiero che sulla base della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dovrebbe essere riconosciuta ad ogni essere umano. Altrove, ho espresso le mie riserve critiche sul paravento ipocrita delle declamazioni sulle carte dei diritti: tanto più forte sono gridate quanto più vengono disattese ed eluse. Ne abbiamo qui una prova con timbro radicale.

È ridicola tutta la parte iniziale dell’articolo: il papa non sapeva... etc. Ma questo testimonia soltanto la formidabile pressione che la lobby ebraica ha esercitato sulla massima autorità religiosa del cattolicesimo. Vi è di che restare sbigottiti e di che temere. Se queste è il potere di cui costoro dispongono, non possiamo più essere tranquilli neppure nelle nostre case. Altro che regimi comunisti! Basta che un qualsiasi delatore riferisca a chi conta una nostra privata opinione ed abbiamo cessato di esistere! Evviva i radicali! Evviva i Santi Digiuni di Marco Pannella!

Se restiamo dentro l’ambito religioso - del quale a Vecellio nulla importa –, un prete può essere chiamato a rispondere per questioni attinenti la fede cattolica: la verginità di Maria, le persone della Santa Trinità, e simili. Ma una questione profana, puramente storica, non può essere censurata all’interno dell’istituzione ecclesiastica se non dando vita ad un nuovo processo Galilei. Ma lo sapete che il vescovo Williamson si è espresso in un DVD con opinioni e valutazioni sulla terza sinfonia di Beethoveen? Deve essere chiamato a rispondere anche delle sue opinioni sulla musica di Beethoveen o di Wagner? Fantastico!

Vecellio usa parole grosse: arroganza, prepotenza, paura e cattiveria. Convengo sulla "paura" del Vaticano, ma le altre parole competono meglio a quanti si sono scagliati addosso al Vaticano. Guarda caso: sono gli stessi che hanno dato copertura al genocidio dei palestinesi di gaza, che a mio avviso – datemi pure addosso – superano tutti gli orrori di Auschwitz. Ormai, i mezzi di comunicazione di massa a livello planetario-occidentale ubbidiscono alla voce di un solo Padrone. Sappiamo chi è e se ne ve era bisogno ne abbiamo avuto una conferma proprio in questi giorni.

Mentre commento, non ho ancora finito di leggere l’articolo di Valter Vecellio. Le mie riflessioni a commento sono del tutto estemporanee. Ed è così che nel bel mezzo dell’articolo che mi sforzo di leggere fino alla fine sorge in me la seguente domanda: ma che vuole questo Vecellio? Leggo ancora più avanti per vedere se lo si può capire.

Intanto una piccola chiosa sulla parola “ritrattazione” che è stata usata in varie sedi. La parola “ritrattazione” si distingue dal significato della parola “sconfessione”. Questa seconda può significare che i superiori di Williamson non si riconoscono nelle sue "opinioni” in materia storica o musicale. Ma una simile “sconfessione” è cosa altamente "ridicola”. Chi esprime una propria valutazione sa di impegnare se stesso, non altri. Nessuna persona equilibrata attribuisce ad altri le proprie opinioni. Ed ognuno di noi dovrebbe "sconfessare” miliardi di persone ogni volta che non condivide le opinioni di singoli individui. Diventa ancora più "ridicola” una simile sconfessione se attinente a materia "profana”, del tutto estranea al complesso ed articolato ambito della dottrina cattolica, formatasi in millenni.

Altra cosa è la parola “ritrattazione”. Significa che si pretende da una persona che affermi il contrario di ciò che ha appena affermato in un momento di libertà spirituale. In altri tempi la "ritrattazione” la si pretendeva ed imponeva anche con la tortura fisica oltre che con minacce delle più disparate ritorsioni. Nel caso di Williamson non si ha notizia di "torture fisiche”, ma sono già chiare le minacce: se vuoi la tal carica, devi “ritrattare”. Ma ritrattare che? Dichiarazioni dottrinali sulla fede cattolica oppure dichiarazioni sulla terza sinfonia di Bethoveen? Ed anche ammesso che fino a pochi giorni fa il nostro povero vescovo, non pedofilo, avesse fondate convinzioni in fatto di revisionismo storico perché mai dovrebbe ritrattarle sulla base di una "minaccia”? Se questa non è barbarie, superiore a quella nazista, cosa altro è? Si può dichiarare "erronee” ad esempio tutte le affermazioni di Valter Vecellio contenute nel sue articolo, ma che senso ha pretendere che lui le debba "ritrattare"? A furia di inseguire le barbarie altrui non si vedono più le proprie, spesso superiori a quelle contestate: la parabola evangelica della pagliuzza e della trave.

Andiamo avanti nella lettura del divino testo di Valter Vecellio. Leggo: “di che risma fosse Williamson...". E meno male che non è stato presentato come un "pedofilo”. Se lo fosse stato, avrebbe ottenuto molto maggior rispetto e gli sarebbe stata risparmiata la gogna mediatica. Non so se Vecellio sia lui stesso un cosiddetto "credente”. Ne dubito, ma la questione poco mi interessa. Piuttosto mi ricordo io stesso – trovo insulsa l’espressione “credente” – di essere stato battezzato e di aver pure fatto convintamente in età intellettualmente matura addirittura il sacramento della “cresima”, che mi dà titolo giuridico ad intervenire in questione di fede e dottrina. E quindi io qui potrei intervenire con diritto nella faccenda, a prescindere che io mi professi insulsamente “credente” o meno. Certamente, non sono un “ateo devoto” alla Ferrara o un neoconvertito alla Magdi Allam, che pretendono di entrare a gamba tesa nell’edificio cattolico. Se apre bocca un "ateo devoto”, dovrei io poter dire la mia anche soltanto percependo nel cattolicesimo un Katechon di fronte all’evidente aggressione ebraico-sionista.

I "credenti" stanno nelle loro case e non ricevono telefonati dai giornalisti di regime per essere interrogati sulle proprie opinioni. I “credenti” sono considerati dal potere meri cervelli da lobotomizzare ogni sera attraverso televisioni e altri mezzi di comunicazione di massa. Anche l’articolo di Valter Vecellio appartiene al sistema sanitario della lobotomizzazione di massa. Per fortuna, non tutti sono iscritti alla mutua. Un ministro della stessa congrega ci ha già fatto sapere che “siamo tutti ebrei” e quindi ci dobbiamo preparare ad una legge che impogna ad ognuno la circoncisione allo stesso modo in cui le leggi tedesche metteranno in gattabuia il vescovo Williamson, appena dovesse mettere piede in Germania o in Austria. Forse lo manderanno nella stessa cella di David Irving: lo storico e il vescovo!

Quanto ai rinnovamenti di Kung basterebbe che pensasse ai suoi, a meno che non intenda lui stesso competere al soglio pontificio. Ma fino a quando ciò non avverrà, l’opinione del “credente” (?) Kung non vale più di quella di un qualsiasi altro “credente”. Se poi lui risponda con la sua dottrina più agli interessi di Tel Aviv che non a quelli del Vaticano, è cosa che si potrebbe indagare. La prima impressione è che si tratti di un rabbino piuttosto che di un teologo cattolico. Lo stesso si puà dire di tanti altri credenti: sembrano più ebrei e rabbini che non cattolici e sacerdoti. Ma la tecnica dell’infiltrazione e del lobbismo è già nota per altri numerosi ambito. Evidentemente, è penetrata anche nel millenario edificio del cattolicesimo.

Conveviamo sugli “orrori” di cui parla Vecellio, salvo che per noi gli “orrori” sono altrove. Lo stesso articolo di Vecellio è uno di questi “orrori”. «Una politica conservatrice», dice il teologo rabbinico Kung. Ma l’ambito a cui si riferisce una simile “politica conservatrice” non è la riforma agraria, o gli orari di chiusura degli esercizi commerciali, e simili. È l’ambito della “fede cattolica”, che per duemila anni ha vincolati i "fedeli” o “credenti” cristiani. Se da questa “fede” si toglie la morte in Croce di Cristo, nel modo che sappiamo e per mano di chi sappiamo, diventeremo tutti “atei devoti” alla Ferrara o alla Kung. Il vescovo Williamson, che quasi settantenne sembra abbia di che mangiare e dove dormire, ha semplicemente detto e fatto sapere insieme ad altri di non voler uscire dai sentieri di quella fede che con continuità per quasi 2000 anni ha ispirato i "credenti”. È un suo diritto? La nostra costituzione gli offre sufficiente copertura? O deve essere “riconvertito” per forza in non si sa bene quale nuova religione? O meglio nella nuova religione che chiaramente è stata costruita intorno alla Shoah, sulla quale incredibilmente è stata costruita una nuova religione di Stato?

Benedetto XVI e Barack Obama: sono queste le nuove categorie concettuali del teologo Kung! E con lui a fare da gran cassa il radicale Vecellio che ci presenta un signor Nessuno come fosse il paradigma sul quale ogni “credente” (su nominali un miliardo e passa) dovrebbe riconoscersi, più che nel papa stesso o nello stesso Williamson. In tempi di civiltà mediatica vale il principio: «ciò che appare in televisione esiste. Il resto non esiste o non conta. Tanto non parla…». Apprendiamo che Kung ha avuto la proibizione di insegnare teologia proprio da Ratzinger. Vuole sostituire la sua infallibilità di giudizio teologico a quella del papa stesso sancita nel Concilio Vaticano I. Ma Vecellio esordisce dando tutto lo spazio alla sua fonte Kung. Vuole detronizzare la chiesa cattolica con tutti i suoi fedeli, magari sostituendoli con i vari Pannella, Bernardini, Vecellio e così via. Saranno loro a dichiarare quali sono i fondamenti della fede cattolica e ciò a cui i “credenti” possono o non possono attenersi. Appaiono quanto mai ipocrite ed insinsere le attenzioni di Vecellio per le “preoccupazioni degli stessi credenti”. Come egli conosca queste preoccupazioni e come egli sappia chi sono e dove sono è “credenti” è chiaramente un miracolo dello Spirito Santo. Valter Vecellio è divinamente ispirato più del papa stesso e del vescovo Williamson.

Si noti il compiacimento che traspare dalle righe di Vecellio per il teologo "ribelle” Hans Kung. Poco sopra dice che poco gli importa delle faccende interne del cattolicesimo, ma qui a mala pena riesce a nascondere il suo compiacimento per una “ribellione” demolitrice del cattolicesimo in quanto istituzione. Non conosco minimamente la biografia di Valter Vecellio, che resta per me solo un nome già sentito qualche volta su radio radicale. Ma mi immagino un suo percorso intellettuale e morale che mi riservo di verificare. Può darsi che ci indovini. Non adesso. Ho già dedicato buona parte della mia mattinata al suo testo che fra poco spedirò al moderatoe di tellusfolio.it Per non perderne la proprietà intellettuale ne farò pubblicazione anche al sul mio blog, dove correggerò i refusi ed apporterò tutti i miglioramenti che riterrò opportuni.

Il testo si chiude con una menzione dei “fratelli e delle sorelle ebree” espresso da monsignor Gebhard Fuerst. Se vi era bisogno di un’attestazione di come l’ebraismo si sia infiltrato nel cattolicesimo per condizionarlo dall’interno, questo monsignore ne offre una prova evidente. Nelle ultime righe Vecellio parla di “fantasia di un anticlericale frustrato”. Non è chiaro se si riferisce a se stesso, ma pare lecito pensarlo. Ciò che si capisce dal suo articolo è il suo desiderio di distruggere e di attaccare qualcosa che “odia”, agendo per conto di terzi. Non è difficile immaginare per conto di chi.

Se vi saranno sviluppi, saranno da me riportati in questo stesso spazio. Il testo di cui sopra è stato scritto di getto. Dovrei ancora rileggerlo e correggerlo. Ma il tempo che ho dedicato a Valter è già stato parecchio. Per oggi devo smettere: et de hoc satis!

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Dai un'occhiata qui: http://www.sussidiario.it/notizie/ultimora/messages/17965.shtml , indovina un po' chi ha tradotto questa petizione?

Erwin ha detto...

Ogni 27 Gennaio ci vengono a raccontare la trita favola olocaustica dei sei milioni 6.000.000 di morti ebrei.
Si leggano le informazioni sottostanti TUTTE di fonte ebraica.

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Statistiche sull'Affiliazione Religiosa", del libro del Senato Americano "A Report of the Committee on the Judiciary of the United States Senate":

1940: numero di Ebrei nel mondo: 15.319.359.
1950: numero di Ebrei nel mondo: 15.713.638.


L'Annuario Mondiale ("World Almanac") 1938:numero di ebrei nel mondo:15.688.259

New York Times (il direttore e proprietario del giornale è l'ebreo Arthur Sulzberger
1948: numero di ebrei nel mondo:fra i 15.600.000 e i 18.700.000

Juden im welt (ebrei nel mondo)

Vor dem 2. Weltkieg: (prima della seconda guerra mondiale)

- The National Council of Churches, USA 1930.............15,0 Mill
- Jewish Encyclopedia, USA 1933....................................15,6 Mill
- World Almanach (Jewish Committee 1939) ................15,6 Mill


NACH DEM 2. WELTKRIEG: (dopo la seconda guerra mondiale)


- World Almanach (American Jewish Committee, USA)
- 1945 .............................................................................15,19 Mill
- 1946 .............................................................................15,75 Mill
- 1947 .............................................................................15,69 Mill
- 1948 .............................................................................15,50 Mill
- 1949 .............................................................................15,50 Mill
- New York Times, div. Meldungen, 1948...................15,7 bis 18,60 Mill
- National Council of Churches, USA, 1951................15,31 Mill



Tutte le informazioni sopra riprodotte DIMOSTRANO che il preteso olocausto ebraico NON è mai avvenuto.
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Questo il testo (provvisorio) ,in occasione della giornata della "memoria",
che si trova in homepage del nostro sito.
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Le pretese camere a gas e il preteso genocidio degli ebrei costituiscono una menzogna storica, che ha permesso una gigantesca truffa politico-finanziaria i cui beneficiari sono lo Stato d'Israele e il sionismo internazionale. www.thule-toscana.com