martedì 4 settembre 2007

=Recensione di una recensione. La lobby “ebraica” in America e in Italia. Studio ad ampio raggio di un tema tabù.

Versione 2.5
Staus: 19.7.09

Normalmente le recensioni ad un libro vengono fatte dopo che il libro è uscito, non prima. Spesso vengono fatte molto tempo dopo. Bisogna poi distinguere se si tratta di una recensione in senso proprio, cioè un’analisi critica e scientifica del contenuto del libro, o non si tratta piuttosto di una recensione promozionale ovvero esorcistica. Molto spesso le recensioni sono in realtà degli spot pubblicitari per far vendere il libro. Un recensione in senso proprio può essere un serio rischio per un libro ed il suo autore: potrebbe essere una stroncatura con possibili effetti negative sulle vendite ed in ogni caso resterebbe un giudizio pesante sull’autore e la sua opera. Ma veniamo al punto. Del libro di cui parlo apprendo da una recensione apparsa su “Il Foglio” di Giuliano Ferrara e significativamente ripreso e riportato dalla rassegna stampa di Informazione Corretta, un gruppo telematico intorno ad Angelo Pezzana ed alle varie comunità o lobbies ebraiche italiane. Sorge un primo problema: è lecito usare l’espressione “lobby ebraica” senza doversi esporre a contestazioni di carattere giudiziario con minacce di querele e simili? Il caso non è per nulla astratto perché esistono precedenti. Naturalmente chi scrive non intende in alcun modo fare professione di antisemitismo o di incitamento all’odio razziale. In Italia si sta creando un curioso clima di caccia alle streghe e di strumentale e falso vittimismo. Se un ebreo dice di se stesso con legittimo orgoglio: “sono un ebreo” e magari rivendica come esempio per il mondo la “sapienza ebraica” (così Elia Valori, pure edito da Mondadori, cioè da Berlusconi sempre deus ex machina), tutto va bene. Ma se chi ascolta o legge ripete: “sei un ebreo”, “è un ebreo” e simili, l’affermazione puramente constatativa può essere tacciata di razzismo e antisemitismo. Un vero e proprio terrorismo ideologico che incute timore non meno delle bombe di bin Laden.

Una Lobby vera e propria esiste pure in Italia, anche se non si vuole che si sappia e lo si dica. Ama agire nell’ombra come tutte le lobby, ma almeno in parte è individuabile, giacché opera in un modo che non può restare a lungo nascosto e dissimulato. I sassi da qualche parte vengono e non è difficile riconoscere la mano che li scaglia. In primis, “Informazione Corretta”, che credo sia stata impiantata in Italia con diritto di franchising come i MacDonald’s. Ne è a capo Angelo Pezzana, di cui ricordo decenni or sono che teneva una rubrica omosessuale (il “Fuori”) su Radio Radicale, che ancora oggi è interamente adagiata su posizioni filoisraeliane con Fiamma Nirenstein che tiene una rubrica fissa da Israele. Autori come Nirenstein, Panella, Ottolenghi, Valori, Allam producono libri di batteria tutti concentrati sulla stessa semplice linea: Israele sale del mondo, tutto il resto fascismo, antisemitismo, fondamentalismo, terrorismo, in pratica niente che meriti di esistere. Continue filastrocche contro i governi arabi ed ora soprattutto contro l’Iran. Loro compito è di preparare le opinioni pubbliche del mondo e dell’Italia in particolare in un sostegno incondizionato alla causa di Israele. Periodici rapporti come quelli della finanziatissima ADL, intrisi di stupidi pregiudizi filoisraeliani (come evidenziati da Finkelstein), presentati ai governi come criteri per la repressione interna della libertà di pensiero, trovano ad esempio giornalisti allineati alla Dimitri Buffa pronti a farne da cassa da risonanza, in fogli di regime quale l’Opinione.it, finanziato con i soldi dei contribuenti, dove gli articoli filoisraeliani hanno una presenza sistematica ed organizzata. Beninteso la libertà di pensiero degli altri, di chi non è in linea con le loro “corrette” vedute, non è né libertà né diritto né pensiero, ma crimine vero e proprio che bisogna perseguire con la galera. “La negazione di... non è un’opinione, ma un crimine”: questo lo slogan. Ripetendo come un disco 365 giorni all’anno simili assurdità alla fine producono quella cosa che si chiama “opinione pubblica”, o almeno così ritengono.

Per fortuna l’espressione “lobby ebraica” non pare essere criminosa negli USA, la più antica democrazia del mondo, a quanto si dice. Qui l’espressione è ampiamente usata e ricorrente. La usa Norman G. Finkelstein che dice essere la lobby ebraica di gran lunga la più influente negli USA. La recensione qui criticata è di Christian Rocca apparsa con titolo «Lo spettro della lobby ebraica» ne “Il Foglio” del 1° settemre ed interamente riportata dalla filoisraeliana “Informazione Corretta” con suo titolo redazionale: «Arriva in Italia il libro di Mearsheimer e Walt contro la “lobby ebraica e a favore di una nuova Monaco che sacrifichi Israele. Lo pubblica Mondadori». In traduzione italiana il libro è annunciato con mirabile precisione per il 28 settembre prossimo. L’edizione inglese, opera di due professori, John Mearsheimer e Stephen Walt, ha per titolo: “The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy” ed è apparsa nella sua prima versione quasi due anni fa. Una prima osservazione che il recensore si sente di fare è che il libro esce presso Mondadori, casa editrice di Silvio Berlusconi, ossia «l’uomo politico salutato ufficialmente dal Parlamento israeliano come uno dei più grandi amici di Israele». Con grande acume critico Rocca ci fa forse capire che Berlusconi non avrebbe dovuto consentirne la pubblicazione in una casa editrice di sua proprietà, che peraltro ha già pubblicato un ben diverso libro di Giancarlo Elia Valori, che fra le tante celebrazioni ha avuto una recensione-elogio del ricco e potente Alkan su “La Stampa”, organo forse anche di sua proprietà o comuqnue di area Agnelli. O forse con acume critico ancora più grande il nostro Rocca ne desume che la tesi del libro sia “un ciccinin esagerata” per il fatto che il libro è pubblicato in Italia proprio da Berlusconi, cioè “il più grande amico” di Israele, il quale non avrebbe altrimenti pubblicato il libro, facendo torto a Israele. Una grande logica, quasi che a Berlusconi interessasse altro dal far soldi, sia che venda libri o vino. Libri che siano davvero così molesti come quello qui annunciato normalmente neppure escono. Basta ricordare le “Pasque di Sangue” di Ariel Toaff, fatto addirittura ritirare dal commercio librario ad opera dello stesso autore. Se qui si parla innanzitutto dell’esistenza di lobbies e dei poteri inquietanti ed oscuri di simili aggregazioni, ne abbiamo una dimostrazione irrefutabile. Il libro dei due professori inglesi è però uscito ed aspetto con ansia di poterlo leggere in italiano nella annunciata edizione.

Se la prima frontiera di sbarramento non ha funzionato, accoglienze preventive come quelle di Rocca che non pensa neppure di aspettare l’uscita del libro in italiano, costituiscono la seconda barriera con la quale si cerca di esorcizzarne gli effetti indesiderati. Giornalisticamente Rocca ha il merito della tempestività della recensione. Tuttavia, esistendo il libro per adesso solo in inglese, avrebbe potuto farla solo in inglese e pubblicarla su un giornale inglese. Ricordo un caso analogo a proposito di un libro diffamatorio quanto inconsistente su Carl Schmitt. Ne era stata organizzata la presentazione proprio nella mia facoltà. Come specialista avrei voluto presentarmi all’incontro-dibattito avendo potuto leggere il costoso libro, regolarmente acquistato.
Stranamente, erano state date disposizioni alla rete commerciale che il libro non potesse venire messo in vendita prima della presentazione. Evidentemente l’Autore non voleva che qualcuno disturbasse le lodi e gli elogi preparati da altri cui era stato concesso di leggere il libro. Qui con Rocca chiosato da Pezzana o chi per lui si tenta di demonizzare un libro prima ancora che il pubblico italiano possa averlo fra le mani. L’uno e l’altro caso possono essere considerati un esempio di come il consenso o il dissenso, ovvero la cosiddetta opinione pubblica, possa essere facilmente manipolata avendone i mezzi. Per cui non è metaforico dire che nelle nostre società è sempre in atto, in pratica dal 1945, una continua guerra “mediatica”. Il primo campo di battaglia sono i cervelli delle masse che bisogna governare e dominare. Se vi è qualche voce dissenziente che disturba gli strateghi militari-mediatici, bisogna stroncarle e farle tacere per sempre, con specifici attentati che pongano termine all’esistenza biologica se proprio occorre o almeno con carcere e sanzioni giuridiche e pressioni sociali e politiche di ogni genere. Metodi antichi quanto il mondo, ma oggi forse più raffinati.

A proposito di “Lobby ebraica,” termine significativamente usato da “Informazione corretta”, mentre il virgolettato inglese del titolo originale citato da Rocca suona “The Israel Lobby”, può dirsi certamente che è l’agenzia italiana, o meglio una delle agenzie, della stessa lobby “ebraica” (sic “Informazione Corretta” che informa) o “The Israel Lobby” (secondo il titolo inglese esattamente riportato). Evidentemente già con queste prime schermaglie si vuol fare passare per “antisemitismo” una legittima critica di politica estera. Ma quale in sintesi il contenuto del libro che fra poco potremo leggere anche in italiano? Così ci informa Rocca: «Quella ricerca accusava la lobby israeliana d’America di “manipolare il sistema politico americano”, di “manipolare la stampa” e di essere “de facto un agente al servizio di un governo straniero”». Aggiungendo però che: «Il linguaggio incendiario del paper aveva creato un dibattito serratissimo e una condanna pressoché unanime in America, con le notevoli eccezioni ... etc». Viene da chiedersi a proposito della “condanna pressoché unanime” che se è per caso vero che la lobby è capace di “manipolare la stampa”, la condanna non può che essere per l’appunto “unanime” o meglio “pressoché unanime”. Resta da vedere cosa si nasconde dietro quel “pressoché”. Potrebbero ritrovarsi i morti americani in Iraq, minuziosamente registrati, e gli innumerevoli morti civili non solo in Iraq, ma in tutto il Medio Oriente. E c’è anche da chiedersi perché tanta “liberalità” da rendere possibile un’edizione italiana presso una casa editrice di proprietà di Silvio Berlusconi, il più grande amico di Israele, che certamente non premierebbe il libro dei due professori americani. Ma è piuttosto ozioso interrogarsi su condanne più o meno interessate, più o meno “manipolate”. Più importante è invece chiedersi quale sia il contenuto del libro, o meglio gli argomenti addotti a dimostrazione delle tesi sopra enunciate.

2 commenti:

claudio ha detto...

Ho letto questo articolo dopo aver letto quello di informazione(cosiddetta)corretta, e devo ringraziare Caracciolo(parente?) per la sua equilibrata faziosità.L'articolo del sito citato non mi dava spiegazioni sul perchè Berlusconi avesse deciso di pubblicare un testo simile, e nemmeno la vostra ( per soldi! )mi pare sufficiente - dato l'untuoso e servizievole vassallaggio della CDL nei confronti degli ebrei in generale e della politica israeliana in particolare.E'in effetti strano che l'abbia pubblicato proprio la sua casa editrice.Aspetto di leggerlo,dato che l'ho comprato.Grazie,Claudio

Antonio Caracciolo ha detto...

Mi ero quasi dimenticato di questo mio post e non afferro molto l'allusione alla mia equilibrata faziosità. Ho preso certamente posizione e non faccio il giornalista stipendiato come Christian Rocca, che teoricamente dovrebbe scrivere per tutti. Io dichiaro da quale parte sto e dove intendo schierarmi: sto dalla parte dei palestinese e degli arabi in generale. Non ho nessuna nessuna simpatia per Israele ed i suoi piani di conquista e di pretesa civilizzazione. Ma per quanto posso e sono capace cerco di non perdere mai il senso dell'oggettività e dell'equilibrio. Se però il lettore vuole una informazione più completa sulla materia mi permetto di rinviarlo a questo post più completo e successivo a quello che lui ha letto e che io avevo incominciato a scrivere prima di aver potuto leggere il libro apparso effettivamente il 28 settembre: ero li a comparlo per primo:

Ecco il post al quale rinvio: http://civiumlibertas.blogspot.com/2007/10/osservatorio-sulle-reazioni-e-sugli.html