domenica 3 aprile 2011

Osservatorio sulla Libia in guerra: 1. Radiografia dei “ribelli”

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Non riteniamo affidabile l’informazione che sulla Libia viene data dai media italiani. Questo blog pubblica già una selezione di notizie in breve, redatte da Egeria, che segue costantemente i canali esteri, ovvero si basa sulle analisi geopolitiche di Alberto B. Mariantoni, che in anni non lontani – quando svolgeva la professione di giornalista dai fronti di guerra – ha percorso in lungo e largo tutta la Libia (e non solo) e ne conosce perfettamente la storia e l’antropologia. I telegiornali italiani sono ormai chiaramente schierati e diffondono propaganda per la parte di cui hanno sposato la causa: non si capisce bene per delega e ordine di chi. Il governo sta dimostrando tutta la sua viltà, facendo la voce grossa con la Tunisia, dopo aver tradito il trattato di amicizia stipulato con la Libia di Geddafi. Manca invece di tempra morale con la Francia, all’origine di tutto questo disastro: l’Italia di Berlusconi, con ministro degli Esteri Frattini, sta dimostrando turpi cedimenti. Della cosiddetta “opinione pubblica” italiana non vi è da fare alcun affidamento: un branco di idioti, rovinati e plagiati dalla televisione di stato, che fa poi anche i sondaggi per conoscere il pensiero degli stessi idioti ammaestrati con anni e anni di disinformazione, come fossero scimmie cui si può rifilare di tutto e il contrario di tutto. Il quadro è desolante a 360°. Forse per avere un analogia occorre risalire all’8 settembre 1943. Tuttavia, giudichiamo opportuno stabilire un Osservatorio sul web italiano, in particolare, nostro malgrado, sulle Google News italiane, più facilmente accessibili. È infine da non sottavalutare il fenomeno Troll o Avatar, ossia l’uso della rete che fanno agenti provocatori assoldati o mobilitati dai servizi di paesi stranieri, ovvero quinte colonne, il cui scopo è proprio quello di favorire la confusione ed impedire la formazione di una risposta organizzata di carattere nazionale e indipendista italiano. Dei “nostri” politici (al governo o all’opposizione) è meglio non parlane: mai fu più lampante la loro inconsistenza ed il loro asservimento agli interessi stranieri. Nel dividere in capitoli ordinati le nostre Osservazioni il primo nodo da sciogliere ci sembra l’identità di questi Ribelli, che ci siamo messi sul groppone come la classica gatta nel sacco. Non sappiamo nulla di loro, ma per “proteggerli” non abbiamo esitato a scendere, violando la nostra stessa costituzione, macchiandosi per l’ennesima volta di tradimento, mostrando tutto il nostro servaggio, raccogliendo il ridicolo e perfino il disprezzo dei nostri padroni e alleati. E questo a 150 dall’Unità di non si sa bene quale Italia. Dunque, tenteremo in questo primo post di individuare i Signori della Ribellione, armata e per nulla pacifica, con armi loro messe in mano dai nostri amici francesi, che respingono alla frontiera i loro figli tunisini, lasciando a noi il carico del loro nutrimento.

Sommario: 1. Le scimmie festanti sparano in aria e ci rimettono la pelliccia. – 2. Un manipolo di traditori. – 3. Un branco di barbari. – 4. Il colmo dell’impudenza. – 5. Una dose di realismo. – 6. Sconcerto e desolazione. – 7. «Un gruppo di loschi ribelli». –

1. Le scimmie festanti sparano in aria e ci rimettono la pelliccia. – Una tecnica per cavare il ragno dal buco è quella di decostruire la notizia, in questo caso attinta da Bresciaoggi. Che fanno i Ribelli? Avute in mano le armi, non si bene da chi, per manifestare pacificamente il loro anelito di libertà e di riforme, si mettono a sparare in aria, come si usa nei paesi con i fuochi di artificio. Passava di là un eroico pilota, di quelli mandati a “salvare” i civili dalla presunta carneficina che Geddafi stava facendo del suo popolo – così dicono e pretendono noi crediamo – e questo pilota non ci mette molto a pensare che sia geddafiani, ovvero libici non vendutisi ai francesi, termini che preferiamo rispetto a quello da pochi giorni coniato di “lealisti”, che stiano sparando verso la sua sacra pelle statunitense o franco-britannico. Non sia mai mettere a repentaglio la propria pelle per dei vili traditori pronti a vendersi a prezzi scontati. Fu così che gli Umanitari aprono il fuoco contro un’autoambulanza piena di loro ascari festanti. La “commissione d’inchiesta” di rito accertare quello che abbiamo sempre saputo: trascurabili “effetti collaterali”, “un tragico errore”, con buona pace dei cari estinti, ben felici di essere morti per la loro “libertà dal tiranno”. Alla fine succederà, sta succedendo che il braccio armato della “comunità internazionale” sta facendo lui quelle “vittime civili” che dovevano essere protette da quel Geddafi, che è diventato subito antipatica a Sarkozy, appena gli fu rifiutato l’acquisto di rottami bellici che non riusciva a smerciare da nessuna parte.

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2. Un manipolo di traditori. – Nei media nostrani è ricorrente in questi giorni la notizia che il Tizio o il Caio ha abbandonato Geddafi per passare dall’altra parte. Questo – si dice – indebolirebbe il ‘regime’, come viene detto, usando un termine delegittimante di un governo che fino all’altro ieri, e non in senso metaforico, era riconosciuto da tutti e con il quale tutti facevano affari. Può anche darsi che abbiano ragione: non siamo strateghi esperti di queste cose. Ma non è il punto di vista che a noi interessa. Ci chiediamo invece cosa possa aver favorito o determinato questo tardivo passaggio di campo. Peraltro, mi dicono persone esperte, queste persone che hanno abbandonato Geddafi non sono stati degli stinchi di santo. Il profugo londinese era stato con Geddafi una sorta di Beria. E non sarà probabilmente migliorato sotto il cielo britannico. Cosa può aver prodotta una simile resipiscenza? L’ipotesi pià probabile ci sembra il denaro, la promessa di impunità, un salvacondotto. Che vi siano stati tradimenti nei mesi passati, rivelando a Sarkò tutti i segreti militari della Libia, è cosa ormai nota e la si legge qua e là. Che la protezione dei civili fosse il pretesto che si aspettava per scatenare un’operazione già ordita è cosa ormai evidente. Se mai, ciò che stupisce è la passività con cui la cosiddetta “opinione pubblica” si lascia servire sul piatto ogni cosa la propaganda abbia escogitato. Ho notato una punta di compiacimento nel modo in cui la tv di stato, cioè del regime nostrano, dava la notizia del “flop” di strada, che avendo convocato in Roma una manifestazione pacifista non ha avuto seguito. Caspita! Non ne sapeva nulla. Se ne avesse saputo qualcosa e se anche fossi stato in disaccordo con Strada per il 99 per cento, ci sarei andato, sapendolo, per quel solo 1% per il quale sarei stato concorde. Quando vi fu nel gennaio del 2009 una manifestazione di qualche centinaio di persone (quasi tutti deputati sionisti) in piazza Montecitorio, in favore di Israele, gli stessi organi televisivi, non ricordo abbiano parlato di flop, mentre contro Israele sfilavano in Roma, si disse, 200.000 persone. Ed io sono stato testimone di tutti questi eventi, allora. Insomma, per chiudere questo paragrafo i pochi dati che ho a disposizione in questo momento mi consentono di affermare – e chi vuole mi creda, chi no no – che non esisteva dalla parte dei ribelli nessuna legittima rappresentanza del popolo libico, che ancora adesso sta per la maggior parte con Geddafi. La cosiddetta “comunità internazionale”, alias di Francia, Inghilterra e Usa, si è voluto immaginare una rappresentanza fantoccio per avere il pretesto di invadere la Libia ed impadronirsi delle sue risorse. Accade nell’Anno Domini 2011.

3. Un branco di barbari. – Quanto alla “superiore” civiltà che siamo andati a sostenere con tanto di costosissimi armamentari, fonte di guadagno per qualcuno, ecco la segnalazione di un video You Tube che mi giunde proprio adesso. Abbiamo copiato ed incollato nel post il codice, che però si inceppa. In questo caso si può andare al sito originale del video, cliccando sul suo titolo, con il quale è a noi pervenuto: “Rivoltosi”… obbligano soldati di Geddafi a mangiare un cane.
Vediamolo e commentiamolo insieme:


Di cosa si tratta? La didascalia originale del Video è la seguente:
«BARBARIE SPONSORIZZATA DA SARKOZY, USA E ALLEATI.

Soldati libici costretti a mangiare un cane morto

Ecco cosa succede in Libia.

L’Italia deve tirarsi indietro da questo pantano, e deve dire a Sarkozy e a questi falliti che la loro partita è persa, e che Gheddafi e quello che è , ma c'è anche di peggio. E quel peggio la Francia, insieme alla Gran Bretagna e l'America lo stanno finanziando. A questo punto sarebbe meglio dire le cose come stanno.

La data della fonte Etleboro è del 23 marzo 2011 ed io ricevo il link del video You Tube oggi 3 aprile 2011. A meno che non si dica e si dimostri che è un falso, trovo strano che i nostri media, cioè i main stream, abbiano totalmente ignorato questo documento eccezionale. Non so e non leggo da chi e come sia stato ripreso. Naturalmente, raccoglierò ogni notizia sulla autenticità o inautenticità del video. La cautela è un obbligo per chiunque stia sempre dalla parte della “verità” dei fatti separati dalle opinioni. Sembrerebbe, dunque, fino a prova contraria, che gli eroici e civili “insorti”, da noi sponsorizzati e armati, abbiano dato una prova decisiva della loro “superiore” civiltà, costringendo dei miliziani di Geddafi, cadute nelle loro civilissime mani, a... mangiare un cane! Beh, diciamo che è una loro personale interpretazione di tutto il nostro sistema dei “diritti civili” e della nostra avanzatissima filosofia dei “diritti umani”, per i quali abbiamo fatto e stiamo facendo tantissime guerre: davvero uno “scontro di civiltà”! Mi spiegano proprio adesso che far mangiare ad un musulmano la carne di un cane morto è in assoluto la più grande delle umiliazioni che gli si possono fare: lo rende impuro da vivo e da morto!

4. Il colmo dell’impudenza. – Cerco come posso di seguire gli eventi, in particolare quelli libici, che ci riguardano in modo diretto. Non posso rivaleggiare con altri nella raccolta delle informazioni, alle quali non ho accesso diretto. Posso però commentare ciò che leggo. E trovo incredibile il brano che segue:
CRITICHE ALLA NATO - Il generale Abdel Fattah Yunes, ex ministro dell'Interno del regime di Gheddafi e attuale capo delle forze armate dei ribelli di Bengasi, parlando alla tv satellitare al-Aan ha dichiarato: "Abbiamo ricevuto armi da Paesi amici, ma abbiamo bisogno di ulteriori aiuti. Abbiamo ottenuto armi leggere, ma non posso dire quali siano. Purtroppo non è abbastanza". Yunes ha poi chiesto ai Paesi della Nato di "escludere i ribelli dall'applicazione della no flyz one imposta sulla Libia, in modo da consentire loro di effettuare raid aerei contro le brigate di Muammar Gheddafi". Il leader ha infine criticato il Patto Atlantico "per il ritardo con il quale è intervenuto in Libia". (Fonte) Ed anche: il Giornale, 6-4-11.
Capite? Tutto è incominciato con un presunto sterminio che Geddafi avrebbe avuto intenzione dia fare contro la sua stessa popolazione civile, alla quale ha assicurato il più alto tenore di vita del contenente africano. Se nella vicina Tunisia pativano la fame, non si può dire la stessa cosa che in Libia, dove i “rivoltosi” hanno sentito il bisogno di imbracciare le armi, assumendo quel carattere violento e insurrezionale che in Egitto e in Libia non vi sono stati. Anzi, si raccomanda alla popolazione di essere non-violenti nelle loro manifestazioni per reclamare legittimi diritti, che non si sa quali sarebbero stati in Libia, oltre ad un generico appello alla “libertà”. Cosa ti escogita la cosiddetta “comunità internazionale”, ma in realtà Francia (= Napoleone Sarkozy) e Inghilterra? La “no fly zone”! Ed ora questo autentico cialtrone e traditore, riconosciuto prontamente dal nostro governo come “unico interlocutore legittimo” (tra cialtroni ci si intende) chiede alla NATO di assicura la “no fly zone” contro gli aerei e le postazioni militari di Geddafi, ma di consentire l’uso dell’aviazione da parte dei “rivoltosi” per poter bombardare Geddafi e la parte di popolazione, ben più numerosi, che ancora sostiene Geddafi e che chiaramente in lui si riconosce? Io trovo ciò allucinante e mi chiedo in quale mondo vive se l’ineffabile Frattini ci ha detto che costoro sono l’unico governo legittimo della Libia, un governo da noi armato, sostenuto e nella sua inettitudine e assenza di rappresentatività tale da dover essere portato sulle spalle per essere scarica sulle poltrone del neopotere libico, quello che si ha in mente di instaurare appena ci si sarà liberati di Geddafi, dato ogni giorno per “spacciato”, ma ancora lì al suo posto, malgrado le defezioni. Già le defezioni! Il capo dei “rivoltosi” era fino all’altro ieri l’ex-ministro degli interni di Geddafi stesso. Viene spontaneo da chiedersi: quanto lo avranno pagato per il “tradimento”? Il cialtrone rampogna i suoi mandanti, i suoi corruttori, per non aver avuto abbastanza. Vuole tutto chiavi in mano per la sua bella faccia! Neppure la finzione di una “eroica resistenza” e di una “eroica liberazione”! Se poi si va a leggere la prosa di Rolla Scolari (vedi), non sappiamo quanto consapevolmente ironica, di fronte ad un così odioso “traditore”, appunto ex-ministro che ha quindi avuto responsabilità di governo con Geddafi fino a pochi mesi addietro, quanti sono invece rimasti al loro posto sono «fedelissimi del rais», e dunque turpi per non aver “tradito” come invece ha fatto l’ex-ministro, che di certo ha avuto molta più responsabilità di quanta possano averne avuta questi odiosi “fedelissimi”. È questa una piccola perla, forse volutamente ironica, ma è un esempio del linguaggio dei nostri media che in questi giorni ci dovrebbero informare su cosa è appena successo in Libia, cosa succede e come evolve la situazione. Qualche dato oggettivo dobbiamo ricavarlo decostruendo i loro testi e cercando di ottenerne un senso compiuto non solo dal punto di vista logico, ma soprattuto etico.

5. Una dose di realismo. – Mi è stato segnalato il video di cui incorporo qui di seguito il codice. Se non dovesse funzionare, o incepparsi dopo qualche tempo, cliccando sul titolo del paragrafo o direttamente qui, si arriva alla fonte You Tube, da dove l’ho estratto.

Dalle risposte dell’esperto emerge in particolare che uno dei veri scopi di tutta l’operazione franco-britannica era proprio quella di estromettere l’Italia dalla Libia. Quando i nostri politici, più o meno compromessi con lo straniero, lo avranno compreso e ne avranno tratte le dovute conseguenze può darsi che sarà troppo tardi. L’unica speranza per noi italiani è un processo molecolare all’interno della società che conduca ad una nuova leadership politica. Dei vecchi politici vi è solo da diffidare. Da loro non può venire nessuna salvezza.

6. Sconcerto e desolazione. – È da tempo che non aggiorno questa pagina e me ne ero quasi dimenticato, ma i motori di ricerca mi dicono che qui arrivano parecchie visite. Senza raccogliere links che possono essere facilmente reperiti altrove da navigatori esperti, mi soffermo su alcune amare, amarissime riflessione. Non si è mai visto né sentito di “patrioti” che invocano sfacciatamente il bombardamento del proprio paese. Abbiamo visto l’incredibile faccia di un figuro, credo di nome Jamil o qualche suono simile, ricevuto con tutti gli onori dalle nostre autorità di governo e poi in Francia, dove combinerà maggiori affari con un figuro non meno indegno, che risponde al nome di Sarko. Venivano da noi per vendere il loro tradimento e nella loro inettitudine per invocare aiuto militare necessario per abbattere quello che resta ancora in questo momento il governo legittima della Libia. È ormai noto presso gli informati che dietro la ribellione libica e siriana vi sia il soffio degli Usa. E credo che mai immagine di tradimento, almeno nell’arco della mia generazione, sia mai stato così evidente e sconcertante. Vi sono certamente politici, ossia parlamentari, così idioti da credere loro stessi, spero in buona fede, alla favola della protezione della popolazione civile, che non aveva assolutamente nulla da temere da parte di Geddafi. Ma questi idioti al parlamento pensino poi di infinocchiare anche i cittadini che dovrebbero rappresentare e tutelare nell’onore e negli interessi, è cosa non meno sconcertante. Questi infami ci hanno rinverdito la triste fama dell’italiano traditore e inaffidabile e ci hanno portato perfino in guerra contro un paese a noi vicino e con il quale avevamo appena ratificato un trattato di amicizia subito tradito. È il crollo di tutti i principi, ma anche il più ottuso sacrificio dei nostri interessi ovvero la rivelazione del nostro incredibile servaggio. Proprio questa mattina ho partecipato ad uno dei soliti rituale autoreferenziali di giuristi. Si parlava di costituzione e di corte costituzionale. Del ruolo tutto particolare della corte costituzionale nelle produzione del diritto stesso. Si diceva: giunta presso la corte, una legge, non è semplicemente riconosciuta come valida o annullata in quanto contraria alla costituzione. In realtà, la corte, cioè quindici signori che qualcuno ha definito una “Cupola”, decide sulla rigidità del nostro sistema politica, che sarà pure regolato dalla costituzione, ma si tratta di una costituzione che non ha un fondamento di sovranità, una sovranità che non appartiene per nulla al popolo e che meno che mai l’ha mai esercita. La nostra costituzione fu in realtà decisa a Yalta ed è soltanto la forma del nostro servaggio. Se vi era bisogno di qualche prova è bastata la telefonata di Obama a Berlusconi perché anche ai ciechi diventasse chiaro il servaggio, l’assoluta dipendenza dell’Italia dai suoi vincitori del 1945. Perfino una kaka come Sarkò può permettersi di prenderci a calci e di farsi beffa del popolo italiano, se mai ne esiste uno ancora. Lo spettacolo del tradimento è duplice, anzi triplice. Da una parte il tradimento di ribelli libici prezzolati dall’America e sobillato dal duetto franco-britannico che hanno già messo nel conto di soppiantarci in Libia, dove eravamo appena riusciti a stabilire rapporti con una parvenza di equità. Dall’altra un plateale tradimento del trattato di amicizia italo-libico da parte dell’Italia, un trattato che è stupido credere si possa poi instaurare con il governo ribelle, che probabilmente gestirà la parte smembrata di Libia, dove sono i giacimenti petroliferi. Il traditore Jamil ha già fatto capire che sarà privilegiata la Francia, non l’Italia, che del resto ha già perso tutto quello che poteva perdere e di cui resta solo una remota possibilità di recupero parziale. Ed infine, vi è il tradimento del governo italiano verso il popolo italiano. Per qualcosa di simile da poter paragonare dobbiamo tornare agli scenari del 1943.

7. «Un gruppo di loschi ribelli». – Il virgolettato è di Pepe Escobar in un suo ampio articolo, dove tratta anche di una ribellione chiaramente fomentata da chi ha interessi tutt’altro che puliti. Ne viene fuori anche il ruolo dell’ONU, che tocca forse uno dei momenti più bassi della sua storia. Si ricordi come la precedente Società delle Nazione – una creatura delle potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale – finì nel nulla, senza neppure l’onore di una menzione. L’Organizzazione che ne ha preso le veci non dimostra di essere una cosa gran che diversa, anche se il movimento di decolonizzazione e la comparsa di nuove entità statuali ha ampliato il numero delle voci, forse solo “voci”.

3 commenti:

V ha detto...

Sull'autenticità del video o i miei dubbi... ma il punto è un altro.

I mezzi di comunicazione di massa, "liberi e democratici" continuano a passare la propaganda dei ribelli come dato di fatto (basta ricordate i titoloni con 10.000 morti dopo qualche giorno dall'inizio della rivolta, i bombardamenti con aerei sui pacifici manifestanti, i filmati sulle fosse comuni etc...) mentre tutto quel che viene comunicato dalla parte del governo libico è dato come dubbioso o direttamente propaganda.

Se l'esercito libico attacca è Gheddafi che bombarda, se sono i ribelli, essi conquistano, prendono se non addirittura liberano...

Oggi su "La Repubblica", il quotidiano della destra antiberlusconiana, si parla di ritirata strategica degli insorti... ma quando mai... i ribelli guadagnano terreno solo dopo che l'esercito libico si ritira, sotto i bombardamenti "democratici"... arrivano, si fanno fotografare con le loro bandiere sulle carcasse dei veicoli distrutti dagli aerei democratici e fanno un po' di festa.

Appena l'esercito libico torna ad avanzare, gli eroici ribelli fanno marcia indietro di corsa.

Antonio Caracciolo ha detto...

Sono il primo ad augurarmi che il video NON sia autentico. Offenderebbe in me stesso il rispetto che ho per l’uomo, anche per la residua umanità delle persone che nel video fanno la parte del prepotente, del sadico. Tuttavia, dopo aver indicato le fonti, verificato quanto mi era possibile, espresse tutte le riserve, NON mi sarebbe stato lecito ignorare la fonte stessa. Se poi qualcuno ha pensato di falsificare ciò che appare, allora il documento sarà egualmente importante per la barbarie dei mezzi di cui ci serve per combattere una guerra che è già altamente tragica e non aveva bisogno di ulteriori falsificazioni strumentali.

Antonio Caracciolo ha detto...

Aggiungo a quanto sopra una osservazione ricavata dallo studio di Alberto B. Mariantoni, che ci avverte come la società libica abbia un’articolazione tribale non comprensibile con i nostri concetti formali di cittadinanza. Un libico appartiene innanzitutto ad una tribù, ai cui valori ed alle cui norme non può sottrarsi pena il dissolvimento della stessa unità tribale. Quindi, nello scontro tribale non sarebbe di per sé inverosimile quanto il filmato mostra. La Senussia è poco nota al nostro vocabolario, ma andrebbe studiata e approfondita. Sembra che sia qualcosa di ancora più spinto e radicale della famigerata Al Qaeda, che io dubito sia mai esistita. Paradossalmente, era proprio Geddafi che operando in questa società tribale stava tentando di farla “evolvere”. Cioè: Geddafi era un “progressista” che cercava di avvicinare i libici ai nostri valori. Ma qui io ripeto cose che mi sono state spiegate e che posso aver capito male, e che sono certamente cose di cui non mi capacito. Non ho mai messo piede in Libia e in nessuno dei paesi che sono scossi ora dal vento della rivolta. Le mie informazioni sono quelle che hanno tutti e che io cerco di interpretare criticamente.