giovedì 19 febbraio 2015

Paolo Barnard: «Ecco perché la Grecia è fottuta...»

OK, SCRIVETE A VAROUFAKIS. ECCO PERCHE’ LA GRECIA E’ FOTTUTA SENZA MOSLER (+ TESTO LETTERA).

Yanis Varoufakis, ministro delle finanze
Allora, cercate di capire. L’ho già detto ma lo ripeto. Come sempre quello che scrivono i giornali o dicono i TG è segatura.
Una nazione NON SOVRANA NELLA MONETA, cioè la cui moneta le viene fornita da un organo straniero, è TENUTA IN PUGNO da quell’organo. La Grecia usa l’euro che NON PUO’ CREARE, l’euro lo crea e glielo dà la BCE, e se non gliene dà più vuol dire che le banche di quella nazione non possono rifinanziarsi di liquidi; se non si rifinanziano vanno in vacca, e i cittadini perdono tutto quello che hanno nei conti correnti perché le banche chiudono i battenti, bancomat ecc. Ok? Un disastro epico.
I mezzi principali con cui la BCE dà euro al sistema bancario greco sono finanziamenti in cambio di collaterale delle banche (poi spiego); e l’uso di un sistema chiamato ELA.
Una banca greca se vuole euro dalla BCE gli deve promettere in cambio il famoso ‘collaterale’, cioè beni finanziari non liquidi. Allora la banca X chiede 10.000.000 di euro liquidi alla BCE e in cambio gli dà 10.000.000 di euro di titoli di Stato, o altri titoli chiamati ABS, o altri pezzi di carta chiamati Commercial Paper. Ok?
Ora, non è che le banche greche non abbiano sta roba, ce l’hanno. E’ che quei figli di tr… (finisce per oia) della BCE posseggono un potere chiamato Risk Control Framework (Guideline ECB/2010/13) grazie a cui la BCE di Draghi può rifiutare di finanziare qualsiasi banca europea a sua discrezione, con l’arbitraria scusa che il collaterale che le banche offrono alla BCE per avere fondi non è PIU’, per la BCE stessa, valido. E oggi lo fa con quelle greche di Tsipras. Nel caso di Atene, Draghi ha appena deciso che il collaterale che le banche greche gli offrivano per ottenere fondi, cioè i titoli greci, non è più accettabile, né null’altro è accettabile, cioè ABS, Commercial paper, ecc.

L’altro sistema per finanziare le banche che hanno la sfiga di stare in Zona Euro è l’ELA, cioè Emergency Liquidity Assistance. La BCE ora minaccia sia Tsipras che Varoufakis di chiudergli anche questo rubinetto se Atene non accetta come uno stuoino tutte le condizioni dei creditori, dopo di che… Stalingrado sembrerà una rissa da bar in Grecia.

Dai, veramente, per decenza umana e giornalistica piantiamola con ste cazzate. La Grecia è un criceto dentro una gabbia di leopardi e il buon Varoufakis può fare tutte le facce da Mike Tyson che vuole ma fa pena a mia nonna.

Unica soluzione per la Grecia: chiamare il più grande Central Bank-Buster del mondo al suo servizio, ed è Warren Mosler.
Allora scrivete tutti alla mail di Varoufakis: yanisvaroufakis@gmail.com. Mettere in oggetto: Only Warren Mosler can save Greece. Testo:
Dear Sir,
Greece's destiny is exclusively in the hands of MONETARY OPERATIONS being commanded by the ECB entirely. Greece can be destroyed in a matter of days by the use of the ECB’s Risk Control Framework and by denial of ELA funding, plus use of the Single Supervisory Mechanism (SSM) to constrain your banks. Only the world's greatest expert in MONETARY OPERATIONS, Dr. Warren Mosler (whom you know well), can help your government from ruin. Please do call him to Athens at once!
Sincerely Yours
firma e città”
DIFFONDETE! DOBBIAMO SCRIVERGLI A MIGLIAIA!

sabato 14 febbraio 2015

“Scene della guerra d’Italia”: una recensione di Teodoro Klitsche de la grance a George Macaulay Trevelian

George Maucaulay Trevelyan, Scene della guerra d’Italia, Edizioni di Storia e Letteratura (info@storiaeletteratura.it), Roma 2014, pp. 176, € 24,00.

La mancanza di consapevolezza storica e la critica ad un’Italietta considerata di “classe”, fanno sì che oggigiorno non sia neanche sospettato che l’esito favorevole all’Intesa della I guerra mondiale fosse ritenuto, da tanti contemporanei, determinato dall’intervento italiano.

A ciò ha contribuito anche la propaganda e la storiografia francese e inglese (nonché americana) portata a ritenere decisivo il fronte occidentale e l’intervento     U.S.A. (il cui effetto fu sul piano politico importante, ma su quello militare di scarso rilievo). Diversamente pensavano Pareto, buona parte del Quartier generale tedesco e altri: tra questi Trevelyan, che durante la guerra comandò un reparto inglese di autoambulanze operante sull’Isonzo.

(1876-1962)
Scrive Trevelyan che già la proclamazione della neutralità italiana nel 1914 “salvò la Francia sulla Marna, permettendole di sguarnire la frontiera alpina”.

L’intervento a fianco dell’Intesa secondo lo storico inglese fu la logica conclusione del Risorgimento: gli idealisti (cioè gli interventisti) “videro nella guerra contro le Potenze Centrali l’unica via per salvare l’indipendenza, le tradizioni, l’anima della Patria”. Essi erano “il partito dell’idealismo, del governo democratico e libero, e dell’unità nazionale – tre principi che in Italia sono legati l’uno all’altro, perché erano stati i tre principi del Risorgimento che aveva creato lo Stato”.

Nelle giornate di maggio la decisione d’intervenire fu presa per le manifestazioni popolari “Il popolo d’Italia, quando si desta, è assai più formidabile del Parlamento. In tempi ordinari, il Parlamento amministra il paese; ma i suoi atti non suscitano quell’interesse costante e appassionato che gli affari parlamentari destano in Inghilterra. L’Italia non è una grande nazione parlamentare, ma una grande nazione democratica”.

Marcia nella valle dell’Isonzo
Quanto a Caporetto scrive Trevelyan “Il cataclisma scoppiò come un fulmine a ciel sereno. Rovinò quasi l’Italia e per poco non compromise la causa degli Alleati, ma finì per dare alla prima rinnovati propositi e una nuova disciplina nazionale, ai secondi una più stretta unità”; e addebita la disfatta di Caporetto (in un certo modo, come Cadorna) agli “elementi inesperti e non lodevoli mandati in quell’autunno, per trascuratezza, a Caporetto… È noto che questi erano composti, in buona parte, da parecchie migliaia di operai dei proiettifici, che avevano preso parte alla sommossa di Torino, di poco precedente. Radunare questi uomini a Caporetto, per punizione, non fu certo un’idea molto felice”. Tuttavia la durezza della guerra era tale che “non il fatto che la ritirata avvenne richiede per me una spiegazione, quanto il fatto che non avvenne prima, e che l’esercito e il popolo d’Italia si ripresero e ricostruirono il proprio «morale» imponendo a se stessi una disciplina nuova e migliore”.

Ingresso a Trento il 3 novembre 1918
A ciò contribuì la nuova direzione politica (Vittorio Emanuele Orlando) e militare (Diaz): un grande successo fu la battaglia del Solstizio in cui fu respinta l’ultima offensiva austriaca. E che fu il prologo di Vittorio Veneto.

Al di là di come oggigiorno possono valutarsi quegli avvenimenti e le conseguenze che ne sono derivate (l’inizio della decadenza dell’Europa, la disastrosa pace di Versailles, il “secolo breve”) queste pagine di Trevelyan servono a ricostruire una verità dimenticata, anche per l’orgoglio francese ed inglese: che il fronte italiano non fu teatro di una guerra secondaria, che non fu una guerra “da poco” e, soprattutto l’intervento italiano fu decisivo per la vittoria degli alleati.

Teodoro Klitsche de la Grange

venerdì 13 febbraio 2015

Alla “civilissima Germania” un invito a guardasi alla specchio: quanti prigionieri ci sono nelle tue prigioni, condannati per reati di opinione?


La Rete è un sistema di comunicazione “orizzontale” che si contrappone al sistema “verticale” che ha fino ad oggi caratterizzato la diffusione dei contenuti di ogni genere. Per sua natura la Rete è indipendente e anarchica. Un blog personale può essere aperto all’istante da ogni cittadino a un costo vicino a zero. Questa grande libertà possibile per ognuno rappresenta un grande disturbo per il Potere che si vede pericolosamente contrastato nella sua capacità omnipervasiva di controllare, dirigere, formare, educare la mente dei cittadini fin da quando ancora si trovano nell’utero della loro madre. La recente legge sul Negazionismo varata al senato quasi all’unanimità dal Senato cadente della Repubblica Italiana è a nostro avviso priva di ogni “legittimità” formale e sostanziale. Ha un carattere eminentemente ed esclusivamente repressivo: i cittadini devono imparare a sapersi difendere con intelligenza dalle cattive leggi che sono tante e che andranno tutte sfoltire il giorno in cui vi sarà al governo una forza politica autenticamente democratica, indipendente, refrattaria al potere corruttivo delle lobbies, espressione della sovranità popolare nonché assolutamente rispettosa della libertà di tutti i suoi cittadini: qualsiasi governo ha fondamento legittimo solo in quanto difenda e presidi la libertà dei suoi cittadini; non esiste per reprimere e comprimere le loro libertà. Se fa questo, è un governo tirannico, qualunque siano le sue percentuali di voto in elezioni truccate o il nome che decida di darsi, magari anche quello di «Partito Democratico», dove il “democratico” è soltanto una beffa fatta proprio ai cittadini cui è tolta libertà e democrazia.  Ciò premesso, pubblichiamo di seguito, con nostro adattamento redazionale, un testo liberamente disponibile nella Rete, come è anche disponibile per chiunque la nostra “edizione” del testo che segue, cui non necessita nessun particolare commento esplicativo: parla da solo e ha tutti i riferimenti che sono necessari per la sua contestualizzazione.

L’idea/proposta che si lancia a ogni singolo cittadino è di rivolgere - in modo civilissimo, garbato, ossequioso... per non incorrere in perfide querele da parte di perfidi nemici - eguali lettere a ogni stato europeo che dagli novanta in poi hanno introdotto un florilegio di leggi liberticide, ispirate. Dicendo loro che se i loro cittadini non si ribellano alle limitazioni delle loro libertà, noi italiani non intendiamo essere acquiescente ed accettare una eguale perdita di libertà con lo specioso argomento che siccome loro hanno rinunciato alle loro libertà, essendo loro più civili di noi, ergo anche noi dobbiamo rinunciare alle nostre libertà. Di questo passo non è difficile immaginare come si possa ritornare anche formalmente al ripristino della schiavitù legalizzata. Una avvertenza: poiché Lor Signor considerano un reato qualsiasi Associazione di cittadino, bisogna evitare di farsi contestare il “reato associativo”. Pertanto ognuno di noi deve trasformarsi in un Cavaliere medievale, senza macchia, e con onore lanciarsi lancia in resta per la difesa delle libertà di tutti e di ognuno: Tutti per uno, Uno per tutti.

*

ALLA CIVILISSIMA GERMANIA
(in testa a tutte le nazioni del mondo per il rispetto
dei cosiddetti “diritti umani”)

Lettera dell’avvocato Z. Mahi all’ambasciatore tedesco… 
oggetto: «deploro il carcere per i revisionisti»

«Il prigioniero revisionista Gert (Gerhard) Ittner ci ha inviato, recentemente (31 gennaio), il testo di una lettera che un avvocato francese, Z. Mahi, ha indirizzato all’ambasciatore della Germania in cui deplorava l’incarcerazione dei nostri prigionieri nel suo paese. Abbiamo chiesto a quest’avvocato l’autorizzazione a diffondere la sua lettera; la risposta ci è arrivata con questo commento: “Mi assumo la responsabilità di ogni parola e potete pubblicarla. D’altra parte, sino ad oggi non ho avuto risposta.” Ecco quindi questa lettera, alla quale i nostri corrispondenti potranno ispirarsi per eventualmente scrivere, a loro volta, all’ambasciatore tedesco:

“Parigi, il 24 gennaio 2015

Signor Ambasciatore di Germania,

Eccellenza,

Sono un avvocato dell’ordine di Parigi e i diritti dell’uomo e la libertà di espressione sono per me delle libertà fondamentali per le quali bisogna battersi senza sosta.

E’ con gioia e speranza che ho visto, l’11 gennaio 2015, nel primo rango dei capi di Stato la Signora Angela Merkel sfilare per la libertà di espressione e contro il terrorismo cieco che ha ancora colpito dei giornalisti come i 17 che sono morti a Gaza nel luglio 2014 e per i quali nessuno ha manifestato. Ma, dall’altra parte, sono turbata nel sapere che i Tedeschi, suoi compatrioti, sotto accuse discutibili sono condannati a pene di prigione molto pesanti, non perché abbiano ucciso dei giornalisti ma perché si sono espressi, credevano, liberamente su alcuni soggetti, che sembrerebbero tabù Se i musulmani stimano che ci siano degli argomenti tabù come la rappresentazione del loro profeta, al punto da uccidere e che il mondo intero si sia sollevato per dire “La libertà di espressione è sacra, non c’è nulla che sia tabù”, come può un paese democratico come la Germania, che non è una tana di integristi medioevali, sostenere ancora che ci siano soggetti tabù?

Volevo porle questa domanda; forse mi risponderà se i suoi impegni, che so essere schiaccianti, le lasceranno il tempo di farlo.

La prego di credere, Signor Ambasciatore, nella mia perfetta considerazione.

Z.Mahi, avvocato”».
La traduzione è a cura di GV

mercoledì 11 febbraio 2015

Per la difesa della libertà di pensiero, nonché di sua libera espressione, nonché libertà di ricerca, di insegnamento, di critica politica... Contro questa classe politica, i suoi finanziatori e mandanti, i media e gli “opinion maker”, contro un ceto intellettuale che ha tradito il suo compito...



Mentre nel Senato della Repubblica (negli ultimi suoi miserabili giorni di vita) si affossa la libertà dei cittadini tutti, è difficile trovare la forma adatta e consentita per esprimere tutto il nostro sdegno. Abbiamo assistito ieri alla prima parte del “dibattito” che dovrebbe partorire il varo di una nuovo legge per mettere il bavaglio non ai “negazionisti” – come dicono – ma ad ogni cittadino per il giorno in cui libero dalla dura necessità di coniugare il pranzo con la cena, volesse dedicare il suo tempo alle funzioni più nobili di ogni uomo: la capacità di pensare e di potersi esprimere pubblicamente in libero confronto con altre teste liberamente pensanti.

Ci hanno tolto questa libertà: ne hanno una paura fottuta...

Nell’elenco dei mali e delle cose brutte vengono sempre indicate in cima alla lista mafia, ndranghteta, camorra... anche l’«evasione fiscale», ebbene, se lo si può dire in una forma castigata, Quei Signori sono di gran lunga peggiori di tutti questi mali. Non occorre che io spieghi come e perché. Ognuno che abbia una minima capacità di pensiero è in grado di comprenderlo da solo.

Del resto, dovremo abituarci a parlare e comunicare non con la semplicità del “parla come mangi” ma con tutte le oscurità di un pensiero per iniziati dove ci si possa capire senza incorrere nelle maglie di un censura tanto ottusa da scassare quella macchina giudiziaria che è chiamata a mettere in esecuzione quanto Lor Signori comandano...

Comunico ai miei cinque lettori una triste notizia: i Senatori della Repubblica morente legiferano sulle loro residue libertà... Se l’«ex-cavaliere» ha detto che siamo in presenza di una «deriva autoritaria», per una volta tanto ha detto la verità! Dobbiamo pertanto abituarci a vivere, ossia a difenderci e resistere nel peggiore e più tirannico di tutti i regimi che abbiamo conosciuto finora o di cui ci è stato detto che erano “i cattivi”: può darsi che lo fossero. Ma quello in cui viviamo li avanza tutti  nelle “narrazioni del Male” che loro stessi ci hanno fatti. Le nefandezze di Questi Signori che ci governano e opprimono - ora - non possono e non devono essere narrate... Almeno così Loro pensano...

Razza infame di vipere! Dicono di voler punire la “propaganda” , l‘«istigazione», come se queste non fossero formule estremamente ambigue ed arbitrarie... Uno manifesta pubblicamente un “opinione” e gli dicono che è “propaganda”, “istigazione”, che propugna la “superiorità razziale”... Non si accorgono e non vogliono intendere che l’«propaganda» è quella fatta e finanziata dai loro Committenti.

Che porcheria! Il “pubblicamente” malamente nasconde un obiettivo politico: colpire e chiudere la rete, internet, che ancora sfuggiva al loro controllo. Pateteci il Cinque Stelle Airola che invoca nelle scuole l’«insegnamento» della storia, lasciando intende che Lui non solo la storia la conosce, ma sa come deve essere insegnata e cosa deve insegnare... Sono questi i miei «Portavoce»? Non esco dal Movimento, ma faremo i conti ai prossimi meet-up! Oggi è festa nazionale per l’Iran, ma lutto nazionale per l’Italia... Chissà! I “negazionisti” italiani andranno a chiedere asilo politico in Iran!


giovedì 15 gennaio 2015

Nel nome di Charlie: essere o non essere...

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Mi è al momento difficile fare un censimento sul modo in cui la “gente” si schiera e si divide intorno ai fatti parigini, che dovrebbero essere il nostro “11 settembre” secondo una rappresentazione che se ne è subito data e che di giorno in giorno, di ora in ora sembra alquanto improbabile. Di sicuro vi è stata fin dai primi istanti una regia che voleva condurre la cosiddetta “opinione pubblica”, che un mio compianto amico derubricava a “opinione pubblicata” di appositi professionisti detti appunto Opinionisti, dei quali si suppone che più di quanto non possa il Papa con i suoi cattolici riesca loro meglio ad esprimere ciò che la gente pensa, sono la Gente pensante e quel che peggio la gente che conta e viene poi presa come base da quei parlamentare che entrano alle Camere con un giornale in tasca.

Malgrado ce l’abbiano messa tutta per quella che sempre più persone considerano una “false flag” pare che l’abbiano fatta grossa, anzi troppo grossolana per riuscire a stare in piedi senza le stampelle di occulti operatori in grado di influenzare i grandi canali mediatici, secondo le procedure in ultimo rivelate da Udo Ulfklotte, con cui anni addietro avevo io stesso polemizzato e che adesso ha rivelato lui stesso di essere stato al servizio della CIA, ma senza essere per nulla una mosca bianca... A buon intenditore... Ed infatti, alcuni commentatori, anzi Opinionisti apostolici nostrani si sono oggi lanciati in un florilegio di insulti contro il povero Dieudonné, ma concludendo che anche a lui, perfino a lui, il più abietto degli esseri, va riconosciuta la libertà di espressione. Chiaramente si tratta di una carità pelosa, giacché sarebbe poi arduo far capire ai lettori delle proprie Opinioni Quotidiane come queste possano essere legittime e le altre opinioni di chiunque altro non esserle. Ci si gioca il pane quotidiano, se ogni giorno bisogna trovare qualche Lettore ancora dipendente dal “giornale del cuore” ai cui articoli, alle cui narrazioni del mondo ci si abbandona interamente. In pratica, rischiano di darsi la zappa sui piedi, proclamando solo per sé la libertà di pensiero, e negandola a chiunque sia di avviso diverso dal loro, cosa che accade, come ben sanno se appena leggono le “lettere” che vengono inviate alle redazioni dei giornali sui quali scrivono.

martedì 13 gennaio 2015

Libertà di espressione: Dieudonné risponde a Bernard Cazeneuve (in cinque lingue)

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(Pour accéder aux versions textes française, anglaise, espagnole, italienne et allemande, descendez plus bas dans l’article. || Per una documentazione si veda: Kelebek, ripreso anche in “Come Don Chisciotte"). Ultim’ora: «Parigi, 14 gen. (Adnkronos) - - Il controverso comico francese Dieudonné è in stato di fermo per apologia del terrorismo. Il provvedimento nei suoi confronti è scattato alle 7 di questa mattina, rende noto l'emittente francese i-Télé», che mi giunge da: Byebyeunclesam. Qualche considerazione estemporanea: In realtà, dei morti ammazzati a Parigi non interessa niente a nessuno, come a nessuno interessa della libertà di manifestazione del pensiero. Il settimanale satirico in questione è in realtà un organo della propaganda neocon sionista, dell’ideologia dello “scontro di civiltà” confezionata a Washington e a Tel Aviv, con uffici locali nelle varie capitale europee, fra cui la redazione di “Charlie Hebdo”. La manifestazione parigina che avrebbe dovuto essere un momento “tragico” è subito degenerata in una versione comica, farsesca, con Netanayu e Hollande che sgomitavano per avere la scena. Al milione o due di francesi che erano stati invitati alla passeggiata, a debita distanza dai capi di stato, è stato fatto credere che stavano scrivendo la storia per il solo fatto di essere lì e venire ripresi dalle televisioni: «c’ero anch’io!», racconteranno ai loro nipoti, i quali probabilmente diranno loro: “come dei gran fessi”. La maglietta con lo slogan: “Je suis Charlie”, preconfezionata su scala industriale, è troppo stretta e piatto il senso. Se non è stato un “false flag”, o è ancora troppo presto per poterno dire, di certo è già evidente l’uso strumentale che se ne vuol fare. Lo slogan non spiega assolutamente nulla e vuole costruire sul nulla «l’unità repubblicana». Non è spiegato il perché i vignettisti siano stati ammazzati e quale fosse l’effettivo mestiere degli stessi vignettisti. Ancora una volta, con un semplice batter di ciglia, con un anti-slogan (“Je suis Charlie Coulybaly"), postato per una sola ora su Facebook, Dieudonné ha fatto cadere la maschera a un potere tanto feroce quanto ipocrita. Solo degli assoluti idioti possono credere che in Francia vi sia libertà di pensiero nonché di sua pubblica manifestazione. Se poi questi idioti vogliono far passare che le loro opinioni idiote sono un “diritto” e le opinioni diverse o opposte alle loro sono invece dei reati, ecco che gli idioti diventano pericolosissimi criminali di gran lunga peggiori dei “terroristi” ai quali si dà la caccia come a dei moderni untori.

 Dieudonné répond à Bernard Cazeneuve:

Hier, nous étions tous Charlie, à marcher, à se tenir debout, pour les libertés. Pour que l’on continue à rire de tout.

Tous les représentants du gouvernement, vous compris, marchaient ensemble dans cette direction.

Au retour de cette marche, je me suis senti bien seul.

Depuis un an, l’État m’a dans le viseur et cherche à m’éliminer par tous moyens. Lynchage médiatique, interdiction de mes spectacles, contrôles fiscaux, huissiers de justice, perquisitions, mise en examen… plus de quatre-vingt procédures judiciaires se sont abattues sur moi et mes proches.

Et l’État continue de me pourrir la vie. Quatre-vingt procédures.

Depuis un an, je suis traité comme l’ennemi public numéro 1, alors que je ne cherche qu’à faire rire, et à faire rire de la mort, puisque la mort, elle, se rit bien de nous, comme Charlie le sait, hélas.

Alors que je propose la paix sous votre autorité depuis plusieurs semaines, je reste sans réponse de votre part.

Mais dès que je m’exprime, on ne cherche pas à me comprendre, on ne veut pas m’écouter. On cherche un prétexte pour m’interdire. On me considère comme un Amedy Coulibaly alors que je ne suis pas différent de Charlie.

À croire que mes propos ne vous intéressent que lorsque vous pouvez les détourner pour mieux vous indigner.

Monsieur le ministre, je vous le rappelle, puisque vous semblez maintenant m’écouter.

Je propose la paix.

Dieudonné M’bala M’bala

English version

Famous comedian Dieudonné replies to Minister of the Interior Bernard Cazeneuve:

Yesterday we all were Charlie. We all walked and stood up for freedoms to be allowed to laugh at everything.

All the Government’s officials – you included – were walking together in the same direction.

Yet, when I came back home I felt all alone.

The Government has been targeting me for a year now and is still looking to eliminate me by any means: media lynching, ban on my performance shows, tax audits, bailiff raids, searches, indictments… More than eighty judicial procedures have struck down on my kinfolk and me.

And the Government keeps on ruining my life. Eighty judicial procedures.

Since the beginning of last year, I have been treated as public enemy number one, when all I try to do is make people laugh, and laugh about death, because death laughs at us all, as Charlie knows now, unfortunately.

Even though I offered peace under your authority in the past weeks, I did not get any answer from you yet.

Whenever I express myself some people will not even try to understand me, they will not listen. They try to find some kind of pretext to suppress me. I am looked upon as if I were Amedy Coulibaly, when I am no different from Charlie.

It seems like you do not care about my words, unless you can distort them and use them to fill yourself with indignation.

Dear Minister, since it looks like I have finally earned some listening from your part, I wish to remind you one thing:

I offer peace.

Dieudonné M’bala M’bala
Versión española

El famoso cómico Dieudonné contesta al Ministro del Interior Bernard Cazeneuve:

Ayer, éramos todos Charlie, estábamos caminando juntos y de pie para defender las libertades. Para que se siga pudiendo reír de todo.

Todos los representantes del gobierno, entre ellos usted, caminaban todos en la misma dirección.

Pero al volverme a casa, me sentí muy solo.

Desde hace un año, el gobierno me tiene acosado, ha buscado eliminarme por todos modos.

Linchamiento mediático, prohibición de mis espectáculos, inspecciones fiscales, alguaciles, búsquedas, acusaciones… más de ochenta procedimientos legales.

Y el estado sigue intentando estropear a mi vida. Ochenta procedimientos legales.

Desde hace un año, me están tratando como si fuera el enemigo público número uno, pero yo a la gente solo intento hacerle reír, y que se burle de la muerte, pues la muerte se burla de nosotros, como lo sabe Charlie, desgraciadamente.

Si bien, en las últimas semanas, he propuesto, bajo su autoridad, la paz, sigo sin noticias de usted.

Pero apenas me exprimo, no intentan entenderme, no quieren escucharme. Siguen buscando excusas para prohibirme y censurarme. Me están considerando como si fuera Amedy Coulibaly, mientras yo no soy nada distinto de Charlie.

Se podría pensar que mis palabras solo le interesan si ustedes las pueden interpretar en mal modo para así indignarse mejor.

Estimado Ministro, le recuerdo, ya que parece que ahora me está escuchando.

Yo propongo la paz.

Dieudonné M’bala M’bala
Versione italiana

Il famoso comico Dieudonné risponde al Ministro del Interno Bernard Cazeneuve:

Ieri, eravamo tutti Charlie. Stavamo camminando tutti in piedi per le nostre libertà. In modo da potere continuare a ridere di tutto.

Tutti i rappresentanti dello stato, lei compreso, stavano camminando insieme nella stessa direzione.

Però quando sono tornato a casa, mi sono sentito molto solo.

Da un anno, lo stato mi ha preso come bersaglio, e cerca di eliminarmi in ogni modo.

Linciaggio mediatico, interdizione dei miei spettacoli, verifiche fiscali, ufficiale giudiziario, perquisizioni, accuse… Più di ottanta procedure giudiziarie si sono abbattute su di me e sulla mia famiglia.

E lo stato continua a rovinarmi la vita. Ottanta procedure giudiziarie.

Da un anno, mi state trattando come se fossi il nemico pubblico numero uno, mentre io provo solo a fare ridere la gente, e farle ridere della morte, dato che la morte ride di noi, come lo sa Charlie, purtroppo.

Anche se da diverse settimane ho proposto la pace più volte e sotto la vostra autorità, rimango però senza risposta da parte vostra.

Pero appena mi esprimo, non cercate di capirmi, non volete ascoltarmi. State solo cercando scuse per censurarmi. Mi state considerando come se fossi Amedy Coulibaly, invece io non sono per niente diverso da Charlie.

Si potrebbe pensare che le mie parole, a voi non interessino, salvo per male interpretarle, con cattiva fede, per indignarvi meglio.

Signor Ministro, siccome sembra che adesso lei mi stia ascoltando, le ricordo che:

Io propongo la pace.

Dieudonné M’bala M’bala
Deutsche Version

Dieudonné antwortet Bernard Cazeneuve:

Gestern waren wir alle Charlie, gemeinsam marschierend, aufrecht stehend, für die Freiheiten. Damit wir weiter über alles lachen.

Alle Vertreter der Regierung, Sie eingeschlossen, marschierten zusammen in diese Richtung.

Auf der Rückkehr von diesem Marsch habe ich mich sehr alleine gefühlt.

Seit einem Jahr hat mich der Staat im Visier und versucht mich mit allen Mitteln zu vernichten.

Mediales Lynchen, Verbot meiner Aufführungen, Steuerprüfungen, Gerichtsvollzieher, Hausdurchsuchungen, Anklageerhebungen… mehr als achtzig gerichtliche Verfahren sind auf mich und meine Familie niedergegangen.

Und der Staat fährt fort, mein Leben zu verpesten. Achtzig Gerichtsverfahren.

Seit einem Jahr werde ich als öffentlicher Staatsfeind Nummer 1 behandelt, obgleich ich nur zum Lachen anregen will, und auch um über den Tod zu lachen, denn der Tod, er, er lacht über uns, so wie Charlie es weiß, leider.

Obgleich ich den Frieden unter Ihrer Autorität seit mehreren Wochen vorschlage, bleibe ich ohne Antwort von Ihnen.

Doch sobald ich mich äußere, versucht man nicht mich zu verstehen, man will mir nicht zuhören. Man sucht nach einem Vorwand, um mich zu verbieten. Man betrachtet mich als einen Amedy Coulibaly, obgleich ich nicht anders bin als Charlie.

Anscheinend finden meine Äußerungen nur dann Ihr Interesse, wenn Sie sie verdrehen können, um sich besser empören zu können.

Herr Minister, ich erinnere Sie daran, denn Sie scheinen mir jetzt zuzuhören:

Ich schlage Frieden vor.
                                                                   Dieudonné M’bala M’bala