sabato 17 gennaio 2009

Confronto fra due piazze: i popoli della Terra da piazza Vittorio a Porta san Paolo contro la Casta e la Vergogna d’Italia in piazza Montecitorio

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Benché stanco per il corteo che ho seguito in tutto il suo percorso da piazza Vittorio a piazza di Porta San Paolo, non voglio indugiare a fornire le mie prime impressioni ai Lettori di questo Blog. Sono stato a precedenti manifestazioni romane in solidarietà di Gaza, ad esempio quella del 29 novembre, del 3 gennaio e quella odierna che partiva da piazza Vittorio. Non sapevo in quanto saremmo stati. Mi aspettavo al massimo una partecipazione come quella del 3 gennaio. Ma invece è stato molto più numerosa, anche se io avrei voluto vedere le stesse manifestazioni dell’autunno caldo del 1969, quando ricordo di aver visto il corteo dei metalmeccanici sfilare per via di San Gregorio. Anche adesso la strada era occupata da tutto il corteo, ma la gente marciava più distanziata e diradata. Che saremmo stati in molti l’ho capito subito appena presa le metropolitana ad Eur Marconi. Mi si erano avvicinate tre donne con il velo alla testa. Mi chiedevano come fare per andare alla stazione di piazza Vittorio. Ho capito dove volevano andare e le ho invitate a seguirmi, giacché andavo anche io a piazza Vittorio, alla manifestazione. Non vi è stato però bisogno della mia guida perché alle stazioni successive salivano altri stranieri di nazionalità araba, ma che parlavano perfettamente l’italiano. Si conoscevano fra di loro ed io potevo disimpegnarmi dal ruolo di accompagnatore delle tre donne musulmane. La manifestazione già incominciava sui vagoni della metropolitana. Appena sceso a piazza Vittorio esattamente alle 15.29 la piazza era già piena ed i diversi cortei con propri camion forniti di altoparlante erano in formazione. Il corteo si è poi dovuto necessariamente distanziare perché altrimenti le voci degli altoparlanti si sovrapponevano e non si poteva capire nulla. Nessun confronto con la manifestazione di madonna Fiammetta Nirenstein di piazza Montecitorio, dove i cento deputati non hanno portato ciascuno neppure uno solo dei loro elettori. Erano al massimo 400, 500 a voler essere generosi: sappiamo bene che la loro forza non sono le manifestazioni di piazza! Se tuttavia i manifestanti di piazza Vittorio sono stati 200.000 il rapporto è presto fatto: 1 a 400. Posso testimoniare che la manifestazione di piazza Vittorio era una moltiplicazione per diverse centinaia di quanti erano raccolti nella mezza piazza Montecitorio, ma il calcolo da fare non è di tipo aritmetico, bensì politico. La faziosità del tg2 con il solito Pagliara dietro i carri armati israeliani ho potuto vederla non solo per il pochissimo tempo dedicato alla manifestazione, ma con l’affiancarla per par condicio a quattro gatti ebrei che devono aver sfilato nel ghetto, dove non si trova peraltro la più alta concentrazione di ebrei. Ho il piacere di averla invece nel mio quartiere Marconi, dove però non ho mai trovato numericamente impressionante la loro presenza. Sui commercianti non ho mai fatto censimento per sapere se sono “cittadini italiani di religione ebraica”, come pare si debba dire per non incorrere nell’accusa di antisemitismo chiamando ebreo un ebreo. Forse si vergognano loro stessi di portare questo nome. Prima di interrompere, per riprendere la narrazione domani mattina, voglio qui accennare ad una nota di colore: di fronte al Colosseo mi sono imbattuto in un chiostro mobile che vendeva olive e simili. A gestirlo era un legionario romano, cioè un cittadino italiano di religione ebraica che evidentemente detiene entrambe le licenze: di commercio ambulante e di vestire la divisa di legionario. Io ho incominciato ad applicare il boicottaggio al commercio ebraico non comprando le olive e non facendomi fotografare a pagamento accanto al legionario o fotografandolo mentre vuotava con la divisa di legionario il secchio con l’acqua sporca delle olive.

Riprendo dunque la mattina dopo il mio racconto della manifestazione. Nel frattempo ho ascoltato in parte la rassegna stampa domenicale di Marco Cappato, tutta centrata su Villari e sulla Enclaro e con scarsa attenzione sulla manifestazione romana, oscurata e diffamata dai media che insistono su particolari che io non ho per nulla notato, le svastiche. Non escludo che ci siano state, ma il corteo non era tutta una svastica. È stato invece ordinatissimo e senza nessun incidente. Torno ora al legionario romano venditore di olive, di sospetta e quasi certa religione ebraica. Avrei voluto cassare questa parte della narrazione, per evitare facile accuse di antisemismo, una sorta di accusa sempre in agguato. Senonché questa mattina trovo un commento che non posso censurare. Mi si chiede: come hai fatto a capire che il legionario romano venditore di olive era ebreo ovvero “cittadino italiano di religione ebraica”? Ebbene, lo spiego. È già noto, per averlo io letto da qualche parte ma non è difficile da verificare, che i soldati romani che si vedono intorno al Campidoglio o al Colosseo fanno parte di una cooperativa che agisce in regime di monopolio: è infatti richiesta una apposita licenza comunale per questo genere di attività, che è lucrosa in quanto è riconosciuto ad ogni legionario che venga fotograto il diritto di farsi pagare. Alla fine della giornata pare che portino a casa cento o duecento euro. Ne ho avuto esperienza diretta perché a Capodanno ho avuto un’ospite che avevo portato in via dei Fori Imperiali. Si era messa a fotografare un legionario con allo sfondo i Fori Imperiali. Il Legionario è subito scattato quasi con impeto guerriero dicendo che doveva essere pagato per la foto. Ricordandomi io di quello che avevo letto, gli chiesi senza nessuna intenzione offensiva o aggressiva: «Sei un ebreo?» Lui mi rispose di no, quasi che la cosa potesse costituire motivo di offesa da parte di chi faceva la domanda e di chi la riceveva. Mi diedi da fare per spiegare che non era affatto così e dissi per convinvere meglio che io a mia volta ero calabrese. E lui mi chiedeva in effetti se ero calabrese. Io rispondevo di si. Mi disse però di stare attento che quello più avanti era invece un ebreo ed a me che chiedevo spiegazioni di come dover “correttamente” dire o chiedere mi spiegò che avrei dovuto dire: «Sei un cittadino italiano di religione ebraica?» e che sempre ogni volta anziché “ebreo” dovrò “cittadino italiano di religione ebraica”. Veramente, è un poco lungo ed io preferisco sorvolare e disinteressarmi della questione, qualunque sia la religione o non religione di appartenza di chi mi sta accanto. Allo stesso modo io dovrei poi dire di me stesso che sono “cittadino italiano romano-calabrese di religione cattolica battezzato ma non praticante, probabilmente apostata e con aspirazioni religiose estinte in quanto non più esistenti e riconosciuti gli antichi culti greco-romani di epoca precristiana”. Ma è proprio per questa religiosità estinta che considero sacrilega l’immagine di un venditore di olive, di sospetta religione ebraica, nelle vesti venerande di un antico legionario romano? Chi tutelerà i miei simboli religiosi?
Ebreo o non ebreo, il venditore di olive è evidente titolare di due licenze: quella di portare il costume romano e quello di vendere le olive. Frequento il consiglio comunale e anche una sede di AN, dove si fanno le pulci all’amministrazione Alemanno. Chiederò nelle competenti sedi quale sia l’immagine che per ingordigia di guadagno si comunica ai turisti che da tutto il mondo vengono al Colosseo: il legionario romano che vende le olive, gli hamburger e pulisce i secchi? In ogni caso, io non ho comprato né le olive né ho pagato per lo scatto. La foto purtroppo non consente di vedere chiaramente dietro le sbarre il legionario intento alla pulizia dei secchi. Non avevo pensato allo scoop. Francamente, lo avevo osservato con discrezione, ripassando a mente i miei ricordi di storia romana, dove nessun legionario romano vendeva olive, hamburger o puliva secchi. Occorre pertanto credermi sulla parola. Qui la religione ebraica non entra in alcun modo nel merito, anche se sono certo che qualche malintenzionato leggendo queste righe si metterà gridare all’antisemitismo. Mi riservo tuttavia di ripassare sul luogo e se sorprenderò di nuovo il legionario intento a vendere hamburger, vendere olive, pulire il secchio, gli scatterò una bella foto, pagando i relativi diritti, e poi gliela spedirò con raccomandata AR direttamente al sindaco Alemanno, chiedendogli se questa doppia e contemporanea licenza rientra nelle sue speciali relazioni con la comunità ebraica ovvero con il titolare della licenza sui centurioni.

L’attenzione prestato al legionario romano, venditore di olive, all’angolo di via dei Fori Imperiali, mi ha distratto dalla mia partecipazione alle manifestazione, che era iniziata puntualmente alle 15.30 in piazza Vittorio. Per essere più libero nei movimenti dalla testa alla coda del corteo non ho portato con me il cartello di “Civium Libertas”. Temevo per la durata della carica della mia macchina fotografica ed ho fatto parsimonia di scatti. Pur avendo parecchio girato il corteo, non ho notato le svastiche su cui titolano oggi i maggiori quotidiani. Non escludo che possano esservi stato, ma evidentemente il cronista dei giornali che riportano la notizia voleva vedere solo svastiche in un corteo nel quale la simbologia era altra. Ho notato anche io (e li ho fotografati) cartelli che equiparavano il ghetto di Varsavia a Gaza e simili. Ma non è una novità ed io stesso ho avanzato questa tesi prima di vederla condivisa da altri: il pensiero non è originale. Le svastiche proprio svastiche io non le ho viste ed escludo che fossero rilevanti. Per colpa del legionario venditore di olive mi è però sfuggito un momento importante della manifestazione, di cui ho potuto apprendere solo dopo e dalle agenzie: la preghiera musulmana davanti al Colosseo.

A proposito di preghiere è stato spiegato dall’altoparlante del camion grande, quasi all’ingresso in piazza del Colosseo, che in Bologna è successo quanto segue. Era stato chiesta per le ore 16 l’autorizzazione per un corteo. La Questura ha negato l’autorizzazione per le 16 ed ha invece voluto concederla per le 17. Pare proprio allo scopo di evitare la preghiere musulmana che ritualmente cade a quell’ora. Non ho calcolato i tempi, ma dovevamo essere all’ora rituale quando una parte di corteo si è trovata davanti al Colosseo dal lato Colle Oppio. Io che ero un poco stanco pensai di prendere la scorcatoia per evitare il giro a 360° del Colosseo. Lasciandomi alle spalle il legionario romano, cittadino italiano di religione ebraica intento al suo commercio, mi diressi verso l’Arco di Costantino, dove aspettavo seduto l’apparizione della testa del corteo. L’attesa fu insolitamente lunga e solo dalle agenzie ne ho potuto apprendere la ragione: il corteo si era fermato per la preghiera islamica. Mi dispiace non aver assistito a questo momento. Se non fosse stato proibito, mi sarei associato anche io alla preghiera islamica, io cattolico battezzato non praticante probabile apostata. Ma credo che il caso possa ripresentarsi e mi andrò nel frattempo documentando e presso gli islamici e presso il parroco se mi è concesso una simile forma di solidarietà senza che ciò passi per blasfemia per l’una o per l’altra religione.

Ho già detto che queste mie narrazioni non sono cronache della manifestazione o reportage. Chi vuole ciò, può leggere i giornali e le agenzie. È la testimonianza partecipata di un manifestante che rivela i motivi per i quali ha partecipato e ne riporta le impressioni e gli angoli visuali da cui ha visto da partecipante la manifestazione. Chi era sull’elicottero ha certamente visto in modo diverso l’evento nel suo svolgimento: io ero a terra e ogni volta in un punto determinato del corteo, che mi è parso davvero imponente e tale da infonderci reciproco coraggio: non siamo soli. Ci siamo ritrovati, abbiamo scoperto un comune sentimento, una comune volontà che ci terrà uniti negli anni a venire, comunque finiscano le cose a Gaza. Io ho persino incontrato un collega dello stesso mio raggruppamento disciplinare. Abbiamo riso insieme della nostra cosiddetta carriera accademica. Su come finiranno le cose a Gaza si è detto nel comizio finale a piazza di Porta San Paolo, dove hanno parlato diversi esponenti, quasi tutti palestinesi. La tregua unilaterale annunciata da Israele è stata bollata come un nuovo inganna. Il governo di Israele mente e inganna come ha sempre fatto. Ha perfino mentito al servo Frattini, che aveva annunciato alla Camera le mendaci assicurazioni che aveva avuto dal governo israeliano. Stesse menzogne erano state fatte alla Turchia. Assai verosimile che il piano di invasione fosse stato concordato con l’Egitto. Altro che due stati! Un oratore ha avanzato l’ipotesi che il piano sia di caricare Gaza sulle spalle dell’Egitto e la West Bank di passarla alla Giordania: un piano di spartizione territoriale che era già in aria nel 1948. Insomma, il problema palestinese unicamente come una questione di profughi: la “soluzione finale” del genocidio palestinese.

Ho avuto autentici momenti di commozione durante i discorsi dei leaders palestinesi che in un italiano non perfetto, ma assolutamente comprensibile, evocavano scene di inaudita barbarie e sofferenza. Da una stampa e propaganda becera, da politici cialtroni, siamo continuamente bombardati da ricostruzioni non verificabili di un passato che precede la nostra nascita. Dovremmo provare sensi di colpa e di vergogna per cose che non abbiamo visto, per cose che non abbiamo fatto, dobbiamo infangare la memoria dei nostri genitori che vissero in quegli anni senza nulla sapere degli orrori loro attribuiti, ma degli orrori del presente, che tutti possiamo vedere, che potremmo evitare, si fa di tutto perché noi non possiamo conoscere la verità, si falsifica spudoratamente la realtà, si pretende di far passare per aggrediti gli aggressori, per vittime i carnefici. Si compiono oggi in misura maggiore quei delitti che la fiction televisiva, mediatica e politica colloca nel passato. È il regno hobbesiano delle Tenebri ed è il trionfo dell’Ipocrisia ovvero del fariseismo giudaico-americano.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. Il solito balletto di idiozie e falsità. – Io ho già detto che il mio non è un resoconto giornalisto, ma come altre volte la testimonianza di un partecipante: perché sono lì, come la vedo, come la penso. Se fossi stato lì per conto di un giornale, avrei scritto diversamente e secondo diversi criteri. Se adesso vado a leggere la cronaca del tempo, fatta da tal.... cosa vedo. Una volontà di insulto e di offesa verso i partecipanti. È questo il compito di un giornalista professionista. Si capisce che sta dall’altra parte. E non possiamo fucilarlo per questo. Ma possiamo idealmente dirgli il fatto. Possiamo anche rimproverargli oltre alla faziosità anche la sua ignoranza: Vittorio Arrigoni non è un giornalista inviato lì. È stato sorpreso dalla guerra mentre era lì per ragioni umanitarie, dopo essere già stato rapito dagli israeliani, chiuso in una fetida prigione, espulso. Lo so bene. Quindi il Tizio non sa neppure fare il suo mestiere.

Nota: il documento riprodotto è uno dei tanti volantini che venivano distribuiti durante il corteo. Io ne ho raccolti tre di organizzazioni diverse, ma erano molti di più e la raccolta di immagini e di documenti è stata casuale e non programmata.

2. I Trecento di Sermoneta contro la manifestazione di piazza Vittorio. – La sfida degli ebrei romani è lanciata per bocca di Angelo Sermoneta in questi termini:
«è una in simbolica contrapposizione alla manifestazione pro-Palestina, siamo indignati. È vero che i morti ci sono ma bisogna capire perché. Vogliamo ribadire il nostro attaccamento alla democrazia e il nostro essere cittadini italiani e romani di religione ebraica».
In effetti, bisogna riconoscere che la vostra forza non è nei numeri, nella mobilitazione di piazza, ma in ben altro: la capacità di far lobby, il Mossad, il vittimismo ipocrita, le accuse strumentali di antisemitismo, la corruzione, la menzogna, e così via. Sei indignato? E di che? Il cervello che abbiamo visto raccogliere dai muri di Gaza non era un cervello umano, ma una finzione di Annozero? Quale attaccamento alla democrazia? Di quale democrazia mi vai cianciando? La democrazia della pulizia etnica e dell’esproprio ed usurpazione delle case e dei villaggi altrui. Democrazia forse perché i ladroni spartono in egual misura? La democrazia della società dei briganti, ladroni, assassini, criminali? Certo, anche queste associazioni possono essere organizzate secondo regole cosiddette democratiche o ispirarsi al modello della separazione dei poteri. Ma per noi la democrazia è altra cosa, meno legata alla procedura e più attenta alla sostanza democratica, soprattutto ai valori della giustizia e della pace. In Israele, noi propri non ne vediamo di questa democrazia. Poi, si sa, in tempi di relativismo si tratta di intendersi. Ognuno può dare il significato che vuole ai termini e quindi l’aggressore può decidere e magari pretendere di chiamarsi e farsi passare per aggredito e di stare perfino esercitando una propria difesa legittima. Basta pagare giornalisti e tv che si prestano allo scopo, o anche che ne hanno l’autonoma convinzione, ed il gioco è fatto. Ma se uno a queste menzogne non ci crede, cosa vogliamo fare allora? La prigione? O qualche omicidio mirato? Il Mossad non è nuovo a queste cose. L’arma più efficace, individuata già un secolo fa, è la corruzione. Perché ci sono i morti noi lo abbiamo ben capito. Dobbiamo aspettare che sia tu a spiegarcelo? Quanto alla tua professione di cittadinanza ho moltissime perplessità che non intendo qui esplicitare. Di certo, io e te non apparteniamo ad uno stesso concetto di cittadinanza. Alemanno permettendo, rivendico il mio pieno diritto di stare alla larga da te, restando italiano quale sono da un migliaio di anni. Contrappongo alla tua professione di cittadinanza il mio essere citadino italiano, romano, calabrese, europeo, ma... fedele ad una sola patria e soprattutto dichiaro di non aver nulla a che fare con il genocidio che Israele ancora una volta è andata commettendo ora in Gaza: sono infami assassini con i quali io cittadino italiano non ho proprio nulla da spartire: quelli lì a me non appartengono, egregio Sermoneta, sono tuoi: «Israele siete voi, non io».

Si può essere neutrali fra aggrediti e aggressori? Il caso Santoro

Versione 1.2
Status: 17.1.09

Ho visto quasi per intero la trasmissione di Michele Santoro, intitolata “Anno Zero”, di giovedì 15 gennaio 2009. Era da poco iniziata ed ho quindi potuto seguirla quasi nella sua interezza. Non mi sorprendono le reazioni suscitate. E cerco di spiegare brevemente perché. Il massacro – di questo si tratta – non avrebbe potuto neppure iniziato se Israele non fosse stata certa della copertura dei suoi alleati, in primis Bush sia pure in scadenza, quindi sulla capacità delle Israel lobbies di vari paesi di poter tenere in pugno le classi politiche nazionali. Era anche prevista la copertura mediatica della grande informazione della carta stampata e delle televisioni. Pochi voci di dissenso sarebbero state ancora più utili in quanto si poteva dire che esiste democrazia e che i dissenzienti sono una esigua minoranza, per giunta di un antisemitismo risorgente che bisogna reprimere facendo uso delle leggi esistenti e di altre ancora più severe da introdurre per l’occasione. Tutto calcolato: il 60° anniversario di Israele, il 70° anniversario delle leggi razziale, l’attacco perfino alla Chiesa cattolica, ormai scaduta a casamatta espugnabile e di seconda categoria, i soliti discorsi delle alte cariche dello Stato e i numerosi deputati peones, messi in lista dietro oscuri maneggi di cui probabilmente mai sapremo. Senonché qualcosa è sfuggita di mano. Ècco il caso Santoro Michele che con la sua trasmissione ha indubbiamente scosso le coscienze dormienti di alcuni milioni di italiani, che a loro volta singolarmente possono destare altre coscienze dormienti.

Le reazioni contro Santoro sono rivelatrici perché in questa maniera ognuno esce allo scoperto, si espone pubblicamente e si può sapere chi sta con chi. È come se fosse stato preparato l’omicidio di un uomo e l’accordo fosse: io scanno la vittima e tu mi copri dicendo che vittima e aggressore hanno ognuno le loro ragioni e che noi dobbiamo sentire gli uni e gli altri. È quanto sta avvenendo con “Piombo Fuso” ed è quanto era stato programmato. Sono andato ieri sera avanti nella lettura di una dei molti libri iniziati a leggere in contemporanea: non faccio in tempo a finirne di leggere uno che ne esce un’altro di egualmente interessante e la Libreria Feltrinelli sotto casa fa con me buoni affari. Leggevo ieri sera le pagine di Fergusson sui modi e sui tempi dello sterminio degli indiani d’America e sul sorgere del fenomeno della schiavitù. Compaiono sulla scena i personaggi che siamo abituati a celebrare come padri del liberalismo e della religione. Rispetto a queste epoche del passato l’impresa coloniale sionista soffre per il suo essere ultima nella scena della storia, sul teatro del mondo, che oggi ci consente di seguire gli eventi in tempo reale. Che il sionismo e Israele siano un prodotto coloniale e una forma di razzismo e genocidio io non ho dubbi e sono disposto a dirlo non solo da Santoro, ma pure da Bruno Vespa e direttamente in faccia a Giorgio Napolitano ed ai suoi Consulenti ebrei, se mai mi invitassero. Non mi soffermo su questo. Penso invece al dopo.

Cosa succederò adesso? Santoro verrà cacciato? Verrà chiusa la trasmissione, che peraltro non è stata tanto coraggiosa quanto può sembrare. A quello stronzetto del giovane ebreo Tobia Zevi io avrei risposto che il genocidio dei palestinesi è molto più grave della Shoa, come già lo è stato il genocidio degli indiani e la tratta dei negri, ossia non il nostro passato remoto ma il nostro passato prossimo. Di orrori simili ve ne sono stati anche di precedenti, ma ne abbiamo perso memoria e la nostra coscienza non può più reagire. Ma per gli indiani d’America basta ricordare come siamo stati allevati con il biberon di films americani dove popolazioni inermi, provviste di frecce (gli odierni sigari Kassam) venivano sterminate a cannonate e fucilate, senza contare le epidemie loro trasmesse. Quanto abbiamo visto con gli indiani ce lo si vuol far passare con i palestinesi e i musulmani in genere. E no, miei cari. Nella misura in cui io uomo singolo stirneriano ho la possibilità di sapere e di giudicare il mio giudizio morale vale quanto quello di Giorgio Napolitano, che non è migliore di me, anche se infinitamente più potente e fortunato.

Perché un genocidio sia possibile sotto i nostri occhi è necessario che i nostri occhi non vedano, ovvero che ciò che vedono se lo vedono e quando lo vedono venga presentato in una falsa luce: non è aggressione, sterminio, genocidio, violenza, usurpazione, colonialismo, rassismo, apartheid, violazione di quei diritti umani procalamati tali per essere meglio violati o per essere usati come strumento di destabilizzazione e casus belli in quanto diritto umanitario di ingerenza quando torna utile al potente di turno. Si pretende che sia legittima difesa ed affermazione dei principi della democrazia, che in Medio Oriente è «unica» ed è rappresentanta da Israele, ragion per cui dobbiamo stare con Israele in quanto «Israele siamo noi», secondo il titolo della colona Fiamma Nirenstein che anziché essere eletta alla Knesset è stata imbucata nel parlamento italiano, fatta addirittura vicepresidente della Commissione Esteri, per meglio preparare “Piombo Fuso”. E sembra che in molti ci siano cascando. Ammessa a stento la buona fede, vale un principio che ho sentito stamani enunciare da Marco Pannella: ai vari comunismi, fascismi, ecc., finché ci stai dentro non te ne accorgi. Meni scandalo ed esecrazione quando ne stai fuori ed ormai si è creato un nuovo bersaglio polemico, ma il diavolo che è in te ha assunto l’abito nuovo che indossi.

Terremo qui di seguito la consueta rassegna stampa commentata. Cercheremo di apprendere nuovi dati leggendo criticamente le prese di posizione divulgate dai media o altre meno note, ma significative. Incominciamo con quella più infame, ossia l’ambasciatore israeliano in Italia. Io lo rimanderei in malo modo a Tel Aviv oppure, come oggi si usa, lo fare sedere davanti ad una Corte internazionale per crimini di guerra in quanto complice e correo di quanto si compie oggi in Gaza.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA


1.
Lettera del governatore Gideon Meir al presidente della Rai Claudio Petruccioli, titolare pilatesco di prebende di stato

Il testo della Lettera è a me giunto sul Forum di “Civium Libertas”, ma la fonte è “l’Occidentale” di Loquenzi, che era fra gli “oratori” dell’Israel Day in piazza di Montecitorio, dove tutti i Big della politica non sono riusciti a portare neppure 500 manifestanti ebrei della Capitale. Da uno dei partecipanti al Forum è stato giustamente osservato che Gideon Meir si comporta non da Ambasciatore, ma da Governatore. L’arroganza di questi soggetti, convinti di essere i padroni del mondo in quanto sionisti israeliani, è stata da noi rilevata in molti altri casi ed è un dato costante.
Roma, 16 gennaio 2009

Gent.mo Presidente,

Le scrivo in via eccezionale
[eccezionalissima ed inaccettabile per un italiano, il quale ritiene che un ambasciatore straniero può al massimo rivolgersi al ministero degli esteri del paese che lo ospita, cioè a Franco Frattini, che è già abbastanza amico di Israele quanto nemico dei palestinesi oltre che del popolo italiano]
per esprimere il mio sconcerto
[sapessi qual è il mio sconcerto per la tua arroganza e impudenza, autentica offesa al popolo italiano, un’offesa che resta impunita per il servaggio che contraddistingue tutto il ceto politico italiano]
e la mia protesta
[lo hai visto il cervello incollato ai muri di Gaza? E che protesti davanti a tanta evidenza? Chi vuoi ingannare, signor ambasciatore? O il cervello umano era un cervello finto? O si doveva aspettare una “verifica” dell’esercito israeliano per stabilire che si trattava di cervello umano, e ove lo fosse che era una reazione difensiva, legittima e proporzionata del glorioso stato di Israele che rivendica il tal modo il suo “diritto all’esistenza”?]
per la trasmissione televisiva "Annozero", andata in onda ieri sera, 15 gennaio, su Rai 2, e apparentemente dedicata alla situazione nella Striscia di Gaza.
[Apparentemente? E di che si parlava? Di qualche valle lunare? Ed a che titolo intervieni sulle trasmissioni che gli italiani possono o non possono vedere? Ci vuole il timbro di autorizzazione dell’esercito israeliano?]
Devo premettere che io mi occupo di Mass Media da molti anni ormai,
[Meno male che sei tu a dirlo! Hai dunque lavorato all’Hasbara? E confermi ciò che si è lasciato sfuggire l’ineffabile Riccardo Pacifici? Ossia che insieme vi eravate accordati per preparare i media italiani all’operazione “Piombo Fuso“? Non eri tu quello che è andato a indottrinare i redattori del Corriere della Sera?]
e che prima del mio incarico qui in Italia ho ricoperto per sei anni la carica di direttore generale per l'informazione e i Mass Media presso il ministero degli Esteri a Gerusalemme.
[Appunto, hai fatto Hasbara! Ed hai pure la faccia tosta di venircelo a raccontare?]
Questo mi ha permesso, in tutti questi anni, di prendere parte a centinaia di trasmissioni e di vedere migliaia di programmi di attualità dedicati al conflitto arabo-israeliano.
[Finanziati o non finanziati dall’Hasbara? Come passi il tuo tempo è cosa che non ci interessa affatto.]
Devo dire che non ho mai visto sui Mass Media internazionali occidentali una trasmissione così poco accurata dal punto di vista professionale.
[I criteri di professionalità sono quelli che stabilisce l’Hasbara? Noi spettatori non siamo giudici naturali di ciò osserviamo? Non disponiamo del telecomando come strumento di voto? Siamo minorenni che devono essere sorvegliati da tal Gideon Meir? Noi invece riconosciamo molta professionalità nella tecnica del genocidio e del suo occultamento mediatico. Gli uffici israeliani hanno una lunga prassi al riguardo, per tua stessa ammissione, avendo lavorato negli uffici sopra menzionati. In questo caso, qualcosa è sfuggito evidentemente al controllo di una rigida censura già studiata a tavolino e forte dei necessari autorevoli e governativi consensi.]
Non soltanto nella trasmissione di ieri sera non vi è stato alcun tentativo di spiegare agli spettatori che cosa stia accadendo nella Striscia di Gaza,
[E dobbiamo saperlo da te o dai bollettini militare che il nostro Pagliara, al seguito dei carri armati israeliani, riporta fedelmente, dopo aver ottenuto regolare visto e timbro dagli uffici sopra menzionati? Devi riconoscerci tu il diritto di potere o non potere ascoltare voci diverse?]
ma anzi, i pochi e isolati tentativi di qualche partecipante
[Chi Lucia? Chi è costei gli italiani lo sanno già dalla sua pretesa di chiudere la bocca a Berlusconi, mentre poi era quanto mai servile con Bertinotti che l’avrebbe nominata presidente della Rai. Ed una Lucia può fottere l’intelligenza di quanti hanno osservato ed hanno potuto farsi un’idea personale di cosa è successo e di chi rappresentava Lucia? Ma perché ti rivolgi a Petruccioli e non ad ognuno dei singoli telespettatori? Vuoi che Petruccioli tiri le orecchie a Santoro? Anche questo è tipico del sionismo mediatico. Nel nostro monitoraggio lo abbiamo documentato più volte, come nel caso di Michelino il Folle che scrivere al presidente dell’Ordine dei Giornalisti perché espellesse dall’Ordine Maurizio Blondet, colpevole di non essere allineato sulle Elette Vedute di Sion. L’Ambasciatore fa qui la stessa cosa. Devono avere tutti studiato alla stessa stessa scuola dell’Hasbara.]
in tal senso sono stati messi a tacere dal conduttore senza esitazione, con la motivazione che si trattasse di argomentazioni troppo complesse per quella trasmissione e che ciò che si voleva fare lì era solo “occuparsi di ciò che sta accadendo a Gaza in questo momento”.
[Sembrerebbe che in Gaza non stia accadendo nulla! Magari una piccola operazione di polizia! Che faccia! È forte la voglia di fare qui uso di una volgarità espressiva che il signor Ambasciatore merita a pieno titolo. Ce ne asteniamo in un grande sforzo di equilibrio. In fondo, costoro vogliono provocarci fino al limite dell’umana sopportazione, per poi fare il solito vittimismo ed invoca la Sublime Shoa.]
E che cosa sta accadendo in questo momento?
[Diccelo tu! Ma le tue menzogne sono già ampiamente note ed è raro che presentino originalità rispetto al passato. Gli insegnamenti dell’Hasbara sono le stesse tecniche del marketing commerciale. La Verità è per te quella meglio propagandata]
Da spettatore attento ho compreso che secondo la opinione del conduttore ciò che sta succedendo è che Israele sta deliberatamente compiendo un eccidio di civili palestinesi.
[Il cervello sul muro non è una fiction, o almeno non è presentata come una fiction. Tu menti sapendo di mentire quando parli di “civili palestinesi” come se in un campo di concentramento dove tutti sono rinchiusi si possa distinguere fra “civili” e “non civili” secondo categorie che già nell’Ottocento erano obsolete. Ho capito il senso del tuo discorso: rivendichiamo il diritto di ammazzare come cani gli uomini di Hamas e ci dispiace se come effetto collaterale non voluto ammmazziamo anche civili, done uomini bambini, infermieri, giornalisti, rappresentanti Onu! E no ambasciatore dei miei stivali! Voi non avete il diritto do ammazzare nessuno! È questo il punto su cui occorre intendersi. E per questo non occorre neppure guardare la trasmissione di Santoro, che del resto ha soltanto riportato quel che succede in Gaza, per quanto è consentito saperne, superando la vostra rigida censura, che non consente ai giornalisti di accedere sui luoghi degli scontri. Possono saperne – come Pagliara che ne è felice – solo dai vostri bollettini militari, cui dovremmo credere più che se fosse il Vangelo. Bella pretesa!]
Ed era palese che secondo il conduttore lo stiamo facendo già da molti anni.
[Esattamente dal 1882, quando un primo insediamento coloniale sionista razzista sbarcò in Palestina. Erano allora 25,000 coloni che si accrebbero nel tempo per successibi sbarchi. È curioso come da voi sia impedito ad altre navi di sbarcare a Gaza per portare aiuti umanitari. Altro che Shoa! Qui siamo a più alti livelli di responsabilità e gravità morale, ma il sistema della censura non consente di gridare alta la Verità.]
Con una scelta selettiva e manipolatrice il conduttore ha mostrato parti del film israeliano contro la guerra "Valzer con Bashir", dalle quali ciò che si lasciava intendere è che anche in Libano l'intenzione era quella di uccidere, sempre senza alcuna apparente ragione, bambini palestinesi.
[Uccidere sempre secondo la logica propria del genocidio, che fu già per gli indiani d’America e la cui ideologia religiosa è già contenuta nel vostro Libro Sacro. Il massacro dei cananei è un vostro testo religioso, altro che statuto di Hamas! Le teniche del genocidio sono poi diverse. È genocidio uccidere la dirigenza di Hamas, democraticamente eletta e scelta dai palestinesi, con una procedura democratica incomparabilmente superiore a quella che ha visti andare alla camera e al senato gli attuali onorevoli italiani.]
Il titolo della trasmissione di ieri era "La guerra dei bambini", ma sciaguratamente il conduttore non ha ritenuto opportuno parlare, neanche per un attimo, delle centinaia di bambini israeliani trucidati negli attentati terroristici o dai lanci di missili di Hamas sulle città israeliane. Centinaia di bambini israeliani non meritano, a quanto pare, di essere menzionati.
[No! Per il fatto che sono in numero incredibilmente inferiore e per il fatto che si trovano in insediamenti coloniali illegittimi. Qui non vi sono parti uguali che litigano: vi è un aggressore che è Israele o meglio i coloni sionisti, che iniziano il loro insediamento fin dal 1882, e vi è la popolazione indigena degli aggrediti che si difendono e hanno il diritto di difendersi. A noi non si può chiedere neutralità. La nostra costituzione ci impone di condannare l’aggressione e il genocidio, ossia ciò che Israele esattamente fa. Non esiste qui nessuna neutralità possibile. Stare a guardare è già complicità. Questo ha inteso dire il giornalista Michele Santoro, uscendo fuori da una generale omertà della carta stampata e delle televisioni.]
Inoltre la trasmissione ha assolutamente ignorato la tattica tanto esecrabile quanto dichiarata e deliberata di fare uso, da parte di Hamas, della popolazione civile come scudi umani, tattica che senza ombra di dubbio ha provocato perdite umane enormi tra la popolazione civile palestinese.
[Questo è argomento tanto noto quanto infinitamente ignobile ed infame. Meno male che lo scudo umano non ha mai protetto nessuno! Presuppone la legittimazione della divisione di un popolo, di cui una parte è legittimata alla fucilazione e l’altra alla più lenta morte per abbandono e separazione del padre, del fratello, del maschi combattente e perciò legittimamente ucciso. È autentica logica coloniale e genocida: si uccide chi resiste e si riduce in schiavità la sua prole. Di infamia maggiore non se ne poteva immaginare. Ma è ancora più infame chi ritiene plausibile una simile argomentazione. In realtà, nel pensiero sionista, razziale e razzista, è previsto, magari in tempi e con modalità diverse, il genocidio di TUTTO il popolo palestinese, che con sacrifici indicibili offre uno spettacolo di eroismo di cui mai si è visto eguale in tutta la storia italiana o europea. In questi giorni si plaude all’«eroismo» di un isolato Jan Palach, che avrebbe potuto anche essere un utile squilibrato mentale, ma si ignoria l’eroismo degli innumerevoli «martiri» della causa palestinese, infangati da volgare pennivendoli stipendiati con denaro pubblico e privato.]
E sarò lieto di fornirLe testimonianze scritte e visive di tutto ciò.
[E daccele! Saremo liete di esaminarle. Potrà dispiacergli per ogni vita umana che viene meno, ma non possiamo non distinguere fra l’aggressore morto e l’aggredito morto: qui i morti non sono eguali, anche se a tutti i morti si deve concedere pietà e sepoltura. Ritorniamo alla tecniche hasbariana di presentare aggressore e aggredito come se fossero due litiganti dai quali il terzo si può estraniare sul modello fra moglie e marito non mettere il dito. Ma non è questa la realtà e basta osservare la carta geografica dell’evolvere dell’occupazione coloniale per rendersene conto, se appena uno se ne vuol rendere conto.]
Sono rimasto esterrefatto dalla scelta, compiuta dal conduttore, di ignorare totalmente anche tutti i bambini palestinesi uccisi dal fuoco di Hamas, per esempio, proprio un giorno prima dell'inizio dell'operazione militare, quando un missile lanciato da Hamas contro Israele è invece caduto su territorio palestinese, uccidendo due bimbe palestinesi a Beit Lahiya. E purtroppo quello non è stato il primo e unico caso di palestinesi uccisi dal fuoco di Hamas.
[Adesso mister Imbroglio ci viene a dire che Hamas uccide i bambini palestinesi. Ci vuole una faccia simile al faccione di Giuliano Ferrara per sostenere una simile tesi, la cui credibilità e plausibilità non merita considerazione alcuna.]
Il conduttore è forse pronto a giurare che parte dei bambini uccisi in quest'ultimo conflitto non siano uccisi dal fuoco di Hamas, come quelle due povere bimbe.
[Commento sintetico: che faccia!]
Il tentativo di presentare Israele come uno stato assetato di sangue, che intenzionalmente e deliberatamente uccide bambini palestinesi, a quanto pare per “punire Hamas”, senza però fornire la minima spiegazione sulle guerre imposte a Israele negli ultimi 60 anni e sulle migliaia di attacchi terroristici palestinesi e sui lanci di 10.000 missili contro Israele [sigari Kassam, di nessun significato militare], attacchi che in tutti questi anni sono sì invece stati deliberatamente mirati contro la popolazione civile e che sono costati la vita a migliaia di civili e di bambini, testimonia a mio umile [arrogante e ipocrita] parere non soltanto la mancanza di professionalità inappropriata e inadatta alla televisione pubblica italiana, ma anche la divulgazione di pregiudizi e preconcetti del peggior tipo sullo stato ebraico,
[I pregiudizi sono quelli che ci vengono imposti per legge, anche per effetti di leggi introdotte truffaldinamente come quelle della Memoria a Senso Unico, che vorrei vedere con quale faccia tosta alla Ferrara ci verrà riproposta il prossimo 27 gennaio. Già sul palco dell’Israel Day un vostro ragazzo ebreo è venuta a denunciare la professoressa, la quale avrebbe detto che ciò che gli ebrei fanno oggi a Gaza è comparabile con l’Olocausto di cui gli ebrei sarebbero state vittime. L’effetto Gaza certamente procurerà non pochi problemi di coscienza al milione e passa di insegnanti italiani che saranno precettati per la celebrazione della Shoa ebraica, il maggiore dei pregiudizi che ci vengono imposti per legge e sul qaule non si può nemmeno fiatare, se non in privato chiudendo porte e finestre ed assicurandosi che non ci siano microspie in casa]
mediante la deformazione della realtà e la manipolazione dei fatti,
[E chi più di voi è esperto in deformazione della realtà e nella manipolazione dei fatti? In tanti hanno di lavoro all’Hasbara di cosa si è occupato se non di manipolare i fatti e insegnare agli ascari come fare, come rispondere, come dire?]
cosa inaccettabile, anche sotto le vesti di critica che sarebbe di per sé legittima alle azioni israeliane in difesa dei suoi cittadini.

L'uso di un doppio standard, la demonizzazione dello Stato d’Israele e la conseguente delegittimazione delle azioni israeliane in difesa dei propri cittadini hanno fatto sì che la trasmissione in questione non rispettasse nessuno standard professionale.
[Doppio standard? Ebbene, ripeto qui un’argomentazione che non ottiene mai risposta, se non il classico hasbariano “io non parlo con uno che...”: si può negare l’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima senza incorrere in sanzioni penali, ma in Europa, terra dei diritti umani e di ogni libertà, si comminani anni di carcere e pesanti multe se uno dice di non credere alla Shoa e magari pretende pure di dimostrarlo scrivendo libri e facendo accuratissime ricerche. E mi parli proprio tu di doppio standar, o sicofante sempre pronto alla delazione, come stai qui facendo con Petruccioli senza titolo alcuno?]
Siamo certi che Lei saprà adottare le necessarie misure
[Eccolo il delatore, tale quale il Michelino Levi! Costui crede di essere il Governatore d’Italia per conto di Israele!]
per far sì che un simile spettacolo vergognoso non si ripeta più,
[Mai come adesso mi duole il non essere io ministro e capo politico, ma solo un cittadino italiano senza potere alcuno: lo spedirei dritto dritto in Israele con proibizione assoluta di mettere mai più piede in Italia, neppure per chiedere asilo politico se un giorno i palestinesi se ne dovesssero liberare cacciandolo dalla terra loro usurpata]
e che possiate trovare la maniera adeguata per spiegare che si è trattato di una trasmissione che ha esulato da qualsiasi standard di etica giornalista basilare.
[Parla di etica il rappresentante di uno stato criminale che sta compiendo un genocidio sotto i nostri occhi con la complicità di media, politici, carta stampata. Che tempi! Al confronto l’epoca del nazifascismo era una sorta di asilo infantile]
Cordialmente,
[Un cordiale congedo unito all’augurio che tu possa lasciare l’Italia il più presto possibile]
Gideon Meir
L’ambasciatore d’Israele in Italia
[Per nostra umiliazione e vergogna!]
Le personalità presenti nella loggia del palco reale (da sinistra): il Presidente della Camera Gianfranco Fini, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la signora Clio, il Presidente Francesco Cossiga, il Ministro degli Esteri Franco Frattini, l'Ambasciatore d'Israele Gideon Meir, il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, e la consorte dell'Ambasciatore d'Israele Prof.ssa Amira Meir. (Fonte)

Una simile lettera suscita indignazione, ma ci lascia anche impotenti. Che possiamo fare? Idealmente possiamo esprimere tutta la nostra indignazione in forme metaforiche. Possiamo certo reagire criticamente alla sua lettera: parole contro parole. Questa è una guerra ideologica e noi la combattiamo con i mezzi di cui siamo capaci: critiche, concetti, analisi, metafore.

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2.
Lo scandalo della porcilaia

Quello che segue è un contributo di Antonino Amato. Stavo appunto pensando: perché non dare la stessa evidenza come se il suo “Ciao Europa” non fosse la stessa cosa di Corsera? Se abbiamo bisogno di leggere per riflettere sugli eventi, perché mai dovremmo abbeverarci all’inchiostro di Ostellino, Polito o alle parole di Claudio Pagliara? Ecco il testo di Antonino Amato che non commento perché lo condivido e posso solo differire da lui per questione di stile e di tono, ma sono inezie rispetto alla gravità dei momenti che tutti viviamo in questi giorni che richiedono fra di noi la massima sinergia possibile. Ecco il testo:
Scandalo nella porcilaia

Giovedì sera, 15 gennaio 2009, è successo il fattaccio. Michele Santoro, conduttore di “ANNOZERO” conduce una strana trasmissione nella quale, stranamente, si “da voce ai Palestinesi”. E subito la piazza s’infiamma. Ma che dico “piazza”? Il termine appropriato è “porcilaia”. E mi riservo di dirvene il perché.

Comincia Lucia Annunziata, giornalista schierata faziosamente a sinistra, che abbandona polemicamente la trasmissione. Evidentemente l’Annunziata è convinta che si può essere “polemici verso altri Italiani” ma non si può criticare Israele, il “sancta sanctorum” dei giudeoamericani. Lasciamola alla sua indignazione. Oltretutto Michele Santoro e Lucia Annunziata sono due giornalisti. In teoria, molto in teoria, liberi di esprimere le loro opinioni.

Meraviglia, invece, l’intervento di Gianfranco Fini, presidente della Camera dei deputati, che telefona a Petruccioli, per segnalare che “Giovedì sera è stato superato il limite della decenza” (1). Convengo che Fini di “decenza” ne ha tanta, perfino troppa. E giustamente, avendone troppa, periodicamente monta la bancarella per venderne un poco. Recentemente è stato visto, su alcuni web e su alcuni giornali, con sopra una bandiera d’Israele. Ed assomigliava tanto ad un porco, un porco giudeoamericano. Ma un “porco tronfio della sua decenza”.

Meraviglia anche l’intervento a gamba tesa di Gideon Meir, ambasciatore israeliano in Italia, che scrive a Petruccioli, protestando per la trasmissione (1). No, non scrive a Frattini, Ministro degli Esteri; ma scrive a Petruccioli, presidente della RAI. Segno evidente che il signor ambasciatore sconosce la “buona creanza diplomatica”. Oppure, consapevole che “l’Italya giudeoamericana è una porcilaia”, si adegua. E si comporta da “MAIALE”. Il signor ambasciatore non si sogni di fare l’inquisitore. Perché a noi Italiani gli inquisitori stanno sui coglioni. E i maiali li mangiamo volentieri.

Seguono tanti altri porci, che grugniscono secondo i comandi del padrone. Non vale la pena citarli.

***

Conviene, invece, chiarire i “fattacci di Gaza”. E cominciamo con “HAMAS”. C’è logica a sparacchiare missili artigianali che non fanno danni? C’è logica a stare imbottigliati entro la striscia di Gaza? A mio sommesso parere, HAMAS dovrebbe fare un severo esame di coscienza.

Israele, invece, non ne ha bisogno. Avendo, dalla sua, Jahvé, dio nazionalista, genocida e razzista. Si badi: nello stesso periodo che Esiodo ed Omero cantavano “Giove, padre degli dei e degli uomini”, gli Ebrei s’inventavano la “Bibbia”. E un “Dio” che dice loro: “ti do la terra e i suoi abitanti”. Sono passati 2.500 anni. Gli Europei ci siamo fatti “laici”, ma i “giudei” sono sempre devoti di Jahvé. Come dare loro torto? Solo Jahvé può dare loro la Palestina senza Palestinesi. E gli Israeliani, dal 1948 ai nostri giorni, si danno da fare per “prendersi la Palestina cacciando i Palestinesi”.

Desta sconcerto il cosiddetto “OCCIDENTE” che, a parole, predica “valori umanitari”. E piange sulle vittime. Lacrime di coccodrillo. Israele si è sempre preso giuoco delle “risoluzioni dell’ONU” e dei predicozzi degli “statisti europei”. Per il semplice fatto che tutti costoro sono giudeoamericani. E recitano una farsa, che li fa complici.

Nessuno che dica ad Israele: se non esegui le risoluzioni dell’ONU, se non accetti i nostri consigli, noi decretiamo l’embargo. Invece, si presentano come “profeti disarmati” e vengono pubblicamente dileggiati. Limitandosi a fare del “turismo parolaio”. Porci con le ali. E dire che…. E dire che è di comune conoscenza che, quando gli eserciti coloniali, volevano isolare la guerriglia, ordinavano ai civili di concentrarsi in luoghi determinati. Israele, invece, ha bombardato nel mucchio, uccidendo moltissimi civili e molti bambini. Pertanto Israele è passibile di subire un “embargo internazionale”. Solo che sono quasi tutti complici di Israele.

Spetta agli “uomini liberi” stendere una cintura attorno a Israele e ai giudeoamericani loro complici. Sembrerebbe un’impresa impossibile, ma non lo è. In Italya ci stanno alcune migliaia di porci che vivono di politica e sulla politica. Quasi tutti sono porci giudeoamericani. Gli Italiani, invece, sono inerti, senza identità e senza coscienza. Se si svegliassero, sarebbe rinascita nazionale.

Antonino Amato
(1) “Gaza, lite ad annozero. Fini a Santoro: indecente” in “Corriere della Sera” del 17 gennaio 2008, pagina 2.
L’articolo contiene una onesta indignazione, alla quale vi è poco di che aggiungere. Dobbiamo però mettere nel conto che alla nostra indignazione si contrappone una disonesta cospirazione di politici, ambasciatori, pennivendoli. Non dobbiamo mai dimenticarlo e ci dobbiamo aiutare a vicenda per non dimenticarlo.

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Con tutto quel che succede e c’è da scrivere non possiamo dedicare il nostro tempo a ciascuna delle bestie, fortunamente raggruppate da Pezzana, in un singolo link. All’insulto “ayatollah” su può rispondere con rabbino: deve essere stato un rabbino il tizio che all’Israel Day di madonna Fiammetta pretendeva da me che gli rispondessi in ebraico. Non potendogli rispondere nella sua sacra lingua mi sono espresso con il linguaggio universale della mano. Costoro sono tutti rabbini dell’informazione. Guzzanti ha poi introdotto un nuovo saluto: “Buona guerra!” Leggere poi le parole “onestà intellettuale” in IC è come se una scimmia avesse imparato a scrivere. Il “contradditorio” è cosa di cui ignorano il significato, ma ho il sospetto che abbiano copiato la parola dai miei post. È una tecnica hasbariana. Se poi veramente per una volta in una qualsiasi rete televisiva concedessero ad una parte sola di esprimersi verrebbe ad essere compnesato un arretrato di anni e anni. In fondo, potrebbe essere un ottimo sistema: comunicazioni autogestite dalle parti interessate. Con Pagliara che marcia al seguito dei carri armati israeliani dovremmo almeno concedere trenta minuti autogestiti, anche una sola volta la settimana, alle organizzazioni palestinesi. Chi vuole può spegnere la tv, chi invece volesse ascoltare lo potrebbe fare. La scrittura e la parola di madonna Fiammetta si può definire con una espressione sintetica anche se non molto urbana: escrementi messi nel ventilatore. Inutile cercare una logica, una dignità di pensiero anche diametralmente opposto al proprio. Proprio Guzzanti parla di soldi, quasi che lui alla Camera ci stesse gratis. Ridolfi lavora alla Stampa, diretta da Lucia Annunziata. Su Grasso si può solo dire “grasso che cola”, tanto gratuite sono le sue affermazioni: che almeno ci creda e le prenda sul serio lui che le scrive. Un commento a parte richiede Paolo Guzzanti, che mi è stato già una volta contrapposto come parte autorevole del partito di cui ho la tessera, cioà Forza Italia. In realtà, io con costui in quanto militante non ho mai potuto parlare. Se qualcuno mi procura un “dibattito” sarò ben lieto di cantarle in faccia al compagno Paolo.

(segue)



lunedì 12 gennaio 2009

Mezza guerra la si combatte in Israele e l’altra mezza in Italia: il ruolo dell’informazione italiana nella strage di Gaza



In una delle numerose manifestazioni spontanee che le più diverse sigle stanno organizzando nelle diverse città d’Italia è stato nuovamente ribadito il concetto che se in passato la propaganda poteva essere considerato uno strumento di guerra, oggi è essa stessa parte del guerra. Il genocidio di Gaza non avrebbe potuto essere portato a compimento se non fosse stato preceduto e accompagnato dal sistema dell’informazione italiana, di cui fanno parte i discorsi “bipartisan” dei nostri maggiori politici. Contemporamenti compaiono farisaici articolo sull‘«odio» e sul risorgere dell’antisemitismo. Con tanta insistenza sull’«odio» ovviamente da evitare e svalutare sembrerebbe che finalmente si sia instaurato sulla terra il regno evangelico dell’amore per il prossimo. In realtà, non è affatto così. È soltanto un’infame astuzia per provocare applicazioni della legge Mancino e stroncare in questo modo con il terrore ogni tentativo di opposizione concettuale e morale ad un genocidio così evidente da cancellare mezzo secolo di costruzione ideologica dell’«Olocausto». Discorsi da farisei che si illuminano con una notizia che è stata data questo pomeriggio nella manifestazione del Movimento Popolare Nazionale a piazza Nostra Signora di Guadalupe e di cui aspetto conferma tramite links. Un rete televisiva tedesca avrebbe dato notizia di un nuovo business: il turismo di guerra. Sempre che turisti paganti vengano accompagnati protetti dalla bandierina israeliana – quelle stessa che sempre più di frequente viene bruciata nelle piazze italiane – vengono trasportati sui luoghi della guerra per assistere (a pagamento) allo spettacolo della strage... Eccolo giunto dal mio amico Knut il link richiesto, perbacco, già in YouTube con titolo Israelische Kriegstouristen. E chi poteva avere tanto senso degli affari se non il popolo di Madoff? Ma a prescindere dalla notizia in sé, resta lo spettacolo amaro dell’ipocrisia che tiene cattedra di morale.

Gaza: dal Messaggero. Rassegna ed archiviazione della stampa di guerra.

Manifesto - Messaggero -

Raccogliendo l’idea di un Firmatario dell’Appello per Gaza proseguo qui il Monitoraggio della Stampa. Un lavoro di questo genere è possibile solo se in forma selettiva e per campioni. Poiché abbiamo in ogni caso bisogno di informazioni su ciò che succede ora per ora giorno per giorno raccolgo quando li trovo e quando ho tempo quegli articoli che meglio di altri forniscono un quadro della realtà. Non mi propongo qui una confutazione ed una critica della cattiva stampa. Nondimeno, sarebbe mortificante una mera operazione di copia ed incolla. Cercherò di dare un mio valore aggiunto con la prospettiva di qualcosa che resti. Quale che sia l’esito della strage degli innocenti che si consuma in Gaza con la complicità del nostro governo, nulla sarà più come prima. Poiché la discussione si alimenta della conoscenza dei fatti, cercherò di raccogliere dati destinati a rimanere come in una sorta di archivio sempre disponibile attraverso una sapiente rete di collegamenti interni. «Il Messaggero», a mio avviso, si distingue dai maggiori quotidiani per una migliore informazione sul Medio Oriente ed è per questo quasi ogni giorno attaccati dagli Infami di «Informazione (S)scorretta», un’agenzia sionista che proprio in questi giorni rivela a pieno le ragioni per le quali è stata creata e qual è la sua natura e funzione. Ancora un’avvertenza: la raccolta degli articoli è del tutto casuale e quindi omissioni di articoli importanti non hanno niente di intenzionale. I Lettori di questo blog possono loro stessi collaborare inviando segnalazioni, links, suggerimenti.

Versione 1.0
Status: 12.1.08
Sommario: 1. Israele intensifica l’offensiva su Gaza. Leader di Hamas rifugiati in un bunker. – 2. Le manifestazioni di protesta contro tv e media. – 3. Gli infami al raduno: amici di Israele, nemici d’Italia. –

1. Israele intensifica l’offensiva su Gaza. Leader di Hamas rifugiati in un bunker. – Fonti mediche: oltre 900 i palestinesi uccisi. Il governo di Tel Aviv rinvia i colloqui al Cairo. Accedendo alla pagina dal link è poi possibile un percorso verso notizie collegate.
Il Messaggero, 12 gennaio 2009
Israele intensifica l’offensiva su Gaza
Leader di Hamas rifugiati in un bunker
Fonti mediche: oltre 900 i palestinesi uccisi
Il governo di Tel Aviv rinvia i colloqui al Cairo

ROMA (12 gennaio) - L’offensiva israeliana su Gaza si intensifica con l’introduzione di alcune migliaia di riservisti. E secondo il quotidiano Haaretz i leader di Hamas si sono rifugiati nei bunker dell’ospedale Shifa a Gaza. A livello diplomatico Israele ha rinviato i colloqui in Egitto sulla tregua. Nuove rivelazioni sulla questione dell’uso del fosforo bianco nelle armi di Tel Aviv: secondo una fonte israeliana «un po’ di fosforo nelle munizioni c’è».
L’operazione piombo Fuso e i razzi da Hamas. Raid israeliani nella notte hanno colpito 12 obiettivi, tra i quali siti di stoccaggio di armi in case di attivisti di Hamas, tunnel di contrabbando e elementi armati. Per la terza notte consecutiva Hamas non ha lanciato razzi su Israele. Nella giornata 13 i razzi lanciati: colpita una casa a Ashkelon, Kiriat Gat. Intanto si registrano violenti scontri vicino al campo profughi di Jabaliya. Ieri i blindati israeliani sono avanzati alla periferia di Gaza City. Anche oggi tregua umanitaria di tre ore. Si tratta del 17esimo giorno dell’operazione Piombo Fuso nella terza fase, quella dell’attacco nel cuore delle città.

Bilancio vittime. Il bilancio dei palestinesi rimasti uccisi nell’offensiva israeliana a Gaza ha superato quota 900. Lo ha annunciato il capo dei servizi di emergenza della Striscia. I morti sono diventati 905 dopo il decesso di 15 palestinesi questa mattina. Tra le vittime 277 bambini, 95 donne e 92 anziani. I feriti sono 3.950.
Israele: leader di Hamas rifugiati in bunker. Importanti leader di Hamas avrebbero trovato rifugio nei sotterranei dell’ospedale Shifa di Gaza City costruiti dall’Egitto e ristrutturati da Israele. Lo scrive il quotidiano Haaretz, che cita fonti dell’intelligence di Israele. Secondo quanto rivelato nei giorni scorsi dal capo dello Shin Bet, Yuval Diskin, i leader di Hamas avrebbero trovato rifugio nei sotterranei dell’Edificio numero 2 del complesso di Shifa nella convinzione che Israele non avrebbe attaccato la struttura, dove sono ricoverate centinaia di feriti palestinesi. Fonti palestinesi hanno precisato che non tutti i leader di Hamas sono nascosti in un unico posto, confermando di fatto indirettamente le rivelazioni dell’intelligence israeliana.
Israele rinvia colloqui in Egitto su tregua. Il viaggio al Cairo, in programma per oggi, per discutere di un cessate il fuoco a Gaza di Amos Gilad, consigliere politico e diplomatico del ministro della difesa Ehud Barak, è stato rinviato di almeno un giorno, a quanto si è appreso a Gerusalemme. Secondo la radio delle forze armate il rinvio del viaggio ha il fine di premere su Hamas per costringerlo ad accettare un incondizionato cessate il fuoco ed è anche legato a disaccordi tra l’Egitto e Hamas sulle condizioni per un cessate il fuoco.
Alla ricerca della tregua. La dirigenza di Hamas a Damasco, con l’apparente sostegno dell’Iran, continua a respingere un cessate il fuoco che non accolga le sue condizioni minime. Non è tuttavia detto che questa sia anche la posizione della dirigenza di Hamas dentro Gaza. Israele dal canto suo afferma che i combattimenti andranno avanti fino a quando non avrà conseguito i suoi obiettivi, sui quali però si mantiene volutamente vago. Da dietro le quinte, secondo la stampa locale, emergono però contrasti tra il premier Olmert, che preme per il proseguimento della pressione militare su Hamas fino a una sua resa incondizionata, il ministro della Difesa Ehud Barak, favorevole a un rapido accordo che ponga fine agli scontri e il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, disposta anche a un unilaterale cessate il fuoco nella convinzione che la violenza dell’offensiva contro Hamas abbia già ristabilito il potere di Israele di dissuadere i suoi nemici dall’ aprire di nuovo il fuoco sul suo territorio.
Onu, Consiglio diritti umana condanna Israele. Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Uniti ha approvato oggi una risoluzione che «condanna con forza» l’offensiva israeliana e chiede l’invio di una missione internazionale indipendente di inchiesta per indagare sulle violazioni dei diritti umani e della legge umanitaria internazionale da parte di Israele.
Olmert si scusa per vittime civili. In un incontro con gli studenti di una scuola francese a Mikveh Israel, Olmert ha detto che «ogni bambino e ogni adulto non coinvolti nel terrore vittime dei nostri sforzi militari sono vittime per le quali ci scusiamo e che vogliamo evitare»
La questione del fosforo bianco. Nei giorni scorsi il Times di Londra e l’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch (Hrw) hanno accusato le forze israeliane di avere fatto uso di munizioni al fosforo bianco. Oggi una fonte israeliana citata dalla Radio svizzera italiana ha affermato che le nuvole bianche nei cieli di Gaza «sono bombe fumogene, ma un po’ di fosforo nelle munizioni c’è». Israele avrebbe fatto ricorso a queste munizioni per rendere meno visibili i movimenti delle proprie forze, un impiego consentito dal diritto internazionale, ha precisato Hrw, sottolineando tuttavia che il fosforo bianco può provocare incendi e terribili ustioni. Per questo - afferma Hrw - non deve essere usato nelle zone densamente popolate.
Frattini in missione in settimana in Siria. Il ministro degli Esteri Franco Frattini sarà nei prossimi giorni, entro il fine settimana, a Damasco, in Siria, oltre che probabilmente in Egitto, in Israele e nei Territori palestinesi.
L’articolo ci pare obiettivo. È un’elencazione di fatti senza giudizi che non avremmo graditi. Il quadro è decisamente sconfortante. Il mio pensiero insieme con la pietà per le vittime si pone angosciosi interrogativi per ciò che sarà nei prossimi giorni, ma già da adesso alimenta sentimenti di collera per ogni notizia che tende a presentare il criminale massacro come se fosse una ordinaria operazione di polizia. Non potrò accettare che qualche bellimbusto dell’Informazione complice mi venga poi a dire che nutro sentimenti di odio e che risorge l’antisemitismo. Se questo nuovo presunto antisemitismo esiste, sia benedetto se significa una ferma e netta condanna di quella banda di criminali che costituiscono il cosiddetto stato di israele, la cosiddetta «unica democrazia del Medio Oriente». E figuriamoci se ne ne fossero state altre!

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2. Le manifestazioni di protesta contro tv e media. – È data la notizia dei vandalismi, ma anche l’informazione sulle motivazioni di questi “vandalismi” che è però poca cosa se li si confrontano con i morti e i feriti di Gaza. Ecco comune il testo della notizia:
Lunedì 12 Gennaio 2009
il Messaggero
Roma, vernice rossa contro Rai e quotidiani

ROMA Sacchi di immondizia gettati nei cortili, petardi, vernice rossa e volantini con scritte pro Palestina. Atti vandalici per protesta contro l’intervento di Israele a Gaza hanno colpito ieri sera sedi di giornali, un’agenzia di stampa e la Rai di Saxa Rubra. Quasi in contemporanea in diverse zone della capitale gruppi di vandali, che si sono firmati con la sigla “Free Palestine, stop occupation”, hanno lanciato secchi di vernice rossa sulle sedi del quotidiano “La Repubblica”, sulla Cristoforo Colombo, e in via di Torre Maura, nella sede stampa de “Il Messaggero”, dove sono sono stati fatti esplodere due grossi petardi e lasciate delle interiora di animali. La vernice, lanciata da ignoti, ha anche imbrattato la sede dell’agenzia di stampa Agi. Gli atti di teppismo contro i media si sono spinti poi fino a Saxa Rubra, sede della Rai. La Digos intanto sta esaminando i volantini lasciati da chi ha gettato vernice rossa, dove si spiegava di «diffidare dalle imitazioni fasciste», come in una sorta di rivendicazione di esclusività dell’azione anti Israele. Sul volantino si legge che non sarebbe stata fornita adeguata informazione da parte di tutti gli organi di stampa italiani sui «16 giorni di offensiva militare a Gaza da parte dello Stato d’Israele». Nel volantino si parla di «massacro della popolazione civile», di «culmine di uno sterminio che dura da più di 40 anni» e di «genocidio che si sta perpetrando nei confronti del popolo palestinese».
E sempre ieri sera due striscioni firmati “Militia”, una sigla di matrice neofascista, sono stati esposti sulla tangenziale est di Roma. Su uno degli striscioni compariva la scritta «Israele: uno stato inventato da assassini veri». Su un altro striscione si leggeva: «Hamas, fino alla vittoria».
El. Pan.
La protesta non è stata molto selettiva, ma ha avuto per oggetto genericamente i media, ma “il Messaggero” credo sia meno colpevole di altre testate. Lo si vede anche nel modo in cui vengono riportate le motivazioni dei “gesti vandalici”. Altri quotidiani le avrebbero censurate per non trovarsi accusati.

3. Gli infami al raduno: amici d’Israele, nemici d’Italia. – Conosco la sala, quella dell’Hotel Parco dei Principi, per esserci stato tante altre volte. Giusto lì potevano riunirsi e lontano dalle piazze, che sono il luogo dove il popolo si riunisce spontaneamente quando la pace è minacciata dai suoi governanti e i diritti vilipesi: il Popolo delle Libertà negate ha mandato i suoi rappresentanti, fra cui non mi sorprende leggere del solito Cicchitti, amico di Fiammetta. La sala mi ricorda anche un altre episodio di parecchi anni fa. Vi avrebbe dovuto tenere una conferenza David Irving, di cui avevo letto sui giornali. La conferenza non vi fu perché – come lessi e come lo stesso Irving mi ha confermato in un email – lo storico fu fermato all’aeroporto e subito spedito indietro. Non saprei dire se anche allora vi fu l’autorevole intervento della comunità ebraica romana, fatta di diecimila persone che tengono in pugno la città. Ecco la cronaca del raduno:
Domenica 11 Gennaio 2009
il Messahhero
di STEFANO SOFI

ROMA - Il sibilo delle sirene che ti danno quindici secondi appena per metterti in salvo, gli occhi terrorizzati dei bambini e delle madri che corrono verso i rifugi e l’esplosione, il boato che ti scuote da dentro, dell’ennesimo missile qassam. Le immagini scorrono lente e la sala sebbene gremita da più di mille persone, si zittisce. Israele chiede solidarietà al mondo e ieri sera l’ha chiesta all’Italia: agli ebrei che vivono qui affinchè inviino aiuti. Alla politica italiana chiede invece sostegno affinchè la pace non sia più così difficile anche solo da immaginare.
«Questa è una manifestazione per la pace che può arrivare solo quando Israele non sarà più colpita dai missili e uscirà da questo stato di continua insicurezza» ha detto il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici. «Ma la pace arriverà quando il popolo palestinese sarà liberato da un regime tirannico come quello di Hamas».
All’appello per la pace delle comunità ebraiche italiane e di quella romana hanno risposto in tanti. C’è Piero Fassino, che rappresenta il Partito democratico e che con il suo intervento manda in archivio la polemica tra il presidente della comunità, Pacifici che non ha voluto invitare Massimo D’Alema per aver sostenuto la necessità di dialogare anche con Hamas. C’è Andrea Ronchi, ministro per le politiche comunitarie, c’è Fabrizio Cicchitto capogruppo dei deputati del Pdl, Ferdinando Adornato dell’Udc e tanti, altri. E chi non ha potuto esserci ha nviato una lettera, come Francesco Rutelli e Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma.
Nel giorno in cui i combattimenti nella striscia di Gaza conoscono l’avvio della “terza fase” e nelle strade di Roma compaiono scritte antisemite, la testimonianza qui non è un compito di routine. Anche se le considerazioni si differenziano, puntualizzano, tutti però chiedono e vogliono la pace. Accolto con molto calore, Piero Fassino, che parla per primo, è chiaro: «La responsabilità è prima di tutto di Hamas ma dobbiamo essere consapevoli che la pace non potrà essere figlia di una soluzione militare. Su quella terra vivono due popoli, esprimono diritti e aspirazioni entrambi legittimi. Non ci sono una ragione e un torto, ma due ragioni e solo una pace negoziata e condivisa potrà essere una vera pace».
Andrea Ronchi del Pdl la vededa un punto di vista differente. «Sono qui per testimoniare piena solidarietà con gli aggrediti, ovvero Israele. Contro chi non ha avuto il coraggio di dire che Israele aveva ragione». Ma sulla strada da seguire per uscire dall’incubo Ronchi sostiene anch’egli «la necessità di due Stati e due popoli, come risoluzione della crisi», e ricorda il viaggio in Israele, quando l'allora ministro degli Esteri Gianfranco Fini rilanciò l'idea della road-map per sbloccare la situazione.
Nella lettera inviata al presidente delle comunità ebraiche, Gattegna, Francesco Rutelli (Pd) ribadisce la necessità «di una radicale e certa cessazione del conflitto» per far riprendere il cammino «per una pace storica tra israeliani e palestinesi, sulla base della piena sicurezza di Israele e della nascita di uno Stato palestinese». Ma chiarisce Rutelli «non posso accettare che si definisca “cessate il fuoco” solo la cessazione del fuoco israeliano mentre si tollera da parte di taluni la continuità del fuoco verso Israele. La libertà delò popolo palestinese - prosegue - un obiettivo vitale per tutta la comunità internazionale - passa certamente per l’unità interna dei palestinesi, il rifiuto della violenza e un rispetto effettivo dei diritti umani fondamentali».
Piena solidarietà e vicinanza a tutta la comunità ebraica è espressa da Nicola Zingaretti presidente della provincia di Roma: «E’ urgentissimo giungere a un immediato cessate il fuoco per rimettere in moto il processo di pace».
C’è stata una risposta bipartisan. Nelle prime file c’è Ottaviano Del Turco, Gustavo Selva, Susanna Nirenstein, Clemente Mimun, Giancarlo Elia Valori, Marco Taradash e tanti, tanti altri. Conclude l’ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir: «il popolo di Israele è un piccolo popolo ma coraggioso. Che cerca la pace ma che sa lottare per difendersi». La voglia di pace è negli occhi dei tanti giovani che affollano la sala e che laggiù in Israele hanno fratelli, amici. E la vogliono davvero la pace.
Il bipartisan è un termine tanto in voga quanto ipocrita per esprimere il concetto che Pasolini indicava come “omologazione”. Inutile aspettarsi un’opposizione che sia altro dalla maggioranza. È soltanto una questione di poltrone: oggi tocca a me, domani a te, ma tutti mangeremo. Il raduno era su invito e mi son ben guardato dal chiederlo ai “ragazzi del focolare” o ad altri. Ci sarei andato per guardarli in faccia, ma so chi sono e mi sarei guastato il fegato. Del resto, è bene che ognuno vada alle sue manifestazioni. Io adesso sto per uscire per andare ad una nuova manifestazione di piazza, ma prima volevo leggere di questo raduno di cui sapevo.