venerdì 6 maggio 2016

Paolo Becchi: “Sulla morte di Casaleggio”. - Dal blog sul Fatto Quotidiano

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Proseguiamola nostra riedizione, sistematica, di tutti gli articoli di Paolo Becchi, avente per oggetto il Movimento Cinque Stelle. Per adesso continuiamo con la serie apparso su “Il Fatto Quotidiano”. Questo articolo è apparso il 12 aprile 2016 con il titolo “Gianroberto Casaleggio, non riesco ad immaginarmi un M5S senza di lui”, che noi modifichiamo, secondo nostri criteri. È noto come i titoli dei giornali non vengono mai decisi dagli autori, ma dalle redazioni secondo loro proprie esigenze, alle quali non siamo certo vincolati. Sulla morte di Casaleggio ero intervenuto anche io, associandomi al cordoglio e alle condoglianze. La sua morte mi giungeva quasi nello stesso istante in cui usciva l’Ordinanza cautelare di condanna sostanzialmente alla Casaleggio Associati, che aveva gestito la mia espulsione dal Movimento Cinque Stelle e di altri. Paolo Becchi è il pensatore che più sistematicamente si è occupato del Movimento Cinque Stelle, prima aderendovi con entusiasmo e poi dissociandosi con il mutare del Movimento o della sua Leadership.

AC

Moriamo da sempre e tuttavia la morte non cessa mai di sorprenderci.

Sì, è vero la morte di Gianroberto Casaleggio mi ha sorpreso. La sua malattia era nota da tempo, ma da persona schiva quale era la teneva riservata. E nonostante recenti notizie giornalistiche ho sempre voluto pensare che fossero falsi allarmi.

Mi potevo immaginare un M5s senza Grillo, ma non un MoVimento senza Casaleggio. Mi sono sbagliato, almeno in parte.

Me ne sono andato dal MoVimento proprio per dissenso sulla svolta politica “istituzionale” che gli ho imputato, ma devo riconoscere che l’anima del MoVimento era lui. È sempre stato così, sin dall’inizio. E se il M5s ha raggiunto l’attuale successo questo è in larga parte merito suo.

Poche volte ho parlato con lui, ma ricordo tutto di quegli incontri nel suo ufficio di Milano. Io un professore che quasi non sapeva che cosa fosse internet e la rete, che passava le sue ore in archivi e in biblioteche, a parlare con lui, di come la rete avesse aperto nuovi orizzonti nella conoscenza e ora potesse anche farlo nella politica. Confesso, rimasi colpito dalla sua forte personalità e dalla sua vasta cultura e sull’onda dell’entusiasmo, durante la campagna elettorale del 2013, ho aderito al MoVimento. Gianroberto mi ha aperto un mondo, quello della rete e delle sue potenzialità, e questo gliel’ho sempre riconosciuto, anche dopo la nostra rottura politica. La politica divide, la morte riunisce.

martedì 3 maggio 2016

Cronaca di un “appestato” su un confronto elettorale Giachetti-Fassina-Raggi, assenti Marchini e Meloni

Come al solito, scrivo di getto, appena concluso l’«evento» svoltosi all’ex Mattatoio (nomen omen) della città di Roma. E scrivo anche di fretta, perché non voglio impiegare troppo tempo dedicato a questo post. Le coordinate dell’evento, organizzato da una associazione di blogger, lo si può trovare alla pagina FB, avente per titolo «Chiediamolo ai candidati». Il luogo dell’evento si trova proprio vicino casa, venti minuti a piedi, ed anche per questo mi ci sono recato. Ma la ragione principale era quella di vedere quali reazioni avrei suscitato, incontrando i miei “compagni” del Movimento Cinque Stelle, dopo la mia espulsione e dopo il mio reintegro su ordinanza di un giudice. Era importante vedere se avrei trovato accoglienza cordiale, distacco, freddezza, indifferenza... Non so giudicare. Con la prima persona che ho incontrato, mentre mi assicuravo un posto a sedere, in uno spazio all’aperto, vi è stata in effetti una stretta cordiale di mano, con un’allusione ironica e non offensiva alla mia qualità di “appestato”, da cui ho ricavato il titolo di questo post. Ah, una cosa importante, di cui non ho voluto profittare. C’erano parecchie cineprese e televisioni, forse piccole, pronte a riprendere l’evento, che dalle 18 precise in poi sarebbe andato in streaming. Mi era stato chiesto se volevo concedere un’intervista, in quanto semplice cittadino, quale mi ero qualificato. Ho declinato, dicendo che ero venuto in incognito. Probabilmente, se avessi detto chi ero e perché stavo lì, sarebbe stato per il giornalista uno scoop. Ma io non amo le televisioni, i giornali e i giornalisti... e li evito, se posso.

Roberto Giachetti
Evidentemente, chi ha organizzato l’evento pensava ad una cosa all’americana. Per fortuna, non siamo in America. I duelli delle primarie hanno lì una lunga tradizione. A noi paiono delle buffonate, che forse possiamo ancora risparmiarci, almeno finché non sarà passato il TTIP, forgiando il nostro “destino” su quello degli USA. L’organizzazione prevedeva un giro di domande programmate della durata di un minuto con risposta in due minuti. Marchini non è venuto, preferendo essere altrove e - se ho ben sentito - facendo sapere che non accettava di giocare fuori casa. Avrebbe mandato al suo posto qualcun altro, ma ciò non è stato accettato, come non è stato fatto invito a candidati sindaci giudicati di minor rango. Della Meloni si sapeva già che non sarebbe venuta. Sono dunque rimasti in tre a dare spettacolo: Roberto Giachetti, Stefano Fassina e Virginia Raggi. Dico subito che non trovo di alcun interesse ciò che hanno detto ognuno dei tre, ma quanti fra i miei Lettori fossero interessati, potranno trovare certamente il link della registrazione ed altri resoconti giornalistici che indicherò io stesso in un Update. Darò io stesso qui il link della video registrazione, appena e se lo trovo.

Stefano Fassina
Perché di nessun interesse? Sono stato attento, ma ho ascoltato le solite banalità che ascolto da mezzo secolo ad ogni campagna elettorale, questa volta in una situazione tragiche. Le mie orecchie sentivano di buche, AMA/ATAC, Malagrotta, sicurezza stradale, autovelox, di soldati di pattuglia, di vigili urbani, di come si riparano le buche, di onestà e legalità... Ed ognuno aveva la soluzione in tasca: “fidatevi di noi”, dicevano il gatto e la volpe.  Intanto la domanda che avrei fatto a ognuno di loro, se mi fosse stato concesso sarebbe stata la seguente: ma davvero credete alle cose che dite? davvero è credibile qualsiasi programma pensiate di indicare agli elettori? Chiaramente, non avrei inteso dire che tutti mentivano sapendo di mentire, ma semplicemente che qualsiasi programma a priori è destinato a scontrarsi con la realtà di ciò che si andrà a trovare una volta aperti i cassetti e gli armadi dell'amministrazione. Chiunque si candidi a una impresa che non ha in precedenza gestito affronta necessariamente l’ignoto. Certo, si può fare un certo studio a priori dei problemi e delle esigenze di una popolazione, ma se queste erano reali e non sono state soddisfatte prima, può essere dubbio che lo saranno dopo. Mentre tornavo a casa, ho ricevuto una telefonata da una persona residente nell'hinterland milanese. Fra le altre cose mi chiedeva come vedevo la situazione in Roma. Mi sono servito di una metafora. Un medico viene chiamato per assistere un malato terminale per il quale non si ha speranza. Il medico viene comunque chiamato e viene in effetti. Ma poi vuole e deve essere pagato. Così è per il comune di Roma. Vi è poca o nessuna speranza di risanare il Comune, ma chi ha interesse al potere che deriva dalla sua gestione non deve assicurare il risultato, bensì consegue il suo scopo con il conseguimento stesso del potere. I cittadini possono ben aspettare la prossima tornata elettorale, dove si ripeterà, identica, lo stesso scenario di sempre.

Alfio Marchini
Marchini non aveva tutti i torti nel declinare l’invito. Infatti, gli oratori che si succedevano, erano accompagnati di volta in volta dagli applausi dei loro fan, poco interessati alle parole udite quanto a battere di mano ed emettere urli di sostegno, oppure qualche fischio e contestazione da parte dell’opposta tifoseria, come è successo con Giachetti, che però ha saputo reagire prontamente, da politico esperto e navigato. Fra tutte e tre, Giachetti e Fassina si sono confermati come politici ed esperti oratori, mentre la Virginia Raggi almeno in me ha confermato un’impressione analoga a quella che provo ogni volta che vedo o sento Mara Carfagna. Quale? Non lo dico. Altrimenti i miei “compagni” mi accuseranno di mancata tifoseria ovvero di essere contro il Movimento o fuori del Movimento, malgrado il reintegro giudiziario. La gaffe, tipica, la posso però dire, perché è registrata: doveva dire Ama ed invece gli è uscito Atac. Certo, si è corretta, ma appunto questo dà una impressione di imparaticcio, di artificioso, di non effettiva padronanza della materia, di mera propaganda declamatoria, come appunto la Carfagna, donna certamente bella ed attraente. Un altro candidato sindaco, Francesco Storace, in ultimo confluito sulla candidatura unitaria Marchini, ha coniato per la Raggi un’espressione impietosa: Sua Banalità. Certo, la Virgina è una bella figura che “buca lo schermo” – come dicono alcuni attivisti, convertitisi alla potenza della comunicazione mediatica – ma l’immagine distrae dai contenuti, che escono dalla bocca. Una Bedori, “brutta” e “grassa” non avrebbe concesso spazio alcuno alla distrazione visiva, ed avrebbe dato forse un’impressione di maggiore autenticità e sincerità.

Alla Raggi poi avrei dovuto fare una domanda per conto di Roberto Motta, mancato candidato sindaco del Movimento al posto della Raggi. Ne estraggo il testo da un post della pagina FB «Tutto il M5S»: «Roberto Motta: A proposito di modi conosci la vicenda del sondaggio alla Petrassi candidata alla regione 2013 regolarmente eletta dal suo municipio? Era una vittima del lavoro precario. Portaborse schiavizzata a contratto per Forza Italia. Attività mai celata agli attivisti. Perché non è valso lo stesso per la Raggi che personalmente ravviso in condizione di gran lunga più di imbarazzo? Orbene Francesca oltre al tuo prezioso parere anche per questo importante tema puoi indicarmi dove riscontri il fango che mi attribuisci in tutto ciò che ho esposto?» Il contesto è la conversazione con un tal Francesca ed è documentato da una schermata di un testo di Roberta Lombardi che qui si riproduce e dove si trova il citato “sondaggio”. Motta - già stretto collaboratore della Lombardi - poi ha un suo cavallo di battaglia, che è la faccenda delle Antenne, dove vengono posti inquietanti interrogativi.

Giorgia Meloni
Personalmente, dopo le sortite canore della Meloni, non potevo non avere reazioni interne sentendo la Virgina cantare e recitare la  canzonetta sulla «legalità» e l’«onestà». Purtroppo, noi che a un Giudice abbiamo dovuto rivolgerci per avere “legalità” ed “onestà” dentro il Movimento, siamo ormai vaccinati e refrattari a questo genere di propaganda elettorale, che ancora costituisce la nota dominante fatta passare dallo Staff comunicazione. Ed al riguardo riporto un'altra domanda che mi era stato chiesto di fare alla Raggi, se mi fosse stato concesso: ««Fabrizio Scida. Ti raccomando la domanda alla Raggi: "avete intenzione di applicare quanto stabilito dalla magistratura romana sul reintegro dei 3 espulsi? Quando si professa onestà bisogna esserlo per primi». Che è tratta da un'altra pagina FB dal titolo inquietante: «Fuori dal Matrix M5S». Cui si aggiunge addirittura un questionario da parte dell’Avv. Paolo Palleschi, insieme con me ricorrente in Tribunale per il reintegro del Movimento e che di domande da fare alla Virginia Raggi ne ha ben sette, fino ad oggi rimaste inevase:

«Paolo Palleschi Dopo le famose 10 domande al Cavaliere, ecco
 le 7 DOMANDE A VIRGINIA RAGGI:
Virginia Raggi
1. ON.LE Raggi, per quale motivo non ha speso una sola parola per commentare la ordinanza emessa dal Tribunale di Roma che ha dichiarato illegittime le espulsioni di 3 attivisti dal m5S e dalle liste della Comunarie?
2. Non ritiene che lei -che aveva definito “robetta” questa iniziativa giudiziaria- debba delle scuse ai ricorrenti /vincitori?
3. Non ritiene che vi sia una grave incoerenza tra l’ergersi a paladini della legalità e proseguire in una competizione nella quale si è stati scelti in base ad una selezione VIZIATA in quanto preceduta da esclusioni dalla lista definite dal Giudice illegali?
4. Non ritiene che sarebbe opportuno da parte sua fare un passo indietro?
5. Non ritiene che laddove il MoV. 5S non dovesse ripetere le Comunarie, Ella -anche e soprattutto in caso di vittoria- sarebbe per sempre accompagnata dall’alone del sospetto?
6. Non ritiene che possa sorgere il dubbio nei suoi concittadini che Ella -al pari degli altri politici tanto vituperati dai grillini- miri solo alla poltrona?
7. Non ritiene che l’aspirante primo cittadino debba dare il buon esempio e rispettare le regole, tanto più quando si pretende di dare agli altri lezioni di legalità?»

Ex Mattatoio di Roma
È tutto mi pare, ma se ho dimenticato qualcosa, posso sempre ritornare su questa pagina. Di ogni Campione indico la foto ufficiale e con il nome anche il link alla pagina ufficiale, con la quale è possibile interfacciarsi ed alla quale manderemo pure questa nostra pagina. Per equità diamo anche le immagini e il link alla pagina ufficiale degli altri due invitati, Alfio Marchini e Giorgia Meloni, assenti al confronto presso l’ex-Mattatoio, ma non assenti nei colloqui e nei riferimenti fatti, quasi con tono di rimprovero per essersi sottratti ad un confronto che in realtà non vi è stato, avendo a nostro ognuno recitato un soliloquio. Essendo le domande programmate, non escludo che possano essere già state a conoscente dei disputanti, in modo che potessero prepararsi bene e non rischiare di fare brutta figura presso un pubblico peraltro del tutto cammellato, che applaudiva ognuno il suo candidato. Se questa mia impressione fosse fondata, ho voluto chiederlo ad un’anziana signora che stava uscendo dal Mattatoio insieme con me. Me lo ha confermato, dicendo che lei non aveva applaudito nessuno e forse non voterà neppure nessuno. Giachetti, del resto, ha pure fatto una fondata previsione: l’alto tasso di astensione. Pertanto, chiunque verrà eletto, potrà rappresentare soltanto il 25 % dei cittadini romani. Avrà un bel dire che è il Sindaco di tutti, o meglio in barba a tutti.

In Montecitorio, 23 marzo 2016
Update: Per chi è interessato a resoconti con maggiore dettagli su ciò che hanno detto i candidati, offro alcuni link trovati a caso con il motore di ricerca: 1. Omni Roma; 2. Repubblica; 3. Sole24Ore; 4. Giornalettismo, che considera l’evento un “autogoal”, per l’assenza di Marchini all’ultimo momento e con i nomi di Storace e Bertolaso rimasti sulla Locandina dell’evento; 5. Terzo Binario; 6. Askanews; 7. Corriere della Sera, con un articolo redatto da un certo Ernesto Menicucci, che mi assediava per una intervista che non gli ho concesso... Si era perfino spacciato per mio amico su FB, per chiedermi l’intervista - al “negazionista”, la sola cosa che suppongo lo interessasse - e l'ho bannato ... E meno male che non sapevo che ero presente al Mattatoio... Il boccone è ghiotto e sempre sul Corriere si trova altro articolo a firma Manuela Pelati... È duro per questi giornalisti guadagnarsi la pagnotta...

Se lo «Staff di Beppe Grillo», di Beppe che ha minacciato di bruciarsi vivo in piazza se la Raggi non vince, dovesse contestarmi di non fare il tifo per Virginia, lo contraddico con una foto eloquente: qualcuno è emigrato nel suo consenso virginiano, passando con la Meloni; io resto se arrivano le pubbliche scuse con i necessari riconoscimenti, altrimenti trascorrerò il periodo elettorale al mio paese, in Calabria, a Seminara, iniziando la stagione dei bagni al mare. Che vinca pure Virginia! Le facciamo i migliori auguri, a lei e soprattutto alla città di Roma, che ne ha tanto bisogno.

lunedì 2 maggio 2016

Articolo di Paolo Becchi, ripreso da il Fatto Quotidiano del 1° maggio, sulla Ordinanza cautelare emesse il 12 aprile dal Tribunale di Roma nella causa Caracciolo, Motta, Palleschi contro Beppe Grillo.

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Estraggo da Il Fatto Quotidiano, del 1° maggio 2016, un articolo di Paolo Becchi, che è una delle migliori letture finora fatta delle 57 pagine dell'Ordinanza cautelare.  Ringrazio il prof. Becchi per l’opera di verità e informazione da lui fatta nel sito del FQ. Dispiace nel leggere alcuni commenti al testo, nel Forum del Fatto, di trovare una perseveranza nella campagna diffamatoria avviata da “Repubblica” con un articolo del 22 ottobre 2009, unico testo base per tutta la campagna diffamatoria che ne è seguita e che spiace assai dirlo ha trovato eco proprio in quel Movimento Cinque Stelle, ovvero nel suo fantomatico Staff, che della battaglia contro la cattiva stampa aveva fatto una sua bandiera. Beppe ha supinamente ripreso senza nessun discernimento notizie che finalmente un Giudice ha valutato per quello che sono e valgono. Dispiace ancora di più che il comico Beppe - a suo dire - non solo prima parla e poi pensa a quel che dice, ma parla senza neppure leggere le Ordinanze giudiziarie di condanna appena notificategli. Pare qui opportuno - con il consenso del Prof. Becchi  - staccare il testo dell'articolo, isolandolo dal Forum originario, dove la Moderazione non ci pare eserciti sempre il ruolo che dovrebbe esercitare, proprio nel rispetto del contenuto stesso della Ordinanza cautelare, il cui contenuto dovrebbe per lo meno essere rispettato dal FQ inibendo determinati commenti del suo stesso Forum, apertamente illegali e diffamatori... Come se una persona venisse appena dichiarata innocente di un omicidio, e vi fosse un articolo di giornale, dove si dà notizia dell'avvenuta assoluzione, ma i suoi Lettori, o almeno alcuni di essi, continuassero a sostenere la tesi dell’omicidio e che l'accusato del reato di omicidio non è stato per nulla assolto e non è perciò innocente. Cose da pazzi, roba da internet, che capita di leggere nel Forum del Fatto Quotidiano... Vogliamo credere che si tratti di una fortuita svista. Contiamo però con l'occasione di poter ripubblicare tutti gli articoli del prof. Becchi che compaiono nel FQ, salvo impedimenti legali che al momento non ci risultano, essendovi il consenso espresso dell’Autore.
A.C.


Il M5s è ormai lanciatissimo nella corsa per Roma e per le prossime amministrative. L’imperativo è prendere Roma ad ogni costo, e l’obiettivo è facilmente raggiungibile. I più importanti organi di informazione, a cominciare del Corriere della Sera, stanno facendo per la prima volta una campagna largamente a favore del candidato del M5s. Eppure qualcosa nel Movimento non funziona, anche se i giornali si guardano bene di parlarne. La notizia della Associazione di Rousseau, su cui si concentra l’attenzione della stampa in questi giorni non cambia molto, attesta solo che le chiavi del cosiddetto sistema operativo passano dalle mani di Casaleggio padre alle mani del figlio Davide. Semmai sorprende la prospettiva della creazione una fondazione, un tempo le fondazioni, soprattutto di natura politica, erano guardate da Grillo con diffidenza, perché fonti di corruzione, ora il Movimento ne costituirà una. Come cambiano velocemente i tempi.

Nessuno ha però dato notizia del fatto che il Tribunale di Roma ha ordinato di riammettere nel Movimento tre attivisti, ritenendo ingiusta la loro espulsione. Qui è possibile leggere l’ordinanza integrale. Mi voglio occupare unicamente del caso di uno di questi, Antonio Caracciolo, perché la sua è la vicenda forse più nota. Caracciolo, docente universitario iscritto certificato al movimento, e in regola si era presentato per le “Comunarie”, proponendosi come candidato. Senonché – pochi giorni dopo – si è visto comunicare dallo “staff” di Grillo, un organo non previsto dallo Statuto del M5s, la propria espulsione dal movimento, apparentemente senza motivazione. La motivazione, evidentemente, c’è: Caracciolo era già stato, qualche tempo fa, oggetto di una serie di attacchi di Repubblica, che lo aveva accusato di essere un “negazionista”, chiedendo a gran voce la sua espulsione da La Sapienza.

Dopo l’espulsione dal M5s, Grillo ha rincarato la dose, definendo i ricorrenti “sporchi dentro”. Ora, conosco personalmente Caracciolo e posso assicurare che tutto quello che hanno scritto i giornali è una montatura, ma ancora più grave è che Grillo, proprio sulla base dei giornali, abbia dato seguito a quelle accuse. Per fortuna, ci ha pensato il Tribunale di Roma, il quale, nell’ordinanza con la quale ha accolto il ricorso di Caracciolo, scrive, tra l’altro:

«ritiene il Giudice che la contestazione mossa al ricorrente, basata su articoli di giornali (…), non prenda in debita considerazione, come del resto emerge anche dall’assoluzione davanti al Consiglio di disciplina universitario (…), la circostanza che il ricorrente avesse posto la questione in termini di libertà di ricerca storica e non tout court di negazione dell’Olocausto, rivendicando il diritto, quale studioso, che si potesse liberamente studiare anche le pagine buie della Storia. Dalla documentazione prodotta unitamente alla memoria autorizzata risultano inoltre le pregresse iniziative che il ricorrente aveva assunto, ex L. 47/48, per chiedere la rettifica delle dichiarazioni attribuitegli, negando di aver concesso interviste a La Repubblica ed eccependo la manipolazione del ‘virgolettato’ (….); è vero, come obiettato dall’intervenuta nella memoria autorizzata di replica, che all’epoca il Caracciolo non era ancora associato al M5s -in ricorso la data di iscrizione è infatti indicata al 24/7/13-, ma questo sta a dimostrare che già in tempi non sospetti il ricorrente avesse contestato quanto gli veniva attribuito in tema di ‘negazionismo’».

E conclude: «In conclusione non appare che l’invocato diritto alla libertà di ricerca storica, a maggior ragione se rivendicato da un accademico che fa della speculazione intellettuale l’oggetto della propria attività e del proprio insegnamento, sia tale da giustificare, ex art. 24 c.c., l’irrogazione della sanzione dell’espulsione». Implicitamente, dunque, il giudice riabilita Caracciolo anche dalle precedenti accuse mosse in particolare da Repubblica.

Caracciolo probabilmente querelerà Grillo per diffamazione, intanto per la stessa ragione ha chiesto un risarcimento danni di 100.000 euro. Vedremo come andrà a finire, Grillo però, a meno che non voglia mettersi contro la legge, dovrà reintegrare i tre espulsi nel Movimento. Sempre a Roma sta partendo una denuncia per violazione dell’ art. 294 del codice penale, da parte di un’altra attivista risultata undicesima nelle votazioni on line e poi inspiegabilmente esclusa dalla liste. Si tratta certo di casi isolati, ma un altro escluso ha presentato, pochi giorni fa, sempre a Roma ricorso, ed un’altra una denuncia penale per le modalità della sua esclusione all’ultimo secondo. La domanda che legittimamente ci si pone è dunque questa: a che pro fare le “Comunarie” se prima di esse si cacciano i dissidenti e se qualcuno per caso sfugge al controllo lo si epura nonostante il voto popolare?

Un fenomeno che si allarga a macchia d’olio: a Napoli, altri 23 iscritti hanno impugnato le espulsioni (irrogate nel complesso a 37 attivisti) e chiesto in via cautelare la sospensione delle “Comunarie“ sostenendo che la loro esclusione non è solo ingiusta, ma ha altresì falsato l’esito delle votazioni, considerando che nel caso concreto son bastate 21 preferenze per conseguire il diritto al collocamento in lista. Il 28 aprile si è discusso il ricorso e il Giudice ha emesso un’ordinanza di diniego sul presupposto che l’eventuale accoglimento della richiesta cautelare di sospensione dell’efficacia delle “Comunarie“ avrebbe penalizzato troppo gravemente il M5S in quanto non ci sarebbero stati i tempi tecnici per il loro rinnovo con conseguente impossibilità di presentare la lista. Nulla è stato invece detto in merito alla legittimità delle espulsioni e per questo gli attivisti già pensano a proporre reclamo.

Colpisce, avendo letto le ordinanze di Roma e di Napoli, che la Lombardi e Fico abbiano potuto affermare che i rispettivi Tribunali abbiano validato (sic) le “Comunarie“, quando a Roma è mancata la pronuncia perché non è stata presentata domanda di annullamento e a Napoli si è deciso di rinviare la questione al merito. Persone bene informate dicono che i tre riammessi di Roma e gli espulsi di Napoli chiederanno un confronto pubblico, magari in streaming in ricordo dei vecchi tempi in cui tutto doveva essere trasparente, con i due parlamentari per consentire al pubblico e agli elettori di farsi un’idea su quale sia stato l’effettivo esito dei due ricorsi. Fico e Lombardi accetteranno la sfida? Tre anni fa l’avrebbero fatto….

venerdì 15 aprile 2016

Svarto, ossia il traditore all'italiana, tratteggiato dal Manzoni

1. Religione e letteratura ci hanno tramandato tanti esempi di traditore da Giuda in giù; e il traditore – in generale - è il complemento abituale di chi detiene potere. Ma spetta a Manzoni di aver tratteggiato con Svarto il tipo ideale dei traditori all’ “italiana”, tante volte riapparso nella storia del paese.

In primo luogo per la motivazione del tradimento: se Jago è tale per invidia, Günther e Hagen per denaro, Svarto tradisce per fare carriera. Già nella presentazione del personaggio, cioè il monologo di Svarto nel I atto dell’ “Adelchi” Manzoni ce lo spiega chiaramente. Infatti il longobardo dice

“Un messaggier di Carlo! Un qualche evento,
Qual ch’ei pur sia, sovrasta. – In fondo all’urna,
Da mille nomi ricoperto, giace
Il mio; se l’urna non si scote, in fondo
Si rimarrà per sempre; e in questa mia
Oscurità morrò, senza che alcuno
Sappia nemmeno ch’io d’uscirne ardea…..
Se in questo tetto i grandi
S’adunano talor, quelli a cui lice
Essere avversi ai re; se i lor segreti
Saper m’è dato, è perché nulla io sono


È conscio di essere una nullità e che senza una “buona” occasione, lo rimarrà:


“Chi pensa a Svarto? Chi spiar s’affanna
Qual piede a questo limitar si volga?
Chi m’odia? chi mi teme?”


Non è temuto né odiato (né amato): non suscita alcun sentimento. Ma ha un rovello interiore incontenibile: diventar “qualcuno” 


“Oh! se l’ardire
Desse gli onor! se non avesse in pria
Comandato la sorte…Oh! quanto
Stupor vi prenderia, quanto disdegno,
Se ci scorgeste mai che un sol desio
A  voi tutti mi lega, una speranza…
D’esservi pari un dì!”

Ma Svarto capisce bene qual è il vantaggio di essere oscuro rispetto a chi sta…sotto i riflettori:


“A tutti voi
Io leggo in cor; ma il mio v’è chiuso”.


E convince i duchi longobardi ad affidargli la missione di trattare l’accordo con Carlo Magno proprio sfruttando la propria “invisibilità”


“Io v’andrò. Duchi, m’udite.
Se alcun di voi quinci sparisce, i guardi
Fieno intesi a cercarlo; ed il sospetto
Cercherà l’orme sue, fin che le scopra.
Ma che un gregario cavalier, che Svarto
Manchi, non fia che più s’avvega il mondo,
Che d’un pruno scemato alla foresta”


Poi, nel III atto Svarto raccoglie i frutti della missione: dopo la rotta dei longobardi alle chiuse, Carlo lo nomina conte di Susa, dandogli quello che s’aspettava: il prezzo del tradimento. Ma non la propria stima (a Svarto ed ai Duchi traditori) infatti in disparte dice al franco Rutlando 


“Rutlando, ho io chiamati
Prodi costor? Pur troppo. Errato ha il labbro
Del re. Questa parola ai Franchi miei
In guiderdon la serbo. Oh! Possa ognuno
Dimenticar ch’io proferita or l’abbia”,


pentendosene quindi subito. Immediatamente dopo entra in scena il longobardo Anfrido, morente e sorretto da due Franchi, e Rutlando così lo presenta

“Ecco un nemico….Il solo che pugnasse, è costui”..


Carlo ammirato esclama


“Rutlando,
Ecco un prode”

e ad Anfrido

“O guerrier, perché gittavi
Una vita si degna? Che, a noi cedendo,
Guerrier restavi e non prigion di Carlo?”.


 Anfrido conferma la propria fedeltà ad Adelchi: e Carlo risponde al moribondo:


“Tu porti
Teco la nostra stima. È il re de’ Franchi
Che ti stringe la man, d’onore in segno,
E d’amistà. Nel suol de’ prodi, o prode,
Il tuo nome vivrà”.

C’è poi il monologo, nel IV atto dell’Adelchi, di un altro traditore, ma più tormentato, Guntigi. Il quale a differenza di Svarto, che tradisce senza remore, ne ha qualcuna. In primo luogo tra il desiderio di conservare quello che ha (diversamente da Svarto è un duca) e il giuramento di fedeltà, residuo di una certa nobiltà d’animo e dell’onore di ceto. Ma il timore di perdere ciò che possiede lo fa tradire: se Svarto è un traditore in carriera, Guntigi è versipelle per conservare ciò che ha. L’uno certat de lucro captando; l’altro de damno vitando.

Diversi per nascita, fortuna, funzioni, Svarto e Guntigi hanno in comune d’agire per l’interesse (personale): entrambi – diversamente da altri tipi di traditori che lo fanno per un motivo ideale (o ideologico) o comunque per l’interesse degli altri – lo fanno per il loro tornaconto. Il primo per progredire, l’altro per non scendere.

2. Perché Svarto (e in misura minore Guntigi) è il “tipo ideale” del traditore all’italiana – compresa l’Italia post-moderna? Perché ne ha tutte le caratteristiche principali: in fondo Svarto – e i suoi cloni – li potete incontrare tante volte, anche in un film di Sordi (e non solo).

Il longobardo è oscuro, ambizioso, amorale e soprattutto privo di qualsiasi inclinazione al bene – e all’interesse – pubblico. È tutto volto al privato (proprio). La distinzione tra pubblico e privato in lui è completamente assente; non la sente e non la capisce perché ne è privo: neppure ne sospetta l’esistenza. Guntigi, che un po’ di quella ancora ha, ne è l’espressione meno potente; è con Svarto che il “Franza o Spagna, basta che se magna” diviene – ante litteram – la confessione di fede del versipellismo nazionale.

L’amoralità del longobardo è tale in senso radicale. Questa non consiste in quello che si rinfaccia in genere ai politici (e alla politica) che non è assenza di morale, ma assenza della morale comune, ma comunque è morale (come scriveva Croce- anche se spesso tra l’una e l’altra si fa confusione). E con essa, dato che la morale politica è essenzialmente la dedizione al bene comune, Svarto ha l’indifferenza all’interesse della comunità. Altra caratteristica che si può riscontrare nelle opere (non - ovviamente - nelle parole) di tanti personaggi della storia moderna e della cronaca recente.

Poi l’oscurità: anche qui se pensate agli ultimi trent’anni di storia italiana c’è tutto un pullulare di personaggi talvolta di modesta estrazione sociale, ma, per lo più, politici di serie B che, dopo tangentopoli, hanno fatto  carriera nella “seconda repubblica”; a distanza di tempo ottenendo soprattutto l’effetto di far rimpiangere quelli detronizzati. Anche se non tutti sono traditori (nel senso di Svarto) molti hanno cambiato casacca, idee, partiti e probabilmente padroni (raramente palesi, per lo più occulti) con noncuranza.

Quanto all’ambizione molti ce l’hanno ma per lo più i traditori post-moderni somigliano a Guntigi più che a Svarto. La loro bandiera è, come diceva Longanesi – il Tricolore con su scritto “Tengo famiglia”. E a differenza di Guntigi che sottolinea il proprio coraggio nell’affrontare il rischio del tradimento, di rischi ne corrono pochi o nessuno: per cui neppure del coraggio si possono ammantare.

3. Manzoni, col personaggio di Svarto ha ricordato caratteri (e conseguenze) del tradimento (politico), che attengono all’essenza del rapporto e del “politico” in genere.

In primo luogo la considerazione del traditore: è utile, ma degno di disprezzo. Il nemico si affronta in battaglia, ma lo si riconosce come combattente legittimo. È una conseguenza collaterale della distinzione romana (e romanistica) tra nemico e criminale. Il nemico, partecipe di una comunità che si fonda sul rapporto di protezione (dal capo al seguito) e di correlativa fedeltà (dal seguito al capo), si rispetta, il traditore no: lo si giudica.

L’ultima scena dell’Alexander Nevsky di Eisenstein, dove il condottiero russo salva i prigionieri teutonici, ma il traditore viene linciato dal popolo ne è una rappresentazione cinematografica quanto mai espressiva. Il traditore rompe il rapporto (protezione/obbedienza), quindi è in se infido e non lo si può considerare un vero seguace (né, ovviamente, un suddito leale). Anzi usa l’intrigo e l’inganno mascherandosi da fedele: è un ipocrita, il peggiore dei sudditi possibili, come faceva notare Molière a Luigi XIV, perorando la causa del suo Tartuffe.

In secondo luogo la ricordata indifferenza all’interesse comunitario (il bonum commune), e la considerazione solo di quello proprio. Un traditore siffatto è inutile alla creazione e mantenimento di un qualsiasi ordine politico: questi divergono per tante cose, ma convergono nella necessità che vi sia un bene comune che vada perseguito. Al contrario di un traditore “ideologico” che crede in una società e una sintesi politica altra da quella che combatte, e quindi può divenire il più fedele dei sudditi di un diverso regime politico (come capitato tante volte nel secolo scorso, della guerra civile europea/mondiale), gli Svarto sono inutili, anzi dannosi a qualsiasi ordinamento, perché tutti si fondano sullo scopo di realizzare il bene comune (variamente inteso).

Infine la modesta estrazione del longobardo mostra come l’ambizione, che in sé non è un dato negativo, possa diventarlo. E ancor più, che il tradimento è tanto più pericoloso quando è perpetrato da coloro che fanno parte della cerchia del potere e/o dell’aiutantato del potere (Miglio) cioè dei seguaci del capo “inseriti” nell’organizzazione politica. Svarto non fa parte del “volgo disperso” ma è un cavaliere longobardo: quindi aiutante del potere.

Manzoni nell’Adelchi ha creato un dramma che ai giuspubblicisti ha dato vari spunti ai quali, da ultimo, occorre aggiungere – anche per l’attualità – Svarto; l’Adelchi si può considerare come il dramma dell’unità e dell’indipendenza politica degli italiani: alle quali gli Svarto (sotto qualsiasi  soprabito) sono stati – e sono – quanto mai nocivi.

Teodoro Klitsche de la Grange

giovedì 14 aprile 2016

Commento e Risposta a Beppe Grillo “comico”, “politico” e “uomo”: da una sua Intervista alla TV del Corriere, dove al minuto 13.40/14.26 vengo chiamato in causa, pur senza che venga fatto il mio nome. - Sulle... «palle» di Beppe Grillo.

Post in elaborazione.
Roma: Piazza Campo dei Fiori
In data 6 aprile, svoltasi il 4 aprile l’Udienza presso il Tribunale Civile di Roma, nella causa mia e di altri contro Beppe Grillo, vengo informato da amici della seguente video-intervista* di Beppe Grillo: http://video.corriere.it/grillo-querela-renzi-solo-showai-miei-spettacoli-non-voglio-grillini/beaa573c-fb39-11e5-be4b-a5166aa85502, dove la parte in cui vengo chiamato in causa e liquidato in meno di un minuto si trova esattamente fra 13.40 e 14.26, con qualche precedente richiamo pretestuoso e generico a proposito di “negazionismo”, riferito al “negazionismo” ambientale. Il commento che ne veniva fatto da parte degli amici che me ne riferivano era di una cosa grave e decisamente ignobile. È ben vero che nel video-intervista non viene fatto espressamente il mio nome: ma di chi altro potrebbe trattarsi? Come per il “governo” Beppe pensa di essere furbo, fine giurista, non avendo detto il PD, e quindi di essere al riparo da “querele” annunciate. Roba da asilo infantile. E se comunque, il caro Beppe, dovesse dirmi: guarda che ti sei sbagliato, io non mi riferivo a te, io sarò ben lieto di prenderne atto, e rispondere a mia volta, guarda che io ne ho fatto una questione di carattere generale, poco mi importa che tu ti riferissi a me, o a un altro, o a nessuno. A me interessa che tutti abbiano quegli stessi diritti che tu rivendichi solo per te: quello di poter parlare liberamente, per giunta senza pensare. A maggior ragione, se altri parlano, avendo prima pensato a ciò che dicono. Se parlano sotto i fumi dell'alcool, o degli stupefacenti, può trattarsi di incapacità di intendere e di volere, e quindi di incapacità giuridica, che è altra cosa dal dettato degli art. 21, 33 della nostra costituzione e dal testo della Dichiarazione universale dei diritti umani, nel cui àmbito rientra appunto la libertà di pensiero e di espressione.

Avverto subito che dal mio commento salto tutte le esternazioni di Beppe in materia ambientalistisca: non credo che per davvero se ne intenda in questa materia più di quanto se ne intenda in altre che mi toccano più direttamente. Ad ogni buon conto, ai tavoli tecnici del movimento romano avevo portato con me una personalità eminente in questa materia. Ed inoltre Roberto Motta, che ha mosso causa insieme con me a Beppe, ha molto da dire e da chiedere ai portavoci comunali e parlamentari in materia di antenne... Evidentemente, è a questi suoi “adepti” parlamentari, che assumono da Lui a mo di sacramento eucaristico il grillo essiccato, che Beppe ha pensato di chiedere quelle informazioni per le quali è stato portato in causa e condannato. È davvero incredibile come una persona si sottragga alle sue responsabilità. Comprendo il diverso, incommensurabile peso mediatico di un Beppe Grillo che parla male di me, ed io poveretto che senza volerlo, per la stima e l'affetto per il comico Grillo che ho condiviso con molti altri, mi trovo costretto a difendermi per non far consolidare una lunga diffamazione della mia immagine iniziata da un articolo apparso su Repubblica il 22 ottobre 2009, e da allora sempre ripreso da calunniatori in mala fede, a poco servendo da remora assoluzioni in sede disciplinare e ora una maggiore Sentenza Civile, che mi auguro ponga per sempre fine a un gioco mediatico al massacro, al quale mi dispiace immensamente che proprio Beppe Grillo, mio idolo, si sia prestato.

* Beppe è proprio un genovese! L’intervista inizia con una sorta di rimprovero di Beppe al sui intervistatore Pasquale Elia. Beppe rimprovera a Pasquale di non aver detto che si tratta di una intervista “gratuita”, ossia Beppe non prende soldi da Pasquale. Ma in fondo a cosa si riduce l’intervista? Fondamentalmente a una pubblicità degli spettacoli, a pagamento, che Beppe fa in tourné per tutta Italia, in ultimo a Napoli, sospeso per lutto in seguito alla morte di Casaleggio, ma dove Beppe avrebbe trovato davanti al Teatro un gruppo di contestatori espulsi, che avrebbero diffuso 5000 biglietti da visita dove in ciascuno di essi si spiegava “perché Beppe è un bugiardo”. Uno di questi è stato redatto da me, dove spiego che Beppe è un bugiardo “perché aveva detto di essere contrario all'introduzione del reato di negazionismo, ma poi deve aver ceduto a Casaleggio che invece quel reato lo voleva”. Tutto questo affermo sulla base di un video che ricordo perfettamente ma che ancora non ritrovo: chi può mi aiuti nella ricerca.

Ho appena usato la parola idolo, che non ritiro. Ma non ho detto che sono mai stato fra quelli (la “gente*”) che hanno idolatrato Beppe Grillo. Ed è proprio questo che mi salva davanti alla sua palese ingratitudine e ingiustizia. Potrei anche dire idolo nel senso di gigante, ma... con i piedi di argilla, come cercherò di dimostrare sul piano etico-politico e come sul piano giudiziario ha appena dimostrato un Giudice. E senza voler qui fare dotti riferimenti che possono riportarci in alto mare e riattizzare una polemica alla quale non ho interesse. Una critica sempre fatta dagli avversari del M5S è stata quella di essere un partito di protesta e non di proposta. Io ho stesso ho più volte difeso il Movimento da questa critica dicendo che dialetticamente la negazione contiene l'affermazione, quindi il grande valore positivo del rifiuto del consociativismo ossia per slogan ˜nessuna alleanza” e “tutti a casa”. Ma questo era agli inizi ed ora già passano gli anni e la piega che prende il Movimento non sembra la migliore, ad incominciare dal “rinnovato” rapporto con la stampa e la presenza ormai costante nel talk show e nell'uso della comunicazione, una svolta nella quale mi considero una vittima sacrificale: se i media in sette anni hanno dato di me un'immagine, turpe, come “negazionista” perché mai ristabilire la verità difendendo un innocente? Perché mai porre quei problemi di libertà espressiva che Beppe rivendica per sé, ma nega agli altri? Vi è contraddizione logica ed etica? Ma chi se ne accorge... con la “gente”, caprona, cui si può dare da bere di tutto e il suo contrario... Stessa scena a Quarto: subito a scaricare la Capuozzo, persona del tutto innocente! Ormai i Leader Cinque Stelle hanno venduto la loro anima ai media e ne dipendono interamente: la Bedori a casa perché brutta, grassa e disoccupata e la Raggi** pronta all’uso mediatico... Insomma, ammiravo Beppe, e gli ero grato per il lavoro di raccolta della “gente”, che aveva saputo fare, ma ho sempre conservato autonomia di giudizio rispetto a chi lo osannava e sono oggi quanto mai felice di non avere mai avuto occasione di far scattare una mia foto ad incontro ravvicinato con Lui o con Casaleggio, per poi metterla in cornice... Nella presente situazione potrei vergognarmene.

* Così si esprime Beppe, non i cittadini, o il popolo, ma la “gente” a cui nel rinnovato rapporto con la stampa cerca, anche nell'intervista, di far arrivare alcuni “concetti”: e che concetti! L’esordio è piuttosto fesso, sguaiato, qualunquista: nessuno ordinava a Beppe Grillo di recarsi presso un Notaio in Genova per costituire un’Associazione per la quale gli viene fatta la presente causa. Se ne tira fuori, dopo aver lanciato il sasso.
** Il titolo dell'Intervista così suona: “se perde la Raggi mi do fuoco...” Il rischio è che debba darsi fuoco se la Raggi vince. Proprie in queste ore in cui scrivo (domenica, 17 aprile) infuria sulla rete dove alla Raggi che recita in campagna elettorale: «Il M5S è l’unico che a Roma può ripristinare la legalità», le si risponde in FB Tutto il M5S: «Allora iniziasse consentendo di partecipare alle primarie agli attivisti che, come ha accertato il Tribunale, sono stati espulsi ingiustamente. Mi rivolgo ai cittadini, diffidate da chi promette mari e monti e non riesce a garantire legalità nemmeno al suo interno. E visto che la Raggi si professa cattolica, le ricordo le parole del Vangelo di Luca: “Chi è disonesto nel poco, è disonesto nel molto”. Cerchi quindi di affiancare alla battaglia sulla legalità degli altri, anche quella del proprio partito politico.»

Ebbi subito a dire - sentito il mio legale, ma anche gli altri due ricorrenti Avv. Paolo Palleschi e Signor Roberto Motta - che non avrei risposto a Beppe*, prima che il Giudice del Tribunale Civile di Roma, Terza Sezione, dott. Scerrato, si fosse pronunciato con Sentenza, cosa avvenuta in data 12 aprile, e con netta condanna di Beppe Grillo. Le pagine che mi riguardano espressamente sono da 47 a 49, ma la Sentenza tratta una materia molto più vasta: io ci ci entro, per così dire, in via incidentale. Posso adesso sciogliere la riserva in una duplice forma: a) scritta in questo blog, e b) con una video-intervista, che sarà la seconda parte di quella già concessa il 17 febbraio 2016, sotto la statua di Giordano Bruno, in occasione dell'anniversario della morte sul rogo il 17 febbraio 1600: Antonio Caracciolo e Grillo.

* Al minuto 7 Beppe parla di querele finte, fatte da Renzi e altri, senza fondamento giuridico. Io, insieme a Paolo Palleschi e Roberto Motta, ho mosso azione legale contro Beppe Grillo non solo regolarmente notificata, e seguita da sentenza di condanna con procedimento cautelare d'urgenza, ma avevo fatto tutto il possibile per evitarla la causa. Per questo mi ero recato allo spettacolo da lui tenuto al Brancaccio, pagando il prezzo salato di 50 euro, che volentieri avrei speso diversamente. Recatomi all’ingresso degli artisti, non volendo irrompere non annunciato nel suo camerino, ho lasciato un biglietto in portineria, con l'assicurazione che sarebbe stato consegnato. Era questo il tenore del biglietto: «Carissimo Beppe, mi rendo conto del momento, ma dovendo io ed altri forse decidere se farti una causa civile vorremmo – se possibile – prima parlarne proprio per evitarla». Nessuna risposta è mai venuta da Beppe, nessun contatto da lui cercato, meno che mai dal suo Staff che agisce in suo nome e per suo conto. È davvero un curioso personaggio, Beppe, davvero un comico, ma nel senso qui di persona irresponsabile e con scarso rispetto per gli altri, ad incominciare dagli attivisti che lo osannano, al punto da prestarsi a recitare con lui uno spettacolo blasfemo. Il retro del biglietto qui riprodotto conteneva l'indicazione del mio nome, con l'indirizzo di posta elettronica e il numero di cellulare. Ho aspettato invano, prima dello spettacolo, durante e dopo una telefonata dell’Artista. Resta da chiedersi da dove attinge quelle cose che dice senza pensare a ciò che dice quando apre bocca, secondo quanto lui stesso dice (minuto 2.43-2.57) sul suo modo di esprimersi: parla senza pensare, senza riflettere, senza documentarsi. È appunto un Artista sui generis. Non credo che Dante scrivesse i suoi versi sotto i fumi dell'alcol o dopo aver assunto sostanze stupefacenti.


In premessa, a quegli amici, cattolici, che mi hanno fatto osservazioni per la mia presenza sotto la Statua, dico ancora una volta che la mia partecipazione non aveva proprio nulla di anticlericale o di massonico e radicale: un pensatore, un filosofo, messo sul rogo, è per me cosa assolutamente inaccettabile, qualunque cosa il filosofo possa pensare o dire. Meno che mai condivido l’uso strumentale che possa farsi di eventi tragici della storia umana. Non credo che oggi, fortunatamente, la Chiesa rimetterebbe sul rogo Giordano Bruno o chiunque altro... Mi spiegano come la comunicazione politica si basa su apparizioni e momenti, ma appunto ho sempre detestato la politica/comunicazione/apparizione/talk show/spettacolo, cosa ultima in cui è maestro il “comico politico” Beppe Grillo.

Procediamo in questa nostra trattazione sempre in progress su due registri: a) tratto e liquido pure io la parte che mi riguarda personalmente: è una trattazione necessaria, ma non intendo enfatizzare o scadere in animosità; b) Riascolto più volte (mentre faccio altre cose) la video intervista di 28 minuti, elaborando concettualmente un mio personale commento, secondo l’ottica più pertinente al mio discorso e al mio tipo di impegno dentro il Movimento. Il bello di questo tipo di scrittura, diversa da quella tipografica, è che posso continuamente rimaneggiare il testo in tempo reale, ogni volta che mi appare una migliore forma espressiva o concettuale. Il metodo sembra proprio funzionare, perché riascoltando i 28 minuti dell'Intervista di Beppe, scopro sempre nuove connessioni che si estendono a tutta per così dire l'opera politica di Beppe Grillo e dell'appena defunto Gianroberto Casaleggio. È come se nella parte (28 minuti) si riscoprisse il tutto (l’intera parabola di Beppe Grillo).

Intanto, una prima osservazione sul termine “negazionismo”, proprio mentre Beppe esordisce parlando di “libertà”, dove intende la sua* libertà, ma non quella degli altri, chiunque essi siano e qualunque cosa intendano sostenere e nessun altro male facendo che quello di esprimere una libera opinione o anche il frutto di lunghissime ricerche e studi, magari non condivisibili e perfoino contestabili. Io ho già in più occasioni respinto l’uso di questo termine in quanto non scientifico. È una costruzione del tutto polemica con finalità diffamatorie, denigratorie, intimidatorie, delatorie, liberticide. Il termine è stato creato ad arte da qualcuno, allo scopo di mettere in galera o togliere dal gioco politico e culturale qualcun altro. Sappiamo quando Beppe sia stato Eroe per aver detto in televisione, ai tempi di Craxi, che in Italia vi erano dei ladri. Questo “eroismo” del comico Beppe viene indicato tra i più fulgidi della storia umana. A seguito di quell’atto di eroismo Beppe non ha più potuto lavorare (e guadagnare  in televisione e con la televisione. È anche diventata però una forma di pubblicità per creare il mito del Grillo Politico che con il suo “dire la verità”, una verità che tutti conoscevano, si è proposto come Eroe Politico, e addirittura Capo di un Movimento Politico, che non avrebbe mai potuto rappresentare in Parlamento, per vicende connesse a un incidente stradale, non saprei ora se con o senza perdita dei diritti politici**: sarebbe per me un dato importante, ai fini del mio discorso. Quindi, in veste di “garante” avrebbe dovuto tenere le fila dall’esterno: si può dire come un Burattinaio, o perfino un “Puparo” se questo ultimo termine non rischia di essere tacciato di ambiguità?

* Nell'intervista, così recita Beppe: «…È una questione anche di libertà mentale. È una libertà che io voglio ed è stata la mia vita quella di poter dire le cose in estrema libertà. Io prima dico le cose e poi penso a quello che ho detto. Ecco dove nasce la mia libertà…» (2.43-2.57). Minchia! Almeno non si è mai trovato in galera, 10 anni per aver scritto un libro. Non se se ne abbia fatto anni di carcere per “omicidio colposo” nel tragico incidente del 1981, quando non era stato ancora introdotto il reato di “omicidio stradale”. Non mi piace qui richiamare un fatto privato tragico, ma è importante per stabilire un rapporto fra la pena inflitta a un fatto grave e tragico, ma in fondo una pena giusta e dovuto, e una pena ancora più grave, dieci anni, inflitta al tedesco Horst Mahler (per fare un solo esempio) per una mera opinione in materia storica, fatto che costituisce in sé un “diritto umano”, quello della libertà di pensiero. Non si capisce perché Beppe rivendichi per sé di dire le cose senza neppure prima pensarci, e le neghi invece a persone che dicono e scrivono, in materia storica, dopo averci a lungo pensato e avere a lungo studiato. In questi casi, il metodo scientifico, vorrebbe che solo dal dibattito fra esperti, beninteso un libero dibattito e contraddittorio, su ciò che è “vero” o “falso”, emerga una verità che può essere “provvisoria”, fintantoché il dibattito non riprende, ed è appunto il caso del “revisionismo storico” che nella nostra situazione viene detto “negazionismo” per ragioni di natura politica, secondo una definizione del “negazionismo” che abbiamo dato altrove. In pratica, si esce dal campo della storia, della ricerca storica, del metodo storico, per entrare in quello della religione, dove si pretendono con forza di legge e con la pressione dei media vere e proprie professioni di fede, che erano in uso in epoche che pensavamo di esserci da secoli lasciate alla spalle, quando sul rogo si processavano le streghe. Senza saperlo, e senza volerlo, Beppe supera se stesso in comicità, quando al minuto 9.9 rimprovera alla “gente”, idiotizzata, di “dare per scontati dei concetti”, come se il primo nella materia che ci riguarda non fosse proprio lui a dare per “scontato” sui concetti sui quali è fresco di condanna giudiziaria. Ed ancora più esilarante, quando al minuto 11, proprio lui parla di “verità”. Ma quale verità? uhm... La sua? quella di chi non vuol sentire chi ha altro da dirgli?
** Così Wikipedia: «Incidente di Limone Piemonte. Nel pomeriggio del 7 dicembre 1981 Beppe Grillo perse il controllo di un fuoristrada Chevrolet K5 Blazer mentre percorreva la strada militare che da Limone Piemonte porta sopra il Colle di Tenda. Il veicolo, sei chilometri dopo "Quota 1400" vicino al confine con la Francia, scivolò su un lastrone di ghiaccio e cadde in un burrone profondo ottanta metri. A bordo con Grillo c'erano quattro suoi amici genovesi, con i quali stava trascorrendo il fine settimana dell'Immacolata. Grillo si salvò gettandosi fuori dall'abitacolo prima che l'auto cadesse nel vuoto e, contuso e in stato di choc, riuscì a chiamare i soccorsi. Tre dei suoi amici rimasti nell'auto persero la vita: i coniugi Renzo Giberti e Rossana Guastapelle, rispettivamente di 45 e 33 anni, e il loro figlio Francesco di 9 anni. Il quarto, Alberto Mambretti, 40 anni, fu ricoverato con prognosi riservata a Cuneo[189][190][191]. Tre settimane dopo l'incidente, per Grillo scattò l'incriminazione per omicidio plurimo colposo[192]. Nell'ottobre 1982 la perizia ordinata dal giudice istruttore suggerì che Grillo era colpevole di non aver fatto scendere i suoi passeggeri prima di affrontare il tratto di strada più pericoloso[193]. Per questo il 28 settembre 1983 il comico genovese fu rinviato a giudizio[194]. Il processo di primo grado si celebrò a Cuneo il 21 marzo 1984[195] e si concluse con l'assoluzione di Grillo per insufficienza di prove[196]. Pubblico ministero e avvocato della difesa fecero, però, ricorso in appello. Il primo perché aveva chiesto una condanna a sedici mesi di reclusione, il secondo per avere un'assoluzione più ampia[197]. Condanna. In appello il 14 marzo 1985 Grillo fu condannato per omicidio colposo a quattordici mesi di reclusione con il beneficio della condizionale e della non iscrizione[198]. La condanna fu resa definitiva dalla IV sezione penale della Corte Suprema di Cassazione l'8 aprile 1988[199]. Questo episodio è stato ricordato nel 2005 per sottolineare che Grillo, condannato con una sentenza definitiva, non era legittimato a chiedere un "parlamento pulito". A questa critica Grillo ha subito replicato spiegando che non si sarebbe mai candidato al Parlamento.» Di queste cose io intendevo parlare e questo ho spiegato ai Giudici che mi hanno assolto. Devo dire anche che non tutti i giudici sono eguali e non tutti meritano fiducia. Ma questo è un altro discorso.

Si potrebbe scrivere un singolare Manuale di Storia della Filosofia o delle Religioni tessendo insieme le figure di pensatori e personaggi messi a morte, torturati, discriminati, intimidite solo in ragione dei loro pensieri e delle loro opinioni. Credo si possa incominciare con Socrate, per poi arrivare a casi a tutti noti come Giordano Bruno o Galileo Galilei. Dalla Rivoluzione francese in poi la libertà di pensiero viene sempre indicata come principale diritto umano, ma possiamo constatare come si tratti di una bugia, di una ipocrisia, che viene puntualmente smentita dai fatti: e l’Eroe Beppe Grillo, il Garante, ne ha data puntuale conferma nella causa che mi ha costretto fargli, ma della quale nella sua maestà politica sembra volersi curare poco: tanto lui è Beppe, e tutti gli altri sono nulla, come in altra forma direbbe il Marchese del Grillo. Lui però pensa così... Non è detto che si debba essere necessariamente d'accordo e necessariamente seguirlo.

In tournéé a Torino
In realtà, Beppe Grillo dice “negazionismo” ma intende “revisionismo storico”, che è tutt'altra cosa e cosa sulla quale qui non intendo diffondermi. Nel mondo si scrivono ogni giorno libri e articoli di storia: si tratta sempre di “revisionismo” in quanto spesso si introducono nuove interpretazioni e dati rispetto ai fatti del passato. Quella che indicazione come Storia non avrebbe senso se non fosse un continuo “revisionismo” di conoscenze passate o introduzione di nuove. Queste cose ben sa chi ha frequentato un modesto corso di storia, anche liceale, avendo avuto un buon insegnante. Beppe Grillo  - se ricordo bene la sua autobiografia nel suo Spettacolo al Brancaccio - ha conseguito un diploma di ragionere, ottima cosa, utile per leggere i bilanci di una società per azioni, ma pare del tutto digiuno di metodologia storica. Su questo versante io sono più avvantaggiato di lui. Non voglio però qui fare i nomi dei miei insigni maestri all'università e degli ancora più insigni storici che mi onorano della loro amicizia. Spiace poi un repentino mutamento di posizione in Grillo. Ricordo molto bene un video, che però non riesco a rintracciare, dove a proposito dell’ipotesi di introduzione anche in Italia del reato di “negazionismo” (si noti: scrivo il termine sempre fra virgolette, per la ragione sopra detta) Beppe ebbe a dire di essere contrario, mentre era favorevoli Gianroberto Casaleggio, defunto da un paio di giorni. Cosa gli avrà fatta cambiare idea? Quali processi mentali si sono succeduti nel suo cervello, materia questa del cervello sulla quale sembra un grande esperto, probabilmente più che sul “negazionismo”-revisionismo storico? Mi auguro che in una successiva intervista spieghi questi divini passaggi della sua testa divina, cristica, secondo quanto appare nel suo spettacolo al Brancaccio dove assume il ruolo che fu di Gesù Cristo.

Venendo più sullo specifico, al minuto scarso che Beppe mi ha dedicato nella sua Intervista del 6 aprile, senza fare il mio nome, ma essendo ben chiaro che di nessun altro poteva trattarsi se non dello scrivente, egli dimostra di ignorare tutto e dell'accusa a me mossa dai suoi legali e della causa che si era dibattuto in Tribunale nell'udienza del 4 aprile. Per meglio orientare i miei Sei Lettori pubblico a mo di illustrazione le pagine 47 e 48 della sentenza di 57 pagine con le quali il Giudice romano accoglie integralmente tutte le lagnanze dei ricorrenti. Intanto non ho mai usato la parola Auschwitz e meno che mai ho detto che era un campo da gioco: non capisco dove Beppe abbia potuto attingere queste scempiaggini. L’addebito che aveva dato inizio al severissimo procedimento disciplinare seguito a preciso articolo di Repubblica del 22 ottobre 2009 si riferiva ad “Olocausto”, non a questo o quel campo di concentramento (Lager). La mia “Memoria difensiva”, di pagine 17, alla quale seguì una delibera di pieno proscioglimento per acclarata insussistenza del fatto e del diritto, in data 13 gennaio 2010, era già presente da allora in questo blog ad apposito, ben evidenziato da allora sulla colonna destra in altro. È davvero curioso, anzi deplorevole, anzi infame, che lo «Staff di Beppe Grillo», che scrive di agire per suo nome e per suo conto, non sia andato a leggere ciò che fin dal 2010 mi discolpava interamente, ma attingeva a quello stesso articolo di Repubblica, a firma Marco Pasqua, del 22 ottobre 2010, che veniva totalmente confutato nella mia Memoria difensiva e ancora più totalmente screditato dalla Delibera di Proscioglimento del Consiglio Universitario Nazionale.

Il fatto che mi riguarda personalmente è assai facile da spiegare in tutta la sua consistenza, anzi inconsistenza,  ma ancora più facile sarebbe stato da spiegare se il fantomatico «Staff di Beppe Grillo» si fosse appena appena un poco preso la briga di fare una facile ricerca in rete. Le argomentazioni degli Avvocati di Grillo sono spazzate via nelle due pagine della Sentenza che qui si allega e sulle quali non ci si sofferma oltre, stanchi di tornare a tanta noia*.  O meglio in Rete ci sono andati, ma per prendere i dati di accusa, ciò che infamava e gettava fango, non ciò che rendeva giustizia e ristabiliva la verità. Fra la Verità e la Giustizia lo «Staff di Beppe Grillo» (?) ha scelto la menzogna e l’infamia. A dirlo non sono io, parte lesa e interessata, ma in ultima il Giudice Civile nelle pagine 47 e 48 della sentenza di pagine complessive 57, con le quali si dà «accoglimento totale» alle richieste dei ricorrenti, le cui lagnanze toccano fin nelle fondamenta le opacità del Movimento fondato dal “comico politico” Beppe Grillo, privato lui dei diritti politici a seguito di un incidente automobilistico finito il tragedia e per il quale ho sempre avuto il massimo rispetto, sapendo distinguere fra un crimine doloso e una tragedia colposa. Resta però il fatto assai singolare di una persona, Beppe Grillo, che di tutte le cose che poteva fare nella vita ha pensato di fondato un Movimento politico da presentare per le elezioni, non potendo però essere lui stesso candidato. Veramente, ci riesce insondabile il divino cervello di Beppe Grillo. Qualcuno ha fatto questa macabra analogia: come Beppe Grillo, a quanto mi raccontano, nel tragico incidente per la cui ricostruzione meccanica rinviamo a fonti di stampa, è riuscito a trarsi in salvo saltando fuori dalla macchina, mentre i suoi viaggiatori finivano nel precipizio, così sembra rischia di finire per il Movimento, o almeno per migliaia di suoi attivisti: dopo essere saliti sulla macchina guidata da Beppe Grillo, o dallo Staff che agisce “in suo nome e per suo conto”, finiscono in fondo al burrone con tutto il loro impegno, generoso e per davvero “gratuito”.

* Dante, Inferno, canto 1°, verso 27: Ma tu perché ritorni a tanta noia? - Il riferimento dantesco è dovuto ad altra citazione dantesca, del tutto fuori luogo, fatta dal defunto e compianto Gianroberto Casaleggio, che chiamato ad esprimersi sulle espulsione, probabilmente disposte dagli Uffici della Casaleggio, su semplice richiesta di referenti parlamentari romani, e senza autonoma istruttoria, altro non aveva saputo dire, citando incautamente, il dantesco “guarda e passa”, ignorando che Virgilio si riferiva agli “ignavi” e/o “vili”. A ricorrente romani dare degli “ignavi” o dei “vili” è quanto di più sbagliato e ingeneroso si potesse dire: non “ignavi” in quanto hanno seguito la bandiera del Movimento non vili in quanto non hanno avuto la minima esitazione a portare in Tribunale lo stesso Beppe Grillo, pur avendo prima tentato di evitarlo: e Lui se ne è fottuto, come usa fare, a quanto pare, senza il minimo rispetto e la minima pietà per le “vittime” che lascia per strada.

La fonte di tanta diffamazione è ben individuata e individuabile, ed anche i mandanti, nonché il movente. Possiamo qui brevemente richiamarli, ma sono agli atti e vengono citati nelle pagine riportata della sentenza che vediamo si estende anche a pagina 49 per il progetto di legge introduttivo del reato di negazionismo, ancora pendente al Senato, dopo che la Camera ha apportato modifiche con le quali lo si rimanda al Senato da dove era giunto, e dove i parlamentari Cinque Stelle hanno dimostrato la loro scarsa sensibilità e incomprensione sulla problematica della libertà di pensiero, sugli articoli 21 e 33 della costituzione, e dopo avere io sofferto indicibilmente per gli sproloqui del Senatore Airola che pretende di dettare Lui agli insegnanti d'Italia quale deve essere il contenuto del loro mestiere: povera Italia! Qui il discorso diventa lungo e per affrontarlo occorrono più sedute di lavoro, allo stesso modo in cui Dante non scrisse la Divina Commedia in una botta sola. Basta qui dire sommariamente che i Signori Senatori, capitanati dall’Ineffabile Lucio Malan, di cui diremo in altra sede, ha commesso un pateracchio giuridico: hanno introdotto un nuovo reato, quello di “negazionismo”, come aggravante di un reato già esistente, la legge Mancino*, la cui abrogazione era stata chiesta da un referendum, indetto dalla Lega, ma che ha raccolto solo 100.000 firme, non sufficienti per far scattare la richiesta referendaria, ma 100.000 firme sono ben al di sopra dei 35.000 componenti la comunità ebraica, che è la principale richiedente questo genere di normativa, non solo in Italia, ma in tutti i paesi in cui è presente, specialmente in Germania, dove dal 1994 ad oggi sono stati da me stimata in oltre 200.000 i casi di procedimenti per meri reati di opinione, casi così assurdi che susciterebbero l'indignazione generale se i media, complici e conniventi, si prendessero la briga di farli conoscere alla cosiddetta opinione pubblica. Il Movimento Cinque Stelle, ossia l'arbitrio assoluto dei miracolati in parlamento, anziché chiedere l'abrogazione della Legge Mancino, ne hanno invece chiesta l'estensione per l'introduzione del reato di omofobia. Cose da pazzi!

* un reato chiesto e patrocinato dalla comunità ebraica, come già prima aveva chiesto e patrocinato la legge Taradash-Modigliani-Mancino e la stessa Legge della Memoria, dovuto principalmente all'impegno del signor ..., quando era parlamentare, con la sola opposizione del filosofo Lucio Colletti. Essendo noto e dichiarato il mio fermo rifiuto della introduzione del reato di “negazionismo”, la Lobby è subito partita all’assalto a poche ore dopo che era stata resa pubblica la mia candidatura. Gli Strateghi della Comunicazione che senza nome occupano le stanze di Montecitorio e ubbidiscono a quanto pare a Roberta, non ci hanno pensato due volte a pesare la mia libertà e la mia testa e a farne dono a chi la chiedeva... Ormai, questi Signori che dovevano aprire il parlamento come una scatola di sardine, ragionano unicamente in termini di resa elettorale di voti a seguito di comunicazione. Ma di questi signori, se con la Raggi andranno al governo di Roma, mi chiedo come se la caveranno con il Museo della Shoah, i cui 50 milioni (o 23 non ricordo) necessari per stuprare Villa Torlonia, sono stati esentati dai vincoli della legge di stabilità... È probabile che vi siano già trattative sotto banco...

Dal fascicolo email dato al Giudice*
Quel che più duole, però, è come al Movimento Romano, nella persona del suo Avvocato Paolo Morricone, fossero fin dal 2013 perfettamente noti i termini della questione, che da allora non ha avuto aggiornamenti rispetto al 22 ottobre 2009, ossia all'articolo di Repubblica, finito sotto il giudizio di una commissione ministeriale di disciplina. Riassumo brevemente la noia, che è per me davvero tanta:  in quello stesso Forum, dove io avevo difeso la libertà di pensiero della Roberta Lombardi, quando si lasciò andare in una dichiarazione dilettantesca sul fascismo, era stata pure tirata fuori la questione del mio “negazionismo”. Ormai è quasi diventata una legge della fisica: tutte le volte che i miei contraddittori vengono da me ridotti, come si suol dire in mutande, anziché stare sull'argomento e riconoscere di non avere di che obiettare, violano uno dei tre cardini della giurisprudenza sul reato di diffamazione: la pertinenza! Se l'argomento riguarda le patate, loro non se ne possono uscire con le carote. E successe anche così sul Forum, nella primavera del 2013, in quello stesso Forum dove il Disclamer al quale ci si poteva rivolgere per reclami era lo stesso Avv. Morricone, presente in giudizio il 12 aprile 2016, in nome e per conto di Beppe Grillo. Poveretto! Si era dimenticato che avevamo avuto allo stesso riguardo una corrispondenza nella primavera del 2013, quando io notificavo a lui responsabile giuridico del Forum la smentita a sensi dell'art. 8 della legge sulla stampa n. 47/1948. Lui ne prendeva atto, ma se ne dimenticava il 12 aprile 2016. E per questa dimenticanza l'avv. Borré ha chiesto al giudice una condanna per lite temeraria. È chiaro? Se avessi le stesse virtù comiche di Beppe, vi sarebbe da ridere molto, ma molto di più di quanto non si rida negli spettacoli a pagamento, che Grillo fa in giro per l'Italia, assumendo la veste di Gesù Cristo che nella sua grande generosità somministra il suo corpo, il suo sangue e il suo Spirito, non con un'Ostia consacrata, imbevuta nel vino, ma con un grillo essiccato!

Paolo Morricone
* La mia corrispondenza con Paolo Morricone, Presidente del Comitato “Cittadini in Movimento” che all’epoca gestiva il Portale www.Roma5stelle.com con annesso Forum, si estende dal 7 aprile 2013 fino al 14 giugno 2010 e consta di 22 pagine, che ho dovuto ridurre a 6, per non confondere con una documentazione sovrabbondante il giudice e la controparte, fra cui lo stesso Morricone. Ho quindi allegato solo le pagine più pertinenti all'oggetto della causa. Le controdeduzioni di Paolo Morricone, agli atti di causa, sono davvero... patetiche, per non lasciarmi andare in un troppo facile commento quando si scopre l’altrui flagrante contraddizione. In questo video che ho appena rintracciato in rete faccio una nuova scoperta. Alle spalle di Paolo Morricone riconosco il volto di uno di quei personaggi al quali se fossi stato cattivo avrei dovuto muovere causa per diffamazione. In effetti, trovai un poco strana, troppo mite la risposta che ricevetti dal Disclaimer Morricone, che pure riconosceva la fondatezza della mia lagnanza... Capisco ora che doveva coprire uno di quelli che nel video stavano alle sue spalle... Potenza della rete! Quante cose si possono scoprire... Solo che lo «Staff di Beppe Grillo» ben si è guardato dallo scoprire ciò che mi poteva pienamente scagionare da false accuse, da spudorate calunnie, ed è invece andato a cercare ciò che mi poteva infamare. È questa è l'«onestà» che è tornata di moda? Penso che la vecchia “disonestà”, sapendo di essere tale, non arrivava a tanta stucchevole sciatteria e non si arrischiava gratuitamente fino a una simile mancanza di pudore.

Anziché  Berlusconi leggi Beppe Grillo
Devo adesso occuparmi delle... «palle» (sic!) di Beppe Grillo, e devo occuparmene sotto molteplici aspetti: in senso proprio, ossia fisico-spaziale, in senso figurato, in senso processuale, per concludere alla fine che non io devo levarmi dalle “palle” di Beppe Grillo, ma Lui dalle mie e soprattutto da quelle del popolo italiano, da lui ridotto a “gente”, volgo disperso e malamente rassemblato, a moltitudini, a fan senza testa, a cercatori di prebende, arrivisti, miracolati, ipocriti... Insomma, Beppe ha i suoi grandi meriti, che sono io il primo a riconoscere, ma anche i suoi limiti e demeriti che ora sono perfettamente autorizzato e legittimato ad indagare. Intanto mi scuso per la volgarità pecoreccia a cui ci ha costretti Grillo con i suoi sconvolgimenti del linguaggio e della comunicazione politica. Su cosa ha fondato il discorso politico? Sui “vaffanculo”, che adesso possono essergli restituiti: chi di “vaffanculo” ferisce, di “vaffanculo” perisce. Del povero Gianroberto Casaleggio si è appena occupato il Padreterno: pace all'anima sua e possa in eterno riposare in pace: requiem! Ma per Beppe il suo farsi di lato, mettersi a lato, di fianco, può esprimersi anche, secondo un linguaggio che gli appartiene, e per il quale non può offendersi, essendo esattamente il suo: “Beppe, ora vaffanculo e levati dai coglioni. Lascia il popolo italiano libero di poter fare politica seria... È finito il tempo delle sguaiataggini, delle risate, ed incomincia il tempo della tragedia, dove si vive o si muore”.

Mi scuso per il linguaggio volgare che in precedenti occasioni ho introdotto nel mio vocabolario e nella mia scrittura: tutta colpa di Beppe, che ha rivoluzionato il “Grande Dizionario Italiano dell'Uso”, i cui sei volumi UTET sono in uno scaffale davanti a me. Nella Prima Intervista (17 febbraio) a Giovanna Canzano, alla quale oggi, 18 aprile, ne concederò una seconda, avevo usato a mo’ d'esempio un'espressione decisamente volgare, rivolta alla stessa Canzano, per far meglio capire come il termine “negazionismo” non era altro che un insulto, privo di significato scientifico. Io stesso poi, rendendomi conto della gratuità offensiva della volgarità di linguaggio, ho chiesto a Giovanna di tagliare dal video quella parte di pochi secondi... Qui, nel testo, purtroppo, e nel video che verrà, non posso taglia le “palle” di Beppe Grillo, essendo parte costitutiva e imprescindibile del discorso grillino: le “palle” come e più della testa di Grillo, che prima parla e poi pensa, come lui stesso, testualmente () dice nella sua Intervista “gratuita” a Pasquale Elia. Chiunque altro, confessando una cosa del genere, e cioè che prima parla e poi pensa, si sarebbe data la zappa sui piedi, ma Grillo con quella bocca (e con quelle “palle”) può dire tutto quello che vuole: forse, con la “palle” ci parla pure, per percussione, facendole battere fra di loro. Che in fatto di “negazionismo” in sé e per ciò che mi si attribuisce egli non sappia proprio nulla, e che parli a vanvera, è un giudice a dirlo, in particolare alle pagine 47-49 (di complessive 57): a quest’ora gli dovrebbero essere già state notificate. Le leggerà? Ci si può scommettere di no e che le metterà dentro i faldoni delle innumerevoli cause che gli vengono fatte: continuerà a parlare e sparare “cazzate” (= suo vocabolario, anche nell'Intervista a Pasquale) senza la minima cognizione di causa*. Cosa possiamo fare? Fargliene ingoiare le pagine in bocca, insieme alle sue stesse “palle”? Sarebbe una violenza che non ci appartiene. Dalla morte tragica di Aldo Moro, mio professore insigne e posso adesso dire anche maestro di vita e di politica, ho abbracciato la via non violenza dell'impegno politico.

* Viene spontaneo chiedersi se nel poco, in nostro amato Beppe, dimostra di non saperne un bel nulla, di parlare senza pensare, cosa dobbiamo pensare quando si mette a parlare di cosa che noi sappiamo di non sapere e di non poter verificare? Quindi, per l'esperienza fatta, tutte le volte che Beppe spara di energia, ambiente, 3D, e simili, o perfino di “sbiancamento anale”, come nel suo spettacolo, è meglio prendere tutto con beneficio d'inventario e rivolgersi ad esperti veri e seri, se è proprio necessario. Guai a basarsi su parole dette senza pensare, a ruota libera!

Per quanto riguarda i fatti di causa, circa il mio presunto “negazionismo”, è del tutto evidente e giudiziariamente provato che Beppe non sa nulla, non ha mai voluto sapere nulla, non si è mai preso la briga di volersi informare e documentare, se ne è altamente... fottuto, e si è unicamente basato su quanto gli hanno riferito: chi? Avrei per lo meno il diritto di saperlo, ricostruendo tutti i retroscena. Ma chi mi racconterà queste cose? Se vi era bisogno di dimostrare l’irresponsabilità di Grillo ne abbiamo qui un esempio suffragato da atti giudiziari. E si badi non è l'irresponsabilità del Re, del Sovrano, dei cui atti sono responsabili i suoi ministri, ma è l'irresponsabilità di chi salta dalla macchina facendo precipitare nel burrone i suoi passeggeri, ai quali possono venire assimilate le migliaia di attivisti, che dopo aver faticato gratis anche per un decennio* si vedono da lui congedati dal Movimento - di cui possiede in proprietà privata il marchio di fabbrica, amministrato dalla Casaleggio Associati - con un grillo calcio in culo: è questa l'«umanità» del grande Grillo, che pretende di essere abbracciato e baciato (sulla zona dello “sbiancamento anale”?) dal popolo da lui tanto beneficato.

* La quantificazione di anni dieci non si riferisce alla mia persona, ma è stata data da un attivista espulso, del quale non faccio il nome, per ragioni di privacy, anche se il dato è pubblico. Io qui non parlo di me, offeso da Grillo e mosso da risentimento. Nessun risentimento, astio, animosità e simili: sono assolutamente sereno e pienamente soddisfatto per le tre pagine (su 57) del Giudice che risponde a Grillo lui per me. Io qui invece mi pongo il problema tutto umano delle migliaia di attivisti espulsi e che si sentono come «cani bastonati» e delle altre non poche migliaia di attivisti ancora non “espulsi” ma che sanno di esserne prossimi appena si azzardano un poco ad alzare la testa e mostrare un minimo di dignità e di autonomia. Io mi propongo qui di dare voce a questa umanità nascosta e sofferente, o meglio delusa. Intendo rappresentarla e tutelarla.

Dunque, la “palle” di Beppe Grillo, in senso fisico spaziale. Dice Beppe che io dovrei levarmi dalla sue “palle”. Domanda: e quando ci sono mai stato vicino? Molto più vicino, vicinissimo, alle sue “palle” è stato ed è un Alessandro Di Battista, una Roberta Lombardi, e chissà quanti altri. Io ricordo adesso solo tre eventi, pubblici, dove però mi ero e mi sono tenuto a parecchie decine se non centinaia di metri di distanza. Ricordo la manifestazione in San Giovanni, dove mi ero trovato un posto tranquillo, lontano dalla calca, dove potevo sentire e non avevo una visione frontale del palco. Ricordo ancora un'eguale distanza dal palco alla manifestazione di Piazza del Popolo. Ed ancora ricordo, più lontano dal palco, la manifestazione del Circo Massimo. Mai ho sgomitato per salire sul palco e conquistarmi una foto insieme a Beppe e/o Casaleggio, da poter poi incorniciare e mettere in bella mostra. Caro Beppe, io dalle tue “palle”, fortunatamente, ne sono stato sempre ben lontano e immune. È ora però che sia tu a levarti dalle mie palle. E ti spiego come e perché.

Non proprio “inutile”
Passiamo ora a considerare più in generale l’Intervista al Corriere TV in tutti i suoi 28 minuti di durata. Di cosa si tratta? Appunto, di una Intervista che Beppe Grillo concede alla TV del Corriere della Sera. Anche il quotidiano Repubblica (di cui ci occuperemo a margine, a proposito di un'analoga Intervista di Luigi di Maio). Ormai i giornali non si accontentano più di un dominio attraverso la carta stampata, ma essendo sempre meno le persone che spendono un euro e più per comprare in edicola della “carta straccia”  hanno ben (anzi no, male!) pensato di invadere il web e il video per diffondere le loro calunnie, rispetto alle quali in mancanza di una nuova legge sulla stampa che superi quella del 1948, i cittadini restano indifesi. Il motto di certa stampa, di certi giornalisti, e di certi comici sembra essere: calunniate, calunniate, qualcosa resterà!

* così Giampaolo Pansa definisce i giornali in un suo libro, avente proprio questo titolo, ma a ben riflettere non è un proprio “inutile” il potere dei giornalisti italiani: serve ai fini della calunnia, diffamazione, demonizzazione, ovvero in generali agli scopi dei proprietari del mezzo e delle linee politiche che perseguono: in genere quanto più i media sono grandi o meno autonomo e indipendenti tanto più sono corrotti e inaffidabili.

Subito il nostro Beppe ci fa scattare un’associazione di idee quando immediatamente in apertura di Intervista al saluto cortese dell'Intervistatore ci tiene a far sapere che l'Intervista è da lui concessa “in forma gratuita”: non si fa pagare, Beppe, per dire quel che dice e che per meno di un minuto mi riguarda direttamente. E voleva pure essere pagato, Beppe! Per le sue “calunnie” e “cazzate”, a ruota libera. Pagato come hanno pagato a botte di 50 euro (salvo sconti promozionali) quanti come me sono andati a sentire, in Roma, al Brancaccio, il suo spettacolo-comizio, che stento a inquadrare con le categorie estetiche dell’Arte (con la maiuscola) allo stesso modo in cui stento a inquadrare sotto le categorie concettuali della Storia e della Libertà le esternazione sul “negazionismo” al minuto  13.40/14.26. Piuttosto mi viene da pensare, nella parte finale e culminante dello spettacolo, che segna il ritorno di Beppe al Teatro, a una vera e propria “blasfemia”, molto più evidente e corposa del mio presunto “negazionismo”, ma senza che io pretenda di fare il censore e deferire Beppe al Tribunale dell’Inquisizione, per farlo finire arrostito a Campo dei Fiori, accanto a Giordano Bruno. Per me Beppe può pure mettersi a bestemmiare tutti i Santi del Paradiso, insieme con la Trinità, Gesù Giuseppe e Maria. Non sarò io a denunciarlo per questo o a negargli la libertà di poterlo fare. L’unico Tribunale che dovrà affrontare sarà quello del Buon Gusto, del Buon Senso e del suo pubblico pagante, fra i quali mi includo avendo dato alla cassa del teatro Brancaccio in Roma ben 50 euro senza nessun trattamento di favore.

Pasquale Elia, l’Intervistatore
Ma la presunta “generosità” e “gratuità” di Beppe mi richiama per associazione di idee una diversa generosità e gratuità: tutte quelle volte che all’aperto, ma al freddo, sotto la pioggia, o esposti al morso dei moschini io ed altri abbiamo preso parte a pubbliche riunioni in assenza di una sede per la partecipazione politiche, salvo quelle di fortuna offerte nei luoghi più disparati: in ultimo, l'ufficio di un'agenzia funebre, luogo altamente simbolico e di buon augurio. Sono certamente centinaia (sommando i casi a me personalmente noti), ma più probabilmente migliaia le “espulsioni” immotivate, con un calcio sul sedere, che hanno visto congedare Attivisti perfino con dieci anni di impegno e lavoro (montare gazebo e altre attività organizzative per le quali altri partiti normalmente pagano persone che racimolano magari un lavoro stagionale con la propaganda politica elettorale: perfino persone pagate per applaudire ai comizi e agli eventi). Lavoro gratuito: gratis et cum amore! Insomma, Beppe pensa e crede di essere Lui il Generoso, che deve essere ringraziato ed abbracciato, mentre tutti gli altri che hanno fino ad oggi hanno servito la Causa devono ringraziare perché è stato loro consentito di servirla la causa. Non scherzo, ma sono assai serio, e ribalto le argomentazioni degli avvocati di Beppe Grillo al Tribunale Civile di Roma, i quali avvocati pensano di interpretare l’art. 49 della costituzione:
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale [cfr. artt. 18, 98 c. 3, XII c. 1]
non nel senso che i cittadini abbiano loro un diritto - come recita testualmente la Costituzione, ma nel senso che i Partiti, e Beppe con loro, concedono la facoltà, fanno il regalo di poter aderire a un partito, e quello di applaudire (pagando) Beppe Grillo, padre, padrone e garante del Movimento da lui fondato. Insomma, per chiudere su questo punto, ad appena il primo minuto della Intervista, mi sembra alquanto infelice la battuta di Beppe sulla sua “generosità” e “gratuità”, ignorando se non sputando in faccia a tutti i fessi che gli sono stati appresso, per trovarsi da lui ringraziati con un calcio sul di dietro. Per fortuna, non mi considero un appartenente a questa categoria, avendo sempre conservato il mio spirito critico e le mie riserve mentali, ma penso invece a moltissime persone che si sentono «cani bastonati» per essere stati espulsi, dopo aver perfino concesso l'uso del loro studio per poter fare la raccolta delle candidature alle Comunarie. Altro che “gratuità” e “generosità”! Se Beppe sapesse le cazzate che dice, lui stesso avrebbe poco da riderci sopra.

Coglioni = il popolo italiano?
Altra cosa notevole, contenuta nell’Intervista di Beppe a Pasquale, è cosa spesso ripetuta da Beppe che si attribuisce come suo grande merito, in sostanza, di essere stato per l’Italia l'agente della Controrivoluzione e forse anche della Restaurazione. Quando parla di “fascismo” o di “nazismo” non bisogna commettere l'errore di attribuire al “ragioniere” - detto con il supremo rispetto per i ragionieri – Beppe Grillo una profonda conoscenza storica che non possiede, come si è sopra dimostrato. Egli si immagina che in forme rinnovate oggi esistano in giro per l'Europa forme di “fascismo” e di “nazismo”. Siccome in Italia la crisi è grande e la gente soffre e si suicida, la gente si sarebbe ribellata in forme violente che sarebbero sfociate appunto in quel “fascismo” o “nazismo” che il Movimento da lui fondato ha invece impedito. A suo modo di dire, ossia di uno che dice prima di pensare o senza addirittura pensare, questo sarebbe un grande titolo di merito per il quale dovrebbe essere ringraziato ed abbracciato: e non si capisce però da chi? Dai poteri forti (USA, Nato, Cia, banchieri, multinazionali...) che potevano sentirsi minacciati da una rivolta, reazione, insurrezione, rivoluzione violente del popolo italiano? O dagli stessi cittadini italiani che potendo scegliere forme violente di insurrezione al cattivo governo e alla svendita del Paese? I primi ovviamente ci guadagnano, ma i secondo dimostrano di essere “coglioni”. Non credo che ci sia un tertium. Il merito poteva esserci se i risultati si fossero visti subito, ma ogni giorno che passa le “palle” (vedi sopra didascalia BB ossia Berlusconi = Beppe) diventano sempre più evidenti le crepe della narrazione grillina “l'onestà tornerà di moda, noi siamo orgogliosamente diversi e onesti”.

Considerata poi la formula con la quale è retto e controllato il Movimento Cinque Stelle deve attribuirsi consistenza alla voci malevole che hanno parlato di eterodirezione. L’azione giudiziaria ha rivelato l'arbitrio di uno Staff che a quanto pare neppure risponde a Beppe Grillo, malgrado la clausola epistolare “in nome e per conto di Beppe Grillo” che “palesemente” nell'Intervista concessa “gratuitamente” a Pasquale dimostrare di ignorare atti di causa regolarmente notificatigli e da lui stesso firmati. Ne viene fuori un meccanismo diabolico a comunicazione unidirezionale: mandano un provvedimento di espulsione, non si legge nessun nome, nessuna firma, nessun numero di telefono, nessun responsabile. Ti dicono che puoi reclamare, ma non sai come reclamare perché non sai di cosa sei accusato e da cosa devi difenderti. Nessuno risponde... È follia alla stato pure, arbitrio assoluto, angheria assoluta. Prima lo si diceva, adesso ho il privilegio di poterlo documentare, allo stesso Beppe Grillo, che parla senza sapere quel che dice.

(segue)