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domenica 3 luglio 2011

Verso Gaza 39: FF2-video e foto-cronaca della cattura in mare della Nave USA per Gaza

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Nel post precedente della serie Verso Gaza, dal titolo Nave USA partita, poi catturata ...,’ abbiamo fornito la foto-cronaca della partenza della nave americana ‘Audacity of Hope’ dal porto di Atene, nel tentativo di di dirigersi verso il punto di incontro delle navi della FF2 dirette a Gaza e abbiamo informato che le autorità greche avevano poi intercettato e catturato la nave, scortandola nel porto di partenza.

Successivamente, come informava PressTv, il capitano della nave, John Kusmire di 60 anni, è stato arrestato per tentata partenza non ‘autorizzata’. Si trova ora in carcere, in Atene, sotto accuse ritenute da tutti i componenti della missione ‘Restiamo Umani’ come ‘false e arbitrarie’, e dovrà comparire di fronte ad una corte greca questo martedì.

Mentre la nave americana veniva circondata dai commandos a bordo dei battelli Zodiac, e dalla motovedetta della guardia costiera greca, i giornalisti a bordo della nave hanno filmato tutto, e successivamente hanno messo il video online. Tuttavia, vi è stato uno scambio di messaggi verbali tra le autorità della motovedetta e i portavoce sulla nave americana, compreso il capitano Kusmire. Essendo il dialogo in inglese, abbiamo ritenuto utile presentare in questo blog la foto-sequenza della cattura in mare aperto, inserendo anche il testo dello scambio di comunicazioni tra nave e motovedetta, ovviamente in italiano.

Poi in basso, anche le dichiarazioni rilasciate oggi a PressTv da parte di un componente della spedizione americana e aggiornamenti sugli ultimi sviluppi.

* * *

FF2- video e foto-cronaca della cattura in mare
della Nave USA per Gaza


Come narrato nel post precedente della serie ‘Verso Gaza’, sabato 3 luglio la nave americana che fa parte della FF2 ‘Stay Human’ aveva preso il largo nel tentativo di allontanarsi da Atene, diventata suolo pericoloso a causa dei tentati sabotaggi delle navi che compongono la flotilla.

Riprendiamo di seguito il filo del racconto dalla partenza della nave - poi le immagini della cattura.

In basso: la nave ‘Audacity of Hope’ - anche ‘To Gaza with Love’ - lascia il porto di Atene salutata dagli attivisti di altre navi.






In basso: improvvisamente si avvicina la moto-vedetta della guardia costiera greca ...




In basso: la guardia costiera intima al capitano della ‘Audacity of Hope’, John Klusmire, di fare marcia indietro, asserendo che la nave sarebbe stata dichiarata ‘inagibile’ (come spiega il post precendente) - ...


Capitano: (in basso) i documenti della nave sono in ordine, siamo stati ispezionati, la nostra nave è in ordine, è stata controllata dai supervisori, è agibile per la navigazione, non ci sono problemi.

Guardia: … siete sotto osservazione da tempo, la nave non è agibile …



Capitano : (esasperato dalle lungaggini burocratiche affatto giustificate che ha dovuto subire in Atene) - ... potete chiamare il Delaware, dove la nave è registrata, potete chiedere alle autorità competenti, i nostri documenti sono in ordine ...

Guardia: … state agendo in contravvenzione alle legge …

Capitano: … no, siamo in rispetto della legge, i documenti della nave sono conformi alla legge …



Guardia: … la nave non è in grado di affrontare un viaggio … aspettate domani … se siete a posto come dite, se tutto è in ordine, vi faremo partire …

In basso: in lontananza si vedono arrivare i battelli Zodiac ...



Alcuni passeggeri a bordo della nave americana avevano partecipato alla spedizione della FF1 sulla Mavi Marmara. Oggi raccontavano al corrispondente di Press-Tv in Atene le loro sensazioni durante la cattura della nave americana ‘Audacity of Hope’: «I battelli Zodiac sembravano gli stessi usati dai commandos israeliani l’anno scorso per assaltare la Mavi Marmara, e i militari questa volta sembravano portare quelle stesse divise ... !»



In basso: i commandos a bordo dei Zodiac si avvicinano e salgono a bordo dalla motovedetta, che corre parallela alla nave americana ...






In basso: i commandos si appostano mirando verso la nave americana ...


In basso: ... guardando il video si sente a questo punto una voce di donna: si tratta di Anne Wright, la coordinatrice della spedizione americana che parla al megafono con voce gentile ma ferma. Accanto a lei Medea Benjamin, la famosa co-fondatrice di ‘Code Pink’ - che vediamo partecipare ad ogni evento anti-israele. In tempi recenti avevano organizzato l’evento ‘Move over Aipac’, per manifestare contro il convegno AIPAC in Washington, e la visita di Netanyahu al Parlamento americano.



In alto: rivolgendosi ai commandos sulla motovedetta, dice Anne Wright: … vi avvisiamo che abbiamo la stampa a bordo.

Poi rivolta ai giornalisti a bordo, sempre col megafono, in modo da farsi sentire sulla motovedetta: ... hey, stampa, stanno mirando su di voi ...



... i commandos prendono copertura dietro alcune strutture (la nave americana sembra minacciosa?) ...


... mirano in direzione dei passeggeri, mentre i giornalisti sulla nave americana iniziano a telefonare ...




In basso: Dalla nave una voce maschile molto calma commenta: … si stanno appostando con quei fucili ... che fanno, hanno paura di noi? ...

Una voce di donna: … ci lanceranno i gas lacrimogeni? ...



In basso: Anne Wright col megafono, ma con voce calma: «… siamo civili disarmati, chiediamo alla brava gente della Grecia di lasciarci partire per la nostra missione, vogliamo andare a Gaza, per forzare il blocco ...

«... vi preghiamo, fateci proseguire … dobbiamo andare … siamo civili disarmati … non vogliamo fare male a nessuno … siamo persone pacifiche, mai fatto male a nessuno … vogliamo solo andare a Gaza …

«... la nostra nave è agibile (infatti stanno navigando) … è una nave greca, meravigliosa … fateci andare, così possiamo raggiungere Gaza direttamente, è solo lì che vogliamo andare …

«... non ce l’abbiamo con nessuno, solo con il nostro governo … al vostro governo diciamo solo di lasciarci andare, perché dobbiamo lasciare la vostra bella terra per andare ad aiutare la popolazione di Gaza.



In alto - continua Anne Wright: «Vedete la bandiera che abbiamo qui in alto? La bandiera americana? E’ per ricordare a noi stessi che dobbiamo fare il nostro dovere, perché il nostro governo non lo fa, e siamo in polemica con il nostro governo e con le sue politiche in merito a Gaza, non ce l’abbiamo con voi. …

Ricordiamo che Anne Wright è un ex-colonnello dell’esercito americano, che ha dato le dimissioni in protesta delle guerre di Washington.

In basso: Mentre Anne Wright parla, si vedono i commandos confabulare tra loro, poi uno di loro si reca nella cabina e consegna un comunicato alla guardia costiera …




In basso: mentre dietro alla vedetta passano i battelli Zodiac (si vede meglio nel video) la guardia costiera legge il comunicato, ma l’audio è pessimo … si riesce a recepire il messaggio solo a brandelli, a sillabe: … nave non può partire … motore … navigazione … generatore … ispettore … documenti di navigazione … non si capisce, ma è chiaro che il contenuto è di ordine tecnico e un elenco di motivi per la presunta inagibilità della nave.




In basso: il video termina con le immagini del porto in vista al tramonto. Sappiamo che al ritorno il capitano della nave è stato arrestato, e dovrà comparire in corte questo martedì.





* * *

Durante la giornata Press-Tv ha parlato sia con il corrispondente Hassan Ghani che con Paul Larudee, che tutti ricordiamo su una delle imbarcazioni che accompagnavano la Mavi Marmara, e che è stato su ogni nave diretta a Gaza a partire dalla prima spedizione via mare, partita per Gaza nell’agosto del 2008 con a bordo tanti degli attivisti che conosciamo, tra cui anche Vittorio Arrigoni.

Su Paul Larudee, un accordatore di pianoforti di San Francisco, ci sarebbero interi capitoli da scrivere, e magari troveremo l’occasione per parlare brevemente delle sue vicende relative ai viaggi per Gaza. E anche di Vangelis Pissias bisogna parlare: organizzatore di tutte le spedizioni via mare per Gaza, fin dalla prima, del 2008: è da un anno che sta coordinando la Freedom Flotilla 2. Un personaggio davvero straordinario.

Diceva oggi Paul in collegamento telefonico con PressTv in diretta: «Non ci lasciamo scoraggiare. Ci sono tante persone che ripongono in noi le loro speranze, sia in Gaza che nel resto del mondo. Tutti i soldi investiti, tutti gli aiuti umanitari raccolti, tutti gli sforzi per l’organizzazione durati un anno intero - tutto questo non può andare perduto. Per non parlare del fatto che noi stessi, ogni singola persona a bordo, sentiamo l’urgenza personale di arrivare in Gaza e abbracciare i nostri fratelli Palestinesi.»

Continua Paul: «Ieri sera ci siamo riuniti per decidere cosa fare. Ognuno di noi ha espresso la propria idea, avanzato una proposta. Alla fine siamo arrivati ad una decisione, che ora non posso rivelare. Ma sappiate che lungi dall’abbandonare il progetto, siamo più determinati che mai ad arrivare a Gaza. Già domani sentirete ancora parlare di noi.»


Anche Hassan Ghani, il corrispondente storico di PressTv, che fin dall’inizio ha partecipato ad ogni spedizione in Gaza, diceva oggi – in collegamento da Creta: «Nonostante il divieto di partenza, imposto dalle autorità greche a tutte le navi ancorate nei vari porti della Grecia, tutti i vari gruppi hanno espresso la ferma determinazione di raggiungere Gaza.

«Ci sono consultazioni in atto con il comitato organizzatore, capeggiato da Vangelis Pissias, e nelle prossime ore verrano prese decisioni strategiche su come procedere. La preoccupazione maggiore è che la permanenza delle navi in porto possa essere sfruttata per rendere le navi inagibili da parte dei sabotatori. Già abbiamo perso la nave irlandese, mentre la nave greca-svedese è in fase di riparazione».

Continua Hassan Ghani: «Oggi abbiamo manifestato di fronte al Ministero della Protezione Civile in Atene. Il governo greco aveva fatto la proposta di prendere in consegna gli aiuti umanitari che si trovano sulle due navi adibite a cargo, e di consegnarli all’ONU per farli arrivare in Gaza. Gli attivisti erano davvero infuriati, dicevano che i politici sembrano non capire che l’obiettivo di queste spedizioni è solo marginalmente quello delle forniture umanitarie».

* * *

Non è certo necessario specificare quale sia il vero senso di ogni spedizione verso Gaza, verso la Palestina, dove i nostri fratelli, le nostre sorelle, i bambini, hanno bisogno di sentire la nostra vicinanza, come noi abbiamo bisogno di vedere e sentire loro, di poterli abbracciare.

Continueremo a tenere aggiornati i lettori di questo blog sull’evolversi della spedizione.

Intanto iniziano le manifestazioni di protesta a macchia di leopardo in giro per il mondo di fronte alle ambasciate greche: ieri e oggi in Egitto, in Canada, in Giordania, in Italia, in Malesia - e ricordiamo che la delegazione della Malesia è imbarcata sulla nave italiana che fa parte della spedizione FF2 Restiamo Umani. Oggi, 4 luglio 2011, in Roma, è stata fissata per le ore 17 una manifestazione di protesta davanti all’Ambasciata greca, in Via Mercadante, angolo via Rossini.

Un’altra spedizione via mare battente bandiera malese è tuttora in attesa del ‘via libera’ da parte del governo egiziano per portare il carico di tonnellate di tubature che servono per rimettere in sesto il sistema fognario di Gaza, gravemente danneggiato durante l’operazione criminale ‘Piombo Fuso’. In merito alla nave malese e alle sue peripezie abbiamo riportato nel recente post dal titolo «4 convogli per 4 emergenze in Gaza».

... continua ...

venerdì 1 luglio 2011

Verso Gaza 38: Nave USA partita, poi catturata in mare dalle autorità greche

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Il governo israeliano è ben consapevole del dilemma che dovrà affrontare se le navi della FF2 riusciranno a prendere il largo in direzione Gaza, e quindi mette in atto tentativi disperati di impedirne la partenza, usando le tattiche a cui ricorre da sempre: ricatti, pressioni, corruzione, sabotaggi. Senza questi mezzi, e senza le violenze, le guerre, il terrorismo di stato, Israele non esisterebbe. Come non esisterebbe se non fosse protetta dal parlamento di Washington e dal potere di veto che esercitano gli USA nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Qualora la Flotilla riuscisse a partire, Israele affronterebbe un imbarazzo senza precedenti che la vedrebbe costretta a prendere una decisione importante dal punto di vista strategico. Ecco in sintesi l’analisi degli esperti e giornalisti – quelli veri che non leggono dal copione sionista.

1 - Fermare la Flotilla in mare, impedendole di raggiungere la propria destinazione - specie se con mezzi violenti - rappresenterebbe un incubo per le pubbliche relazioni internazionali di Israele: le immagini del massacro a bordo della Mavi Marmara non si sono certo cancellate dalla memoria. Nonostante tutti gli sforzi in atto per impedire ai media di massa di coprire l’evento della FF2, un nuovo confronto in mare aperto con le spedizioni umanitarie dirette a Gaza, scatenerebbe rivolte ovunque che non potrebbero essere ignorate dalla stampa - anche in ragione della partecipazione di molti ebrei americani alla Flotilla.

2 - Dall’altra parte, l’opzione di cedere e permettere alla Flotilla di raggiungere Gaza, creerebbe un precedente ‘pericoloso’. Israele è ben consapevole che con tutta probabilità si innescherebbe un meccanismo inarrestabile di spedizioni e processioni fiume per Gaza, segnando l’inizio della fine dell’assedio. Difficile, comunque, immaginare Israele nell’atto di ‘cedere’, nemmeno per salvarsi da una inesorabile disfatta. Cedere in favore del buonsenso è un’opzione non contemplata nelle politiche del cosiddetto stato ebraico.

Ciò che è successo oggi nel porto di Atene, è la prova - qualora ce ne fosse bisogno - che Israele sta lottando con tutti i mezzi illegali e illeciti [quelli legali non esistono] per arenare la Flotilla nei porti di partenza per Gaza. Ecco in basso il resoconto degli eventi di oggi, completo di immagini.

* * *

Nave USA per Gaza partita
poi catturata in mare



In Atene, la giornata dei volontari che compongono la spedizione americana per Gaza era iniziata sul sentiero di guerra. Esasperati dagli ostacoli indotti per ritardare la partenza verso Gaza e infuriati per le continue minacce che arrivano da Tel Aviv e Washington, i delegati americani della FF2 hanno messo in atto una chiassosa manifestazione di protesta di fronte all’ambasciata americana in Atene.

Presto sono arrivate le forze dell’ordine e ci sono stati gli inevitabili scontri perché gli agenti tentavano di allontanare gli attivisti con la forza. Non è successo niente di irreparabile, e comunque la rabbia degli attivisti americani nei confronti del proprio governo si è fatta sentire forte e chiaro: basta proteggere Israele - è noi che dovete proteggere! Basta con le minacce ai vostri cittadini: è Israele che dovete minacciare se non si decide a togliere l’assedio di Gaza. Basta con i ricatti al governo greco, fateci partire!

Invece i ricatti continuano e sortiscono l’effetto auspicato da USA/ISRA. Nel pomeriggio era arrivato un comunicato di Press-Tv, che diceva: «Siamo appena stati informati che la nave americana ‘Audacity of Hope’ aveva preso il largo, forse con l’intenzione di raggiungere il punto stabilito per l’incontro in alto mare di tutte le navi della FF2 per Gaza. Tuttavia la nave è stata poco fa catturata da parte delle autorità greche. Vi daremo i dettagli appena ne siamo in possesso». Era proprio “catturata” il termine usato dal giornalista negli studi di PressTv.

Un’ora dopo, ecco il collegamento telefonico con il corrispondente Hassan Ghani [che un anno fa partiva con la Mavi Marmara, e questa volta sarà sulla nave canadese ‘Tahrir’].

Diceva Hassan Ghani: «Dopo tante manovre da parte delle autorità greche per impedire alla nave americana di allontanarsi dal porto, oggi dopo la manifestazione di fronte all’ambasciata americana, i volontari della ‘Audacity of Hope’ hanno deciso di prendere il largo. Presto sono arrivate comunicazioni via Twitter dai volontari americani a bordo: si stavano avvicinando alla nave alcuni battelli da assalto e un’imbarcazione della guardia costiera greca».

Continua Hassan: «Alcuni tra i volontari a bordo si erano già imbarcati l’anno scorso sulla Mavi Marmara, come Paul Larudee. Dicevano che i battelli erano gli stessi Zodiac che avevano assaltato la Mavi Marmara l’anno scorso, e sono rimasti inorriditi dall’implicazione. Sicuramente si trattava di autorità greche, come mostrava l’insegna sulla barca della Guardia Costiera, ma la presenza di eventuali militari israeliani tra gli agenti greci non era esclusa. Al momento la nave è sotto cattura, i battelli la circondano e non sappiamo cosa succederà. Molto probabilmente verrà scortata in porto».

«Ma i fatti che hanno portato alla situazione attuale mi sono noti - continua Hassan Ghani - e sono in pratica gli stessi che affronta la nave canadese. Negli ultimi giorni le autorità hanno continuato a sottoporre agli organizzatori, sia della nave americana che canadese, alcuni documenti burocratici che dovevano essere compilati. E si tratta di documenti molto complessi e difficili da decifrare, di quelli che sembrano chiaramente intesi per creare complicazioni e impedimenti. Infatti è proprio questo che si è verificato. Ogni volta che i portavoce a bordo consegnavano i documenti compilati, venivano restituiti con pretesti in merito ad inesattezze o questioni di non-conformità».

«L’intera storia burocratica è andata avanti fino a oggi, senza risolversi, né per la nave USA né per quella canadese. Anzi, oggi alla nave canadese sono stati requisiti alcuni documenti di bordo, con un pretesto, ed è una cosa grave perché in loro mancanza non è legale partire».

«Siamo venuti a sapere oggi dai funzionari della Protezione Civile greca, che la guardia costiera ha ricevuto l’ordine di prendere tutte le misure necessarie per impedire la partenza di qualunque nave con destinazione Gaza - che siano navi greche o internazionali. Ovviamente il sospetto è che ci siano pressioni da parte di Israele, e che gli ostacoli burocratici ne siano il risultato».

«Comunque - continua Hassan Ghani - siamo tutti sui carboni ardenti, perché abbiamo anche un altro sospetto. Parlando ieri con alcuni delegati della spedizione americana, mi venivano espresse preoccupazioni molto serie. Dicevano che la partenza delle navi assume carattere di urgenza, perché si sospetta che dietro alle manovre per ritardare le partenze si celi l’intenzione di effettuare altri sabotaggi, finché l’intera flotilla sarà resa inagibile. Le procedure burocratiche complicate sarebbero quindi un espediente per guadagnare tempo, e non tanto per vietare la partenza tout-court».

«I volontari della nave americana esprimevano quindi l’intenzione di allontanarsi dal porto, pur sapendo che sarebbero stati sicuramente intercettati. Lo avrebbero fatto per impedire agli agenti israeliani di sabotare la nave in porto».

Hassan Ghani ha terminato il suo resoconto telefonico dicendo: «Quando avrò aggiornamenti in merito alla nave americana chiederò un collegamento.»

Stiamo assistendo ad una vera e propria guerra! PressTv informa inoltre che di recente le relazioni tra Grecia e Israele si sono intensificate, e si stanno tenendo attualmente negoziati interlocutori finalizzati ad un accordo commerciale per la fornitura di energia e per eventuali investimenti da parte di Israele, in soccorso alla crisi finanziaria che affronta la Grecia. Informa inoltre che la difesa israeliana ha ordinato alla marina militare di usare ogni mezzo possibile per impedire alla Freedom Flotilla di arrivare in Gaza.

Di seguito le immagini della nave americana Audacity of Hope che salpa dal porto di Atene, alcune delle quali riprese a bordo. Poi in basso le scene di protesta di fronte all’ambasciata americana e gli scontri con le forze dell’ordine greche.

Alcune immagini sono catturate dal filmato che Press-Tv mandava in onda durante il collegamento con il corrispondente Hassan Ghani.















In basso: alcuni dei volontari a bordo della Audacity of Hope, tra cui la coordinatrice che ha organizzato la spedizione americana: Anne Wright, ex-colonnello dell’esercito americano, che ha dato le dimissioni in protesta degli orrori delle guerre di Washington. Eccola qui in basso, al centro della foto di gruppo. Per un anno ha organizzato la campagna di raccolta fondi, per finanziare la nave americana per Gaza. Ha anche noleggiato una nave che percorreva le acque di Manhattan, ospitando a bordo eventi culturali per la promozione mediatica della spedizione e per raccogliere i necessari finanziamenti.


In basso: al centro la nota autrice afro-americana Alice Walker, seduta accanto a Medea Benjamin dell’organizzazione Code Pink.


In basso: il signore sulla sinistra è Ray McGovern, ex-funzionario della CIA, oggi un attivista agguerrito che combatte costantemente per informare l’America sulle mire imperiali di Washington e Israele. Interviene spesso su PressTv e non perde occasione per protestare pubblicamente e farsi arrestare per fare notizia. Speriamo di avere l’occasione per presentarvi presto anche gli altri membri della delegazione americana, in gran parte personaggi noti alla blogosfera per il loro impegno sulla scena dell’attivismo politico e sociale.


In basso: le immagini della protesta di fronte all’ambasciata americana di Atene.








In basso: commenta in collegamento con PressTv Ken Mayers, un componente della delegazione americana che fa parte della Freedom Flotilla 2:

«Hillary Clinton accusa la spedizione ‘Restiamo Umani’ di provocazione esplicita. Ma mi chiedo: e perché non dovrebbe esserlo? La costituzione stessa della Freedom Flotilla è un deliberato atto di provocazione politica, una dimostrazione esplicita di solidarietà con un popolo che combatte contro l’occupazione, il genocidio, il colonialismo, l’esproprio di territori e di case, la cacciata dalle proprie terre, il razzismo.

La Flotilla è intesa in primo luogo come una esortazione ai popoli e una sfida ai governi per agire tempestivamente al fine di restituire ai Palestinesi il diritto all’auto-determinazione. La nostra missione non è quella di risolvere una crisi umanitaria, pur rispondendo alla necessità per la fornitura di aiuti umanitari che possano alleviare alcune delle emergenze più estreme.

È questo il messaggio che vogliamo fare arrivare al nostro governo protestando oggi di fronte all’ambasciata americana in Atene. Washington ci fa sapere che la nostra missione è superflua perché esisterebbero canali preposti al flusso di aiuti umanitari per Gaza. Ma è proprio questa realtà che noi contestiamo: costringere un popolo ad accettare l’umiliazione di dipendere da aiuti umanitari, perché si vuole tutelare l’oppressore che impedisce al popolo assoggettato illegalmente la libertà di perseguire il benessere. È questo stato di cose inaccettabile che noi veniamo a combattere soprattutto sul piano mediatico. Il nostro è senz'altro un atto di provocazione, deliberata e ben mirata».

... continua ...