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mercoledì 5 ottobre 2011

Come la Palestina diventerà uno Stato Membro dell’Onu - parla il giurista internazionale, Prof. Francis Boyle.


Stiamo assistendo ad un momento di importanza storica per la Causa Palestinese. In questo periodo la comunità mondiale è chiamata ad esprimersi sulla volontà o meno di accogliere lo storico Stato della Palestina all’interno dell’Istituzione mondiale che rappresenta la legittimità delle nazioni ad esistere ognuna con la dignità di Stato Sovrano e con il diritto di vivere in condizione di pace, libertà e sicurezza.

I popoli del mondo stanno trattenendo il fiato in attesa di conoscere l’esito dell’istanza presentata dalla Palestina alle Nazioni Unite. Se il voto finale sarà affermativo, questa vittoria segnerà una svolta epocale per la causa dei diritti umani e l’inizio di una nuova era all’insegna della giustizia per i popoli.

A partire dal 21 settembre appena trascorso abbiamo assistito per una settimana alle dichiarazioni dei capi di stato che si sono succeduti come relatori di fronte all’Assemblea Generale convenuta in particolare per discutere la richiesta della Palestina presentata quest’anno all’Onu.


Alcuni dei relatori auspicavano che il riconoscimento della Palestina come Stato membro delle Nazioni Unite arrivasse come conseguenza di una ripresa dei negoziati con l’entità che occupa la Palestina arbitrariamente, mentre per la maggioranza i rappresentanti dei governi si dichiaravano felici di poter dare il benvenuto ad un nuovo stato membro della comunità mondiale. Altri ancora raccomandavano esplicitamente il voto favorevole alla Palestina, sottolineando che si trattava semplicemente di riconoscere un diritto naturale ingiustamente negato al Popolo Palestinese da troppo tempo.

Ma l’aspetto più importante da rilevare è il fatto che non una sola nazione si sia rifiutata di riconoscere alla Palestina il diritto di Stato indipendente con piena dignità legale e status di sovranità.  

Se la procedura per l’ammissione di uno stato all’interno delle Nazioni Unite prevedesse l’acclamazione a furor di popolo, la Palestina sarebbe diventata a tutti gli effetti il 194esimo Stato dell’Assise mondiale due settimane fa, il 23 settembre di quest’anno, durante il terzo giorno della 66esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu.  

Infatti quando il Presidente dell’Assemblea ha annunciato il nome della Palestina come prossimo stato relatore, e faceva il suo ingresso nell’aula il presidente Abbas ‘Abu Mazen’, si è sollevato in sala un coro spontaneo di applausi entusiasti e calorosi. Tutti i componenti di ogni singola delegazione si sono alzati in piedi tributando alla Palestina e al suo rappresentante un’ovazione incontenibile che sembrava non terminare mai. Ma l’inquadratura delle telecamere è stata anche per i delegati degli Stati Uniti, rimasti ostentatamente seduti e silenziosi, con facce impassibili che stonavano con l’atmosfera di festa che si era instaurata in questa sede altrimenti sempre composta e concentrata.

Ma le standing ovation per la Palestina sono state numerose durante il discorso di Abbas ‘Abu Mazen’ e la più insistente e prolungata è arrivata nel momento in cui Mahmoud Abbas evocava la figura di Yasser Arafat, il compianto leader storico della Palestina e Premio Nobel per la Pace.

Tanto fragorosi e spontanei gli applausi per Abbas e la Palestina, quanto tiepido e strettamente protocollare il battimano riservato a Netanyahu, che aveva il sapore del gesto a cui non ci si può sottrarre. Anche questa volta le telecamere si sono soffermate sulla delegazione degli Stati Uniti che hanno ostentato un entusiasmo sopra le righe.

Sia prima che dopo l’inizio dei lavori dell’Assemblea Generale, abbiamo sentito e letto innumerevoli voci esprimersi in merito alla richiesta formale presentata dalla Palestina all’Onu – spesso discordanti tra loro. Alcune mostravano speranza, altre scetticismo, altre ancora fiducia e ottimismo.

Alcuni osservatori politici nutrono legittimi sospetti riguardo all’onestà di Abbas ‘Abu Mazen’ – ben consapevoli della sua ambiguità come rappresentante della Palestina nei rapporti diplomatici con il regime sionista e le potenze occidentali. Altri lo criticano per come starebbe gestendo questa importante e delicata richiesta per l’ammissione della Palestina a Stato Membro dell’Onu con tutti i diritti civili, umanitari e legali che sono in gioco. Sollevano seri dubbi sulla sua capacità e volontà di spingere con efficacia per il pieno riconoscimento dei diritti dei Palestinesi in merito ad ogni singolo aspetto in esame. 

Ovviamente sono tutte considerazioni che nascono comunque dalle profonde esigenze e aspettative per una risoluzione che renda giustizia al martoriato Popolo Palestinese con un grave ritardo di oltre mezzo secolo.

Tuttavia molti sembrano non considerare che la formulazione della richiesta presentata all’Onu non può certo essere il frutto esclusivo di una strategia escogitata da una singola mente o in una singola notte. 

Inoltre, nella corsa generale per speculare sulla validità e sull'esito della mossa di Abbas ‘Abu Mazen’ in favore della Palestina, un aspetto fondamentale della discussione è stato gravemente sottovalutato o forse dato per scontato:

- qual è la natura precisa della richiesta presentata dalla Palestina alle Nazioni Unite?

Il contenuto dell’intervista che segue chiarirà questi e altri aspetti di rilievo. A parlare è nientemeno che il consulente legale ufficiale della massima autorità Palestinese (OLP). Si tratta del giurista americano di fama internazionale, Prof. Francis Boyle, esperto in Diritto Internazionale per i Diritti Umani, che da decenni affianca le autorità Palestinesi nell’esercizio delle loro attività legali relative alle questioni di ordine diplomatico internazionale.

Egeria


Intervista al giurista Prof. Francis Boyle
Come la Palestina diventerà Stato Membro dell’ONU


L’intervista al Prof. Boyle si è svolta durante la trasmissione radiofonica di domenica 2 ottobre 2011, ideata e condotta dall’autore e giornalista di inchiesta Stephen Lendman.  Avevamo già presentato in precedenza il famoso autore/conduttore di Chicago ai lettori di questo blog. La sua trasmissione è il salotto politico nel quale convergono i massimi esperti ed autori della scena accademica internazionale di lingua inglese noti nella sfera dell’informazione alternativa per il loro attivismo anti-sionista e in favore dei diritti umani.

All’inizio della trasmissione, Stephen Lendman ha ricordato al suo pubblico che il Prof. Francis Boyle è il consulente legale della massima autorità Palestinese, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina – OLP; che il giurista è  anche autore di numerosi libri sulla Causa Palestinese, tra cui spicca per ricchezza di analisi legale l’opera dal titolo ‘Palestina, i Palestinesi e il Diritto Internazionale’; e che nel 1987 il Prof. Francis Boyle ha assistito le autorità palestinesi nella stesura del testo per la Dichiarazione di Indipendenza della Palestina avvenuta nel 1988.

Stephen Lendman: Francis, bentornato a questo programma. Puoi spiegare ai nostri ascoltatori cosa devono fare i Palestinesi per ottenere il riconoscimento che chiedono?

Francis Boyle: Prima di tutto va chiarito che la Palestina NON sta chiedendo il riconoscimento come stato indipendente. I Palestinesi hanno già creato il loro stato ufficialmente il 15 novembre del 1988, che è stato quasi immediatamente riconosciuto de jure da parte di oltre 100 nazioni membri dell’Onu. All’epoca il quorum necessario era di 100 voti favorevoli, oggi sarebbe di 130. 

Ciò che Abbas (Abu Mazen) ha fatto questa volta, è presentare formalmente la richiesta per l’ammissione del già esistente Stato Palestinese a stato membro delle Nazioni Unite. 

All’interno dell’Onu, la Palestina già gode dello status di ‘stato osservatore’, con continui avanzamenti di grado nel corso degli anni; per cui le vengono riconosciuti gli stessi diritti e privilegi di cui gode lo stato del Vaticano, anche questo uno ‘stato osservatore’. Anche la Svizzera era rappresentata presso l’Onu per molti anni in qualità di ‘stato osservatore’, finché ha deciso di fare parte dell’Onu a tutti gli effetti mediante referendum.

Quindi ora la Palestina sta finalmente chiedendo l’ammissione all’Onu a tutti gli effetti, che è parte della proposta iniziale che avevo sottoposto all’OLP nel 1987. Loro ci hanno lavorato continuamente negli anni finché l’anno scorso sono arrivati ad un punto cruciale.

Infatti un anno fa succedeva che i cosiddetti negoziati di pace sono arrivati al collasso. E allora ho proposto all’OLP: che ne dite a questo punto di pensare al piano B e chiedere l’ammissione come stato membro? La proposta venne valutata dal comitato esecutivo dell’OLP e venne quindi approvata.

E dunque nel corso di quest’ultimo anno, l’intero esecutivo della Palestina ha viaggiato nel mondo intero per cercare l’appoggio che è poi sfociato nel supporto corale che abbiamo visto la scorsa settimana nell’Assemblea Generale, dove Abbas ha ricevuto le standing ovation a cui abbiamo assistito.

Al momento il Financial Times stima che la Palestina abbia già 170 voti nell’Assemblea Generale in favore dell’ammissione. L’OLP mette la stima ufficiale a 130 perché rappresenta il quorum necessario per l’ammissione legale.

Ora tutto diventa solo una questione di procedura. Abbas ha consegnato la richiesta al Segretario Generale, che l’ha passata all’Assemblea e poi al Consiglio di Sicurezza. Il Consiglio ha un Comitato di Ammissione e questo comitato ha annunciato che si riunirà questo venerdì per la discussione della richiesta. E quindi dobbiamo aspettare per vedere cosa succederà nel comitato di ammissione del Consiglio di Sicurezza.

È curioso osservare al momento il comportamento dei media di massa. I media qui negli Stati Uniti non hanno nozione alcuna sulle procedure regolari e hanno continuato a sentenziare con commenti negativi del tipo: insomma, la formulazione di questa richiesta non è stata ponderata bene, i Palestinesi si comportano con approssimazione e non si rendono conto di quello che fanno. Ma queste sono tutte fandonie. 

I Palestinesi sanno esattamente quello che fanno. La loro strategia è stata ponderata con estrema accuratezza e ci hanno lavorato con cura per un anno intero. 

Dal 1987 hanno continuato a seguire tutti i miei consigli per le modalità e le fasi successive da seguire, adattandole alla maturazione dei tempi: prima il riconoscimento come stato - che hanno ottenuto; poi piena ammissione nell’Onu, che ora stanno per raggiungere; poi tornare ai negoziati per fissare le frontiere negoziando da una posizione forte in quanto stato membro dell’Onu. Una procedura che segue il modello del ‘precedente’ creato dalla Namibia.

Se non lo hanno fatto fino ad oggi è perché volevano spendere il capitale politico e diplomatico ottenuto con il Riconoscimento del 1988 impiegandolo per i negoziati di pace. Ma sappiamo che alla fine i negoziati di pace sono collassati e non per colpa della Palestina. In tutto questo periodo io ho continuato a lavorare dietro le quinte in stretta collaborazione con le autorità Palestinesi. Ero presente quando un anno fa i negoziati sono arrivati ad un punto morto e in tutto il tempo da allora trascorso li ho incoraggiati a prendere la decisione per questa iniziativa che infine hanno deciso di adottare.

Ora si profila la questione del veto. Obama sta minacciando di fare uso del veto, ma ho già previsto e provveduto per questa eventualità, che affronteremo ricorrendo all’uso della Risoluzione 377 chiamata ‘Uniti per la Pace’. Ho già preparato il memorandum per loro, per questa evenienza.


Le procedure per l’ammissione come Stato Membro dell’Onu

1 - Quale Organismo ha il potere decisionale sull’ammissione degli stati membri

Stephen Lendman: Francis, potresti spiegare per il pubblico quali sono le singole fasi che bisogna seguire, passo per passo, quando si chiede l’ammissione a stato membro dell’Onu? Se ho capito bene la fase 1 sarebbe rivolgersi al Consiglio di Sicurezza?

Francis Boyle: In conformità con i termini dell’Articolo 4 dello Statuto dell’Onu, la richiesta viene inoltrata sia al Consiglio di Sicurezza che all’Assemblea Generale, perché entrambi hanno un ruolo nell’ammissione degli stati. 

Tuttavia, lo Statuto dice chiaramente che è l’Assemblea Generale che rende effettivo lo status di Membro dell’Onu, non il Consiglio di Sicurezza. Il Consiglio raccomanda, e l’Assemblea decide l’ammissione.

Vi era stato un dibattito in Ramallah per decidere se rivolgersi direttamente all’Assemblea Generale, ma il mio consiglio è stato: No, passiamo attraverso l’iter consueto e vediamo cosa succede se ci comportiamo come ogni altro stato che faccia richiesta di ammissione. E quindi ora siamo alla fase iniziale in cui il Consiglio di Sicurezza discute la richiesta.

2 - Cosa succede in caso di Veto - La risoluzione 377 ‘Uniti per la Pace’

Francis Boyle: Per quanto riguarda la minaccia di Obama di porre il veto, vorrei fare notare una cosa importante. Tempo fa il governo degli Stati Uniti aveva fatto all’Onu promessa solenne e vincolante di non porre mai il veto ad una richiesta di ammissione da parte di uno stato chiaramente qualificato come è il caso della Palestina. Quindi spero che Obama non violerà questo giuramento ponendo il veto - ma se anche decidesse di farlo, la Palestina avrebbe il diritto di invocare la risoluzione ‘Uniti per la Pace’ e rimandare tutto all’Assemblea Generale, dove viene richiesta un’approvazione da parte dei due terzi degli stati membri. E quel riconoscimento è vincolante. Non può essere impugnato. Nessuno può farci niente.

Stephen Lendman: E quindi l’Assemblea Generale può scavalcare il Consiglio di Sicurezza?

Francis Boyle: Non si tratta di ‘scavalcare’. Si tratta di procedure da seguire. In origine, quando le nazioni Unite sono state istituite in San Francisco, sono stati creati 6 organismi indipendenti per comporre la struttura dell’Onu:
  • Il Consiglio di Sicurezza 
  • L’Assemblea Generale
  • Il Consiglio per l’Amministrazione Fiduciaria
  • Il Consiglio Economico e Sociale
  • La Corte Penale Internazionale
  • Il Segretario Generale
Sono stati istituiti in modo che un organo non possa aggirare un altro. E questo non succede se le procedure seguite sono quelle implementate all’interno dell’Onu. 

Curiosamente la Risoluzione ‘Uniti per la Pace’ è stata proprio ideata dal governo degli Stati Uniti per superare l’ostruzionismo rappresentato dal veto sovietico durante la guerra in Corea. Quindi è stata un’idea nostra per rendere vano il veto sovietico nel Consiglio di Sicurezza.

E dunque il mio consiglio alle autorità Palestinesi è stato questo: servitevi di questo strumento offerto dalla Risoluzione 377 se necessario. Ciò che vale per uno stato o un caso, vale anche per l’altro. In questo caso la procedura corretta che Abbas ‘Abu Mazen’ dovrà seguire, sarà di fare richiesta all’Assemblea Generale perché invochi la Risoluzione 377 ‘Uniti per la Pace’

La questione dei Confini e Territori

Stephen Lendman: Mi preoccupa non poco che Abbas si sia dichiarato disponibile a negoziare solo in seguito alcuni aspetti chiave come frontiere e confini. Uno stato membro del’'Onu non dovrebbe avere confini legalmente definiti?

Francis Boyle: Sul piano tecnico, per una richiesta di ammissione come stato membro non è necessario avere già demarcato i propri confini. Sappiamo che per ora non esistono confini demarcati tra Palestina e Israele. 

In effetti Israele non ha non ha mai rivendicato la questione dei confini, perché come dici tu stesso nel tuo bellissimo articolo di oggi, Israele non vuole confini chiaramente demarcati. Israele vuole la Palestina intera. E con Palestina intera intendo l’intero territorio storico della Palestina, che comprende anche l’attuale Giordania. Per la legge gli israeliani si rifanno ai testi biblici e ritengono che l’intero territorio spetti loro di diritto secondo la Bibbia.

Stephen Lendman: C’è un’altra cosa che mi preoccupa. Come sai, il parlamento israeliano - la Knesset - ha appena proposto ufficialmente l’annessione dell’intera Cisgiordania. Se la proposta verrà approvata, avranno il diritto legale di decidere l’annessione?

Francis Boyle: No - possono dichiarare quello che vogliono ma non fa alcuna differenza di alcun tipo. Se la Palestina riceve l’ammissione come stato membro dell’Onu, allora sul piano legale questa eventualità dell’annessione sarà identica al caso che si presentò quando l’Iraq decise di occupare il Kuwait - e tutti sappiamo quali sono state le conseguenze per l’Iraq. E quindi possono agitarsi quanto vogliono, ma non farà alcuna differenza.

Il Diritto al Ritorno dei Rifugiati

Stephen Lendman: So perfettamente che Israele è l’unico paese senza confini fissati - ma cosa mi puoi dire in merito al diritto di ritorno dei rifugiati Palestinesi? Questo non è un aspetto negoziabile, giusto?

Francis Boyle: Giusto. E ho contemplato questo aspetto nella Dichiarazione di Indipendenza originale del 1987. Sappiamo che ci sono almeno 5,5 milioni di Palestinesi sparsi in giro per il mondo - o anche di più: dipende da quali gruppi si vogliano includere nel conteggio. 

Il testo che ho formulato nella Dichiarazione di Indipendenza della Palestina per lo Stato approvato nel 1988 è chiaro in merito alla questione del diritto di ritorno. Nel 1988 ogni Palestinese in ogni parte del mondo è diventato automaticamente cittadino dello Stato Palestinese, che lo sappiano o no.

Quindi, qualora la Palestina venga ammessa come stato membro dell’Onu, ogni Palestinese diventerà, se lo vuole, il cittadino di uno stato membro riconosciuto sia dall’Onu che dalla quasi totalità degli stati del mondo, ad eccezione probabilmente di Israele, USA e Canada, più un piccolo gruppo di altri stati che loro avranno messo alle corde per indurli a non riconoscere la Palestina.

I Palestinesi non saranno più senza patria - e questo rappresenterà il più grande atto di emancipazione dai tempi in cui Lincoln liberò gli schiavi.

La questione di Gerusalemme / al-Quds

Stephen Lendman: Un aspetto che immagino sarà negoziabile è sicuramente Gerusalemme, visto che ancora si trova sotto il protettorato dell’Onu ...

Francis Boyle: Certo Stephen. Nel piano di spartizione originario è stata istituita l’amministrazione fiduciaria dell’Onu per la città di Gerusalemme. Ma Israele ha annesso Gerusalemme Ovest al momento della sua dichiarazione di indipendenza – che è stato un atto chiaramente illegale. Poi, dopo la guerra del 1967, Israele ha annesso anche Gerusalemme Est, sempre illegalmente. Ed è questo il motivo per cui la maggioranza delle nazioni, compresi gli Stati Uniti, non hanno le rispettive ambasciate in Gerusalemme.

Se ci saranno negoziati per la questione di Gerusalemme, tuttavia saranno il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale a dover dare l’approvazione finale, per via dell’importanza che riveste Gerusalemme per i popoli delle principali fedi monoteistiche: Islam, Cristianesimo e Giudaismo. 

Ribadisco tuttavia che anche per quanto riguarda Gerusalemme, Israele vuole l’intero territorio mentre i Palestinesi sono disponibili alla condivisione. Quindi sarà l’Onu a dovere decidere in merito, e la decisione dovrà tenere conto che sarà necessario garantire e salvaguardare l’accesso ai siti religiosi in Gerusalemme. E tutto questo non sarebbe difficile, se soltanto ci fosse un briciolo di volontà al compromesso da parte di Israele - ma loro dicono che non cederanno mai sulla questione di Gerusalemme. E questo è ridicolo. Forse saprai che quando Israele ha firmato gli accordi di Oslo, nella dichiarazione finale avevano dichiarato la disponibilità a negoziare in merito a Gerusalemme. Ed è chiaro che tali negoziati dovranno esserci. 

Da parte di Israele non ci è mai stata una seria intenzione e reale buona fede durante i negoziati di Oslo del 1991, specie per la questione di Gerusalemme. E come saprai, io ero presente alla firma degli accordi.

Israele ha sempre temporeggiato, bloccando ogni progresso dei negoziati, mentre allo stesso tempo continuava a rubare territori Palestinesi. A suo tempo il primo ministro Shamir lo ha ammesso apertamente: la mia strategia è temporeggiare e rimandare all’infinito.

E dunque, Stephen: ho dato alle autorità Palestinesi gli strumenti legali di cui hanno bisogno per arrivare alla piena ammissione come stato membro dell’Onu, se è questo che vogliono. 

Ma bisogna sempre tenere conto del fatto che loro si trovano in un tritacarne e sono sotto enorme pressione da parte di tutti e specialmente da parte degli USA e dell’Europa per desistere dal loro proposito. [Già sono in atto sanzioni e ritorsioni contro la Palestina: gli USA hanno revocato lo stanziamento di 200 milioni di dollari in precedenza approvati - n.d.t.].

In conclusione aggiungo, che se trovano la volontà per andare fino in fondo nella ricerca per l’ammissione come stato membro, entro due o tre settimane dovrebbero riuscirci.

venerdì 26 agosto 2011

Tripoli 2011: «La Guerra chiamata Pace, la Menzogna Verità, la Schiavitù Libertà» - Inoltre: Chi è il CTN?

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Il titolo di questo post è la citazione di un commento del Prof. Michael Chossudovsky, direttore dell’istituto Center for Research on Globalization di Montreal, Canada - con il quale l’inviato speciale in Tripoli, Mahdi Nazemroaya, collabora in qualità di ricercatore. Di Mahdi abbiamo già parlato nel post precedente sulle vicende di Tripoli, mentre le riflessioni del Prof. Chossudovsky sono riportate in basso.

Succede in Tripoli



Per prima cosa, informiamo subito che è tornato in Libia il corrispondente storico di Press-Tv, Roshan Mohamad Salih, che poco fa dichiarava in diretta da Tripoli:

«Difficile descrivere cosa succede in Tripoli senza il supporto di un filmato. Difficile avventurarsi con troupe e telecamere per le strade perlustrate e razziate dai commandos stranieri, e teatro di scontri tra mercenari e forze fedeli a Geddafi. Rischieremmo di essere attaccati. La situazione è tesa e violenta. Vi parlo qui dall’hotel in cui alloggio, e negli ultimi due giorni, da quando sono arrivato, ho avuto la fortuna di potermi nutrire con datteri e bere acqua potabile: altro non può offrire questo albergo, pur essendo un hotel a 5 stelle. I viveri scarseggiano in Tripoli. La popolazione non ha niente con cui nutrirsi. Nelle strade si combatte e nel pronto soccorso degli ospedali arrivano di continuo feriti gravi - libici e stranieri - e il personale medico è sovraccarico di lavoro. I nuovi ricoverati si aggiungono ai feriti degli ultimi giorni. Gli scontri tra le fazioni sono feroci. E i fedeli di Geddafi non si sono affatto arresi. Questa battaglia non è ancora decisa. La fine della guerra è lontana.»

Durante un collegamento successivo da un ospedale di Tripoli, Roshan dichiarava: «gli ospedali sono sovraffollati. Tra i tanti feriti alcuni dicono di essere stati aggrediti dalle forze di Geddafi. Nell’obitorio sono arrivate almeno mille salme negli ultimi giorni. La situazione in Tripoli è di totale caos, ci sono checkpoint ad ogni angolo e sparatorie senza tregua nelle strade. E' difficile individuare e distinguere le forze in campo.»

* * *

È difficile anche stare al passo nel racconto di quanto succede in Tripoli, per cui questo post verrà pubblicato a tappe, man mano che aggiungiamo informazioni o commenti. Oppure l’argomento si svilupperà in post successivi. In linea di principio, il senso di questo blog non sarebbe di sostituirsi ai canali ufficiali dell’informazione di massa, ma di fornire analisi e riflessioni nel tentativo di interpretare gli eventi che si manifestano ai nostri occhi - o meglio, che i media dovrebbero raccontare correttamente. Purtroppo però ci vediamo costretti anche a rincorrere le notizie perché quelle propinate dai media di massa servono al solo scopo di dis-informare, distorcere, distrarre e soprattutto nascondere la realtà, a volte con omissioni scandalose sulle guerre imperiali in corso di cui i gruppi di potere vogliono tenerci all’oscuro, come la guerra interna ed esterna condotta contro i cittadini del Bahrein.



E quindi vediamo cosa succede davvero in Tripoli e chi sono in realtà queste forze di opposizione chiamate collettivamente National Transitional Council che secondo i media sarebbero i ‘liberatori’ e che ora si preparano a prendere il controllo ufficiale della Libia. Vediamo soprattutto se saranno davvero loro a decidere le sorti del paese. Ne parlerà nella seconda parte di questo post Brian Becker, il direttore del movimento anti-guerra e anti-razzismo A.N.S.W.E.R. con base in San Francisco, ma con filiali ovunque negli USA - un movimento che manifesta sistematicamente contro Israele, guerrafondaia razzista, e contro le politiche americane, sia estere che interne, altrettanto razziste e violente.


Riprendiamo il racconto da dove lo avevamo interrotto nel primo mattino dopo la strage provocata dai bombardamenti della NATO e la successiva smentita della cattura di Geddafi e figli. Ecco qui il link al resoconto di quelle 24 ore di guerra informatica, di bombardamenti e saccheggi. Il post termina con l'annuncio dell'inviata di Press-Tv che in collegamenti successivi tra le 02,30 e le 04.30 ora italiana informava in diretta che il figlio di Geddafi, Seif al-Islam, si trovava nelle piazze di Tripoli circondato da una folla in festa per la mancata cattura del leader libico e dei suoi figli.

Non mi è nota la versione che mandano in onda i media italiani sulle vicende di Tripoli e della Libia delle ultime 48 ore, ma immagino che tutti abbiano visto le scene del saccheggio della residenza di Geddafi.

Fin dal mattino si vedevano sugli schermi di RT e Press-Tv le colonne di fumo uscire dall'area intorno al compoud residenziale di Geddafi e successivamente le immagini dei 'ribelli' che distruggevano i simboli del potere libico nella residenza del colonnello.

Le scene sembravano il remake del film già visto in Baghdad nel 2003, quando le forze di 'liberazione' della Nato entravano nella capitale irachena e un gruppo di 'cittadini' si vendicava sulla statua di Saddam Hussein, abbattendola al suolo. In seguito veniva rivelato dai giornalisti di inchiesta che si era trattata di una messinscena orchestrata dalle forze di invasione occidentali.


I gruppi di mercenari vandalizzano la città


Per l'intera giornata di martedì 23 agosto, sono passate sullo schermo le immagini dei 'rivoluzionari' che invadevano le strade di Tripoli disertate dai cittadini e sparavano raffiche di trionfo per mostrare ai media che ‘la Libia veniva liberata’ - una versione prontamente propagandata nei canali di news convenzionali.


Quelle che i media definiscono 'forze rivoluzionarie libiche' - che abbiamo visto in azione nel saccheggio dell residenza di Geddafi - erano entrate in Tripoli dal porto dove la Nato le aveva fatte sbarcare il giorno prima: mercenari di varia provenienza, in particolare dal Qatar e dai paesi confinanti con la Libia.

«Ma anche definirli mercenari è in realtà un'esagerazione», commentava Don de Bar, giornalista di New York, in contatto costante con gli inviati speciali che abbiamo presentato nel post sulla battaglia di Tripoli.

«In realtà si tratta di giovani disoccupati e disperati, provenienti dai paesi dell'Africa sahariana - Chad, Mali, Niger, Sudan, Algeria, Tunisia, e soprattutto dal Qatar perché alleato con la NATO per l'occasione - padri di famiglia che non sanno come sfamare i figli e si fanno attirare dalla prospettiva di un sostanzioso guadagno, ignari di andare a combattere una guerra che non è quella dei cittadini della Libia ma solo della NATO.

«Nei mesi di preparazione all'invasione decisiva, sono stati reclutati e addestrati e ben equipaggiati con le armi più letali. Nelle ultime 48 ore sono sbarcati dalle navi della NATO, mentre ricevevano copertura dai bombardamenti su Tripoli, molto intensi proprio per permettere alle truppe di sbarcare indisturbate e organizzarsi sul campo. Non sono ribelli libici i guerriglieri armati fino ai denti che vediamo ora invadere le strade di Tripoli, saccheggaire tutto e terrorizzare la popolazione civile.»

Le forze al suolo che brutalizzano la Libia


«No, non sono ribelli e certamente non sono libici» - commenta il Prof. Chossudovsky. «In parte sono gruppi paramilitari di Al Qaeda, che da sempre collabora con le forze militari occidentali - non dimentichiamo che Al Qaeda è una creatura della CIA. E che non ci siano dubbi: i mercenari sono sbarcati in Tripoli insieme alle forze militari occidentali che li guidano. Perfino la CNN oggi riportava i commenti di un parlamentare americano che faceva notare l'impossibilità di evitare la presenza di forze di combattimento americane sul suolo libico.»

Secondo il britannico Daily Telegraph, i soldati del 22esimo Reggimento delle forze speciali britanniche SAS sono in comando per dirigere le operazioni (caotiche e violente) dei 'combattenti dell'opposizione' su istruzioni specifiche del premier britannico David Cameron.

Secondo fonti del Ministero della Difesa, le forze speciali della SAS sono in Libia da alcune seettimane. Sono state inviate in appoggio alle forze di opposizioni libiche del CTN per stanare Geddafi e per dirigere le operazioni di attacco via aria e via terra alle installazioni militari.

Il Segretario alla Difesa britannico Liam Fox ha declinato ogni commento sulla presenza dei militari britannici sul suolo libico, ma ha dichiarato che in Libia sarebbero presenti «consulenti britannici esperti in comunicazioni, logistica e strategia di comando per assistere i 'combattenti libici' - provvedono a fornire dati di ricognizione raccolti dalla NATO per assistere la caccia a Geddafi e ai suoi fedeli.»

Oltre alle SAS bitanniche, altre forze speciali al suolo sono: la DELTA-force francese 2REP, le Jordanian Royal Special Forces - appunto della Giordania, specializzate in guerriglia urbana e cattura di installazioni fortificate - e le forze speciali del Qatar.

Non è ancora chiaro il motivo per cui le forze di invasione non abbiano incontrato una resistenza decisiva da parte delle forze di Geddafi, ma un esperto in strategia militare, intervistato da PressTv faceva notare che il livello di addestramento dell'esercito libico non è da paragonare allo standard delle forze militari occidentali, perché non era nelle politiche e nei progetti di Geddafi entrare in guerra con altri paesi, né si è mai profilata l'eventualità di un'insurrezione interna e tantomeno di una guerra civile in Libia».


La bufala dei festeggiamenti nella
Piazza Verde di Tripoli



In serata venivano mandate in onda le immagini trasmesse da Al Jazeera e riprese dai media alternativi in buona fede, che secondo la versione dei media mainstream rappresentavano "scene di festa nella Piazza Verde di Tipoli". Le scene mostravano gruppi di guerriglieri e i presunti cittadini di Tripoli riuniti per festeggiare la "fine del governo Geddafi".

Eppure, guardando le immagini con occhio critico, era subito evidente che si trattava di piccoli gruppi non meglio identificabili, dall'aspetto centro-africano, che a mala pena risuscivano a occupare la parte centrale dell'enorme piazza che si vedeva nel filmato.


In altre circostanze - all'inizio delle operazioni di bombardamenti NATO sulla Libia - avevamo visto la Piazza Verde strabordare di folle inneggianti alla Libia e al suo leader, sventolando le inevitabili bandiere VERDI, simbolo della leadership libica - mentre i gruppetti di ieri sventolavano la bandiera tricolore libica. Niente bandiere VERDI in vista.

«Le celebrazioni della 'Piazza Verde' di Tripoli sono una messinscena orchestrata dalla NATO?», è il titolo di un articolo di Paul Joseph Watson sul celebre sito Infowars.com, gestito dal famoso giornalista Alex Jones noto per la sua campagna mediatica e le manifestazioni nelle grandi città americane per informare sulle menzogne della versione ufficiale degli attacchi dell'11 Settembre 2001 al World Trade Center di New York.

Nel suo articolo, Paul Joseph Watson fornisce tutti gli indizi - anche per mezzo di immagini - per smascherare la messinscena di Piazza Verde.

Scriveva ieri Stephen Lendman nel suo blog:
«Quella dei presunti festeggiamenti nella Piazza Verde passerà agli annali della storia come una delle bufale più ciniche dei media compiacenti con il potere, che farà concorrenza alle immagini manipolate degli iracheni che abbattono la statua di Saddam Hussein dopo l'invasione americana del 2003.
«Al Jazeera ha commeso la sua ennesima frode, mandando in onda immagini false, con la giornalista Zeina Kodr che dichiarava 'la Libia è nelle mani dell'opposizione', sapendo bene di mentire perché il filmato è stato prefabbricato negli studi del Qatar. Ci sono ora le truppe del Qatar sul suolo libico in appoggio alle truppe americane e alle forze speciali britanniche.»
Nel sito di Global Research.ca il Pof. Chossudovsky scrive:
«E' una strategia mediatica di vecchia data che conosciamo bene. Creare l'illusione di un inesistente supporto massiccio per la Nato e per i 'ribelli libici' serve a scongiurare la resistenza contro l'invasore.»

Parla il Pof. Chossudovsky


«Non rappresentano il popolo libico, le forze di invasione che abbiamo visto in azione ieri in Tripoli, mentre depredavano la città e terrorizzavano la popolazione» commentava oggi il Prof. Chossudovsky collegato via Skype con Press-Tv. «Il mio collaboratore Mahdi Nazemroaya mi informava per telefono che i cittadini di Tripoli sono sotto shock, nessuno si azzarda ad uscire per strada. Stanno piangendo i loro morti, in Tripoli, e assistono i feriti. Nessuno è in vena di festeggiamenti - si profila un futuro incerto e violento per la Libia.»

In precedenza il prof. Chossudovsky aveva commentato in diretta:«Il mio collaboratore Mahdi Nazemroaya, si trova ora prigioniero nell'hotel Rixos di Tripoli, dove viene tenuto ostaggio insieme a Thierry Meyssan e Lizzie Phelan. I media dicono che sono i fedeli di Geddafi a tenerli in ostaggio, ma non è vero. Sono i collaboratori della Nato che occupano l'albergo. Vogliono impedire che si sappia la verità su quanto succede. Nell'albergo ci sono anche i giornalisti dei grandi media che hanno collaborato con la Nato fornendo le coordinate di bersagli sensibili da bombardare. Loro non sono in pericolo, mentre Mahdi e Thierry e Lizzie sono sorvegliati a vista e sono perfino stati minacciati negli ultimi giorni dai loro colleghi della stampa che collaborano con la Nato. I giornalisti dei media collusi raccontano di essere prigionieri delle forze di Geddafi e mentono.»

Scriveva il prof. Chossudovsky sul sito del Centro di Ricerca: «Mahdi è in pericolo perché dal centro di comunicazioni dell'albergo stava raccontando la verità su Tripoli, in solidarietà con il popolo libico che ora viene massacrato nei bombardamenti aerei sugli obiettivi civili, tra cui ospedali e scuole. La sua vita è in pericolo perché Mahdi smascherava i crimini della Nato.»
«La NATO vuole fare della Libia una società orwelliana, in cui la Guerra è Pace, la Schiavitù è Libertà, l'Ignoranza è Forza, la Menzogna è Verità.

«Orwell aveva scritto: in tempi di inganno universale, raccontare la verità diventa un atto rivoluzionario. Sono i giornalisti onesti e coraggiosi come Mahdi, Lizzie, Thierry Meyssan e Franklin Lamb che ci permettono di conoscere la verità mettendo a rischio la propria vita in una zona di guerra perché hanno a cuore la sorte del popolo libico. E rischiano altrettanto perché rappresentano una minaccia al consenso pubblico per la Nato.»

Un pensiero estemporaneo: Chossudovsky sembra un uomo che sa apprezzare l'opera dei propri dipendenti e che ha a cuore la loro sorte. Pensate come sarebbe una società in cui i dipendenti sono davvero gratificati per svolgere attività che nella maggior parte dei casi sono pesanti o ripetitivi e spesso alienanti. Davvero sarebbe un altro mondo. Si lavorerebbe con gioia.

Il prof. Chossudovsky in questi giorni viene spesso interpellato dai media alternativi, che hanno temporaneamente perso l'accesso alle fonti primarie sul campo. Scrive Stephen Lendman: «Mahdi, Lizzie, Thierry e Franklin sono stati liberati dalla Croce Rossa che ne ha negoziato il rilascio dalle mani dei teppisti che li tenevano in ostaggio nel Rixos hotel. Spero che ora siano salvi, ma non possiamo saperlo finché saranno lontani dalle fonti di pericolo ora presenti in Libia.»


La notte violenta di Tripoli: caos, terrorismo, bombardamenti

Tripoli ora è nel caos più totale e si prospetta lo stesso scenario già osservato da anni in Iraq e Afghanistan. Continua la guerriglia urbana, i saccheggi, le incursioni aereee con bombardamenti. Non ci sono folle giubilanti nelle strade a dare il benvenuto ai 'liberatori' che Webster Griffin Tarpley chiama 'Squali e Sciacalli', riferendosi ai paesi della Nato che ora deprederanno il petrolio libico.

Questa sera venivano trasmesse in diretta, a lungo, le scene dello skyline di Tripoli costantemente illuminato dalle esplosioni al suolo, e il rumore somigliava tanto al fracasso mortale che si udiva durante i 22 giorni e le 22 notti del massacro di Gaza durante l'operazione Piombo Fuso di oltre due anni fa. Mi si gelava il sangue nelle vene, questa sera, mentre assorbivo l'orrore dei bombardamenti di Tripoli e del rumore di battaglia urbana. I bambini di Gaza sanno bene a cosa mi riferisco.

Mentre nel corno d'Africa la popolazione della Somalia è allo stremo per le conseguenze della siccità - del tutto prevedibili e previste con molto anticipo su quanto accade ora - e mentre ogni giorno miliardi di dollari vengono spesi per le bombe e i missili sulla Libia, solo l'IRAN - il tanto vituperato paese di Ahmadinejahd - invia costantemente convoglio su convoglio e miliardi su miliardi per soccorrere come puo' la Somalia.

Le forze imperiali USA bombardano la Somalia ogni giorno - ma non di pacchi umanitari per alleviare le sofferenze - bombardano con i droni, nonostante l'orrore che vive la popolazione che muore di fame, di sete, di abbandono, di indifferenza.


Scrive Stephen Lendman dopo la notte di guerriglia urbana e bombardamenti a tappeto:


«Le agenzie di stampa russe citano i volontari sanitari ukraini in Tripoli che parlano di sparatorie caotiche, di edifici circondati e saccheggiati, di depredazione di massa. Di residenti che tentano di barricarsi in casa.»

«Alcuni testimoni oculari raccontano che bande armate hanno saccheggiato l'ambasciata della Bulgaria e attaccato le ambasciate della Corea del Sud e dell'Ukraina, comprese le residenze degli ambasciatori.

«Tripoli è una città allo sbando. Gli esperti dichiarano che è presto per dire che i mercenari al soldo nella Nato siano in controllo della capitale.»

Continua Lendman: «Ora gli eroici giornalisti indipendenti non hanno la possibilità di raccontarci verità cruciali su quanto succede sul campo. Devono negoziare il loro varco verso la salvezza. Ma ci vengono a mancare le loro preziose testimonianze di prima mano. Di conseguenza sarà molto difficile capire cosa succede in realtà sul campo, e dei media di massa non possiamo certo fidarci.

«Ma il sottoscritto, insieme ad altri, continuerà a relazionare su quanto sarà possibile sapere, accuratamente e con onestà. E' il contributo che possiamo dare per mantenere viva la fiamma della Libertà per il Popolo Libico. Meritano e hanno necessità del nostro supporto alla luce di quello che li aspetta da parte della NATO, le cui mire sono di spartirsi le spoglie della Libia per il proprio profitto.

«In effetti, già in aprile sono iniziate le sgomitate per accapparrarsi il petrolio, quando il ministro deli esteri italiano Franco Frattini annunciava che l'amministratore delegato della ENI, Paolo Scaroni, aveva avviato i negoziati con il neo-nato Consiglio Transitorio Nazionale della Libia per una cooperazione tra Libia e Italia nel settore energetico.

«In giugno il Washington Post rivelava che anche le multinazionali americane del petrolio avevano contattato gli esponenti del CTN per accordi commerciali. L'amministratore delegato della Quantum Reservoir, Nansen Saleri, dichiarava: «è facile ora prevedere chi sarà il vincitore in Libia, e il suo nome non è Geddafi. Il mosaico sta prendendo forma. I giganti dell'energia occidentali si stanno facendo avanti.

«E' noto che la Libia è lo stato africano più ricco di petrolio e che esistono ancora immense riserve non esplorate. Il petrolio libico è di altissima qualità e richiede poca lavorazione di raffineria.

Continua Lendman: «Ho appena registrato una conversazione con il docente in Legge, Prof. Francis Boyle (noto per l'assistenza legale alla Palestina vs. Israele) che verrà inserita nel mio programma radiofonico. Il Prof. Boyle fa notare che bisogna attendersi un conflitto senza fine, simile a quello in Iraq e Afghanistan - e non solo in Libia, ma allargato all'intera regione e anche oltre. E credetemi, il punto di vista del Pof. Boyle è condiviso da tanti che conosco, compreso il grande esperto Webster Tarpley, che prevede una guerra civile protratta in Libia.»

Chi è il CTN ?

Nei media di massa ferve l'attività per presentare al pubblico internazionale questo gruppo di traditori del popolo libico che si è autoproclamato 'Consiglio Nazionale di Transizione' e che viene annunciato come il prossimo governo ufficiale legittimo della Libia. Si succedono a ritmo serrato le conferenze stampa da parte del leader del Consiglio, che rende note le sue intenzioni di governare il popolo libico con "lealtà e onestà", dimenticando tuttavia che il popolo libico non ha né approvato né tantomeno eletto questo gruppo non meglio specificato di presunti liberatori della Libia. Dai resoconti dei giornalisti onesti sappiamo che il popolo libico prova disprezzo e disgusto per gli esponenti di questa accozzaglia di traditori della causa libica.

In un articolo dal titolo «La verità sulla situazione in Libia» Brian Becker illustra la natura del CNT nel paragrafo finale. Si tratta di un articolo importante, ma anche molto lungo, e ho tradotto solo il capitolo in oggetto. Ma a chi conosce l'inglese consiglio di leggerlo per intero.


La natura del Consiglio Transitorio Nazionale
di Brian Becker


Il Consiglio Transitorio Nazionale - CTN - si è costituito come gruppo in comando della fazione di opposizione in Benghazi - la seconda città della Libia. Il leader principale è Mustafa Abdel-Jalil, che era ministro della Giustizia fino al momento in cui sono iniziate le defezioni, compresa la sua (un traditore: allora e adesso, n.d.t.).

Jalil fa parte della schiera di funzionari neo-liberali del governo, del corpo diplomatico e dei ranghi militari della Libia con orientamento pro-occidentale che si sono uniti all'opposizione nei giorni iniziali della diatriba. (Opportunisti con mire di potere, che hanno approfittato della guerra mediatica inscenata per provocare conflitto - n.d.t.).

Appena si è costituito, il CTN ha cominciato a lanciare appelli per l'intervento imerialista - appelli che con il passare del tempo diventavano disperati e frenetici e tradivano il panico perché era chiaro ormai che, contrariamente alle previsioni iniziali basate su falsi presupposti e valutazioni errate, il governo di Geddafi non era affatto sul punto di collassare, mentre erano i cosiddetti 'ribelli' ad affrontare una imminente clamorosa sconfitta.

Infatti, è stato solo in conseguenza della campagna di bombardamenti intensi che la NATO/USA ha lanciato in tutta fretta a partire dal 19 marzo, che la ribellione dei pochi non è collassata.
Gli ultimi 5 mesi di GUERRA hanno fugato ogni dubbio sulla natura pro-imperialista del Consiglio Transitorio Nazionale. Un episodio eclatante si è verificato il 22 aprile, quando il senatore John McCain (l'avverario di Obama nelle presidenziali del 2008) si è presentato 'a sorpresa' in Benghazi. Venne accolto con un enorme striscione di benvenuto che mostrava la bandiera americana insieme alle parole: «United States of America - Avete un nuovo alleato in Nord Africa.»
Analogamente al rapporto di sudditanza tra la NATO e le forze 'ribelli' armate, il CTN è interamente dipendente e subordinato agli USA, e ai governi imperialisti di Francia, Gran Bretagna e Italia.
Se il Pentagono, la CIA, e Wall Street riusciranno nel loro intento di installare un regime fantoccio in Tripoli, verranno incoraggiate le minacce e accelerati gli interventi contro i governi indipendenti (da USA/Israele) come la Siria e il Venezuela. In ognuno dei casi vedremo svilupparsi il meccanismo ormai noto che inizia con la demonizzazione della leadership del paese nelle mire imperialiste, che ha lo scopo di scoraggiare una massiccia reazione militante anti-guerra contro l'aggressione delle potenze guerrafondaie.
Noi della Coalizione ANSWER invitiamo tutti coloro che condividono queste prospettive ad unirsi a noi per mobilitarci e smascherare le mire coloniali che si celano sotto lo slogan ingannevole del cosiddetto 'Intervento Umanitario'.
* * *


Il capo del CNT, Mustafa Abdel Jalil ora vuole Geddafi «vivo o morto» e dichiara che il Consiglio concederà l'amnistia ai membri della cerchia di Geddafi che consegneranno o uccideranno il colonnello.

Noi continueremo a monitorare la situazione attraverso i canali a noi noti e accessibili. Al momento stiamo traducendo i commenti migliori degli esperti che si sono espressi in diretta sui canali alternativi e sul web. E sono agguerriti, gli esperti, perché sanno che sorte è stata riservata alla Libia da parte delle potenze occidentali coalizzate con Israele.
«E' Israele che tiene unite tra loro le forze occidentali, ma questo sodalizio è destinato a sciogliersi appena Israele si sfalderà perché non ha amici su cui contare.»
Queste le parole pronunciate oggi dal presidente iraniano Ahmadinejahd di fronte ad una folla immensa che manifestava in favore della Palestina in occasione della Giornata Mondiale di Gerusalemme - 'Quds Day', di cui relazioneremo appena possibile.

Per quanto riguarda Tripoli: non è ancora finita, come dice Roshan Mohammed Salih all'inizio di questo post. I giochi non sono ancora fatti. Speriamo bene per i nostri fratelli in Libia. Speriamo, e continuiamo ad informare.


... continua in nuovo post ...

lunedì 22 agosto 2011

Tripoli 2011, in tempo reale: 1. Cosa succede veramente in Tripoli secondo Stephen Lendman, Franklin Lamb e altri

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Prego leggere alla fine di questo post L’IMPORTANTE AGGIORNAMENTO su TRIPOLI - dopo l’articolo di Stephen Lendman

Da ieri, domenica 21 agosto, si susseguono freneticamente le immagini e le notizie dalla Libia e in particolare da Tripoli. Secondo il racconto dei media, la situazione in Tripoli - roccaforte di Geddafi - starebbe precipitando e la sorte del leader libico sarebbe segnata. Secondo la versione dei media di massa, i cosiddetti ‘ribelli’ sarebbero entrati in Tripoli e avrebbero preso controllo dell’aeroporto internazionale e del centro di telecomunicazioni di stato. Le immagini violente e i commenti dei mezzi busti che venivano trasmessi fin dalla mattina lasciavano intendere che le ‘forze rivoluzionarie’ appoggiate dalla NATO avrebbero preso il controllo della capitale e che la popolazione fosse nelle strade per acclamare i ‘liberatori’.

In parallelo, tuttavia, i media alternativi fornivano un resoconto in forte contrasto con la versione mainstream.

Da qualche tempo si è formata una cooperazione tra i canali di news alternativi e alcuni inviati speciali in Tripoli, che da mesi stanno collaborando sia con
Press-Tv che con RT (Russia Today), e anche con l’emittente radiofonica PRN di Chicago, di cui il giornalista americano Stephen Lendman è uno dei conduttori. I tre inviati speciali sono: il Dr. Franklin Lamb, americano, esperto giurista internazionale con base in Libano, noto ai lettori di questo blog e da sempre uno degli esperti che collaborano con Press-Tv. Franklin Lamb si è trasferito da qualche mese in Tripoli, ed è amico di lunga data di Stephen Lendman da cui viene spesso interpellato per le trasmissioni radio con indirizzo politico internazionale. Il secondo inviato è Mahdi Nazemroaya, ricercatore universitario canadese, anche lui da mesi in Tripoli, da dove relaziona regolarmente per le tre emittenti menzionate. E Lizzie Phelan, giornalista freelance di Londra, corrispondente ufficiale di PressTv in Tripoli.

I tre inviati alloggiano nell’albergo di Tripoli che ospita la stampa internazionale e si alternano nei commenti sulle tre emittenti alternative. Nelle ultime 24 ore stanno facendo la spola tra un canale e l’altro. Infatti non si possono muovere dall’albergo perché i bombardamenti NATO si sono intensificati a ritmo vertiginoso e le strade sono invase da gang non meglio identificate, che tuttavia i media di massa definiscono ‘combattenti ribelli’.

Tra tutti funge da trait d’union proprio il giornalista e blogger Stephen Lendman di Chicago, che nelle ultime 24 ore è rimasto collegato con Press-Tv, RT e i tre inviati di Tripoli. Lendman è anche in contatto costante con chi vi scrive, per aggiornamenti, commenti e riflessioni.

Questa premessa ha per scopo di introdurre il resoconto delle vicende di Tripoli degli ultimi tre giorni fornito da Stephen Lendman nel suo blog, che riassume quanto emerge dai racconti dei tre inviati e testimoni oculari in Tripoli.

Prima di tradurre il post di Lendman, riassumo brevemente gli antefatti di ieri, per come venivano narrati soprattutto su Press-Tv.

Nel mattino Press-tv aveva improvvisamente interrotto i programmi regolari per collegarsi con Tripoli, perché i media di massa trasmettevano immagini di combattimenti nelle strade di Tripoli e annunciavano la prossima cattura della capitale da parte delle ‘forze di opposizione’ appoggiate dalla Nato. Dal collegamento con gli inviati in Tripoli, tuttavia, emergeva una realtà del tutto diversa.
Tripoli era sotto forte attacco aereo da parte della NATO, che i media di massa tuttavia non mostravano. Stava avvenendo un massacro totale. Le cosiddette ‘forze ribelli’ che secondo i media erano sul punto di catturare Tripoli, altro non erano - come dicevano gli inviati - che bande armate di desperados di varie provenienze che approfittavano dei bombardamenti per saccheggiare la città, sparando su chiunque opponesse resistenza. Anche l’albergo in cui alloggiano i tre inviati straordinari, Franklin, Mahdi e Lizzie, era invaso da saccheggiatori, e il Dr. Franklin Lamb era stato ferito da uno dei vandali, mentre Mahdi raccontava che un uomo della sicurezza dell’albergo era stato abbattuto davanti ai suoi occhi, mentre tentava di proteggere la proprietà.

I media di massa mandavano anche in onda immagini di folle in Tripoli che, secondo loro, stavano celebrando la caduta della capitale e la prossima fine del regime Geddafi. Ma i tre inviati smentivano, dicendo che nelle strade si vedevano solo corpi di gente colpita dai bombardamenti NATO, feriti e soccorritori, oltre alle gang armate che approfittavano dei bombardamenti per le loro incursioni di sciacallaggio generale.

Alle 23.00 ora locale di Tripoli, ecco la diretta Press-Tv da Tripoli per trasmettere la conferenza stampa del portavoce di Gaddafi, Moussa Ibrahim, ben noto a tutti coloro che seguono le vicende della Libia nei media alternativi. Diceva Ibrahim:


«Sono qui questa sera per denunciare i gravi misfatti della NATO e dei media di massa che raccontano versioni preconfezionate in appoggio alle menzogne delle forze Nato. Non lasciatevi ingannare da quanto vedete e sentite dalla CNN, BBC, Al Jazeera, e tutti i canali
mainstrem a diffusione internazionale. Da una parte mandano in onda false immagini e falsi rapporti, dall’altra evitano di mostrare ciò che succede davvero. Conosco bene gli inganni dei media. Ho studiato scienze delle comunicazioni in Londra e ho approfondito le strategie della disinformazione di massa. Oggi la NATO ha bombardato Tripoli a tappeto. Al momento secondo le autorità mediche sono 1.300 i morti e oltre 5.000 i feriti. Gli ospedali sono sovraffollati e non c’è la possibilità di soccorrere tutti. Si tratta di un crimine orrendo per il quale la Nato dovrà pagare. I bombardamenti sono in atto da almeno 11 ore e stanno continuando».
Circa un’ora dopo la conferenza stampa, Press-tv comunicava che secondo i rapporti mainstream due dei figli di Geddafi sarebbero stati catturati. E solo pochi minuti dopo, ecco una nuova comunicazione: la Corte Penale Internazionale - che mesi fa aveva emesso un mandato di cattura per Geddafi e figli - annunciava che Muhammar Geddafi stesso era stato catturato. Mentre le immagini dai media di massa mostravano presunte folle di Tripoli che secondo la versione dei giornalisti festeggiavano la cattura della famiglia Geddafi.

Subito il collegamento con gli esperti americani che collaborano con Press-Tv. Commentava Jeff Steinberg:
«chiunque sia stato catturato - e ammesso che sia vero - non sono certo i cosiddetti ribelli ad avere la possibilità di catturare chiunque si trovi nel compound fortificato di Geddafi. Se cattura ci è stata, è sicuramente opera della Nato, che opera in Libia sotto mentite spoglie».
Jeff Steinberg è un giornalista di Washington, editore della Executive Intelligence Review (anche EIR).

Mark Glenn - brillante giornalista e attivista del movimento di solidarietà Crescent and Cross - commentava:
«bisogna essere cauti nell’interpretare le news di cui non abbiamo immagini. Non ci sono immagini della presunta cattura di Geddafi. Tuttavia, se è la verità, la NATO ha raggiunto il suo primo obiettivo in Libia e le operazioni militari si sposteranno ora in Siria, mentre la Libia passerà nelle mani di chi è esperto nella depredazione e nello smantellamento delle strutture politiche e sociali, come è successo nell'ex Jugoslavia. E temo che alla Libia verrà riservata la stessa sorte che è toccata all’Iraq. La popolazione verrà decimata, la classe intellettuale decapitata».
Risponde Jeff Steinberg:
«Sono daccordo con Mark e aggiungo questo: Obama è andato in vacanza qualche giorno fa, fiducioso di quanto sarebbe accaduto sul fronte mediorientale. Ora il popolo americano riceverà la notizia di questa “vittoria” e saranno contenti di Obama e lo rieleggeranno. Israele si sfregherà le mani - perché cade un nemico del regime sionista. Altrettanto contenti saranno quelli di Wall Street e del Pentagono. Nuovo petrolio, nuove risorse, nuovo afflusso di denari. Ma niente per le tasche dei cittadini americani. Nuovo paese ‘alleato’ di USA/Israele come l’Egitto».
«Sono daccordo, commenta Mark Glenn, il nuovo leader della Libia sarà un burattino di USA/Israele. Non abbiamo la conferma della cattura di Geddafi e dei figli, ma la NATO è determinata ormai a prendersi la Libia.» ...

«... Ma non è detto che ci riuscirà, commentava questa mattina in diretta Franklin Lamb. I giochi non sono ancora fatti. Guardando fuori dalla finestra dell’albergo, dove sono rintanato con Mahdi e Lizzie perché sono in azione le gang armate che sparano e saccheggiano, vedo passare cortei di mezzi militari di Geddafi. È difficile dire chi la spunterà. Le forze in azione sono tante. Ci sono i mercenari delle confinanti Tunisia e Algeria. Ci sono senz’altro forze Nato anche sul campo, ci sono anche i ‘ribelli’ del Consiglio Provvisorio libico. E ci sono i bombardamenti Nato che continuano senza interruzione. Ma c’è anche il popolo libico, e molti sembrano avere imbracciato le armi in supporto di Geddafi. Comunque quanto è successo nelle ultime 24 ore mi ha certo colto di sorpresa. Non me lo aspettavo. Finora Tripoli veniva colpita sporadicamente dalle incursioni Nato. I miei colleghi Mahdi e Lizzie sono altrettanto sorpresi. Ma ora siamo qui bloccati nell’albergo e improvvisamente la nostre vite sono in pericolo».
Il motivo per cui le vite di Franklin Lamb, Mahdi Nazemroaya e Lizzie Phelan sono in pericolo viene raccontato nell’articolo di Stepen Lendman, che segue più avanti.

Aggiungo che Stephen Lendman è rimasto collegato tutta la notte con PressTv e con i tre inviati e commentava in diretta nelle prime ore della mattina:
«La Corte Penale Internazionale ha mentito dicendo che Geddafi fosse caduto nelle mani dei ‘ribelli’. E mentono i media con i resoconti inventati e le immagini che non si riferiscono agli eventi di ieri. Bisogna guardare Press-tv e RT e Telesur per vedere cosa succede davvero. Nell’albergo in cui alloggiano Franklin, Mahdi e Lizzie sono presenti anche le troupe della CNN, Al Jazeera, BBC e altri canali di news internazionali che raccontano la versione fraudolenta della Nato. Solo i nostri tre inviati che parlano con PressTv e RT raccontano la verità per quanto a loro nota. Sono furioso per il massacro che sta commettendo la Nato. E sono furioso per le minacce fatte ai nostri amici inviati in Tripoli, perché loro osano raccontare la verità. E indovinate da dove arrivano le minacce di morte? È incredibile: dai colleghi dei media di massa! Troverete i particolari nel mio articolo che ho finito di scrivere adesso e che troverete nel mio blog».
Ecco dunque come riassume Lendman i resoconti ricevuti personalmente. Stephen Lendman mi faceva notare che continuerà ad aggiornare i racconti degli inviati speciali e che il contenuto del post potrebbe essere soggetto a modifiche, rettifiche, aggiornamenti.

Mentre scrivo continua la lunga diretta di Press-Tv. Man mano che traduco il post di Lendman, continuerò anche ad aggiornare su quanto vedo e sento. Chi interviene (e per ora non gli inviati di Tripoli che forse non possono collegarsi perché sotto minaccia, come confermava qualche ora fa Mahdi Nazemroaya) - coloro che intervengono nella diretta concordano che la situazione è poco chiara, che comunque è prossima la fine del regno di Geddafi, che il suo compound residenziale è completamente circondato e non c’è via di scampo. Diventa arduo per chiunque raccontare i fatti, anche a causa dell’oscuramento dei media in Libia dopo che le forze Nato hanno reso inagibile il centro di telecomunicazioni.

Man mano che ci saranno aggiornamenti in diretta, aggiungerò qui di seguito un breve paragrafo, che inizierà ogni volta mostrando l’ora locale italiana dell’aggiornamento come di seguito:

* * *

ORE 20.00 - “Breaking News” su Press-Tv: il figlio di Muhammar Gaddafi, Mohammad, creduto catturato dalla Nato, è in realtà riuscito ad eludere la cattura con l’aiuto delle forze fedeli al padre. Non si hanno notizie sicure sull’altro figlio, Saif al-Islam, anche lui presunto prigioniero della Nato dalla notte scorsa.

ORE 21.00: in diretta dal Massachusetts Obama parla della Libia. Poi farò un riepilogo di quanto racconta. Ma c’è una frase che mi ha colpito. «Questa operazione è la prova della coesione della Nato, della sua potenza militare e della tempra morale che la caratterizza». Sto citando a memoria, ma il senso era quello.

ORE 22.00: Press-Tv dice: secondo un rapporto non confermato, Geddafi sarebbe ricoverato in un ospedale della periferia di Tripoli.

ORE 22,30: Tre figli di Geddafi sarebbero nelle mani delle forze di insurrezione della NATO.

ORE 22,45: La multinazionale britannica del Petrolio - BP - ha subito dichiarato che tornerà immediatamente in Libia per l’estrazione del petrolio!!!

Per ulteriori aggiornamenti arrivati nella notte, vedere in fondo a questo post la parte finale dal titolo AGGIORNAMENTI IMPORTANTI da TRIPOLI

* * *

Nella traduzione dell’articolo che segue, le parti in maiuscolo rispettano la scelta dell’articolo originale in inglese.



Stephen Lendman: le menzogne dei media
sulla Libia e sulla Palestina

Inizio questo post facendo notare che la situazione in Libia è fluida e che il mio articolo di oggi avrà un follow-up nelle prossime ore.

La notte scorsa mi diceva via email Mahdi Nazemroaya - che collabora con la mia emittente radio in veste di inviato da Tripoli:

«La Nato ha fatto entrare le sue truppe di insurrezione dal porto di Tripoli. Stanno attaccando il mio albergo. Sparavano nella mia direzione, ma sono riuscito a mettermi in salvo. Loro mentono nel dire che sono in controllo della capitale, ma intanto noi siamo in serio pericolo».

Mahdi mi diceva che ci sono ora in Tripoli gang di guerriglieri mercenari, che sparano nelle strade della capitale e sono indistinguibili dai residenti armati di Tripoli.

Da Russia Today e PressTv veniamo a sapere che ci sono stati 1.300 morti. Ma nessuno sa di sicuro quanti siano. Gli eventi precipitano. C’è il caos.

In collegamento con RT Mahdi diceva che ovunque ci sono saccheggi, anche nel suo albergo, dove le forze di insurrezione sfondano le porte e ammassano ogni cosa. Ma la cosa più terribile che diceva Mahdi è che LA NATO VUOLE UN BAGNO DI SANGUE.

Ed è proprio quello che succede: un bombardamento a tappeto che crea terrore e colpisce i civili.

Mi diceva Mahdi:

«Io stesso, l’inviata di Press-Tv Lizzie Phelan, tre giornalisti francesi, la troupe di Cuba e di Telesur siamo in pericolo. Poco fa un mio collega francese è stato minacciato. Gli hanno detto: ‘Pagherai le consequenze della tua scelta di opporti alla guerra della NATO’».

Più tardi, in collegamento con RT, Mahdi confermava di avere ricevuto le stesse minacce, e cioè da parte della CNN. Anche a lui è stato detto che avrebbe pagato personalmente per non raccontare a versione che vuole la NATO.

RIPETO: LA CNN HA MINACCIATO MAHDI NAZEMROAYA PER AVERE RACCONTATO LA VERITA’ SU QUANTO SUCCEDE IN TRIPOLI, INVECE DI RIPETERE LA PROPAGANDA DELLA CNN - CHE E’ LA STESSA CHE IL NEW YORK TIMES E GLI ALTRI MEDIA DI MASSA RACCONTANO OGNI GIORNO.

Ciò che succede in Libia, Iraq, Afghanistan, Pakistan e Palestina, ma anche nelle altre parti del medio Oriente e del Nord Africa, fa parte di UN COLPO DI STATO CONTRO LA LIBERTA' - PROGETTATO, ORCHESTRATO E DIRETTO DA WASHINGTON.

Ecco come la stampa ha trattato le notizie da Tripoli fino a ieri, domenica pomeriggio. La propaganda vergognosa del New York Times ne è l'esempio più lampante, e lo cito perché:
  1. Il New York Times, la CNN e il resto dei media di massa principali fanno parte della guerra contro la libertà condotta da parte di Washington/NATO
  2. Pubblicano o trasmettono resoconti FALSI e in favore della guerra
  3. Appoggiano crimini di guerra e crimini contro l'umanità
  4. I "reporter" sul campo hanno fornito alla NATO le coordinate per i bombardamenti [come spesso relaziona Mahdi da Tripoli che ascolto regolarmente, n.d.t.]
Raccontano menzogne senza alcuna vergogna. I loro corrispondenti si prostituiscono ogni giorno. In confronto, le donne della strada e i loro protettori sono persone rispettabili.

Dal 19 al 21 agosto, in articoli successivi, il NYT scriveva:

«Il potere di Geddafi sembra sul punto di cedere ... I cittadini credono che presto fuggirà o sarà deposto. Tre persone dicono che la paura nelle strade diminuisce perché tutti pensano che Geddafi non durerà molto»
- mentre invece Geddafi è appoggiato da almeno l'85% della popolazione libica e dalla quasi totatlità dei cittadini di Tripoli.

«... con inattesa abilità i ribelli male in arnese hanno catturato Zawiyah con la sua enorme raffineria di petrolio, a soli 30 Km da Tripoli ... Secondo un funzionario americano (non nominato) Geddafi sarebbe confuso su cosa fare. ... »


Gli articoli parlavano inoltre di ulteriori progressi dei ‘ribelli’, che esistono solo nella mente dei propagandisti del Pentagono e dell'innominato funzionario americano che ha raccontato quelle fandonie al giornalista del NYT.

Un altro articolo del NYT diceva:

«Per la prima volta in mesi, i testimoni in Tripoli parlano di intensi combattimenti nella capitale nella notte (tra venerdi' e sabato) ... I ribelli accerchiano la città catturando quartieri nella parte est, ovest e sud ... Dichiara il "leader dei ribelli" Anwar Fekini, "stiamo coordinando gli attacchi dall'interno, mentre dall'esterno le nostre forze avanzano verso Tripoli"... »


E ancora:

«... i ribelli libici oltrepassano le linee di difesa intorno a Tripoli ... avanzano fino a 10 kilometri da Tripoli, e promettono di unirsi alla popolazione che insorge e combatte ferocemente all’interno della città...»


In un altro articolo si dice addirittura che:

« ...le forze rivoluzionarie stanno probabilmente tentando di mettere la capitale sotto assedio».


Vediamo ora la versione degli inviati dei media alternativi.

Il corrispondente Mahdi Nazemroaya, che collabora con la mia radio regolarmente, scriveva sabato 20 agosto su Global Research.ca :

«Non ci sono ‘forze rivoluzionarie’ in avanzamento su Tripoli - è pura propaganda e disinformazione dei media. Altrettanto false sono le notizie secondo cui ci sarebbero combattimenti nelle località periferiche come Tajoura, Soug, Jomaa e Arada e che presto ci sarà la battaglia nelle strade di Tripoli. ...

«Invece continuano i bombardamenti NATO, mentre le sparatorie al suolo sono sporadiche e disorganizzate. L'obiettivo principale è di spezzare il morale dei cittadini e causare il panico.

«I giornalisti dei media che sono qui nell'hotel in cui alloggio fanno parte di questa campagna di disinformazione. Vogliono alimentare il panico. Vogliono fare collassare il regime. Conducono una guerra psicologica contro il paese».


In diretta su RT Mahdi confermava le sparatorie sporadiche e aggiungeva:

«I media stanno mentendo, dicono che i lavoratori immigrati vogliono fuggire da Tripoli, ma non è vero. I media vogliono creare il panico e causare traumi tra la popolazione.

«E' la Nato quella che causa i veri danni con i bombardamenti incessanti colpendo i civili. Ma non ci sono forze rivoluzionarie libiche che avrebbero intenzione, secondo i media di massa, di catturare la città. E se anche ci fossero, non vincerebbero, perché la popolazione è determinata a sconfiggerli. Geddafi ha provveduto ad armare i cittadini per difendersi. Hanno istituito posti di blocco difesi da volontari tra la popolazione. Eccetto per gruppi sporadici, nessuna forza esterna riuscirà ad invadere Tripoli.

«Quello che succede è un'operazione Nato, che controlla tutto e da cui i 'ribelli' mercenari prendono ordini. I reporter dei media mainstream passano le coordinate alla Nato, compresi i checkpoint, ospedali e altri obiettivi non-militari che poi vengono colpiti per terrorizzare la popolazione e ridurla in stato di sottomissione.

«I media fanno parte della macchina da guerra.»

Anche Franklin Lamb parlava con RT in diretta il 20 agosto dicendo:

«Sono appena rientrato da un giro intorno alla capitale. Non ci sono affatto combattimenti, ma ci sono bombardamenti sporadici da parte della Nato, e qualche contraerea in azione. E' chiaro che non ci sono forze 'ribelli' in azione in questa città. E' tutto piuttosto tranquillo. E' assurdo quello che dicono i media in merito a massicce presenze di 'forze rivoluzionarie'.»



Anche Lizzie Phelan parlava con RT lo stesso giorno dicendo:

«... E' vero che ogni tanto ci sono gang armate per le strade ma, come è successo oggi, vengono regolarmente catturate e arrestate o cacciate dalla città. ... O magari sono singole cellule in attesa di ordini. ... le sole esplosioni che avvengono son quelle dei bombardamenti Nato. ... Le forze 'ribelli' sono appoggiate dai media mainstream come Al Jazeera che è al centro della cospirazione dei media, e sembra che i 'ribelli' siano riusciti a creare falsi filmati in Zawiya, facendo credere che si trattasse di Tripoli. Che io sappia si trattava di un'operazione programmata per creare falsa informazione. Le gang di 'ribelli' avevano iniziato a sparare minacciando i cittadini, dicendo che dovevano collaborare nella messinscena - pena la morte.

«Comunque, dopo alcune sporadiche incursioni di gang armate nella capitale - poi rese inoffensive dai cittadini - è stata ristabilita la calma. Ora la gente è fuori nelle strade perché si sente al sicuro e festeggia con fuochi di artificio e spari in aria per celebrare, pronta a tornare nelle strade per difendersi se necessario.

«Geddafi ha parlato ai cittadini per telefono, rassicurandoli che stesse bene e fosse in città.

«Per quanto riguarda la Nato. Ecco, loro non riescono a fare progressi sul campo, e quindi ricorrono all'espediente del racconto di falsi successi da parte dei media, per convincere l'Onu e il pubblico che valga la pena di combattere questa guerra.

«Fin dall'inizio della guerra i cittadini sono stati ben armati da Geddafi, e sono pronti a difendere la capitale e il paese e a combattere per il leader Muammar Geddafi.

«Sono ben consapevoli dell'alternativa inaccettabile, e di conseguenza sono determinati a lottare per scongiurarla.»

* * *

L'articolo di Stephen Lendman continua con le menzogne dei media in merito ai recenti presunti attacchi dei palestinesi contro i militari israeliani vicino al Mar Rosso e nei pressi della frontiera Egiziana. Si tratta di un argomento importante che tratteremo altrove in questo blog, così come continueremo con il racconto delle vicende per mettere a nudo le tattiche adottate dai media di Murdoch per screditare i palestinesi, e l'Islam in genere, a beneficio di Israele.

Ora termino questo post con alcuni ...


... AGGIORNAMENTI IMPORTANTI su TRIPOLI


Alle 02,30 ora locale di Tripoli arriva una diretta importante su Press-Tv. Vengono trasmesse live le immagini del figlio di Geddafi, Seif al-Islam, mentre festeggia nelle strade di Tripoli, circondato da una folla giubilante. Ricordiamo che Seif al-Islam era stato dato per spacciato, o meglio, catturato dai 'ribelli'.

Subito si collega con Press-Tv la corrispondente Lizzie Phelan che fornisce un resoconto sorprendente, ma neanche tanto se si tiene conto di quanto scritto in questo post - e soprattutto da Stephen Lendman - in merito alle menzogne dei media di massa.

Diceva Lizzie:


«Le immagini che vedete sullo schermo mostrano proprio ciò che sta accadendo ora. Seif al-Islam circolava poco fa liberamente nel compound residenziale dei Geddafi e ora è qui, davanti al nostro albergo, a festeggiare insieme alla folla la cui gioia è incontenibile. I bombardamenti che secondo i media di massa sarebbero in atto in questo momento - come riportano nei loro Tg in America proprio ora che è prima serata - sono in realtà cessati da ore, e le gang di saccheggiatori sono di conseguenza subito scomparsi. Molti sono stati catturati e arrestati: si trattava in prevalenza di mercenari male in arnese al soldo del Qatar (il paese di Al Jazeera) e di altri desperados stranieri. Niente libici tra le gang che hanno approfittato dei bombardamenti per entrare nella città e saccheggiare tanti edifici compresi il nostro albergo. Niente 'ribelli' o 'forze rivoluzionarie' nell'intera capitale. E perfino le forze Nato sbarcate nel porto di Tripoli sono scomparse. Tutto è tranquillo, tutti festeggiano. Muhammar Geddafi - dicono i figli - è in casa e sta bene.»


Subito dopo in collegamento da Washington interveniva Brent Budosky, editore della famosa rivista The Hill (ovvero 'Il Colle' di Washington, che sta a significare 'il Parlamento'). Diceva Budosky:

«che magra figura ci ha fatto Obama, che oggi si è rivolto trionfante alla Nazione dal suo luogo di vacanza - anche lui vittima dei resoconti ingannevoli dei media, che riportavano prematuramente un successo solo auspicato e per niente raggiunto. Obama si era spinto fino al punto di vantarsi che la Nato fosse riuscita a catturare il tiranno senza colpo ferire e senza invasione via terra (bella faccia tosta). Figuraccia anche dei suoi "advisers" che lo hanno mal consigliato e ne pagheranno le conseguenze. Brutta figura anche del premier britannico Cameron, che cantava vittoria oggi in diretta da Downing Street, dichiarando che l'Inghilterra era fiera di appoggiare un popolo che lottava per la democrazia e la libertà.»

Alle 04,30 ora di Tripoli torna di nuovo Lizzie Phelan in diretta su Press-Tv.

«Saif al-Islam è appena uscito dal nostro albergo. Era venuto a salutarci e stringerci la mano, ci conosce bene. Ci ha ringraziato per il lavoro prezioso che facciamo e per avere raccontato la verità. Appena uscito, siamo stati di nuovo avvicinati dai colleghi dei media di massa [credo Lizzie abbia nominato la CNN, ma non ricordo bene], che ci hanno di nuovo minacciato perché non raccontavamo la versione voluta dalla Nato, dicendo che siamo nemici delle forze di liberazione della Libia e che l'avremmo pagata cara. Loro stanno continuando a trasmettere le solite versioni opposte alla realtà, insistendo che la Corte Penale Internazionale sta preparando l'estradizione di Seif al-Islam per essere consegnato appunto al Tribunale dell'Aia. Poco fa abbiamo visto il figlio maggiore di Geddafi, Mohammad, parlare in diretta alla televisione di Stato, quella che sarebbe stata catturata dai 'ribelli'. Mohammad è stato liberato dall'esercito libico, ora in totale controllo di Tripoli. L'esercito ha anche usato efficacemente la contraerea per contrastare le incursioni aeree della Nato».

Non possiamo sapere cosa succederà domani o nei prossimi giorni in Tripoli. Sicuramente la Nato tornerà all'attacco, ma per oggi Tripoli può di tirare un sospiro di sollievo e piangere i suoi 1.300 morti in dignità.

Termino citando le parole di Stephen Lendman nella parte conclusiva del suo articolo in alto.

« ... come al solito, i media sono in pieno assetto di guerra - truffano il pubblico e tradiscono la professione con i loro reportage ingannevoli che provengono direttamente dalle scrivanie del Pentagono.
«Se negli articoli del restigioso New York Times dilagano le menzogne, immaginate cosa sono capaci di fare i media che arrivano direttamente nelle nostre case attraverso la televisione. Non sono altro che pozzi di profanità senza fondo.
«Spegneteli, evitateli, accedete all’informazione vera, spargetela e agite con responsabilità».


* * *
[Per quel che vale la qualità della nostra informazione, per tutti, basta ricordare l’Annunziata che intervista un transfuga libico, già numero 2 di Geddafi, ed ora gioioso traditore del suo paese, chiedendogli se adesso Geddafi si suiciderà, come Hitler. Al che l’ex n. 2 risponde che Geddafi non avrebbe il coraggio di Hitler. È da chiedere a Lucia Annunziata se ha mai pensato di suicidarsi lei, magari con beneficio dei suoi sventurati lettori e telespettatori italiani. - Commento redazionale di A.C. Vedi oltre.]

... continua in nuovo post ...