sabato 15 ottobre 2011

Il mondo in rivolta: a Roma c’ero anch’io oggi 15 ottobre 2011

Post in elaborazione: in tempo reale.

Ho appena terminato di ascoltare i soliti cialtroni che da un canale televisivo pretendevano non solo di di adattare il mondo e gli eventi alla loro testa, ma anche di costringere ognuno dei partecipanti a pensare secondo la loro testa. Penso di dovere ai Lettori di Civium Libertas una testimonianza a caldo, non come il reporter che non sono, ma come un partecipante a pieno titolo. E non potrò terminare questo post in una seduta sola. Seguo anche le abominevoli dichiarazioni dei politici. Ecco, si può che la manifestazione era principalmente contro di loro, contro la loro violenza cravattata, che ha distrutto le speranze e la vita dei nostri giovani. Si stracciano tutti le vesti per la violenza altrui, ma parlano come se loro stessi non commettessero ogni giorno una ben più grave violenza. Le guerre di Libia, Afghanistan, Iraq, alle quali hanno associato il nome del popolo italiano, che indegnamente rappresentano, non sono violenza. Addirittura il presidente della repubblica, che ha spinto alla guerra in Libia, di cui non si vede la fine, ci viene anche a dire che quella non è una guerra!

Ma veniamo alla manifestazione. C’ero, ma non ero tra i violenti. Non ho commesso il benché minimo gesto di violenza. Non posso essere imputato di nulla e non posso rispondere io di ciò che altri fatto. Ma non mi si può neppure chiedere di condannare niente e nessuno. La manifestazione non aveva per suo oggetto la rottura di vetrine o l’incendio di macchine. Non ero uscito per questo da casa. Se mai, si dovrebbe chiedere a chi ha fatto queste cose, perché lo ha fatto e cosa ha inteso esprimere con ciò. Ma trovo cialtronesco ridurre il senso politico di un’intera manifestazione ai suoi aspetti di ordine pubblico. Significa voler ignorare deliberatamente tutto il resto e spegnere sul nascere una protesta globale di popolo che chiede alla politica di andarsene a casa. Non è a questi politici, a questi parlamentari, a questi partiti che intendiamo affidare le nostre vite e il nostro destino. E siamo anche stanchi e stufi di passeggiate democratiche e di porre segni di croce su schede colorate. Consideriamo concluso non solo il capitalismo, ma anche tutto il sistema della rappresentanza politica che ha finora gestito le nostre vite.

(segue)

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