Avendo poco tempo disponibile mi limito qui a dare la mera notizia di una manifestazione che si è svolta ieri pomeriggio, alle 17.30, in Roma secondo quanto era stata qui già annunciato.
domenica 20 gennaio 2008
La fiaccolata davanti all’ambasciata israeliana in Roma
Avendo poco tempo disponibile mi limito qui a dare la mera notizia di una manifestazione che si è svolta ieri pomeriggio, alle 17.30, in Roma secondo quanto era stata qui già annunciato.
sabato 19 gennaio 2008
Una nuova opera di Carlo Mattogno su Hilberg
Il proposito, in corso di realizzazione, di Antonio Caracciolo di tradurre il libro di Jürgen Graf “Riese auf tönernen Füssen” (Il Gigante dai piedi d'argilla) mi ha fatto nascere l'idea di redigere a mia volta, secondo una prospettiva diversa, un'analisi critica dell'opera di Raul Hilberg “La distruzione degli Ebrei d'Europa”, costantemente invocata con fede cieca, quasi novella “Biblia Sacra iuxta holocausticam versionem”, da tutti i proseliti della “Holocaustica Religio”. Un'indagine approfondita sulle fonti e sui metodi di lavoro di Hilberg mostra invece quanto storicamente inconsistente sia la nuova dogmatica olocaustica e quanto poco possa moralmente arrogarsi il diritto di lanciare scomuniche solenni e anatemi contro gli eretici “negazionisti": per questo non basta travestirsi da Angelo di Luce e chi nega la verità si sa bene chi sia.
Affido questo scritto ad Antonio Caracciolo affinché lo renda accessibile nel suo "Civium Libertas" insieme a quello di J. Graf.
Gennaio 2008.
Chi è negazionista? Le responsabilità sioniste nell’olocausto.
«Manno fa parte della combriccola di Moffa e compagni. Se non era per i calci in culo affibbiati a Moffa e Faurisson se ne sarebbe ignorata l'esistenza. Ma Manno, per sua fortuna, ha ricevuto da Faurisson e dagli scalmanati che gli hanno appioppato quelle 4 carocchie, una inaspettata notorietà del tipo di quella che Manzoni, con la domanda che pose in bocca a Don Abbondio, regalò a Carneade. C’è però nello scritto di Manno qualcosa di vero: il “silenzio degli alleati”, che è diventato innegabile, e le responsabilità di una parte dei dirigenti sionisti. Ma già Primo Levi, ben prima di questo Manno, parlò di una “zona grigia” relativa a una parte del mondo ebraico. Questo però con il negazionismo, amici miei, non c’entra niente».Lasciamo stare il linguaggio. A ciascuno il suo (ma per favore lo scrivente non si nasconda dietro lo pseudonimo di Kafka, il quale in ben altro modo scriveva, ed altro pensava, visto che era contrario al sionismo). Per rispetto al vero Kafka, chiameremo il calunniatore sionista solo K.
Caro il mio K, sappi che io mi onoro di far parte della ‘combriccola di Moffa e compagni’ (vedrete presto che vi stiamo preparando). Tu piuttosto vergognati di giustificare gli “scalmanati che hanno appioppato quattro carocchie”. Un’aggressione fascista in piena regola nel migliore stile israeliano.
Quello che K. è costretto a riconoscere del mio articolo non è di poco conto. Egli naturalmente parla delle “responsabilità di una parte dei dirigenti sionisti”. Una parte? E no, caro il mio sionistello disonesto. Tutti i dirigenti sionisti, tutti i movimenti sionisti, laburisti e non, collaborarono con il nazismo a danno degli ebrei assimilazionisti. Sionisti socialisti di Weizmann e Ben Gurion e sionisti ‘revisionisti’ di Jabotinsky, Shamir e Begin, tutti. Ho riportato tutto per filo e per segno nel mio libro ‘La natura del sionismo’ (presto in ristampa con nuovi fatti e documentazione storica su questo punto). Primo Levi parlò di “zona grigia”? A si? Ben più di una zona grigia si trattava. Come abbia potuto limitarsi a parlare solo di zona grigia lui che è stato in un campo di lavoro è un mistero dell’ebraismo. Così come pure la conversione al sionismo delle stesse vittime dei sionisti. Solo l’idea che un ebreo che sbaglia debba essere perdonato dagli altri ebrei può spiegare un simile atteggiamento. Sotto vi è l’idea che gli ebrei sono comunque superiori ai goyim e che bisogna essere uniti contro i goyim. E perdonare quelli della razza eletta che anche commettano dei crimini contro gli stessi ebrei. Come abbia fatto Primo Levi a ingoiare gli insulti dei sionisti quando ne è venuto a conoscenza (perché ne è venuto a conoscenza). Mentre lui marciva ad Auschwitz, Itzaak Greenbaum dichiarava:
“Una mucca in Palestina vale più di tutti gli ebrei d’Europa” [1]o ancora:
“Se chiedessero a me «Non si potrebbero usare i fondi del United Jewish Appeal per soccorrere gli ebrei d’Europa?» Io ho già detto NO! e ribadisco il mio NO!” [2]
“Se sapessi che è possibile salvare tutti i bambini (ebrei) di Germania portandoli in Inghilterra e solo metà di essi portandoli in Eretz Israel, allora opterei per la seconda alternativa”.[3]
Qualche anno prima il programma sionista per gli ebrei assimilazionisti era chiaro. Ecco cosa diceva Ben Gurion:
“Le speranze dei sei milioni di ebrei europei si fondano sull'emigrazione. Mi è stato chiesto: «Puoi portare sei milioni di ebrei in Palestina?' Ho risposto, 'No' ... Dal profondo della tragedia voglio salvare ... dei giovani [per la Palestina]. I vecchi passeranno. Sopporteranno il loro destino o non lo faranno. Sono polvere, polvere economica e morale in un mondo crudele ... Solo il ramo giovane sopravvivrà. Dovranno accettarlo»”.[4]Non erano solo i sionisti di Palestina che operavano in questo modo crudele contro gli assimilazionisti ma anche i sionisti Usa che già avevano grande influenza presso i presidenti goyim. Ce lo ricorda uno storico ebraico, Lenni Brenner che scrive:
“Finanche nel 1943, mentre gli ebrei d'Europa venivano sterminati a milioni, il Congresso americano propose di istituire una commissione per studiare il problema. Il rabbino Stephen Wise, che era il principale portavoce sionista in America, si recò a Washington per testimoniare contro il progetto di legge perché esso avrebbe sviato l'attenzione (degli ebrei) dalla colonizzazione della Palestina. Si tratta dello stesso rabbino Wise che, nel 1938, in quanto dirigente del Congresso ebraico d'America, scrisse una lettera nella quale si opponeva a qualsiasi cambiamento della legislazione americana sull'immigrazione, cambiamento che avrebbe permesso agli ebrei di trovare accoglienza. In quella lettera scriveva: «Può essere d'interesse per voi sapere che alcune settimane fa i dirigenti delle più importanti organizzazioni ebraiche si sono riuniti in una conferenza ... Vi si è deciso che, in questo momento, nessuna organizzazione ebraica avrebbe sponsorizzato una legge destinata a cambiare in qualsiasi modo la legislazione sull'immigrazione»”. [5]
La legislazione che non doveva essere cambiata (nel 1943) era quella che restringeva enormemente l’immigrazione, compresa quella ebraica, negli Stati Uniti.
Cari ebrei o diventate sionisti ed emigrate in Palestina o alla morte! Polvere siete in un mondo crudele! Certo crudele perché prima di tutto ci sono i sionisti.
Non valete più di una mucca in Palestina!
Caro Levi, hai capito? Vorrei poterglielo chiedere. Come hai potuto perdonare? Ma forse non hai perdonato e hai scelto di morire precipitandoti dalla tromba delle scale del tuo palazzo torinese piuttosto che portarti dentro l’angoscia e la vergogna del sionismo dei tuoi fratelli della razza eletta.
Quale “Zona d’ombra” signor K? Non ci fare ridere!
E questo perché non c’entrerebbe col negazionismo? Il negazionismo è vostro, caro K perché voi negate questo passato. Lo tenete nascosto. I panni sporchi (e che sudiciume!) si lavano in famiglia vero? Meglio negare. Meglio tacere. Meglio non fare i conti. Qui siete voi che negate o addolcite la pillola (“le responsabilità di una parte dei dirigenti sionisti”, "zona grigia"). Perché non chiamare le cose col loro nome? Perché perdonare i sionisti? Perché correre tutti a osannare Israele frutto del tradimento degli ebrei assimilazionisti (a milioni)? Solo il vostro atteggiamento razzista vi mette oggi tutti d’accordo. Siete tutta una “zona grigia”. E’ talmente forte il negazionismo nel vostro sangue che continuate a negare. Negate ancora la pulizia etnica dei palestinesi nel 1948. C’è voluto ‘un ebreo che odia se stesso’, lo storico Ilan Pappe per smascherare quel crimine contro l’umanità e chiamare la cosa col suo nome. Oggi lo perseguitate per questo. Negate ogni giorno i crimini di Israele e del suo esercito specializzato nell’uccisione dei bambini (perché lanciano pietre!).
Negate di aver organizzato l’aggressione gratuita all’Iraq. Negate. Negate. Negate.
E poi accusate di ‘negazionismo’ o ‘revisionismo’ chi contesta il numero dei morti ebrei nella II Guerra Mondiale. Dovete essere sempre sopra gli altri anche nelle cifre dei morti perché poi, come ha dimostrato un altro ‘ebreo che odia se stesso’, Norman Finkelstein (L’industria dell’olocausto) dovete battere cassa in termini monetari e politici. Dovete imporre la religione dell’olocausto, i cui dogmi non possono essere contestati pena la prigione e l’ostracismo. Ma la montagna di negazioni e falsità che avete costruito sta cominciando a crollare e vi seppellirà!
Caro il mio K, ti preannuncio che presto scriverò un pezzo in cui, citazioni alla mano (di autori sionisti naturalmente), dimostrerò come il sionismo non derivi dall’antisemitismo, non ne sia l’antidoto, come pretendete. Il sionismo deriva dalla paura scatenata in molti ebrei dalla liberazione dal ghetto operata dalla Rivoluzione Francese. Deriva dall’opportunità reale offerta agli ebrei, per la prima volta nella storia, di assimilarsi, di diventare cittadini come gli altri. Il sionismo è la risposta razzista degli ebrei al pericolo dell’assimilazione. L’antisemitismo è stato un vostro alleato, la vostra ancora di salvezza e lo avete sfruttato, vi ci siete alleati contro gli ebrei assimilazionisti, meno importanti di una vacca in Palestina.
Prepara le tue calunnie K, prepara le tue negazioni.
Io non conto nulla ma sono tenace.
A presto
[1] Itzaak Greenbaum, rivolto al Consiglio Esecutivo Sionista, il 18 febbraio 1943.
[2] Izaak Greenbaum – capo del Comitato di Soccorso dell'Agenzia Ebraica (Jewish Agency Rescue Committee) – rivolto al Consiglio Esecutivo Sionista, il 18 febbraio 1943.
[3] Ben Gurion nel suo discorso a un’assemblea di Sionisti Laburisti in Gran Bretagna nel 1938.
[4] Chaim Weizmann, futuro primo presidente di Israele, nel discorso al Congresso Sionista del 1937 nel quale riporta le sue risposte davanti alla Commissione Peel, Londra, luglio 1937. Citato in Yahya, p. 55.
[5] Lenni Brenner, Zionism in the Age of the Dictators, cap. 24.
venerdì 18 gennaio 2008
Manifestazione per Gaza
FERMIAMO IL MASSACRO DI GAZA
A POCHI GIORNI DI DISTANZA DAL VERTICE DI ANNAPOLIS E’ CHIARO A TUTTI COSA INTENTENDEVANO ISRAELIANI ED AMERICANI PER
RIPRESA DELLA COSTRUZIONE DI COLONIE EBRAICHE INTORNO GERUSALEMME E IN CISGIORDANA, ARRESTI, RAPIMENTI E UCCISIONI DI COMBATTENTI E CIVILI PALESTINESI, IN UNA ESCALATION CHE MIRA ALLA ELIMINAZIONE FISICA DELLA RESISTENZA PALESTINESE
IL 15 GENNAIO, L’ESERCITO DI OCCUPAZIONE ISRAELIANO HA COMPIUTO UNA STRAGE A GAZA CAUSANDO 20 MORTI E OLTRE 50 FERITI, FACENDO USO DI ARMI NON CONVENZIONALI : BOMBE CON CHIODI E A FRAMMENTAZIONE, CHE STRAPPANO E BRUCIANO I CORPI DELLE VITTIME.
20 MORTI CHE SI AGGIUNGONO AGLI OLTRE 5700 PALESTINESI ASSASSINATI NEGLI ULTIMI SETTE ANNI DALL’ESERCITO E POLIZIA DELLO STATO ISRAELIANO.
OLTRE UN MILIONE E MEZZO DI PERSONE A GAZA SOFFRONO PER L’EMBARGO ATTUATO DAL GOVERNO DI TEL AVIV CON IL SOSTEGNO DI TUTTI I GOVERNI DELLA UE COMPRESO IL GOVERNO ITALIANO.
E’ UN EMBARGO PIU’ IGNOBILE DI ALTRI, PERCHE ‘ SI ACCANISCE SU UN POPOLO SOTTOPOSTO DA OLTRE 60 ANNI AD UNA DURISSIMA OCCUPAZIONE MILITARE CHE HA MINATO LE CONDIZIONI ECONOMICHE E DI VITA TANT’ E’ CHE
CHIEDIAMO CON FORZA
• BASTA CON IL TERRORISMO DI STATO ISRAELIANO
• SOSTENIAMO
• LIBERTA’ PER GLI 11.000 PRIGIONIERI PALESTINESI
• CHIEDIAMO
• DENUNCIAMO GLI ACCORDI ECONOMICI, CULTURALI E
MILITARI TRA ITALIA ED ISRAELE
SABATO 19 GENNAIO ORE 17,30
PRESIDIO E FIACCOLATA DAVANTI L’AMBASCIATA ISRAELIANA
VIA ALDOVRANDI ANGOLO VIA MICHELE MERCATI QUARTIERE PARIOLI ROMA
Forum Palestina, Comitato Palestina nel cuore
mercoledì 16 gennaio 2008
Avvertenza: spostamento di testi
Per quei Lettori che in questo Blog hanno particolare interesse ai problemi che vengono alla luce con il “caso” Sapienza è aperto un apposito link di collegamento dove i temi qui occasionalmente introdotti troverano ulteriore svolgimento ed approfondimento. Come già per il referendum sulla fecondazione assistita che mi aveva intensamente coinvolto e che ritenni segnasse uno spartiacque nel mio rapporto con il cattolicesimo, adesso mi vedo maggiormente coinvolto nell’attacco sferrato alla mia università: se la Sapienza dovesse affondare io affonderò con essa. Non saranno i Ferrara, i Buttiglione, i Fisichella a mettermi soggezione intellettuale: lo spettacolo che hanno ieri dato in “Porta e Porta” è stato per me di una scorrettazza totale che è un vero e proprio invito alla guerra intellettuale, che accetto di buon grado e senza timore, convinto della maggiore solidità dei fondamenti etici della mia esistenza, valori che non ho MAI inteso imporre a nessuno, rispetto ai loro che si pretendono di imporre ad altri: ci si preoccupa del fondamentalismo islamico e non ci si accorge del fondamentalismo di casa nostra. Se è questo che vogliono, non mi sottraggad una lotta senza feriti sul campo. Quindi, per ragioni tecniche, i testi da me avviati in blog diversi, resteranno qui immutati ma verranno continuato nel blog
Un nuovo processo a Galilei
Per quanto mi riguarda, quota parte (1 su 5000) docenti mi considero parte in causa e non attribuisco particolare importanza al fascicolo processuale, ammesso e non concesso che vi fossero sostanziali motivi a carico. Imposto diversamente il problema dicendo che né il passato né per il presente riconosco competenza giurisdizionale a quei giudici. Non già si tratta di stabilire se Galilei se lo sia meritato in fondo quella condanna: quel processo non avrebbe mai dovuto aver inizio e Galilei non avrebbe MAI dovuto difendersi davanti a quei giudici.
Che vi sia un’autorità religiosa, allora ed oggi, che pretenda di pronunciare giudizi ed emettere sentenze, più o meno cruente, è il motivo per cui giudico assolutamente estraneo al mondo della scienza e della filosofia e un papa del XVII secoco e un altro in versione XXI secolo. Quanto poi all’autorità puramente morale di un capo religoso è cosa che riguarda i suoi fedeli in ambito strettamente privato. In quanto docente della Sapienza è cosa che non mi riguarda minimamente. Beninteso, altri miei colleghi – anche in numero ingente – possono ben essere pii cattolici: è un loro diritto che non ho mai contestato e meno che mai intendo farlo adesso. Ma si tratta di una loro faccenda privata che non può vincolarmi in quanto collega di una medesima istituzione, dove il diritto-dovere di esercitare una mia funzione sociale e professionale riguarda i temi propri del mio specifico ambito disciplinare. E su di essi non riconosco nessuna autorità da parte di un capo religioso, che può esplicare al meglio la sua individualità nel suo proprio ambito religioso ed in stretta connessione con i suoi fedeli. Poiché ho scento di lavorare in un’istituziona statale e laica, anziché in una confessionale e dichiaratamente cattolica, ritengo anche io – come i colleghi Fisici – “incongrua” una visita di Bendedetto XVI ed infelice l’invito a lui rivolto. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la libertà di pensiero e di espressione, che è bene supremo ed irrinunciabile di ogni istituzione universitaria. Mi rammarico ed indigno di vedere come il ceto politico – la Casta – non abbia manifestato eguale effervescenza in casi più evidenti di violazione delle libertà accademiche, ma se ne sia resa essa stessa complice. Mi auguro che la mistificazione in atto possa presto diradarsi.
Fede: dono o imposizione?
Anticipo qui, estrapolando temi che saranno compresi nel mio più ampio post, dove vando conducendo un’analisi complessiva del dopo Ratzinger alla Sapienza. È stato detto che verrà mandato il testo del discorso che il papa avrebbe pronunciato. Se questo che è ho trovato è un estratto lo riporto qui di seguito, aggiungendovi un mio breve commento:
«Il Papa non può imporre "ad altri in modo autoritario la fede", ma può mantenere "desta la sensibilità per la verità": così spiega Benedetto XVI , nel discorso che avrebbe dovuto tenere domani all'Università della Sapienza e che è stato diffuso oggi pomeriggio dalla Sala Stampa Vaticana. Un discorso che non è stato modificato in quelle parti dove contiene riferimenti alla presenza fisica del Pontefice nell'Aula Magna dell'ateneo romano. "Cosa ha da fare o da dire il Papa nell'Università?" si chiede Ratzinger. "Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà", risponde. "E' suo compito - spiega - mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la luce che illumina la storia e aiuta a trovare la via verso il futuro"».Non posso pensare che il papa abbia letto cose che io ho scritto al riguardo e che la sua impostazione sia una risposta ad argomentazioni che ero e sono solito reiterare in forma esemplificativa, specialmente con gli studenti, quando mi capita di trattare di Thomas Hobbes. Il filosofo inglese del Seicento, fiero avversario di Bellarmino e del papismo che egli combatteva fortemente, faceva il caso in cui un cristiano si trovasse sotto il potere di un sovrano di altra fede religiosa che gli imponesse di abiurare la sua fede cristiana. Era posto il problema morale se il suddito cristiano dovesse in questo caso obbedire o non obbedire. Hobbes arrivava alla conclusione che se uno “credeva”, cioè aveva la fede, non vi era proprio niente e nessuno che avrebbe mai potuto togliergli una siffatta fede. La mia modestissima chiosa ad Hobbes era che per la stessa ragione ad uno che non credeva non gli si poteva proprio imporre con la forza nessuna fede.
Mi pare che Ratzinger sia arrivato alla stessa riflessione. Meno male che se ne accorga, ma la mia obiezione è che se osserviamo le cose da un punto di vista storico ed istituzionale la sua affermazione è per me insincera. Fin dai suoi esordi il cristianesimo si è imposto con una conversione in parte direttamente forzata. Penso all’epoca di Costantino e di Teodosio, quando gradualmente il cristianesimo divenne la religione dell’impero e quella antica invece proibita e bandita. Lascio idealmente ad ognuno il compito di tracciare un excursus storico che a me appare chiaro, per poi giungere all’oggi dove esiste un’imposizione istituzionale del cattolicesimo. Parlando di “Sapienza” mi sono più volte chiesto il senso di un crocefisso appeso in ogni aula. Non ne ho mai fatto una guerra, mi sono abituato a considerarlo un fatto ornamentale e trovandone uno bello in ceramica l’ho perfino comprato e affisso nella mia casa di Calabria. È solo un esempio dove se ne possono trovare molti altri. Per tutti l’ostinazione all’inserimento delle radici cristiane nella costituzione europea che forse mai sarà. Nel frattempo quell’autentico baciapile che è Storace ha fatto il suo bravo colpo di mano esaudendo i desideri del papa per quanto riguardo lo statuto del Lazio. Non so se in questo modo Storace pensa di aver reso cristiani tutti gli abitanti del Lazio, anche quelli che ancora devono nascere. Non può quindi venirmi a dire papa Ratzinger che lui la forza non la usa per imporre la fede, perché non gli credo (appunto mi manca la Fede), ma in fondo neppure credo che a lui la cosa interessei più di tanto: gli è sufficiente il conformismo religioso, fondamento vero del suo ed altrui potere.
Quanto mai problematico il suo mantenere "desta la sensibilità per la verità”, perché è assai facile che chi abbia veramente "desta la sensibilità” per la verità giunga a conclusioni assai diverse da quelle che lui ha in mente. Ne fa fede la lunghissima teoria di morti bruciati e di eretici condannati. E quindi è molto più affidabile l’uso della forza e dell’imposizione, solo che ai tempi nostri non bisogna dirlo e non bisogna farlo apparire.
Robert Faurisson e Joseph Ratzinger
Ascoltando ieri la commovente unanimità delle reazioni alla mancata visita (per rinunzia) del papa mi sono sentito per un attimo intimidito: mamma mia che è successo! Se avessi trovato posto in Aula Magna, io sarei comunque andato, esacerbandomi l’animo per quello che avrei ascoltato ed sul cui contenuto non mi aspettavo sorprese. Non avendo prenotato il biglietto per lo spettacolo (con tanto di RAI annunciata) prima del 10 gennaio, ormai potevo vedere lo spettacolo solo per televisione, come successe come quando volevo andare di persona alla vicinissima basilica di san Paolo fuori le mura per i funerali dei morti di Nassiriya: non c’era posto! Buttiglione stava dentro ed io ero rimasto fuori. Sarebbe successo così anche questa volta. Potevo perciò starmene a casa. Poi mi è venuto in mente che vi sarei andato lo stesso ed avrei inaugurato l’Anno Accademico stando insieme agli studenti che dall’esterno annunciavano una loro protesta. Mi sarei associato a loro, mangiando anche un panino con la loro porchetta. Poi gli eventi sono precipitati nel modo che sappiano ed io ora qui provo ad articolare le mie riflessioni pubbliche e private. Ogni civile contraddittorio con quello che verrò scrivendo sarà ben accetto.
Si è parlato del tutto fuori luogo di una negazione della libertà di pensiero inflitta nientepodimeno che al Papa. Non è stato assolutamente così. Il papa parla e come se parla. Tra i tanti motivi che mi vedono insofferente per il pagamento del canone TV è anche il dover ascoltare ad ogni edizione del telegiornale di Stato i dettagli di ogni più piccolo movimento del papa. Grazie ai media mi sono noti di lui anche i più banali dettagli: a che ora si alza la mattina, la sua ora di siesta pomeridiana, il fatto che non bene vino ma solo spremuto, con chi pranza abitualmente, a che ora vede pure lui il telegiornale o meglio si rivede il tv, e così via. Con il personaggio ho una forzata familiarità. Naturalmente lui di me non sa assolutamente nulla e dubito che ne saprà mai qualcosa. Buttiglione probabilmente gli scriverà una biografia e troverà il modo di entrare nelle sue grazie. Non lo invidio certo. Se non avesse già famiglia, probabilmente si candiderebbe lui stesso al papato. Ma tutto sommato l’avere moglie e figli potrebbe essere un trascurabile dettaglio, come in effetti era durante il Rinascimento.
Quindi nessun sacrificio della libertà di parola del papa, che in questo mondo parla più di chiunque altro. Forse è il solo che parla. Tutti quelli che potrebbero pensarla diversamente tacciono e vengono fatti tacere accuratamente, in pratica come se non fossero mai esistiti. Mi correggo. Ho detto: “come se”. Ed invece è: non esistono per decreto giuliano-ratzingheriano. Mi immagino quale sarebbe stata la scena se tutto fosse andato come da copione. Ratzinger avrebbe esternato una delle sue solite anche nella sede della Sapienza. Qualcuno avrebbe certamente applaudito dopo che Buttiglione avesse dato il via agli applausi. Credo che anche Ferrara si fosse già prenotato il biglietto d’ingresso, se già non glie era stato mandato l’invito dal solerte Rettore. Le televisioni avrebbe ripreso e si sarebbe detto che anche “La Sapienza” aveva applaudito alle note posizione giuliano, ratzingheriane e buttogliniane sulla nuova moratoria-plagio in preparazione alle Camere. Della Sapienza si sarebbe data tutta quella pubblicità in positivo che il Rettore si era probabilmente prefissa. Forse, ad incominciare dal prossimo anno si tornerà alla vecchia tradizione per la quale un docente della stessa università veniva incaricato della Lectio magistralis.
Qualcosa è però andato storto. Qualcuno ha avuto il coraggio e la dignità di dire di no: docenti da una parte e studenti dall’altra. I docenti firmatari erano solo 67 su 5000 e gli studenti forse poche centinaia su 180.000 mila. Nel nostro democraticismo privo di sostanza democratica spesso si rinfacciano i numeri come prova di esistenza: il numero 1 seguito da molti zeri esiste, il numero 1 senza zeri al suo seguito non esiste affatto. Eppure tutto il cristianesimo si fonda su un numero 1 che si trasforma misteriosamente in tre e poi torna uno, ma non si coniuga mai con degli zero. L’Osservatore romano – la voce di carta di Joseph Ratzinger – aveva con disprezzo parlato di minoranze a fronte di supposte maggioranze felici di accogliere il papa senza minimamente considerare che il Vaticano è nel mondo l’unica monarchia assoluta ancora esistente, dove il principio di maggioranza e minoranza con alternanza di posizioni è qualcosa di assolutamente estraneo. Lo stesso direttore dell’Osservatore romano non ha un briciolo di autonomia critica rispetto a ciò di cui è portavoce perinde ac cadaver. Niente di più ridicolo che sentire ripetere i feticci dello stato liberaldemocratico proprio dall’organo della più chiuse fra le monarchie assolute.
Quello di Joseph Ratzinger non è un pensiero che nasca da una lunga e faticosa ricerca, da un confronto costante con diverse posizioni, dal dibattito, dalla critica, dalla capacità di autorevisione, e così via. È invece una Dottrina fatta per fissare norme nei comportamenti pratici di ognuno e a dettare regole secondo cui è lecito pensare. In passato, ma non di molto, andare contro queste regole significava salire sul rogo. Fra i tanti è a tutti noto il caso di Giordano Bruno,
filosofo, che arse sul rogo in Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600. Il filosofo non abiurò a quelle che erano le sue convinzioni e scelse la morte. Più tardi lo scienziato Galileo Galilei scelse l’abiura con ignominia, pur di poter vivere. Nel dramma di Brecht ricordo a mente la scena alla frontiera, dove il doganiere chiedeva il motivo dell’espatrio. La risposta fu: perché sono un fisico. Galilei non diede ai posteri un esempio di eroismo. Forse da allora si affermò il principio tutto italico della pellaccia o del tengo famiglia. E si sbaglia, se si pensa che si tratti di cose di secoli addietro e che adesso la Chiesa sia tutt’altra cosa. I colleghi biologi che intendono fare ricerca in determinati settori, ancora oggi devono emigrare altrove: non è cambiato nulla! Se sgarrano, esiste per loro una folta schiera di sicofanti pronti a denunciarli ed a metterli alla gogna per la sola colpa di voler fare progredire la scienza.Ier sera il prof. Cini in contraddittorio con l’avvocato permante del papa in carica, il prf. Rocco Buttiglione – vecchio conoscenza alla comune scuola di Augusto Del Noce – , ha osservato che Joseph Ratzinger dovrebbe decidersi una buona volta per quale ruolo vuol ristestire: se quello di professore o quello di papa, ma non può giocare – come si suol dire – con due mazzi di carte, pretendendo dagli interlocutori che osservino il colore del semaforo per sapere se possono o non possono criticare le sue ispirate o non ispirate dottrine ed opinioni. Per me è importante ricordare che nell’ultimo anno del potere temporale del papato fu imposto il dogma della infallibilità papale. Conosco anche la distinzione che ne è stata fatta, per attenuarne l’assurdità – incomprensibile ed inaccettabile per chiunque non sia beneficato dal “dono” della Fede – fra prunciamento ex cathedra ed fuori cattedra. Infatti, per il suo Gesù, che si trova in uno scaffale alla mia destra, ha dato licenza – se ben ricordo – di libera critica perché non è stato scritto ex cathedra. È cosa di cui sorrido.
Venendo alla mancata Lectio magistralis alla Sapienza mi immagino nei miei panni di povero disgraziato seduto davanti a Lui – se avessi fatto in tempo quest’anno una prenotazioni di cui l’anno scorso con Barroso non avevo avuto bisogno – avrei dovuto accettare quanto sovranamente (= è umanamente parlando un monarca assoluto di uno Stato) avesse deciso di dire come un pensiero per dogma di Fede infallibile. Un qualsiasi docente che pretendesse di essere infallibile solleverebbe l’ilarità generale. ma con Benedetto XVI ciò non sarebbe stato possibile e vi sarebbe stato rischio di sanzioni penali se fosse trapelato un qualsiasi segno di insofferenza o di netto dissenso. E quindi vengo ad un altro aspetto del “pensiero” di Joseph Ratzinger: un pensiero “armato” sia nel senso che era stato predisposto un apparato di polizia analogo – così il ministro Amato, già professore del mio Dipartimento di Teoria dello Stato – era già stato predisposto e collaudato per la visita di Bush. E si parla per giunta di libertà di pensiero! ma quale libertà di pensiero avrebbe mai potuto esservi con un simile apparato di morte pronto a scattare se qualche gesto inconsulto fosse stato equivocato! Condizione della libertà pensiero è la pace e la non-intimidazione. Non si è mai visto un professore che faccia la sua lezione con i gendarmi dietro di lui, pronti a scattare.
(segue)
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martedì 15 gennaio 2008
Quattro anni di prigione per Wolfgang Frölich!
Nel momento in cui ascoltava la lettura della sentenza da parte della giudice Martina Spreitzer-Kropiunik, Frölich - 56 anni - ha avuto un malore e ha dovuto essere soccorso dalla moglie e da due guardie. Qualche minuto più tardi, per fortuna, è riuscito malgrado tutto a lasciare il palazzo di giustizia.
Oltre a questa condanna Frölich ne ha ricevute altre due, ma con la condizionale. Se la sentenza di ieri dovesse essere confermata in appello, l'ingegnere austriaco dovrà scontare un totale di sei anni e cinque mesi di prigione. Il suo avvocato ha presentato appello.
Ricordiamo che l'ingegnere Frölich si è specializzato nel corso degli anni nelle questioni attinenti la disinfestazione nei campi di concentramento nazisti.
Fonte: Yvonne Schleiter.