lunedì 17 novembre 2008

In un liceo romano attentato alla libertà di pensiero: Alemanno plaude.

Versione 2.1
Status: 2.12.08

C’era da aspettarselo; prima o poi, qualcuno sarebbe sbottato. Proviamo a ragionare, se qualcuno ancora in questo paese vuol ragionare, se ci è ancora permesso di ragionare. Un fatto in sé e per sé non parla da solo. Deve essere rappresentato nella nostra mente. Una persona sana di mente riconosce i colori, i suoni e così via fino a saper decifrare i linguaggi ed i comportamenti degli uomini. È un conto se lui stesso osserva i fatti che interpreta. È un altro conto se i fatti appartengono ad un passato sempre più remoto e nessuno o quasi è diretto osservatore di determinati fatti. In questo caso ci si avvale di rappresentazioni dei fatti accaduti o non accaduti forniti da altri. Chi è destinatario di simili rappresentazioni può trovarli credibili o non credibili. Per fare un esempio remoto di circa 1900 anni fa vi è chi dubita, argomentando, perfino di un passo di Tacito dove si parla di cristiani fatti ardere come torce per illuminare le strade di notte. Sarebbe stata un’inserzione falsificatrice del testo originale di Tacito ad opera presumibilmente di un monaco della tradizione amanuense del testo tacitiano. Tornando invece ai giorni nostri si rivela quanto mai infausto la “Giornata della Memoria” imposta alle scuole e agli insegnanti. Se alle costrizioni normative si aggiungono poi i rituali ed i discorsi delle pubbliche autorità, sindaco Alemanno compreso – persona di alta cultura –, si crea una costrizione al pensiero, una coazione a credere “verità” dichiarate tali per legge. Un pensiero critico maturo ed allenato nelle scienze filologiche può più o meno demistificare le rappresentazioni stratificate ed inverificabili, ma il comune cittadino che si trova oppresso nel suo libero convincimento può soltanto reagire in forme talora scomposte. Si leggono magari striscioni con scritte che allarmano le autorità, le quali rispondono con nuove leggi liberticide. Per questa via si ritorna ad un totalitarismo che è molto più capillare ed oppressivo di quello che si dice di voler contrastare.

Quanto sopra per inquadrare conettualmente ciò che la cronaca odierna riporta al ritorno del viaggio ad Auschwitz che Alemanno ha voluto fare insieme con 250 studenti romani, a spese del bilancio comunale (con questo chiaro di luna) e con assai scarsi risultati pedagogici. Ma diamo la notizia, in un articolo ripreso dai “Corretti Informatori” che per l’occasione esultano, fiutando la la prossima vittima di una serie:
ROMA — Erano appena stati ad Auschwitz e Birkenau, avevano visto coi loro occhi l'orrore della Shoah e dei campi di sterminio
[A voler essere precisi una cosa significa “campo di concentramento” ed altra “campi di sterminio”. Un "campo di concentramento” non è necessariamente un “campo di sterminio”. I “campi di concentramento” erano oltre che dei luoghi di prigionia soprattutto dei luoghi di lavoro forzato per le esigenze dell’economia bellica. La controversia storica, che vede finire in carcere numerose persone per il solo fatto di avere vedute non ufficiali, concerne l’esistenza dei “campi di sterminio”, di per sé incompatibili con l’esigenza lavorativa sempre più pressante con il procedere della guerra. Si fa poi spesso confusione fra tre concetti e momenti diversi: discriminazione; persecuzione; sterminio o genocidio, specificamente commesso mediante la costruzione e l’uso di camere a gas funzionanti con l’impiego di un gas detto Zyclon B. La controversia storiografica riguarda la documentazione probante dell’esistenza delle camere a gas e si avvale di metodologie tecnico-criminali, ad esempio studiando l’uso e l’impiego del gas Zyclon B, che serviva normalmente per uso di disinfestazione e che non avrebbe potuto avere impiego nelle ipotizzate “camere a gas”, di cui non sono “sopravvissuti” gli impianti originali. Il principale sostenitore della tesi sterminazionista è Raul Hilberg, la cui opera è stata sostenuta dallo svizzero Jürgen Graf, in «Il gigante dai piedi di argilla». Per aver scritto questo libro il cittadino svizzero deve vivere esule in Russia: se torna in patria, lo aspetta la galera. Non per aver rubato, stuprato, commesso comuni crimini, ma solo per aver scritto un libro. Queste sono le condizioni della civile Europa che porta le sue scolaresche in viaggi di istrzuine in Auschwitz. Che esista un moderno campo di concentramento e di sterminio di nome Gaza non viene insegnato nelle nostre scuole e meno che mai si fanno viaggi di istruzione]
nazisti e — tornati a Roma — i professori della IV C del Liceo Artistico Ripetta ne stavano parlando nel consiglio di classe.
[Dunque una riunione nel consiglio di classe, non una lezione in del prof. Valvo. Di che cosa si discute in un consiglio di classe? Presumo di didattica. E perché mai un docente non potrebbe dire la sua in merito al valore formativo di determinate iniziative? È un suo diritto-dovere. Ma si presume che debba almeno avere la libertà delle sue opinioni e non sia larvatamente costretto ad un confromismo di regime. Naturalmente, le opinioni di un singolo docente possono essere condivise o meno dai suoi colleghi, ma a costitzione vigente non può essere cancellato il diritto alle proprie opinioni. Qualsiasi ipotesi disciplinare nei confronti del prof. Valvo deve basarsi necessariamente sul fatto che egli non abbia diritto alle sue opinioni]
Era giovedì pomeriggio, le emozioni del «viaggio della memoria» fatto col sindaco Alemanno e la comunità ebraica erano fresche,
[Segnalo qui alle autorità scolastiche che hanno comminato la “sospensione” al prof. Valvo il seguente brano tratto da Avraham Burg, il quale ritiene diseducativo e patologico il dato riportato: «uno studio condotto qualche anno fa tra gli studenti di un’assai quotata facoltà magistrale a Tel Aviv, ha rivelato un dato sconcertante. Per più del novanta per cento degli intervistati, la Shoa è l’evento più importante della storia del popolo ebraico. Più della creazione del mondo, dell’Esodo dall’Egitto, più della rivelazione della Torah, della distruzione del Tempio, della Diaspora, del messianismo, della creatività culturale, della nascita del sionismo, della fondazione dello Stato d’Israele o della guerra dei Sei Giorni. Questi sono i tuoi insegnati, Israele!» (op. cit., - Lo stupore di Burg si riferisce nondimeno pur sempre a scuole in Israele, ma noi qui siamo in Italia! Ed il liceo di via Ripetta si trova in Roma, non a Tel Aviv. La nostra situzione è di gran lunga più infelice di quella lamentata da Burg. Qui qualcuno si deve svegliare. Se, come credo, l’intervento di Alemanno è stato determinante, come suo elettore mi rammarico molto della sua politica culturale e scolastica. All’interno della Sezione AN della zona Marconi e Magliana ho già espresso la mia delusione sull’operato del sindaco Alemanno. Ho scoperto di non essere il solo.]
la discussione avveniva in una sala dove c'è una targa che ricorda una studentessa del liceo, ebrea, deportata da nazisti.
[Il fatto della targa è ininfluente e testimonia se mai di una pericolosa diffusione della mentalità olocaustica foriera dei pericoli già denunciati da Avraham Burg in Israele, ma assolutamente inaccettabili in Italia. Ormai basta portarsi appresso un “testimone”, un “sopravvissuto”, per produrre un lacrimatoio a ritmi industriali. Proprio l’altro giorno, al palazzo della Provincia, in mezzo ad uno sparuto pubblico annoiato ho avuto la rara occasione di mettere in evidenza le contraddizioni di uno di questi “testimoni”, adibito in servizio permamente per il giro delle scuole. Poveri studenti! La vostra educazione è merce di scambio. Voi siete non “soggetto” di educazione, ma “oggetto”, sedimentazione della più trita ideologia di regime.]
Quando, ad un tratto, uno dei docenti è sbottato:
[E sarei “sbottato” pure io, se mi ci fossi trovato, ma a differenza di Valvo avrei saputo mettere in mutande tutti gli ipocriti e farisei che erano lì presenti. Per lo meno avrebbe dovuto rispondere con argomentazioni alle mie argomentazioni. Purtroppo, temo che il prof. Valvo sarà inchiodato sulle sue frasi dette “sbottando” e non argomentando. Quanto al non essere gli ebrei italiani, credo il principale addebito che gli verrà fatto, occorre chiedere “a chi di dovere”, se può considerarsi un “italiano” chi stando in parlamento dichiara che con la bandiera italiana ci si pulisce il di dietro. Esistendo una norma penale, per non dover condannare l’Illustre Onorevole, è stata cambiata la norma: l’oltraggio alla bandiera è stato derubricato da reato penale in sanzione amministrativa. Questa l’Italia, fatta dagli opportunisti giunti al governo]
«Basta con questo Olocausto, è tutta una menzogna inventata dagli inglesi: dove sono le prove della Shoah? E perché la scuola italiana non si occupa di vicende di casa nostra, come le foibe? Gli ebrei non sono neppure italiani », ha farneticato il professore. Intorno a sé, il gelo. E, dopo il gelo, la rabbia. «Sembrava— racconta Virgilio Mollicone, il professore che aveva accompagnato i ragazzi in Polonia — di sentire parlare un nazista vero. Oppure un reduce della Rsi... Era accanto a me, mentre parlavo del viaggio e della possibilità di ospitare Shlomo Venezia (uno dei pochi sopravvissuti italiani, ndr) nella nostra scuola ». E cosa è successo? «Lo vedevamo che fremeva, bolliva. Poi è esploso». A quel punto, ovviamente, la discussione si è animata: «Abbiamo urlato, lui è uscito sbattendo la porta. Mi ha detto: "Tu gli inglesi non li conosci. Io sì, perché sono stato in Libia con mio padre. E anche tu saprai la verità, un giorno. Ma sarà un cammino lungo e doloroso". Poi se n'è andato». Appresa la notizia, Alemanno è intervenuto: «Chiedo un’ispezione, per capire cosa è successo. Scriverò al provveditorato e alla preside: servono dei provvedimenti. Mi offende in particolare che si dica che gli ebrei non sono italiani: i viaggi della memoria servono a portare nei licei la consapevolezza degli orrori del’900 che nessuno, soprattutto se ha il ruolo di docente, si può permettere di negare ». La preside del «Ripetta», Maria Teresa Strani, al telefono non vuole commentare: «So io quali provvedimenti prenderò. E poi è domenica, mi vorrei riposare ». Nel consiglio di classe, è stata mandata a chiamare: «È arrivata, ha detto ai colleghi di abbassare i toni, e se n'è andata », racconta un docente. La vicenda, in ogni caso, non finirà qui. Mollicone vorrebbe la mano pesante: «Non posso pensare che quel soggetto insegni a dei ragazzi. E se dà loro un libro negazionista, oppure un dvd? Andrebbe sospeso, forse denunciato alla procura della Repubblica. Credo che fare quelle affermazioni sia un reato... ». Altri professori, invece, hanno un atteggiamento più morbido: «È una brava persona, ma un po’ instabile...», sussurra qualche suo collega. Il professore negazionista, infatti, è conosciuto per essere uno di destra, isolato, provocatorio, contro tutto e contro tutti, con una vita familiare complicata. Uno che si scalda per niente, che alza la voce, che si lascia andare ad affermazioni pesanti nei confronti delle donne. Tutti lo conoscono, e tutti evitano discorsi «pericolosi». Mollicone è nuovo, arrivato quest’anno. Ma soprattutto lui, ad Auschwitz, c’è stato. E a stare zitto di fronte al negazionista proprio non c’è riuscito.

Ernesto Menicucci,
in “Corriere della Sera”,
17 novembre 2008, p. 18

La stessa notizia era stata con altri dettagli il giorno prima su “Repubblica” in un articolo di Carlo Alberto Bucci
«La Shoah? Non esiste» - Prof. negazionista al liceo
di Carlo Alberto Bucci

«La Shoah è un’invenzione degli inglesi, non ci sono le prove. Basta con questa cultura sionista. I nostri compatrioti sono morti nelle Foibe e noi stiamo a parlare degli ebrei, che non sono neanche italiani». Le urla di un professore di via Ripetta si sentivano sin dalla strada dove s’affaccia la porta del liceo artistico, miste alle grida di protesta, contro le sue posizioni negazioniste, da parte dei colleghi riuniti nel consiglio di classe della IV C. È successo giovedì scorso al piano terra dello storico liceo d’arte romano.
Ed è una fortuna che sia accaduto di pomeriggio, così solo un paio di studenti, e una madre, hanno ascoltato le farneticazioni del professore: concetti che in Austria nel 2006 sono costate allo storico inglese David Irving, autore del libro “La guerra di Hitler”, la condanna in primo grado a tre anni di reclusione.
Due ragazzi della IV C, e due della III G, sono appena tornati da Auschwitz dove hanno accompagnato il sindaco Alemanno. E il professore che li ha accompagnati, Virgilio Mollicone, stava illustrando al consiglio di classe l’esito del viaggio - ma anche le nuove iniziative del progetto, che prevede una mostra e l’incontro a scuola con quattro reduci dei campi di sterminio, tra cui Shlomo Venezia - quando un suo collega ha iniziato a dare in escandescenze. Prima ha detto che si stava annoiando, poi ha aggiunto che l’Olocausto è un’invenzione degli alleati. «Pensavo stesse scherzando e invece ha cominciato a chiederci le prove, le prove dello sterminio degli ebrei, capisce? Io e altri colleghi abbiamo protestato con veemenza: “Non puoi sostenere questo abominio, sei un educatore e stai prendendo parte a una riunione, ora sei un pubblico ufficiale” gli ho detto».
Richiamata dalle urla, è intervenuta la preside. Dopo poco, il professore contrario al progetto sulla Memoria promosso dal Campidoglio, è uscito dalla stanza sbattendo la porta. «Fuori - racconta Mollicone - c’erano i rappresentanti di classe, due allievi e una madre. I ragazzi hanno sentito. “Che è successo? È per il viaggio ad Auschwitz, professore?”, mi hanno chiesto. Poi so che ne hanno parlato in classe». Sembra che il professore negazionista non abbia mai manifestato le sue tesi nel corso delle lezioni. Alcune colleghe lo descrivono come un uomo stressato, facile a scatti d’ira e misogino. Le frasi esatte della violenta discussione avvenuta giovedì a via Ripetta sono racchiuse nel verbale del consiglio di classe, che non è stato ancora riconsegnato in presidenza.
«Mi sono mossa subito, sono stati fatti immediatamente passi ufficiali. L’episodio è stato segnalato a chi di dovere, di più non posso dire», ha dichiarato ieri il capo d’istituto, Maria Teresa Strani. È possibile che la preside abbia fatto partire un provvedimento di censura nei confronti del professore che nega l’Olocausto, indirizzato al consiglio d’istituto e, oppure, alla disciplinare dell’Ufficio scolastico regionale.
(16 novembre 2008)
[Il corsivo sopra segnato è mio, AC]

L’affare si ingrossa. Ho notato che continuano ad uscire articoli sul tema. Ne raccoglierò qui di seguito i testi, se disponibili. Ritengo che si vada montando in Roma il Pallavidini bis. Trattandosi della città in cui vivo, mi recherò personalmente da tutti i soggetti in causa per esprimere le mie preoccupazioni di cittadino e ricordare la vigenza degli artt. 21 e 33 della costituzione, che sanciscono la libertà di pensiero e la libertà di ricerca senza contare la libertò di insegnamente. Come cittadino italiano, sensibile ai valori costituzionali di libertà, non sono disposto a tollerare un clima da caccia alle streghe. Quanti ritengono di voler combattere una stessa battaglia, possano trovare in questo blog un punto di raccolta.

Siamo al linciaggio mediatico. Lo stesso giornalista Ernesto Menicucci, che ci mette del suo, continua la sua cronaca con il pezzo che segue:

Corriere della Sera
18 novembre 2008,
p. 27

Roma Il provveditore: difficile licenziarlo
Il prof. negazionista torna a scuola
Decisa l' ispezione

La comunità ebraica: allontanatelo La posizione del docente si aggrava:
ha ripetuto a lezione le sue teorie sull’inesistenza della Shoah

[La titolazione scelta dal “Corriere” è un classico dello “sbatti il mostro in prima pagina. Intanto già nel testo stesso dell’articolo che segue non si legge che il prof. abbia ripetuto a lezione i pensieri incriminati. Anzi dice il contrario: che non vuole trattare il tema. Il professore, di cui è fatto il nome, è letteralmente aggredito all’uscita di scuola, tanto che deve difendersi con la sua borsa a mo’ di scudo. ]
ROMA - «Via, vai via!». Il passo deciso, una manata ad un fotografo, una borsa nera a fare da scudo. Roberto Valvo, il professore di storia dell’arte del liceo artistico di Ripetta che ha negato l’Olocausto,
[Sarebbe stano meno grave la cosa se avesse “negato” l’Immacolata concezione, la transustanziazione dell’Ostia, perfino l’esistenza storica di Cristo, come si può leggere in non pochi dottissimi libri sull’argomento: Ma se il docente avesse negato queste cose la comunità ebraica con Pacifici in testa avrebbe certamente plaudito]: Ma con l«Olocausto» non si può! Sarebbe poi da chiedersi di quale letture dispone il giornalista Menicucci. Il cronista que ne sa più di Tacito e di Tucidide messi insieme. Secoli addietro il filosofo ebreo Spinoza fu espulso dalla comunità ebraica per aver “negato” l’immortalità dell’anima. Prima di lui nella stessa comunità il filosofo Uriel da Costa fu sottoposto a frustare per lo stesso motivo. Non morì sotto le frustate, ma pochi giorni dopo si suicidò.]
esce da scuola dopo le 14.30. Capello brizzolato, golf turchese, l’aria del distinto signore.
[Si suppone che non sia e non possa essere un distinto signore. Qui Menicucci manca di deontologia e fa gogna mediatica: perché “l’aria del distinto signore?”. Lo è o non lo è! Si decida Menicucci!]
Professore, non le sembra il caso quanto meno di scusarsi
[Qui è da capire, mancando il virgolettato se sono le parole di Menicucci o di chi aggrediva un docente per strada. Il giudizio di un terzo è che a scusarsi non debba essere il prof. Valvo, ma i suoi aggressori e censori]
«Via, andate via», ripete ossessivamente.
[L’ossessivamente dù la misura della violenza dell’aggressione subita.]
Poi affretta il passo, verso piazza del Popolo. La sua posizione, ora, rischia di aggravarsi tanto che arriverà un’ispezione del Provveditorato.
[Ho appena mandato all’indirizzo della scuola la seguente lettera: «Ho letto con attenzione gli articoli di stampa usciti sul caso Mollicone/Valvo, che ritengo non concerna problemi storiografici connessi all’evento Shoa, ma la libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento a mio avviso gravemente violata. Prego comunicare al prof. Valvo la mia solidarietà come cittadino e come docente di filosofia del diritto sensibile ai valori costituzionali sanciti negli artt. 21 e 33 della vigente costituzione. Mi sorprendo e rammarico che – stante i suddetti articoli di stampa – le autorità scolastiche cui il prof. Valvo ha la disgrazia di essere sottoposto non abbiano inteso la loro funzione quali autorità preposte alla tutela dei suddetti valori costituzionali, ma addirittura sembrerebbe si vogliano adoperare per studiare sanzioni contro un docente reo per il mero esercizio del suo diritto di poter pensare liberamente, peraltro espresso all’interno di un collegio di colleghi docenti. Il prof. Valvo, consegnato alla gogna mediatica, è stato aggredito all’uscita di scuola. Non ritengo condivisibili le dichiarazioni del sindaco, pur da me votato. Non ne comprendo la competenza pedagogica e personale. Seguo con apprensione lo svolgimento degli eventi ma prego nel frattempo di far pervenire al prof. Valvo le attestazioni della mia solidarietà, rassicurandolo che in questo momento di grave attentato alla libertà di noi tutti egli non è certamente solo».]
Perché dopo il consiglio di classe della IV C di giovedì scorso, le stesse farneticazioni
[Il termine “farneticazioni” appartiene chiaramente al giornalista Menicucci. È da chiedersi quale possa essere la sua competenza per tacciare altri di “farneticazioni”. Ormai il giornalismo non ha più la dignità che forse un tempo aveva. Le notizie si raccolgono con beneficio di inventario e soprattutto si tiene a dovuta distanza il giornalista che le fornisce]. Non è certo lui la voce della Verità.]
Valvo le ha ripetute sabato scorso a lezione, davanti agli studenti.
[Qui la disinformazione è pericolosa quanto contradditoria. Sembrerebbe di capire che i “ragazzi” volessero importunare un docente, titolare dell’insegnamento di storia dell’arte, a parlare fuori tema su idee che giustamente “non voleva portare avanti” non essendo in quanto docente di storia dell’arte sua propria competenza. Del prof. Mollicone si apprende in rete che a sua volta sarebbe un “grafico”, quindi ancor meno competente a trattare di temi storici. Il “ripetute” lascia intendere che il docente intendesse fare una specifica lezione sul tema, ma lo studio del contestato rende chiaro che il docente veniva deliberatamente provocato per lasciare dichiarazioni che sarebbero state prontamente criminalizzate. A questo punto, visto che si parla dell’introduzione del voto di condotta, io mi preoccuperei moltissimo come docente della figura dello studente provocatore e delatore: se sono queste le generazioni che intediamo allevare ed educare, povera Italia!]
«Volevamo - raccontano i ragazzi -
[Poveri “ragazzi”. Mi spiego in un simile clima come nelle università arrivino sempre più criticamente sprovveduti. Animo, “ragazzi”, presto non avrete più una università ed una scuola pubblica. Se vorrete una buona educazione, a immagine e somiglianza dei vostri genitori o dei nostri politici, dovrete pagarvela. Se poi i vostri genitori ritengono che l’insegnamento di Darwin sia pericolosamente sovversivo ed empio, potrete starvene a casa, come succede in America, dove ormai è scomparsa la stcuola dell’obbligo e la Bibbia è tornata ad essere un libro di scienza. La Terra – si insegna – ha solo poche migliaia di anni]
parlare del viaggio di Auschwitz.
[E visto che c’eravate potevate allungare il viaggio di istruzione in Gaza e Cisgordania. Di “orrori” ne avreste potuti vedere di attuali e forse molto più gravi di quelli che oltre 60 anni fa si verificarono in Auschwitz. La contemplazione dell’orrore con l’avallo degli ultimi sindaci ed a spese del contribuente è ormai diventato l’ultimo grido in fatto di pedagogia. Resta però vietato interpretare l’orrore, come invece fece Spinoza pare osservando inorridito le spalle di Uriel da costa lacerate dalla frusta. Fu felice ai suoi tempi di abbandonare l’ebraismo e non ne volle più sapere di nessuna chiesa. Da Auschwitz torneranno certamente tanti novelli Spinoza. La filosofia la si insegnerà andando in viaggi di istruzione ad Auschwitz, guidati dal sindaco in carica.]
E lui ci ha risposto che non gli importava di certi argomenti, che erano idee che non voleva portare avanti».
[Ma questi ragazzi cosa volevano sentirsi dire? Ciò di cui erano già convinti o ciò su cui erano stati già indottrinati? E che bisogno avevano di violentare un docente di storia dell’arte? Di cosa avrebbe dovuto parlare? Dell’estetica delle caamere a gas? Ma dove sono? E chi li ha descritte al punto di poterci fare sopra delle lezioni di estetica? I “bravi ragazzi” qui volevano evidentemente violentare il prof. Valvo in quanto cittadino con il pieno diritto delle sue opinione. Una vera e prorpia associazione a delinquere- Altro che bullismo!]
Ai giovani, Valvo ha ribadito: «Gli ebrei non sono italiani. Quali sono le prove della Shoah? I filmati che ha fatto Hitchcock possono essere stati manipolati, visto che era ebreo... ».
[Qui occorre dubitare, attesa la conclamata partigianeria e malafede del protagonista. Il “non sono cittadini italiani” acquista una diversa intelligenza se, ad esempio, il cronista legge per intero le oltre 400 pagine del libro di Shlomo Sand che tratta tutti i problemi relativi all’argomento. Detto come detto, si tratta di una messa alla gogna che non ha decisamente nulla di educativo. Dubito che il sindaco Alemanno abbia mai udito il nome Shlomo Sand e sentito parlare del suo ultimo libro. Giustamente, dovrebbe dedicarsi a ben altro. La città di roma ancora attende la realizzaione delle sue promesse elettorali.]
Affermazione non vera: Hitchcock ricevette un’educazione cattolica.
[Chi è che parla? Ernesto? Ma che mestiere fa? Il giornalista? Non sembrerebbe. Sul merito siamo decisamente fuori strada ed è manifesto il dilettantismo di tutti i protagonisti di uno psicodramma che non era compreso nel palinsesto.]
I ragazzi si sono scaldati,
[Qualcuno li ha scaldati. Chi? I ragazzi, appunto perché ragazzi, possono solo apprendere da qualcuno che sa. Ma qui chiè che insegna loro? Pacifici? Alemanno? Il grafico Mollicone? Chi meno ne sa spesso parla di più e fa tacere che qualcosa ne sa. Le prigioni d’Europa sono piene di storici che non ne vogliono sapere di andare a scuola di Riccardo Pacifici, che si ostina a ritenere di avere lui il diritto di decidere chi può o non può insegnare nelle scuole. Dispiace immensamente constatare come l’eterno “ragazzo” Gianni Alemanno gli tenga bordone.]
contestando e prendendo le distanze dal professore.
[Il professore vi ha già detto che non ne vuole sapere di affrontare il tema. Siete giovani, ma avete pur sempre il diritto di credere quel che meglio vi aggrada. Non avete il diritto di chiedere agli adulti di venir confermati nei costri pregiudizi, nella vostra ignoranza, in ciò che volete credere. Ormai i vostri docenti sono gli idoli della televisione, quelli che vanno all’isola dei famosi. Poveretti, questo il vostro tempo. Ma io voglio sperare che i quattro ragazzi subornati di via Ripetta non siano tutta la gioventù italiana.]
Uno di loro gli ha detto: «Ma lei è un fascista!».
[Se almeno questo “ragazzo” sapesse cosa il fascismo è stato, leggendo almeno l’opera di De Felice, si potrebbe essere soddisfatti in quanto docenti. Adesso cosa è stato il fascismo lo possono apprendere da Gianni Alemanno o da Gianfranco Fini.]
E Valvo: «Sono più che fascista, sono italiano... ».
[Risposta intelligente che però non sdrammatizza lo squallido spettacolo di una scolaresca istruita come un tempo si faceva con le squadracce fasciste. Il “fascismo” ha lasciato il segno molto più di quanto i bravi ragazzi non immagino: sono fascisti loro malgradom senza neppure saperlo!]
Solo con alcuni colleghi, il professore si è giustificato: «Giovedì sono stato provocato, volevo dire che i ragazzi devono pensare con la loro testa.
[Pensare con la propria testa è quanto mai pericolo ed è ciò che il nuovo regime decisamente non vuole e non puà tollerare, malgrado la costituzione ne conferisca il diritto: la costituzione, si dice, ha valoreo programmatico. deve esseree ancora attuata, specialmente nel diritto che consente di “pensare con la propria testa”, sia quella degli insegnanti o degli studenti]
E ho contestato il fine didattico di quel viaggio: portiamo gli studenti a vedere una cultura della morte, quando dovrebbero pensare alla vita. Ma non ce l’ho con gli ebrei: ho avuto anche una ragazza di religione ebraica...».
[Si ricordi come si voleva fare in Francia: che ogni “ragazzo” (francese, italiano) «adottasse» per tutta la durata della sua carriera scolastica un bambino morto in Auschwitz. Non lo hanno voluto fare in Francia, ma ci si può ragionevolmente aspettare che dopo viaggi di istruzione come quelli ingaurati da Rutelli e continuati da Veltroni ed Alemanno si attuerà nelle scuole romane ciò che è stato scongiurato in Francia]
Dopo il sindaco Alemanno, anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti ha scritto alla preside: «Le invio il documentario “Una storia romana”, sulla vicenda di Enrica Sermoneta Moscati, sopravvissuta all’odio del nazifascismo: i ragazzi potranno così conoscere gli orrori di un’epoca che non può essere negata».
[A far conoscere “orrori” ai ragazzi che dobbiamo educare non vi è che l’imbarazzo della scelta dalle epoche più remote e quelle presenti e vive, probabilmente le più istruttive. Ma io vorrei trovare davanti a me non un politico giunto al potere con tutte le possibili ed immaginabili mediazioni, ma un Educatore che porti questo nome, il quale si assuma la responsabilità di dire che la contemplazione dell’orrore, di un orrore per giunta suscettibile di interpretazioni controverse, possa essere assunto come base di un qualsiasi programma pedagogico. Io non credo esista un simile Educatore, ovvero se esiste – ed esiste – tutto può essere meno che un Educatore. Per fortuna, gli Zingaretti passano.]
E il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha detto: «Il professore non dovrebbe proseguire la sua attività di educatore. Neppure per i negazionisti più feroci gli ebrei non sono italiani».
[Questo signore, già noto per la sua teoria della cinquina, trova purtroppo un credito decisamente spoprozionato a qualche migliaio di ebrei romani che lo ha votato. Non amo parlar di lui e delle sue sciocchezze.]
Il provveditore agli studi di Roma, Raffaele Sanzo, sta studiando il caso: «Manderò un’ispezione. Le sanzioni? Dalla censura alla sospensione, passando per l’allontanamento per incompatibilità ambientale».
[Manderò anche al provveditore lo stesso messaggio che ho mandato alla direzione della scuola di via Ripetta, appena ne trovo il recapito.]
E se Valvo avesse ripetuto le sue farneticazioni con gli studenti? «La sua posizione si aggraverebbe, ma il licenziamento è difficile...».
[Il provveditore ha già emesso la sentenza ancor prima di aver fatto l’annunciata ispezione. Se fosse un giudice lo si potrebbe subito ricusare per aver emesso sentenza ancor prima di aver raccolto e vagliato le prove. Queste le condizioni in cui versano le nostre istituzioni educative.]
Una stoccata alla preside Maria Teresa Strani arriva da Cesare Romiti, presidente dell’Accademia di Belle Arti a cui aspirano molti dei liceali di Ripetta: «Di fronte ad un episodio del genere, avrebbe dovuto sospendere il consiglio di classe e allontanare il professore».
[La “stoccata” è farica del sacco di ernesto Menicucci. La “sospensione” del consiglio di classe è in sé un fatto neutro, non favorevole né sfavorevole al prof. Valvo, come ernesto sembra voler intendere. La preside Strani è a mio avviso criticabili per non aver saputo gestire una situazione scolastica e soprattutto per aver indebitamente condannato - stante le dichiarazioni riportate - un docente che costituzione alla mano deve presumersi inncocente fino a sentenza passata in giudicato. I viaggi in Auschwitz sono davvero “istruttivi”: al ritorno ci si dimenticha perfino della costituzione ancora vigente.]


Ernesto Menicucci
[Un grande giornalista che scrive sul “Corriere della Sera”. Fino ad oggi non ne avevo sentito mai il nome. Ma non è mai troppo tardi per colmare le proprie lacune. L’appedice che segue, di sua mano, ne comprova la profonda cultura storica e giuridica]
I precedenti: in arresto nel giugno scorso, in Belgio il fiammingo Siegfried Verbeke e l’ex professore di matematica francese Vincent Reynouard sono condannati a un anno di prigione e a 25mila euro di multa per aver negato l' Olocausto.
[In condizioni normali una notizia simile dovrebbe far inorridire, ma il senso che Menicucci ne ricava è come dire: guarda cosa si permette di fare questo Valvo! Che si aspetta in Italia a fare come in Belgio, paesi davvero avanzati. Siamo o non siamo in Europa?]
Inviavano opuscoli di 12 pagine sull’inesistenza dell’eccidio nazista.
[Opuscoli, non bombe esplosive, non bome a grappolo come quelle che proprio in questi giorni i nostri miliatri stanno facendo brillare in Libano, bombe a grappolo sparse dagli eredi e cultori dell’»Olocausto». Quello che qui si legge, sul “corriere della Sera”, è un vero e proprio «orrore» mentale. Un totale sovvertimento dei valori morali e di ogni idea di libertà. Si pensa a fascismo, nazismo, stalinismo come epoche del totalitarismo in quanto interamente pervasive di ogni capacità di pensiero autonomo. Ma leggendo Menicucci chi venisse da Marte troverebbe che la situazione rispetto ad allora non è regredita, ma è avanzata e si è reso molto più capillare, interiorizzata.]
Lo scrittore e storico inglese David Irving (nella foto) è da molti considerato uno dei padri del negazionismo.
[Non sono un esperto di “negazionismo”, anche se diventa obbligo conosce determinati testi quanto più essi vengono demonizzati. Quel che qui è certo che Menicucci non ha nessuna conoscenza di ciò di cui parla, per giunta creando un clima da caccia alla es treghe e dagli all’untore. Nel caso Irving, che a quanto mi risulta non è il maggiore della categoria incriminata, ricordo un episodio di decenni or sono. Doveva tenere una conferenza in un albergo romano, aperta al pubblico. Fu intercettato all’aeroporto e subito spedito indietro. Ero curioso di sentire ciò che aveva da dire. Ero allora anche io poco più che un ragazzo, ma mi rimase impresso come ad una qualsiasi persona, qualsiasi cosa potesse, gli si tappasse preventivamente la bocca. Mi dissi allora che doveva esserci qualcosa di marcio nel regno di Danimarca. pensai ad altro, ma quel marcio è cresciuto di parecchio. Le immondizie di napoli sono al confronto un’inezia. Ho putroppo perso la mia fonte, ma se non ricordo male nella sola Germania ogni anno vengono perseguiti circa 17.000 reati di opinione. Menicucci non sembra proprio capisca il problema: il suo spirito e la sua mente sono distanti mille miglia. In Francia, dopo che i primi giudici, emettevano sentenze rispettose del principio della libertà di pensiero, operando assoluzioni con formula degli imputati, si è provveduto con la famigerata legge Fabius-Gayssot ha procalmare il principio della verità di stato: se la legge dice che la terra è quadrata, costituisce reato negare ciè ed affermare che la terra è invece rotonda. Sono questi i tempi ed è ciò che si insegna ai ragazzi di Auschwitz: che la terra è quadrata.]
Nel 2005 fu arrestato e condannato in Austria a tre anni di carcere per «aver glorificato ed essersi identificato con il partito nazista tedesco». È stato in cella per 400 giorni, fino al 21 dicembre 2006.
[Menicucci è un “volenteroso e partecipe divulgatore” di questo genere di condanne esemplare a pubblica edificazione dei cittadini della nuova Europa, sorta da Auschwitz]
Menicucci Ernesto
Il problema può e deve essere scisso dal merito. Riguarda la libertà di pensiero e di insegnamento. Ho consigliato ad uno dei 250 giovani che sono stati portati in Auschwitz di protestare contro ogni ipotesi di provvedimento contro l’insegnante di cui si dice, come se ne dice con beneficio d’inventario, nell’articolo del “Corriere della Sera”. L’ho pregato di ben riflettere, lui e tutti i 250 studenti, sul fatto che se i loro insegnanti non sono liberi di pensare e di insegnare loro secondo scienza e coscienza propria, non potranno mai più credere ai loro insegnanti, qualsiasi cosa essi dicano. Anzi daranno prova di intelligenza e di spirito critico se dubiteranno per principio di un ceto docente indottrinato e incasermato. Per quanto ci riguarda e sulla base di quanto apprendiamo dall’articolo di giornale stiamo dalla parte del professore “incriminato” e contro i suoi colleghi “incriminanti”. Quanto a Shlomo Venezia rinviamo – si clicchi qui – alla nostra critica e soprattutto a quella di Carlo Mattogno che ha demolito il contenuto del suo libro, presentato in Campidoglio alla presenza di Veltroni.

Ho appena mandato un breve messaggio al liceo di via Ripetta, dove mi auguro di non dover leggere per Roma anche di un un caso Pallavidini, il docente torinese sottoposto a visita psichiatrica per aver osato muovere cenni critici su Israele dopo essere stato espressamente interpellato al riguardo da uno studente. Stiamo arrivando alla poco simpatica situazione in cui un insegnante debba temere, entrando in classe, di venire denunciato da qualche suo studente per ciò che possa aver detto. Ariel Toaff non si è salvato dai suoi correligionari, siano essi o non siano italiani, neppure trattando temi di cinque secoli prima. Spero che mi sia consentito entrare nella scuola per esprimere la mia solidarietà al professore censurato.


1. I ragazzi del Focolare si allertano: dagli al negazionista! – I commenti questi sper davvero “autoreferenziali”, cioè interni al “focolare ebraico”, erano prevedibili. Ciò che è preoccupante come questi punti di vista, basati su vittimismo strumentale, mito e ignoranza spesso in malafede, finiscano per essere recepiti dalla dirigenza scolastica che anziché proteggere le prerogative costituzionali degli insegnanti (art. 21 e 33) li getta in pasto al pregiudizio e li consegna al bargello.

2. Alemanno vuole l’inchiesta. – Sembra che l’«anima nazionale» si sia focalizzata sul fatto che gli ebrei non sarebbero italiani, secondo quanto si legge nelle cronache giornalistiche. Vi è in effetti una certa ambiguità. Ad uno dei fratelli Rosselli, non ricordo quale, fu chiesto – ma la citazione è di seconda mano – se egli si sentisse innanzitutto italiano e poi ebreo o viceversa. Rispose che si sentiva prima italiano e poi ebreo. Nel luogo in cui ebbi modo di ascoltare questa citazione, cioè in un centro culturale ebraico, gli ebrei presenti davano torto a Rosselli, dicendo che era vissuto prima dell’«Olocausto». Quindi lasciavano intendere che erano innanzitutto ebrei e solo in via residuale e utilitaria anche italiani. Posso io stesso testimonare come qualche decennio fa, al Goethe Institut in Roma, un noto storico letterario ebreo, dichiarò con veemenza che lui si sentiva ebreo e per nulla tedesco, pur avendo la cittadinanza tedesca. La questione delicata di fondo – che bisognerebbe spiegare ad Alemanno – è quella della doppia fedeltà. Ogni ebreo cittadino italiano (in tutto pare circa 40.000) ha praticamente in tasca un passaporto israeliano. Per la cosiddetta e stranissima “legge del ritorno” ogni ebreo sparso nel mondo può andare in Israele ed ottenere subito, all’istante, la cittadinanza israeliana, dichiarando e dimostrando di essere ebreo. Un simile “diritto al ritorno” è negato ai profughi palestinesi cacciati dai loro villaggi e dalle loro case. La stragrande maggioranza degli italiani ha una sola cittadinanza ed una sola fedeltà di patria. Evidentemente, qualche interrogativo pare legittimo di fronte a concittadini con una doppia cittadinanza di cui non si sappia quale sia la principale fedeltà di patria. Inoltre, ma non ultimo, si pongono gli interrogativi chiariti dall’ebreo Shlomo Sand che in un suo libro spiega come in effetti il “popolo” ebreo sia stato inventato nel contesto del nazionalismo ottocentesco. In pratica, il dichiararsi “ebreo” cosa significa? Essere di religione ebraica, come si può essere di religione cristiana, cattolica, musulmana, ecc., e perfino di nessuna religione, oppure essere componente di un “popolo”, magari di un “popolo” ospite in Italia, ma senza essere un popolo di profughi, come è certamente per i palestinesi che vivono in campi profughi negli stati limitrofi ad Israele? Sarebbe interessante se il sindaco Alemanno ci spiegasse lui queste cose. Ma intanto un’inchiesta bisognerebbe farla sul sindaco Alemanno stesso, su tutta la sua vita pubblica, sul suo cursus honorum. Sembra intanto di capire che per lui le scuole sono un’educazione all’«orrore», ovvero al riconoscimento degli orrori del ’900. Non vi è che l’imbarazzo della scelta. Occorrerà aspettare ogni mattina una circolare ministeriale per sapere di quale orrore si debba insegnare ed in quali termini la si debba insegnare. Occorrerà poi sapere se la libertà di insegnamento significa libertà di insegnare i proprio “orrori” secondo una gradazione fatta in casa oppure anche per la gradutoria degli orrori occorrerà aspettare una circolare. La scuola italiana non poteva cadere più in basso. Non vi era nessun bisogno della Gelmini.

3. Le farneticazioni dei deboriani. – Gli allievi di Deborah Fait, alias Boccuccia di Rosa, per la soavità del suo eloquio e senza nessun riferimento ad una nota canzone, si mettono in movimento e di bocca in bocca il fatto già subisce le prime trasformazioni:
Carissimi, vi scrivo per segnalarvi le farneticazioni di un professore del liceo Ripetta, che rispondendo a dei ragazzi tornati dal viaggio ad Auschwitz ha dichiarato: "L'Olocausto è un'invenzione degli inglesi". La preside ha detto che sono stati presi "tutti i provvedimenti necessari", ma non è sufficiente, è ora di far sentire la nostra voce e fargli capire cosa ne pensiamo, per contattare il "Liceo Artistico Statale Ripetta" si può scrivere a: liceoripetta@liceoripetta.it .
Cari saluti
Davide da Roma
E bravo il Davide romano ed i suoi carissimi, che forse devono ancora imparare a leggere la lingua italiana. I giornali che hanno dato la notizia riferiscono non di una lezione in classe, dove un docente avrebbe espresso le sue opinioni ai suoi scolari, ma di una riunione all’interno di un collegio di docenti senza nessuna presenza di scolari. Se poi sia stato lo stesso Davide fra gli studenti che hanno posto la domanda, bisogna che ce lo dica, così noi possiamo saperlo. Ignobile e diseducativo il fatto poi che siano gli studenti a denunciare un professore per una sua qualsiasi opinione. Non mi soffermo sulle implicazioni di questo nuovo sport di incitamento alla delazione. Ne tragga le dovute conseguenze il sindaco Alemanno.

4. Apolitia: nulla è ciò che sembra. – Per forrtuna, il dibattito in rete non è tutto nello stile dei “focolari” o dei “megafoni”. Esistono altre voci che documentano umori e vedute diverse da quelle che sembrano dominanti, ma che sono tali solo sul piano istituzionale. Non intervengo sui temi del Forum, quando ho tempo mi unisco al dibattito. Per adesso cerco di raccogliere tutta la documentazione possibile.

5. I Megafoni. – Molti link sono puramente ripetivi, forse con errori, e non apportano contributi al dibattino ed alla discussione. In questo paragrafo ne faccio un censimento senza dare ad essi autonomo rilievo in un distinto paragrafo come nel caso del sito Apolitia. Da un altro megafono di nome Riccio sappiamo che il professor Mollicone è un “grafico”, non certo uno storico in possesso di prove documentali, salvo fare del turismo in Auschwitz a spese del contribuente. Dell’insegnante oggetto di tanto furore vengono fornite le iniziali, mentre invece Virgilio Mollicone è diventato un eroe nazionale, un apostolo della verità.

6. Sospensione del docente reo di pensare. – Non potevano mancare le iene di «Informazione Corretta». Li si trova sul link. Non trovandoci in Torino, ma in Roma, seguirò come posso il caso. Ricevo tramite email questo aggiornamento, che mi indigna come cittadino e come docente:

Sospeso il prof. negazionista

Carlo Alberto Bucci, in "la Repubblica"
(22 novembre 2008, p. 18)

ROMA - Negazionismo, la lezione è finita. Il portone del liceo artistico di via Ripetta da oggi rimane chiuso per il professor Roberto Valvo. È stato sospeso dall´Ufficio scolastico regionale del Lazio il docente che la settimana scorsa ha messo in dubbio lo sterminio degli ebrei davanti a colleghi (in consiglio) e studenti (sabato, in classe) affermando, tra l´altro: «La Shoah è un´invenzione degli alleati»; «le prove mancano e sono state spesso contraffatte»; «gli ebrei non sono italiani». Oggi è scattato l´allontanamento per il professore di storia dell´arte del più antico liceo artistico romano, a due passi da piazza Augusto imperatore. Un provvedimento d´urgenza e temporaneo - ma netto, che scarta compromessi come l´assenza per malattia - in attesa che il procedimento disciplinare segua il suo lungo iter. Gli ispettori dell´Ufficio scolastico, mandati subito dal direttore Raffaele Sanzo, nonostante il settore sia sotto organico, si sono più volte recati nei giorni scorsi a scuola. La richiesta di tempi celeri, e di «provvedimenti esemplari», era stata espressa domenica scorsa da un «offeso» Gianni Alemanno: era stato lo stesso sindaco ad accompagnare quattro studenti di via Ripetta, con altri 246 ragazzi romani, nel viaggio della Memoria ad Auschwitz.
Quale sarà la sanzione per il professore - che da domenica scorsa, quando Repubblica ha riportato le farneticazioni sulla Shoah espresse durante il consiglio di classe della IVC di mercoledì 12, ha continuato a fare lezione - lo deciderà la disciplinare del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione. Ma intanto s´è mossa la Procura di Roma che ha aperto un fascicolo dopo l´esposto presentato sabato scorso ai carabinieri dalla preside, Maria Teresa Strani. In Italia manca un legge come esiste in Francia, Germania o Austria, dove il negazionista inglese David Irving è stato condannato nel 2006 a tre anni in primo grado. Il magistrato incaricato dovrà quindi stabilire se il professore ha violato la legge Mancino che punisce fino a tre anni «chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull´odio razziale o etnico».
Ieri tensione al collegio docenti straordinario. I docenti di via Ripetta avrebbero votato a maggioranza per dissociarsi dalla preside perché non li ha immediatamente informati dell´accaduto e perché non avrebbe manifestato agli organi di stampa la totale estraneità del liceo rispetto alle tesi negazioniste di Valvo, né evidenziato le iniziative del liceo in ricordo delle vittime della Shoah. La scuola ha molte volte partecipato ai viaggi della Memoria. E nel 2004 l´aula magna ha ospitato un´installazione realizzata dai ragazzi usando la frase piazzata dai nazisti all´entrata di Auschwitz, Arbeit Macht Frei. «La prima cosa - fa notare una professoressa - che leggono i nuovi studenti nel nostro libricino di benvenuto è: "Nessuna discriminazione può essere compiuta per motivi riguardanti sesso, razza, etnia, lingua, religione"».

Sotto il deprecato e diffamato fascismo penso si fosse più liberi. A questo punto sorge il dovere da parte di quanti ritengono che il prof. Valvo non sia un “criminale”, ma una “vittima” di far conoscere il proprio pensiero. Io mi sono già espresso e proprio ieri prima di apprendere quanto sopra sopra avevo telefonato al numero della scuola per esprimere solidarietà al prof. Valvo. Mi ha risposto la portineria annotando il mio nome ed il mio numero di telefono che avrebbe trasmesso allo stesso Valvo, di cui mi si diceve che era assente perché andato ad una mostra. Credo che la verità fosse altra.

7. La delazione. – Sembra di vivere non in Italia, ma in Israele. Una delle frasi incriminate sembre essere che «gli ebrei non sono italiani», ma è da chiedersi «gli italiani dove sono?».

Esposto della preside
Shoah, professore negazionista: atti in procura
Marino Bisso e Carlo Alberto Bucci
Il direttore scolastico regionale: "Sanzione immediata"
È probabile che il magistrato chiederà di ascoltare docenti e studenti della IV C

Il caso del professore negazionista di via Ripetta arriva in Procura: ai magistrati è stata recapitata un´informativa dei carabinieri e nelle prossime ore il procuratore capo Giovanni Ferrara deciderà a chi affidare l´indagine. Intanto la direzione dell´Ufficio scolastico regionale annuncia tempi brevissimi, «ad horas», per i provvedimenti disciplinari nei confronti di Roberto Valvo. Tutto questo mentre ieri la vita scolastica nel primo liceo artistico della capitale è fortunatamente proseguita senza stravolgimenti, con tutti i professori - compreso Valvo - in cattedra.
Mercoledì 12 novembre il professore di storia dell´arte, nel corso del consiglio di classe della IV C, aveva negato davanti ai colleghi «l´effettiva esistenza della Shoah» e affermato che «gli ebrei non sono italiani». Sabato 15 - mentre a Repubblica dichiarava di essersi «mossa subito» e di aver fatto «immediatamente passi ufficiali» segnalando l´episodio «a chi di dovere» - la preside Maria Teresa Strani ha presentato un esposto nella caserma di San Lorenzo in Lucina. È probabile che il magistrato incaricato chiederà ai carabinieri di ascoltare gli altri sette professori presenti al consiglio di classe, ma forse anche i 16 ragazzi della IV C ai quali lo stesso sabato dell´esposto Valvo ha ripetuto le sue tesi. In Italia, diversamente da quanto accade in Francia, Austria e Germania, non esiste una legge che punisce i negazionisti (nel 2006 il professor David Irving è stato punito con tre anni di carcere in primo grado). Proprio per questa ragione, saranno fondamentali le testimonianze dei docenti e degli alunni per capire se si configuri o meno un´ipotesi di reato. Il magistrato dovrà quindi stabilire se il professor Valvo è perseguibile in base alle legge Mancino che punisce «con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull´odio razziale o etnico».
Tempi brevi per un provvedimento disciplinare sono annunciati da Raffaele Sanzo. Il direttore della scuola nel Lazio ha ricevuto ieri la relazione sull´accaduto da parte della preside di via Ripetta. E ha già disposto un´ispezione al liceo per avere un più ampio e dettagliato rapporto sulla diffusione di tesi negazioniste dell´Olocausto nel liceo di Noemi Cingoli, la moglie dell´epigrafista Mario Segre uccisa con il marito e il figlioletto Marco ad Auschwitz il 24 maggio 1944. Sotto di un terzo di unità nel corpo degli ispettori, l´Ufficio scolastico regionale di solito interviene in circa trenta giorni. «Stavolta il nostro intervento sarà ad horas», promette Sanzo. Che annuncia provvedimenti in tempi rapidissimi (quali l´allontanamento dalla scuola per incompatibilità ambientale) anche prima che il fascicolo giunga nelle mani della commissione disciplinare interna al Consiglio nazionale della pubblica istruzione.
(19 novembre 2008)
Del tutto ignobile ci sembra la denuncia. Quali poi possano essere i capi di imputazione, su base normativa, resta da sapere. Mi auguro che il prof. Valvo sarà pienamente scagionato dalle accuse, ma resta comunque la gogna alla quale è stato messo e per quel che può valere, ma senza adire nessun tribunale, è bene si conoscano le responsabilità dei delatori. Avranno tutto il diritto di essere fieri del loro operato, ma si spera a noi non venga tolto il diritto di essere di altro avviso.

8. Ad Alemanno si deve la sospensione del docente. – Esprimo tutto il mio rammarico per aver votato Alemanno sindaco e non sono il solo. Un atto irresponsabile e scriteriato in un periodo in cui la docenza di ogni ordine e grado viene attaccato da ogni parte. Il conformismo sarà la regola aurea per tutti i docenti d’Italia.

9. Radio Pravda: le unzioni di Massimiliano Giaquinto. – Ho risentito più volte dal minuto 27 al minuto 42 la registrazione di “inviato speciale”. Ciò che mi ha sorpreso è la musica di fondo, propria di qualcosa di assai triste e la voce untuosa dell’ideatore della trasmissione radiofonica. Giaquinto esordisce con l’episodio di via Ripetta, che è in pratica l’occasione che ha dato luogo al servizio. Un maestro di politica come Andreotti insegna che a sospettare si fa peccato, ma che spesso si indovina. Io qui di sospetti ne ho proprio tanti, ma non è dei miei sospetti che voglio parlare. Una prima “perla” di Massimiliano è racchiusa in un “anche”: «anche perché i ragazzi sono appena tornati da Auschwitz», quasi che fosse questa la “prova” chiesta dal docente subito messo alla gogna. Il “pregiudizio” di Giaquinto è del tutto evidente ed il tentativo di neutralità assai poco riuscito ed alquanto indisponente. Ciò che è barbarie in tutto questo non è la «negazione della Shoà» ma l’idea, da Gianquinto condivisa, che si possa mandare qualcuno in galera per il fatto che egli neghi qualcosa. Gianquinto parla di storia che si sarebbe studiata a scuola e nelle università. Ma quale storia ha egli studiato? Gli manca forse la storia dell’Inquisizione? Sa forse cosa era capitato ad Uriel da Costa per aver negato... udite udite... l’immortalità dell’anima! Nella sinagoga di Amsterdan fu fustigato a sangue nella sinagoga e come pena aggiuntiva ognuno dei presenti, uscendo, doveva calpestare la schiena fustigata camminandovi sopra. Così dovette fare probabilmente Spinoza, ancora bambino, che da allora prese a filosofare. Seguì la sorte di da Costa e fu espulso dalla comunità ebraica. Tutta la storia medievale fino ad epoche recenti è stato una condanna condanna e messa a morte di gente che si ostinava a negare qualcosa. Il massimo della santità cristiana è il martirio in testimonianza di una propria idea di verità. Insomma, Gianquinto la storia propria non deve averla studiata. Se le avesse studiata per davvero, avrebbe compreso che il sommo di barbarie è l’idea di punire chicchessia per il fatto che intenda negare qualcosa. Le interviste con cui monta il suo sonoro sono o reticenti o contraddittorie come quelle di Emanuele Fiano che si rammarica che nella nostra costituzione esista la protezione alla libertà di pensiero prevista nell’art. 21.

10. Intervista a Franco Cardini fatta da Giovanna Canzano. – Condivido in larga misura le posizioni espresse nell’intervista da Franco Cardini e ne rileggerò il testo con maggiore attenzione. Tuttavia, vorrei fare subito delle prime osservazioni. A nessuno di noi è dato conoscere con valore per altri cogente ciò che può dirsi vero o falso. Ma ognuno di noi è giudice su ciò che ritiene vero o falso. Questa facoltà non può essere demandata a nessun altro. Ovviamente, possono esservi autorevoli pareri ai quali ci si attiene. Ad esempio, mi attengo al parere del mio medico per ciò che riguarda la mia saluto. Ma anche questo esempio che potrebbe sembrare calzante non è del tutto pacifico. Conoscevo una simpatica persona che in fatto di medici si regolava a modo suo. Cosa faceva? Se aveva qualche malattia i cui sintomi sono facili da individuare, andava in giro per la cerchia dei suoi amici e conoscenti fino a quando ne trovava uno che avesse avuto la sua stessa malattia e ne fosse guarito. Chiedeva quindi quali medicine lo avessero fatto guarire ed andava poi dal medico della mutua per farsele prescrivere. Il medico rispondeva che era appunto lui il medico, non il cliente. Ma questi rispondeva che per lui stesso e per la sua famiglia il medico era soltanto lui. L’episodio può far ridere e fa ridere certamente. Ma se si ricorda l’epoca dei medici tiberini che facevano bere l’acqua del Tevere provocando morte ed epidemie, si riderà di meno. Fatta eccezione per il papa, che possiede per fede e per dogma il dono dell’Infallibilità, a nessun altro è concessa potestà coattiva e sovrana in fatto di vero e di falso. Anche nel caso di giudizio erroneo su una qualsiasi materia, non credo che l’erroneità possa essere penalmente sanzionata a meno che non insorgano altri fattori che configurino una concreta lesione a danno di terzi. Quindi, nessuno dovrebbe essere punibile se ritiene di sostenere che la Shoà – non so cosa propriamente si intenda con questo termine – vi sia stata o non vi sia stata. Il giudizio di vero o di falso, di esistente o non esistente, può essere esteso ad ogni altro oggetto ed il principio resta lo stesso. Quanto poi alla frase incriminata al prof. Valvo, l’aver cioè egli detto durante un alterco con colleghi, che “gli ebrei non sarebbero cittadini italiani” è un problema inconsistente ai fini pratici e giuridici. Non è dato a nessun privato cittadino emanare norme in materia di cittadinanza: non è concesso al prof. Valvo né di attribuire o togliere la cittadinanza italiana a chicchessia. Si ha o non si ha una determinata cittadinanza con i diritti e gli oneri relativi. Possono esservi problematiche diverse rispetto allo status di cittadino. Rispetto ad esse possono esservi diversità di vedute. Ad esempio, come si concilia una doppia cittadinanza ed una doppia fedeltà? Non diceva il Vangelo che non si può servire due padroni? E non mi diffondo su ciò che si può facilmente intuire, lasciando ad ognuno un’ampia casistica. Quel che invece mi pare ovvio è che qualcuno abbia voluto “incastrare” il prof. Valvo per montare il caso che è sotto i nostri occhi e la cui vicenda è in itinere.

Lettere inviate

ai singoli soggetti del dramma o della farsa che fa convergere l’attenzione dei cittadini verso un “liceo artistico” di Roma in via di Ripetta, dove evidentemente la costituzione della repubblica, del 1948, conserva ancora un “valore programmatico” per quanto concerne gli artt. 21 e 33 della costituzione, che non sono il bene privato di un singolo cittadino o di avventurieri di ogni specie, ma il fondamento che unisce tutti i cittadini, buoni e cattivi, ma tutti egualmente liberi di esprimere il loro pensiero senza doverne portar pena.

1.
Lettera al Direttore Regionale della Pubblica Istruzione

Ci eravamo recati io ed il prof. Coppellotti, in Roma per pochi giorni, presso il Ministero di viale Trastevere, dove volevamo esprimere tutte le nostre riserve e preoccupazioni ad un funzionario competente. Ci ha ricevuto una cortese signora dell’Ufficio relazioni con il pubblico. Ci ha spiegato che le competenze erano passate alla regione e ci ha fornito un numero telefonico della Segreteria dell’Ufficio Regionale ora competente. Avremmo voluto andare di persona, parlare, esprimerci in modo informale, chiedere ed ottenere spiegazioni. Ci è stato detto che invece dovevamo scrivere, che il Direttore non aveva tempo e simili. Mi è venuto il sospetto che attraverso la richiesta di “scrivere” ci si volesse in realta scoraggiare dal presentare rimostranze che non avevano nulla di privato, ma che erano improntate al più sincero interesse pubblico. Abbiamo tuttavia impiegato una buona giornata di tempo per redigere in buona forma la lettera che è stata spedita all’indirizzo e-mail fornito, ma che non ha ottenuto nessuna risposta e dubitiamo ne riceverà mai alcuna. Rendiamo perciò pubblica la lettera, facendola poi seguire da altre lettere simili rivolte a tutti i soggetti individuati come responsabili di questa triste ed indecorosa storia.

Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero
con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Art. 33.
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

Al Direttore Regionale della Pubblica Istruzione del Lazio

Io sottoscritto Antonio Caracciolo, professore aggregato di Filosofia del diritto nell’Università di Roma La Sapienza, ed il qui presente mio illustre Collega prof. Francesco Coppellotti – già docente di storia e filosofia al Liceo Classico Massimo d’Azeglio di Torino, ora in pensione ed oggi in Roma per la Lesung di Martin Walser, di cui egli è l’apprezzato e dallo stesso Comune di Roma premiato traduttore italiano (Premio Circeo 2005) – stiamo valutando le implicazioni generali del caso occorso al Collega prof. Valvo, docente di storia dell’arte in un liceo romano, deplorevolmente finito in pasto alla stampa. Anche di ciò non è ben chiara la meccanica: chi ha comunicato alla stampa la notizia di un fisiologico alterco fra docenti durante un consiglio di classe? quasi si trattasse del parlamento della repubblica! A noi pare che la Preside non abbia ben saputo interpretare il suo ruolo in questa vicenda. Non conosciamo né il prof. Valvo né la sua Preside né alcun altro fra i docenti del liceo artistico di via Ripetta: i loro nomi li abbiamo appresi dai giornali. Siamo terzi in questa vicenda che trattiamo per il suo generale interesse pubblico.

Riteniamo che il problema possa essere delineato in una duplice prospettiva: sotto il profilo del merito e sotto il profilo della disciplina costituzionale di cui in epigrafe.

Riteniamo che il merito, mutevole nei contenuti, sia qui meno importante della violazione dei valori costituzionali protetti. Ci sentiamo nondimeno in grado di esprimere opinioni divergenti da quelle lette sulla stampa, compresa quella del sindaco on. Gianni Alemanno, al quale ho già inoltrato la mia dissociazione come studioso e docente, come suo elettore, come iscritto e dirigente del suo stesso partito, cioè il PdL. Insieme con il prof. Coppellotti non siamo al corrente di nuove competenze dei sindaci nella didattica dei licei, fatte salve quelle note in materia di edilizia scolastica, ahimé in Torino tragicamente trascurate. Con apprensione abbiamo perciò letto di specifiche richieste ispettive sulla didattica da parte del Sindaco Alemanno. Pare che la sospensione del prof. Valvo sia stata dettata o fortemente condizionata dal Sindaco stesso.

È questo il primo dato che ci rende perplessi e di cui discutiamo con i nostri colleghi. Ci chiediamo se il Sindaco non sia diventato la nuova autorità didattica e scientifica alla quale doversi riferire. Ancora più perplessi ci lascia il crescente protagonismo del signor Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana che interpella pubblicamente il Ministro pro tempore chiedendo sui giornali se il tal professore può continuare ad insegnare. Allo stato riteniamo che vi sia stata un’indebita ingerenza e che le autorità scolastiche preposte non abbiano tutelato i singoli docenti nell’esercizio delle loro libertà costituzionali.

È questo il primo Quesito (poteri del sindaco) che le poniamo come docenti e come cittadini, a nome nostro e di tutti i colleghi che ci chiedono la nostra opinione e il da farsi. Sembra stia venendo meno la certezza del diritto circa il regime dei propri diritti e doveri e si stia affermando una pericolosa propensione alla deresponsabilizzazione in un periodo in cui la società chiede agli insegnanti il meglio che possano dare. Il pesante conformismo che ne consegue contrasta con la generale domanda di innovazione che la società italiana e gli stessi politici chiedono continuamente: senza libertà di pensiero, di ricerca, di insegnamento non vi può essere nessuna innovazione!

Il secondo Quesito è di natura amministrativa. Sulla base dell’esperienza di 43 anni di servizio il prof. Coppellotti mi spiega che la prassi in uso è quella dell’ispezione interna volta a ripristinare per quanto possibile il clima di serenità necessario allo svolgimento della didattica. Invece apprendiamo dai giornali che si è già proceduto alla grave misura della sospensione, che costituisce di solito la conclusione di una lunga istruttoria con ampia possibilità di difesa e contradditorio da parte delle persone sanzionate e di eventuali terzi coinvolti e interessati. Qui invece secondo quel che è dato leggere si sacrifica addirittura il principio generale della presunzione d’innocenza: la condanna viene prima ancora del processo! E non vi è dubbio che una “sospensione” è già una sanzione.

Il terzo Quesito è di natura penale. Non ci risulta, fortunatamente, che in Italia esista la fattispecie della Auschwitz-Lüge, anche se ci sono noti i tentativi lobbistici per introdurre pure in Italia un’eguale normativa, che in Germania produce ogni anno circa 17.000 incriminazioni penali di inconsapevoli cittadini, rei di aver espresso una mera opinione, come è stato rilevato da un coraggioso articolo apparso sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung circa un anno fa. Già in occasione dello sventato progetto Mastella nel gennaio dello scorso anno la docenza universitaria italiana trovò un suo momento di unità nell’opporsi a quella che appariva una palese violazione degli artt. 21 e 33 della costituzione, assolutamente necessari per un proficuo lavoro nel campo della ricerca storica. Riteniamo che il “caso” del liceo di via Ripetta sia la ripetizione di quel tentativo liberticida e ci auguriamo che resti isolato e non abbia ulteriori conseguenze.

In quanto al merito della questione crediamo di aver compreso che sia stata un’infelice frase del prof. Valvo a scatenare una scomposta reazione amministrativa, mediatica e politica, laddove la frase rientrava nell’ambito di una normale divergenza di vedute all’interno di un consiglio di classe. Il prof. Valvo avrebbe pronunciato, parlando a braccio, la criptica frase secondo cui «gli ebrei non sono cittadini italiani». A ben riflettere, analizzando linguisticamente l’espressione e in mancanza di un chiarimento dell’affermazione da parte del suo autore e fermo restando il diritto alle proprie opinioni anche in questa materia, la frase può significare perfino che gli ebrei non sarebbero cittadini italiani perché sono gli stessi ebrei a non ritenersi tali. In questo caso il prof. Valvo non avrebbe fatto altro che recepire una problematica sull’identità ebraica prima e dopo l’«Olocausto» su cui esiste un’attualissima letteratura di fonte ebraica (Avraham Burg, Shlomo Sand, Ilan Pappe e altri). Peraltro non è certo nel potere del prof. Valvo togliere o attribuire la cittadinanza italiana a chicchessia.

Concludo osservando che il prof. Valvo, al pari di ogni docente della scuola italiana, è tenuto a partecipare ai consigli di classe sulla didattica. Ed essendo "tenuto” non solo ha il diritto di manifestare le sue opinioni, ma ha anche il »dovere« di farlo. Senza qui indugiare oltre sulla delicata materia, siamo comunque disponibili sul merito ad un franco, civile e pacato contradditorio con i docenti del liceo artistico di via Ripetta. Resto a sua disposizione, in attesa di un riscontro, per ulteriori svolgimenti verbali di quanto sopra succintamente esposto.

Distintamente

Antonio Caracciolo
- Professorie aggregato di filosofia del diritto nell’Università di Roma La Sapienza
Francesco Coppellotti
- Professore in pensione di storia e filosofia nei Licei con 43 anni di servizio.
La lettera è stata spedita il 25 novembre scorso. Dopo averla spedita mi sono accertato per telefono che fosse stata ricevuta. Ne ho avuto conferma telefonica. Ma a quella lettera non ha seguito nulla ed il prof. Valvo fino a ieri risultava sospeso. Stranamente, mi è precluso attraverso la sua scuola far pervenire messaggi di solidarietà al prof. Valvo, che non conosco personalmente ed il cui caso non intendo in alcun modo strumentalizzare. Confido che per suo conto egli si sia già avvalso di un valente avvocato. Non intendiamo in alcun modo essere noi gli avvocati del prof. Valvo. Intendiamo invece difendere per noi stessi quei diritti che sono già stati violati in via di Ripetta: oggi tocca al prof. Valvo, domani a noi stessi, dopodomani ad ogni altro cittadino.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Antonio, complimenti per il blog, visto che monitori la lobby sionista in Italia, ti segnalo una mailing-list che si diffonde attraverso conoscenze e posts sul web(ma non per questo da sottovalutare)che non puoi non monitorare, per riceverla basta inviare la richiesta a: indifesadisraele@gmail.com (inserendo come oggetto: Adesione alla mailing-list),se vuoi qualche prova dell'attività della mailing-list puoi guardare qui: http://groups.msn.com/ebraismoliberalinitalia/general.msnw?action=get_threads oppure direttamente qui: http://groups.msn.com/ebraismoliberalinitalia/general.msnw?action=get_message&mview=0&ID_Message=744&LastModified=4675698747148025795 , oltre al blog di Deborah Fait ( http://deborahfait.ilcannocchiale.it ).
Cari saluti

Antonio Caracciolo ha detto...

No, da un punto di vista deontologico non posso inviare nessuna “adesione”. Il mio Monitoraggio e la mia critica è pubblica e si riferisce a ciò che è pubblico. Cerco anche di purgare la mia scrittura dalle emozioni e soprattutto da toni oltraggiosi che di certo non danno forza agli argomenti. Sergio Romano è un modello di scrittura che cerco senza successo di imitare. Non posso “infiltrarmi” nel Mossad per criticarne i metodi e gli scopi. Quindi io non posso “aderire” ad una scritta “in difesa di Israele”. Come cittadino mi sento di poter aderire ad altra scritta del tipo “in difesa dei palestinesi”, ma anche in questo caso senza mai rinunciare alla mia autonomia di giudizio. Comprendo lo spirito della segnalazione e ringrazio, ma le “forme” hanno soprattutto qui una loro non trascurabile importanza. In certe situazioni la forma è tutto.

UNISTAT ha detto...

"BUON ANNO A TUTTI... meno che a uno, anzi mezzo"!

Come sarà il 2009? Non c’è nessuno - ma per chi ci crede ci sono i soliti oroscopi - che abbia le carte in regola per formulare previsioni attendibili circa il nostro futuro prossimo. Non sappiamo se ci sarà un collasso dell’economia. Non sappiamo se la crisi durerà uno o più anni. Non sappiamo se il prezzo del petrolio salirà o scenderà. Non sappiamo se ci sarà inflazione o deflazione, se l’euro si rafforzerà o si indebolirà. Non sappiamo se gli Usa del nuovo-Presidente saranno diversi da quelli del Presidente-guerrafondaio. Non sappiamo se Istraele e Palestina continueranno a scannarsi per tutta la vita. Non sappiamo nada de nada! La stampa, i politici, i sindacati, tacciono! Stra-parlano soltanto di federalismo, riforma della giustizia, cambiamento della forma dello Stato, grandi temi utopici che vengono quotidianamente gettati ad una stampa famelica di pseudo-notizie, mentre i veri cambiamenti si stanno preparando, silenziosamente, nelle segrete stanze. Comunque, anche se i prossimi anni non ci riservassero scenari drammatici, e la crisi dovesse riassorbirsi nel giro di un paio d’anni, non è detto che l’Italia cambierà davvero sotto la spinta delle tre riforme di cui, peraltro, si fa fino ad oggi solo un gran parlare. Del resto, non ci vuole certo la palla di vetro per intuire che alla fine la riforma presidenzialista non si farà (e se si farà, verrà abrogata dall'ennesimo referendario di turno), mentre per quanto riguarda le altre due riforme - federalismo e giustizia - se si faranno, sarà in modo così... all'italiana che porteranno più svantaggi che vantaggi: dal federalismo è purtroppo lecito aspettarsi solo un aumento della pressione fiscale, perché l’aumento della spesa pubblica appare il solo modo per ottenere il consnenso di tutta "la casta", e poi dalla riforma della giustizia verrà soltanto una "comoda" tutela della privacy al prezzo di un'ulteriore aumento della compra-vendita di politici, amministratori e colletti bianchi. Resta difficile capire, infatti, come la magistratura potrà perseguire i reati contro la pubblica amministrazione se "la casta" la priverà del "fastidioso" strumento delle intercettazioni telefoniche. Così, mentre federalismo, giustizia, presidenzialismo, occuperanno le prime pagine, è probabile che altre riforme e altri problemi, certamente più importanti per la gente comune, incidano assai di più sulla nostra vita. Si pensi alla riforma della scuola e dell’università, a quella degli ammortizzatori sociali, a quella della Pubblica Amministrazione. Si tratta di tre riforme di cui si parla poco, ma che, se andranno in porto, avranno effetti molto più importanti di quelli prodotti dalle riforme cosiddette maggiori. Forse non a caso già oggi istruzione, mercato del lavoro e pubblica amministrazione sono i terreni su cui, sia pure sottobanco, l’opposizione sta collaborando più costruttivamente con il governo. Ma il lato nascosto dei processi politici che ci attendono non si limita alle riforme ingiustamente percepite come minori. Ci sono anche temi oggi sottovalutati ma presumibilmente destinati ad esplodere: il controllo dei flussi migratori, il sovraffollamento delle carceri e l'emergenza salari. Sono problemi di cui si parla relativamente poco non perché siano secondari, ma perché nessuno ha interesse a farlo. Il governo non ha interesse a parlarne perché dovrebbe riconoscere un fallimento: gli sbarchi sono raddoppiati, le carceri stanno scoppiando esattamente come ai tempi dell’indulto e gli stipendi degli italiani sono i più bassi d'europa. L'opposizione non può parlarne perché ormai sa che le sue soluzioni-demagogiche - libertà, tolleranza, integrazione, solidarietà - riscuotono consensi solo nei salotti intellettuali. Eppure è molto probabile che con l’aumento estivo degli sbarchi, le carceri stipate di detenuti, i centri di accoglienza saturi, ed il mondo del lavoro dipendente duramente provato da un caro prezzi che non accenna a deflazionare, il governo si trovi ad affrontare una drammatica emergenza. Intanto, in Italia prosegue la propaganda dell'ottimismo a tutti i costi: stampa, sindacati e politica ci fanno sapere solo ciò che fa più comodo ai loro giochi, e "noi"- a forza di guardare solo dove la politica ci chiede di guardare - rischiamo di farci fottere. Buon Anno!