martedì 12 agosto 2014

Thierry Meyssan: «Israele, uno Stato inventato (a insaputa degli ebrei)» - Con qualche nostra nota di commento al testo.

Ho appena ricevuto nella mia posta privata il testo di un articolo di Meyssan, di sicuro interesse, che mi viene offerto in lettura. Mentre lo leggevo nel suo testo a caratteri piccoli, e intendendo che si tratta di un testo in libera circolazione, ho pensato di ripubblicarlo a beneficio del Lettori di "Civium Libertas”. Così dobbiamo fare tutti noi bloggers indipendenti, per contrastare il controllo totale di Israele sui grandi canali di comunicazione, attraverso i quali condiziona e forma la cosiddetta "opinione pubblica”, una nozione truffaldina che non si demistificherà mai abbastanza. Per non fare un semplice e poco gratificante “copia e incolla”, tenteremo qualche riflessione in premessa e a conclusione, prima e dopo la lettura dell‘articolo. Intanto, dove mi trovo, ho già partecipato a tre eventi sulla Palestina e ieri sera ad un evento di diversa natura, dove sono invitato come relatore, ho dato notizia al pubblico convenuto, che mentre noi parlavano in una serata estiva, in piazza, altrove, in Palestina, la gente continuava a morire.... Da notare subito che la nozione di Israele come "stato terrorista”, che è stato il contenuto di un grande striscione apparso in Livorno, è la posizione ufficiale di uno stato, la Bolivia...



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  1. Israele, uno Stato inventato (a insaputa degli ebrei)

Thierry Meyssan,
La guerra, che continua ininterrottamente da 66 anni in Palestina, ha conosciuto una nuova svolta con le operazioni israeliane “Guardiani dei nostri fratelli”, e poi “Roccia inamovibile” (stranamente tradotta dalla stampa occidentale con l’espressione “Margine protettivo”). Chiaramente, Tel Aviv – che aveva scelto di strumentalizzare la scomparsa di tre giovani israeliani per lanciare queste operazioni e «sradicare Hamas» al fine di sfruttare il gas naturale di Gaza, secondo il piano enunciato nel 2007 dall’attuale ministro della difesa – è stata spiazzata dalla reazione della Resistenza. Il Jihad islamico ha risposto inviando razzi di media gittata molto difficili da intercettare, che si aggiungono a quelli lanciati da Hamas. La violenza degli eventi che hanno già ucciso oltre 1.500 palestinesi e 62 israeliani (ma le cifre israeliane sono soggette a censura militare e sono probabilmente minimizzate) ha sollevato un’ondata di proteste in tutto il mondo. Oltre ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza, riunitosi il 22 luglio, l’Onu ha dato la parola ad altri 40 Stati che intendevano esprimere il loro sdegno per il comportamento di Tel Aviv e la sua «cultura dell’impunità». La sessione, anziché durare le solite 2 ore, si è protratta per 9 ore. Simbolicamente, la Bolivia ha dichiarato Israele uno «Stato terrorista» e ha abrogato l’accordo sulla libera circolazione che lo riguardava. Ma in generale, le dichiarazioni di protesta non sono state seguite da un aiuto militare, ad eccezione di quelle dell’Iran e simbolicamente della Siria. Entrambi sostengono la popolazione palestinese attraverso il Jihad islamico, l’ala militare di Hamas (ma non la sua ala politica, membro dei Fratelli Musulmani), e tramite il Fplp-Cg. A differenza dei casi precedenti (operazioni “Piombo fuso” nel 2008 e “Colonna di nuvola” nel 2012), i due Stati che proteggono Israele presso il Consiglio (Stati Uniti e Regno Unito) hanno favorito l’elaborazione di una dichiarazione del presidente del Consiglio di Sicurezza che sottolineava gli obblighi umanitari di Israele. In realtà, al di là della questione di fondo di un conflitto che dura dal 1948, si assiste a un consenso per condannare almeno il ricorso da parte di Israele di un uso sproporzionato della forza. Tuttavia, questo consenso apparente maschera analisi assai diverse: alcuni autori interpretano il conflitto come una guerra di religione tra ebrei e musulmani; altri lo vedono al contrario come una guerra politica secondo uno schema coloniale classico. Che cosa dobbiamo pensarne?
Che cos’è il sionismo? A metà del XVII secolo, i calvinisti britannici si riunirono intorno a Oliver Cromwell e rimisero in questione la fede e la gerarchia del regime. Dopo aver rovesciato la monarchia anglicana, il “Lord Protettore” pretese di consentire al popolo inglese di raggiungere la purezza morale necessaria ad attraversare una tribolazione di sette anni, dare il benvenuto al ritorno del Cristo e vivere in pace con lui per mille anni (il “Millennium”). Per far ciò, secondo la sua interpretazione della Bibbia, gli ebrei dovevano essere dispersi fino agli estremi confini della terra, poi raggruppati in Palestina, dove ricostruire il tempio di Salomone. Su questa base, instaurò un regime puritano, levò nel 1656 il divieto che era stato fatto agli ebrei di stabilirsi in Inghilterra e annunciò che il suo paese s’impegnava a creare in Palestina lo Stato di Israele. Poiché la setta di Cromwell fu a sua volta rovesciata alla fine della “Prima Guerra civile inglese”, i suoi sostenitori uccisi o esiliati, e poiché la monarchia anglicana fu restaurata, il sionismo (cioè il progetto della creazione di uno Stato per gli ebrei) fu abbandonato. Riapparve nel XVIII secolo con la “Seconda guerra civile inglese” (secondo il nome dei manuali di storia delle scuole secondarie nel Regno Unito) che il resto del mondo conosce come la “Guerra d’Indipendenza degli Stati Uniti” (1775-1783). Contrariamente alla credenza popolare, essa non fu intrapresa in nome degli ideali dell’Illuminismo che animarono pochi anni dopo la Rivoluzione Francese, ma fu finanziata dal re di Francia e condotta per motivi religiosi al grido di «Il nostro re è Gesù!». George Washington, Thomas Jefferson e Benjamin Franklin, per citarne alcuni, si sono presentati come i successori dei sostenitori esiliati di Oliver Cromwell. Gli Stati Uniti hanno dunque logicamente ripreso il suo progetto sionista.Nel 1868, in Inghilterra, la regina Victoria nominò primo ministro l’ebreo Benjamin Disraeli. Questi propose di concedere una parte di democrazia ai discendenti dei sostenitori di Cromwell, in modo da poter contare su tutto il popolo per estendere il potere della Corona nel mondo. Soprattutto, propose di allearsi alla diaspora ebraica per condurre una politica imperialista di cui essa sarebbe stata l’avanguardia. Nel 1878, fece iscrivere «la restaurazione di Israele» all’ordine del giorno del Congresso di Berlino sulla nuova spartizione del mondo. È su questa base sionista che il Regno Unito ristabilì i suoi buoni rapporti con le sue ex colonie, divenute nel frattempo gli Stati Uniti alla fine della “Terza guerra civile inglese” – nota negli Stati Uniti come la “guerra civile americana” e nell’Europa continentale come la “guerra di Secessione” (1861-1865) – che vide la vittoria dei successori dei sostenitori del Cromwell, gli Wasp (White Anglo-Saxon Puritans). Anche in questo caso, è del tutto sbagliato che si presenti questo conflitto come una lotta contro la schiavitù, intanto che cinque stati del nord la praticavano ancora.Fino quasi alla fine del XIX secolo, il sionismo è solo un progetto puritano anglo-sassone al quale solo un’élite ebraica aderisce. È fortemente condannato dai rabbini che interpretano la Torah come un’allegoria e non come un piano politico. Tra le conseguenze attuali di questi fatti storici, dobbiamo ammettere che se il sionismo mira alla creazione di uno Stato per gli ebrei, è anche il fondamento degli Stati Uniti. Pertanto, la questione se le decisioni politiche d’insieme siano prese a Washington o a Tel Aviv ha solo interesse relativo. È la stessa ideologia ad essere al potere in entrambi i paesi. Inoltre, poiché il sionismo ha permesso la riconciliazione tra Londra e Washington, il fatto di sfidarlo significa affrontare questa alleanza, la più potente del mondo.
L’adesione del popolo ebraico al sionismo anglosassone. Nella storia ufficiale attuale, è consuetudine ignorare il periodo dal XVII al XIX secolo e presentare Theodor Herzl come il fondatore del sionismo. Tuttavia, secondo le pubblicazioni interne dell’Organizzazione Sionista Mondiale, anche questo punto è falso. Il vero fondatore del sionismo contemporaneo non era ebreo, bensì cristiano dispenzionalista. Il reverendo William E. Blackstone era un predicatore americano per il quale i veri cristiani non avrebbero dovuto partecipare alle prove della fine del tempo. Basava l’insegnamento su coloro che sarebbero stati elevati al cielo durante la battaglia finale (il “rapimento della Chiesa”, in inglese “the rapture”). Nella sua visione, gli ebrei avrebbero combattuto questa battaglia e ne sarebbero usciti allo stesso tempo convertiti a Cristo e vittoriosi. È la teologia del reverendo Blackstone che è servita da base per il sostegno immancabile di Washington alla creazione di Israele. E questo, molto prima che l’Aipac (la lobby pro-Israele) venisse creata e prendesse il controllo del Congresso. In realtà, il potere della lobby non risiede tanto nel suo denaro e la sua capacità di finanziare le campagne elettorali, quanto in questa ideologia ancora presente negli Stati Uniti. La teologia del rapimento, per quanto stupida possa sembrare, è oggi molto potente negli Stati Uniti. Rappresenta un fenomeno nel mercato dei libri e nel cinema (si veda il film “Left Behind”, con Nicolas Cage, che uscirà ad ottobre). Theodor Herzl era un ammiratore del magnate dei diamanti Cecil Rhodes, teorico dell’imperialismo britannico e fondatore del Sudafrica, della Rhodesia (cui diede il suo nome) e dello Zambia (ex Rhodesia del Nord).Herzl non era israelita praticante né aveva circonciso suo figlio. Ateo come molti borghesi europei del suo tempo, si batté all’inizio per assimilare gli ebrei convertendoli al cristianesimo. Tuttavia, riprendendo la teoria di Benjamin Disraeli, giunse alla conclusione che la soluzione migliore fosse quella di farli partecipare al colonialismo britannico creando uno Stato ebraico, collocato nell’attuale Uganda o in Argentina. Seguì l’esempio di Rhodes nella maniera di acquistare terreni e di costruire l’Agenzia Ebraica. Blackstone riuscì a convincere Herzl a unire le preoccupazioni dei dispenzionalisti a quelle dei colonialisti. Era sufficiente per tutto questo considerare di stabilire Israele in Palestina e di moltiplicare i riferimenti biblici. Grazie a questa idea assai semplice, giunsero a far aderire la maggioranza degli ebrei europei al loro progetto. Oggi Herzl è sepolto in Israele (sul monte Herzl) e lo Stato ha posto nella sua bara la Bibbia annotata che Blackstone gli aveva offerto.Il sionismo non ha dunque mai avuto come obiettivo quello di «salvare il popolo ebraico dandogli una patria», bensì quello di far trionfare l’imperialismo anglosassone associandovi gli ebrei. Inoltre, non solo il sionismo non è un prodotto della cultura ebraica, ma la maggior parte dei sionisti non è mai stata ebrea, mentre la maggioranza dei sionisti ebrei non sono israeliti dal punto di vista religioso. I riferimenti biblici, onnipresenti nel discorso pubblico israeliano, rispecchiano il pensiero solo della parte credente del paese e sono destinati principalmente a convincere la popolazione statunitense.
Il patto anglosassone per la creazione di Israele in Palestina. La decisione di creare uno Stato ebraico in Palestina è stata presa congiuntamente dai governi britannico e statunitense. È stata negoziata dal primo giudice ebreo della Corte Suprema degli Stati Uniti, Louis Brandeis, sotto gli auspici del reverendo Blackstone, e fu approvata sia dal presidente Woodrow Wilson sia dal primo ministro David Lloyd George, sulla scia degli accordi franco-britannici Sykes-Picot sulla spartizione del “Vicino Oriente”. Questo accordo fu progressivamente reso pubblico. Il futuro Segretario di Stato per le Colonie, Leo Amery, ebbe l’incarico di inquadrare gli anziani del “Corpo dei mulattieri di Sion” per creare, con i due agenti britannici Ze’ev Jabotinsky e Chaim Weizmann, la “Legione ebraica” in seno all’esercito britannico. Il ministro degli esteri Lord Balfour inviò una lettera aperta a Lord Walter Rothschild per impegnarsi a creare un «focolare nazionale ebraico» in Palestina (2 novembre 1917). Il presidente Wilson annoverò tra i suoi obiettivi di guerra ufficiali (il 12° dei 14 punti presentati al Congresso l’8 gennaio 1918) la creazione di Israele.Pertanto, la decisione di creare Israele non ha nulla a che fare con la distruzione degli ebrei d’Europa sopravvenuta due decenni più tardi, durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante la Conferenza di pace di Parigi, l’emiro Faisal (figlio dello Sharif della Mecca e futuro re dell’Iraq britannico) firmò, in data 3 gennaio 1919, un accordo con l’Organizzazione Sionista, impegnandosi a sostenere la decisione anglosassone. La creazione dello Stato di Israele, realizzata contro la popolazione della Palestina, era quindi fatta anche con l’accordo dei monarchi arabi. Inoltre, all’epoca, lo Sharif della Mecca, Hussein bin Ali, non interpretava il Corano alla maniera di Hamas. Non pensava che «una terra musulmana non può essere governata da non-musulmani»
La creazione giuridica dello Stato d’Israele. Nel maggio 1942, le organizzazioni sioniste tennero il loro congresso al Biltmore Hotel di New York. I partecipanti decisero di trasformare il «focolare nazionale ebraico» della Palestina in «Commonwealth ebraico» (riferendosi al Commonwealth con cui Cromwell aveva brevemente sostituito la monarchia britannica) e di autorizzare l’immigrazione di massa degli ebrei verso la Palestina. In un documento segreto, venivano precisati tre obiettivi: «(1) lo Stato ebraico avrebbe abbracciato l’intera Palestina e probabilmente la Transgiordania; (2) il trasferimento delle popolazioni arabe in Iraq; (3) la presa in mano da parte degli ebrei dei settori dello sviluppo e del controllo dell’economia in tutto il Medio Oriente». Quasi tutti i partecipanti ignoravano allora che la «soluzione finale della questione ebraica» (die Endlösung der Judenfrage) aveva appena preso inizio segretamente in Europa.In definitiva, mentre i britannici non sapevano più come soddisfare sia gli ebrei sia gli arabi, le Nazioni Unite (che a quel tempo annoveravano appena 46 Stati membri) proposero un piano per spartire la Palestina a partire dalle indicazioni che gli fornirono i britannici. Uno Stato bi-nazionale doveva essere creato, comprendente uno Stato ebraico, uno Stato arabo e una zona soggetta a un “regime internazionale speciale” per amministrare i luoghi santi (Gerusalemme e Betlemme). Questo progetto fu adottato attraverso la risoluzione 181 dell’Assemblea Generale. Senza attendere il seguito dei negoziati, il presidente dell’Agenzia Ebraica, David Ben Gurion, proclamò unilateralmente lo Stato di Israele, subito riconosciuto dagli Stati Uniti. Gli arabi del territorio israeliano furono sottoposti alla legge marziale, i loro movimenti furono limitati, i loro passaporti confiscati. I paesi arabi di recente indipendenza intervennero. Ma senza eserciti ancora costituiti, furono rapidamente sconfitti. Durante questa guerra, Israele procedette a una pulizia etnica e costrinse almeno 700.000 arabi a fuggire.L’Onu inviò un mediatore, il conte Folke Bernadotte, un diplomatico svedese che aveva salvato migliaia di ebrei durante la guerra. Constatò che i dati demografici trasmessi dalle autorità britanniche erano falsi e pretese la piena attuazione del piano di spartizione della Palestina. Al dunque, la risoluzione 181 implica il ritorno dei 700.000 arabi espulsi, la creazione di uno Stato arabo e l’internazionalizzazione di Gerusalemme. L’inviato speciale delle Nazioni Unite fu assassinato, il 17 settembre 1948, su ordine del futuro primo ministro Yitzhak Shamir. Furibonda, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la risoluzione 194, che riafferma i principi della risoluzione 181 e, inoltre, proclama il diritto inalienabile dei palestinesi a tornare alle loro case e ad essere risarciti per il danno che avevano appena subito. Tuttavia, poiché Israele aveva arrestato gli assassini di Bernadotte, e poi li processò e condannò, fu accolto in seno all’Onu con la promessa di onorare le risoluzioni. Ma erano nient’altro che bugie. Subito dopo gli assassini furono graziati e lo sparatore divenne la guardia del corpo personale del primo ministro David Ben Gurion.Fin dalla sua adesione all’Onu, Israele non ha mai smesso di violare le risoluzioni che si sono accumulate all’Assemblea Generale e al Consiglio di Sicurezza. I suoi legami organici con due membri del Consiglio che dispongono del diritto di veto lo hanno collocato di fuori del diritto internazionale. È diventato uno Stato off-shore che permette agli Stati Uniti e al Regno Unito di fingere di rispettare anche loro il diritto internazionale, mentre lo violano dietro questo pseudo-Stato. È assolutamente sbagliato ritenere che il problema posto da Israele riguardi solo il Medio Oriente. Oggi Israele agisce militarmente in tutto il mondo a copertura dell’imperialismo anglosassone. In America Latina, ci furono agenti israeliani che organizzarono la repressione durante il colpo di stato contro Hugo Chávez (2002) o il rovesciamento di Manuel Zelaya (2009). In Africa, erano ovunque presenti durante la guerra dei Grandi Laghi e hanno organizzato l’arresto di Muammar el-Gheddafi. In Asia, hanno condotto l’assalto e il massacro delle Tigri Tamil (2009), ecc. Ogni volta, Londra e Washington giurano che non c’entrano per nulla. Inoltre, Israele controlla numerose istituzioni mediatiche e finanziarie (come la Federal Reserve statunitense).
La lotta contro l’imperialismo. Fino alla dissoluzione dell’Urss, era evidente a tutti che la questione israeliana scaturisse dalla lotta contro l’imperialismo. I palestinesi erano sostenuti da tutti gli anti-imperialisti del mondo – perfino dai membri dell’Armata Rossa giapponese – che venivano a combattere al loro fianco. Oggi, la globalizzazione della società dei consumi e la perdita di valori che ne è seguita hanno fatto perdere coscienza del carattere coloniale dello Stato ebraico. Solo arabi e musulmani si sentono coinvolti. Essi mostrano empatia per la condizione dei palestinesi, ma ignorano i crimini israeliani nel resto del mondo e non reagiscono ad altri crimini imperialisti. Tuttavia, nel 1979, l’ayatollah Ruhollah Khomeini spiegò ai suoi fedeli iraniani che Israele era solo una bambola nelle mani degli imperialisti e che l’unico vero nemico era l’alleanza degli Stati Uniti e del Regno Unito. Per il fatto di affermare questa semplice verità, Khomeini fu caricaturizzato in Occidente e gli sciiti furono presentati come eretici in Oriente. Oggi l’Iran è l’unico paese al mondo ad inviare grandi quantità di armi e consiglieri per aiutare la Resistenza palestinese, mentre i regimi sionisti arabi se ne stanno a discutere amabilmente in videoconferenza con il presidente israeliano durante le riunioni del Consiglio di sicurezza del Golfo.
(Thierry Meyssan, “Chi è il nemico?”, articolo apparso il 3 agosto 2014 su diversi giornali internazionali e tradotto da “Megachip”).


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L’articolo e il suo contenuto è seducente. Certamente sono da studiare gli autori e le situazione citate. Tuttavia, ritengo che è prudente attenersi alla concreta fattualità storica che in Palestina si delinea dal 1882 in poi, da quando cioè i primi sionisti (i Biluim) incominciano a mettere piede in quella terra, suscitando la diffidenza perfino degli ebrei autoctoni ed avendo già in mente ciò che oggi è davanti agli occhi di ognuno di noi: la pulizia etnica della Palestina, il genocidio di interi popoli, la balcanizzazione del Medio Oriente, la produzione del caos permanente come fattore costante di indebolimento di ogni reazione difensiva da parte dei popoli aggrediti.

sabato 2 agosto 2014

Google Alert: Gianni Vattimo/2. - La Stampa con le sue “frasi choc”.

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John Pilger
Rif.: La Stampa / del 16.7.2014

Inizio a beneficio dei miei Lettori, e con i ben noti rischi, uno studio, una “ricerca scientifica”, sulla natura e la funzione dei media, di quella “informazione” che in un interessante Forum londinese ho sentito definire da John Pilger come una «emanazione del potere», dove il termine emanazione è dotto e fa risalire a Blake e ancora prima a Plotino. Nei conflitti in corso è stato giustamente rilevato come giornali, televisioni e affini, tutti riassunti con il termine “media”, non sono più uno “strumento” della propaganda, ma sono essi stessi parte integrante della guerra o anche di vere e proprie campagne di diffamazione e denigrazione, come nel caso che andremo a studiare con sistematicità. Si badi: un “caso”, che non è singolo ed è rappresentativo di un intero sistema e di una vera e propria guerra condotta con strumenti informatici. Studiarne le tecniche e le modalità può essere istruttive e utile ad ognuno per sapersi difendere pur restando al di fronti degli incredibili e mostruosi meccanismi di poteri che ghermiscono ogni singolo cittadini che appena osi riflettere e interrogarsi con libertà di coscienza e di pensiero sul mondo che lo circonda. Appunto, una libertà non deve più esserci: è questo l’obiettivo di un potere occulto che non ama e non vuole essere definito e analizzato. A mia memoria, i guai di Vattimo, o meglio gli attacchi a lui rivolti, incominciano quando constatando l’assoluto o quasi, ma dove il quasi conferma meglio l’assoluto controllo dei media da parte “ebraica”, Vattimo si chiese se le pagine dei “falsi” Protocolli non avessero almeno su questo punto una qualche fondata verosimiglianza. Da quel momento le accuse di “antisemitismo” non hanno più abbandonato il povero Vattimo, che molti altri è estraneo a una accusa, di forte valenza penale, il cui contenuto criminoso sfugge sempre più a ogni seria analisi e riflessione. Ho messo fra virgolette il termine "ebraico” e con esso lascio in sospeso il problema della identità ebraica e del potere ebraico, su cui i contributi maggiori a mia conoscenza sono stati dati già in un libro organico, pure tradotto in italiano, da Gilad Atzmon, sul quale significativamente il dibattito non sembra essersi neppure avviato, secondo una strategia del silenzio che è altrettanto tipica dello stesso potere che ama mantenersi occulto: non far riconoscere il proprio potere e le sue forme di penetrazione e di influenza. Per avere una idea sia pure sommaria del sistema del “potere ebraico” si dia un’occhiata a un articolo apparso sul sito Aurora, dove è data una mappatura del sionismo in Francia. In ogni singolo Paese esistono situazioni analoghe con collegamenti internazionali che il grande pubblico non avverte. Mettere semplicemente in relazione dati pur certi, e ricavarne ovvie deduzioni, è cosa che viene tacciata di  «complottismo», accusa demonizzante non meno generica e inconsistente delle altre.

La nuova battuta di caccia contro Vattimo parte da una sua sfuriata in una trasmissione radio, “La Zanzara”, con sue proprie forme di comunicazione, alla quale Vattimo partecipa «turandosi il naso». Da quel momento a turno, in testate grandi e piccole, periodici attacchi a Vattimo, secondo la formula “colpirne uno, per educarne cento”. Ai nostri fini, può essere utile registrare ogni singolo attacco per disegnare una mappatura del potere mediatico e dei suoi occulti padroni. Per non correre a nostra volta ulteriori rischi, adotteremo i metodi propri della ricerca scientifica, attendendoci alla più stretta documentazione e avvalendoci di quella libertà di pensiero e di giudizio critica che formalmente è ancora garantito dall’art. 21 della nostra costituzione e da tutte le menzognere Dichiarazioni universali dei diritti. Non esagero: non esiste più nessuna libertà di pensiero. L’ostacolo tecnico-giurisprudenziale è aggirato facendo dichiarare con norma di legge che una determinata opinione non è pensiero, ma è un crimine. Dunque, la formale libertà di pensiero contenuta nella costituzione è fatta salva e il crimine è perseguito. Per questa via si giunge al pensiero unico e si supera perfino le più funeste previsioni di George Orwell.

Avevamo previsto i decorsi al momento della trasmissione La Zanzara, dove Vattimo si è più che giustamente indignato per un vero e proprio genocidio che si compie in Gaza con la complicità di tutto il nostro sistema di comunicazione. Vattimo ha evocato la necessità della formazione di “Brigate internazionali” per andare in soccorso di Hamas – fatto dichiarare "terrorista” dallo stesso «Stato ebraico di Israele» – e della popolazione palestinese che è sotto “pulizia etnica” da quando nel 1882 i primi sionisti misero piede in Palestina, avendo in testo che in un modo o nell’altro avrebbero dovuto cacciare via i residenti. Quello che succede in questo agosto 2014 fu iniziato nel 1882. L’inganno mediatico consiste nel far concentrare l’attenzione sui petardi sparati da Hamas e non sul rapporto fra illegittima agressione dello «Stato ebraico di Israele» e la legittima difesa e resistenza di un popolo “destinato” alla cancellazione, come fu per gli Indiani d’America, in una terra dove sorge la «più antica democrazia del mondo», concimata con il genocidio e la schiavitù. Quella democrazia “antica” americana e quella “unica” israeliana si tendono la mano e vogliono rinnovare all’inizio del terzo millennio una dominazione del mondo fatta di “genocidio” e “schiavitù”.

Qui veniamo al carattere “globale” del “sionismo”. È ciò che caratterizza l’analisi di gilad Atzmon in contrasto con quanti, inclusi quelli del BDS, vogliono dare a intendere che si tratti di semplice “colonialismo” e come tale sanabile. È una grossa differenza che ha condotto all’assurdo dell’ennesima contestazione di “antisemitismo”, rivolta questa volta proprio a Gilad Atzmon da parte di quei filopalestinesi, essi stessi palestinesi all’estero, che dovrebbero liberare la Palestina sul modello del boicottaggio già sperimentato per il Sud Africa. Si tratta in realtà di cose diverse, dove il sionismo è qualcosa di ben più grave e la cui minaccia è globale, come appunto anche il nostro caso, la persecuzione al filosofo Gianni Vattimo conferma. All’italiano Vattimo è stata fatta ventilare la minaccia di arresto se appena mette piede negli USA, dove il controllo della Israel Lobby è completo. Ma sono aspetti che andremo enucleando via via con tutta la ricchezza possibile di dettaglio.

Qui incominciamo a registare, partendo dal DOPO della trasmissione sulla Zanzara, un primo attacco proveniente da “La Stampa”, che di recente ha fatto intervenire un campione del sionismo, l’ebreo americano Alan Dershowitz, pur concedendo in condizione di inferiorità il diritto di replica allo stesso Vattimo. È un gioco mediatico dove non credo che una persona esperta come Vattimo si sia lasciato ingannare. La sua “risposta” non mi è parsa tanto energica quanto doveva essere. Il Dershowitz merita ogni stigmatizzazione per la sua incursione e ingerenza nel nostro sistema politico-costituzionale dove ancora non è stata introduzione quella Legge sull’Olocausto, già esistente in Germania e qui propugnata da un Furio Colombo, cui già si deve il «Giorno della Memoria», e che scrive sul “Fatto Quotidiano”, da dove proviene uno degli attacchi che analizzeremo in un successivo post di questa nuova serie di “Civium Libertas”.

Un’ultima riflessione, rivolta a Gianni Vattimo, che spero legga queste righe. La “brigate internazionali” da lui auspicate non devono necessariamente replicare le forme della guerra civile spagnola, ma possono essere anche brigate “mediatiche”, su internet, e finché si potrà godere di una certa libertà, atteso che le nuove forme di guerre si combattono e iniziano con le campagne di stampa, sono fatte di “false flag”, e mirano a canalizzare un consenso diffuso, “democratico”, ai maggiori crimini della storia, quali mai i totalitarismi avrebbero potuto concepire per l’assenza di quei mezzi tecnici di cui oggi l’Impero Usraele dispone.

La Stampa inizia dunque gli attacchi facendo parlare un signore, sempre presente in queste cose, e noi non nominiamo, pur citandone le parole: ««Non sorprende che Gianni Vattimo torni a cavalcare le peggiori stereotipie dei nostri tempi per affermare la propria ostilità nei confronti dello Stato di Israele». Termini: “sorprende”, “peggiori stereotipie”, “Israele”… Il Papa cattolico avrebbe avuto meno sicumera nel pronunciarsi non su questioni di fede, ma su dati fattuali di cronaca. Mentre in Gaza lo “Stato ebraico di Israele” uccide a man bassa, donne e bambini, cosa che neppure gli stessi media possono ignorare, questo signore pretende di convincerci che non sta succedendo nulla o che se proprio qualcuno muore, se lo sono meritati quelli che muoiono, donne e bambini, cui l’altra “moralità” israeliana ha dato un preavviso di morte pochi minuti prima dello sgancio di bombe spesso al fosforo…

E potremmo continuare in una facile analisi logico-linguistica, etico-politico, religioso-teologico, ma confidiamo che avendo indicata la fonte ogni persona appena un poco istruita sappia formarsi un giudizio nel suo foro interiore della coscienza, dove almeno lì non potrebbe essere censurato ed esposto all’attaca dei media, in questo caso “La Stampa” che vede lo choc nell’allarme lanciato da Vattimo e non nel modo in cui si tenta di silenziare l”allarme e addirittura di colpevolizzarlo e demonizzarlo. Da notare poi come si pretende il monopolio delle teste dei “giovani”, non già considerate teste “libere”, ma teste destinate a seguire, volenti o nolenti, i dettami e le indicazioni che così autorevolente giungono… Ormai il Papa cattolico da anni ha rinunciato al suo Magistero morale. Lo ha consegnato in altre mani, altre bocche, altri organi di informazione. Ancora una volta possiamo tuttavia verificare come la condanna dell’«odio», e quindi la richiesta di applicazione della legge Mancino-Taradash-Modigliani, non abbia nulla a che fare con quell’«amore» che il cristianesimo predica invano da 2000 anni, ma sia invece una perfida strumentazione per colpire avversari politici o persone che la pensano diversamente e non si lasciano intimidire. È una forma di terrorismo ideologico, un terrorismo di stato praticato da chi con una azione di lobbismo ha fatto dichiarare come “terroristi” dei legittimi resistenti come i miliziani di Hamas. Costoro ci chiederanno un giorno perfino di rinnegare le nostre madri per compiacere ai loro padroni.

Che mondo!

(Avvertenza: il testo è da rileggere e correggere o integrare o rivedere radicalmente, cosa che mi riservo sempre di fare in momenti successivi, per questo e per ogni altro mio testo. È concesso nello spazio commenti ogni diritto di replica, rettifica e discussione, purché entro i limiti della legalità e della netiquette, a mio insindacabile giudizio.)

venerdì 1 agosto 2014

Tempestiva interposizione nella “sfida” dell’avvocato Alan Dershowitz ebreo americano al filofofo italiano Gianni Vattimo

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Alan Dershowitz
Certe cose si scrivono subito, di getto, o altrimenti passata l’onda emotiva non si scrivono più. È il caso della “sfida” lanciata dall’arcisionista Alan Dershowitz e Gianni Vattimo, che ha goduto finora di una certa notorietà e che per questo si vuol demolire, essendo stato colto come colpevole di lesa Sion. Con personaggi meno noti si ricorre ad altri metodi. Gilad Atzmon, ottimo combattente, in grado di battere ai punti un avvocato che resta avvocato e che non corre certo il rischio di diventare filosofo, ha di recente di nuovo avvertito sull’importanza di una pubblica discussione sulla natura del “potere ebraico”, che esiste e che si manifesta anche con inserimento in elenco di quanti si vogliono definire “terroristi”, con una creazione della figura tanto nominalista quanto arbitraria. Ancora Atzmon, che ha abbandonato Israele, considerandola una terra sottratta ai palestinesi, parla tranquillamente di suo nonno come di un “terrorista” dell’Irgun, Basta un poco di cognizione storica per sapere come lo stesso «Stato ebraico di Israele» non solo nasce con il “terrorismo”, ma questa è divenuta una pratica di stato, qualcosa che lo «stato ebraico di Israele» pratica non solo in Israele, ma in ogni parte del mondo come la sua propria autentica “filosofia di stato”...

Si badi bene, questo individuo, Dershowitz, minaccia di arresto Gianni Vattimo se appena osa mettere piede non in Israele, ma negli USA! Come a dire, che Israele comanda negli USA, e si rammarica Dershowitz di non poter arrestare Vattimo anche in Italia, dove non è stata ancora estesa la legge USA, cosa che certo con Renzi non tarderà a succedere. Si tratta di una concezione grossolanamente positivista del diritto per la quale basta corrompere qualche centinaio di “legislatore” e si ottengono tutte le leggi che il compratore corruttore desidera. In America è la regola. Al confronto, fascismo e nazismo sono stati fari di civiltà giuridica. Quindi, le “liste di terroristi” hanno questa origine...  Devo procedere con una certa prudenza perché l’avvocato Dershowitz minaccia cause a destra e a manca con la stessa facilità con la quale negli asili infantili si faceva la linguaccia o gli tipici segni dell’ostilità puerile. Cerchiamo però di cogliere la sostanza della polemica, senza lasciarci sviare da temi secondari come quello della “omosessualità”. Non so se anche Dershowitz sia un omosessuale, ma è noto che lo sia lo stesso Vattimo ed ancora di più il Pezzana cui si deve quel fetido, lurido sito che è tanto caro all’Ambasciata israeliana, alla stessa “comunità ebraica”, il cui statuto giuridico si regge ancora – mi pare – sulla legge Falco, voluta da Mussolini, al quale si deve pure per prima la formula dei “due stati per due popoli”... Non mi soffermo sulla deviazione omosessuale, se non per ricordare di Sodoma e Gomorra, che furono inceneriti proprio per la pratica della omosessualità. Quindi mi suona piuttosto strano questo richiamo a Tel Aviv, capitale dello «Stato ebraico di Israele», che vive oggi come la Sodoma biblica... Ma andiamo avanti.

Lascio pure da parte lo sfottio sul filosofo grande o piccolo. Chi è sa di essere filosofo non è nè grande né piccolo, ma solo filosofo. Tralascio la volgarità degli insulti mossi a Vattimo sul piano professionale, insulti che non scalfiscono chi li riceve, ma ben descrivono la natura morale e pure professionale del personaggio da cui provengono, un personaggio dal quale più si sta distanti e più ci si guadagna. Forse gli avvocati alla Dershowitz possono pensare di essere grandi avvocati meritevoli di particolari onori anche da chi non ha molto rispetto per gli Azzeccagarbugli e come filosofo ha una concezione del diritto e della giustizia che è agli antipodi di quella che alberga nella testa di un Dershowitz. Vattimo è un filosofo e basta. Nessun filosofo ne mette in discussione la figura e per ogni filosofo Dershowitz è solo un avvocato, con tutta la considerazione che degli avvocati si può avere o non avere, ma che in ogni caso non discende dalla professione in sé ma dal modo in cui la si esercita. Ho tanti amici avvocati che ben sanno quanto è grande la mia stima per loro, ma anche sanno che essa è fondata ben più solidamente da altri attributi che superano la loro pur grande valentia professionale. È tipico della aggressività sionista l’attacco alla figura professionale: dal panettiere o dal bigliettaio al filosofo. Ricordo il godimento di un “ebreo” per l’attacco che fu condotto contro Norman G. Finkelstein, al quale si fece perdere la cattedra nell’università dove insegnava. Ricordo il godimento mentre si auspicava la condizione di un Norman, ebreo, che al mercato si debba preoccupare quando costi la frutta che vuole mangiare. È una tipica vendetta... Quando devo definire la “identità ebraica” mi sovviene sempre alla mente questo episodio che ognuno può vedere su You Tube in una serie con sottotitoli in italiano dedicata proprio a Norman G. Finkelstein e al modo in cui gli stessi signori che ora attaccano Vattimo hanno già fatto con Normal G. Finkelstein e tantissimi altri che restano ignoti. Per fortuna Vattimo è già in pensione e sarebbe un precedente inaudito che gli venissero a togliere la pensione su richiesta di un Dershowitz o dei suoi referenti italiani. È vero che tutto può succedere e alle angherie di cui questa gente è capace non vi è limite.

Vorrei sofferemarmi sull’«odio» che tanto spazio ha nella propaganda israelo-sionista. Le lobbies ebraiche ne hanno fatto un’apposita legge, per punirlo in quanto tale, cosa assurda per ogni serio giurista degno di questo nome, fatta eccezione per gli avvocati che seguono altre categorie mentali. Un filosofo conosce le pagine del filosofo Baruch Spinoza sull’odio, che è definito come una passeggera malattia dell’anima che tende alla potenza dell’essere, che nella sua pienezza non può contenere nessun “odio” perché sarebbe una imperfezione. Ogni filosofo è perciò immune da qualsiasi affezione di “odio”. Altra cosa è il “culto ebraico” che già nel Seicento Spinoza vedeva come tutto intriso di «odio»: ti odio affinché tu possa odiarmi e quindi io continuare a odiarti con intensità maggiore proprio perché ti mi odi. Ho semplificato un poco, ma credo che le cose stiano così e accetterò volentieri le correzioni del filosofo Vattimo, se lui ha una migliore conoscenza del testo di Spinoza, di cui io non mi professo specialista, cos’ come Vattimo è ritenuto specialista di Heidegger, indubbiamente grande filosofo, delle cui concezioni – piaccia o non piaccia all’avvocato Derhowitz – non resta altro che prendere atto, una volta che il proprio ingegno si sia elevato alla comprensione del testo filosofico di Heidegger, Posso immaginare un Dershowitz che faccia causa a un Finkelstein, che lo aveva accusato di plagio, se ben ricordo. Ma proprio mi pare una bestemmia immaginare Dershowitz mentre legge Heidegger. Ricordo un brano di un suo testo tradotto in italiano dove  con incredibile anacronismo si faceva di Dostoiesky un antesignano di Hilter.

E veniamo qui agli accostamenti che spesso vengono fatti fra nazismo o nazismo e sionismo. Effettivamente sono da respingere perché sono  cose diverse, ben diverse. Detto ciò, qualsiasi vulgata narrativa e non scientifico-filologica si voglia dare del nazismo o del fascismo, il sionismo oltre che essere cronologicamente assai peggio. Devo purtroppo affidarmi alla memoria e i miei Lettori vorranno concedermi eventuali rettifiche, ma un altro “filosofo”, italiano, morto da alcuni anni, ebbe a definire il sionismo come una dottrina criminale “per essenza”. Chi ben intende il termine filosofo sa che in termini giuridici significa “insanabile”. Io non ho fatto quegli approfondimenti che mi occorrono, ma avendo assistito a un seminario su cosa è la “psicopatia”, ne ho ricavato la convinzione (beninteso, da verificare) che il sionismo sia appunto una forma di “psicopatia”. Come giudicare altrimenti il godimento delle famiglie israeliane davanti al massacro di Gaza? Era già successo durante “Piombo Fuso” e ora si ripete in questi giorni. Famiglie assiepate che si godono da alture i bombardamenti  sulla testa di due milioni di palestinesi rinchiusi in un enorme Lager, che fa impallidire ogni narrativa sui Lager nazisti, dove oltre alle infermerie esistevano anche i bordelli per le esigenze sessuali degli internati. Altra caratteristica degli psicopatici è di credersi essi stessi vittime mentre uccidono le loro vittime, con le quali non hanno nessuna empatia...

Ah, una perla che subito mi è saltata agli occhi nel momento in cui l’«avvocato» Dersohowizt scrive che «per due volte Israele ha offerto ai palestinesi un proprio stato». Anche questo è un argomento tipico della propaganda sionista. Lo ripetono tutti quanti come pappagalli. Di recente in un Forum ho replicato dicendo che è una vera e propria beffa, chupath, l’atteggiamento di chi ti priva di qualcosa che è interamente tuo, tutto tuo, e poi te ne offre – a suo dire – una metà, di cui pure si appropria perché tu non la vuoi accettare, ma rivendica, eroicamente e dignitosamente, l”interezza del suo diritto (quello vero, non quello praticato da Dershowitz nei suoi tribunali) diritto e della sua dignità. La famosa spartizione sancita dall’ONU non fu mai ratificata dal Consiglio di Sicurezza, se ben ricordo. E dunque avrebbe la stessa inefficacia delle oltre 80 risoluzioni di condanna contro Israele, sempre irrise opponendo il mero valore di “raccomandazione” e di non cogenza giuridica. Peccato che questa stessa argomentazione non venga ricordata ogni volta che nell’elenco della fragili fondamenta di legittimità dello «Stato ebraico di Israele» si indica proprio la più sballata e ingiusta risoluzione che mai l’ONU potesse adottare. Scioltasi la Società delle Nazioni, che ebbe pure una miserabile storia, si ricostituisce nuovamente una Associazione degli Stati vincitori della seconda guerra mondiale con l’intento dichiarato di favorire sempre la causa della pace, affinché non sorgessero nuove guerre e i conflitti venissero risolti per via negoziale. L’ONU non può avere come suo scopo la spartizione del territorio di un popolo o l’avallo della “pulizia etnica” come avvenne nel 1948, attuando un piano concepito ancora prima che il nazismo andasse al potere in Germania.

Il nazismo che con il sionismo ebbe sempre eccellenti rapporti, come è facile documentarsi, molto più solidi delle poche visite fatte dal muftì di Gerusalemme, che da esule andava in giro per cercare ogni possibile sostegno alla sua sventurata patria, che ancora oggi soffri i supplizi di Cristo in croce nella stessa terra dove per chi ci crede fu già crocifisso duemila anni fa dalle stesse persone di oggi. Forse non sa l’avvocato Dershowitz che il primo a proporre la soluzione dei “due stati per due popoli” fu proprio il nostro Mussolini, lo stesso demonizzato per le leggi razziali, la cui vera origine – secondo un recente volume – fu l’attacco del sionismo internazionale contro il fascismo, inducendo quest’ultimo a pensare di rivalersi sugli ebrei italiani, che erano in buona parte devotissimi fascisti, ripeto, secondo quanto è possibile leggere in documentatissimi volumi, che per lo meno richiedono una qualche attenzione e discussione critica, ma le cui tesi non è serio ignorare, come fanno spesso i sionisti, tutte le volte che certe verità non convengono loro.

Due parola su un tema proibito: l’«Olocausto», per il quale solo a nominarlo si va in galera. Durante l’Inquisizione vi era maggiore libertà di pensiero e di contraddittorio. I rapporti del sionismo con il nazismo sono di gran lunga precedenti gli anni della guerra. La dottrina sionista, “criminale per essenza”, precede cronologicamente qualsiasi “crimine” nazista o fascista. L’ebreo israeliano Ilan Pappe, già docente in Haifa,  ben descrive nel suo libro la “Pulizia etnica della Palestina”, come il Piano Dalet fosse già pronto ben prima della sua esecuzione, ossia del momento lungamente atteso che si ritenne utile per passare all’esecuzione. Si riunivano proprio a Tel Aviv nella «casa rossa» ed erano in Undici, e mai sedettero in un Tribunale per i loro crimini... Sicuramente Dershowizt sarebbe stato il loro avvocato difensore.

L’abbiamo tirata per le lunghe, fra premesse e digressioni. In cosa consiste dunque la «sfida» lanciata dall’avvocato americano sulle pagine della Stampa al filosofo italiano, che gode del diritto di replica sulla stesso quotidiano? Niente di più stupido! L’invito a recarsi in Gaza. E cercherò di spiegare la stupidità della sfida. Scherzi a parte, avevo anche io ricevuto da parte di Vittorio Arrigoni l’invito a salire sulla prima barca che portò a Gaza, forzando il blocco israeliano. Declinai l’invito dicendo che dovevo fare prima testamento, ma il diniego non fu viltà. Da allora ho spiegato che il più grande aiuto che si possa dare alla gente di Gaza è di lottare in Italia contro governi largamente infiltrati dalla Israel Lobby. Di fronte al “genocidio’ di Gaza che si consuma ancora in questo momento in cui scrivo, l’attuale governo italiano non è meno responsabile del governo italiano che getta le bombe e forse solo un po’ meno di quello americano che a Israele fornisce tutte le armi che vengono usate per uccidere persone inermi e disarmate. Da qui il legittimo sdegno del “filosofo” (e mai titolo fu più meritato!) che freme davanti al massacro e pensa a quelle brigate internazionali durante la guerra civile spagnola che sono sempre ricorrenti nella memorialistica nostrana. Dubito che Dershowitz sappia che proprio quella guerra fu molto probabilmente la vera causa delle tanto deprecate leggi razziali italiane del 1938, che instaurarono un regime di “discriminazione” (ma non “persecuzione”) contro gli ebrei italiani che avevano fino ad allora avuto eccellenti rapporti con il fascismo e con Mussolini in particolare.

Se si confronta la situazione di allora con quella odierna, l’appello di Gianni Vattimo riesce perfettamente comprensibile agli intellettuali di formazione italiana. Sono certo che chi doveva capire ha capito e tace per la vergogna. Resta un merito di Vattimo l’aver lanciato il sasso nello stagno. I tempi del pensiero e della maturazione non sono i tempi dei media o della propaganda. Un filosofo pensa e riflette nella solitudine del suo studio. Possono esservi nella vita di un “filosofo” – inutile spiegare a Dershowitz cosa è o chi è un filosofo e chi invece non lo è, anche se magari riceve premi e referenze accademiche – semplici "attimi” o singoli “eventi” che condizionano tutta la vita restante o che danno senso e spiegazione a tutta la vita precedente. Il "genocidio” palestinese, a fronte di ben altro “genocidio”, divenuto articolo di fede e liturgia istituzionale, non lascia scampo al “filosofo”, che non sia semplicemente un professore universitario, magari “ordinario” della materia, il cui compito è spesso non quello di educare i giovani al pensiero libero, ma al conformismo del pensiero unico e all’acquiescenza o al silenzio davanti ai più abietti e spudorati crimini di regime, come quello a cui stiamo assistendo in tempo reale in una Gaza che può benissimo essere una borgata di Roma. Questo Vattimo ci ha detto e questo ha comprensibilmente fatto infuriare la “Israel lobby” che ha mobilitato il suo Avvocato.

Il resto è dettaglio e diversivo. La stupidità è flagrante nel momento in cui si immagina un Vattimo, noto gay, che in Gaza ci dovrebbe andare idealmente non per affrontare la morte combattendo contro chi uccide gente inerme, disarmata, o armati con armi di gran lunga inferiori, ma per inscenare manifestazioni per il diritto dei gay. Per questa gente gli affari di... culo (scusate la volgarità) sono più importanti di ogni altra considerazione di ordine morale, etico, giuridico, religioso, umanitario. Occorre dire altro sul personaggio Dershowitz che molto di sé presume? Non abbiamo detto fin troppo? Passiamo adesso alla “risposta” di Vattimo.

Cosa dice? In buona parte quanto abbiamo già detto noi nel corso di una lettura sequenziale del testo dell’Avvocato ebreo sionista, sempre che sia lecito usare questi termini nel loro assoluto significato fattuale. Ma un brano ha per noi il valore di una testimonianza e di una conferma di ciò che sapevamo per induzione e deduzione:
«Essendo stato membro del Parlamento Europeo so bene quali ricatti abbia dovuto subire l’Europa dagli Usa per dichiarare terroristi gruppi e individui che erano tali solo per la propaganda israeliana». 
Mi auguro che con l’ingresso dei Cinque Stelle anche nel Parlamento europeo si sappia con maggiore facilità e trasparenza ciò che là succede e di cui sopra Vattimo ha rivelato una gravissima ingerenza del «potere ebraico» nei meccanismi istituzionali e normativi degli stati, una realtà che in molti sospettano, ma che sono subito tacciati di “antisemitismo”, cioè di un reato penale, appena dicono le cose per quello che sono e chiamano ogni cosa con il suo nome e cognome. Mi verrebbe da ricostruire la storia di Hamas, da gruppo inizialmente sponsorizzato da Israele, perché creasse problemi ad Al Fatah, ma poi fino ad oggi demonizzato perché non si lascia corrompere e asservire come l’organizzazione di Abu Mazen, disponibile a qualsiasi firma gli venga chiesta da Israele. Io penso che in Hamas vi sia tutto quell’eroismo che è mancato nell’intero arco del Risorgimento italiano, che è cosa assai penosa se si lasciano liberi gli storici di poter ricostruire la verità di ciò che è stato. E che dire del recente, rinnovato tradimento del trattato di amicizia italo-libico? E chi c’era dietro a questo disonore nel quale siamo stati gettati? Sempre gli stessi...

In definitiva, una risposta sobria e pacata. Io non avrei saputo fare di meglio, perché sarei andato oltre introducendo la problematica dell’«identità ebraica» e della natura del «potere ebraico», seguendo Gilad Atzmon, la cui conoscenza vorrei raccomandare a Vattimo perché ne aiuti la circolazione e la discussione. Tra l’altro, anche Atzmon ha avuto memorabili polemiche con Dershowitz e direi che lo abbia ben sistemato. Dershowitz pensa di poter usare mezzucci da avvocato in questioni che toccano la profondità dell’essere e la sostanza politico filosofica o filosofico giuridica dei problemi. Basta pensari agli innumerevoli processi di stregoneria o a tutte le porcate della storia che hanno avuto i loro avvocati e legulei.

Postilla 1Tanta stupidità a ruota libera.  – Difficile trovare tante stupidaggini concentrate in uno solo testo, come quello che esce su Libero a firma di --- Il giornale è di stretta osservanza sionista e riunisce penne sioniste che ripetono sempre la stessa propaganda senza peculiarità degne di attenzione e analisi. Qualche volta mando lettera in dissenso, ma è pressoché inutile ed anche rischioso, perché basta una frase fuori posto per produrre una fastidiosa querela da parte un giornale, che ormai sempre più sparano le loro enormità allo stesso modo in cui Israela lancia le sue bombe al fosforo su bambini e donne inermi... Viene il dubbio che questa signora sappia cosa sia giornalismo e ancora meno libertà di pensiero. Anche qui si invoca l’«odio» come fosse manna del cielo. Orbene, che uno desideri un mondo dove non esista odio è una cosa, ma che uno vada alla ricerca di un supposto «odio» altrui solo per incastrarlo in una norma penale assolutamente idiota che pretende di punire l’«odio» è una palese forma di Ipocrisia alla settima potenza ed è una storia triste da ricostruire la dinamica e i passaggi attraverso cui si era arrivati alla redazione di una simile norma penale, che svilisce l’idea stessa di diritto e lo rende inutile e non credibile come modo civile e pacifico per regolare le relazioni fra gli uomini. Particolarmente ignobile è la sollecitazione affinché qualche PM ravvisi nelle dichiarazioni di Gianni Vattimo dei titoli di reato. Se fosse stato un maestro elementare, certamente Vattimo avrebbe avuto una inchiesta disciplinare, per le note condizioni di illibertà in cui si trovano tutte le istituzioni educative italiane, dagli asili d”infanzia alle università. L’articolo si richiama alla sortita del “principe” (!), o che tale pare a costei, Dershowitz, un ignobile attacco a Gianni Vattimo, al quale per la legge sulla stampa – che evidentemente la signora neppure conosce – toccava un diritto di replica. Insomma, stupidaggini di cui è bene prendere nota, ma che non sono degne di commento. Se l’«antisemitismo» con annessi e connessi non fosse un titolo di reato, ma avesse la stessa trattazione di altri anti (antinazismo, antifascismo, anticomunismo...) uno potrebbe anche lasciar correre e non curarsi dei tanti idioti che parlano senza rendersi conto di ciò che dicono. Ma la “delazione” di un reato “supposto” da una natura ignobile e malvagia è cosa particolarmente infame che instaura una rapporto di inimicizia inestinguibile. Con queste persone semplicemente non si tratta e si evita ogni contatto. Nessuna riconciliazione sarà mai possibile ed è una fortuna che il mondo sia più grande del Lager di Gaza e si possa ragionevolmente prevedere di non doversi mai incontrare, neppure per caso.

Postilla 2. Aggiunta di delirio. – Non stupisce che “La Stampa”, a quanto si legge, non abbia voluto perdere di prestigio con un testo così delirante, che sceglie la via della circolazione interna. Si ostinano a credere che Dershowitz sia il “campione” in grado di assestare colpi dialettici non solo a Vattimo, ma a chiunque altro... È comprensibile. Ognuno fa il tifo per il propri campioni. A noi basta prendere atto della mappatura della comunicazione sionista, per la quale si trova qu, in un articolo di Enrico Filippini su Infopal,  un quadro sintetico. A volte, quando gli argomenti ci sono, ed hanno un loro peso, può essere utile e perfino necessario analizzarne e discuterne i temi. Ma su «Informazione Corretta» si trova la più becera propaganda sionista che si ripete sempre identica e per la quale si è tenuti a infinite ripetizioni di confutazioni che già sono state date. Noi non facciamo qui propaganda, ma solo analisi e informazione di fatti che certamente non possono e non devono essere ignorati, come anche non si devono ignorare i soggetti fisici e morali che quei fatti hanno prodotto e che a giudizio di ebrei di diversa natura, quelli di Neturei Karta, gridano vendetta al cospetto di dio.

Postilla 3. – ArticoloTre. – Censisco per tipologie i siti e gli interventi originati da una stessa fonte. Anche qui si parte dalla “minaccia” di arresto a Vattimo se appena osa mettere piede negli USA, per essersi semplicemente rifiutato di ripetere la canzonetta sui “terroristi” du Hamas. Con scarsa “indipendenza” e autonomia di giudizio l’estensore di questa nota rende cosa certa un fatto assai opinabile e discutibile. Intanto, a Livorno, il neo sindaco resiste ancora davanti alle pressioni per far togliere un enorme striscione dove “terrorista” è detto lo «Stato ebraico di Israele». E a voler dare un senso, non burocratico-dichiarativo, al termine “terrorismo” una persona di comune buon senso sa bene dove sta e da chi è praticato il “terrorismo”, senza soffermarci sulla immensa vigliaccata di un esercito modernissimo, armato dagli USA, che non lesinano in regali a Israele, che uccide persone disarmate, prendendo come pretesto una debolissima e inefficace reazione difensiva davanti a una aggressione che dura da più di cento anni e di cui i media hanno la gravissima colpa di aver fatto perdere ogni memoria, per cui il film taglia la scena dello scasso a mano armata della propria casa ad opera di un criminale invasore e fa partire ilo film dal momento in cui il derubato reagisce come può a un aggressore più armato. La narrativa diventa perciò quella dell’aggressore rapinatore che regisce “legittimamente” alla reazione dell’aggredito rapinato... Altro che Orwell! Certo, Vattimo è sbottato! Almeno lui se lo può permettere...


(Avvertenza: il testo è da rileggere e correggere o integrare o rivedere radicalmente, cosa che mi riservo sempre di fare in momenti successivi, per questo e per ogni altro mio testo. È concesso nello spazio commenti ogni diritto di replica, rettifica e discussione, purché entro i limiti della legalità e della netiquette, a mio insindacabile giudizio.)

giovedì 31 luglio 2014

Appello per Gaza

Fonte: Bocche Scucite

“Fate pressione! Reagite all’impotenza di fronte al

massacro senza fine di Gaza!”

I cristiani di Terra Santa ci chiedono di agire. E Subito. In questi giorni, nei Territori Palestinesi Occupati, la Delegazione di Pax Christi Italia ha ricevuto direttamente dalle mani dei responsabili di Kairos Palestina questo Appello che trasformiamo in

DUE PRECISE AZIONI 

CHE TUTTI NOI POSSIAMO FARE:


  1. FIRMATE ON LINE l’Appello:

  1. STAMPATE E DISTRIBUITE

     L’APPELLO

     DOMENICA PROSSIMA

     DAVANTI ALLE CHIESE


E’ troppo poco? Ogni iniziativa appare inadeguata,ma assistere passivamente al massacro diventa ogni giorno di più una colpa pesante per la nostra coscienza.
Ecco la voce dei cristiani di Palestina e Israele. Uniti in una sola voce che, come nel documento Kairos Palestina, non solo invoca il Dio della pace affinché intervenga sulle atrocità commesse dagli uomini, ma chiede con fermezza che sia fatta giustizia. “Pressure for Gaza” fotografa con lucidità una realtà che vede uno stato occupante e un popolo occupato; un esercito che sta facendo strage di civili e un popolo ingabbiato che non ha né esercito né diritto a sopravvivere.
Vi chiediamo di diffondere questo documento, di farlo conoscere prima di tutto nelle comunità cristiane, perchè si abbia ben presente, quando si prega per la pace in Terra santa, che le persone che la abitano questo chiedono, questo dicono. Non implorano collette di carità, ma rivendicano il diritto a vivere nella giustizia. E chiedono solidarietà concreta, soprattutto attraverso forme di boicottaggio e sanzioni. 
Campagna Ponti e non muri, Pax Christi Italia

Pressure for Gaza!

“Così ora, o re, rinsavite, Voi governanti della terra, imparate la lezione”. Salmo 2, 10

Ciò che  sta avvenendo in questi giorni a Gaza non è una guerra. Si tratta di un massacro di civili, uomini, donne e bambini. Più di 1.000 persone uccise e  migliaia e migliaia di feriti, in maggioranza civili; questo non può essere giustificato come un atto di autodifesa! Quello che sta avvenendo a Gaza è il male cieco che colpisce attraverso una visione sbagliata di sicurezza, di autodifesa e di pace.
Imploriamo Dio Onnipotente che ci ha detto:
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e la porta vi  sarà aperta”. (Mt.7, 7)
O Signore, abbiamo chiesto, e abbiamo bussato
Siamo andati in cerca di giustizia e di pace per lunghi anni.
Ma nessuna  porta si è aperta e siamo stati trattati molto ingiustamente.
Signore, apri i cuori e le menti di tutti, di chi ha paura e di chi è insicuro, di quelli che uccidono e
della gente di Gaza che, nonostante un assedio di sette anni e tre assalti consecutivi,
credeva di essere sicura nelle sue case ricostruite,
ma le loro case sono state demolite e le loro vite distrutte.
E’ il momento per un cambiamento radicale dei concetti e delle posizioni. Israeliani e palestinesi possono vivere insieme in pace e amore reciproco, se le cause dell’ingiustizia vengono rimosse. L’educazione data al popolo negli anni passati è stata negativa. Una nuova educazione deve partire: l’amore è possibile, la convivenza è possibile. L’atteggiamento della paura e dell’insicurezza deve cambiare. L’idea di uccidere così facilmente centinaia di uomini, donne e bambini deve cambiare.
Signori della guerra, siete sulla strada sbagliata! Tutte le uccisioni, tutte le violenze, tutte le vostre armi non vi porteranno la sicurezza e non vi toglieranno la paura.
Le vie che portano alla pace sono vie pacifiche. Solo queste possono portare alla sicurezza e alla pace. Israele e tutti gli amici di Israele devono capire che dopo 60 anni di uccisioni e di violenza, la salvezza e la sopravvivenza di Israele non saranno mai assicurati dalle violenze presenti.
Gli amici di Israele devono aiutare Israele a capire, se il loro amore per Israele è sincero e se hanno veramente a cuore gli esseri umani,  sia israeliani che palestinesi, che le cose devono cambiare. L’attuale autorità Palestinese ha scelto questo percorso di pace, e mantiene la sua posizione retta e costante, anche se ha perso la sua popolarità tra il suo popolo, che vede come  queste vie di  pace   infruttuose a fronte della  violenza israeliana.
La stessa conversione dovrebbe avvenire nei cuori delle autorità israeliane. Tutti i loro eserciti, armi e rappresaglie sono inutili e infruttuose. La ricerca della  pace può essere svolta  solo attraverso mezzi pacifici.
 Ci appelliamo a tutti coloro che hanno a cuore  la dignità umana, e la vita umana, perché agiscano subito, senza ulteriori ritardi.
 Ci appelliamo alla comunità internazionale, ai governi, alle chiese e alla società civile affinché esercitino pressioni su Israele perché rispetti il diritto internazionale, per togliere  l’assedio a Gaza e per porre fine alla sua occupazione militare dei Territori palestinesi in conformità alle risoluzioni delle Nazioni Unite, e per superare e rimuovere tutti gli ostacoli che hanno impedito la pace tanto attesa.
 Ci vogliono saggezza e compassione, oltre all’equità verso entrambe le parti di questo conflitto – soprattutto quando uno è  l’occupante e l’altro è l’occupato. C’è bisogno di uno sforzo condiviso e risoluto per portare la pace a tutti: israeliani e palestinesi, sulla base della quale ognuno si possa  sentire sicuro e godere della libertà e di pari diritti in uno Stato sovrano e democratico. Non più la ripetizione di invasioni e massacri e uccisioni senza senso, sia individuali che collettivi, come sta accadendo ora a Gaza.
Chiediamo alle Chiese di assumersi le loro responsabilità verso la Terra Santa, la terra delle loro radici, se veramente si preoccupano per le loro radici,  per la Terra Santa e la sua gente. Molte chiese sembrano essere indifferenti o intimidite ad agire. Le Chiese devono fare pressione su Israele e anche sui loro governi nazionali per porre fine all’impunità di Israele e renderla responsabile. Tale pressione diplomatica è necessaria ora più che mai. Si tratta di salvare vite umane, ma anche di attribuire  la responsabilità per gli atti criminali. Come in simili situazioni internazionali, ora è il momento per sanzioni economiche e militari.

Dio Onnipotente, Padre celeste, ascolta le nostre preghiere.
Aiutaci a lavorare insieme verso la libertà, la giustizia e la pace.
Riempi il nostro cuore di amore e compassione e aiutaci a raggiungere una pace giusta senza la
quale nessuna sicurezza può essere garantita per nessuno.
Ricordaci che siamo tutti creati a tua immagine, e che possiamo trionfare tutti insieme su ogni
male per vivere nella tua pace,  non solo per mezzo di  trattati e di accordi umani.

Kairos Palestina, rete delle organizzazioni cristiane in Palestina, 23 luglio 2014

FATE FIRMARE ON LINE l’Appello :

https://www.change.org/it/petizioni/al-ministro-degli-esteri-del-governo-italiano-pressure-for-gaza

martedì 22 luglio 2014

Lettera aperta a un Quotidiano sulla solita accusa di “antisemitismo” ad ogni contestazione dello «Stato ebraico di Israele»

Fonte: “NENA
Ho già vissuto l’esperienza di «Piombo Fuso» nel dicembre 2008-gennaio 2009. Presi anche allora pubblicamente posizione e credo che sia qui la radice dell’attacco mediatico che mi giunse poi nell’ottobre dello stesso anno ad opera di un personaggio, specializzato nel creare demonizzazione delle opinioni e posizione altrui, debitamente travisate e manipolate. Tanta disonestà altrui è stata per me altamente istruttiva sulle cose di questo mondo, di come va questo Paese che è l’Italia, in questa Europa, e con questa classe politica sempre al governo nell’una o nell’altra veste. 

Adesso la «pulizia etnica» riprende il suo corso in un mutato scenario internazionale rispetto al 2009, al tempo di «Piombo Fuso». Mi sono formato alcune opinioni su ciò che accade e chiaramente non presto nessuna attenzione ai cosiddetti «analisti» o «opinionisti» se non per fare una “analisi” delle “analisi” e delle “opinioni” che tanta autorevolezza ci vengono propinate da televisioni e giornali con il chiaro intento di condizionare e costruire le nostre stesse opinioni, che tutte insieme formano la cosiddetta «opinione pubblica», che come diceva un mio compianto amico è solo l’«opinione pubblicata» di quelli che posseggono giornali e televisioni, controllando tutti i canali della comunicazione. 

Vorrei poter fare qualcosa. Se non unirmi alle “brigate internazionali” per Gaza, evocate da Gianni Vattimo, almeno far sentire la mia voce con quei limitati strumenti a me accessibili. Ho già partecipato a numerosi Forum, ho cercato di far parlare la voce della mia ragione oltre che del mio senso etico nel modo più rigoroso ed equanime che mi è stato possibile. Oggi stesso ho pure scritto a un paio di quotidiani lettere che so bene vanno sempre a finire nel cestino e che se non sono ben misurate possono produrre una querela per diffamazione semplice, come mi era stato minacciato durante “Piombo Fuso”, quando scrisse una ben ragionata e argomentata lettera a una nota Firma, lasciandomi però sfuggire un non ammesso “testa di c...”, che era il solo motivo per il quale avrei potuto ricevere – a sentire i miei legali – una comparizione davanti al Giudice di pace, dove però non è detto che avrei perso la causa. La querela non giunse ma la minaccia mi è servita per controllare i toni ogni volta che scrivo a un quotidiano, cosa che o ripreso a fare su sollecitazione di Pino Cabras

Ho anche scritto oggi stesso un’altra inutile lettera all’Avvenire, quotidiano dei Vescovi, dove affronto delicati temi di teologia politica. Non la pubblico perché credo che attirerei verso di me una nuova tempesta mediatica, che non avrei i mezzi per fronteggiare. Pubblico soltanto una Lettera appena terminata per Libero, ma il cui indirizzo email torna indietro. In fondo, non mi interessa di finire nel cestino di Belpietro e trovo più utile darne contezza ai miei affezionati Cinque Lettori, se aspettano da me qualche pubblica presa di posizione che possa aiutarli ad avviare una loro autonoma riflessione e soprattutto presa di posizione, giacché mai come in questo momento è stato importante agire, per come uno può e sa, ma non si deve restare in nessun caso inerti.

* * *

Al Direttore del Quotidiano Libero

Riferimento: http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=16&sez=120&id=54379

Scrivere a un quotidiano come Libero, di forte caratterizzazione sionista e dove scrivono ben caratterizzati giornalisti, è normalmente operazione inutile e ingenua, per non dire di peggio.

E perché mai dunque adesso lo faccio? Intanto perché con il genocidio in atto a Gaza si crea oggettivamente una linea di demarcazione tra chi sceglie di stare da una parte e chi dall‘altra. Se non siamo alle "brigate internazionali” di cui parla Vattimo, è bene che ogni singolo non solo dica pubblicamente da che parte sta, ma se crede si dissoci come sa e come può da crimini che vede compiersi sotto i propri occhi e che attraverso il sistema delle rappresentanze politiche vengono imputati a ogni cittadino per quanto ignaro e incolpevole, i cui governi mantengono normali relazioni diplomatiche con lo «Stato ebraico di Israele».

Se da qualche storico ebreo vengono incolpati tutti i cittadini tedeschi  degli anni Trenta e Quaranta per non aver preso quella posizione che si riteneva dovuta, come noi oggi possiamo starcene in silenzio?

Sul merito dell’articolo di Carlo Panella non è per nulla difficile replicare che non sortirebbe nessun effetto la ricorrente accusa di «antisemitismo» se non fosse perché è un titolo penale  usato strumentalmente per tacitare e reprimere ogni legittima dissociazione e ogni legittima protesta... Capita a proposito al riguardo un brano odierno di quell’ineffabile personaggio che è Henri-Bernard Levy, sul quale non ci soffermiamo se non quanto ricorda Gilad Atzmon: «Jewish Power is the capacity to silence the debate on Jewish Power» (Fonte).
«…A questi imbecilli oltre che mascalzoni, o viceversa, ricordiamo, ad ogni buon conto, che mescolare ebrei e israeliani in una stessa riprovazione è il principio stesso di un antisemitismo che, in Francia, viene punito dalla legge».
Bernard-Henri Levy: Fonte.
Non io, ma un capo di stato come Erdogan ha detto a Israele di aver superato i crimini del nazismo e Netanyahu ha subito risposto non allo stesso Erdogan ma a Kerry, dando dell’ “antisemita” al capo del governo turco, quasi a dire che Lui può ammazzare tutti i bambini che vuole e dire che sono "antisemiti” tutti quelli che inorridiscono a vedere teste di bambini mozzate da cannoni ad alta precisione ebraica... E lo ha fatto rivolgendosi agli USA, “ciechi verso Israele”, ricevendo una attestazione del “diritto di esistere” di Israele, operando nel modo che ognuno può vedere e giudicare.

No! Non ha senso scrivere a Libero e al suo direttore per tentare di intavolare un discorso sull’etica e sul diritto: sarebbe ingenuo e imperdonabile.

E allora perchè?

Per dire che chi legge gli articoli dei giornali o sente i notiziari delle televisioni,  e abitualmente NON scrive a quelli che redigono i testi o ai loro Direttori, non per questo sono consezienti con i messaggi, le interpretazioni, le letture, i valori subliminali che pretendono di far passare, in questo caso su un nuovo episodio della "Pulizia etnica della Palestina”, descritta fra i tanti altri dall’ebreo israeliano Ilan Pappe, che respinge anche in toto quella nozione di “conflitto” che consente di dire e di far passare che vi sono due parte che si fronteggiano in modo paritario. Vi è in realtà l’unilateralità  di una invasione e aggressione che inizia dal 1882, ben prima che Hilter nascesse, e che prosegue ai giorni d’oggi con una connivenza e una complicità degli Stati che formano la cosiddetta «Comunità internazionale», la cui natura sarebbe ora improbo definire.

NON è affatto vero che chi tace acconsente e se ne resta inerte. Mi auguro che  oltre alla mia voce altre se ne levino forte e chiare per esprimere la netta condanna di un genocidio in atto che non può trovare nessuna giustificazione di sorta.

giovedì 17 luglio 2014

Aggiornamento degli uccisi a Gaza dai raid israeliani

(Fonte: Imemc).
Uccisi mercoledì 16 luglio:
1. Mohammad Ismael Abu Odah, 27, Rafah.
2. Mohammad Abdullah Zahouq, 23, Rafah.
3. Ahmed Adel Nawajha, 23, Rafah.
4. Mohammad Taisir Abu Sharab, 23, Khan Younis.
5. Mohammad Sabri ad-Debari, Rafah.
6. Farid Mahmoud Abu-Doqqa, 33, Khan Younis.
7. Ashraf Khalil Abu Shanab, 33, Rafah.
8. Khadra Al-Abed Salama Abu Doqqa, 65, Khan Younis.
9. Omar Ramadan Abu Doqqa, 24, Khan Younis.
10. Ibrahim Ramadan Abu Doqqa, 10, Khan Younis.
11. Ahed Atef Bakr, 10, Gaza beach.
12. Zakariya Ahed Bakr, 10, Gaza beach.
13. Mohammad Ramiz Bakr, 11, Gaza beach.
14. Ismail Mahmoud Bakr, 9, Gaza beach. 
15. Mohammad Mahmoud Al-Qadim, 22, Deir al-Balah.
15. Mohammad Kamel Abdul-Rahman, 30, Sheikh ‘Ejleen, Gaza City.
16.Husam Shamlakh, 23, Sheikh ‘Ejleen, Gaza City.
17.Usama Mahmoud Al-Astal, 6, Khan Younis (morto per le ferite ricevute in un precedente attacco contro una moschea)
18. Hussein Abdul-Nasser al-Astal, 23, Khan Younis.
19. Kawthar al-Astal, 70, Khan Younis.
20. Yasmin al-Astal, 4, Khan Younis.
21. Kamal Mohammad Abu ‘Amer, 38, Khan Younis.
22.Akram Mohammad Abu ‘Amer, 38, Khan Younis
23. Hamza Raed Thary, 6, Gaza (spiaggia di Gaza, ferito alcuni giorni fa, durante l’attacco contro bambini che giocavano in spiaggiai)
Uccisi martedì 15 luglio:
1. Abdullah Mohammad al-‘Arjani, 19 anni, Khan Younis.
2. Suleiman Abu Louly, 33, Rafah.
3. Saleh Sa’id Dahleez, 20, Rafah.
4. Yasser Eid al-Mahmoum, 18, Rafah.
5. Ismael Fattouh Ismael, 24, Gaza City.
6. Khalil Sh’aafy, Juhr Ed-Deek – Gaza.
7. Sobhi Abdul-hamid Mousa, 77, Khan Younis.
Uccisi lunedì 14 luglio:
1. Adham Abdul-Fattah Abdul-‘Aal, 27
2. Hamid Suleiman Abu al-‘Araj, 60, Deir al-Balah.
3. Abdullah Mahmoud Baraka, 24, Khan Younis.
4. Tamer Salem Qdeih, 37, Khan Younis.
5. Ziad Maher an-Najjar, 17, Khan Younis.
6. Ziad Salem ash-Shawy, 25, Rafah.
7. Mohammad Yasser Hamdan, 24, Gaza.
8. Mohammad Shakib al-Agha, 22, Khan Younis.
9.Ahmed Younis Abu Yousef, 22, Khan Younis.
10. Sara Omar Sheikh al-Eid, 4, Rafah.
11. Omar Ahmad Sheikh al-Eid, 24, Rafah.
12. Jihad Ahmad Sheikh al-Eid, 48, Rafah.
13. Kamal Atef Yousef Abu Taha, 16, Khan Younis.
14. Ismael Nabil Ahmad Abu Hatab, 21, Khan Younis.
15. Boshra Khalil Zo’rob, 53, Rafah.
16.Atwa A’mira al-’Amour, 63, Khan Younis
Uccisi domenica 13 luglio:
1. Ezzeddin Bolbol, Rafah.
2. Rami Abu Shanab, 25 anni, Deir al-Balah.
3. Ramzya Abdul-’Alem, 73, Gaza City.
4. Mo’ayyad al-‘Araj, 2, Khan Younis.
5. Husam Ibrahim Najjar, 14, Jabalia.
6. Hijaziyya al-Hilo, 80, Gaza City.
7. Huwaida abu Harb, 44, central Gaza.
8. Haitham Ashraf Zo’rob, 21, Rafah.
9. Mo’sab Daher, 22, Deir al Balah.
10. Laila Hassan al-‘Oweidat, 35, al-Maghazi.
11. Hussein Abdul-Qader Mheisin, 14, Gaza.
12. Qassem Talal Hamdan, 23, Beit Hanoun.
13. Maher Thabet abu Mour, 23, Khan Younis
14. Mohammad Salem Abu Breis, 65, Deir al-Balah
15. Moussa Shehda Moammer, 60, Khan Younis.
16. Hanadi Hamdi Moammer, 27, Khan Younis.
17. Saddam Mousa Moammer, 23, Khan Younis.
Uccisi sabato 12 luglio:
1. Anas Yousef Qandil, 17 anni, Jabalia.
2. Yousef Mohammad Qandil, 47, Jabalia.
3. Mohammad Edrees Abu Sneina, 20, Jabalia.
4. Abdul-Rahman Saleh al-Khatib, 38, Jabalia.
5. Husam Thieb ar-Razayna, 38, Jabalia.
6. Ibrahim Nabil Hamada, at-Tuffah – Gaza City.
7. Hasan Ahmad Abu Ghush, at-Tuffah – Gaza City.
8. Ahmad Mazen al-Bal’awy, at-Tuffah – Gaza City.
9. Ali Nabil Basal, 32, at-Tuffah – Gaza City.
10. Mohammad Bassem al-Halaby, 28, western Gaza City.
11. Mohammad Sweity (Abu Askar), 20, western Gaza City.
12. Khawla al-Hawajri, 24, Nuseirat refugee camp.
13. Ola Wishahi, 31, Mabarra association for the disabled in Jabalia.
14. Suha Abu Saade, 38, Mabarra association for the disabled in Jabalia.
15. Khalwa al-Hawajra, 24.
16. Rateb Subhi al-Saifi, 22, Sheikh Radwan – Gaza City.
17. Azmi Mahmoud Obeid, 51, Sheikh Radwan – Gaza City.
18. Nidal Muhammad Abu al-Malsh, 22, Sheikh Radwan – Gaza City.
19. Suleiman Said Obeid, 56, Sheikh Radwan – Gaza City.
20. Mustafa Muhammad Inaya, 58, Sheikh Radwan – Gaza City.
21. Ghassan Ahmad al-Masri, 25, Sheikh Radwan – Gaza City.
22. Rif’at Youssef Amer, 36, al-Saftawi.
23. Rif’at Syouti, western Gaza City.
24. Nahedh Na’im al-Batsh, 41, Khan Younis.
25. Baha’ Majed al-Batsh, 28, Khan Younis.
26. Qusai Issam al-Batsh, 12, Khan Younis.
27. Aziza Yousef al-Batsh, 59, Khan Younis.
28. Ahmad No’man al-Batsh, 27, Khan Younis.
29. Mohammad Issam al-Batsh, 17, Khan Younis.
30. Yahia ‘Ala’ Al-Batsh, 18, Khan Younis.
31. Jalal Majed al-Batsh, 26, Khan Younis.
32. Mahmoud Majed al-Batsh, 22, Khan Younis
33. Majed Sobhi al-Batsh, Khan Younis.
34. Marwa Majed al-Batsh, 25, Khan Younis.
35. Khaled Majed al-Batsh, 20, Khan Younis.
36. Ibrahim Majed al-Batsh, 18, Khan Younis.
37. Manar Majed al-Batsh, 13, Khan Younis.
38. Amal Hussein al-Batsh, 10, Khan Younis.
39. Anas Ala’ al-Batsh, 10, Khan Younis.
40. Qusai Ala’ al-Batsh, 20, Khan Younis.
41. Zakariyya Ala’ al-Batsh, 20, Khan Younis.
42. Mohannad Yousef Dheir, 23, Rafah.
43. Mohammad Zo’rob, 21, Rafah.
44. Imad Bassam Zo’rob, 21, Rafah.
45. Mustafa ‘Arif, 26, eastern Gaza City.
46. Mohammad Ghazi ‘Arif, 35, eastern Gaza City.
47. Amir ‘Arif, 10, eastern Gaza City.
48. Ghazi Arif, eastern Gaza City.
49. Ahmad Yousef Dalloul, 57, Gaza.
50. Fadi Ya’coub Sukkar, 25, Gaza.
51. Qassem Jaber Odah, 16, Khan Younis.
52. Mohammad Abdullah Sharatha, 23, Jabalia.
Uccisi venerdì 11 luglio:
1. Wisam Abdul-Razeq Ghannam, 23, Rafah.
2. Mohammad Abdul-Razeq Ghannam, 26, Rafah.
3. Kifah Shihada Ghannam, 20, Rafah.
4. Ghalia Thieb Ghannam, 7, Rafah.
5. Mohammad Munir ‘Ashour, 25, Rafah.
6. Nour an-Ajdi, 10, Rafah.
7. Anas Rezeq abu al-Kas, 30, Gaza City (doctor).
8. Abdullah abu Mahrouq, Deir al-Balah.
9. Mohammad Waloud, Beit Lahia
10. Hazem Ba’lousha, Beit Lahia.
11. Ala’ Abdul Nabi, Beit Lahia
12. Ahmed Zaher Hamdan, 22, Beit Hanoun.
13. Mohammad al-Kahlout, 38, Jabalia.
14. Sami Adnan Shaldan, 25, Gaza City
15. Salem al-Ashhab,40, Gaza City.
16. Raed Abu Hani, 50, Rafah.
17.Rabea Abu- Hmeedan, 65, Jabalia.
18.Mazen Aslan, Shahrman, Al-Bureij.
19. Abu el-Kas, Al Bureij.
20. Shahd Helmi al-Qrynawi, 5, Al-Bureij.
21. Mohammad Samiri, 24, Deir al-Balah.
22. Rami Abu Mosa’ed, 24, Deir al-Balah.
23. Saber Sokkar, 80, Gaza City.
24. Hussein Mohammad al-Mamlouk, 47, Gaza City.
25. Nasser Rabah Sammama, 46, Gaza City.
26. Abdul-Halim Abdul-Mo’ty Ashra, 52, Deir al-Balah.
27. Sahar Salman Abu Namous, 4, Beit Hanoun. 
Uccisi giovedì 10 luglio:
1. Mahmoud Lutfi al-Hajj, 57, Khan Younis (padre di sei figli uccisi)
2. Bassema ‘Abdul Qader Mohammed al-Hajj, 48, Khan Younis (madre di sei figli uccisi)
3. Asma’ Mahmoud al-Hajj, 22, Khan Younis.
5. Sa’ad Mahmoud al-Hajj, 17, Khan Younis.
6. Najla’ Mahmoud al-Hajj, 29, Khan Younis.
7. Tareq Sa’ad al-Hajj, 18, Khan Younis.
8. Omar al-Hajj, 20, Khan Younis.
9. Baha’ Abu al-Leil, 35, Gaza City.
10. Suleiman Saleem Mousa al-Astal, 17, Khan Younis.
11. Ahmed Saleem Mousa al-Astal, 18, Khan Younis (fratello di Suleiman)
12. Mousa Mohammed Taher al-Astal, 15, Khan Younis.
13. Ibrahim Khalil Qanan, 24, Khan Younis.
14. Mohammad Khalil Qanan, 26, Khan Younis (fratello di Ibrahim).
15. Ibrahim Sawali, 28, Khan Younis.
16. Saleem Sawali, 23, Khan Younis.
17. Hamdi Sawali, 18, Khan Younis.
18. Mohammad al-‘Aqqad, 24, Khan Younis.
19. Ismael Abu Jame’, 19, Khan Younis.
20. Hussein Abu Jame’, 57, Khan Younis (padre di Ismael).
21. Ramadan Abu Ghazal, 5, Beit Lahia.
22. Ehsan Ferwana, 19, Khan Younis.
23. Salem Qandil, 27, Gaza City.
24. Amer al-Fayyoumi, 30, Gaza City.
Uccisi mercoledì 9 luglio:
1. Hamed Shihab, Journalist – Gaza.
2. Salmiyya al-‘Arja, 53, Rafah.
3. Miriam ‘Atiya al-‘Arja, 9, Rafah.
4. Rafiq al-Kafarna, 30.
5. Abdul-Nasser Abu Kweik, 60.
6. Khaled Abu Kweik, 31.
7. Eyad Salem ‘Oraif, 12, Gaza City.
8. Mohammad ‘Oraif, 10, Gaza City (fratello di Eyad).
9. Mohammad Mustafa Malika, 18 mesi.
10. Hana’ Mohammed Fu’ad Malaka, 28 (madre di Mohammad), 27.
11. Hatem Abu Salem.
12. Mohammad Khaled an-Nimra, 22.
13. Sahar Hamdan (al-Masry), 40, Beit Hanoun.
14. Ibrahim al-Masry, 14, Beit Hanoun.
15. Amjad Hamdan, 23, Beit Hanoun.
16. Hani Saleh Hamad, 57, Beit Hanoun.
17. Ibrahim Hani Saleh Hamad, 20, Beit Hanoun.
18. Mohammad Khalaf Nawasra, 2, al-Maghazi.
19. Nidal Khalaf Nawasra, 4, al-Maghazi.
20. Salah Awad Nawasra, 24, al-Maghazi.
21. ‘Aesha Shubib al-Nawasra, 23, incinta al quarto mese, al-Maghazi.
22. Naifa Mohammed Zaher Farajallah, 82, al-Mughraqa.
23. Aisha Najm.
24. Amal Yousef Abdul-Ghafour.
25. Ranim Jouda Abdul-Ghafour.
26. Ibrahim Daoud al-Bal’aawy.
27. Abdul-Rahman Jamal az-Zamely.
28. Ibrahim Ahmad ‘Abdin.
29. Mustafa Abu Murr.
30. Khaled Abu Murr.
31. Mazin Al-Jarba.
32. Marwan Eslayyem.
33. Hatem Abu Salem, Gaza City.
34. Nariman Abdul-Ghafour, Khan Younis.
35. Ra’ed Mohammed Abu Shalat, 35, al-Nussairat.
36. Yasmin al-Mautawaq, 3, Gaza City.
37. Ahmad Swali, 28, al-Nussairat.
Uccisi martedì 8 luglio 
1. Mohammad Sha’ban, 24, Gaza.
2. Amjad Sha’ban, 30, Gaza.
3. Khader al-Basheeleqety, 45, Gaza.
4. Rashad Yassin, 27, Nusseirat.
5. Mohammad Ayman ‘Ashour, 15, Khan Younis.
6. Riyadh Mohammad Kaware’, 50, Khan Younis.
7. Bakr Mohammad Joudeh, 50, Khan Younis.
8. Ammar Mohammad Joudeh, 26, Khan Younis.
9. Hussein Yousef Kaware’, 13, Khan Younis.
10. Bassem Salem Kaware’, 10, Khan Younis. 
11. Mohammad Ibrahim Kaware’, 50, Khan Younis.
12. Mohammad Habib, 22, Gaza.
13. Mousa Habib, 16, Gaza.
14. Saqr ‘Aayesh al-‘Ajjoury, 22, Jabalia.
15. Ahmad Nael Mahdi, 16, Gaza.
16. Hafeth Mohammad Hamad, 26, Beit Hanoun.
17. Ibrahim Mohammad Hamad, 26, Beit Hanoun.
18. Mahdi Mohammad Hamad, 46, Beit Hanoun.
19. Fawziyya Khalil Hamad, 62, Beit Hanoun.
20. Donia Mahdi Hamad, 16, Beit Hanoun.
21. Soha Hamad, 25, Beit Hanoun.
22. Suleiman Salam Abu Sawaween, 22, Khan Younis.
23. Siraj Eyad Abdul-‘Aal, 8, Khan Younis.
24. Abdul-Hadi Soufi, 24, Rafah.
Child killed in Gaza - Image By Quds News
(Bambini uccisi a Gaza – Foto di Quds News)
4-year old Sahar Salman Abu Namous, before he was decapitated by an Israeli shell (image by palestine-info.co.uk)
Sahar Salman Abu Namous, di 4 anni, prima di essere decapitato da un missile israeliano (foto di palestine-info.co.uk)