martedì 11 ottobre 2011

Chi beneficia dai presunti scontri tra Cristiani e Musulmani in Egitto? Intervista al politologo Mark Glenn

Nelle ultime 24 ore abbiamo assistito a scene di violenza in Cairo che sono state sfruttate dalle diverse testate e dai canali di news occidentali per raccontare una versione dei fatti che presta il fianco alla tesi falsamente propagandata e sostenuta da oltre un decennio, secondo cui ci sarebbe un ‘conflitto di civiltà’ tra il mondo islamico e quello occidentale – o addirittura un conflitto tra l’Islam e quella che chiamano civiltà cristiano-giudaica, come se si potesse mettere giudei e cristiani sotto un comune denominatore ideologico e come se l’Islam fosse  completamente alieno alle altre religioni monoteiste.

Le violenze in Cairo si sono verificate quando un corteo di cittadini egiziani di fede Cristiana Copta si è incamminato per le vie della capitale per chiedere che venga ricostruita la chiesa Copta distrutta di recente in un incendio doloso. Improvvisamente il corteo di cittadini pacifici è stato attaccato da alcuni gruppi di teppisti. Altrettanto sono state attaccate le forze dell’ordine, contro cui sono state lanciate bombe Molotov. La battaglia che ne è scaturita ha provocato decine di morti e centinaia di feriti.

Raccontava la corrispondente di Press Tv dal Cairo, May Kamel:

«Ero presente quando sono esplose le violenze, perché seguivo il corteo dei manifestanti. Le bombe Molotov non sono state lanciate dal corteo dei manifestanti, in maggioranza  composto da famiglie riunite per protestare insieme, che portavano con sé anche i figli. Li ho visti completamente inorriditi quando sono scoppiati gli scontri. E’ davvero difficile immaginare che queste famiglie fossero uscite di casa con l’intenzione di incitare alla violenza. Personalmente ho visto il corteo attaccato da alcune gang note in Egitto con un nome che li identifica come ‘teppisti’. Si tratta di gang al soldo di chiunque le voglia ingaggiare per un qualsiasi scopo.»

Alla domanda dallo studio di Press Tv su come i cittadini egiziani interpretassero i fatti violenti avvenuti, e se li collegassero in qualche modo alle elezioni previste per il mese prossimo, la corrispondente May Kamel rispondeva: 

«Ovviamente le speculazioni tra i cittadini e anche tra gli osservatori politici sono tante. Osservano le reazioni della Junta militare e vedono che si profila chiaramente una tattica. Temono che il Consiglio Supremo userà gli scontri come pretesto per ripristinare il tanto temuto ‘stato di emergenza’. Il Consiglio militare aveva promesso l’interruzione della prassi di processare i manifestanti in una corte militare, eccetto in casi specifici. Ora temono che usino questo come “caso specifico” e che i manifestanti diventino di nuovo preda facile del sistema giudiziario militare all’interno di un rinnovato “stato di emergenza” che non prevede accuse formali e comporta l'uso della tortura e perfino l’improvvisa sparizione dei prigionieri. Temono inoltre, che queste violenze vengano usate come pretesto per rinviare le elezioni parlamentari previste per fine novembre; oppure che aumentino tensioni e violenze per impedire il normale svolgimento delle procedure elettorali, e che come conseguenza i Colonnelli vogliano servirsi di ex funzionari del regime di Mubarak per contestare la regolarità delle elezioni e riproporsi sulla scena politica.»

Durante il collegamento con la corrispondente dal Cairo, Press Tv ha interpellato inoltre via banda larga l’autore e politologo americano Mark Glenn del movimento «Crescent & Cross» per chiedere come siano da interpretare questi eventi alla luce dell’attuale contesto politico egiziano, e chi potrebbe avere interesse a fomentare conflitti settari che sfocino in violenza e ulteriori misure restrittive per le libertà civili degli egiziani.

Nell’intervista che segue (v. video), Mark Glenn ci mette in guardia sulle intenzioni di Israele di destabilizzare l’Egitto e suddividerlo in “parti gestibili”, spiegandoci come gli ultimi scontri in Cairo si prestino a tale scopo. Il famoso politologo ci ricorda che da sempre sono in atto strategie da parte dei sionisti per creare fratture tra Cristiani e Musulmani per mezzo di operazioni “sotto falsa bandiera”, dichiarando che gli eventi a cui assistiamo in Cairo costituiscano la prova ulteriore di un piano di destabilizzazione da parte di poteri forti ai danni degli egiziani in rivolta e della convivenza pacifica tra Musulmani e Cristiani in Egitto.

Riteniamo che le analisi fornite dalla giornalista May Kamal e dall’autore Mark Glenn siano importanti non solo per fare luce sui retroscena di questi fatti violenti, ma anche per smentire le pericolose e incendiarie versioni fornite dalla stampa sionista dei vari paesi occidentali, che non perdono occasione per distorcere la realtà, salvo poi venire smentiti e smascherati dall'evidenza dei fatti – analogamente a quanto è avvenuto nel caso dell’attentatore filo-sionista di Oslo.  Tutti ricordiamo come in quel caso la stampa e i canali di news filo-sionisti americani ed europei si siano lanciati in accuse infondate contro presunti terroristi islamici, forti della propria posizione di impunità temporanea, anche essa in declino man mano che aumenta l’isolamento di Israele nella comunità delle nazioni, mentre cresce in parallelo il supporto globale per la Causa Palestinese e la Rivoluzione Araba.



Intervista a Mark Glenn
Chi beneficia dai presunti scontri tra Musulmani e Cristiani in Egitto?




Press TV: Buonasera Mark Glenn. Qual è il tuo commento sugli scontri in atto in Egitto in queste ore?

Mark Glenn: La prima cosa che bisogna chiedersi è se le cose stiano veramente come sembrano in superficie, oppure se esistano parti terze interessate che deliberatamente fomentino gli scontri. Anche in questo caso stiamo assistendo alla solita strategia del “dividere e assumere controllo”, che Israele e i suoi agenti segreti e agenti provocatori da sempre adottano.

Non dimentichiamo che proprio in tempi recenti abbiamo assistito a diversi casi di spionaggio in Egitto, che hanno visto spie israeliane smascherate e arrestate. L’attuale scontro in atto, che è un chiaro tentativo di destabilizzare l’Egitto e dividerlo in diverse aree settarie sul modello di alcuni paesi africani come il Sudan, è un aspetto che avvantaggia una sola entità nella regione, e cioè Israele. Per come la vedo, gli scontri del Cairo a cui assistiamo al momento, portano la chiara impronta dei servizi segreti occidentali o israeliani.

La prima domanda che dobbiamo porci è: chi ha dato fuoco recentemente alla chiesa Copta? E poi, con riferimento agli scontri in atto: chi ha iniziato a lanciare le bombe Molotov contro le forze di sicurezza che hanno reagito aprendo il fuoco sulla folla?

Queste sono domande fondamentali, e non possiamo permetterci di ignorarle e semplicemente accettare la versione fornita dai media, secondo cui si tratta di conflitto tra Cristiani e Musulmani. E’ importante smascherare i mandanti che agiscono dietro le quinte per creare il caos in Egitto.

Press TV: quando parli di fomentare e destabilizzare – chi secondo te avrebbe interesse a creare il caos in Egitto?

Mark Glenn: Sappiamo bene che questa è stata la strategia di Israele da almeno 30 anni ad oggi - che l’Egitto e altri paesi Arabi dovevano essere suddivisi in piccole frazioni facilmente controllabili. Esiste un documento ufficiale, in realtà una proposta di legge in forma di manifesto, scritto da Oded Yinon e intitolato «La strategia di Israele per il Medio Oriente degli anni ‘80», in seguito adottato dal governo israeliano. Uno degli aspetti specifici discussi nel documento ufficiale riguardava proprio la proposta di smantellare l’Egitto, riducendolo da grande paese Arabo unito in una suddivisione di regioni settarie, Cristiane e Musulmane, per rendere più facile il controllo politico del territorio.

[Oded Yinon è l’autore del manifesto dal titolo «Il piano sionista per il Medio Oriente», adottato e pubblicato dall’Organizzazione Mondiale Sionista nel 1982, in cui l’autore propone la trasformazione di Israele in potenza imperialista regionale per mezzo dell’attuazione di un piano per la frammentazione del Mondo Arabo «in un mosaico di gruppi etnici e confessionali più facilmente manovrabili» (p. 107 della versione originale). E’ probabile che qui in alto Mark Glenn si riferisca a questo documento. N.d.T.]

Continua Mark Glenn: Tutti sappiamo che l’Egitto è il paese Arabo trainante nella regione. La proposta nel documento è: dividere l’Egitto in quattro o cinque piccoli stati, tra cui anche un eventuale ‘Egitto Copto’

E’ chiaro che gli eventi a cui assistiamo attualmente si adatterebbero perfettamente al quadro che Israele e le potenze occidentali auspicano per la regione. I paesi Arabi ridotti in piccoli staterelli sarebbero più facili da manipolare e gestire.

Press TV: E non ti sembra una strana coincidenza che questi scontri vengano provocati proprio nel periodo pre-elettorale, visto che le elezioni sono previste per novembre?

Mark Glenn: Certo. Come dicevamo prima, tutto questo evidenzia la chiara impronta dei servizi segreti occidentali. Quando scontri e altri eventi come questo succedono in periodo pre-elettorale, dobbiamo perlomeno sospettare che siano all’opera le parti interessate a dirigere la nave di stato nella direzione che avvantaggi gli obiettivi delle politiche estere occidentali e israeliane.

E quindi, in questo periodo pre-elettorale, in cui si stanno configurando le varie forze politiche che si proporranno agli elettori, esiste l’interesse di questi gruppi  a creare condizioni di instabilità e fare nascere un governo debole e zoppo che avrà vita breve e non sarà neanche in grado di funzionare come entità politicamente valida.

Bisogna considerare che è estremamente facile orchestrare conflitti come questi. Basta servirsi di una tanica di benzina per dare fuoco ad una chiesa e fare infuriare la comunità Cristiana e puntare il dito contro i Musulmani in un periodo di rapporti tesi tra le comunità etnico-religiose. E in seguito diventa facile infiltrare gli agenti provocatori bene addestrati a creare conflitti e provocare violenze con il lancio di bombe Molotov o sassi o qualunque altra cosa. Facile anche prevedere la reazione delle forze dell’ordine da tempo ormai in perenne stato di allerta per le agitazioni politiche e sociali in atto dall’inizio dell’anno: sono già tesi all’estremo e reagiscono in modo prevedibilmente aggressivo. Scontri come questi non richiedono molta progettazione e preparazione perché esplodano con piena forza. E chi beneficia dalla strategia della tensione in questa regione è ovviamente Israele.

Ecco perché è così importante analizzare il particolare momento storico in cui improvvisamente scoppiano scontri apparentemente settari. Consideriamo questo: la popolazione dell’Egitto è di 80 milioni di cittadini, di cui i Cristiani rappresentano il 10%. E quindi circa 8 milioni di Cristiani vivono in pace in un paese prevalentemente di confessione Musulmana. E allora bisogna chiedersi: come mai, improvvisamente, sarebbe scoppiato un conflitto tra le parti nel giro di pochi mesi? Sappiamo bene che situazioni come queste possono essere manipolate.

Ovviamente, ciò che ci viene raccontato in Occidente, è che i Musulmani e i Cristiani non riescono a convivere pacificamente e che quindi non ci deve affatto sorprendere se si facciano la guerra scaraventandosi l’uno sull’altro con coltelli e mazze e qualunque cosa gli capiti a tiro.

Ma la domanda che i media omettono chiaramente di sollevare è: perché improvvisamente i Cristiani e i Musulmani dell’Egitto dovrebbero farsi la guerra dopo che hanno convissuto civilmente per 1.400 anni in Egitto, e cioè da quando l’Islam è stato fondato?

E’ chiaro che questo è un conflitto artificiale. E’ stato creato e  orchestrato da parte di terzi che hanno l’interesse a riesumare antiche rivalità tra le due civiltà più estese nei nostri tempi, il Cristianesimo e l’Islam, che insieme formano la metà della popolazione del mondo.

Esiste una sola entità che avrebbe un vantaggio se queste due civiltà si facessero la guerra, ed è Israele e la sua Lobby sionista ovunque nel mondo. I Cristiani e i Musulmani sono perfettamente capaci di vivere fianco a fianco in pace, come hanno fatto per secoli. E quindi è attraverso questo filtro che dobbiamo osservare e analizzare quanto vediamo succedere in Cairo in queste ore.

Questo è un in qualche modo un incendio doloso culturale. E a parte quelli che trarranno un profitto dai premi dell’assicurazione per la chiesa distrutta, qui c’è un solo beneficiario che si avvantaggerà di un eventuale conflitto, ed è la Lobby ebraica mondiale – tanto per chiamare le cose con il loro nome.

I Cristiani e i Musulmani devono deporre le armi e devono rendersi conto di quanto hanno in comune: non per ultimo due civiltà dinamiche che insieme abbracciano metà della popolazione mondiale.

E devono rendersi conto di avere un nemico comune che non chiede di meglio che vedere i Musulmani e i Cristiani annientarsi a vicenda in modo che gli avvoltoi possano avventarsi sulle spoglie e ripulirle per bene.

1 commento:

Pier ha detto...

Purtroppo sull'islamofobia ci mangiano in troppi e un po' dappertutto... E infatti quasi dappertutto trovi la solita immagine dei musulmani barbari e beduini, mentre delle iniziative progressiste come il nostro gruppo o delle moschee sessualmente paritarie in America (link) non parla nessuno...