venerdì 20 marzo 2009

Johann Andreas Eisenmenger: “Giudaismo svelato”, Vol. I, cap. 1°: “Della sconveniente dottrina giudaica su Dio Padre”.

Vers. 1.1 - 25.3.09
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Volume I Capitoli: I/1°. Della sconveniente dottrina giudaica su Dio Padre. – I/2°. Dei nomi ignominosi che gli ebrei danno al Cristo. – I/3°. Che cosa il Cristo avrebbe fatto e perché sarebbe stato ucciso. – I/4°. Che cosa sarebbe accaduto al Cristo dopo la sua morte. – I/5° Se nel Talmud sia fatta menzione del nostro Redentore. – I/6° Che cosa dicano gli ebrei dello Spirito Santo. – I/7°. Come gli ebrei disprezzino il Nuovo Testamento, gli Evangelisti e gli Apostoli. – I/8° Del Talmud giudaico. – I/9°. Delle false interpretazioni giudaiche della Sacra Scrittura. I/10°. Come gli ebrei chiamino la religione cristiana e i suoi ministri. – I/11°. Come gli ebrei chiamino le chiese cristiane e ciò che vi è dentro. – I/12°. Come gli ebrei chiamino beffardamente i santi sacramenti. – I/13°. Come gli ebrei chiamino i giorni festivi e le festività cristiane. – I/14°. Come gli ebrei si glorino e si elevino al di sopra di tutti i popoli. – I/15°. Dell’odio ebraico contro tutti i popoli e della ebraica ipocrisia. – I/16°. Come i cristiani siano chiamati dagli ebrei. – I/17°. Come gli ebrei sogliano chiamare l’intera cristianità. – I/18°. Quanti popoli ci siano al mondo e chi li governi. – I/19°. Che cosa gli ebrei insegnino su Sammael quale angelo della morte e sulla morte. – Indice analitico della Prima Parte. – Errata Corrge. – Parte II: II/1°. Che cosa gli ebrei insegnino sulle anime dei cristiani, degli altri popoli e sulle loro proprie. – II/2°. Come gli ebrei maledicano i cristiani e augurino loro il male. – II/3°. Vengono discusse tre questioni. 1. Se agli ebrei sia permesso salvare dalla morte un cristiano. 2. Se le leggi rabbiniche consentano di togliere la vita a un cristiano. 3. Se ci si possa fidare tranquillamente dei medici ebrei. – II/4°. Della dottrina ebraica che tutti i cristiani debbano essere dannati, gli ebrei invece debbano diventare tutti spirituali. – II/5°. Che cosa gli ebrei scrivano e insegnino del Paradiso. – II/6°. Che cosa gli ebrei insegnino dell’Inferno. – II/7°. Che cosa gli ebrei insegnino sugli angeli buoni. – II/8°. Che cosa gli ebrei insegnino sul diavolo. – II/9°. Dell’atteggiamento degli ebrei verso le autorità cristiane e del loro giuramento. – II/10°. Dei paesi in cui gli ebrei credono di avere il loro dominio. – II/11°. Dell’inganno, del furto, dell’appropriazione dell’oggetto trovato e dell’usura degli ebrei. – II/12°. Dei cibi e delle bevande dei cristiani e degli ebrei. – II/13°. Del Messia. II/14°. Che cosa accadrà al tempo del Messia. – II/15°. Per quanto tempo il Messia governerà e che cosa accadrà dopo. – II/16°. Che cosa gli ebrei insegnino sulla resurrezione dei morti. II/17°. Che cosa gli ebrei insegnino sul giudizio universale. – II/18°. Perché si convertano così pochi ebrei e come favorire la cosa.

Campagna di boicottaggio contro Israele


La Societas “Civium Libertas” si associa alla campagna di boicottaggio contro Israele nella tradizione e nel ricordo di un’altra campagna di boicotaggio, quella contro il Sud Africa, nelle quale si riconobbe tutto il mondo civile. Quella campagna condusse all’abbattimento dell’apartheid sudafricano. Ci auguriamo che succeda anche con l’aparthei israeliano. Questo tuttavia gode della complicità e della connivenza del governo americano e ci dispiace dirlo anche di quello italiano, nel quale non ci riconosciamo in alcun modo limitamente alla sua politica filoisraeliano, gestita da un pugno di sionisti e da una Lobby che non rappresenta il popolo italiano.
Come ha sostenuto lo storico israelieno Ilan Pappe è del tutto falso lo schema del “conflitto” per spiegare storicamente ciò che è avvenuto in Palestina a partire dal 1882, anno del primo insediamento sionista. La volontà di sterminio e di pulizia etnica è sempre stato presente del disegno della politica sionista. Non vi è stata mai nessuna guerra fra due, ma una sola invasione coloniale perseguita coerentemente fino ad oggi. L’operazione “piombo fuso” non lascia scampo a chi vuol vedere con i suoi occhi, ragionare con il suo cervello e giudicare con la sua coscienza.

«Con la feroce aggressione alla Striscia di Gaza, lo Stato di Israele ha fornito al mondo l’ennesima conferma della volontà di procedere alla pulizia etnica del popolo palestinese. I 1300 morti, le migliaia di feriti, le immani distruzioni provocate da tre settimane di bombardamenti fanno seguito ad un embargo criminale – voluto e praticato da Israele, Stati Uniti ed Unione Europea – che da oltre due anni colpisce una delle popolazioni più povere del mondo, impedendo ogni attività commerciale e bloccando persino il transito degli aiuti umanitari. Al dramma del milione e mezzo di Palestinesi segregati nella Striscia di Gaza fa da riscontro la trasformazione della Cisgiordania in un sistema di prigioni a cielo aperto, con le città e i villaggi isolati gli uni dagli altri dal Muro dell’Apartheid, che Israele ha continuato a costruire nonostante la sentenza della Corte di Giustizia Internazionale del 2004 e le risoluzioni dell’ONU».

«Sta prendendo sempre più piede in questi giorni in Italia la campagna di boicottaggio di prodotti israeliani. Il boicottaggio è una forma di protesta non violenta rivolta a toccare l’avversario nell’unica cosa (per lui) conta, le merci e i soldi. Alcuni boicottaggi hanno avuto un notevole peso politico, sia a livello nazionale sia internazionale: l’indipendenza indiana nacque con il boicottaggio, lanciato da Gandhi, del sale venduto dagli inglesi; il boicottaggio lanciato da Martin Luther King (1956-1957) contro il servizio bus di Montgomery e le leggi segregazioniste; quelli contro la Dow Chemical che produceva napalm usato nella guerra del Vietnam; di livello internazionale sono stati i boicottaggi contro il regime dell’apartheid in Sudafrica che hanno contribuito alla sua caduta».

Con questa ottica, cioè allo scopo di difendere il genocidio del popolo palestinese che è in atto, vengono individuati dai “Comitati di boicottaggio” una serie di prodotti, segnalati davanti ai grandi magazzini con un apposito volantinaggio. «Nel 2005, ispirata dalla battaglia anti-apartheid in Sud Africa, la società civile palestinese invito al boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele fino a quando non si fosse conformata alla legge internazionale e riconoscerà i fondamentali diritti umani del popolo palestinese».

giovedì 19 marzo 2009

Nuovo attacco a Chiesa cattolica e Vaticano, ma non si tratta di preservativi


Confesso che per qualche tempo c’ero cascato anche io. Cerco di spiegarmi in breve perché questa mattina ho poco tempo. Un osservatore esterno, che vivesse sul pianeta Marte, potrebbe osservare un duplice attacco sulla chiesa cattolica, uno proveniente dall’interno, l’altro dall’esterno, quindi osservare la provenienza e la regia degli attacchi. La vignetta de “le Monde” è interessante in quanto sintetizza i due tipi di attacco ed un certo senso rivela la firma dei registi: gli stessi che hanno organizzato la montatura del caso Williamson, che pure compare grottescamente nella vignetta, questa volta non come “negatore” dell’esistenza delle camere a gas, ma dell’aids. Naturalmente, come ci fa sapere la voce radicale di Massimo Bordin, che riporta le distinte dichiarazioni di un cattolico e di un ebreo, la vignetta di “Le Monde” è una sacrosanta manifestazione di libertà di pensiero. Peccato, che un’eguale libertà non sia valsa e non valga – già nella stessa vignetta denigratoria e diffamatoria – per il vescovo Williamson!

L’attacco proveniente dall’interno consiste nel cavalcare la reazione che proviene dalla società civile, non cattolica, ovvero non cattolica osservante, su temi che riguardano la sfera sessuale e la vita privata, dove la posizione dogmatica della dottrina cattolica confligge facilmente con una sensibilità diversa che si è ampiamente diffusa anche presso gli stessi credenti cattolici. Se si va ad indagare nella vita privata di molti parlamentari che raccolgono i loro voti in sacrestia si scoprono clamorose contraddizioni fra pubbliche prese di posizione e vita privata. È il caso classico del “predica bene e razzola male”. Ma se fosse solo questo si tratterebbe di ordinaria ipocrisia e disonestà intellettuale. E non varrebbe parlarne qui più di tanto. Per fare un solo esempio, dove anche io sono rimasto ingannato, nel caso dei preti pedofili, per quanto diffuso esso possa essere stato, è un conto denunciare e fustigare anche il 90 per cento dei preti, se mai in così ampia misura rei di violenze sessuali su minori, altro è presentare la stessa chiesa cattolica non come la religione la cui dottrina è riassunta nel Credo costantiniano, altro è intenderla come un’istituzione che ha come sua specifica finalità la pedofilia e renderla giuridicamente responsabile dei reati commessi individualmente da singoli e numerosi preti o religiosi. Tornano qui i temi della responsabilità individuale e collettiva, imposti dall’ebraismo come “colpa collettiva” per Shoah e simili, ma respinta per se, quando un Madoff e altri finanziari ebraici imbrogliano mezzo mondo. Si noti come i media evitino accuratamente di dire che Madoff è un “ebreo”. A chi lo fa notare viene affibbiata la patente collaudata di “antisemitismo”, ma se si tocca il papa non si puà gridare all’anticattolicesimo. E molti cosiddetti cattolici stanno al gioco e reggono il sacco, o forse fungono da agenti inquinanti, secondo quanto il rabbino Elia Benamozegh suggeriva di fare ad un giovane cattolico di nome Aimé Palliere che insoddisfatto del cattolicesimo aveva espresso intenzione di convertirsi all’ebraismo: chissà quanti Pallière militano all’interno della chiesa cattolica, magari nella stessa Curia vaticana! Solo così i conti tornano.

Non meno interessante è infatti indagare le vicende che hanno visto coinvolti personaggi ebrei nell’elaborazione dei documenti conciliari che sono poi stati votati in assemblea e sono diventati documente giuridici del Vaticano. Non si dimentichino per stare a fatti di cronaca a noi vicini e a tutti noti l’opposizione ebraica alla canonizzazione di Pio XII e ancora clamoroso più di tutti il caso Williamson, che nella vignetta è collegato ad una “negazione” (camere a gas) che nessuno è in grado di verificare ocularmente e direttamente in quanto evento del passato con il moderno fenomeno dell’aids, dove chiunque lo voglia può sperimentarne direttamente il contagio. È da chiedersi infine a chi appartiene la grande catena dei media, dalla carta stampata alle fiction televisive. Già nel “falsi” Protocolli di Sion poteva leggersi agli inizi del Novecento come strumento essenziale del dominio ebraico fosse la stampa e la comunicazione. Per avere un’idea di dove si possa mirare si prova a leggere, ad esempio questa agenzia:
12-03-09
PAPA/ISRAELE:RABBINI,SHOAH SIA MATERIA OBBLIGATORIA IN SCUOLE CATTOLICHE

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 12 mar - La Shoah dovrebbe diventare una materia di studio obbligatoria nelle scuole cattoliche di tutto il mondo: la proposta arriva dal rabbino capo di Haifa, Shear-Yashuv Cohen, che ha guidato la delegazione del Gran Rabbinato d'Israele ricevuta oggi inudienza da papa Benedetto XVI. ''Possiamo suggerire - ha detto Cohen - che prenda in considerazione che la storia e l'importanza morale della Shoah come 'memoria futura' diventine materia obbligatoria nei curricula degli studenti di tutte le scuole cattoliche del mondo''.
Un altro suggerimento offerto dal rabbino e' quello di ''rafforzare la vostra posizione sulla negazione dell'Olocausto'' e di ''dichiarare l'antisemitismo un 'crimine contro Dio'''.
asp/sam/lv
Per completare il quadro si immagini quali “difensori” della Chiesa un “ateo devoto” come Giuliano Ferrara, ebreo più o meno ateo, o un Magdi Cristiano ah ah Allam, che da neoconvertito incomincia ad insegnare la fede cattolica al papa stesso, e si ha il quadro desolante di come la “perfidia” ebraica – tolta dalla liturgia – persegua con tenacia una strategia e un accanimento anticristiano che non è stata mai sconfessato da nessun concilio ecumenico dell’ebraismo. Il povero Eisenmenger, che nell’anno 1700 aveva tentato di aprire gli occhi alla cristianità, è stato subito messo a tacere (lo hanno fatto morire) con una tecnica non dissimile ai nostri giorni da quella messa in campo contro Ariel Toaff, autore di “Pasque di sangue”. Spero di essere stato chiaro, ma ritornerò sul tema. L’ebraismo, forte della armi USA e di quelle proprie, sferra il suo attacco finale, la sua operazione “piombo fuso” contro una chiesa cattolica allo sbando, che però non ne aveva voluto sapere di benedire la guerra irachena ovvero che adesso non sembra voglia disertare Durban II, come richiesto da Israele a un Frattini ubbidiente. Non fai quello che io ti chiedo ora, ma te la faccio pagare in un secondo momento su altri temi e con altri mezzi, nascondendo la mano. Si osservi il silenzio eloquente di Frattini ed il suo zelo “in difesa” di Israele. Insomma, entro pochi decenni il ruolo millenario della chiesa cattolica deve essere ridotto in macerie come la Striscia di Gaza.

mercoledì 18 marzo 2009

Le nefandezze dell’Europa a Durban II

All’inizio della prima guerra mondiale il dominio coloniale europeo si estendeva sull’85 per cento delle terre emerse del globo. Di nefandezze la “civiltà” europea ne ha commesse proprie tante, dalla tratta dei negri a genocidi che fanno impallidire la Shoah. Questa tuttavia pretende di assurgere a titolo di giustificazione di quanto si va consumando sulle pelle, la vita, la dignità del popolo palestinese. Delle nefandezze europee sui popoli coloniali non esiste giornata della Memoria o ricerca storica o serial televisivi che ridestino la nostra coscienza ed i nostri sensi di colpa. Alla fine della seconda guerra mondiale le potenze vincitrici crearono l’ONU, immaginndo che dovesse essere un docile strumento nelle loro mani. Una delle prime violenze a cui la creatura fu costretta fu la creazione dello Stato ebraico e la spartizione della Palestina, un atto illegittimo per il quale l’ONU non aveva nessun diritto e nessun potere.

Le cose però cambiano con il tempo. All’ONU aderivano via via tutti gli stati nuovi che si formavano dal processo di decolonizzazione. Lo scandalo è oggi costituito dal fatto che un minuscolo e retrogrado stato africano possa pretendere di occupare un seggio Onu con una dignità pari a quella della Superpotenza USA. Un suo voto all’Assemblea generale conta quanto quello di Usa, Canada e Israele nonchè quanto quello dell’Italia e degli ex-stati coloniali europei. Per la coscienza giuridica e civile delle cancellerie europee questa pretesa appare inaudita. Utilizzano perciò tutti i mezzi di pressione di cui dispongono per ridurre alle loro vedute gli stati “incivili” del restante pianeta. Già in Durban I, dove è emersa l’equivalenza sostanziale fra sionismo e razzismo, fecero già un primo boicottaggio consistente nel fatto che non vennero espletate tutte le formalità di una dichiarazione che è di per sé evidente ad ogni onesta e libera coscienza. Da una dichiarazione formale avrebbero poi dovuto venire altri fatti conseguenti ed operativi, per dire ai dirigenti ebraici dentro e fuori lo Stato ebraico: no, non hai il diritto di fare pulizia etnica, di scacciare intere popolazioni dalle loro case e dai loro villaggi rasi al suolo e cancellati dalla carta geografica, facendo essi per primi ed impunemente ciò che viene attribuito al presidente iraniano Ahmadinenjad. Dicendo poi le stesse cose a tutte le fratte ed i frattini del mondo, che si danno da fare più per la loro appartenenza ebraica che non per conto e negli interessi dei popoli nei cui governi sono insediati con leggi elettorali che l’ex Congo Belga giudicano antidemocratiche e che respingono dal loro ordinamento giuridico.

La scena di Durban I si ripete per Durban II, la cui conferenza avrà luogo non nel Sud Africa, ma in Ginevra, nella civilissima Svizzera che fa vivere da esuli i suoi cittadini colpevoli di essere critici verso il mito olocaustico. L’Europa debellata nel 1945 è alla vigilia di una sua annessione territoriale nel sistema dell’Impero americano: la sua unificazione si rivela una preparazione all’annessione. Amen! Il “sogno europeo” di una unificazione territoriale su base continentale, persa con la caduta dell’Impero romano, si manifesta per quello che è: un’annessione all’Impero USA, grazie a governi quisling che si sono perpetuati dal 1945 in poi in ogni Stato dell’Europa liberata per meglio venire asservita.

Insomma, se vogliamo capire qualcosa di ciò che succede sotto i nostri occhi, dobbiamo per prima cosa gettare nel secchio della spazzatura i quotidiani che ogni giorni ci dicono l’opposto di ciò che è e la cui funzione è l’inganno quotidiano dei suoi lettori, poveri vittime spesso inconsapevoli. Lo spettacolo di ogni giorno è deprimente, ma non si risolve nulla volgendo altrove lo sguardo perché ciò che si vede è troppo disgustoso per i nostri occhi e il nostro stomaco. Dal disgusto e dall’insofferenza deve sorgere la volontà e la capacità di ribellarsi, di alzare la schiena e di rivendicare una dignità che non è inferiore a quella dei padroni dell’Impero e dei “signori del discorso”.

Queste considerazioni estemporanee sono un riferimento polemico agli articoli che in questi giorni appaiono sulla conferenza di Ginevra in calendario pe rla seconda metà di aprile. Ne indico qui sommariamente alcuni, ma sono tutti l’uno la copia dell’altro a dimostrazione del fatto che la stampa è tutta sotto il controllo del regime. È una pia illusione la favola della libertà di stampa e di pensiero, anche se i principi vengono dichiarati solennemente nelle carte costituzionali.

1. L’antisemitismo come il prezzemolo. – L’articolo di Vincenzo Nigro si distingue dal mio non perché è migliore, ma perché è pagato e compare sul quotidiano la Repubblica. L’articolo è in pratica inconfutabile: Nigro ha scritto e dunque ha detto! Se posso dare un consiglio ai miei occasionali lettori è il seguente: risparmiate i vostri soldi. Non comprate la «Repubblica della disinformazione» e date la vostra elemosina quotidiana a tanti poveri disgraziati che ogni giorno affollano le strade. Proprio ieri sera mi ha fatto pena un lavavetri che al semaforo ha voluto per forza prestare la sua opera non richiesta. L’articolo in questione è un articolo “sostanzialmente” idiota, che non conosce la storia, non distingue i problema, ignora ciò di cui scrive e parla. Il fatto che l’Italia con il suo inqualificabile ministro degli esteri Frattini non partecipi alla Conferenza non qualifica in positivo un Italia così infelicemente rappresentata e soprattutto non fa venire meno ciò che si vuole nascondere ad ogni costo: che Israele sia uno stato criminale e razzista, non meno di quanto lo sia stato quello nazista, al quale il tedesco rieducato Jasper avevo dato il titolo di “criminale”, quasi che a meritare questo apprezzamento, pur opinabile, fosse stato il primo e l’ultimo. Lo stato ebraico di Israele è razzista, resta tale e Frattini gli regge la coda. Ci si rammarica comicamente nell’articolo che Israele sia l’unico caso di stato razzista chiamato per nome. Ma come lo Stato ebraico non ha sempre rivendicato il suo diritto all’Unicità? La Shoah non è Unica? Ed allora bisogna accettare anche il rovescio della medaglia: l’unicità del razzismo dello Stato ebraico di Israele! Le frottole di Vincenzo Nigro sono troppo per commentarle tutte. Se dovessimo entrare sull’inganno spudorato del “due stati due popoli” non la finiremmo più. Dobbiamo qui rinviare necessariamente ad altri post ed alla letteratura sull’argomento, dove l’unica ardua e difficilissima prospettiva è solo quella dello Stato Unico, quello cioè dove possano vivere con eguali diritti palestinesi ed ebrei, abolendo il carattere ebraico dello stato di Israele e ripristinando il nome storico di Palestina. Naturalmente, questa soluzione è assolutamente osteggiata dalla Stato ebraico e sedicente democratico. Infatti, verrebbe vanificato il lavoro politico di oltre un secolo di sionismo. Dal loro punto di vista la cosa è comprensibile. Ma è il loro punto di vista, non il nostro. Frattini farebbe meglio a cambiare Stato e cittadinanza, magari aspirando ad un posto di sottosegretario agli Esteri della sua collega Livni. La cosa è fattibilissima solo che lui lo voglia. Le “acque torbide” sono quelle in cui nuota lo stesso Frattini ed il manipolo di sionisti messi nel parlamento italiano per gestire la politica estera italiana, facendo gli interessi di quella israeliana.

martedì 17 marzo 2009

Johann Andreas Eisenmenger: “Giudaismo svelato”. Frontespizio.

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vers. 1.3 / 24.3.09

Johann Andreä Eisenmenger

Professors der Orientalischen Sprachen bey der Universität Heydelberg

Entdecktes Judenthum

oder:

Gründlicher und Wahrhaffter Bericht,

Welchergestalt
Die verstockte Juden die Hochheilige Drey-Einigkeit,
Gott Vater, Sohn und Heil. Geist, erschrecklicher Weise lästern
und verunehren, die Heil. Mutter Christi verschmähen, das Neue
Testament, die Evangelisten und Aposteln, die Christliche Religion
spöttisch durchziehen, und die ganze Christenheit auff das äusserste
verachten und verfluchen;
Dabey noch viel andere, bishero unter den Christen
entweder gar nicht, oder nur zum Theil bekant gewesene Dinge
und grosse Irrthüme der Jüdischen Religion und Theologie,
wie auch viel lächerliche und kurtzweilige Fabeln, und andere
ungereimte Sachen an den Tag kommen.
Alles aus ihren eigenen, und zwar sehr vielen mit grosser Mühe
und unverdrossenen Fleiß durchlesenen Büchern, mit Ausziehung
der Hebräischen Worte, und derer treuen Ubersetzung in die Teutsche
Sprach, kräfftiglich erwiesen,
und
In Zweyen Theilen
verfasset,
Deren jeder seine behörige, allemal von einer gewissen Materie
außführlich-handelnde Capitel enthält.
Allen Christen zur treuhertzigen Nachricht verfertiget, und mit
vollkommenen Registern versehen.

Mit Seiner Königl. Majestät in Preussen Allergnädigsten
Special-Privilegio

Gedruckt zu Königsberg in Preussen, im Jahr nach Christi Geburt 1711.



Note editoriali:
1. I frontespizi del 1700 e del 1711 hanno delle differenze. Nella prima si legge in apertura la sovraimpressione: «Des bey 40. Jahr von der Judenschafft mit Arrest bestrickt gewesene, nunmehro aber durch Autorität eines hohen ReichsWicariats relaxirte…» e termina con «Gedruckt im Jahr nach Christi 1700».
I due frontespizi appaiono tipograficamente ricomposti e presentano lievi differenze ortografiche. Le vicende giudiziarie connesse alla pubblicazione dell’opera terminarono solo nel 1773.




Wir Friderich von Gottes Gnaden König in Preussen, Margraff zu Brandenburg, des Heil. Röm. Reichs Ertz-Cammerer und Churfürst, Souverainer Printz von Oranien, Neufchatel und Valengin, zu Magdeburg, Cleve, Jülich, Berge, Stettin, Pommern, der Cassuben und Wenden, zu Mecklenburg, in Schlesien, zu Crossen Hertzog, Burggraff zu Nürnberg, Fürst zu Halberstadt, Minden, Camin, Wenden, Schwerin,


Note editoriali:

(segue)

sabato 14 marzo 2009

Biblioteca di “Civium Libertas”: L’opera integrale di Joahann Andreas Eisenmenger nell’originale tedesco. Homepage

Versione: 1.4
Status: 25.3.09

Diamo qui avvio ad un’impresa editoriale alquanto impegnativa. Confidiamo nondimeno nel lavoro congiunto di una squadra di amanuensi che volgerà il testo tedesco in caratteri gotici in un più accessibile testo tedesco in caratteri latini, che i motori di ricerca potranno rendere disponibile al vasto popolo della rete che conta già oltre un miliardo di utenti potenziali di ogni singolo testo. Questo primo post è la Homepage di tutto il lavoro. Non illustreremo le ragioni che ci spingono a questa impresa. Ne accenno una sola che ho già annunciato in altro mio blog, di natura scientifica e didattica: i Carl Schmitt Studien, dove ho intrapreso una critica alla recezione francese dell’opera di Carl Schmitt a cura del politologo Yves Charles Zarka, che prefando una traduzione francese di Raphael Gross rivolge anche a Carl Schmitt l’ormai frustra e strumentale accusa di antisemitismo, di cui nessuno terrebbe conto se non avesse una valenza penale. In realtà, nell’opera di Schmitt si trova poco più di qualche aggettivo, come un apostrofe all’«ebreo» Spinoza e simili. Dire ad un ebreo che è un ebreo costituisce già una forma paranoica di antisemitismo. Ammesso e non concesso che siano fondate i “tela calumniae” contro Carl Schmitt, e cioè che tutta la sua opera sia intrisa di antisemitismo, diventa allora interessante un’esplorazione dell’opera di Eisenmenger, la cui influenza si sarebbe proiettatata sul pensiero di Fichte, Kant, Feuebach. Questo solo motivo è per noi sufficiente per accingerci ad un’impresa che richiederà parecchio tempo per essere portata a compimento. La novità ed astrusità della materia, la sua Unheimlichkeit, rende opportuna la redazione di un apposito dizionario dei termini, degli autori e delle cose notevoli che via via si incontrano. Avendo però già iniziata la redazione di un “Dizionario critico del sionismo ed ebraismo” mi suggerisce di includere in esso tutte le nuove voci che si incontreranno esplorando l’opera di Eisenmenger nelle sue fonti e nella sua Wirkungsgeschichte durante tre secoli.

Antonio Caracciolo
14 marzo 2009

Attingo qui notizie di base dal volume “Giudaismo svelato”: Johann Andreas Eisenmenger e il Giudaismo svelato, a cura del Gruppo di Ar, Con un’antologia su ebrei e non-ebrei secondo gli insegnamenti rabbinici. Edizioni di Ar, Padova, 2008. L’opera di Eisenmenger è stata pubblicata per la prima volta a Francoforte nel 1700, presso la tipografia di Joahann Philipp Andrea, in 2050 copie. Essa è costituita da due grandi volumi in quarto che comprendono complessivamente più di 2100 pagine: 1033 il primo, 1114 il secondo. Dopo la confisca, decretata dal Kaiser Leopoldo I d’Austria su richiesta degli Hofjuden Samson Wertheimer, Samuel Oppenheimer e Leffmann Behrends, l’opera fu ristampata a Königsberg nel 1711, di cui una copia si conserva in Italia nella Biblioteca Nazionale di Torino. La diffusione dell’opera di Eisenmenger conobbe varie vicende per le quali si rinvia al testo italiano a cura del Gruppo di Ar. Solo in epoca recente, nel 2007, si è avuta una riproduzione fotografica su cd-rom dell’edizione di Francoforte del 1700 a cura di Michael Hoffman. Il testo originale del primo volume, in carattere gotico, è accessibile presso la Judaica Sammlung Frankfurt. Nella nostra trascrizione ci basiamo sulla ristampa del 1711, in Königsberg, tendendo conto e segnalando ogni minima differenza con la prima edizione del 1700, edita in Frankfurt e subito sequestrata.

L’impresa alla quale qui ci accingiamo è una trascrizione dal gotico in caratteri latini moderni. Verrà riprodotta fedelmente l’edizione originale del 1700 ovvero la sua ristampa del 1711, tenendo conto di eventuali Errata. Reso disponibile e di pubblico dominio il testo originale dell’autore, ci riserviamo traduzioni in italiano e in altre lingue con eventuali corredi iconografici. Il piano editoriale si verrà precisando e affinando in corso d’opera anche come conseguenza delle Collaborazioni che si potranno avere. L’impresa non sarebbe pensabile senza un Team di lavoro.

Articolazione dell’Opera

Oltre agli Indici, l’Opera di Eisenmenger è articolata in due Parti, la prima divisa in 19 capitoli, la seconda in 18.

Primo Volume

– Frontespizio e indici introduttivi.
• Frontespizio dell’edizione del 1711.
• Autorizzazione alla stampa data da Federico di Prussia.
• Register über die Capitel des Ersten Theils [Indice dei capitoli della prima parte]
• Register der hebreischen Bücher, welche in dem ersten und dem zweiten Theil dieses Wercks angezogen werden [Elenco dei libri ebraici che vengono citati in quest’opera].
• Register det Teutsch-Hebreischen Bücher, welche in diesem Werck angezogen werden [Elenco dei libri ebraico-tedeschi che vengono citati in quest’opera].
• Register derjenigen Bücher, welche von einigen zur Christlichen Religion ...

Der Erste Theil
Des entdeckten Judenthums

I - Von der Juden ungeziemenden Lehr von Gott dem Vater [Della sconveniente dottrina giudaica su Dio Padre], pp. 1-61.
II - Von den schmählichen Nahmen, welche die Juden Christo geben [Dei nomi ignominosi che gli ebrei danno al Cristo], pp. 61-148.
III - Was Christus gethan habe und warum er getödtet worden seyn soll [Che cosa il Cristo avrebbe fatto e perché sarebbe stato ucciso], pp. 148-188.
IV - Was sich mit Christo nach seinem Todt zugetragen haben soll [Che cosa sarebbe accaduto al Cristo dopo la sua morte], pp. 189-227.
V - Ob im Talmud unseres Heylandes Meldung geschehe? [Se nel Talmud sia fatta menzione del nostro Redentore], pp. 228-264.
VI - Was die Juden von dem Heil. Geist melden [Che cosa dicano gli ebrei dello Spirito Santo], pp. 264-269.
VII - Was die Juden das Neue Testament, die Evangelisten und Aposteln verachten [Come gli ebrei disprezzino il Nuovo Testamento, gli Evangelisti e gli Apostoli], pp. 270-293.
VIII - Von den Juden Talmud [Del Talmud giudaico], pp. 293-453.
IX - Von der Juden verkehrten Auslegungen der H. Schrift [Delle false interpretazioni giudaiche della Sacra Scrittura], pp. pp. 453-493.
X - Wie die Juden die Christliche Kirchen und deren Geistliche nennen [Come gli ebrei chiamino la religione cristiana e i suoi ministri], pp. 494-506.
XI - Wie di Juden die Christliche Kirchen, und was drinnen ist, nennen [Come gli ebrei chiamino le chiese cristiane e ciò che vi è dentro], pp. 507-533.
XII - Wie die Juden die Heil. Sacramenta spöttlich nennen [Come gli ebrei chiamino beffardamente i santi sacramenti], pp. 553-556.
XIII - Wie die Juden die Christliche Fest- und Feyertag nennen [Come gli ebrei chiamino i giorni festivi e le festività cristiane], pp. 556-567.
XIV - Wie sich die Juden rühmen und über alle alle Völcker erheben [Come gli ebrei si glorino e si elevino al di sopra di tutti i popoli], pp. 568-588.
XV - Von den Juden Hass gegen alle Völcker und ihrer Heycheley [Dell’odio ebraico contro tutti i popoli e della ebraica ipocrisia], pp. 588-630.
XVI - Wie die Christen von den Juden genennet werden [Come i cristiani siano chiamati dagli ebrei], pp. 631-728.
XVII - Wie die Juden die gantze Christenheit zu nennen pflegen [Come gli ebrei sogliano chiamare l’intera cristianità], pp. 728-803.
XVIII - Wie viel Völcker in der Welt seyn, und wer sie regiere [Quanti popoli ci siano al mondo e chi li governi], pp. 803-854.
XIX - Was die Juden von Sammael, als dem Engel des Todes, und den Toden lehren [Che cosa gli ebrei insegnino su Sammael quale angelo della morte e sulla morte], pp. 854-896.

Segue l’Indice analitico:
– Register über den Inhalt des I. Theils des entdeckten Judenthums, pp. 897-1016
e l’errata corrige:
– Errata Partis Primae, p. 1017.

Volume Secondo

La Parte Seconda comprende 18 capitoli che hanno il seguente titolo così abbreviato:

I - Was die Juden von der Christen, anderer Völcker, und ihren eigenen Seelen lehren [Che cosa gli ebrei insegnino sulle anime dei cristiani, degli altri popoli e sulle loro proprie], pp. 1-90.
II - Wie die Juden die Christen fluchten und ihnen Böses wünschen [Come gli ebrei maledicano i cristiani e augurino loro il male], pp. 1-90.
III - Werden drey Fragen erörtert. 1. Ob den Juden erlaubt seye, einen Christen zum Todt zuerretten. 2. Ob die Rabbinische Gesetze es zulassen, einen Christen ums Leben zu bringen. 3. Ob man sich den Jüdischen Medicis sicherlich vertrauen könne? [Vengono discusse tre questioni. 1. Se agli ebrei sia permesso salvare dalla morte un cristiano. 2. Se le leggi rabbiniche consentano di togliere la vita a un cristiano. 3. Se ci si possa fidare tranquillamente dei medici ebrei], pp. 189-234.
IV - Von der Juden Lehr, dass alle Christen verdammt, sie aber alle seelig werden sollen [Della dottrina ebraica che tutti i cristiani debbano essere dannati, gli ebrei invece debbano diventare tutti spirituali], pp. 322-369.
V - Was die Juden von dem Paradiess schreiben und lehren [Che cosa gli ebrei scrivano e insegnino del Paradiso], pp. 295-322.
VI - Was die Juden von der Hölle lehren [Che cosa gli ebrei insegnino dell’Inferno], pp. 322-369.
VII - Was die Juden von den guten Engeln lehren [Che cosa gli ebrei insegnino sugli angeli buoni], pp. 370-407.
VIII - Was die Juden von Teuffeln lehren [Che cosa gli ebrei insegnino sul diavolo], pp. 408-468.
IX - Vom Verhalten der Juden gegen die Christliche Obrigkeiten, und ihrem Eid [Dell’atteggiamento degli ebrei verso le autorità cristiane e del loro giuramento], pp. 469-515.
X - Von den Ländern, da die Juden ihre eigene Herrschaft haben sollen [Dei paesi in cui gli ebrei credono di avere il loro dominio], pp. 515-573.
XI - Von den Juden Betrug, Stehlen, Behalten des Gefundenen, und Wucher [Dell’inganno, del furto, dell’appropriazione dell’oggetto trovato e dell’usura degli ebrei], pp. 574-613.
XII - Von der Christen und Juden Speiss und Tranck [Dei cibi e delle bevande dei cristiani e degli ebrei], pp. 614-646.
XIII - Von dem Messia [Del Messia], pp. 647-731.
XIV - Was sich zur Zeit des Messia zutragen werde [Che cosa accadrà al tempo del Messia], pp. 732-808.
XV - Wie lange der Messias regieren, und was weiter geschehen werde [Per quanto tempo il Messia governerà e che cosa accadrà dopo], pp. 809-889.
XVI - Was die Juden von der Aufferstehung der Todten lehren [Che cosa gli ebrei insegnino sulla resurrezione dei morti], pp. 890-950.
XVII - Was die Juden von dem Jüngsten Gericht lehren [Che cosa gli ebrei insegnino sul giudizio universale], pp. 950-979.
XVIII - Warum so wenig Juden sich bekehren, und wie der Sache zu helffen [Perché si convertano così pochi ebrei e come favorire la cosa], pp. 980-1030.


(segue)

mercoledì 11 marzo 2009

Di ritorno da Gaza: il massacro continua. Conferenza stampa della delegazione di Forum Palestina

Ero seduto accanto ad una giornalista dell’ANSA, che riempiva il suo taccuino mentre i membri della Delegazione di Forum Palestina che erano stati nella Striscia di Gaza passando dal valico egiziano raccontavano la loro esperienza durante due giorni di permanenza, durante i quali avevano potuto vedere la situazione di fatto e portare direttamente il denaro che avevano raccolto. Alla giornalista ho detto che avrei scritto anche io qualcosa sul mio blog, ma con un taglio ed uno stile diverso da quanto lei avrebbe dovuto necessariamente tenere. Se avessi annotato o stenografato gli interventi, non avrei potuto riflettere criticamente su quanto ascoltavo. Molto vi sarebbe qui da scrivere, ma non ne ho il tempo e devo solo limitarmi ad alcune rapide annotazioni. Intanto, la principale è quella schematizzata nel titolo: il massacro continua. Noi siamo purtroppo abituati a percepire la realtà in quanto e se raccontata dai grandi mezzi di comunicazione, che per l’appunto appartengono ad Israele, agli interessi cioè che da oltre un secolo devastano le terre mediorientali. Per chi vuole giungere alla conoscenza della Verità, il percorso è sempre accidentato accidentato e faticoso.

Si è fatto in Roma tanto baccano al solo accenno di un boicottaggio contro i negozi degli ebrei che viene ora netto il contrasto con ben altro boicotaggio che Israele conduce da sempre contro il popolo palestinese. A proposito: Israele c’entra qualcosa con l’ebraismo? E non è mai successo che gli ebrei romani in quanto tali e non già in quanto “sionisti” abbiano spillato un solo euro per finanziare gli “insediamenti illegali” in Cisgiordania? O l’economia israeliana di guerra ed il conseguente “genocidio”, voluto dal loro Dio e benedetto dai rabbini di tutto il mondo, non hanno nulla a che fare con l’ebraismo in quanto tale? Naturalmente, la conferenza stampa non ha avuto niente a che vedere con questa impostazione, anche se qualche intervento dal pubblico – subito represso – si è affacciata questa realtà tanto spinosa quanto sottaciuta.

Intanto, un curioso caso di boicottaggio da parte israeliana, quanto per stare sul tema: in un ospedale ben attrezzato, al quale è stato donato dalla banca mondiale, non un “carroarmato”, o una partita di missili, bensì un... ascensore da installare nell’ospedale palestinese che avrebbe già una seconda camera operatoria: non si può disporre dell’ascensore resta bloccato nel porto dalle autorità israeliane. I pazienti devono essere portati in barella, per le scale, da un piano all’altro.: con i disagi e i pericoli facilmente immaginabili. Negli ospedali continuano a morire quelli che prima erano feriti. L’uso di armi proibite, sempre negato dagli Eletti Mentitori, è una realtà che si riscontro sul corpo dei pazienti deceduti. Vi è stata poi una colpevolissima condotta dei medici israeliani, che si sono mostrati degni colleghi dei Mengele holliwodiani: hanno forse creato un personaggio a loro immagine e somiglianza, ma non riscontrabile nella realtà.

Un dato politico significativo è il fatto che la delegazione giunta dal valico egiziano è riuscita a passare, inscenando una manifestazione. Il governo egiziano appare sempre più un governo a sovranità limitata. Il trattato di pace è stato in realtà un trattato di soggezione, di vassallaggio. Questo spiega la complicità egiziana nell’attacco a Gaza. Ormai sono dati che un occhio critico facilmente individua. Che dire del gas che l’Egitto “regala” ad Israele? Un tributo di guerra, come succedeva nei tempi antichi, dove le cose si chiamavano con il loro nome. La delegazione italiana, che inizialmente non era autorizzata a passare, non si è voluta allontanare dal valico, ma fornitasi di coperte e di tende vi ha trascorso la notte. Il fatto ha creato grande scombussolamento nelle autorità egiziane, che alla fine si sono decise a far passare la delegazione, che però una volta dentro non si voleva poi fare uscire. Insomma, vi sarebbe da fare un film, se l’industria holliwodiana non fosse di proprietà degli amici del giaguaro, anzi di proprietò diretta del giaguaro.

Non è però passata affatto l’altra delegazione, quella della Tavola della pace, che ha scelto il valico israeliano in segno di solidiarietà verso Israele, vittima di qualche missile Kassam con rottura di vasi. Questo tipo di pacifismo sostiene Israele adottando la tesi del “conflitto”, per la quale il massacro, il genocidio, la pulizia etnica sarebbe una “giusta difesa” da parte di Israele contro i “terroristi” palestinesi, autentici barbari e selvaggi della nostra epoca, la cui colpa è quella di non volersi arrendere, di non volersi lasciar disperdere per il mondo in campi profughi o come immigrati nelle nostre società che non sempre li amano. La lezione di Ilan Pappe, ribadita al seminario romano del 21 gennaio scorso, è stata recepita da Forum Palestina, che respinge nettamente la tesi dell’equidistanza o equivicinanza di altre organizzazioni falsamente solidali con i palestinesi. Trattasi di genocidio che deve trovare la più ferma condanna di quanti amano nutrire la loro mente con gli “orrori” storici, controversi, della seconda guerra mondiale. Signori, se guardate verso Gaza e la Palestina, non avrete nessun bisogno di “ricordare”, non dovrete fare nessun forzo di “memoria”. Basta che guardiate: il genocidio, la pulizia etnica, il razzismo è presente, reale ed alla porta dei vostri occhi, delle vostre orecchie, del vostro cervello.

Taccio sul “nostro” (?) ministro Frattini, del quale potrei dire e pensare solo del male, tutto il male possibile, che lascio immaginare ma non dico. Già Durban I aveva rivelato verità che gli Usa, Israele e il Canada, paesi dove la “Israel lobby” è potentissima, avevano tentato di sabotare. Lo stesso tentano ora di fare con Durban II. Il “nostro” ministro ha dato quella prova di servilismo, di cui nessuno dubitava. Personalmente, evito anche di sapere ciò che dice o fa: lo considero “perso” e “alieno” e mi guasterei il sangue a seguire le sue gesta. Un momento! Va però data una nota di merito alla rappresentanza diplomatica italiana in Israele ed Egitto, che molto si sono adoperate per dare sostegno alla delegazione italiana. Ciò è stato riconosciuto e attestato dalla delegazione. Non ne attribuisco però il merito al ministro. I funzionari sia italiani sia egiziani hanno, per fortuna, una loro limitata autonomia morale rispetto ai loro governi.

Chiudo questa rapidissima nota con un poco di colore. La mattina ho iniziato il mio boicotaggio contro Israele. Finito di prendere il caffè in un bar dei Parioli, mi sono accorto che sulla macchina del caffé vi era scritto “Lavazza”. Mi sono quindi ricordato che questo è uno degli obiettivi del boicottaggio, in quanto la italiana Lavazza fa affari con Israele. Ho detto al barista e al proprietario che la prossima volta non avrei preso il caffè nel loro bar, se avessi visto ancora la scritta Lavazza. Ritengo di essere libero di prendere o non prendere un caffè senza voler con ciò fare un danno al proprietario del bar, al quale non ho chiesto di quale religione o etnia fosse. Mi è parso che abbia capito e non si sia offeso. In ogni caso non passerò da quel bar in quanto è per me fuori zona. Per la fine del mese è prevista una grande azione di boicotaggio contro Israele, che peraltro il suo boicottaggio contro Gaza lo conduce in permanenza da anni: la ricostruzione degli edifici che la stessa Israele ha bombardato non la si può fare in Gaza, perché Israele non lascia passare il cemento, i tondini e tutto il materiale da (ri)costruzione. Per fortuna, dice la delegazione, in Gaza non si soffre la fame. Ma ciò accade perché dai tunnel passano non le armi, ma i viveri!

lunedì 9 marzo 2009

«Lo storico è un uomo libero»: peggio di così Pierre Vidal-Naquet non poteva incominciare!


Il processo di demonizzazione contro una serie di autori e di temi mi costringe, mio malgrado, ad interessarmi, almeno un poco, di settori che non rientravano nei miei ordinari interessi scientifici. Succede sempre così, quando si pretende di sottoporre a censura determinati autori e libri. Qui il censore è proprio Vidal-Naquet il cuo slogan sugli “assassini della memoria” ha armato la mano degli aguzzini della libertà di pensiero. Ho appena comprato una ristampa dell’omonimo libro, edito da Viella, com una prefazione di Giovanni Miccoli, che difficilmente avrebbe potuto trovare una frase più infelice per iniziare il suo saggio introduttivo all’opera. Un lettore appena un poco informato sa che volersi interessare, in paesi come la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Austria, di temi le cui verità sono fissate per legge, significa finire dritti in galera. Se le mie informazioni sono esatte – non ho al momento possibilità per verificarle – in Germania ogni anno sono istradate circa 17 mila procedimenti per reati di opinione. Altra cosa che appare stonata nello slogan di Vidal-Naquet, buono per chi forse non è mai stato capace di pensare, è la nozione di “memoria”, in sé assai problematica.

Mi accingo appena alla lettura di un libro sul quale non tratterò gli aspetti tecnici connessi alla storiografia revisionista. Altri lo ha già fatto e lo farà ancora assai meglio di quanto io possa. Come già in altri libri simili, concepiti per avallare l’ideologia dominante della nostra epoca, la mia attenzione sarà concentrare su aspetti filosofici. È piuttosto difficoltoso annotare ogni riflessione che questa o l’altra singola frase suscita nel corso della lettura. Si rischia di non finire di leggere mai il libro e di scriverne un’altro ancora prima di essere giunto all’ultima pagina. In altri tempi uno scrittore si poneva lo scrupolo di non inflazionare la repubblica delle lettere e quasi ci si scusava con il Lettore per aver scritto un libro. Quindi si davano ampie giustificazione del perché si era giunti a tanto. Non è il mio caso perché la mia è una scrittura sull’acqua, cioè in internet. Uno scrivere che può scomparire in un attimo sia perché lo si rivede interamente, mutandone il senso e la forma, sia perchè un qualsiasi accidente, trattando di temi scottanti, può portare alla chiusura del blog. Inoltre, il nuovo mezzo di espressione in auge da pochi anni non si sa quanto possa resistere rispetto alla corposa materialità di un libro.

Procederò dunque per aggiunte successive via via che vado avanti nella lettura del libro. Per la verità avevo già spento il computer, ma la frase con la quale Miccoli ha preso avvio mi ha proprio fatto sobbalzare dal divano, costringendomi a riaccendere il computer per annotare e stigmatizzare subito l’insensatezza, o meglio la mancanza di pudore di uno scrittore e del suo prefatore che avrebbero fatto meglio a non scrivere affatto. Non perseguono certo un fine di verità. Non intraprendono nessuna ricerca. Ma vogliono impedire ad altri di fare ricerca e di cercare la verità. Quando un libro inizia con una frase così falsa e impudente verrebbe la voglia di scaraventarlo via e lasciar perdere. Ma non è per diletto che mi sono proposto di leggere questo libro, o per apprendere qualcosa, ma allo scopo di analizzare gli argomenti dei “carcerieri del pensiero”. Di certo non immaginavo un inizio così traumatico e non è neppure la prima volta che mi imbatto in un caso del genere. Altri autori della stessa cerchia hanno avuto il pregio di indispormi fin dalla loro prima frase.

*

Un’altra perla la si trova nella stessa pagina poche righe più avanti. Cerco di essere io sintetico altrimenti non esco più dalla gabbia. In un quadro agiografico che Miccoli traccia di Vidal-Naquet, morto nel 2006, si richiama al “dovere elementare dello storico di leggere molto”, al dovere proprio dello storico di essere «schiavo dei fatti», ma poi Miccoli aggiunge, credo di suo: «anche se mai si potrà leggere tutto». Appunto! Ma cosa significa ciò? Non voglio qui chiamare in causa, citandolo per nome, un illustrissimo collega del quale riporto un’osservazione al riguardo, scaturita in un colloquio informale durante un consiglio di facoltà. Per la storia contemporanea, in genere, l’abbondanza di documentazione e di riflesso anche di letteratura è tale per cui occorre essere necessariamente selettivi. Ma essere selettivi significa qui privilegiare l’una interpretazione piuttosto che un’altra. Valga in questi giorni la farsa storiografica intorno alla figura di Pio XII. In situazioni del genere basta che un governo o una potente istituzione affidi una lucrosa commettenza ad un “uomo libero” che esercita in mestiere di storico, allo stesso modo in cui potrebbe fare il mestiere di legale o consulente di parte, perchè si possano ottenere grossi tomi da biblioteca, dove è sostenuta la tesi commissionata. Un mio amico, valente avvocato di fama internazionale, mi confidò una volta di una causa che gli era stata affidata da una multinazionale. Lui disse al cliente committente che quella causa non si poteva vincere, ma il cliente ribadì che per ragioni tutte politiche, anche sapendo di perdere, quella causa doveva essere fatta.

(segue)

Freschi di stampa: 2. «I complici di Dio. Genesi del mondialismo», un’opera monumentale di Gianantonio Valli. Effepi Edizioni.

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Esce con titolo «I complici di Dio. Genesi del Mondialismo», presso l’editrice Effepi, un’opera sterminata di Gianantonio Valli. Si tratta di un testo di oltre 4000 pagine che l’editore ha potuto pubblicare solo nel cd-rom che accompagna il volume cartaceo introduttivo di 146 pagine. Non sarebbe stato possibile altrimenti. L’Autore avverte poi che il miglior metodo per leggere la sua opera costata venti anni di lavoro è la lettura sequenziale, pagina dopo pagina, anche se un motore di ricerca integrato nel pdf consente facili ricerche. E noi ci siamo accinti nella lettura dell’opera, cioè di tutte le sue 4050 pagine del pdf, essendo appena giunti a pagina 60 del volumetto cartaceo. Intanto questa non è una recensione. Cogliendo io la specificità della scrittura digitale direttamente sulla rete, in un blog, mi propongo qui una serie di riflessioni e di spunti tratti dalla lettura di un’opera che richiederà non poco tempo e che non potrà essere ultimata a breve. Dico ciò perché non vorrei fare torti all’Autore con eventuali incomprensioni che possono essere mie soltanto ed estranee ai risultati delle sue ricerche.

Intanto qui una prima associazione di idee. Se venti anni Gianantonio Valli ha impiegato per questa sua vasta rassegna della letteratura ebraica e sionista, ovvero per la sua determinante influenza sull’ideologia contemporanea, venti anni furono pure necessari ad un altro Autore, vissuto tre secoli fa. Esattamente nell’anno 1700 il tedesco Johann Andreas Eisenmenger (1654-1704) pubblicò un’opera altrettanto impegnativa e imponente: Entdecktes Judentum, il “Giudaismo svelato”. Con sorprendente analogia con quanto abbiamo assistito di recente per “Pasque di sangue” l’opera fu subito sequestrata per l’intervento dei potentissimi “ebrei di corte”, ossia banchieri che finanziavano i principi dell’epoca. Quell’opera è in pratica rimasta inedita per tre secoli. Faceva il punto della situazione per l’anno 1700. Il suo autore versato in lingua ebraica e nella conoscenza di prima mano di tutte le fonti dava allora un quadro dell’ebraismo che non si discosta da quello odierno. Purtroppo in un volumetto di poco più di 100 pagine possiamo conoscere solo piccoli brani antologici di un’opera di oltre 2000 pagine di grande formato.

Tornando all’opera di Valli, si tratta qui di un bilancio fino a tutto il 2008. Il libro avrebbe dovuto uscire pressoché in contemporanea con l’operazione «piombo fuso», anche se la disponibilità del libro è forse slittata di pochi giorni. Si tratta comunque di una mera coincidenza temporale. L’opera è di vasto respiro e abbraccia tutta la letteratura contemporanea sull’ebraismo. Un primo problema che l’Autore ha dovuto affrontare è stato la scelta del titolo, che alla fine è caduto su «I complici di Dio». Che vuol dire? Chi sono questi “complici”? Forse la spiegazione del titolo offre già una buona idea sul contenuto dell’opera. Il bel mondo della religiosità antica, greca e romana, era popolato non da un solo dio, ma da molti dèi, ognuno dei quali rifletteva un aspetto dell’immensità del cosmo e della natura umana. Venne poi il dio unico che tacciò di falsità tutti gli altri, riuscendo ad abbatterne i templi e a bollare come abietti “idolatri” i loro fedeli. È ben vero che poi i monoteismi entrarono in conflitto fra loro, determinando guerre sanguinose in nome di dio.

Più “geloso” di tutti fu ed è il dio ebraico, che non si fece scrupolo di ordinare i peggiori delitti ai suoi adepti e prediletti. Basta appena leggere la Bibbia, nella parte denominata “Vecchio Testamento” per trovare ad ogni piè sospinto efferratezze tali da costringere gli odierni esegeti a veri e propri equilibrismi per non dover applicare alla Torah la perfida legge Mancino, concepita non per promuovere lodevolmente l’amore fra i popoli, ma come strumento contro le minoranze politiche o il pensiero antconformista. Ad esempio, tutti conosciamo l’avvio poetico del salmo che inizia con:

Sui fiumi di Babilonia, là sedemmo al ricordo di Sion.
Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre…

Ma che poi termina in quest’altro modo:

Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.
Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietra.

Il sangue e la ferocia che Geova prescriveva ai suoi “eletti” inducono ragionevolmente a pensare ad un rapporto di “complicità”, volendo dar credito alla concezione di un dio capace di ordinare e pretendere simili cose dai suoi fedeli servitori. Siamo ormai abituati a venire colpevolizzati ad ogni più innocente starnuto. La specifica ed esclusiva relazione fra un Dio, che è l’Unico ed il Sommo, ed il “suo” popolo in dispregio di tutti gli altri mai esistiti sulla terra e nella storia non potevano non produrre nel corso dei millenni una difficile convivenza con le più disparate genti con le quali gli ebrei in quanto comunità religiosa sono venuti in contatto. Il “Blut und Boden” appartiene come caratteristica essenziale all’ebraismo molto più che non al nazismo, la cui ideologia non riuscì mai ad avere contorni definiti. E tutto in un nome di un Dio che avrebbe trattato come “figliastri”, bastardi gli altri popoli della terra. Insomma, checché ne dicano i sofisti parateologici o i cattolici giudaizzanti, si tratta di una brutta religione non fatta per essere amata. Il cristianesimo aveva aperto ai “gentili” – anche questo una brutta parola alla quale il vocabolario corrente ci costringe – in una vasta operazione sincretisca, dove confluivano molti temi delle religioni antiche, fra cui notissimo il culto di Mitra e del Sole Invitto.

Il linguaggio che siamo costretti ad adoperare per un uso ormai consolidato contiene in se gli elementi dell’inganno e dell’autoinganno. Ben lo sanno i produttori di linguaggio e di terminologia, che negli angoli più disparati dell’uso del linguaggio non mancano lì di gettare qualche frasetta dove si consolida in dogma teologico della nostra epoca: la Shoah. Perfino l’uso metaforico del termine “olocausto” – che propriamente non è la traduzione di “Shoah”, disastro o qualcosa di simile – viene fustigato dai “guardiani” informatici. Trovandosi in presenza di ebrei, è ormai divenuto costume stare attenti al linguaggio adoperato per non trovarsi appioppata la classica e strumentale accusa di “antisemitismo”. I «Complici di dio» vanno utilmente affancati nella lettura da un’altra opera di Gianantonio Valli uscita nel 2007, di estensione più contenuta in solo 223 pagine, uscita presso lo stesso editore con titolo “Holocaustica religio. Fondamenti di un paradigma”, dove l’Autore passa in rassegna una vastissima letteratura, di cui è fatta ampia citazione. Anche se il grande uso di citazioni può apparire di ostacolo nella lettura, ci si persuade poi che non poteva essere diversamente: le citazioni devono essere testuali in modo che il lettore possa risalire ad esse e stabilire poi una personale resa dei conti con questa o quell’Autore di cui non sospettava simili accomodamenti con lo spirito del tempo.

(segue)

sabato 7 marzo 2009

Genocidi dimenticati: gli indiani del Nord America in un articolo di Raffaele D’Aniello


Dal 1978 in poi, con la creazione di una fiction televisivo dedicato all’«olocausto», siamo stati letteralmente bombardati all’idea di un solo ed unico genocidio per antonomasia, quello degli ebrei nei campi di concentramento nazisti. Non solo l’evento è stato ed è continuamente proposto ed imposto da una filmografia che è interamente ebraico-sionista fino a farlo diventare persuasione bubliminale ed a produrre una letteratura assertiva fino all’incredibile, un esercizio di retorica che in epoca rinascimentale era concentrato. ad esempio, sul tema dell’amore: cosa l’amore è, quale la donna più bella, e simili. Chi aveva tempo e voglia, poteva sbizzarrirsi, ma gli altri restavano liberi di annoiarsi. Tutt’altra cosa è per le vicende tragiche della Seconda Guerra Mondiale, come insegna il recente caso del vescovo Williamson, contro il quale è stata condotta un’operazione “piombo fuso” dei media chiaramente controllati da Israele e dalla sua Lobby dislocata nei diversi paesi. Anche internet è in pericolo. Anche qui i «difensori di Israele» tentano di imporre il bavaglio e la reductio al pensiero “unico”. Lavori come quello di Giannantonio Valli, di una sterminata erudizione, possono essere utilmente letti per capire i diversi passaggi di un’incredibile opera di condizionamento, di cui non erano stati capaci né il nazismo né lo stalinismo.

Eppure non è difficile rendersi conto che un ben più grave e maggiore genocidio è imputabile al “popolo libero”, cioè a quella massa di immigrati europei che hanno fatto carne da macello della popolazione autoctona dell’America del Nord. Esistono specificità nei diversi genocidi ad opera degli imperi coloniali latino-cattolici e anglosassoni-protestanti. Per capire le importanti distinzioni bisogna accedere ad una letteratura specifica che di certo non gode dell’immensa pubblicità riservata a quelle produzione che un scrittore come Norman G. Finkelstein non esita a chiamare “cianfrusaglia” storiografica. Ma ognuno di noi conosce sulla sua pelle la potenza del marketing: sono capaci pure di convincerti che il veleno fa bene alla salute! La forza della ripetizione produce a lunga scadenza gli effetti voluti. La scuola pubblica e privata, cioè sovvenzionata, ha ormai cessato di essere il luogo dell’educazione critica e della formazione degli “spiriti liberi”, perseguitati come la peggiore specie di criminali, ove ne siano ancora rimasti, ovvero ne siano “sopravvissuti”. Negli USA somme colossali sono state spese e vengono spese per ricordare l’«olocausto» israeliano e farne una politica ad hoc, ma dimenticano fin troppo facilmente un “olocausto” che riguarda personalmente ogni cittadino statunitense che calca le terre che furono del pellerossa: l’«olocausto» vergognosissimo degli Indiani d’America!

Al massimo ognuno di noi, giunto a maturità, riesce a chiedersi come abbiano potuto educarci con innumerevoli film americani osceni, dove si vedevano da una parte i bianchi armati di fucili e cannoni e dall’altra selvaggi vocianti e colorati, che al massimo disponevano di freccie. Un vero e proprio massacro, una mattanza non di balene, ma di uomini, i quali allora ed oggi suscitano minore pietà e reazione morale della mattanza delle balene Curioso come la nostra epoca abbia suscitato forse una maggiore sensibilità per lo sterminio di specie animali che non per il genocidio di popoli. Non è impossibile da spiegare. Si tratta sempre della capacità di condizionamente attraverso l’opera concertata di media, istituzioni culturali, classe politica che proncuncia discorsi ufficiali che danno la linea e la tendenza. Concludo questa presentazione della rivista “StoriaVerità”, dai cui numeri – d’intesa con l’editore – estrarrò qualche articolo di particolare interesse per i temi di “Civium Libertas”, osservando che i governanti americani da Clinton in poi avrebbero dovuto edificare un ben altro “museo dell’olocausto”: quello dell’olocausto degli indiani, che hanno massacrato e cancellato dalla faccia della terra e dalla memoria degli uomini con ben altra e maggiore ferocia e determinazione di quella attribuita ai nazisti, che figurano sempre come i “cattivi” dello schermi, mentre i “coloni” di qua e di là dell’Atlantico sono per assioma inconfutabile i “buoni”.

Antonio Caracciolo

* * *

Raffaele D’Aniello

IL GENOCIDIO DEGLI INDIANI DEL NORD AMERICA
(in Storia Verità, Anno XII, n. 47,
maggio/giugno 2007, pp. 28-34)

La distruzione, da parte dei coloni europei, della popolazione del Nuovo Mondo rappresenta una macchia indelebile. Tra il XVI e XIX secolo, spagnoli, portoghesi, francesi, inglesi e olandesi si macchiarono di molteplici, orribili crimini di massa, cancellando dalla faccia della terra non soltanto numerose etnie, ma un insieme di antiche culture.
La distruzione della popolazione indigena delle Americhe è stata senza ombra di dubbio la più massiccia, intenzionale e reiterata azione di genocidio di massa della storia del genere umano. In termini quantitativi, il numero di indiani morti a causa della conquista europea dell’America settentrionale, centrale e meridionale, risulta notevolmente superiore a qualsiasi altro grande massacro della storia, comprese le grandi stragi del XX secolo. Entro una generazione dall’arrivo di Cristoforo Colombo, ad esempio, l’intera popolazione di Hispaniola, composta da 8.000.000 di indiani, fu completamente sterminata e l’impero degli aztechi venne sottomesso con l’uccisione di milioni di persone.
Il “conquistador” Herman Cortez a colloquio con un ambasciatore dell’imperatore azteco Montezuma. I primi contatti con i conquistatori spagnoli saranno destanti, per la superiorità tecnica e militare degli iberici, ma soprattutto per l’introduzione in America di epidemie di vaiolo, morbillo e colera.
Indios malati di vaiolo. Le malattie endemiche nei due mondi si mescolarono, diventando epidemiche: il vaiolo colpì le Americhe, mentre la sifilide infuriò il Europa. Tuttavia il diverso livello di vita e di sviluppo scientifico, oltre ad un più provato sistema immunitario, diede agli europei un decisivo vantaggio sugli amerindi.

Alcune delle atrocità attribuite agli europei: conquistadores che sfracellano bambini contro un muro, mentre ardono degli indios impiccati.
Un indio bruciato sul rogo dall’Inquisizione.


Alla fine del XVII secolo, l’America centrale e meridionale avevano perso circa il 95% della loro popolazione autoctona, con circa 80.000.000 di individui scomparsi e sostituiti da alcune centinaia di migliaia di iberici. All’inizio del XVI secolo, a nord del Messico, la popolazione autoctona contava circa 8.000.000 di unità, anche se molti studiosi elevano questa cifra a 1.2.000.000. Sta di fatto che, dopo 350 anni di dominio europeo, di questa popolazione non restavano che 400.000 superstiti, suddivisi tra Canada e Stati Uniti d’America.

Uno sterminio scientifico, giustificato e poi rimosso

Come fu possibile un genocidio di queste proporzioni? Spiegarlo dettagliatamente risulterebbe impossibile, almeno in questa sede. Ci limiteremo dunque ad elencare soltanto alcuni degli strumenti dell’immane sterminio, come le epidemie e le guerre, seguiti dalla rimozione forzata delle popolazioni e dalla distruzione del modello di vita, delle risorse ambientali e dell’ecosistema delle nazioni indigene. Il genocidio degli indiani dell’America centrale e meridionale compiuto soprattutto dagli spagnoli, ma anche dai portoghesi, non ha forse eguali per crudeltà e spietatezza. Le malattie, importate o indotte dai conquistadores iberici, uccisero milioni di indiani, ed altrettanto forse ne uccisero con la spada gli spagnoli nella loro folle ricerca dell’oro e attraverso lo sfruttamento del lavoro schiavistico. Circa un secolo dopo, in America settentrionale, gli inglesi e i francesi, non si comportarono in maniera migliore. Sia a settentrione che a meridione del Nuovo Continente, l’eliminazione e l’assoggettamento delle popolazioni indiane fu sempre premeditato, studiato ed eseguito razionalmente; filosoficamente e religiosamente giustificato, moralmente accettato e poi rimosso dalla coscienza degli sterminatori. A parte qualche rara eccezione, i religiosi cristiani di ogni confessione al seguito dei conquistatori europei, assistettero al massacro con perfetta adesione e cristiana compassione. In questo contesto, nella Nouvelle France (comprendente l’attuale Canada centro-occidentale e la “Grande Louisiana”), i francesi non si comportarono meglio degli spagnoli e dei portoghesi, anche se con qualche eccezione. E, tra il XVII e XVIII secolo, essi sterminarono intere tribù, come quella dei Natchez e dei Mesquakie (Fox). Sorte ben peggiore la patirono però le popolazioni indiane a contatto con i coloni inglesi (ma anche olandesi) che nel corso di svariate guerre annientarono moltissime tribù.

Epidemie e malattie: guerra biologica ante litteram

Una delle ragioni, o meglio dei mezzi, che portarono alla distruzione la maggior parte delle comunità indigene americane, fu l’introduzione presso popolazioni prive di difese immunitarie, di patologie micidiali come vaiolo, colera, scarlattina, tosse cattiva, difterite, dissenteria, meningite, tifo, malaria, febbre gialla, influenza, morbillo, peste bubbonica, tubercolosi, pleurite, orecchioni. Tra l’inizio del XVI e la fine del XIX secolo, nei territori a settentrione del Messico, si verificarono 93 gravi epidemie e pandemie, una ogni 4 anni e due mesi, che portarono all’annientamento di centinaia di migliaia di indigeni.
Le malattie si diffusero attraverso i contatti iniziali tra nativi e bianchi, esploratori e mercanti prima, e coloni e soldati in seguito. Probabilmente, in Nord America, le perdite più elevate si verificarono durante i primi cento anni di contatti, grosso modo dai primi anni del XVI secolo, sino alla sua fine. Nella fattispecie. le epidemie di vaiolo che colpirono l’America settentrionale uccisero dal 60 al 90 per cento delle popolazioni colpite. Nel 1528, la tribù texana dei Karankawa venne decimata dal colera, ed anche le popolazioni Timucuan della Florida furono colpite e devastate da epidemie che, in meno di settant’anni, ne ridussero il numero da 770.000 a 36.450 unità. Con l’insediamento dei coloni europei lungo le coste settentrionali americane, le malattie si diffusero con grande rapidità. Nel corso del XVII secolo, dodici epidemie di vaiolo, quattro di morbillo, tre di influenza, due di difterite, una di peste bubbonica, una di scarlattina e una di tifo provocarono la scomparsa di un numero impressionante di indigeni. Per fare un esempio, l’epidemia di vaiolo del 1616-19, ridusse la tribù dei Massachussett da 10.000 a 1.000 unità. Tra il 1612 e il 1612 [così nel testo: evidente refuso che non posso correggere io], la peste bubbonica fece strage dei Wampanoag, degli Abenaki e dei Pawtucket. E, tra il 1634 e il 1640, la potente confederazione degli Uroni, composta da 28 villaggi e circa 30.000 persone ne perse circa 20.000 a causa del vaiolo. Nella seconda metà del XVII secolo, alcune terribili epidemie ridussero i Winnebago del Wisconsin da circa 20.000 a meno di 600 unità (1670). E tra il 1613-17. 1649-50, e nel 1672, le epidemie di morbillo, colera, tubercolosi ed altre malattie fecero stragi tra le tribù Timucuan della Georgia e della Florida. E nel 1699, nel South Carolina, il vaiolo spazzò via “un’intera nazione mentrealtre cinque o sei fuggirono lasciando i loro morti insepolti agli avvoltoi”. Nel 1698-99, il vaiolo si diffuse lungo il corso del fiume Arkansas, sterminando i Quapaw, i Tunica e i Biloxi. Nel secolo successivo, gli Irochesi furono anch’essi colpiti dal vaiolo (1717, 1731-32, e 1737), e nel 1763, una micidiale epidemia scoppiata fra gli indiani dell’Ohio venne innescata di proposito dal generale Jeffrey Amherst, comandante in capo delle forze britanniche in Nord America. Egli fece, infatti, spedire nei villaggi indiani quantitativi di coperte appartenute a coloni bianchi deceduti a causa del vaiolo. In breve tempo la malattia fece strage tra i Delaware, i Mingo e gli Shawnee, contribuendo a spezzare definitivamente la pericolosa ribellione del famoso capo indiano Pontiac. Nel sud, il vaiolo distrusse, nel 1738, metà dell’intera nazione Cherokee che nel 1783 venneriìo nuivamente falcidiati. Nei territori spagnoli il vaiolo colpì nel 1719, 1733, 1738, 1747 e 1749 e negli anni ’80 del XVIII secolo gli indiani del Nuovo Messico furono colpiti da un’epidemia che uccise 5000 Pueblo. Le città e gli insediamenti indiani patirono, di solito, molte più perdite che i villaggi abitati dai bianchi. Nel Texas, la maggior parte degli indiani scomparve in seguito ad alcune terribili epidemie a catena (1739, 1746, 1766 e 1778). Durante il diciottesimo secolo, il vaiolo colpì ripetutamente anche le coste occidentali e le pianure centrali. Uno dei periodi più neri, forse anche perché quello maggiormente documentato, fu però il XIX secolo. Nell’Ottocento le popolazioni native del continente nord americano furono colpite da 27 grandi epidemie: tredici di vaiolo, cinque di morbillo, tre di colera e le rimanenti di malaria, difterite e scarlattina e febbre gialla.



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