domenica 13 febbraio 2011

Correva l’anno 1921: armi agli Ebrei contro i Palestinesi disarmati!

Sinottica di «Geopolitica»
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Siamo troppo abituati, complici i media e i governi, a considerare la questione sionista ed il problema palestinese secondo gli stereotipi della propaganda dei nostri giorni. In realtà, se si sale alle radici di un’ingiustizia così palese da porre seraimente in crisi tutte le costruzioni del diritto internazionale e dei cosiddetti diritti umani, in realtà un’astuzia polemica con la quale si vuole destabilizzare governi non obbedienti ai voleri neo-coloniali del cosiddetto Occidente. Il testo che si propone di seguito fa parte di una ricerca, piuttosto erudita, con la quale ci si propone di dimostrare come ben prima che fascismo e nazismo esistessero, la tragedia palestinese, ormai secolare, era già perfettamente definita in termini ancora più chiari di oggi. Nel 1921 l’entità sionista reclamava per sé il diritto di avere armi e l’obbligo per gli indigeni di non portare armi: solo i primi avevano il diritto all’autodifesa, mentre i secondi avevano l’obbligo di accettare l’invasione, l’offesa, l’esproprio, la denazionalizzazione. Anche oggi le cose non stanno diversamente: Israele rivendica per sé il diritto di possedere non più fucili, ma addirittura un arsenale nucleare con il quale può distruggere e ricattare il mondo intero. Infinite sono le recriminazioni contro i sigari Kassam, cioè contro ordigni rudimentali che ogni palestinese rinchiuso nella prigione di Gaza può costruirsi in casa e farne magari uso individuale con scarsi o nulli effetti distruttivi sul nemico. Circa la “sproporzione” di offesa e difesa anche qui sono diversi i “punti di vista”: per un politico embedded è maggiore la pericolosità di un sigaro kassam che non tutto l’armamentario nucleare israeliano! Sembra più incredibile che grottesco, ma è ciò che ci ammanisce oggi l’ordinaria propaganda sionista, padrona incontrastata dei media. Ed è per questo che per cercare la “verità” ci rivolgiamo ad un passato che la racchiude e ce la consegna ad un secolo di distanza con una evidenza ancora più sciacciante di quanto allora non fosse. In “Civium Libertas” daremo alcuni brevi estratti della nostra ampia ricerca condotta nel blog “Geopolitica”, al quale possono risalire quanti sono interessati a maggiori dettagli.

Armi alle colonie ebraiche
Fonte
da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 3,
15 agosto 1921, p. 160-161

a) Armi alle Colonie Ebraiche. - Il Karmel ha appreso dal Governatore del Distretto di Fenicia che il Governo militare ha concesso alle colonie ebraiche isolate un piccolo numero di fucili perché possano difendersi, in caso di assalto, fino all’arrivo di soccorsi. Queste armi saranno custodite in una stanza di cui terrà la chiave un funzionario governativo della colonia, o, in mancanza di funzionario, il capo della colonia. Questi sarà responsabile verso il governo, e non dovrà tirarle fuori che per ordine del Governatore del Distretto e in caso di necessità urgente. I fucili potranno venir distribuiti a persone che abbiano versato un deposito in danaro al Governo, impegnandosi a non far uso delle armi che per la difesa personale; se le adoperano per altro scopo perderanno il deposito e saranno passibili di punizioni legali. (al-Karmel, 6-7-1921).

È noto che la Palestina venne divisa, nel luglio 1920, in sette Distretti: Gerusalemme, Gaza, Bersabea, Samaria (capoluogo Nablus), Fenicia (cap. Caiffa) e Galilea (cap. Nazaret).

V. d. B.

Per protestare contro la consegna di armi agli Ebrei, il 6 luglio a Gaza ebbe luogo uno sciopero generale con chiusura di tutte le botteghe. Una commissione si è recata dal Governatore a domandare che fossero concesse armi a tutti o fossero tolte agli Ebrei. Alla dimostrazione partecipavano 100 bambini fra i 10 e i 13 anni. (al-Karmel, 13-7-1921).

V. d. B.

* * *

Si noti l’ipocrisia con cui ci si preoccupa che le armi siano sottochiave ed usate solo alla bisogna. Sarebbe come se oggi, vivendo in luoghi isolati, il governo ci distribuisse armi da usare in caso di necessità. Piuttosto macchinoso il sistema di custodia delle armi. Supponendo che uno di noi stesse subendo una rapina a mano armata, si dovrebbe chiedere al rapinatore di sospendere la rapina, per darci il tempo di andare a prendere le armi che il governo ci ha concesso in dotazione. Se i nostri vicini di casi, non appartengono alla nostra stessa etnia, non hanno diritto alla dotazione governativa di armi, chiaramente destinate alla propria autodifesa. Non vi è qui alcun bisogno di raccontare barzellette: la storia supera i nostri più applauditi comini. I Palestinesi – che esistevano già allora, nell’estate 1921 – pensarono bene di indire uno sciopero generale, in Gaza, il 6 luglio 1921: a scuola questa data non la si insegna. Non fa parte della Memoria di Stato. Nessuno ne sa niente!

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