sabato 11 aprile 2009

Ebrei, rumeni e sciacalli


Ieri sera, mentre ascoltavo sui canali televisivi – della 7, ad esser precisi – le ultime notizie sul terremoto dell’Aquila volevo venire al computer per scrivere alcune brevi riflessioni su come va il mondo e su come funziona l’informazione. Nella città martoriata dal terremoto si verificano casi deprecabili di sciacallaggio. La riflessione verte sull’insistenza da parte del canale televisivo che gli sciacalli erano quattro rumeni e la reiterazione della notizia poteva indurre a pensare che rumeno fosse un sinonimo di sciacallo. Non mi risulta che l’ambasciata di Romania in Italia abbia protestato per il modo di dare la notizia. Spostiamoci adesso al mondo ebraico, al caso Bernard Madoff, al gran truffatore o a innumerevoli casi simili. Non ci vuole molto a sapere che Madoff è un ebreo, che ha truffato persino altri ebrei, non solo gli ignobili goym. Ma se si pensa di dire e sottolineare ogni volta che si tratta di un ebreo, scattano subito le innumerevoli associazioni ebraiche per dire che è antisemitismo l’osservare che un ebreo è un ebreo. Il criterio rigidamente seguito e fatto osservare dalle potentissime lobbies ebraiche è che per ogni reato di cui possa essere accusato un ebreo non si deve mai rilevare che è stato commesso da un ebreo. Sarebbe da aggiungere che esiste poi un’efficace copertura anche per acclarati criminali ebrei, ma qui usciremmo dal nostro tracciato odierno. e dobbiamo aspettare altra occasione per trattare questo aspetto ben noto agli osservatori. Noi usiamo dire, dunque, per ogni etnia – ad es. calabresi, siciliani, etc. – che ci sono le persone per bene e oneste, come possono esserci quelle non per bene e non oneste dappertutto: ciò non dipende dalla nazionalità, dal colore della pelle o dalla religione professata. Per non parlare poi del nostro ministro degli esteri Frattini, del quale sulla rete un giorno si dice che è ebreo, l’altro che non lo è. Di certo sappiamo che è fiero di essere filoisraeliano e di usare la sua carica per compiacere in tutto il governo israeliano, lasciandosi perfino insultare senza reagire, quando sull’imminente invasione di Gaza gli erano state date da parte israeliana assicurazioni subito dopo smentite dai fatti. Se mi è possibile dirlo, non considero Frattini un ministro degli esteri italiano, ma un sottosegretario israeliano agli esteri in un ministero israeliano. Qualunque cosa dica o faccia non la sento come espressione del mio sentire politico, benché sia un militante ed elettore di uno stesso partito, ma come un’imposizione di un governo straniero che mi offende e umilia.

Durante le celebrazioni per il 70 anniversario delle leggi razziali, quelle del 1938, che ha visto scatenarsi la retorica politica in un’orgia di manifestazioni che hanno trovato il loro inveramento nell’operazione “piombo fuso” di fine anno, dove ben altre leggi razziali vigono da almeno 6o anni, cioè dalla Nakba in poi, quando venne fatta la pulizia etnica della Palestina segregando in un regime di apartheid l’intero popolo palestinese. Questi buffoni – che vanno alle celebrazioni e distribuiscono e ricevono premi – ci parlano continuamente dei campi di concentramento nazisti, che non ci sono più, ma non vedono e non vogliono farci vedere i campi di concentramento che ci sono. Gaza è peggio di Auschwitz. Per giunta è stato pure bombardato alla Schinder List. Nel film omonimo si vedeva un matto, forse mai esistito nella realtà, che si divertiva a sparare ai prigionieri. Qui invece abbiamo assistito a veri e propri bombardamenti e massacri di gente chiusa e ammassata in un Lager di 400 kmq con nessuna possibilità di fuga per sfuggire ai bombardamenti e al massacro.

Durante le ricorrenze celebrative del 70° anniversario delle leggi razziali, la cui genesi e storia può essere ricostruita in modo diverso da come pretendono gli ideologi del regime, mi sono imbattuto in un anziano signore ebreo che per la circostanza veniva fatto girare per le scuole e per convegni, come una star o una ballerina. Nel suo show ebbe a dire che “no, gli italiani non sono brava gente. Non lo sono”. Quando mi diedero la parola, non prevedendo ciò che avrei potuto dire, chiesi all’anziano signore se sapesse dirmi lui, dove sta la “brava gente”, acclarato che gli italiani non sono, e meno che mai i tedeschi, ma neppure i “rumeni” e tutti gli immigrati clandestini. Dove possiamo trovarla la “brava gente”? In Israele? Fra i massacratori di Gaza che hanno lasciato sui muri sventrati non dal terremoto, ma dai loro carriarmati la scritta: “Israel for ever”, prontamente riportata con gioia e compiacimento dalle nostre televisioni di regime?

Ma non perdiamo il filo del discorso e con esso la tramontana. La condizione odierna dell’ebreo non è più quella del perseguitato o del discriminato, o meglio gode oggi di una discriminazione positiva che significa un regime di privilegio. Se gi sciacalli dell’Aquila fossero stati non dei rumeni, ma degli ebrei ognuno può immaginare cosa sarebbe successo. Tutto il Gotha del mondo ebraico avrebbe incominciato le sue sfilate. Ma dopo tutto chi oggi più sciacallo dell’ebreo Madoff o di quei coloni che avanzano e cacciano i palestinesi dalle loro case, trovando perfino in Roma chi finanzia le loro gloriosoe imprese? Al confronto i quattro rumeni sono dei poveri disgraziati la cui miseria e disperazione ha ridotto a tanta disumana barbarie: il loro terremoto lo hanno forse già subito senza che noi ce ne siamo accorti allo stesso modo in cui il grande pubblico italiano durante le festività di Natale e Capodanno non si accorgeva o non veniva informato del “terremoto” artificiali che gli ebrei d’israele scatenavano a Gaza con i nostri politici che applaudivano in piazza Montecitorio, gli stessi politici che oggi sfilano davanti alle bare aquilane e che si preparano per le prossime sfilate, appena si saranno spenti i riflettori e gli abruzzesi verranno consegnati al loro nuovo status di terremotati, magari perennemente al mare. I nostri politici, che stanno evolvendo verso il modello americano, dove si è eletti non perché gli elettori lo vogliono, ma perché qualcuno che può e sta nascosto ti mette in lista o ti dà i soldi per la campagna elettorale, sono ben lungi dall’idea che le discriminazioni si combattono non solo nella loro forma negativa, ma anche in quella positiva, che significa privilegio e violazione del fondamentale articolo 3 della nostra costituzione, per quello che ancora vale e se vale ancora o se merita di valere. Non sono mai stato un fanatico, un “patriota”, della costituzione, ma arrivo a capire che è la base su cui dobbiamo muoverci se non vogliamo ritornare ai tempi della guerra civile.

3 commenti:

Giancarlo ha detto...

Quando noi diciamo " quattro rumeni", sottintendiamo con questo riferirci ad un contesto meramente geografico;cittadini provenienti dalla Romania. Il termine " ebreo" è di tutt'altra natura, ha un riferimento internezionalista, non richiama specificamente nemmeno la nazione ebraica, ovvero Israele.Per cui tornando ai "quattro rumeni" dell' episodio di sciacallaggio, non possaiamo escludere a priori che fossero o meno ebrei.

Anonimo ha detto...

Frattini non è un cognome ebreo.

Il ministro è solo uno dei tanti opportunisti italiani di tutti i tempi che pensa che per restare a galla occorra genuflettersi difronte agli israeliani. Oggi vincenti.

Domani, se Israele dovesse perdere, si genufletterà altrettanto devotamente difronte al vincitore.

Antonio Caracciolo ha detto...

Non è mia intenzione fare una polemica del tutto personale con Frattini, sia o non sia ebreo. L’uomo non mi piace e lo giudico del tutto negativamente come ministro degli esteri e come politico. Se dipendesse da me non starebbe nè in parlamento nè al governo. E si badi sono uno che ha sempre votato Berlusconi. In realtà, noi cittadini la prendiamo sempre a quel posto. Non importa chi votiamo o non votiamo.