lunedì 29 febbraio 2016

Teodoro Klitsche de la Grange: «Conflitto d'interessi e proposta Civati»

Testo in editing.

CONFLITTO D’INTERESSE E PROPOSTA “CIVATI”

1. La proposta di legge “Norme in materia di prevenzione dei conflitti d’interessi dei parlamentari e dei titolari di cariche di Governo” sembra, secondo quanto si legge sulla stampa, in dirittura d’arrivo, o almeno in stato avanzato di elaborazione.

Tale proposta è in se, più che sbagliata, insufficiente e connotata dal consueto pseudo-democratismo moraleggiante, tanto solenne nei propositi quanto poco (e talvolta male) incisivo sui comportamenti e sulle istituzioni.

Ciò, a cominciare dall’art. 1 del testo della proposta di legge (c.d. “CIVATI”) conservato nelle linee fondamentali. Al II comma si legge “Ai fini della presente legge, si trova in una situazione di conflitto d’interessi il titolare di una delle cariche di cui all’articolo 2 che abbia altresì la titolarità, in qualunque forma, di un interesse economico privato tale da poter condizionare l’esercizio delle funzioni pubbliche inerenti alla carica ricoperta” e nei successivi si ripete “interesse economico privato” per tutte le situazioni omologhe (tanto per non lasciare adito a dubbi).

Ciò stante occorre chiedersi perché non sono parificati ai titolari “d’interesse economico privato” coloro che gestiscono interessi economici pubblici o interessi (e funzioni) pubbliche, anche a carattere non economico.

2. Premesso che lo “Stato sociale” come scrive Schmitt in particolare nel “Der Hüter der versassung” si caratterizza (e si differenzia come specie all’interno del genus dello Stato borghese) per essere l’auto-organizzazione della società, di guisa da un lato da includere nei propri organi la società civile (attraverso i meccanismi elettorali ed il suffragio universale); dall’altro (e maggiormente qualificante) da intervenire nella società e soprattutto nell’economia non solo con la normazione, ma ancor più con l’organizzazione (e gestione) d’interessi e attività anche economici (enti pubblici, società partecipate e così via). Di conseguenza la stessa situazione di conflitto si ripresenta quando negli organi costituzionali (Parlamento e Governo) di cui alla proposta di legge Civati, accedono persone portatrici d’interessi pubblici (o, come quelli privati di cui al testo in esame, li abbiano curati o li potrebbero curare in futuro). Per cui più che all’interesse generale gli stessi potrebbero, nella loro veste di rappresentanti della Nazione, curare gli interessi pubblici (specifici) e soprattutto quelli dei gruppi sociali (burocrazie, sindacati, fornitori di enti ed aziende e così via) strutturati intorno alle organizzazioni da cui provengono e/o cui sanno di essere destinati. Anche se,  spesso, la normativa vigente prescrive loro l’incompatibilità (e comunque il non esercizio) delle funzioni relative durante il mandato parlamentare o la presenza al Governo.

A ciò si aggiunge che la pubblica amministrazione e le società a partecipazione statale sono il “vivaio” da cui tutti i partiti, ma alcuni molto più degli altri, traggono il personale politico. Nello Stato amministrativo dei partiti, connotato sia da una così invadente presenza pubblica, tramite l’amministrazione, in ogni spazio sociale,  sia dal prelievo d’ingenti risorse per l’apparato pubblico, questa possibilità è esaltata e facilitata, ed a poco vale la modesta barriera costituite dal sistema dei concorsi (spesso manipolati), che, comunque, non costituiscono la sola – e forse neppure principale – via d’accesso alla funzione pubblica (nomine “fuori ruolo”, sanatorie, ope legis lo comprovano) ed alle aziende pubbliche.

Ne deriva che tra funzionari “burocratici” e classe politica viene a configurarsi un rapporto (strutturale), che spesso, è circolare: un giovane (brillante) viene inserito in qualche amministrazione, la quale gli corrisponde di che vivere (di politica, come scrivevano Weber e Miglio); all’occorrenza, viene richiamato a ricoprire cariche non burocratiche, e, sempre al momento opportuno, rispedito a svolgere il proprio lavoro donde proveniva, o in altro posto pubblico (o nel sindacato tanto, quel che più interessa è che operi per il partito).

E’ indubbio però che l’assegnazione di posizioni nell’apparato pubblico (in senso lato) costituisce la ragione principale della mancata – o irrilevante - imposizione di limiti seri all’osmosi tra classe politica (in senso stretto) e addetti alla “funzione pubblica”.

Da ciò consegue che viene attenuato – da questa commistione – il ruolo di direzione e controllo che la classe politica dovrebbe avere nei confronti del potere burocratico – di per se ineliminabile (come, del pari, il ruolo di freno e il carattere “imparziale” che, ex art. 97 Costituzione, dovrebbe avere la burocrazia). Invece di antagonismo e distinzione, abbiamo spesso complicità, solidarietà (ineguale) e confusione. Con ciò il potere antagonista alla burocratizzazione – cioè quello “politico” democratico ed elettivo – viene depotenziato.

Né è da credere che, come sotteso a certi idola, burocrazie (ed aziende pubbliche) siano (sempre) portatrici dell’interesse generale, al contrario dei privati (i quali non lo sono per professione).

Il giovane Marx ne tratteggiava con acume l’ethos. Scriveva che la burocrazia confonde gli scopi dello Stato con quelli burocratici “Poiché la burocrazia è, secondo la sua essenza, lo «Stato come formalismo», essa lo è anche secondo il suo scopo. Il reale scopo dello Stato appare dunque alla burocrazia come uno scopo contro lo Stato. Lo spirito della burocrazia è lo  «spirito formale dello Stato» … Essa è dunque costretta a spacciare il formale per il contenuto e il contenuto per il formale. Gli scopi dello Stato si mutano in scopi burocratici e gli scopi burocratici in scopi statali” .

Anzi il perseguimento da parte dei burocrati del proprio interesse e comunque di un interesse particolare fa si che “Nella burocrazia l’identità dell’interesse statale e del privato scopo particolare è posta in modo che l’interesse statale diventa un particolare scopo privato di fronte agli altri scopi privati”, mentre “il superamento della burocrazia è possibile solo a patto che l’interesse generale diventi realmente, e non come in Hegel meramente nel pensiero, nell’astrazione, interesse particolare, il che è possibile soltanto se il particolare interesse diventa realmente l’interesse generale.. La burocrazia non è pertanto idonea a far superare l’opposizione tra Stato e società civile ; ciò perché “La «polizia» e i «tribunali» e l’«amministrazione» non sono deputati della stessa società civile, che in essi e per essi amministra il suo proprio generale interesse, bensì delegati dello Stato per amministrare lo Stato contro la società civile” . Non risolve pertanto l’opposizione, ma serve a gestirla: senza quella non avrebbe scopo (né senso).

Nella realtà, e in particolare dello “Stato sociale” del XX secolo, quanto scritto dal filosofo di Treviri si può, mutatis mutandis, adattare a gran parte di quello che Miglio chiama l’ “aiutantato”  cioè l’apparato subordinato al vertice politico per l’esercizio del potere.

L’assetto del potere è tale da tendere per sua natura, a costituire una linea non interrotta di comando/obbedienza dal vertice della base; di guisa che l’ “aiutantato” è una regolarità della politica e la sua dipendenza/connessione col vertice ne è un corollario: l’esercizio efficace del potere richiede disciplina (necessariamente) e onore (sarebbe meglio) del (nell’) apparato. Per cui il fatto che vi sia una larga promiscuità, nel senso di una permeabilità orizzontale e verticale tra i vari segmenti nell’organizzazione (burocrazia amministrativa, funzione giudiziaria, staff politico, aziende pubbliche) e il vertice ne conferma il carattere unitario e verticistico.

Tuttavia in uno Stato liberaldemocratico, caratterizzato dai due principi dello Stato borghese, cioè la garanzia dei diritti fondamentali e la distinzione dei poteri, non è conforme a questi, ed in particolare al secondo, che vi siano possibilità di esercizio promiscuo e “trasversalità” tra i vari comparti dello Stato e soprattutto di chi vi è addetto. Che i poteri siano distinti secondo la ripartizione classica non basta a realizzarlo: occorre che il transito tra l’uno e l’altro sia vietato o difficile, ossia limitato da accorgimenti volti ad attenuarne, se non ad eliminarne, gli aspetti più incidenti (in modo negativo) sulla libertà politica.

Montesquieu, esaminando la costituzione di Venezia, che realizzava la distinzione di funzioni, attribuite a organi diversi, ne individuava il difetto nel fatto che “questi differenti tribunali sono formati da magistrati dello stesso corpo, dal che risulta sempre un potere unico” .

Pertanto già con la prima costituzione europea (scritta) “moderna” (cioè la Costituzione francese del 1791) s’iniziarono a disporre divieti all’esercizio promiscuo di funzioni distinte , stabilendo incompatibilità. Successivamente (per lo più) perfezionate in varie costituzioni europee successive (e, soprattutto nella loro legislazione attuativa) . Peraltro l’esercizio “promiscuo” di funzioni distinte è in opposizione ad un altro corollario (e ragione) del principio di Montesquieu: ossia la distinzione tra l’organo che pone le norme e quello che le applica . Il che vale soprattutto per le incompatibilità con i poteri legiferanti (v. artt. 76-77 ss. Cost. italiana).

Fino allo Stato borghese del XIX secolo, la necessità di evitare situazioni di promiscuità era conseguenza (prevalente) del principio di distinzione; in quello interventista del XX secolo, accanto a quello c’è l’esigenza di evitare o, almeno, attenuare che gli organi costituzionali divengano il comitato d’affari degli interessi organizzati, pubblici e privati.

Non è solo un problema di etica pubblica, ma ancor più di controllo e direzione dell’apparato “servente” rispetto a quello “dirigente”. E, parimenti di equilibrio tra Stato e potere pubblico da un lato, e società e interessi privati dall’altro.

4. Scrive Miglio, scrivendo sulla definizione di aiutantato, che questo “copre la funzione che svolge questo strato, il quale è molto vicino alla classe politica e sta fra quest’ultima, intesa in senso stretto, e il seguito” . Come sopra cennato è proprio per tale ragione, che la limitazione della trasversalità, finalizzata all’indipendenza (almeno relativa, se non assoluta) di determinate funzioni (ed organi) dello Stato, è disposta e disciplinata.

Se l’ “indipendenza” degli organi costituzionali è tutelata nei confronti di cittadini portatori d’ “interesse economico privato”, mentre il senso storico della rappresentanza (come nacque, già nel Medioevo, prima delle rivoluzioni borghesi) è di inserire nello Stato gli interessi “corporativi” , onde tenerne conto nelle decisioni, che senso ha penalizzarli? Quando nel concerto d’interessi (o altro) che è il Parlamento, quelli maggiormente in opposizione con il principio costituzionale suddetto sono quelli (economici e non) pubblici?

C’è da sospettare da un lato, come già ripetuto da molti, che si tratti di una norma ad hoc, fatta per il solito cavaliere. Dall’altro, che sia una norma la quale evidenzi la pagliuzza negli occhi del vicino, per occultare la trave nel proprio. E soprattutto il costo di quella trave a chi lo sopporta.

Teodoro Klitsche de la Grange

«Bombardare il quartiere generale»: incompetenza, arbitrio, arroganza. - Ma esiste per davvero uno «Staff di Beppe Grillo»?

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E pretendono di governare l’Italia! Ma sono di un’incompetenza, di un arbitrio, di un’arroganza più unica che rara. Vi è anche un che di esilarante. Per questa ragione devo esprimere il fondato dubbio che le lettere (= email, non raccomandate postale con notifica!) da me (e da altri) ricevute non siano reali.  Rendo tuttavia pubblica, in forma integrale, la mia corrispondenza con il fantomatico Staff di Beppe Grillo (= non si legge un nome, una sede, un indirizzo): ripeto, metto in dubbio che sia una struttura realmente esistente o che possa avere un minimo valore legale. E chiarisco anche il senso di una mia polemica che ha lo scopo NON di danneggiare il Movimento, ma di aiutarlo ad uscire da zone di opacità: mi dispiace se ciò non verrà compreso dai “semplici”, ma valutati i rischi ritengo che sia preferibile la strada della trasparenza e della pubblicità. Trovo perciò utile, ricostruire una vicenda che vedo non essere limitata alla mia singola persona, ma che tocca e riguarda moltissime persone, oneste e in buona fede, che vengono più o meno scientemente spinte ad allontanarsi dal Movimento.  E dunque, riprendo il filo di una narrazione, la cui trama diventa sempre più fitta e difficile da raccontare. Dopo aver “superato” tutte le procedure fissate dallo Staff e DOPO che il mio nome era stato reso pubblico, scoppia un “caso” vecchio di... sette anni! Fu quando l’organo di disinformazione e diffamazione “La Repubblica” - vero e proprio organo di regime, il cui accanimento contro di me, semplice “Signor Nessuno”, sarebbe stato degno di più consistenti personaggi: un Toto Rijna, o se si preferisce lo stesso Berlusconi, non un modestissimo ricercatore universitario, filosofo del diritto, colpevole di ritenere la libertà di pensiero un diritto irrinunciabile pubblicò contro di me  un articolo in data 22 ottobre 2009, a seguito del quale la mia Università pensò di avviare di avviare un procedimento disciplinare che si concluse nel gennaio 2010 presso il Consiglio Universitario Nazionale con una delibera di proscioglimento con formula piena per inesistenza del fatto e del diritto: la Repubblica si era inventata di sana pianta Lezioni da me mai fatte all'università, o almeno tutti dalla sua titolazione avevano capito che io avessi fatto queste Lezioni! La “notizia” della “bufala” di Repubblica, comprovata dalla mia assoluzione, era disponibile in rete fin dal 2010: tutti tacevano! Dai Soloni dello «Staff di Beppe Grillo” - campioni incontrastati della Rete - ricevo questa prima email:

1.
(16 febbraio 2016, ore 15.08)
Gentile Antonio Caracciolo,

Le scriviamo in nome e per conto di Beppe Grillo con riguardo ad alcune segnalazioni che ci sono pervenute.

Con la presente ci vediamo costretti a comunicarLe la sua esclusione dalla lista dei candidati del M5S per le elezioni amministrative Roma 2016. A seguito di segnalazioni pervenute dopo la pubblicazioni dei video di presentazione è risultato che Lei ha di recente pubblicato interventi su alcuni blog che palesano condotte contrastanti con i principi fondamentali del M5S e che pertanto la rendono incompatibile con un potenziale ruolo di portavoce e di appartenente al MoVimento 5 Stelle.

Per questo motivo viene sospeso con effetto immediato dal MoVimento 5 Stelle.

Se pensa che questa decisione sia basata su informazioni non corrette può inviare le Sue controdeduzioni entro 10 giorni a questa email.


Lo staff di Beppe Grillo

Rispondo in meno di un'ora con la seguente email, dove erano allegati a) La mia Memoria difensiva presso il Consiglio Universitario Nazionale in data 13 gennaio 2010; b) La delibera di proscioglimento da ogni addebito da parte del CUN; c) I testi curriculari da me presentati per la selezione della Lista per le elezioni romane;

2.
(16 febbraio 2016, ore 16: vengono conservati gli errori di lingua, le ripetizioni contenute nella risposta originaria, redatta di getto a meno di un'ora dal ricevimento della email)

Prendo atto e comunico quanto da voi non letto nella mia dichiarazione d’intenti.

Ossia l’avvenuta assoluzione con formula piena in un procedimento amministrativo svoltosi nel gennaio del 2010: evidentemente non è stato da voi letto ciò che è stato da me scritto.

Si va comunque formando un staff di legali (pro bono) in mio favore, per rispondere alla campagna di stampa e ora alla vostra decisione di “escludermi” dalla Lista delle Comunarie.

Invio intanto in allegato la mia “Memoria difensiva’ presentata nel gennaio del 2010, in seguito alla quale sono stato assolto con formula piena per inesistenza del fatto e del diritto.

L’allora Rettore Luigi Frati, convintosi lui stesso della inconsistenza degli addebiti ritirò la richiesta di sanzione in precedenza formulata.

Con l’occasione informo che si va costituendo uno Staff di Legali a tutela dei miei diritti politici ex art. 49 cost. e della mia immagine.

Al momento, posso indicare i nomi degli Avv. Lorenzo Borrè e Paolo Palleschi (pure egli "sospeso", ma altri si aggiungeranno presto).

Per consentire la difesa agli addebiti da voi accolti, credo da fonti di stampa, vi sarei molto grato di voler specifica:

1) quali sarebbero e da chi pervenute le “segnalazioni” di cui sopra.
2) quali sarebbero gli «interventi» “pubblicati” di recente su “alcuni blog” e quali sarebbero questi blog;
3) in cosa consisterebbero le «condotte contrastanti con i principi fondamentali del M5S»
4) in cosa consisterebbe la cennata «Incompatibilità».

Ahimé, mi dicono - altri “sospesi” - che siete sordi a qualsiasi controdeduzione alle vostre decisioni, che restano senza contraddittorio e dibattimento. Per cui giudico meramente formale la vostra disponibilità a procedure di ricorso. Nondimeno, considerato il ristretto margine di tempo, mi trovo costretto ad una tempestiva risposta con gli allegati alla presente. Deploro il vostro condizionamento da campagne di stampa, che lascia indifesi gli Attivisti da premeditate denigrazioni e che riduce la fiducia nel Movimento stesso. Avreste ben potuto sentirmi prima di procedere alla “esclusione” e “sospensione” sulla base di “segnalazioni” anonime e di volgari echi di stampa.

Faccio infine presente che in quanto “filosofo del diritto” ho sempre ritenuto che il principio della libertà di pensiero, di espressione, di ricerca, di insegnamento, di critica politica fosse costitutivo del Movimento Cinque Stelle. A mia tutela, sentiti i miei legali, penso di rendere pubblica questa Corrispondenza, salvo vostra tempestiva risposta e ritiro della “esclusione”.


Alla mia tempestiva risposta in eguale data 16 febbraio 2016, ore 16, non sono NON giunge nessuna risposta di specifica degli addebiti, presupposto necessario per una qualsiasi difesa, ma viene ulteriormente spedita da parte mia ulteriore lettere, inclusiva di due interviste da me nel frattempo rilasciate a difesa e chiarimento delle mie posizioni: una sul Tempo a cura di Alberto Di Majo, e una Video intervista disponibile su You Tube a cura di Giovanna Canzano. Di entrambe viene data comunicazione a eguale indirizzo dello Staff.

3.
(18 febbraio 2016 ore 11.46)

Egregio Staff Liste Elettorali,

appare essere una assoluta presa in giro il termine di dieci giorni che a me (e altri) era stato fissato per le rituali controdeduzioni, alle quali io ho risposto entro un'ora, fornendo documentazione, senza che da voi sia stata data alcuna risposta. Leggo oggi di un inizio di votazione al cui accesso mi trovo inibito. Francamente, trovo sconcertante il vostro modo di precedere.

ALLEGATO:

Vostra di riferimento del 16 febbraio:

Gentile Antonio Caracciolo,

Le scriviamo in nome e per conto di Beppe Grillo con riguardo ad alcune segnalazioni che ci sono pervenute.

Con la presente ci vediamo costretti a comunicarLe la sua esclusione dalla lista dei candidati del M5S per le elezioni amministrative Roma 2016. A seguito di segnalazioni pervenute dopo la pubblicazioni dei video di presentazione è risultato che Lei ha di recente pubblicato interventi su alcuni blog che palesano condotte contrastanti con i principi fondamentali del M5S e che pertanto la rendono incompatibile con un potenziale ruolo di portavoce e di appartenente al MoVimento 5 Stelle.

Per questo motivo viene sospeso con effetto immediato dal MoVimento 5 Stelle.

Se pensa che questa decisione sia basata su informazioni non corrette può inviare le Sue controdeduzioni entro 10 giorni a questa email.

Lo staff di Beppe Grillo


NB - Questa corrispondenza è resa pubblica, nella rete, “con effetto immediato”.

E si arriva alla lettera odierna, del 29 febbraio 2016, ore 14.18, cui segue una mia breve replica, e chi aspettavo tale e quale sulla base di casi simili dei quali mi è giunta notizia. Direi che a fronte delle prove schiacciante a prova della mia “innocenza” e della loro goffaggine non hanno trovato espediente che la puerile furbizia del non ricevuto. La dicitura “Staff di Beppe Grillo” è del tutto priva di valore giuridico: non un nome, non un telefono, non una sede, non un responsabile, non una notifica avente valore legale... Mah! I miei “contatti” dentro il Movimento continuano come prima e più di prima. Sempre più persone si interrogano sul modo di procedere del Movimento, in mano ad individui che non si chi siano, che non hanno un volto e un nome con il quale rispondere delle loro azioni. Siamo sempre più numerosi a volerci vedere chiaro.

4.
(29 febbraio 2016, ore 14.18)

Gentile Antonio Caracciolo,

Le scriviamo in nome e per conto di Beppe Grillo con riguardo all'email inviatale il 16 febbraio 2016, con la quale Le era stata comunicata la sua esclusione dalla lista dei candidati del M5S per le elezioni amministrative Roma 2016. A seguito di segnalazioni pervenute dopo la pubblicazioni dei video di presentazione è risultato che Lei ha di recente pubblicato interventi su alcuni blog che palesano condotte contrastanti con i principi fondamentali del M5S e che pertanto la rendono incompatibile con un potenziale ruolo di portavoce e di appartenente al MoVimento 5 Stelle.

Non avendo ricevuto sue controdeduzioni in merito atte a rivalutare la sua posizione, si conclude il procedimento avviato con la predetta email del 16 febbraio disponendo la sua espulsione dal MoVimento 5 Stelle.

Se pensa che questa decisione sia basata su informazioni non corrette può proporre il suo ricorso entro 10 giorni da questa email al Comitato d'Appello seguendo la procedura indicata qui:
http://www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/9.html

MIA REPENTINA RISPOSTA:

Siete degli assoluti somari ed incompetenti: avete ricevuto tempestive controdeduzioni nel giro di un'ora, ed altre successive.
Quanta incompetenza, arbitrio, arroganza!

Antonio Caracciolo


A proposito di “genocidi”: «Cibo avvelenato: un ‘genocidio silenzioso‘», di Cinzia Palmacci.

Da “Radio Spada
L’Informazione è parte del dominio globale, attraverso il quale si dominano le menti e si controllano i comportamenti politici, inclusi i comportamenti elettorali. Essa è parte integrante delle guerre propriamente dette, combattute da eserciti con l'impiego di mezzi propriamente militari: bombe, cannoni, fucili, aerei e tutte le diavolerie che la tecnica inventa e produce. Questi mezzi propriamente bellici non sarebbero sufficienti o duraturi nei loro effetti se ad essi non si affiancasse il sistema dell'informazione esercitato in prevalenza dai grandi canali di informazione, capaci di diffondere una notizia ovvero una versione e interpretazione dei fatti a milioni e persino miliardi di persone che ne vengono condizionate. Può sempre esserci una voce diversa, che offre una verità diversa e contrastante. Il sistema si è premunito contro questa possibilità di gridare una diversa verità elaborando la teoria del complottismo, per la quale tutti quelli che non si adeguano e conformano alla verità ufficiale dei governi, dei loro servizi segreti, dei giornali e delle televisioni di regime sono appunto dei... “complottisti”, persone fantasiose che si inventano storie fantasiose, poco importa se argomentate e documentate più delle versioni “ufficiali”, spesso imposte alla pubblica fede sotto l'imperio di leggi penali e repressioni poliziesche oltre che con campagne di stampa diffamatorie. Questo il quadro generale con cui segnaliamo ai nostri lettori uno studio di Cinzia Palmacci sul “cibo” che per vivere dobbiamo mangiare ogni giorno: ahimé è avvelenato e le conseguenze di questo avvelenamento si vedranno nel medio e lungo periodo. Del testo della Palmacci, che appare sul sito Radio Spada, diamo il link, ma se ci verrà concesso (e ne avremo il tempo) ne faremo una nostra distinta pubblicazione, con nostri propri commenti ed elaborazioni.

venerdì 26 febbraio 2016

A proposito di “negazionismi”: «La Carestia del Bengala e gli altri genocidi che i britannici vi nascondono».

Ricevo da un mio corrispondente un testo che riproduco con un copia e incolla, senza un mio particolare commento. A nessuno di noi è ignoto che la storia umana è una successione pressoché ininterrotta di tragedie e sozzure di ogni genere. Per fortuna, vi sono anche dei momenti positivi, altrimenti la “razza” umana sarebbe già scomparsa, e le altre specie animali - assai meno pericolose dell'uomo - sarebbero tornate ad occupare incontrastate la Terra, con beneficio della Terra stessa, che è essa stessa una specie di grande organismo. Forse, l’unico vero privilegio dell’uomo è quello di poter avere conoscenza del suo passato, spesso costellato di tragedie, di cui l'uomo abitualmente si pente, per poi magari ritornare a fare di peggio: è una qualità tutta umana che le altre specie animali ignorano del tutto: l’ipocrisia. Ma anche l'ipocrisia per essere svelata come tale ha bisogno di essere riconosciuta, e non vi à conoscenza senza libertà di pensiero... E qui i miei Sei Lettori sanno dove andare a parare. Mi risparmio e risparmio altre parole, ma passo subito ad editare il testo così come mi è giunto, e con le sue stesse illustrazioni. Non ho ancora capito bene chi sia l'Autore, anche se conosco bene il corrispondente che senza ulteriore aggiunta fa un “invio” a una lunga lista di destinari fra i quali sono compreso anche io. Dunque ricevo a mia volta e inoltro ai Lettori di questo blog.

*

Nota: il testo che abbiamo ricevuto in formato word, scopriamo che è già pubblicato nel web sul sito Movisol, al quale si rinvia. Giudichiamo superfluo farne un distinto editing, senza averne per giunta avuta espressa autorizzazione. Caso mai ne svilupperemo un nostro commento o un distinto editing solo dopo averne avuta espressa autorizzazione.

giovedì 25 febbraio 2016

BOMBARDARE IL QUARTIERE GENERALE: Ma non è stato Beppe Grillo il primo «Negazionista» d’Italia? Ed anche un gran Bugiardo?

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A chi si imbatte in quella cosa straordinaria e formidabile aggregazione politica che va sotto il nome «Movimento Cinque Stelle» capita poi, anzi deve farlo, di dover prendere conoscenza dei suoi atti statutari e regolamentativi di adesione a un agglomerato per il quale esiste una sola norma certa, non arbitraria ma addirittura scritta nella costituzione al suo art. 49: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale [cfr. artt. 18, 98 c. 3, XII c. 1].». Ci si ritrova abitualmente con frasi che iniziano con il “non”: non statuto, non partito, non associazione e tutto quanto possa essere introdotto con il nome che dà appunto corpo a una Negazione: dalla negazione trae tutta la forza che lo ha visto crescere fino a diventare di fatto il primo partito all'insegna del “nessuna alleanza” e dunque rifiuto del consociativismo, ma paradossalmente costringendo in Duellanti PD e PDmenoElle ad associarsi dando vita a un ibrido del tutto inedito in tutta la storia d'Italia dal 1861 in poi. Il Movimento Cinque Stelle è la Negazione di ogni cosa che esiste. Ci si vuol contrapporre a un intero sistema per poi occuparne i luoghi che non vengono “aperti” ai cittadini, ma anzi vengono di fatto preclusi, giacché non basta cambiare in nome di «Onorevole Deputato o Senatore» in «Portavoce» per mutare la natura dell'istituto della «rappresentanza politica» che teoricamente è l'antitesi della «democrazia diretta» alla cui forma politica i «Portavoce» dicono di volersi ispirare e attenere. Per chi sta dentro le cose o abbastanza vicino da vedere o che addirittura le subisce sulla propria persona sa che la realtà è diversa. Purtroppo, ancora i più hanno il cervello che funziona per slogans ed in un paese dove pensare è un “crimine” non hanno ancora imparare a pensare criticamente e liberamente: pensare è il primo atto rivoluzionario. Se anziché mettere al primo punto del Programma 5S il «reddito di cittadinanza» fosse stato messo il diritto alla libertà di pensiero, o meglio la sua concreta realizzazione, giacché è scritto all’art. 21 della costituzione del 1948, non si sarebbe potuto obiettare che come per ogni legge occorre trovare la copertura finanziaria. Per poter pensare ed essere liberi di farlo non occorre nessuna copertura finanziaria, o forse sì, ma in un senso tutto diverso da quello del dettato costituzionale.

Poiché è esaurito il mio budget quotidiano di caratteri nel MU «Riorganizzazione del Movimento 5s» proseguo la discussione in questo mio blog ribadisco a chiare, solenni e forti lettere che non ho nessuna intenzione di darmi al fuoriuscitismo o all'aventinismo al al vittimismo del frustato e cacciato, ma al contrario dentro il Movimento intendo esserci, a pieno diritto, come e più di prima. Non certo come Ignazio Marino voleva continuare ad essere Sindaco di Roma, dopo essere stato tutto sommato eletto dai cittadini e infine cacciato dai suoi Consiglieri con procedura previste dalla legge. Io qui non intendo fare niente altro che dare senso e contenuto al chiaro dettato dell'art. 49 della costituzione, che riconosce un diritto al cittadino, la cui adesione a un qualsiasi partito non è la graziosa concessione di un qualsiasi Staff, anonimo e di assai dubbia legittimità. L’intenzione è quella di salvare il Movimento restituendolo ai cittadini. Quindi, respingo al mittente qualsiasi aggressione psicologica. Se i “valutatori” e “vagliatori” di Liste del «Direttorio” avessero ben letto e compreso ciò che doveva essere contenuto nei 2000 caratteri del mio “curriculum”, il senso era chiaro e trasparente nonché tutte le conseguenze in esso racchiuse: per me il Movimento Cinque Stelle nasce non quando è stato depositato il suo marchio di fabbrica presso un Notaio genovese, o quando sono stati redatti i suoi presunti testi evangelici, ma quando alle elezioni regionali siciliane (per me Parma è solo una rondine che non fa primavera) una nuova forza politica (dal nome infelice: Cinque Stelle) si proietta già come prima forza politica a livello nazionale. Chi appena sa un poco di Carl Schmitt, comprende subito di cosa si parla, senza perdere altro tempo con atti fondativi presso notai, marchi di fabbrica (come la Coca Cola), non-statuti, non-partiti, e scemenze simili su cui non è il caso di perdere troppo tempo.

Fonte iconografica.
Si tratta di una legittimità costituente che emana direttamente da un “popolo” che per un attimo sembra essersi risvegliato da un lungo torpore. È di questo “risveglio” che io mi do pensiero, cercando di farlo capire a tanta brava gente che rischia di essere truffata. Sento da più parti una stessa metafora che a causa della sua tragicità a me non piace proprio fare, ma che proprio per il fatto di venire da più parti non collegate manifesta una sua oggettività: il buon Beppe dopo essersi messo alla guida di una macchina dove ha imbarcato un bel po’ di gente, improvvisamente ne salta fuori, lasciando nei guai quanti gli avevano dato fiducia. Comprendo più di ogni altro le tragedie umane altrui e la metafora è quanto mai rispettosa della vicenda privata. Ma è troppo forte ed espressiva l'analogia per richiamare Beppe Grillo alle sue responsabilità o a lasciare il Movimento libero di potersi sviluppare come autentica forza di popolo, con forza di potere costituente, o in alternativa non restare prigioniero di uno Staff massonico della Casaloggia e Associati che pensano di poter gestire il popolo italiano come il marchio della Coca Cola. E non ci si lasci ingannare dai miei toni: sono quelli insegnati da Grillo Stesso, per essere efficaci, ma sono molto più edulcorati rispetto a quelli abitualmente usati dal Maestro, che stiamo tutti tentando di recuperare: “Beppe, non ci lasciare!”

mercoledì 24 febbraio 2016

BOMBARDARE IL QUARTIERE GENERALE: «Riorganizzazione del m5s!».

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Ricevo da un MeetUp con nome “Parlamento 5 Stelle”, una delle infinite aggregazioni virtuali che negli anni hanno dato vita al fenomeno Cinque Stelle un testo particolarmente interessante e quanto mai attuale e pertinente, nel quale ho già postato due miei commenti, nei limiti di carattere imposti. Stavo giusto per scrivere un “post”, ma diciamo “articolo” e liberiamoci una buona volta dagli anglicismi, dove mi proponevo di fare il punto della situazione, e in particolare di riferire quanto possibile di una riunione svoltasi ieri pomeriggio, di carattere tecnico-giuridico sulle procedure formali delle “Comunarie”. Ma capita, per così dire, proprio a fagiolo, quanto mai opportuno, l’invito di questo MU, e quindi proseguo con doppia stesura: la prima sul MU stesso e la seconda con testo copiato con eventuali correzioni e incollato nel mio blog, con numerazione progressiva, proprio come nel famoso Libretto Rosso delle Citazioni di Mao Ze Tung, testi brevi ma con concetti forti. Intanto in premessa riporto l'introduzione al MU: 
«Ora, non ci sono più dubbi, qualcosa nel m5s, non funziona, in tre da tempo avevamo capito che era nata una piaga maligna e cioè i cerchi magici, una malattia da noi definita un piaga a macchia d'olio, e cosi è stato, i vari fatti avvenimenti che si sono succeduti, ci hanno dato ragione, ed ora non siamo più noi i pazzi, ma coloro i quali volevano farci passare tali! E' ovvio che, il m5s, ha un bel regolamento, il quale, a mio avviso è da rivedere per una sana e pulita riorganizzazione! domanda? cosa non funziona nel m5s?  cosa deve essere modificato nel regolamento del m5s,? se esistono i cerchi magici, quale la soluzione per estirpare questo male? Lancio questo MU, poiché, la piaga maligna oramai dilaga a macchia d'olio rischia di far deragliare l’intero m5s! ed i fatti noti sono di carattere nazionale! Senza entrare nel merito in riguardo a fatti accaduti, parliamo di cosa fare in presenza di fatti che ledono l’immagine dl m5s e che ledono gli attivisti tutti. Cosa cambiare nel regolamento del m5s?», 
e poi di seguito, numerati, i miei interventi nel MU. Per la discussione che ne può seguire i Lettori di Civium Libertas devono recarsi sulla pagina del MU.

1.
Cari Amici, non potete non sapere chi sono... Mio malgrado, divento sempre famoso per un crimine orrendo... quello di credere che ognuno di noi come ogni essere umano abbia l’elementare diritto, non violento, di pensare e di poter dire quello che pensa, giusto o smagliato che sia... Una certa Roberta Casaleggio non lo ammette, ma dice che “l’onestà tornerà di moda”... Quale onestà? Con i miei occhi ne vedo poca! Di presunzione ne vedo molta. Le mie orecchie poi non sentono voci umane, ma ragli d'asino che dal Parlamento si levano assai forti... Ecco, io propongo come luogo di riunione la strada sottostante gli uffici della Casaleggio Associati, dove affittando un pulmann ci dovremmo riunire, per recarci in quel di Milano e con cartelli e slogans gridare: “Roberto, scendi sotto!” - Non scherzo, che ne dite?

2.
... Ieri pomeriggio, ad una riunione di Avvocati, che ha per scopo quello di esaminare la “legalità” e perfino “compatibilità” delle “espulsioni” con i principi costituzionali, enunciati in specie negli artt. 3, 21, 33, 49, violati dalle email kafkiane «in nome e per conto di Beppe Grillo», ma da nessuno firmate e certificate... (squillo) Lupus in fabula! È proprio lui che telefona... Pensavo a lui come esempio di una persona che sta versando in crisi profonda, traumatica per essere stato "espulso” dalla liste elettorali di Roma... Credeva profondamente nel Movimento, ci crede ancora, ma è stato messo da Roberta Lombardi (o chi altri si voglia, se vi è un responsabile cui dare un nome e un volto) nella condizione di un “reietto” che per tutta la vita si porterà un trauma... Per tentare di farlo uscire fuori, gli ho detto, da Filosofo, che in Politica ciò che conta è la volontà “attuale” di impegnarsi, non delle stupide ed arbitrarie regole poste e imposte da gente ancora più stupida!

3.
Terzo intervento, tecnico. Ho stabilito una corrispondenza biunivoca fra questa pagina del MU e uno specifico post http://civiumlibertas.blogspot.it/2016/02/bombardare-il-quartiere-generale.html del mio blog, fondato nel 2007, “Civium Libertas”, dove avevo già iniziata una serie con titolo "Bombardare il Quartiere Generale”, che ho perfino mandato al fantomatico «Staff di Beppe Grillo» che in questi giorni sta processando la mia pratica di "espulsione”. Ho già risposto loro per le rime in una corrispondenza che via via rendo pubblica. Devo dire che come "militante” mi ero finora interessato solo degli aspetti sostanziali di quella aggregazione di nove/dieci milioni di elettori, di "popolo", che si è formata ex abrupto. Non avevo per nulla o quasi rivolto la mia attenzione alla sua “dirigenza”. Adesso, alla luce dei fatti, è giunto il momento di volgere lo sguardo da quella parte: di “espellere” a pedate quattro impiegati della Casaleggio Associati... incluso il loro capo misterico.

4.
A chi mi mandava i messaggi di giubilo e felicitazioni per l'«Habemus Papa», ho risposto con questo testo: «Ma noi altri che siamo stati tagliati "fuori" abbiamo qualcosa altro da fare... A Virginia, tutti i migliori e più sinceri auguri, ma mentre lei dovrà continuare a recitare quella farsa delle elezioni, che ci affligge da 70 anni di occupazione americana e servile cupidigia di obbedienza, noi altri dobbiamo interessarci del popolo italiano, della sua sovranità, della sua libertà, della salvezza della Patria... Nessuna dichiarazione di inimicizia: buon lavoro a voi, e buon lavoro a noi, confidando che le nostre strade possano ritrovarsi e ricongiungersi: http://civiumlibertas.blogspot.it/2016/02/bombardare-il-quartiere-generale.html».

5.
Guarda che a me questo termine “persone oneste” mi urta sempre di più... Non perché consideri “disonesto”, me, te o chiunque altro, ma perché trovo che come slogan è alquanto idiota, e ad esso potrebbe contrapporsi l’evangelico: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. La politica non è qualcosa che si possa pensare con presunzioni moralistiche, scandalistiche, demagogiche... Ma con concetti “sistemici” che impediscano alla radice la possibilità dello “scandalo”, che una volta si diceva essere “concime della socialdemocrazia”. La socialdemocrazia adesso non esiste più, ma esiste il M5S che non ha trovato di meglio che di riesumare l’orgasmo scandalistico.

6.
Hegelianamente, in ogni cosa esiste il positivo e il negativo. Finora, come “attivista certificato” del Movimento 5S, io mi ero occupato solo del “positivo”, contribuendo alla crescita del Movimento con non poco dispendio di tempo, energia, denaro e senza nulla avere o chiedere in cambio. Adesso, in quanto ”sospeso” (senza motivazione, ma sulla base di mere ”segnalazioni” che non mi consentono nessuna difesa) in attesa di una automatica ”espulsione” (secondo modalità già in uso), mi trovo mio malgrado costretto ad occuparmi del ”negativo” che esiste anche nel M5S. Da filosofo del diritto è mia opinione che esiste per tutti i cittadini il ”diritto” di iscriversi a qualsiasi partito (o Movimento) ex art. 49 cost. Non esiste invece da parte di un qualsivoglia partito o Movimento il poter di escludere un qualsiasi cittadino che vi abbia aderito. Potrebbe darsi il caso di cittadini cui sia stato tolto l’uso dei diritti politici a seguito di sanzione penale (come allo stesso Beppe Grillo, che però risulta fondatore addirittura di un Movimento politico) oppure a seguito di specifiche norme di una legge che attui il dettato dell’art. 49. Di queste cose ed altro discutiamo in apposite riunioni con Avvocati e Giuristi. Nella mia condizione di “neo espulso” rivolgo un invito a tutti gli Espulsi d’Italia affinché confrontino le loro singole esperienze e con forza richiedano una riorganizzazione interna del Movimento, ove intendano ancora farne parte e ne condividano lo spirito e le finalità per le quali vi avevano inizialmente aderito.

7. 
Rispondo per punti. Non so se Casaleggio o chi per lui sia una "anima nera”, ma certamente è una persona che non ama il confronto e l'interlocuzione, il faccia a faccia, come invece Beppe Grillo. A quel che pare e si dice, Beppe avrebbe ceduto il timone e la proprietà del Movimento a Casaleggio. E noi di Roma, noi “espulsi” o “sospesi”, ahimè ce ne siamo accorti. Intendiamoci: a nessuno di noi interessa di partecipare alla torta, al banchetto, alla lotteria delle elezioni. A noi interessa il "popolo”, al cui servizio idealmente ci poniamo e che è per noi l'unica fonte di legittimazione. Senza in nessun modo voler rompere l'unità del Movimento, esiste però un serio problema di riorganizzazione, conduzione, linea politica e strategica, ricchezza di contenuti, libertà di pensiero e di critica politica.  E proseguo in altro post.

8.
Giancarlo, io non ti capisco: non capisco se ritieni che esista il problema che ha avviato questa discussione, oppure ritieni che non esista e dunque va bene così e viva la marchesa. Io sto impostando i miei interventi non con il presupposto che il problema esista, ma con la constatazione che esiste sulla base di quanto sta accadendo in Roma ed è noto a chi è partecipe e protagonista di eventi ancora in corso. A me pare che tu faccia accademia, mentre altri devono decidere in questi giorni se formalizzare una causa civile a un fantomatico “Staff di Beppe Grillo”, che non ha firme di responsabili e di cui Beppe a quanto pare ignora tutto o se ne fotte... Le missive dello Staff sono poi di una assoluta assurdità formale: “segnalazioni" anonime verso le quali bontà loro è riconosciuto il diritto di presentare controdeduzioni, senza sapere quali sono i capi di imputazione e da chi presentati...

9.
Dai miei studi giuridici, la memoria riporta una tripartizione: 1. Gli elettori (ossia tutti i cittadini sopra i 18 anni e al netto di quanti siano stati privati dell'elettorato attivo e passivo, e fra questi proprio Beppe Grillo fondatore e Garante del Movimento); 2. I militanti, iscritti, attivisti a un partito o movimento: non importa come li si voglia chiamare, ma capire che sono una cosa ben distinta; 3. Gli Eletti alle varie "rappresentanze”: parlamento, amministrative, europee. - La pretesa fondativa del Movimento uno eguale uno è di fatto tradita nel momento in cui si costituisce un Direttorio e i vari municipi di Roma vengono di fatto "commissariati” da un "parlamentare” che non fa neppure parte del Direttorio: i "parlamentari” si sovrappongono a tutto il Movimento ed hanno la pretesa di “comandarlo”, neppure di "rappresentarlo". Nei fatti è da loro che partono le “segnalazioni” e quindi le Lettere dello Staff.

10.
Oltre che sommamente illiberale e antidemocratico, arbitrario, dittatoriale, è una beffa il ribaltamento da ”portavoce” quale i parlamentari Cinque Stelle dicono di essere in “padroni” del Movimento sovrapponendosi a tutti gli altri “attivisti” dalle cui fila provengono, spesso con poche decine di clic, e a tutti i cittadini (nove milioni) la cui via per poter passare allo status di Eletti si scontra con il collo di bottiglia dell’«attivismo certificato» e delle camarille del computer. Non posso fare i nomi, ma posso certificare il caso di altissime professionalità che vengono derise e respinte da improvvisati e improbabili ”tavoli tecnici” di lavoro. Le stesse altissime professionalità vengono invece catturate dai partiti tradizionali contro cui ci si va a scontrare in campagna elettorale. In pratica, i “somari” hanno paura e temono la concorrenza o il confronto con chi le cose le sa per davvero e i problemi non sono li conosce per davvero, ma li ha già nei fatti affrontati e risolti.

11.
Per chi sia o sia stato aderente al Movimento Cinque Stelle, ossia all'aggregazione di nove milioni di persone che si sono momentaneamente aggregate sotto questo simbolo, non ha proprio senso e sarebbe sbagliato creare lui una nuova aggregazione. Si andrebbe nella logica del nuovo sistema elettorale che punta alla disaggregazione e frantumazione degli avversari. Credo qui che per gli attivisti illegittimamente, arbitrariamente e antidemocraticamente "sospesi”, “espulsi”, emarginati, ricattati, condizionati... la via maestra sia quella del “bombardare il quartiere generale” per ridare la giusta direzione al Movimento. Invito pertanto quanti leggono e condividono questo mio pensiero a darsi dentro il Movimento il necessario coordinamento nazionale per contrastare le espulsioni e l'emarginazione in atto di tanti onesti e capaci attivisti e cittadini. Rinvio al MU:  “Riorganizzazione del m5s

12.
A quanti fra amici del Movimento mi consigliano di moderare i toni delle mie critiche, rispondo: 1. Non è mia intenzione danneggiare il Movimento, mitigo i toni quanto mi è possibile e mi riesce di fare, ma ritengo che siano stati compiuti atti ingiusti (da denunciare) nei miei confronti (e di altri a mia conoscenza) non dal Movimento, ma da singoli che sono chiamati a risponderne, uscendo allo scoperto; 2. Se mi addossassi colpe che non ho, per salvare il buon nome del Movimento, non sarebbe cosa diversa da quei processi di Mosca degli anni trenta dove gli accusati si addossavano colpe di cui si ritenevano innocenti, in nome e per interesse del Partito; 3. Mio/nostro obiettivo è di favorire e sviluppare un dibattito interno al Movimento al fine di dare tutte le garanzie secondo diritto, giustizia, etica a quanti attivisti o cittadini intendono dare più tempo e impegno nell'interesse dell'Italia e del popolo italiano.

martedì 23 febbraio 2016

Lettera sulla libertà di espressione al neodirettore de “La Stampa”, Maurizio Molinari

Leggo oggi una notizia che non può non procurarmi immediate e attuali associazione di idee. Chi segue le mie vicende non ha bisogno che io mi diffonda nello spiegare le connessioni. Per chi è invece ignaro di fatti e loro contesti dico che in nome della “libertà di pensiero” da anni ormai, forse da sempre, a partire dal 1945 a oggi, si consuma una grande ipocrisia: la “libertà di pensiero” esiste per gli amici e gli amici degli amici, ma non esiste e non deve esistere per quelli che stanno fuori dal giro, dal cerchio magico, dal pregiudizio legalizzato, che non si chinano e non si “inginocchiano”.

Rif.
http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=6&sez=120&id=61516
«Duro il rettore dell’Università di Bologna, Francesco Ubertini: «Comportamento in netto contrasto con le più basilari regole della vita democratica. La libertà di espressione è un valore fondamentale per l’idea stessa di università e ogni tentativo di sopprimerla troverà sempre una dura e severa condanna da parte dell’intera comunità universitaria». Per la responsabile scuola del Pd, Francesca Puglisi «zittire non è nè democratico nè di sinistra»; il ministro dell’Ambiente Galletti ha parlato di «professionisti dell’insulto e della prevaricazione».

Egregio Direttore Molinari,

è davvero divertente leggere certe notizie e coglierne la profonda contraddizione e tutta l'ipocrisia: altro che Crozza o Grillo! Qui la comicità è nelle cose stesse!

I Rettori d'Italia, il Ministro in carica e tutte le Autorità di ogni ordine e grado (incluse quelle pentastellari) ben si son guardati nel mio “caso” dal difendere le “più basilari regole della vita democratica” ossia la "libertà di pensiero” che è un "valore fondamentale” da difendere solo quando tocca il prof. Angelo Panebianco, le cui opzioni politiche sono largamente note. La “libertà di pensiero” esiste in questo Paese solo per Lui e per quelli come lui...

Non prendiamoci in giro! I ragazzi di Bologna lo hanno ben capito ed hanno tutto il diritto di riappropriarsi di questo Paese che è il loro, liberandolo... e recuperando effettivi spazi di libertà per tutti, ribadendo che quando un diritto è vilipeso e sacrificato in una situazione marginale, la mia (= non sono un barone come Panebianco), allora quel diritto è perso per tutti i cittadini italiani. Anche loro, i ragazzi, hanno diritto ad esprimere il loro pensiero e le loro posizioni, nelle forme che sono loro possibili... Di certo a loro non consentono di scrivere editoriali sul "Corriere della Sera" o articoli su  “La Stampa”.

La stampa italiana dal 2009 in poi ha contestato essa a me il diritto di tenere mie presunte lezioni, mai tenute, essendo state inventate di sana pianta dal maggiore quotidiano italiano... Repubblica. Per farmi escludere dalle Liste del Movimento Cinque Stelle hanno riesumato una vecchia storia per la quale ero stato assolto, in sede disciplinare, con formula piena per inesistenza del fatto e del diritto...

Mah! Facendo i dovuti raffronti, sui quali non mi dilungo, non può che farmi ridere a crepapelle la contestazione del prof. Panebianco di cui leggo oggi in una rassegna stampa sionista, che le è molto devota.

Distinti Saluti

Antonio Caracciolo

PS - Questa email, destinata al suo cestino, appare nel mio blog Civium Libertas.
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Appendice di links:
1. Repubblica con foto.
2. Pagina FB del CUA: Collettivo Universitario Autonomo Bologna.
3. La farsa continua.
4. Il neo “martire” della Libertà di pensiero Panebianco: non ho finito di leggere.
5. L’“aggressione” infinita: nuova punta, sempre più esilarante. Non aggiungo altro a quanto già detto nella mia Lettera al primo quotidiano (La Stampa), nel quale ho letto una notizia che si ripete. Ho fatto anche un intervento nella pagina FB del CUA e mi astengo rigorosamente dal farne altri.
6. Addirittura i “blindati”! per proteggere la “libertà” di Panebianco. Per me le “minacce di morte”.
7. La Narrazione Volliana: mah! Non vogliamo neppure fare il nome (per non contaminarci) della più fetida testata online di propaganda sionista. Ci limitiamo solo a osservare la faccia tosta con la quale ci si appella alla “libertà di opinione” (per il sionista Panebianco) da parte di una fetidissima testata che ha sempre ripetuto che qualsiasi “opinione” ai loro commenti non gradita è ipso facto un reato!
8. In evidenza: il signor Mesnaghi che si pronuncia in favore di Panebianco, rivendicando per lui quelle stesse libertà che aveva invece a me negate o non riconosciute, nell'ottobre del 2009. Non ho tempo per discettare, ma mi sono segnato il link. Torna il tema Israele.

«Bombardare il quartiere generale»: nuova lettera allo Staff di Casaleggio.

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L'amico e collega Paolo Becchi mi ha preceduto, con una serie di articoli di denuncia (da cercare in Google),  ma solo di pochi mesi, nell’analisi della direzione che sembra aver assunto il Movimento “Cinque Stelle”, di cui - visto che ci siamo - io vorrei cambiare non il simbolo, ma il nome che mi sembra idiota. Perché Cinque devono essere le stelle? L’ambiente, dunque una stella? Ma non lo sapevi, Roberto, che Göring era un ecologista e ambientalista di ferro? Nulla lo fermava nella difesa dell’ambiente! Nel video che mi ha fatto Giovanna Canzano, sotto la statua di Giordano Bruno, alcuni - ad incominciare da mia moglie - hanno ironizzato sulla mia frase: “amo il Movimento”. Ed è vero! Io non intendo concludere la mia esperienza pluriennale nel Movimento con uno sbattere di porte. A quella mia visione del Movimento, nutrita di concetti schmittiani, io sono stato sempre stato fedele e resto fedele: lo Staff non è stato mai inteso da me come qualcosa di diverso da un centro servizi, una segreteria, uno smistamento postale, non certo come la Direzione Suprema, una struttura che emana un insopportabile fetore massonico, se pensa di essere questo. Ho sentito ieri una breve intervista di Beppe che indulge ancora nel sua forma comunicativa scurrile, che per forza di cose occorre imitare, per stare al suo livello. A proposito della Cirinnà, i cui clamori mi appaiono sempre più assurdi, mentre si odono i tamburi di guerra in Siria, Libia, Beppe evoca scene boccaccesche da autobus, di cui mai mi sono accorto, pur avendo viaggiata in ATAC per almeno mezzo secolo... Ebbene, caro Beppe, per usare il tuo linguaggio, non possiamo metterci a fare la “puttana”, ossia metterci a raccogliere gente, folla con campagne scandalistiche, con letture dei bilanci, con Vaffaday di denuncia del sistema corrotto del potere, per poi poi passare i clienti così raccolti alle cure dello Staff di Roberto Casaleggio, che ben si guarda perfino di rispondere alle lettere che gli vengono inoltrare e che pensa di poter comandare, di poter disporre del popolo italiano come fa con i suoi impiegati. Se non vuole rispondere, gli annuncio pulmann di “espulsi” che vorranno davanti al suo ufficio milanese, per invitarlo a scendere in strada, e dare risposta verbale alle Lettere alle quali non vuole o non sa rispondere. Alle sue “sentinelle” che sono andate a scavare nel mio passato, andando a trovare una mia militanza in Forza Italia - quasi fosse una cosca mafiosa e dove sono sempre stato immacolato e impotente - hanno pensato di trovare una grave pecca, ma potevano scavare di più, arrivando ai miei anni giovanile e al mitico 1968, dove ero fra i “maoisti”, fra quelli di «Servire il Popolo», dove ho ben appreso un metodo di lotta: “bombardare il quartiere generale”, se questo si mette contro il popolo, la cui sovranità ed il cuo Bene è la sola cosa che interessi. Per questo motivo, e con spirito costruttivo, riconciliativo, riporto di seguito la lettera che ho mandato ieri a un presunto «Staff di Beppe Grillo», che manco fosse Dio, mai risponde a tutte le lettere che gli vengono indirizzate: pensano di essere Dei sull’Olimpo. Se non fosse chiaro anche alle pietre, il mio interesse non è la piena riammissione nell'«iscrizione» al blog nazionale di Beppe Grillo (mi basta il mio di blog: Civium Libertas, pure migliore di quello di Beppe con la sua insopportabile pubblicità), ma di ristabilire pienamente la natura democratica del Movimento, non “fondato” ma “avviato” da Beppe Grillo, ed al quale invito tutti i cittadini italiani ad aderire, rivendicando una piena ed assoluta democraticità e trasparenza.

* * *




Egregi Signori,

Vi informo di aver affidato a un gruppo di Avvocati l'analisi della vostra comunicazione di esclusione dalla Lista e contemporanea sospensione/espulsione. Non possono procedere in alcun modo, non avendo nessun elemento certo e circostanziato degli addebiti, ma solo generiche "segnalazioni”. Se si tratta di una ignobile campagna stampa quella alla quale è stato da voi prestato ascolto, possono per voi essere utili i due links di cui sopra, dove reagisco a vecchie calunnie.

Rincresce a tutt'oggi di non aver ricevuto nessuna risposta sulla natura degli "addebiti” dai quali dovrei difendermi con “controdeduzioni”. Vi ricordo che l'articolo 49 della costituzione riconosce come un diritto l'impegno dei cittadini in un qualsiasi partito o movimento, che si intende debba avere metodo democratico. Ed inoltre l'art. 21 sancisce la libertà di pensiero e di espressione.

Sono molto preoccupato per la Direzione data dallo Staff alla conduzione democratica di un Movimento nel quale ho profuso non poco impegno.

Allego alla presente due biglietti (avanti e retro) con la quale ho tentato in Roma un contatto con Beppe Grillo lo scorso sabato al suo ultimo spettacolo romano. Il foglietto è stato lasciato al portiere dell'Ingresso artisti al Brancaccio.

Saluti

Post Scriptum: per Roberto Casaleggio (inoltrare)

Non so quale essere umano (se ve ne uno e se qualcuno legge) legge effettivamente queste mie email.

Ma se per davvero - come si legge ad esempio in un articolo recente sul Foglio - la mente di questa operazione è Roberto Casaleggio, allora gli vorrei dire questo:

- da qualche parte ho sentito una dichiarazione di Beppe secondo la quale tu saresti a favore della introduzione della legge sul Negazionismo, contro la quale io mi batto da anni, mentre Beppe per fortuna sarebbe contrario. Se questo mio ricordo è fondato, allora potrebbero esserlo anche i miei sospetti su di te.

- quanto al Movimento in sé, da quando ho incominciato ad averne interesse, ossia dalle elezioni siciliane, è per me essenziale il suo progetto politico in una visione schmittiana delle cose: puoi leggere le mie edizioni di Carl Schmitt, intorno al quale se non sai nulla posso insegnarti qualcosa, giusto qualcosa, non tanto... ma è quel qualcosa che mi ha spinto nel Movimento, ignorando altri partiti;

- se davvero poi pensi, caro Roberto, se davvero devo credere a certe voci (finora no, ma dopo quello che mi avete combinato, devo forse ricredermi) di controllare tu da un ufficio con quattro scrivanie tutto il popolo italiano, che per me è l'unico sovrano, non solo non sono per nulla d’accordo con questa visione strategica della politica, ma farò tutto quello che è in mio potere per contrastarla: tutto quello che in questi anni ho fatto in positivo per il Movimento sarà da me restituito in negativo, non per contrastare ma per salvare il Movimento dalla sua cattiva conduzione.

- Non è una minaccia, ma una “dichiarazione d'intenti”, facendo uso dei pochi mezzi e delle limitate forze di cui dispongo.

- ti offro subito una magnifica occasione per una espulsione, senza che le “sentinelle” (?) debbano mandarti "segnalazioni”: la “segnalazione” te la faccio io, ripensando ai miei trascorsi maoisti ai tempi di "Servire il Popolo":

http://civiumlibertas.blogspot.it/2016/02/bombardare-il-quartiere-generale-ossia.html

Ma davvero pensi che qui qualcuno voglia camparci con il Movimento? Forse tu, certo non io...

Un caro e davvero affettuoso saluto a un amico che ha sbagliato e che mi ha deluso... Capita nella vita.


lunedì 22 febbraio 2016

“Bombardare il Quartiere Generale” ossia lo Staff di Roberto Casaleggio e i suoi Uffici

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Riporto qui un testo appena licenziato in un commento nelle pagina FB del deputato Manlio Di Stefano, frequentato da troll sionisti che hanno promosso la campagna per la mia esclusione dalle Liste delle candidature romane, dove il mio interesse era ed è relativo. I passaggi mi sono chiari, ma non è di questi attacchi che mi interesso, bensì del corso che va prendendo quel Movimento di popolo, che aveva assunto il nome (inadeguato ed infelice: a chi è venuta l’idea di questa denominazione?) di Cinque Stelle e del quale continuo ad interessarmi fintantoché io ritengo intercetti l'animo profondo del popolo italiano, la cui esistenza o meno io vado rilevando secondo la nozione di esso che ne ha dato Carl Schmitt, mio maestro, le cui pagine vado meditando ormai da quaranta anni, poco preoccupandomi di redigere monografie utili ad una carriera accademica che non ho mai inteso fare. Agli idioti che continuano a prendere e manipolare brani dei miei testi, rispondo che la scrittura sul web, sempre mobile e modificabile, è ben diversa da quella tipografica, la cui fissità è paragonabile alla rigidità della morte. In questo Beppe ha ragione: la letteratura del web è ben altro cosa, distinta ed anche opposta a quella tipografica. Il giornalista idiota che pensa di incastrarmi isolando miei testi dinamici, se vuole interpretarne il senso compiuto e autentico, deve chiederlo ogni volta a me e soltanto a me, altrimenti compie operazione manipolatoria e spesso anche consapevolmente diffamatoria, da me puntualmente smentita e non autorizzata. I due testi, sulla pagine di Manlio, e in questo mio blog - Civium Libertas che si propone come Antiblog rispetto a quello di Casaleggio - possono avere elaborazioni e sviluppi differenti, tenendo conto del diverso contesto e degli eventuali commenti, che potranno portare non ha una risposta diretta, ma a una rielaborazione anche profonda del testo: è appunto quella che ho sopra chiamato un tipo di scrittura diverso da quella tipografica, immutabile per sua natura.

* * *


Manlio Di Stefano, interlocutore
OT IN ELABORAZIONE PERMANENTE: a quell'idiota che qui pensasse di dire che io sto difendendo Salvini, o che sto dalla parte della Lega, rispondo subito che io sto dalla parte del popolo italiano tutto e per intero, non spezzettato fra quanti ne richiamano il nome, e che nessuno è stato più me critico del sistema dei partiti, in un anno in cui molti di loro non erano neppure nati o ancora poppavano: nel 1981 usciva la mia edizione italiana di Carl Schmitt, Il custode della costituzione, dove nella mia prefazione citavo Jiulien Freund 1970, il quale diceva che i concetti di destra e sinistra, fondativi del sistema dei partiti, non lo aiutavano già allora a pensare politicamente, cosa ben diversa dal pensare scandalisticamente e demagogicamente per spostare fasce di elettorato, che poi continueranno a prendersela in quello stesso posto, zona centrale, come prima e più di prima. Da allora è iniziato un percorso delle "essenze filosofiche” che ha portato all'esplosione dei partiti e alla nascita del Movimento Cinque Stelle, essendone inconsapevole di ciò il "ragioniere” Beppe Grillo (mentre Casaleggio fiutava l'affare), che leggendo sempre bilanci ahimé non mi pare abbia mai studiato un poco di filosofia. Quindi, io al momento mi interesso di ben altro sfratto: quello di Casaleggio e del suo Staff! Ho potuto constatare che il nostro grande e beneamato padre (non scherzo: io venero Beppe!) non sa un cazzo di ciò che gli viene attribuito «in nome e per conto di Beppe Grillo» da un gruppo di ragazzi o da non si sa chi firma e parla a insaputa di Beppe Grillo, la cui telefonata ho aspettato invano per tutta la giornata di ieri. Se io sono o non sono parte di un Movimento di Popolo di cui avverto e interpreto lo Spirito, lo decido io, non uno «Staff» che puzza di massoneria lontano un miglio: e chiedono a me di firmare che non sono un massone, mentre lo sono loro e della specie peggiore! Posso assicurarti, e te lo firmo, che di una qualsiasi “candidatura” al Comune di Roma o in Parlamento me ne fotto altamente, pur avendone a differenza di Beppe tutti i diritti di elettorato attivo e passivo... diritti che conservo e che non mi ha mai tolto nessun Tribunale d'Italia, ma pensa di potermi togliere l’Anonimo Staff di Roberto Casaleggio! Se appena le “sentinelle” della Casaleggio Associati fossero andate a cercare nella rete i luoghi dove lo dico, troverebbo come io respingo concettualmente il termine “candidatura” - perché “incompatibile” con lo spirito del Movimento, se il Movimento, punta alla "democrazia diretta” - ed ho invece proposto nel mio video di presentazione il concetto di "disponibilità” (se il Popolo mi chiama è mio dovere supremo andare fino alla morte per salvare la patria)... Quindi, per favore smettiamola con le “segnalazioni” massoniche, i cui autori se verranno allo scoperto possono idealmente già sentire possono già sentire tutta la potenza del mio calcio sul loro sedere, entrambi le natiche, e il suo “centro”, di cui proprio Beppe ha parlato testualmente nel suo spettacolo, parte “sbiancamento anale”... Quindi caro Manlio, se mi consenti, le mie preoccupazioni sono adesso ben altre: se vuoi ci dividiamo il compito: tu ti occupi di Salvini e Maroni, ed io mi occupo di Casaleggio e della sua banda... Beppe è per me ignaro di ciò che fa questo staff massonico che scrive «in nome e per conto di Beppe Grillo» senza il benché minimo straccio di identificazione... Pretendono di amministrare e governare l'Italia e dimostrano di non poter gestire neppure l'Ufficio postale del più scalcinato villaggio d'Italia... Mi ritornano in mente i tempi e lo spirito della mia militanza giovanile in «Servire il Popolo», i cui slogan erano tutti nel Libretto Rosso, dove vi era quello del BOMBARDARE SUL QUARTIERE GENERALE... ossia il presunto “Staff di Beppe Grillo» (come io sono presunto "Negazionista", malgrado sentenza di “assoluzione” sbattuta ai quattro venti da oltre cinque anni)) Se quello dello Staff ti chiedono di bannarmi dalla tua pagina, dovrai interpellare la tua coscienza, coerenza e intelligenza per tutte le volte che ti ho chiesto io di bannare i Troll Sionisti che coprivano di insulti te e me e che sono i veri autori della mia esclusione dalle «cannidature», di cui ti ho ben detto sopra mi fotto altamente... la voglio vedere la ragazzina studentessa che non è stata ancora capace di laurearsi e si presenta come Sindaco di Roma: ma lo Staff prende per idioti tutti i tre milioni di cittadini romani? Lo sa come ragiona un qualsiasi roano che non passa il suo tempo a giocare con la tastiera ed a fare clic e cordate! Concludo dicendoti che non ritengo di aver concluso la mia esperienza con il Movimento Cinque Stelle, ma che al contrario comincia appena... http://civiumlibertas.blogspot.it/.../beppe-grillo-al...

domenica 21 febbraio 2016

Beppe Grillo al Teatro Brancaccio: riflessioni sullo spettacolo e altro.

Allo “spettacolo” ci siamo stati ieri sera, ma il costo del biglietto salito a 50 euro ci ha divisi e ci sono entrato io solo, e quindi “uno vale per due”, dovendo riferire le mie impressioni al compagno che se ne è andato a casa, risparmiando per la sua famiglia il biglietto da 50 euro. In due eravamo stati all’ingresso artisti, dove non volendo per nulla disturbare Beppe, che si stava concentrando sullo spettacolo, gli abbiamo lasciato un biglietto, dove era scritto che proprio non volevamo trovarci costretti a fargli una causa (e sarebbe per lui il 101° processo) per le cose che qualcuno scrive “in nome e per conto di Beppe Grillo”: un fantomatico e kafkiano «Staff di Beppe Grillo», le cui lettere se emesse da un qualsiasi ente pubblico avrebbero un valore amministrativo e legale nullo.  Ecco il testo del biglietto da noi lasciato in portineria:
 «Carissimo Beppe,
mi rendo conto del momento, ma dovendo io ed altri forse decidere se farti una causa civile vorremmo – se possibile – prima parlarne proprio per evitarla».
Restiamo in attesa di una risposta diretta di Beppe Grillo, se come ci è stato assicurato dal portiere gli verrà recapito il foglietto di cui abbiamo fatto una foto. Mi chiedo se mai risponderà, ma leggendo di vicende analoghe, mi chiedo anche se oltre ad essere ignaro di quanto fatto “a suo nome” non sia anche impotente a porvi rimedio... Non voglio fare il disfattista del Movimento e per quanto posso (assai poco) cercherò di raddrizzare il raddrizzabile: non si deve perdere la speranza in ciò che si è creduto, ma non si può andare oltre un certo limite. Andiamo dunque allo spettacolo.

Dato all'ingresso artisti
Intanto, Beppe non mi ha fatto ridere, non lo ha mai fatto. Ma questo che dico non vuole essere riduttivo, perché il “ridere” mi fa invece sempre pensare, mentre il suo collega Crozza non mi fa mai né ridere né pensare. Mi è parso Grillo stesso piuttosto preoccupato della sua capacità di poter comunicare ancora facendo ridere: più che di una comicità io ho avvertito la tragicità della presente situazione storica concreta.  Il “ridere” poi, il soggetto che ride, è a sua volta sempre diverso, a seconda di ciò che capisce ed interpreta: il ridere è un processo di interpretazione da entrambe le parti: chi vuole comunicare qualcosa mettendo in evidenza gli aspetti comici e chi a sua volta deve essere in grado di intenderli. Insomma, è una forma di comunicazione che richiede una grande maestria e una grande arte. Io questo volta non ho riso, ed ho perfino più volte sbadigliato, ma solo per stanchezza fisica, una stanchezza che ho riconosciuto nello stesso Beppe, davvero “stanchino”, e non per modo di dire: siamo coetanei! Ed è proprio in ragione della comune età, e per le cose da me viste nell’arco della vita, cose diverse, percorsi diversi, dubito della capacità di suscitare indignazione per gli scandali denunciati tale  che possa essere sufficiente per uscirne. Il percorso inizia appena ed è tutto in salita.

Pensavo che ritornando a far spettacoli, Beppe si sarebbe messo a recitare forse... Racine! Ed intendesse abbandonare del tutto la politica. Ed invece no! Si è messo a raccontare la sua vita... Non ha smesso di fare politica. Lo spettacolo è stato una sorta di scuola di formazione politica, o anche un comizio, ma a pagamento, come usano fare tutti gli altri partiti, che di una “scuola” hanno bisogno per formare i loro quadri, agit prop e per darsi una “ideologia”. A “cinque stelle” quelle del Movimento: troppe poche cinque, come dico spesso, per racchiudere tutto l’universo del vivere, agire e pensare politicamente. Le stelle sono “milioni di milioni”. Beppe si è molto diffuso sulle trasformazioni della tecnica e i nuovi scenari che ne derivano, ma non ho notato grande sensibilità su temi come libertà (di pensiero, di espressione, di insegnamento, di ricerca, di critica politica), etica, popolo, comunità, sovranità, politica estera, solidarietà sociale... Beh, la denuncia per le ruberie è stata sempre presente in tutta la sua attività. Ma perché la gente ha rubato e continua a rubare? Di molti anni fa ricordo una espressione: «lo scandalo è il concime della socialdemocrazia». Oggi di “socialdemocrazia” non ve ne è più, ma è rimasto lo scandalo e una pretesa di superiorità morale fondata sulla capacità di scandalizzarsi e far scandalizzare,  dandone espressione. Scomparsa l’eticità diffusa delle comunità solidali, l’«onestà» su cosa dovrebbe fondarsi? Ce lo sapranno dire è i ragazzi usciti dalle comunarie? Hanno una qualche idea di “onestà” di quella che si misura con valori finanziari? Hanno una qualche idea di “onestà” nei comportamenti e nei pensieri? I più favoriti emersi dalle votazioni elettroniche sono studentesse che non hanno neppure terminato gli studi, ma dovrebbero guidare il Comune di Roma. I cittadini con matura esperienza e solidissimi curricula sono stati tenuti fuori ed hanno prevalso i ragazzini: le urne hanno tirato fuori graziose fanciulle mai viste. Se sono 200 mila i votanti necessari al ballottaggio, se sono tre milioni i cittadini romani, è incredibilmente bassa la base da cui sono stati tratti i candidati che verranno ad affrontare la più difficile prova di governo cittadino. In condizioni ideali di democrazia diretta antica si sarebbe dovuto andare a stanare nelle loro case i cittadini più capaci, pregandoli in ginocchio affinché salvassero la città ed invece si è fatto esattamente il contrario: allontanare e scoraggiare i capaci. La “democrazia diretta” non riesce ad uscire fuori dai processi elettorali che già conosciamo: ritorna l’antico. Che Iddio ci assista!

Uno dei momenti che ha maggiormente attratto la mia attenzione è stato un passaggio dove Beppe sembra escludere una costruzione del Movimento secondo il noto schema dei leaders. Questa sua affermazione pare in contrasto con la prassi attuale, dove in Roma la selezione delle candidature, la loro gestione, organizzazione e quant’altro è gestita direttamente dai parlamentari. Molte sono le perplessità che in molti nutrono: è finito il Movimento e comincia il Partito? Sarà egualmente attrattivo quanto il Movimento? Dovremo rimpiangere i vecchi partiti? La situazione è però in evoluzione  ed è forse presto per poter fare affermazioni definitive. Insomma, non è facile capire se e come il Movimento si vada trasformando, se in meglio o in peggio. E soprattutto se un Movimento reale di popolo possa essere diretto e controllato da un misterioso e occulto ufficio, composto da una quindicina di persone sedute a un computer. Ho detto movimento reale di popolo, cosa ben distinta da flussi elettorali.

Non al Brancaccio!
Non saprei cosa pensare del modo in cui termina lo spettacolo: Grillo che - simulando la messa cattolica - somministra non l’Ostia consacrata ma il nuovo cibo ricavato dagli insetti ed in questo caso un grillo (insetto) trasformato in alimento essiccato. Si potrebbe pensare a qualcosa di blasfemo, se ancora esistesse questa sensibilità. Beppe pensa di essere Cristo, e di avere degli Apostoli, ma a me non fa ridere... Il Garante Supremo, ormai “stanchino”, che infonde il suo Spirito agli adepti e che risulta estraneo a decisioni, basate su “segnalazioni”, prese a suo nome e insaputa da uno Staff Anonimo. Tra gli assuntori del grillo secco ho visto Alessandro Di Battista, ma erano in tanti e tutti in fila, chiamati sull’altare... Scenari apocalittici se pensiamo al Paese Italia, o forse più modestamente solo grotteschi, se pensiamo a quella cosa chiamata Movimento Cinque Stelle, da Grillo stesso presentato come il sicuro antidoto a ben più radicali movimenti o partiti sviluppatisi in altri Paesi: un merito o un demerito? Un aiuto alla rivoluzione o un sostegno alla controrivoluzione? La risposta deve ancora essere data e non tarderà molto a venire.

Nota: la foto illustrativa è da me presa da un sito web, giacché non ho trovato foto dello spettacolo al Brancaccio, dove ben ricordo come testimone oculare Alessandro Di Battista nell'atto di assunzione del grillo essiccato a mo’ di ostia della messa. Era espressamente vietato al Brancaccio scattare delle foto, pur avendo pagato il biglietto di 50 euro. Ad ogni spettacolo, in ogni città, la scena si ripete con fedeli comunicandi diversi, presi dal territorio. La religione fa nuovi proseliti. È peggio passare per “negazionisti’” o per “blasfemi”? Perché Beppe si spaventa davanti a ogni ipotesi di “negazionismo” ma poi non arretra davanti a facili sospetti di blasfemia che ben possono offendere la sensibilità di due miliardi di cristiani nel mondo? Forse, perché vi sono lobbies, ben più piccole, ma infinitamente più potenti?

sabato 20 febbraio 2016

Mia Replica alla Signora Dureghello, presidente della Comunità Ebraica

Avvertenza: Testo in tempo reale e in lentissima elaborazione: prego attendere il testo definitivo, sancito dalla scomparsa di questa Avvertenza.

Trovandomi costretto ad uscire dal riserbo su di una campagna di stampa martellante sul mio nome ed al tempo stesso esposto a gravi pericoli per ogni frase incauta o sgradita che possa sfuggirmi dalla penna, scelgo un metodo prudente e riflessivo per rispondere alla chiamata in causa che continuamente mi viene fatta. In questo secondo round per identica questione (il primo è stato nel 2009) non credo che sia stato un errore da parte mia non aver voluto concedere interviste o riprese televisive e radiofoniche, che poi venivano totalmente travisate e ribaltate. Nel 2009 avevo rilasciato alcune interviste che nelle mie intenzioni dovevano essere una “risposta” alle cose che su di me venivano dette e che io non accettavo, ritenendole ingiuste verso la mia persona e contrarie al mio pensiero. Non volendo far rinnovare il cattivo servizio che, ad es., il Corriere della Sera mi rese nel 2009, ho respinto senz’altro, con cortesia ma con fermezza,  qualsiasi richiesta di interviste, in particolare a un giornalista che diceva di essere del Corriere della Sera, lo stesso quotidiano che dà rilievo alla Signora Dureghello, neopresidente della Comunità ebraica. Ho già risposto in altro post all’intervista concessa da Roberta Lombardi, che rinnova ed eredita tutti i vecchi pregiudizi, conditi da crassa ignoranza. Al momento, riconosco come sola intervista da me concessa ed approvata quella di Alberto Di Majo, per Il Tempo. L’esperienza del 2009 mi ha fatto apprendere l’abituale disonestà di buona parte fra quanti esercitano la professione giornalistica. E non parlo in astratto, ma sulla concreta esperienza di come sono andate le cose venute a mia conoscenza

La mia interlocutrice
Il riferimento preciso e testuale è qui alle dichiarazioni della Signora Dureghello, che mi attacca dalle pagine del Corriere della Sera, un quotidiano a me nemico e a lei amico. Considero fortunata l’intervista casualmente concessa a un giornalista de Il Tempo, Alberto Di Majo, che rende solo in parte la ricchezza di una conversazione più ampia. Riconosco comunque come rispondente al vero la parte pubblicata. A riprova che non sono sempre e comunque prevenuto verso i giornalisti, considero una raro esempio di onestà e correttezza deontologica nel panorama desolante della stampa italiana il testo apparso su Il Tempo. All'intervista cartacea posso aggiungere, per compiutezza di informazione, il video-intervista realizzato da Giovanna Canzano, nel 416° anniversario della morte di Giordano Bruno, un martire del pensiero al quale mi sento accomunato. Non ritengo che nelle condizioni attuali ci sia la necessaria libertà per una piena replica, più approfondita a difesa delle mie posizioni, scendendo in ogni necessario dettaglio. Non replico ad espressioni irriguardose. È curioso come si prenda atto che sono stato assolto da ogni addebito, ma non se ne traggono le conseguenze e si continua come prima. Ribadisco che le mie posizioni, immutabili, riguardano non questioni storiografiche, ma il fondamentale diritto umano della libertà di pensiero e di espressione, che la Signora Lombardi avrebbe il compito di tutelare e la Signora Dureghello dovrebbe rispettare.

NB - Questo breve testo, dopo aver rinunciato ad una più ampia trattazione, è stato inviata alla pagina web del Corriere dove compare l’intervista nella quale vengo citato. Non visito ulteriormente la pagina del Corriere della Sera. Update: Sulla questione si è pronunciato il Tribunale Civile di Roma con una sentenza di 57 pagine, dove in particolare a pagina 47-48 è trattato il mio presunto “negazionismo” cui allude l’Eletta Signora e prima ancora il suo sempre Eletto Predecessore.

venerdì 19 febbraio 2016

Teodoro Klitsche de la Grange, recensione a: Marcello VENEZIANI, Lettera agli italiani.

Marcello Veneziani, Lettera agli italiani, Marsilio Editori, Venezia 2015, pp. 157, € 16,00.

Come scrive l’autore nel quarto di copertina “Voglio bene all’Italia anche se è davvero malata, ma questo è un motivo per amarla di più. La vedo tutt’altro che eterna e possente, la vedo fragile e assente, molto invecchiata; la vedo stanca e spaventata, la maledico, ma è una ragione di più per darle il mio fiato”. In effetti per i tanti (ma non ancora abbastanza) che conoscono i libri, articoli e attività dell’autore, tale confessione appare superflua; ma dato che il “danno dura” né è in vista un cambiamento dell’andazzo e della situazione, è utile ricordarlo.

Nello stile inconfondibile e ironico che lo distingue, Veneziani fa il ritratto della decadenza italiana in un preambolo e sette capitoli: la situazione antropologica degli italiani divenuti italieni, la fine della politica, la morte e la resurrezione (ripetuta) dell’Italia, l’identità italiana, la visione del mondo (la Weltanschauung), la bellezza e la ricerca del Principe. Si torna, alla fine all’ultimo capitolo del capolavoro del Machiavelli, scritto, non a caso, in un periodo storico di decadenza (politica, mentre quella odierna è più estesa) e di perdita dell’indipendenza.

Il 5S come l'Uomo Qualunque?
La decadenza, da tanti anni iniziata sotto i profili politico e culturale, da oltre vent’anni è evidente anche in quello economico. Al punto che gli italiani sono diventati un popolo di espatrioti; scrive l’autore che “Gli italiani erano una popolazione subeuropea che si estinse per eccesso di furbizia e difetto di natalità. Mangiarono per anni pane e volpe e restarono intossicati dai loro stessi veleni, il malaffare per i regnanti e il malanimo per i sudditi. La malafede d’ambedue non bastò come collante del paese”; se proviamo a definirci, siamo un popolo di “scettici spompati, europeisti pentiti, patrioti espatriati, sfiduciati globali, ego-individualisti mononucleari, finiti nel pantano dopo il fallimento triplice di politici, tecnici e antipolitici. Un paese paralizzato al vertice dei veti incrociati e alla base del disprezzo reciproco e universale. Il motto del paese, vessillo dei grillini è «mandare tutti a casa», da intendere come auspicio per i potenti, come minaccia sul lavoro nelle imprese sull’orlo di chiudere e infine come rifugio nella vita privata”. Tuttavia l’Italia ha “uno Stato fragile ma un’italianità tenace”. Come tutte le patrie può deperire e morire “la patria in sé, che in quanto vivente è esposta alla morte, in quanto terrena può finire sotto terra. Amatela per quello, l’Italia, perché può finire… Valutate anzi l’ipotesi non peregrina, che mentre voi esitate se lasciare o meno l’Italia, l’Italia nel frattempo lascia voi, e passi a miglior vita. Alla fine prossima dell’Italia io non credo, anche perché troppe volte è stata annunciata…Più probabile che muoia e poi rinasca, come già successe”.

Gli italiani, dopo decenni di condizionamenti (e indottrinamenti) sono stati sostituiti dagli italieni. È gustoso come Veneziani li sintetizza, dopo averne descritta a lungo la mutazione antropologica “La parabola dell’italieno. In principio fu cogito ergo sum, la ragione regina. Poi, nel secolo delle rivoluzioni, la prassi vinse sul pensiero e il motto fu agito ergo sum. Ma vedendo sfilare i sessantottini, Eugène Ionesco si affacciò alla finestra e profetizzò il loro imborghesimento: «diventerete tutti notai». E così fu rogito ergo sum. Dopo il ’68, fallita la rivoluzione politica e sociale e rimasta quella sessuale, passò a coito ergo sum. Infine venne l’ultima rivoluzione, affidata a uno schermo, e così fu digito ergo sum. E l’uomo, secondo un’antica profezia, scambiò il dito per la luna e al dito immolò la testa e il corpo”.

Il tutto è frutto di una perdita dell’identità, che è soprattutto retaggio della tradizione. L’identità – scrive Veneziani – “è radice, la tradizione è la sua linfa”, e prosegue “Per affrontare il diverso, lo straniero e il nemico, tendiamo a cancellare la nostra identità, ritenendola un ostacolo e una chiusura…Invece l’identità ci vuole per affrontare chi è differente da noi, chi è straniero, chi è ostile, chi ci dichiara guerra e compie azioni terroristiche. Affrontare vuol dire essere aperti sia al confronto che al conflitto. Gli incontri sono possibili tra identità diverse, non tra «nientità»”. Alla fine tutto si riduce a un insieme d’individui senza nulla in comune che costituisca un’unità collettiva.

Due sono i punti, tra i diversi trattati dall’autore che maggiormente interessano. Il primo è il rapporto tra politica e cultura, o meglio quello (decisivo) della “visione del mondo” (Weltanschauung) comunitaria. Senza identità collettiva la visione del mondo si riduce ad un selfie. Se la cultura si riduce a tecnica, a digitazione, a basic english, e così via, la politica perde la capacità progettuale e così, insieme, d’essere protezione (e lotta) per l’interesse generale e i valori condivisi. Non c’è politica (l’ “antipolitica”) perché è deperita la cultura e la rappresentazione del mondo condivisa.

L’altro, di tutta evidenza - tranne che ai dulcamara del conformismo culturale e politico - è la decadenza dell’Italia.

Da circa un ventennio questo è divenuto palese, essendo il paese a crescita zero, sia economica che demografica; tuttavia, pur essendo l’economia sempre in cima ai pensieri del mondo contemporaneo, non se ne traggono le conseguenze. Due in particolare.

La prima che la storia non ha andamento unilineare che va dal più arretrato al più progredito (ossia in progresso). Ma ne ha uno ciclico, con periodi di crescita seguiti da quelli di deperimento. Consapevolezza che risale a Platone (almeno) per arrivare a Pareto ed Hauriou (e dopo); e che la cultura conformista, ideologicamente condizionata e politicamente interessata, malgrado la realtà e l’autorità di chi ha sostenuto il contrario, trascura e/od occulta.

La seconda è che, come sostenevano i teorici dei “cicli” delle classi dirigenti, delle élite e delle civiltà, la decadenza non preannuncia l’apocalisse o il ragnarok, la fine del mondo.

Semplicemente significa la fine della classe dirigente e delle istituzioni decadenti, del regime, della “formula politica”, e il nascere di dirigenze, regime, formula politica, rappresentazione del mondo nuovi. La decadenza non è da associare quindi (solo) alla fine ma anche al principio. Va da se che, se la fine è mal vista dalle classi dirigenti in decadenza, le quali svolgono un ruolo di freno – non al decadere (impossibile), ma al nascere del nuovo – di converso per lo più è un vantaggio per la comunità, che si rinnova e inizia un nuovo ciclo in crescita. In tale contesto è spiegabile il “patriottismo costituzionale” che va per la maggiore nella nostra cultura politica (di regime). Veneziani dedica alcune pagine a quella astuta (Pareto riteneva l’astuzia il mezzo di governo più praticato delle classi decadenti) trovata di far commentare a Benigni la Costituzione italiana, subito battezzata la “più bella del mondo”. Scrive l’autore, svelando tutta la comicità occulta (e occultata) della vicenda “Quante costituzioni avete letto per fare un’affermazione del genere? Avete mai visto nuda la Costituzione svedese per giudicare la nostra più avvenente? E di quella brasiliana ne conoscete le fattezze?... Se si eccita così, trova erotiche pure le norme transitorie? Se bella è la Costituzione, sublime in senso kantiano è il Codice penale? In tema di patriottismo costituzionale: un tempo si moriva per la patria, oggi pensate che i patrioti possano morire per l’articolo 8 comma 2 della Carta?...Perché adottare un criterio estetico, la bellezza, per giudicare una costituzione? Per il concorso di miss Italia adotteremo un criterio giuridico, scegliendo la ragazza più a norma di legge?....E come mai la più bella Costituzione del mondo ha partorito la prole più brutta del mondo in politica, fisco e giustizia? E se fosse un po’ meno bella e un po’ più intelligente, cioè in grado di cogliere la vita vera, il mondo e gli italiani?”. Ed ha ragione Veneziani a sostenere che “Per fronteggiare la decadenza occorre la lungimiranza dei princìpi e l’incisività dei prìncipi… Il dramma non è la decadenza impensabile, ma la convinzione che sia impensabile uscirne. È quella la spirale da spezzare: la bellezza è reale e non solo ideale, la salvezza è possibile e non solo pensabile”.

Ed a proposito di prìncipi e princìpi, che non devono essere come sono “tiranni di fuori e vigliacchi di dentro”, per giungere ad una rinascita “non si deve andare a ritroso nei vecchi incanti ma si deve partire dal presente disincanto. Cioè dal vuoto, dal deserto che si è prodotto in questi anni, e che non è stato indotto da chissà quale demiurgo malvagio, ma è cresciuto con la nostra libertà e i nostri desideri. All’intellettuale spetta il compito di ripensare l’anima, l’origine e il destino nel tempo del nichilismo, della tecnica e dei desideri senza fondo… Suo compito rispetto alla sua nazione non è armare rimpianti, rancori o utopie; ma suscitare le anime, sintesi di mente e passione, e ritrovare il «cuore intelligente» degli italiani”. E continua “È possibile in questo frangente sospendere per un momento le cifre e gli indici, e tirare fuori un’idea politica? La riassumo in una parola chiave: sovranità… Il male principale della nostra epoca è la riduzione dei processi storici e umani a puro automatismo: ovvero non si può fare che in questo modo, la tecnica o i bilanci hanno delle esigenze rigide, matematiche, da cui non si può prescindere e nemmeno derogare. Sovrano è colui che libera l’uomo dall’automa e lo restituisce alla responsabilità di decidere. La sovranità in questa fase si ribella al fatalismo della tecnica e della finanza, non sottostà al suo diktat”.

Già: dopo cinque secoli siamo tornati all’ultimo capitolo del Principe, laddove Machiavelli coniuga ragione e passione.  Veneziani ricorda che “So che la parola Stato suscita in molti di voi un misto di rigetto e di orticaria. E non so quanto lo Stato nazionale e sovrano che abbiamo conosciuto finora sia destinato a durare, forse non molto. Ma so che usciremo da questa crisi bestiale che ci sta ammazzando in tranci solo con un atto sovrano dello Stato… Lo Stato può salvarci. So quanto spiazzi chi proviene da esperienze liberiste, leghiste, antistataliste e chi crede che tutto si risolva in privato, a livello individuale o di mercato. Non sto sognando lo Stato imprenditore o lo statalismo debordante del passato. Dico lo Stato autorevole decisore, che poggia sul principio di sovranità nazionale e popolare e lo fa valere. Bisogna ripartire da lì. Ultima chiamata per lo Stato”.

E conclude scrivendo “Il principe o princeps è l’inizio, la volontà di dare inizio. La disperata speranza: quando tutto finisce non resta che ricominciare. Rovesciamo la clessidra”.

Teodoro Klitsche de la Grange