sabato 20 ottobre 2007

Cosa dice il ddl Levi-Prodi?

Versione 1.1

Il testo completo del disegno di legge 3 agosto 2007 (Nuova disciplina dell'editoria e delega al Governo per l'emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale) è visionabile cliccando qui. Di seguito un breve riassunto dello stesso.

Mostrando uno scarso senso del pudore e del ridicolo, la finalità del disegno di legge è presentata come «la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell'informazione affermato dall'articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati» (Art. 1, comma 1). A beneficio del lettore ricordiamo il testo dell'articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequesto soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Vedremo ora quanto il ddl in questione rispetti i princìpi fissati dall'articolo 21 della Costituzione, richiamato del resto poche righe dopo, allorché si rivendica di mirare «all'arricchimento della produzione e della circolazione dei prodotti editoriali» (Art.1, comma 2). Cosa si intenda per "prodotto editoriale" ce lo spiega l'articolo successivo: «Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso» (Art.2, comma 1). Come si può ben capire, è "prodotto editoriale" qualsiasi cosa venga pubblicata, sotto qualsivoglia forma, eccetto «quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico» (Art.2, comma 2) ed i «prodotti discografici ed audiovisivi» (Art.2, comma 3). Insomma: tutto, eccetto pubblicità aziendali, dischi musicali e programmi radio-televisivi. Non vi sono dubbi che, checché ne dica il cosiddetto onorevole Riccardo Franco Levi, anche i "blog personali" rientrino in tale disciplina (compresi persino quelli dei ragazzini che lo dedicano al proprio beniamino musicale: «finalità [...] di intrattenimento»).
Bene. Abbiamo definito cosa sia un "prodotto editoriale"; ora ci chiediamo: come viene esso "tutelato"? A tale presunta "tutela" viene dedicato un solo articolo, di carattere assolutamente vago e generico, che si mantiene sulle affermazioni di puro principio: «L’originalità del prodotto editoriale è riconosciuta e tutelata come espressione dell’intelligenza e del lavoro della persona. La protezione della proprietà intellettuale sul prodotto editoriale tiene conto dell’interesse generale alla circolazione delle informazioni e alla diffusione della conoscenza» (Art. 3). Il che può voler dire tutto ed il contrario di tutto.
Con l'articolo 5 si ritorna alle definizioni. Questa volta tocca al concetto di "attività editoriale": «[...] ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative» (Art.5). Ossia, stante la precedente definizione di "prodotto editoriale", ne risulta che: chiunque pubblichi, sotto qualsiasi forma, con qualsiasi mezzo (eccetto dischi, emissioni radio e televisive), a qualsiasi scopo (informazione come insegnamento come intrattenimento), anche senza fine di lucro, svolge "attività editoriale". Orbene: «[...] tutti i soggetti che esercitano l'attività editoriale sono tenuti all'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di cui all'articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio 1997 n. 249» (Art. 6, comma 1). Pertanto, tutti i pretesi "editori" - il grande quotidiano o periodico a pagamento come il ciclostilato dell'associazione di quartiere; Beppe Grillo come il tredicenne che apre un blog sul suo atleta o cantante o attore preferito - dovranno iscriversi a tale "Registro degli operatori di comunicazione", la cui tenuta «è curata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni» (Art. 6, comma 3). Andatevi a vedere direttamente nel sito dell'Autorità cosa significhi iscriversi a questo famigerato registro. Quanti saranno scoraggiati dalla mole di formalità burocratiche, cui spesso sono connesse spese non indifferenti?
E già questo basterebbe per far gridare alla legge liberticida. Ma i nostri governanti non sono contenti e, tanto per non lasciare nulla al caso, dedicano alla "attività editoriale su Internet" un intero articolo dai toni oseremmo dire minatori; in esso, infatti, si legge che «l'iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa» (Art. 7, comma 1).

3 commenti:

Luca Taddei ha detto...

Complimenti, la trovo un'esaustiva spiegazione delle novità introdotte dalla legge. E ne dimostra la sua profonda ottusità. E' sostanzialmente da cancellare.
Spero che in molti leggano questa spiegazione per capire l'essenza assurda di questo provvedimento.

L.T.

www.ilcomunicatore.wordpress.com

Daniele Scalea ha detto...

Grazie e complimenti per il suo interessante blog, "Il Comunicatore".

Luca Taddei ha detto...

grazie per i complimenti. Dammi pure del tu, siamo sulla rete!

L.T.

ilcomunicatore