giovedì 27 maggio 2010

Si arrampicano sugli specchi: riflessioni critiche sulla conferenza stampa Nirenstein. – Prove tecniche di regime

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Sommario: 1. Fatto e antefatto. – 2. Inermi e indifesi. –

1. Fatto e antefatto. – Ho ascoltato e vado riascoltando la registrazione (clicca sul link) di quella che avrebbe dovuto essere una conferenza stampa, riservata a dei giornalisti, che teoricamente avrebbero potuto e dovuto fare domande in contraddittorio: nella registrazione non se ne sente nessuno, se mai qualcuno è intervenuto. Riascolterò più volte la stessa registrazione per farne oggetto di riflessione. Le osservazioni sarebbero proprio tante e vi è di che allibire. Certo, ben lo sappiamo che quelli sono parlamentari che siedono sugli scranni del parlamento italiano ed ognuno di loro percepisce non meno di 20.000 euro al mese, mentre a noi tagliano gli stipendi. Si tranquillizzino lo sappiano che sono parlamentari della repubblica. Ma pensavamo che stessero lì per difendere le nostre libertà e per rappresentare i nostri diritti: non per negarli!

Anche questa volta non hanno ritenuto i signori “onorevoli” che a noi “sudditi” non possa neppure essere concesso l’«onore» di essere indicati con il nostro nome. Ci vogliono fare la “festa” – come in Germania l’hanno già fatta a 200.000 – ma senza neppure degnarsi di fare il nostro nome. Direi che di “negazionisti” dei diritti e della dignità altrui, di quei cittadini ai cui diritti dovrebbero vegliare, non ve ne siano di maggiori. Veramente cascano le braccia nel pensare in quali mani siamo messi. E vogliono prenderci in giro, coperti da immunità parlamentare, e così poco stima dimostrando della nostra intelligenza.

Che cercassero il pelo nell’uovo per dare la stura ad una campagna repressiva è evidente perfino ai ciechi. Ognuno di noi può debordare nel linguaggio, ma un giudice normalmente sa distinguere l’intenzione effettiva, distinguendola dalle parole, che sono spesso inadeguate e che possono essere distorte in mille modi da chi parte da posizioni preconcette ed è in chiara malafede. Ciò che gli onorevli deputati dimostrano fin troppo chiaramente è di aver timore della critica dei cittadini, al di sopra dei quali pensano di avere il diritto di elevarsi. Hanno anche chiaramente dimostrato di non essere loro quei “filosofi” che Platone poneva al governo della Repubblica.

E qui viene in causa la legge elettorale per la quale e solo in virtù della quale siedono in parlamento e fanno i guasti che possiamo vedere e sentire. Un ex parlamentare, professore nella mia facolrtà e ritornato all’insegnamento, mi ha detto – se non erro – di non aver voluto più riopresentarsi con questa legge elettorale: il prossimo passo – dice lui – sarà l’abolizione del voto dei cittadini. Già adesso si tratta per ogni parlamentare di una “nomina” sostanziale mascherata da elezioni. Con il sistema delle liste prefissate da oscuri personaggi in pratica potrebbe andare a votare solo il 5% degli elettori. Avremmo la stessa composizione parlamentare, dicono “bipartisan” ma in realtà “omologata”, secondo l’accezione che a questo termine dava Pasolini. Certo, parlano! Ma cosa dicono? È consentito a noi poveri sudditi, poveri goym, esprimere un giudizio critico su ciò che dicono? O ci è solo concesso e ordinato di applaudire? Sembrano che abbiano un’assai bassa concezione dei cittadini e della loro capacità di comprendonio.

2. Inermi e indifesi. – Così ci vogliono: inermi ed indifesi. Remissivi come l’agnello che viene portato in sacrificio, in “olocausto”, se è ancora consensito l’uso normale ed originario che il termine ha avuto per millenni. È un dubbio lecito, giacché quotidianamente viene contestato – perfino nelle prediche dei preti – il normale uso del linguaggio. In un clima pesante di censura, che non ha nulla da invidiare a quella vigente ai tempi di Hegel, costretto in tal modo al suo stile astruso, proprio delle opere a stampa, mentre per fortuna sono intellegibili gli appunti delle lezioni, non destinata alla stampa. Mi esprimerò non con una metafora o una finzione letteraria, ma con un episodio assolutamente vero, benché minimo, che risale all’epoca della mia infanzia, oltre mezzo secolo fa, quando io e la persona di cui dirò avevamo meno di dieci anni di età.

Il luogo è un paese della Calabria, assai ma proprio assai malmesso, ed ancora oggi i fatti di Rosarno dimostrano che i miei ricordi non erano campati in aria. Ma veniamo al fatto che voglio narrare. Un bel mattino cosa ti vedo ad una degli angoli della mia casa paterna, dove era stato attratto da pesanti rumori di martello. Ti vedo un mio coetano, da quale anno più piccolo, che con grande serietà, dedizione ed accanimento si applicava con un martello a svellere una delle lastre di granito che formavano la base della facciata della mia casa per tutto il suo perimetro. Mi sembrava del tutto insensato oltre che ingiusto e per la mia famiglia dannoso quello che il ragazzino, più piccolo di me, stava facendo in quel mattino degli anni cinquanta in un paese desolato della Calabria.

Mi avvicinai, per chiedergli che smettesse. Non ricordo se dissi: “per favore!”, ma mi ricordo che assolutamente e rigorosamente mi rivolsi a lui con soli strumenti verbali, senza fare alcun uso di mani per sottrargli il martello, o comunque costringerlo con la forza fisica a fermarsi dal danno evidente che mi stava procurando, pur non avendo ancora il senso della proprietà che ti viene danneggiata da altra: era la mia casa e qualcuno, folle, me la voleva demolire! Senza ragione! Al mio invito, per tutta risposta, il bambino – mio coetaneo di uno o due anni più piccolo – si mise a urlare e frignare così forte che i passanti avrebbero certamente potuto pensare che io lo stessi picchiando violentemente. Ed infatti accorsero i suoi genitori che abitavano davanti. I miei non c’erano. Mio padre si alzava molto presto la mattina per andare a lavorare in ferrovia e lo vedevo piuttosto poco. Io stesso quasi mi spaventai per l’intensità del suo frignare senza che io lo avessi toccato neppure con un dito.

Non ricordo cosa poi successe esattamente, ma esiste ancora oggi la lastra di granito divelta alla sua sommità e in forte disarmonia con le altre lastre integre. Spiego agli ospiti che me lo chiedono la stranezza di quella lastra di granito danneggiata. Vive ancora il mio coetaneo di allora, abita ancora nella casa di fronte. Non svolge nessuna professione, ma campa con una pensione di invalidità mentale che gli è stata riconosciuta. Allora, quando l’episodio qui narrato successe, la sua disabilità non era forse ancora nota, ma a me sembra evidente che già in quegli anni ve ne fosse la fase iniziale. Non penso sia stato per me quello che gli psicologi chiamano un “trauma”, perché credo che di questi “traumi” ne abbiamo tutti, ma l’episodio è rimasto indelebilmente impresso nella mia memoria e qualche volta ritorna come un brutto sogno.

È ancora oggi per me la migliore illustrazione di tutte quelle situazioni della vita dove ricevi tu un danno, un’ingiustizia, un’angheria, ma chi te la procura si atteggia lui a vittima, come se subisse lui il danno, l’ingiustizia, l’angheria, anziché essere lui invece a farla, ad esserne lui l’autore che danneggia il suo prossimo compiendo un danno ingiusto verso altri, una ingiustizia evidente, un’angheria che indigna e suscita giusta e legittima reazione. E magari è proprio la tua reazione a venir se non punita, guardata con sospetto e additata alla pubblica disapprovazione ed esecrazione. Non mi chiamo Kafka, ma sono convinto che l’episodio, assolutamente vero ed accaduto, sarebbe stato degno della sua penna, che ne avrebbe saputo ricavare pagine immortali della letteratura universale.

(segue)
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(segue, prendo una pausa di respiro, dopo tanta indignazione: sono tante le cose che ho da dire, ma devo prender fiato e soprattutto devo stare attento perché stanno lì con il fucile puntato e con le manette pronte!)

Appello di “Webnostrum” per la libertà di parola e di pensiero nella rete, in Italia e nel Mondo

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Appello


ITALIANO

In Italia e nel Mondo, la libertà di parola e di pensiero sono sotto attacco da parte della Israel Lobby:
Supportate la nostra battaglia per la libertà di espressione nella Rete/Internet, ultima frontiera per la libera veicolazione delle notizie.
Coalizzatevi con noi, formeremo un’unica forza per contrastare civilmente e legalmente questa Lobby che ha rappresentanti in quasi tutti i Governi e in quasi tutte le Nazioni.
Uniti potremo contrastare i progetti di dittatura mondiale della Israel lobby che vuole il web imbavagliato e oscurato.
Per la verita’, per la giustizia, per la liberta’.
Chiediamo ai direttori o gestori di siti web nel mondo di contattarci presso http://www.webnostrum.com
free@webnostrum.com

per organizzare subito una resistenza sul web.

Chiediamo a tutti gli altri di sostenere l’iniziativa di lotta per la libertà e il diritto d’espressione nel web, sottoscrivendo presso free@webnostrum.com
Prima che sia troppo tardi.
Questa resistenza per il diritto di liberta’ sul web deve essere senza discriminazioni politiche, ideologiche, religiose.
Contattaci ORA!!!


ENGLISH

In Italy and worldwide, freedom of speech and thought are under attack by the Israel Lobby.
Support our fight for freedom of expression in the network/Internet, the final frontier for the free reporting of news.
Join us to form a united force, able to counteract this lobby – which has representatives in almost all Governments and in nearly all Nations -both civilly and legally.

United we can counteract the world dictatorship projects of the Israel Lobby that wants the web gagged and blacked out.

For th Truth, Justice and Freedom.
We ask Directors or Managers of websites in the world to contact us at

http://www.webnostrum.com

free@webnostrum.com

to organize Resistance on the Web.

We ask all others to support the initiative to fight for freedom and the right of expression on the Web, by subscribing at free@webnostrum.com

Before it’s too late.
This resistance for the right of freedom on the Web must be free of political, ideological, religious discrimination
Contact us NOW!


FRANÇAIS

En Italie et dans le monde la liberté de parole et de pensée subit l’assaut du lobby israélien.

Soutenez notre combat pour la liberté d’expression sur le réseau Internet , ultime frontière pour la libre circulation des informations.

Joignez-vous à nous afin de former une force unie qui soit à même de faire contrepoids à ce lobby lequel a ses représentants au sein de presque tous les gouvernements et dans presque toutes les nations , à la fois dans la société civile et devant les tribunaux.

Unis, nous pourrons contrebalancer les projets du lobby israélien d’instauration d’une dictature mondiale, lobby qui veut bâillonner le Net et le réduire au silence.

Pour la Vérité, la Justice, la Liberté.Nous demandons aux directeurs ou aux administrateurs des sites Internet du monde entier de bien vouloir entrer en relation avec nous à http://www.webnostrum.com // free@webnostrum.com pour organiser la résistance sur Internet.

Et nous demandons à tous ceux qui lisent ces lignes de soutenir l’initiative de combat pour la liberté et le droit à l’expression sur le Net en s’inscrivant auprès de free@webnostrum.com.

Avant qu’il ne soit trop tard.Cette résistance pour la défense du droit à la liberté d’expression sur le Net doit se faire sans aucune discrimination politique, idéologique ou religieuse.

Dès à présent, contactez-nous !

Comunicato stampa di “Giustizia Giusta” su «Operazione ‘Militia’»

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Riceviamo e pubblichiamo:

Giustizia Giusta

Redazione: Viale Giulio Cesare n.59

00192 Roma


COMUNICATO STAMPA

OPERAZIONE “MILITIA”

Stato di Polizia e Prove di Oscuramento

L’operazione messa a punto il 20 maggio nei confronti di quattro militanti di Militia, ancor prima che essere stata mirata non a caso alla vigilia della riunione dei quadri dell’Associazione, assume i caratteri di una prova di nuova repressione coincidente con quanto va preparandosi con legge dello Stato contro i siti antagonisti prendendo a pretesto il reato di “antisemitismo”. Abbiamo già più volte denunciato le manovre che su indicazione imperativa della parlamentare del PdL e rappresentante del Knesset Fiamma Nirenstein vanno, con cadenze avvolgenti, a colpire quanti si rifiutano di accettare le logiche imperialiste Usa/Israel e di considerare in positivo la valenza politica che vede la Colonia Italia succube del sionismo internazionale. Insomma, chiunque osi in termini culturali e geopolitici combattere il potere usurocratico mondialista e globalizzante è reo di “lesa democrazia” e va quindi cancellato a livello di opposizione sistemica. Siamo al “Bavaglio delle Idee” costruito dalla “Polizia del Pensiero”:

Nel caso indicativo e specifico dell’operazione “Militia” abbiamo dovuto assistere alla spettacolarizzazione mediatica riferita a trasgressori abituali razzisti ed apologeti del Fascismo (come dispone la libertaria normativa della Legge Scelba e della Legge Modigliani-Mancino) che avrebbero – e non entriamo nel merito – compiuto reati a dir poco risibili se solo consideriamo quanto verificatosi storicamente ad opera dei militanti della Comunità ebraica romana che sono passati penalmente indenni attraverso le maglie della giustizia democratica.

E tanto per ricordare ai dimentichi professionali ed ai neo-circoncisi alemannidi riproponiamo la denuncia apparsa sul numero maggio-giugno dell’anno 2007 di Giustizia Giusta in occasione dei “fatti di Teramo”.

GLI INTOCCABILI

Accanto ai giudici, casta protetta cui tutto è consentito, esiste un’altra categoria di intoccabili istituzionali: quelli del “pianto che paga”. Loro tutto possono, a loro tutto è consentito, a loro nessuno può fare nulla. Legibus soluti, insomma. Se, poi, “loro” appartengono alla comunità degli ebrei romani è bene che gli altri, tutti gli altri, si mettano l’animo in pace e stiano lì pronti a prendere sberle. Se gli dice bene. Circolano troppi racconti sui “fatti di Teramo” firmati da anonimi. Alla tracotanza griffata degli uni si contrappongono l’anonimato e le preghiere di chi “tiene famiglia”… Ben fa, allora, dal suo punto di vista, quel corpulento gentiluomo che risponde al nome di Riccardo Pacifici a ricordare con arrogante compiacimento che a Teramo il rettore ha chiuso l’università, il ministro Mussi ha approvato e il questore ha vietato la conferenza di Faurisson e di Moffa. E poi i giovani “educatori” ebrei “hanno dato solo quattro ‘cinquine’, quattro manate, non avevano né pistole né manganelli”. E fa ancora bene lui, con quel volto esteticamente inguardabile, a suggerire al seboso Mussi di mandare a casa il prof. Claudio Moffa. Tanto a lui tutto è permesso.

Ed a proposito di quattro “cinquine” e niente pistole vogliamo ricordare a coloro che scoprono soltanto oggi chi sono i personaggi con cui si ha a che fare che costoro, guidati da Pacifici, il 3 novembre 1992 misero a ferro e fuoco un quartiere romano per “chiudere” la sede in Via Domodossola del Movimento Politico Occidentale. Danneggiarono decine di autovetture, ferirono a colpi di spranga dei giovani che erano nei locali della sezione e spararono, a scopo non soltanto intimidatorio, numerosi colpi di pistola. Naturalmente i soliti noti non subirono nulla, neanche un fermo di qualche ora nelle celle dell’amica Questura.

Gli stessi personaggi l’1 agosto 1996, sulla base di un piano preordinato, alla lettura della sentenza con cui il Tribunale militare di Roma dichiarava la non punibilità per prescrizione di Erich Priebke, misero a subbuglio l’aula di “giustizia”, aggredirono ferendoli i carabinieri presenti e tennero di fatto sotto sequestro Priebke, i suoi legali e gli stessi giudici. Dall’Isola D’Elba il rabbino capo della comunità ebraica romana rimase in costante contatto telefonico con Riccardo Pacifici fornendo il suo sostegno ai “ragazzi”. L’assedio durò sino a quando il guardasigilli Flick, convocato insieme al sottosegretario alla difesa Massimo Brutti, non decise in accordo con i rappresentanti della comunità ebraica, con il procuratore generale della corte d’appello militare e con il procuratore aggiunto Italo Ormanni (sì proprio quello delle “cimici”!) di “riarrestare” Priebke. E mentre Rutelli faceva oscurare Roma si compiva una violazione senza eguali della legge da parte degli uomini della legge. Eppure l’impagabile Maria Giovanni Flick ebbe a dichiarare il 3 agosto che “la protesta popolare di giovedì sera è stata la prova di una emancipazione e di una crescita democratica degli italiani”.

Sarebbe pleonastico ricordare come per una serie impressionante di reati commessi in diretta tv nessuno dei soliti noti abbia nulla pagato.

I CORPI SANI DELLO STATO

Vale sottolineare ancora una volta come nei tempi in cui assistiamo allo sfaldamento dei sedicenti “Corpi dello Stato” che operano a regia sotto protezione politica sulla pelle dei cittadini che a tal punto servono come strumenti del malaffare delle guardie per ricavare benefici, denaro e visibilità, niente può più meravigliare.

Basta guardare ai Ros ed al loro capo, generale Ganzer, per rendersi conto di come procedono le cose: guardie e ladri a ruoli invertiti. A costoro è consentito di continuare a delinquere in nome proprio e per conto del loro “stato”, prendendosi oltretutto le loro vendette nei confronti dei trasgressori dell’ “ordine democratico”.

Alla Palestra “Primo Carnera” l’operazione è stata compiuta dai carabinieri del Ros di Roma.

Siamo allo Stato di Polizia marcato Narcos.

Paolo Signorelli



Comunicato Stampa: L’avv. Edoardo Longo è da ieri agli arresti domiciliari

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Riceviamo e pubblichiamo:

CON PREGHIERA DI AMPIA DIFFUSIONE


COMUNICATO STAMPA.

L'avv. Edoardo Longo è da ieri agli arresti domiciliari

L’ inflizione all’ avvocato Edoardo Longo della misura degli arresti domiciliari è stata appositamente gettata in pasto alla stampa nazionale da elementi interni alla procura della repubblica di Pordenone. Il collegio dei difensori dell’ avvocato Edoardo Longo ( avvocati Sandra Cisilino e Alessandro Magaraci )sottolineano il carattere assolutamente pretestuoso ed infondato sia dell’ accusa che della misura cautelare, e sottolineano come essa sia solo un excamotage per violare i limiti delle misure di tipo detentivo, al fine di impossessarsi della documentazione professionale e politica dell’ avvocato Edoardo Longo, legale scomodo ed impegnato nella editoria revisionista, tutta sequestrata in modo illegale. Saranno aditi tutti i mezzi di tutela giudiziaria contro questi metodi di pulizia etnica del dissenso politico per mano giudiziaria che ricorda il “ caso Zuendel”. Si sottolinea come tale azione giudiziaria illegale promani da un pubblico ministero di sentimenti fortemente sionisti, quella Annita Sorti pubblico ministero e contemporaneamente comandante onorario della base militare USA – NATO di Aviano ( Pordenone), che ha anche stroncato le iniziative legali dell’ avvocato Edoardo Longo contro i riti di odio e maledizione celebrati ancora oggi nelle sinagoghe ebraiche, ed il cui ruolo anni fa nella chiusura del sito internet “ holy war against ZOG” ( che pubblicava estratti de “ Il coltello di Shylock” ) sia tutto ancora da chiarire. La presente azione volta a distruggere l’ avvocato Edoardo Longo cade in perfetta ‘ coincidenza’ e sincronia con la crociata per la repressione del dissenso politico antisionista indetta dalla commissione parlamentare per la “ lotta all’ antisemitismo” , emanazione non dello Stato italiano, ma dello stato di israele. Le considerazioni sono evidenti, dato il contrapposto profilo politico dell’ avvocato Edoardo Longo e del pubblico ministero. In Italia, a causa di questi settori della magistratura sfuggiti al controllo di legalità democratica ed eversivi della legalità repubblicana e dei suoi principi liberali, esiste una vera e propria “ emergenza democrazia”. Addirittura, all’ avvocato Edoardo Longo è stato vietato di comunicare con chicchessia, nel timore che i retroscena di questa azione giudiziaria illegale vengano integralmente svelati.

mercoledì 26 maggio 2010

E quali sarebbero queste minacce? - Fiammetta Nirenstein farnetica! Da parte di chi? Quando? Come?

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Non credo che il parlamento italiano sia mai caduto tanto in basso. Non hanno più il senso della misura e del ridicolo. Stanno conducendo un’autentica farsa che chiamano “Indagine conoscitiva” senza avere la minima cognizione dei termini che usano e soprattutto delle persone che stanno diffamando coperti dalla loro immunità parlamentare. Non si vuol riconoscere loro quel contraddittorio, o almeno l’essere ascoltati, che è il minimum di ogni tribunale che appena porti questo nome. Vogliono stare in parlamento a parlare male di onesti cittadini, ma non vogliono concepire che questi non ci stiano e comprensibilmente protestino, civilmente e verbalmente, dicendo la loro. Neppure il più elementare diritto di difesa! Che razza di leggi potranno mai fare costoro?! Vogliono mascherare di legittimità parlamentare un’autentica ribalderia.

Monitorando l’evento come posso, non ho avuto il benché minimo sentore di “minacce” a chicchessia da parte di quanti sono indagati ed inascaltati al tempo. Per dire di una sola enormità basta rinviare ad un “servizio” che avevano imbastito con Rainews24, dove iniziano con immagini truculente – degne delle vignette danesi –, dove fanno riferimento au un sito, quello di Carancini, che riportà sì una copertina del Protocolli, ma insieme con un articolo di Carlo Mattogno dove si sostiene che per l’appunto i “Protocolli di Sion” sono un falso! La persona alla quale hanno dato 300.000 euro dei contribuenti italiani per fare questo tipo di “indagini”, chiaramenente in “odio” e diffamazione alle spalle di onesti cittadini italiani, non si è preso neppure la briga di leggere i testi pure messi un buona ed evidente “gogna” mediatica. Certamente, vi sono state “critiche” attraverso i soli strumenti concessi, cioè ciascuno il suo sito, ma madonna Fiammetta lamenta di essere stata “minacciata”:
«Nei giorni scorsi sui siti internet denunciati nel corso di alcune ultime audizioni svoltesi nell’ambito dell’Indagine Conoscitiva sull’Antisemitismo, che si sta svolgendo alla Camera a cura della Commissione Esteri e Commissione Affari Costituzionali, sono apparse numerose minacce e vari insulti all’intero Comitato d’Indagine, con specifico riferimento ai nomi e cognomi dei partecipanti, sia i parlamentari che gli auditi. In particolare risulta minacciata in modo grave la presidente del Comitato Fiamma Nirenstein, ma vengono chiamati con nome e cognome una serie di parlamentati di tutti i partiti, che saranno domani presenti a una conferenza stampa indetta per le 10.00 alla Sala Stampa della Camera (sala del Mappamondo) per denunciare questi fatti di inaudita gravità. Saranno presenti tra gli altri il Vicepresidente del Comitato d’Indagine, Pierangelo Ferrari (PD), il Segretario Raffaele Volpi (LNP), Paolo Corsini (PD), Renato Farina (PDL) e Enrico Pianetta (PDL).»
E con che cosa? Con la manica della giacca? Era questa un’espressione in uso dalle mie parti per indicare la più assoluta mancanza di violenza e meno che mai di minacce. E chi avrebbe mai minacciata la signora Fiammetta e gli incredibili personaggi “auditi” in assenza dei diretti interessati? Non avrebbero fatto meglio ad invitarci tutti in nutrita delegazione? Mica siamo morti?

Manco a farlo apposta mi è giunta questo pomeriggio la segnalazione di un vecchio filmato, dove proprio alla Camera l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi si esprimeva sulla questione palestinese in termine tali da meritagli una “indagine parlamentare” post mortem. Ecco il video:


Erano altri tempi! Oggi grazie a Fiamma Nirenstein e ai suoi amici, alla Israel lobby che si è ufficialmente costituita proprio nel parlamento italiano non siamo lontano dal vero se diciamo che hanno trasformato il parlamento del popolo italiano in una sottocommissione esterna della Knesset. Non si poteva cadere più in basso. Se a costoro è concesso il potere di fare le leggi, non possiamo che restare in attesa della nostra sorte e del verdetto ad personas. Se ci invitano in quanto blogger, andremo noi stessi alla conferenza stampa. Altrimenti aspettiamo di conoscere quale altre amenità ed enormità ci elargisce la signora Nirenstein, detta anche “Israele siamo noi”.

martedì 25 maggio 2010

Verso Gaza 2: Video dell’operazioni di carico della navi con rifornimenti per la popolazione assediata.

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Ho ricevuto ieri da Joe Fallisi il video della navi in partenza per rompere l’assedio di Gaza e portare viveri e rifornimenti ad una popolazione stremata da anni di assedio. Le navi in procinto di partire sono in tutto nove. Qui se ne vedono due, di cui la seconda è un cargo (“Mediterraneo libero”), già partito, pieno di case prefabbricate, cemento e carrozzelle elettriche [a Gaza sono molti i mutilati, 600 causati dall’aggressione del 2008-2009], per disabili. La prima nave si chiama “8000" ed è ben visibile il suo nome: questo strano nome è stato scelto per ricordare il numero dei palestinesi prigionieri di Israele! Per uno Shalit vi sono ben 8000 prigionieri palestinesi! Su 800 persone che partecipano all’epica impresa umanitaria gli italiani sono sei, di cui uno è Joe Fallisi, con il quale saremo in contatto costante durante tutta la spedizione. Gli altri sono Angela Lano, giornalista di Infopal, che in questi giorni è stata vittima insieme ad altri blogger di una campagna per imbavagliare la sua informazione controcorrente ed ogni altra informazione che non sia direttamente gestita e controllata dai sionisti.

Vi è poi il senatore Nando Rossi insieme con la presidentessa di “Per il Bene Comune”, Monia Benini, che aveva già partecipato ad altre campagne. Entrami sabato 15 maggio 2010 hanno organizzato in Roma la “Giornata Mondiale della Nakba”. Vi sono poi altre due persone, italiane, di cui non ho compreso il nome, ma credo siano operatori, forse gli autori del video, che ho in pratica ricevuto con preghiera di diffusione. Questo è in assoluto il primo video che viene caricato nelle rete dei miei trenta blogs tematici. Mentre scrivo ed il video è qui in caricamento ho operato anche una connessione con You Tube, di cui avevo dimenticato di avere un account, finora mai utilizzato. Non so al momento, mentre scrivo queste righe, se la duplice operazione di caricamento in corso avrà successo.

The European Campaign to end the Siege on Gaza



Nella spedizione vi sono molte personalità di alto profilo e ci si si chiede fin dove arriverà l’ardire della marina israeliana. Ha già affondato alcune delle navi delle precedenti spedizioni di Free Gaza, bombardando perfino il porto di Gaza, ora riadattato per consentire lo sbarco delle navi, previsto per venerdì alle sette di mattina. La marina militare turca scorterà le navi civili fin nelle acque internazionali. Tutti i partecipanti sono determinati a resistere ad oltranza alla marina israeliana, che nelle precedenti spedizioni si è data a veri e propri atti di pirateria, quali noi vediamo solo nei film dei corsari all’arrembaggio delle navi da assalire e depredare. In questo caso sono davvero ingenti i beni e le risorse destinata alla popolazione stremata di Gaza. Sarebbe una assai grave iattura, se non arrivassero a destinazione.

Se tutto andrà bene, e ce lo auguriamo di cuore, le navi dovrebbero riprendere la via del ritorno il prossimo lunedi, per poi – presumo – preparare egolari spedizioni di rifornimento viveri, medicinali, materiali da costruzione e tutto ciò che può essere necessario ad un milione e mezzo di persone imprigionate in un vero e proprio lager a cielo aperto. Tanto più che il governo egiziano, in pratica sotto il tallone di Israele e degli USA, ha ceduto alle pressioni e sta costruendo un incredibile, assurdo e mostruoso muro di ferro al pravo scopo di impedire rifornimenti finora assicurati attraverso una rete di tunnel. In questo modo si raddoppiano i costi di quanto viene così inoltrato. Molte persone hanno perso la vita nell’attività di escavazioni dei tunnel, necessari per mantenere in vita gli internati. Se i tunnel dovessero essere chiusi definitivamente, ciò significherebbe un ancora più stringente assedio per fame, cui va aggiunta una subdola contaminazione ambientale. Una stretta ulteriore vorrebbe significare la definitiva messa in ginocchio di un popolo, la cui capacità di resistenza e di eroismo noi non abbiamo mai visto in tutta la nostra storia, fatta spesso di tradimenti e opportunismi. È perciò chiaro come sia essenziale il rifornimento via mare: è l’unico modo per evitare il totale strangolamento.

Personalmente stento a capire questa storia dei tunnel. La realtà supera qui in orrore la peggiore fiction televisiva. I media e i nostri politici, sempre pronti a sbracciarsi per i diritti umani ed a varare leggi contro l’«odio razziale», anziché inorridire ed opporsi davanti ad un genocidio che si compie oggi davanti ai loro occhi plaudono e varano leggi a custodia di una Memoria di Regime, che a tutt’oggi nella sola Germania, dal 1994, conta una lager aggiuntivo di 200.000 persone perseguite per reati di opinione. Sono 200.000 persone che idealmente si possono aggiungere al 1.500.000 che si trovano in Gaza ed nei numerosi campi profughi che dal 1948, anno della Nakba e della pulizia etnica del popolo palestinese, una “pulizia etnica” che è stata equiparata ad un vero e proprio genocidio dalla normativa riconosciuta per la ex-Iugoslavia.

sabato 22 maggio 2010

Ci riprovano: nuovi episodi della “caccia al mostro”. – Lettera aperta di smentita al Messaggero

Mia Memoria difensiva
davanti al Collegio di Disciplina del
Consiglio Universitario Nazionale


Questa mattina, accendendo il computer, ho trovato una notizia dove veniva associato il mio nome in relazione all’attività repressiva condotta verso l’Associazione “Militia”. Il link del Messaggero che riporta la notizia [pare, al momento, non più ripresa da altri quotidiani] è indicato di seguito. Aggiungo che non mi sorprenderebbe affatto – sulla base della mia personale esperienza con i media – se le parole attribuite all’intervistato – che non conosco – fossero state male interpretate, per non dire qualcosa di peggio. Non è sorprendente che questo nuovo “attacco” alla mia persona si trovi a data ravvicinata a una prima Udienza civile, nella quale le persone (“La Repubblica” ex notizia 22.10.09) da me citate in giudizio devono comparire. Sembra difficile che possa perdere una causa così semplice ed elementare: da ridere nella sua grottesca invenzione del fatto e nella totale infondatezza del diritto. Di incerto vi è solo l’ammontare del risarcimento che il giudice riconoscerà.


La parte che mi riguarda, dove vengo citato, è la seguente:
La palestra di Montesacro «è anche un circolo culturale con corsi di formazione per i militanti, dove trattiamo temi di controinformazione. - ha detto Schiavulli - Qui creiamo persone pensanti. Tra circa un mese incontreremo l'ex squadrista arruolato nelle Ss, Rutilio Sermonti, affinchè lui possa fornire consigli». E con lui ci sarà anche Antonio Caracciolo, ricercatore dell'università La Sapienza che alcuni mesi fa aveva associato a «leggenda» i campi di sterminio tedeschi.

«Nulla mi sorprende - ha commentato il presidente della Comunità ebraica, Pacifici, a cui è arrivata la solidarietà della governatrice della Regione Lazio, Renata Polverini e del presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti - Attendiamo fiduciosi che i capi di accusa mossi e le prove presentate si trasformino in condanne certe e senza alcuna attenuante».
Si noti l’ambiguità del contesto. Posso dire anche io: non mi sorprende la “non sorpresa” del mediatico personaggio. Si sappia che Pacifici sa perfettamente della mia “assoluzione”, successiva alle sue pubbliche richieste della mia testa: sarà cosa vana aspettare da lui pubbliche scuse. È cosa che non appartiene minimamente alla sua cultura e alla sua superiore, Eletta moralità. Il mensile Shalom ha pure ricevuto la notizia dell’assoluzione e la smentita del mero fatto di mie inesistenti lezioni all’università La Sapienza: neppure loro hanno voluto pubblicare la smentita inviata loro ex legge sulla stampa. Riccardo è ricevuto dal papa, sta a fianco di Alemanno, di Fini., ecc. La provocazione e il tentativo di coinvolgermi, dopo l’orchestrazione sventata del 22 ottobre 2010, condotta da “Repubblica”, o meglio da Marco Pasqua, ci riprovano. In effetti, bisogna persuadersi che questa è una guerra in pieno stile, condotta attraverso i media. Si noti qui en passant tutta l’ipocrisia e la strumentalità della legge Mancino, a suo tempo fabbriacata ad hoc dalla Lobby che non esiste. Mentre tutti costoro pretendono di combattere l’«odio» servendosi di una legge, la Mancino, di cui occorre rivisitare la storia, loro stessi trasudano “odio” da ogni poro del loro corpo. L’ipocrisia di questa gente fu già fustigata 2000 anni fa da Nostro Signore, che dopo 2000 anni continua ad essere crocefisso, anche se il suo simbolo viene accuratamente tolto dai luoghi pubblici.

Per cautelarmi prontamento ho appena spedito per emai, al Messaggero, la lettera che segue. La pubblicheranno? Contravvenendo alle leggi sulla stampa Repubblica non volle pubblicarla, ma andava il giorno dopo a intervistare non me (che non ho mai concesso alcuna intervista, non essendo tale la manipolazione gratuita di Marco Pasqua), ma i signori Pacifici e Mesnaghi su di me, che per pacifico decreto non ha diritto di parola e di stampa. Per ricordare la grossolana stupidità dell’articolo allora apparso su Repubblica, si titolava Shock alla Sapienza, prof. negazionista... Si pretendeva che io avessi svolto, in ottobre, lezioni alla sapienza su ciò che mi avveniva attribuito dal signor Pasqua. Io in ottobre proprio non svolgevo né lezioni né attività didattiche di nessun genere e neppure c’ero in quel periodo. La Sapienza era assolutamente tranquilla prima che “Repubblica” ed i media collegati alla rete sionista creassero artificialmente un siffatto shock.

Nel gioco delle parti non potrò mai dimenticare l’ex presidente della regione, Marrazzo, che pubblicamente diceva che avrebbe voluto guardarmi negli occhi, proprio lui che neppure 24 ore dopo io vedevo, nella stessa televisione, mentre si nascondeva il volto dall’assalto dei fotografi. Io la mia faccia non ho mai dovuto nasconderla.

Confermo la mia estraneità a “Militia” e a molti altri gruppi politici non rappresentanti in parlamento. Resto ancora, fino ad espulsione mai avvenuta, un militante di base del PdL. A Bondi, mando a dire, quel che lui ha detto su di me, assolto con formula piena dalle infamie mediatiche: se gli attuali alti dirigenti del PdL coinvolti in scandali e faccendo di danaro, la cui innocenza deve essere presunta allo stesso titolo degli indagati di Militia, dovessero invece risultare colpevoli, allora chiedo che vengano espulsi dal partito e chiedo di far parte del collegio dei probi viri. Quanto ad Alemanno non posso non ricordare quelli che in Roma tutti sanno: il suo passato “estremismo” ed il suo attuale “opportunismo”. E più non dico.


Lettera di smentita
testè spedita al direttore del Messaggero



Roma, 22 maggio 2010

Egregio Direttore,

de "Il Messaggero”

- per email: ...

( seguita da Raccomandata AR).

e p. c. al Magnifico Rettore della Sapienza

prof. Luigi Frati

Mi riferisco all’articolo del 21 Maggio 2010 apparso sul suo quotidiano, dal titolo “Roma, attacchi a ebrei e Alemanno: blitz contro Militia, quattro indagati”, nel quale si fa riferimento al mio nome, Antonio Caracciolo.

In accordo con l’art. 8 L. 47/1948 della legge sulla stampa, le sarei grato se pubblicasse la seguente rettifica:

1. Non sono a conoscenza - salvo per quanto riguarda le notizie fornite dalla stampa - dell’esistenza dell’organizzazione “Militia”;
2. Non conosco, né ho mai conosciuto, il Sig. Schiavulli;
3. Non conosco, né ho mai conosciuto, il Sig. Sermonti;
4. Non sono mai stato invitato a partecipare ai lavori della suddetta organizzazione.

Fermo restando che anche per gli indagati di “Militia”, come per chiunque altro, debba valere la presunzione di innocenza, confermo – nella mia qualità di Filosofo del Diritto – la mia posizione di strenuo difensore della libertà di pensiero prevista dall’articolo 21 della Costituzione italiana.

Nell’Ottobre del 2009, si è già tentato una prima volta – con una campagna di stampa lanciata dal quotidiano “La Repubblica”, e ripresa dalla maggior parte dei media italiani – di coinvolgermi in situazioni ideologico-politiche che nulla hanno a che fare o a che vedere con la mia vocazione personale e professionale.

Dopo quell’episodio, essendo stato prosciolto dal procedimento disciplinare che era stato aperto a mio carico a seguito della suddetta campagna di stampa – proscioglimento, sollecitato dallo stesso Rettore, e che ”Il Messaggero”, benché da me informato, non ha sentito il bisogno, fino ad ora, di rendere pubblico – le sarei riconoscente se, questa volta, il suo quotidiano scegliesse di rendermi finalmente giustizia.

Voglia gradire i miei più cordiali saluti.

Antonio Caracciolo
La stesura della lettera ha avuto diverse redazioni, per tener conto dei dati giurisprudenziali e della prassi, al fine di non ostacolare la pubblicabilità, che è tuttavia dovuta per legge. Ma l’esperienza avuta con “La Repubblica” mi ha insegnato che tutti costoro della legalità proprio se ne sbattono. Non posso dimenticare un ritornello di Pannella, che non ascolto più, avendo spento Radio radicale da parecchi mesi. Dice Pannella che il fascismo aveva una sua legalità, discutibile quanto si vuole, ma che però rispettava. La Repubblica, nata dalla Resistenza, e la Repubblica, diretta da Mauri, della legge sulla stampa e non solo di quella se ne sbattono. Loro fanno guerra attraverso le notizie. Per fortuna, i giornali di regime hanno sempre meno credito. Ma è per questo che stanno lottando a morte contro internet, ed in particolare contro questo mio blog, che nato come mio diario personale, intimo, è giunto alla loro attenzione ed ha scatenato i poteri mondiali contro di me, tranquillo finora nella sua vita privata con i suoi libri: ero in effetti il Signor Nessuno – come mi ha graticato il signor Qualcuno, cioè Pacifici –. Amavo la mia quiete e la mia oscurità, il mio non apparire. Mi hanno mandato in casa le televisioni nazionali: il disgusto che hanno suscitato in me è stato tale che avrei voluto portare il mio televisore alla manifestazione di Massimo Fini, che in viale Mazzini con delle mazze si è messo a sfasciare televisori. Non sono solo in casa e per questo il mio televisore non ha fatto la fine che merita.

mercoledì 19 maggio 2010

Due parole in difesa di monsignor Capucci e con l’augurio di una pronta guarigione, nella Giornata Mondiale della Nakba.


Ho incontrato monsignor Capucci una sola volta, in Roma, in abito talare e senza nessuna cintura da kamikaze, come si legge nella “corretta delazione” al papa: se il Tizio che viaggia in internet alle tracce di mons. Capucci capita anche qui posso assicurargli che i suoi informatori devono avergli rifilato una bufala ovvero ha voluto lavorare troppo di fantasia, mista a Eletto Odio: mons. Capucci non c’era in via del Frentani e meno che mai vestito da kamikaze! Non conosco tutti gli episodi della lunga esistenza di questo ultraottantenne che è il capo a vita della sua chiesa, dalla quale è costretto a vivere lontano. Mons. Hilarion Capucci è Arcivescovo di Gerusalemme, Antiochia e di tutto l'Oriente. Arcivescovo Melichita (di rito Ortodosso, ma Uniate; quindi, che riconosce l'autorità del Papa). È il massimo esponente religioso di una chiesa che ha la sua base proprio in Palestina e nel Vicino Oriente, da dove venne arrestato alla fine degli anni sessanta, incarcerato e in seguito esiliato dopo una mediazione umanitaria di Paolo VI che lo ha sottratto alle carceri israeliane, dove veniva torturato. In un primo incontro con una persona non si riesce a capire mai tutto e non si possono fare molte domande. Solo in seguito si aggiungono dettagli che completano il quadro. Sono poche le cose che ricordo, dunque, di mons. Capucci.

Intanto, per la sua carica di “pastore”, di massimo rappresentante della sua chiesa, non esiste pensionamento, come adesso succede per i cardinali che ad un certa età cessano dal ministero. Mons. Capucci cesserà dalla sua carica pastorale solo con la morte, che, purtroppo, considerata la sua età non può essere assai lontana. Ma è proprio per la lontananza dal suo gregge che egli soffre moltissimo. Ed è la prima immagine che ho avuto della sua persona: la sua tristezza di non poter essere dove si trova il suo popolo, che soffre ed al quale lui vorrebbe dare tutta la sua assistenza spirituale. Prova un dolore struggente per questa separazione innaturale, ma insita nell’essenza e nella prassi del sionismo, che nella negazione del diritto altrui ha fondato tutta la sua ideologia. È grottesca l’idea di un sacerdote novantenne che armato di bazooka possa guidare il movimento di resistenza palestinese. È invece molto vicino al vero l’immagine evangelica del “quo vadis, Domine!” Se Pietro stava lasciando Roma per mettersi lui in salvo, a mons. Capucci è invece precluso il luogo dove vorrebbe poter morire: accanto al suo popolo e al suo gregge che soffre e del quale gli è inibita perfino la vista.

Non avrei scritto queste righe, inadeguate a descrivere un dramma umano, se non mi sentissi in dovere di difendere un vecchio da un attacco ignobile, come sempre, da parte dei “Corretti Informatori”, che almeno questo volta non devono essere stati bene informati dal Mossad. Speravo di incontrare mons. Capucci per la seconda volta sabato scorso, 15 maggio 2010, in occasione della “Giornata della Nakba”, che si è tenuta in Roma per tutta la giornata, con sessione antimeridiane e pomeridiane. Ma mons. Capucci non c’era, perché malato in ospedale! E dunque il Tizio lancia i suoi strali infami contro un degente che non poteva trovarsi nel luogo indicato. Quanto alla Giornata della Nakba, svoltasi al Centro Congressi di via dei Frentani, accanto all’ingresso principale dell’Università di Roma La Sapienza, si è trattato di una manifestazione assolutamente pacifica, serena ed ordinata, dove non si è notata nessuna forma di “odio” ex legge Mancino, che il B’naï B’rith ha promosso per trovarsi in mano uno strumento legale con cui cercare di colpire, anche in Italia, avversari ed oppositori. Anzi, durante la Giornata, vi è stato qualcuno che ha testualmente detto che loro, cioè i Palestinesi, non hanno assolutamente nulla contro gli “ebrei” in quanto “ebrei”, ma si oppongono soltanto a chi li ha cacciati dalle loro case e dai loro villaggi, costringendoli a vivere da profughi sparsi per il mondo. I Palestinesi non desistono tuttavia dal reclamare il loro “diritto al ritorno” e non vi è “processo di pace” che possa eludere questo diritto. Un momento di intensa emozione si è avuto durante la relazione di una genetista dell’università di Genova che ha riferito i risultati delle ricerche sulle ferite riportate dagli abitanti di Gaza durante Piombo Fuso. Si trattava di frammenti che non lasciano tracce nel corpo ma che hanno effetti a lunga scadenza e producono morte differita con mutazioni genetiche per i nascituri: diavolerie mai prima sentite. Si legga il Comunicato stampa qui riprodotto e tratto dal sito ufficiale Newweapon Committes, dove si legge: «Metalli tossici ma anche sostanze carcinogene, in grado cioè di provocare genetiche. È quanto è stato individuato nei tessuti di alcune persone ferite a Gaza durante le operazioni militare israeliane del 2006 e del 2009», quale segno – aggiungiamo – di amore tangibile di quanti con grande fervore si appellano alla legge Mancino e all’amore evangelico, sul quale viene richiamato il Papa affinché vigili sul suo clero. La colpa di mons. Capucci, che fu già la colpa di Pietro, è di non credere totalmente nella forza della preghiera e nell’intervento della Provvidenza, ritenendo che le vittime aggredite abbiano il diritto di difendersi e di provvedersi dei mezzi necessari alla propria difesa. A Roma, si calcola che di Palestinesi ve ne siano circa 5 o 6 mila, praticamente la metà degli ebrei che vivono nella Capitale, fatta eccezione per i “libici” rientrati quando Gheddafi cacciò via tutti i coloni italiani. La manifestazione è stata fin dall’inizio tanta tranquilla che non si è vista neppure l’ombra di un poliziotto. Ve ne erano invece tanti la sera prima, davanti e dentro un albergo romano, dove un generale russo ha svolto un’interessantissima conferenza di geopolitica.

La data del 15 maggio 1948 ha due opposti significati: gli ebrei “sionisti” celebrano la loro conquista coloniale, la loro festa di indipendenza, la fondazione del loro stato, alle cui cerimonie fanno partecipare tutto il corpo diplomatico accreditato e promuovono anche manifestazioni negli stati in cui la Diaspora ebraica, largamente sionista, ha non poca influenza. Per converso, i Palestinesi in ogni parte del mondo, ricordano la loro disfatta, il loro lutto nazionale, la perdita della loro casa di cui conservano spesso, non solo simbolicamente le chiavi, ma di case che ormai non ci sono più perché rase al suolo con tutti i 541 villaggi dove le comunità palestinesi vivevano ininterrottamente da secoli e millenni.

La barbarie non sembra però aver limite. Mentre gli israeliani festeggiano, ai Palestinesi è vietato esser tristi e ricordare la patria strappata, ma non perduta, perché vive sempre nel loro cuore. Anzi ogni anno che passa il ricordo della patria diventa ancora più forte e struggente. È l’elemento principe della nuova identità palestinese che accomuna fortissimamente un popolo in qualsiasi parte della terra si trovi. Non si tratta però di una unione religiosa, fondata su discutibilissimi titoli biblici o su una incisione del prepuzio. È un’unione esistenziale di gente che è stata materialmente cacciata di casa e che tramanda questa sua condizione esistenziale di generazione in generazione. Nella loro scientificità genocida gli israeliani hanno compreso che bisogna “assassinare la memoria”, beninteso non la memoria ebraica, redditizia e prospera, ma la memoria palestinese. Ed è stata a questo scopo varata di recente in Israele – davvero “unica” democrazia – una legge assurda quanto disumana. Ne riporto la nota di agenzia, non volendone fare qui riassunto ed essendo troppo delicata la materia:
Nuova legge in Israele vieta ai Palestinesi di manifestare
lutto e dolore il 15 maggio, giorno della Nabka (l’olocausto palestinese)
Infopal
[questa agenzia è stata in Italia presa di mira,
propria per questo genere di informazione che gli altri giornali,
embedded, si guardano bene dal dare]


2 marzo 2010

Una nuova legge in Israele rende crimine la commemorazione di ciò che i Palestinesi chiamano "Nakba", la catastrofe del loro sradicamento e pulizia etnica dalla Palestina, con la creazione dello Stato sionista nel 1948. La Knesset, il Parlamento israeliano, ha ratificato la "legge Nakba" già alla prima lettura.

Saranno imposte penalità a chiunque mostri il 15 maggio, segni di tristezza e di lutto dentro i confini (indefiniti) di Israele; in quella data i Palestinesi ricordano la creazione della crisi dei rifugiati.

La radio ebraica ha riportato questa settimana che lo scopo della legge è quello di far cessare che vi sia gente a lutto per quello che per Israele è il Giorno della Indipendenza; atti commemorativi, viene rilevato, sono equivalenti a "negare il carattere ebraico di Israele e insultare i simboli dello Stato".

La radio ha fatto notare che le sanzioni possono ammontare a 3 volte tanto le spese dei programmi commemorativi.

Secondo il commentatore, è ironico che questa legge sia passata in un momento in cui Israele si sta lamentando dei tentativi di "delegittimare" lo Stato sionista. Ecco qui un esempio - ha detto di Israele che delegittima i Palestinesi della loro cultura e terra".
Difficile immaginare qualcosa di più disumano e assurdo nella misura in cui pretende di assumere le vesti del diritto. Della Giornata della Nakba svoltasi sabato scorso, dopo qualche settimana che nella stessa sede aveva avuto luogo una manifestazione analoga, sempre della comunità palestinese, avrei potuto dare notizia e cronaca, ma non essendo io un giornalista professionista non ho sempre il tempo e la voglia di scrivere per dare notizie che non possono leggersi da nessuna parte. Gli stessi organizzatori della Giornata della Nakba hanno faticato non poso a dare copertura giornalistica. Hanno dovuto perfino pagare giornali amici affinché pubblicassero la locandina. Ma certo i media non si sono sbracciati per ricordare l’eventi. Probabilmente la Locandina apparsa a pagamento sul Manifesto è la sola fonte di informazione del Tizio che si basa sulla locandina per dare come avvenuto l’evento annunciato. Ed invece non solo mons. Capucci non c’era, ma i contenuti e l’andamento della manifestazioni non hanno avuto nulla a che fare fare con quanto lui denuncia al Santo Padre affinché faccia santa tirate di orecchie se non peggio all’anziano prelato che non sarebbe neppure libero di poter circolare in Roma:
«Santità,
[Il Tizio non si accontenta mica di rivolgersi al papa, suo fratello minore, dopo la riforma anagrafica operata dal papa polacco, ma ha per suo costume di trattare con eguale familiarità e dimestichezza i potenti della terra, fra cui in ultimo Obama, da lui passato ai raggi X, tutti impietosamente osservati dall’alto della sua Eletta statura morale e intellettuale. Manca a costoro il senso della misura, ma nel caso di specie che ci costringe ad intervenire si tratta più che di una Lettera al papa (mera finzione retorica) di un attacco sconsiderato ad un sacerdote cristiano, un sant’uomo, secondo un modo di esprimersi proprio di un’altra epoca più civile della nostra.]
questo sabato 15 maggio a Roma è stata organizzata una manifestazione denominata La Nakba nel corso della quale, alle 15.30, in collegamento con Gaza da dove parlava il primo ministro palestinese Ismail Haniyeh, è intervenuto anche Ilarion Capucci. Una manifestazione non "pro" qualche cosa, Santità, ma una manifestazione "contro". Una manifestazione in cui l'odio scorreva a fiumi.
[L’odio che scorre davvero a fiumi è quello che si legge in queste righe: un odio misto a perfidia e perfino a crassa ignoranza sul fatto, non avvenuto: l’intervento di mons. Capucci! Quanto poi ai collegamenti con Gaza sono in parte saltati perchè da israele hanno provveduto a tagliare la corrente elettrica, ma certamente tutte le persone erano molto più serene e distese di quanto non riesco ad esserlo facile preda dell’indignazioni che questi signori suscitano sempre in me. Non mi riesce ancora di farci il callo, anche se non è da poco che ne faccio il monitoraggio.]
Non ritiene che il comportamento di questo prelato sia in palese contraddizione con gli impegni ufficiali [questa espressione, “impegni ufficiali”, evoca noti e tristi scenari, di debitori e creditori] assunti dalla Chiesa in occasione della sua liberazione?
[Si noti il tono suggestivo. Costui si rivolge ad un sovrano come se fosse il portiere del suo condominio. Da quando il papa polacco ha avuto l’infelice uscita del “fratello maggiore” tutti i papi che gli sono succeduti sono destinati a prendere scoppellotti dall’ultimo degli ebrei fratelli “maggiori”. Benedetto XVI, andato alla Sinagoga, si è visto togliere la parola. Si viene perfino tacciati di antisemitismo, i.e. legge Mancino, se ci si arrischia a dire “Terra Santa” anziché Israele.]
Non potrebbe, con la Sua autorità, provvedere, tra le altre meritorie azioni di moralizzazione che sta conducendo, anche a far sì che questi impegni ufficiali presi con lo Stato di Israele vengano rispettati, e che un rappresentante di chi è venuto sulla terra a predicare amore cessi di unirsi ai predicatori di odio?
[Bisogna chiedere a costoro quale genere di amore praticavano quando in carcere torturavano mons. Capucci. E non diciamo in che modo. Tanto ipocrisia e sfacciataggine era già stata denunciata 2000 anni fa da un certo Gesù Cristo, che per questo pare sia stato messo in croce.]
Nella speranza che mi vorrà perdonare per il mio ardire, e confidando nel Suo sollecito intervento, Le invio fraterni saluti.» [Si noti la perfidia finale del “fraterni”.]
Davvero una bella pretesa. Il metodo è sempre lo stesso: rivolgersi al superiore perché eserciti pressione morale verso l’inferiore. Di questo passo chiederanno alle mogli di non concedere rapporti sessuali ai mariti che non si comportino secondo i dettami sionisti. Di questa cultura dell’ingerenza e della sopraffazione proprio non se ne può più. Quanto meno diciamo: basta!

L’«odio» di chi si appella ad una legge fasulla, ipocrita e truffaldina contro l’odio, nutrendo egli stesso autentico odio, non si spegne mai, non va mai in riposo. Quanto era nel vero Spinoza che di costoro aveva già capito tutto quattro secoli fa! Aveva capito tutti dell’«odio» autentico di chi getta veleno sull’infelicità delle sue stesse vittime che si rifiutano di gioire e ballare per la sofferenza loro inflitta, per le offese loro fatte, per i supplizi infiniti. Ridicola e sconcertante l’idea di una Lettera a Benedetto XVI perché punisca un vecchio ultraottantenne per una “colpa” che neppure ha potuto commettere: quella di essersi recato alla Giornata Mondiale della Nakba in via dei Frentani. Ma non è la sola lettera del genere. Costoro scrivono al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Sindaco, a tutte le autorità della terra, pretendendo da essi obbedienza assoluta. Vi è da riflettere. Molto da riflettere. Non aggiungo altro se non un augurio a mons. Capucci di pronta guarigione.

Verso Gaza 1: Per la libertà, per la giustizia. – Una flotta di navi parte da Cipro per forzare il blocco israeliano.

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VERSO GAZA
Per la libertà, per la giustizia

Joe Fallisi


Invano si cercherebbe, su uno qualunque dei mezzi di (dis)informazione ufficiali, qualche notizia relativa a ciò che accade in Palestina. Provate a consultare l'Ansa, per esempio (http://www.ansa.it/)... proprio ora, alle 10h59m di domenica 16 maggio 2010. Verrete a sapere che "è il giorno di Tavernier" (ieri era quello del sig. Woody Allen), o della presenza di "migliaia a San Pietro per il papa-day"... qualunque cosa, ma non una parola riguardo a quel che subiscono i Palestinesi sotto occupazione (da 62 anni); né, tanto meno, su ciò che gli uomini e le donne di buona volontà stanno facendo nel mondo per ripristinare un minimo di giustizia. Eppure le "notizie", in negativo e in positivo, ci sono, eccome. Volete sapere le ultime due imprese dei tiranni? Da qualche altra parte nella rete ancora se ne trova traccia. Ecco: è appena morto un bambino gassato dall'esercito di "Israele", e un altro l'han freddato i gentili coloni di Ramallah... tirava pietre (cfr. http://wakeupfromyourslumber.blogspot.com/2010/05/infant-dies-after-being-gassed-by.html). Una cosa normalissima, lo so, che non merita alcun rilievo. Mica li si vorranno paragonare, "eventi" simili, a quelli del "Festival di Cannes"!... C'è però qualcos'altro di cui, temo, non potranno non occuparsi fra qualche giorno anche i "giornalisti" a servizio, quelli politically correct, "embedded" (la maggioranza assoluta della categoria). E' in procinto di salpare una vera e propria flottiglia, la "Flottiglia della libertà". Direzione? Gaza. Sarò con loro, e non potrei essere più felice. La via marina di soccorso fu aperta meravigliosamente nell'estate di due anni fa dal primo viaggio di Free Gaza, pattuglia internazionale di attivisti per i diritti umani che non sopportava più di assistere impotente allo strazio dei gazawi. Contro tutte le previsioni dei vili e dei complici le due barche arrivarono al povero porto della Striscia, in un tripudio di pescatori e ragazzini radiosi, increduli che non fosse un sogno, ma la realtà. Ci riuscimmo anche con la seconda spedizione, cui ebbi l'onore di partecipare, su una barca con lo stesso nome della Palestina: Dignità. E altre piccole navi seguirono. Finché, durante la "guerra" genocidaria scatenata dai sionisti nel dicembre-gennaio 2008-2009, venimmo bombardati pure noi (Dignity ora giace sui fondali di Larnaca) e non ci fu più consentito di portare altri aiuti. Ma s'illudeva chi era convinto, chi sperava fosse un fuoco di paglia. Avevamo promesso ai nostri fratelli che saremmo tornati. E questa volta sarà molto più difficile impedirlo. Non si tratta solo del numero di navi (nove, di cui quattro cargo) e della consistenza dei soccorsi (macchinari indispensabili agli ospedali, case prefabbricate, tonnellate di cemento e di medicinali, apparecchiature per il filtraggio dell'acqua, materiale scolastico...), ma del fatto che per la prima volta uno Stato, la Turchia, appoggia senza mezzi termini la nostra missione e anzi vi partecipa. Il cuore dell'organizzazione sarà proprio l'IHH (http://www.ihh.org.tr/anasayfa/en/), fondazione turca per i diritti umani sotto l'egida del governo di Erdogan (cfr. http://savegaza.eu/eng/index.php?id=393). Insieme con loro i miei valorosi amici di Free Gaza (http://www.freegaza.org/), la Campagna Europea per mettere fine all'assedio di Gaza (http://savegaza.eu/eng/), due "Navi per Gaza" (l'una dalla Svezia, l'altra dalla Grecia) e, aggiuntasi in extremis, una nave inviata dal secondo partito politico dell'Algeria. Si tratterà, come sempre, per quel che ci riguarda, di una missione umanitaria e del tutto pacifica. I battelli potranno essere ispezionati dalle varie autorità in qualunque momento.

Siamo sempre stati minacciati dall'entità sionista prima di ogni partenza. Oggi le intimidazioni sono ancora più forti. Ma non ci fermeranno. (cfr. http://www.freegaza.org/it/home/56-news/1169-israels-intimidation-tactics-wont-stop-us-first-ship-sets-sail-for-gaza). Usciti dalle acque territoriali cipriote, ci troveremo di nuovo in quelle internazionali, che per definizione non appartengono ad alcuno Stato, poi giungeremo nelle acque di Gaza. Solo con la forza bruta potranno fermarci. E non è detto che questa volta nessun Paese non reagisca all'eventuale sopruso. Anche gli dei del mare ci aiuteranno.


N. B.: chi volesse inviare contributi finanziari può farlo utilizzando il c/c bancario o quello postale intestati all'abspp, l'associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (http://www.abspp.org/). La causale: Freedom Flotilla (cfr. http://www.infopal.it/leggi.php?id=14589).

martedì 18 maggio 2010

Diffondiamo... finché possiamo! - Inizia la nuova epoca della censura.


Per chi sa di filosofia hegeliana è nota la distinzione in Hegel fra scritti a stampa e appunti per uso degli studenti e non destinati alla pubblicazione. Gli scritti a stampa vengono ritenuti piuttosto oscuri, mentre nelle dispense ad uso didattico ed interno lo stesso senso è invece chiaro. Potendo, gli studiosi cercano di chiarire i testi a stampa attraverso gli Appunti tratti dalle lezioni. Perché questa differenza? Perché i testi a stampa erano soggetti a censura e gli autori dovevano a quell’epoca cautelarsi con una forma che non insospettisse il censore, in genere persona di non elevata cultura. Con le leggi liberticide che si annunciano, dobbiamo ritornare alla prima metà del XIX secolo, in ambiente di restaurazione. Ricevo sulla posta privata il testo che segue e per il quale mi si chiede di dare diffusione, per sensibilizzare quante più persone possibile. Accolgo l’invito e faccio quel che posso, avvertendo i lettori che da questo momento dovrò modificare lo stile e la comprensibilità dei miei testi in conformità alla nuova normativa.

CIVIUM LIBERTAS

* * *
(di seguito, il testo ricevuto)

diffondiamo.....finchè si può!!!!!!!!!!!!!


Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet;

la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l'articolo nr. 60.

Il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della"Casta".

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.

Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero; il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.

Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!

In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.

Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset.

Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un'impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d'interessi.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.

Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.

Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.




APPENDICE

Sospetto di Bufala

Ricevo e pubblico:

Caro Antonio

Mi sembra di capire che l'ultimo post che hai pubblicato, sulla presunta approvazione dell'emendamento D'Alia, sia una bufala, diffusa certamente in buona fede, che confonde alcune cose.


Ho fatto un po' di ricerche in Internet, e mi sembra di capire (ripeto questa frase, perché certezza non ne ho) che si tratti di una proposta vecchia di molti mesi, che poi è stata tolta dalla legge.


Comunque prima di accettare per oro colato la mia correzione, ti conviene fare anche le tue ricerche.


A presto


Ho risposto privatamente a chi mi ha mandato la segnalazione che non ho nessuna difficoltà a pubblicare subito, accettattando rettifiche e correzioni, secondo un principio che ho espresso in epigrafe. Come ho accolto la preghiera di diffusione ulteriore giuntami da un lettore, egualmente pubblico la cautela giuntami da un altro. Non ho però io il tempo di fare io le verifiche cui allude il secondo lettore. Le priorità sono per ora altre: l’attacco che Fiamma Nirenstein sta conducendo alla rete. E questa non è certamente una “bufala” perché l’attacco è in corso e lo stiamo monitorando giorno per giorno. Chiedo se mai al primo lettore di fare lui le ricerche chieste dal secondo lettore: io ho dato ospitalità all’uno e all’altro. Ritengo però che non sia per nulla una “bufala” la minaccia costante alla Rete, cioè alla possibilità di una nuova e rivoluzionaria forma di comunicazione fuori dal controllo di regime. È anche vero che che la rete è un porto di mare dove si trova di tutto e succede di tutto. Ma osservo che per un verso non vengono meno le leggi già esistenti. Avevo ricevuto una querela per un mio post. Per fortuna, la cosa è stata subito archiviata, perché ho potuto esibire la gazetta ufficiale dove era scritto ciò che mi veniva contestato. A memoria di avvocati, non è mai successo a nessuno di ricevere una querela per diffamazione per una cosa che si trova scritta in un decreto firmato dal presidente della repubblica, dal ministro, dal prefetto! Ho però imparato che anche scrivendo in internet non ci si sottrae alle leggi già esistenti. Per il resto, confido nella capacità di autodisciplina di ognuno, ma sono e resto una fautore convinto del principio di libertà.