mercoledì 9 settembre 2009

Nota in margine alla Dichiarazione di Toronto di boicottaggio del centenario di Tel Aviv, edificata sulle rovine dell’antichissima Giaffa.


Alcuni giorni fa ho pubblicato in un distinto post la Dichiarazione di Toronto. In appendice ho aggiunto una rassegna stampa selezionata. Oggi una di queste note è cresciuta più del previsto. Poiché mi sono accorto che spesso le “aggiunte” sfuggono ai mie assidui lettori, penso di poter utilmente porre in maggiore evidenza la parte di testo che segue. Continuerò la “rassegna stampa commentata” sugli sviluppi del “boicottaggio” di Israele a Toronto, se troverò materiale interessante da leggere e da commentare. Per evitare polemiche di carattere personale non ho mai fatto il nome dell’autore da me criticato. Mi sono soltanto limitato ad una critica testuale di ciò che egli scrive. Questo mio testo, come molti altri, è una bozza ovvero una prima redazione di idee e concetti che mi riservo in ogni momento di rivedere e rielaborare.

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2. Giorgino accusa, ma frigna e fa le bizze se qualcuno osa criticarlo. – Il personaggio è di quelli che è meglio evitare. In un consorzio umano civile è cosa normale poter criticare ed essere criticati. Con i Giorgini la cosa non si può fare. Rinvio qui brevemente ad una disgustosa polemica nella quale io stesso, nel ruolo di spettatore, mi ero appassionato, per concludere che siffatti personaggi vanno evitati. Vi era stato un articolo di Piergiorgio Odifreddi che con lucidità ed obiettività, ma solo incidentalmente in poche righe, descriveva la vera natura dell’agenzia sionista «Informazione Corretta» nonché dei suoi collaboratori defininiti ironicamente “collaborazionisti”. Era bastato questo lieve accenno ironico per scatenare una sollevazione del rabbinato italiano, nella quale da punto di vista del nostro Monitoraggio è stato proficuo annotare i nomi dei personaggi scesi in campo e allo scoperto. Questo l’antefatto, rinviando per il resto ad una documentazione raccolta in questo blog, ma che è ancora da ordinare, quando ne avremo il tempo e la voglia. Qui in margine alla Dichiarazione di Toronto ci limitiamo ad alcune osservazioni sul testo del personaggio di cui non vogliamo neppure fare il nome, salvo un generico Giorgino, ispirato a Pierino, il monello che le fa lui e poi chiama la maestra a protezione delle sue birichinate. Il nostro Giorgino, ma non è il solo, passa del tutto sottogamba l’argomento che la centenaria Tel Aviv fu edificato sulle rovine dell’antichissima millenaria Giaffa, come ricorda un ebreo israeliano ben diverso da Giorgino che è solo un ebreo italiano. Ci riferiamo a Ilan Pappe che nel suo volume su La pulizia etnica della Palestina ben descrive la distruzione dei 24 villaggi che attorniavano Giaffa. Ci hanno fatto perfino il campus universitario e nell’unico edificio di pregio ci hanno ricavato perfino il Club degli insegnanti, oscurando pietosamente le origini dell’edificio. Che questo sia già un argomento valido e sufficiente per non voler parte ai festeggiamente del centenario di Tel Aviv è cosa che neppure sfiora la testolina di Giorgino alla ricerca di una «identità». Mah! “Per fortuna” noi abbiamo una ben diversa identità e non abbiamo bisogno di andarcela a ricercare o a fabbricare di sana pianta. Anche noi inorridiamo per la “gravità” delle supponenze di Giorgino. Non sapremmo come definire la sua tecnica inclusiva utilizzata abitualmente da Giorgino e la nostra reazione una volta ben compreso il tentativo di infinocchiamento.

Tenta ad esempio di farci credere che sia un’enormita il fatto che a Gaza i palestinesi non ne vogliano sapere di farsi indottrinare nelle loro scuole, sulla pelle dei loro figli, della speculazione ideologica sulla «Shoah», mentre invece uno può ben pensare che i palestinesi abbiano del tutto ragione a opporsi, loro a cui è proibito per legge e con artifici di ogni genere di ricordare la loro ben più grave e reale “Shoah”, ovvero la Nakba, ovvero la pulizia etnica del 1948 ed il regime di apartheid allora instaurato e vigente ai nostri giorni. Per non dire della favola sulla “barriera difensiva” a cui non crede neppure un bambino delle elementari. Assurde le supponenze su un «antisemitismo» che esiste solo nella testa di Giorgino e con il quale egli pensa di poterci ancora prendere per i fondelli. Insomma, è una tecnica con la quale si da per scontato, acquisito, condiviso, cogente ciò che non lo è affatto. È una tecnica che in Europa viene resa persuasiva con il tintinnio delle manette pronte a scattare appena qualcuno si permette di insinuare il dubbio. La tecnica non è per nulla originale. La si incontra in tutti i personaggi del sionismo e per la sua uniformità sembra addirittura concepita e programmata nella Casa Rossa, di cui parla l’ebreo Pappe e dove come egli spiega fu deliberata l’attuazione del piano Dalet, dove era contemplata appunta la distruzione di Giaffa, dei suoi villaggi, e l’inclusione dei loro territorio nell’odierna Tel Aviv, al cui festeggiamento Giorgino vorrebbe partecipassimo magari portando ricchi doni.

A questa tecnica inclusiva Giorgino è solito, quasi fosse la sua più profonda natura. Se appena qualcuno reagisce con fastidio, eccolo frignare e chiamare la signora maestra. Per cui è buona cosa stare alla larga da Giorgino. Pazienza! Ci tocca subire di tanto in tanto le sue fregnacce amministate con tanta solenne supponenza. Ma “per fortuna” non ci può ancora impedire di comunicare la nostra firma, per quel che vale, alla Dichiarazione di Toronto. Andiamo avanti nell’analisi delle meningi di Giorgino. Nel calderone il nostro Giorgino ci mette proprio di tutto: l’Unesco, che guarda caso sembra non si voglia lasciare condizionare dalla sua supponenza. L’aspetto inquietante e patologico insieme, ma non sapremmo dire se coessenziale alla supposta “identità ebraica” o propria solo della testa dei Giorgini, è la mancanza di qualsiasi spirito autocritico: se il mondo intero pensa e valuta in un certo modo e l’«identità ebraica» di Giorgino pensa diversamente, ebbene non è la testa di Giorgino che corre il rischio di sbagliare, ma è certamente il mondo intero a trovarsi non solo nell’errore concettuale, ma soprattutto in una grave colpa morale. In fondo come ci si può aspettare da una concezione religiosa di uomini che si ritengono “eletti” e “prediletti” a fronte di una massa di uomini “impuri”, o tutt’al più “giusti” se si lasciano mettere in riga di buon animo. Forse si devono trovano trovare qui le cause profonde di tanta supponenza, ma non possono essere considerate “normative”, se prendiamo il caso di un personaggio certamente più rappresentantivo di Giorgino come Avraham Burg, insolentito su IC come “ex-ebreo” (una nuova categoria che si affianca a quella degli “ebrei che odiano se stessi”?), che da Israele ha fatto le valigie non volendone sapere di quella “identità ebraica”.

La cattiva filologia accompagna la carriera dei Giorgini. L’accusa è sempre di natura tale da dover costringere l’accusato a doversi scusare, discolpare, giustificare. Anche questa modalità fa parte di una stessa tecnica che potrebbe sintetizzarsi nella formula “Fai agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Se si vanno a guardare i vangeli bruciati in Israele, o buttati nella spazzatura, o le trasmissioni televisive blasfeme per quanto riguarda i fondamenti della fede cristiana e tante tante cose simili, viene spontaneo dire provocatoriamente: «ma se Hosni pensa effettivamente quel che voi dite, appunto perché è una persona intelligente e responsabile – e su ciò nessuno dubita –, può darsi che abbia ragione! Lasciatelo in pace. Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Vedremo quando sarà il caso».

Giorgino non vuole che si separi la questione israeliana da quella ebraica. E sia pure. Ma allora mi posso io chiedere e preoccupare di cosa lui stia a fare qui in Italia? Vuole che io italiano vada a dare una mano nel massacro di Gaza perché lui in Italia è magari amico di Frattini, o perché questo stesso fa parte della stessa famiglia, della stessa comunione di affetti e sentimenti? Devo io andare io a massacrare vittime innocenti ed espormi alla loro legittima reazione per la bella faccia di Giorgino che “per fortuna” non mai visto se non in fotografia? Non vogliamo “cavillare”, ma non possiamo non porci l’inquietante interrogativo e vorrei che ce lo sciogliessero quei politici che vanno dicendo: “siamo tutti ebrei!” Oibò! Siamo alla circoncisione di stato, imposta per legge, magari con i carabinieri che ti tengono fermo, mentre i medici della mutua fanno il lavoro?

Che la presenza ebraico-sionista in Palestina, fondata sulla pulizia etnica, sul genocidio, sull’obliterazione della autoctona e originaria presenza palestinese, non abbia legittimità alcuna è cosa del tutto chiara ed ovvia a chi non faccia parte della stessa Lobby o degli interessi che hanno portato a crimini ben maggiori di quelli che si vogliono metastoricizzare sotto la costruzione ideologico-religiosa della Shoah. Il problema è se mai un altro: fino a che punto siamo stati spodestati della nostra libertà spirituale interiore e resi incapaci di comprendere la nostra quotidianità? Assistiamo infatti alla rappresentazione di vittime che ci vengono presentate come carnefici e aggressori, mentre gli aggressori e i carnefici pretendono di essere loro le vittime ed avere loro diritto alla nostra comprensione, alla nostra solidarietà, ai nostri aiuti, ai nostri soldi. Fino a che punto questa sovversione della più elementare percezione della verità e del senso di spontanea pietà per l’umanità che soffre davanti ai nostri occhi e che ci chiede aiuto potrà ancora durare? Fino a che punto ci lasceremo intimidire da calunnie di ogni genere che vengono con sfrontatezza diffuse dai canali ufficiali appena il nostro spontaneo senso di pietà ci spinge a dire una parola di conforto per le vittime vere oppresse e massacrata da vittime false?

Il calderone contiene davvero di tutto. Capisco la paura di Giorgino. Se la signora maestra, in questo caso Obama, finisce per accorgersene che le birichinate le combina lo stesso Giorgino e non quelli che egli accusa, le cose potrebbero mettersi male. Il libro di Mearsheimer e Walt, sulla «Israel lobby e la politica estera americana», un libro che gli ebrei-sionisti avrebbero certamente messo sul fuoco, se lo avessero potuto fare, ha fatto capire quel che occorreva capire a chi ha interesse a capire. Israele senza gli USA alle spalle è poco più che nulla. Un capo di stato di quella che è ancora oggi la massima potenza militare della terra, il quale voglia immolare sull’altare di Jahvè un miliardo di persone per la sola bella faccia di Giorgino, sarebbe davvero un folle che preparebbe non la venuta del Cristo, o meglio la preparebbe nel senso del Giudizio Universale alla fine dei tempi storici concessi alla razza umana. Alla follia armata di atomiche non ci sono limiti.

La Menzogna è necessaria a Giorgino più dell’aria stessa che respira. Un’«identità ebraica» come se la immagina lui è possibile solo sulla base di una totale falsificazione della storia del XX secolo e sull’ottundimento del comune senso morale che sa conoscere la vittima e il carnefice. Nessun principio di elementare giustizia può ammetter che un popolo, quello palestinese, o per essere ancora più persuasivi: la somma di individui fisici, esseri umani in carne e ossa, che dal 1882 di padre in figlio hanno abitato il territorio storico noto con il nome di Palestina, possa venire massacrato ed estromesso dalle sue case e dai suoi sulla base di superstizioni religiose bibliche, i cui barbari principi contrastano con i fondamenti dell’odierna civiltà giuridica. È oggi ammissibile la mattanza dei Cananei sulla base di un presunte ordine divino? In fondo, i sionisti vogliono farci credere e convincere che ai palestinesi debba essere riservato il destino che secono il discutibilissimo racconto biblico fu applicato ai cananei.

In conclusione, Giorgino riporta, non condividendola, una cosa ben detta e del tutto giusta: «la legittimità palestinese è evidente, quella israeliana è tutta da dimostrare». Per noi che abbiamo riflettuto sul tema una “legittimità israeliana” non esiste affatto. Si tratta solo di chiedersi fino a quando una situazione concreta reale che contrasta con i fondamenti della nostra civiltà giuridica e del nostro senso morale, “storicamente acquisito”, potrà continuare. Fino a quando i registi dei media potranno credere di poter manipolare il nostro giudizio critico ed il nostro senso morale? Dare ad intendere che tutto è possibile, tutto è permesso purché si abbia la forza è un messaggio assai pericoloso che prepara la distruzione del genere umano. L’uomo più forte – insegna Hobbes – può avere le sue debolezze, le sue distrazioni, e diventare così vulnerabile ai colpi mortali dell’uomo più debole. Solo la pace, quella vera, non il “processo di pace”, che è solo un miserabile voler prendere tempo per condurre a termine lo sterminio e la pulizia etnica, solo la pace fondata sui principi di giustizia che il nostro senso morale nel nostro tempo storico è riuscito ad acquisire alla sua coscienza, solo questa pace ci potrà dare a tutti la sicurezza della vita in un mondo diventato sempre più piccolo e interdipendete. Dire queste cose a Giorgino è tempo perso. Ma noi non a lui parliano. Ci rivolgiamo invece alla nostra coscienza, al nostro senso critico, respingendo al mittente le menzogne che ci sono giunte e che non ci colgono alla sprovvista.

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