domenica 14 ottobre 2007

Prossimamente in Italia una legge sulle lobbies

Versione 1.1
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Il 12 ottobre scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge (d.d.l.) che dovrebbe regolamentare l'azione delle lobbies in Italia. Il ddl è stato presentato dal presidente del consiglio Romano Prodi e dal ministro per l'attuazione del programma di governo Giulio Santagata; esso si situa in un più ampio progetto di "trasparenza" nella gestione della cosa pubblica.
Benché il testo del ddl non sia ancora pubblico, la stampa ha già riportato quelli che dovrebbero essere i contenuti principali (per la cui sintesi ci rifacciamo all'articolo di Mauro W. Giannini Etica e politica: governo, regolamentare l'attività delle lobby):

- i governanti saranno tenuti a rendere pubblici i documenti loro trasmessi dai lobbisti;
- i governanti dovranno citare nella relazione illustrativa e nel preambolo d'atti normativi ed amministrativi gli "atti di rappresentanza dei propri interessi" (ossia le pressioni ricevute) da parte dei lobbisti;
- il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) diventerà garante dell'attività di lobbying sui governanti: in particolare, istituirà un pubblico registro cui saranno tenute a presentarsi le varie lobbies;
- l'iscrizione al registro pubblico delle lobbies sarà permesso solo alle organizzazioni che rispetteranno alcune condizioni, tra cui un codice deontologico varato dal CNEL;
- i lobbisti non regolarmente iscritti al registro saranno puniti con sanzioni pecuniarie (fino a 20.000 euro) e reputazionali (segnalazione a mezzo stampa);
- ogni anno i lobbisti dovranno presentare al CNEL una relazione riguardante il loro operato;
- ogni anno il CNEL dovrà presentare al Parlamento una relazione riguardante l'operato di tutti i lobbisti.

Posto che la valutazione finale andrà fatta sul testo ultimo della legge, così come sarà approvata dal Parlamento e promulgata sul "Gazzettino Ufficiale", è già possibile qualche considerazione generale.
Quest'iniziativa è positiva per un verso e negativa per un altro. Cominciamo dal lato buono.
Finalmente, è riconosciuta a livello ufficiale la presenza di "poteri forti" che condizionano la politica, e si cerca di regolamentarne l'attività. In particolare, per quanto più interessa ai lettori di "Civium Libertas", l'azione condotta dalle lobbies sionista e neoliberale per limitare le libertà civili degl'Italiani dovrà uscire alla luce del sole e sarà controllata dalle istituzioni e dall'opinione pubblica.
Purtroppo gli aspetti positivi sono vanificati ed oscurati da quelli negativi.
Innanzi tutto, le sanzioni previste contro i lobbisti "abusivi" sono ridicole (da 2.000 a 20.000 euri di multa sono ben poco per chi rappresenta interessi potenti), e dunque l'emersione del lobbismo sommerso non è affatto scontata. Se pure ciò dovesse accadere, il controllo esercitato risulterebbe inefficace, almeno nei confronti delle lobbies più potenti. L'opinione pubblica, infatti, è informata dai media di massa, che già sono ampiamente condizionati dai lobbisti (ed in particolare da quelli sionisti e neoliberali che più c'interessano). Per quanto riguarda il controllo istituzionale, vale analogo discorso: il CNEL ha rappresentanti del mondo politico e di quello sindacale, ossia d'organizzazioni ampiamente colluse con i "poteri forti".
Infine, le leggi di regolamentazione dell'attività di lobbying non si sono mai rivelate granché efficaci, ed anzi talvolta hanno persino avuto l'effetto contrario, poiché banalizzano l'opera di pressione sistematica sui gestori della cosa pubblica, presentandola non più come un'interferenza ma come un'azione legittima. L'esempio degli Stati Uniti è illuminante; per approfondirlo rimandiamo principalmente al saggio di Mauro Manno, dal titolo Dopo Soros: "lobby ebraica", un tabù infranto?, contenuto (pp. 139-217) in: Claudio Moffa (a cura di), La Storia imbavagliata, s.e., Tivoli (stampa) 2007 (ordinabile cliccando qui). Lo straordinario attivismo delle lobbies che si registra negli USA deriva dal riconoscimento dell'attività di lobbying quale esercizio del diritto costituzionale di partecipazione politica dei cittadini. Il pronunciamento in tal senso della Corte Suprema dipese dalla crescente corruzione della politica statunitense: il rimedio trovato fu quello di "legalizzare la corruzione" rendendola lobbying. Quello che si sta per fare in Italia è un passo analogo: quella che oggi è corruzione, è pressione indebita, è condizionamento dei pubblici poteri, diventerà innocente attività di "rappresentanza dei propri interessi". Forse (e sottolineo: forse) saranno ufficializzate le identità di coloro che condizionano la politica del nostro paese, ma poco o nulla sarà fatto per ostacolarli e, anzi, il ddl Prodi-Santagata potrebbe rompere gli argini e permettere anche in Italia, come negli USA, il prepotente dilagare delle lobbies.

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