giovedì 15 gennaio 2015

Nel nome di Charlie: essere o non essere...

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Mi è al momento difficile fare un censimento sul modo in cui la “gente” si schiera e si divide intorno ai fatti parigini, che dovrebbero essere il nostro “11 settembre” secondo una rappresentazione che se ne è subito data e che di giorno in giorno, di ora in ora sembra alquanto improbabile. Di sicuro vi è stata fin dai primi istanti una regia che voleva condurre la cosiddetta “opinione pubblica”, che un mio compianto amico derubricava a “opinione pubblicata” di appositi professionisti detti appunto Opinionisti, dei quali si suppone che più di quanto non possa il Papa con i suoi cattolici riesca loro meglio ad esprimere ciò che la gente pensa, sono la Gente pensante e quel che peggio la gente che conta e viene poi presa come base da quei parlamentare che entrano alle Camere con un giornale in tasca.

Malgrado ce l’abbiano messa tutta per quella che sempre più persone considerano una “false flag” pare che l’abbiano fatta grossa, anzi troppo grossolana per riuscire a stare in piedi senza le stampelle di occulti operatori in grado di influenzare i grandi canali mediatici, secondo le procedure in ultimo rivelate da Udo Ulfklotte, con cui anni addietro avevo io stesso polemizzato e che adesso ha rivelato lui stesso di essere stato al servizio della CIA, ma senza essere per nulla una mosca bianca... A buon intenditore... Ed infatti, alcuni commentatori, anzi Opinionisti apostolici nostrani si sono oggi lanciati in un florilegio di insulti contro il povero Dieudonné, ma concludendo che anche a lui, perfino a lui, il più abietto degli esseri, va riconosciuta la libertà di espressione. Chiaramente si tratta di una carità pelosa, giacché sarebbe poi arduo far capire ai lettori delle proprie Opinioni Quotidiane come queste possano essere legittime e le altre opinioni di chiunque altro non esserle. Ci si gioca il pane quotidiano, se ogni giorno bisogna trovare qualche Lettore ancora dipendente dal “giornale del cuore” ai cui articoli, alle cui narrazioni del mondo ci si abbandona interamente. In pratica, rischiano di darsi la zappa sui piedi, proclamando solo per sé la libertà di pensiero, e negandola a chiunque sia di avviso diverso dal loro, cosa che accade, come ben sanno se appena leggono le “lettere” che vengono inviate alle redazioni dei giornali sui quali scrivono.

martedì 13 gennaio 2015

Libertà di espressione: Dieudonné risponde a Bernard Cazeneuve (in cinque lingue)

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(Pour accéder aux versions textes française, anglaise, espagnole, italienne et allemande, descendez plus bas dans l’article. || Per una documentazione si veda: Kelebek, ripreso anche in “Come Don Chisciotte"). Ultim’ora: «Parigi, 14 gen. (Adnkronos) - - Il controverso comico francese Dieudonné è in stato di fermo per apologia del terrorismo. Il provvedimento nei suoi confronti è scattato alle 7 di questa mattina, rende noto l'emittente francese i-Télé», che mi giunge da: Byebyeunclesam. Qualche considerazione estemporanea: In realtà, dei morti ammazzati a Parigi non interessa niente a nessuno, come a nessuno interessa della libertà di manifestazione del pensiero. Il settimanale satirico in questione è in realtà un organo della propaganda neocon sionista, dell’ideologia dello “scontro di civiltà” confezionata a Washington e a Tel Aviv, con uffici locali nelle varie capitale europee, fra cui la redazione di “Charlie Hebdo”. La manifestazione parigina che avrebbe dovuto essere un momento “tragico” è subito degenerata in una versione comica, farsesca, con Netanayu e Hollande che sgomitavano per avere la scena. Al milione o due di francesi che erano stati invitati alla passeggiata, a debita distanza dai capi di stato, è stato fatto credere che stavano scrivendo la storia per il solo fatto di essere lì e venire ripresi dalle televisioni: «c’ero anch’io!», racconteranno ai loro nipoti, i quali probabilmente diranno loro: “come dei gran fessi”. La maglietta con lo slogan: “Je suis Charlie”, preconfezionata su scala industriale, è troppo stretta e piatto il senso. Se non è stato un “false flag”, o è ancora troppo presto per poterno dire, di certo è già evidente l’uso strumentale che se ne vuol fare. Lo slogan non spiega assolutamente nulla e vuole costruire sul nulla «l’unità repubblicana». Non è spiegato il perché i vignettisti siano stati ammazzati e quale fosse l’effettivo mestiere degli stessi vignettisti. Ancora una volta, con un semplice batter di ciglia, con un anti-slogan (“Je suis Charlie Coulybaly"), postato per una sola ora su Facebook, Dieudonné ha fatto cadere la maschera a un potere tanto feroce quanto ipocrita. Solo degli assoluti idioti possono credere che in Francia vi sia libertà di pensiero nonché di sua pubblica manifestazione. Se poi questi idioti vogliono far passare che le loro opinioni idiote sono un “diritto” e le opinioni diverse o opposte alle loro sono invece dei reati, ecco che gli idioti diventano pericolosissimi criminali di gran lunga peggiori dei “terroristi” ai quali si dà la caccia come a dei moderni untori.

 Dieudonné répond à Bernard Cazeneuve:

Hier, nous étions tous Charlie, à marcher, à se tenir debout, pour les libertés. Pour que l’on continue à rire de tout.

Tous les représentants du gouvernement, vous compris, marchaient ensemble dans cette direction.

Au retour de cette marche, je me suis senti bien seul.

Depuis un an, l’État m’a dans le viseur et cherche à m’éliminer par tous moyens. Lynchage médiatique, interdiction de mes spectacles, contrôles fiscaux, huissiers de justice, perquisitions, mise en examen… plus de quatre-vingt procédures judiciaires se sont abattues sur moi et mes proches.

Et l’État continue de me pourrir la vie. Quatre-vingt procédures.

Depuis un an, je suis traité comme l’ennemi public numéro 1, alors que je ne cherche qu’à faire rire, et à faire rire de la mort, puisque la mort, elle, se rit bien de nous, comme Charlie le sait, hélas.

Alors que je propose la paix sous votre autorité depuis plusieurs semaines, je reste sans réponse de votre part.

Mais dès que je m’exprime, on ne cherche pas à me comprendre, on ne veut pas m’écouter. On cherche un prétexte pour m’interdire. On me considère comme un Amedy Coulibaly alors que je ne suis pas différent de Charlie.

À croire que mes propos ne vous intéressent que lorsque vous pouvez les détourner pour mieux vous indigner.

Monsieur le ministre, je vous le rappelle, puisque vous semblez maintenant m’écouter.

Je propose la paix.

Dieudonné M’bala M’bala

English version

Famous comedian Dieudonné replies to Minister of the Interior Bernard Cazeneuve:

Yesterday we all were Charlie. We all walked and stood up for freedoms to be allowed to laugh at everything.

All the Government’s officials – you included – were walking together in the same direction.

Yet, when I came back home I felt all alone.

The Government has been targeting me for a year now and is still looking to eliminate me by any means: media lynching, ban on my performance shows, tax audits, bailiff raids, searches, indictments… More than eighty judicial procedures have struck down on my kinfolk and me.

And the Government keeps on ruining my life. Eighty judicial procedures.

Since the beginning of last year, I have been treated as public enemy number one, when all I try to do is make people laugh, and laugh about death, because death laughs at us all, as Charlie knows now, unfortunately.

Even though I offered peace under your authority in the past weeks, I did not get any answer from you yet.

Whenever I express myself some people will not even try to understand me, they will not listen. They try to find some kind of pretext to suppress me. I am looked upon as if I were Amedy Coulibaly, when I am no different from Charlie.

It seems like you do not care about my words, unless you can distort them and use them to fill yourself with indignation.

Dear Minister, since it looks like I have finally earned some listening from your part, I wish to remind you one thing:

I offer peace.

Dieudonné M’bala M’bala
Versión española

El famoso cómico Dieudonné contesta al Ministro del Interior Bernard Cazeneuve:

Ayer, éramos todos Charlie, estábamos caminando juntos y de pie para defender las libertades. Para que se siga pudiendo reír de todo.

Todos los representantes del gobierno, entre ellos usted, caminaban todos en la misma dirección.

Pero al volverme a casa, me sentí muy solo.

Desde hace un año, el gobierno me tiene acosado, ha buscado eliminarme por todos modos.

Linchamiento mediático, prohibición de mis espectáculos, inspecciones fiscales, alguaciles, búsquedas, acusaciones… más de ochenta procedimientos legales.

Y el estado sigue intentando estropear a mi vida. Ochenta procedimientos legales.

Desde hace un año, me están tratando como si fuera el enemigo público número uno, pero yo a la gente solo intento hacerle reír, y que se burle de la muerte, pues la muerte se burla de nosotros, como lo sabe Charlie, desgraciadamente.

Si bien, en las últimas semanas, he propuesto, bajo su autoridad, la paz, sigo sin noticias de usted.

Pero apenas me exprimo, no intentan entenderme, no quieren escucharme. Siguen buscando excusas para prohibirme y censurarme. Me están considerando como si fuera Amedy Coulibaly, mientras yo no soy nada distinto de Charlie.

Se podría pensar que mis palabras solo le interesan si ustedes las pueden interpretar en mal modo para así indignarse mejor.

Estimado Ministro, le recuerdo, ya que parece que ahora me está escuchando.

Yo propongo la paz.

Dieudonné M’bala M’bala
Versione italiana

Il famoso comico Dieudonné risponde al Ministro del Interno Bernard Cazeneuve:

Ieri, eravamo tutti Charlie. Stavamo camminando tutti in piedi per le nostre libertà. In modo da potere continuare a ridere di tutto.

Tutti i rappresentanti dello stato, lei compreso, stavano camminando insieme nella stessa direzione.

Però quando sono tornato a casa, mi sono sentito molto solo.

Da un anno, lo stato mi ha preso come bersaglio, e cerca di eliminarmi in ogni modo.

Linciaggio mediatico, interdizione dei miei spettacoli, verifiche fiscali, ufficiale giudiziario, perquisizioni, accuse… Più di ottanta procedure giudiziarie si sono abbattute su di me e sulla mia famiglia.

E lo stato continua a rovinarmi la vita. Ottanta procedure giudiziarie.

Da un anno, mi state trattando come se fossi il nemico pubblico numero uno, mentre io provo solo a fare ridere la gente, e farle ridere della morte, dato che la morte ride di noi, come lo sa Charlie, purtroppo.

Anche se da diverse settimane ho proposto la pace più volte e sotto la vostra autorità, rimango però senza risposta da parte vostra.

Pero appena mi esprimo, non cercate di capirmi, non volete ascoltarmi. State solo cercando scuse per censurarmi. Mi state considerando come se fossi Amedy Coulibaly, invece io non sono per niente diverso da Charlie.

Si potrebbe pensare che le mie parole, a voi non interessino, salvo per male interpretarle, con cattiva fede, per indignarvi meglio.

Signor Ministro, siccome sembra che adesso lei mi stia ascoltando, le ricordo che:

Io propongo la pace.

Dieudonné M’bala M’bala
Deutsche Version

Dieudonné antwortet Bernard Cazeneuve:

Gestern waren wir alle Charlie, gemeinsam marschierend, aufrecht stehend, für die Freiheiten. Damit wir weiter über alles lachen.

Alle Vertreter der Regierung, Sie eingeschlossen, marschierten zusammen in diese Richtung.

Auf der Rückkehr von diesem Marsch habe ich mich sehr alleine gefühlt.

Seit einem Jahr hat mich der Staat im Visier und versucht mich mit allen Mitteln zu vernichten.

Mediales Lynchen, Verbot meiner Aufführungen, Steuerprüfungen, Gerichtsvollzieher, Hausdurchsuchungen, Anklageerhebungen… mehr als achtzig gerichtliche Verfahren sind auf mich und meine Familie niedergegangen.

Und der Staat fährt fort, mein Leben zu verpesten. Achtzig Gerichtsverfahren.

Seit einem Jahr werde ich als öffentlicher Staatsfeind Nummer 1 behandelt, obgleich ich nur zum Lachen anregen will, und auch um über den Tod zu lachen, denn der Tod, er, er lacht über uns, so wie Charlie es weiß, leider.

Obgleich ich den Frieden unter Ihrer Autorität seit mehreren Wochen vorschlage, bleibe ich ohne Antwort von Ihnen.

Doch sobald ich mich äußere, versucht man nicht mich zu verstehen, man will mir nicht zuhören. Man sucht nach einem Vorwand, um mich zu verbieten. Man betrachtet mich als einen Amedy Coulibaly, obgleich ich nicht anders bin als Charlie.

Anscheinend finden meine Äußerungen nur dann Ihr Interesse, wenn Sie sie verdrehen können, um sich besser empören zu können.

Herr Minister, ich erinnere Sie daran, denn Sie scheinen mir jetzt zuzuhören:

Ich schlage Frieden vor.
                                                                   Dieudonné M’bala M’bala

Attentato al Vaticano: obiettivo raggiunto!

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Nessun allarme, per favore. Il titolo vuole solo attirare l’attenzione e dare una sintesi del contenuto. Il concetto è subito espresso e chiarito. Ovviamente, io qui ragiono e scrivo da semplice cittadino comune, uno fra tutti, non certo come uno addetto o intricato con i servizi segreti, che sono sempre per me qualcosa di losco, anche quando vengono usati entro i limiti della legge e per la giusta causa e a protezione di ognuno di noi e delle nostre libertà. In una Stato ideale, che non esiste, retto da onestà e trasparenza, non avrebbe senso l’idea stessa di “servizi segreti” o «Intelligence», come si dice con anglicismo che rivela anche l’origine di questo torbido mondo.

Dunque, tutti noi attraverso gli abiettissimi media siamo stati intimiditi dalla notizia, data dal Mossad (ma senza riscontro), che dopo Parigi viene Roma, e precisamente il Vaticano, colpevole evidentemente di non aver proclamata - dopo parecchi secoli - una nuova crociata contro gli infedeli musulmani. Non dimentichiamoci che le “crociate” sono cosa nostra e non è stata una storia sempre limpida ed esemplare.

Il furto della scena: Fonte.
Un noto politico diceva: a pensar male, a sospettare, si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Ritenendo io il Mossad il più scellerato e criminale di tutti i servizi segreti, mi sono chiesto: ma come fanno a saperlo? E mi sono risposto: perché l’attentato lo faranno loro o lo possono fare loro, come forse lo hanno già fatto a Parigi. Anche se non lo faranno, hanno già prodotto il danno perché come minimo hanno prodotto uno spostamento di risorse finanziarie. Tutti gli statali hanno già da anni lo stipendio bloccato, ma economie sugli stipendi dei poliziotti e di tutti gli apparati repressivi non se ne potranno e vorranno fare. La gente soffrirà sempre più la fame, i licenziamenti continueranno, la gente si continuerà a suicidare, ma la sicurezza, la prevenzione, la repressione non potranno subire tagli. Basta soltanto una soffiata come quella data dal Mossad per fare già parecchio danno. Se in un treno suono per scherzo l’allarme, mi procuro una denuncia penale per procurato allarme. il Mossad non corre di questi rischi... Il problema, comunque, non è cosa c’è dietro, ma cosa già si vede davanti a noi, e come i vari soggetti geopolitici o gruppi sociali stanno già sfruttando e strumentalizzando l’accaduto. Il nostro intento è di ragionare su questo. Ad altri lasciamo il compito di ricostruire la reale dinamica o regia dei fatti, analisi che noi seguiremo con costanza ma senza poter essere in grado di dare un nostro autonomo contributo.

Fonte.
Ormai nella controinformazione più avvertita e agguerrita che si trova in rete è quasi assodato che l’attentato di Parigi sia una false flag ordita da CIA e/o Mossad, per evidenti ragioni politiche che non hanno bisogno di essere illustrati: in ultimo, aderisce a questa testi anche Stephen Lendman. Gli USA vogliono tutti i sudditi europei schierati contro la Russia e contro i propri stessi interessi economici, geopolitici,  religiosi, culturale. Lo «stato ebraico di Israele» non vuole ostacoli al suo «processo di pulizia etnica» che inizia già nel 1882 con i primi biluim che mettevano piede in Palestina, assai prima del processo Dreyfus e prima ancora della nascita di Hitler. La propaganda israeliana è solita invertire i nessi cronologici e causali, sentendosi tranquilla davanti alla quasi totalità di media asserviti o fortemente condizionali e manipolati.

In quelle oscenità quotidiane che sono i “talk show” diventa sempre più chiara la manipolazione anti-islamica: sono addirittura più realisti del re, essendo chiaro alle comunità ebraiche - beneficiarie della manipolazione, per non dire altro - come la religione islamica nel mondo non abbia una struttura gerarchizzata come la chiesa cattolica o un qualsiasi partito politico, alle quali è sempre possibile comminare “scomuniche” o “espulsioni”. Il mondo islamico di un miliardo e seicento milioni di affiliati non è organizzato così e quindi non si può chiedere ai “capi” di fare un cicchetto o un cazziatone ai sottoposti. Per il resto, il grado di asservimento non è mai abbastanza... La sola condizione chiesta è che sia efficace ed utile senza essere controproducente.

Cazenueve censura Dieudonnè: Fonte.
Osservando le piazze “fetide” dell’informazione televisiva mi è parso abbastanza chiaro e trasparente l’obiettivo, ad opera per giunta di ottusi servi, più realisti del re, o più carogne dei loro stessi padroni. Cosa si vuole da ogni musulmano, più o meno saldo e forte nella sua fede e pratica religiosa? Non basta che si sappia che non abbia niente a che fare con attentati o reati di qualsiasi genere, non basta che dica che l’Islam in quanto religione non ha niente a che fare con la violenza e le barbare uccisioni di cui i media ci inondano, non basta tutto questo. E cosa si vuole di più da loro? Quello che già hanno ottenuto da noi. Cosa? Un senso profondo di colpa. Ci di deve «inginocchiare»... Il termine è virgolettato perché udito con le mie orecchie da una trasmissione RAI. Quando ritroverò il link, lo darò... Per adesso posso solo affidare alla mia memoria rimasta assai impressionata.

Non voglio dilungarmi. So che quanto più un testo è lungo, tanto più si pretende da chi pur avendo interesse dovrebbe poi leggerlo. Rinvio quindi gli sviluppi concettuali ad altri brevi articoli di questa serie, concludendo con una posizione piuttosto insolita. Una presenza islamica, indipendente e non addomesticata come si vorrebbe, è utile e preziosa per l’Italia e anche l’Europa. Infatti, per ragioni storiche, religiose, culturali una simile presenza non sarà condizionabile come è avvenuto per la gran massa dei cittadini italiani ed europei, qualsiasi religione dicano di professare o a qualsia partito politico siano affiliati. La “ragione illuministica”, che un grosso e grossonalo personaggio sempre presente nei talk show vorrebbe “pervadesse” la religione islamica, facendo convertire il profeta Maometto (vissuto tra il 570 e il 632 d.C.) all’Illuminismo francese del XVIII secolo, non è affatto immune da critiche di ogni genere... Basti dire che è una ragione “eurocentrica”, “razzista”, “coloniale”, che ha forgiato i concetti di «Occidente» e di «Oriente», che un palestinese come Edward Said, nel suo magistrale Orientalismo, demistificato in ogni suo aspetto, rendendo necessaria la conoscenza del suo testo ad ogni persona colta che non voglia essere un mero pappagallo della propaganda dei servizi segreti, dei loro Think Tank, dei loro media, dei «tall shoh» nostrani e stranieri.

lunedì 12 gennaio 2015

"Due pesi due misure”: la manipolazione è appena agli inizi... Non perdiamoci le puntate!

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Ahmed Merabet
Se l’11 Settembre americano mi era e mi resta lontano non solo in termine geografici, ma decisamente ostico sul piano intellettuale e morale, non accade così per l’operazione che a Parigi mi sembra essere appena iniziata. Quando non si segue un evento dall’inizio, come in un film o in una trama narrativa, si perde poi il filo. Già sono parecchi i blog e le pagine web che si occupano del caso. Cercherò di seguirli tutti, ritagliandomi un mio spazio, consono ai temi della libertà di pensiero e di espressione, proprio di questo blog. Credo che ci troviamo in una di questi momenti e mi propongo perciò, armato di pazienza e di tempo, di seguire gli sviluppi di eventi che ci toccano tutti da vicino e che non possono essere grossolanamente travisati, come fa un giornalista televisivo, che vede assai strabicamente “due pesi e due misure”, ignorando il caso Dieudonné - immediatamente tirato in ballo dai fatti stessi, ma accuratamente ignorato da tutti i media - e salmodiando l’eterno vittimismo di Israele, che non mi stupirei avesse impiegato il suo Mossad anche per una edizione europea dell’11 settembre, in un momento in cui con il pieno riconoscimento della piena statualità** della Palestina sembrano mettersi male le cose per lo «stato ebraico» che potrebbe essere chiamato davanti a una corte di giustizia a rispondere per crimini di “pulizia etnica” equiparati al “genocidio”, come illustra Ilan Pappe nel suo ben noto libro, pare esaurito e introvabile. Stando alla prima ricostruzione dei fatti, e con tutte le cautele che bisogna avere, un altro personaggio ignorato da quella che sembra una vergognosa montatura è il poliziotto arabo e musulmano che è stato freddamente ucciso nella scena del filmato: è arabo e musulmano anche lui! Ma tutti sono interessati ad accentuare la natura “islamica” dell’attentato “terroristico”! Già questo solo fatto induce al sospetto. Non interessano né le vittime né la sicurezza dei comuni cittadini (che non corrono pericoli di nessun genere), ma interessa soltanto far passare il messaggio mediatico che esiste il pericolo islamico...

Ho dunque visto buona parte della diretta televisiva e ieri sera anche buona parte della trasmissione televisiva la “Gabbia”, attratto dalla presenza annunciata di Giulietto Chiesa e Massimo Fini... Se fosse stata per la presenza degli altri ospiti mi sarei risparmiato il tempo... Vi assicuro: è per me un’autentica tortura seguire i talk show e la comunicazione main stream!... Hanno parlato di più proprio quelli che avrebbero faro più figura a stare zitti, come quell’Adinolfi di cui addirittura si annuncia che oggi se ne esce con un nuovo quotidiano: “La Croce”, titolo adatto a indicare la sua persona: è una “croce” starlo ogni volta ad ascoltare senza poterlo invitare a starsene zitto o almeno a lasciar parlare gli altri che dicono cose molto più sensate delle sue... Ma non voglio fare una recensione della trasmissione. Voglio solo citare uno spunto che è stato dato da alcuni degli ospiti presente e già citati:

A debita distanza: Fonte 1 / 2.
La manifestazione parigina è stata un segno di forza da parte del popolo francese? Per nulla! Saranno stati pure uno o due milioni, ma via via che venivano intervistate con domande stupide alle quali non sapevano sottrarsi tutte quella gente – non un “popolo”, non “il popolo francese” – mi ha fatto una gran pena, presi in giro e per il da “buffoni” che si sono ben guardati dal lasciarsi avvicinare dai loro governati e beffati. Qual è la caratteristica essenziale di un popolo? Quella caratteristica che gli dà consistenza politica? La capacità di riconoscere il proprio nemico. E dov’era a Parigi il nemico non già del solo popola francese, ma addirittura di tutti i popoli europei che avrebbero dovuto essere lì rappresentati dai “governanti” ivi riuniti? Ho visto alcune disgustosissime vignette dei Carletti del giornale satirico che a me non avrebbe fatto ridere affatto, se fossi stato mai un lettore di quelle oscenità... Forse che due milioni di persone stavano lì a difendere il diritto all’oscenità sacrilega in nome dei sacri principi della libertà di stampa, di pensiero, di espressione, quando questi stessi diritti sono calpestati per la stragrande maggioranza dei cittadini francesi che non possono neppure seguire gli spettacoli di Dieudonné o le conferenze di un Faurisson? Forse non tutti i lettori di questo blog sanno chi è Dieudonné... Riporto un brano non mio, lo stesso che ho mandato al giornalista televisivo della Rai che se ne era uscito con un post infelice dal titolo: “due pesi due misure”:
Rimaniamo in Francia. Quanti di voi hanno sentito parlare di Diedounnè M’bala M’bala? È un comico e attivista politico francese di origine camerunense. Negli ultimi anni, contro questo politico, si sono mobilitati tutti gli intellettuali di sinistra francesi, la comunità ebraica francese, arrivando perfino a scomodare il Ministero dell’Interno per far si che venissero proibiti i suoi spettacoli. Cosa che, in un certo senso, è accaduta, poiché, sulla scia della fortissima e criminalizzatrice campagna mediatica che è stata condotta contro questo comico prestato alla protesta civile (una sorta di Beppe Grillo alla francese) Diedounnè ha faticato persino a trovare teatri che volessero ospitarlo. Recarsi ai suoi spettacoli, ad un certo punto, è diventata una scelta di coraggio. Secondo i suoi detrattori, e la comunità ebraica francese in primis (attiva, come quella italiana, sul fronte della repressione delle idee politicamente scorrette), Diedounnè sarebbe un antisemita. Cosa avrebbe mai fatto per meritare un simile e diffamante appellativo? Mettere qualche bomba in una sinagoga? Organizzare il pestaggio di qualche rabbino? Dipingere qualche swastika sui muri di Parigi? Niente di tutto questo. Il comico Diedounnè si è limitato a fare semplicemente… il comico. Si. Come comico ha solo rivendicato il diritto – quello stesso diritto che ora si rivendica tra le lacrime e la rabbia dopo la strage di Parigi – di fare satira con tutti e di tutti. Anche di quella categoria che solitamente, e in Europa in special modo, gode di una protezione speciale: gli Ebrei. Che per Diedounnè diventano, né più né meno, bersaglio di critica e di satira allo stesso modo di come lo diventano i musulmani, i cristiani, gli scozzesi e gli italiani.  
Se poi consideriamo la popolazione di Parigi città e area metropolitana, forse il numero anche di due milioni (all’inizio si diceva un milione) non sarebbe granché per una popolazione complessiva di oltre 12 milioni di persone... Ma non voglio occuparmi di numeri. Vado al punto dicendo che i cittadini lì convenuti non hanno saputo riconoscere il loro nemico proprio nell’assembramento di governanti che li ha convocati per meglio strumentalizzarli, facendo passare misure che saranno una ulteriore restrizione dei diritti civili e costituzionale e che segneranno un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita. Quel milione di persone che è sceso in piazza è stato turlupinato, ma non lo sono stati quei dieci milioni e passa che se ne sono stati a casa e non hanno partecipato alla sceneggiata.

Una nota di comicità. Il nostro ministro degli interni Alfano, che se sta inchiodato a una poltrona che già da tempo avrebbe dovuto lasciare, si mostrava stranamente preoccupato per i maggiori controlli interni che si annunciano alle frontiere degli Stati. Che può mai significare? Posso sbagliarmi, non sono un esperto, riconoscere i miei errori di valutazione senza esitazione, ma ciò che mi è venuto subito in mente è il quadro seguente: i flussi immigratori dall’Africa, dalla Libia e da ogni dove continueranno ininterrotti in Italia, con segreto compiacimento dei cugini francesi che attaccando la Libia hanno in realtà inteso mettere in ginocchio l’Italia che con Geddafi aveva fatto un buon accordo. Questi immigrati dall’Italia passavano poi negli altri paesi d’Europa... Ora dobbiamo tenerceli, aggravando i problemi che oggettivamente discendono da una immigrazione scriteriata e incontrollata, che assume i carattere di una vera e propria “invasione”, come ai tempi delle «invasioni barbariche», titolo idiota di cui si fregia una delle tante trasmissione televisive preposte all’istupidimento di quel che resta del “popolo italiano”, destinato a perdere ogni carattere proprio di “popolo” nel senso pregnante sopra detto, o nel senso biologico di “nazione”, per trasformarsi in una moltitudine di “gente” da adibire ad ogni uso...

Altra nota è l’immagine di Netanayu*** sorridente, che quasi quasi si leccava i baffi che non ha... Le agenzie riportano di accordi con il governo francese, di misure protettive adottate in favore di “cittadini” che sono in Francia, ma la cui “vera” e principale “patria”* è altrove... In pratica, è come se la Francia fosse essa stessa una “colonia” con abitanti la cui “madrepatria” è altrove... Non solo la Francia... Lo stesso si può dire per ogni singolo stato europeo... Un certo Weizmann, citato spesso da Gilad Atzmon, soleva dire agli inizi del secolo scorso, che in realtà non esistono ebrei francesi, italiani, tedeschi, inglesi... ma solo ebrei che vivono in Francia, in Italia, in Germania, in Gran Bretagna... Si poteva essere più profetici?

Ogni evento tragico dei nostri tempi consente sempre una stessa domanda: cui prodest? Se avremo la costanza, noi popolo della rete, distinto e antagonista al mainstream, al giornalismo televisivo del signore dei “due pesi due misure”, dovremmo seguire giorno per giorno i mutamenti della politica estera e interna che i “nostri” (per modo di dire) governi adotteranno. Alla prossima!

* Non cito un link filologicamente testuale, per evitare di innescare polemiche e scintille. Per quanto possibile, in questo e in tutti i post della serie, vorrei mantenere un tono il più pacato e civile e legale possibile.
** Quanto patetici gli argomenti che vengono opposti nella rete dalla propaganda israeliana per impedire il riconoscimento della statualità palestinese, atto in sè eminentemente politico e non certo formale notarile. Ogni studente di geografia politica legge che uno stato è costituito da territorio, popolazione, governo. E quindi per lo «stato ebraico di Israele» in futuro neostato non avrebbe un suo “territorio” in quanto appunto “occupato” da Israele nella gloriosa guerra lampo del 1967. E che dire poi di Gaza, un enorme prigione a cielo aperto che non riesce a comunicare con il restante territorio di Cisgiordania, che ogni giorno si rimpicciolisce di più per gli insediamenti da parte di nuovi “coloni”, insediamenti regolarmente autorizzati e protetti dall’esercito israeliano... Un’autentica «pulizia etnica» (per tutti si veda Ilan Pappe) a cui il mondo intero assiste impotente mentre va a rotoli qualsiasi parvenza di diritto internazionale, quella cosa che in Europa ha incominciato a costituirsi dal 1948... Perché succede questo? Perché gli Stati Uniti fiancheggiano Israele, in pratica la più grande base militare USA in Medio Oriente... E perché?... La storia è un poco lunga e non possiamo raccontarla tutta in una nota. 
*** Sui retroscena che non cessano mai di sorprendere si veda questo link, secondo il quale Hollande avrebbe chiesto inizialmente a Netanyahu di non venire alla manifestazione per non dare all’evento una connotazione israelo-palestinese: maggiori dettagli a quest’altro link.  Il “bugiardo” Netanahu si è poi rimangiato quel che aveva promesso ed è stato così che la Francia ha invitato anche Abu Mazen, che aveva acconsentito a non venire. Ormai, sulla parte più intelligente della rete, prevale la tesi della false flag. E si legga ancora dal sito Aurora un articolo dove spunta anche il Mossad, in quale in data odierna ci dice che anche Roma il Vaticano è a rischio, in pericolo, ma ci dice come è che sa queste cose e su cosa si basano: forse perché i servizi ne sono gli autori, i governi lo sanno, ma devono far buon viso a cattivo gioco... Un tecnica mafiosa...

domenica 11 gennaio 2015

Io non sono Charlie

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Fonte: Aurora
Io non sono Charlie, come ho subito risposto a chi mi aveva rivolto un invito a dichiararmi tale. Non lo sono per tanti, tantissimi motivi che cercherò qui di enucleare, motivi importanti e non importanti, o meno importanti. Intanto, non ho mai letto il settimanale francese, che mi è noto solo per la fama che si è conquistando insultando e offendendo i cittadini di religione islamica. Assurdo oltre che idiota e turpe pensare che l’arte del ridere consista nell’offendere il prossima, per giunta al riparo di ogni impunità, garantita in Francia da un governo largamente dipendente e asservito a quella che i due politologici americani hanno chiamato timorosamente “Israel lobby”, cui viene attribuito di determinare la politica estera americana contro gli interessi del popolo americano. Ahimé, se ciò è vero per gli USA, lo è ancora di più in ogni singolo paese d’Europa per l’azione congiunta degli USA che schiacciano e opprimono i territori da loro conquistati nel 1945 e per l’azione di una eguale e più pervasiva lobby che occupa tutta l’apparato mediatico (Charlie) e tutte le istituzioni politiche, economiche, culturali, pedagogiche. Siamo messi proprio male! E non possiamo neppure parlare, ovvero se lo facciamo dobbiamo stare molto cauti, per non sbagliare una sola virgola o un solo aggettivo. I “sayanim” sono sempre in agguato, a sentire Gilad Atzmon che crede all’esistenza di questo strano esercito occulto di cui ha parlato per la prima volta una ex-spia del Mossad, che ha pure scritto un libro tradotto anche in italiano: Attraverso l’inganno. Questo il titolo, se ricordo bene: l’ho letto, però!

Immagine diffusa da Gilad Atzmon
Io non sono Charlie, per tanti motivi che dirò poco alla volta, anche seguendo la cronaca quotidiana di eventi ancora in divenire. Naturalmente, non giustifico in nessun modo la strage parigina. Ma per un motivo molto semplice che non ha niente a che fare con “i nostri valori” di cui tanto sento sbrodolare i politici e i “giornalisti”, ceto professionale tra i più infami mai esistiti. Pretendono di essere loro la nostra testa e la nostra bocca. Noi siamo dei poveri mentecatti che possiamo avere pensieri e parole solo quando e se a loro aggrada attribuirceli. Così si sono inventati che come delle scimmie ammaestrate dovremmo ripetere: “Io sono Charlie”. E devo ammettere che molti stupidi ci stanno cascando, senza accorgersi di essere manipolati, come sempre del resto tutti quelli che non sono capaci di andarsi a trovare le notizie per loro davvero importanti o almeno essere capaci di smontare e decostruire i flussi di menzogne che ogni giorni scorrono da televisioni di regime e carta stampata, per giunta a nostre spese. È molto semplice la ragione per la quale non posso gioire per l’uccisione dei Carletti parigini come invece gioisce e tripudia un quotidiano italiano di merda per l’uccisione dei “terroristi islamici”: la vita umana (e direi anche quella animale e vegetale) è sempre e comunque sacra! Gli uomini fin dalla notte dei tempi avvertono il “sacro” che poi diventa religione strutturata. Ma la sacralità della vita viene prima di ogni religione sia essa cristiana, musulmana o giudaica. Il dio biblico - gran sanguinario lui stesso - pone il divieto di uccidere Caino non perché deve scrivere i Comandamenti, ma perché ciò che è sacro viene e veniva prima di Lui: si facciano buone letture di storia comparata delle religioni.

Certo, se i Carletti francesi avessero concesso il diritto di replica a ogni insulto e diffamazione che quotidianamente, settimanalmente, spargevano scialandosi e facendo scialare della loro impunità, noi oggi non dovremmo parlare di una tragedia dove eccetto i morti che son certi tutto il resto è oscuro e incerto. Si dice già che la Strage dei Carletti sarà il nostro 11 Settembre... Ma quali altre guerre che già non abbiamo fatto dobbiamo ancora iniziare? Al Vaticano? A San Marino? Dove ancora dobbiamo portare guerra, fame, distruzione, malattia... appunto i nostri “valori”? Vogliono metterci tutti in prigione se quotidianamente non saremmo proni a ciò che televisioni e giornali comandano? Se non rideremo quando ci dicono di ridere? Se non piangeremo e ci commuoveremo con le lacrime agli occhi quando ci faranno segno? Se non ci metteremo «in ginocchio» davanti a chi ci dicono? Certo, diventa un poco difficile immaginare cosa vanno tramando... Dobbiamo avere pazienza ed aspettare per vederlo.

Lo conoscete? Chi lo ha visto?
Su vari siti (per tutti: “Come don Chisciotte”, si clicchi sopra nel frontespizio al n. 1, per la Homepage) si possono leggere articoli di informazione puntuale, con commenti liberi e approfonditi, su cosa poi fosse questo “settimanale satirico” nel quale si fa consistere ogni libertà di pensiero e di espressione: un’autentica schifezza! Non mi va di farne l’analisi... La tragedia ha fatto loro, ai Carletti, da volano pubblicitario: se prima nessuno sapeva niente di loro, adesso venderanno più copie. Appunto, i nostri “valori”, in un senso tutto commerciale e monetario! Gli affari! I soldi... Mi soffermo invece su un fatto che dovrebbe subito saltare agli occhi e alla mente di tutti i talkshowisti nostrani che ogni sera ci affliggono e mettono a durissima prova la nostra pazienza. Questi infami... Se sapessero tutti gli improperi che ricevono dalle nostre case... Ma è probabile che lo sappiano e facciano il classico gesto del dito, come fece ai cittadini un noto politico, protetto da cordoni di poliziotti... Lo stesso politico che spesso allieta le nostre serate...

Il più grande “pericolo”: Dieudonnè!
Dicevo (e chiudo): si riempiono la bocca sulla “libertà” di espressione e di pensiero, che esisterebbe solo quando la usano e per come la usano i Carletti, ma non esiste per un Dieudonné al quale sono state fatte tutte le angherie possibili e immaginabili per tappargli la bocca. È un comico musulmano che sul piano della satita (e dell’arte) avrebbe potuto benissimo fare da contraltare a tutti i Carletti messi insieme. Ma una satira “musulmana” non è consentita, mentre quella anti-islamica, o meglio la propaganda sionista dei Carletti, è sostenuta dal regime francese con tutti i suoi mezzi. Senza parlare poi dei Faurisson, di una legislazione infinita e capillare, a livello europeo, che reprime ogni autentica libertà di pensiero e introduce un vero e proprio regime di terrorismo ideologico, trasformato anche in sistema educativa... Orwell è superato al di là di ogni immaginazione...

Dal Blog di Giald Atzmon
Ho finito di assistere, in parte, alle dirette televisive della manifestazione francese. Difficile ascoltare commenti più idioti di quelli che ho dovuto sorbirmi... Maniacale l’insistenza con cui si chiedeva alla gente se avevano “paura”... Ma di chi? Di cosa? In realtà, l’unica paura che quegli sciocchi potessero avere è proprio da parte dei governanti del mondo lì convenuti, ad incominciare dal presidente Hollande che sparge “terrore” in ogni parte del mondo e restringe in una morsa i diritti dei cittadini. Già immaginano le misure da prendere contro il terrorismo, ma le uniche misure che prenderanno saranno contro noi tutti... Prepariamoci!

mercoledì 24 dicembre 2014

Usa e NATO stanno preparando la guerra contro la Russia?


Usa
Già con il Summit della NATO in Galles, lo scorso settembre si è preparato il campo.
Negli ultimi mesi sono state lanciate parecchie iniziative militari contro la Federazione russa, inclusa una esercitazione di war games in Europa Orientale, un addestramento militare per le forze speciali schierate in  Ucraina.


Queste iniziative militari sono condotte in coordinamento con una campagna di propaganda mediatica e un programma di "terrorismo economico” che consiste in sanzioni economiche dirompenti, nel congelamento delle transazioni monetarie e dei commerci, nella manipolazione fraudolenta dei mercati del petrolio, delle monete, etc.  La campagna mediatica è basata sulla presentazione della guerra, come se si trattasse di una impresa umanitaria. 
Il punto dove vorrebbe portare il gioco della guerra consite nell'indebolimento della Federazione Russa, nel minare le sue istituzioni e nell'impoverire la sua popolazione.

Nel frattempo, il Congresso USA ha fatto passare una legge che accende -  de facto - un semaforo verde che permette al Presidente Obama di dichiarare guerra alla Russia.

I rapporti hanno inoltre confermato che Washington sta contemplando un "cambio di regime" nella Federazione russa, per installare al Cremlino un governo più compiacente . Secondo il Presidente Vladimir Putin:
“Stiamo vedendo le tragiche conseguenze delle cosiddette rivoluzioni colorate e le tribolazioni delle popolazioni di Stati che sono stati sottoposti a questi esperimenti irresponsabili, inconsapevolmente talvolta ma anche ... palesemente, altre volte, di interferenza nella loro vita ...
Questa è una lezione e un monito per noi che faremo tutto il possibile per evitare che questo  avvenga anche in Russia. "(Citazione da Sputnik, 20 nov. 2014)
Una minaccia militare combinata con una "guerra economica" serve per creare instabilità sociale ed economica nella Federazione russa. Anche la guerra informatica è uno strumento di intervento diretto contro i sistemi di comunicazione del nemico.

Le esercitazioni militari USA-NATO condotte negli ultimi mesi in Europa orientale e nei paesi baltici sono state esplicitamente dirette contro la Russia. Secondo Mosca, consistevano in "attività per far alzare il livello delle funzioni di risposta" oltre che per spostare le "infrastrutture militari della NATO sui confini russi".

A metà dicembre, il Gen. James Stavridis, ex comandante della Nato in Europa, ha invitato l'Alleanza atlantica ad "inviare armi e consiglieri militari in Ucraina per aiutarlo a combattere i separatisti supportati da Mosca."

"Penso che dovremmo fornire un significativo aiuto militare all'esercito ucraino. Non credo che dovremmo limitarci ad un aiuto non letale. Penso che dovremmo dare munizioni, carburante e logistica. Penso che l'assistenza cibernetica sarebbe molto importante e di aiuto, così come, potenzialmente, consigli e consiglieri.
"Non credo che serva un gran numero di truppe Nato sul campo, l'esercito ucraino può resistere nella situazione attuale, ma ha bisogno di assistenza, per poter resistere. "(Citazione da the Guardian, December 14, 2014)
E il 18 dicembre, il Presidente Barack Obama ha firmato l'Ucraina Freedom Support Act che assegna fino a $ 350 milioni in aiuti militari per sostenere l'Ucraina nella sua campagna militare in Donbass.

Oltre alla concessione di aiuti militari, l'esercito americano è direttamente coinvolto nel processo di pianificazione militare in stretto coordinamento con il Ministero della Difesa dell'Ucraina.

Si chiama "Cooperazione per la Difesa"

Mentre il coinvolgimento degli Stati Uniti si limita ufficialmente alla sola formazione,
sono stati inseriti tra le fila dell'esercito dell'Ucraina e della Guardia Nazionale nel Donbass, regione dell'Ucraina orientale, delle forze speciali e di sostegno alla Guardia Nazionale dell'Ucraina, mercenari e contractors del Pentagono e la NATO, che operano nella sicurezza privata.
Consiglieri Militari USA al lavoro

Alla fine di novembre, il Dipartimento di Stato USA ha confermato che "continuerà a inviare squadre speciali in Ucraina per fornire assistenza alla sicurezza", ossia fornire consulenza e addestramento militare.

Come parte di questo programma di assistenza alla sicurezza, il Gen. di BrigJohn Hort, capo delle operazioni, US Army in Europa è stato inviato a Kiev insieme con "il suo staff e alcuni membri dell'Ufficio di cooperazione alla difesa USA, presso l'ambasciata americana a Kiev", Ucraina,

per partecipare ad un Incontro  del Contingency Fund Global Security - per la programmazione dei requisiti dell'Ucraina, con i funzionari ucraini della Guardia Nazionale08-09 dicembre 2014.
Il motivo dell'incontro era  individuare le esigenze dell'organizzazione dell'Unità della Guardia Nazionale Ucraina, per la formazione delle condizioni direazione immediata delle unità, dopo il completamento della formazione.
 L'esercito U.S.A in Europe, Ufficiali della difesa Ucraina insegnano quanto hanno imparato
Il Gen. di Brig. John Hort (alla lavagna), con il suo staff ed i membri dell'Ufficio di cooperazione alla difesa USA,  nella sessione di addestramento presso l'ambasciata Usa con i rappresentanti dell'esercito Ucraino e della Guardia Nazionale. Fonte US Army

L'ufficio di cooperazione alla difesa (ODC): Una Filiale del Pentagono presso l'Ambasciata degli Stati Uniti a Kiev

L'ufficio di cooperazione alla difesa che opera fuori dalla ambasciata americana a Kiev "si lavora con il Ministero della Difesa dell'Ucraina per fornire equipaggiamenti militari e formazione per sostenere l'ammodernamento dell'esercito ucraino."  
ukraine.usembassy.gov/odc.html
L'Ambasciatore USA Geoffrey Pyatt, in collaborazione con il Segretario di Stato Victoria Nuland, svolge un ruolo chiave nel coordinamento delle attività di ODC-Ucraina. I funzionari della difesa presso l'Ambasciata degli Stati Uniti sono, a loro volta, in collegamento con il Pentagono. Le attività della ODC più o meno consistono in:
  1. Impiego di militari americani all'interno Ucraina;
  2. Funzioni di formazione e consulenza militare;
  3. Vendita e acquisto di sistemi di armi degli Stati Uniti;
  4. Sostegno alla Guardia Nazionale ucraina con un accordo di protocollo con la Guardia Nazionale della California
1. L'impiego di personale militare degli Stati Uniti in Ucraina è attuato nell'ambito del cosiddetto Joint Contact Team Program-Ucraina (JCTP)
La missione del JCTP è "l'impiego di squadre militari USA in Ucraina per far familiarizzare i militari ucraini con i vari aspetti dell'attività militare occidentale."
2. Il programma di addestramento militare viene attuato sotto gli auspici della International Military Education and Training (IMET). Nell'ambito di questo programma, il personale militare dell'Ucraina viene inviato negli USA per la formazione.
3. La vendita e l'acquisto di armi è sotto gli auspici del Foreign Military Sales/Foreign Military Financing (FMF)
Il programma FMF assiste l'esercito ucraino per la realizzazione delle reforme della difesa fornendo fondi all' Ucraina per comprare servizie e mezzi militari USA.  (http://ukraine.usembassy.gov/odc.html)
4. Un Supporto alla Guardia Nationale Ucraina è realizzato per mezzo del California–Ukraine State Partnership Program (SPP). Mentre il mandato del SPP è  “promuovere le economie dei liberi mercati democratici e le riforme militari, in realtà il SPP viene usato per incanalare anche appoggi  alle forze speciali e ai consiglieri militari dei battaglioni della Guardia Nazionale (neo-Nazi) in Donbass.


Il battaglione AZOV della Guardia Nazionale in Ucraina orientale è integrato da reclute neo-nazisti.

E' indicativo notare che la Missione del SPP è coordinata congiuntamente dall'Ambasciatore USA in Ucraina e dal Comando Europeeo USA (EUROCOM), Gen. Philip Breedlove, con sede a Stoccarda, in Germania.


L'AMMINISTRAZIONE OBAMA E' UNA MINACIA ALLA SICUREZZA GLOBALE
BISOGNA DIRE "NO"  A CHI VUOLE SPINGERE GLI USA A FAR GUERRA ALLA RUSSIA, UNA GUERRA CON LA RUSSIA  HA TUTTO IL POTENZIALE PER SPINGERE IL MONDO DENTRO UNO SCENARIO DA TERZA GUERRA MONDIALE. 
Fai girare questo articolo. Bisogna rompere il muro di consenso politico alla guerra. 

Michel Chossudovsky
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/is-us-nato-preparing-to-wage-war-on-russia/5420 177
20.12.2014
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l'autore della traduzione Bosque Primario.

giovedì 23 ottobre 2014

Considerazioni di natura filosofico-giuridica sull’uso del Logo Cinque Stelle. Proposte di discussione per Attivisti e non. - A proposito della “espulsione” Aquilino e problematica connessa.

Post in costruzione.

Mi giungono via web informazioni circa le modalità di «espulsione» di Aquilino dal Movimento Cinque Stelle. Chi è Aquilino? Lo si può definire un cattolico attivamente impegnato dentro il Movimento Cinque Stelle sul tema dei diritti etici, in particolare sul tema della famiglia, del matrimonio tradizionale, fra uomo e donna, ma anche sui temi della libertà di pensiero ed espressione. L’«espulsione» sarebbe avvenuta nelle modalità tipiche di una lettera raccomandata che a nome di Giuseppe detto Beppre Grillo inibisce l’uso del logo di esclusiva proprietà privata dello stesso Beppe, alla quale è stata spesso manifestata la mia personale simpatia e adesione. Ma ciò non mi impedisce di ragionare su un atto che mi sembra sbagliato e lesivo per gli interessi politici generali del Movimento, sotto attacco da parte dei nemici in un tentativo di produrre anche dentro il Movimento la solita balcanizzazione che osserviamo sugli scenari geopolitici.

Uso le virgolette in «espulsione» perché vado da sempre dicendo in giro che nel Movimento Cinque Stelle non esistono le «espulsioni», proprie di tutti gli altri partiti. L’unico strumento di cui Beppe dispone per “governare” il Movimento è l’inibizione dall’uso del Logo. Ma quando e come ciò può avvenire. A chi può essere rivolto? Direi a singoli candidati principalmente al momento della presentazione di Candidature Cinque Stelle alle varie elezioni che si svolgono sulla base della leggi elettorali vigenti per il Parlamento europeo o nazionale, per Regioni, Comuni, Municipi... Ed anche in questo caso non interrompe la durata del Mandato o fa decadere l’Eletto con il simbolo Cinque Stelle.

Vale anche la consueta commerciale. Come non posso mettere il marchio Algida a un gelato da me prodotto in casa e messo in vendita per le strade, così non posso aprire un sito, una televisione o un giornale con il simbolo Cinque Stelle senza essere autorizzato da Beppe Grillo, che potrebbe subito far causa. Né posso (vedi Becchi, che però non ha mai fatto questo) partecipare a un Talk show e dire che ciò che io dico e penso è la posizione ufficiale del Movimento Cinque Stelle. Se poi appaiono parlamentari eletti con il Logo Cinque Stelle, potrà esserci poi la solita procedura disciplinare interna ai gruppi parlamentari, ma non si può certo annullare il risultato elettorale e non vi è decadenza dall’ufficio.

Vi è poi un caso minore, ma significativo. L’uso di distintivi, magliette e simili, che vengono posti in vendita e sono una delle fonti di finanziamento del Movimento. È ormai invalso l’uso che nelle riunioni ufficiali e pubbliche gli “attivisti certificati” usino un distintivo per potersi riconoscere fra di loro. Non sembri ozioso il caso. Mi ero trovato a Londra a partecipare a varie manifestazioni di carattere politico e mi ero chiesto, anzi ho chiesto se potevo mettere la spilla (acquistata due euro l’una) durante i cortei per le strade o nei Forum all’interno di sedi universitarie inglesi. Non se se è stato veramente interpellato lo Staff di Grillo, ma qualcuno mi ha risposto di non preoccuparmi e che potevo tranquillamente usarlo, se volevo. Ne ho fatto assai poco uso, perché non mi piace in genere portare addosso marchi e distintivi: neppure l’onorificenza di Cavaliere se mai me la concedessero! Un caso aggiuntivo mi è capitato in una sala d’albergo, durante una conversazione con un gruppo di amici inglese, organizzati in una loro propria associazione, forse l’UKIP. Mentre spiegavo nel mio cattivo inglese cosa era il Movimento Cinque Stelle, almeno secondo la mia interpretazione, facevo vedere il distintivo. Ed ecco che il mio dialogante interpretava la cosa come un regalo e quindi si appuntava sul petto il distintivo ed andava poi così in giro per Londra, ma non era certo un Attivista inglese del Movimento Cinque Stelle. Non era stata mia intenzione fare il regalo, che aveva un costo da me pagato, ma ormai mi sembrava assai scortese richiederlo indietro.

È qui il caso di menzionare anche l’art. 49 della costituzione, ma applicato con una legge di regolamentazione. Esso però statuisce abbastanza chiaramente (o almeno così la pensa una certa dottrina e ignoro se vi sia giurisprudenza né ho voglia di farne ricerca) che si tratta di un “diritto” che ogni cittadino italiano ha di iscriversi a partiti e movimenti politici, supposti tutti come legali e democratici. Al suo interno un cittadino può far valere a confronto le sue idee e opinioni politiche, le sue prese di posizioni in ordine ai temi più disparati. In questo modo partecipa, in modo democratico e perfettamente legale, alla formazione della politica nazionale. Beppe dunque non concede un favore a chi aderisce al Movimento, ma è chi aderisce che si avvale di un suo diritto, che può essere disciplinato da una normativa di partito che deve essere ritenuta “democratica”. Non vorrei tediare oltre su questo punto.

Venendo dunque alla Lettera, per quel che ne so dalla rete, essa non entra minimamente sul merito, cioè sulle posizione “cattoliche”, ossia religiose di Aquilino e altri. Gli si dice soltanto che non può usare il Logo di proprietà Beppe Grillo. Non entra per nulla sulla questione di merito: la posizione del Movimento sul tema della famiglia, del matrimonio, della sessualità, diciamo sinteticamente sui “temi etici”, di cui nulla si dice nei famosi 20 di Programma e dunque si deve supporre che libero è il dibattito e tutte le lecite le posizioni espresse. Con il ritiro del Logo Beppe ha forse inteso censurare e combattere le posizioni cattoliche di Aquilino sul matrimonio e le coppie gay? Nulla di questo è detto esplicitamente, ma all’interno del Movimento vi è chi interpreta che sarebbero vietate le correnti, fazioni, sottogruppi e simili. Questo addebito è però negato dagli interessati, che anzi obiettano come a un dichiarato sito di Lesbiche, Omosessuali e Transsessuali non sia stata fatta analoga contestazione del Logo. Dunque 9 milioni di elettori Cinque Stelle son tutti Lesbiche, Omosessuali, Transessuali? Non direi proprio! Ed allora qualcosa non quadra.

Esprimo subito la mia posizione, interna al Movimento, quando e se mai sarà possibile un ampio dibattito e confronto su questi temi che direi stanno passando per spallate lobbistiche. È come se un gruppo gay all’interno del Movimento si fosse metodicamente organizzato per imporre le proprie vedute sulla testa di tutti. Da qui legittime reazioni che vengono fuori un poco alla volta e in modo non organizzato e disperso. Ahimé, anche all’interno di Movimenti in apparenza i più democratici e aperti non si può mai escludere la presenza di camarille, cordate e simili. Per le ultime europee si legge addirittura che ai candidati sarebbe stato fatto firmare una dichiarazione con la quale si impegnavano sulle posizioni degli Omosessuali e affini. Io sono stato pure candidato alle Europee, ma non ho firmato e mai avrei firmato una dichiarazione simile, non ne ho neppure saputo e se vi è stata è una delle spiegazioni della mia mancata elezione alle nostre “primarie”. Ma è un fatto gravissimo che se davvero avvenuto invalida tutto il sistema...

Dicevo dunque la mia posizione sui temi etici, per quanto fino a questo momento ho potuto riflettere in modo non preconcetto e dogmatico. Al riguarda la posizione più nota ed elaborata è quella tradizionale cattolica sul matrimonio e la famiglia. Non la si può ignorare in nessun caso, ma non è detto che sia la sola possibile in contrapposizione alla filosofia politica e civile degli Omosessuali e affini. Provo a enunciarla in modo schematico e salvo ulteriori approfondimenti. Che ognuno di noi nasca da un uomo e una donna è un fatto incontrovertibile. È sempre stato così da quando esiste la specie uomo, sia essa intesa come creata da Dio o un prodotto della Evoluzione. Ed è non meno incontrovertibile che se un uomo e una donna smettono di procreare non sarà possibile la continuazione della vita umana sulla terra... E forse non sarebbe per l’Universo e la Natura un grande male, anzi cesserebbe il Male sulla terra.

Per quanto riguarda gli Omosessuali e Affini è da chiedersi e comprendere: cosa vogliono veramente e propriamente? Se si tratta di un complesso di diritti, anche patrimoniali, non è questa la linea di resistenza, almeno la mia. Il diritto alla reversibilità della pensione in favore della persona a carico e senza reddito proprio, che rischierebbe la fame e l’indigenza, io lo riconoscerei a chiunque (finanze permettendo), a prescindere da legami di natura sessuale. Potrebbe trattarsi di un amico, compagno di lotta e di tutti di studi... Tutti ricordano il lungo sodalizio Marx Engels, che io sappia non di natura omosessuale. Engels aveva risorse economiche, mentre Marx era assai spesso nell’indigenza. Adesso scandalizzo: riconoscerei un simile diritto perfino al proprio cane o un ente morale privo di fondi... Era il caso della “mano morta”, poi abolita per legge... Le chiese erano divenute i più grandi proprietari... Per dare potere ai genitori, che lo hanno perso del tutto, io riconoscerei loro il pieno diritto di disporre dei loro beni, diserendando i figli degeneri e ingrati... ormai avvezzi alla filosofia del solo diritti e niente doveri. E tutti sappiamo di tanti vecchi abbandonati a marcire negli ospizi...

Cosa vogliono dunque questi Signori? Forse mi sbaglio, ma ho l’impressione che non si tratti solo di diritti patrimoniali e protezioni giuridiche, ma vogliono la piena assimilazione e confusione con il matrimonio uomo-donna, senza essere una coppia eterosessuale uomo-donna basata sulla filiazione e la discendenza all’interno di quella unità chiamata famiglia, unità perlopiù ma non esclusivamente da vincoli di consanguineità e poi ancora legata da vincoli di parentela fino a costituire veri e propri clan e perfino tribù... Le “nazioni” storiche come le conosciamo, distinti dai “popoli”, hanno il loro vincolo nella consanguineità e nella procreazione uomo donna dentro una situazione chiamata matrimonio e famiglia. Per far vedere che non sono appiattito su posizioni cattoliche io non sarei neppure contrario alle quattro moglie dei musulmani, se è cosa radicata nell’eticità di un popolo.

Se gli Omosessuali, lesbiche e transessuali vogliono questo è come se una gallina volesse essere un gatto: cosa assurda e contro natura. Inoltre vi è una difficoltà insormontabile: il rapporto sessuale uomo e uomo, oppure donna e donna (sui transessuali non mi ci arriva l’immaginazione) non produce un figlio. E dunque se lo vogliono, entro l’istituto del matrimonio,  che rinvia necessariamente alla filiazione, dove lo vanno a trovare? Lo importano dall’Africa? Lo rapiscono per strada? lo comprano da coppie eterosessuali specializzate nelle produzione di prole a pagamento? Mi è capitato di leggere in un Forum che Omosessuali, Lesbiche e Transessuali sarebbero la grande maggioranza del paese. Io non ho statistiche scientifiche al riguardo, ma se così fosse l’acquisizione di prole sarebbe una produzione industriale di massa, o una rapina di massa... Tutte le notizie che si leggono sul rapimento di bambini nel mondo, per quanto strane e terribili, acquisterebbero una loro tragica, terribile spiegazione. Sto leggendo l’ultimo libro di Ida Magli, che in una pagina parla di un italiano e due francesi che sarebbero stati linciati in Madagascar perché sospettati del rapimento e traffico di bambini da cui verrebbero espiantati gli organi... Nelle stesse pagine si parla di bambini rapiti, privati degli organi e poi ritrovati fra le discariche delle immondizie...

Ma se non vi è un limiti alla pretesa dei diritti – penso a Rodotà specializzato nei “diritti” – mi chiedo perché mai non dovrebbe essere riconosciuto il diritto alla pedofilia, attualmente criminalizzato. Non essendoci padri (ve ne sono sempre stati anche di degeneri) che non difendono con la propria vita i propri figli, è chiaro che la prole di ogni parte del mondo globalizzato è alla merce di chiunque se ne voglia appropriare e fare l’uso che meglio crede. Non saprei dove ritrovare un brano di Nietszsche letto parecchi anni fa, dove si dice addirittura che il segreto dell’eccellenza della civiltà greca si trova nella pedofilia: si amavano tanto i bambini e gli adolescente, non solo in senso sessuale, da curare ogni aspetto della loro educazione.

E dunque, cosa vogliono questi signori? Vogliono “distruggere”, per non so quali traversie della loro psiche, la famiglia tradizionale basato su un uomo e una donna che condizione ordinarie generano figli che poi nutrono, accudiscono, allevano, educano, esercitando anche una funzione che non è soltanto della famiglia, ma anche è soprattutto di una società e comunità che vuole preservarsi e continuare ad esistere. Non di diritti si tratta dunque, di diritti negati che solo altri possiedono, ma di una vera e propria aggressione degli uni allo statuto esistenziale degli altri. Presentare tutta la faccenda come una rivendicazione di “diritti” è al tempo stesso sofisma, inganno, ipocrisia... Di “diritti” ormai non ve ne sono più per nessuno... La “civiltà del diritto” è al suo tramonto... Si avanzano pretese, anche le più assurde e contradditorie, e si da ad esse il nome di “diritti”... Una ideologia perversa che ha i suoi ideologi ha portato alla distruzione di ogni idea di società e comunità che da sole al loro interno possono produrre concreti diritti dando ad essi immediata applicazione, riconoscimento, vigenza, senza bisogno di giudici, avvocati, legislatori... Forse solo di politici, ma quelli di una volta, che ora non esistono più... Si continuano a chiamare politici, ma sono agenti delle banche, delle lobby, spesso addirittura agenti dei servizi segreti, come Bel Alì deposto presidente della Tunisia... Io dissi una volta al riguardo, in un convegno: per uno di cui sappiano e siamo certi, quanti altri ve ne sono di cui non sappiamo? Vi fu una fragorosa risata e si disse che potevano essercene pure fra i convegnisti senza che potessimo saperlo!

Il Movimento, dunque, non ha ancora una posizione a questo riguardo, ma non ne può uscire “espellendo” questo o quello. Io mi auguro che Beppe Grillo, leader indiscusso e solitario, senza un vero gruppo intorno a se, passi presto a pronunciarsi su questo tema, come ha appena fatto per l’immigrazione e l’euro. E dica agli italiani se i figli possono ancora farli al modo antico, o devono importarli dall’Africa ovvero trasformarli da orfani di genitori ammazzati in Siria, Iraq... in figli affidati a coppie che non possono produrne di proprie... Che sia un larvato ritorno alla schiavitù non mi sembra sia cosa insostenibile... Le cose e le situazioni sono spesso le stesse e mutano solo di forma, e mutando sono spesso peggiori di come erano nelle forme precedente...

Invito pertanto, al termine di questa bozza, gli Amici del Movimento a non abbandonare l’aggregazione, rispedendo magari a Beppe il suo Logo, ma dicendogli che non si tratta di uso improprio o non autorizzato di un simbolo, ma dell’uso che lo stesso Beppe deve saper fare del voto che gli è stato dato. Questo non è e non vuole essere un attacco denigratorio a Grillo, i cui meriti politici ho sempre decantato, ma di una lecita e pubblica critica alla decisione improvvida affidata al suo Legale, che non giova al Movimento. Questo deve continuare a crescere non potendo andare a... “consociazione” con altri partiti. È necessario pertanto che al suo interno trovino spazio tutte le contrapposizioni di una società e che nel confronto pacifico, rispettoso, onesto, leale trovino la giusta composizione. Sappi comunque Beppe che per quanto mi riguarda, coi tempi che corrono, mi guardo bene da ogni uso del Logo... Mi sono limitato a metterlo a Circo Massimo, ma fuori di quel perimetro me lo sono tolto... E così per tutte le agorà e i meetup ufficiali. Se poi porteranno alle sua attenzione, come hanno fatto ieri sera i Signori Omosessuali, gli articoli diffamatori di Repubblica, che ancora circolano in rete e che vengono sempre tirati fuori dai  miei interlocutori quando restano a corto di argomenti, gli farò io scrivere dal mio Legale per notificargli i decreti di assoluzione con formula piena e gli atti di causa contro il quotidiano La Repubblica (proprietario, giornalista, direttore).

(1ª versione: scritto di getto, mi riservo ulteriori correzioni, di refusi e di sostanza, di forma, ecc. secondo il mio stile di scrittura online, spesso enunciato e distinto dalla composizione tipografica.)