lunedì 26 settembre 2011

Alberto B. Mariantoni: «Vogliamo la catastrofe!»

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Vogliamo la catastrofe!

di: Alberto B. Mariantoni


Per l’attuale Segretario al Tesoro degli United States of America, Timoty Geithner, “l’Europa deve fare di più”. Altrimenti – ha tenuto a sottolineare – “si va incontro ad una possibile catastrofe” (sic!).

Timoty Geithner
In modo un po’ più esplicito, diciamo che il suddetto autorevole e sfrontato Ministro del governo dei “padroni del mondo” – nel corso dell’ultimo meeting annuale del Fondo monetario internazionale di Washington (23-25 Settembre 2011) – ci ha fatto ufficialmente sapere che, per permettere agli all’incirca 308.745.538 abitanti di Yankees-Land di continuare a vivere e ad operare al di sopra dei loro mezzi, noi boveri colonizzati italiani ed europei dobbiamo assolutamente fare altri sforzi, stringere maggiormente la nostra cintura e compiere ulteriori e supplementari sacrifici. Se necessario, fino allo spasimo ed, eventualmente, fino all’agonia o al trapasso.

Questi delinquenti!

Vi rendete conto, inoltre, da quale pulpito viene la sopraindicata predica?

Loro – i “buoni” del Mondo – creano “voragini” finanziarie paurose nell’ambito della loro economia e di quelle del resto delle Nazioni del Pianeta; sempre loro – con la furbesca e ingannevole ideologia del globalismo a senso unico – ci obbligano ad entrare in concorrenza industriale e commerciale con Paesi il cui salario minimo delle maestranze tende ad oscillare tra i 18 ed i 20 dollari al mese; ininterrottamente loro – con la scusa della lotta contro il terrorismo – continuano a scatenare e ad alimentare guerre a non finire nei Paesi Terzo mondo, con parcelle miliardarie da pagare; incessantemente loro e sempre loro continuano a stampare tonnellate e tonnellate di cartaccia da w.c. che ancora hanno la faccia di bronzo di definire “dollaro”, e noi Italiani/Europei, per poterli davvero fare contenti ed appagati (poverini… ci hanno “liberato”!), dovremmo – con l’indefesso ausilio e la quotidiana, servile ed interessata complicità dei maggiordomi/kapò delle classi dirigenti (destra, sinistra, centro = kif kif) e dei responsabili pro-tempore delle bankgangster di casa nostra – pagare le spese dei loro disastri epocali!

La catastrofe? Ben venga, Sig. Ministro dell’Impero USA. Vogliamo la catastrofe. Anzi: evviva la catastrofe!

Per quale ragione? Semplice da spiegarlo…

La gente che non possiede nessun rudimento di economia non lo sa, ma le cicliche e retiterate minacce di catastrofe finanziaria generalizzata – oltre ad essere, in questa occasione, un astuto e contingente espediente per meglio farci pagare, senza nemmeno farcelo sospettare, i recenti pots cassés dei succitati “gentlemen” –  sono ordinariamente una classica e già sperimentata strategia del liberal-liberismo di ogni tempo. Qualcosa, cioè, che viene preventivamente e proditoriamente studiato a tavolino dagli gnomi della finanza internazionale, per cercare di convincere l’uomo della strada di un certo spazio economico predefinito (nel nostro caso, l’Europa) ad accettare obtorto collo, sia di rinunciare al suo ex-acquisito tenore di vita che di azzerare le sue pretese salariali e sindacali. Questo, fino a farlo psicologicamente adeguare o equiparare, per gradi successivi ed ogni volta emotivamente psico-drammatici, agli attuali “standard” della Cina o dell’India (in chiaro: 18/20 dollari al mese per tutti e 100 dollari al massimo per il personale specializzato; ovviamente, senza nessun diritto sindacale e nessuna protezione giuridica o sociale). Per poi permettere ai tradizionali, fedeli e zelanti adoratori di Mammona di rimettere in movimento il periodico ed inarrestabile andirivieni delle loro “maree” finanziarie (in questo caso, da Est verso Ovest) e tentare di mettere di nuovo in concorrenza, in un prossimo futuro, il Sud-Est asiatico con l’Europa, per cercare, ogni volta, di produrre più profitto, a loro vantaggio, nonché sulla schiena ed alla faccia di chi vive esclusivamente del suo lavoro.

Ma ammettiamo pure che, questa volta, il rischio di una possibile catastrofe finanziaria generalizzata sia realmente vero.

Chi non ha miliardi in banca, chi non specula in borsa, chi non tresca con i paradisi fiscali, chi non ha, insomma, nulla da perdere, se non il modesto frutto del suo quotidiano e super-sudato lavoro, non mi sembra che abbia qualcosa da temere dall’eventuale catastrofe che continua ad essere quotidianamente e cassandramente sbandierata e fatta incombere sulle nostre teste dalle suddette “arpie”. Insomma, chi lavorava e sputava sangue, prima, per cercare di sbarcare il suo lunario, al massimo continuerà invariabilmente a lavorare e sputare sangue, anche dopo, per tentare, come il solito, di sopravvivere ed evitare di morire di fame.

Piuttosto, diciamo che – per chi ha sempre lavorato e vissuto esclusivamente della sua attività, del suo mestiere o della sua professione – la cosiddetta preannunciata catastrofe potrebbe addirittura rivelarsi un’insperata e salutare opportunità: quella, in particolare, di potere, dopo più di mezzo secolo di prepotenza capitalista, “rimischiare le carte” o, addirittura, riuscire a cambiare il “mazzo” truccato che fino ad oggi è stato utilizzato dai “signori della finanza” per meglio poterci sottomettere e taglieggiare, nonché potere smascherare pubblicamente i bari di professione e cacciare definitivamente dal “tavolo da gioco” delle nostre società i già paffuti o butirrosi epuloni/imbroglioni della serie “tu lavori ed io magno”!

Per chi, invece, ha patrimoni da perdere – vale a dire, chi possiede grossi soldoni elettronici in qualche soleggiata ed accogliente isola dei Caraibi o del Pacifico o, in contanti, all’interno dei super-blindati e protetti caveaux delle banche autoctone o allogene; chi può vantare il possesso di sontuosi palazzi e sfarzose ville a nome di società off-shore per non doverci pagare le tasse; chi detiene yacht di lusso (con bandiera panamense o liberiana) che sono ammarati in qualche ospitale e pittoresco porto di plaisance o velivoli privati in qualche aeroporto, in Italia o all’estero; chi nella sua vita non ha mai lavorato un’ora e nemmeno un minuto; chi ha vissuto fino ad ora depredando, truffando, sfruttando e speculando sull’esistenza stessa dei suoi simili – non credo che ce ne possa fregare più di tanto. Sono questi ultimi, casomai, che debbono incominciare a preoccuparsene. Non certo noi.

E non ci vengano a rimettere sul tappeto la storiella del debito sovrano (l’unica sovranità che resta ai nostri Stati!)…

Chi ha contratto i debiti – senza la preventiva, consenziente e documentabile autorizzazione del popolo sovrano – li paghi. E li paghi di tasca propria! Altro che pretendere di continuare a farli costantemente saldare a noi, attraverso i soliti ed inaccettabili aumenti delle tasse, dei ticket, dell’IVA, delle sigarette, della benzina o del gasolio; oppure, imponendo unilateralmente all’uomo della strada il banditesco, intollerabile ed inammissibile innalzamento dell’età della pensione (brutti ladri e farabutti, ridateci semplicemente i soldi che abbiamo versato fino ad oggi, anche senza interessi, che ce lo faremo da noi stessi il nostro vitalizio!); o ancora, l’arbitrario e furfantesco taglio dei contributi ai Comuni ed agli Enti locali, alla Sanità, ai servizi pubblici, alla ricerca ed all’Università; ovvero, mettendo mafiosamente in (s)vendita, al maggior offerente, i migliori e più quotati “gioielli di famiglia” imprenditoriali ed industriali del nostro Paese, gli immobili delle caserme, dei musei, delle biblioteche, dei ministeri, e perfino le spiagge, i parchi nazionali, il Colosseo, l’Arco di Tito o di Costantino o di Traiano, la torre di Pisa, i Templi greci di Agrigento o di Poseidonia/Paestum, senza contare gli altri innumerevoli monumenti della nostra storica e secolare Nazione.

I suddetti “signori dell’oro” (virtuale ed elettronico, naturalmente!) debbono sapere che i liberi e sovrani cittadini d’Italia e d’Europa ne hanno le scatole piene di farsi ininterrottamente borseggiare e depredare da bande organizzate di rapinatori internazionali che sono puntualmente coadiuvate, sostenute e protette da schiere di mercenari nostrani (di destra, di sinistra e di centro) in camicia e cravatta che – oltre ad essere sfacciatamente al servizio di potenze straniere e di interessi unicamente cosmopoliti ed anti-nazionali – pretendono arrogantemente “governarci” per conto terzi, per meglio potere offrire allo Shylock di turno, la consueta e rituale “libbra di carne” di shakespeariana memoria.    

Tanto per mettere i puntini sulle “i”: ma chi se ne frega se i nostri Stati e le nostre banche dovessero andare prossimamente in default (cioè, in stato d'insolvenza sui loro propri debiti)? Chi se ne frega se un Berluska o qualunque altro Paperon de Paperoni nostrano o forestiero rischierà di perdere il 70 o il 100% del suo patrimonio e, magari, non potrà più pagarsi, come prima, i suoi frequenti ed abituali bunga-bunga? Se l’Euro e l’Europa delle banche se ne andranno (finalmente) a carte quarantotto? Se un Trichet o un Draghi o un Monti sarà scontento? Se una Merkel o un Sarkozy o un Cameron o un Napolitano avranno qualcosa da ridire o da protestare? Se gli USA, la BCE, il FMI o la Banca Mondiale storceranno il naso? Se un Marchionne ed un John Jacob Philip Elkann qualsiasi decideranno di trasferirsi definitivamente nell’Amerika dei loro sogni (ovviamente, non prima di avere restituito, fino all’ultimo centesimo, i miliardi di miliardi di lire e di euro che l’impresa FIAT & C. – cioè, Lancia, Alfa Romeo, Maserati, Ferrari, Abarth, etc. – ha costantemente ricevuto dallo Stato italiano – quindi, dal contribuente: cioè, da noi! – dal 1923 ad oggi)? E chi se ne frega, infine, per dirla proprio tutta, se certe isteriche, crocidanti, sbilenche e complessate industrialotte di origine lumbard – che tendono costantemente ed indebitamente ad atteggiarsi a lungimiranti o provvidenziali statiste da manuale e, di conseguenza, ad impartire ordini perentori, assoluti ed indiscutibili a tutto il Paese – si dovessero trovare in carenza di ordinari proventi, per tentare, ad esempio, di poter continuare a farsi medicare le infinite e permanenti papule dei loro cronici ed esiziali acne iuvenilis?

Vadano tutti a zappare (con tutta la terra incolta o lasciata in abbandono che c’è, in Italia, in Europa e nel Mondo!), se vogliono continuare a campare!

L’ora è ormai venuta, mi sembra – per noi popolo lavoratore, produttore e consumatore dell’Italia e dell’Europa – di ribellarci e di smettere di pagare.

Basta, insomma, di farci turlupinare e bidonare! Tiriamo fuori dal nostro ventre l’abbondante rabbia che abbiamo pazientemente accumulato negli ultimi 66 anni di costante asservimento al Capitale. Incominciamo a manifestare la nostra collera e la nostra indignazione. E tentiamo tutti assieme, prima che sia troppo tardi, di riconquistare – costi quel che costi, e nel più breve tempo possibile – la nostra indispensabile e non negoziabile libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare. E soprattutto, il nostro inalienabile e sacrosanto diritto di poter vivere ed operare, come meglio lo intendiamo o lo preferiamo, in pace e dignità, all’interno di un mondo a misura umana, senza più parassiti istituzionali o privati; senza sfruttatori e papponi di casta; senza “furbetti del quartierino”; senza “P2”, “P3”, “P4”, “P5”, etc.; senza mascalzoni in doppiopetto che il giorno fanno finta di litigare in Parlamento e la notte vanno a rubare assieme (come i ladri di Pisa) per continuare sistematicamente ed impunemente a rimpinguare i loro già lauti stipendi e le loro già sostanziose prebende; senza più anonimi, intoccabili e non tassabili speculatori nazionali ed internazionali che dopo avere dilapidato qualcuno dei loro infiniti impulsi elettronici al gioco borsistico dei Monopoli cercano furbescamente di socializzare a loro vantaggio – in soldi veri (i nostri!) ed a nostro completo danno e pregiudizio – le loro perdite nominali; un mondo, per finire, senza più lazzaroni e cialtroni di Stato o di Governo che invece di difendere l’interesse generale della società, continuano semplicemente a depredare e ad immiserire le fasce più povere e bisognose del nostro Popolo-Nazione, per meglio potere riuscire a rimpolpare i già ricchi ed i più traboccanti.

Ora, se per cercare di ottenere tutto questo, sarà necessario passare per la catastrofe finanziaria generalizzata che ci viene annunciata perfino dall’ultimo G-20, ben venga la catastrofe. Ben venga l’azzeramento di tutto. Ben venga la Rivoluzione!

Noi ordinari cittadini dell’Italia e dell’Europa, se ancora abbiamo un minimo di rispetto per noi stessi ed un po’ di umana dignità, ci dobbiamo concordemente ribellare, impegnandoci individualmente e collettivamente a non pagare più nulla. E meno di ogni altra cosa, gli aggiuntivi ed inutili 3 mila miliardi di dollari/euro (di chiacchiere…, tanto siamo noi che, nei loro piani preventivi, saremo costretti a pagarli!) dell’ultimo e cosiddetto maxi-piano d'emergenza che sarebbe stato messo a punto nei giorni scorsi a Washington dai “grandi” della Terra e rivelato in anteprima dal Sunday Times, per tentare di salvare l'euro, ricapitalizzando le banche, e dando più risorse all’ennesimo, inefficace e fraudolento fondo salva-Stati.

Finiamola, una volta per tutte, di continuare a tollerare certe rapine!

Ecco – se fosse ancora necessario doverlo suggerire – cosa dovremo rispondere ai nostri ostinati ed incorreggibili affamatori: inutile provare a chiederci il nostro ennesimo contributo di sacrifici, di lacrime e di sangue, per cercare di togliervi d’impaccio ed agevolare le vostre strategie. Noi liberi e sovrani cittadini italiani ed europei non siamo più disposti a pagare nulla ai provetti manovratori dell’usurocrazia mondiale. Neanche un centesimo!

Diciamo, per concludere, che per tentare di potere concretamente riuscire a carpirci ancora qualche ennesimo ed illegittimo sgheo, gli striscianti ed asserviti valvassini della finanza internazionale dei nostri pseudo-Stati e pseudo-Governi dovranno obbligatoriamente essere costretti ad inviarci i Carabinieri, casa per casa, per sottrarci manu militari il previsto ed indebito montante delle loro eventuali gabelle. E noi sapremo, allora – se la Forza pubblica accetterà, contro ogni logica ed ogni buonsenso, di permettere la criminale perpetuazione di una tale rapina collettiva – come difenderci e come contrattaccare!

Va da sé, pertanto, che chiunque accetterà comunque di continuare spontaneamente a pagare, anche al di là delle sue fruibili o disponibili risorse, oltre a confermare – a se stesso ed agli altri – la sua vergognosa e ripugnante condizione di schiavo volontario e contento, non potra essere considerato nient’altro, ai nostri occhi, che un volgare e consapevole complice dei nostri insaziabili e vampireschi sfruttatori di sempre. E come tale, davanti al tribunale della Storia, non potrà che meritare, come minimo, la forca!
Alberto B. Mariantoni

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