martedì 22 dicembre 2015

Risposta pubblica e tempestiva a campagna mediatica proveniente dal Messaggero

Ci risiamo: stesso film già visto... Allora si era ipotizzato da parte dello stesso personaggio che ciò che mi veniva attribuito, deformato e criminalizzato, fosse stato oggetto delle mie lezioni... Lezioni mai fatte! Qui sono il cittadino Antonio Caracciolo che esercita i suoi diritti politici e rivendica il diritto alle sue opinioni sulla base dell’art. 21 della costituzione... Trovo INFAME il voler legare le mie opinioni alla mia attività professionale... Sono pronto ed aspetto lo svolgimento degli eventi...

PREMESSA: Non ho mai concesso nessuna intervista al Signor  Marco Pasqua e quanto da lui pubblicato è da me interamente e integralmente smentito per la manipolazione, falsificazione, demonizzazione che lui fa di un contesto discorsivo soltanto all’interno del quale le cose dette acquistano un senso che corrisponde  al mio pensiero, del quale mi dichiaro responsabile se correttamente riportato. Estrapolate e riportate all’esterno di tutto il contesto discorsivo esse acquistano un senso del tutto contrario ai miei intendimenti e pertanto disconosco nel modo più assoluto la paternità delle dichiarazioni in tal modo a me attribuite. Non ho fiducia giudici... e diffido degli organi di informazione che sono quel che si vede...


PRIMA SMENTITA E RETTIFICA: io NON difendo i “negazionisti”, ma difendo il diritto di chiunque ad esprimere il suo pensiero qualunque ne sia l’oggetto... Presentare le cose in modo diverso è appunto operare una falsificazione. Provo poi pietà per tutte le persone che in ragione delle loro opinioni sono state messe in carcere senza aver fatto null’altro di male che aver nutrito nella loro testa opinioni, giuste o sbagliate che siano...

SECONDA SMENTITA E RETTIFICA: Non sono io a sostenere che l’Olocausto venga sfruttato ecc., ma Alan Hart nel suo recente libro: Sionismo. Il vero nemico degli ebrei. Vol. 1° Il falso Messia… Dal contesto delle mie argomentazioni ciò risulta chiaro ed è disonesto far apparire il contrario… Questa tesi è ampiamente illustrata nel libro di 430 pagine che è stato presentato alla ultima Fiera del libro in Roma…

TERZA SMENTITA E RETTIFICA: Non ho affermato che Faurisson è stato condannato a 12 anni carcere, ecc., ma si tratta invece di un cittadino tedesco, che è stato condannato a questa pena per aver scritto un semplice libro… In uno stesso discorso ho anche affermato che un padre di famiglia tedesco, con due figli a carica, è stato a sua volta condannato a 9 mesi di carcere per aver semplicemnte prestato lo stesso libro… Al giudice il poveretto disse che lui neppure condivideva il contenuto del libro ma riteneva che dovessere essere riconosciuto a chiunque il diritto di poter manifestare il proprio pensiero, cosa che è stata raccomandata agli stati da una deliberazione del consiglio Onu per i diritti umani… Ho anche detto più volte che secondo una mia stima ammontano a 200.000 i casi di procedimenti penali in Germania per meri reati di opinione… Ho ripetuto più volte che ciò conflige con ogni nozione di “diritti umani”, il cui rispetto è inutile andare a ricercare in Iran (“lapidazioni”) quando invece non sono per nulla garantiti nei nostri paesi…

QUARTA SMENTITA E RETTIFICA: Non sono interessato alle camere a gas, alla sua esistenza o meno, per la semplice e ovvia ragione che non oggetto della mia attività professionale, non sono uno “storico” che debba interessarsene per ragioni professionali. Sono invece oltre che cittadino un filosofo del diritto che si interessa della “libertà di pensiero”. Ritengo che questa libertà debba essere riconosciuta a chiunque a prescindere dal contenuto del pensiero. La verità o falsità di un dato storico o scientifico può derivare soltanto dal dibattito, dal confronto, dal contraddittorio fra gli scienziati e studiosi della materia. Una qualsiasi verità non può essere imposta scientifico… Una simile eventualità può al massimo verificarsi nei procedimenti di qualità nella produzione industriale… Ma è cosa del tutto diversa da ciò che è stato il mio discorso.

QUINTA SMENTITA E RETTIFICA: Il nome Faurisson è stata introdotto nel pagina FB di Manlio de Stefano da una disputante (appartente a un noto gruppo sionista) la quale mi insultava chiamandomi “compagno di merenda” di Faurisson… Ho spiegato che non hop fatto nessuna ”merenda” con Faurisson. Ho quindi spiegato come in Francia è sorta la legge Fabius-Gayssot, sulla base della quale è stato poi condannato Faurisson, che invece prima veniva assolto… Non vedo cosa ci sia di criminoso a dire che è un “poveretto”, avendo subito una simile sorte, che è indegna se si considera che la Francia è stata la patria dei “diritti dell’uomo” e di tutti i diritti di libertà. L’articolista insiste nel voler demonizzare le opinioni altrui… È il suo modo di fare giornalismo…

SESTA SMENTITA E RETTIFICA: Nel contesto della discussione assai aspra, in svolgimento dentro la pagina FB del palrmanetare Manlio Di Stefano, posto sotto attacco dagli attivisti del "Progetto Dreyfus”, si parla e ci si riferisce impropriamente a un «un video-post del parlamentare, in cui l’esponente grillino rilascia un’intervista ad un giornalista iraniano sull’Isis e sul terrorismo» (vedi). È falso e manipolativo: in realtà trattasi di un’intervista sul Messaggio indirizzato dalla “Guida Suprema” iraniana  ai giovani occidentali, dove si condanna apertamente il “terrorismo”, un messaggio estremamente importante per l’autorità da cui proviene, ma ignorato da tutti i media europei (incluso Il Messaggero), fatto del quale si interroga il parlamentare Manlio Di Stefano. Si può leggere qui il testo della «Guida Suprema», oggetto dell’intervista di Radio Irib, riportata nella pagine FB dell’On. Di Stefano.

AVVERTENZA FINALE: Considerata l’ora tarda e una certa stanchezza, mi riservo di aggiungere ulteriori “smentite e rettifiche”, come pure di ampliare e rielaborare le precedenti. Ho già ricevuto qualche telefonata per la concessione di interviste. Ho risposto che rilascio solo interviste scritte e firmate per gli organi della  carta stampata. Per  le televisioni, avendo sperimentato nella prima puntata, come alle mie dichiarazioni siano stati apportati tagli che hanno alterato gravemente il mio pensiero e a nulla sono valse allora le mie proteste, ritengo di non concedere interviste televisive se non in diretta o con garanzia scritta di nessun taglio, o  almeno che  ogni taglio sia stato da me visto e approvato.

APPENDICE I

 Egregio Direttore
de "Il Messaggero”,
Massimo Martinelli
(o responsabile legale in più alto grado)

massimo.martinelli@ilmessaggero.it

Via del Tritone, 152
00187 Roma

in riferimento all’articolo, a firma Marco Pasqua, apparso sul giornale da lei diretto, al link:

http://www.ilmessaggero.it/primo_piano/cronaca/shoah_ricercatore_universitario_difende_web_negazionisti_israele_sfrutta_olocausto-1443706.html

ho da dichiararle, ai sensi di legge, che sconfesso in ogni sua singola parte e nel suo insieme la paternità dei contenuti a me riferiti e ne chiedo la immediata cancellazione web. Trattasi di estrapolazioni e manipolazioni, parziali e tendenziose, vere e proprie falsificazioni, prese da un contraddittorio, aspro, ancora in corso, situato nella pagina Facebook dell’on. Deputato Manlio Di Stefano. È totalmente ignorato il contesto in cui singole frasi, o parole, acquistano quel senso che invece perdono del tutto fuori dal contesto originario e integrale: non posso perciò indicarle un singolo punto, se questo si vuole, perché trattasi di totale falsificazione manipolativa. Si attribuiscono a me pensieri di autori da me citati, non è mai esistito nel signor Pasqua una qualsiasi volontà di intendere e riportare correttamente ad altri ciò che effettivamente penso, ma trasforma in un “reato” qualsiasi mia opinione... L’articolista sposa e assume tesi e sollecitazioni delle controparti ed ha una condotta persecutoria e demonizzante. Se la combinazione, anche virgolettata, di testi a me attribuiti, è da intendersi come “intervista”, da me non è mai stata concessa né autorizzata una siffatta intervista. Appare inoltre fuori di ogni criterio di “pertinenza” l’aver chiamato in causa il mio status professionale di ricercatore universitario. Per par condicio, osservo che  la confezione di un siffatto “articolo” risulta privo di ogni adeguatezza alla deontologia giornalistica, cosa di cui lascio a lei piena valutazione. Una mia più analitica (e tempestiva) confutazione la si trova al mio link:

http://civiumlibertas.blogspot.it/2015/12/risposta-pubblica-e-tempestiva-campagna.html

Tanto dovevo.

In fede
Antonio Caracciolo
(Segue lettera raccomandata AR con firma autografa)

APPENDICE II

 Poiché Internet ha diffusione virale e un sito FB (Progetto Dreyfus) si è assunta la responsabilità di diffondere il testo del Messaggero, abbiamo ritenuto a nostra autotutela di inviare il testo della formale smentita inviata al Messaggero anche a tutti i “nominativi” della Pagina FB che abbiano recepito l’informazione falsa e calunniosa. Purtroppo si tratta di numerosi nominativi, forse ignari della trama complessiva, dobbiamo dividere l’invio in successive sedute di lavoro. Per intanto è stata inviata comunicazione ai seguenti nominativi, con testo in premessa:

Con riferimento alla sua “condivisione” di una post da ”Progetto Dreyfus”, che mi lede, allego ai sensi di legge formale smentita già inviata al Messaggero
http://civiumlibertas.blogspot.it/2015/12/risposta-pubblica-e-tempestiva-campagna.html


1) Emilia Capponi√:
2) Armando Pensato√: https://www.facebook.com/armando.pensato
3) Papinuto Silvestro√: https://www.facebook.com/papinuto.silvestro
- Ha tolto la condivisione.
4) Rita Onida√: https://www.facebook.com/rita.onida
5) Massimo Maria Melis√: https://www.facebook.com/massimo.m.melis
6) Donato Trovarelli√: https://www.facebook.com/donato.trovarelli
7) Maurizio Faini√: https://www.facebook.com/omfaini
8) Edoardo Varon√ : https://www.facebook.com/profile.php?id=100010506814184
- a lui inviata per errore una “richiesta di amicizia”, con successiva rettifica si chiede di non tenerne alcun conto.
- Ha risposto… vedi corrispondenza in messaggista FB.
9) Riccardo Gamberini√: https://www.facebook.com/profile.php?id=100008176425721
10) Cesare Bertulli√: https://www.facebook.com/cesare.bertulli
11) Massimiliano Milano√: https://www.facebook.com/massimiliano.milano.98
12) Massimiliano Milano√: https://www.facebook.com/massimiliano.milano.98S
Sottocondivisione:
- Ascione Crescenzio: https://www.facebook.com/ascione.crescenzo?fref=ufi
13) Miriam Amati Benguigui√: https://www.facebook.com/miriam.amatibenguigui
14) Liliana Donatiello√: https://www.facebook.com/sora.lilly.1
15) Mariapia Fornari: https://www.facebook.com/mariapia.fornari.7

16)

APPENDICE III
Il ruolo del CDEC

Mi giunge in questo momento notizia della ulteriore “promozione” dell’articolo del Messaggero da parte del cosiddetto “Osservatorio Antisemitismo” (CDEC):

http://www.osservatorioantisemitismo.it/articoli/ennesima-polemica-negazionista-di-un-ricercatore-universitario-italiano/

al quale ho inviato la smentita ai sensi di legge, già inviata al Messaggero, e dal quale non mi è pervenuto nessun riscontro. Già in passato avevo inoltrato reclami presso il suddetto CDEC, per il ruolo rivestito in vicende che mi riguardavano e da me tempestivamente smentite, ma senza riceverne riscontri. Il tutto nasceva da presunte ed inesistenti mie Lezioni all’Università di Roma La Sapienza, su temi a me attribuiti. Un apposito procedimento disciplinare appurava l’inesistenza del tutto e la montatura giornalistica. Il CDEC di ciò non diede alcuna notizia...

Dando una rapida scorsa all’archivio del CDEC scopro di essere in numerosa compagnia, anche di nomi illustri. Nella situazione attuale, che mi riguarda, constato come il CDEC agisca da supporter di una “operazione” la cui traccia è possibile ricostruire. Andrebbe istituito un apposito Osservatorio sull’«Osservatorio Antisemitismo», finanziato a quanto pare con pubblico denaro. Ci riserviamo un’analisi dell’attività del CDEC, illustrando un campione esemplificativo e significativo delle sue “segnalazioni”. Per quanto ci riguarda siffatte “segnalazioni” (in rete) hanno avuto regolare comunicazione agli organi dell’«Istituto di ricerca» CDEC delle smentite inviate alle fonti raccolte dal CDEC, oltre che alla stessa: non vengono raccolte!




lunedì 21 dicembre 2015

La lettera della Guida della Rivoluzione Islamica a tutti i giovani nei paesi occidentali. - Commentata dal parlamentare Manlio di Stefano in una intervista a Radio Irib

Manlio di Stefano
Nella pagina Facebook del parlamentare 5S Manlio di Stefano, con data 19 dicembre 2015, si trova la registrazione di un’intervista di Radio Irib, dove si chiede quale eco abbia avuto la Lettera aperta, del 29 novembre 2015, della più importante autorità religiosa iraniana, paragonabile a ciò che il papa è per i cattolici. Di Stefano risponde che questa lettera è passata, purtroppo, del tutto inosservata nei media occidentali. Eppure vi si parla di terrorismo e di tutti i temi caldi, che qui non si riassumono perché ne viene dato più sotto il testo integrale. Come pure non si riassume o trascrive il testo dell’intervista radiofonica che si può ascoltare integralmente al link. In aggiunta, andando alla pagina FB di Di Stefano si possono leggere i commenti degli utenti, alcuni dei quali provenienti da siti sionisti e chiaramente provocatori. Ai Lettori di Civium Libertas proponiamo il testo integrale, in lingua italiana, e in lingua originale,  della “Lettera della Guida della Rivoluzione Islamica” e l’audio integrale dell’Intervista radiofonica di Manlio Di Stefano, con relativi commenti FB. A integrazione di questa nostra sommaria “presentazione” rinviamo a un articolo appena apparso del blog di Maurizio Blondet, dove si accenna fra l’altro alla guerra fra Iraq e Iran, fomentata dall’Occidente. L’Iran non è fortunatamente, oggi, nelle condizioni dell’Iraq, ma è ciò a cui forsennatamente spinge Israele, che la bomba atomica possiede - senza che nessuno gliene chieda conto - e per conto del quale noi dovremmo fare guerra all’Iran, che non solo non ha la bomba atomica ma che da secolo non ha mai fatto guerra a nessuno: è stato l’Iraq di Saddam, istigato dagli USA, a muovere guerra all’Iran, non viceversa. È bene precisarlo perché un noto giornalista televisivo, con il quale mi sono scontrato, non lo sapeva... Nel video dell’intervista si accenna all’esistenza di “lapidazioni” in Iran, cosa negata dal giornalista intervistatore... Nei post di commento al video, nella pagina FB di Manlio, dove si è precipitata in massa la canea degli agitprop sionisti, si è scatenata una rissa - da me fronteggiata - su queste vere o presunte “lapidazioni” e sulla presunta violazione di fantastici “diritti umani” da parte dell’Iran, quando il grado di “civiltà” che l’«Occidente» - Iddio “Clemente e Misericordioso” liberi l’Europa dall’«Occidente»! – è quello che il Marine citato da Blondet ci rivela, confessando le sue colpe.

CIVIUM LIBERTAS

La lettera
della Guida della Rivoluzione Islamica
 a tutti i giovani nei paesi occidentali

Col Nome di Dio Clemente e Misericodioso
A tutti i giovani nei paesi occidentali

I recenti amari eventi di cieco terrorismo avvenuti in Francia mi hanno spinto nuovamente a rivolgermi a voi giovani. È per me spiacevole che siano questi eventi a creare un’occasione per parlare, ma la verità è che se le sfide dolorose non creano un’opportunità di dialogo e scambio di opinione, le conseguenze negative si raddoppieranno.

Le sofferenze di un essere umano, in qualsiasi angolo del mondo, sono dolorose di per sé e per gli altri essere umani: la scena di un bambino che vede la morte dei suoi più cari di fronte ai propri occhi, quella di una madre che vede svanire in pochi secondi la felicità della propria famiglia, quella di un marito che tiene il braccio il corpo inanime della moglie oppure quella di uno spettatore che non sa che nei momenti successivi vedrà l’ultima scena della propria vita, sono tutte scene che scuotono i sentimenti e le emozioni di qualsiasi essere umano. Chi possiede un pò di amore e umanità si rattrista e addolora vedendo queste scene in Francia, in Palestina, in Iraq, in Libano e in Siria.

Un miliardo e mezzo di musulmani è rimasto indubbiamente sconvolto e indignato per quanto accaduto e prova odio e ripugnanza verso gli autori di questi crimini. La questione è però che se le sofferenze di oggi non ci spingono a costruire un futuro migliore e più sicuro, si ridurranno a meri amari e inutili ricordi. Sono certo che soltanto voi giovani riuscirete a trarre lezioni dalle difficoltà attuali per poi scoprire nuovi sicuri sentieri per costruire il futuro e ostacolare le deviazioni che hanno condotto l’Occidente nella situazione in cui si trova oggi.

È vero che oggi il terrorismo è il dolore comune tra noi e voi, ma dovete sapere che l’insicurezza e l’angoscia che avete sperimentato nei recenti eventi possiede due importanti differenze rispetto alle sofferenze che hanno provato in tutti questi anni il popolo iracheno, yemenita, siriano e afghano: la prima è che il mondo islamico da lungo tempo e su larga scala è vittima della violenza e dello spargimento del terrore, e la seconda è che purtroppo queste violenze sono state sempre, in modi differenti ed ‘efficaci’, sostenute da alcune grandi potenze. Sono ormai pochi a non conoscere il ruolo degli Stati Uniti nella creazione, rafforzamento e armamento di al-Qaeda, dei Taliban e del loro malvagio seguito. Accanto a questo sostegno diretto, i sostenitori noti ed espliciti del terrorismo takfiri - nonostante il loro sistema politico sia tra i più arretrati - sono stati sempre tra gli alleati dell’Occidente, mentre i più illuminati pensieri sorti dal dinamismo popolare nella regione sono stati crudelmente repressi. Questo atteggiamento iniquo dell’Occidente contro i movimenti di risveglio nel mondo islamico è un esempio chiaro delle contraddizioni della politica occidentale.

Un altro aspetto di questa contraddizione è visibile nel sostegno al terrorismo statale di Israele. Sono più di sessanta anni che il sofferente popolo palestinese sperimenta la peggiore forma di terrorismo. Se oggi le genti d’Europa sono costrette a rimanere a casa per qualche giorno e a non apparire nei luoghi pubblici, è da decine di anni che a causa della macchina di distruzione e di massacro del regime sionista una famiglia palestinese non si sente sicura nemmeno nella propria casa.

Quale violenza è paragonabile nelle atrocità alla costruzione di colonie illegali da parte del regime sionista? Il regime sionista continua a distruggere case, frutteti e campi dei palestinesi senza nemmeno dare il tempo di traslocare o di raccogliere il frutto delle coltivazioni, senza ricevere mai critiche serie ed efficaci da parte dei suoi alleati influenti e nemmeno da parte delle istituzioni internazionali apparentemente indipendenti. Tutto questo avviene davanti agli occhi terrorizzati e in lacrime delle donne e dei bambini palestinesi che sono testimoni del brutale pestaggio, imprigionamento e delle spaventose torture dei loro parenti [da parte dei sionisti]. Conoscete forse altre atrocità di queste dimensioni, gravità e continuità in altre parti del mondo oggi? Se sparare a una donna indifesa in mezzo alla strada per il solo ‘reato’ che protesta contro un soldato armato fino ai denti non è terrorismo, allora che cosa è? Questa barbarie, solo perché perpetrata dalle forze armate di un governo occupante, non devono essere quindi definite “estremismo”? Oppure queste scene, solo perché trasmesse ripetutamente e da più di sessanta anni dalle televisioni, non dovrebbero destare più le nostre coscienze?

Le invasioni militari avvenute negli ultimi anni nel mondo islamico, che hanno provocato numerose vittime, sono un altro esempio della logica contraddittoria dell’Occidente. Le nazioni che sono state invase, oltre ad aver patito perdite di vite umane, hanno subito ingenti danni alle infrastrutture economiche e industriali, si sono viste rallentare o bloccare la strada del progresso e dello sviluppo e in alcuni casi sono state riportate indietro di decenni. Nonostante ciò ad esse viene chiesto con arroganza di non considerarsi oppresse. Come si può ridurre in macerie una nazione, trasformando le sue città e villaggi in cenere, e poi dirgli: “Per favore non consideratevi oppressi”! Non sarebbe forse meglio scusarsi sinceramente invece di invitarle a ignorare o dimenticare queste tragedie? La sofferenza che il mondo islamico ha patito in questi anni a causa dell’ipocrisia e delle imposture degli invasori non è minore dei danni materiali subiti.

Cari giovani! Spero che voi, adesso o in futuro, possiate cambiare questa mentalità intrisa di inganno la cui ‘arte’ è quella di nascondere gli obiettivi lontani e mascherare le intenzioni perfide. A mio giudizio il primo passo per ristabilire la sicurezza e la pace è quello di modificare questa mentalità che origina violenza. Finché nella politica occidentale domineranno il sistema dei due pesi e delle due misure, fino a quando il terrorismo agli occhi dei suoi potenti sostenitori viene diviso in “buono” e “cattivo” e fino al giorno in cui gli interessi dei governi precedono i valori umani e morali, non bisognerà cercare le radici della violenza altrove. Purtroppo nel corso degli anni queste radici hanno penetrato nel profondo le politiche culturali dell’Occidente ed hanno prodotto un’invasione ‘morbida’ e silenziosa.

Molte nazioni nel mondo sono orgogliose della propria cultura nazionale e autoctona, ed oltre ad essere creative e vitali, hanno nutrito per centinai di anni le società umane, e il mondo islamico non è un’eccezione in questo. Ma nell’epoca attuale il mondo occidentale, con l’utilizzo di mezzi avanzati, insiste nell’uniformare e omologare le culture nel mondo. Ritengo questa imposizione della cultura occidentale alle altre nazioni, e il considerare le culture di queste ultime come inferiori, una violenza silenziosa e particolarmente dannosa. Questa umiliazione delle ricche culture e l’offesa dei loro aspetti più rispettati accade mentre questa cultura che viene proposta non possiede assolutamente le capacità per sostituirle. Gli elementi della violenza e della dissolutezza morale, per esempio, che purtroppo sono diventati le caratteristiche principali della cultura occidentale, hanno perso la loro posizione e approvazione persino dove sono sorte.

Adesso la domanda è questa: se noi non vogliamo una cultura aggressiva, volgare e che fugge dalla spiritualità, siamo forse peccatori? Se cerchiamo di bloccare il diluvio devastante che si dirige verso i nostri giovani sotto forma di prodotti cosiddetti ‘artistici’, siamo forse colpevoli? Non nego l’importanza e il valore dei legami culturali. Questi legami, quando hanno avuto luogo in una situazione naturale e col rispetto per la società che li riceveva, hanno prodotto sempre crescita, ricchezza e prosperità. Al contrario, i legami disomogenei e imposti hanno sempre creato danni e insuccessi. Devo dire con profondo dispiacere che gruppi abietti come DAESH (ISIS) sono figli di questi accoppiamenti infelici con le culture importate. Se il problema fosse stato davvero dottrinale, saremmo dovuti essere testimoni di fenomeni del genere anche prima dell’avvento del colonialismo nel mondo islamico, mentre la storia dimostra il contrario.

Le fonti storiche autentiche dimostrano chiaramente che l’unione tra il colonialismo e un pensiero fanatico ed emarginato – esistente tra l’altro soltanto in una tribù beduina – ha coltivato il seme dell’estremismo in questa regione. Come sarebbe possibile altrimenti che dal cuore di una delle più etiche e umane confessioni religiose del mondo, che ha tra i propri principi quello secondo cui uccidere un essere umano equivale all’uccisione dell’intera umanità, esca una spazzatura come DAESH (ISIS)?

Dall’altra parte bisogna poi chiedersi come mai persone nate in Europa e che lì hanno ricevuto la loro educazione culturale e spirituale, vengano attratte da questi gruppi? È forse possibile pensare che una persona, dopo aver fatto uno o due viaggi nelle zone di guerra, diventi così estremista da poter massacrare i propri concittadini? Sicuramente non bisogna dimenticare l’effetto di una vita di insano nutrimento culturale in un ambiente inquinato e creatore di violenza. Bisogna condurre un’analisi completa in questo campo per trovare le contaminazioni palesi e nascoste della società. Forse l’odio profondo che nel corso degli anni dello sviluppo industriale ed economico è stato coltivato a causa delle iniquità e ingiustizie legali e strutturali tra i diversi ceti della società occidentale ha creato dei complessi che di tanto in tanto sorgono come una malattia.

Tuttavia siete voi che dovete strappare le superfici della vostra società, trovando e rimuovendo i nodi e rancori presenti. Bisogna riparare le crepe piuttosto che renderle più profonde. Il grave errore nella lotta al terrorismo sono le reazioni affrettate che non fanno che aumentare le divergenze attuali. Qualsiasi azione emotiva e frettolosa che isoli o spaventi le comunità islamiche - formate da milioni di persone responsabili e attive residenti in Europa e negli Stati Uniti – e limiti ancor di più i loro diritti emarginandole dalla società, non solo non risolverà i problemi ma aumenterà anzi le distanze e i rancori. Le iniziative superficiali e reazionarie, soprattutto se legalizzate, non produrranno altro che l’aumento delle bipartizioni e crisi future. Secondo le notizie che mi sono giunte in alcune nazioni europee sono state approvate delle leggi che spingono i cittadini a spiare i musulmani; questo atteggiamento è oppressivo e sappiamo tutti che la caratteristica dell’oppressione è quella, prima o poi, di ritorcersi contro chi la commette, a prescindere dal fatto che i musulmani non meritino questa irriconoscenza. Il mondo occidentale da secoli conosce bene i musulmani: sia quando gli occidentali sono stati ospitati nella terra dell’Islam e hanno gettato il proprio sguardo avido sulle ricchezze dei padroni di casa, sia quando sono stati loro ad ospitare i musulmani utilizzandone il lavoro e l’ingegno. Nella maggior parte dei casi non hanno visto che gentilezza e pazienza. Chiedo pertanto a voi giovani di creare le basi per un rapporto giusto, rispettoso e nobile con il mondo dell’Islam, fondato su una corretta e approfondita conoscenza e traendo lezione dalle esperienze negative. Così facendo vedrete in un futuro non molto lontano che l’edificio costruito su queste solide fondamenta irradierà la luce della tranquillità e della fiducia sui suoi architetti, donando loro il calore della sicurezza e serenità, e illuminerà il mondo intero con la luce della speranza in un futuro luminoso.

Seyyed Ali Khamenei
8 Azar 1394 - 29 Novembre 015
Traduzione a cura di Islamshia.org -

domenica 20 dicembre 2015

33. Letture: Mario MONCADA DI MONFORTE: Israele, uno Stato razzista (anche verso gli ebrei non europei), Armando Editore, 2010.

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Vorrei rassicurare i miei Sei Lettori - sono aumentati di un’unità - che non redigerò schede per ognuno dei libri della mia Biblioteca. Non avrebbe senso. Si tratta invece di schede collegata l’un l’altra da un filo conduttore. Ho piegato nella scheda precedente di come abbia avuto un breve momento di gloria mediatica dove per tre giorni pieni sono stato pubblicamente additato come un “mostro” in ragione di opinioni a me attribuite e soprattutto presentate in modo criminale. Inutile ricordare a questi Signori il contenuto dell’articolo 3 della nostra Costituzione, alla quale a parole dicono tutti di volersi inchinare e di voler rispettare. Non è così e noi viviamo nel regno della menzogna e delle tenebre. Si tratta dunque soltanto di quei libri che in qualche modo, anche tenue, si legano tutti alla vicenda diffamatoria di cui ho accennato. Sono spesso libri che compro in convegni o manifestazioni alle quali partecipo. Ormai, quasi tutti i convegni hanno banchetti allestiti dagli editori o dai librai. È possibile così acquistare libri di cui non si avrebbe spesso notizia, perché ad arte non vengono né recensiti né pubblicizzati nei canali mainstream, che si occupano sempre dell’ultimo libro di Vespa, del quale mi onoro e vanto di non averne mai letto nessuno, anche se dovessero pagarmi per farlo. Sono però libri di cui spesso mi dimentico dopo averli riposti in qualche scaffale, una volta tornato a casa. Libri che risorgono dopo mesi e anni e magari accendono un improvviso interesse. Del libro in questione, che si apre con una prefazione di Paolo Barnard (al cui “Perché ci odiano” è riservata una successiva scheda), ho notato segni di lettura avviata ma non ne conservo il ricordo. Per cui dovrò rileggerlo dall’inizio. Ricordo però che - a mio avviso - il libro che supera tutti gli altri in materia di “identità ebraica” è quello di Gilad Atzmon, che ho letto e riletto più volte ed al quale seguirà una scheda di approfondimento. A scanso di equivoci, avverto anche i Malevoli Visitatori del mio blog, che le schede non si limitano ad una sola campana: mi interessa perfino di più l’altra campana, quella che promuove l’immagine di Israele e ne sostiene presunti diritti e presunte ragioni. Tranquilli! Ma lasciatemi i tempi tecnici, necessari per leggere e rileggere tutti questi libri, compatibilmente con altri miei impegni. Il fatto di averli poi tutti insieme, in una homepage, è di grande utilità per stabilire delle connessioni e una polifonia di voci dove idealmente tanti Autori diversi parlano fra di loro.

(Segue)

32. Letture: Shlomo SAND: L’invenzione del popolo ebraico, Rizzoli, 2010.

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Ripercorrendo le pagine diffamatorie, che mi sono state dedicate nel 2009, trovo un sito che si occupa del “Caracciolo pensiero”. Aspetterò ancora qualche anno per passarli tutti singolarmente in rassegna. Intanto, un personaggio di quegli anni, che aveva particolarmente infierito contro di me, Gianni Alemanno, allora Sindaco, ha fatto il percorso che tutti conoscono. Ha scampato l’imputazione per associazione mafiosa, ma è stato rinviato a giudizio - a quanto odo - per altri pure gravi titoli di reato. Ho sentito che non accetterà il “patteggiamento”... E ci mancherebbe! Non stiamo qui ad infierire su di lui come lui ha fatto con me... Lasciamo alla giustizia “divina” di fare il suo corso, giacché di quella “umana” ci fidiamo piuttosto poco... Ho citato Alemanno perché proprio lui è chiamato fra i miei accusatori da un sito, Giornalettismo, che pensò allora di esplorare i miei blog per presentare come criminali e criminogene le mie modeste opinioni... di cui non ho di che pentirmi e che altri mi dicono sono perfettamente condivisibili. Devo però anche dire che non sono propriamente mie, ma sono autorevolmente rappresentate nella migliore letteratura. Abbiamo già redatto una scheda permanente di lettura su Alan Hart, ed altri ancora. Adesso è il turno di Shlomo Sand con un primo volume sulla storia del cosiddetto popolo ebraico, che non ha nulla a che fare - spiega Lui - con quelle popolazioni che con il nome di “ebrei” vissero in Palestina, esercitando una sovranità territoriale per pochi decenni, troppo pochi per rivendicare un “diritto storico”, eterno all’occupazione di terre abitate oggi dai Palestinesi... Ho già letto il libro e si tratta ora di rileggerlo, cercando di fare qualche riflessione in margine alle sue pagine, che ci sembrano splendide soprattutto nella parte in cui ricostruiscono il dibattito filosofico svoltosi nella seconda metà del XIX secolo, quando dal crogiuolo del nazionalismo che funestò il continente europeo, portandolo alla rovina di cui beneficiarono altri, sorse anche il sionismo che però è cosa del tutto distinta dagli altri nazionalismi, perché ha in più come sua caratteristica essenziale quel “razzismo” del quale parlano molti autori e che fu perfino riconosciuto nel 1975 da una risoluzione dell’Onu... Se ne distingue anche per avere qualcosa in meno dagli altri nazionalismi: il dato biologico (il nascere secondo una catena di generazioni), il dato territoriale (una terra sempre abitata nei secoli senza interruzione di continuità), la forma di governo liberamente scelta, modificata e perfino sovvertita dai legittimi abitanti. Si tratta di un “unicum”, alla cui analisi scientifica si oppongono poteri occulti, lobbistici, mediatici... Lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle da tonnellate di fango mediatico che abbiamo dovuto scrollarci di dosso, ma - per giustizia divina - quel fango ritorna addosso a chi lo ha lanciato... Non potremo mai dimenticare quel Marrazzo, allora presidente della Regione, che voleva “guardarmi negli occhi” e che quasi prima che cantasse il gallo ho visto nascondersi il volto davanti a quelle stesse televisioni, con le quali è ora tornato a lavorare, essendo stato mandato in Israele a fare “servizi” al posto di quelli prima resi dall’ineffabile Claudio Pagliara, spedito in Cina... E dire, che pur pagando dovendo pagare il canone, che serve a pagare lo stipendio a questi signori, non riesco neppure a vedere la Rai, per non so quali problemi tecnici... Non ne sento però la mancanza... Anticipazione: una seconda scheda su Shlomo Sand riguarda un suo diverso libro, dal titolo “Come ho smesso di essere ebreo”.

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giovedì 17 dicembre 2015

La politica estera del Movimento Cinque Stelle e i suoi denigratori. - Il giornalismo in Italia


È Lui!
Lo spunto per questo post è dato da una sortita dell’Unità per la penna dell’ineffabile Rondolino, il cui “odio” verso il Movimento Cinque Stelle cola con il sorriso in ogni sua apparizione televisiva, una sera sì e l’altra pure: l’antipatia e il contrasto verso il Movimento è quanto mai trasparente: in questo consiste il suo... “giornalismo”! Un giornalismo “stracciato” nel senso che Rondolino si straccia le vesti per ciò che Luca osa pensare o gli si attribuisce di pensare: questo scostumato!... E per giunta senza prima aver chiesto il permesso allo stesso Rondolino, o almeno essersi consultato con lui e con la redazione dell’Unità rediviva!... Al di là del fatto specifico e della persona specifica, il problema serio è la natura, il ruolo, la funzione del giornalismo in Italia e nell’Occidente. Nessuno contesta al Fabrizio Rondolino di avere le sue simpatie o antipatie politiche, anzi penso che le sue antipatie politiche producano maggiori consensi al Movimento più di quanti ne tolgano. Ma si comporta da “giornalista” o da “cittadino”? Pensa di informare facendo propaganda e denigrazione? E quale dovrebbe essere la funzione di un “giornalista”? Cosa ci aspetta da lui? Che informi altri cittadini, separando le sue opinioni dai fatti che dovrebbe esporre? Esiste un simile giornalismo in Italia? È mai esistito? E che dire dello scambio frequente della professione di “giornalista” con quella di “politico”? Per non parlare poi del collegamento con i servizi stranieri e con stati esteri... Occorre smetterla di pensare al giornalismo come un servizio reso al cittadino, cui compete il diritto / dovere di concorrere alla formazione della politica nazionale secondo il dettato dell’art. 49 della costituzione. Non per nulla ogni potentato economico, ogni gruppo di pressione, ogni centro occulto di potere ha il suo proprio giornale, o possedendolo direttamente in regime di proprietà privata, con pubblici contributi, o collocando nelle direzioni e redazione i suoi propri uomini e agenti, come in ultimo il caso Udo Ulfkotte rivela apertis verbis. È una realtà che riaffiora con l’«hasbara» israeliana, protetta da nostri PM (magari dei sayanim pure loro), che reprimono ogni critica ad Israele con la scusa della repressione dell’«antisemitismo»... Occorrerebbero nuove leggi che garantiscano per davvero la libertà di pensiero e di espressione, non già dei giornalisti, spesso nella condizione denunciata da Ulfklotte, ma dei semplici cittadini.

A chi appartengono? Per farne cosa?
Data l’ora tarda e una certa stanchezza non vogliamo però lasciarci andare in una facile polemica, demolitrice dell’articoletto in questione, che del resto è tutto ispirato alla presenza di un parlamentare Cinque Stelle ad un convegno che altrimenti non avrebbe avuto nessuna menzione di stampa, come è sempre stato per tutte le iniziative e le manifestazioni solidali con la resistenza palestinese e la causa dell’unità araba. Se mai la funzione di alcune testate è stata quella di demonizzare le manifestazioni pro Palestina o pro Assad,  i convegni di studio e approfondimento, sostitutivi di quella informazione che i media evitano accuratamente di dare, oppure fanno tentativi demonizzanti per impedirli. La “demonizzazione” è il principale esercizio della cosiddetta informazione. Ormai non vi è più nessuna persona che presuma di essere intelligente disposta a credere e far credere all’esistenza di una neutralità ed oggettività nell’informare un Lettore alquanto immaginario e asettico: si scrive o si parla sempre a favore o contro qualcuno o qualcosa, dando per scontato che chi riceve l’informazione sia un vaso (da notte) dentro il quale si può riversare qualsiasi liquame. La lista da fare sarebbe lunga, ma ci riferiamo qui a una conferenza recente, demonizzata mediaticamente, dove si parlava di Siria senza che purtroppo non vi sia stata nessuna presenza di un parlamentare Cinque Stelle, cosa quanto mai opportuna, come pure alla manifestazione romana per l’uscita dalla Nato, organizzata da Giulietto Chiesa, che ha rivolto una interlocuzione proprio al Movimento Cinque Stelle, che ancora - a mio avviso - non ha ancora elaborato una strategia politica complessiva, organica di politica estera... E quando sarà, se sarà, temo che avremo un nuovo colpo di stato, questa volta con gli agenti della CIA e i carri armati della Nato.

Questo apre preliminarmente una riflessione sul ruolo della media della carta stampata (o “carta straccia”, secondo un’espressione usata da Giampaolo Pansa) in particolare. Io consiglierei a un Movimento 5S al governo una legge che non solo abolisce ogni finanziamento pubblico, ma che pone anche un tetto alla pubblicità nei giornali in modo da non far risultare gli introiti pubblicitari oltre a quelli ottenuti dalle vendite... È noto infatti come il peso degli inserzionisti condizioni la libertà e la qualità della stampa, a danno dei lettori e della democrazia nella misura in cui essa ha bisogno di un’informazione libera e indipendente. In un Forum londinese sull’informazione John Pilger ebbe di essa una definizione pregnante. Disse: “l’informazione è una emanazione del potere”. Non stiamo qui a fare delle esemplificazione perché ognuno può metterci da solo i nomi e i volti che vuole.

L’attacco sionista (ebraico, israeliano) lo si può datare ad alcuni anni fa, quando un giornalista israeliano andò a Genova, nella casa di Grillo, per saggiarne gli orientamenti verso Israele. E poiché non vi fu immediato inchino e prosternazione, allora si capì che il Movimento non poteva essere allineato alla stampa e alla politica corrente, bipartisan. Se i parlamentari Cinque Stelle dipendessero dai finanziamenti della lobby ebraica come negli Stati Uniti, dove tutto il ceto politico è a libro paga, da Truman in poi, non vi è dubbio che avrebbero già sottoscritto tutte le dichiarazioni e posizioni che da Israele fossero state inoltrate: questo lobbismo sfacciato non me lo invento io, ma lo si legge nel libro di Alan Hart, appena uscito in italiano. Da noi, un esempio eclatante di questa prosternazione della politica ad Israele è dato da una parlamentare che per tutta la durata del suo mandato, pagato dal popolo italiano, non ha fatto altro che curare gli interessi dello Stato di Israele. E come se ciò non fosse abbastanza probante, terminato il mandato, questa Signora se ne è andata in Israele, assumendone la cittadinanza e con il rischio per noi di vedercela in Italia come ambasciatrice di Israele, magari percependo pure un vitalizio dalla Repubblica italiana.

Quanta al ruolo della stampa, tutta schiacciata su Israele, merita di essere ricordato l’episodio per il quale Gianni Vattimo è continuamente additato come “antisemita”: avendo notato il pressoché totale schiacciamento della stampa su Israele, il filosofo torinese ebbe a dire che a questo riguardo gli sembravano verosimili le pagine dei “Protocolli” che già un secolo fa denunciavano il totale controllo della stampa da parte dell’ebraismo. Apriti cielo! Da allora Vattimo è sempre accompagnato da una cattiva fama, che i media alimentano costantemente. Altra sua battuta fu sulle brigate internazionali, come nella guerra di Spagna, ma questa volta per andare a combattere in Palestina. Qui l’obiezione sarebbe che queste brigate, se mai, le si dovrebbero fare in Italia, per conquistare una vera libertà e indipendenza, ad incominciare dalle menzogne del giornalismo nostrano.

Queste nostre considerazione a margine del testo de “l’Unità”, per mano di Rondolino, si giustificano per il fatto che non avrebbe nessun senso prestare attenzione a un commento e a interpretazioni dello stesso Rondolino ad un convegno al quale non ha partecipato, ma che si è visto comodamente a casa dal video di Libera-tv: lo stesso può fare chiunque andando su Libera-tv! All’albergo di Piazza di Porta Maggiore Rondolino proprio non ci ha messo piede e si è scritto l’articolo standosene a casa o al giornale: un grande giornalismo di inchiesta sul campo! I temi del convegno non sono per nulla nuovi per chi segue questi eventi, o meglio si sono date notizie vere e aggiornate sul conflitto in corso, che invano si possono sentire da Rondolino, magari trasformato in giornalista di guerra, quella vera in Siria, ma che compaiono in riviste specialistiche, come Limes, ripresa da Maurizio Blondet... Ciò che vi era di nuovo, inedito, è stata proprio la presenza di un parlamentare Cinque Stelle: esattamente ciò che rode a Rondolino! Chissà che non vadano prossimamente al governo! L’intervento di Luca Frusone direi è stato abbastanza ampio e sulle generali: riconoscimento della Palestina, ipocrisia occidentale... Niente di particolarmente sconvolgente, se non per Rondolino.

Ma io, fossi in Luca, uno scherzo a Rondolino lo farei, uno scherzo da fargli venire l’itterizia. Organizzerei una bella presentazione alla Camera sul libro di Alan Hart, contro il quale esiste un divieto mediatico di fare qualsiasi recensione: non si deve sapere che il libro esiste in modo che a nessuno venga la tentazione di leggerlo. E non leggendolo si può tranquillamente continuare a ripetere le scempiaggine di un Rondolino, che dimostra di non sapere come lo Stato di Israele è sorto e su quali fondamenti di legittimità si regga ovvero quanto grande è il suo deficit di legittimità democratica, occultato proprio da un giornalismo come quello di Rondolino. È stata impedita, per richiesta della comunità ebraico-sionista-israeliana una presentazione presso l’ANPI, ma non li si è potuto fare presso la Fiera del Libro, che ha emesso una sorta di suo Comunicato (a fronte di quello dell’ANPI) per dire che il libro non ha niente di “razzista” e lo si può tranquillamente leggere e discutere.

Luca Frusone
Fossi io al posto di Luca, inviterei proprio Rondolino a dibattere sul libro, che dovrebbe prima necessariamente leggersi: tutte le sue trite banalità propagandistiche sullo Stato di Israele cadrebbero come castelli di carte e qualsiasi modesto conoscitore della questione palestinese avrebbe facile gioco con lui... il cui sorriso televisivo lascia tutte le sere perplessi quanti lo osservano e lo ascoltano da questa parte dello schermo. Peccato che la televisione non sia interattiva... o almeno non ancora! Probabilmente, molti si asterrebbero dal mostrarsi sullo schermo.

martedì 15 dicembre 2015

31. Letture: Robert FISK: Il martirio di una nazione. Il Libano in guerra, il Saggiatore, 2010.

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Avendolo letto, era il libro che ricercavo negli scaffali della mia biblioteca, per rileggerlo insieme a “Cronache Orientali”, dello stesso Autore, come avevamo annunciato. La terza edizione inglese è del 2001, sulla quale è stata condotta nel 2010 una traduzione italiana per un volume di 850 pagine. La guerra del Libano è da noi ricordata, indirettamente, per uno dei suoi riflessi: l’attentato alla sinagoga ebraica in Roma, dove perse la vita un bambino. Naturalmente, è un fatto in sé esecrabile e in nessun modo giustificabile. Ma la sua condanna e periodica rivendicazione assume i caratteri strumentali della propaganda se ogni volta non si ricordano anche le cause di quel fatto tragico, che non nasce dal nulla, ma dal “martirio di una nazione” che proprio nel 1982 conobbe l’orrore di Sabra e Shatila, dove persero la vita molti bambini insieme con le loro madri, uomini, vecchi... fu un “genocidio”, la cui cronaca andremo pietosamente rileggendo dalle pagine del cronista di guerra Robert Fisk, che nel corso della sua attività professionale ha percorso in lungo e largo i luoghi che descrive e di cui parla, insieme alle persone che abitarono e morirono.

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mercoledì 9 dicembre 2015

Teodoro Klitsche de la Grange: Recensione a: Kelsen, “Cos’è la giustizia? Lezioni americane”.

Kelsen “Che cos’è la giustizia? Lezioni americane” Quodlibet. Macerata 2015, pp. 234, euro 18,00

Tenuto conto che le opere “maggiori” di Kelsen sono state tutte tradotte da decenni, è ancora in corso la traduzione di quelle poco conosciute o mai tradotte in italiano, tra le quali quelle raccolte in questo libro.

Il volume curato da L. Passerini Glazel e Paolo de Lucia consta di tre scritti di Kelsen: i dattiloscritti rinvenuti a Berkeley, titolati dai curatori Elementi di teoria pura del diritto; la trascrizione delle registrazioni audio della lezione “Che cos’è la giustizia”; e della lezione “Politica, etica, diritto e religione” (sempre tenute a Berkeley).

Mentre le prime due lezioni (i dattiloscritti) sono un’esposizione sintetica delle ben note – e più diffusamente esposte altrove – tesi fondamentali della reine rechtslehre, le altre due hanno caratteristiche meno comuni nell’opera del giurista austriaco. La lezione sulla giustizia inizia citando la celebre domanda di Pilato a Cristo “Che cos’è la verità”: il procuratore romano non “si aspettava una risposta a questa domanda, e Gesù non diede alcuna risposta ad essa, perché rendere testimonianza alla verità non era l’aspetto essenziale della sua missione di Re e di Messia. Egli era nato per rendere testimonianza della giustizia, della giustizia che deve essere realizzata nel Regno di Dio … Così, dietro la domanda di Pilato: «Che cos’è la verità?» sorge, dal sangue di Cristo, un’altra ben più importante domanda, l’eterna domanda dell’umanità «Che cos’è la Giustizia?» (v. p. 107). Kelsen avverte che “La giustizia (justice) è principalmente una possibile (ma non necessaria) qualità di un ordinamento sociale (social order) che regoli le relazioni reciproche tra gli uomini” e che questa “è felicità sociale, è quella felicità che viene garantita da un ordinamento sociale”. E non può essere intesa in senso individualistico “E’ infatti inevitabile in questo caso che la felicità di un individuo entri, prima o poi, direttamente in conflitto con la felicità di un altro individuo” (cioè il problema del conflitto interindividuale d’interessi, della pluralità di pretese a un bene, esposto da Carnelutti). Per cui “Non v’è alcun ordinamento sociale che sia in grado di risolvere questo problema in modo soddisfacente, ossia in un modo giusto, tale da garantire la felicità di entrambi”. Per cui alla fine il problema è quali interessi umani – in un dato ordinamento – sono meritevoli di essere soddisfatti? A questo punto si pone il problema della gerarchia di valori, alcuni dei quali vanno soddisfatti preferibilmente – e a scapito – degli altri. E’ inutile riportare quale importanza abbia assunto nel pensiero del XX secolo il problema dei valori (Weber, Schöler, Schmitt). Resta il fatto che le “tavole dei valori” di ciascun ordinamento sono differenti, ed ancor più le valutazioni (individuali come collettive) su quali di essi vadano maggiormente tutelati. Il neo-positivismo ha stimolato tanti dibattiti, in particolare sulla qualificazione “formale” della democrazia come insieme di procedure che salvaguardino libertà di voto, pluralismo, regola della maggioranza. Definizione che presuppone sia il relativismo dei valori sia la possibilità giuridica di cambiarli radicalmente, rispettando le “forme”. Anche se l’affermazione della liberaldemocrazia nel XX secolo ha indotto la prevalenza della teoria neopositivista del diritto, in realtà il giuspositivismo delle norme di Kelsen è stato, da alcuni (influenti) epigoni, convertito in un giuspositivismo dei valori, la cui valutazione e “bilanciamento” è preferibilmente attribuito alle Corti costituzionali (tanto moltiplicatesi nel pianeta).

Con ciò il problema torna al principio: è sempre l’autorità – che non ha nulla di normativo – a determinare la “scelta” dei valori da privilegiare. Anche se con le forme di un processo di parti. Ma se queste scelte non ottengono il consenso (anch’esso non normativo) il problema della giustizia si ripropone. E con ciò quello della legittimità e, in ultima analisi, dell’efficacia dell’ordinamento.

Teodoro Klitsche de la Grange

venerdì 4 dicembre 2015

30. Letture: W. E. Binkley: I partiti politici americani, Nistri-Lischi, 1961.

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Il libro non è recente, del 1961, ed deve essere stato comprato da me parecchi anni fa in ragione del prezzo (Vol. di pp. 604 - Lire 3000), ridotto al 50 %, e soprattutto del tema “i partiti politici americani” che già da allora mi proponevo come argomento di studio, che adesso mi ritorna attuale in virtù della legge elettorale italiana, finalizzata a un modello americano, dove si spartiscono tutto il potere due partiti l’uno omogeneo all’altro, se non perfetta fotocopia, eliminando ogni altra voce e soprattutto relegando la gran massa dei cittadini, obbligati ad accettare il sistema o a subirlo. Tutto quello che viene dall’America, dagli Stati Uniti, è “moderno”, deve essere preso come modello... Sento tutto il peso della colonizzazione politica, militare, economica, culturale, religiosa iniziata nel 1945 con un ceto politico (“cambio di regime”) già da allora caratterizzatosi per “cupidigia di servilismo”, come fu allora detto autorevolmente.

Il libro è preceduto da una dotta prefazione che però mi riesce poco utile. Invece andando direttamente al testo, che nella sua prima edizione è del 1943, leggo con interesse, subito in esordio: 
«Anche ai primi colonizzatori l’America apparve essenzialmente come un continente da sfruttare. Più di tutti gli altri fattori sommati insieme. Fu proprio questa prospettiva ad alimentare la migrazione che ne popolò il territorio. Coloro che si erano acquistati il passaggio fino in America impegnandosi in cambio a parecchi anni di servitù, divenivano insofferenti vedendo di colpo la possibilità di vivere bene senza poterla subito afferrare. I contadini che fuggivano dall’Europa dove vestigia feudali assicuravano ancora saldamente la proprietà della terra ai pochi privilegiati, sciamavano qui per soddisfare l’antica fame di terra. Qui l’uomo comune poteva camminare fiero sulla terra che era sua, così come soltanto nobiluomini e nobildonne facevano nella sua patria d’origine...» (p. 13).
È un esordio che probabilmente dice molto di più di quanto il suo autore immaginasse, suo malgrado. Infatti egli così prosegue nell’interpretazione di un dato oggettivo da lui stesso descritto ed enunciato: 
«...Qui si verificava un nuovo fenomeno destinato, attraverso i dovuti sviluppi, a determinare uno dei miracoli della storia, trasformando l’uomo comune in fattore dinamico di una società politica» (p. 13).
Il “miracolo” può essere interpretato come una delle più grandi nefandezze della storia a noi conosciuta, associato com’è al genocidio del nativi d’America, al furto delle loro terre, alla distruzione della loro civiltà e memoria. Purtroppo, questa “fame” di terra, di sfruttamento è rimasto nel DNA di quella “società politica” e si è rivolto a tutto il mondo, anzi a tutto il globo terrestre che per effetto dello smodato “sfruttamento” rischia nel breve periodo il disastro climatico globale con seri pericoli di estinzione dell’umanità o di larga parte di essa.

Quanto poi alla “nuova società” mi stupirei io stesso a guardarmi nello specchio come un anacronistico difensore e apologeta degli ordini nobiliari ed ecclesiastici pre-rivoluzione francese, che ritorneremo a studiare con apposite schede di lettura. Ma ad occhio e croce non si può negare che il possesso di terra da parte dell’ordine nobiliare ed ecclesiastico era non proprio gratis, ma legato a una funzione sociale che era nell’un caso il servizio della guerra e la difesa della patria, o se si preferisce dalla stessa terra, e nell’altro caso nel servizio spirituale e nella cura delle anime. Almeno all’inizio. Poi le cose cambiarono e subentrò il dominio della borghesia, progressivo quanto si vuole - secondo la narrazione marxiana -, ma dove le condizioni dei contadini peggiorarono, essendo loro stessi “sfruttati” al pari e più della terra che dovevano lavorare. E fu sotto la sferza del padrone “borghese” che i contadini d’Europa presero la via dell’America, non solo per “sfruttare” la terra di cui si impadronivano, ma anche per uccidere i suoi abitanti originare che con quella terra avevano un ben diverso rapporto, non di sfruttamento, ma di uso comune e in armonia con la natura da cui traevano sostentamento. Fuggirono quei contadini d’Europa per ritrovarsi “assassini” in America: una bella carriera!

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mercoledì 2 dicembre 2015

29. Letture: Hohn J. MEARSHEIMER e Stephen M. WALT: La Israel Lobby e la politica estera americana, Mondadori, 2007.

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Non è è una “scheda di lettura” ma di “rilettura” e non è neppure una “recensione”, come abbiamo già molte volte spiegato. Il primo ricordo di questo libro, uscito nell’edizione inglese nel 2007, e nello stesso anno tradotto tempestivamente in italiano, è legato al giudizio stroncatorio di un noto giornalista italiano, ebreo, il quale in una corrispondenza televisiva dall’America diceva che questo libro era già stato “demolito” da non so quali critici americani. Non avendo ancora letto il libro, ma avendone solo sentito parlare, la cosa mi impressionò. Quando poi uscì la traduzione italiana, annunciata per un determinato giorno, ricordo di averla acquistata proprio quel giorno in una Libreria Feltrinelli ed averne iniziato la lettura il giorno stesso, contrariamente alle mie cattive abitudini di leggere un libro anche molto dopo averlo acquistato. Malgrado il Giudizio dell’Illustre Giornalista ho subito rilevato che vi era poco da demolire e ho potuto rilevare il seguito fino ad oggi che quel giornalista era lui stesso parte integrante di quella stessa Lobby di cui si parla nel libro, che se mai riceve da Alan Hart (vedi scheda) una critica di insufficienza nel senso che non fa capire pienamente agli americani cosa sia il sionismo. Pertanto, il libro - tradotto in tutte le lingue - andrà integrato con altri libri, di cui redigeremo apposite schede di lettura, che si integrano perfettamente l’uno con l’altro, trattando diversi aspetti di uno stesso quadro generale, giacché per davvero - come scrive Atzmon - il sionismo è un fenomeno “globale”, non qualcosa di limitato a una occupazione coloniale di insediamento nella Palestina storica, dove ancora continua la “pulizia etnica” del popolo palestinese.

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martedì 1 dicembre 2015

“La macchina del Caos”, a Bologna, il 12 dicembre 2015.

Terzo incontro del ciclo denominato "La macchina del caos" per la critica del Nuovo Ordine Mondiale:
https://byebyeunclesam.wordpress.com/2015/12/01/la-macchina-del-caos-per-unitalia-sovrana-e-neutrale/

Evento FB:
Con preghiera di diffusione
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Sabato 12 dicembre, ore 16
presso Centro Sociale Giorgio Costa
Via Azzo Gardino 48, Bologna
nell'ambito del ciclo denominato "La macchina del caos" per la critica del Nuovo Ordine Mondiale, si svolgerà l'incontro
"Per un’Italia sovrana e neutrale. Le prospettive del movimento per l’uscita dell’Italia dalla NATO".
Con l'intervento di Vincenzo Brandi, portavoce del Comitato No guerra No NATO.

A cura di
http://www.controinformazione.info/, in collaborazione con http://www.faremondo.org/ e https://byebyeunclesam.wordpress.com/

La macchina del caos lavora senza sosta creando i “fatti” secondo i propri principi e facendo, a suo modo, anche la nostra storia.
Per definizione, il suo operare non può riconoscere limiti e confini visto che, come è stato ammesso da fonte interna autorevolissima, “the american homeland is the planet”.
Sebbene in queste ultime settimane venga effettivamente contrastata sul teatro siriano dall'intervento della Russia di Putin, essa mantiene nel suo ventre oscuro copiose riserve velenifere e notevoli capacità metamorfiche che la rendono comunque temibilissima e nemica irredimibile di qualunque popolazione.
Lo si vede, forse meglio che in passato, proprio in Europa, dove per l'affondamento di qualsiasi speranza di “risveglio politico globale” si serve senza scrupolo, fra le altre, dell'arma di distruzione chiamata “accoglienza dei migranti”.
In questa situazione l'Italia, che rimane a livello planetario uno dei massimi terreni di sperimentazione per la macchina del caos, potrebbe senza paradosso rivelarsi uno degli avamposti strategici decisivi nel quale, in un futuro nemmeno troppo lontano, si giocheranno le sorti dei processi di affrancamento dal doppio giogo dell'Unione Europea e della NATO.