sabato 15 ottobre 2011

Diario delle Rivolte - Giorno 1 - Venerdì 14 ottobre - USA: Siamo il 99% - Occupiamo l'America



Questo è un diario delle rivolte che verrà aggiornato regolarmente. Quali rivolte? Semplice: quelle che ormai si stanno contagiando l’un l’altra ed espandendo a macchia d’olio in varie parti del mondo. In ogni nuova pagina forniremo aggiornamenti - anche molto brevi - e racconteremo singoli episodi dalle varie scene di rivolta, in America, Europa, Medio Oriente/Nord Africa, - e con il tempo anche Asia, e speriamo anche Africa. La forma sarà appunto quella del diario quotidiano, con cronache, riflessioni, commenti degli esperti. Non ci dilunghiamo nelle spiegazioni: leggere per capire!

GIORNO 1 - VENERDI’ 14 OTTOBRE

SIAMO NOI  IL 99% 



Venerdì 14 ottobre, ore 07,00, New York City, Zuccotti Park, vicino a Wall Street

Alle 7 di questa mattina, ora di New York, Press-Tv si è collegata in diretta con il corrispondente di New York, Gary Antony Ramsay. Perché così presto la mattina, mentre dall’inizio della “Occupazione di Wall Street” i collegamenti sono sempre avvenuti durante il tardo pomeriggio?

Il motivo era stato annunciato il giorno prima. Il sindaco di New York - il multimiliardario Michael Bloomberg, uno dei padroni di Wall Street, il distretto finanziario di New York, - aveva annunciato al movimento di protesta “Occupy Wall Street” che venerdì mattina sarebbe intervenuta una squadra di ‘pulitori’ professionali a fare pulizie nella sede permanente delle proteste, in cui gli occupatori hanno anche installato piccole tende permanenti, mentre la maggioranza dorme in sacchi a pelo, ora che non fa ancora molto freddo.

La sede permanente delle proteste - che comunque di giorno si spostano verso le destinazioni prese di mira di volta in volta - è il piazzale chiamato Zuccotti Park, che si trova a pochi passi da Wall Street, nella parte bassa di Manhattan. Zuccotti Park in realtà sarebbe proprietà privata della multinazionale immobiliare Brookfield Office Properties con sedi sia in New York che Toronto, che sembra abbia sporto reclamo presso l’ufficio del sindaco per l’uso del parco come luogo di pernottamento all’aperto. Nonostante la proprietà sia privata, il comune di New York ne ha l’usufrutto e l’autorità di disporne per uso pubblico. 

Nel suo messaggio agli occupatori, il sindaco Bloomberg non revocava il permesso di manifestare, ma di usare il luogo pubblico come area di accampamento e pernottamento dei manifestanti.

Dopo l’annuncio del sindaco, il corrispondente di Press-Tv, Gary Anthony Ramsay, un giornalista afro-americano molto simpatico e professionale, che somiglia nei tratti e nella mimica allo straordinario musicista jazz Wynton Marsalis, ha raccolto in diretta le reazioni dei manifestanti. «Manteniamo quest’area pulita e ordinata come se fosse casa nostra - esclamava una signora ai microfoni di Press-Tv. Questo è un pretesto per farci sgombrare, come se fossimo una massa di giovani sbandati che fanno i capricci. Ma noi siamo un gruppo eterogeneo di persone di ogni età e ceto sociale. Per l’ordine e la pulizia ci siamo dovuti organizzare con mezzi privati perché i cassonetti del Zuccotti Park sono stati messi fuori uso dalle autorità: chiusi e sigillati».

Un signore alto e distinto, di circa 50 anni, commentava: «Molti di noi sono cittadini che si oppongono alle politiche sia interne che estere dei nostri governi. Ogni governo successivo si rivela peggiore del precedente in ogni aspetto. Vogliamo riappropriarci del nostro paese e lo facciamo occupando le nostre città. Molti di noi sono professionisti e lavoratori che si ribellano a politiche che non riflettono la volontà dei cittadini. Personalmente sono un libero professionista di New York. Ogni giorno che passo a protestare da questa sede, rappresenta per me una perdita in termini di entrate. Ma questa è una causa importante e ho pensato che devo fare la mia parte. E ovviamente partecipo come tutti a mantenere l’area pulita e in ordine. E non intendo farmi cacciare con manovre subdole del sindaco della città».

In un collegamento successivo il corrispondente di Press-tv ci mostrava cosa stava succedendo come conseguenza dell’annuncio per l’operazione pulizia prevista per il mattino dopo. Erano arrivati centinaia di cittadini armati di scope e altri mezzi per manutenzione dell’area di occupazione e stavano dando man forte agli occupatori del parco. Una signora di mezza età esclamava sorridente: «abbiamo pulito con tale cura che si potrebbe mangiare per terra. Ora il sindaco non ha più il pretesto per intervenire».

Torniamo dunque alla diretta di questa mattina ore 07,00 dal Zuccotti Park.

Non c’era ancora la piena luce del giorno, e Gary Anthony raccontava al giornalista della sede centrale di Press-tv: «Guardate che folla! All’alba hanno iniziato ad arrivare prima centinaia poi migliaia di cittadini di tutte le età. Ora saranno circa 10.000 e altri stanno arrivando. Hanno formato un cordone di protezione intorno agli occupatori del parco per impedire che la polizia si possa avvicinare».

Infatti le forze dell’ordine erano arrivate con i loro mezzi pesanti, e si stavano tenendo ad una certa distanza.

Un’ora dopo, altro collegamento dal Zuccotti Park. Diceva Gary Anthony: «La polizia ha transennato con doppia fila l’intero parco, lasciando libera una sola via di accesso. Ma chiunque esca - magari per usare i servizi igienici pubblici - non può più tornare all’interno. Gli occupanti sono furiosi, hanno tentato di forzare le transenne per rientrare, ma molti sono stati arrestati».

Alla fine comunque sia i cittadini all’esterno che i manifestanti all’interno del piazzale/parco hanno fatto una tale pressione, che la polizia è stata costretta a smantellare le transenne. «Probabilmente temevano una sommossa di migliaia di persone, che cercano di evitare» commentava il corrispondente di Press-tv.

Ma le violenze ci sono state comunque nel corso della giornata, quando la polizia si è avventata - come ogni giorno - sui manifestanti che invadevano le varie strade del distretto finanziario intorno a Wall Street.


La tensione era salita il giorno prima, giovedì 13 ottobre, quando il movimento “Occupy Wall Street” - OWS - aveva iniziato a prendere di mira i simboli fisici del potere economico. Il corteo dei manifestati aveva tenuto un raduno di protesta proprio di fronte al grattacielo di proprietà e sede della grande multinazionale Banking Corporation, JPMorgan Chase. Gli slogan e i cartelloni dicevano: Jamie Dimon, sappiamo dove sei, verremo a prendere te e tutti gli altri miliardari di Wall Street.


Jamie Dimon è l’amministratore delegato della JP Morgan Chase. Max Kaiser, il guru finanziario dei canali di news internazionali di Press-tv e RT, aveva informato qualche giorno fa che «Jamie Dimon ha dato 4,6 milioni di dollari al Dipartimento della Polizia di New York per rinforzare la presenza della polizia nelle strade e per reprimere le proteste con violenza.»

Il movimento OWS aveva iniziato a occupare il Zuccotti Park il 17 settembre scorso, data dell’inizio dell’occupazione del distretto finanziario.  


Allora si trattava di poche centinaia di persone coraggiose che da sole si scagliavano contro i poteri arroganti. I media americani li avevano ignorati, e gli agenti della polizia ne avevano approfittato per scagliarsi sui manifestanti con tutta la brutalità di cui sono capaci. Poi le scene di violenza hanno fatto il giro del mondo e le azioni estreme sono cessate. I manifestanti non si sono scoraggiati, hanno continuato ad occupare l’area di Wall Street e a manifestare girono dopo giorno.


Nonostante le previsioni pessimistiche degli esperti, il movimento è cresciuto giorno dopo giorno, allargandosi alle altre metropoli americane. Ora, un mese dopo l’inizio del movimento di occupazione che contesta “l'avidità corporativa” e la corruzione della classe dirigente, le proteste si sono estese ad almeno 1.650 piccole e grandi città.

Fin dall’inizio gli occupatori di Wall Street hanno adottato lo slogan “Siamo il 99% contro l'1%” - a testimonianza della nota statistica secondo cui un’élite rappresentata dall’1% controlla l'80% delle risorse mondiali, mentre il 99% della popolazione mondiale si deve contendere il restante 20%, con aree di povertà e ingiustizia sociale estrema. 

In Washington a partire dal 6 ottobre - anniversario della guerra in Afghanistan - è anche iniziato il movimento di occupazione per chiedere la cessazione di tutte le guerre e lo smantellamento delle migliaia di basi militari americane nel mondo. 
«Ma negli ultimi giorni tra i manifestanti presenti in Washington, si fanno sempre più forti e insistenti le richieste per la cessazione del potere sionista. Chiedono che venga interrotto il rapporto di complicità con Israele che vedono come stato criminale» commentava questa sera Colin Campbell, il corrispondente di Press-tv da Washington. 

Anche una manifestante di New York si esprimeva in questi termini ai microfoni di Susan Modaress, la storica conduttrice delle trasmissioni di Press-tv da New York, che questa sera dava il cambio al collega  Gary Anthony Ramsay rimasto con gli occupanti di Wall Street tutta la notte di ieri.

«Vogliamo che cessino i finanziamenti a Israele - diceva la portavoce degli occupanti di Wall Street. Sono soldi che provengono dalle tasche dei cittadini americani e questo deve finire. Israele è l’oppressore dei Palestinesi, un crimine contro cui ci stiamo battendo da tempo. Israele usa i miliardi che riceve da Washington per impiego militare contro un popolo indifeso. È ora che quel flusso di denaro venga interrotto e re-investito nell’economia americana».

Ma di Washington, e delle vicende di protesta in corso nella capitale politica degli Usa, parleremo in un’altra pagina di questo diario delle proteste. 

Sabato 15 ottobre, segnerà l’inizio delle proteste e occupazioni in centinaia di città in decine di paesi occidentali, in Europa, Canada, Australia. 

Il 15 ottobre è stato denominato Global Action Day. In particolare gli occhi del movimento di protesta globale sono puntati su Londra, dove è stata annunciata una mega-manifestazione appunto per domani, sabato 15 ottobre.

Continueremo a relazionare su questo e altri eventi di protesta.


mercoledì 12 ottobre 2011

È ufficiale, «dati allarmanti»: tutti i cittadini tedeschi che hanno un computer sono stati spiati, tramite un trojan.

La notizia è di quelle che non viene data in apertura di telegiornale, in prima serata, e non appare nelle prime pagine dei giornali. Abbiamo dovuto apprenderla dal sito italiano dalla Radio iraniana, e la riportiamo tale e quale, riservando a dopo e lasciando a ogni singolo Lettore i commenti del caso. Ricordo che ad oggi non ho ricevuto alcuna smentita, pur avendola sollecitata, alla mia stima secondo cui in Germania dal 1994 ad oggi sarebbero ben 200.000 i casi di persone penalmente perseguite per meri reati di opinione. Non conosco tutta la casistica, ma mi chiedo se lo “spionaggio” qui denunciato non concorra a questa incredibile violazione della libertà dei cittadini tedeschi. Questo modello lo si reclama anche per l’Italia, ed il prossimo 17 ottobre verrà reiterata la richiesta da parte della Comunità ebraica, che si accinge a presentare un «allarmante» rapporto dove risulterebbe che il 44 % degli italiani dichiara non “non avere simpatia” per gli ebrei. Questa mancanza di “simpatia”, la cui statistica non pare sia stata fatta per altre categorie sociali (impresari di pompe funebri, meridionali, padani, abruzzesi, etc.) denoterebbe un pericoloso incremento dell’«antisemitismo», contro il quale si invocano nuove e più severe leggi. È da chiedersi se anche in Italia, da tempo, non ci si serva pure di “cavalli di troia” (sarei tentato a dire un’altra cosa) per indagare la “simpatia” degli italiani verso questo o un altro gruppo sociale, verso politici, banchieri, uomini potenti, verso il governo, etc.

* * *

 Germania: è ufficiale, 
un trojan per spiare i pc dei cittadini
dal 2009

BERLINO - Le autorità della regione della Bavaria hanno ammesso che dal 2009 hanno fatto uso di un trojan, ossia un sistema di controllo nascosto, affinché le autorità di polizia e i servizi segreti potessero controllare i pc di tutti cittadini.

Secondo l’IRIB Le autorità però spiegano di aver operato nel nome dell’interesse nazionale e nel pieno rispetto delle normative. Ma la questione appare ormai fuori controllo almeno a livello comunicativo e la scoperta di un trojan di questo tipo è ormai un boomerang di grave portata per le autorità locali.

La scusa citata per questa grave violazione della privacy, come al solito, era quella di contrastare il terrorismo e la criminalità. Eppure, misure del genere, nella Repubblica federale tedesca, sono state ritenute incostituzionali dal Bundesverfassungsgericht, ossia dalla Consulta tedesca.

Ma il caso non è in alcun modo confinato alla sola Bavaria, anzi: la quasi totalità delle regioni federali ha ammesso di aver fatto uso del trojan. Occorre ricordare come grazie a questo tipo di intercettazione fosse possibile operare sul computer sorvegliato intercettando le chiamate di Skype o archiviando da remoto screenshot dello schermo.

Il caso è emerso con forza anche e soprattutto poiché tale comportamento fa a pugni con la più volte ribadita focalizzazione dell’autorità nazionale tedesca sulla protezione dei dati personali: le autorità dovranno rivedere i protocolli d’azione ed il tutto dovrà essere spiegato ad una cittadinanza che si è sentita tradita. Perché tutto ci si potrebbe attendere, tranne un sotterfugio non dichiarato. Una volta riportata la trasparenza sul problema, ed una volta chiarite le modalità d’azione, la questione potrà probabilmente spegnersi e le intercettazioni potranno presumibilmente continuare, ma ciò soltanto una volta ottenuto il supporto di una policy chiara e pubblica.


martedì 11 ottobre 2011

Chi beneficia dai presunti scontri tra Cristiani e Musulmani in Egitto? Intervista al politologo Mark Glenn

Nelle ultime 24 ore abbiamo assistito a scene di violenza in Cairo che sono state sfruttate dalle diverse testate e dai canali di news occidentali per raccontare una versione dei fatti che presta il fianco alla tesi falsamente propagandata e sostenuta da oltre un decennio, secondo cui ci sarebbe un ‘conflitto di civiltà’ tra il mondo islamico e quello occidentale – o addirittura un conflitto tra l’Islam e quella che chiamano civiltà cristiano-giudaica, come se si potesse mettere giudei e cristiani sotto un comune denominatore ideologico e come se l’Islam fosse  completamente alieno alle altre religioni monoteiste.

Le violenze in Cairo si sono verificate quando un corteo di cittadini egiziani di fede Cristiana Copta si è incamminato per le vie della capitale per chiedere che venga ricostruita la chiesa Copta distrutta di recente in un incendio doloso. Improvvisamente il corteo di cittadini pacifici è stato attaccato da alcuni gruppi di teppisti. Altrettanto sono state attaccate le forze dell’ordine, contro cui sono state lanciate bombe Molotov. La battaglia che ne è scaturita ha provocato decine di morti e centinaia di feriti.

Raccontava la corrispondente di Press Tv dal Cairo, May Kamel:

«Ero presente quando sono esplose le violenze, perché seguivo il corteo dei manifestanti. Le bombe Molotov non sono state lanciate dal corteo dei manifestanti, in maggioranza  composto da famiglie riunite per protestare insieme, che portavano con sé anche i figli. Li ho visti completamente inorriditi quando sono scoppiati gli scontri. E’ davvero difficile immaginare che queste famiglie fossero uscite di casa con l’intenzione di incitare alla violenza. Personalmente ho visto il corteo attaccato da alcune gang note in Egitto con un nome che li identifica come ‘teppisti’. Si tratta di gang al soldo di chiunque le voglia ingaggiare per un qualsiasi scopo.»

Alla domanda dallo studio di Press Tv su come i cittadini egiziani interpretassero i fatti violenti avvenuti, e se li collegassero in qualche modo alle elezioni previste per il mese prossimo, la corrispondente May Kamel rispondeva: 

«Ovviamente le speculazioni tra i cittadini e anche tra gli osservatori politici sono tante. Osservano le reazioni della Junta militare e vedono che si profila chiaramente una tattica. Temono che il Consiglio Supremo userà gli scontri come pretesto per ripristinare il tanto temuto ‘stato di emergenza’. Il Consiglio militare aveva promesso l’interruzione della prassi di processare i manifestanti in una corte militare, eccetto in casi specifici. Ora temono che usino questo come “caso specifico” e che i manifestanti diventino di nuovo preda facile del sistema giudiziario militare all’interno di un rinnovato “stato di emergenza” che non prevede accuse formali e comporta l'uso della tortura e perfino l’improvvisa sparizione dei prigionieri. Temono inoltre, che queste violenze vengano usate come pretesto per rinviare le elezioni parlamentari previste per fine novembre; oppure che aumentino tensioni e violenze per impedire il normale svolgimento delle procedure elettorali, e che come conseguenza i Colonnelli vogliano servirsi di ex funzionari del regime di Mubarak per contestare la regolarità delle elezioni e riproporsi sulla scena politica.»

Durante il collegamento con la corrispondente dal Cairo, Press Tv ha interpellato inoltre via banda larga l’autore e politologo americano Mark Glenn del movimento «Crescent & Cross» per chiedere come siano da interpretare questi eventi alla luce dell’attuale contesto politico egiziano, e chi potrebbe avere interesse a fomentare conflitti settari che sfocino in violenza e ulteriori misure restrittive per le libertà civili degli egiziani.

Nell’intervista che segue (v. video), Mark Glenn ci mette in guardia sulle intenzioni di Israele di destabilizzare l’Egitto e suddividerlo in “parti gestibili”, spiegandoci come gli ultimi scontri in Cairo si prestino a tale scopo. Il famoso politologo ci ricorda che da sempre sono in atto strategie da parte dei sionisti per creare fratture tra Cristiani e Musulmani per mezzo di operazioni “sotto falsa bandiera”, dichiarando che gli eventi a cui assistiamo in Cairo costituiscano la prova ulteriore di un piano di destabilizzazione da parte di poteri forti ai danni degli egiziani in rivolta e della convivenza pacifica tra Musulmani e Cristiani in Egitto.

Riteniamo che le analisi fornite dalla giornalista May Kamal e dall’autore Mark Glenn siano importanti non solo per fare luce sui retroscena di questi fatti violenti, ma anche per smentire le pericolose e incendiarie versioni fornite dalla stampa sionista dei vari paesi occidentali, che non perdono occasione per distorcere la realtà, salvo poi venire smentiti e smascherati dall'evidenza dei fatti – analogamente a quanto è avvenuto nel caso dell’attentatore filo-sionista di Oslo.  Tutti ricordiamo come in quel caso la stampa e i canali di news filo-sionisti americani ed europei si siano lanciati in accuse infondate contro presunti terroristi islamici, forti della propria posizione di impunità temporanea, anche essa in declino man mano che aumenta l’isolamento di Israele nella comunità delle nazioni, mentre cresce in parallelo il supporto globale per la Causa Palestinese e la Rivoluzione Araba.



Intervista a Mark Glenn
Chi beneficia dai presunti scontri tra Musulmani e Cristiani in Egitto?




Press TV: Buonasera Mark Glenn. Qual è il tuo commento sugli scontri in atto in Egitto in queste ore?

Mark Glenn: La prima cosa che bisogna chiedersi è se le cose stiano veramente come sembrano in superficie, oppure se esistano parti terze interessate che deliberatamente fomentino gli scontri. Anche in questo caso stiamo assistendo alla solita strategia del “dividere e assumere controllo”, che Israele e i suoi agenti segreti e agenti provocatori da sempre adottano.

Non dimentichiamo che proprio in tempi recenti abbiamo assistito a diversi casi di spionaggio in Egitto, che hanno visto spie israeliane smascherate e arrestate. L’attuale scontro in atto, che è un chiaro tentativo di destabilizzare l’Egitto e dividerlo in diverse aree settarie sul modello di alcuni paesi africani come il Sudan, è un aspetto che avvantaggia una sola entità nella regione, e cioè Israele. Per come la vedo, gli scontri del Cairo a cui assistiamo al momento, portano la chiara impronta dei servizi segreti occidentali o israeliani.

La prima domanda che dobbiamo porci è: chi ha dato fuoco recentemente alla chiesa Copta? E poi, con riferimento agli scontri in atto: chi ha iniziato a lanciare le bombe Molotov contro le forze di sicurezza che hanno reagito aprendo il fuoco sulla folla?

Queste sono domande fondamentali, e non possiamo permetterci di ignorarle e semplicemente accettare la versione fornita dai media, secondo cui si tratta di conflitto tra Cristiani e Musulmani. E’ importante smascherare i mandanti che agiscono dietro le quinte per creare il caos in Egitto.

Press TV: quando parli di fomentare e destabilizzare – chi secondo te avrebbe interesse a creare il caos in Egitto?

Mark Glenn: Sappiamo bene che questa è stata la strategia di Israele da almeno 30 anni ad oggi - che l’Egitto e altri paesi Arabi dovevano essere suddivisi in piccole frazioni facilmente controllabili. Esiste un documento ufficiale, in realtà una proposta di legge in forma di manifesto, scritto da Oded Yinon e intitolato «La strategia di Israele per il Medio Oriente degli anni ‘80», in seguito adottato dal governo israeliano. Uno degli aspetti specifici discussi nel documento ufficiale riguardava proprio la proposta di smantellare l’Egitto, riducendolo da grande paese Arabo unito in una suddivisione di regioni settarie, Cristiane e Musulmane, per rendere più facile il controllo politico del territorio.

[Oded Yinon è l’autore del manifesto dal titolo «Il piano sionista per il Medio Oriente», adottato e pubblicato dall’Organizzazione Mondiale Sionista nel 1982, in cui l’autore propone la trasformazione di Israele in potenza imperialista regionale per mezzo dell’attuazione di un piano per la frammentazione del Mondo Arabo «in un mosaico di gruppi etnici e confessionali più facilmente manovrabili» (p. 107 della versione originale). E’ probabile che qui in alto Mark Glenn si riferisca a questo documento. N.d.T.]

Continua Mark Glenn: Tutti sappiamo che l’Egitto è il paese Arabo trainante nella regione. La proposta nel documento è: dividere l’Egitto in quattro o cinque piccoli stati, tra cui anche un eventuale ‘Egitto Copto’

E’ chiaro che gli eventi a cui assistiamo attualmente si adatterebbero perfettamente al quadro che Israele e le potenze occidentali auspicano per la regione. I paesi Arabi ridotti in piccoli staterelli sarebbero più facili da manipolare e gestire.

Press TV: E non ti sembra una strana coincidenza che questi scontri vengano provocati proprio nel periodo pre-elettorale, visto che le elezioni sono previste per novembre?

Mark Glenn: Certo. Come dicevamo prima, tutto questo evidenzia la chiara impronta dei servizi segreti occidentali. Quando scontri e altri eventi come questo succedono in periodo pre-elettorale, dobbiamo perlomeno sospettare che siano all’opera le parti interessate a dirigere la nave di stato nella direzione che avvantaggi gli obiettivi delle politiche estere occidentali e israeliane.

E quindi, in questo periodo pre-elettorale, in cui si stanno configurando le varie forze politiche che si proporranno agli elettori, esiste l’interesse di questi gruppi  a creare condizioni di instabilità e fare nascere un governo debole e zoppo che avrà vita breve e non sarà neanche in grado di funzionare come entità politicamente valida.

Bisogna considerare che è estremamente facile orchestrare conflitti come questi. Basta servirsi di una tanica di benzina per dare fuoco ad una chiesa e fare infuriare la comunità Cristiana e puntare il dito contro i Musulmani in un periodo di rapporti tesi tra le comunità etnico-religiose. E in seguito diventa facile infiltrare gli agenti provocatori bene addestrati a creare conflitti e provocare violenze con il lancio di bombe Molotov o sassi o qualunque altra cosa. Facile anche prevedere la reazione delle forze dell’ordine da tempo ormai in perenne stato di allerta per le agitazioni politiche e sociali in atto dall’inizio dell’anno: sono già tesi all’estremo e reagiscono in modo prevedibilmente aggressivo. Scontri come questi non richiedono molta progettazione e preparazione perché esplodano con piena forza. E chi beneficia dalla strategia della tensione in questa regione è ovviamente Israele.

Ecco perché è così importante analizzare il particolare momento storico in cui improvvisamente scoppiano scontri apparentemente settari. Consideriamo questo: la popolazione dell’Egitto è di 80 milioni di cittadini, di cui i Cristiani rappresentano il 10%. E quindi circa 8 milioni di Cristiani vivono in pace in un paese prevalentemente di confessione Musulmana. E allora bisogna chiedersi: come mai, improvvisamente, sarebbe scoppiato un conflitto tra le parti nel giro di pochi mesi? Sappiamo bene che situazioni come queste possono essere manipolate.

Ovviamente, ciò che ci viene raccontato in Occidente, è che i Musulmani e i Cristiani non riescono a convivere pacificamente e che quindi non ci deve affatto sorprendere se si facciano la guerra scaraventandosi l’uno sull’altro con coltelli e mazze e qualunque cosa gli capiti a tiro.

Ma la domanda che i media omettono chiaramente di sollevare è: perché improvvisamente i Cristiani e i Musulmani dell’Egitto dovrebbero farsi la guerra dopo che hanno convissuto civilmente per 1.400 anni in Egitto, e cioè da quando l’Islam è stato fondato?

E’ chiaro che questo è un conflitto artificiale. E’ stato creato e  orchestrato da parte di terzi che hanno l’interesse a riesumare antiche rivalità tra le due civiltà più estese nei nostri tempi, il Cristianesimo e l’Islam, che insieme formano la metà della popolazione del mondo.

Esiste una sola entità che avrebbe un vantaggio se queste due civiltà si facessero la guerra, ed è Israele e la sua Lobby sionista ovunque nel mondo. I Cristiani e i Musulmani sono perfettamente capaci di vivere fianco a fianco in pace, come hanno fatto per secoli. E quindi è attraverso questo filtro che dobbiamo osservare e analizzare quanto vediamo succedere in Cairo in queste ore.

Questo è un in qualche modo un incendio doloso culturale. E a parte quelli che trarranno un profitto dai premi dell’assicurazione per la chiesa distrutta, qui c’è un solo beneficiario che si avvantaggerà di un eventuale conflitto, ed è la Lobby ebraica mondiale – tanto per chiamare le cose con il loro nome.

I Cristiani e i Musulmani devono deporre le armi e devono rendersi conto di quanto hanno in comune: non per ultimo due civiltà dinamiche che insieme abbracciano metà della popolazione mondiale.

E devono rendersi conto di avere un nemico comune che non chiede di meglio che vedere i Musulmani e i Cristiani annientarsi a vicenda in modo che gli avvoltoi possano avventarsi sulle spoglie e ripulirle per bene.

mercoledì 5 ottobre 2011

Come la Palestina diventerà uno Stato Membro dell’Onu - parla il giurista internazionale, Prof. Francis Boyle.


Stiamo assistendo ad un momento di importanza storica per la Causa Palestinese. In questo periodo la comunità mondiale è chiamata ad esprimersi sulla volontà o meno di accogliere lo storico Stato della Palestina all’interno dell’Istituzione mondiale che rappresenta la legittimità delle nazioni ad esistere ognuna con la dignità di Stato Sovrano e con il diritto di vivere in condizione di pace, libertà e sicurezza.

I popoli del mondo stanno trattenendo il fiato in attesa di conoscere l’esito dell’istanza presentata dalla Palestina alle Nazioni Unite. Se il voto finale sarà affermativo, questa vittoria segnerà una svolta epocale per la causa dei diritti umani e l’inizio di una nuova era all’insegna della giustizia per i popoli.

A partire dal 21 settembre appena trascorso abbiamo assistito per una settimana alle dichiarazioni dei capi di stato che si sono succeduti come relatori di fronte all’Assemblea Generale convenuta in particolare per discutere la richiesta della Palestina presentata quest’anno all’Onu.


Alcuni dei relatori auspicavano che il riconoscimento della Palestina come Stato membro delle Nazioni Unite arrivasse come conseguenza di una ripresa dei negoziati con l’entità che occupa la Palestina arbitrariamente, mentre per la maggioranza i rappresentanti dei governi si dichiaravano felici di poter dare il benvenuto ad un nuovo stato membro della comunità mondiale. Altri ancora raccomandavano esplicitamente il voto favorevole alla Palestina, sottolineando che si trattava semplicemente di riconoscere un diritto naturale ingiustamente negato al Popolo Palestinese da troppo tempo.

Ma l’aspetto più importante da rilevare è il fatto che non una sola nazione si sia rifiutata di riconoscere alla Palestina il diritto di Stato indipendente con piena dignità legale e status di sovranità.  

Se la procedura per l’ammissione di uno stato all’interno delle Nazioni Unite prevedesse l’acclamazione a furor di popolo, la Palestina sarebbe diventata a tutti gli effetti il 194esimo Stato dell’Assise mondiale due settimane fa, il 23 settembre di quest’anno, durante il terzo giorno della 66esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu.  

Infatti quando il Presidente dell’Assemblea ha annunciato il nome della Palestina come prossimo stato relatore, e faceva il suo ingresso nell’aula il presidente Abbas ‘Abu Mazen’, si è sollevato in sala un coro spontaneo di applausi entusiasti e calorosi. Tutti i componenti di ogni singola delegazione si sono alzati in piedi tributando alla Palestina e al suo rappresentante un’ovazione incontenibile che sembrava non terminare mai. Ma l’inquadratura delle telecamere è stata anche per i delegati degli Stati Uniti, rimasti ostentatamente seduti e silenziosi, con facce impassibili che stonavano con l’atmosfera di festa che si era instaurata in questa sede altrimenti sempre composta e concentrata.

Ma le standing ovation per la Palestina sono state numerose durante il discorso di Abbas ‘Abu Mazen’ e la più insistente e prolungata è arrivata nel momento in cui Mahmoud Abbas evocava la figura di Yasser Arafat, il compianto leader storico della Palestina e Premio Nobel per la Pace.

Tanto fragorosi e spontanei gli applausi per Abbas e la Palestina, quanto tiepido e strettamente protocollare il battimano riservato a Netanyahu, che aveva il sapore del gesto a cui non ci si può sottrarre. Anche questa volta le telecamere si sono soffermate sulla delegazione degli Stati Uniti che hanno ostentato un entusiasmo sopra le righe.

Sia prima che dopo l’inizio dei lavori dell’Assemblea Generale, abbiamo sentito e letto innumerevoli voci esprimersi in merito alla richiesta formale presentata dalla Palestina all’Onu – spesso discordanti tra loro. Alcune mostravano speranza, altre scetticismo, altre ancora fiducia e ottimismo.

Alcuni osservatori politici nutrono legittimi sospetti riguardo all’onestà di Abbas ‘Abu Mazen’ – ben consapevoli della sua ambiguità come rappresentante della Palestina nei rapporti diplomatici con il regime sionista e le potenze occidentali. Altri lo criticano per come starebbe gestendo questa importante e delicata richiesta per l’ammissione della Palestina a Stato Membro dell’Onu con tutti i diritti civili, umanitari e legali che sono in gioco. Sollevano seri dubbi sulla sua capacità e volontà di spingere con efficacia per il pieno riconoscimento dei diritti dei Palestinesi in merito ad ogni singolo aspetto in esame. 

Ovviamente sono tutte considerazioni che nascono comunque dalle profonde esigenze e aspettative per una risoluzione che renda giustizia al martoriato Popolo Palestinese con un grave ritardo di oltre mezzo secolo.

Tuttavia molti sembrano non considerare che la formulazione della richiesta presentata all’Onu non può certo essere il frutto esclusivo di una strategia escogitata da una singola mente o in una singola notte. 

Inoltre, nella corsa generale per speculare sulla validità e sull'esito della mossa di Abbas ‘Abu Mazen’ in favore della Palestina, un aspetto fondamentale della discussione è stato gravemente sottovalutato o forse dato per scontato:

- qual è la natura precisa della richiesta presentata dalla Palestina alle Nazioni Unite?

Il contenuto dell’intervista che segue chiarirà questi e altri aspetti di rilievo. A parlare è nientemeno che il consulente legale ufficiale della massima autorità Palestinese (OLP). Si tratta del giurista americano di fama internazionale, Prof. Francis Boyle, esperto in Diritto Internazionale per i Diritti Umani, che da decenni affianca le autorità Palestinesi nell’esercizio delle loro attività legali relative alle questioni di ordine diplomatico internazionale.

Egeria


Intervista al giurista Prof. Francis Boyle
Come la Palestina diventerà Stato Membro dell’ONU


L’intervista al Prof. Boyle si è svolta durante la trasmissione radiofonica di domenica 2 ottobre 2011, ideata e condotta dall’autore e giornalista di inchiesta Stephen Lendman.  Avevamo già presentato in precedenza il famoso autore/conduttore di Chicago ai lettori di questo blog. La sua trasmissione è il salotto politico nel quale convergono i massimi esperti ed autori della scena accademica internazionale di lingua inglese noti nella sfera dell’informazione alternativa per il loro attivismo anti-sionista e in favore dei diritti umani.

All’inizio della trasmissione, Stephen Lendman ha ricordato al suo pubblico che il Prof. Francis Boyle è il consulente legale della massima autorità Palestinese, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina – OLP; che il giurista è  anche autore di numerosi libri sulla Causa Palestinese, tra cui spicca per ricchezza di analisi legale l’opera dal titolo ‘Palestina, i Palestinesi e il Diritto Internazionale’; e che nel 1987 il Prof. Francis Boyle ha assistito le autorità palestinesi nella stesura del testo per la Dichiarazione di Indipendenza della Palestina avvenuta nel 1988.

Stephen Lendman: Francis, bentornato a questo programma. Puoi spiegare ai nostri ascoltatori cosa devono fare i Palestinesi per ottenere il riconoscimento che chiedono?

Francis Boyle: Prima di tutto va chiarito che la Palestina NON sta chiedendo il riconoscimento come stato indipendente. I Palestinesi hanno già creato il loro stato ufficialmente il 15 novembre del 1988, che è stato quasi immediatamente riconosciuto de jure da parte di oltre 100 nazioni membri dell’Onu. All’epoca il quorum necessario era di 100 voti favorevoli, oggi sarebbe di 130. 

Ciò che Abbas (Abu Mazen) ha fatto questa volta, è presentare formalmente la richiesta per l’ammissione del già esistente Stato Palestinese a stato membro delle Nazioni Unite. 

All’interno dell’Onu, la Palestina già gode dello status di ‘stato osservatore’, con continui avanzamenti di grado nel corso degli anni; per cui le vengono riconosciuti gli stessi diritti e privilegi di cui gode lo stato del Vaticano, anche questo uno ‘stato osservatore’. Anche la Svizzera era rappresentata presso l’Onu per molti anni in qualità di ‘stato osservatore’, finché ha deciso di fare parte dell’Onu a tutti gli effetti mediante referendum.

Quindi ora la Palestina sta finalmente chiedendo l’ammissione all’Onu a tutti gli effetti, che è parte della proposta iniziale che avevo sottoposto all’OLP nel 1987. Loro ci hanno lavorato continuamente negli anni finché l’anno scorso sono arrivati ad un punto cruciale.

Infatti un anno fa succedeva che i cosiddetti negoziati di pace sono arrivati al collasso. E allora ho proposto all’OLP: che ne dite a questo punto di pensare al piano B e chiedere l’ammissione come stato membro? La proposta venne valutata dal comitato esecutivo dell’OLP e venne quindi approvata.

E dunque nel corso di quest’ultimo anno, l’intero esecutivo della Palestina ha viaggiato nel mondo intero per cercare l’appoggio che è poi sfociato nel supporto corale che abbiamo visto la scorsa settimana nell’Assemblea Generale, dove Abbas ha ricevuto le standing ovation a cui abbiamo assistito.

Al momento il Financial Times stima che la Palestina abbia già 170 voti nell’Assemblea Generale in favore dell’ammissione. L’OLP mette la stima ufficiale a 130 perché rappresenta il quorum necessario per l’ammissione legale.

Ora tutto diventa solo una questione di procedura. Abbas ha consegnato la richiesta al Segretario Generale, che l’ha passata all’Assemblea e poi al Consiglio di Sicurezza. Il Consiglio ha un Comitato di Ammissione e questo comitato ha annunciato che si riunirà questo venerdì per la discussione della richiesta. E quindi dobbiamo aspettare per vedere cosa succederà nel comitato di ammissione del Consiglio di Sicurezza.

È curioso osservare al momento il comportamento dei media di massa. I media qui negli Stati Uniti non hanno nozione alcuna sulle procedure regolari e hanno continuato a sentenziare con commenti negativi del tipo: insomma, la formulazione di questa richiesta non è stata ponderata bene, i Palestinesi si comportano con approssimazione e non si rendono conto di quello che fanno. Ma queste sono tutte fandonie. 

I Palestinesi sanno esattamente quello che fanno. La loro strategia è stata ponderata con estrema accuratezza e ci hanno lavorato con cura per un anno intero. 

Dal 1987 hanno continuato a seguire tutti i miei consigli per le modalità e le fasi successive da seguire, adattandole alla maturazione dei tempi: prima il riconoscimento come stato - che hanno ottenuto; poi piena ammissione nell’Onu, che ora stanno per raggiungere; poi tornare ai negoziati per fissare le frontiere negoziando da una posizione forte in quanto stato membro dell’Onu. Una procedura che segue il modello del ‘precedente’ creato dalla Namibia.

Se non lo hanno fatto fino ad oggi è perché volevano spendere il capitale politico e diplomatico ottenuto con il Riconoscimento del 1988 impiegandolo per i negoziati di pace. Ma sappiamo che alla fine i negoziati di pace sono collassati e non per colpa della Palestina. In tutto questo periodo io ho continuato a lavorare dietro le quinte in stretta collaborazione con le autorità Palestinesi. Ero presente quando un anno fa i negoziati sono arrivati ad un punto morto e in tutto il tempo da allora trascorso li ho incoraggiati a prendere la decisione per questa iniziativa che infine hanno deciso di adottare.

Ora si profila la questione del veto. Obama sta minacciando di fare uso del veto, ma ho già previsto e provveduto per questa eventualità, che affronteremo ricorrendo all’uso della Risoluzione 377 chiamata ‘Uniti per la Pace’. Ho già preparato il memorandum per loro, per questa evenienza.


Le procedure per l’ammissione come Stato Membro dell’Onu

1 - Quale Organismo ha il potere decisionale sull’ammissione degli stati membri

Stephen Lendman: Francis, potresti spiegare per il pubblico quali sono le singole fasi che bisogna seguire, passo per passo, quando si chiede l’ammissione a stato membro dell’Onu? Se ho capito bene la fase 1 sarebbe rivolgersi al Consiglio di Sicurezza?

Francis Boyle: In conformità con i termini dell’Articolo 4 dello Statuto dell’Onu, la richiesta viene inoltrata sia al Consiglio di Sicurezza che all’Assemblea Generale, perché entrambi hanno un ruolo nell’ammissione degli stati. 

Tuttavia, lo Statuto dice chiaramente che è l’Assemblea Generale che rende effettivo lo status di Membro dell’Onu, non il Consiglio di Sicurezza. Il Consiglio raccomanda, e l’Assemblea decide l’ammissione.

Vi era stato un dibattito in Ramallah per decidere se rivolgersi direttamente all’Assemblea Generale, ma il mio consiglio è stato: No, passiamo attraverso l’iter consueto e vediamo cosa succede se ci comportiamo come ogni altro stato che faccia richiesta di ammissione. E quindi ora siamo alla fase iniziale in cui il Consiglio di Sicurezza discute la richiesta.

2 - Cosa succede in caso di Veto - La risoluzione 377 ‘Uniti per la Pace’

Francis Boyle: Per quanto riguarda la minaccia di Obama di porre il veto, vorrei fare notare una cosa importante. Tempo fa il governo degli Stati Uniti aveva fatto all’Onu promessa solenne e vincolante di non porre mai il veto ad una richiesta di ammissione da parte di uno stato chiaramente qualificato come è il caso della Palestina. Quindi spero che Obama non violerà questo giuramento ponendo il veto - ma se anche decidesse di farlo, la Palestina avrebbe il diritto di invocare la risoluzione ‘Uniti per la Pace’ e rimandare tutto all’Assemblea Generale, dove viene richiesta un’approvazione da parte dei due terzi degli stati membri. E quel riconoscimento è vincolante. Non può essere impugnato. Nessuno può farci niente.

Stephen Lendman: E quindi l’Assemblea Generale può scavalcare il Consiglio di Sicurezza?

Francis Boyle: Non si tratta di ‘scavalcare’. Si tratta di procedure da seguire. In origine, quando le nazioni Unite sono state istituite in San Francisco, sono stati creati 6 organismi indipendenti per comporre la struttura dell’Onu:
  • Il Consiglio di Sicurezza 
  • L’Assemblea Generale
  • Il Consiglio per l’Amministrazione Fiduciaria
  • Il Consiglio Economico e Sociale
  • La Corte Penale Internazionale
  • Il Segretario Generale
Sono stati istituiti in modo che un organo non possa aggirare un altro. E questo non succede se le procedure seguite sono quelle implementate all’interno dell’Onu. 

Curiosamente la Risoluzione ‘Uniti per la Pace’ è stata proprio ideata dal governo degli Stati Uniti per superare l’ostruzionismo rappresentato dal veto sovietico durante la guerra in Corea. Quindi è stata un’idea nostra per rendere vano il veto sovietico nel Consiglio di Sicurezza.

E dunque il mio consiglio alle autorità Palestinesi è stato questo: servitevi di questo strumento offerto dalla Risoluzione 377 se necessario. Ciò che vale per uno stato o un caso, vale anche per l’altro. In questo caso la procedura corretta che Abbas ‘Abu Mazen’ dovrà seguire, sarà di fare richiesta all’Assemblea Generale perché invochi la Risoluzione 377 ‘Uniti per la Pace’

La questione dei Confini e Territori

Stephen Lendman: Mi preoccupa non poco che Abbas si sia dichiarato disponibile a negoziare solo in seguito alcuni aspetti chiave come frontiere e confini. Uno stato membro del’'Onu non dovrebbe avere confini legalmente definiti?

Francis Boyle: Sul piano tecnico, per una richiesta di ammissione come stato membro non è necessario avere già demarcato i propri confini. Sappiamo che per ora non esistono confini demarcati tra Palestina e Israele. 

In effetti Israele non ha non ha mai rivendicato la questione dei confini, perché come dici tu stesso nel tuo bellissimo articolo di oggi, Israele non vuole confini chiaramente demarcati. Israele vuole la Palestina intera. E con Palestina intera intendo l’intero territorio storico della Palestina, che comprende anche l’attuale Giordania. Per la legge gli israeliani si rifanno ai testi biblici e ritengono che l’intero territorio spetti loro di diritto secondo la Bibbia.

Stephen Lendman: C’è un’altra cosa che mi preoccupa. Come sai, il parlamento israeliano - la Knesset - ha appena proposto ufficialmente l’annessione dell’intera Cisgiordania. Se la proposta verrà approvata, avranno il diritto legale di decidere l’annessione?

Francis Boyle: No - possono dichiarare quello che vogliono ma non fa alcuna differenza di alcun tipo. Se la Palestina riceve l’ammissione come stato membro dell’Onu, allora sul piano legale questa eventualità dell’annessione sarà identica al caso che si presentò quando l’Iraq decise di occupare il Kuwait - e tutti sappiamo quali sono state le conseguenze per l’Iraq. E quindi possono agitarsi quanto vogliono, ma non farà alcuna differenza.

Il Diritto al Ritorno dei Rifugiati

Stephen Lendman: So perfettamente che Israele è l’unico paese senza confini fissati - ma cosa mi puoi dire in merito al diritto di ritorno dei rifugiati Palestinesi? Questo non è un aspetto negoziabile, giusto?

Francis Boyle: Giusto. E ho contemplato questo aspetto nella Dichiarazione di Indipendenza originale del 1987. Sappiamo che ci sono almeno 5,5 milioni di Palestinesi sparsi in giro per il mondo - o anche di più: dipende da quali gruppi si vogliano includere nel conteggio. 

Il testo che ho formulato nella Dichiarazione di Indipendenza della Palestina per lo Stato approvato nel 1988 è chiaro in merito alla questione del diritto di ritorno. Nel 1988 ogni Palestinese in ogni parte del mondo è diventato automaticamente cittadino dello Stato Palestinese, che lo sappiano o no.

Quindi, qualora la Palestina venga ammessa come stato membro dell’Onu, ogni Palestinese diventerà, se lo vuole, il cittadino di uno stato membro riconosciuto sia dall’Onu che dalla quasi totalità degli stati del mondo, ad eccezione probabilmente di Israele, USA e Canada, più un piccolo gruppo di altri stati che loro avranno messo alle corde per indurli a non riconoscere la Palestina.

I Palestinesi non saranno più senza patria - e questo rappresenterà il più grande atto di emancipazione dai tempi in cui Lincoln liberò gli schiavi.

La questione di Gerusalemme / al-Quds

Stephen Lendman: Un aspetto che immagino sarà negoziabile è sicuramente Gerusalemme, visto che ancora si trova sotto il protettorato dell’Onu ...

Francis Boyle: Certo Stephen. Nel piano di spartizione originario è stata istituita l’amministrazione fiduciaria dell’Onu per la città di Gerusalemme. Ma Israele ha annesso Gerusalemme Ovest al momento della sua dichiarazione di indipendenza – che è stato un atto chiaramente illegale. Poi, dopo la guerra del 1967, Israele ha annesso anche Gerusalemme Est, sempre illegalmente. Ed è questo il motivo per cui la maggioranza delle nazioni, compresi gli Stati Uniti, non hanno le rispettive ambasciate in Gerusalemme.

Se ci saranno negoziati per la questione di Gerusalemme, tuttavia saranno il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale a dover dare l’approvazione finale, per via dell’importanza che riveste Gerusalemme per i popoli delle principali fedi monoteistiche: Islam, Cristianesimo e Giudaismo. 

Ribadisco tuttavia che anche per quanto riguarda Gerusalemme, Israele vuole l’intero territorio mentre i Palestinesi sono disponibili alla condivisione. Quindi sarà l’Onu a dovere decidere in merito, e la decisione dovrà tenere conto che sarà necessario garantire e salvaguardare l’accesso ai siti religiosi in Gerusalemme. E tutto questo non sarebbe difficile, se soltanto ci fosse un briciolo di volontà al compromesso da parte di Israele - ma loro dicono che non cederanno mai sulla questione di Gerusalemme. E questo è ridicolo. Forse saprai che quando Israele ha firmato gli accordi di Oslo, nella dichiarazione finale avevano dichiarato la disponibilità a negoziare in merito a Gerusalemme. Ed è chiaro che tali negoziati dovranno esserci. 

Da parte di Israele non ci è mai stata una seria intenzione e reale buona fede durante i negoziati di Oslo del 1991, specie per la questione di Gerusalemme. E come saprai, io ero presente alla firma degli accordi.

Israele ha sempre temporeggiato, bloccando ogni progresso dei negoziati, mentre allo stesso tempo continuava a rubare territori Palestinesi. A suo tempo il primo ministro Shamir lo ha ammesso apertamente: la mia strategia è temporeggiare e rimandare all’infinito.

E dunque, Stephen: ho dato alle autorità Palestinesi gli strumenti legali di cui hanno bisogno per arrivare alla piena ammissione come stato membro dell’Onu, se è questo che vogliono. 

Ma bisogna sempre tenere conto del fatto che loro si trovano in un tritacarne e sono sotto enorme pressione da parte di tutti e specialmente da parte degli USA e dell’Europa per desistere dal loro proposito. [Già sono in atto sanzioni e ritorsioni contro la Palestina: gli USA hanno revocato lo stanziamento di 200 milioni di dollari in precedenza approvati - n.d.t.].

In conclusione aggiungo, che se trovano la volontà per andare fino in fondo nella ricerca per l’ammissione come stato membro, entro due o tre settimane dovrebbero riuscirci.

giovedì 29 settembre 2011

Discorsi tratti dalla 66esima Assemblea Generale dell’Onu - 1. Iran: Un nuovo modo di concepire le relazioni fra gli Stati del Mondo

Nei giorni appena trascorsi, i riflettori del mondo erano puntati sulla molto attesa 66esima Assemblea Generale dell’ONU, iniziata il 21 settembre 2011. Nonostante la sessione avesse per tema ufficiale “Il ruolo della mediazione nella risoluzione pacifica delle controversie”, quest'anno le aspettative sono tutte incentrate sulla richiesta ufficiale della Palestina per il riconoscimento come 194esimo Stato Membro della comunità delle Nazioni Unite.

Nell’assistere in diretta ai lavori dell’Assemblea, visibili in streaming sul sito dell’ONU, abbiamo individuato alcuni tra i discorsi pronunciati dai capi di stato e funzionari dei 193 paesi membri come particolarmente rappresentativi e di grande ispirazione per la tematica della Giustizia per i popoli.

Per primo pubblichiamo la traduzione del discorso che più di qualunque altro affrontava il tema scottante della necessità di rivoluzionare e riformare la struttura interna dell’ONU ai fini di una gestione più democratica che garantisca pari dignità e peso decisionale a tutti i paesi membri.

Il discorso pubblicato di seguito è un appello alla difesa dei valori universali dell’uomo e viene espresso con sentimenti di profondo rispetto per le nazioni che compongono la comunità internazionale. 

In realtà, il contenuto del discorso potrebbe essere il frutto del pensiero di qualunque leader ispirato che abbia a cuore la sorte della società umana e la causa della giustizia per i popoli. Per questo motivo abbiamo pensato di attribuire al discorso un carattere di considerazione universale, collocando il nome dell’autore e relatore solo in calce al testo, attutendo così la prevenzione che sempre il suo nome suscita, grazie ad una campagna di stampa interessata ed i cui committenti ed ispiratori sono ben noti ad ognuno. Noi stiamo alla lettera ed allo spirito del discorso nonché all’oggettiva del fatti richiamati nel discorso stesso, il cui autore potrebbe essere ognuno che abbia a cuore la giustizia e la pace fra i popoli. Seguiremo gli stessi criteri redazionali per altri discorsi pronunciati e da noi scelti.

Successivamente, in post separato, presenteremo i commenti e le analisi di alcuni esperti in merito al discorso in oggetto e ad alcune vicende che si sono verificate in sala durante la pronuncia del discorso.

Come evidenzia il titolo di questo post, abbiamo dato al discorso in basso il titolo redazionale:


Un nuovo modo di concepire le relazioni 
fra gli Stati del Mondo

Sig. Presidente,
Eccellenze,
Signore e Signori,

Sono grato a Dio Onnipotente per avermi concesso, ancora una volta, l’opportunità di comparire di fronte questa Assemblea mondiale. Ho il piacere di esprimere i miei sinceri ringraziamenti a S.E. Joseph Deiss, presidente della 65esima sessione, per l'impegno straordinario durante il suo mandato. Inoltre vorrei congratulare S.E Nassir Abdulaziz AI-Nasser per la sua presidenza della 66esima sessione dell’Assemblea Generale, augurandogli il successo auspicato.

Permettetemi di cogliere l’opportunità per rendere omaggio a tutti coloro che hanno perso la vita durante l’anno trascorso, e in particolare alle vittime della tragica carestia in Somalia  e della devastante inondazione in Pakistan, e specialmente alla popolazione del Giappone, vittima del terribile terremoto con conseguente esplosione nella centrale nucleare. Esorto tutti ad intensificare gli aiuti e l’assistenza per le popolazioni in questi paesi.

In questi anni ho spesso parlato di questioni di ordine globale e della necessità di introdurre modifiche fondamentali nell’ordine internazionale attuale.

Oggi, tenendo conto dei recenti sviluppi internazionali, vorrei provare ad analizzare la situazione attuale da un’angolazione diversa.

Come tutti sapete, il dominio e la superiorità degli esseri umani sulle altre creature è parte integrante del patrimonio naturale e della realtà del genere umano, che è dono e manifestazione dello spirito divino e viene  espresso tra l’altro per mezzo di

- fede in Dio, che è l’architetto e creatore dell’universo intero;

- compassione per il prossimo, generosità, ricerca della giustizia, integrità nella parola e nei fatti;

- ricerca della dignità per raggiungere le vette della perfezione; l’aspirazione ad elevare il proprio status materiale e spirituale; il raggiungimento della libertà;

- sfidare l’oppressione, la corruzione e la discriminazione in solidarietà con gli oppressi;

- perseguire la felicità, la prosperità e la sicurezza per tutti.

Queste sono alcune delle manifestazioni di qualità umane e divine allo stesso tempo, che fanno parte delle aspirazioni storiche dell’uomo, riflesse nel nostro patrimonio artistico e letterario – sia nella prosa che nella poesia – e nei movimenti socio-culturali e politici degli uomini nel corso della storia.

Tutti i profeti divini e riformatori sociali hanno invitato gli esseri umani a seguire questo sentiero virtuoso.

Dio ha dato la dignità all’uomo, elevando il suo status a ruolo di suo successore sulla Terra.

Cari colleghi e amici

E’ chiaro ai nostri occhi che, malgrado i raggiungimenti storici, compresa l’istituzione delle Nazioni Unite, che è il prodotto di lotte e sforzi instancabili di liberi pensatori e difensori della giustizia come anche della cooperazione internazionale, le società umane sono lungi dall’avere realizzato le proprie aspirazioni.

Le nazioni, in maggioranza, sono infelici per come vanno le cose sul piano internazionale. Malgrado gli sforzi e le aspirazioni generali per promuovere la pace, il progresso e  la fratellanza, ci sono guerre, genocidi, povertà dilagante, e crisi politiche e socio-economiche che continuano a offendere i diritti e la sovranità delle nazioni, provocando danni irreparabili ovunque nel mondo.

Circa 3 miliardi di persone nel mondo vivono con meno di 2,5 dollari al giorno.

Oltre un miliardo di persone non ha accesso ad un pasto al giorno!

Il 40% delle popolazioni, le più povere, condivide solo il 5% del reddito globale, mentre il 20% più ricco riceve il 75% del reddito globale.

Oltre 20.000 bambini indigenti e innocenti nel mondo muoiono ogni giorno a causa della povertà.

Negli Stati Uniti, l’80% delle risorse finanziarie sono controllate dal 10% della popolazione, mentre solo il 20% appartiene al 90% della popolazione.

Quali sono le cause e ragioni alla base di queste disparità e diseguaglianze? Come porre rimedio a tale ingiustizia?

I governanti nelle sfere della gestione globale separano la vita sociale dall’etica e dalla spiritualità, attribuendo la situazione al volere divino, o alla vulnerabilità delle nazioni o alla cattiva gestione di alcuni gruppi o individui. Sostengono che solo i loro punti di vista e approcci possono salvare la società degli uomini.

Cari colleghi e amici

Non pensate che la causa principale dei problemi  risieda nell’ordine internazionale in vigore o nel modo in cui il mondo è governato? Vorrei attirare la vostra attenzione sui seguenti interrogativi:

- Chi ha rapito con la forza decine di milioni di persone dalle proprie terre in Africa e in altre regioni del mondo durante l’oscuro periodo dello schiavismo, facendole vittime della propria avidità materialistica?

- Chi ha imposto il colonialismo sul mondo per oltre quattro secoli?

- Chi ha occupato terre e saccheggiato a tappeto le risorse di altre nazioni, distrutto talenti, e alienato le lingue, culture e identità di altre nazioni?

- Chi ha scatenato la prima e la seconda guerra mondiale, che ha provocato 70 milioni di morti e centinaia di milioni di feriti e mutilati e senzatetto?

- Chi ha fatto la guerra in Corea e Vietnam?

- Chi ha imposto, per mezzo di inganni e ipocrisia, il sionismo e oltre 60 anni di guerra, profughi, terrore e uccisioni di massa sul Popolo Palestinese e sulle nazioni della regione?

- Chi ha imposto e appoggiato per decenni dittature militari e regimi totalitari in Asia, Africa e America
Latina?

- Chi ha usato le bombe nucleari contro popolazioni indifese, e ha ammassato migliaia di testate nucleari nei propri arsenali?

- Quali economie si basano sull’intraprendere guerre e vendere armi?

- Chi ha provocato e incoraggiato Saddam Hussein a invadere l’Iran e imporre otto anni di guerra, e chi lo ha assistito e dotato di armi chimiche contro il popolo iraniano?

- Chi ha usato il misterioso evento dell’11 Settembre come pretesto per attaccare l’Iraq e l’Afghanistan, uccidendo, mutilando e creando milioni di profughi in due nazioni con l’obiettivo finale di dominare il Medio Oriente e le sue riserve di petrolio?

- Chi ha reso nullo il sistema monetario Bretton Woods stampando trilioni di dollari senza l’equivalente in riserve di oro o altra valuta? Una mossa che ha provocato l’inflazione ovunque nel mondo e che ha lo scopo di saccheggiare le economie di altre nazioni.

- In quale paese le spese militari annue eccedono mille miliardi di dollari, che superano l’insieme del budget militare di tutte le altre nazioni del mondo messe insieme?

- Quali sono i governi più indebitati del mondo?

- Chi domina le istituzioni preposte alle politiche economiche mondiali?

- Chi sono i responsabili della recessione economica mondiale e stanno imponendo le conseguenze sui popoli dell’America, dell’Europa e del mondo in generale?

- Quali governi sono sempre pronti a sganciare migliaia di bombe su altre nazioni, ma esitano quando si tratta di soccorrere i popoli colpiti da carestie come la Somalia e altri paesi? 

- Chi sono coloro che dominano il Consiglio di Sicurezza dell’Onu che ufficialmente avrebbe la responsabilità di salvaguardare la sicurezza internazionale?

Ci sarebbero altre decine di interrogativi analoghi da porre.

Ovviamente le risposte sono note.

- Le nazioni e i governi del mondo, nella maggioranza, non hanno avuto alcun ruolo nella creazione dell’attuale crisi globale, e in effetti sono loro stessi vittime di tali pratiche viziose.

- E’ chiaro come la luce del giorno che sono gli stessi padroni schiavisti e le stesse potenze coloniali responsabili dell’istigazione ai due conflitti mondiali ad avere causato da allora enormi sofferenze con effetti di vasta portata sul globo intero.

Cari colleghi e amici

Queste potenze arroganti hanno davvero la competenza e capacità di gestire e governare il mondo?

E’ accettabile che si definiscano l’unico difensore della libertà, della democrazia, dei diritti umani – mentre allo stesso tempo attaccano e occupano militarmente altri paesi?

Davvero pensiamo che il fiore della democrazia possa germogliare dai missili, dalle bombe, dai fucili della NATO?

Signore e Signori

Se alcuni paesi europei ancora oggi usano l’Olocausto, dopo sei decenni, come pretesto per pagare una penale o un riscatto ai sionisti, non dovrebbe esserci l’obbligo da parte dei padroni schiavisti e delle potenze coloniali di pagare somme di risarcimento alle nazioni danneggiate?

Se davvero le perdite di vite umane e i danni inflitti durante il periodo della schiavitù e del colonialismo fossero risarciti con somme compensatorie, che ne sarebbe delle potenze politiche degli Stati Uniti e dell’Europa e delle loro manipolazioni dietro le quinte? Rimarrebbero ancora le disparità tra i Nord e i Sud del mondo?

Se anche solo la metà delle spese militari degli Stati Uniti e dei suoi alleati nella NATO fosse invece impiegata per risolvere i problemi economici dei rispettivi paesi, ci sarebbero ancora i sintomi di una crisi economica?

E cosa succederebbe se la stessa somma fosse devoluta alle nazioni povere?

Cosa giustifica la presenza di centinaia di basi militari e basi di spionaggio USA nelle diverse parti del mondo, compreso 268 basi in Germania, 124 in Giappone, 87 nella Corea del Sud, 83 in Italia (*), 45 in Gran Bretagna e 21 in Portogallo?

Cos’è questa se non occupazione militare?

E le bombe presenti in queste basi non costituiscono forse una minaccia per la sicurezza di altre nazioni?

Signore e Signori

L’aspetto principale qui è la ricerca delle cause principali, identificando le motivazioni di questi poteri. 

Un’associazione di individui in contraddizione con i credi umani più profondi, che non professano alcuna fede, né in Dio né nel cammino indicato dai profeti, sostituiscono i valori divini con la brama di potere e conquiste materiali.

Per loro contano solo potere e ricchezza, e ogni impresa è finalizzata soltanto al raggiungimento di questi scopi.

Le nazioni oppresse non hanno alcuna speranza di rivendicare o proteggere i propri diritti legittimi contro tali poteri e potenze.

Queste potenze, questi poteri perseguono il progresso e la prosperità imponendo sugli altri la povertà, l’umiliazione, l’annientamento.

Si considerano superiori agli altri, si arrogano il diritto a privilegi e concessioni. 

Non hanno rispetto per gli altri e violano i diritti delle nazioni e dei governi con estrema disinvoltura.

Si proclamano custodi indiscussi di tutti i governi e di tutte le nazioni e si impongono per mezzo di intimidazione, ricorso a minacce e abuso dei meccanismi internazionali.

Si fanno semplicemente beffa di tutte le normative riconosciute dalla comunità internazionale.

Vogliono imporre il loro stile di vita e la loro mentalità sugli altri.

Promuovono ufficialmente il razzismo.

Indeboliscono le nazioni per mezzo di interventi militari, distruggendo le loro infrastrutture per saccheggiare le risorse e rendere le nazioni sempre più dipendenti.

Seminano i germi dell’odio e dell’ostilità tra nazioni e popoli per ostacolarli nella realizzazione dei loro obiettivi di sviluppo e progresso.

Nelle diverse nazioni, le culture, identità, vite e valori di donne, uomini, giovani e famiglie – così come i patrimoni nazionali  – vengono sacrificati alle loro mire imperialiste e all’ambizione di assoggettare e schiavizzare.

Ipocrisia e inganno diventano leciti per garantire gli interessi imperialisti.

Il traffico di droghe e l’uccisione di innocenti diventano leciti nel perseguire obiettivi così diabolici. Nonostante la presenza della NATO nell’Afghanistan occupato, è aumentata in modo esponenziale la produzione di droghe illecite nel paese.

Non tollerano critiche e discussioni, e invece di dare conto delle loro violazioni, assumono la posizione di chi ha titolo per avanzare pretese.

Si servono dei media asserviti alle potenze coloniali per minacciare con sanzioni e attacchi militari chiunque osi porre interrogativi sull’Olocausto e sull’11 Settembre.

L’anno scorso, quando venne sollevata la questione della necessità per una Commissione di Inchiesta che esegua indagini approfondite sugli elementi non svelati dell’11 Settembre – un’idea appoggiata anche da parte delle nazioni e dei governi indipendenti e dalla maggioranza negli Stati Uniti, - il mio paese e io stesso siamo stati sottoposti a pressioni e minacce da parte degli Stati Uniti.

Invece di incaricare una commissione di inchiesta, hanno ucciso il principale incriminato e hanno gettato il suo corpo in mare.

Non sarebbe stato ragionevole assicurare alla giustizia il maggiore indiziato del crimine e processarlo apertamente per potere identificare gli elementi che spieghino come siano stati forniti gli spazi sicuri agli aerei per attaccare le Torri Gemelle  del WTC ? Perché non è stato permesso portarlo in tribunale allo scopo di fare luce su chi ha messo in moto gruppi terroristici e ha portato la guerra e altre atrocità nella regione?

Ci sono informazioni riservate che devono rimanere segrete?

Loro vedono il sionismo come un concetto sacro, un’ideologia sacra. Qualsiasi interrogativo sulla sua fondazione e storia è da loro considerato un peccato imperdonabile. Sono gli stessi che avallano e permettono sacrilegi e insulti contro le credenze di altre religioni divine.

Cari colleghi e amici

Vera libertà, giustizia, dignità, benessere e sicurezza durevole sono nel diritto di ogni nazione.

Questi valori non possono essere conquistati né affidandosi all’attuale sistema inefficiente con cui viene gestito il mondo, né per mezzo dell’invasione di nazioni ovunque nel mondo da parte dei poteri arroganti e delle forze NATO.

Questi valori possono essere conquistati per mezzo dell’indipendenza e del riconoscimento dei diritti altrui, e collaborando in armonia.

Esiste un modo per affrontare i problemi e le sfide che affliggono il mondo servendosi dei meccanismi e strumenti internazionali vigenti per assistere l’umanità a raggiungere pace, sicurezza e pari dignità?

Tutti coloro che ci hanno provato, introducendo riforme ma preservando le regole e tendenze vigenti, hanno fallito. Gli sforzi apprezzabili da parte del Movimento Non-Allineato, del Gruppo 77 e Gruppo 15, e da parte di alcuni individui eminenti, hanno fallito il tentativo di portare cambiamenti sostanziali.

La gestione del mondo richiede riforme fondamentali e sostanziali.
Cosa è necessario fare ora?

Cari colleghi e amici

E’ necessario impegnarsi con ferma decisione e per mezzo di uno sforzo comune per tracciare il progetto di un nuovo percorso basato sui princìpi e sulle fondamenta dei valori universali dell’uomo, come la fede in Dio, la giustizia, la libertà, l’amore e la ricerca della felicità.

La creazione delle Nazioni Unite rimane una grande conquista storica del genere umano. La sua importanza deve essere apprezzata e le sue capacità devono essere impiegate appieno per le nostre cause nobili.

Non dobbiamo permettere a questa Organizzazione – che riflette la volontà collettiva e le aspirazioni condivise dalla comunità delle nazioni – di deviare dal suo corso principale e piegarsi alla volontà dei poteri forti e delle potenze mondiali.

E’ necessario preparare il terreno favorevole alla partecipazione collettiva e al coinvolgimento di tutte le nazioni nello sforzo per la promozione di pace e sicurezza durevoli nel tempo.

La gestione condivisa e collettiva del mondo deve essere raggiunta nel suo vero significato e dovrà basarsi sui princìpi di fondo sanciti dal diritto internazionale. Il criterio sul quale si devono basare tutte le azioni e decisioni internazionali, è la Giustizia.

Tutti noi dovremmo riconoscere il fatto che non esiste altra via che quella della gestione collettiva e condivisa del mondo per mettere fine agli attuali squilibri, alle tirannie e alla discriminazione diffusa.

Questa è davvero la sola e unica via per la prosperità e il benessere della società umana. Ma nell’affermare questa verità, è altrettanto importante riconoscere che prenderne atto di per sé non è sufficiente. E’ importante credere nell’attuazione dell’obiettivo e impiegare ogni sforzo per realizzarlo.

Cari colleghi e amici

La gestione collettiva e condivisa del mondo è il diritto legittimo di tutte le nazioni, e noi, in quanto rappresentanti delle nazioni, abbiamo l’obbligo di difendere i loro diritti. 

Nonostante i tentativi costanti di alcuni poteri di frustrare ogni sforzo internazionale finalizzato a promuovere la cooperazione collettiva, non dobbiamo demordere. E’ importante per noi rafforzare la fede nella capacità di raggiungere l’obiettivo di una cooperazione collettiva per la gestione condivisa del mondo.

Le Nazioni Unite sono state create per rendere possibile l’effettiva partecipazione di tutte le nazioni nei processi decisionali internazionali.

Tutti sappiamo che questo obiettivo non è ancora stato raggiunto a causa dell’assenza di giustizia all’interno dei meccanismi e delle attuali strutture gestionali dell’ONU.

La configurazione del Consiglio di Sicurezza è ingiusta e sbilanciata. 

Di conseguenza, modifiche come la ristrutturazione delle Nazioni Unite sono da considerarsi le rivendicazioni base delle nazioni, e devono essere affrontate dall’Assemblea Generale.

In occasione della sessione di un anno fa, ho sottolineato l’importanza di tale questione e ho proposto che la nuova decade venga designata come la decade della Gestione Globale collettiva e condivisa.

Vorrei oggi rinnovare la mia proposta. Sono sicuro che per mezzo della cooperazione internazionale e degli sforzi congiunti di leader e governi mondiali dedicati alla causa della giustizia e al supporto per tutte le altre nazioni, saremo in grado di promuovere la costruzione di un futuro comune luminoso.

Questo movimento è già sulla buona via per costituirsi, e potrà garantire un futuro promettente per l’umanità. Un futuro che potrà perpetuarsi quando l’umanità si incamminerà sul sentiero dei profeti e dei virtuosi sotto la guida di Imam al-Mahdi, l’erede dei messaggeri divini e della generazione pura del nostro Grande Profeta.

La creazione di una società suprema e ideale con l’arrivo di un essere umano perfetto che porta un amore sincero per tutti gli esseri umani, è la promessa garantita da Dio.

Arriverà al fianco di Gesù Cristo per guidare gli amanti della giustizia e della libertà verso la sconfitta della tirannia e della discriminazione, e per promuovere la conoscenza, la pace, la giustizia, la libertà e l’amore nel mondo intero. Presenterà ad ogni singolo individuo tutte le bellezze del mondo e tutte le cose buone che portano la felicità al genere umano.

Oggi le nazioni si sono risvegliate.

Con l’aumento della consapevolezza pubblica, non soccombono più all’oppressione e alla discriminazione.

Il mondo vede oggi più che mai il risveglio delle genti nei territori islamici, nell’Asia, in Europa e in America. Questi movimenti si espandono di giorno in giorno e sono finalizzati a realizzare gli obiettivi della giustizia, della libertà e della creazione di un domani migliore.

La nostra grande nazione è pronta a unirsi alle altre nazioni per camminare insieme su questo splendido sentiero in sintonia con le aspirazioni condivise dal genere umano.

Rendiamo omaggio all’amore, alla libertà, alla giustizia, alla saggezza e al futuro luminoso che attende l’essere umano.

Grazie a tutti.

Dr. Mahmoud Ahmadinejad
Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran
Discorso tenuto in occasione della 66esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite

New York, 23 settembre, 2011

(*) Secondo fonti che hanno controllato personalmente, in realtà le basi USA e NATO in Italia sarebbero oltre 100 - addirittura 117 secondo un docente dell’Università Americana in Roma.