sabato 22 maggio 2010

Ci riprovano: nuovi episodi della “caccia al mostro”. – Lettera aperta di smentita al Messaggero

Mia Memoria difensiva
davanti al Collegio di Disciplina del
Consiglio Universitario Nazionale


Questa mattina, accendendo il computer, ho trovato una notizia dove veniva associato il mio nome in relazione all’attività repressiva condotta verso l’Associazione “Militia”. Il link del Messaggero che riporta la notizia [pare, al momento, non più ripresa da altri quotidiani] è indicato di seguito. Aggiungo che non mi sorprenderebbe affatto – sulla base della mia personale esperienza con i media – se le parole attribuite all’intervistato – che non conosco – fossero state male interpretate, per non dire qualcosa di peggio. Non è sorprendente che questo nuovo “attacco” alla mia persona si trovi a data ravvicinata a una prima Udienza civile, nella quale le persone (“La Repubblica” ex notizia 22.10.09) da me citate in giudizio devono comparire. Sembra difficile che possa perdere una causa così semplice ed elementare: da ridere nella sua grottesca invenzione del fatto e nella totale infondatezza del diritto. Di incerto vi è solo l’ammontare del risarcimento che il giudice riconoscerà.


La parte che mi riguarda, dove vengo citato, è la seguente:
La palestra di Montesacro «è anche un circolo culturale con corsi di formazione per i militanti, dove trattiamo temi di controinformazione. - ha detto Schiavulli - Qui creiamo persone pensanti. Tra circa un mese incontreremo l'ex squadrista arruolato nelle Ss, Rutilio Sermonti, affinchè lui possa fornire consigli». E con lui ci sarà anche Antonio Caracciolo, ricercatore dell'università La Sapienza che alcuni mesi fa aveva associato a «leggenda» i campi di sterminio tedeschi.

«Nulla mi sorprende - ha commentato il presidente della Comunità ebraica, Pacifici, a cui è arrivata la solidarietà della governatrice della Regione Lazio, Renata Polverini e del presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti - Attendiamo fiduciosi che i capi di accusa mossi e le prove presentate si trasformino in condanne certe e senza alcuna attenuante».
Si noti l’ambiguità del contesto. Posso dire anche io: non mi sorprende la “non sorpresa” del mediatico personaggio. Si sappia che Pacifici sa perfettamente della mia “assoluzione”, successiva alle sue pubbliche richieste della mia testa: sarà cosa vana aspettare da lui pubbliche scuse. È cosa che non appartiene minimamente alla sua cultura e alla sua superiore, Eletta moralità. Il mensile Shalom ha pure ricevuto la notizia dell’assoluzione e la smentita del mero fatto di mie inesistenti lezioni all’università La Sapienza: neppure loro hanno voluto pubblicare la smentita inviata loro ex legge sulla stampa. Riccardo è ricevuto dal papa, sta a fianco di Alemanno, di Fini., ecc. La provocazione e il tentativo di coinvolgermi, dopo l’orchestrazione sventata del 22 ottobre 2010, condotta da “Repubblica”, o meglio da Marco Pasqua, ci riprovano. In effetti, bisogna persuadersi che questa è una guerra in pieno stile, condotta attraverso i media. Si noti qui en passant tutta l’ipocrisia e la strumentalità della legge Mancino, a suo tempo fabbriacata ad hoc dalla Lobby che non esiste. Mentre tutti costoro pretendono di combattere l’«odio» servendosi di una legge, la Mancino, di cui occorre rivisitare la storia, loro stessi trasudano “odio” da ogni poro del loro corpo. L’ipocrisia di questa gente fu già fustigata 2000 anni fa da Nostro Signore, che dopo 2000 anni continua ad essere crocefisso, anche se il suo simbolo viene accuratamente tolto dai luoghi pubblici.

Per cautelarmi prontamento ho appena spedito per emai, al Messaggero, la lettera che segue. La pubblicheranno? Contravvenendo alle leggi sulla stampa Repubblica non volle pubblicarla, ma andava il giorno dopo a intervistare non me (che non ho mai concesso alcuna intervista, non essendo tale la manipolazione gratuita di Marco Pasqua), ma i signori Pacifici e Mesnaghi su di me, che per pacifico decreto non ha diritto di parola e di stampa. Per ricordare la grossolana stupidità dell’articolo allora apparso su Repubblica, si titolava Shock alla Sapienza, prof. negazionista... Si pretendeva che io avessi svolto, in ottobre, lezioni alla sapienza su ciò che mi avveniva attribuito dal signor Pasqua. Io in ottobre proprio non svolgevo né lezioni né attività didattiche di nessun genere e neppure c’ero in quel periodo. La Sapienza era assolutamente tranquilla prima che “Repubblica” ed i media collegati alla rete sionista creassero artificialmente un siffatto shock.

Nel gioco delle parti non potrò mai dimenticare l’ex presidente della regione, Marrazzo, che pubblicamente diceva che avrebbe voluto guardarmi negli occhi, proprio lui che neppure 24 ore dopo io vedevo, nella stessa televisione, mentre si nascondeva il volto dall’assalto dei fotografi. Io la mia faccia non ho mai dovuto nasconderla.

Confermo la mia estraneità a “Militia” e a molti altri gruppi politici non rappresentanti in parlamento. Resto ancora, fino ad espulsione mai avvenuta, un militante di base del PdL. A Bondi, mando a dire, quel che lui ha detto su di me, assolto con formula piena dalle infamie mediatiche: se gli attuali alti dirigenti del PdL coinvolti in scandali e faccendo di danaro, la cui innocenza deve essere presunta allo stesso titolo degli indagati di Militia, dovessero invece risultare colpevoli, allora chiedo che vengano espulsi dal partito e chiedo di far parte del collegio dei probi viri. Quanto ad Alemanno non posso non ricordare quelli che in Roma tutti sanno: il suo passato “estremismo” ed il suo attuale “opportunismo”. E più non dico.


Lettera di smentita
testè spedita al direttore del Messaggero



Roma, 22 maggio 2010

Egregio Direttore,

de "Il Messaggero”

- per email: ...

( seguita da Raccomandata AR).

e p. c. al Magnifico Rettore della Sapienza

prof. Luigi Frati

Mi riferisco all’articolo del 21 Maggio 2010 apparso sul suo quotidiano, dal titolo “Roma, attacchi a ebrei e Alemanno: blitz contro Militia, quattro indagati”, nel quale si fa riferimento al mio nome, Antonio Caracciolo.

In accordo con l’art. 8 L. 47/1948 della legge sulla stampa, le sarei grato se pubblicasse la seguente rettifica:

1. Non sono a conoscenza - salvo per quanto riguarda le notizie fornite dalla stampa - dell’esistenza dell’organizzazione “Militia”;
2. Non conosco, né ho mai conosciuto, il Sig. Schiavulli;
3. Non conosco, né ho mai conosciuto, il Sig. Sermonti;
4. Non sono mai stato invitato a partecipare ai lavori della suddetta organizzazione.

Fermo restando che anche per gli indagati di “Militia”, come per chiunque altro, debba valere la presunzione di innocenza, confermo – nella mia qualità di Filosofo del Diritto – la mia posizione di strenuo difensore della libertà di pensiero prevista dall’articolo 21 della Costituzione italiana.

Nell’Ottobre del 2009, si è già tentato una prima volta – con una campagna di stampa lanciata dal quotidiano “La Repubblica”, e ripresa dalla maggior parte dei media italiani – di coinvolgermi in situazioni ideologico-politiche che nulla hanno a che fare o a che vedere con la mia vocazione personale e professionale.

Dopo quell’episodio, essendo stato prosciolto dal procedimento disciplinare che era stato aperto a mio carico a seguito della suddetta campagna di stampa – proscioglimento, sollecitato dallo stesso Rettore, e che ”Il Messaggero”, benché da me informato, non ha sentito il bisogno, fino ad ora, di rendere pubblico – le sarei riconoscente se, questa volta, il suo quotidiano scegliesse di rendermi finalmente giustizia.

Voglia gradire i miei più cordiali saluti.

Antonio Caracciolo
La stesura della lettera ha avuto diverse redazioni, per tener conto dei dati giurisprudenziali e della prassi, al fine di non ostacolare la pubblicabilità, che è tuttavia dovuta per legge. Ma l’esperienza avuta con “La Repubblica” mi ha insegnato che tutti costoro della legalità proprio se ne sbattono. Non posso dimenticare un ritornello di Pannella, che non ascolto più, avendo spento Radio radicale da parecchi mesi. Dice Pannella che il fascismo aveva una sua legalità, discutibile quanto si vuole, ma che però rispettava. La Repubblica, nata dalla Resistenza, e la Repubblica, diretta da Mauri, della legge sulla stampa e non solo di quella se ne sbattono. Loro fanno guerra attraverso le notizie. Per fortuna, i giornali di regime hanno sempre meno credito. Ma è per questo che stanno lottando a morte contro internet, ed in particolare contro questo mio blog, che nato come mio diario personale, intimo, è giunto alla loro attenzione ed ha scatenato i poteri mondiali contro di me, tranquillo finora nella sua vita privata con i suoi libri: ero in effetti il Signor Nessuno – come mi ha graticato il signor Qualcuno, cioè Pacifici –. Amavo la mia quiete e la mia oscurità, il mio non apparire. Mi hanno mandato in casa le televisioni nazionali: il disgusto che hanno suscitato in me è stato tale che avrei voluto portare il mio televisore alla manifestazione di Massimo Fini, che in viale Mazzini con delle mazze si è messo a sfasciare televisori. Non sono solo in casa e per questo il mio televisore non ha fatto la fine che merita.

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