lunedì 9 settembre 2013

Quando due testimoni dicono o sembrano dire cose diverse su un dettaglio da terza guerra guerra mondiale: il belga Pierre Piccinin e l’italiano Domenico Quirico, prigionieri entrambi degli stessi carcerieri: a chi credere?

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Pierre Piccinin
Leggendo a pochi minuti la testimonianza del belga Pierre Piccinin sul fatto che fossero stato i ribelli e non Assad ad usare i gas:
 «È un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad aver utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco» (Ansa) (ed altre fonti di cui primigenia è radio RTL-Tvi)
mi sono subito detto se sarebbe stato smentito da Domenico Quirico, chiamato in causa come co-testimone, il quale in effetti dice che quanto detto da Piccinin sarebbe «folle» (= titolazione di Repubblica), naturalmente a seguire le notizie giornalistiche che si succedono e che in genere valgono quel che valgono, cioè assai poco.

Domenico Quirico
 I “fatti” però sono una cosa diversa dalla notizia che se ne dà. È finita l’epoca di un certo giornalismo secondo cui i fatti devono essere separati dalle opinioni. Avviene invece il contrario: i fatti sono adattati alle opinioni di chi scrive su giornali e televisioni, che giusto ieri Casaleggio a Cernobbio ha detto essere strumenti del potere. Chi scrive vuole condizionare l’opinione e il giudizio di chi legge. Solo per questo vengono finanziati giornali e televisioni, anche nel totale disprezzo di chi legge, sempre immaginato come persona incapace di discernimento critico. Per cui a voler discernere la verità è in effetti d’uopo un grande esercizio di acume critico, a cui molti sarebbero certamente capaci se ne avessero il tempo e lo sprone. Or bene, non sono mai stato un fedele lettore del giornalismo di Domenico Quirico, per nulla, ma da pochi suoi articoli mi è bastato poco capire da che parte stesse il suo cuore e la sua mente.

Quirico in I.C.
Ripercorro adesso l’archivio di un sito sionista, dove gli articoli di Domenico sono sempre stati apprezzati. Ne prendo a caso alcuni significativi. In un articolo del 17 gennaio 2013 dal titolo «Siria, dove la guerra santa è contro Assad», i ribelli vengono descritti come «monaci guerrieri». Parla perfino di «spiritualità». La tesi politica interpretativa è alquanto semplice e rozza:
 «La rivoluzione che ad Aleppo sta seccando, in altri luoghi è già islamizzata. Non era un destino. Siamo noi, Occidente, negando ogni aiuto, con la nostra prudenza scrofolosa, che l’abbiamo consegnata all’Islam radicale. Tra qualche mese, forse,non sarà più possibile venire qui. I giovani jhaidisti non ci vogliono, noi gli infedeli, gli empi, ci detestano quanto Assad e la sua sbirraglia».
Vale a dire appena era cominciata la “ribellione” da parte della cosiddetta “Armata siriana libera” l’Occidente avrebbe subito dovuto dar man forte, approfittando di una sorta di chiamata dall’interno. Naturalmente, a noi in Italia non è riconosciuto un eguale diritto di ribellione e basta appena dire la parola “fucili” per sperimentare quanto successo a Paolo Becchi. Seguendo il ragionamento di Chirico, si sarebbe dunque tardato nel precipitarsi a sostegno dei “santi ribelli” e la situazione è sfuggita di mano: sempre più è diventato chiaro anche ai ciechi che la “ribellione” era una “invasione” e “aggressione” mascherata, organizzata dall’esterno. I grandi giornali e le televisioni, come già per la Libia, erano e sono parte integrante di questo piano di aggressione ad uno stato sovrano con un governo legittimo. L’ammirazione per quegli stinchi di “ragazzi” è palese in Quirico:
Fonte
«Ma che ragazzi sono questi jihaidisti? Non si curano affatto della morte, invece di andare al riparo vanno a guardare i mig con la stessa tranquillità con cui potrebbero osservare uno stormo di migratori. È come se le bombe e le pallottole fossero mere astrazioni, sembra che per molti l’importante sia combattere più che vincere. In una guerra santa la morte diventa un combustibile, un mezzo per un fine in sé».
Cosa ci sia di “santo” in quei “ragazzi” di cui Putin ha rinfacciato a Cameron un vero e proprio cannibalismo forse Quirico, finalmente liberato dalle mani di quei “ragazzi”, ce lo saprà spiegare. Ci mette pure di mezzo Dio, chissà quale Dio, se cristiano, musulmano o ebraico:
«Vanno via sereni, la loro fede in Dio li porta a vivere nella attesa di miracoli. Sono guerrieri santi, combattono la guerra di Dio e i miracoli sono destinati ad accadere.»
Vignetta su I.C
La santità non tocca i “soldati di Assad”, benchè legittimi combattenti di un governo legittimo. Ecco come vengono descritti senza la minima simpatia:
«La prima linea è un gruppo di case, i soldati di Assad si sono appena ritirati, le stanze sono ancora calde del loro odore, della loro presenza, dei colpi che hanno sparato. Su una scala hanno dimenticato una mazza con cui sfondavano le pareti e creavano i passaggi per i tiratori scelti. Prima di fuggire hanno sfasciato metodicamente tutto, i mobili la cucina le porte i lampadari. In una stanza resta solo una piccola altalena di un bimbo. Su una parete hanno scritto: «o obbedite ad Assad o distruggeremo la Siria». Ora sono a settanta, cento metri davanti a noi, in una grande edificio grigio, dove hanno sistemato i loro cecchini che tirano con abbai rabbiosi e violenti non appena scorgono un’ombra nelle nostre case. Ho paura, questo è un posto dove i minuti si dilatano in anni, dove ci sentiamo sfiorare dal freddo del nostro nulla... I ragazzi adesso tirano a raffiche lunghe, furiose, quasi senza prendere la mira, la casa dove sono asserragliati i soldati muore sotto i loro colpi, sussulta, cumuli di polvere escono dalla pareti e la terra ribolle intorno, sollevando zolle».
Chiaramente, Domenico sta con i “ragazzi” e dalla parte dei “ragazzi”. Ed eravamo al gennaio, giorno 17, anno corrente 2013. Questo articolato è stato rititolato dal sito sionista con «Siria, reportage tra i jiadisti anti Assad» e premiato con un «Informazione che informa», testativa con cui si gratificano i testi con cui la redazione sionista si riconosce perfettamente.

Fonte
Un altro articolo precedente, di quelli che «informano», del 7 gennaio 2013, con titolo su La Stampa «I guerrieri stanchi di Aleppo non credono più alla vittoria», si capisce che Domenico Quirico stava al seguito delle armate ribelli, dei “ragazzi” di cui ammira tanto la «virilità», a sentire Putin addirittura cannibalesca. Il governo legittimo è per Domenico sempre il “regime”, a fronte di «monaci guerrieri», «folli di Dio» (e che Dio! Inedito in ogni moderna teologia) dediti alla “guerra santa”, ed ai “pasti umani”, secondo la rappresentazione fornita di Putin a Cameron. Diversa visione delle cose: è possibile in una società pluralista e democratica. I latini dicevano; de gustibus ne disputandum est. Un dato politico interessante emerge dalla lirica quirichiana:
 «Aleppo dove si combatte la battaglia decisiva: se vinceranno i ribelli, il regime di Assad cadrà; altrimenti, perduta anche l’unica grande città cui sono avvinghiati disperatamente, si andrà verso la spartizione del Paese...».
La faccia di un “mostro”?
E già! Secondo le nostre letture e gli analisti da noi seguiti, uno degli obiettivi degli strateghi della destabilizzazione e balcanizzazione del Medio Oriente è proprio la “spartizione” territoriale del maggiori stati di fronte ai quali lo «stato ebraico» di Israele apparirà sempre più grande e potente. È la logica della frantumazione territoriale del nemico e quindi il suo indebolimento. Una chiara strategia. Chi vuole abbattere il governo legittimo di Assad non vuole certamente una Siria più grande e più forte, capace di resistere ad amichevoli e interessate pressioni,  ma una Siria più debole, divisa e sottomessa, una Siria svenduta ai suoi nemici. Anche un bambino può capire il disegno che si cela dietro.

Ne abbiamo abbastanza della lirica guerriera di Domenico Quirico, ma su due versioni differenti circa l’uso dei gas, se fatta dagli stessi ribelli in una operazione “falsa bandiera”, di cui in molti sospettano per non dire che son certi e l’effettiva quanto assurda attribuzione ad Assad dell’uso dei gas, assunto a pretesto per l’intervento decisivo degli Usa (giacché i ragazzi sono messi a mal partito davanti all’esercito governativo) si pone il problema a chi credere: al belga Pierre Piccinin o all’italiano Domenico Quirico?

I tg della sera hanno del tutto ignorato la testimonianza di Piccinin, mentre Chirico, festeggiato, la buttava tutto nella sua delusione per la piega presa dalla “rivoluzione laica” di cui era dapprima entusiasta. Resta però il nodo del “folle dire” di Piccinin, giusto per non dire direttamente che Piccinin è un folle, con il quale ha tuttavia condiviso una lunga prigionia. Anche Piccinin era inizialmente dalla parte dei “ribelli”, ma sente ora il “dovere morale” di dire una verità sulla quale tutto il mondo è ancora con fiato sospeso. Possibile che il nostro “connazionale” Quirico glissi sulla questione di fondo? Ossia se il suo compagno di prigionia è un “folle mentitore”, una specie di idiota che non capisce quel che sente o invece dice la verità?

Ecco un altro testo uscito sempre su Rainews24, dove parla Quirico:

Ragion di stato?
«…Un giorno però - ha aggiunto - dalla stanza in cui venivamo tenuti prigionieri, attraverso una porta socchiusa, abbiamo ascoltato una conversazione in inglese via Skype che ha avuto per protagoniste tre persone di cui non conosco i nomi".

"In questa conversazione - prosegue la ricostruzione di Quirico - dicevano che l'operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l'Occidente a intervenire militarmente".

"Io non so - è il racconto di Domenico Quirico - se tutto questo sia vero e nulla mi dice che sia così, perché non ho alcun elemento che possa confermare questa tesi e non ho idea né dell'affidabilità, né dell'identità delle persone"» (Fonte).
John Kerry
Davvero curioso. In pratica, conferma quel che dice Piccinin, ma ne ridimensiona la portata, dicendo di non aver potuto verificare l’attendibilità della fonte, come in genera opera un giornalista. Ma qui si tratta di ben altro e sono assai meno consistenti le intercettazione del Mossad che appunto sulla base di intercettazioni che nessuno può controllare, ammesso che esistano, pretende di certificare delle verità di sua fabbricazione sulla base delle quali il mondo intero dovrebbe andare in guerra, come in effetti è già successo una volta per l’Iraq. Incredibile ma la storia si ripete, una storia che non avrebbe insegnato nulla.

Nessuno nelle condizioni date può chiedere a Quirico o pretendere da lui nulla circa l’«affidabilità» di ciò che in due hanno sentito, ma interessa soltanto se lo hanno sentito sempre in due. Quirico deve assumersi la responsabilità di dire a Piccinin che è un mentitore, il quale parlando per entrambi dice: «noi siamo certi». E questi a sua volta deve confermare ciò che ha detto e quindi dire a Quirico che il mentitore è invece lui. Sembra però di capire come si vuol girare la frittata, italica frittata: è vero abbiamo sentito, ma quello che i tre ribelli dicevano fra di loro non è “attendibile”, mentre lo è quello che dice il Mossad, John Kerry, la CIA… È chiaro che la testimonianza dei due prigionieri è più attendibile delle bugie finora raccontate al mondo. Una spiegazione possibile di questa apparente frittata si potrebbe chiamare “ragion di stato”, ossia non rompere le uova nel paniere. Può mai un Piccinin far crollare come un castello di carte un “false flag” così faticosamente costruito? Sarà però interessante assistere nelle prossime ore e nei prossimi giorni il modo in cui il belga Piccinin verrà silenziato, ridimensionato, sbugiardato, scredita, fatto “impazzire” oppure al contrario se si aprirà una crepa nel mainstream dell’informazione.

Io non sono nazionalista e mi sono già fatto una personale opinione. Ognuno è libero di farsene una propria. Io ho cercato di essere obiettivo. Chi vuole può ricostruire i percorsi intellettuali, politici e professionali dei due contrastanti testimoni. La materia è delicata e scottante ed io non intendo dire di più.

Giulietto Chiesa ed Alternativa alla manifestazione No War di Roma 07/09...

venerdì 6 settembre 2013

Manlio Di Stefano: L'Italia ripudia la guerra [NO all'intervento militar...

Marco Pasqua continua il suo lavoro...

...che noi gli lasciamo fare in attesa della nostra causa, prevista per il novembre del 2014. Dal sito web «Informazione Corretta» (sic!) apprendiamo di questa nuova prodezza del Marco Pasqua, che pare aver spostato il suo talento da Repubblica al Messaggero. E non sono il solo ad avergli fatto di queste cause, di cui evidentemente qualcuno a monte copre le spese con illimitate risorse: uno scandalismo esilarante giunto a criminalizzare perfino il testo ufficiale del Famoso Museo di Gerusalemme, tradotto letteralmente in una guida del Touring Club, dove si parlava di “inammissibili” “punti di vista”, che erano però quelli propri dello stesso Museo: più realista del re! L’attacco a me rivolto dalla stessa firma è del 22 ottobre 2009 e per il quale fui assolto in sede di accertamento amministrativo, per inesistenza del fatto e del diritto, senza che gli stessi media abbiano voluto dare eguale rilievo all’avvenuta discolpa. Ero accusato di “negazionismo” e sul banco degli accusati veniva messo anche l’autore di cui mi sono occupato in prevalenza: Carl Schmitt. Avendo compreso le finalità, la regia e la consorteria delle accuse, ho sempre respinto le “accuse” dicendo che non mi occupo come mestiere dei “campi di concentramento”, come del resto neppure lo stesso Pasqua, le cui cognizioni al riguardo sono prese malamente a prestito e ancora più malamente orecchiate. In quanto filosofo del diritto è mio indiscutibile ambito il tema della libertà di pensiero (e di sua espressione, oltre che della ricerca su cui detto pensiero possa basarsi) che io riconosco pienamente anche ai cosiddetti “negazionisti”, termine da me considerato non scientifico e costruito per finalità di denigrazione, diffamazione, delazione. Instancabilmente, ho mandato ripetute lettere di smentita al quotidiano la Repubblica, di cui riporto ancora una volta il testo dell’ultima inviato con rituale raccomandata AR:

All’Ufficio Legale
del quotidiano “La Repubblica” Gruppo Espresso
Via Cristoforo Colombo, n. 98
00147 ROMA
Comunicazione ai sensi di legge.

In data 14 aprile 2013, nella cronaca di Roma, p. 4 (vedi allegato) appariva un articolo dove testualmente si afferma che nel 2009 avrei concesso una intervista a Repubblica («A Repubblica disse il Ricercatore…»). Da me non è stata mai concessa a “La Repubblica” nessuna intervista ed il virgolettato è una manipolazione ed estrapolazione di testi diversi e disparati, sganciati dal loro contesto. Ricordo ancora una volta che la vicenda riportata da “La Repubblica” con articolo del 22 ottobre 2009 diede luogo ad un procedimento disciplinare conclusosi con piena assoluzione, per inesistenza del fatto e del diritto, e quindi con avvio di azione civile risarcitoria contro “La Repubblica”, la cui causa è ancora in corso e l’inesistenza di una siffatta intervista risulta già dagli atti di causa.
Cortesemente invito a pubblicare tale rettifica ai sensi della L. 8/2/1948 n. 47 (art. 8).
Distintamente
In Roma,  17 maggio 2013
Antonio Caracciolo (firmata)
Nota bene: una precedente lettera inviata dal mio legale non era stata pubblicata perché sotto la firma del mio legale, mancava la mia firma, che adesso c’è, ma ad oggi non mi risulta che la mia netta smentita sia stata pubblicata, o almeno non me lo hanno comunicato o riferito, giacché di certo io non leggo ogni giorno la “Repubblica”, o le testate dove il Pasqua sposta la sua attività.

Insomma, vi è di che preoccuparsi ed allarmarsi, ma non per ciò che dice Pasqua, bensì per il fatto che vi sia un Pasqua “negazionista” di un fondamentale diritto umano, riconosciuto in tutte le costituzioni del mondo oltre che nella Dichiarazione Universale dei diritti. Poiché sembra qui del tutto evidente l’uso strumentale che si va facendo della legge Mancino-Taradash-Modigliani, segnalo ancora una volta la natura liberticida di questa legge. È curioso ma eloquente come Marco Pannella ed i suoi seguaci radicali non abbiano sentito il bisogno di fare tredici: di aggiungere ciò questa legge al numero di quelle di cui si chiede con referendum l’abrogazione.

La legge detta Mancino a nostro avviso presenta sostanziali rilievi di incostituzionalità in quanto lesivi degli artt. 3, 21 e 33 oltre che della Dichiarazione Universale dei diritti umani, come risulta anche da una recente raccomandazione della Commissione di diritti umani, di cui abbiamo spesso parlato altrove, ma poiché dietro ogni legge vi sono sempre forti interessi e potenti Lobbies il tema è ancora tabù. Non è azzardato pensare che questi attacchi siano di supporto al ddl Amati, fortemente voluto almeno da una ben nota Lobby, per introdurre anche in Italia quella stessa normativa che nella sola Germania, dal 1994 ad oggi, ha prodotto migliaia e migliaia di incriminazioni penali per meriti reati di opinione, come se le nostre carceri non fossero già stracolme di reati bagattellari, sanati poi a colpi di amnistia e di digiuni pannelliani. Ma è probabile che ancora una volta debba cadere il governo e le camere debbano essere sciolte: quella legge porta sfortuna ai paesi nei quali la si vuole applicare.

giovedì 5 settembre 2013

Contro la guerra in Siria

Attenti alle nuove menzogne con cui ci vogliono portare in guerra! Contro la guerra in Siria.

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Gli amici mi chiedono perché non abbia detto la mia sugli eventi recenti, sia di politica interna che di politica estera. Nell’ultima settimana non avevo la connessione internet, ma a parte questo non ho mie particolari notizie attinte direttamente sul campo o su fonti dirette. Adesso che ho ripristinato la connessione ciò che intendo fare subito e senza indugio è il lancio di un Allarme, per chi ne avesse ancora bisogno e non si fosse accorto da solo del momento e del pericolo che stiamo vivendo:

                                                                  MENTONO

e ci vogliono portare ancora una volta in guerra.

Mentono tutti quelli che sono collegati ai poteri costituiti, interni ed internazionali, palesi ed occulti. ma mentono anche in modo diverso e ciò rende più insidiosa la menzogna che li vede tutti uniti.

Io non so quanto il web sia un efficace mezzo di contrasto ai mainstream, ma è vero che gli stessi mainstream hanno loro propri canali web, e dunque la menzogna corre anche sul web.

La menzogna si colloca su due piani: l’uno riguarda la vera e propria invenzione di fatti inesistenti, l’altro è l’incoerenza manifesta delle menzogne che vengono tuttavia date: Fanno a pugni con la logica. Con tutta evidenza adottano la stessa tecnica della propaganda commerciale: una menzogna, anche la più sfrontata, ripetuta cento, mille volte diventa una Verità Ufficiale, della quale non è consentito dubitare, essendo penalmente sanzionato lo stesso dubbio.

I tempi di elaborazione di questo e di altri testi possono essere relativamente lunghi e di tempo ve ne è poco mentre bastano pochi secondi per produrre milioni di morti. Rompo quindi ogni indugio ed invito i miei cinque lettori non solo a respingere le menzogne, ma a fare da catena di Sant’Antonio, allertando le persone più vicine.

Come è stato detto, e non dico da chi, questo mondo è radicalmente cattivo e noi dobbiamo darci da fare per cambiarlo radicalmente. L’Impero degli Usa, sorto sul genocidio degli indiani d’America e sulla schiavitù dei neri, nonché sul più sfrenato razzismo, pretende di ergersi a campione di moralità e vuole ingannarci sulle nozioni di bene e di male. Aspirano all’Impero mondiale e pretendono da noi ubbidienza ed applauso. Ci vogliono sempre più idioti e disposti anche al suicidio morale, politico, intellettuale. È stato pure detto che le guerre dal 1991 ad oggi sono guerre intermedie per poi infine attaccare Cina e Russia. Quindi si può ben dire che la Terza guerra mondiale è giù in atto. Per averne intelligenza dobbiamo però avere consapevolezza che purtroppo esiste anche nel modo di fare la guerra una diabolica evoluzione e noi non capiremmo se ci aspettassimo per le nuove guerre gli stessi identici scenari, immutati, delle guerre precedenti. Invito a diffidare di tutte le chiacchiere su “diritti umani”, “diritti civili” e “democrazia”: se mai hanno un senso, queste parole sono violate da quanti ne fanno uso per ordire inganni a nostro danno.

Soprattutto, non mi stanco di ripeterlo, la comunicazione mediatica, specie dei mainstream, è essa stessa parte integrante e primigenia della guerra in atto. È perciò buona regola non credere in linea di principio ai canali ufficiali: quanto più sono incardinati o vicini al potere tanto più mentono, mistificano, disinformano, ingannano, mescolano qualche parte di verità con una maggiore dose di menzogna, distorcono ciò che riportano, interpretano i fatti in funzione e nell’interesse del potere che rappresentano o del padrone che li paga. Non basta ascoltare la “notizia” del tg, dei Mentana di turno o dei Vespa o dei Floris, ma ogni notizia va ragionata con la propria testa, e non con la loro, o con quella degli ospiti ai talk show. Se non si è capaci di farlo, o di avere l’aiuto di una persona di propria fiducia, è meglio spegnere il televisore o non comprare il giornale: si riduce il loro potere malefico.

Allego un video di due ore, Contro la guerra in Siria, che può essere utilmente ascoltato e divulgato. Io mi scuso per la rapidità di questo mio post, il senso è: ALLARME! Si veda anche questo lucido articolo di Pepe Escobar. Naturalmente, leggo anche gli stupidi articoli di quanti spingono alla guerra. Evito di citarli per nome e di entrare in polemica con ognuno di essi. In fondo, sapendo di avere alle loro spalle il potere, cercano la lite e lanciano provocazioni. La migliore difesa è l’ignorarli, pur sapendo che esistono e stanno schierati dalle parte del male e della menzogna. Aggiungo poche righe per dire che non solo certo il solo ad essermi accorto che mentono sapendo di mentire. Si legga questo allarme di Giulietto Chiesa.

Ma si legga anche questo ampio brano, preso da Franklin Lamb:
Tra gli iraniani si trova anche una rabbia crescente per l'attuale questione della 'linea rossa' per le armi chimiche in Siria, insieme con la consapevolezza che questo potrebbe portare a una guerra regionale. La campagna americana per bombardare la Siria è vista qui come estrema ipocrisia del governo americano. Più di un interlocutore esprime disprezzo, ricordando azioni dell'amministrazione Reagan durante la fine degli anni 1980, quando non solo la Casa Bianca non interveniva quando Saddam Hussein usava armi chimiche contro le forze iraniane, nonché il "suo popolo", ma gli Stati Uniti hanno anche aiutato gli attacchi, fornendo intelligence e coordinate di tiro. In altre parole, trovare gli iraniani da uccidere, e fornire i gas per ucciderli. Il Tehran Times ha scritto ieri: "Funzionari dell'intelligence USA fornivano la posizione delle truppe iraniane in Iraq, pienamente consapevoli che l'esercito di Saddam Hussein le avrebbe attaccate con armi chimiche, compreso il sarin, un agente nervino letale." Gli effetti di questi attacchi col gas favoriti dagli Stati Uniti si vedono ovunque in Iran oggi, nelle cicatrici cutanee e nelle cattive condizioni di salute delle sue centinaia di migliaia di vittime. "Come può il popolo americano accettare questo doppio standard, dove va bene e il vostro governo aiuti a gasare gli iraniani e la popolazione del vostro nemico?" È una domanda comune che mi viene fatta.
dove l’impudenza della menzogna e l’immoralità dell’Impero usrael tocca vertici impensabili. Accusano gli altri, mentendo, di quelle cose che loro stessi hanno fatto e le cui prove sono ancora oggi visibili nella carne dei sopravvissuti.

mercoledì 28 agosto 2013

Il "tenutario” Bordin e la sua rassegna stampa radicale. - Ordinari casi di disinformazione imperiale bellicista. L’attacco dei radicali al Movimento Ciqnue Strelle.

Avverto i miei cinque lettore che scrive queste righe di getto, il più velocemente possibile, e di malavoglia, mentre nessuna generosità mi aspetto dai miei nemici che si attaccano proprio per questo alla qualità della scrittura che ne viene fuori, refusi inclusi. Di malavoglia perché ho la mente ad altre incombenze, ad esempio il lavoro nel mio giardino. Devo prima rispondere ad una domanda sul perché dedichi il mio tempo e la mia attenzione ad una “robaccia” come la rassegna stampa di Radio radicale, ovvero le sue mistificazioni, i “soggettivismi” del suo “tenutario” Massimo Bordin. Avverto che la felice espressione di “tenutario” non è mia ma di Travaglio, citato non da Bordin, ma dal suo sostituto di fine settimana, di cui ora mi sfugge il nome, ma non Taradash, bensì l’altro piuttosto longlineo di statura. La domanda è difficile in effetti e sarebbe sbagliata se poggiasse in un fatto caratteriale, in una voglia di polemica e di contrapposizione. Credo che la risposta giusta sia la seguente: per riconoscere la “menzogna” come tale, o meglio nelle forme in cui si nasconde, e quindi per difendersi e poterla neutralizzare, bisogna dedicare ad essa del tempo, allo stesso modo in cui un medico deve procedere per la diagnosi di un male, anche assai brutto e grave. Se avessi fatto questo lavoro all’inizio, quando ero molto più giovane, mi sarei risparmiato almeno tre anni di tessera al partito radicale e non mi sarei lasciato ingannare su alcune problematiche, dove vedo con pena l’ormai senile Marco Pannella annaspare faticosamente. Dopo essere stato teorico e sostenitore della «ingerenza umanitaria», pensa ora di potersi ripulire intellettualmente e moralmente con un bel processo a Bush ed Blair, marari nominando presidenti del tribunale lo stesso Bordin o la Bonino.

Con Bordin di cui mi è sgradevole la voce radiofonico mi sono imbattuto una sola volta. Era all’uscita delle presentazione di un libro di Massimo Teodori, altro campione dell’americanismo, dell’Occidente, di cui ricordo la causa che gli intentò Maurizio Blondet, per alcune sue intemperanze televisive. Poiché una rassegna stampa quotidina tiene o deve tener conto di tutti i quotidiani che escono nelle edicole, mi sembra ovvio che se ne debba fare almeno menzione di tutti, magari con diverso rilievo a seconda del numero di lettori e la diffusione che hanno. Ed invece uno mancava sistematicamente, come se non esistesse affatto. Ho raccontato l’episodio altrove e non ci ritorno sopra. Quando rimproverai a Bordin la sua mancanza di “obiettività” mi risponde vantandosene che lui non era affatto “obiettivo”, bensì “soggettivo”. Ed io riferii a Pannella che Massimo Bordin mi aveva in tal modo rotto i .... e che per questo non ascoltavo più Radio Radicale e quindi lo stesso Marco Pannella, l’unico cervello che esista da quelle parti e le cui argomentazioni ho sempre degnato di attenzione. Pannella rispose che lui invece è «oggettivo». Ed è vero ed è una grande pena sentirlo a colloquio settimanale proprio con Bordin e i suoi toni sguaiati quanto di limitata visione delle cose, un fazioso...

Ma dove troneggia Bordin è nella sua lettura degli articoli, nella inflessione della voce, nelle sghignazzate, nei commenti a ciò che legge, dove il testo letto non può replicare e resta inerte. Se dovesse passare la nuova legge sulla stampa e sul diritto di rettifica o di smentita e senza la replica del giornalista stesso, non sarebbe difficile inchiodare il “tenutario” di radio radicale. Ma veniamo al punto ed al merito. Intanto è da notare una tipicità di radio radicale e della omonima rassegna stampa. Poniamo che sia in atto una terza guerra mondiale, con uso di ordigli nucleari di elevata potenza, non Hiroshima e Nagasaki, ma intere nazioni cancellate dalla carta geografica. Si può essere certi che la rassegna di Bordin inizia con ciò che ha detto la Bonino, la «biforcuta», cui tiene bordone, oppure con la raccolta delle firme, o con qualche commento sulla bontà e importanza delle iniziative radicali. Tutto il resto viene molto dopo e quando arriva non può sottrarsi al giudizio dello stesso stesso Bordin. Qualche volta la sparano pure grossa, come quando attribuirono a Capezzone delle iniziative in materia di usura bancaria che erano invece di Scilipoti, noto in genere per altre cose. Vi era un convegno sulla materia e la cosa fu rilevata da un relatore.

In cose orientali Bordin ha una fonte “soggettiva” quanto lui stesso, forse di più: Fiamma Nirenstein. Tiene una rubrica settimanale, tutta a sghignazzate, che – quella sì – mi risparmio di ascoltare ormai da anni. In queste settimane di guerra data per imminente contro la Siria ascolto dunque la rassegna stampa di radio radicale, dove mai mancano le frecciate faziose contro il Movimento Cinque Stelle, che ha preso posizione con un post di Albanesi, chiosato da una frase di Beppe Grillo con un “e se questa fosse la verità?”. E come il tenutario Bordin ti controchiosa? «Queste sono le riflessioni alle quali si attiene un terzo del parlamento italiano”, con riferimento ai 163 parlamentari Cinque Stelle.

Poco dopo aver detto ciò, il tenutario è costretto ad andare a pescare in un anfratto di Repubblica in parere di un esperto americano, il quale dice chiaro e tondo che tutto ciò che i grandi media strombazzano come certo non lo è per nulla. Lo stesso Bordin è costretto ad ammettere che occorre tener conto di questi dubbi, ma in realtà sparato come è non ne tiene proprio nessuno di conto. La sua preoccupazione, in velata polemica con Cinque Stelle, è che ad aver dato il “miscuglio di gas” ai ribelli non sono stati necessariamente gli americani, come se non fosse più che risaputo il corposo coinvolgimento degli Usa nell’armamento e nel sostegno dei “ribelli”, quasi che aver dato in più o in meno un “miscuglio di gas” faccia la differenza e come se non esistessero le operazione coperte, camuffate, le false bandiere, di cui si parla ad esempio nei recenti libri di Stefania Limiti, leggendo i quali ognuno può rendersi conto di quanto sia sempre mancata all’Italia una sovranità nazionale e come gli Usa siano assolutamente convinti, per diritto divino, di poter fare e disfare a loro piacimento tutti i governi del mondo, magari con la copertura del modello democratico, dei diritti civili e di quanto il povero Pannella si è fatto araldo a forza di scioperi della fame in un mondo in cui milioni di persone muoiono di fame senza nessun bisogno di scioperare.

Esilarante poi la faziosità di Bordin, quando si va a pescare a pagine 35 del Corriere della Sera un commentino del guerrafondaio Bernardo Enrico Levi, immortalato per noi in divisa militare su un carro armato israeliano. E potremmo continuare con innumerevoli esempi di faziosità quotidiana che dimostrano una tesi sulla quale non si smetterà mai di riflettere e di richiamare l”attenzione dei pochi lettori che possono frequentare questo blog. L’informazione grande e piccola, con incursioni anche nella rete, non è più strumento di propaganda degli eserciti, ma è essa stessa parte integrante di ogni aggressione militare e mnediatica che viene condotto contro la libertà dei singoli paesi, del mondo intero, delle nostre coscienze. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica gli Stati Uniti hanno creduto di poter aspirare al dominio del mondo intero. Si è incominciato con la dissoluzione della ex Iugoslavia e si è ora giunta alla imminenza di una guerra alla Siria. Un acuto analista come Giulietto Chiesa va dicendo nelle sue sortite che quella che è sotto i nostri occhi, nel Medio Oriente, è solo una guerra intermedia. L’obiettivo finale è la Cina, che fra pochi anni dovrebbe diventare la prima potenza industriale del pianeta: fra cinque anni avremmo una Cina e mezza in più. L’Impero americano deve impedirlo e noi suoi servi dovremmo accodarci.


APPENDICE

(dal sito


Non ci sono prove sulle accuse degli USA contro la Siria

agosto 28, 2013

Tony Cartalucci Land Destroyer 28 agosto 2013

Il Wall Street Journal ha confermato ciò che molti sospettavano, che le cosiddette “prove” del mondo occidentale sugli ultimi presunti “attacchi chimici” in Siria, e che accusavano il governo siriano, sono invenzioni tramate dalle dubbie agenzie d’intelligence dell’occidente. Il Wall Street Journal rivela che informazioni dell’intelligence israeliana, il Mossad, sono alla base delle accuse della Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti, una ripetizione delle invenzioni che portarono alla guerra in Iraq e in Libia, ed utilizzate da 3 anni per giustificare il continuo supporto agli estremisti che operano all’interno e lungo i confini della Siria.

L’articolo del Wall Street Journal, “Stati Uniti e alleati pronti ad agire mentre l’intelligence avanza sulla Siria“, afferma: “Un pezzo cruciale del caso in questione s’è avuto dai servizi di spionaggio israeliani, che hanno fornito alla Central Intelligence Agency informazioni da un’unità speciale di élite siriana che sovrintende alle armi chimiche di Assad, hanno detto dei diplomatici arabi. Le informazioni che la CIA ha potuto verificare, mostrano che alcune armi chimiche furono inviate in anticipo nella stessa periferia di Damasco in cui l’attacco avrebbe avuto luogo la settimana scorsa, hanno detto i diplomatici arabi”. Sia il Mossad che la CIA sono chiaramente compromessi sul piano dell’oggettività e della legittimità. Né esiste, né si prevede di fornire alcuna prova imparziale, ma piuttosto di facilitare con tutti i mezzi necessari, l’agenda, gli interessi e gli obiettivi egoistici dei rispettivi governi. Sia Israele che gli Stati Uniti, nel lontano 2007, cospirarono apertamente per rovesciare il governo della Siria con un bagno di sangue settario accuratamente progettato, così screditando completamente le due agenzie di intelligence. Proprio per questo motivo, un’indagine imparziale di terze parti è stata richiesta dalla comunità internazionale e concordata con il governo siriano, un’indagine di terze parti che gli Stati Uniti sono ormai solleciti nel voler annullare prima dei previsti attacchi militari.

Susan Rice
Il Wall Street Journal riporta: “In una e-mail di domenica, la consigliera per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca Susan Rice, ha detto secondo l’ambasciatrice all’ONU Samantha Power e altri alti funzionari, che la missione delle Nazioni Unite è inutile perché le prove sulle armi chimiche erano già conclusive, hanno detto i funzionari. Gli Stati Uniti esortano le Nazioni Unite, in privato, a ritirare gli ispettori, permettendo al presidente Barack Obama di promuovere eventualmente la risposta militare, hanno detto i funzionari”. Gli Stati Uniti quindi, non la Siria, tentano l’insabbiamento, presentando le invenzioni di screditate fonti dell’intelligence compromesse e  minacciando attacchi militari imminenti, che metterebbero in pericolo la sicurezza del gruppo d’ispezione delle Nazioni Unite, che dovrebbe concludere le indagini e ritirarsi.

Il Wall Street Journal ha anche ribadito che gli Stati Uniti prevedono di eludere completamente il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di procedere unilateralmente con i loro partner: “...Se gli Stati Uniti hanno scelto di colpire, lo farebbero con gli alleati e senza le Nazioni Unite, al fine di eludere il prevedibile veto russo.” Gli Stati Uniti procedono ora con disprezzo assoluto del diritto internazionale, ma dichiarando di non aver intenzione di fornire prove credibili sulle loro accuse al governo siriano. Si tratta di una corsa verso la guerra, con tutte le caratteristiche della pericolosa disperazione per la sorte dei fantocci dell’occidente schiacciati dai militari siriani. I vertici militari occidentali devono prendere in considerazione gli aspetti strategici e gli esempi storici riguardanti i pericoli e la follia di un guerra frettolosa e imprudente, in particolare una guerra combattuta per proteggere interessi e agende politiche particolari, piuttosto che per difendere il proprio territorio.

Le popolazioni dell’occidente devono considerare quali benefici hanno tratto in questo decennio di conquiste militari cui hanno lasciato indugiare i loro leader. Le economie che sprofondano pur di  conservare interessi particolari, la crescita degli apparati di sicurezza interna volti a mantenere questi interessi al riparo dall’opposizione nazionale ed estera, sono problemi che potranno solo acutizzarsi.

Al di fuori dell’occidente, a Mosca, Pechino e Teheran, i leader devono prendere in considerazione un futuro in cui gli interessi particolari occidentali possono invaderli impunemente, senza il necessario sostegno dell’opinione pubblica, e anche di una parvenza di giustificazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

domenica 4 agosto 2013

L’importanza di non esser fatti passare per “antisemiti”. – Nota per gli atti, tardiva e a futura memoria a proposito di un “disonesto” servizio televisivo della giornalista Flavia Paone. Pubblico invito a diffidare di giornalisti e televisioni.

Flavia Paone: è parte di una Trama?
Prendo spunto da un post di Gilad Atzmon, BBC Persia / Gilad Atzmon hardtalk - The transcription, per ritornare su una vicenda personale, analoga, che mi era occorsa nell’ottobre del 2009, quando subii in pochi giorni un attacco proditorio ed assai concentrato da parte dei media, o meglio di una concertazione di operatori che concentrarono su di me il loro fuoco. Il tutto partì da un attacco di Repubblica, o meglio di un certo Marco Pasqua, da me mai visto o conosciuto e che è specializzato in questo genere di “giornalismo”. Il tempo trascorso mi ha sempre più convinto che si trattava di una operazione studiata a tavolino. La mia colpa era quella di essermi schierato fin dall’allora per una difesa piena del principio della libertà di pensiero. Non mi ero mai occupato di ricerche storiche connesse ai campi di concentramento.

Fatta questa premessa, il fatto che voglio ora rimarcare fu la visita in casa mia, essendo io in buona fede, di una certa Flavia Paone, che ancora oggi vedo sugli schermi televisivi quale autrice di servizi ed ogni volta che la vedo lascio immaginare a chi legge i miei pensieri e miei commenti verso costei. Altre cose mi sconcertarono, ma adesso non dico.

Gilad Atzmon
Questa signorinella mi entrò in casa allo scopo di pormi a bruciapelo la stessa domanda fatta dalla BBC ad Atzmom, una domanda direi del tutto idiota, assolutamente idiota:

- «Lei è un antisemita?»

Allo stesso modo in cui la BBC chiede a Gilad Atzmon:

– «Lei è un antisemita?»

Per i media sembra che in tutto il mondo sia questo il problema principale, anzi l’Unico problema: se si è o non si è “antisemiti”. Tutto il resto (guerre, fame, disastri ecologici, scioglimenti della calotte polari, buco dell’ozono, effetto sera, inquinamento delle falde acquifere, epidemie, dissesto finanziario degli stati, disperazione sociale con fallimenti e suicidi, mancanza di istruzione, scristianizzazione e scomparsa del sacro, povertà, discriminazioni di ogni genere, immigrazione clandestina, dissolvimento politica dell’unità degli stati, ribellioni interne e guerre civili, massacri di ogni genere con violazione dei “diritti umani”, violazione dei trattati internazionali, squilibri regionali fra Nord e Sud del mondo, disoccupazione giovanile, globalizzazione e delocalizzazione delle imprese, e quanto altro…) viene di gran lunga in secondo piano.

La mia risposta tanto stupita quanto immediata fu analoga a quella di Atzmon.

- Assolutamente no!

Solo che la mia risposta fu triplice:
  • 1°) Assolutamente no.
  • 2°) Sarei grato a chiunque mi spiegasse cosa è propriamente l’antisemitismo.
  • 3°) Per cercare di saperlo sto leggendo tutta la letteratura pertinente. (E da qui giunsi poi alla conoscenza diretta e personale di Gilad Atzmon. Del suo testo si legga ora l’ottima sintesi redatta da don Curzio Nitoglia).
Furio Colombo
Quando poi rividi il servizio, fu tagliata la prima e la terza parte della risposta data, e ne rimase in piedi solo la seconda, che si prestava e si prestò a tutte le ambiguità, fra cui ricordo un articolo di Furio Colombo su “il Fatto Quotidiano". Non ebbi modo né allora né in seguito di reagire al travisamento e alla manipolazione che veniva fatta del mio pensiero come conseguenza del “taglio” della mia triplice risposta alla domanda.

Né allora né oggi avevo dalla mia i mezzi di comunicazione per fare le mie rimostranze e dare le mie ragioni. I media erano interessati, nel mio caso ed in altri analoghi che periodicamente ricorrono, solo ad attaccare e demonizzare una vittima di volta in volta designata, come per soddisfare ad un rito di sangue che vuole sempre nuove vittime sacrificali ed espiatrici. Le ragioni di una simile strategia mi divennero più chiare in seguito ed oggi hanno una loro spiegazione nel ddl di legge Amati, volto ad introdurre anche in Italia una legge liberticida che ha per scopo la pura repressione del dissenso politico e la sostituzione delle vecchie forme religiose con nuovi e più intolleranti Tabù.

Queste precisazioni estemporanee mi sembrano qui ed ora opportune, dopo aver letto il citato post di Atzmon, con il quale sono legato da amicizia e da affinità di pensiero. Per quello che può la rete colloco in essa queste mie note insieme al mio più profondo biasimo per la detta Flavia Paone e per tutta la redazione alla quale appartiene. La presente vale, sia pure a distanza di anni, come piena smentita e sconfessione del “servizio televisivo” della suddetta Flavia Paone. Del pari, vi sarebbero moltissime persone alle quali a distanza di anni vado mentalmente replicando e che ritengo si siano comportate assai ingiustamente nei miei confronti. Non ho rancore e sentimenti di vendetta verso di loro, ma stupisco che in numerosi casi sembra siano già stati – per così dire – puniti, non da me, che non ne avrei il potere, ma dal Cielo, verso il quale a maggior ragione mi sento in obbligo di non nutrire sentimenti di “odio” verso quanti hanno indubbiamente e scientemente inteso farmi del male.

venerdì 2 agosto 2013

Uno vale uno: realtà e implicazioni di un principio di democrazia diretta.

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E la Libertà di pensiero e espressione?
Chi appena conosce un poco il Movimento Cinque Stelle sa che si tratta di una realtà complessa che si è costituita e gravita intorno a Cinque Temi aggreganti e fondativi, per lo più di carattere ambientale. Restano fuori i grandi temi etici e politici e giuridici e storici e di diritto internazionale, dove le stelle aggreganti devono ancora formarsi in un grande dibattito che andrà a formare la cultura politica del Movimento in aree dove non si è ancora formata una posizione comune e che non sarà certo condizionata dalle dichiarazioni, probabilmente distorte o estorte a pochi e ancora impreparati parlamentari assegnati alla Commissione esteri del Senato: sono lì per rappresentare la posizione del Movimento quando una posizione si sarà formata, non per dare e precostituire essi stessi una posizione che il Movimento nel suo insieme non ha ancora espresso. Nell’attesa si dice giustamente che il Movimento è a-ideologico, ma alcune dichiarazioni (per come riportate) hanno una indebita coloritura ideologica, ad esempio la confusione fra antisionismo e antisemitismo. Una fessura dove non è difficile prevedere il lavoro della Lobby parlamentare, già riunita intorno alla Nirenstein ed ancora rimasta nel nuovo parlamento.

Paolo Bernini
Nel frattempo, tutte le posizioni individuali e personali di altri parlamentari e di attivisti non solo sono “legittime” ma vanno pienamente rispettate, e non certo sconfessate dicendo che “non” rappresentano il Movimento, cosa che vale anche per quelli che sembrerebbero voler sconfessare altri parlamentari: sarebbe perfino contro la costituzione della repubblica oltre che lo statuto del Movimento. E se “uno vale uno”, nessuno vale più dell’altro! Inoltre, siffatte posizioni personali e individuali possono costituire una ricchezza per il Movimento, fungendo da base di discussione per tutti gli altri parlamentari Cinque Stelle, che sono legati ad un vincolo assoluto di rispetto l’uno per l’altro e tutti verso il Movimento ed anche i loro Fondatori. Giustamente, nella fase attuale, i Portavoce spiegano agli Attivisti che essi si regolano accettando di parlare con tutti, anche con l’ambasciatore israeliano, iperattivo, che vorrebbe portare anche i Cinque Stelle nel solco della prassi parlamentare della Nirenstein, ora definitivamente stabilitasi in Israele, dopo aver fatto nel parlamento italiano unicamente o prevalentemente gli interessi dello Stato di Israele. Non vi è però dubbio che i parlamentari pentastellati incontrerebbe anche iraniani, hizbollah, hamas e quanti altri chiedessero di incontrarli, soprattutto e quanto più sguarniti di forza lobbistica. Che i palestinesi da oltre 100 anni siano stati cancellati e oscurati è cosa nota a chi sa di storia specifica delle questioni connesse. Sentire non significa poi condividere e sono certamente incaute alcune dichiarazioni rilasciate e strumentalizzate dalla propaganda sionista, che va cantando vittoria e lanciando insulti e contumelie contro i Padri Fondatori. Dopo i Mastrangelo e le Gambaro, guai a prestare il fianco ai tentativi esterni di dividere il Movimento, dando anche soltanto il sospetto di voler dare addosso alla piena libertà di espressione di un qualsiasi altro parlamentare o di un attivista del Movimento! Co-firmando il ddl Amati, ahimé, i parlamentari del Senato non si sono accorti di essersi dati la zappa sui piedi e di essere caduti in una trappola che teoricamente può portare alla chiusura del blog di Beppe Grillo ed all’arresto di Beppe e Casaleggio!


L’iperattivo ambasciatore israeliano
In questo clima gli interessi lobbistici giocano di anticipo tentando di condizionare il Movimento sui temi ancora non coperti. È in questo contesto che si collocano le manovre sioniste, che come dice Atzmon ormai puntano non già alla semplice Terra Promessa, ma al “Pianeta Promesso”. Vi è da augurarsi che la sortita dell’ambasciatore israeliano, fin troppo abituato a pellegrinaggi di ossequio bipartisan da parte dei parlamentari italiani, mal tollera l’eresia di alcuni parlamentari grillini, guidati da una Luisa Morgantini. Per il diritto costituzionale i parlamentari grillini alla commissione esteri del Senato hanno le prerogative costituzionali che competono loro, ma dal punto di vista politico, in base al principio “uno vale uno”, i singoli senatori non dovrebbero contare più di un singolo attivista, che magari ne sa molto più di loro sugli accordi di Oslo, sui diritti umani, sulla storia della Palestina dal 1882 ad oggi. Vi è da augurarsi che fra i tanti “tavoli di lavoro” del Movimento se ne aprano anche in tema di politica estera e dei cosiddetti diritti umani – sempre più una ideologia di copertura per l’ingerenza e il cambio di governi legittimi – sui quali Beppe Grillo si era già pronunciato con un video you tube sulla distruzione dei villaggi palestinesi da pare degli israeliani: “dopo di me non ci saranno più palestinesi”, questa era l’analisi contenuto in quel video che i parlamentari grillini farebbero meglio ad andarsi a rivedere.

I vilipesi Fondatore del Movimento
Dobbiamo imputare alla proverbiale perfidia sionista il tentativo di porre un cuneo fra il Movimento ed il suo fondatore? E ammissibile che per un verso i portavoce del Movimento in Commissione esteri sembrino essersi lasciati intimidire dall’ambasciatore israeliano che dovrebbe interloquire con la sola Farnesina e per altro accettino senza fiatare la campagna diffamatoria, gli insulti irriferibili di un “portale storico” della ebraismo italiano contro i fondatori del Movimento? Dal modo in cui la “comunità ebraica” sta giocando con il Movimento Cinque Stelle, una forza politica del 25 % che si sta tentando di ingabbiare con tradizionale tecnica lobbistica, sorgono alcune nostre considerazioni fondate sulla analisi di Gilad Atzmon, il quale si ricordi che un ebreo, nato in Israele, dove ha fatto il servizio militare, ma da dove è poi fuggito per le ragioni che spiega nel suo libro. Nel fondamentale capitolo sul concetto di temporalità egli mette in guarda gli ebrei della «diaspora» dal loro identificarsi con lo Stato di Israele e con la sua politica che con “Piombo Fuso” ha aperto a tanti gli occhi che prima tenevano chiusi e sigillati dai media. Dalle dichiarazioni che si leggono sorge qualche dubbio sulla loro appartenenza statuale: abbiamo a che fare con italiani uniti in questo difficile momento a tutti gli altri italiani? O sono cittadini israeliani che stando in Italia hanno principalmente a cuore gli interessi di Israele in guerra permanente da oltre un secolo con tutto il mondo arabo sorto dal dissolto Impero ottomano?

mercoledì 31 luglio 2013

Al Movimento 5 Stelle “risponde Lui”: Furio Colombo, sionista e padre per imposizione di legge della nostra Memoria.

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I media, perfino quelli in apparenza più vicini al Movimento, cioè il “Fatto quotidiano” si mobilitano per impedire che si valichi la «linea rossa» (v. l’incredibile arroganza ed intimidazione dell’ambasciatore israeliano!) del controllo mediatico: non si devono toccare Israele ed i suoi miti fondativi, di cui uno dei guardiani è appunto Furio Colombo, strategicamente ubicato nel “Fatto quotidiano”. I tabù non si possono toccare, ma forse è venuto il tempo di abbatterli. Io sostengo che la migliore traduzione italiana del concetto elaborato da Atzmon di «antisionismo sionista» sia quello di «antifascismo fascista», imperante dal 1945 ad oggi. I più grandi “fascisti”, secondo la narrativa che se ne è costruita, li si trovano dopo e non prima di quella data. Un libro appena uscito, postumo, avanza una tesi seducente a proposito delle leggi razziali del 1938. Il fascismo scopre il sionismo dopo la guerra di Spagna, dove gli “ebrei” costituivano il 25 % delle truppe anti-franchiste. Una materia interessante che ci si augura di poter studiare liberamente senza censure di sorta.

A Furio Colombo e al suo sionismo si può ricordare, anzi contro-ricordare quell’altoparlante che lui racconta di aver sentito alla scuola elementare, dove veniva chiamato per nome, per poi essere escluso in quanto “ebreo”. Ebbene, avendo letto il libro fumetto di Joe sacco su Gaza 1956, vi si parla di un altro altoparlante. Tutti i cittadini di Khan Younis, una località della striscia di Gaza, furono chiamati dagli ebrei “sionisti” pure da un altoparlante, con l’ordine di concentrarsi nei locali della scuola, dove furono… tutti massacrati dagli ebrei “sionisti”. E questo non è che un episodio del genocidio palestinese, dove per uno che se ne conosce altri 1000 sono obliterati, come si desume dall’autobiografia di Ilan Pappe, che narra le vicende connesse al procedimento disciplinare intentatogli dalla sua università, per aver concesso una tesi di laurea, dove uno di questi episodi occultati era venuto a galla. Questo è il sionismo, che va definito per la sua intrinseca natura e non per ellissi: il fascismo, il nazismo, il processo di pace, la Shoah, l’antisemitismo, ecc. ecc.

Ma sentiamo cosa dice Furio Colombo. È meravigliato. Ma come? Proprio adesso che iniziano i negoziati di pace… Verrebbe da obiettare: E che ci azzezza?... Ben lo sappiamo: è la solita truffa che serve per occultare meglio la pulizia etnica programmata e perché lo “stato ebraico di Israele” continua a fare indisturbato quello che ha sempre fatto. Furio Colombo elude la domanda su cosa è il sionismo e mena il can per l’aia citando le credenziali che ha avuto Israele e il sionismo e elencando la lista dei cattivi che sono ed erano contro israele. Ripete la bufala della equazione sionismo = Risorgimento e ignora autori recenti come Gilad Atzmon che sul sionismo hanno detto parole decisive senza contare l’opera di Alan Hart, che ahimé non trova un traduttore italiano. Senza contare la pronuncia dell’Onu sulla equiparazione fra sionismo e razzismo. Poco importa che la Lobby abbia poi fatto cancellare quella risoluzione.

Cito spesso il giudizio di un filosofo italiano, morto di recente, secondo cui il sionismo è una dottrina criminale per essenza. Credo si tratti di Massimo Bontempelli, autore di scritti politico-filosofici insieme con il matematico Marino Badiale. Criminale per “essenza” significa che si tratta di una dottrina insanabile. La sua idea è fin dagli esordi associata alla “pulizia etnica” della Palestina, e quindi al “genocidio” se si ammette l’equiparazione fra “genocidio” e "pulizia etnica”. Gli agit-prop del sionismo negano l’addebito di “genocidio” perché i palestinesi non sono stati uccisi, o almeno ad oggi non lo sono stati tutti. Se si va a leggere ciò che scrivono al riguardo ci si chiede perché gli stessi media non si scandalizzino e alzino i loro lai davanti a tanto corposo razzismo. Eppure basta una banana per unificare tutte le reti nazionali, pubbliche e private...

I fatti che parlano
Una saccenza che non ha fondamento. Il sionismo è quello che si ricostruisce attraverso tutta la sua storia e la sua dottrina. Non vi è nulla che si salvi ed è filologicamente scorretto tirare in ballo fascismo, nazismo e quanto altro. Il sionismo, con le sue peculiare caratteristiche, esisteva prima di ciò che è venuto dopo ed è di gran lunga peggiore…

Non credo che il deputato Cinque Stelle si lascerà intimidire, ma se appena appena si metterà a studiare non ciò che vorrebbe il signor Gattegna, ma i libri di Atzmon, Hart, Pappe, Sand nonché le cronache giornalistiche dal 1882 in poi, avrà di sua scienza di che ribattere alla Lobby che non esiste e che non si può nominare. Ci si augura che sappiano cogliere le connessioni fra la legge Mancino e il sionismo cui si deve la committenza di questa ed altre leggi.