mercoledì 28 agosto 2013

Il "tenutario” Bordin e la sua rassegna stampa radicale. - Ordinari casi di disinformazione imperiale bellicista. L’attacco dei radicali al Movimento Ciqnue Strelle.

Avverto i miei cinque lettore che scrive queste righe di getto, il più velocemente possibile, e di malavoglia, mentre nessuna generosità mi aspetto dai miei nemici che si attaccano proprio per questo alla qualità della scrittura che ne viene fuori, refusi inclusi. Di malavoglia perché ho la mente ad altre incombenze, ad esempio il lavoro nel mio giardino. Devo prima rispondere ad una domanda sul perché dedichi il mio tempo e la mia attenzione ad una “robaccia” come la rassegna stampa di Radio radicale, ovvero le sue mistificazioni, i “soggettivismi” del suo “tenutario” Massimo Bordin. Avverto che la felice espressione di “tenutario” non è mia ma di Travaglio, citato non da Bordin, ma dal suo sostituto di fine settimana, di cui ora mi sfugge il nome, ma non Taradash, bensì l’altro piuttosto longlineo di statura. La domanda è difficile in effetti e sarebbe sbagliata se poggiasse in un fatto caratteriale, in una voglia di polemica e di contrapposizione. Credo che la risposta giusta sia la seguente: per riconoscere la “menzogna” come tale, o meglio nelle forme in cui si nasconde, e quindi per difendersi e poterla neutralizzare, bisogna dedicare ad essa del tempo, allo stesso modo in cui un medico deve procedere per la diagnosi di un male, anche assai brutto e grave. Se avessi fatto questo lavoro all’inizio, quando ero molto più giovane, mi sarei risparmiato almeno tre anni di tessera al partito radicale e non mi sarei lasciato ingannare su alcune problematiche, dove vedo con pena l’ormai senile Marco Pannella annaspare faticosamente. Dopo essere stato teorico e sostenitore della «ingerenza umanitaria», pensa ora di potersi ripulire intellettualmente e moralmente con un bel processo a Bush ed Blair, marari nominando presidenti del tribunale lo stesso Bordin o la Bonino.

Con Bordin di cui mi è sgradevole la voce radiofonico mi sono imbattuto una sola volta. Era all’uscita delle presentazione di un libro di Massimo Teodori, altro campione dell’americanismo, dell’Occidente, di cui ricordo la causa che gli intentò Maurizio Blondet, per alcune sue intemperanze televisive. Poiché una rassegna stampa quotidina tiene o deve tener conto di tutti i quotidiani che escono nelle edicole, mi sembra ovvio che se ne debba fare almeno menzione di tutti, magari con diverso rilievo a seconda del numero di lettori e la diffusione che hanno. Ed invece uno mancava sistematicamente, come se non esistesse affatto. Ho raccontato l’episodio altrove e non ci ritorno sopra. Quando rimproverai a Bordin la sua mancanza di “obiettività” mi risponde vantandosene che lui non era affatto “obiettivo”, bensì “soggettivo”. Ed io riferii a Pannella che Massimo Bordin mi aveva in tal modo rotto i .... e che per questo non ascoltavo più Radio Radicale e quindi lo stesso Marco Pannella, l’unico cervello che esista da quelle parti e le cui argomentazioni ho sempre degnato di attenzione. Pannella rispose che lui invece è «oggettivo». Ed è vero ed è una grande pena sentirlo a colloquio settimanale proprio con Bordin e i suoi toni sguaiati quanto di limitata visione delle cose, un fazioso...

Ma dove troneggia Bordin è nella sua lettura degli articoli, nella inflessione della voce, nelle sghignazzate, nei commenti a ciò che legge, dove il testo letto non può replicare e resta inerte. Se dovesse passare la nuova legge sulla stampa e sul diritto di rettifica o di smentita e senza la replica del giornalista stesso, non sarebbe difficile inchiodare il “tenutario” di radio radicale. Ma veniamo al punto ed al merito. Intanto è da notare una tipicità di radio radicale e della omonima rassegna stampa. Poniamo che sia in atto una terza guerra mondiale, con uso di ordigli nucleari di elevata potenza, non Hiroshima e Nagasaki, ma intere nazioni cancellate dalla carta geografica. Si può essere certi che la rassegna di Bordin inizia con ciò che ha detto la Bonino, la «biforcuta», cui tiene bordone, oppure con la raccolta delle firme, o con qualche commento sulla bontà e importanza delle iniziative radicali. Tutto il resto viene molto dopo e quando arriva non può sottrarsi al giudizio dello stesso stesso Bordin. Qualche volta la sparano pure grossa, come quando attribuirono a Capezzone delle iniziative in materia di usura bancaria che erano invece di Scilipoti, noto in genere per altre cose. Vi era un convegno sulla materia e la cosa fu rilevata da un relatore.

In cose orientali Bordin ha una fonte “soggettiva” quanto lui stesso, forse di più: Fiamma Nirenstein. Tiene una rubrica settimanale, tutta a sghignazzate, che – quella sì – mi risparmio di ascoltare ormai da anni. In queste settimane di guerra data per imminente contro la Siria ascolto dunque la rassegna stampa di radio radicale, dove mai mancano le frecciate faziose contro il Movimento Cinque Stelle, che ha preso posizione con un post di Albanesi, chiosato da una frase di Beppe Grillo con un “e se questa fosse la verità?”. E come il tenutario Bordin ti controchiosa? «Queste sono le riflessioni alle quali si attiene un terzo del parlamento italiano”, con riferimento ai 163 parlamentari Cinque Stelle.

Poco dopo aver detto ciò, il tenutario è costretto ad andare a pescare in un anfratto di Repubblica in parere di un esperto americano, il quale dice chiaro e tondo che tutto ciò che i grandi media strombazzano come certo non lo è per nulla. Lo stesso Bordin è costretto ad ammettere che occorre tener conto di questi dubbi, ma in realtà sparato come è non ne tiene proprio nessuno di conto. La sua preoccupazione, in velata polemica con Cinque Stelle, è che ad aver dato il “miscuglio di gas” ai ribelli non sono stati necessariamente gli americani, come se non fosse più che risaputo il corposo coinvolgimento degli Usa nell’armamento e nel sostegno dei “ribelli”, quasi che aver dato in più o in meno un “miscuglio di gas” faccia la differenza e come se non esistessero le operazione coperte, camuffate, le false bandiere, di cui si parla ad esempio nei recenti libri di Stefania Limiti, leggendo i quali ognuno può rendersi conto di quanto sia sempre mancata all’Italia una sovranità nazionale e come gli Usa siano assolutamente convinti, per diritto divino, di poter fare e disfare a loro piacimento tutti i governi del mondo, magari con la copertura del modello democratico, dei diritti civili e di quanto il povero Pannella si è fatto araldo a forza di scioperi della fame in un mondo in cui milioni di persone muoiono di fame senza nessun bisogno di scioperare.

Esilarante poi la faziosità di Bordin, quando si va a pescare a pagine 35 del Corriere della Sera un commentino del guerrafondaio Bernardo Enrico Levi, immortalato per noi in divisa militare su un carro armato israeliano. E potremmo continuare con innumerevoli esempi di faziosità quotidiana che dimostrano una tesi sulla quale non si smetterà mai di riflettere e di richiamare l”attenzione dei pochi lettori che possono frequentare questo blog. L’informazione grande e piccola, con incursioni anche nella rete, non è più strumento di propaganda degli eserciti, ma è essa stessa parte integrante di ogni aggressione militare e mnediatica che viene condotto contro la libertà dei singoli paesi, del mondo intero, delle nostre coscienze. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica gli Stati Uniti hanno creduto di poter aspirare al dominio del mondo intero. Si è incominciato con la dissoluzione della ex Iugoslavia e si è ora giunta alla imminenza di una guerra alla Siria. Un acuto analista come Giulietto Chiesa va dicendo nelle sue sortite che quella che è sotto i nostri occhi, nel Medio Oriente, è solo una guerra intermedia. L’obiettivo finale è la Cina, che fra pochi anni dovrebbe diventare la prima potenza industriale del pianeta: fra cinque anni avremmo una Cina e mezza in più. L’Impero americano deve impedirlo e noi suoi servi dovremmo accodarci.


APPENDICE

(dal sito


Non ci sono prove sulle accuse degli USA contro la Siria

agosto 28, 2013

Tony Cartalucci Land Destroyer 28 agosto 2013

Il Wall Street Journal ha confermato ciò che molti sospettavano, che le cosiddette “prove” del mondo occidentale sugli ultimi presunti “attacchi chimici” in Siria, e che accusavano il governo siriano, sono invenzioni tramate dalle dubbie agenzie d’intelligence dell’occidente. Il Wall Street Journal rivela che informazioni dell’intelligence israeliana, il Mossad, sono alla base delle accuse della Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti, una ripetizione delle invenzioni che portarono alla guerra in Iraq e in Libia, ed utilizzate da 3 anni per giustificare il continuo supporto agli estremisti che operano all’interno e lungo i confini della Siria.

L’articolo del Wall Street Journal, “Stati Uniti e alleati pronti ad agire mentre l’intelligence avanza sulla Siria“, afferma: “Un pezzo cruciale del caso in questione s’è avuto dai servizi di spionaggio israeliani, che hanno fornito alla Central Intelligence Agency informazioni da un’unità speciale di élite siriana che sovrintende alle armi chimiche di Assad, hanno detto dei diplomatici arabi. Le informazioni che la CIA ha potuto verificare, mostrano che alcune armi chimiche furono inviate in anticipo nella stessa periferia di Damasco in cui l’attacco avrebbe avuto luogo la settimana scorsa, hanno detto i diplomatici arabi”. Sia il Mossad che la CIA sono chiaramente compromessi sul piano dell’oggettività e della legittimità. Né esiste, né si prevede di fornire alcuna prova imparziale, ma piuttosto di facilitare con tutti i mezzi necessari, l’agenda, gli interessi e gli obiettivi egoistici dei rispettivi governi. Sia Israele che gli Stati Uniti, nel lontano 2007, cospirarono apertamente per rovesciare il governo della Siria con un bagno di sangue settario accuratamente progettato, così screditando completamente le due agenzie di intelligence. Proprio per questo motivo, un’indagine imparziale di terze parti è stata richiesta dalla comunità internazionale e concordata con il governo siriano, un’indagine di terze parti che gli Stati Uniti sono ormai solleciti nel voler annullare prima dei previsti attacchi militari.

Susan Rice
Il Wall Street Journal riporta: “In una e-mail di domenica, la consigliera per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca Susan Rice, ha detto secondo l’ambasciatrice all’ONU Samantha Power e altri alti funzionari, che la missione delle Nazioni Unite è inutile perché le prove sulle armi chimiche erano già conclusive, hanno detto i funzionari. Gli Stati Uniti esortano le Nazioni Unite, in privato, a ritirare gli ispettori, permettendo al presidente Barack Obama di promuovere eventualmente la risposta militare, hanno detto i funzionari”. Gli Stati Uniti quindi, non la Siria, tentano l’insabbiamento, presentando le invenzioni di screditate fonti dell’intelligence compromesse e  minacciando attacchi militari imminenti, che metterebbero in pericolo la sicurezza del gruppo d’ispezione delle Nazioni Unite, che dovrebbe concludere le indagini e ritirarsi.

Il Wall Street Journal ha anche ribadito che gli Stati Uniti prevedono di eludere completamente il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di procedere unilateralmente con i loro partner: “...Se gli Stati Uniti hanno scelto di colpire, lo farebbero con gli alleati e senza le Nazioni Unite, al fine di eludere il prevedibile veto russo.” Gli Stati Uniti procedono ora con disprezzo assoluto del diritto internazionale, ma dichiarando di non aver intenzione di fornire prove credibili sulle loro accuse al governo siriano. Si tratta di una corsa verso la guerra, con tutte le caratteristiche della pericolosa disperazione per la sorte dei fantocci dell’occidente schiacciati dai militari siriani. I vertici militari occidentali devono prendere in considerazione gli aspetti strategici e gli esempi storici riguardanti i pericoli e la follia di un guerra frettolosa e imprudente, in particolare una guerra combattuta per proteggere interessi e agende politiche particolari, piuttosto che per difendere il proprio territorio.

Le popolazioni dell’occidente devono considerare quali benefici hanno tratto in questo decennio di conquiste militari cui hanno lasciato indugiare i loro leader. Le economie che sprofondano pur di  conservare interessi particolari, la crescita degli apparati di sicurezza interna volti a mantenere questi interessi al riparo dall’opposizione nazionale ed estera, sono problemi che potranno solo acutizzarsi.

Al di fuori dell’occidente, a Mosca, Pechino e Teheran, i leader devono prendere in considerazione un futuro in cui gli interessi particolari occidentali possono invaderli impunemente, senza il necessario sostegno dell’opinione pubblica, e anche di una parvenza di giustificazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

domenica 4 agosto 2013

L’importanza di non esser fatti passare per “antisemiti”. – Nota per gli atti, tardiva e a futura memoria a proposito di un “disonesto” servizio televisivo della giornalista Flavia Paone. Pubblico invito a diffidare di giornalisti e televisioni.

Flavia Paone: è parte di una Trama?
Prendo spunto da un post di Gilad Atzmon, BBC Persia / Gilad Atzmon hardtalk - The transcription, per ritornare su una vicenda personale, analoga, che mi era occorsa nell’ottobre del 2009, quando subii in pochi giorni un attacco proditorio ed assai concentrato da parte dei media, o meglio di una concertazione di operatori che concentrarono su di me il loro fuoco. Il tutto partì da un attacco di Repubblica, o meglio di un certo Marco Pasqua, da me mai visto o conosciuto e che è specializzato in questo genere di “giornalismo”. Il tempo trascorso mi ha sempre più convinto che si trattava di una operazione studiata a tavolino. La mia colpa era quella di essermi schierato fin dall’allora per una difesa piena del principio della libertà di pensiero. Non mi ero mai occupato di ricerche storiche connesse ai campi di concentramento.

Fatta questa premessa, il fatto che voglio ora rimarcare fu la visita in casa mia, essendo io in buona fede, di una certa Flavia Paone, che ancora oggi vedo sugli schermi televisivi quale autrice di servizi ed ogni volta che la vedo lascio immaginare a chi legge i miei pensieri e miei commenti verso costei. Altre cose mi sconcertarono, ma adesso non dico.

Gilad Atzmon
Questa signorinella mi entrò in casa allo scopo di pormi a bruciapelo la stessa domanda fatta dalla BBC ad Atzmom, una domanda direi del tutto idiota, assolutamente idiota:

- «Lei è un antisemita?»

Allo stesso modo in cui la BBC chiede a Gilad Atzmon:

– «Lei è un antisemita?»

Per i media sembra che in tutto il mondo sia questo il problema principale, anzi l’Unico problema: se si è o non si è “antisemiti”. Tutto il resto (guerre, fame, disastri ecologici, scioglimenti della calotte polari, buco dell’ozono, effetto sera, inquinamento delle falde acquifere, epidemie, dissesto finanziario degli stati, disperazione sociale con fallimenti e suicidi, mancanza di istruzione, scristianizzazione e scomparsa del sacro, povertà, discriminazioni di ogni genere, immigrazione clandestina, dissolvimento politica dell’unità degli stati, ribellioni interne e guerre civili, massacri di ogni genere con violazione dei “diritti umani”, violazione dei trattati internazionali, squilibri regionali fra Nord e Sud del mondo, disoccupazione giovanile, globalizzazione e delocalizzazione delle imprese, e quanto altro…) viene di gran lunga in secondo piano.

La mia risposta tanto stupita quanto immediata fu analoga a quella di Atzmon.

- Assolutamente no!

Solo che la mia risposta fu triplice:
  • 1°) Assolutamente no.
  • 2°) Sarei grato a chiunque mi spiegasse cosa è propriamente l’antisemitismo.
  • 3°) Per cercare di saperlo sto leggendo tutta la letteratura pertinente. (E da qui giunsi poi alla conoscenza diretta e personale di Gilad Atzmon. Del suo testo si legga ora l’ottima sintesi redatta da don Curzio Nitoglia).
Furio Colombo
Quando poi rividi il servizio, fu tagliata la prima e la terza parte della risposta data, e ne rimase in piedi solo la seconda, che si prestava e si prestò a tutte le ambiguità, fra cui ricordo un articolo di Furio Colombo su “il Fatto Quotidiano". Non ebbi modo né allora né in seguito di reagire al travisamento e alla manipolazione che veniva fatta del mio pensiero come conseguenza del “taglio” della mia triplice risposta alla domanda.

Né allora né oggi avevo dalla mia i mezzi di comunicazione per fare le mie rimostranze e dare le mie ragioni. I media erano interessati, nel mio caso ed in altri analoghi che periodicamente ricorrono, solo ad attaccare e demonizzare una vittima di volta in volta designata, come per soddisfare ad un rito di sangue che vuole sempre nuove vittime sacrificali ed espiatrici. Le ragioni di una simile strategia mi divennero più chiare in seguito ed oggi hanno una loro spiegazione nel ddl di legge Amati, volto ad introdurre anche in Italia una legge liberticida che ha per scopo la pura repressione del dissenso politico e la sostituzione delle vecchie forme religiose con nuovi e più intolleranti Tabù.

Queste precisazioni estemporanee mi sembrano qui ed ora opportune, dopo aver letto il citato post di Atzmon, con il quale sono legato da amicizia e da affinità di pensiero. Per quello che può la rete colloco in essa queste mie note insieme al mio più profondo biasimo per la detta Flavia Paone e per tutta la redazione alla quale appartiene. La presente vale, sia pure a distanza di anni, come piena smentita e sconfessione del “servizio televisivo” della suddetta Flavia Paone. Del pari, vi sarebbero moltissime persone alle quali a distanza di anni vado mentalmente replicando e che ritengo si siano comportate assai ingiustamente nei miei confronti. Non ho rancore e sentimenti di vendetta verso di loro, ma stupisco che in numerosi casi sembra siano già stati – per così dire – puniti, non da me, che non ne avrei il potere, ma dal Cielo, verso il quale a maggior ragione mi sento in obbligo di non nutrire sentimenti di “odio” verso quanti hanno indubbiamente e scientemente inteso farmi del male.

venerdì 2 agosto 2013

Uno vale uno: realtà e implicazioni di un principio di democrazia diretta.

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E la Libertà di pensiero e espressione?
Chi appena conosce un poco il Movimento Cinque Stelle sa che si tratta di una realtà complessa che si è costituita e gravita intorno a Cinque Temi aggreganti e fondativi, per lo più di carattere ambientale. Restano fuori i grandi temi etici e politici e giuridici e storici e di diritto internazionale, dove le stelle aggreganti devono ancora formarsi in un grande dibattito che andrà a formare la cultura politica del Movimento in aree dove non si è ancora formata una posizione comune e che non sarà certo condizionata dalle dichiarazioni, probabilmente distorte o estorte a pochi e ancora impreparati parlamentari assegnati alla Commissione esteri del Senato: sono lì per rappresentare la posizione del Movimento quando una posizione si sarà formata, non per dare e precostituire essi stessi una posizione che il Movimento nel suo insieme non ha ancora espresso. Nell’attesa si dice giustamente che il Movimento è a-ideologico, ma alcune dichiarazioni (per come riportate) hanno una indebita coloritura ideologica, ad esempio la confusione fra antisionismo e antisemitismo. Una fessura dove non è difficile prevedere il lavoro della Lobby parlamentare, già riunita intorno alla Nirenstein ed ancora rimasta nel nuovo parlamento.

Paolo Bernini
Nel frattempo, tutte le posizioni individuali e personali di altri parlamentari e di attivisti non solo sono “legittime” ma vanno pienamente rispettate, e non certo sconfessate dicendo che “non” rappresentano il Movimento, cosa che vale anche per quelli che sembrerebbero voler sconfessare altri parlamentari: sarebbe perfino contro la costituzione della repubblica oltre che lo statuto del Movimento. E se “uno vale uno”, nessuno vale più dell’altro! Inoltre, siffatte posizioni personali e individuali possono costituire una ricchezza per il Movimento, fungendo da base di discussione per tutti gli altri parlamentari Cinque Stelle, che sono legati ad un vincolo assoluto di rispetto l’uno per l’altro e tutti verso il Movimento ed anche i loro Fondatori. Giustamente, nella fase attuale, i Portavoce spiegano agli Attivisti che essi si regolano accettando di parlare con tutti, anche con l’ambasciatore israeliano, iperattivo, che vorrebbe portare anche i Cinque Stelle nel solco della prassi parlamentare della Nirenstein, ora definitivamente stabilitasi in Israele, dopo aver fatto nel parlamento italiano unicamente o prevalentemente gli interessi dello Stato di Israele. Non vi è però dubbio che i parlamentari pentastellati incontrerebbe anche iraniani, hizbollah, hamas e quanti altri chiedessero di incontrarli, soprattutto e quanto più sguarniti di forza lobbistica. Che i palestinesi da oltre 100 anni siano stati cancellati e oscurati è cosa nota a chi sa di storia specifica delle questioni connesse. Sentire non significa poi condividere e sono certamente incaute alcune dichiarazioni rilasciate e strumentalizzate dalla propaganda sionista, che va cantando vittoria e lanciando insulti e contumelie contro i Padri Fondatori. Dopo i Mastrangelo e le Gambaro, guai a prestare il fianco ai tentativi esterni di dividere il Movimento, dando anche soltanto il sospetto di voler dare addosso alla piena libertà di espressione di un qualsiasi altro parlamentare o di un attivista del Movimento! Co-firmando il ddl Amati, ahimé, i parlamentari del Senato non si sono accorti di essersi dati la zappa sui piedi e di essere caduti in una trappola che teoricamente può portare alla chiusura del blog di Beppe Grillo ed all’arresto di Beppe e Casaleggio!


L’iperattivo ambasciatore israeliano
In questo clima gli interessi lobbistici giocano di anticipo tentando di condizionare il Movimento sui temi ancora non coperti. È in questo contesto che si collocano le manovre sioniste, che come dice Atzmon ormai puntano non già alla semplice Terra Promessa, ma al “Pianeta Promesso”. Vi è da augurarsi che la sortita dell’ambasciatore israeliano, fin troppo abituato a pellegrinaggi di ossequio bipartisan da parte dei parlamentari italiani, mal tollera l’eresia di alcuni parlamentari grillini, guidati da una Luisa Morgantini. Per il diritto costituzionale i parlamentari grillini alla commissione esteri del Senato hanno le prerogative costituzionali che competono loro, ma dal punto di vista politico, in base al principio “uno vale uno”, i singoli senatori non dovrebbero contare più di un singolo attivista, che magari ne sa molto più di loro sugli accordi di Oslo, sui diritti umani, sulla storia della Palestina dal 1882 ad oggi. Vi è da augurarsi che fra i tanti “tavoli di lavoro” del Movimento se ne aprano anche in tema di politica estera e dei cosiddetti diritti umani – sempre più una ideologia di copertura per l’ingerenza e il cambio di governi legittimi – sui quali Beppe Grillo si era già pronunciato con un video you tube sulla distruzione dei villaggi palestinesi da pare degli israeliani: “dopo di me non ci saranno più palestinesi”, questa era l’analisi contenuto in quel video che i parlamentari grillini farebbero meglio ad andarsi a rivedere.

I vilipesi Fondatore del Movimento
Dobbiamo imputare alla proverbiale perfidia sionista il tentativo di porre un cuneo fra il Movimento ed il suo fondatore? E ammissibile che per un verso i portavoce del Movimento in Commissione esteri sembrino essersi lasciati intimidire dall’ambasciatore israeliano che dovrebbe interloquire con la sola Farnesina e per altro accettino senza fiatare la campagna diffamatoria, gli insulti irriferibili di un “portale storico” della ebraismo italiano contro i fondatori del Movimento? Dal modo in cui la “comunità ebraica” sta giocando con il Movimento Cinque Stelle, una forza politica del 25 % che si sta tentando di ingabbiare con tradizionale tecnica lobbistica, sorgono alcune nostre considerazioni fondate sulla analisi di Gilad Atzmon, il quale si ricordi che un ebreo, nato in Israele, dove ha fatto il servizio militare, ma da dove è poi fuggito per le ragioni che spiega nel suo libro. Nel fondamentale capitolo sul concetto di temporalità egli mette in guarda gli ebrei della «diaspora» dal loro identificarsi con lo Stato di Israele e con la sua politica che con “Piombo Fuso” ha aperto a tanti gli occhi che prima tenevano chiusi e sigillati dai media. Dalle dichiarazioni che si leggono sorge qualche dubbio sulla loro appartenenza statuale: abbiamo a che fare con italiani uniti in questo difficile momento a tutti gli altri italiani? O sono cittadini israeliani che stando in Italia hanno principalmente a cuore gli interessi di Israele in guerra permanente da oltre un secolo con tutto il mondo arabo sorto dal dissolto Impero ottomano?

mercoledì 31 luglio 2013

Al Movimento 5 Stelle “risponde Lui”: Furio Colombo, sionista e padre per imposizione di legge della nostra Memoria.

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I media, perfino quelli in apparenza più vicini al Movimento, cioè il “Fatto quotidiano” si mobilitano per impedire che si valichi la «linea rossa» (v. l’incredibile arroganza ed intimidazione dell’ambasciatore israeliano!) del controllo mediatico: non si devono toccare Israele ed i suoi miti fondativi, di cui uno dei guardiani è appunto Furio Colombo, strategicamente ubicato nel “Fatto quotidiano”. I tabù non si possono toccare, ma forse è venuto il tempo di abbatterli. Io sostengo che la migliore traduzione italiana del concetto elaborato da Atzmon di «antisionismo sionista» sia quello di «antifascismo fascista», imperante dal 1945 ad oggi. I più grandi “fascisti”, secondo la narrativa che se ne è costruita, li si trovano dopo e non prima di quella data. Un libro appena uscito, postumo, avanza una tesi seducente a proposito delle leggi razziali del 1938. Il fascismo scopre il sionismo dopo la guerra di Spagna, dove gli “ebrei” costituivano il 25 % delle truppe anti-franchiste. Una materia interessante che ci si augura di poter studiare liberamente senza censure di sorta.

A Furio Colombo e al suo sionismo si può ricordare, anzi contro-ricordare quell’altoparlante che lui racconta di aver sentito alla scuola elementare, dove veniva chiamato per nome, per poi essere escluso in quanto “ebreo”. Ebbene, avendo letto il libro fumetto di Joe sacco su Gaza 1956, vi si parla di un altro altoparlante. Tutti i cittadini di Khan Younis, una località della striscia di Gaza, furono chiamati dagli ebrei “sionisti” pure da un altoparlante, con l’ordine di concentrarsi nei locali della scuola, dove furono… tutti massacrati dagli ebrei “sionisti”. E questo non è che un episodio del genocidio palestinese, dove per uno che se ne conosce altri 1000 sono obliterati, come si desume dall’autobiografia di Ilan Pappe, che narra le vicende connesse al procedimento disciplinare intentatogli dalla sua università, per aver concesso una tesi di laurea, dove uno di questi episodi occultati era venuto a galla. Questo è il sionismo, che va definito per la sua intrinseca natura e non per ellissi: il fascismo, il nazismo, il processo di pace, la Shoah, l’antisemitismo, ecc. ecc.

Ma sentiamo cosa dice Furio Colombo. È meravigliato. Ma come? Proprio adesso che iniziano i negoziati di pace… Verrebbe da obiettare: E che ci azzezza?... Ben lo sappiamo: è la solita truffa che serve per occultare meglio la pulizia etnica programmata e perché lo “stato ebraico di Israele” continua a fare indisturbato quello che ha sempre fatto. Furio Colombo elude la domanda su cosa è il sionismo e mena il can per l’aia citando le credenziali che ha avuto Israele e il sionismo e elencando la lista dei cattivi che sono ed erano contro israele. Ripete la bufala della equazione sionismo = Risorgimento e ignora autori recenti come Gilad Atzmon che sul sionismo hanno detto parole decisive senza contare l’opera di Alan Hart, che ahimé non trova un traduttore italiano. Senza contare la pronuncia dell’Onu sulla equiparazione fra sionismo e razzismo. Poco importa che la Lobby abbia poi fatto cancellare quella risoluzione.

Cito spesso il giudizio di un filosofo italiano, morto di recente, secondo cui il sionismo è una dottrina criminale per essenza. Credo si tratti di Massimo Bontempelli, autore di scritti politico-filosofici insieme con il matematico Marino Badiale. Criminale per “essenza” significa che si tratta di una dottrina insanabile. La sua idea è fin dagli esordi associata alla “pulizia etnica” della Palestina, e quindi al “genocidio” se si ammette l’equiparazione fra “genocidio” e "pulizia etnica”. Gli agit-prop del sionismo negano l’addebito di “genocidio” perché i palestinesi non sono stati uccisi, o almeno ad oggi non lo sono stati tutti. Se si va a leggere ciò che scrivono al riguardo ci si chiede perché gli stessi media non si scandalizzino e alzino i loro lai davanti a tanto corposo razzismo. Eppure basta una banana per unificare tutte le reti nazionali, pubbliche e private...

I fatti che parlano
Una saccenza che non ha fondamento. Il sionismo è quello che si ricostruisce attraverso tutta la sua storia e la sua dottrina. Non vi è nulla che si salvi ed è filologicamente scorretto tirare in ballo fascismo, nazismo e quanto altro. Il sionismo, con le sue peculiare caratteristiche, esisteva prima di ciò che è venuto dopo ed è di gran lunga peggiore…

Non credo che il deputato Cinque Stelle si lascerà intimidire, ma se appena appena si metterà a studiare non ciò che vorrebbe il signor Gattegna, ma i libri di Atzmon, Hart, Pappe, Sand nonché le cronache giornalistiche dal 1882 in poi, avrà di sua scienza di che ribattere alla Lobby che non esiste e che non si può nominare. Ci si augura che sappiano cogliere le connessioni fra la legge Mancino e il sionismo cui si deve la committenza di questa ed altre leggi.

martedì 30 luglio 2013

Nuovo attacco della “Israel lobby” al Movimento Cinque Stelle a seguito di un viaggio di studio di sei parlamentari grillini in Palestina, accompagnati da Luisa Morgantini

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Non poteva che partire da Repubblica, luogo permanente di diffamazione e disinformazione, l’ennesimo attacco al Movimento Cinque Stelle, di cui sei parlamentari si sono recati in Palestina, ripeto: Palestina, non già Israele, “snobbando” il governo di Tel Aviv, e ripeto: Tel Aviv, denominazione che irrita i “sionisti” di «Informazione Corretta», che pretendono il riconoscimento ufficiale di Gerusalemme come capitale di Israele, cosa che ancora non ha fatto nessuna cancelleria. Si ricordi che l’attacco mediatico al Movimento ha una regia che viene da Israele, a seguito di un vecchio video You Tube, dove Beppe faceva vedere un villaggio palestinese come era prima e come divenne dopo la sua distruzione ad opera degli israeliani: era rimasto solo un albero che consentiva di riconoscere lo stesso luogo. L’articolo su “Repubblica” è preceduto da altro dello stesso tenore apparso sul “Corriere della Sera”, a dimostrazione del controllo capillare della stampa e delle televisione italiane da parte della Lobby che non esiste e non si può nominare.

Gilad Atzmon
Partì da Tel Aviv un giornalista che fece a Beppe una intervista, pubblicata su un giornale israeliano, ma poi ripresa da Battistini sul Corriere della Sera. Quel breve video you tube fu sufficiente a far capire quale sarebbe stata la politica estera del Movimento, come già traspare dai 6 parlamentari Cinque Stelle, di cui uno dice apertamente di essere “antisionista”… A rimbeccarlo è stato subito un noto rappresentante dell’ebraismo italiano, che con sicumera professorale pretende di spiegare lui ad un presunto scolaretto cosa è il sionismo, ossia secondo lui cosa giusta e buona… Se legge questa mia, o gliene riferiscono, gli consiglio un testo dove lui stesso si può istruire, o per lo meno con il quale si dovrebbe pubblicamente confrontare: Gilad Atzmon, L’Errante chi?, disponibile ora anche in traduzione italiana e la cui tesi delinea il sionismo come una gravissima forma di “primatismo razziale” a carattere globale, e non già locale come vorrebbero i teorici del sionismo quale mero colonialismo. Infatti, noi abbiamo il sionismo anche in Italia, dove si esercita anche attraverso la comunicazione sionista di… Repubblica! E non solo! Tutti i media italiani, i grandi giornali e le televisioni, sono visibilmente sionistizzati. In questo caso, l’informazione è davvero a senso unico, perché le vittime, i palestinesi, semplicemente non esistono ovvero la loro “sicurezza” è cosa che si può tranquillamente violare. Esiste una sola «sicurezza» ed un solo «diritto ad esistere»: quella di Israele, mentre per le loro vittime vige l’insicurezza permanente e l’obbligo di sparire senza lamentele e senza dare nell’occhio. “Piombo Fuso” docet e un Claudio Pagliara informa da Tel Aviv.

Nel libro di Atzmon si dà credito all’ex spia del Mossad, Viktor Ostrovsky, che parla dell’esistenza di una fitta rete di sayanim, ossia persone, ebrei, che all’interno dei singoli paesi offrono supporto svariatissimo al Mossad e agli interessi israeliani. Non è difficile immaginare quanti se ne annidino nel sistema dell’informazione. La cosa fu resa nota da un articolo del  Guardian, e non solo, dove si apprendeva del reclutamento di migliaia di persone per fare promozione dell’immagine di Israele. La cosa non suscitò lo scandalo che doveva e non se ne parlò troppo. In altro contesto, Si leggeva pure come nella redazione di un grande quotidiano italiano l’ambasciatore israeliano vi si recasse per tenere… seminari! Nell’unica forma possibile, quella del romanzo, l’esistenza dei sayanim veniva ripresa e ribadita dall’ebreo  Jacob Cohen, nel romanzo Le printemps des sayanim.

300.000 di denaro pubblico
I toni isterici di una “testata storica” dell’ebraismo italiano fanno a gara solo con la sua corposa volgarità, che non ha mai trovato censure di sorta, mentre nel suo ricco archivio di perle se ne potrebbe trovare quante se ne vogliono. Evidentemente, godono di protezione e si aspettavano pure un finanziamento pubblico, lo stesso avuto dal CDEC, ai tempi in cui regnava Fini. Gli insulti che si leggono danno la misura della loro isteria, ma fanno anche ridere...

Naon Gilon, ambasciatore d’Israele
La protesta dell’ambasciatore israeliano che pretende di sindacare la libertà di sei parlamentari italiani la dice lunga sul tipo di mentalità che per questi signori è del tutto naturale: bisogna leggere Gilad Atzmon per capire i loro meccanismi mentali. Confidano non già sulla intrinseca qualità dei loro argomenti, ma sul sul fatto che un giornale come "Repubblica” appartiene a chi appartiene, o che quell’altro quotidiano sia diretto da un loro uomo, e così via. Molti anni fa, raccontava di sé un giovane inesperto, del fatto che negli Usa erano degli “ebrei” che andavano acquistando tutti i canali televisivi… Alla domanda: “ma cosa ve ne fate di tutte queste reti? La risposta fu: “ragazzo, chi controlla l’informazione ha il potere”. Di un altro ambasciatore, quello kazaro, abbiamo già appreso quale rispetto si abbia della inesistente sovranità italiana. Figuriamoci quale rispetto si possa avere di sei grillini piombati in parlamento... Li si può prendere tranquillamente “a schiaffi”, come si legge in Repubblica.

E la filosofia politica?
La domanda nuova è: riusciranno a infiltrare anche il Movimento Cinque Stelle? O anche soltanto a intimidirli e condizionarli? La domanda non è peregrina e le preoccupazioni nascono dal fatto che al Senato i portavoce Cinque Stelle hanno co-firmato una disegno di legge tanto liberticida quanto sionista: il disegno di legge Amati. Se ne accorgeranno in tempo i portavoce Cinque Stelle? Si sono resi conti di quale carro è quello in cui sono forse incautamente saliti? La loro inesperienza è un fatto notorio ed ammesso. Ed ognuno sa che politicamente un singolo parlamentare non conta più di un singolo attivista, a prescindere dai risvolti istituzionali: le odierne dichiarazioni rilasciate dai membri della commissione esteri al Senato si aggiungono alle ambiguità della firma al ddl Amati. Per questo si rivolgono costantemente agli Attivisti, di cui si dicono portavoce piuttosto che non degli Elettori il cui voto resta nel segreto dell’urna e può manifestarsi nuovamente solo alla prossima tornata elettorale. Quegli stessi Attivisti ai quali hanno demandato la definitiva espulsione di alcune portavoce che non hanno rispettato il codice di comportamento liberamente sottoscritto. Quegli stessi Attivisti che possono ben avvertirli dei loro errori. Del resto, il 25 % che è confluito nel Movimento non viene dalla luna, ma dai vecchi partiti dei quali ancora si portano pregiudizi che è faticoso scrollarsi di dosso. Non bastano le Cinque Stelle (Ambiente, Energia, ecc.), ma esiste anche una cultura e filosofia politica che occorre ricostruire di sana pianta. Ed i temi della politica estera portano diritti in questi domini dove bisogna recuperare la capacità di pensare autonomamente. Non ci sembra richieda un post autonoma la ripresa della notizia sull’Unità – a firma Toni Jop che fa il paio con Ciriaco – dove si arguisce ciò che abbiamo qui detto: il Movimento non ha finora fatto una specifica riflessione sul “sionismo”, occupato come è sui maggiori temi della disoccupazione, dell’economia, dell’attacco alle istituzioni democratiche, del “colpo di stato” in atto. Mi auguro che venga il tempo in cui i giovani parlamentari possano aprire gli occhi non già sul “sionismo”, secondo la falsa rappresentazione che se ne è finora data ai vertici delle nostre istituzioni, ma sul “sionismo” secondo la visione che ne dà il suo maggior conoscitore odierno: Gilad Atzmon, che dovrebbe essere invitato alla Camera ed al Senato, per esporre le sue tesi.

L’articolo di Repubblica è firmato da un certo Tommaso Ciriaco, che sarà certamente una prima penna ma che a noi riesce del tutto nuovo: mai coperto! Analizzando la sua prosa viene da sorridere, rilevando come Tommaso pensa di riuscire a far vedere le cose con i suoi occhi a chi si disseta alla fonte Repubblica: L’ambasciatore Gilon avrebbe dato uno “schiaffo ai grillini”… espressione metaforica, che di rimbalzo e per reazione metaforica potrebbe suscitare, per associazione di idee, un “calcio in culo” allo stesso ambasciatore, dopo aver questi appena sferrato il suo immaginario “schiaffo” ed essersi così permesso di schiaffeggiare il parlamento italiano nella persona di sei parlamentari, colpevoli di aver fatto un viaggio in piena autonomia e senza essere andati da chi e dove pretendeva l’Ambasciatore sovrano in casa altrui… Si rifugia, infatti, questo Eccelso Signore nell’equidistanza o nell’equi-vicinanza, pretendendo che i grillini avrebbero dovuto ascoltare “le posizioni di entrambi le parti”, dove una delle parti è quello “stato ebraico” che nasceva nel 1948 sulla base della “pulizia etnica della Palestina”, narrata dall’ebreo israeliano Ilan Pappe, ma la cui verità era già nota ad ogni bambino palestinese. Una “nascita”, sorta su basi siffatte, ma di cui si invoca la legittimazione del fatto compiuto: «il diritto all’esistenza dello stato di Israele», invero un diritto assai dubbio sulla base del diritto naturale, ben diverso dal diritto positivo che delle lobbies nei vari paesi riescono a influenzare e manovrare come vogliono, giungendo a quella che Noam Chomsly chiama la distruzione del diritto internazionale: non esiste più nessun diritto come conseguenza del «diritto all’esistenza dello stato di Israele».

E così via. Esilarante la presunta “mancanza delle minime nozioni di storia” imputata al deputato Bernini. Ma quale storia? Per chi ama l’oggettività dei numeri e delle statistiche basterebbe leggere le tabelle della immigrazione sionista dal 1882 in poi per avere un quadro di evidenza matematica del processo di pulizia etnica in Palestina, risalente a ben prima del 1948. Naturalmente, conosciamo le chiacchiere sulla dichiarazione Balfour che contemporaneamente prometteva ad arabi ed ebrei cose opposte e contraddittorie, gli intrallazzi di Sanremo, e quanto altro. Tutto che fa a pugni contro la chiara e spontanea evidenza dei principi del diritto naturale. Un bello spirito che siede in parlamento e sempre partecipa agli show sionisti a sostegno di Israele, pretende che il sionismo sia la stessa cosa che il nostro Risorgimento, dove tuttavia non è mai successo che i piemontesi abbiano fatto "pulizia etnica” di siciliani, calabresi e napoletani… Un piccola differenza che non disturba la propaganda sionista, che si basa non sulla ragione e il buon senso ma sulla proprietà di chi controlla i mezzi di comunicazione. Cossiga, lettore interprete e correttore di Machiavelli, così si esprime in un recente libro di Ferdinando Imposimato: «governare equivale non a dire la verità, ma a fare credere, a convincere gli altri a pensare quel che si vuole» (p 47). Non condividiamo questa forzatura cossighiana del pensiero di Machiavelli, ma invece pensiamo che esso ben si adatti alla prassi sionista.

Difficile leggere tante idiozie in un solo articolo di giornale. Ad evidenziarle una per una non basterebbe un solo libro. E noi qui non abbiamo molto tempo a disposizione, anche se assai facile ci riesce la confutazione di Tommaso e del suo Ambasciatore... Notiamo che questo post è stato ripreso da “Come don Chisciotte”. Non ce ne dispiace affatto. Solo che è pieno di refusi che non abbiamo fatto in tempo a correggere. Ho già detto molte volte che la mia scrittura nasce di impulso all’istante: non scrivo prima la bozza che poi correggo e infine pubblico. Scrivo direttamente sul blog e solo in seguito correggo e miglioro il testo. Questa tecnica mi è valsa l’addebito di non saper scrivere... Può darsi. Avverto tuttavia i Lettori di “Come don Chisciotte” che li ringrazio della loro attenzione, ma che non interverrò nel loro Forum, per lasciare ad ognuno piena libertà di giudizio critico. Le mie posizioni, se occorre, si verranno precisando meglio in questo mio blog, rispondendo in questo blog eventualmente ai commenti, moderati in funzione anti-troll ma liberi nel giudizio anche fortemente critico, purché nel rispetto della legalità.

sabato 27 luglio 2013

L’«isteria» che percorre l’Europa: da Berlino a Cuveglio, da Cuveglio a Londra. Lettera aperta a "The Indipendent".

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Nell’epoca di internet i grandi quotidiani della carta stampata, che gestiscono anche loro siti web, dove si conserva lo stesso impianto industriale della carta stampata e dei grandi interessi che vi si celano dietro, continuano a fare la voce grossa e a influenzare la cosiddetta “opinione pubblica”, che in realtà non esiste e consiste soltanto nella “opinione pubblicata” come quella del Berlizzi della situazione. Esiste tuttavia per i navigatori esperti che vogliono conoscere la verità delle cose, e soprattutto il contraddittorio e l’altra campana rispetto alle notizie diffuse dai media, una concreta possibilità di attingere la “verità” se come in una bottiglia lanciata nell’oceano si immette nella rete e nei motori di ricerca non già la “verità” stessa – sempre inafferabile – ma la via per poterci giungere e soprattutto poter maturare un proprio autonomo convincimento, basato su informazione non taroccate alla fonte. È con questo spirito che abbiamo appena mandato a The Indipendent la lettera che segue. Ai critici della nostra scrittura (ce ne sono stati) diciamo che non intendiamo concorrere al premio nobel per la letteratura italiana, o a uno dei numerosi premi letterari italiani, ma che riteniamo invece di vitale importanza la tempestività della informazione e della contro-informazione, una tempestività alla quale si può ben sacrificare la forma, una forma che può tuttavia essere sempre modificata in seguito liberando la scrittura da refusi o altri vizi formali ed espressivi.

***

THE INDIPENDENT

Egregi Signori,

In merito alla notizia da voi ripresa da fonti italiane e riportato nella stampa inglese, sulle vostre colonne, di cui leggo qui:

http://olodogma.com/wordpress/2013/07/27/0321-repressione-della-liberta-di-espressione-il-caso-del-dr-gianantonio-valli-esportato-dalla-dolocaut-irael-lobby/valliarticolo-su-indipendent27-07-2013/

posso affermare senza tema di smentite che costituisce


una assoluta falsità


la notizia secondo cui il dott. Valli avrebbe esposto nel suo ambulatorio medico un busto di Hitler e altro materiale affine:

- A testimoniarlo sono oltre 600 pazienti dello stesso dott. Valli che hanno sottoscritto di NON aver mai visto in 36 anni nell’ambulatorio medico, aperto al pubblico e alle visite mediche, nessun busto di cui fantastica un articolista di “Repubblica”: ha inventato la notizia, senza mai essere stato sul luogo e aver verificato con i suoi occhi. Chi segue gli eventi sa cosa si cela dietro all’operazione, come essa nasce e a cosa tende.

Un altro giornalista, di un giornale locale, vi è invece andato nello studio del dott. Valli ed ha potuto verificato la "bufala”, che ora attraversa la Manica ed arriva sulla vostra testata, dove mi sembra scrivesse Robert Fisk, un giornalista da me apprezzato.

Ripeto si tratta di una

BUFALA


che ha attraversato la Manica e che ha trovato presso di voi un compiacente articolista, forse unito in relazione lobbistica con gli articolisti italiani. Quanto ai risvolti parlamentari fareste meglio a condurre una vostra inchiesta che fosse per davvero “Indipendent”.

Il tutto è finalizzata ad una operazione mediatica volta a far introdurre anche in Italia le stesse leggi che esistono in Germania, e che dal 1994 ad oggi hanno comportato ben 200.000 casi di procedimenti penali per reati di opinione.

Naturalmente, il dott. Valli - nella sua vita privata, ben diversa dalla sua vita professionale – dovrebbe avere il pieno diritto di avere le opinioni che meglio crede, condivisibili o meno.

So che l’Inghilterra in merito alla libertà di pensiero ha una ben diversa e più solida tradizione.

Stanno cambiando adesso anche da voi le cose?

Scrivo questa mia lettera, estemporanea sotto la spinta dell’indignazione e senza particolare elaborazione e senza nessuna speranza di ristabilimento della verità sulle vostre colonne, ma il tentativo andava da me fatto per scrupolo di coscienza e in difesa di una libertà di pensiero sempre più minacciata in un Occidente che fa le guerre al mondo intero per imporre con la forza delle sue armi una civiltà che non possiede.

Ricordatevi del vostro Blair che ha portato il mondo alla guerra contro l’Iraq sulla base di menzogne riconosciute tali, ma per le quali nessuno ha pagato. Si potrebbe coniare il seguente slogan: l’Occidente ossia l’Impunità della Menzogna.

venerdì 26 luglio 2013

L’«isteria» percorre l’Europa tutta. Dal letto negato in Berlino a Irving alle invenzioni persecutorie sul medico di Cuveglio

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La notizia del letto negato a Irving dagli albergatori berlinesi è di alcuni giorni e non ci sarei tornato sopra se non per segnalare un post di Gilad Atzmon, che è il migliore conoscitore di quel genere di “isteria” che percorre questa nostra magnifica Europa che mai ci ha visto così servi e impoveriti. Non è difficile cogliere una concertazione che supera le frontiere nazionali: non solo i tedeschi ci spoglieranno di ogni nostro avere ma ci priveranno di ogni nostra libertà, non i tedeschi del tempo di Hitler, ma quelli odierni governati dalla Merkel. L’interrogazione che ad arte è stata fatta in parlamento dal solito personaggio è rivolta ad altri personaggi che fanno parte di una stessa concertazione, essendo promotori e firmatari del disegno di legge che pende in Senato e che vuole introdurre anche in Italia il reato di “negazionismo”, magari anche con effetti retroattivi a migliore dimostrazione dell’imbarbarimento giuridico in atto. Non nascondiamo tutto il nostro «disgusto» – termine che recepiamo dal campo avverso –  per l’operazione in atto e per i soggetti che vi stanno dietro: bastano poche parole per rivelare la trama, sufficiente per chi ha già un minimo di informazione e non è reso idiota da giornali come “Repubblica”. Se mai volessero combattere l’«odio», abbiamo il fondato sospetto che vogliano alimentarlo insieme con il “terrore” che vogliono introdurre per legge. Seguiamo con apprensione gli sviluppi e per quanto possa giungere la nostra voce lanciamo, anzi rinnoviamo l’allarme per le sorti delle nostre libertà. Se prima eravamo convinti che la legge Mancino debba essere abrogata, gli avvenimenti recenti ce ne offrono ulteriore conferma.

lunedì 22 luglio 2013

Giustizia o vendetta? L’imbarbarimento del diritto in Italia, terra del diritto romano.

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Uno dei motivi sui quali la Lobby imbastì contro di me un attacco mediatico, per il quale pende ancora la mia causa donchisciottesca contro Repubblica, dopo essere stato assolto in sede amministrativa, fu il mio giudizio su un accanimento per me incomprensibile contro una persona assai anziana, che ritenevo avesse scontato la sua pena. Che di una stessa trama si tratti lo dimostra il “caso” Valli che abbiamo seguito per ultimo ed il mio stesso “caso,” del 2009,  che ha dato avvio alle mie ricerche, al mio Osservatorio. Per restare alla sortita odierna del nostri “amici”, mi limito a dire che avendo studiato un poco di diritto penale, so che nel nostro sistema la pena deve tendere alla “rieducazione” e che comunque, scontata la pena, giusta o ingiusta che fosse, il “reo” ha pagato alla società tutto il suo debito. Ed inoltre la società è tenuta a cooperare, accogliendolo e consentendogli una vita normale, alla “rieducazione” del cittadino che è ritornato in libertà ed a poter fare uso di una libertà che gli è stata restituita.


Non ho seguito né mai mi sono interessato alle vicende processuali in questione. La mia attenzione è venuta dopo, a pena scontata. Nella mia memoria si erano impresse le parole di Marco Pannella, che a sua volta riprendeva un giudizio del rabbino Elio Toaff. Se la memoria non mi inganna, suonava all’incirca così nel suo senso: lo hanno condannato, abbiamo ottenuto la soddisfazione giudiziaria che volevamo, quindi lasciamolo morire in pace. Ed eccolo il punto: non lo si vuol lasciar morire in pace, anche se tarda a morire, giungendo a... “festeggiare” – lo si può dire? – i cento anni di vita, un traguardo che ognuno di noi desidererebbe raggiungere e che sempre suscita sentimenti di pietà negli altri.

Accanirsi contro un centenario, qualunque sia stata la sua vita, ed avendo per giunta scontato presso il giudice terreno le colpe di cui era imputato, non corrisponde alla mia educazione cattolica, almeno quella preconciliare, essendomi oscura l’evoluzione postconciliare. Non vedo nulla di eticamente buono nell’accanimento, che ravviso nel Corriere della Sera,  uno, anzi il primo dei grandi quotidiani italiani, dove la stessa Lobby può trovare di volta in volta “pezzi” sui temi di loro interesse. Pensano in questo modo di essere l’«opinione pubblica», ovvero di rappresentare o condizionare l’«opinione pubblica», magari ripresa, citando lo stesso “pezzo di carta”, da qualche Loro parlamentare (ne hanno tanti!)... Oh, potenza delle Lobbies e disgrazia d’Italia, di quei tanti che non hanno santi in paradiso, in quel di Montecitorio e vicini Palazzi.

All’epoca vi fu anche un giornalista del Corriere, che dopo il colpo di Repubblica, voleva fare il bis sul Corsera. Allora avevo tanti che mi stavano addosso ed è difficile difendersi contro una intera muta di cani, anzi di sciacalli. Ad uno ad uno, si può anche farcela, ma contro tutti insieme anche un leone soccombe ad un branco di iene. Di questo individuo, la cui faccia vorrei qualche volta vedere, o forse è meglio non vederla, ricordo al telefono l’ostinazione con la quale voleva farmi dire non ciò che io effettivamente pensavo, e tentavo di spiegargli, ma ciò che lui voleva io pensassi e gli dicessi... Dopo i primi attacchi canini non mi fu difficile capire il gioco di questo «signore» che si presentava come “giornalista”. Gli intimai tassativamente una diffida, che lui aggirò scrivendo un articolo che più denigratorio ed offensivo non poteva essere... Non feci nulla allora e la partita resta ancora aperta.

Sto mescolando esperienze personali e osservazione di una pratica giornalistica, le cui trame ormai ben riconosco ogni volta che si ripresentano su materie solo in apparenza distinte e scollegate. Non si tratta di informazione che nasce su una notizia del giorno, ma esattamente di una “trama” mediatica che ha dietro di sé una pluralità di soggetti collegati, una “associazione” alla quale nessun giudice – anche lui probabile soggetto della stessa trama – va a contestare il classico “reato associativo”, come sta avvenendo in questi mesi, con salti da Bolzano a Lecce e collegando persone del tutto ignare l’una dall’altra. Questi signori considerano la carta stampata, ormai “carta straccia” secondo Giampaolo Pansa, e le televisioni, come una cosa loro, dove hanno i loro uomini e dove possono attuare quanto si trova enunciato nel principio:
“Governare equivale non a dire la verità, ma a far credere e a convincere gli altri di pensare quel che si vuole”
Attraverso giornali, associazioni come l’AIPAC, che hanno in Italia i loro equivalenti, e quanto altro, questi signori sono più che convinti di poterci costringere, con le buone o le cattive, a pensare ciò che loro vogliono noi pensiamo. Ad assumere il pieno controllo delle nostre menti e dei meccanismi individuali di ideazione, dall’infanzia alla estrema vecchiezza. I “diritti umani” che si dice di voler rispettare da una parte vengono poi clamorosamente violati e disattesi dall’altra, e grazie ai media, questi media, senza nessuno che rilevi la contraddizione. Non esiste più l’uomo libero di pensare, nel bene o nel male, ma un suo simulacro, coniato dal Governo o meglio da chi sta al Governo o ancora meglio dietro ai Governi che si succedono come in uno spettacolo di burattini.

Ma non vogliamo andare per le lunghe in queste nostre riflessioni del tutto estemporanee. Non abbiamo intenzione di scrivere un libro, un lungo libro, che poi nessuno ha il tempo di leggere, sempre che ne avesse l’interesse e la voglia.

Nel pezzo collocato sul Corriere della Sera, e commentato dalla Lobby, si parla di “pentimento” e di “perdono”. Se il mio catechismo non si è del tutto oscurato il pentimento sta ad indicare una posizione della coscienza, certamente libera, davanti a Dio e ai suoi comandamenti. Il “perdono” ha poi poco senso, quando si è scontata o si sta scontando la pena che un giudice terreno ha inflitto... Perdono di chi a chi?... Per il giudice divino, che potrebbe perfino ribaltare il responso del giudice terreno, bisogna aspettare i tempi tecnici, anche se 100 anni sono già tanti e la Provvidenza non pone limiti...

Insomma, io penso di poter confermare il mio giudizio secondo cui in questo accanimento non vi è “giustizia”, ma una “vendetta persecutoria” sulla quale – per quelli che ci credono – la giurisdizione compete al Giudice Divino. Ripeto: non mi sono mai interessato delle carte processuali, non prendo posizione al riguardo, ma mi baso su un giudizio etico che prescinde da ogni merito della causa. Tuttavia trovo ben strano l’Addebito se – come ha fatto il matematico Odifreddi – posto in confronto, ad esempio, un solo esempio fra innumerevoli noti e ancora ignoti, con “Piombo Fuso” dove le vittime, non meno innocenti, ascrivibili agli Eredi delle Vittime, sono enormemente maggiori. Nessun Tribunale è stato costituito e nessun processo avviato per oltre un migliaio di vittime, di cui centinaia bambini e loro madri. Per non dire poi della grande “pulizia etnica” avvenuta in Palestina nel 1948, narrata e divulgata da Ilan Pappe, che ha dovuto lasciare il suo paese per aver detto quella “Verità”, di cui ben sappiamo che esiste, anche se non la si può dire e non ce la lasciano dire.

venerdì 19 luglio 2013

Lettera aperta del dott. medico Giuseppe Luigi Sassi al Signor Paolo Berizzi del giornale “Repubblica”

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John Stuart Mill
Riceviamo e volentieri pubblichiamo senza indugio questa “Lettera aperta” sul “caso” Valli, al quale abbiamo dedicato i precedenti post. Di nostro a mo’ di commento estemporaneo e provvisorio aggiungiamo che appare ormai ben delineata l’esistenza di una Lobby liberticida il cui unico scopo è di spegnere ogni voce fuori dal coro. Noi non riteniamo che idee e posizioni come quelle del dott. Valli o di chiunque altro debbano essere condivise, ma certamente possono essere espresse e su di esse avviarsi un utile e fecondo contraddittorio. Ricordiamo il solo limite che John Stuart Mill poneva alla libertà di espressione: il principio del danno. Mill riteneva sommamente utile alla società anche la libera espressione di idee “erronee” perché solo con il confronto ed il libero contraddittorio le idee “vere” potevano rivelarsi come tali: non certo con la repressione e la criminalizzazione delle idee antitetiche. Gli scritti del dott. Valli, e non di lui solo, non ledono nessun interesse individuale e riguardano temi di interesse storico e filosofico. È la classica materia in cui maggiormente si esercita il diritto alla libertà di espressione. Non ci sono mariti e mogli tradite che si vedono messi in pasto al gossip. Niente che non rientri nella problematica storica, filosofica, letteraria, teologica. 

Chi conosce il dott. Valli conosce anche la sua gentilezza e signorilità che si esprime anche nella sua scrittura, che racchiude quel principio di “continenza” richiesta dalla giurisprudenza e che non è per nulla rispettato negli articoli demonizzanti di "Repubblica”. A proposito della quale ribadiamo una distinzione da noi già fatta e che non ha ancora trovato il suo Stuart Mill: la contrapposizione fra libertà di stampa e libertà di pensiero. La libertà di stampa di “Repubblica” attacca e reprime la libertà di pensiero del dott. Gianantonio Valli. I grandi organi di stampa sono in realtà, oggi più di ieri, strumenti di condizionamento dell’altrui opinioni. Anzi sono loro i veri “istigatori d’odio”. Nella sua epoca, nel suo ristretto uditorio di un seminario o di un’aula parlamentare, Stuart Mill non conosceva il «discorso dell’odio», oggi fonte di una normativa tanto assurda quanto liberticida. Noi riteniamo che l’unico limite che oggi si possa ammettere in questa materia non riguarda la “libertà di pensiero”, che per noi è assoluta come il diritto stesso alla vita, o anche la spontaneità dei sentimenti umani che non possono essere comandati o compressi, ma ai soli effetti dannosi della espressione pubblica della libertà di pensiero o anche alla espressione dei sentimenti umani. Si tratta però di limiti per i quali non si possono fissare normative a priori, ma che devono essere verificate caso per caso. Per ritornare al “caso” Valli non ci pare dubbio che dall’articolista in questione sia stata violata la privacy del dott. Valli, di cui si è chiamato in causa la sua onesta ed onorevole professione di medico. È questo per noi l’«imbarbarimento» della vita civile sul quale in nostro Presidente dovrebbe rivolgere la sua augusta attenzione.

Antonio Caracciolo

* * *


LETTERA APERTA AL SIGNOR PAOLO BERIZZI INVIATO DEL GIORNALE “REPUBBLICA”

Egregio Signor Berizzi,

    mi riferisco al suo scoop  sulla testata on-line di Repubblica del 12/7/13 concernente il mio collega dottor Valli Gianantonio.

    Sono l’altro medico di famiglia con studio in Cuveglio da oltre trent’anni, poco meno del dottor Valli con il quale condivido ininterrotti rapporti di fattiva e proficua collaborazione nonché di personale frequentazione nel rispetto delle rispettive specificità e individualità.

    Quasi ogni giorno passo nel suo studio, che è di fronte al mio.  Mai ho avuto occasione di riscontrare in sala d’aspetto o in sala visite la presenza di quel materiale che lei scrive «tutto lì in bella mostra».
             
    Mi riferisco a «una bella pila di riviste d’area nazionalsocialista a disposizione dei pazienti malati» e ancora «un busto di Mussolini che i pazienti giurano aver sempre fatto bella mostra di se nello studio».

    No, io non li ho mai visti.  E neppure li hanno visti le centinaia di pazienti che già hanno sottoscritto una dichiarazione in tal senso e i tanti altri che si sottoscriveranno prossimamente sotto un gazebo organizzato spontaneamente in paese.

    In riferimento poi alla «medaglia d'argento per la commemorazione di un combattente repubblichino di Cuveglio» si tratta di un caporale dell’esercito italiano caduto in Etiopia nel 1936 sette anni prima che venissero organizzate le milizie della R.S.I.

    Credo che lei signor Berizzi oltre a lezioni di minimale etica giornalistica abbisogni anche di un ripasso della Storia.

    Si, perché le notizie da lei riferite come certe al fine di sostenere l’impalcatura del vile attacco mediatico al dottor Valli sono menzogne.

    Quindi o lei, signor Berizzi, è un bugiardo nell’esercizio della sua professione oppure è uno scribacchino ignorante dei minimi principi metodologici del suo mestiere per niente diversi dal mio:

  • anamnesi, ossia raccolta di informazioni le più ampie possibili nel tempo remoto e prossimo e nella molteplicità delle fonti;
  • esame obiettivo, ossia verifica  meticolosa sul campo operativo della verosimiglianza, attendibilità, significatività delle notizie e soprattutto delle loro fonti;
  • diagnosi, ossia elaborazione della migliore ipotesi possibile da porre a fondamento dei successivi atti operativi che nel mio caso sarà una malattia con relativi protocolli di cura e nel suo caso la costruzione di un articolo giornalistico.
    Una cosa è sicura: che se parto da dati incerti potrò spero correggermi lungo la strada, ma se inizio da dati inventati o peggio ancora da menzogne insieme al fallimento del mio lavoro è giusto ed auspicabile che perisca anch’io. Il giusto ed il vero sono sovente incerti, certa è la menzogna sbugiardata.

    Mi chiedo perché lei abbia aggredito il dottor Valli  sul piano professionale tirando in ballo Ippocrate, etica e deontologia (tutte virtù che a lei – come abbiamo visto – mancano totalmente) e non invece sul piano delle idee, del pensiero e degli scritti del Valli storico cosiddetto revisionista. Si tratta di decine di migliaia di pagine in corpo 8, tutte coerenti con la sua visione politica del mondo maturata nel corso di decenni passati a masticare le più svariate pubblicazioni di storia e di politica.

  Nella sua biblioteca sono ordinati  più di trentamila libri e riviste dedicate, in  tante lingue e di tutte le tendenze ideologiche; è abbonato a riviste di ogni area politica, compresa quella giudaica.  E’ dotato di una non comune  capacità di analisi e di sintesi che  tengono costantemente aggiornata quella chiave di lettura dei fatti che gli rende istantanea la spiegazione di ogni nuovo evento.  Se lo facessi io verrei giustamente tacciato di “dietrologia” gratuita e inconcludente.  Evidentemente lei  Berizzi non è dotato delle argomentazioni necessarie per polemizzare con lui, e lo sa, quindi lo aggredisce vigliaccamente alle spalle. Indi vada a piantar patate invece di imbrattare d’inchiostro velenoso carta e siti web.

    Parliamo degli articoli di giornali o riviste che il dottore metterebbe a disposizione dei malati appendendoli nella bacheca.

    Il dottor Valli, come me, ha assistito ad un cospicuo incremento di accessi in ambulatorio di pazienti portatori di una nuova malattia: una sindrome che contempla malessere esistenziale, incertezza economica, deterioramento conseguente dei rapporti famigliari e sociali, stato di profondo avvilimento, depressione, ansia per il futuro con le conseguenti somatizzazioni. Sono uomini o donne, mogli o figli di disoccupati o mobilitati che non sanno dove cercare un lenimento al loro malessere (al bar scialacquerebbero il già misero borsellino, in chiesa si usa lasciare l’elemosina e comunque i preti sono indaffarati a soccorrere un’altra tipologia di indigenti).  Si fermano quindi nelle nostre sale d’attesa, silenziosi, si riconoscono ma non parlano neppure tra di loro, non sanno neppure cosa chiedere al medico quando è il loro turno oppure inventano una scusa banale sperando di poter entrare in argomento alla ricerca di un’improbabile cura per la loro angoscia.   I primi anni si vergognavano quasi per falso pudore come di un fallimento personale, oggi un po’ meno perché sono in tanti.

    Il dottor Valli conosce le cause del loro male, anzi le aveva già previste e scritte 10 o 15 anni fa.  Ecco perché di quando in quando prende un articolo di giornale o un manifesto elettorale del PD e lo appende, magari a scopo provocatorio alla sua bacheca.  Lo faccio anch’io perché so che spiegare ad un paziente le cause ed il nome del suo male è già una terapia anche se purtroppo alcune volte rimane unica, o quantomeno può essere un aiuto a conviverci.

    Il dottor Valli conosce il bisogno di stato sociale che oggi viene trasversalmente messo in liquidazione;  il dottor Valli conosce il bisogno di solidarietà che oggi si esprime a paroloni verso tutti ma non verso il proprio fratello di sangue.

    Il dott. Valli, che è pagano, conosce il detto evangelico “ama il prossimo tuo” ma lo ricorda fino in fondo laddove continua dicendo all’incirca così: “il prossimo tuo  è il fratello che ti sta più vicino” ed io aggiungo: in casa tua, nel tuo villaggio, nel tuo paese, nella tua Patria.  Come puoi guardare oltre mare se già non conosci le coste di casa tua?

    Che piaccia o non piaccia e che sia scomodo per tanti Gianantonio Valli è un socialista integrato nella sua nazione ed ha già letto tutto questo nei programmi del Nazionalsocialismo.

    Ovvio che faccia paura a molti, soprattutto a quelli che invece di porre mano ai problemi si dedicano a perseguire coloro che a torto o a ragione la soluzione dei problemi dicono di averla già in mano.

    E se avessero ragione?

    Ho chiesto più volte a Gianantonio quale anelito sottenda al suo ventennale sacrificio di tempo e risorse per riscrivere la storia recente diversa da come ormai è stata inculcata nelle menti di tre generazioni post-belliche.  Ebbene, nessuna aspirazione a didattiche alternative, nessuno scopo di proselitismo, nessuna volontà di indottrinamento di gruppi, associazioni o organizzazioni politiche da cui sempre rifugge (quindi nessuna apologia e ancor meno speranza di ricostituzione di quelle realtà politiche che furono militarmente schiacciate e messe fuorilegge settant’anni fa). No, egli si considera un viaggiatore disperso nel deserto che raccoglie memorie e testimonianze del suo immaginario culturale di tempi a lui meglio congeniali e le semina nella speranza che un giorno, forse tra mille anni, piova su quell’arida terra facendoli germogliare per futuri terrestri che neppure conosce.

    Anche io espongo talvolta  giornali o riviste “non politicamente corretti”.  Nel mio studio, alle mie spalle, discreta ma non nascosta tra le foto di mia moglie e di mia figlia c’è quella del Duce che campeggia anche su una medaglia appesa al portachiavi che getto sul tavolo di lavoro ogni volta che entro nello studio.  E allora, signor Berizzi? Anche una figura eccellente del firmamento ospedaliero, accademico e framassonico varesino espone nel suo studio, lui sì, un busto di Mussolini e pure altri cimeli del ventennio fascista.  Notizia questa verificata per la molteplicità univoca e concorde delle mie fonti; impari Berizzi!

    Suvvia signori, sappiamo entrambi come dietro questo fumo diffuso da voi manutengoli ci sia il disegno di spianare la strada, creando magari qualche “caso”, alla sempre progettata legge liberticida del pensiero e della ricerca storica che come già in Francia ed altri paesi europei punisce chi faccia studi che mettono in discussione le sentenze del processo di Norimberga e quindi del dogma olocaustico, pilastro portante del progettato governo mondiale. Non c’è riuscito Mastella, è andata buca ad Alfano ora tocca alla vostra presidentessa Boldrini.

    Infine, signor Berizzi, il prossimo mese di Agosto mi prenderò qualche settimana di vacanza.  Mi sostituirà il dottor  Valli nella assistenza ai miei pazienti e a quelli occasionali presenti a Cuveglio presso strutture residenziali.  Lei mi consiglia diversamente?

    Mi associo ad altri amici nel salutarla con un: si vergogni signor Berizzi, si vergogni.

 Dott. Giuseppe Luigi Sassi
 in Cuveglio il 18 luglio 2013