giovedì 24 gennaio 2019

Quale popolo? Quale sovranità? - Una recensione di Teodoro a Rinaldi.


Pubblico di seguito una recensione di Teodoro al libro di Rinaldi, di cui una presentazione è stata fatta alla Libreria Hora Felix, su cui avevo creato un evento MeetUp... Aggiungo qualche parola... Ci volevo andare, ma poi ha vinto la pigrizia ed anche volevo evitare una polemica personale con Rinaldi, di cui non mi ha soddisfatto la risposta che mi aveva dato in un precedente dibattito, in cui si presentava l'ultima libro di Nino Galloni... Rinaldi non aveva capito il mio intervento e meno che mai ha seppe rispondere a una domanda che mi chiese di fargli. E gliele la feci la domanda: cosa è una costituzione? Mi miede una risposta che non avrei accettato neppure da uno studente. Su questa materia, sui concetti di costitizione, popolo, stato, sovranità, sul concetto stesso del politico, per me le risposte sono quelle date da Carl Schmitt, e non ne conosco altre che meglio definiscono l'oggetto. Qualche decennio fa, un collega tedesco, insigne docente di filosofia del diritto, venuto alla mia facoltà, pensava di essere all'avanguardia, spiegando il concetto di sussidiarità... La Grecia non fa bene i suoi compiti? Interviene l'Europa! Ed abbiamo visto come... I cittadini greci semplicemente non esistono più: ne hanno fatto pulizia etnica, riducendolo alla condizione di sguatteri... In pochi decenni non esisterà niente che possa chiamarsi "popolo greco". Ne hanno distrutto tutti gli attributi dell'identità... Già! Una "identità” non deve esistere, non deve esserci in Europa nessuna identità dei popoli!... Diceva il collega tedesco: Schmitt non è più attuale! Siamo in Europa e vige il principio di sussidarietà: se non fai quel che ti dico, subentro io, anche con il “colpo di stato", come minacciò di fare in Grecia la Nuland, se tutti i greci non si fossero messi in ginocchio, calando i pantaloni... In Portogallo lo hanno giù fatto, spontaneamente, e si sono venduti tutti... Quello che avevo cercato di far capire al televisivo Rinaldi era che un paese uscito da una disfatta bellico mai avrebbe potuto darsi una costituzione vera, in senso proprio, in senso schmittiano come decisione politica fondamentale sulla forma e la specie della propria esistenza ed unità politica, quindi sulla forma di stato... Meglio la si sarebbe chiamata Legge Fondamentale, caratterizzata da una procedura aggravata per la sua modifica... Dissi a Rinaldi, che non lo capì, ciò su cui il liberale Teodoro Klitsche de la Grange spesso ritorna nelle nostre private conversazione: in realtà, la nostra costituzione fu dettata a Yalta... E Rinaldi, il Televisivo, che ti scuote la testa, e che alla domanda su cosa è una costituzione ti risponde peggio di una studente, con una banalità priva di qualsiasi barlume di riflessione: "i principi generali di organizzazione dello Stato...”. Rinaldi il televisivo pensa di essere un Rivoluzionario... nei talk show, dove ormai lo chiamano sempre e dove ci sta ben volentieri... in attesa di qualche incarico governativo... Insomma, questi sono gli Uomini che abbiamo sulla piazza, i nostri Capitani, ma diamo la parola a Teodoro, più di me capace di un equilibrato giudizio:
AC
Antonio Maria Rinaldi 
 La Sovranità appartiene al popolo o allo spread?
www.aliberticompagniaeditoriale.it
Reggio Emilia, pp. 143, € 9,90

Questo libro è scritto da Rinaldi in collaborazione con gli altri autori di “Scenari Economici”. Una cospicua parte del libro consiste in contributi (2015-2018) di Paolo Savona sull’euro e sulla nomina dello stesso a ministro del governo Conte. Rinaldi ricorda che “Le scuole economiche italiane, oggi, sono quasi tutte egemonizzate dai bocconiani. Mediocri e ridicoli apprendisti stregoni nel neoliberismo e del rigore. Non dimentichiamoci che questi signori ci hanno regalato Monti e il montismo”; di converso “Questo è un libro al disperato inseguimento della realtà. Disperato, perché in questo Paese sostenere temi economici e politici controcorrente rispetto al main-stream porta a essere bollati con i più svariati epiteti, nessuno dei quali lusinghiero”; malgrado ciò l’obiettivo principale degli autori “è sempre stato quello di vedere veramente attuata la Costituzione in particolare la costituzione economica … Purtroppo l’adesione “distratta” ai Trattati europei da parte di una classe politica che non ha mai compreso in pieno gli effetti di cosa stava facendo in Europa, non ha consentito che quella parte così importante e fondamentale della Carta venisse rispettata”. Poi tutto è cambiato: il pensiero conformista, prono alle élite xenodipendenti (Monti e successori) è stato ridimensionato radicalmente dalle elezioni del 4 marzo. E tesi come quella sostenuta dagli autori sono state sdoganate per decisione popolare.
Sarebbe lungo seguire gli autori nei loro brillanti articoli sui vari aspetti della questione: rinviamo il lettore al libro.
Ma su un paio di temi, generali, occorre intrattenersi.

Il primo è la sovranità: che appartenga al popolo è scritto nella Costituzione, tanto sbandierata quanto interpretata ad usum delphini dall’élite e dai giuristi di regime. E quindi la domanda – titolo del saggio è retorica e provocatoria. Aggiungiamo noi che un patriota (a cominciare dagli uomini del Risorgimento) l’avrebbe giudicata un raggiro dello straniero e di italiani abituati a servirlo. Ma c’è di più: dalla cultura dell’ancien regime non è stata messa da parte solo la sovranità del popolo italiano, ma lo stesso concetto di sovranità.
Quanto al primo aspetto non potendosi negare il principio dell’art. 1 (la sovranità appartiene al popolo) se ne sono implementati (dalle élite)  limiti, deroghe ed eccezioni, a cominciare dall’art. 1 stesso con l’esaltare “forme e limiti” costituzionali entro i quali il popolo esercita la sovranità, proseguendo con l’obbligo di conformarsi “alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute” (art. 10), alle limitazioni di sovranità necessarie ad una giusta pace tra le nazioni (di solito si omette di ricordare “in parità con gli altri Stati” - art. 11) e così via. Nel pensiero moderno invece, la sovranità ha il carattere di essere assoluta, cioè di non conoscere limiti, al contrario di tutti gli altri poteri pubblici (tra i tanti V. E. Orlando e Romagnosi); di consistere in un volere sopra lo Stato e il diritto (Sieyès e Von Seydel), onde Stato e diritto (comprese forme, limiti ecc. ecc.) sono tali finchè il Sovrano non esercita il potere morfopoietico abolendo, riformando, abrogando, ecc.; il diritto internazionale si regge sul principio di parità giuridica tra gli Stati par in parem non habet jurisdictionem (v. A. Gentile e Vattel tra i tanti) e così via. Tutte concezioni alla base dello jus publicum europaeum, e gelosamente occultate e ridimensionate dalle élite e dai loro giuristi.
Quanto al secondo aspetto eliminare la sovranità è come pensare di abolire la legge di gravità, o comunque una qualsivoglia legge (o fatto) di natura.
Perché significa cancellare dal mondo il presupposto del comando-obbedienza, fondamento di ogni comunità politica. Ideologie moderne (dal marxismo collassato al pluralismo all’economicismo radicale) lo credono. Ma non risulta al mondo chi vi siano comunità senza comando e senza che alcuni (o pochi) esercitino il potere su tanti. Quando non è all’interno, la sovranità, il cui nocciolo duro consiste nell’unione di un potere di fatto e di un potere di diritto, c’è dall’esterno. Il sovrano c’è (sempre), ma non è il popolo, ma qualcun altro che popolo non è (Stati, multinazionali, poteri forti, chiese): e perfino lo Spread di cui al titolo. E che teme la sovranità del popolo perché è alternativa alla propria. Come scrive Rinaldi il gruppo degli autori “ha solo sostenuto che è la Terra che gira intorno al Sole e non viceversa. Come Galileo Galilei”; hanno demolito gli idola (le derivazioni paretiane) al servizio di precisi interessi.
E se un libro come questo porterà ad un crescere della consapevolezza del dovere dei governanti di fare gli interessi della comunità politica; che la politica serve a questo e che, come scriveva Friederich List l’economia politica è quella che li persegue mentre quella di A. Smith e Say era economia cosmopolitica, il popolo italiano avrà tanto da guadagnare.

Teodoro Klitsche de la Grange

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