sabato 20 ottobre 2007

Monitoraggio di “Informazione Corretta”: W. Le guerre israeliane

Sezioni: A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Quadro d’insieme - Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt -

Versione 1.8

0. Premessa. –Per chi legge libri di storia - cioè non resoconti giornalistici - non è difficile accorgersi di una verità elementare: vi è stata pianificazione maturata nel tempo per la conquista ed occupazione militare dei territori della Palestina. In queste regioni gli ebrei non vi abitavano, ovvero vi abitavano allo stesso modo in cui la Diaspora abita in tutti i paesi e si sposta dall'uno all'altro a seconda delle sue convenienze. Con l’appoggio prima degli inglesi, forzato da atti di terrorismo non suicida ma omicida, poi degli statunitensi, quindi delle lobbies della diaspora sparse nel mondo, si sono condotte guerre preventive contro gli arabi residenti, che erano ordinariamente inferiori in armi e appoggi internazionali. La nota "perfidia" ebraica, ora perfino cancellata dalla liturgia cattolica, presenta poi le cose come se Israele dopo aver aggredito militarmente gli arabi residenti, dopo averli cacciati dai territori o segregati in angusti spazi che poco hanno da inviadiare ai lager nazisti, si proclamano esse stesse vittime di aggressioni ed invocano il loro diritti di esistenza e tutta la tiritera dei diritti umani, che deve valere innanzitutto per gli stessi israeliani. In questa opera di sovvertimento di una verità elementare trovano man forte nell'appoggio mediatico di agenzie come “Informazione Corretta”, di un nutrito gruppo di giornalisti come Magdi Allam o Fiamma Nirenstein, di contatti potenti. Manco a farla apposta la recente proposto di un on. che non poteva chiamarsi di nome che Levi mira a mettere il bavaglio alla rete e quindi anche a noi stessi che qui per mero spirito civico e per nessun interesse stipendiato stiamo facendo opera di monitoraggio e smascheramento delle menzogne e mistificazioni quotidiane dei nostri “Corretti Informatori”. Con l’ausilio di libri di storia di cui riporteremo ampi e sistematici estratti analizzeremo in questa sezione non tutti ma una serie significativa di veline o di articoli “benevoli”, dove la storia delle aggressioni militari israeliane contro un popolo inferiore in armi ma non in dignità umana è totalmente stravolta e presentata con i colori della conquista dell'Ovest, quando per vergogna imperitura della più antica democrazia vennero massacrate le popolazioni autoctone dell'America del Nord, senza che nessun Tribunale di Norimberga sia stato insediato e senza che monumenti all’Olocausto indiano siano mai stati edificati.

1. Il riso dello sciacallo. Abbiamo così riformato la titolazione abitualmente corretta dal Team di Angelo Pezzana. Il Lettore può notare la sguaiatezza del “corretto” commento davanti ad episodi di una guerra di sterminio che dura da 60 anni e dove i palestinesi vengono ammazzati di padre in figlio con grande spasso di loschi figuri che impuniti si concedono ciò che a nessun altro sarebbe permesso e che loro stesso non permettono appena i riflettono cadono sulle nefandezze dei militari israeliani. Riporto integralmente e il commento infame che ben descrive la personalità morale di di lo ha scritto ed il testo dell'articolo apparso sul Manifesto, dove si vede che non vi è nulla da ridere ma solo da inorridire nell’apprendere il quotidiano genocidio di un popolo senza che la nostra classe politica asservita abbia la dignità per lo meno di prendere le distanze dagli invasori i cui fasti non hanno proprio nulla da invidiare ai cattivi per antomasia.

Il Manifesto Critica
[“critica” è la nota di condotta per i cattivi, i non allineati alle veline del ministero isrealiano della guerra; “critica” è anche un eufemismo perché quando non è espressione di “corretta” idiozia, è vera e propria, diffamazione, denigrazione, delazione]

06.01.2008 Dentro a quale film western vive Michele Giorgio?
[appunto un western dove i palestinesi fanno qui la parte degli indiani e gli israeeliani quella dei yankee con il fucile ed i cannoni a fronte delle frecce e dei coltelli]

fin dove arriva il delirio ideologico
[È un plagio: di “delirio verbale da tarantolati” ha parlato Gravagnuolo su l’Unità, riferendolo a Magdi Allam, ma adatto anche ai “Corretti Informatori”]

Testata: Il Manifesto
Data: 06 gennaio 2008
Pagina: 11
Autore: Michele Giorgio
Titolo: «Israele rastrella in Cisgiordania»

Leggere le corrispondenze di Michele Giorgio può anche essere divertente,
[meno male che Angelo Pezzana ed il suo Team si divertono]
basta non prenderle sul serio,
[merita di essere preso sul serio Angelo Pezzana e altro non dico.]
che è poi l’unico modo di leggere il MANIFESTO
[dipende da chi legge].
Ma è anche istruttivo.
[non è mai troppo tardi per istruirsi, anche se per certi tipi è arduo sperare]
Per esempio, sul numero di oggi, 06/01/2008, a pag. 11, sotto l'impareggiabile titolo "Israele rastrella in Cisgiordania"
[e che dire dei titoli quotidianamente rifatti da Angelo? Chi ne è giudice?]
Michele Giorgio raconta
[romanesco doc!]
alcuni accadimenti bacchettando Israele e Anp in modo assolutamente comico
[con morti a non finire che ridono più di tutti!],
come lo è la scelta della parole roboanti
[e quali parole vorresti? La gente muore? No si adagia! Allo stesso modo in cui in un film il giornalista veniva istruito a non dire “licenziato dal datore di lavoro si suicida” ma “rimasto senza lavoro cade in depressione”]
che condiscono
[come l’insalata con la cadaverina]
le sue cronache. Come essere al cinema
[Angelo va spesso al cinema, insieme con Fiamma]
dove si proietta un film western
[appunto come sopra detto],
i buoni di qua, i cattivi di là. Invitiamo i nostri lettori ad un esperimento, si leggano le cronache da Israele/Palestina di oggi un po' su tutti i giornali, e poi le confrontino con lo stile del pezzo di Giorgio che riportiamo.
[Confrontare con qualche pezzo di Magdi Allam? o di Fiamma Nirenstein? O con quanto si può leggere sulla carta stampa allineata alla Israel lobby nostrana? E che gusto c’è? Dicono sempre le stesse cose e ci si può risparmiare i soldi: che Israele ha il diritto di esistere e i palestinesi il corrispondente obbligo di morire senza far rumore e senza disturbare i media controllati dalla Israel lobby]
Erano contraddittorie le notizie che arrivavano ieri sera da Nablus. Testimoni hanno riferito che le forze di occupazione israeliane, che per tre giorni avevano messo sotto coprifuoco buona parte della città ed effettuato rastrellamenti e arresti, hanno lasciato il centro abitato mettendo fine alla loro invasione. Secondo altre fonti i soldati israeliani la scorsa notte erano ancora nei quartieri periferici. «I carri armati hanno lasciato la città ma non è chiaro se l’invasione sia effettivamente terminata ovunque», ci ha raccontato al telefono Gabriella, una volontaria dell’associazione genovese “Zaatar”. Anche una delegazione dell'Osservatorio Euromediterraneo di Napoli è passata per la città. Il presidente, Raffaele Porta, ha chiesto alle autorità israeliane di incontrare in carcere il sindaco Adli Yaish per verificare le sue condizioni di salute. Yaish lo scorso anno è stato arrestato dagli israeliani, insieme ad altri sindaci palestinesi. «Ci sentiamo in dovere, come espressione di una città gemellata con Nablus, di incontrare il suo sindaco che è detenuto per ragioni mai chiarite del tutto», ha dichiarato Porta. Quest’ultimo pesante raid israeliano a Nablus si lascia dietro una scia di feriti, arresti e distruzioni. Almeno 40 palestinesi sono stati feriti, uno è in condizioni gravissime. Non è noto il numero preciso degli arrestati: una trentina secondo alcune fonti, molti dei quali non sarebbero di Hamas ma proprio di Fatah, il partito di Abu Mazen. A vedersela peggio sono stati i 50mila abitanti della casbah, circondata per tre giorni dai mezzi blindati. I militari si sono serviti di cariche di esplosivo per far saltare le saracinesche di negozi e le porte delle case prese di mira. Una quindicina di abitazioni sono state occupate dai soldati che per tre giorni hanno tenuto bloccati i proprietari, compresi i bambini. «Neanche il personale medico palestinese ha avuto la possibilità di visitare le famiglie costrette a rimanere in casa», ha riferito Gabriella di “Zaatar”. E non sono mancati arresti di medici ed infermieri dei due principali ospedali di Nablus, circondati per tre giorni dalle forze armate israeliane. L'operazione militare, descritta come «difensiva» dal portavoce israeliano Arie Mekel, è stato uno schiaffo in faccia all’Anp di Abu Mazen che nei mesi scorsi, eseguendo le disposizioni ricevute dal generale Keith Dayton (responsabile statunitense per i servizi di sicurezza palestinesi), aveva dispiegato nella città centinaia di agenti, ufficialmente per «riportare la legge e l’ordine», in realtà per mettere a fine alla rivolta contro l’occupazione. Israele da parte sua continua ad agire indisturbato incurante degli «sforzi» di Abu Mazen. Il premier palestinese Salam Fayyad ha criticato la politica israeliana e così ha fatto anche uno dei negoziatori palestinesi, Saeb Erekat. Ma è una protesta apparente perché le forze di sicurezza dell’Anp di fatto agiscono in parallelo con quelle israeliane. Anche ieri hanno effettuato arresti di palestinesi (di Hamas) in varie località della Cisgiordania e il ministro degli esteri Riad Malki ha messo in chiaro che l’invasione israeliana di Nablus non interromperà «l’impegno per riportare l’ordine» in città. Resta teso il clima a Gaza dopo gli ultimi raid israeliani.Militanti del braccio armato di Hamas ieri hanno sparato per rappresaglia colpi di mortaio verso il territorio dello Stato ebraico senza fare danni. Il vice ministro della difesa israeliano Matan Vilnai ha ipotizzato la possibile scarcerazione del segretario di FatahMarwan Barghuti in cambio della liberazione del caporale Gilad Shalit catturato un anno e mezzo fa dai palestinesi. Pochi però ci credono.

Per inviare la propria opinione al Manifesto, cliccare sulla e-mail sottostante.

redazione@ilmanifesto.it
Chi legge l’articolo non trova nessuna corrispondenza con il commento redaionale che lo precede ed il cui unico intento è il dileggio. Purtroppo, è vero che la grande stampa ha deciso di chiudere gli occhi davanti ad un vero e proprio genocidio in atto. Agenzie come quella un poco casereccia di Pezzana in tutto il mondo hanno lo scopo di falsificare la realtà di ciò che sta accadendo. Da un’informazione minoritaria come quella del “Manifesto” (poche decine di migliaia di copie a fronte del milione di copie del Corriere) si tenta di aprire gli occhi al maggior numero possibile di persone davanti ad un massacro che si tenta di condurre a termine il più presto possibile prima che possiamo accorgercene e magari andare in soccorso delle vittime o almeno esprimere loro solidarietà, come ha fatto il 24 dicembre la Delegazione Gaza Vive, alla quale il “democratico” governo di Israele non ha nemmeno consentito l’ingresso al valico di Erez. Il mondo non deve sapere che tutta la striscia di Gaza è un enorme campo di concentramenteo a cielo aperto, dove sono racchiusi un milione e mezzo di persone che muoiono giorno dopo giorno per mancanza delle cose più elementari.

Manderemo al Manifesto un segno di solidarietà e al tempo stesso una stigmatizzazione dell’abituale infame commento dei Corretti Informatori, agenti sionisti che operano in Italia per nostra disgrazia.



2. Il muro della vergogna. Per chi legge il testo linkato, un articolo apparso sul “Corriere della Sera” e relativo a graffiti disegnati da un artista sul “muro di sicurezza” (si noti l’eufemismo) e lo confronta con il «corretto commento» qui di seguito riportato:
Corriere della Sera Informazione che informa
29.12.2007 Murales anti Israele cancellati dagli stessi palestinesi
la cronaca di Davide Frattini

Testata: Corriere della Sera
Data: 29 dicembre 2007
Pagina: 16
Autore: Davide Frattini
Titolo: ««Non siamo asini. Via dal muro» I palestinesi cancellano Banksy»

La propaganda antisraeliana si rivolta contro chi la produce. Anche grazie alla mancanza di senso dell'ironia da parte palestinese, sono stati loro stessi a cancellare i disegni murali di un artista inglese. Ecco la cronaca di Davide Frattini sul CORRIERE della SERA di oggi, 29/12/2007, a pag.16. Dopo l'articolo alcuni murales oggetto della protesta.
«Non siamo asini. Via dal muro» I palestinesi cancellano Banksy
Ma qualcuno offre 250 mila dollari per i suoi murales.

non sarà difficile concentrarsi prima ancora che sui graffiti, più o meno graditi agli israeliani, sulla vergogna stessa costituito dal muro, ormai assimilato come un evento psicologicamente assimilato e normalizzato. Resta invece la vergogna costituita dal muro in sé, al quale si aggiunge una nuova vergogna – da me appresa da Giovanni Franzoni – per la quale agli occupanti invasori israeliani non è bastato aver eretto il muro della vergogna, ma ora vi hanno aggiunto anche una fascia di sicurezza di un’ancora maggiore vergogna. Infatti, questo puro tiene a distanza dalla parte palestinese quanti intendano avvicinarvisi, altro che per disegnare graffiti. I palestinesi vi tenevano il loro orto e vi piantavano quanto serviva per la loro alimentazione. Il territorio così sottratto toglie ai palestinesi un ulteriore 17 per cento di territorio buono per uso agricolo. Eccola la vergogna nuova del tutto passata inosservata ai «Corretti Informatori»

2. Quanta retorica!. – Esiste una definizione efficace di cosa è il terrorismo: tutto ciò contro cui israeliani ed americani possono sparare con certezza di impunità. La retorica di cui si parla nel link è un’altra da quella che si vuol far credere. È stancante sentire i soliti discorsi di chi non vuol capire che la violenza non paga almeno sul piano morale: gli occupanti devono capire che se ne devono andare e che non possono affermare le loro pretese con i fucili puntati sulla gente. Si stupiscono di suscitare “odio”. Ma cosa pretendono? Vogliono “amore” da quanti hanno cacciato dalle loro case e dalle lor terre? Nei campi profughi si succedono palestinesi da tre generazioni. Quale visione della realtà possono avere? Certo, se fossero morti, il problema che rappresentano con la loro esistenza (hanno pure loro diritto ad esistere o no?) non si porrebbe e non se ne parlerebbe. Il guaio è che continuano a vivere ed a riprodursi, pur in mezzo a tanta desolazione. Ma i nostri “corretti informatori” a queste ovvie considerano non sanno opporre altro che la loro maniacale retorica fatta sempre delle stesse cose: il terrorismo, lo stato ebraico, il diritto all'esistenza propria, ma a spese dell’esistenza altrui, e cosi via.

3. Rimettetevi nelle nostre mani. – Un commento che sconcerta e per la sua idiozia e per la sua spudoratezza. I fatti riferiti nell'articolo di “Repubblica”, il cui stile non è né quello del “Foglio” di Ferrara né quello mormonico dell’«Opinione» di Arturo Diaconale, non sono contestabili ed il commento dei nostri Corretti Informatori appare pienamente nel suo contenuto decisamente idiota, nel senso etimologico del termine, cioè peculiare all'essere dei Sublimi Correttori. Eccolo:
La Repubblica Critica
30.12.2007 Susan Sarandon richiamata all'ordine
con i <> mica si scherza

Testata: La Repubblica
Data: 30 dicembre 2007
Pagina: 19
Autore: Alberto Mattone
Titolo: «"Sarandon, così aiuti i coloni israeliani"»

Susan Sarandon tradisce la causa dei "pacifisti"? Si, perchè è andata all'inugurazione di una gioielleria di New York, il cui proprietario, Lev Leviev, un magnate dell'industria diamantifera, viene considerato uno "sponsor dei coloni".
[Non è vero? O essendo vero è cose ammirevole e meritoria?]
Lo riprendiamo da REPUBBLICA, pubblicando anche la pagina con le immagini, nella cronaca da Gerusalemme di Alberto Mattone. Il quale scrive nel solito stile
[E che? Anche lo stile “corretto” pretendono i Corretti Informatori? Sono pure maestri di lingua e di stile!]
del quotidiano romano, si vedano le ultime righe dove Mattone scrive «La sollecitano a stare al fianco dei palestinesi per salvare le comunità dall´esilio dalla propria terra». Esilio?
[In effetti la parola esilio è del tutto eufemistica. I palestinesi da oltre 60 anni vennero cacciati con le armi ed i loro villaggi rasi al suolo ed i nomi arabi camcellati dalla carta geografica come se non fossero mai esistiti. Appunto, camcellazione dell’identità di un popolo, ossia una forma raffinata di genocidio]
Susan Sarandon dovrebbe, se potesse, salvarli dal fondamentalismo e dal terrorismo, sua diretta propaggine, alltrochè !
[Altroché! Si può essere più idioti quando non si sa cosa rispondere ad una violazione di diritti fondamentali che non ri riesce manco più a negare.]
Si noti nell’abituale trafiletto di correzione il termine "critica”, che consisterebbe nel commento idiota e spudorato. Ed inoltre la solita solfa retorica di fondamentalismo e terrorismo. Come a dire: lasciatevi cacciare dalle vostre terre e rimettevi nelle nostre mani! È incredibile tanta barbarica prepotenza e sfacciataggine.

4. Non di che ridere, ma di che piangere!. Evidentemente, i “Corretti Informatori” sono perfettamente assuefatti all’idea del valico, cioè della porta di un Lager che è loro diritto e facoltà chiudere ed aprire a piacimento. Ciò che è allucinante è la pretesa di una simile normalità difficile da immaginare perfino in un romanzo di Kafka. Ho appena comprato un libro di cui mi servirò per trarre degli estratti. Si tratta del libro uscito un anno fa, nel 2006, di Paolo Barnard, Perché ci odiano, il cui contenuto sembra essere che quel terrorismo che da USA e Israele è attribuito in forma demonizzante ad altri è stato ed è praticato in primo luogo proprio da USA e Israele. Addirittura sono tuttora aperte apposite scuole di terrorismo, ma non ne posso ora e qui anticipare la lettura. Come ho già fatto per il libro di Mearsheimer e Walt ne darò ampi ed appropriati estratti. Si tratta di un libro che mi è parso ben documentato e per questo non ho esitato a comprarlo. Ma ecco una notizia fresca che documenta come il valico di Erez sia un valico della morte. I “corretti informatori” ripeteranno le fonti israeliani secondo cui le continue uccisioni di civili che attraversano la “porta dell’Inferno” non sono altro che normali incidenti di incauti rimasti fra due fuochi: una sistematica minimizzazione di fatto macroscopiscamente e tragicamente gravi ed inauditi.

4. Rappresaglia contro terrorismo. – Ormai l’inquadramento ideologico è chiaro. In una guerra impari che dura da oltre 60 anni la debole resistenza dei palestinesi, non risolutiva, in termini strategici è chiamata dagli israeliani «terrorismo». Ed il suo contrasto lo si giudica pienamente legittimo. Si tace il fatto che «Israele è nato e cresciuto facendo largo uso del terrorismo»: parole di un giornalista ben documentato, che ha scritto un libro dal titolo: Perché ci odiano, dove sono narrate le sofferenze indicibili di un popolo. L’autore è Paolo Barnard, significativamente non amato dai nostri “Corretti Informatori”. In pratica, sotto i nostri occhi – tenuti chiusi da coperture ideologiche – è in atto un lento e costante genocidio di un popolo che ha il grave torto di non volersi arrendere e lasciare annientare con docilità. Le azioni contro di loro non vengono chiamate con il loro nome, cioè, “sterminio”, ma si dice che siano «rappresaglie», «ritorsioni», «sanzioni» e simili. In ultimo è riuscita agli israeliani una raffinata perfidia: dividere il popolo palestinese e gettarlo in guerra l’uno contro l’altro, ma dando man forte alla parte da loro resa un fantoccio nelle loro mani ed in quelle di Bush. Un gioco antico quanto il mondo. Se potessi dare un consiglio al popolo palestinese è quello di resistere ad oltranza, generazione dopo generazione. Noi italiani ed europei forse un giorno riusciremo a comprendere quell’eroismo di cui forse non siamo mai stati capaci nella nostra storia. Se loro resisteranno, può darsi che possiamo riuscire a recuperare la nostra dignità ed a porre fine ad un conflitto dopo potremmo dire una parola decisiva, che non è però quella che Israele pretende da noi.

5. La pace di Annapolis? Una farsa! Fesso chi ci credeva. – Ai fini del nostro Monitoraggio interessano non gli articoli di stampa riportati, che si possono leggere meglio altrove, ma la presentazione ed il commento che ne fanno i nostri «Corretti Informatori»: solo loro il nostro oggetto di indagine, il loro modo di percepire gli eventi, le loro pulsioni. Ciò che ben si capisce è che la prima manovra è stata quella di separare i palestinesi nella componente di Gaza ed in quella di Cisgiordania, trasformare Abu Mazen in un fantoccio a cui far firmare un diktat che si chiamerà pace, ridurre nel tempo i palestinesi sempre più allo stremo fino a farli scomparire dalla geografia umana e politica, quindi incamerare anche formalmente i territori ripuliti da ogni residuo di popolazione palestinese e quindi edificare la Grande Israele. Quello che riesce difficile da capire come Abu Mazen possa stare al gioco, o meglio come possa starci in popolo albanese riunito intorno a lui, se ha un seguito. Ma tutto questo presuppone una guerra generale estesa a tutto il Medio Oriente: Afghanistan, Iraq, Iran fino a ridurre a soggezione ogni riottoso. In un Medio Oriente saldamente sottomesso sotto il tallone americano Israele potrà chiedere il suo compenso, dopo tutto una piccola fascia di territorio in tutto il contesto del mondo arabo.

6. Il sorriso degli ebeti. – Il link immette in un articolo di Michele Giorgio, apparso sul Manifesto come lucida cronaca della tournéé di Bush in Medio Oriente. Non nel merito dell’articolo si sofferma la nostra attenzione, ma al “commento” dei nostri «Corretti Informatori», o meglio agenti della propaganda israeliana in suolo italiano. Agli argomenti oggettivi di Michele Giorgio i Corretti Informatori oppongono il sorriso dell’ebete, o meglio del mariuolo che sa di poterla fare franca e pure in barba al derubato. Questa mattina a radio Radicale ho pure potuto sentire la nostra donna Fiammetta Nirenstein che su un punto cruciale quanto di evidenza solare sul piano del diritto, cioè il diritto dei palestinesi al ritorno nei villaggi da dove sono stati cacciati dagli israeliani, risponde che proprio non se ne parla: al massimo qualche lira di risarcimento, qualche spicciolo, ma assolutamente a rientrare nella propria casa proprio no! E dire che esiste un altro "diritto al ritorno”, quello degli stessi Ebrei in Palestina, da loro rivendicata per esserne stati espulsi a partire dal 70 dopo Cristo e dopo che a loro volta vi avevano cacciati i Cananei: due pesi due misure. E su ciò gli ebeti ridono.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Consigli per il blog:
PRO:
-Idea stupenda!!!!!!!!!!!!!!
CONTRO:
-Articoli troppo lunghi
-Renderlo più contributivo da parte degli utenti (2.0!!!)
- Carattere fonts stancante alla vista
- maggiore strutturazione degli articoli
-Filtro eccessivo dei commenti(ma capisco, con i soggetti...)

Mi scusi se mi sono permesso,
un blogger

Antonio Caracciolo ha detto...

Ringrazio per i suggerimenti che terrò nel massimo conto. Il modello grafico a cui mi attengo è quell'Enciclopedia del Diritto, alla cui redazione ho lavorato per sette anni (dal vol. XXVIII al XXXV). Per trattare adeguatamente gli argomenti ho bisogno di scrivere articoli lunghi. Per agevolarne la lettura vado però approntando un sistema di collegamenti ipertestuali, per cui il lettore può passare comodamente da una sezione all'altra. Per i font posso disporre di circa sei possibilità ed il carattere time mi pare per lunga esperienza quello più leggibile e meno affaticante, Quanto ai Commenti erano inizialmente non filtrati, ma arrivava di tutto. Proprio per rendere un servizio ai lettori dei commenti stessi ho deciso di applicare il filtro della lettura preventiva e quindi eventuale approvazione. Posso assicurare che non vengono per nulla censurate opinioni diametralmente opposte alle mie o anche solo lievemente divergenti. Mi limito solo ad espellere i contenuti chiaramente illegali o gratuitamente offensivi senza neppure un briciolo di argomentazione. I Lettori possono dare i loro contributi nei Commenti o se proprio si riconoscono nel progetto possono venire direttamente coinvolti, ma è necessaria l'iscrizione al gruppo Yahoo CL, di cui il Blog è espressione collettiva.

Daniele Scalea ha detto...

I suggerimenti sono interessanti. Ma esattamente in che modo si potrebbe rendere il blog "più contributivo da parte degli utenti"?