domenica 20 febbraio 2011

Alcune considerazioni sulla considerazioni altrui a mio e nostro riguardo, in particolare sul CDEC e sui suoi committenti.

Vers. 1.1 del 24.2.2011

CONSIDERAZIONI
SU UNA CAMPAGNA DI PROSCRIZIONE


Sommario: 1. Premessa. –

1. Premessa. – L’incombenza a cui mi accingo è alquanto fastidiosa. Avrei preferito occuparmi di altro anziché dover prestare attenzione a chi di mestiere fa quello di infastidire i tranquilli cittadini, la cui sola colpa per costoro è sostanzialmente quella di avere un pensiero autonomo e indipendente, che non coincide con il loro. Questi signori, che sono al potere ed hanno tutti i vantaggi del potere, si attribuiscono non solo il diritto di ledere gli altrui diritti di libertà, ma non ammettono neppure che i loro proscritti possano difendersi ed essere ascoltati nelle dorate aule di Montecitorio, dove hanno eretto il loro moderno Tribunale dell’Inquisizione.

Ho subito notato come all’inizio dei lavori della cosiddetta Commissione di indagine qualcuno aveva saggiamente osservato che si dovessero almeno sentire le persone che si andava a demonizzare e diffamare. Ed invece è stata pronta la reazione del signor Qualcuno: non sia mai! A «Signor Nessuno” non si deve concedere l’onore di doverli anche ascoltare. Che diamine! Ed i nostri Soloni, i Legislatori, hanno ubbidito al Signor Qualcuno.

Le repliche, le osservazioni, le confutazioni sarebbe facili e numerose, ma hanno un grave inconveniente: bisogna sprecare del tempo, tanto tempo, troppo tempo con i signor Qualcuno. I signor Nessuno, in fondo, non chiedono altro che di poter coltivare i propri ozi, in modo assolutamente pacifico (senza allusioni di nessun genere!), nel pieno rispetto degli altrui e propri diritti, che si spera il signor Presidente sappia, possa e voglia garantire non ai potenti, ai Qualcuno, ma ai più marginali dei cittadini, quelli che non posseggono giornali e televisioni, che non hanno lobbies parlamentari a loro disposizione, anzi ai loro piedi.

Sto aspettanza una prima sentenza della mia causa a Repubblica. Se sarà a me favorevole, come spero, la manderò al Presidente della Repubblica insieme con la mia Memoria difensiva e la Delibera di pieno proscioglimento emesso dal Collegio di Disciplina del Consiglio Universitario Nazionale, dove era stato deferito a seguito di una delle tante ignobili campagne di stampa e di diffamazione che costituiscono ormai il modo ordinario con il quale nel nostro paese non solo si fa politica, ma si fanno perfino le leggi. Infatti, si monta il “caso”, si crea il “mostro”, e quindi si fa la legge! Povero Diritto! Povera Giustizia! Povera Legge! Per anni il nostro corso di filosofia del diritto aveva per oggetto appunto la «certezza del diritto», cosa che da gran tempo non esiste più, come ben sanno gli addetti ai lavori, ma che anche i comuni cittadini – i tanti signor Nessuno – ogni giorno avvertono sulla propria pelle.

Non posso sottrarmi ad una risposta ai denigratori del CDEC, ma la distribuirò nel tempo, in più sedute di lavoro, con interruzioni frequenti, dovute alle altre incombenze quotidiani e a più congeniali interessi teorici e dottrinali. Inoltre, avverto gli «Osservatori», che questa mia scrittura, essendo di getto, avrà necessariamente bisogno di rifacimenti e diverse redazioni. La risposta è dovuta anche a conforto dei molti che sono soggetti a minacce e intimidazioni e che forse hanno minor saldezza di nervi di quanto io non abbia, ovvero una minore comprensione delle miserabili quanto fragili montature imbastite contro di loro.

Non sono ingenuo al punto da coltivare l’idea di un “dialogo” con chi ha dato prova di malafede, ma penso sia utile fornire qualche rassicurazione sul piano del diritto e dell’eticità a quanti sono vittime di altrui persecuzioni, vittime non del “pregiudizio antiebraico”, ma di un pregiudizio “ebraico”, per l’«osservazione» del quale il Parlamento non ha elargito neppure 300 euro rispetto ai 300.000 regalati al CDEC per produrre risultati come quelli che andiamo qui a commentare... piano piano.

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(segue)

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