giovedì 25 agosto 2011
Mobilitazione nazionale per l’Anniversario del Trattato Italia-Libia: Appello per il 30 Agosto 2011
mercoledì 24 agosto 2011
Tripoli 2011, il giorno dopo: 2. Riflessioni sull’accaduto e su ciò che forse ancora ci attende.
Post in elaborazione costante. Il post precedente di Egeria ha avuto un alto numero di lettori. Ci rendiamo conto che non basta inseguire i fatti, separando le notizie false che sono la norma dei nostri media dalle notizie vere su come i fatti non già si sono svolti, ma per come sono stati lungamente preparati. Ormai, nella guerra dei nostri giorni è capitolo e parte fondamentale della stessa guerra il modo in cui essa deve essere presentata e fatta percepire, avvalendosi appunto dei media che mai come nella notte tripolina hanno meglio svelato la loro organica dipendenza dal nuovo sistema imperiale. Insomma, asserviscono i popoli e dicono che li stanno liberando. E vi è perfino chi ci crede, per stupidità indotta, o chi fa finta di crederci, per indurre altri in inganno. Uccidono la gente e dicono che stanno lì per proteggerla dal loro legittimo governo: non conosco un caso più chiaro di quello libico.
Queste riflessioni sono a pagina aperta. Non so se annoierò i miei lettori, i quali però hanno una grande possibilità di scelta: cambiare pagina. In fondo, non può far male condividere riflessioni che non sono di nessuna utilità se restano private. E da dove vogliamo incominciare? Mi sono informato sui fatti che in Tripoli sono parsi giunti al suo epilogo, cercando sul web in pochi canali informativi. Egeria, con la sua conoscenza delle lingue straniere, mi è stata di grande aiuto. Ho guardato soltanto in modo casuale e per poco tempo i nostri canali televisivi. In una di queste rare volte mi sono imbattuto il Lucia Annunziata, mai digerita, eppure inamovibile dal sistema mediatico italiano. Ne ho accennato in una mia nota redazionale alla fine del precedente post di Egeria.
Mi chiedo e invito a riflettere su perché mai l’Annunziata anziché informare, cosa che non ha mai fatto, sentisse il bisogno metaforico di invocare il nazismo ed Hitler che si suicida nel suo bunker, associando quel lontano scenario, precedente la sua, mia e nostra nascita, a ciò che accadeva in Libia ed alla sorte di Geddafi. Ma è chiaro: nell’ideologia del Impero è quella l’immagine del Male assoluto al quale è finalmente succeduto il Regno del bene assoluto, che è quello di Obama, Napolitano, Berlusconi, Sarko... ed in primis Netanyahu. Per non annoiare i miei eventuali lettori, saltando i pur necessari passaggi intermedi, è mia convinzione che la nostra epoca abbia superato di gran lunga tutti i peggiori racconti della storia del nazismo, la cui effettiva conoscenza storica ci è peraltro preclusa da una legislazione repressiva e liberticida. Ma anche accettando le “narrazioni” ufficiali, ciò che è avvenuto dopo il 1945 è peggio di quello che sarebbe successo prima, stante gli stessi racconti e senza esercitare nessun “revisionismo” storico.
È stato dimenticato, giacché i media non ripetono quel che non conviene ai padroni del vapore, l’episodio di una ministra tedesca della giustizia, che all’idea di Bush di fare una guerra “preventiva” in Iraq ebbe subito a dire: ma allora cosa ha fatto di diverso Hitler? Disse la verità e fu subito dimissionata come l’ultimo degli uscieri del suo ministero. Se partiamo da Hiroshima e Nagasaki fino a ciò che è successo in Tripoli l’altra notte, si potrebbe scrivere il libro della storia della nostra epoca, del nostro presente, la cui comprensione filosofica ci è tassativamente preclusa. Se andiamo a leggere i resoconti dei maggiori media, il Mainstream, vediamo che quando non mentono, abbondano di particolari inutili, dai quali non emerge nessuna intelligenza e comprensione del fatto, del perché, del suo scopo, della sua causa.
Non si può fare nulla? Si può fare molto! Il mio non è e non vuole essere un messaggio di sconforto e di resa. Ma non è l’uso ovvero un diverso uso della scheda elettorale lo strumento della nostra determinazione e della nostra liberazione. Il primo atto di ribellione civile è la comprensione filosofica della nostra quotidianità: comprendere noi stessi, ma per davvero, e solo dopo che saremo certi di aver compreso la nostra quotidianità, aiutare il nostro vicino, il nostro prossimo, nel suo sforzo eguale di comprendere e di uscire dal regno hobbesiano delle tenebre, che ci avviluppa tutti quanti. Far luce a noi stessi ed a chi ci è vicino.
Proseguo per dire che eravamo in Settanta quando il 28 di maggio 2011 – dopo l’attacco che Francia ed Inghilterra hanno sferrato non alla Libia, ma all’Italia – ci siamo riuniti, per interrogarci sul da fare. Le nostre conclusioni sono che tutto il sistema politico italiano è asservito fin dall’epoca della spartizione di Yalta. La nostra costituzione fu decisa allora ed è clamorosamente violata, nel suo art. 11, perché l’ordine in deroga viene dal padrone cui la nostra classe politica risponde. Dunque, gli slogans semplice da raccogliere suonano: recupero della sovranità ed indipendenza nazionale, per l’Italia, per i singoli stati europei, per l’Europa, per i popoli del Mediterraneo; fuori l’Italia dalla Nato e la Nato dal Mediterraneo; ripristino della piena ed assoluta libertà di pensiero e di critica politica; abolizione di ogni forma di reato di opinione; sovranità monetaria e culturale; fuori dall’euro; libertà della rete in opposizione al mainstrem; e così via. Ci siamo chiamati: Forum o Assemblea dei LXX e ci siamo riconosciuti tutti in un Proclama alla Nazione. Vi aspettiamo. Non ci sono né capi né gregari. Ognuno è capo e gregario di se stesso e può dire la sua, aiutando gli altri. Non vi è né destra né sinistra, né centro né sopra né sotto. L’associazionismo in ogni ambito della vita sociale è considerato una risorsa imprescindibile, purché si riconosca che a monte di tutto vi è il necessario perseguimento della sovranità e indipendenza nazionale.
Chiuso questo paragrafo militante, per le cui articolazioni rinvio al mio blog “Club Tiberino”, ritorno sul piano delle riflessione per esplicitare il piano della assoluta legalità e non violenza dell’appello alla “ribellione”. Ed infatti Lor Signori hanno chiamati «ribelli» un branco di sciancati e traditori del loro paese, morti di fame, tagliagole prezzolati, riconoscendoli addirittura come governo legittimo della Libia, e vorranno poi negare a noi stessi il diritto alla ribellione nelle nostre piazze, nelle nostre strade? Ricordate l’ineffabile Gasparri che voleva addirittura l’arresto preventivo dei ragazzi che protestavano contro lo smantellamento della scuola pubblica? Tutti costoro sono di una incoerenza morale, intellettuale e politica che si fa forte della nostra sopportazione ed incapacità di autentica ed efficace risposta. Non è così. Non deve essere così. Lo spettacolo della ferocia con cui viene umiliato un popolo ed un governo legittimo, con il quale avevamo appena concluso un trattato di amicizia italo-libico, deve renderci accorti della grande perfidia dei nostri oppressori e dei loro servi, che ci lasceranno poveri e disperati, dopo essersi messi loro in salvo, depredando tutto il possibile.
Karl Marx aveva concluso le sue riflessioni su Feuebach, lanciando il proclama rivoluzionario, nella formula XI della sue Glosse, lamentando che i filosofi si erano sempre limitati ad interpretare il mondo. Occorreva invece cambiarlo. Da quando Marx scriveva questo appunto (non era un libro: era un Appunto su un foglio di carta) sono passati oltre 150 anni. Quella che Gramsci
ha chiamato la “sovrastruttura” ideologica si è talmente sviluppata e ramificata, dando realtà al regno hobbesiano delle tenebre, dove il cittadino non comprende più le basi elementari della sua esistenza, il fondamentale rapporto che lega la Protezione di cui si ha sempre bisogno e per la quale si presta Obbedienza ad un’Autorità che si riconosce legittima in quanto protegge per davvero il suo popolo, dando ad esso lavoro, salute, istruzione, libertà...,
da allora le cose sono cambiate al punto che bisogna incominciare nuovamente ad interpretare il mondo, liberandolo dalla menzogna dei media, dei Murdoch. Veder chiaramente le cose è oggi un atto rivoluzionario. Da qui si può incominciare in modo perfettamente legale e non violento: il nostro diritto alla verità ed a poterla dire pubblicamente ed a voce alta. La Rivoluzione incomincia da qui. È il primo passo. Gli altri verranno da sé. Mai come in questi giorni mi è apparsa evidente la falsità e l’inadeguatezza del sistema di informazione televisivo e cartacea, sia per la situazione di politica estera che interna. Se il ceto politico ha i condizionamenti che conosciamo, i media dipendono a loro volta dal ceto politico. È un balletto di discorsi per nascondere la riproposizione di una verità antica: i colpi vanno in giù ed i cenci vanno in aria. La natura corporativa della società italiana viene lentamente a galla. Al tempo stesso il servilismo ed il tradimento che in oltre mezzo secolo ha costituito la vera base del ceto politico, non importa di quale colore. I tempi sono maturi per una rivoluzione, ma non si vede quale possa essere il soggetto capace di guidarla. È davvero un vivere alla giornata: si tira un sospiro di sollievo per aver passato la notte e si aspetta il peggio per il giorno dopo. Questa è la condizione esistenziale dell’Italia nell’estate 2011.
lunedì 22 agosto 2011
Tripoli 2011, in tempo reale: 1. Cosa succede veramente in Tripoli secondo Stephen Lendman, Franklin Lamb e altri
Prego leggere alla fine di questo post L’IMPORTANTE AGGIORNAMENTO su TRIPOLI - dopo l’articolo di Stephen Lendman Da ieri, domenica 21 agosto, si susseguono freneticamente le immagini e le notizie dalla Libia e in particolare da Tripoli. Secondo il racconto dei media, la situazione in Tripoli - roccaforte di Geddafi - starebbe precipitando e la sorte del leader libico sarebbe segnata. Secondo la versione dei media di massa, i cosiddetti ‘ribelli’ sarebbero entrati in Tripoli e avrebbero preso controllo dell’aeroporto internazionale e del centro di telecomunicazioni di stato. Le immagini violente e i commenti dei mezzi busti che venivano trasmessi fin dalla mattina lasciavano intendere che le ‘forze rivoluzionarie’ appoggiate dalla NATO avrebbero preso il controllo della capitale e che la popolazione fosse nelle strade per acclamare i ‘liberatori’.
In parallelo, tuttavia, i media alternativi fornivano un resoconto in forte contrasto con la versione mainstream.
Da qualche tempo si è formata una cooperazione tra i canali di news alternativi e alcuni inviati speciali in Tripoli, che da mesi stanno collaborando sia con Press-Tv che con RT (Russia Today), e anche con l’emittente radiofonica PRN di Chicago, di cui il giornalista americano Stephen Lendman è uno dei conduttori. I tre inviati speciali sono: il Dr. Franklin Lamb, americano, esperto giurista internazionale con base in Libano, noto ai lettori di questo blog e da sempre uno degli esperti che collaborano con Press-Tv. Franklin Lamb si è trasferito da qualche mese in Tripoli, ed è amico di lunga data di Stephen Lendman da cui viene spesso interpellato per le trasmissioni radio con indirizzo politico internazionale. Il secondo inviato è Mahdi Nazemroaya, ricercatore universitario canadese, anche lui da mesi in Tripoli, da dove relaziona regolarmente per le tre emittenti menzionate. E Lizzie Phelan, giornalista freelance di Londra, corrispondente ufficiale di PressTv in Tripoli.
I tre inviati alloggiano nell’albergo di Tripoli che ospita la stampa internazionale e si alternano nei commenti sulle tre emittenti alternative. Nelle ultime 24 ore stanno facendo la spola tra un canale e l’altro. Infatti non si possono muovere dall’albergo perché i bombardamenti NATO si sono intensificati a ritmo vertiginoso e le strade sono invase da gang non meglio identificate, che tuttavia i media di massa definiscono ‘combattenti ribelli’.
Questa premessa ha per scopo di introdurre il resoconto delle vicende di Tripoli degli ultimi tre giorni fornito da Stephen Lendman nel suo blog, che riassume quanto emerge dai racconti dei tre inviati e testimoni oculari in Tripoli.
Prima di tradurre il post di Lendman, riassumo brevemente gli antefatti di ieri, per come venivano narrati soprattutto su Press-Tv.
Nel mattino Press-tv aveva improvvisamente interrotto i programmi regolari per collegarsi con Tripoli, perché i media di massa trasmettevano immagini di combattimenti nelle strade di Tripoli e annunciavano la prossima cattura della capitale da parte delle ‘forze di opposizione’ appoggiate dalla Nato. Dal collegamento con gli inviati in Tripoli, tuttavia, emergeva una realtà del tutto diversa.
I media di massa mandavano anche in onda immagini di folle in Tripoli che, secondo loro, stavano celebrando la caduta della capitale e la prossima fine del regime Geddafi. Ma i tre inviati smentivano, dicendo che nelle strade si vedevano solo corpi di gente colpita dai bombardamenti NATO, feriti e soccorritori, oltre alle gang armate che approfittavano dei bombardamenti per le loro incursioni di sciacallaggio generale.
Alle 23.00 ora locale di Tripoli, ecco la diretta Press-Tv da Tripoli per trasmettere la conferenza stampa del portavoce di Gaddafi, Moussa Ibrahim, ben noto a tutti coloro che seguono le vicende della Libia nei media alternativi. Diceva Ibrahim: Circa un’ora dopo la conferenza stampa, Press-tv comunicava che secondo i rapporti mainstream due dei figli di Geddafi sarebbero stati catturati. E solo pochi minuti dopo, ecco una nuova comunicazione: la Corte Penale Internazionale - che mesi fa aveva emesso un mandato di cattura per Geddafi e figli - annunciava che Muhammar Geddafi stesso era stato catturato. Mentre le immagini dai media di massa mostravano presunte folle di Tripoli che secondo la versione dei giornalisti festeggiavano la cattura della famiglia Geddafi.
«Sono qui questa sera per denunciare i gravi misfatti della NATO e dei media di massa che raccontano versioni preconfezionate in appoggio alle menzogne delle forze Nato. Non lasciatevi ingannare da quanto vedete e sentite dalla CNN, BBC, Al Jazeera, e tutti i canali mainstrem a diffusione internazionale. Da una parte mandano in onda false immagini e falsi rapporti, dall’altra evitano di mostrare ciò che succede davvero. Conosco bene gli inganni dei media. Ho studiato scienze delle comunicazioni in Londra e ho approfondito le strategie della disinformazione di massa. Oggi la NATO ha bombardato Tripoli a tappeto. Al momento secondo le autorità mediche sono 1.300 i morti e oltre 5.000 i feriti. Gli ospedali sono sovraffollati e non c’è la possibilità di soccorrere tutti. Si tratta di un crimine orrendo per il quale la Nato dovrà pagare. I bombardamenti sono in atto da almeno 11 ore e stanno continuando».
Subito il collegamento con gli esperti americani che collaborano con Press-Tv. Commentava Jeff Steinberg: «chiunque sia stato catturato - e ammesso che sia vero - non sono certo i cosiddetti ribelli ad avere la possibilità di catturare chiunque si trovi nel compound fortificato di Geddafi. Se cattura ci è stata, è sicuramente opera della Nato, che opera in Libia sotto mentite spoglie».Jeff Steinberg è un giornalista di Washington, editore della Executive Intelligence Review (anche EIR).
«bisogna essere cauti nell’interpretare le news di cui non abbiamo immagini. Non ci sono immagini della presunta cattura di Geddafi. Tuttavia, se è la verità, la NATO ha raggiunto il suo primo obiettivo in Libia e le operazioni militari si sposteranno ora in Siria, mentre la Libia passerà nelle mani di chi è esperto nella depredazione e nello smantellamento delle strutture politiche e sociali, come è successo nell'ex Jugoslavia. E temo che alla Libia verrà riservata la stessa sorte che è toccata all’Iraq. La popolazione verrà decimata, la classe intellettuale decapitata».Risponde Jeff Steinberg:
«Sono daccordo con Mark e aggiungo questo: Obama è andato in vacanza qualche giorno fa, fiducioso di quanto sarebbe accaduto sul fronte mediorientale. Ora il popolo americano riceverà la notizia di questa “vittoria” e saranno contenti di Obama e lo rieleggeranno. Israele si sfregherà le mani - perché cade un nemico del regime sionista. Altrettanto contenti saranno quelli di Wall Street e del Pentagono. Nuovo petrolio, nuove risorse, nuovo afflusso di denari. Ma niente per le tasche dei cittadini americani. Nuovo paese ‘alleato’ di USA/Israele come l’Egitto».«Sono daccordo, commenta Mark Glenn, il nuovo leader della Libia sarà un burattino di USA/Israele. Non abbiamo la conferma della cattura di Geddafi e dei figli, ma la NATO è determinata ormai a prendersi la Libia.» ...
Il motivo per cui le vite di Franklin Lamb, Mahdi Nazemroaya e Lizzie Phelan sono in pericolo viene raccontato nell’articolo di Stepen Lendman, che segue più avanti.«... Ma non è detto che ci riuscirà, commentava questa mattina in diretta Franklin Lamb. I giochi non sono ancora fatti. Guardando fuori dalla finestra dell’albergo, dove sono rintanato con Mahdi e Lizzie perché sono in azione le gang armate che sparano e saccheggiano, vedo passare cortei di mezzi militari di Geddafi. È difficile dire chi la spunterà. Le forze in azione sono tante. Ci sono i mercenari delle confinanti Tunisia e Algeria. Ci sono senz’altro forze Nato anche sul campo, ci sono anche i ‘ribelli’ del Consiglio Provvisorio libico. E ci sono i bombardamenti Nato che continuano senza interruzione. Ma c’è anche il popolo libico, e molti sembrano avere imbracciato le armi in supporto di Geddafi. Comunque quanto è successo nelle ultime 24 ore mi ha certo colto di sorpresa. Non me lo aspettavo. Finora Tripoli veniva colpita sporadicamente dalle incursioni Nato. I miei colleghi Mahdi e Lizzie sono altrettanto sorpresi. Ma ora siamo qui bloccati nell’albergo e improvvisamente la nostre vite sono in pericolo».
«La Corte Penale Internazionale ha mentito dicendo che Geddafi fosse caduto nelle mani dei ‘ribelli’. E mentono i media con i resoconti inventati e le immagini che non si riferiscono agli eventi di ieri. Bisogna guardare Press-tv e RT e Telesur per vedere cosa succede davvero. Nell’albergo in cui alloggiano Franklin, Mahdi e Lizzie sono presenti anche le troupe della CNN, Al Jazeera, BBC e altri canali di news internazionali che raccontano la versione fraudolenta della Nato. Solo i nostri tre inviati che parlano con PressTv e RT raccontano la verità per quanto a loro nota. Sono furioso per il massacro che sta commettendo la Nato. E sono furioso per le minacce fatte ai nostri amici inviati in Tripoli, perché loro osano raccontare la verità. E indovinate da dove arrivano le minacce di morte? È incredibile: dai colleghi dei media di massa! Troverete i particolari nel mio articolo che ho finito di scrivere adesso e che troverete nel mio blog».Ecco dunque come riassume Lendman i resoconti ricevuti personalmente. Stephen Lendman mi faceva notare che continuerà ad aggiornare i racconti degli inviati speciali e che il contenuto del post potrebbe essere soggetto a modifiche, rettifiche, aggiornamenti.
Mentre scrivo continua la lunga diretta di Press-Tv. Man mano che traduco il post di Lendman, continuerò anche ad aggiornare su quanto vedo e sento. Chi interviene (e per ora non gli inviati di Tripoli che forse non possono collegarsi perché sotto minaccia, come confermava qualche ora fa Mahdi Nazemroaya) - coloro che intervengono nella diretta concordano che la situazione è poco chiara, che comunque è prossima la fine del regno di Geddafi, che il suo compound residenziale è completamente circondato e non c’è via di scampo. Diventa arduo per chiunque raccontare i fatti, anche a causa dell’oscuramento dei media in Libia dopo che le forze Nato hanno reso inagibile il centro di telecomunicazioni.
Man mano che ci saranno aggiornamenti in diretta, aggiungerò qui di seguito un breve paragrafo, che inizierà ogni volta mostrando l’ora locale italiana dell’aggiornamento come di seguito:
ORE 20.00 - “Breaking News” su Press-Tv: il figlio di Muhammar Gaddafi, Mohammad, creduto catturato dalla Nato, è in realtà riuscito ad eludere la cattura con l’aiuto delle forze fedeli al padre. Non si hanno notizie sicure sull’altro figlio, Saif al-Islam, anche lui presunto prigioniero della Nato dalla notte scorsa.
ORE 21.00: in diretta dal Massachusetts Obama parla della Libia. Poi farò un riepilogo di quanto racconta. Ma c’è una frase che mi ha colpito. «Questa operazione è la prova della coesione della Nato, della sua potenza militare e della tempra morale che la caratterizza». Sto citando a memoria, ma il senso era quello.
ORE 22.00: Press-Tv dice: secondo un rapporto non confermato, Geddafi sarebbe ricoverato in un ospedale della periferia di Tripoli.
ORE 22,30: Tre figli di Geddafi sarebbero nelle mani delle forze di insurrezione della NATO.
ORE 22,45: La multinazionale britannica del Petrolio - BP - ha subito dichiarato che tornerà immediatamente in Libia per l’estrazione del petrolio!!!
Per ulteriori aggiornamenti arrivati nella notte, vedere in fondo a questo post la parte finale dal titolo AGGIORNAMENTI IMPORTANTI da TRIPOLI
Nella traduzione dell’articolo che segue, le parti in maiuscolo rispettano la scelta dell’articolo originale in inglese.
sulla Libia e sulla Palestina
«La Nato ha fatto entrare le sue truppe di insurrezione dal porto di Tripoli. Stanno attaccando il mio albergo. Sparavano nella mia direzione, ma sono riuscito a mettermi in salvo. Loro mentono nel dire che sono in controllo della capitale, ma intanto noi siamo in serio pericolo».
Da Russia Today e PressTv veniamo a sapere che ci sono stati 1.300 morti. Ma nessuno sa di sicuro quanti siano. Gli eventi precipitano. C’è il caos.
In collegamento con RT Mahdi diceva che ovunque ci sono saccheggi, anche nel suo albergo, dove le forze di insurrezione sfondano le porte e ammassano ogni cosa. Ma la cosa più terribile che diceva Mahdi è che LA NATO VUOLE UN BAGNO DI SANGUE.
Ed è proprio quello che succede: un bombardamento a tappeto che crea terrore e colpisce i civili.
Mi diceva Mahdi: «Io stesso, l’inviata di Press-Tv Lizzie Phelan, tre giornalisti francesi, la troupe di Cuba e di Telesur siamo in pericolo. Poco fa un mio collega francese è stato minacciato. Gli hanno detto: ‘Pagherai le consequenze della tua scelta di opporti alla guerra della NATO’».
Più tardi, in collegamento con RT, Mahdi confermava di avere ricevuto le stesse minacce, e cioè da parte della CNN. Anche a lui è stato detto che avrebbe pagato personalmente per non raccontare a versione che vuole la NATO.
RIPETO: LA CNN HA MINACCIATO MAHDI NAZEMROAYA PER AVERE RACCONTATO LA VERITA’ SU QUANTO SUCCEDE IN TRIPOLI, INVECE DI RIPETERE LA PROPAGANDA DELLA CNN - CHE E’ LA STESSA CHE IL NEW YORK TIMES E GLI ALTRI MEDIA DI MASSA RACCONTANO OGNI GIORNO.
Ciò che succede in Libia, Iraq, Afghanistan, Pakistan e Palestina, ma anche nelle altre parti del medio Oriente e del Nord Africa, fa parte di UN COLPO DI STATO CONTRO LA LIBERTA' - PROGETTATO, ORCHESTRATO E DIRETTO DA WASHINGTON.
Ecco come la stampa ha trattato le notizie da Tripoli fino a ieri, domenica pomeriggio. La propaganda vergognosa del New York Times ne è l'esempio più lampante, e lo cito perché:
- Il New York Times, la CNN e il resto dei media di massa principali fanno parte della guerra contro la libertà condotta da parte di Washington/NATO
- Pubblicano o trasmettono resoconti FALSI e in favore della guerra
- Appoggiano crimini di guerra e crimini contro l'umanità
- I "reporter" sul campo hanno fornito alla NATO le coordinate per i bombardamenti [come spesso relaziona Mahdi da Tripoli che ascolto regolarmente, n.d.t.]
Dal 19 al 21 agosto, in articoli successivi, il NYT scriveva: «Il potere di Geddafi sembra sul punto di cedere ... I cittadini credono che presto fuggirà o sarà deposto. Tre persone dicono che la paura nelle strade diminuisce perché tutti pensano che Geddafi non durerà molto» - mentre invece Geddafi è appoggiato da almeno l'85% della popolazione libica e dalla quasi totatlità dei cittadini di Tripoli.
«... con inattesa abilità i ribelli male in arnese hanno catturato Zawiyah con la sua enorme raffineria di petrolio, a soli 30 Km da Tripoli ... Secondo un funzionario americano (non nominato) Geddafi sarebbe confuso su cosa fare. ... »
Gli articoli parlavano inoltre di ulteriori progressi dei ‘ribelli’, che esistono solo nella mente dei propagandisti del Pentagono e dell'innominato funzionario americano che ha raccontato quelle fandonie al giornalista del NYT.
«Per la prima volta in mesi, i testimoni in Tripoli parlano di intensi combattimenti nella capitale nella notte (tra venerdi' e sabato) ... I ribelli accerchiano la città catturando quartieri nella parte est, ovest e sud ... Dichiara il "leader dei ribelli" Anwar Fekini, "stiamo coordinando gli attacchi dall'interno, mentre dall'esterno le nostre forze avanzano verso Tripoli"... »
E ancora:
«... i ribelli libici oltrepassano le linee di difesa intorno a Tripoli ... avanzano fino a 10 kilometri da Tripoli, e promettono di unirsi alla popolazione che insorge e combatte ferocemente all’interno della città...»
In un altro articolo si dice addirittura che:
« ...le forze rivoluzionarie stanno probabilmente tentando di mettere la capitale sotto assedio».
Vediamo ora la versione degli inviati dei media alternativi.
Il corrispondente Mahdi Nazemroaya, che collabora con la mia radio regolarmente, scriveva sabato 20 agosto su Global Research.ca :
«Non ci sono ‘forze rivoluzionarie’ in avanzamento su Tripoli - è pura propaganda e disinformazione dei media. Altrettanto false sono le notizie secondo cui ci sarebbero combattimenti nelle località periferiche come Tajoura, Soug, Jomaa e Arada e che presto ci sarà la battaglia nelle strade di Tripoli. ...
«Invece continuano i bombardamenti NATO, mentre le sparatorie al suolo sono sporadiche e disorganizzate. L'obiettivo principale è di spezzare il morale dei cittadini e causare il panico.
«I giornalisti dei media che sono qui nell'hotel in cui alloggio fanno parte di questa campagna di disinformazione. Vogliono alimentare il panico. Vogliono fare collassare il regime. Conducono una guerra psicologica contro il paese».
In diretta su RT Mahdi confermava le sparatorie sporadiche e aggiungeva:
«I media stanno mentendo, dicono che i lavoratori immigrati vogliono fuggire da Tripoli, ma non è vero. I media vogliono creare il panico e causare traumi tra la popolazione.
«E' la Nato quella che causa i veri danni con i bombardamenti incessanti colpendo i civili. Ma non ci sono forze rivoluzionarie libiche che avrebbero intenzione, secondo i media di massa, di catturare la città. E se anche ci fossero, non vincerebbero, perché la popolazione è determinata a sconfiggerli. Geddafi ha provveduto ad armare i cittadini per difendersi. Hanno istituito posti di blocco difesi da volontari tra la popolazione. Eccetto per gruppi sporadici, nessuna forza esterna riuscirà ad invadere Tripoli.
«Quello che succede è un'operazione Nato, che controlla tutto e da cui i 'ribelli' mercenari prendono ordini. I reporter dei media mainstream passano le coordinate alla Nato, compresi i checkpoint, ospedali e altri obiettivi non-militari che poi vengono colpiti per terrorizzare la popolazione e ridurla in stato di sottomissione.
«I media fanno parte della macchina da guerra.»
«Sono appena rientrato da un giro intorno alla capitale. Non ci sono affatto combattimenti, ma ci sono bombardamenti sporadici da parte della Nato, e qualche contraerea in azione. E' chiaro che non ci sono forze 'ribelli' in azione in questa città. E' tutto piuttosto tranquillo. E' assurdo quello che dicono i media in merito a massicce presenze di 'forze rivoluzionarie'.»
Anche Lizzie Phelan parlava con RT lo stesso giorno dicendo: «... E' vero che ogni tanto ci sono gang armate per le strade ma, come è successo oggi, vengono regolarmente catturate e arrestate o cacciate dalla città. ... O magari sono singole cellule in attesa di ordini. ... le sole esplosioni che avvengono son quelle dei bombardamenti Nato. ... Le forze 'ribelli' sono appoggiate dai media mainstream come Al Jazeera che è al centro della cospirazione dei media, e sembra che i 'ribelli' siano riusciti a creare falsi filmati in Zawiya, facendo credere che si trattasse di Tripoli. Che io sappia si trattava di un'operazione programmata per creare falsa informazione. Le gang di 'ribelli' avevano iniziato a sparare minacciando i cittadini, dicendo che dovevano collaborare nella messinscena - pena la morte.
«Comunque, dopo alcune sporadiche incursioni di gang armate nella capitale - poi rese inoffensive dai cittadini - è stata ristabilita la calma. Ora la gente è fuori nelle strade perché si sente al sicuro e festeggia con fuochi di artificio e spari in aria per celebrare, pronta a tornare nelle strade per difendersi se necessario.
«Geddafi ha parlato ai cittadini per telefono, rassicurandoli che stesse bene e fosse in città.
«Per quanto riguarda la Nato. Ecco, loro non riescono a fare progressi sul campo, e quindi ricorrono all'espediente del racconto di falsi successi da parte dei media, per convincere l'Onu e il pubblico che valga la pena di combattere questa guerra.
«Fin dall'inizio della guerra i cittadini sono stati ben armati da Geddafi, e sono pronti a difendere la capitale e il paese e a combattere per il leader Muammar Geddafi.
«Sono ben consapevoli dell'alternativa inaccettabile, e di conseguenza sono determinati a lottare per scongiurarla.»
Ora termino questo post con alcuni ...
Alle 02,30 ora locale di Tripoli arriva una diretta importante su Press-Tv. Vengono trasmesse live le immagini del figlio di Geddafi, Seif al-Islam, mentre festeggia nelle strade di Tripoli, circondato da una folla giubilante. Ricordiamo che Seif al-Islam era stato dato per spacciato, o meglio, catturato dai 'ribelli'.
Diceva Lizzie:
«Le immagini che vedete sullo schermo mostrano proprio ciò che sta accadendo ora. Seif al-Islam circolava poco fa liberamente nel compound residenziale dei Geddafi e ora è qui, davanti al nostro albergo, a festeggiare insieme alla folla la cui gioia è incontenibile. I bombardamenti che secondo i media di massa sarebbero in atto in questo momento - come riportano nei loro Tg in America proprio ora che è prima serata - sono in realtà cessati da ore, e le gang di saccheggiatori sono di conseguenza subito scomparsi. Molti sono stati catturati e arrestati: si trattava in prevalenza di mercenari male in arnese al soldo del Qatar (il paese di Al Jazeera) e di altri desperados stranieri. Niente libici tra le gang che hanno approfittato dei bombardamenti per entrare nella città e saccheggiare tanti edifici compresi il nostro albergo. Niente 'ribelli' o 'forze rivoluzionarie' nell'intera capitale. E perfino le forze Nato sbarcate nel porto di Tripoli sono scomparse. Tutto è tranquillo, tutti festeggiano. Muhammar Geddafi - dicono i figli - è in casa e sta bene.»
Subito dopo in collegamento da Washington interveniva Brent Budosky, editore della famosa rivista The Hill (ovvero 'Il Colle' di Washington, che sta a significare 'il Parlamento'). Diceva Budosky: «che magra figura ci ha fatto Obama, che oggi si è rivolto trionfante alla Nazione dal suo luogo di vacanza - anche lui vittima dei resoconti ingannevoli dei media, che riportavano prematuramente un successo solo auspicato e per niente raggiunto. Obama si era spinto fino al punto di vantarsi che la Nato fosse riuscita a catturare il tiranno senza colpo ferire e senza invasione via terra (bella faccia tosta). Figuraccia anche dei suoi "advisers" che lo hanno mal consigliato e ne pagheranno le conseguenze. Brutta figura anche del premier britannico Cameron, che cantava vittoria oggi in diretta da Downing Street, dichiarando che l'Inghilterra era fiera di appoggiare un popolo che lottava per la democrazia e la libertà.»
Alle 04,30 ora di Tripoli torna di nuovo Lizzie Phelan in diretta su Press-Tv.
«Saif al-Islam è appena uscito dal nostro albergo. Era venuto a salutarci e stringerci la mano, ci conosce bene. Ci ha ringraziato per il lavoro prezioso che facciamo e per avere raccontato la verità. Appena uscito, siamo stati di nuovo avvicinati dai colleghi dei media di massa [credo Lizzie abbia nominato la CNN, ma non ricordo bene], che ci hanno di nuovo minacciato perché non raccontavamo la versione voluta dalla Nato, dicendo che siamo nemici delle forze di liberazione della Libia e che l'avremmo pagata cara. Loro stanno continuando a trasmettere le solite versioni opposte alla realtà, insistendo che la Corte Penale Internazionale sta preparando l'estradizione di Seif al-Islam per essere consegnato appunto al Tribunale dell'Aia. Poco fa abbiamo visto il figlio maggiore di Geddafi, Mohammad, parlare in diretta alla televisione di Stato, quella che sarebbe stata catturata dai 'ribelli'. Mohammad è stato liberato dall'esercito libico, ora in totale controllo di Tripoli. L'esercito ha anche usato efficacemente la contraerea per contrastare le incursioni aeree della Nato». Non possiamo sapere cosa succederà domani o nei prossimi giorni in Tripoli. Sicuramente la Nato tornerà all'attacco, ma per oggi Tripoli può di tirare un sospiro di sollievo e piangere i suoi 1.300 morti in dignità.
Termino citando le parole di Stephen Lendman nella parte conclusiva del suo articolo in alto.
« ... come al solito, i media sono in pieno assetto di guerra - truffano il pubblico e tradiscono la professione con i loro reportage ingannevoli che provengono direttamente dalle scrivanie del Pentagono.
«Se negli articoli del restigioso New York Times dilagano le menzogne, immaginate cosa sono capaci di fare i media che arrivano direttamente nelle nostre case attraverso la televisione. Non sono altro che pozzi di profanità senza fondo.
«Spegneteli, evitateli, accedete all’informazione vera, spargetela e agite con responsabilità».
* * *
[Per quel che vale la qualità della nostra informazione, per tutti, basta ricordare l’Annunziata che intervista un transfuga libico, già numero 2 di Geddafi, ed ora gioioso traditore del suo paese, chiedendogli se adesso Geddafi si suiciderà, come Hitler. Al che l’ex n. 2 risponde che Geddafi non avrebbe il coraggio di Hitler. È da chiedere a Lucia Annunziata se ha mai pensato di suicidarsi lei, magari con beneficio dei suoi sventurati lettori e telespettatori italiani. - Commento redazionale di A.C. Vedi oltre.] domenica 21 agosto 2011
L’attacco terroristico di Oslo? Solo uno degli ultimi episodi di un mondo in guerra! La guerra continua...
Il titolo di questo post ricalca il primo della serie sulla strage di Oslo. Tutti si chiedevano chi e perché avesse potuto concepire ed attuare un simile crimine. Le spiegazioni che da allora si succedono possono dividersi in due gruppi, in due scuole di pensiero: la prima è che si tratti del gesto assolutamente isolato di un folle sconfessato da tutti, perfino dai maestri a cui si richiama e dagli stati nel cui interesse l’attentatore dichiara di agire ed ai quali manifesta la sua simpatia ed estrema adesione politica, fino al sacrificio estremo di se stesso: un “kamikaze” all’incontrario. Il secondo gruppo di spiegazioni è di quanti cercano una logica globale in questo ed in simili accadimenti. Anche chi scrive si colloca in questo secondo gruppo, ma gli risulta faticoso sviluppare tutte le argomentazioni logiche che gli si affacciano nella mente. Non è possibile svilupparle in una sola seduta di lavoro: ho detto e ripetuto fino alla noia che un blog personale, ovvero la scrittura digitale sulla rete, non è la scritta fissa e cadaverica della carta stampata.
Mi accorgo che ai più non è chiara questa distinzione concettuale e giuridica. E mi riferisco qui a quei giudici che accettano nei loro incartamenti stampe più o meno contraffatte di pagine web come se fossero pagine cartacee di periodici della carta stampata regolarmente registrate. Apro qui una parentesi riguardo alla prima pagina del “Giornale” subito ritirata e riscritta appena sulla strage di Oslo emerse subito una verità contraria ed opposta a quella che il quotidiano sionista si era dato a rappresentare. Se si dovesse andare in causa per quella pagina, per il giudice quale testo avrebbe dovuto aver valore? Il primo o il secondo? Chiusa la parentesi. Qui verranno sviluppati in singoli paragrafi ed in modo sporadico gli elementi dell’intuizione che la strage di è solo un singolo episodio di un stesso mondo in guerra che in questo momento vede calde le frontiere israelo-egiziane. È in qualche modo rivelatore l’attacco ricevuto da un blog che con la copertura dell’anonimato pretende di andare a caccia di “complottisti”, come in attesa di una norma penale incriminante, vengono bollati quanti si sforzano di trovare collegamenti fra episodi in apparenza scollegati o che non credono alle versioni ufficiali degli stessi episodi, fornite spesso da servizi segreti con alle loro dirette dipendenze giornali e giornalisti. È un fatto largamente risaputo come la folta schiera dei giornalisti detti “embedded” non facciano altro che divulgare testi e cassette ricevute dagli uffici di propaganda. Fortunatamente, è forse ad una svolta il mestiere stesso del “giornalisti”, che pensa di poter essere lui in concreto la cosiddetta “opinione pubblica”, ovvero “pubblicata”.
(segue: post in elaborazione...)
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giovedì 18 agosto 2011
Una pagina per: IX. Naomi Klein, l’autrice di “Shock Economy”.
In questo blog, che è uno sguardo sull’immensità della blogsfera di cui fa parte, abbiamo appreso qualcosa di Franklin Lamb da un post di Egeria, che ne ha tradotto un articolo. Egli vive da anni in Libano e da qui aiuta la resistenza internazionale. Ho da poco finito di leggere con grande interesse e direi con notevole profitto il libro di Naomi Klein sulla “Shock Economy”. Ne leggerò altri, ma intanto apro una pagina anche per questa giornalista, che riscatta la sua professione e la pessima fama che ormai ha la maggior parte della categoria. Non sapendo come attingere al meglio le informazioni di cui abbiamo pur bisogno, trovo un buon sistema quello di vedere il mondo con gli occhi di una serie di scrittori e giornalisti: non tutti. Ma solo quelli dei cui occhiali mi fido abbastanza.
SOMMARIO: 1. Saccheggiare alla luce del giorno. –
1. Saccheggiare alla luce del giorno. – Non ci siamo ancora resi ben conto di cosa significhino le rivolte di Londra ed in particolare i saccheggi ivi avvenuti. In questo articolo apparso un paio di giorni fa sul Guardian e prontamente tradotto in CDC troviamo una interessante analisi dell’Autrice di “Shock Economy”.
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lunedì 15 agosto 2011
La campagna antinorvegese nel sistema mediatico sionista
SOMMARIO: 1. Il “Gerusalem Center for Public Affairs”. – 2. L’intolleranza coperta. –
1. Il “Gerusalem Center for Public Affairs”. – Cosa ci sia dietro questa sigla ci è al momento del tutto ignoto, ma essa compare accanto al nome di un signore i cui articoli appaiono tradotti in una testata sionista che esce in lingua italiana. Abbiamo scorso velocemente con gli occhi altri precedenti articoli di analogo contenuto e piuttosto ripetitivi volti a mettere in cattiva luce la società israeliana. Anche in questo articolo articolo si ripetono cose precedente. Attira la mia attenzione un termine che trovo piuttosto fastidioso per la sua vacuità: “ossessione”: «Dopo l’orribile strage di Breivik, l'ossessione della Norvegia verso gli ebrei non accenna a diminuire». Quasi che la strage non vi fosse stata, che non fosse orribile, e che averla commessa non sia stato un certo Breivik, che ha spiegato il suo gesto in nome e per conto di Israele, e del sionismo, proprio mentre i media di tutto il mondo avevano tentato di addossarne la colpa ai soliti terroristi islamici. Inutile andare a cercare senso logico e senso del pudore in questi articoli di propaganda, ma è forse doveroso registrarne l’esistenza. - Aggiornamenti: incredibile. Se fossi un norvegese, io mi arrabbierei. Qui sembra, a leggere il testo, che quasi l’ambasciatore norvegese chieda scusa supplicando, perchè un sionista ha commesso la strage e qualcuno in Norvegia si è permesso di avere cattivi pensieri verso Israele. Forse che la Norvegia è sotto il ricatto di qualche testata nucleare israeliana? Appunto, bisogna “smantellare” al più presto lo Stato di Israele, come chiedono gli ebrei veri di Neturei Karta.
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2. L’intolleranza coperta. – Ciò che stupisce in certi ambienti e in certi personaggi è la presunzione di essere i legittimi titolari di diritti che invece sono negati ad altri. Se si tratta di diritti di manifestazione del pensiero e di espressione è legittimo il proprio diritto ad esistere, pensare ed esprimersi, mentre è illegittimo l’eguale diritto di altre persone o movimenti cui è loro facoltà indicare con la punta del dito, perché come ad un loro ordine si mobilitino le autorità inquirenti e repressive. Vi è un che di patologico o razzistico in questa totale mancanza di oggettività, che già Nostro Signore denunciava con la parabola delle trave e della pagliuzza. Già, Nostro Signore che nelle tv israeliane viene impunemente dileggiato senza che nessuno batta ciglio! Svilupperemo in altra occasione e contesto, perfino in modo sistematico, le esternazioni sioniste che ogni settimana una testata di propaganda pensa di affidare ad un personaggio significativo del loro ambiente, che gode di tutte le coperture invece negate ai comuni cittadini italiani, di cui vengono vilipesi i diritti costituzionali. Qui ci limitiamo a isolare una frase della signora Claudia De Benedetti (niente a che fare con il De Benedetti di “La Repubblica”?), che è la seguente: «C’è in Europa una pericolosa rinascita di movimenti neonazisti violenti, come dimostra per esempio il caso dell'Ungheria e il recente attentato norvegese». Forse la signora non è bene informata, ma l’attentato norvegese è di accertata matrice sionista. Ed inoltre per chi ha a cuore la libertà dei cittadini europei vi è da preoccuparsi delle diverse centinaia di migliaia di persone penalmente perseguite per meri reati di opinione. Gli ispiratori di simili leggi liberticide non sono difficili da rintracciare ed esprimiamo l’augurio che un giorno possano renderne conto. Concludiamo raccomandando alla signora la lettura di un libro, tradotto in italiano, come quello di Jacob Rabkin, dove ai profani è spiegato assai bene l’abissale differenza fra sionismo e giudaismo. Si può credere dal testo della signora che in effetti di “giudei” religiosi non ne siano rimasti molti, mentre buona parte dello strato sociale denominato “ebraismo” è in effetti identificabile con il “sionismo”, che un filosofo italiano, morto di recente, ha definito come dottrina politica «criminale per essenza, e non per accidente», cioè non sanabile né riformabile. Di questa dottrina razzista, coloniale e genocidaria ci si dovrebbe in effetti occupare nella misura in cui razzismo e genocidio sono fenomeni antigiuridici da reprimere giustamente, ma tutto ciò che è legittima espressione di un pensiero politico, anche non gradito alla suddetta signora, dovrebbe avere tutte le garanzie della nostra costituzione, se non è ormai diventata del tutto carta straccia, come l’invasione della Libia – in chiara violazione dell’art. 11 cost. – ben dimostra a chi ha sano intelletto e retti principi morali.
venerdì 12 agosto 2011
Il mondo tossico di Murdoch: VII,2 - Parla Gordon Duff: «Il controllo dell’opinione pubblica e le guerre contro l'Islam a vantaggio di Israele»
VII. n° 2 / Precedente / Successivo
Nel post precedente dal titolo «Strabismo filo-israeliano e razzismo anti-islamico: due facce della stessa moneta mediatica» abbiamo annunciato e introdotto uno studio approfondito del «mondo tossico di Murdoch» - uno studio che ha lo scopo di sondare la radice di un fenomeno sociale che ha preso piede in Occidente da decenni: la demonizzazione dell’Islam da una parte e la propaganda filo-israeliana dall’altra - legate l’una all’altra mediante i fili di una trama politica dal disegno ben preciso.
Abbiamo sottolineato che senza il contributo determinante dei media questo fenomeno irrazionale quanto ingannevole non avrebbe potuto propagarsi e generare il tabù dell’intoccabilità di Israele. E abbiamo portato all’attenzione dei lettori che, non a caso, il momento storico nel quale ha inizio la campagna di diffamazione condotta a tappeto contro le popolazioni arabe abbia coinciso con l’ascesa del sionismo, all’inizio del 20esimo secolo.
Era il periodo in cui nasceva l’industria cinematografica di Hollywood, fin da allora gestita e controllata dalla comunità ebraica immigrata negli Stati Uniti dall’Europa dell’Est.
Arrivando ai giorni nostri, sappiamo che l’opinione pubblica è in prevalenza condizionata dai prodotti televisivi che hanno letteralmente invaso le nostre case, i salotti, le camere da letto, e ci accompagnano nel corso della vita fin dalla prima infanzia. È un bene? È un male? Una domanda, questa, a cui spesso si sente rispondere: «dipende da come usiamo la televisione». Una risposta, questa, che presuppone la capacità dello spettatore di essere immune dall’influenza della falsa propaganda esercitata da chi controlla i media e di saper discernere la verità dalle versioni fittizie e ingannevoli degli eventi per come vengono rappresentati da chi ‘fabbrica’ le news.
L’uomo più potente nell’industria dell’informazione è oggi l’erede naturale dei padrini della Hollywood storica e si chiama Rupert Murdoch, noto al grande pubblico italiano per essere il magnate della Tv a pagamento pur non essendo cittadino italiano.
E allora, se Murdoch è un uomo d’affari che si occupa di intrattenimento, perché parliamo di Islamofobia, Israele, Media e Murdoch all’interno dello stesso post? Tutto diventa chiaro leggendo in basso la trascrizione di un’intervista rilasciata da un autore americano che ha una profonda conoscenza di Murdoch e del mondo mediatico che il magnate ha creato per raggiungere i propri obiettivi.
In Inghilterra, dove è scoppiato, di recente, lo scandalo delle intercettazioni telefoniche che ha messo Murdoch e le testate che controlla al centro dell’attenzione pubblica, si sono dischiuse le quinte dietro le quali si cela un mondo di corruzione e ricatti tra chi ha il potere dell’informazione e chi ha il potere politico in Gran Bretagna. Tuttavia questo spiraglio si è repentinamente richiuso in conseguenza degli attentati di Oslo. [C’è anche chi ipotizza che non sia una coincidenza]. È stata comunque istituita una commissione di inchiesta parlamentare, ed è stato aperto un caso giuridico che ha già provocato arresti e dimissioni eccellenti. Entrambi i procedimenti sono tuttora in corso ma non sono attualmente sotto i riflettori pubblici.
Ma i giornalisti di inchiesta non si sono fatti sfuggire l’occasione del discredito pubblico di Murdoch, per raccontare qualche verità tenuta nascosta per troppo tempo agli occhi del pubblico occidentale.
In questo post pubblichiamo la traduzione di un'intervista rilasciata da Gordon Duff in seguito ad un articolo scabroso che l’autore stesso ha scritto nei giorni successivi allo scoppio dello scandalo delle intercettazioni. L’articolo (anche editato in formato video) aveva suscitato forte scalpore nella blogosfera e Gordon Duff è stato di conseguenza interpellato a varie riprese nei cosiddetti media alternativi per commentare la figura controversa di Rupert Murdoch.
Gordon Duff ha fatto parte del Corpo dei Marines durante la guerra del Viet-Nam. È un giornalista noto per le frequenti partecipazioni a discussioni politiche in programmi radio e Tv e per gli articoli che appaiono nelle maggiori testate di news sul web. È stato un diplomatico presso le Nazioni Unite, in veste di esperto in questioni di difesa militare. Attualmente è l’editore capo della nota testata online Veterans Today.
L'intervista audio, registrata dal servizio US-Desk della testata online di PressTv - e ripresa da molti siti - rappresenta una sintesi dell’articolo scritto dall’autore. La traduzione di alcune parti dell’articolo verrà in seguito pubblicata su questo blog, ma alcuni brevi passaggi sono già integrati nel testo dell’intervista, perché esemplificativi del discorso dell’autore.
sulla figura del magnate Rupert Murdoch
Murdoch è un israeliano. Murdoch è un ebreo. Si ritiene a torto che abbia costruito il suo impero editoriale, e la vasta rete di canali e servizi televisivi che controlla, per trarne profitto economico. Ma non è così. Il suo interesse primario è la politica – controllare il mondo politico a beneficio di Israele. Murdoch è un israeliano ultra-nazionalista estremista. Fa parte di una cerchia ristretta all’interno della Likud sospettata di avere progettato attacchi terroristici internazionali e molte delle strategie di apartheid che osserviamo in Palestina.
Quello che ora i cittadini in Inghilterra stanno scoprendo (in seguito allo scandalo delle intercettazioni) è che negli ultimi 20 anni Rupert Murdoch è stato in controllo del loro governo. Che i loro leader politici hanno raggiunto il potere per mezzo di Murdoch, che hanno ‘lavorato’ per Murdoch.
Tre presidenti americani sono stati essenzialmente insediati e letteralmente controllati da Murdoch. Tutto ciò che è successo durante il loro mandato – gli eventi che hanno determinato le guerre, gli attacchi dell’11 settembre, le decisioni di intraprendere due guerre folli, i tracolli finanziari in USA ed Europa: Murdoch è stato determinante nella progettazione ed esecuzione di questi piani, e non solo perché ha il controllo dell’informazione pubblica.
Negli Stati Uniti possiede decine e decine di testate e riviste ed emittenti radio, oltre all’intera rete FOX [il canale internazionale a diffusione mondiale Fox News, e le affiliate nazionali nei singoli Stati americani, la produzione televisiva delle serie di FOX, la produzione FOX di Hollywood, ecc. - n.d.t.].
Perché Washington ha deciso di fare la guerra all’Iraq, e la guerra all’Afghanistan, senza alcun motivo di alcun tipo? A vantaggio di chi sono state fatte queste guerre? A vantaggio di Israele. Come è stato possibile attuare tutto questo orrore? Non sarebbe stato possibile senza Murdoch in controllo di tutto. Le strategie politiche di Murdoch sono essenzialmente paragonabili a quelle del regime nazista. Murdoch persegue due obiettivi. L’obiettivo principale è il trionfo di Israele e la disfatta dell’Islam. L’altro obiettivo è servirsi dello strumento e del potere mediatico come mezzo per raggiungere lo scopo primario. Mi spiego.
Ma i prodotti di Murdoch non si limitano al puro razzismo. Murdoch usa i canali di informazione e le produzioni di intrattenimento come strumenti per abbrutire e appiattire le menti del pubblico, e renderle manovrabili verso il pensiero unico razzista, autoritario, militarizzato, etno-centrico, prepotente, intollerante – in una parola: anti-culturale.
Uno dei suoi bersagli è la classe intellettuale, coloro che in ogni società sana rappresentano i leader culturali. Nell’indurre il pubblico a rivoltarsi contro gli eruditi, gli studiosi, gli intelligenti, i filosofi, ha sviluppato negli Stati Uniti, in Inghilterra e in molte società occidentali un’assuefazione tossica al sesso sordido, allo scandalo, alla violenza, all’ignoranza, al razzismo. Il mondo tossico di Murdoch asseconda il peggio dell’umanità, soddisfa i gusti più bassi, sfrutta le debolezze altrui. È un mondo che spegne la scintilla dell’intelletto e rifugge da ogni discorso costruttivo. Indottrina le menti e sforna soluzioni preconfezionate che scoraggiano la necessità di porsi gli interrogativi opportuni. Murdoch e i suoi soci nei vari paesi hanno costruito una cultura popolare che favorisce un clima politico responsabile del mondo degenere in cui oggi viviamo. Un mondo nel quale dilagano guerre insensate e in cui l’informazione è solo intrattenimento gratificante. Non c’è arte, non c’è cultura nell’Occidente controllato da Murdoch. Tutto si riduce al consumo passivo della televisione».
Nella visione del mondo riscritta da Murdoch per influenzare l’immaginario collettivo sottratto al pensiero critico, l’Islam è il nemico dichiarato dell’Occidente e degli ebrei. Mentre rimane celata al pubblico la verità: che in realtà l’Islam costituisce l’ostacolo che Israele vorrebbe rimuovere per dominare il Medio Oriente. Questo perlomeno sembra essere l’obiettivo immediato dello ‘stato’ sionista. Ecco perché le ‘guerre senza senso’ di cui parla Gordon Duff in alto. Guerre che Israele non potrebbe condurre da sola, nonostante sia la quarta potenza militare nel mondo e il quinto esportatore di armi. «Israele NON è nostro alleato, perché la definizione di alleato si applica ad uno stato vincolato ad un altro per mezzo di un trattato strategico-militare. Israele ha sempre rifiutato di firmare un tale trattato, in quanto prevede confini di stato ben definiti. Israele vuole mantenere i propri ‘confini’ fluidi per i motivi a noi noti».Ricordiamo che Ray McGovern è oggi un sostenitore attivo della Causa Palestinese.
«I cittadini hanno il diritto ad essere protetti. Non permetteremo che eventuali ‘diritti civili’ ostacolino le necessarie misure di sicurezza che adotteremo per evitare il ripetersi di violenze analoghe».
Molto altro è stato scritto su Murdoch, e forse il documento più interessante tra quelli pubblicati sul web, è una biografia scritta alcuni anni fa, che si concentra su un periodo storico ben preciso: gli attacchi dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York. L’articolo scritto da Gordon Duff e la biografia citata, di altro autore, saranno oggetto dei prossimi post di questa serie. E come già commentato nel post introduttivo: non è il caso giudiziario, né la persona di Murdoch l’oggetto del nostro interesse. Ciò che cerchiamo di scoprire è la fonte di tanto orrore a cui assistiamo nel mondo e in particolare nel Nedio Oriente, e cioè le manovre in atto per favorire Israele ai danni delle popolazioni islamiche e della nostra libertà di pensiero.
