sabato 15 maggio 2010

Tecniche intimidatorie: la delazione presso il superiore. – Epifonemi del terrorismo ideologico

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IL MONDO PENSATO ALLA ROVESCIA
Paradigmi di «Informazione Corretta»
4.

Arroganza e intimidazione mediante ricorso ad un superiore gerarchico o a terzi in posizione di predominio.

Evidentemente si tratta di una diversa conformazione morale, connaturata ad una diversa cultura stratificatesi in gruppi di persone fino a diventare una loro peculiare natura. Non mi è facile enucleare un dato costante del mio monitoraggio e che mi lascia sconcertato. Provo ad esprimermi con un esempio effettivamente sperimentato. Alcuni operai che dovevano montare un mobilio che avevo acquistato diedero prova di evidente negligenza. Me ne lamentai direttamente con loro stessi, ma non pensai affatto di dannegiarli presso il loro datore di lavoro in modo da fargli perdere magari il lavoro. Ebbene è ciò che i “Corretti Informatori” tentano costantemente di fare. Non sono capaci di formulare nessuna critica razionale. Non sanno fare altro che propaganda e sono del tutto inetti all’argomentazione critica e razionale. Così nell’esempio che segue:
«Sull'UNITA' di oggi, 15/05/2010, a pag. 30-31, Umberto De Giovannangeli scrive uno dei peggiori articoli della sua carriera di cronista, con il titolo "La guerra sporca di Gaza. L'ordine era sparare a tutto ciò che si muoveva". Un titolo già indicativo della falsità di tutto l'articolo. Accanto al titolo, un'immagine che più taroccata non potrebbe essere, "un bambino palestinese inginocchiato con la bandiera palestinese", come recita la didascalia. In posa per il fotografo, come aggiungiamo noi, e come direbbe qualunque persona che abbia un minimo di competenza su quanto avviene negli studi fotografici di Beirut. Udg sostiene che Israele abbia utilizzato il fosforo durante la guerra di Gaza, lanciandolo contro la popolazione civile, mentre lo sanno anche i sassi che il fosforo è stato utilizzato unicamente quale forma di illuminazione dal cielo prima di effettuare i bombardamenti. La sola fonte utilizzata da Udg è la screditata Ong "Breaking the silence", specializzata nel diffonfere accuse anonime sul comportamento dei soldati di Israele. Tutto l'articolo si basa su presunte testimonianze, nessuna delle quali verificabile. Ma Udg le prende tutte per buone e ci va a nozze, descrivendo Tzahal come se fosse l'esercito nazista. Tutto questo sul quotidiano che ha il Partito Democratico come riferimento. Crediamo sia giunta l'ora di chiedere conto non tanto all'UNITA', ma al Pd, che dica chiaramente se condivide questo articolo disgustoso, che mira unicamente a lanciare fango su di un esercito, il quale semmai andrebbe portato come esempio di moralità anche in una situazione di guerra. Per esempio, siamo stufi di sentire di pronunciare il nome di Piero Fassino accanto alla qualifica di "amico degli ebrei e di Israele". Se conta qualcosa nel Pd, e crediamo conti, visto che il suo nome viene citato quale prossimo candidato del centrosinistra a sindaco di Torino, che dica apertamente se condivide quanto diffonde l'UNITA', che se non ricordiamo male, è stato il quotidiano del partito comunista nel quale Fassino ha sempre militato. In caso contrario, riteniamo indispensabile che l'aggettivo "democratico" venga sostituito con "comunista" e magari dopo anche "italiano", quale era la sigla del Pci, che ricordiamo come uno dei partiti che hanno maggiormente contribuito a diffondere ostilità e odio contro lo Stato ebraico. Ecco un gentile omaggio di IC alla redazione dell'UNITA', una piccola serie di fotografie ad uso "commozione del lettore", che ben si accompagnano agli articoli che pubblica»
dimostrano di non avere nulla da poter oppore alle evidenze implacabili che vengono alla luce ogni giorno. Un gruppo di genetisti, che impiegano risorse proprie, da null’altro animati che da spirito di verità, tirano fuori con ricerche scientificamente incontestate e incontestabili gli orrori non solo dell’operazione “Piombo Fuso”, ma anche della sperimentazione di nuove armi letali già fatte in precenti guerre. I dati scientifici sarebbero “bufale” o addirittura una versione moderna della “accusa del sangue”, come se in Gaza nel dicembre 2008 fossero stati scaricati mazzi di fiore sulla testa degli internati nel lager. La contaminazione ambientale, che in Iraq ha già prodotto mutazioni genetiche, è tale che sarebbe di per sé necessario sottarsi al blocco. Come a dire che quelli che non sono morti immediatamente durante “Piombo Fuso” sono destinati a morire in una maggiore diluizione del tempo ma in conseguenza delle ferite riportate o dei veleni respirati. Il discorso è qui eminentemente tecnico ed occorre rinviare al sito ufficiale dove sono pubblicati i risultati: www.newweapons.org. In un precedente articolo il giornalista Umberto De Giovannangeli ne aveva divulgato i dati. Proseguendo la sua inchiesta lo stesso giornalista raccoglie le testimonianze di soldati israeliani che hanno avuto problemi di coscienza come conseguenza degli orrori perpetrati. Ebbene? Per far tacere la voce del giornalista, risultata inefficace la pressione sul direttore delle testata, secondo un loro metodo abituale, si passa al partito di riferimento: se il Pd è davvero “amico” di Israele, deve mettere il bavaglio al giornalista. Non è che ci si preoccupa minimamente di smentire i dati in quanto falsi, ma si punta invece a mettere il bavaglio mediante ricorso a chi conta: la proprietà del giornale, il partito di riferimento, il politico di grido, ecc. Appunto, questo è il loro modo di fare, la loro cultura, la loro “superiore moralità”. Per fortuna che noi non siamo loro: ci vergogneremmo di una condotta così ignobile si trattasse financo dei nostri più acerrimi nemici.

Post Scriptum - Ho raccolto il consueto invito dei “Corretti Informatori” a scrivere al Direttore, inviando il link di questo post con il seguente testo, scorretto secondo gli Eletti Criteri: «Una mia difesa, non la prima, di Umberto De Giovannangeli insieme con l’incoraggiamento a continuare in una preziosa opera di informazione ad esclusivo vantaggio della Verità...».

venerdì 14 maggio 2010

Nuove da uno siti che vogliono imbavagliare: Notizie dalla Terra Santa. – Come i coloni uccidono un giovane arabo nelle strade dell’apartheid.

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Sito di raccolta → webnostrum

Mentre nella Commissione parlamentare
Nirenstein prosegue la farsa di una “indagine parlamentare sull’antisemitismo” il sito "Notizie dalla Terra Santa” ci informa di ciò che succede da quelle parti, cioè in Terra Santa (ma si deve dire “Israele”, se no questa discrezionalità linguistica costituisce pure essa stessa già una gravissima forma di “antisemitismo”: non possiamo più manco parlare! I Gatti insegnano! E i parlamentari plaudono!). Succede quotidianamente e così frequentemente da costituire una normale quotidianità, di cui ci vogliono togliere conoscenza e comprensione. Gli Onorevoli parlamentari pretendono di far credere agli italiani che sia “antisemitismo” dire la verità ed informare i cittadini sulla verità. Dopo l’ultima riforma elettorale che concede a poche persone il privilegio di formare liste chiuse da sottoporre al voto inerte degli elettori (prendere o lasciare, garantendo in ogni caso il risultato da altri prefissato), gli eletti non hanno in pratica nessun rapporto con i cittadini italiani: rispondono alle lobbies che hanno determinato la loro messa in lista. Fatti come questo spiegano come possono aversi commissioni di parte che svolgolo indagini di parte senza il minimo contraddittorio da parte degli inquisiti. Almeno la Santa Inquisizione sentiva il bisogno di far parlare le sue vittime. La moderna e non santa Inquisizione, extraparlamentare, ma più sovrana di quella parlamentare, questo “onore” non lo vuole concedere.

CIVIUM LIBERTAS

* * *

Notizie dalla Terra Santa
bollettino indipendente di www.TerraSantaLibera.org
14 maggio 2010



ULTIMA ORA:

RAGAZZO PALESTINESE DI 16 ANNI UCCISO DA COLONI EBRAICI ALLA PERIFERIA DI RAMALLAH

Palestinian Youth Shot Dead East of Ramallah
vedi originale in lingua inglese

Press Release 14 maggio 2010 - ore 03.20

Popular Struggle Coordination Committee

traduzione e adattamento di TerraSantaLibera.org

Testimoni riferiscono che coloni giudeo-sionisti di uno degli insediamenti illegali che circondano Ramallah (in teoria capitale dell'Autorità Palestinese) avevano bloccato, come spesso accade, l'accesso alla Route 60, principale arteria stradale che mette in comunicazione, teoricamente, Ramallah con gli altri villaggi palestinesi del West Bank (ma anche gli insediamenti coloniali ebraici, che insieme all'esercito d'occupazione di Tel Aviv controllano tutta la rete stradale).


Sempre testimoni riferiscono che, dopo aver bloccato le auto con targa palestinese che transitavano nell'area, tra i "settlers" e alcuni giovani arabi locali sono sorti tafferugli, con lancio di pietre all'indirizzo dell'illegale posto di blocco armato imposto dai coloni sionisti.


Per risposta questi ultimi hanno obbligato tutti gli occupanti delle auto, ferme al posto di blocco abusivo, di uscire e tornare verso il villaggio da cui provenivano, iniziando a sparare all'impazzata e creando un fuggi-fuggi generale.


La maggior parte di essi, come il giovane ucciso, Aysar al Zaben, 16 anni, contadino di Mazra'a al Sharqia, erano pendolari che dovevano raggiungere il loro posto di lavoro. I genitori e i familiari, non vedendolo rientrare, pensavano che egli fosse stato fermato dalla Polizia israeliana (che invece di bloccare i coloni armati di fucili automatici, pistole e mitra, fermano solo e sempre i palestinesi con varie scuse: chi non ha visto non può credere...).


In serata, dopo un giro di perlustrazione, dopo che i coloni avevano rimosso il loro abusivo posto di blocco, il corpo di Aysar al Zaben è stato ritrovato riverso a faccia in giù con un proiettile conficcato nella parte posteriore della testa.


Incursioni da parte di coloni sionisti nelle terre coltivate palestinesi, con l'intento di incendiarne i raccolti e le piante, posti di blocco estemporanei ed illegali, aggressioni ad auto e lavoratori pendolari, devastazioni di luoghi di culto e di case arabe, sempre con copertura armata e da parte delle forze d'occupazione sioniste di Tel Aviv, sono all'ordine del giorno nella Palestina occupata.


Un pensiero alla famiglia del giovane Aysar ed una preghiera per la sua giovane anima, ma anche una considerazione: la stampa accreditata non menziona quest'ennesimo crimine commesso ai danni della popolazione assediata di Palestina, mentre osiamo solo immaginare il putiferio che avrebbero scatenato i vari giornalisti asserviti se ad essere ucciso fosse stato un giovane "israeliano".


E ci chiediamo anche: come sarebbe possibile (a fronte dei recenti, e ancora in corso, attacchi alla nostra libertà di cronaca e informazione) avere tali informazioni in lingua italiana, se venissero meno, perchè oscurati, siti web come il nostro, come InfoPal.it, come Effedieffe.com, come Andreacarancini.blogspot, Zatar, e pochi altri?


la presente informazione di cronaca è dovuta alla nostra collaborazione

con il Popular Struggle Coordination Committee

vedi originale in lingua inglese


lunedì 10 maggio 2010

Testi di studio: 42. Rashid Khalidi: «Identità palestinese. La costruzione di una moderna coscienza nazionale» (2003). (Testi di studio)

Homepage
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Vers. 1.0/29.4.10

Ho già detto che queste non sono recensioni in senso proprio ma note in corso di lettura su libri che suscitano in vario modo il mio interesse. È la volta di un libro non recente e di cui mi sono accorto dai cataloghi di una delle biblioteche da me frequentate. Si tratta di un’opera di Rashid Khalidi da non confondere con Walid Khalidi, di cui ci siamo già occupati e che è autore di un repertorio di fondamentale importanza: All That Remains. The Palestinian Villages Occupied and Depopulated by Israel in 1948. Invece, Rashid centra un problema fondamentale che sempre ricorre nella propaganda israeliana e sionista: l’identità palestinese e la sua esistenza come popolo e nazione. Il discorso che faremo sarà lungo e richiederà non poche sedute al computer, dove adesso stiamo scrivendo direttamente online. Qui fornisco alcune anticipazioni ancora prima di procedere nella lettura sequenziale del libro in tutte le sue pagine, cosa che questo libro a differenza di altri certamente merita.

Monitorando la propaganda sionista ci si imbatte con frequenza in un luogo comune, del quale in altra occasione faremo una silloge. Si dice che quando iniziò l’insediamento coloniale sionista, nel 1882, con successive ondate immigratorie, che ricostruiremo con pazienza, la terra che loro signori andavano ad occupare – per comando divino – era “senza un popolo”: praticamente disabitata. Naturalmente, è del tutto falso, ma non ci soffermiamo su questo aspetto facile da documentare.Il pensiero razzista sionista va oltre. Ragionano nel modo che segue. I palestinesi erano sotto dominio ottomano e mai hanno avuto entità statuale: se per questo, meno ancora l’avevano su terra altrui i coloni che sbarcavano in Palestina, espropriando e massacrando gli “indigeni”. Insomma, l’idea qui sottesa è quella delle popolazioni primitive e selvaggie su cui e di cui si può fare ogni cosa senza dover rendere conto a nessuno: né agli uomini né a dio (che si invoca come un dio di parte, istigatore di furti, omicidi, saccheggi, strupri, massacri, genocidi).

Abbiamo poco tempo per questa prima seduta e ci preme giungere rapidamente ad alcuni concetti iniziali da approfondire in corso di lettura. Intanto, non si ha diritto di rubare ai poveri, per così dire, con la motivazione che non sanno difendersi. Il delitto è ancora più ignobile. In pratica, nella seconda metà dell’Ottocento, quando iniziò il processo coloniale si pensavo di poter imitare la “gloriosa” epopea della frontiera americana che portò ad un genocidio per il quale non è mai stato istituito un Tribunale per crimini contro l’umanità: la più “antica” democrazia del mondo poggia su questi fondamenti: genocidio, tratta dei negri, schiavitù, Hiroshima, Nagasaki, Israele. In una polemica online un avversario ha riconosciuto l’analogia con gli indiani d’America dicendo che i palestinesi sono altrettanto stupidi e selvaggi. Dunque, razzismo nella sua forma più grave, cioè non come mero pregiudizio, ma come prassi concreta discriminatoria e omicida.

Devo qui richiamare brevemente il pensiero politico-giuridico di Carl Schmitt, non a caso denigrato e attaccato in questi ultimi anni, in Israele e in Francia. Egli spiega che dalla contrapposizione amico-nemico sorge l’identità politica in una complessa gamma di interdipendenze dove sarebbe fuorviante il nesso cronologico causale. In pratica, sono proprio i sionisti con i loro attacchi, le usurpazioni, le pulizie etniche, i massacri e genocidi, le Sabra e Shatila e i loro “Piombi”, con le loro menzogne sistematiche, ecc., a produrre sempre più quel senso di identità politica e di aggregazione politica di cui prima i palestinesi, nell’ambito di una più vasta unità ottomana o araba potevano non aver bisogno. I popoli nascono e scompaioni nel tempo: di eterni non ne esistono. E non è certo eterno il popolo ebraico che dalle steppe della Russia o da altri angoli delle terra si è lanciato in un’avventura coloniale anacronistica sulla base di un’ideologia pseudoreligiosa.

Dunque, anche fossero stati i palestinesi una “moltitudine” non ancora organizzata in entità statale, non per questo si può avanzare il diritto a privarli del loro villaggi, delle loro case, delle loro vite, della loro dignità di uomini. Anzi, il fare ciò è ancora più grave e chiama in causa direttamente la nostra coscienza di uomini della nostra epoca sotto i cui occhi si svolgono gli eventi coperti da una stampa quanto mai ignobile e bugiarda, sostanzialmente dipendente dai governi che si sono resi responsabili dei crimini. Ma è anche vero che la violenza cieca produce una sempre più viva e ferma reazione della coscienza che acquista identità e consistenza politica. Appunto, dall’aver eletto qualcuno come proprio nemico da sterminare, cioè il palestinese, cioè la vittima aggredita e molestata in casa sua, gli si offre quella identità di cui non avrebbe avuto altrimenti bisogno. Ed è un’identità che si trasmette alla propria progenie e passa da generazione in generazione di “sopravvissuti” al processo scientifico di scomposizione di una comunità da “popolo” in “moltitudine”. Questa distinzione hobbesiana fra popolo, cioè un’entità organicamente politica con una vasta gamma di istituzioni, in una “moltitudine” di gente dispersa in campi profughi o in giro per il mondo è assolutamente trasparente nella politica israeliana e corrisponde ad un vero e proprio genocidio, più profondo ed efficace rispetto ai meri massacri alla Sabra e Shatila o a Piombo Fuso.

Approfondiremo questi concetti che abbiamo qui appena abbozzati. Aggiungo ancora che il “caso” palestinese non è senza riflessi e conseguenze sulla nostra consapevolezza di popoli europei, la cui identità politica subisce un processo di decostruzione e distruzione a partire dalla disfatta bellica del 1945. La strategia in Medio Oriente ha come suo chiaro modello l’Europa di Yalta e di Norimberga. In altri termini, il movimento di resistenza e di liberazione del popolo palestinese e della causa araba coinvolge direttamente l’indipendenza e la liberazione dell’Europa, ridotta a deposito di munizioni e di atomiche americane. Se l’Italia è popolata da rampe di lancio per testate atomiche, è però anche un corrispondente obiettivo da parte di coloro verso i quali le rampe vengono puntate. Nella follia sionista si legge talvolta che saremmo sotto il tiro delle 200 testate atomiche israeliane. Sarebbe ora di chiederne lo smantellamento, invece di preoccuparsi dei falsi armanenti di Saddam ieri e di Ahmadinejad oggi.

(segue)

mercoledì 5 maggio 2010

Atti parlamentari: Indagine Nirensten sull’antisemitismo. – Resoconti stenografici e critica dei lavori parlamentari da parte della società civile.

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Pubblichiamo qui di seguito, per i nostri tipi e con il nostro editing, i resoconti stenografici del «Comitato di indagine sull’antisemitismo» che si liberamente scaricare dal sito della Camera dei deputati. Ne facciamo qui uno studio analitico al quale può partecipare ogni Lettore, inviando commenti pertinenti che devono avere i requisiti di pubblicabilità. Eventuali notizie riservate possono essere inviate all’indirizzo della rivista. Le nostre critiche alle risultanze delle Indagini vengono sviluppate su uno o più post. Scopo di questa nostra edizione è non una semplice documentazione, che può essere attinta direttamente dai citati siti della Camera, ma uno studio critico di lavori che già a prima vista denotano una incredibile superficialità e atterriscono per il disprezzo che dimostrano per pacifici cittadini, i quali avrebbero la sola grave, gravissima colpa di voler pensare liberamente con la propria testa. In quanto “Comitato europeo per la difesa della libertà di pensiero” – minacciata da ripetuti tentativi per introdurre anche in Italia una legislazione liberticida – andiamo ripetendo che la “libertà di pensiero” dei cittadini, di tutti i cittadino ad incominciare dall’Ultimo di essi, una libertà di pensiero perciò ben distinta dalla libertà della carta stampata di regime, con la quale viene spesso confusa, è il vero, solido fondamento di ogni autentica democrazia. Dove non si può criticare il proprio governo, quando si ritiene di doverlo fare, perchè ha demeritato la fiducia del popolo, non vi è più libertà, ma solo tirannia mescolata alla menzogna quotidiana ed alla corruzione del linguaggio.

CIVIUM LIBERTAS


* * *

CAMERA DEI DEPUTATI
XVI Legislatura
Fonte

Commissioni Riunite
I: Affari costituzionali, della presidenza del consiglio ed interni (1)
III: Affari esteri e comunitari

RESOCONTO STENOGRAFICO

1.
Indagine conoscitiva

SEDUTA DI MERCOLEDÍ 27 GENNAIO 2010
Presidenza del Presidente Fiamma Nirenstein



PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
FIAMMA NlRENSTEIN

La seduta comincia alle 8,30.

1.

Sulla pubblicità dei lavori.
Indice.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l’attivazione di impianti a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

2.

Sulla audizione del Ministro degli affari esteri,
Franco Frattini.
Indice.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’antisemitismo, l’audizione del Ministro degli affari esteri, Franco Frattini. Onorevoli colleghi, con l’odierna audizione del Ministro Frattini ha inizio un lavoro molto particolare, con il quale la Camera dei deputati dimostra il suo interesse prioritario
[Ogni passante di piazza Montecitorio è in grado di assicurare che le “priorità” dei cittadini sono ben altre. È invece una priorità dell’on. Nirenstein e altri parlamentari corrispondere agli interessi politici dello Stato di Israele e dei suoi problemi di immagine pubblica, specialmente dopo il rapporto del giudice sudafricano Richard Goldstone, peraltro qualificantesi egli stesso come “ebreo” e “sionista”. Un antisemita anche lui? No, per lui è stato escogitata la formula propagandistica dell’«ebreo che odia se stesso». In ultimo, vi si aggungono sempre più numerosi, in America e in Europa, i critici ed oppositori “ebrei” di Elie Wiesel, che in Montecitorio ha appena tenuto banco e scuola!]
nei confronti del tema dell’antisemitismo e ciò avviene nella Giornata della Memoria della Shoah. Ha inizio, oggi, l’indagine conoscitiva sull’antisemitismo deliberata dalle Commissioni affari costituzionali e affari esteri.
[Questo abbinamento delle due commissioni fa riflettere. Un politico di lungo corso e di grande esperienza come l’on. Andreotti ha coniato il motto secondo cui a sospettare si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Per adesso, teniamo per noi i nostri sospetti che peraltro trovano piena conferma nel tenore del discorsi. Qualcuno dei partecipanti ai lavori ha perfino parlato di «politica per conto terzi» (v. n. ...).]
Saluto e ringrazio per la loro presenza i presidenti Donato Bruno e Stefano Stefani che hanno sostenuto autorevolmente la deliberazione di questa indagine. Nel ringraziare, altresì, per la sua consueta disponibilità il Ministro Frattini, desidero brevemente dire qualcosa di personale. lo sono una figlia dell’Olocausto. La mia famiglia, sia per parte materna sia per parte paterna, è stata in gran parte sterminata nell’Olocausto, nell’Europa dell’Est e a Firenze. Essendo nata dopo la Seconda guerra mondiale, io sono cresciuta nella certezza che mai più si sarebbe presentata una situazione, né ideologica né di rapporti di forza, tale da creare nuovamente nei confronti degli ebrei una situazione di tensione, di pregiudizio e persino, in certi casi, di odio. Così non è stato. Nel corso della mia vicenda umana e professionale, ho visto, invece, crescere l’antisemitismo nel nostro Paese e in Europa in misura tale per cui proprio ieri l’Agenzia ebraica, da Gerusalemme, ha fatto sapere che nei primi tre mesi del 2009 ci sono stati più episodi di antisemitismo di quanti ve ne siano stati in tutto l’anno precedente. Si tratta di episodi pesantissimi, che in gran parte riguardano l’esistenza stessa dello Stato di Israele, inteso come ebreo collettivo, e riguardano anche la negazione della Shoah. La negazione della Shoah e insieme l’aggressione allo Stato ebraico vanno assai spesso a braccetto con gli episodi di vandalismo, di aggressione personale, di ferimento e persino di uccisione di ebrei nel mondo occidentale. Questo mi turba molto, come credo turbi tutti noi. Con la nostra Commissione di indagine vogliamo andare alla radice di tali questioni, capire il perché si verificano certi episodi e vedere, a livello nazionale e internazionale, quanto influisce la continua predicazione di odio che proviene da alcuni Paesi sovrani e che di continuo auspica la distruzione dello Stato di Israele. Mi fermo qui per motivi evidenti e perché tutti desideriamo ascoltare, nella nostra prima audizione, il Ministro Frattini.Prima, però, prego i presidenti Bruno e Stefani di rivolgere un indirizzo di saluto.

3.

Saluto dell’on. Donato Bruno
Indice.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Saluto il Ministro Frattini, il presidente Stefani, la collega Nirenstein, presidente del Comitato di indagine sull'antisemitismo, e tutti i presenti.

Sono particolarmente lieto che la prima seduta del Comitato di indagine si svolga oggi, nel Giorno della Memoria. Lo svolgimento di questa indagine conoscitiva fa onore alla Camera dei deputati, perché è il segno della volontà del Parlamento di approfondire un tema, quello dell’antisemitismo, che rimane, purtroppo, di inquietante attualità.
[Di inquietante, purtroppo, vi è solo la volontà attuale di fare un uso strumentale di un evento di oltre 65 anni fa del quale assai pochi cittadini italiani possono dire di avere un ricordo diretto. Di esso dobbiamo accettare per legge ciò che altri ne dicono. Nella sola Germania stimiamo – in assensa di dati pubblici e ufficiali – che circa 200.000 persone siano state penalmente perseguite per mere opinioni su un passato storico che sola la libera ricerca storica, archivistica e documentale può restituirci in termini scientificamente plausibili.]

Aver costituito un Comitato di indagine
con lo scopo di indagare a fondo i caratteri
nuovi di tale fenomeno e il grado di
consapevolezza dell'opinione pubblica, dei
mezzi di informazione e del sistema educativo,
rappresenta una sfida e un impegno.
Ma rappresenta, in qualche modo,
anche l'adempimento di un « dovere di
memoria ».
Il dovere della memoria è innanzitutto
un impegno nel presente, come disposizione
a leggere la realtà e ad affrontare i
problemi attuali portando sempre con sé
la consapevolezza dell'abisso in cui l'Europa
è precipitata con la Shoah.
Quando oggi discutiamo di xenofobia,
di razzismo, di discriminazione basata
sulla razza, sul sesso, sulla lingua, sulla
religione, sulle opinioni politiche, sulle
condizioni personali e sociali, quando affrontiamo
nel nostro lavoro parlamentare
e politico la questione dei mezzi più efficaci
per sradicare ma soprattutto per
prevenire questi fenomeni, abbiamo bisogno
di avere sempre davanti a noi con
limpidezza i fatti della storia, perché la
memoria del passato ci dà profondità di
analisi, dà respiro e spessore alle nostre
idee, nutre di responsabilità il nostro
modo di parlare e di agire.
Il dovere della memoria è anche un
impegno verso il futuro, perché chiama in
causa la volontà e la capacità di infondere
costantemente nelle nuove generazioni -
attraverso la famiglia, la scuola, l'università
- anticorpi adeguati per manteneresana la società, per fare in modo che non
si riproducano le condizioni che hanno
reso possibile quell'abisso.
Ma nell'adempiere al dovere di memoria
noi dobbiamo volgerci anche verso il
passato, verso ciascuna delle persone assassinate
nei campi di sterminio.
Nella lettera di un deportato, oramai
certo della propria sorte, è scritto « io
muoio, ma vivrò ». In questa frase c'è il
coraggio, la forza, ma soprattutto la fiducia
di chi, davanti alla propria morte, non
si sente « finito » e non dispera sul domani.
Il nostro pensiero va oggi a queste persone,
ad una fiducia che non può essere
tradita dall'oblio e dall'indifferenza. Una
fiducia che deve essere onorata in modo
autentico, vigile, consapevole.
Con questo spirito rivolgo al Comitato
di indagine i miei auguri di buon lavoro.PRESIDENTE. Saluto anche i miei colleghi
che compongono insieme a me l'ufficio
di presidenza di questo Comitato, gli
onorevoli Volpi e Ferrari.

4.
Saluto dell’On. Stefano StefaniSTEFANO STEF ANI, Presidente della
III Commissione. Credo che il modo migliore
per iniziare q uesto indirizzo di
saluto sia formulare i migliori auguri di
buon lavoro al Comitato d'indagine sull'antisemitismo,
che oggi avvia la sua attività
per iniziativa congiunta delle Commissioni
affari costituzionali e affari
esteri.
Mi unisco, a nome della Commissione
affari esteri, al plauso per la scelta simbolica
di tenere la prima audizione dell'indagine
conoscitiva in coincidenza con il
Giorno della Memoria della Shoah, nello
storico anniversario della liberazione di
Auschwitz.
Sono certo che il Ministro degli affari
esteri, Franco Frattini, che ha preso più
volte coraggiose posizioni nella lotta all'antisemitismo,
rinnoverà il fermo impegno
del Governo sul tema e saprà dare
importanti indicazioni di lavoro al Comitato.
La lezione che viene sottolineata dalla
ricorrenza odierna è che il dovere della
memoria impone una vigilanza ferrea perché
l'umanità non conosca più le aberranti
forme cui può condurre l'odio razziale.Sottolineo, infine, come l'istituzione del
Comitato d'indagine, la cui presidenza è
stata affidata, giustamente, alla collega
Nirenstein - che l'ha voluto fortemente, e
le ragioni si possono intuire dalla sua
introduzione - rientri nella più ampia
cornice della Coalizione interparlamentare
contro l'antisemitismo.
In questo spirito, con la nostra riunione
sentiamo di partecipare sul piano europeo
alle celebrazioni che stanno avendo luogo
al Bundestag, con il discorso del Presidente
dello Stato d'Israele, Shimon Peres,
e ci prepariamo ad ascoltare nell' A ula di
Montecitorio il Premio Nobel per la pace
Elie Wiesel.
5. Antecedenti interparlamentariPRESIDENTE. Grazie, presidente. La
Coalizione interparlamentare contro l'antisemitismo,
che lei ha ricordato, è stata
creata - insieme a decine di Parlamenti,
era presente anche il Ministro Frattini, in
quell'occasione, a Londra - nell'ambito di
una impressionante manifestazione che ha
appunto ispirato il nostro lavoro nel Parlamento
italiano.
Con grande piacere do, quindi, la parola
al Ministero degli affari esteri, Franco
Frattini, per la prima audizione del nostro
Comitato, nel Giorno della Memoria.
6. Intervento di Franco FrattiniFRANCO FRATTINI, Ministro degli affari
esteri. Cari colleghi, ringrazio i presidenti
per questa occasione che mi offrono
di esprimermi all'inizio dell'indagine conoscitiva
e ringrazio Fiamma Nirenstein
per averla fortemente voluta e promossa.
Certamente non è la prima volta che mi
occupo di antisemitismo e che ripeto,
come già in molte sedi internazionali,
quello di cui sono profondamente convinto.
Ogni manifestazione antisemita è un
delitto gravissimo nei confronti dei diritti
fondamentali delle persone.
Noi abbiamo molto spesso parlato del
valore fondante della Carta europea dei
diritti fondamentali, dell'Europa culla del
diritto e dei diritti. Ieri mi sono trovato,
nell'assemblea parlamentare del Consiglio
d'Europa, a parlare ancora una volta nell'assemblea
plenaria, dinanzi ai colleghi
membri dei Parlamenti degli oltre quaranta
Paesi del Consiglio d'Europa. Ebbenebene,
tra i temi che non ho potuto dimenticare,
parlando di violazione dei diritti
fondamentali, c'è proprio quello dell'antisemitismo.
Lo dico perché già da
Vice presidente della Commissione europea
promossi, in sede di Agenzia europea per
i diritti fondamentali, un'indagine importante
per conoscere dati ed elementi come
quelli che l'onorevole Nirenstein richiamava
all'inizio del suo intervento. Questi
elementi ci hanno sempre più confermato
nella preoccupazione.
Oggi abbiamo elementi e dati, che io
considero attendibili, che riguardano anche
il nostro Paese. Noi abbiamo sempre
pensato che l'antisemitismo tocchi sì Paesi
europei, ma fortunatamente non il nostro.
Ecco, nello studio pubblicato lo scorso
anno proprio dal Centro di Documentazione
Ebraica Contemporanea (CDEC) a
Milano, mi ha colpito un dato: quando si
afferma che sostanzialmente il 56 per
cento degli italiani non nutrono sentimenti
antisemiti, si afferma contemporaneamente
che il 44 per cento degli italiani
hanno mostrato e mostrano, nella serie di
quesiti posti, atteggiamenti in qualche
modo ostili agli ebrei. Sono forme di
ostilità che raggiungono, nel 12 per cento
dei casi, veri e propri sentimenti antisemiti.
Credo che questi dati siano estremamente
preoccupanti. Non dobbiamo guardare
all'88 per cento che non manifesta,
ma al 12 per cento degli italiani che
manifesta sentimenti antisemiti. Questo è
un risultato indicativo, evidentemente, ma
dimostra che un nuovo antisemitismo si
fonda su radici più sottili e più pericolose
dell'antisemitismo classico, quello fondato
sui libri che hanno inneggiato all'odio
contro gli ebrei. Questo nuovo antisemitismo
strisciante si fonda sulla assuefazione,
sulla noncuranza, sul voltare la faccia
dall'altra parte, sul dire « tanto lo sappiamo
tutti che gli ebrei controllano la
politica, i mezzi di informazione, la finanza
» . Queste frasi nascondono il nuovo
antisemitismo e sono frasi, purtroppo, che
sono condivise da una percentuale anche
dei nostri concittadini.
Per queste ragioni, credo che la base di
tutto sia una ancora più approfonditaconoscenza e comprensione di questo fenomeno.
Dobbiamo capire con che cosa
abbiamo a che fare; dobbiamo sostanzialmente
lavorare per meglio conoscere la
tragedia e per evitare che la tragedia possa
essere mai pensata, non attuata - credo
che questo non sarà mai, nella storia del
mondo - in nessuna parte del mondo.
Questi pensieri sono stati recentemente
ripetuti in una solenne occasione - da
cristiano lo voglio ricordare - proprio dal
Santo Padre, nella recente visita alla sinagoga
di Roma. La conoscenza e la
presenza di una memoria di questa tragedia
è la prima delle condizioni affinché
tutto questo non si ripeta mai più.
Credo, quindi, che si debba individuare
- come è stato fatto in passato, in grandi
occasioni internazionali - in questa sorta
di assuefazione civile il nuovo antisemitismo.
Questo è il momento pericoloso sul
quale dobbiamo meditare, riflettere e, soprattutto,
vigilare. Dobbiamo vigilare perché
abbiamo oggi ancora forme di antigiudaismo
e di antisemitismo dirette. Ci
sono coloro che scrivono libri per incitare
all'antisemitismo, per parlare della tragedia
dell'Olocausto in termini riduttivi, ma
vi sono anche azioni dirette di movimenti
e frange che l'estremismo di stampo neonazista
in Paesi europei - ma anche del
nord America - continua a portare nelle
piazze. Penso a manifestazioni che inneggiano
alla purezza razziale. Si tratta di
forme dirette di antisemitismo che abbiamo,
purtroppo, ritrovato anche in alcune
piazze di città europee, in alcune
manifestazioni fortunatamente minoritarie,
ma straordinariamente pericolose per
il loro effetto attrattivo.
Parliamo di persone che comunicano
attraverso la rete Internet; persone che si
ritrovano, si riuniscono, usano simboli del
nazismo. A mio avviso, come già dissi in
veste di Vicepresidente della Commissione
europea, questa attenzione ai simboli esibiti
e ostentati in pubblico deve essere
un'azione più forte e coordinata che tutta
l'Europa deve portare avanti.
Non si tratta di censurare, né di colpire
una manifestazione del libero pensiero.
Chi esibisce uniformi e simboli del nazismo
e li sventola come meccanismoattrattivo
verso i più giovani costituisce, a
mio avviso, una minaccia diretta per la
nostra società.
Vi sono, poi, forme indirette e altrettanto
pericolose di antisemitismo. Le
prime sono quelle che passano per il
revisionismo storico.
Ritengo personalmente di una grande
pericolosità alcune ricostruzioni apparentemente
ammantate di serietà scientifica,
che mettono in discussione la veridicità
dell'Olocausto o intendono ridimensionarne
l'impatto - che è stato forse il più
tragico sull'intera storia dell'umanità - e il
trasmettere espressioni che diventano poi
di uso comune per la tolleranza e per la
noncuranza dei più. Tali espressioni, purtroppo,
nascondono una profonda, radicata
percezione di antipatia per gli ebrei.
Queste sono forme ancora più subdole e
ancora più pericolose.
Vi sono, poi, altre forme, che rientrano
in queste categorie, di antisemitismo che
indirettamente penetra nelle società e, ancor
peggio, nel dibattito sulla politica internazionale.
Molte volte ho detto che è legittimo
criticare il Governo di Israele e tutti i
Governi democratici debbono accettare
critiche politiche; ma quando la critica
non è equilibrata, quando diventa incitamento
a considerare lo Stato di Israele
come uno « Stato razzista » (uso parole
virgolettate pronunciate pubblicamente da
Capi di Stato come il Presidente dell'Iran)
o quando in conferenze internazionali -
penso alla Conferenza di Durban - si è
parlato espressamente dello Stato di
Israele come un pericolo alla sicurezza del
Medio Oriente, in quanto Stato razzista
radicato del Medio Oriente, certamente
questo dà una copertura retorica che serve
a dissimulare il pregiudizio antisemita.
L'equilibrio delle critiche è legittimo; lo
squilibrio delle critiche che dissimula l'antisemitismo
non è legittimo, perché porta
alle manifestazioni di piazza che tutti
abbiamo visto, nelle quali le bandiere di
Israele sono bruciate, calpestate, offese
come simbolo di incitamento a un odio
antiebraico che certamente è razzista e
antisemita.casione della quale l'Italia senza esitazioni
ha rifiutato di partecipare a uno
scenario che avrebbe portato a quello a
cui ha effettivamente portato: divisioni,
contrasti, adozione di un testo sinceramente
inaccettabile.
Abbiamo anche assistito, in quella e
altre occasioni, a dichiarazioni negazioniste
pubbliche ed esplicite. Ho già ricordato
quelle del Presidente dell'Iran, ma ho letto
con costernazione sulla stampa di ieri le
dichiarazioni negazioniste, pubblicamente
espresse, di un alto prelato polacco. Sono
certo che nei confronti di questo vescovo
vi sarà, come in passato vi è stata, da parte
della Santa Sede, un'azione molto ferma.
Da cristiano e da cattolico debbo dire che
ascoltare frasi negazioniste da un esponente
della Chiesa cattolica è qualcosa che
mi turba personalmente in modo profondo.
Faccio ancora qualche richiamo al recente
passato. Quello che ho detto sulla
confusione tra le critiche legittime alla
politica israeliana in Medio Oriente e le
dichiarazioni intolleranti antisemite non è
stato soltanto da me e da altri espresso
formalmente o informalmente nel Parlamento
italiano e in altri Parlamenti, ma è
stato raccolto alcuni anni fa nella prima
dichiarazione di Berlino, quando la conferenza
dell'OSCE sull'antisemitismo disse
con grande chiarezza che gli sviluppi internazionali
e le questioni politiche, incluse
quelle in Israele o in Medio Oriente,
mai giustificano dichiarazioni di stampo
antisemita.
Questa è una dichiarazione a cui noi
guardiamo con attenzione perché, a seguito
del mandato che avevo lasciato nel
2008 all'Agenzia europea per i diritti fondamentali
(che funzionalmente dipendeva
da me, fino a quel momento), è stato
pubblicato nel 2009 il rapporto sugli otto
anni 2001-2008 e sullo stato dell'antisemitismo
in Europa. Ebbene, in ogni momento
nel quale le tensioni in Medio
Oriente si accentuano, aumentano gli atti
antisemiti in Europa. Questa affermazione
chiara dell' Agenzia europea ci riporta alla
dichiarazione di Berlino, ossia al collegamento
tra coloro che colgono il momentodi una tensione internazionale sul Medio
Oriente per incitare all'odio antiebreo. Il
collegamento, purtroppo, c'era e c'è.
Per fare seriamente una riflessione occorrono
anzitutto testimonianze visibili e
tangibili sull'impegno dei Governi. Il Governo
del Presidente Berlusconi ha deciso
alcune iniziative, tra cui, in particolare,
quella di un forte sostegno politico in
Europa alle ragioni del rafforzamento
delle relazioni tra Israele e l'Europa: l'upgrading
di cui molto si è parlato, su cui
altri Paesi europei erano, purtroppo, reticenti
e riluttanti e che, invece, è stato
accolto, sulla forte pressione anzitutto italiana
(lo dobbiamo riconoscere, ma lo
riconoscono i nostri amici israeliani). Certamente
oggi quelle relazioni vanno verso
il consolidamento
Abbiamo anche voluto, con azioni simboliche,
mostrare come l'Italia, con i Paesi
che considera stretti amici e partner anzitutto
in Europa, può dare il segno di una
volontà di conoscenza e di condanna per
l'eternità. Non vi sfuggirà che la visita
compiuta dal mio collega Ministro degli
esteri tedesco e da me alla risiera di San
Sabba, l'anno scorso, è stata una prima
assoluta di questo genere. Con il collega
Steinmeier, in occasione del vertice intergovernativo
Italia-Germania che tenemmo
lo scorso anno a Trieste, ci siamo recati
dove era il forno crematorio.
Credo che questo episodio debba rappresentare
l'auspicio che Italia e Germania,
Paesi così strettamente amici, possano
trovare nuove occasioni visibili. Posso anticipare
che, riprendendo un lavoro che
purtroppo si è interrotto con la mia uscita
dalla Commissione europea, ho intenzione
di promuovere azioni della Commissione
stessa per contribuire, finanziandoli, a
viaggi di studio di giovani studenti europei
ai Memoriali che si trovano in Europa
sulla tragedia dell'Olocausto, a cominciare
dal Memoriale di Berlino.
Credo che la Commissione europea, che
finanzia plurime iniziative di studio, di
ricerca, di esame, di viaggi eccetera, non
possa non avere un programma mirato a
promuovere viaggi di studio per gli studenti
dei Paesi europei su questi temi.
L'Italia vuole essere il primo Paese apromuovere, con la Germania, un programma
dedicato alla memoria degli studenti:
coloro che hanno un'età tale per cui
hanno letto questi episodi sui libri di
storia è bene che vedano con i loro occhi,
e non soltanto leggano sui libri, che cosa
è stata la tragedia della Shoah.
Faccio un'ultima considerazione, riprendendo
il tema dell'assuefazione civile.
La parola chiave, in questo caso, è respingere
il relativismo su questo tema. Se ci
lasciamo prendere dall'idea che attraverso
il dialogo, attraverso il confronto, si possa
rinunciare a valori che sono pezzi indissolubili
della nostra identità, compiamo
l'errore di relativizzare questi valori e
questi princìpi. La lotta all'antisemitismo è
un valore assoluto.
Noi vogliamo il dialogo tra israeliani e
palestinesi, vogliamo la pace in Medio
Oriente, vogliamo la riconciliazione tra
Israele e il mondo arabo, ma non può
essere certamente messa in discussione,
come capitolo del dialogo più generale,
un'indulgenza, una relativizzazione, una
assuefazione, una sorta di tolleranza indiretta
verso l'antisemitismo. Sono due
questioni completamente diverse, dunque
non facciamo l'errore di inserire, come
tema di negoziato, qualcosa che non è
negoziabile.
Ho detto molte volte che la sicurezza
di Israele è una delle questioni su cui
non si può negoziare. Il diritto all'esistenza
e il diritto alla sicurezza dello
Stato di Israele in Medio Oriente non è
e non può essere materia di negoziato.
Ugualmente, non può essere materia di
discussione il fatto che la Shoah sia stata
la tragedia più grande di tutta la storia
dell'umanità e che, evidentemente, nessuna
indulgenza a frasi correnti, ad
espressioni, a parole di uso comune può
essere giustificata, neanche per scherzo.
Ricordo qualche infelicissima storia di
personaggi importanti, non italiani, che
affermarono di aver pronunciato solo per
scherzo alcune frasi sugli ebrei. Su queste
cose non si può scherzare mai. Vi
ringrazio.
7. Intervento dell’on. Paolo CorsiniPRESIDENTE. Ringrazio il Ministro
Frattini, che ci ha dato uno spunto di
partenza importante, sia conoscitivo sia
teorico, per avviare il nostro lavoro.
Invito i colleghi a porre eventuali queSItI
o a svolgere osservazioni, tenendo
conto del limitato tempo a disposizione.
PAOLO CORSINI. Innanzitutto intendo
manifestare compiacimento per il fatto
che questa prima audizione avvenga in
una data assolutamente emblematica e
simbolica. Peraltro, sconcerta il dover leggere,
sulle prime pagine dei giornali di
questa mattina, che in Italia vengono distribuite
bustine di zucchero con battute
antisemite. È un dato veramente sconcertante.
Peraltro, voglio manifestare apprezzamento
per l'introduzione del Ministro
Frattini, nella quale trovo spunti, suggestioni
e motivi di approfondimento decisamente
condivisibili. Mi voglio limitare -
temo, forse, anche sulla base di una sorta
di deformazione professionale - soltanto a
tre osservazioni, che vogliono costituire un
contributo nell'ambito di una ricerca che
penso dovrà approdare a un testo conclusivo
largamente, anzi unanimemente, condiviso.
In primo luogo, credo che sarebbe utile
per i lavori del nostro Comitato approfondire
una linea di riflessione che il
Ministro Frattini ha soltanto parzialmente
anticipato, ma non dubito che condividerà
quanto sto per dire. Sarebbe opportuno
procedere a una distinzione categoriale tra
antigiudaismo, antisemitismo e razzismo -
la distinzione tra antigiudaismo e antisemitismo
reputo sia assolutamente fondamentale
- per avvalorare la gravità delle
due dimensioni. Peraltro, credo si possa
onestamente riconoscere che tutti gli antisemiti
sono razzisti, ma non tutti i razzisti
sono antisemiti. Questo è certamente
un problema.
Condivido, inoltre, l'impostazione del
Ministro Frattini quando ingloba nell'ambito
di categorie negative tanto il negazionismo,
cioè la linea che da Faurisson
arriva a Irving e ai loro epigoni, quanto il
revisionismo storiografico, nella sua accezione
specifica (non c'è dubbio che qualsiasi lettura storica è sempre revisionista e
Croce ci ha insegnato che la storia è
sempre storia contemporanea).
Infine, condivido la sottolinea tura sul
relativismo e sul fatto che esistono princìpi
e valori assoluti che non sono negozia bili.
In secondo luogo, certamente è valida
una prospettiva internazionale anche sotto
il profilo delle possibili e auspicabili iniziative
del Parlamento italiano, ma esiste
una specificità del caso italiano nell'ambito
dell'antisemitismo. Credo che di questo
dovremmo essere consapevoli, spingendoci
- pur non essendo un istituto di
ricerca storica, ma un Comitato parlamentare
- a cogliere la prospettiva storica
dell'antisemitismo italiano, che è riconducibile
ad alcune matrici ben riconoscibili.
Alcuni settori della Chiesa cattolica -
voglio essere molto cauto con questa affermazione,
perché parto dagli stessi presupposti
valoriali del Ministro Frattini
quanto alla mia fede cristiana e alla mia
adesione a questo impianto culturale -
tanto nella tradizione ottocentesca e novecentesca
quanto, purtroppo, anche attualmente,
costituiscono un problema.
Cito, poi, il fascismo, la tradizione neopagana
e alcuni settori della cultura radicale.
Questo indica che esiste una specificità
del caso italiano quanto allo sviluppo
di atteggiamenti, stili di vita, costumi,
orientamenti antisemiti.
Infine, credo che dobbiamo porci il
problema del « che fare » rispetto al contrasto
all'antisemitismo. A mio avviso, non
dobbiamo produrre semplicemente una
relazione di tipo accademico e questo non
significa far venir meno il rigore della
ricerca. Noi siamo un soggetto parlamentare
che può svolgere una funzione fondamentale
di orientamento dell'opinione
pubblica.
Penso a un'indagine che definisca una
mappa, le radici del pregiudizio antisemita,
la sua diffusione, i suoi agenti, il
fenomeno del tutto inedito della presenza
in rete dell'antisemitismo, che è una dimensione
del tutto moderna e contemporanea,
ma estremamente grave e preoccupante.
L'indagine, inoltre, dovrà definire quali
sono le iniziative che possiamopromuovere
sul piano della produzione legislativa
e politica; dovrà verificare se è possibile
ipotizzare la redazione di un manifesto del
Parlamento italiano sul tema dell'antisemitismo
che abbia una funzione di orientamento
pedagogico e di civilizzazione culturale
nel nostro Paese.
Infine - mi ha fatto molto piacere che
il ministro abbia toccato questo tema - è
possibile che il Parlamento italiano produca
una legge che finanzi e sostenga le
pregevoli iniziative che gli enti locali promuovono
nel nostro Paese quanto ai viaggi
della memoria e alla perpetuazione della
memoria dell'Olocausto? Parlo dell'Olocausto
non semplicemente come sacrificio,
ma come grande dramma, quello di un
genocidio unico. L'Olocausto, infatti, non è
l'unico genocidio nella storia dell'umanità,
ma certamente è il genocidio unico.
8. Intermezzo del Presidente Nirenstein.PRESIDENTE. Prima di dare la parola
all'onorevole Pia netta, vorrei fare un'osservazione,
senza la quale mi sembra che
tutto ciò che è stato così eminentemente
esposto manchi di un piccolo elemento,
che è invece importante: è la prima volta,
dopo la Seconda guerra mondiale, che il
popolo ebraico è nuovamente di fronte a
una minaccia fattuale e armata di sterminio.
Mi riferisco alla minaccia da parte di
Ahmadinejad, Presidente iraniano, cui peraltro
il ministro ha accennato descrivendone
tutte le aberrazioni. Questo punto
non deve essere dimenticato nel momento
in cui Ahmadinejad, affermando che
Israele è un « albero ammarcito » che
aspetta solo di essere distrutto (e lo ripete
più volte), prepara la bomba atomica e
fornisce ai suoi amici, ossia Hezbollah e
Hamas, armi in grado di produrre un
nuovo sterminio degli ebrei.
Vedremo se è possibile - su questo
sono al lavoro molti avvocati nel mondo -
produrre, in base alla Convenzione contro
il genocidio, un'accusa che abbia una base
legale solida.
9. Intervento dell’on. Enrico PianettaENRICO PIANETTA. Anche io voglio
ringraziare il Ministro Franco Frattini.
Direi che, con la sua audizione, questo
Comitato è partito molto bene, con ungrande inquadramento in merito a un
tema veramente importante.
Ricordo che Elie Wiesel, che ascolteremo
tra pOCO, disse in un'occasione: « Se
Auschwitz non ha guarito il mondo dall'antisemitismo,
che cosa potrà mai guarirlo?
» . Una frase davvero tremenda.
Questo Comitato dovrà contribuire a
compiere questo percorso. Non c'è dubbio
che il quadro politico generale alimenta la
tensione. Quando c'è la negazione della
Shoah, quando c'è la negazione dello Stato
di Israele, quando ci sono manifestazioni
come Durban II, come giustamente il Ministro
ha ricordato, quando ci sono parole
farneticanti di Capi di Stato, indubbiamente
si crea la cultura perché ci possano
essere menti che percepiscono e portano
avanti queste idee.
C'è anche un altro aspetto, altrettanto
importante, che ci deve preoccupare nella
stessa misura: l'antisemitismo quotidiano,
l'antisemitismo delle battute, l'antisemitismo
che indubbiamente riceve alimentazione
dal quadro generale.
Noi dovremo svolgere un'indagine precisa
per cercare di individuare gli aspetti
generali, ma anche le misure da adottare.
Giustamente Paolo Corsini ha detto che
dobbiamo occuparci del « che fare ».
Credo che, come ha concluso il Ministro,
la questione pedagogica, la cultura,
!'informazione siano aspetti fondamentali.
Forse, riprendendo le parole di Elie Wiesel,
Auschwitz non è riuscito a guarire il
mondo dall'antisemitismo perché non è
conosciuto adeguatamente, a livello delle
scuole, tra i giovani. A mio avviso, il nostro
Comitato dovrà forzare molto su questo
aspetto.
Giustamente il Ministro, quando sottolinea
la questione pedagogica, intende affermare
la necessità di creare questa cultura,
questa informazione. Il 12 per cento
(o il 44 per cento) di italiani che esprimono
sentimenti antisemiti deve essere
combattuto attraverso l'informazione sui
grandi misfatti e su ciò che anche lapolitica, ancora oggi, con la negazione
della Shoah e con la negazione di Israele,
alimenta continuamente.
9. Replica del Ministro Frattini e chiusura della Seduta.PRESIDENTE. Do la parola al Ministro
Frattini per la replica.
FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari
esteri. Credo che sia l'onorevole CorSIni
sia l'onorevole Pia netta abbiano
espresso parole molto chiare.
Penso che, nel prossimo sviluppo di
questa Commissione d'indagine, si possa
lavorare davvero - e il Governo è a
disposizione - per procedere sul « che
fare ».
Quali iniziative possono avere, ad
esempio, un miglior coinvolgimento degli
enti locali? Vi sono iniziative non coordinate
che dovrebbero condurre a un
piano pedagogico nazionale sulla memoria
e sulla consapevolezza del dramma della
Shoah, unico nella storia del mondo. Su
questo, ad esempio, oggi potremmo assumere
tutti l'impegno di lavorare concretamente,
ognuno per la propria parte, per
arrivar e a una programmazione di iniziative
concrete.
PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro
Frattini dell'audizione e anche dell'offerta
di aiuto, che sarà certamente sfruttata.
Autorizzo la pubblicazione in allegato
al resoconto stenografico della seduta
odierna del testo integrale dell'intervento
del deputato Raffaele Volpi, che non è
stato possibile pronunciare per l'imminente
inizio delle votazioni in Assemblea
(vedi allegato).
Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 9,15.
10. Allegato dell’intervento integrale dell’on. VolpiTESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO
DEL DEPUTATO RAFFAELE VOLPI
ALLEGATO
RAFFAELE VOLPI. Voglio ringraziare il Ministro Frattini per aver
voluto intervenire ai lavori di apertura del nostro Comitato e di averlo
fatto in una giornata particolarmente significativa.
Gli anticipo già una richiesta di forte collaborazione tra il suo
Ministero e il Comitato d'indagine sull'Antisemitismo della Camera
perché ritengo che oggi come oggi il tema che andiamo ad affrontare
non si può, purtroppo, trattare senza una approfondita ricostruzione
di una pericolosa e sempre presente rete antisemita che coinvolge in
modo significativo molti Paesi.
Devo dire che io stesso mi sono domandato quale potesse essere
il percorso da fare per il nostro Comitato e se già alcune risposte me
le ero date l'intervento del Signor Ministro mi ha confermato, con dati
e valutazioni, che ci aspetta il compito di legare memoria con
attualità.
La memoria come elemento di coscienza che deve sempre di più
diventare collettiva e attualità perché purtroppo dovremo confrontarci
con realtà esistenti che non possono essere considerate marginali.
Ritengo Signori Presidenti, Signor Ministro che ci spetti un compito
che non potrà e non dovrà essere catalogato unicamente fra le azioni
di « attenzione culturale ». Sarebbe un errore, sarebbe una azione
importante ma cieca.
Dovremo lavorare su un'attualità che rivela l'inquietante presenza
dell'antisemitismo oggi qui nel nostro paese, dovremo avere il coraggio
di non coprire con il velo dell'ipocrisia realtà che a volte si
intravedono, anche vicine, ma che spesso sono derubricate come solo
nostalgiche o come deviazioni di alcune subculture giovanili.
Ci sono ancora i « cattivi maestri ». Quelli che ricostruiscono le
teorie dell'odio sfruttando, in Italia come in molti altri Paesi, i
momenti di crisi economica e di valori per ravvivano le facili vulgate
che mai si sono sopite. Quelli che trovano nelle marginalità sociali i
luoghi per dare motivazioni richiamabili alle più bieche teorie e
suggeriscono oscene soluzioni.
La nostra missione non può e non deve essere solo teorica perché
i tempi mutati della tecnologia danno ad antisemiti, revisionisti e
negazionisti gli strumenti del nuovo millennio. La « rete » prima di
tutto. Luogo virtuale dove le cose peggiori diventano realtà. Vecchi e
nuovi simbolismi diventano prima mercato di oggetti e poi veicolatori
di idee sconvolgentemente malsane.
In una rete mondiale che sembra, rispetto all'antisemitismo,
superare le singole origini storiche ed ideologiche per unirsi in un
unico crogiolo di odio.
Questo impegno di conoscenza dovrà trasformarsi per noi, anche
con la sua collaborazione Signor Ministro, in un'azione di denuncia.Il Nostro Paese ha una storia di sofferta e conquistata democrazia
e deve essere tra i primi a dimostrare al suo interno ed alla comunità
internazionale che dice fermamente no all'antisemitismo denunciando
con ferma consapevolezza chi in Italia ed in altri Paesi ancora ne fa
propaganda e credo.


NOTE

(1) Composta da: Bruno Donato (PdL), Santelli Jole (PdL), Zaccaria Roberto (Pd), Lo Moro Doris (Pd), Sbai Souad (PdL), Amici Sesa (Pd), Bernini Bovicelli Anna Maria (PdL), Bertolini Isabella (PdL), Bianconi Maurizio (PdL), Bocchino Italo (PdL), Bordo Michele (Pd), Bressa Gianclaudio (Pd), Calabria Annagrazia (PdL), Calderisi Giuseppe (PdL), Cicchitto Fabrizio (PdL), Cristaldi nicolò (PdL), Dal Lago Manuela (LNP), D’Antona Olga (Pd), De Girolamo Nunzia (PdL), Donadi Massimo (IdV), Dussin Luciano (LNP), Favia David (IdV), Ferrari Pierangelo (Pd), Fontanelli Paolo (Pd), Giachetti Roberto (Pd), Giovannelli Oriano (Pd), La Loggia Enrico (PdL), Laffranco Pietro (PdL), Lanzillotta Linda (Misto), Lorenzin Beatrice (PdL), Mannino Calogero (UdC), Mantini Pierluigi (UdC), Minniti Marco (

(segue)

Paranoia antisemita a Montecitorio

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Sito di raccolta → webnostrum
Pagina in costruzione.

Sto procedendo nella mia lettura di Robert Fisk, Martirio di una nazione, e sono arrivato ad oltre pagina 400. Cosa c’entra? C’entra perché da qui traggo l’immagine per ciò che dirò con riferimento a quanto è accaduto non a Sabra e Shatila o a Gaza durante “Piombo Fuso” ed ancora oggi a blocco perdurante, ma accade oggi a Montecitorio. Il giornalista Fisk che ha un concetto della sua professione ben diverso dalla stragrande maggioranza dei suoi colleghi ha voluto sempre essere sui luoghi di cui parla ed essere testimone oculare degli eventi che accadono. Così, ad esempio, in Shatila era caduto su cumulo di macerie e si era aggrappato – pensava lui – su un sasso sporgente, ma era un gomito umano che sporgeva dai detriti che erano stati ammassati sui corpi per tentare di nascondere il fresco massacro nel nome di Sion, che dico genocidio. Di fronte a tanto orrore non poteva neppure aprire la bocca in segno di sgomento, perché subito le mosche lasciavano i cadaveri per entrare nella bocca di carne viva appena apertasi. E quando al soldato israeliano facevano il nome di Treblinka per spiegargli cosa avevano fatto, questi non reagiva come fanno oggi gli agenti sionistia quando si associa il nome di gaza a quello di Auschwitz. Dicono che è razzismo fare questa associazione perché il loro genocidio è “unico” e imparagonabile, mentre tutti gli altri genocidi si possono mettere insieme: Hiroshima, Nagasaki... Sabra e Shatila!

L’unica cosa che il soldato israeliano sapeva dire e rispondere di fronte all’evidenza di Sabra e Shatila era: “terroristi, terroristi, terroristi”! Il ventre di una donna incinta squarciato? Sarebbe diventato un terrorista! Se si vanno a monitorare – ma a noi che lo facciamo gratuitamente da qualche anno non danno 300.000 euro! – le pagine delle testate sioniste in Italia si trova lo stesso vocabolario. Non ne faccio qui i nomi, l’elenco, ma ognuno può andare facilmente ad individuarle: qui, fresco di giornata, una velina passata per ultimo, dove circa la nozione tanto ricorrente quanto strumentale di “odio” basterebbe far leggere l’ebreo Spinoza a proposito degli “ebrei”, che con il sentimento di “odio” convivono da sempre. Ricorre qui lo stesso ottuso balbettio propagandistico che non si arrende davanti a nessuna corposa evidenza: terroristi, terroristi, terroristi!, un balbettio demente che ha diverse declinazioni: antisemitismo, antisemitismo, antisemitismo; negazionismo, negazionismo, negazionismo; sicurezza, sicurezza, sicurezza; Israele, Israele, Israele; Olocausto, Olocausto, Olocausto.

Se si vanno ad esaminare le prese di posizione, in America e in Europa, che una parte dell’ebraismo – non caduta succube della paranoia del “terroristi terroristi terroristi” – va prendendo (vedi qui), si nota che la parte contrapposta, quella pura e dura, è la parte più associazionista: una piovra associazionistica, il segreto che consente a infime minoranze di avere un’influenza assolutamente sproporzionata al loro numero. Al confronto la P2 era un’associazione del tutto innocente, la mafia diventa un ente morale e la ndrangheta è per davvero un’associazione di uomini d’onore, come rivela l’etimologia del termine: gli “uomini d’onore” – vecchia scuola — non avrebbero mai alzato un dito contro una donna o un bambino. Il massacro di donne, vecchi e bambini è ordinaria cronache delle prodezze di Sion. Non possinamo non penare con raccapriccio alle associazioni ebraiche che vogliono l’estensione degli insediamenti, ossia la costrizione dei palestinesi in tante riserve indiane, che hanno già il loro nome collettivo: Sabra e Shatila, dove riceveranno periodicamente le visite dei giovincelli scapestrati che di tanto in tanto si lasceranno prendere la mano, davanti alla paranoia del “terroristi, terroristi, terroristi”.

La stessa paranoia la troviamo coniugata come “antisemiti, antisemiti, antisemiti” nelle stanze del potere di Montecitorio, dove a poter parlare sono soltato le associazioni ebraiche e gli ebrei o filoebrei presenti in parlamento: ai non ebrei non è neppure concesso l’onore di poter difendere, mentre vengono diffamati e mentre si spartiscono i soldi che servono appunto a finanziare centri di diffamazione e delazione. Si moltiplicherà così all’infinito la paranoia del “terroristi, terroristi, terroristi!”. In Germania, sono ben 200.000 le persone finite nel moderno lager approntati per tutti quelli che vengono additati dalle associazioni e dai centri ebraici. Distribuiti nei gangli del potere, manovrano le leggi e le istituzioni a loro favoro e contro chiunque osi appena la più velata delle critiche. Neppure i preti sono più liberi di fare le loro prediche durante la messa! Manco il papa può aprir bocca senza venir tirato per le orecchie!

La commissione di indagine parlamentare, sponsorizzata dalle stesse associazioni occulte, è un’autentica vergogna che usurpa e viola la sovranità del popolo italiano. Se la dicono e se la cantano. Stanno preparando quella legge che è abortito quando Mastella aveva tentato di farla passare. Se si calcola la stima di un lager “negazionista” di 200.000 persona, dal 1994 al 2010 della sola Germania, e lo si moltiplica in modo proporzionato alla popolazione per ognuno dei paesi dell’Unione Europea, non avremo nuovamente un’Europa popolata di lager, dove gli internati (di destra, di sinistra, di qualsiasi credo ed appartenenza) saranno accomunati da uno stesso marchio: criminali del pensiero!

Non è difficile svelare l’operazione in atto. Si affida ad uno pseudoistituto di ricerca, appositamente finanziato, il compito di redigere periodicamente un elenco di intellettuali ed associazioni, il cui unico torto sarà di essere lievemente critici verso Israele, di avere qualche dubbio sul numero mistico di 6.000.000, di essere semplicemente “antipatici” ad un ebreo, che presenta apposita denuncia di “antipatia”, per venire rubricati in una fattispecie penale creata ad hoc: l’antisemita, di cui è vana fatica cercare una definizione oggettiva. Essa può risultare soltanto o dall’ente preposto e finanziato per erogare simili certificazioni, oppure da un qualsiasi centro rabbinico, o da un qualsiasi intellettuale ebreo accreditato. Non si salvano neppure le istituzioni italiana accredite. Il Teatro della Scala di Milano è stato tirato pure in ballo dal neo istituito Museo della Shoah, che ha voluta far cantare l’Opera di Milano della Scala nei lager di Auschwitz. Di fronte a tanta paranoia a nulla vale spiegare “revisionisticamente” che in Berlino esisteva nel 1943 un teatro di varietà detto pure “La Scala” e che una Lia Origoni alla Scala di Milano non cantò prima del 1946. Queste quisquilie di storici “negazionisti” non incrinano una pericola paranoia che ora occupa Palazzo Montecitorio. La più totale mancanza di scrupoli nel propinarci le più colossali fandonie! Questa è la Lobby che non esiste.

La prima udienza del Comitato di indagine, organizzato da Fiamma Nirenstein, si è svolta il 27 gennaio, in occasione della fatidica data, che ha visto associati i nomi di Elie Wiesel, sulla cui effettiva identità gli storici revisionisti hanno puntato i loro riflettori, ma non si legge ancora nessuna smentita al riguardo: strategia del silenzio in attesa della strategie delle sbarre. Ma ancora Wiesel torna in auge, questa volta contestato da una parte sempre crescente di ebrei che sono divenuti consci dell’orrore di Sabra Shatila, sempre rinnovantesi con nomi canganti, in ultimo Piombo Fuso. Nella stessa giornata gli eccelsi storici ufficiali della Shoah, in fregola per poter dare una “chicca” per l’apertura della mostra, non si erano fatti scrupolo di tentare di gettare fango sulla massima istituzione lirica del paese, la Scala di Milano, inventandosi di sana pianta che una sua sua “rappresentante” (Lia Origoni, novantenne ancora lucida e vivente) sarebbe stata in Auschwitz, nel 1943, per allietare con il suo canto guardie e carcerati! Piccolo trascurabile particolare, che nella testa di Pezzetti – non sa neppure tradurre i documenti dal tedesco (“Schulung” per “cultura” anziche “addestramento militare”) – proprio non vuole entrare, e cioè che nel 1943 Lia Origoni (che peraltro aveva respinto un invito galante di Goebbels, proprio in solidarietà verso gli ebrei che venivano allora perseguitati in Germania) alla Scala di Milano proprio non cantava, ammesso che avesse commesso un delitto imputabile per aver cantato in tournéé non ad Auschwitz, ma a Katowize, a trenta chilometri dal Lager, dove lei dichiara di non essere mai stata, per lavoro).

In questa prima udienza, caratterizzata dalla relazione del ministro Frattini, – infatti la commissione di indagine è signicativamente unificata: esteri e affari costituzionali –, dove compare la tiritera maniacale della sicurezza di Israele. Di Frattini, non ancora ministro, non potrò mai dimenticare la villania televisiva, il rabbuffo, con cui ad una giornalista, che aveva spontaneamente detto “resistenti” per indicare chi in Iraq ancora oggi si oppone all’invasione illegale e criminale Usa, dicendo che si doveva dire “terroristi” e non “resistenti”, o in altro modo. Solo: terroristi, terroristi, terroristi! Del vuoto discorso di Frattini, vuoto come sempre e come vuoto è l’uomo in sè, mi ha sorpreso la sua professione di fede cristiana e cattolica. Per la verità, absit iniura a verbo, io ero convinto che Frattini fosse “cittadino italiano di religione ebraica”. Si è sempre ignorante e se ne scoprono di nuove: non bisogna essere prigionieri dei propri pregiudizi. La cultura è costante superamento dei propri pregiudizi.

La commistione fra gli affari costituzionali e gli affari esteri si spiega abbastanza facilmenti. Si sta facendo il tentativo di equiparare l’antisionismo con l’antisemitismo e di aggirare l’articolo 21 della costituzione per poter limitare e censurare la libertà di manifestazione del pensiero. Se ognuno di noi, anche al bar, dove si trova l’orecchio del giaguaro, dovesse dire la benché minima cosa che enti preposto, come lo pseudo istituto di ricerca, dovessero rubrica come “antisemitismo”, immediatamente la segnalazione diventerebbe “delazione’ e scatterebbero le procedure previste per ogni “notizia criminis” in regime di obbligatorietà dell’azione penale. Quando dico che il “negazionismo” non è una dottrina filosofica o storica, ma una costruzione polemica e giudiziaria-poliziesca indico sempre tre distinte fasi: diffamazione (reato a mezzo stampa o in regime di pubblicità con la presenza di almeno due persone), denigrazione (vilipendio della persona, a prescindere dalla pubblicità o meno della denigrazione), delazione (ossia, la segnalazione che si trasmette all’autorità inquirente). Poiché il termine “negazionista” è entrato nell’uso corrente, io ogni volta avverto gli ignari di questo implicito significato. Chi ne avverte il pericolo, o non vuole partecipare all’operazione, sa che deve dire “storico revisionista” e mai “negazionista”, che è un vero e proprio insulto, un’infamia, un’offesa non solo alla persona, ma alla stessa propria intelligenza.

Nelle altre due sedute di lavoro (del 25 febbraio e del 15 aprile) si è tentato di fare il lavoro sporco che è da fare per poter giungere alla stessa legislazione della Germania, dove è già virtualmente in funzione un moderno lager con 200.000 internati, appunto “criminali del pensiero”, come ad esempio un onesto padre di famiglia, con due figli a carico, che si è visto infliggere nove mesi di carcere senza condizionale, per la gravissima colpa di aver passato a qualcuno un libro di un certo Rudolf, già nel Lager con più pesante pena per la sola colpa di averlo scritto quel libro. Il buffo è che il padre di famiglia – pare, dico sempre prudentemente pare, mi sembra, perché non è facile avere e controllare le notizie – aveva pure detto al giudice che lui di quel libro non condivide il contenuto, ma che però ritiene che debba essere riconosciuto ad ognuno il diritto della libertà di pensiero. Il giudice lo ha però condannato. Del resto, non ci si deve sorprendere. Questo è il diritto positivo. Se la legge positiva tedesca avesse sancito che quel padre di famiglia, con due figli a carico, non era un padre “uomo”, ma una “donna” padre, a nulla sarebbe servito che il “reo” desse pubblica e concreta prova della sua virilità: si sarebbe buscata qualche condanna supplementare per atti osceni in luogo pubblico, ma per il giudice – giurista positivo tenuto ad applicare la legge – egli sarebbe rimasto sempre una “donna”.

Nelle sedute di lavoro, anzi di “studio” – come pretende la presidente Nirenstein – ricorrono alcuni nomi di persone, mentre le testate – fra cui “Civium Libertas” – si possono leggere solo nell’articolo di un giornalista di settore, tal Dimitri Buffa, che sempre si occupa di queste cose, ed appartiene alla categorie del “terroristi, terroristi, terroristi”. Fra questi nomi cito qui soltanto quello di Robert Faurisson, indicato come il Negazionista per antonomasia. Come per i reati associativi di mafia, che stanno mandando in galera tante persone innocenti, rei di aver preso magari soltanto un caffe con un “pregiudicato”, basta venire associati a Faurisson per diventare automaticamente un “negazionista”. Ebbene, voglio soffermarmi un momento per dire cosa per me questo nome evoca. Premetto e ripeto alla noia e ad abundantiam che io professionalmente sono un “filosofo del diritto” (IUS 20), per atto pubblico ministeriale, e non per deliberazione di un’associazione che riunisce cultori della materia e che ha carattere privato e discutibile vita democratica. Assolutamente non mi occupo per mestiere di campi di concentramento, camere a gas, deportazioni, barattoli di Kyklon B, paralumi fatti con pelle umana, saponette fatte di grasso umano, statistiche carcerarie e simili. Non è questo il mio mestiere. Ma il nome Faurisson è per me evocativo di una fatto sconcertante, che dovrei sempre maggiormente approfondire senza mai riuscire il tempo per tutte quelle cose che si vorrebbero studiare ed approfondire.

Di Faurisson io so che era un signore che sempre veniva denunciato dalle associazioni ebraiche francesi. L’anziano signore, spesso malmentato e vittima di angherie e attentati di ogni genere, vinceva ogni volta le cause davanti al giudice dove era stato chiamato a comparire. Forse qualche volta il giudice lo elogiava perfino per la dottrina che dimostrava di possedere in merito ai fatti contestati. Ebbene, cosa è successo? Visto che le leggi non consentivano di punirlo, ne hanno fabbricato una nuova ad personam. In pratica, dico in pratica perché sto semplificando senza alterare la verità, hanno fatto una legge per la quale basta chiamarsi Robert Faurisson per essere senz’altro condannati. Questa è la barbarie nel quale l’associazionismo ebraico ha precipato tutto il sistema giuridico europeo. Potrei citare altri casi analoghi dove non si salvano neppure le formule chimiche! Il reato è un reato a prescindere, un reato ad personam. Avverto io stesso circa le possibili mie imprecisioni in una condizione dove ciò che uno vorrebbe sapere è accuratamente taciuto e nascosto dal sistema mediatico e dai canali dell’informazione e della formazione ufficiali.

Di Katyn so qualcosa per aver visto una fiction, apparsa a tarda ora in televisione. Beneficio di inventario a parte, quale il senso di ciò che è associabile al nome Katyn? Devo controllare presso esperti della materia se il nome Katyn compare negli atti del processo di Norimberga. Ma poniamo che sia così e se non fosse così il fatto resta perfettamente esemplificativo. La legislazione liberticida che è già in vigore in Germania, Francia e altri paesi, parte dal presupposto che tutto ciò che è stato statuito al processo di Norimberga è un dato giuridico di base per altra legislazione in materia. Ebbene, nel caso di Katyn è ormai ufficialmente accertato dalla autorità ciò che prima sapevano e dicevano solo gli storici “revisionisti”, bollati come “negazionisti”, e cioè che ha commettere lo sterminio di Katyn non furono i tedeschi, ma gli stessi russi che poi addossarono la colpa ai tedeschi. Ebbene, se ancora oggi la verità pretesa dai russi – giudici essi stessi al tribunale di Norimberga – continua ad essere verità ufficiale per i giudici francesi, tedesci... per il presidente Fiamma Nirenstein, noi viviamo in quel regno delle tenebre di cui parla Hobbes e che io – più giovane di anni – paventavo già in una breve nota del 1986, in una rivista da me allora cofondata.

Ancora un ricordo associato al nome Faurisson. Questo intrepido signore francese propose a tutta la corporazione degli storici francesi il seguente seguito: spiegate come sia stato tecnicamente possibile lo sterminio mediante camere a gas. Noi che non siamo della materia potremmo anche pensare, a lume di buon senso, che se sterminio vi fu poco importa che fosse stato compiuto mediante camere a gas o altri mezzi. Ma cosa risposero gli storici ufficiali francesi? Lo sterminio è stato tecnicamente possisibe perché vi è stato! In pratico, lo sterminio è un principio di fede, fondativo di una nuova religione, e non più un fatto storico che può e deve essere indagato con gli ordinari metodi storici, metodi che ovviamente gli storici ufficiali dicono essere stati seguiti e che sono esattamente i loro metodi. Per il profano l’obiezione è facile: la differenza fra storici ufficiali e storici revisionisti, condannati come “negazionisti”, è data dalle sbarre della prigione. Gli storici ufficiali stanno in libertà ad di quà delle sbarre, i revisionisti, rinominati “negazionisti” stanno dietro le sbarre. Non è una distinzione scientifica, ma una distinzione giudiziare. È invece una distinzione scientifica e filosofica quella data dall’ebreo Noam Chomsky, che distingue due tipi di intellettuali: quelli legati al potere che stanno al quà delle sbarre, e quelle per i quali principio cardine è la conoscenza e la verità. Non hanno necessariamente nulla a che fare con il potere ed ordinariamente stanno dietro le sbarre.

La strategia della signora Nirenstein – messa in parlamento credo o da Fino o da Cicchitto o da entrambi, sulla base della legge elettorale che sappiamo e dove non si è “eletti”, ma si è semplicemente “nominati” da chi forma le liste – prevede una preparazione dell’opinione pubblica alla pastetta che tentano – ci riusciranno? – di far passare in parlamento. Sono così apparse notizie pubblicitarie e amplificative, certamente non critiche, sui lavori. Indichiamo la rassegna stampa ultrasionista “Informazione Corretta”, il foglio collegato “L’opinione di Arturo Diaconale”, il blog della stessa Fiamma Nirenstein – che sarà per legge l’unico blog autorizzato ad esistere sul web italiano, accanto a quelli indicati come “amici”, in primis “Informazione Corretta”, che appare in effetti sui link segnalati dalla nostra Fiammetta –, il mensile Shalom e in ultimo il Fatto quotidiano che prepara il terreno ai 300.000 euro di compenso per il nominato istituto di ricerca –. Non è per nulla difficile l’individuazione della campagna di stampa fiancheggiatrice dell’operazione parlamentare. A questo punto dobbiamo soffermarci su un altro nome, presente agli atti parlamentari: quello di Gianni Vattimo.

(segue)

martedì 4 maggio 2010

L’avevo immaginato: un finanziamento pubblico per servizi di parte!


Leggendo gli atti parlamentari (“Indagine conoscitiva sull’antisemitismo”: vedi post precedenti) mi era subito saltato agli occhi il dilettantismo e la superficialità di certi cosiddetti ricercatori, per un verso. Poi mi ha sconcertato il riconoscere senza ombra di dubbio gli stessi identici moduli della propaganda e del “pregiudizio” israeliano e sionista, da me monitorati. Avevo subito pensato ad un ente di comodo, che però non avevo mai sentito nominare prima o di cui non mi ero dato la pena di interessarmi. La notizia che allego è un’«ultimora» che ho ricevuto per posta, con preghiera di ulteriore diffusione. Cosa che faccio senz’altro. Non ho però il tempo per un’analisi critica delle “prestazioni” di servizio che il qui menzionato istituto ha dimostrato di svolgere nel caso di specie: una parzialità a tutto campo che potrò smascherare se verrà accolta la mia richiesta di essere audito in parlamento, fatta direttamente a Fiamma Nirenstein sul suo blog, che guarda caso non rischia nessuna censura da parte di nessuno. E ve ne sarebbero i motivi, se si applicassero gli stessi criteri che vengono usati verso altri che non hanno un seggio in parlamento o nei luoghi che contano. Il denaro pubblico è qui impiegato a fini di sfacciatamente di parte. Ma anche se non ho il tempo di dare ora un mio più articolato commento, sono certo che capiranno a vista quanti hanno seguito i post precedenti e la vicenda in corso dell’Indagine conoscitiva, dove in sostanza un tizio, con una sigla di un fantomatico istituto di ricerca, tratta con supponenza tanti onesti cittadini, che pagano le tasse e sono incensurati, senza neppure concedere loro il minimo diritto di replica e contradditorio! E questo succede in parlamento! Alla faccia!

CIVIUM LIBERTAS

(Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea)

Presentata da Alessandro Ruben, fornisce un contributo annuo di 300 mila euro

da Shalom.it - Aprile 2010

http://www.shalom.it/index.php?option=com_content&task=view&id=885&Itemid=9

Dopo un rapido esame e conseguente approvazione presso la commissione cultura della camera, lo scorso ottobre il senato ha approvato - convertendolo in legge con il nome di ‘legge ruben’ - il decreto legislativo 1733 "concessione di un contributo in favore della fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea, organizzazione non lucrativa di utilità sociale". con l’approvazione di questo decreto – presentato su iniziativa del deputato del Pdl alessandro ruben (primo firmatario) e dai deputati, fiano, bertolini, boniver, carlucci, di biagio, fallica, fontana, lainati, levi, nirenstein, Pagano, Picchi, rossomando, sbai e tocci – viene riconosciuto al cdec un finanziamento annuo di 300 mila euro al fine di sostenerne le attività. tale importante finanziamento è stato assegnato, in uno spirito bipartisan dall’intero Parlamento, riconoscendo al cdec un valore culturale, educativo e di ricerca storico-documetaristica di alta rilevanza sociale.

“Sono particolarmente soddisfatto – ha dichiarato a shalom ruben – per due ragioni: in primo luogo perché la mia proposta ha raccolto il consenso unanime di tutto il Parlamento che ha compreso che la lotta all’antisemitismo e al negazionismo passa attraverso un’opera quotidiana di documentazione e di formazione culturale, opera svolta meritoriamente dal Cdec. In secondo luogo perché, pur nella difficile situazione di finanza pubblica, è stato trovato nelle pieghe del bilancio statale questo rilevante finanziamento e di questo va dato pubblico riconoscimento e un ringraziamento al Governo nella sua interezza”.

Un successo tanto più significativo tenuto presente che la legge non è neanche stata discussa in aula, ma approvata in sede di commissione legislativa e di ciò ne ha sicuramente merito anche il presidente della camera fini che ha fortemente contribuito a creare un favorevole contesto per l'iter di approvazione della proposta di legge. il cdec è stato fondato nel 1955, in occasione del decimo anniversario della liberazione dalla federazione giovanile ebraica d'italia, ed ha per scopo «la ricerca e l'archiviazione di documenti di ogni tipo riguardanti le persecuzioni antisemite in italia e il contributo ebraico alla resistenza » e il contrasto ad ogni forma di razzismo e di antisemitismo. il cdec inoltre promuove la divulgazione delle conoscenze acquisite, collabora con enti similari in italia e all'estero, promuove e conduce programmi di formazione per insegnanti, studenti e cittadini. frutto del grande lavoro condotto negli anni sono alcuni prodotti di memorialistica, che sono ormai dei capisaldi della nostra cultura.

«Il libro della memoria» di liliana Picciotto che, tra l'altro nell'edizione del 2001, contiene anche la prefazione dell'allora ministro degli esteri Gianfranco fini. in questo testo è stata ricostruita, con un'opera straordinaria, la storia individuale degli oltre 8 mila ebrei italiani, oggetto della persecuzione. alcuni anni dopo, è uscito il volume, in qualche modo altra faccia della medaglia, «i Giusti d'italia», ossia coloro che in italia salvarono gli ebrei al rischio della propria vita. inoltre ricordo un altro volume importantissimo, edito proprio dalla camera dei deputati, sulle leggi antiebraiche di michele sarfatti, che tra l'altro c'è stato di valido aiuto, quando in questa legislatura, abbiamo apposto nella sala della regina la targa per ricordare l'anniversario della promulgazione delle leggi antiebraiche. sempre sotto l'egida del cdec, grazie all'opera del regista ruggero Gabbai, esperto cinematografico dell'istituto, ha visto la luce il film «memoria», raccolta visiva delle testimonianze dei perseguitati italiani, modello al quale steven spielberg si è ispirato per il suo analogo progetto su scala internazionale. sempre dal cdec è venuta la consulenza scientifica per il film di roberto benigni «la vita è bella». da ultimo, il cdec è stato incaricato della consulenza scientifica per i musei tematici che si stanno costruendo in italia, quello di ferrara, quello di roma e quello di milano, situato nei sotterranei della ferrovia al binario 21. il centro è da sempre consulente presso il ministero dell'interno, per l'applicazione della «legge mancino » contro la discriminazione razziale, etnica e religiosa. (Fonte)



Quanto a Shalom comunico, en passant, che ho ancora un conticino in sospeso. Li ho diffidati in base alla legge sulla stampa per una notizia che mi riguarda: ho detto loro chiaramente che io NON ho fatto alla Sapienza le lezioni che il giornalista Marco Pasqua mi ha attribuito. Hanno fatto lo gnorri… Vedremo!