lunedì 13 luglio 2009

PALESTINA: La campagna BDS (boicottaggio/disinvestimenti/sanzioni) in Italia e nel mondo. Esperienze e proposte operative. Roma, 11 luglio 2009

Precedente Seminario I.S.M.

Questo post riproduce i Materiali contenuti nella cartella dei partecipanti alla “Giornata di lavoro internazionale” organizzata il Roma l’11 luglio 2009 sulla “Campagna BDS in Italia e nel mondo. Esperienze e proposte operative” con la partecipazione di Omar Barghouti e Wasim Dahmash. La pubblicazione della cartella di lavoro e dei documenti che sono in corso di traduzione e verranno via via resi disponibili all’indirizzo elettronico dei partecipanti si combina felicemente con la critica di un libro di Dershowitz che esce in traduzione italiana con il titolo “Processo ai nemici di Israele” e dove in un apposito capitolo sono indicati come “nemici” proprio gli organizzatori del BDS, che vuole essere una risposta a occupazione / oppressione / apartheid della Palestina mediante una campagna di boicottaggio / disinvestimento / sanzioni, analoga a quella condotta vittoriosamente per abbattere il regime razzista del Sud Africa, sostituendolo con un nuovo stato fondato sull’eguaglianza dei diritti e la pari dignità dei suoi cittadini, stimolati a superare un passato tremendo di ingiustizie ed a costruire una vera pace fra tutti i suoi cittadini. Ciò può avvenire in uno Stato Unico.

L’imbroglio di uno Stato palestinese accanto ad uno Stato ebraico è soltanto un dare tempo a chi da oltre 100 anni persegue una conquista coloniale e razzista della Palestina, praticando genocidio e pulizia etnica. Non si può condurre una critica scientifica senza avere a disposizione una massa critica di dati e di informazioni. Il libro diffamatorio e propagandistico di Dershowitz è stato già pubblicizzato almeno tre mesi prima che il libro fosse disponibile all’acquisto nei normali circuiti distributivi. La sera stessa in cui terminava la Giornata internazionale del BDS trovavo nella Libreria Feltrinelli il libro di Dershowitz che avevo già ordinato da tempo. Con mirabile coincidenza questo Seminario dell’I.S.M. e quello organizzato a Roma il 24 gennaio 2009 offrono una puntuale confutazione sul piano dei dati e dell’informazione oggettiva alle scempiaggini diffamatorie di un Dershowitz, che forse non si accorge neppure di confutarsi lui stesso con le sue contraddizioni. Pertanto, in un gioco incrociato di links interni combineremo e completeremo l’editing dei due Seminari I.S.M. con la puntuale ed impietosa critica a Dershowitz, usando con lui la stessa asprezza di toni che egli riserva ai “nemici” di Israele, da lui individuati in numerosi personaggi senza nome o con nome, fra cui un Finkelstein, da lui detto “ciarlatano” o un Pappe, da lui indicato come un “fallito” sul piano accademico. Non amiamo la polemica, ma non la evitiamo, quando ad iniziarla sono gli altri: la difesa è sempre legittima. La parola “difesa”, usurpata dai sionisti, è appropriata per indicare la resistenza del popolo palestinese, la cui aggressione inizia già nel 1882, all’epoca dei primi insediamenti sionisti, che prevedevano espressamente la pulizia etnica. La strategia mediatica situazionale della propaganda israeliana indica come momenti aggressivi la debolissima resistenza di nessun valore militare da parte di singole persone in grado di fabbricare in caso un artigialissimo missile Kassam, dal nome di un eroe della resistenza palestinese, per poi pretendere legittimazione internazionale a scatenare una reazione “difensiva” come «Piombo Fuso», in verità già freddamente previsto a tavolino e di cui i sigari Kassam sono solo un debole pretesto. Israele in tutta la sua storia non ha mai avuto un diritto né alla sua difesa né alla garanzia della sua esistenza, essendo sempre stato un aggressore e conquistatore coloniale, animato da un’ideologia, il sionismo, di stampo razzista e coloniale. La guerra in corso si caratterizza in larga misura come guerra ideologica. Gli intellettuali, che lo vogliono, sono qui in grado dalle loro scrivanie e dai loro computers di combattere la loro guerra per la giustizia, per la libertà, per la civiltà. Il movimento BDS ha individuato giusti obiettivi nel richiamare all’attenzione dell’intellettualità europea quei valori di giustizia e di civiltà, di libertà e di democrazia, che ritiene suoi propri ma che sempre più vengono rinnegati proprio nelle patrie europee, le cui galere pullulano di cittadini colpevoli soltanto di opinioni non gradite alle Israel lobbies dei vari paesi oltre che a quelli della casa madre USA, dove un Dershowitz è personaggio certamente “famoso” e rappresentativo.

Da segnalare infine come fatto significativo che nella sala di albergo, indicata nella locandina, è sta individuata la presenza di un «rappresentante dell’ambasciata israeliana», che chiaramente non era venuto per partecipare ai lavori di “boicottaggio”, ma per fornire nomi e notizie ai servizi israeliani, spesso incaricati di «omicidi mirati», in Palestina e all’estero. Il suo incognito e la sua incolumità sono stati garantiti dagli organizzatori del convegno, dopo aver avvertito il pubblico dei convegnisti presenti. L’unica molestia che il «rappresentante israeliano» ha avuta è stata l’essere stato indicato da un interventore come il rappresentante di uno Stato «macellaio» e criminale. Il “rappresentante” si è ben guardato dall’uscire allo scoperto per portare il saluto di Israele, faro di civiltà e di giustizia nel mondo.

Antonio Caracciolo
per la Societas «Civium Libertas»


(segue)

domenica 12 luglio 2009

Alan Dershowitz al microscopio: 16. Abbiamo ora il libro reclamizzato tre mesi prima!


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a) Registrazione sonora della conferenza stampa svoltasi alla sede dell’Eurispes il 2 maggio 2009 e da noi qui commentata; b) Antefatto dove si spiega il contesto in cui nasce il libro di Dershowitz e quali sono gli scopi pratici e politici che persegue; ovvero: c) Il “Demolitore” che demolisce se stesso dove si fa vedere come in realtà Dershowizt non infirma per nulla i solidi contenuti scientifici del libro di Mearheimer e Walt e come invece Dershowizt finisce per demolire se stesso con la grossolanità ed inconsistenza della sua argomentarzione; e) Homepage del Monitoraggio sulla «Israel lobby e la politica interna ed estera italiana ed europea»; f) Homepage alla singola scheda di Monitoraggio per Alan Dershowitz. – h) Seminario I.S.M. del 24 gennaio 2009 su «La guerra israelo-occidentale contro Gaza»; i) Seminario I.S.M. del 11 luglio 2009 su «La campagna BDS in Italia e nel mondo».

16.


Abbiamo ora il libro reclamizzato tre mesi prima!

La strategia sionista è ormai chiara anche ai sassi: tappare la bocca agli altri il più possibile ed essere i soli a parlare, dando fiato a trombe, tromboni e trombette. Circa il contenuto del libro abbiamo finora dovuto basarci su ciò che del libro veniva anticipato dallo stesso autore nella conferenza stampa di cui abbiamo la comodissima registrazione. Gli esempi che possono farsi di censura inflitta alle voce contrarie sono innumerevoli e potrebbero riempire una singolare Enciclopedia Ebraica: ad incominciare, poniamo da Eisenmenger nel 1700, fino ai giorni nostri sarebbe oltremodo istruttivo raccogliere la censura ebraica interna ed esterno allo stesso giudaismo.

Il “Processo” di Dershowitz è imbastito con l’intento di demolire in particolar modo Carter ed i due politologi americani Mearheimer e Walt, ma non vengono risparmiati Finkelstein e le correnti antisioniste e non sioniste del giudaismo che sono state “demonizzate” perchè si son viste al convegno organizzato da Ahmadinejad. Ed è qui che l’intelligenza critica di un comune cittadino si pone domande elementari: ma se quelli che stavano a Teheran erano davvero rabbini, e non attori travestisti, perché mai stavano lì? Una risposta seria ed approfondita noi la ricaveremo da un libro di Yakov M. Rabkin, che con titolo italiano è apparso fin dal 2005: Una minaccia interna. Storia dell’opposizione ebraica al sionismo, che abbiamo già incominciato a leggere e che si annuncia interessante e chiarificatore fin dalle prime pagine. Ma questi rabbini sono diffamati e demonizzati da Dershowitz: tutto quello che non è sionismo non ha dignità di esistenza. L’assurda categoria dell’«odio di se, cioè dell’essere ebraico”, quasi che essere ebraico significhi impso facto essere sionisti, è l’equivalente dell’accusa di antisemitismo rivolta ai Goym.

Nel libro di Rabkin si apprende come all’interno della massoneria ebraica, il B’naï B’rith, è stata formulata quella stessa equivalenza fra antisemitismo e antisionismo che abbiamo stranamente trovato nella bocca del presidente Napolitano. Non possiamo non riflettere su ciò che il presidente ha inizialmente detto e poi rettificato alle prime perplessità dei cittadini: senza ritrattare l’equivalenza, forse a lui proposta da qualche suo Alto Consulente, fra antisemitismo e antisionismo abbiamo poi potuto leggere un’interpretazione autentica proveniente dal suo Ufficio, dove si dice che il Presidente non intendeva dire che non si possa criticare il governo di Israele, come se il governo israeliano non fosse il sionismo stesso al potere. Il Presidente si autoconfuta senza darlo a vedere e soprattutto con minore pubblicità della precedente affermazione.

Quanto poi al “fallito”, in senso accademico, Ilan Pappe ho poi potuto chiedere informalmente chiarimenti a personalità provenienti dalla Palestina. Ho riferito le parole di Dershowitz che si trovano registrate al link più volte citato. La risposta informale è stata che a Pappe è stata resa effettivamente la vita impossibile in Israele. Le minacce sono reali. Ma soprattutto mi ha sorpreso – spero di non aver capito male – il giudizio tassativo che oltre essere tutte menzogne le cose dette da Dershowitz, tecnicamente vera e propria diffamazione ai danni di Pappe, è vero esattamente il contrario: sarebbe una università di terza o quarta categoria quella in cui Pappe insegnava in Israele, mentre è giudicata di prima categoria l’università inglese dove Pappe ora insegna, cioè quella di Exeter. Come docente universitario, trovo assurde questo genere di classificazioni a stelle, risibili e proprie di chi non ha vera appartenenza ad una comunità scientifica e filosofica con le regole interne, non scritte, che la caratterizzano, ma sto tuttavia facendo ricerche presso conoscenti ed amici. A tutti chiedo il numero di stelle che vengono assegnate alle università israeliane e a quelle inglesi. Intanto, proprio ieri nella riunione organizzativa del BDS si è ripetuto che le università israeliano praticano loro il boicottaggio verso studenti e docenti. Sono poi tutte strettamente legate alla pulizia etnica e all’attività genocida dell’esercito israeliano. Un arabo è esentato dal fare il servizio militare, che è invece chiesto ad un ebreo, ma l’aver fatto il militare è poi il requisito necessario per entrare nelle università israeliane e per accedere a tanti altri diritti ed agevolazioni. Da noi la naja non ha mai fruttato vantaggi a nessuno ed ognuno ha sempre cercato di evitarla. Sono però aspetti che qui anticipiamo soltando riservandoci di verificarlo al microscopio. Ne abbiamo tutto il tempo e non abbiamo nessuna fretta. Faremo parlare con i loro libri ed i loro scritti gli autori che andremo via via citando. Il “Processo” da inquisitorio per come voluto da Dershowitz diventerà “dibattimentale”, dando noi la possibilità agli imputati di poter parlar parlare e rispondere alle accuse che provengono certamente da un significativo esponente del sionismo e del lobbismo americano. Giudice ideale sarà un pubblico terzo che si affaccia appena sulla scena dell’operazione «Piombo Fuso» che continuava a macinare morti, malgrado le litanie statistiche di Dershowitz, per il quale sembrerebbe che non è stato ammazzato nessuno, e se qualcuno è stato ammazzato ben gli sta! Questa la sua superiore Etica che addittura insegna in qualche università americana di prima categoria.

Il libro sarà difficile da leggere fino alla fine, ma è cosa che dobbiamo fare. Non difficile come può essere ad esempio l’opera filosofica di uno Spinoza, che non sarebbe qui fuori luogo evocare per le conse che insegna a proposito del concetto di “odio” – così incautamente utililizzato dalla propaganda sionista –, ma difficile perché Dershowizt, come già nella conferenza stampa, le spara una più grossa dell’altra non pagina dopo pagina, ma riga dopo riga. E perciò la critica a Dershowitz diventa oltremodo onerosa perchè non vi nessun costrutto di frase che si salvi. Inoltre, giacché nella quarta di copertina si parla di “ipocrisia” di cui si renderebbero colpevoli i critici, anzi i “nemici” non si propriamenti di chi, se di Dershowizt o di Israele, diventa allora lecito ritorcere la stessa accusa di “ipocrisia” contro il suo ideatore e primo formulatore, che quindi può ricevere con gli interessi ciò che lui stesso ha dato per primo. Le buone regole vorrebbero che una discussione critica, un contradditorio si svolga ad un livello più alto possibile, ma Dershowitz – e non poteva essere diversamente – parte al livello più basso. Il “processo di pace” è un eufemismo che significa solo il tempo tecnico necessario per dare la “pace eterna” ai sopravvissuti della Nakba. Quanto poi la terminologia stessa adoperata nel testo sia insinsera e fa pensare il contrario di ciò che si pretende di dire è cosa che risalta immediatamente ad una prima lettura da parte di persona mediocremente informata sui fatti, sulle persone, sui testi. Ciò rende oltremodo difficoltosa una critica argomentata e serena. Le spara così grosse, forse deliberatamente e consapevolmente, al probabile scopo di suscitare reazione indignate e risentite e quindi in tal modo dare nuova stura alla solfa e solfetta dell’«ntisemitismo» e dell’«odio»: i sionisti ne hanno più bisogno dell’aria che respirano.

Manco a farlo apposta il libro di Dershowitz, che avevo ordinato parecchio tempo prima alla Libreria Feltrinelli, mi giunge nello stesso giorno in cui in Roma si tiene un intenso Seminario sul Boicottaggio ad Israel con Omar Barghouti. Il Seminario è iniziato puntualmente alle 10 di mattina e ed termina all’ora prevista con perfetta organizzazione e sincronismo dei lavori, per essendo stati sacrificate alcune parti previste. Il Seminario è stato così interessante da meritare, in incognito, la presenza di «un rappresentante dell’ambasciata israeliana», secondo quanto è stato svelato da uno degli interventori. In genere “rappresentante” sta per servizi segreti se non peggio. La persona non è stata però indicata alla gogna dei congressisti. È stato mantenuto il suo incognito. Ho cercato di leggere nei volti di quelli che non conoscevo, ma non vi è stato nessun incidente. Un altro interventore si è poi voluto prendere la soddisfazione di dire al rappresentante “in incognito”, che nessuno eccetto l’organizzatore poteva individuare, che era il rappresentante di uno Stato Macellaio.

Il libro di Dershowitz contiene appunto una parte di processo riservata a chi fa boicottaggio contro Israele. Capita quindi quanto tempestiva ed opportuna la cartelletta con documenti che è stata distribuita ai convegnisti. Fra qualche giorno mi dovrebbe arrivare la traduzione italiana del testo di Omar Barghouti insieme con il testo originale inglese, richiesto da una partecipante. Pubblicherò i Materiali del Seminario in un post a parte, ma me ne servirò per attingere una documentazione fresca ed aggiornatissima sulla situazione. Oltre alle Relazioni principali vi sono stati interventi che hanno dato informazioni sostanziali su fatti che nella grande stampa, in mano agli “amici” di Israele non circolano affatto. Si tratta di una documentazione che deve essere ulteriormente verificata. Ma come non restare impressionati, quando si parla di apartheid, di apprendere che già alla nascita, nel democratico stato di Israele, un bambino ebreo esce dall’uovo tutto sorridente con 3000 dollari a disposizione, mentre il bambino palestinese-israeliano, ossia quel milione e mezzo di palestinesi che non furono etnicamente ripuliti nel 1948, si trova a disposizione solo 300 dollari e nasce perciò già piangendo. Ma è solo un esempio. Le cose dette a dimostrazione dell’esistenza di un regime apartheid e della necessità di un boicottaggio che ha valore più politico che non economico per la specificità dell’economia israeliana, che dagli USA in pratica fuori bilancio riceve a fondo perduto un terzo di tutti gli aiuti e i contributi che gli americano destinano ai paesi esteri. In pratica, gli israeliani vivono sulle spalle del contribuente americano ed il boicottaggio economico, a differenza di ciò che è stato per il Sud Africa ha poco senso. Tuttavia, è stato detto che un qualche effetto il Boicottaggio lo avrebbe avuto determinando un abbassimento del 20 per cento del commercio estero.

Per confutare sia la conferenza stampa sia il libro di Dershowitz ci serviremo anche del Materiale già in questo blog, ma il cui editing è ancora da completare, relativo alla parte militare della mattanza di Gaza. Nella conferenza stampa Dershowitz cita non so quale esperto militare britannico che avrebbe dato una certificazione di moralità all’esercito israeliano. Dalla conferenza stampa non sono riuscito a capirne il nome. Forse sul libro verrà pur indicato e potrò quindi risalire alla fonte. In ogni caso, nel Seminario di gennaio 2009 vi sono state pure relazioni di esperti militari che davano ben diverse spiegazioni di quelle di fonte britannica. Ad esempio, si spiegava che il valore militare di quelli che io chiamo i sigari Kassam è praticamente nullo e per nulla confrontabile agli armamentari israeliani, veri e propri strumenti di morte contro una popolazione inerme e indifesa: una vera e propria mattanza, non di balene questa volta, ma di esseri umani. Purtroppo, è più facile commuoversi per le balene che non per gli esseri umani: è questa la condizione dei media governati da Israele stessa o dai suoi “amici”. Dunque, anche gli atti di quel convegno di studi, opportunamente rivisitati e linkati, faranno parte del nostro armamentario per la confutazione di Dershowitz, un americano che è visibilmente più israeliano che non americano: compiango il popolo americano, del quale fanno parte addirittura miei compagni d’infanzia divenuti cittadini americani, ma che di certo non hanno nulla di che spartire con un Dershowitz.

Le prime pagine del libro sono decisamente desolanti. Non è il primo libro che Dershowitz pubblica in traduzione italiana. È il primo libro dei suoi che io leggo. Ma se tutti gli altri sono così cretini come questo non mi meraviglia che Dershowitz possa essere uno scrittore alquanto prolifico. A scrivere stupidaggini non occorre una larea “honoris causa”: lui ne ha avuta una! Dershowitz esordisce riferendo di numerosi luoghi dove le reazioni del pubblico sono state tali da richiedere l’intervento della polizia a difesa dell’oratore, che non ha potuto finire il suo discorso, ovvero di dire le sue stupidaggini. Il suo discorso io me lo sto sentendo tante volte in registrazione e sono davvero incredibili le baggianate che dice, pretendendo perfino che abbiano dignità di “pensiero”. A Roma si dice: o ci fa o lo è per davvero. Il dubbio può essere sul grado di consapevolezza del contenuto beceramente propagandistico delle sue affermazioni o se effettivamente Dershowitz pensa e crede alle cose che dice. Considerata la natura della propaganda sionista, io credo che lui stesso sia consapevole delle sue enormità e della sue provocazioni. Come ho già detto altre volte, per il sionismo è essenziale suscitare reazioni antagoniste. Non so come vadano le cose in America – non ci ho mai messo piede – ma posso assicurare Dershowitz, in qualità di suo “nemico”, che per quel che mi riguarda lui non ha nulla di che temere per la sua sua libertà di parola, ahimé una libertà che a noi non è concessa, ma egli potrebbe salire fin sul Colosseo e mettersi a gridare a squarciagola dalla mattina alla sera in assoluta incolumità. In fondo, le sue castronerie sono la migliore propaganda negativa del sionismo. Mi preoccuperei, e non poco, se dalle sua bocca uscissero parole sensate in grado di giustificare e legittimare quella conquista coloniale di cui parla costantemente Robert Fisk, che definisce Dershowitz un “forsennato” con il quale non ha potuto condurre a termine un dibattito radiofonico poco dopo l’11 settembre: era tale la furia di Dershowitz che il conduttore ha dovuto chiudere la trasmissione. E poi Dershowitz, come leggiamo nelle prime pagine del libro che ha questo strabiliante esordio, se la prende con degli studenti americani, inglesi e di chissà quanta altra parte del mondo, i quali meritano da lui volgari insulti scritti perchè non lo lasciarono parlare. E lui si rifà con i tipi della Eurilink! A quegli studenti che lo contestavano non è concessa analoga facoltà: di mettere per iscritto le loro opinioni su Dershowitzt Viene da chiedersi se esista qualcuno che lo ascolti, a parte le “spalle” precettate dalla Eurilink.

Ma lasciamo che sia lo stesso Dershowitz a dare il senso del ridicolo con le parole parole con cui racconta le contestazioni ricevute che hanno più saggezza di quanto non ne possieda lui e quei belli spiriti che hanno pure pensato di dargli un’«onoris causa»:
Non dimenticherò mai come io abbia personalmente sperimentato questo odio violento nel marzo 2004.
[Si noti Dershowitz vuole essere compreso e amato. Se lo merita “alla grande”, per usare le parole della sua traduttrice e interprete Amy Rosenthal.]
Successe di fronte alla Faneuil Hall,
[Non so dove sia e cosa sia: non giro molto il mondo e mi limito a fare la spola fra il mio paese in Calabria e Roma, ma se capita mi farò raccontare come andarono le cose da uno di quegli studenti contestatori. Mica possiamo sentire solo Alan! Anche i ragazzi dovrebbero poter dire la loro. Se no che democrazia è! Appunto una democrazia israeliana, tipica di quesi soldati che spezzavano le ossa ai ragazzini con gli stessi sassi che loro laciavano duante l’intifada, secondo quanto mi hanno raccontato e non sapevo, ma di cui non dubito]
il luogo dove sono nate l’indipendenza e la libertà americane. Stavo ricevendo un premio “honoris causa” e stavo facendo un discorso dal podio di quella sala storica sulle libertà civili nell’epoca del terrorismo.
[Immaginiamo cosa può aver detto il nuovo teorico della tortura ed immaginiamo quale potesse essere l’oggetto della contestazione. Ma dobbiamo rinviare consideriamo in merito ai fatti ed al prevedibile discorso di Alan ad una documentazione che al momento non possediamo. Se qualche benevolo lettore vuol dare un contributo con apposita ricerca, la cosa sarà quanto mai gradita.]
Mentre mi stavo allontanando, con il premio in mano, venni avvicinato da un gruppo di giovani uomini e donne urlanti ed arrabbiati che portavano cartelli violentemente anti-israeliani.
[Ecco la copa delle colpe di una testa tipicamente sionista: non capiscono neppure lontanamente, non ammettono più che non capire, che uno possa essere anti-israeliano avendone fondati motivi. Loro dicono: “è un antisraeliano” ed il discorso è subito chiuso. Una persona normale, sana di mente, se sa di essere “odiato” da qualcuno, per prima cosa si chiede cosa lui stesso possa aver mai fatto per suscitare l’odio altrui. Nulla di simile accade per un sionista, il quale invece rileva immediatamente la colpa nell’odio altrui. E che – forse pensano – un eletto e prediletto diraettamente da Dio, dal dio ebraico di nome Javeh, può essere odiato da un miserabile goym? Per costoro un libro come quello di Paolo Barnard, «Perché ci odiano», è impensabile.]
Coloro che portavano i cartelli mi gridavano insulti che oltrepassavano il confine tra la civiltà ed il fanatismo.
[Senti chi parla. Un uomo che viene in Roma per insultare il papa e per dileggiare in un luogo pubblico un cardinale indicandolo come un “bigotto”, un uomo con un copricapo in testa, beninteso non la kippà, e così via. Costui ci viene a fare lezioni di civiltà. Ahimé: guai ai vinti, dicevano gli antichi romani. Quanto poi a fanatismo non sembra che Dershowitz abbia l’abitudine di guardarsi allo specchio.]
«Dershowitz ed Hitler sono del tutto uguali, l’unica differenza sta nel nome». Il peccato che, dal punto di vista degli urlatori, giustificava questo confronto tra me e l’uomo che ha assassinato dozzine di membri della mia famiglia era il mio sostegno ad Israele. Era del tutto irrilevante per questi urlatori di slogan il fatto che io sia anche un sostenitore dello stato Palestinese, della fine dell’occupazione israeliana e dello smantellamento di gran parte degli insediamenti. I contestatori gridavano anche: "Dershowitz e Gibbels (sic), sono del tutto uguali, l’unica differenza sta nel nome” - senza neppure sapere come si scrive il nome del macellaio nazista antisemita.
[E lui viene in Italia, a Roma, per dirci che due giorni prima è stato “in conclave” in Vaticano in mezzo ai cardinali, senza sapere cosa in Roma significa “essere in conclave”. A fronte di un errore di ortografia, innocente, il professore honoris causa, che forse non ha mai studiato diritto canonico, non sa minimamente come si svolge l’elezione di un pontefice. Ride per iscritto dell’ignoranza altrui e non si accorge della sua in conferenza stampa.]
Uno di coloro che issavano i cartelli urlava che gli ebrei che sostengono Israele sono peggio dei nazisti. Un altro chiedeva che io fossi torturato ed ucciso. Non si trattava solo delle loro parole; c’era dell’odio violento nei loro occhi. Se una dozzina di poliziotti di Boston non mi stesse proteggendo, ho pochi dubbi sul fatto che sarei stato fisicamente attaccato.
[Il tipico essenziale vittimismo ebraico-sionista: se non sono attaccati da qualcuno, cessano di esistere. A Roma esiste un vezzo grillino, ormai di modo, ma non ancora legittimato dalle procure, che è un ampio, diffuso e valido surrogato di ogni violenza: il mandare a quel paese una persona che non merita il nostro applauso. Sensatamente non credo che Dershowitz meriti altra attenzione e mi sento di garantirli, in Italia, la più assoluta incolumità personale. Dei poliziotti ne abbiamo bisogno altrove, dove mancano paurosamente. Anche questo è un tipoco spreco all’italiana: imboscare i poliziotti in tanti posti dove non servono e sottarli alla sucirezza dei cittadini che devono affidarsi alle ronde.]
Gli occhi dei contestatori ardevano di zelo fanatico.
[E gli occhi di Alan di cosa ardono? Guardare la foto accanto per credere e verificare.]
La scrittrice femminista Phyllis Chesler descrive adeguatamente l’odio violento che spesso alcuni giovani rivolgono ad Israele ed ai sostenitori dello Stato Ebraico come “eroticizzato”.È proprio quello che ho visto: odio violento e passionale, odio violento ed estatico, odio violento ed orgasmico. Andava ben al di là di una mera differenza di opinioni. Quando ho visto le facce dei contestatori ho potuto immaginare i giovani nazisti negli anni trenta nella Germania di Hitler. Non avevano alcun dubbio di essere nel giusto ed io ero il male puro per il mio sostegno allo stato ebraico, nonostante la mia pubblica disapprovazione verso alcune delle scelte politiche di Israele e nonostante il mio sostegno ad uno stato palestinese.
[Quanto è di animo buono e gentile il nostro Alan. E noi, cattivoni, che non sappiamo comprenderlo ed amarlo. Ma non solo noi. Sembra anche in America dove la Israel lobby è potentissima. Evidentemente questa potenza si spende nelle segrete stanze del potenze. A contatto con il gregge, con il bestiame, forse le cose cambino un poco. Ma sono solo trascurabili fastidi. Ciò che importanta è la sostanza del potere e del denaro.]
Questo dello stato palestinese che bontà sua Dershowitz è disposto a concedere a quanti sono già stati privati di ogni cosa, è un motivo ricorrente nella prosa e nell’oratoria di Dershowitz. Evidentemente si aspetta applausi oceanici di fronte a tanta liberalità, non molto dissimile da quella concessa agli indiani confinate in riserve al termine della loro toria, del loro “destino”, piuttosto infame, che per loro prevedeva solo lo sterminio per le gloriose e onorevoli mani yankies.



ALAN DERSHOWITZ AL MICROSCOPIO

Indice Sommario per capitoli
di un libro virtuale in replica a Dershowitz

1. È venuto a Roma per insultare il papa.
2. Il processo alle intenzioni degli altri.
3. L’ospite non è di nessun riguardo ed ha già rotto le scatole.
4. Prima di cominciare: “demonizzazione, critica e delegittimazione di Israele”. –
5. Il Lobbista venuto dall’America per sedere “in conclave” con i Cardinali riuniti in Vaticano.
6. Anche Yakov Rabkin è un accademico “fallito” e imboscatosi in un’università di quarta categoria?
7. «Ebreo», «sionista» o «lobbista»? Cosa è propriamente questo «ospite», introdotto in Vaticano e alla Camera?
8. Dopo gli insulti e le contumelie, la parola ai derisi e diffamati: a. Intervista al cardinale Rodriguez.
9. Gli altri genocidi nel mondo come “manovra diversiva” per far distogliere lo sguardo dal genocidio dei “cananei”.
10. Hamas, Iran: un male assoluto o un postulato retorico e propagandisto, parola d’ordine per lo squadrone mediatico?
11. Ma l’«ospite americano» i libri di cui parla li legge o li travisa soltanto?
12. Cosa vi è dietro agli attacchi a Carter.
13. Res gestae di Alano sul Google versione italiana.
14. Chi demonizza chi?
15. Alan Dershowitz visto da John H. Mearsheimer e Sthephen M. Walt.
16. Abbiamo ora il libro reclamizzato tre mesi prima! –

Freschi di stampa: 12. Faris Yahia: «Relazioni pericolose: il movimento sionista e la Germania nazista».

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Autori recensiti: Arrigoni - Caridi - Fisk - Yahia - Carlo Mattogno - Gian Pio Mattogno - Rabkin - Shamir -

Il contenuto di questo libretto di poco di 120 pagine, uscito nel gennaio 2009, non riguarda cose che già non fossero note. Il suo scopo dichiarato è di mettere insieme in “uno studio monografico” le relazioni che vi sono sempre state fra movimento sionista e nazismo. Si potrebbero anche aggiungere i contatti con il sionismo, verso il quale Mussolini nutriva grande, grandissima ammirazione in quanto forma compiuta di nazionalismo e razzismo. Dei rapporti fra fascismo ed ebrei parleremo però in un’altra recensione o scheda libraria riguardo il libro che Filippo Giannini ha dedicato agli «Ebrei nel ventennio fascista», dove si vedrà che ad alzare la mano nel segno del saluto fascista erano la stragrande maggioranza degli ebrei italiani, di cui un nutrito gruppo confluì poi nella Repubblica Sociale Italiana, come ha potuto testimoniare un ebreo che era fra i relatori della presentazione del libro di Giannini in via della Greca 4, nella sala a pagamento di una Società operaia cattolica.

Viene spontaneo chiedersi: ma se i nazisti avevano per davvero in mente solo e sempre lo “sterminio” di ogni ebreo in cui si imbattevano perché mai avrebbero intrattenuto così duraturi e sistematici rapporti con i “sionisti”, che si ritengono essi stessi ebrei al mille per cento? La risposta al quesito porta a pacifiche conclusioni. In realtà, i tedeschi o meglio la dirigenza nazista desiderava al massimo liberarsi di una categoria di cittadini della cui lealtà, a torto o a ragione, ormai dubitava. Se si tiene presente la tesi storiografica di un Ernst Nolte che a differenza di altri spiega il nazismo come una reazione al bolscevismo e la si integra poi con la diffusa convinzione che il bolscevismo fosse composto in grandissima parte da ebrei, non è difficile trarre le ovvie conclusioni: nazismo = opposizione al bolscevismo = opposizione all’ebraismo. Se poi gli ebrei tedeschi avessero avuto all’interno della società tedesca, lo stesso ruolo che ebbero nella società russa del XIX e XX secolo, magistralmente narrato da Aleksander Solgenitsin, Due secoli insieme, non è difficile darsi una spiegazione della ostilità nazista verso gli ebrei. Ripeto: non è qui nostra intenzione di dare torti o ragioni, di colpevolizzare e demonizzare nessuno. Noi abbiamo solo bisogno di comprendere la storia e di potercela spiegare in modo che abbia un senso piuttosto che nessun senso razionale.

La tesi che anche in questo libretto della “Città del Sole” – un libretto che vorremmo leggere non in 120 pagine ma almeno in 1200 complete di ogni possibile e residua documentazione e dissertazione critica – è la stessa che trova conferma in altri libri da noi recensiti: l’«antisemitismo» è stato non solo essenziale alla nascita ed all’affermarsi del sionismo, ma è ancora oggi necessario per la sua conservazione. L’«antisemitismo» deve essere continuamente suscitato ed evocato dal sionismo, anche con un esercito di provocatori stipendiati. L’«odio» per l’ebreo è necessario allo stesso ebreo perché in quanto ebreo acquisti una sua identità e non corra il rischio mortale dell’assimilazione, ossia nella piena integrazione nella società dove ormai tutti gli ebrei possono vivere tranquillamente e comodamente ahimé non già – come sarebbe giusto – in un regime di eguaglianza con gli altri cittadini, ma in una condizione di vero e proprio privilegio, cosa che non è giusta e che suscita giuste reazioni.

(Segue)

venerdì 10 luglio 2009

Freschi di stampa: 11. C.Mattogno: «Le camere a gas di Auschwitz. Studio sugli “indizi criminali” di Pressac e sulla “convergenza di prove” di Pelt».

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Autori recensiti: Arrigoni - Caridi - Fisk - Carlo Mattogno - Gian Pio Mattogno - Rabkin.

Davvero fresco di stampa, appena uscito dalla tipografia, questo nuova imponente opera di Carlo Mattogno, che in 658 pagine con 2510 note più Appendice fotografica critica i caposaldi della più recente e agguerrita letteratura sterminazionista legata ai nomi di Jean-Claude Pressac e Robert Jan van Pelt. Tolto Raul Hilberg, al quale Jürgen Graf e lo stesso Carlo Mattogno hanno condotto una critica decisiva, e restando su un piano alquanto più basso Jan van Pelt, tutta la restante, abbondantissima letteratura è quella che Norman G. Finkelstein definisce paccottiglia da supermercato. Il lavoro di storici come Mattogno e Graf si orienta appunto verso un confronto ed una contestazione critica dei caposaldi storici e teorici di quella che viene presentata come una verità storica acquisita, indiscussa e indiscutibile ed è addirittura sancita dal legislatore, sanzionata dall’apparato giudiziario che infligge secoli e millenni di carcere duro nelle prigioni austriache, tedesche, francesi e tutti gli altri paesi dove vigono le “leggi memoriali”, con le quali si tolgono agli storici ogni libertà di condurre le loro ricerche e si fissano i risultati e le “verità” alle quali è loro consentito di approdare.

Il “caso Williamson” ha portato l’attenzione del mondo sulla questione dell “camere a gas”. Tutti ne hanno sentito parlare. Tutti hanno gridato allo scandalo, in verità uno “scandalo” montato ad arte poche settimane dopo di ben altro e ben più grave scandalo: l’operazione “piombo fuso”, che magari si è preteso di legittimare con una massiccia iniezione mediatica di “caso Williamson”, ossia di un pio vescovo al quale in un’imboscata, forse studiata ad arte, si chiedeva cosa ne pensasse delle “camere a gas”. E lui rispondeva che non credeva fossero mai esistite per davvero. Apriti cielo! Se il pio vescovo, assolutamente fermo nella fede della tradizione cattolica, infirmata dal Concilio Vaticano II, avesse negato uno dei tanti dogmi cristiani non avrebbe suscitato tante reazioni e sarebbe passato del tutto inosservato.

L’opera di Mattogno non è stata discussa e non viene né letta né discussa dalla storiografia ufficiale che si lascia intimorire dalle sanzioni penali e dal discredito infamante che viene gettato addosso a chi appena appena avanza la benché ninima riserva critica, poniamo sul mitico numero dei “sei milioni”, ormai divenuti come un titolo per nuovi salmi e una filmistica hollywodiana a getto continuo. Addirittura il sionista Dershowitz annuncia un suo nuovo libro intitolato il secondo “sei milioni”, intendendo che i successivi sei milioni sarebbero le vittime dei nuovi genocidi avutesi durante i 60 anni di Israele, ma attribuibili non a Israele, bensi a diversi regimi che non sono condannati dall’ONU con la stessa prontezza e ritualita con cui viene condannato lo stato ebraico.

Quanto sia pericolo il tema “camere a gas” è cosa nota ad ognuno. Chi pone domande o insinua dubbi va incontro egli stesso ad ostracismi ed accuse di ogni genere. Ma perché su tutto si può discutere e sulle “camere a gas” no? Perché un Faurisson è continuamente incriminato ed altri sbattuti in galera? Perché un convegno sull’«Olocausto» ha dovuto tenersi a Teheran sotto protezione di uno Stato straniero e non avrebbe mai potuto tenersi in un paese europeo? Perché vengono sbattute le porte in faccia a quanti desiderano affrontare scientificamente e criticamente un argomento di carattere storico e relativo ad un evento che la stragrande maggioranza non ha potuto conoscere di persona e sul quale le notizie sono per sentito dire, per detto dalle autorità, per tramandato? Il nostro sistema giuridico si dice fondato sulla libertà di pensiero e di parola. Ma nessuna libertà di pensiero, di ricerca, di espressione, di insegnamento viene concessa in materia di «Olocausto». Non ripetiamo qui cose note e spiegazioni che portano a Tel Aviv ed al sionismo nonche alle lobbies ebraiche attive in ciascuno dei nostri paesi.

Consideriamo invece entrambe le possibilità connesse alla “esistenza” o “non esistenza” delle “camere a gas”, ovvero l’arma del delitto con la quale sarebbe stato consumato il reato di genocidio del popolo ebraico. Che il movimento nazista non amasse gli ebrei in quanto tale è cosa che nessuno pensa di negare. Del resto, nessuno nega la “discriminazione” e la “persecuzione” degli ebrei da parte dei nazisti: in misura non maggiore e non più grave di quella che gli odierni sionisti, costituitisi infine come stato in Israele, praticano oggi contro i palestinesi, scacciate dalle loro case, dai loro villaggi, uccisi e massacrati sotto gli occhi complici, conniventi e tolleranti diella cosiddetta comunità internazionale, ma che in realtà è la comunità delle cancellerie e dei proprietari dei mezzi di comunicazione di massa È vergognoso ed agghiacciante come si tollerino in Palestina un regime di veri e propri lager di concentramento e di veri e propri campi di sterminio. Gaza è una prigione a cielo aperto, un enorme campo di concentramento con dentro un milione e mezzo di persone, sulle quali si sparano armi di ogni genere e nel quali i superstiti vengono lasciati morire di fame e di malattie oltre che ridotti a livelli primitivi di esistenza. Per un marziano che giungesse sulla terra non sarebbe difficile una valutazione comparativa fra l’orrore di oggi, accertabile, e quello degli anni 1943-45 sottratto alla libera ricerca storica.

A pensarci bene, se io fossi un ebreo antisionista o non sionista, mi augurerei che venissero riconosciute come fondate e scientificamente dimostrate le tesi di Mattogno e di altri storici spregiativamente detti “negazionisti”. Ma negazionisti di che o di cosa? Il grande e minuto pubblico non è abituato a distinzioni che sono invece essenziali per capire di cosa si tratta e come lo stesso grande pubblico venga menato per il naso e di come si abusi della credulità e delle buona fede della gente semplice, lasciando perdere quanti possano avere un interesse e un tornaconto anche remoto in tutta questa sporca faccenda. I termine “sionista” ed “ebreo” non sono coincidenti ed intercambiabili, anche se certamente molti “ebrei” sono diventati con il tempo “sionisti». Molti ma non tutti! Rinvio qui ad altra recensione di libro: a Rabkin, dove in una frasetta introduttiva si dice addirittura che la Shoah sarebbe «una tragedia che chiama gli ebrei a pentirsi dei propri peccati, soprattutto dell’appoggio al sionismo che, per alcuni rabbini, avrebbe direttamente causato la Shoah» (p. 13)...

(segue)

giovedì 9 luglio 2009

Finalmente! I cittadini si mobilitano per la difesa delle loro libertà in Francia, in Italia, in Europa


Ricevo tramite Facebook una Petizione, sotto riportata, che ho già sottoscritto a nome personale ma che sottoscrivo anche come Societas “Civium Libertas”. La petizione è legata all’incendio di una libreria di cui si è avuta notizia da qualche giorno e su cui ancora si dibatte, essendo ancora forte l’emozione per il fatto sconcertante. Non ci sembra che i Firmatari della Petizione debbano essere necessariamente cittadini francese. Come italiani e come europei non possiamo essere insensibili alle condizioni generali della libertà di pensiero, di espressione, di ricerca, di insegnamento in un qualsiasi paese dell’Unione Europea. Lo Statuto della nostra Societas prevede espressamente l’Europa come area di intervento e di mobilitazione civile. Per firmare la petizione si vada al sito, cliccando su questa riga, e si seguano le istruzioni fornite.

CIVIUM LIBERTAS

* * *


Dissolution de la "Ligue de Défense Juive"

Dissolution de la “Ligue de Défense Juive”: signez la pétition

Nous, Associations et Citoyens de toutes origines et appartenances politiques, EXPRIMONS notre écoeurement suite aux faits récents suivants :

La Librairie « Résistances » dans le 17° à PARIS a une nouvelle fois fait l’objet d’une attaque d’une particulière violence de la part de délinquants se revendiquant de la LDJ (Ligue de Défense Juive), et qui ont saccagé des centaines de livres.

La Mairie de Vitry-sur-seine vient également de subir une attaque de la part d’individus violents se réclamant de la LDJ.

Un individu franco-israélien, qui appartiendrait au Betar et soupçonné d’avoir poignardé un commissaire de police français le 7 avril 2002, a pu en toute impunité quitter le territoire français pour le territoire israélien, où il a assassiné un père de famille palestinien. Il est aujourd’hui libre et sur le point de revenir en France, sans que les autorités françaises l’aient démenti.

Ces faits font suite à une longue liste de violences contre des librairies, de ratonnades, d’attaques à caractère raciste, de menaces jusque dans les enceintes des tribunaux, de la part de personnes se revendiquant de ces groupuscules.

Les autorités françaises ont été à plusieurs reprises mais en vain alertées sur leur dangerosité.

Plusieurs enquêtes et articles de presse ont été consacrés à ces groupements, bien connus des services de police.

Nous, Associations et Citoyens, REFUSONS :

Que ceux qui manifestent leur compassion pour les victimes palestiniennes des crimes de guerre et des crimes contre l’humanité de l’armée israélienne soient systématiquement accusés d’ « importer le conflit », alors que dans le même temps des associations se proclamant « juives » et pro-israéliennes, y compris les plus extrémistes et dangereuses d’entre elles, bénéficient de la complaisance des autorités françaises.

Nous AFFIRMONS que cette attitude est non seulement discriminatoire mais également génératrice de graves troubles à l’ordre public.

Nous AFFIRMONS en effet que ce « deux poids - deux mesures » alimente un sentiment d’impunité totale dangereux pour la paix civile et qu’il porte gravement atteinte à l’exercice de la liberté d’expression des idées et des opinions.

Nous DENONCONS :

- Les choix de la politique intérieure française, qui n’hésite pas à sanctionner un sous-préfet et des universitaires pour leurs opinions mais qui échoue à garantir la sécurité d’une librairie.

- Les choix de la politique étrangère française qui contredit les engagements de cette dernière, aux termes notamment la IV° Convention de Genève, et qui ne parvient même pas à éviter à ses représentants diplomatiques les violences et les humiliations israéliennes.

Nous EXIGEONS des autorités françaises qu’elles assument leurs responsabilités et qu’elles assurent le respect des lois de la République.

Nous EXIGEONS en conséquence :

- la dissolution immédiate de la LDJ et du Betar dont l’idéologie et les actes ne sont pas tolérables sur le territoire national français, et ce en application de l’article 1er, 6°, de la loi du 10 janvier 1936.

APPENDICE REDAZIONALE

Links di Notizie, in ordine casuale e senza valutazione critica delle stesse:
In YouTube:
1. La réponse d’Allot Marie sur le Bétar et la LDJ.
2. Les racailles sioniste de la LDJ.
3. La Ligue de défense Juive a aggressé deux lycéens. Témoignage. –
4. Aggresion de 3 juifs dans le 19ème: anti-sémitisme?
5. Paris: Alliot-Marie en visite dans le 19ème arrondissement.
6.

Alan Dershowitz al microscopio: 15... visto da John H. Mearsheimer e Stephen M. Walt

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Registrazione sonora qui commentata: Antefatto ovvero Il “Demolitore” che demolisce se stesso. – 1. È venuto a Roma per insultare il papa. – 2. Il processo alle intenzioni degli altri. – 3. L’ospite non è di nessun riguardo ed ha già rotto le scatole. – 4. Prima di cominciare: “demonizzazione, critica e delegittimazione di Israele”. – 5. Il Lobbista venuto dall’America per sedere “in conclave” con i Cardinali riuniti in Vaticano. – 6. Anche Yakov Rabkin è un accademico “fallito” e imboscatosi in un’università di quarta categoria? – 7. «Ebreo», «sionista» o «lobbista»? Cosa è propriamente questo «ospite», introdotto in Vaticano e alla Camera? – 8. Dopo gli insulti e le contumelie, la parola ai derisi e diffamati: a. Intervista al cardinale Rodriguez. – 9. Gli altri genocidi nel mondo come “manovra diversiva” per far distogliere lo sguardo dal genocidio dei “cananei”. – 10. Hamas, Iran: un male assoluto o un postulato retorico e propagandisto, parola d’ordine per lo squadrone mediatico? – 11. Ma l’«ospite americano» i libri di cui parla li legge o li travisa soltanto? – 12. Cosa vi è dietro agli attacchi a Carter. – 13. Res gestae di Alano sul Google versione italiana. – 14. Chi demonizza chi ? – 15. Alan Dershowitz visto da John H. Mearsheimer e Sthephen M. Walt. –

15. Alan Dershowitz visto da John H. Mearsheimer e Sthephen M. Walt. – Fortunatamente non ho assistito alla performance di via Barberini, alla sede dell’Eurispes, dove Dershowitz ha recitato il suo spettacolo davanti ad una platea di giornalisti compiacenti, che però non mi sembrano abbiano gran che riportato sullo spettacolo indecente. A parte il pezzo preesistente della Farkas non ho trovato finora sulla rete nessun resoconto della conferenza stampa. Cercherò ancora, ma può darsi che si siano vergognati o non abbiano osato riportare in articoli le incredibili e grottesche affermazioni di Dershowitz, che non riesce ad avere rispetto per il papa e i cardinali neppure in Roma, centro mondiale del cattolicesimo. Probabilmente, l’«ospite americano» deve essere risultanto un poco ingombrante e impresentabile a quei politici che pensano di poter raccogliere tanto in Vaticano quanto in Israele. All’insulto rivolto ad un cardinale, definito un uomo con un copricapo in testa, viene spontaneo pensare a quanti politici italiani si siano messi in testo il tipico copricapo ebraico, la skippa o come si chiama. Sarebbe divertente unaa galleria fotografica di questi politici. Era invece inediti l’insulto ad un cardinale definito un uomo con un copricapo in testa. Certamente, noi italiani e cattolici abbiamo una nostra storia di anticlericalismo, ma non ricordo questo genere di insulto riferito al copricapo. Ricordo il coro di attestati di solidarietà per Bagnasco, quando si era vagamente temuto per la sua persona ed incolumità. Se l’insulto di Dershowitz alla chiesa ed al papa avesse avuto la stessa copertura mediatica, e se dovessero valere i precedenti, l’«ospite americano» avrebbe dovuto essere trasportato di peso a Fiumicino e messo sopra il primo aereo per l’America, sua abituale dimora. Tornando però al «Processo» intentato ai «nemici di Israele», sembra doveroso dare agli imputati il diritto di parola e di difesa. Se andiamo a leggere il libro incriminato, ossia il volume dei die politologi americano Mearsheimer e Walt, La Israel lobby e la politica estera americana, vediamo che il nome Dershowitz vi ricorre spesso. E che si dice? Diamo di seguito una selezione di brani significativi.

1.
Dershowitz il lobbista confesso

In una pagina dove si parla della lobby, di cui non ritengono tuttavia che sia “onnipotente ” e irrestibile, si viene nello specifici organizzativo dell’AIPAC e si legge a proposito di Dershowitz:
Perfino il celebre giurista di Harvard, Alan Dershowitz, spesso pronto a bollare di antisemitismo chiunque critichi Israele, ha scritto in un memoriale che «la mia generazione di ebrei. .. è diventata parte di quella che forse è la più efficace organizzazione di lobbying e di raccolta di fondi nella storia di questa democrazia. Abbiamo compiuto un’impresa eccezionale, andando ovunque abbiamo voluto e ci fosse permesso andare»22.
22 Alan M. Dershowitz, Chutzpath (Boston: Little, Brown, 1991), p. 16.
Mearsheimer e Walt,
La Israel lobby e la politica estera americana,
Milano, 2007, p. 24.

Sarebbe interessante chiedere a Dershowitz, per il quale gli ebrei in quanto collettività organizzata non esistono, a che titolo è andato dove è andato: se non come ebreo, forse come sionista, lobbista o americano a prevalente cittadinanza sionista ed israeliana, o come componente di una delle molteplici associazioni ebraiche. Sembra che forse in America non sia molto avvertito il problema costituito dalla “doppia fedeltà”. In fondo, il senso del libro di Mearsheimer e Walt è un grido di allarme rivolto alla stragrande maggioranza di americani forniti di una sola cittadinanza, per dire loro a quali pericoli sono portati da un’infima minoranza di agguerriti e danarosi lobbisti che pensano di poter disporre di ogni politico americana e di ogni istituzione.

2.
Dershowitz il censore che non ama essere criticato

Le azioni di Dershowitz contro Finkelstein sono note in Italia anche per essere state raccolte dalla testata sionista «Informazione Corretta», che gioisce alla notizia che in virtà di evidenti quanto illiberali pressioni Norman G. Finkelstein sia stato privato di una cattedra che in condizioni normaali avrebbe avuto titolo ad occupare. Ma ecco cosa Mearheimer e Walt riportano sugli attacchi ed i metodi sionistici di dershowitz contro Finkelstein, la cui voce noi sentiremo nel corso del «Processo»:
...Un episodio simile si verificò nel 2003, quando gli avvocati di Alan Dershowitz, professore di giurisprudenza a Harvard, inviarono lettere intimidatorie alla University of California Press per cercare di bloccare la pubblicazione del libro di Finkelstein Beyond Chutzpah, un’ampia critica a The Case for Israel dello stesso Dershowitz. Nella sua campagna contro Finkelstein, Dershowitz scrisse anche al governatore della California, Arnold Schwarzenegger (nominalmente responsabile di istituzioni pubbliche come l'università). In seguito, dichiarò di non aver cercato di bloccare la pubblicazione, e che questa era stata l’interpretazione data alle sue iniziative dagli uomini della University of California Press, gli stessi che, resistendo alle pressioni, pubblicarono il libro di Finkelstein58. La campagna per impedire agli americani di leggere o ascoltare opinioni critiche su Israele viene condotta anche a livello di scuola superiore...

58 Jon Weiner, “Giving Chutzpah New Meaning,” Nation, July 11, 2005; and the subsequent correspondence ibid., August 29, 2005. Also see “Dershowitz, Prof Spar over Plagiarism,” New York Times, July 14, 2005; Neve Gordon, “The Real Case for Israel,” In These Times (online), October 12, 2005; Jennifer Howard, “Calif. Press Will Publish Controversial Book on Israel,” Chronicle of Higher Education (online), July 22, 2005; and Jon Wiener, “Chutzpah and Free Speech,” Los Angeles Times, July 11, 2005.

Mearsheimer e Walt,
op. cit., 226.
Questo brano si trova in un capitolo con titolo: “Prevalere nel dibattito pubblico”. Dershowitz ha un metodo efficace, antico quanto il mondo, per avere ragione sui suoi critici: impedire che possano parlare. Insieme alla bocca tappata ad altri si aggiungono poi performace come quella di cui alla registrazione sonora, dove un scelta di giornalisti amici sono ben disposti a suonare la grancassa per celebrare l’«ospite americano» ed il gioco è fatto.

3.
Come Dershowitz si occupa di “diritti umani”

Si può leggere in alcune presentazioni della figura di Dershowitz che egli sarebbe docente di Etica ed un fervente attivista di “diritti umani”. Capita quanto mai opportuno il brano che segue, tratto da un capitolo su «La lobby e la seconda guerra del Libano», dove si evidenzia come Dershowitz sia specializzato nell’attaccare quanti appunti di “diritti umani” si occupano. In questo, senso è corretto dire che anche lui è un attivista dei “diritti umani”:
Quinto: i gruppi filoisraeliani hanno condotto una campagna su vasta scala per infangare Amnesty International e, soprattutto, Human Rights Watch, per i loro rapporti fortemente critici sulla campagna di bombardamenti di Israele. Secondo Alan Dershowitz, «quasi tutti i componenti della comunità ebraica organizzata, progressisti e conservatori, religiosi e laici, condannano l’organizzazione Human Rights Watch per la sua partigianeria»117. Entrambe le organizzazioni per la tutela dei diritti umani sono state ingiustamente accusate di aver preso di mira Israele, ignorando i misfatti di Hezbollah e rappresentando in maniera distorta importanti aspetti di ciò che era accaduto sul campo di battaglia in Libano. Nello stesso tempo, l’AIPAC emise comunicati stampa diretti a rafforzare l'idea che le FDI avessero condotto bombardamenti di precisione chirurgica contro dei terroristi, evitando i civili.ll8 Contro entrambi i gruppi umanitari sono state immediatamente lanciate accuse di antisemitismo118.

117 Alan Dershowitz, “What Is ‘Human Rights Watch’ Watching?” Jerusalem Post, August 25, 2006. Also see Alan Dershowitz, “Amnesty International Redefines ‘War Crimes,’” Jerusalem Post, August 31, 2006. The attacks on Amnesty International and Human Rights Watch have continued in the war’s aftermath. See Gerald Steinberg, “Scrutinize Amnesty International,” New York Sun, May 23, 2007; and Marc Stern, “The Media Was Misled by Amnesty’s Legal Advocacy,” Forward, March 30, 2007.
118 Ken Silverstein, “AIPAC Points to Legion of Doom in Bekaa Valley,” Harper’s (online), August 10, 2006; “Israel Taking Significant Steps to Prevent Casualties as Hizballah Hides Behind Civilians,” AIPAC memo, August 1, 2006; and “Israel’s Defensive Actions in Lebanon and Gaza,” AIPAC FAQ, July 24, 2006.
Mearsheimer e Walt,
op. cit., 398-99.
Quanto alla rituale accusa di antisemitismo capita qui molto di proposito un punto, che svilupperemo altro, tratto dal libro di uno dei “nemici interni” di Israele, cioè, Yakov M. Rabkin, che evidenzia come in realta la ricorrente accusa di antisemitismo sia stata da più di un secolo a questa parte assolutamente essenziale al sorgere del sionismo e dell’avventura coloniale in Palestina. Senza l’«antisemitismo» il sionismo non può esistere perché verrebbe a mancare il suo fondamento costitutivo. Per questo ogni anno l’ADL deve redigere incredibili rapporti per documentare il permente e crescente pericolo del risorgere di “rigurgiti” di antisemitismo in ogni parte del mondo, e magari di preferenza nelle toilettes delle stazioni ferroviare o di altri bagni publici. Normalmente, si resta increduli davanti ad un’accusa che appare sempre più strampalata e infondata. Ma la cosa acquista un suo senso se si ha bene in mente la relazione essenziale e necessaria fra sionismo e antisemitismo. Certamente, possono, ci sono e devono esserci reazione ai processi di “pulizia etnica” in Palestina, alla vergogna di fronte ad una vera e propria prigione a cielo aperto come quella di Gaza. Se poi gran parte degli ebrei, spinti e istigati dal sionismo, si riconoscono in fatti criminali e gencidari, risultano di estrema fondatezza le analisi di Rabkin: qui le colpe non sono da parte di chi vuole impedire il massacro, ma da parte di chi questo massacro ha già irrimediabilmente commesso e pretende addirittura il paluso del mondo e della comunità internazionale.

mercoledì 8 luglio 2009

Ne parlano male: 71. Raed Salah che però a sua volta riesce a parlare.

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Se a parlare male di una qualsiasi persona è Deborah Fait si può essere quasi matematicamente certi che si tratta di un galantuomo. Posso certamente confermarlo per Ilan Pappe, che ho potuto vedere ed ascoltare di persona in Roma nello scorso gennaio durante un intenso e proficuo Seminario di studi. Di Raed Salah il nome mi giunge nuovo, ma se di lui ne parlano male sulla testata sionista «Informazione Corretta» si tratta di buona referenza, mentre è cattiva referenza avere il plauso e gli elogi della stessa testata. Seguiremo quindi le notizie che riguardano questo nuovo ingresso nella nostra Rubrica, attingendo dove possibile e senza lasciarci traviare da ciò che al personaggio è attribuito. Di certo sta dalla parte delle vittime palestinesi e non da parte degli aggressori coloniali: è già un discrimine sufficiente.

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Sommario: 1. Deve trattarsi di un galantuomo. –

1. Deve trattarsi di un galantuomo. – Se Deborah Fait parla male di qualcuno, si può essere certi che si tratta di diffamazione e che le persone infangate meritano invece tutto il rispetto dalle persone dabbene. Ricordo il caso di Avraham Burg e tutto il male che Deborah Fait ne aveva detto con la lingua, lo stile e il fascino che la contraddistinge nel panorama sionista. Burg aveva parlato di Israele come uno stato alla nitroglicerina ed aveva deciso di riprendersi il suo passaporto francese. Ricordo poi tutto il fango rovesciato addosso ad una lista di ebrei che si erano firmati “Ebrei per la pace”. Fra questi nomi si trovava anche quello di un mio compagno di liceo che certamente non meritava le angherie di cui fortunatamente non si è neppure accorto: non è un lettore del Corretto Sionismo. Adesso è la volta di Raed Salah. Cerchiamo di intuirne il profilo in mezzo al fango che gli viene lanciato addosso ma che colpisce più i lanciatori, come un boomerang, che non il destinatario. Delinquente Salah? Senti chi parla! In Roma l’incredibile Dershowitz non si accorgeva della comicità che suscitava quando lui stesso ammetteva che Israele da sola ha capitalizzato all’ONU più condanne di tutti gli altri stati messi insieme! Non vi è nessuna speranza che a capire ciò siano i diretti interessati, ma tutti noi altri abbiamo di che meditare di fronte a giudizi come quelli che possono leggere andando al link, dal quale risparmio a me stesso ed ai miei lettori di farne estratti esemplificativi. La solita islamofobia volta a trascinarci per la bella faccia di Deborah ad una guerra senza quartiere con oltre un miliardo di musulmani nel mondo. Per raggiungere questo scopo si servo delle Lobbies sioniste dislocate nei vari paesi. Uno dei successi più vistosi è stata la disastrosa quanto illegalissima guerra contro l’Iraq. Proprio in questi giorni si soffia all’impazzata per ripetere lo stesso copione con l’Iran. Iddio ci scampi dalla follia sionista che incombe sul mondo. Sorvolo su molte cose che appartengono alla bocca e al cervello della redattrice di IC. Dunque Raed Salah sarebbe uno “sceicco” e leader del movimento islamico in Israele. Da notare l’espressione deborettiana: “fondamentalismo neonazista islamico”. Ho già detto e ripeto che è preferibile usare le parole e i termini con proprietà, ma rilevo che alcune estate fa in Italia gli islamici vennero denunciati, e poi assolti, per aver associato la politica di Israele al nazismo. Qui la reciprocità non è rispettata, ma ormai è chiaro dove stia il peggio nel confronto. Ecco, un dato che non è chiaro: Raed è stato in galera per una raccolta di fondi, non importa a chi destinati, mentre in Italia si possono raccogliere fondi che vanno poi a beneficio degli insediamenti dei coloni israeliani in terre sottratte ai palestinesi. Si capisce nella prosa della redattrice il tipo di prurito che la agita: sorvoliamo. Non evidenziamo le consuete bugie, già rilevate una tantum. Non sapevo dell’accoglienza riservata a Beniamin Netanyahu nel 2002 alla Concordia University di Montreal. Decisamente interessante. Neppure di Daniel Pipes nel 2004 a Berkely sapevo. Ancora più interessante. Il mondo non è schierato in modo corale a favore del sionismo e le Lobbies non riescono ad operare al di fuori della stanze che le sono proprie, stanze solitamente al riparo di occhi indiscreti. Anche a Londra nel 2007. Ma questo Pipes! Certo, se mi capitasse davanti nella mia università, dove non credo nessuno pensi di invitarlo, qualche parolina gliela direi. E veniamo all’Italia, dove le università di Torino, Bologna e Firenze avrebbero impedito di parlare a rappresentanti di Israele. Mi chiedo cosa avrebbero mai potuto dire. L’«odio» è proprio un elemento paranoico della propaganda israeliana. Era stata chiesto perfino a Edward Said se nutriva “odio” per gli i sionisti. Saggiamente ha risposto che questo sentimento gli è estraneo, come è estraneo ad ogni persona moralmente sana. Ha invece confermato di avere molta “rabbia” in corpo per tutto quello che lui e la sua famiglia hanno subito. Dunque, la “rabbia” è perfettamente comprensibile. L’«odio» invece è insito nella natura stessa del sionismo. Ma con le inversioni morali e concettuali che sono proprie a costoro attribuiscono ad altri ciò che loro hanno fin nelle viscere: un odio profondo che ha consentito quella “pulizia etnica” (Pappe) e tutte quelle nefandezze che nessun popolo della terra avrebbe mai concepito e attuato. La verdura fresca fa bene alla salute ed il lancio di verdura marcia non fa male a nessuno. Antisemiti? Ha senso? Vi è qualcuno ancora seriamente disposto a prendere in considerazione quest’accusa strumentale? Certo, amare Deborah Fait è cosa umanamente impossibile. Ma sarebbe questo l’«antisemitismo» di cui parla tanto? Caspita, leggo le parole: “ipocrisia” e “stupidità”. Beh! Il minimo che si può fare è di rinviare ai capitoli sul relativismo, dove ognuno si forgia un mondo ed un universo morale a propria immagine e somiglianza. Bisogna rassegnarsi. Solo che normalmente una persona intelligente, non “stupida”, ha percezione della relatività dei giudizi, propri e altrui. La comunicazione, per essere possibile, richiede necessariamente una zona di oggettività. Non credo che di queste cose si abbia in una testata sionista, deputata alla propaganda più becera, il minimo sentore o bisogno. Una barzella a questo punto, raccontatami da un gesuita polacco: di due amici, di cui uno ebreo, questi chiede in prestito all’altro ogni cosa, fino alla spazzolino da denti. Al rifiuto: “no, questo è personale”, subito risponde: “Antisemita!”.

Quanto alla libertà di parola accenno solo di sfuggita alle tantissime persone che sono in galera per meri reati di opinione. Parlare? Magari, un sionista riuscisse a parlare, dicendo qualcosa di sensato. Lo ascolteremmo molto volentieri. Ma abbiamo perso ormai ogni speranza. Si noti il nuovo termine diffamatorio: euroarabico! Per adesso mi pare che le ricorrenze linguistiche si trovano concentrate nella testata sionista IC. «Apologia di terrorismo?» bah! E che dire dell’apologia di sionismo, di pulizia etnica, di genocidio, di aggressione coloniale, di “insediamento illegale”, di apartheid, di “Muro di Sharon” a scopi non già difensivi, ma di decontaminzazione razzista. Insomma, volevamo apprendere qualcosa su Raed Salah, ma non abbiamo cavato un ragno dal buco. Dobbiamo cercare altrove.

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