domenica 14 aprile 2013

Risposta ad articolo odierno di Repubblica, dove vengo ancora chiamato in causa per fatto pregresso.

Di questa nuova vigliaccata di Repubblica, che più in basso non poteva scendere, ho avuto notizia domenica pomeriggio, quando le edicole erano chiuse. La prima cosa da appurare era se si trattasse dell’Salvo ulteriore intervento formale dei miei legali, per reagire con la massima tempestività a quanto leggo sulla edizione online di Repubblica, di cui al link:

Gabriele Ismain,
“Professore negazionista Grillo prenda le distanze”

osservo in ordine di lettura:

1) La qualifica di “negazionista” non mi compete in nessun modo, non essendo io uno storico. Ho
argomentato altrove la questione.

2) Si tratta di una reiterazione dell’articolo di Repubblica del 22 ottobre 2009, per il quale ho in effetti subito un procedimento disciplinare presso il Collegio di Disciplina del Consiglio Universitario Nazionale in data 13 gennaio 2010, risoltosi con una mia assoluzione con formula piena per inesistenza del fatto e del diritto. Ottenuta la delibera di assoluzione ho quindi iniziato azione civile risarcitoria contro Marco Pasqua, Ezio Mauro, proprietà De Benedetti, una causa civile ancora in corso.

3) Repubblica si era inventata di sana pianta mie inesistenti lezioni all’Università La Sapienza, dove non solo non ho mai trattato i temi attribuitimi, ma mai avrei potuto farlo perché in ottobre non avevo né lezioni né seminari.

4) Come ho potuto dimostrare in sede difensiva, i virgolettati attribuitimi sono manipolazioni e falsificazioni, sganciate dal loro contesto, finalizzato ad una unica e semplice tesi: la difesa imprescindibile della libertà di pensiero, quale che ne sia il suo oggetto, sul quale possono dibattere solo le persone competenti: io non sono fra queste in relazione a ciò che falsamente mi si attribuisce.

5) È scandaloso e la dice lunga sulla natura della stampa italiana, ed in particolare Repubblica, il fatto che non sia stata data alla mia assoluzione lo stesso rilievo dato alla denigrazione. Repubblica ha sempre ignorato l’assoluzione e continua nella sua forsennata denigrazione della mia persona, perseverando in una campagna strumentale all’abolizione di ogni libertà di pensiero in questo nostro disgraziato paese.

6) Repubblica non ha mai voluto pubblicare le mie rettifiche e smentite con artifici vari. Ignorate le mie tempestive e reiterate email, negato ogni contatto telefonico, ricevuta una lettera formale dal mio Legale  il quotidiano ovvero la sua redazione si rifiutava di pubblicarla con la scusa che sotto la firma del mio legale non vi era anche la mia.

7) Con Repubblica ho tuttora una causa civile la cui prossima udienza è prevista per il… novembre 2014: questi sono i tempi della giustizia italiana, quando non riguardano Berlusconi, ma solo un comune cittadino, un «Signor Nessuno».

8) Non ho ricevuto scuse da parte della comunità ebraica, che molto si è accanita e tuttora si accanisce contro di me. È una strana comunità che pretende sempre tutto, ma che non ritiene di dover mai rispondere di nulla o di presentare scuse, per lo meno quando le sue “accuse” si rivelano clamorosamente infondate. Anche il mensile Shalom è stato da me informato della mia assoluzione, ma non ne ha voluto sapere di pubblicare nessuna rettifica.

9) Altra fantasticheria: mi si attribuisce la presenza al processo di Storm Front, celebrato “a porte chiuse”, forse perché non sorgesse un dibattito sulla Legge Mancino. Ho letto però in rete che queste persone (almeno una che ha fatto uscire dal carcere le sue lettere) erano tenute in celle di 4 x 3 mq, dove stavano in sei persone! Le loro condizioni carcerarie, in pratica una forma di tortura, mi interessano più del motivo per il quale erano state incarcerate. E non ho difficoltà a dirlo.

10) Accetto la qualifica di “antisionista”, ma non quella di “antisemita”, nel senso datone da Ilan Pappe secondo cui si deve essere antisionisti se non si vuol essere antisemiti. A mio avviso, antisionista e antisemita non sono termini equivalenti e intercambiabili.

11) Non ho mai incontrato Beppe Grillo, ma sarei ben lieto di poter narrare a lui personalmente le mie vicende, anzi le mie disgrazie causate dagli stessi signori. Ammetto di aver votato il Movimento Cinque Stelle e di voler essere attivo come cittadino nella difesa del fondamentale principio della libertà di pensiero. Non sono candidato in nessuna elezione con il logo Cinque Stelle ed il mio voto al Movimento si aggiunge a quello di altri otto milioni di voti, quasi nove, che mi auguro aumentino e significhino una difesa della libertà di pensiero e di espressione, oltre che del principio della eguale dignità di ogni cittadino.

12) Beppe Grillo non ha nessun diritto e titolo per intervenire in quelle che possono essere mie personali vedute, che tuttavia dovrebbe prima conoscere direttamente da me e non dall’articolo di Gabriele Ismain. Ben conoscendo l’equità di Beppe Grillo e la scarsa considerazione che lui ha della stampa italiana, sarei ben lieto se questo volgare ed ignobile attacco dell’articolista di Repubblica potesse essere l’occasione per una conversazione con Beppe Grillo. Non è Beppe Grillo che ha detto a Pacifici di informarsi prima di emettere giudizi? E perché Beppe Grillo non dovrebbe informarsi direttamente da me se è chiamato dalla comunità ebraica a pronunciare su di me una sorta di “scomunica”?

13) Il P. S. di cui scrive Ismain conferma i miei sospetti di una “trama” e corrisponde a un tal Pasquale Sardella, di cui nessuno sa niente, e personalmente io ho espresso il dubbio che esista. Ho a lui dato ogni notizia sulla mia identità, e su ciò che veniva presentato come un “crimine” (una mia lecita ed immacolata candidatura in FI, in epoche remote) ma non è valso il reciproco: sotto Pasquale Sardella potrebbe nascondersi chiunque sotto falso nome. Ed io resto nel dubbio di chi egli effettivamente sia e quale il suo ruolo, in ogni caso del tutto decontestualizzato dal tema oggetto della discussione forumistica: si parlava del fatto se il Movimento 5 Stelle dovesse o non dovesse dare la fiducia a Bersani. Questo signore, cui era noto il mio nome, se ne è uscito con storie assurde, off-topic e in violazione del mio “diritto all’oblio”.

14) In effetti, vi è nel Movimento Cinque Stelle e soprattutto nel suo Forum un massiccio ingresso di troll e infiltrati di ogni genere. Personalmente, facendo uso del mio nome e cognome, sono sempre disponibile ad un civile confronto, ma quasi sempre mi scontro con nomi fittizi, oppure con persone che per principio con me rifiutano il civile contraddittorio, in base ad una loro peculiare filosofia delle relazioni umane.

15) Mi rendo conto che ogni cosa che io scrivo in rete viene costantemente vigilata, ma da quanto poi leggo viene riportata sempre in modo distorto e fuori contesto. È ancora una volta una dimostrazione di quanto poco la stampa abbia a che fare con l’autentica informazione e sia solo una forma di propaganda, anche diffamatoria, al servizio del regime, della Casta ovvero dei gruppi che comandano.

16) Sulle cose lecitamente opinabili, non credo di dover rispondere o dovermi difendere. Se ritengo che un’opera edilizia sia una scempio urbanistico, o sia del tutto inopportuna, credo che sia una opinione del tutto lecita. Se poi ritengo che la città di Roma abbia altre priorità, anche questo credo sia una lecita opinione, condivisibile o meno.

17) La Signora Di Veroli, prima di emettere sentenze, farebbe meglio ad informarsi, ma sembra che questo non sia il costume degli appartenenti alla comunità ebraica di Roma, che conta 10.000 membri, o almeno il costume di alcuni suoi membri. La comunità calabrese, alla quale appartengo, conta in Roma 400.000 cittadini, ma non ha certo la struttura organizzativa e associativa della comunità ebraica. Spero di non dovermi appellare alla protezione e solidarietà della mia comunità di appartenenza. Ho sempre pensato che fossimo tutti cittadini italiani, con eguali diritti e doveri. Spero di non dovermi ricredere.

18) Quanto al processo a Storm Front, al quale non ho assistito, ritengo come filosofo del diritto che debba essere abrogata la legge che lo ha consentito: la cosiddetta legge Mancino, in realtà redatta da Taradash e Modigliani. Sulla base di questa stessa legge è stata presentata una denuncia per “odio razziale” addirittura contro il candidato Cinque Stelle Avv. Marcello De Vito. Mi auguro che questa ennesima assurdità convinca i più della necessità della abrogazione di una simile legge, che pretende di legiferare in materia di “odio”, dove 2000 anni di cristianesimo e di predicazione di amore per il prossimo nulla hanno sortito. La legge Mancino ha prodotto nel suo uso strumentale niente altro che terrore ed ipocrisia, di fatto risolvendosi in una repressione del dissenso e della critica politica.

19) Ho letto con grande rammarico della visita della neopresidente Boldrini alla comunità ebraica. Nelle notizie date si apprende della riproposizione del disegno di legge liberticida decaduto nella passata legislatura. L’on. Boldrini concederà anche a me l’«onore» di essere audito? O si reca in visita solo dai cittadini suicidi? L’assicuro che non intendo in nessun modo suicidarmi, se questa è la condizione richiesta per una sua visita! Sul caduto disegno di legge le manifesterò le mie obiezioni e riserve critiche, narrandogli il caso di un padre di famiglia con due figli a carico che nella “civilissima” Germania, ha dovuto scontare nove mesi di carcere per aver prestato ad un suo amico un libro, il cui autore per averlo scritto sconta a sua volta credo 12 anni di carcere. Il padre di famiglia disse al giudice tedesco che lui il contenuto del libro non lo condivide, ma che ritiene che ad ognuno debba essere riconosciuta la libertà di pensiero. Dopo Fini, cosa ha promesso il presidente Boldrini alla comunità ebraica? Lo possiamo sapere? Possiamo dissentire?

20) Leggo di un progettato incontro dei candidati di Cinque Stelle con la Comunità ebraica. Per dirsi cosa? Se vorranno parlare di me non avrei per lo meno il diritto di essere presente?

1 commento:

MDA ha detto...

per quel che può valere, la mia solidarietà per questo ennesimo attacco.