sabato 13 maggio 2017

Un non-articolo su un interessante e originale convegno in Roma sulla questione palestinese e/o sionista

Ero presente e seduto in terza fila al convegno di questo pomeriggio, della cui conoscenza devo ringraziare un sito online, cristiano-sionista, che ovviamente non ne dava una buona recensione, ma questa volta non ha funzionato il consueto e sistematico programma di boicottaggio di ogni iniziativa sgradita alla Israel Lobby romana, come è stato l’ultima volta con il BDS, al quale Fassina aveva prima concesso una sala del comune, per poi dover ritrattare... L’origine dell’iniziativa è atipica e la si può ricostruire partendo da seminari, a pagamento, di una Accademia... (LAR: Libera Accademia Romana), sfociati in un evento pubblico. D’Alema doveva essere informato di questo ciclo di seminari, avendone parlato in apertura, esprimendo apprezzamento. A scriverne qualcosa mi induce adesso una fetida testata sionista online, che ha un curiosissimo titolo che dice esattamente il contrario di ciò che  la testata effettivamente è. E sono io a non voler fare il nome di queste due testate non tanto per non far loro pubblicità quanto per evitare una sgradevole polemica. Il convegno, ripeto, è stato oltremodo interessante e originale, diversi dai soliti, tenuti e organizzati dalle note organizzazioni di solidarietà alla causa palestinese, che già si conoscono e che hanno una loro caratterizzazione. Il loro limite è la stessa matrice solidaristica-pietistica: il problema è tutto nostro, nella totale dipendenza della nostra politica estera dagli USA e da Israele e le sue lobbie locali, che già condizionano la politica estera americana, ma ci si ostina a vedere i problemi che se stesso in Israele/Palestina, e non fossero i nostri politici pienamente complici delle cose per le quali protestiamo e manifestiamo, salvando così la nostra coscienza. Conoscendoli tutti, questi generosi eroi dell’altro mondo, del mondo lontano, qui le facce erano nuove e anche gli argomenti nuovi. Non mi sono appuntato nulla perché non pensavo di scriverne.

L’intervento di D’Alema è stato davvero notevole, di uno che conosce le questioni. Ha parlato per primo ed è stato poco perché aveva un areo in partenza per la Cina. Era in partenza anche il direttore de L’Avvenire, Tarquinio, il cui intervento non è stato altrettanto interessante. In sostanza, mentre D’Alema ha spiegato chiaramente che è una ipocrisia voler insistere con la tesi dei due Stati, uno per gli israeliani, l'altro per i palestinesi, Tarquinio ancora si attarda su questo cantilena, come l'unica speranza possibile. Doveva esserci Gomez, forse l'ebreo di cui si parla nella fetida testata sionista, ma non è venuto ed ha tatto leggere un suo testo, che non era per me interessante. L’«ebreo» che invece mi è parso assai più interessante era un’altro (Marco Ramazzotti Stockel), che ha riassunto i temi delle precedenti riunioni o seminari sull’argomento. Per esempio, ha smontato subito la propaganda sull’«antisemitismo» dicendo che non è una categoria “astorica”, ma che ha una sua precisa collocazione e che oggi in pratica non esiste più: è solo un espediente della propaganda. Credo che dico quello che io ho appreso ormai molto bene e che non è per nulla originale: l'antisemitismo è un fenomeno del XIX che si spiega con l'equiparazione dei diritti degli ebrei a quelli degli altri cittadini. Questo fatto fa scaturire delle reazioni, legate all’assimilazione da una parte e dall’altra ai sospetti di infedeltà o insincerità da parte degli ebrei assimilati. Ne ho parlato altre volte e non intendo adesso ripetermi.

A moderare era Luisa Morgantini, che è donna di notevole lucidità. L'incontro prevedeva anche la possibilità di domande scritte dal pubblico ed io ne ho lasciato una per D’Alema, che però era già andato via. Tutto il convegno è stato inframezzato da esibizioni della Schola cantorum. La domanda che avevo lasciato per D’Alema era questa: “È ipotizzabile una rottura delle relazioni diplomatiche fra l'Italia e Israele, atteso che lo Stato di Israele nasce sulla pulizia etnica della Palestina ed è perciò privo di qualsiasi principio di legittimità?”. Credo fosse la posizione di Lelio Basso, ma è una cosa che so di terza o quarta mano e spero di trovare in testi dove Lelio Basso articolava questo suo pensiero. È stato proiettato poi anche un breve filmato dove una donna, importante leader israelo-sionista, dice di aver concordato con Sharon l'occupazione degli attuali territori delle colonie proprio per impedire nei fatti la possibilità di una qualsiasi formazione di uno Stato palestinese. D’Alema ha riferito di un suo colloquio con Sharon dove dice che al massimo gli israeliani sarebbero disponibile a riconoscere ai palestinesi un poco di autonomia ma niente che abbia minimamente a che fare con un vero Stato, con confini propri e un esercito proprio. In pratica, un regime di riserve indiane o appunto l’apartheid legalizzato.

Gli spunti di riflessione erano davvero tanti e spero sia stata fatta una registrazione e che questa venga resa disponibile.

3 commenti:

Daniele Simonazzi ha detto...

"Rapporto antisemitismo 2016pdf" non perdono il vizio,io punto al 2017! Ci conto!

Antonio Caracciolo ha detto...

Non possiamo vivere nel terrore di non poter esprimere la benché minima opinione su argomenti come quelli trattati nell'articolo. L'art. 21 della nostra costituzione sulla libertà di pensiero deve essere ristabilito in tutta la sua interezza senza se e senza ma. Per questo ci vuole però una classe politica che in modo trasversale ha svenduto tutti i diritti fondamentali sanciti nella costituzione italiana.

Daniele Simonazzi ha detto...
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