sabato 27 settembre 2008

Comici: 47. Beppe Grillo, una libera voce italiana

Cosa si intende qui per Israel Lobby?
«Una coalizione informale di individui e gruppi che cerca di influenzare la politica estera americana in modo che Israele ne tragga beneficio».
Ed in Italia come stanno le cose?
Stiamo cercando di scoprirlo!
«Esistono due distinti meccanismi che impediscono alla realtà del conflitto israelo-palestinese di essere giustamente divulgata, e sono i due bavagli con cui i leader israeliani, i loro rappresentanti diplomatici in tutto il mondo, i simpatizzanti d’Israele e la maggioranza dei politici, dei commentatori e degli intellettuali conservatori di norma zittiscono chiunque osi criticare pubblicamente le condotte dello Stato ebraico nei Territori Occupati, o altri aspetti controversi della storia e delle politiche di quel Paese. Il primo bavaglio è l’impiego a tutto campo dei gruppi di pressione ebraici, le cosiddette lobby, per dirottare e falsificare il dibattito politico sul Medioriente (negli USA in primo luogo); il secondo è l’accusa di antisemitismo che viene sempre lanciata, o meglio sbattuta in faccia ai critici d’Israele» (P. Barnard, Perché ci odiano, p. 206).
Come «Informazione Corretta» e altri media presentano Israele, il Medio Oriente e la Palestina: Allam - Battista - Bordin - Buffa - Colombo - Diaconale - Fait - Ferrara - Frattini - Israel - Livni - Loewenthal - Nirenstein - Ostellino - Ottolenghi - Pacifici - Pagliara - PanellaPezzana - Polito - Prister - Santus - Volli

Ricerche correlate:

1. Monitoraggio di «Informazione Corretta»: Indice-sommario. – 2. Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt. – 3. La pulizia etnica della Palestina. – 4. Free Gaza Movement: una sfida al blocco israeliano. – 5. Studio delle principali Risoluzioni ONU di condanna a Israele. – 6. Cronologia del conflitto ebraico-palestinese. – 7. Boicottaggio prossimo venturo: la nuova conferenza di Durban prevista per il gennaio 2009. – 8. Teoria e prassi del diritto all’ingerenza. – 9. Per una critica italiana a Daniel Pipes. – 10. Classici del sionismo e dell’antisionismo: un’analisi comparata. – 11. Letteratura sionista: Sez. I. Nirenstein; II. Panella; III. Ottolenghi; IV. Allam; V. Venezia; VI. Gol; VII. Colombo; VIII. Morris; – 12. La leggenda dell’«Olocausto»: riapertura di un dibattito. – 13. Lettere a “La Stampa” su «Olocausto» e «negazionismo» a seguito di un articolo diffamatorio. – 14. Jürgen Graf: Il gigante dai piedi di argilla. – 15. Carlo Mattogno: Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. – 16 Analisi critica della manifestazione indetta dal «Riformista». – 17. Controappello per una pace vera in Medio Oriente. –

Mi ha piacevolmente sorpreso trovare il nome di Beppe Grillo nella lista di quanti vengono denigrati dai «Corretti Informatori». Considerata la totale faziosità e l’assoluta osservanza sionista del gruppo pezzaniano, torna a merito del comico essere “criticato” anziché elogiato dagli Eletti. Vuol dire che Beppe ha visto giusto e si è schierato dalla parte giusta. Il fatto che sia un comico non è di per sé riduttivo. Tutti ricordiamo il motto secondo cui Pulcinella ridendo e scherzando riesce a dire quella verità che altri ben si guardano dal ridere. Pertanto apro volentieri una scheda su Beppe Grillo, monitorando ciò che di lui o da lui si dice, dentro o fuori del circuito della Israel lobby italiana, che vorrebbe spingere alla guerra contro l’Iran allo stesso modo in cui la Israel lobby statunitense ha spinto il popolo americano in una sciagurata guerra contro l’Iraq.

Versione 1.0
Status: 27.9.08
Sommario: 1. Beppe Grillo e Ahamadinejad. – 2. Uno stupido commento. –

1. Beppe Grillo e Ahmadinejad. –Non ci sembra importante quanto dice Beppe Grillo su Ahmadinejad, sia esatta o meno la sua ricostruzione. Ci sembra più importante che non sia caduto nella trappola mediatica di un orientamento capillare volto alla preparazione dell’opinione pubblica affinché accetti l’idea di una guerra contro l’Iran con un coinvolgimento dell’Italia che sarà certamente maggiore di quanto non sia stato per l’Iraq. Considerata la grande capacità di comunicazione di Beppe Grillo, la sua presa di posizione è un grande aiuto per le ragioni della pace e per la demistificazione di quanto gli interessi lobbistici sono riusciti finora a costruire. Beppe Grillo può essere un grande demolitore del castello di menzogne finora edificato. Si noti che il link è dell’11 aprile 2007. Beppe è largamente in anticipo sugli eventi di questo fine estate 2008. Ha avuto fiuto. Non ci soffermiamo sulla solita solfa della distruzione di Israele voluta da Ahamadinejad. Possiamo aggiungere, per fare arrabbiare i «Corretti Informatori», che la “distruzione” di una Israele fondata sull’apartheid, sull’occupazione militare, sulla guerra permanente, sulla pulizia etnica è cosa quanto mai desiderabile. Se gli attuali israeliani non vorranno prendere la valigia di cui parla Steiner e che Avraham Burg ha già preso, dovranno dimostrare al momento di aver saputo restituire ai profughi palestinesi i loro villaggi e le loro case, di averli saputi risarcire come loro stessi sono stati risarciti dagli europei, ed infine di saper convivere paritariamente in uno stato che non sia né ebraico né musulmano né cristiano.

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2. Uno stupido commento. – È inutile cercare un senso apprezzabile alla consueta solfa dei «Corretti Informatori». Utile invece è l’indicazione del link di Beppe Grillo dove è dato una riflessione sulla politica estera: La Guerra Mondiale del Petrolio. Di Beppe Grillo ricordo un suo intervento dove richiamava l’attenzione del pubblico sull’incredibile numero di basi americane presenti sul nostro territorio: oltre un centinaio. Ai «Corretti Informatori» sono evidentemente spiaciuti nel testo le frasi non benevole verso Israele: «…La Georgia è armata da Israele e dagli Stati Uniti…». Mi auguro che in una prossima occasione Beppe Grillo usi l’arma della sua comicità nei confronti della situazione interna israeliana.

Discussioni: 46. Sergio Luzzatto e la memoria di ognuno

Cosa si intende qui per Israel Lobby?
«Una coalizione informale di individui e gruppi che cerca di influenzare la politica estera americana in modo che Israele ne tragga beneficio».
Ed in Italia come stanno le cose?
Stiamo cercando di scoprirlo!
«Esistono due distinti meccanismi che impediscono alla realtà del conflitto israelo-palestinese di essere giustamente divulgata, e sono i due bavagli con cui i leader israeliani, i loro rappresentanti diplomatici in tutto il mondo, i simpatizzanti d’Israele e la maggioranza dei politici, dei commentatori e degli intellettuali conservatori di norma zittiscono chiunque osi criticare pubblicamente le condotte dello Stato ebraico nei Territori Occupati, o altri aspetti controversi della storia e delle politiche di quel Paese. Il primo bavaglio è l’impiego a tutto campo dei gruppi di pressione ebraici, le cosiddette lobby, per dirottare e falsificare il dibattito politico sul Medioriente (negli USA in primo luogo); il secondo è l’accusa di antisemitismo che viene sempre lanciata, o meglio sbattuta in faccia ai critici d’Israele» (P. Barnard, Perché ci odiano, p. 206).
Come «Informazione Corretta» e altri media presentano Israele, il Medio Oriente e la Palestina: Allam - Battista - Bordin - Buffa - Colombo - Diaconale - Fait - Ferrara - Frattini - Israel - Livni - Loewenthal - Nirenstein - Ostellino - Ottolenghi - Pacifici - Pagliara - PanellaPezzana - Polito - Prister - Santus - Volli

Ricerche correlate:

1. Monitoraggio di «Informazione Corretta»: Indice-sommario. – 2. Osservatorio sulle reazioni a Mearsheimer e Walt. – 3. La pulizia etnica della Palestina. – 4. Free Gaza Movement: una sfida al blocco israeliano. – 5. Studio delle principali Risoluzioni ONU di condanna a Israele. – 6. Cronologia del conflitto ebraico-palestinese. – 7. Boicottaggio prossimo venturo: la nuova conferenza di Durban prevista per il gennaio 2009. – 8. Teoria e prassi del diritto all’ingerenza. – 9. Per una critica italiana a Daniel Pipes. – 10. Classici del sionismo e dell’antisionismo: un’analisi comparata. – 11. Letteratura sionista: Sez. I. Nirenstein; II. Panella; III. Ottolenghi; IV. Allam; V. Venezia; VI. Gol; VII. Colombo; VIII. Morris; – 12. La leggenda dell’«Olocausto»: riapertura di un dibattito. – 13. Lettere a “La Stampa” su «Olocausto» e «negazionismo» a seguito di un articolo diffamatorio. – 14. Jürgen Graf: Il gigante dai piedi di argilla. – 15. Carlo Mattogno: Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. – 16 Analisi critica della manifestazione indetta dal «Riformista». – 17. Controappello per una pace vera in Medio Oriente. –

Di Sergio Luzzatto ricordo un suo faccia a faccia televisivo con Fiamma Nirenstein. Se ben ricordo, non avendo la videoregistrazione, vi fu un giudizio severo del prof. Luzzatto su madonna Fiammetta ed è penoso il ricordo di un dibattito dove era presente anche Augias, attento a non esporsi in merito alle “Pasque di sangue” di Ariel Toaff, il cui volume era stato recensito proprio da Luzzatto sul “Corriere della Sera”. Luzzatto avvertì che personaggi come quello citato si rendevano responsabili del sorgere di una nuova forma di antisemitismo che non aveva nulla a che fare con quelle finora note. Non so bene cosa intendensse Sergio Luzzatto, ma gli attacchi dei «Corretti Informatori» alla sua persona e ai suoi scritti mi inducono ad aprire una scheda esplorativa.

Versione 1.1
Status: 5.10.08
Sommario: 1. Auschwitz e la memoria di ognuno. – 2. Scende in campo Daniela Coli. –

1. Auschwitz e la memoria di ognuno. – Il dotto articolo di Sergio Luzzatto induce a pensare cose che forse egli stesso pensa ma non può dire senza suscitare un prevedibile vespaio. Io mi chiedo se e quando verranno i tempi in cui ciascuno possa dire la sua su eventi tragici di una guerra civile europea che si estende nell’arco di un trentennio, dal 1914 al 1945. Vi è stata purtroppo un’ideologia dei vincitori che si è imposta fino ai nostri giorni. In numerosi paesi d’Europa contrastare una siffatta ideologia significa essere arrestati e finire in carcere. In Italia, per fortuna non si è ancora giunti a questo, ma sono frequenti le demonizzazioni e le emarginazioni di quanti non pensano e non parlano “correttamente”. Non ho mai visitato Auschwitz e non credo lo farò mai, affrontando un lungo viaggio e spese. Stando in Monaco ho però visitato Dachau. L’impressione che ne ho tratto è che l’accoglienza di quanti vi erano internati non doveva essere più brutale e disumana di quanti oggi si trovano nei nostri “centri di accoglienza”, almeno secondo le descrizioni che si possono sentire da Radio radicale. Quando di una tragedia immane che riguarda intere generazioni e si protrae per parecchi decenni si cerca di isolarne singoli aspetti e momenti, si compie in realtà un ulteriore atto di guerra civile esteso fino ai nostri giorni. Si pretende di coinvolgere in una guerra che non hanno combattuto e di cui non sono responsabili i figli dei figli e le generazioni a venire. Ma se la “memoria” è un processo personale, basato su ricordi diretti, ma anche su testimonianze dei propri avi e su una libera ricostruzione del passato, facendo uso di propri documenti o diversamente interpretando quelli forniti da altri, allora non si può pretendere di imporre la Memoria Unica. Si rischia di suscitare reazione tanto più profonda e sorda quanto più penetranti e incisivi sono gli apparati repressivi. Il passato che è veramente trascorso dovrebbe essere appannaggio della ricerca libera e diligente degli storici, se esiste un simile mestiere, ma per il passato che è fatto di rancore e di ferite doloranti dovrebbe valere il principio dell’oblio. Non dunque la celebrazione di una memoria sempre più faziosa e ipocrita se non addirittura falsificante, ma la forza morale di dimenticare e di ritrovare le ragioni della pacifica convivenza.

2. Scende in campo Daniela Coli. – Appare su l’Occidentale una presa di posizione contro Sergio Luzzatto a firma Daniela Coli. È ricordato uno scontro televisivo di Sergio Luzzatto con Fiamma Nirenstein in Matrix. Non se se è lo stesso che ho visto io parzialmente. Ricordo bene il dilettantismo e la faziosità della Nirenstein. Ancora una volta viene rimproverato a Sergio Luzzatto la sua recensione a “Pasque di Sangue”. Ne sentii parlare per la prima volta mentre ero a cena con degli amici, fra cui Giano Accame. Ho quasi finito di leggere “Ebraismo virtuale” che mi offre una migliore intelligenza delle ragioni per le quali si sollevò tanta furia. L’uso del sangue nella cultura e tradizione ebraica è spiegato da Ariel Toaff in modo pienamente plausibile. È stucchevole la questione delle competenze accademiche, ma non bisogna essere accademici per comprendere le ragioni politiche della grande ostilità che si è già sollevata contro Ariel Toaff e Sergio Luzzatto che ne aveva data buona recensione. Mi trovo costretto a leggere tutti i libri, o almeno quelli più chiacchierati, di Ariel Toaff. Intanto riporterò qui di seguito la recensione che a Toaff aveva fatto Sergio Luzzatto, se riesco a trovarla in rete nell’archivio del “Corriere della Sera”. Eccolo trovato!
SAGGI La sconcertante rivelazione di Ariel Toaff: il mito dei sacrifici umani non è solo una menzogna antisemita

Quelle Pasque di Sangue

Il fondamentalismo ebraico nelle tenebre del Medioevo

Trento, 23 marzo 1475. Vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica. Nell’abitazione-sinagoga di un israelita di origine tedesca, il prestatore di denaro Samuele da Norimberga, viene rinvenuto il corpo martoriato di un bimbo cristiano: Simonino, due anni, figlio di un modesto conciapelli. La città è sotto choc. Unica consolazione, l’indagine procede spedita. Secondo gli inquirenti, hanno partecipato al rapimento e all’uccisione del «putto» gli uomini più in vista della comunità ebraica locale, coinvolgendo poi anche le donne in un macabro rituale di crocifissione e di oltraggio del cadavere. Perfino Mosé «il Vecchio», l’ebreo più rispettato di Trento, si è fatto beffe del corpo appeso di Simonino, come per deridere una rinnovata passione di Cristo. Incarcerati nel castello del Buonconsiglio e sottoposti a tortura, gli ebrei si confessano responsabili dell’orrendo delitto. Allora, rispettando il copione di analoghe punizioni esemplari, i colpevoli vengono condannati a morte e giustiziati sulla pubblica piazza. Durante troppi secoli dell’era cristiana, dal Medioevo fino all’Ottocento, gli ebrei si sono sentiti accusare di infanticidio rituale, perché quelle accuse non abbiano finito con l’apparire alla coscienza moderna niente più che il parto di un antisemitismo ossessivo, virulento, feroce. Unicamente la tortura - si è pensato - poteva spingere tranquilli capifamiglia israeliti a confessare di avere ucciso bambini dei gentili: facendo seguire all’omicidio non soltanto la crocifissione delle vittime, ma addirittura pratiche di cannibalismo rituale, cioè il consumo del giovane sangue cristiano a scopi magici o terapeutici. Impossibile credere seriamente che la Pasqua ebraica, che commemora l’esodo degli ebrei dalla cattività d’Egitto celebrando la loro libertà e promettendo la loro redenzione, venisse innaffiata con il sangue di un goi katan, un «piccolo cristiano»! Più che mai, dopo la tragedia della Shoah, è comprensibile che l’«accusa del sangue» sia divenuta un tabù. O piuttosto, che sia apparsa come la miglior prova non già della perfidia degli imputati, ma del razzismo dei giudici. Così, al giorno d’oggi, soltanto un gesto di inaudito coraggio intellettuale poteva consentire di riaprire l’intero dossier, sulla base di una domanda altrettanto precisa che delicata: quando si evoca tutto questo - le crocifissioni di infanti alla vigilia di Pesach, l’uso di sangue cristiano quale ingrediente del pane azzimo consumato nella festa - si parla di miti, cioè di antiche credenze e ideologie, oppure si parla di riti, cioè di eventi reali e addirittura prescritti dai rabbini? Il gesto di coraggio è stato adesso compiuto. L’inquietante domanda è stata posta alle fonti dell’epoca, da uno storico perfettamente attrezzato per farlo: un esperto della cultura alimentare degli ebrei, tra precetti religiosi e abitudini gastronomiche, oltreché della vicenda intrecciata dell’immaginario ebraico e di quello antisemita. Italiano, ma da anni docente di storia medievale in Israele, Ariel Toaff manda in libreria per il Mulino un volume forte e grave sin dal titolo, Pasque di sangue. Magnifico libro di storia, questo è uno studio troppo serio e meritorio perché se ne strillino le qualità come a una bancarella del mercato. Tuttavia, va pur detto che Pasque di sangue propone una tesi originale e, in qualche modo, sconvolgente. Sostiene Toaff che dal 1100 al 1500 circa, nell’epoca compresa tra la prima crociata e l’autunno del Medioevo, alcune crocifissioni di «putti» cristiani - o forse molte - avvennero davvero, salvo dare luogo alla rappresaglia contro intere comunità ebraiche, al massacro punitivo di uomini, donne, bambini. Né a Trento nel 1475, né altrove nell’Europa tardomedievale, gli ebrei furono vittime sempre e comunque innocenti. In una vasta area geografica di lingua tedesca compresa fra il Reno, il Danubio e l’Adige, una minoranza di ashkenaziti fondamentalisti compì veramente, e più volte, sacrifici umani. Muovendosi con straordinaria perizia sui terreni della storia, della teologia, dell’antropologia, Toaff illustra la centralità del sangue nella celebrazione della Pasqua ebraica: il sangue dell’agnello, che celebrava l’affrancamento dalla schiavitù d’Egitto, ma anche il sangue del prepuzio, proveniente dalla circoncisione dei neonati maschi d’Israele. Era sangue che un passo biblico diceva versato per la prima volta proprio nell’Esodo, dal figlio di Mosè, e che certa tradizione ortodossa considerava tutt’uno con il sangue di Isacco che Abramo era stato pronto a sacrificare. Perciò, nella cena rituale di Pesach, il pane delle azzime solenni andava impastato con sangue in polvere, mentre altro sangue secco andava sciolto nel vino prima di recitare le dieci maledizioni d' Egitto. Quale sangue poteva riuscire più adatto allo scopo che quello di un bambino cristiano ucciso per l' occasione, si chiesero i più fanatici tra gli ebrei studiati da Toaff? Ecco il sangue di un nuovo Agnus Dei da consumare a scopo augurale, così da precipitare la rovina dei persecutori, maledetti seguaci di una fede falsa e bugiarda. Sangue novello, buono a vendicare i terribili gesti di disperazione - gli infanticidi, i suicidi collettivi - cui gli ebrei dell' area tedesca erano stati troppe volte costretti dall' odiosa pratica dei battesimi forzati, che la progenie d' Israele si vedeva imposti nel nome di Gesù Cristo. Oltreché questo valore sacrificale, il sangue in polvere (umano o animale) aveva per gli ebrei le più varie funzioni terapeutiche, al punto da indurli a sfidare, con il consenso dei rabbini, il divieto biblico di ingerirlo in qualsiasi forma. Secondo i dettami di una Cabbalah pratica tramandata per secoli, il sangue valeva a placare le crisi epilettiche, a stimolare il desiderio sessuale, ma principalmente serviva come potente emostatico. Conteneva le emorragie mestruali. Arrestava le epistassi nasali. Soprattutto rimarginava istantaneamente, nei neonati, la ferita della circoncisione. Da qui, nel Quattrocento, un mercato nero su entrambi i versanti delle Alpi, un andirivieni di ebrei venditori di sangue umano: con le loro borse di pelle dal fondo stagnato, e con tanto di certificazione rabbinica del prodotto, sangue kasher... Risale a vent' anni fa un libretto del compianto Piero Camporesi, Il sugo della vita (Garzanti), dedicato al simbolismo e alla magia del sangue nella civiltà materiale cristiana. Vi erano illustrati i modi in cui i cattolici italiani del Medioevo e dell' età moderna riciclarono sangue a scopi terapeutici o negromantici: come il sangue glorioso delle mistiche, da aggiungere alla polvere di crani degli impiccati, al distillato dai corpi dei suicidi, al grasso di carne umana, entro il calderone di portenti della medicina popolare. Con le loro «pasque di sangue», i fondamentalisti dell' ebraismo ashkenazita offrirono la propria interpretazione - disperata e feroce - di un analogo genere di pratiche. Ma ne pagarono un prezzo enormemente più caro. * * * Il tema del libro Esce in libreria dopodomani, giovedì 8 febbraio, il libro di Ariel Toaff «Pasque di sangue. Ebrei d' Europa e omicidi rituali» (pp. 364, 25), edito dal Mulino Il saggio affronta il tema dell' accusa, rivolta per secoli agli ebrei, di rapire e uccidere bimbi cristiani per utilizzarne il sangue nei riti pasquali * * * Il caso di Trento Nel 1745 il piccolo Simone venne trovato morto a Trento Per il suo omicidio furono giustiziati 15 ebrei Fino al 1965 Simone fu venerato come beato * * * Uno storico del giudaismo Ariel Toaff, figlio dell' ex rabbino capo di Roma Elio Toaff, insegna Storia del Medioevo e del Rinascimento presso la Bar-Ilan University in Israele Tra le sue opere edite dal Mulino: «Il vino e la carne. Una comunità ebraica nel Medioevo» (1989), «Mostri giudei. L' immaginario ebraico dal Medioevo alla prima età moderna» (1996), «Mangiare alla giudia. La cucina ebraica in Italia dal Rinascimento all' età moderna» (2000)

Luzzatto Sergio

Pagina 41
(6 febbraio 2007) - Corriere della Sera

Ma non è il solo articolo scritto da Luzzatto sulla questione. Di pochi giorni dopo è il seguente:

il Libro Scomunicato Prima di Essere Letto

Dopo anni di ricerche nelle biblioteche e negli archivi d' Europa, lo storico Ariel Toaff ha scritto un libro, Pasque di sangue (il Mulino), in cui sostiene che l' accusa contro gli ebrei di avere praticato l' omicidio di bambini cristiani a scopo rituale potrebbe non essere stata del tutto falsa. Probabilmente, alcuni episodi del genere si verificarono davvero nel tardo Medioevo. Trattandosi di materia così delicata (l' «accusa del sangue» è stata per secoli un' arma in mano agli antisemiti più virulenti e feroci), le tesi del professor Toaff avrebbero meritato un massimo di attenzione critica. Più che lecito, ovviamente, trovarsi in disaccordo con lui. Ma per riuscire credibile, il disaccordo andrebbe motivato con argomenti storiografici, dopo avere dimostrato il carattere non probante delle fonti impiegate. Invece, due giorni prima che il libro approdasse in libreria - dunque, totalmente alla cieca: senza avere altra idea del suo contenuto che una recensione sul «Corriere» - il fior fiore dei rabbini d' Italia ha dichiarato «aberranti» le tesi di Toaff, mentre larghi settori dell' ebraismo italiano scagliavano contro di lui ogni genere di contumelia. A fronte di questo linciaggio culturale, è auspicabile che qualche voce di solidarietà per Toaff si levi dal mondo degli storici di professione. Non c' è bisogno di essere d' accordo con lui. Basta riconoscere che quello di chi studia il passato è un mestiere libero oltreché serio. E che non sarà un cartello di rabbini (né, in altri contesti, un cartello di vescovi o di imam) a fissare il limite dello storicamente plausibile e dello storicamente aberrante.

Luzzatto Sergio

Pagina 41
(10 febbraio 2007) - Corriere della Sera

Ed ancora nello stesso mese di febbraio 2007 si ritrova un ulteriore intervento:

Le polemiche seguite a «Pasque di sangue» sugli omicidi rituali che sarebbero stati commessi alla fine del Medioevo

La Storia divisa

Caso Toaff: il rischio di un pensiero unico se il dibattito è fuori dallo spazio e dal tempo

Dopo che il libro di Ariel Toaff sugli ebrei d' Europa e gli omicidi rituali nel tardo Medioevo, Pasque di sangue, era stato giudicato «aberrante» dai rabbini d' Italia prima ancora che ne avessero potuto leggere una singola pagina, era lecito augurarsi due cose. La prima: che gli storici di mestiere aprissero intorno al volume un dibattito critico. La seconda: che gli intellettuali difendessero comunque la persona di Toaff, la sua piena libertà di ricerca e di espressione. Il dibattito critico si è effettivamente aperto, con il contributo di alcuni fra i maggiori studiosi italiani del Quattro e del Cinquecento (sul Corriere della Sera di venerdì 23 febbraio, Carlo Ginzburg). È stato un dibattito serio, quanto può esserlo una discussione intorno a problemi complessi che si svolge sulle pagine di giornali a larga tiratura anziché in sedi accademiche o scientifiche. E sono emersi due limiti gravi del lavoro di Toaff. Anzitutto, la scarsa chiarezza del suo discorso intorno al carattere episodico o seriale dei reati di sangue da lui attribuiti ai «fondamentalisti» dell' ebraismo ashkenazita tardomedievale. Inoltre, l' impiego disinvolto di testi prodotti dalla controversistica cattolica del Sei o del Settecento, troppo spesso viziati da un pregiudizio antisemita. Ma è stato un altro l' argomento principale brandito dai critici di Toaff, sulla base del quale il libro è stato gettato alle ortiche della storiografia, o addirittura alla sentina dell' etica: l' autore avrebbe preso per buone, quali fonti a sostegno della sua tesi sulla reale occorrenza di omicidi rituali, testimonianze estorte agli imputati attraverso l' uso della tortura. Argomento in apparenza solido, e di sicuro effetto mediatico. Peccato che si tratti di un argomento tre volte pretestuoso. È pretestuoso perché Toaff stesso, lungi dall' ignorarlo, lo prende in conto ad ogni pagina del suo libro, salvo rispondere che a testimonianze di quel genere va riconosciuto un valore, ove se ne trovino riscontri in altre fonti dell' epoca. È pretestuoso perché non soltanto Pasque di sangue, ma molti altri libri importanti di storia religiosa del Quattro e del Cinquecento si fondano sopra fonti inquisitoriali identiche a quelle impiegate da Toaff: testimonianze estorte con la tortura, ma riscontrate mediante controlli incrociati. Ed è pretestuoso perché rimprovera a Toaff di avere fornito «indizi» anziché «prove»: quasi che lo studioso di crimini commessi sei secoli fa possa muoversi sulla scena del delitto con gli strumenti di un ispettore del Ris, trovando in un angolo la pistola ancora fumante, oppure anche meglio tracce organiche da sottomettere alla prova del Dna... Naturalmente, che qualcosa venga confessato sotto tortura non è una prova che quel fatto sia vero. Però, non è neppure una prova che quel fatto sia falso. Lo sanno bene gli aguzzini del ventunesimo secolo, che ancora si servono della tortura non solo per architettare teoremi accusatori o teorie del complotto, ma anche per estorcere ai seviziati informazioni utili circa attività passate, trame presenti, progetti futuri. Da questo punto di vista, escludere a priori che alcuni ebrei fanatici del Medioevo abbiano compiuto gesti omicidi, per il solo motivo che l' hanno confessato sotto tortura, è un ragionamento che dovrebbe offendere qualsiasi intelligenza. Di là dalla discussione di metodo sul libro di Toaff, avvilente è stato lo spettacolo offerto dagli intellettuali italiani in quanto comunità scientifica. Rare, rarissime sono state le prese di posizione in difesa della libertà della cultura, come quella ferma e forte di Piero Ignazi sul Sole-24 Ore. Abbondanti, abbondantissime sono state le reazioni scomposte e le denunce infondate. Colleghi che fino al giorno prima della pubblicazione di Pasque di sangue avevano condiviso con Toaff la direzione della maggiore rivista accademica sulla storia degli ebrei in Italia hanno improvvisamente scoperto che si erano seduti per anni accanto a un dilettante della storiografia, e lo hanno altamente proclamato sui maggiori giornali. Insigni studiosi hanno accusato Toaff di attentare, nientemeno, alla sacralità del Giorno della Memoria: suggerendo un nesso (introvabile, se non nel delirio dell' antisemitismo) fra quanto possa essere accaduto a Ratisbona o a Trento nel tardo Quattrocento e quanto è avvenuto in Europa al tempo della Shoah. Appena pochi giorni prima dell' uscita di Pasque di sangue, la preoccupazione per i rischi insiti nel principio di una «verità storica di Stato» aveva spinto un nutrito gruppo di studiosi a firmare un appello contro il progettato decreto del ministro della Giustizia Mastella, che elevava a reato la negazione della Shoah. Dunque, persino le farneticazioni di quanti negano l' esistenza delle camere a gas erano sembrate degne di tutela giuridica a quanti difendono un' idea di storia come libera ricerca sul passato. Mentre gli studi di un professore da tutti stimato fino a un mese fa, anni e anni di lavoro nelle biblioteche e negli archivi, anni e anni di confronto intellettuale con colleghi e studenti, gli hanno meritato da un giorno all' altro una reputazione infamante. Il fatto che Toaff sia stato lasciato solo ad affrontare la bufera scatenata dal suo libro spiega gli sviluppi successivi della vicenda. La minaccia pendente sul suo capo di perdere il posto di docente universitario in Israele. Il tentativo di alcuni colleghi dell' università Bar-Ilan di prenderne le difese, salvo arrendersi alle ragioni politiche della situazione israeliana e alle pressioni economiche della diaspora americana. Infine, l' abiura di Ariel Toaff: il libro ritirato dal mercato italiano; i diritti d' autore devoluti alla medesima organizzazione ebraica statunitense, l' Anti-Defamation League, che senza nulla sapere del contenuto del volume lo aveva dichiarato ignobile; le scuse presentate da Toaff agli ebrei d' Israele e del mondo. La morale dell' intera vicenda va tratta da un' intervista rilasciata a la Repubblica dal padre di Ariel, Elio Toaff. L' ex rabbino capo della comunità ebraica di Roma si è pubblicamente compiaciuto dell' abiura del figlio, salutandone il ritorno all' ovile del pensiero unico sulla storia dell' ebraismo. Un pensiero che non ammette neppure la possibilità che gli ebrei abbiano avuto una storia in comune con altri uomini e altre donne, i «gentili»: storia fatta di incontri e di scontri, di convivenza e di intolleranza, di rispetto e di odio. Un pensiero che ha bisogno di considerare gli ebrei come al di fuori dello spazio e del tempo: mai nel bene o nel male attori vivi della storia, ma sempre, comunque, unicamente personaggi disossati, agnelli sacrificali, vittime vittime vittime. «Non è parlando di sciocchezze come queste che si salvaguarda la vera essenza dell' ebraismo», ha dichiarato Toaff padre a proposito del libro del figlio. E si avrebbe voglia di replicare, al venerando rabbino emerito della comunità di Roma: «Maestro, siamo proprio sicuri che l' essenza dell' ebraismo si salvaguardi con l' interdetto etico e scientifico? Siamo sicuri che l' abiura alla quale suo figlio è stato obbligato non rappresenti, al contrario, una vergogna per gli ebrei così come per i gentili?».

Luzzatto Sergio

Pagina 31
(26 febbraio 2007) - Corriere della Sera

Davvero una brutta faccenda. Il fatto che in questo momento sia passato più di un anno e mezzo ci consente di fare un bilancio.


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3. Uno a mille. – In questo articolo di Sergio Luzzato un dat qui attrae la mia attenzione, un dato sul quale tornare a riflettere. A proposito di proporzioni sembrebbe che Netanyahu accetterebbe una scambio di Shalit con 1000 prigioneri palestinesi. Ebbene, in Gaza durante "piombo Fuso” è stata anche questa la proporzione dei: mille palestinesi uccisi per un soldato israeliano morto.

venerdì 26 settembre 2008

Capi di governo contro: 45. Mahmoud Ahmadinejad fatto passare per il genio del male

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Sembra ogni giorno più evidente il fallimento di una strategia ad un tempo politico-militare e mediatica per ripetere gli scenari delle guerre illegali e gratuite invasioni ad Afghanistan e Iraq. Come è stato ben osservato da Sergio Romano, l’Iran non ha mai fatto guerra a nessuno nel corso della sua storia, ma ha subito guerre da parte di altri. Nel 1953 fu imposto il regime dello Scià con un colpo di stato della CIA. Gli iraniani se ne sono liberati nel 1979. Dopo la rovinosa guerra americana all’Iraq, sobillata da Israele e costata milioni di morti e rovine irreparabili, sembrava oggettivamente rafforzato il ruolo dell’Iran, che incautamente era stato liberato dal suo nemico storico, l’Iraq, già alleato degli USA, quando si trattava di fare la guerra all’Iran. Era nella logica delle cose piuttosto che nelle ragioni della pace e della giustizia che una guerra all’Iran dovesse essere fatta. La preparazione mediatica ha avuto da noi il suo momento più basso nella manifestazione capitolina preparata da Antonio Polito, direttore de “Il Riformista” e da Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica romana. Ma il diavolo ci ha messo la coda! Dopo l’aggressione della Georgia alla Russia, con coinvolgimento acclarato di Israele, e dopo la terribile crisi economica degli Stati Uniti, non sembrano più attuali i piani di guerra meticosamente preparati e dati come di imminente attuazione su una Radio nostrana, altro luogo di abituale propaganda sionista. Cozzano contro il senso comune le strida israeliane davanti al paventato timore dell’atomica iraniana quando sfacciatamente la stessa Israele possiede da decenni un armamento atomico di cui non rende conto a nessuno e di cui nessun politico e governante sembra voler sapere. Tutta la montatura mediatica contro Ahmadinejad si va ritorcendo contro i suoi stessi ideatori. I problemi interni dell’Iran non sono più gravi di quelli dell’Italia o della stessa Israele, il cui regime “democratico” si basa su un apartheid sempre più difficile da negare. È altamente ipocrita indicare la situazione degli omosessuali o delle donne in Iran mentre in Israele impera l’apartheid, il razzismo, la pulizia etnica, mentre la vergogna di Gaza grida vendetta al cospetto di ogni dio.

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Sommario: 1. Il livore degli imbroglioni smascherati per tali. – 2. Le ramificazioni della lobby. – 3. Il realismo sionista di Peppino Caldarola. – 4. Israele fabbricante e fornitore di armi a terzi. – 5. Lo scudo di Giuliano. – 6. «Finché c’è guerra, c’è speranza». – 7. L’ottica coloniale di Fiamma Nirenstein. – 8. Gli interessi di Israele spacciati per interessi dell’Occidente. – 9. La pax americana. – 10. La prova provata: era pronto l’attacco!. – 11. Un ministro degli esteri patetico. – 12. L’isteria depurata di Deborah Fait sull’orlo del suicidio. – 13. Daniel Pipes in lutto. – 14. Il rabbino Cohen, il presidente Ahamadinejad e papa Ratzinger. – 15. Dialogo fra sordi. – 16. Romano Prodi a Teheran in visita da Ahmadinejad. – 17. L’«Olocausto» come illazione mitica e impossibile. – 18. Cosa vuolsi dimostrare? – 19.

1. Il livore degli imbroglioni smascherati per tali. – Andando al link si ha una successione di tre stelle sioniste. L’ineffabile madonna Fiammetta Nirenstein assurta al parlamento italiano per nomina fatta da Gianfranco Fini che l’ha messo in buona posizione nell’elenco bloccato delle candidature e non per elezione del popolo italiano che è stato condotto alle urne con una legge elettorale rifiutata dall’ex Congo Belga in quando giudicata antidemocratica. Inutile cercare argomenti nell’articolo. Vi è soltanto del livore per calcoli e mire andate a vuoto. Almeno così sembra, non potendo mai essere tranquilli con lo scellerato bisogno sionista di nuove guerre. Segue un editoriale del “Foglio”, sede abituale delle incursioni mediatiche sionsite. E per la comica finale troviamo uno scritto della aipacchiana Peppina Pristed che da New York allunga le mani sull’Italia e su Piazza del Campidoglio, dove uno sparuto gruppo di ebrei romani aveva sperato in un’imminente guerra dell’Occidente contro l’Iran. Si attarda sulla stessa linea l’articolista de “l’Opinione”, altra testata di ordinaria propaganda sionista.

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2. Le ramificazioni della lobby. – Adesso, a fine settembre, non si parla più di imminente attacco degli USA all’Iran. Si lascia intendere che un simile attacco potrebbe essere condotto dalla sola Israele. Non sonon certo io a poter vedere nella palla di vetro gli eventi che saranno. È però lecito ripercorrere a ritroso le voci di quanti avevano dato per certo, imminente, auspicabile, doveroso un nuovo intervento militare contro un paese di 70 milioni di abitanti con lutti e conseguenze incalcolabili. Quanti occhi per vedere o per leggere e informarsi posson ben sapere quale è stata la storia del Medio Oriente particolarmente negli ultimi decenni. È istruttivo leggere tra le righe i desideri di quanti avevano puntato sulla guerra proprio ieri. Il signor Elkan di cui al link credo sia il signore che per la prima e unica volta mi è capitato di vedere e ascoltare in un centro culturale della comunità ebraica romana, dove ero stato invitato da un amico che presentava qui un suo libro. Mi è stato poi spiegato che Elkan è un ricchissimo ebreo imparentato con gli Agnelli, i noti fabbricanti di automobili. La sciocca “lettera aperta” richiama la mia attenzione per un solo aspetto che è il seguente: costoro si rivolgono apertamente al signor Elkan in quanto proprietario o manager della Fiat perfettamente in grado e di valutare la situazione internazionale insieme con la convenienza economica di una fabbrica di automobili, spesso assistita dal contribuente italiano, oppure si rivolgono al signor Elkan in quanto ebreo facente parte di una lobby i cui interessi possono essere diversi da quelli della FIAT e del popolo italiano? Ho solo espresso un dubbio, pur sapendo che non mi sottrarrò alla consueta accusa di antisemitismo.

3. Il realismo sionista di Peppino Caldarola. – L’articolo vuole essere una critica di un qualche livello alle analisi di Sergio Romano riguardo la Russia, l’Iran, il Medio Oriente. È un testo contorto che non regge il confronto con la limpidezza argomentativa di Sergio Romano. Quello che si può capire che per Caldarola la NATO può ben spingersi fino alla Piazza Rossa, magari finanziando il dissendo dei dissidenti moscoviti ed aprendo uffici della CIA nella stessa Mosca. Tutto questo con il plauso degli stessi russi che non aspettano altro che di essere pure loro liberati da un’armata NATO supportata da forze israeliane. Questo sarebbe il realismo di Caldarola. Quanto al Medio Oriente deve condursi a termine un addomesticamento di tutta l’area in modo eguale a come è stato fatto per l’Europa, che ha poi visto sorgere fra il suo ceto politico personaggi come lo stesso Caldarola o una Fiamma Nirenstein messa in parlamento da Fini per celebrare la sua conversione democratica sulla via di Damasco. L’articolo che abbiamo qui riportato ha lo scopo di dare una documentazione di tutte le forse politiche che erano pronte ad applaudire alla nuova guerra su due fronti: quello georgiano in funzione antirussa e quello iraniano ispirato da Israele. Tutti costoro vogliono trascinarci in guerra, chiamando libertà la sudditanza all’America delle Lobbies e democrazia l’esportazione dei nostri vizi.

4. Israele fabbricante e fornitore di armi a terzi. – Colte con le mani nel sacco, cioè a fornire armi e addestramento alle truppe georgiane, sarebbe stato ben strano che la Russia applaudisse. Leggiamo quindi della Russia che fornisce armi alla Siria. La risposta di Israele – secondo il Foglio – sarebbe una ulteriore intelligente mossa consistente nel fornire armi all’India, evidentemente in funzione antirianiana. Senza nessuna pretesa di essere degli analisti, noi qui leggiamo un ruolo di Israele sempre volto a fomentare guerre in ogni angolo del globo. Israele è nata sulla guerra, dalla prima guerra mondiale in poi, e solo sulla guerra riesce a sopravvivere e prosperare. In un mondo che cerca la pace Israele ha solo interesse alla guerra, per assicurare cosi – si dice – il suo sacrosanto diritto all’esistenza, speculare alla non esistenza dei suoi vicini arabi.

5. Lo scudo di Giuliano. – Si segnala l’articolo del 19 agosto scorso a documentazione del clima di attesa per un agognato imminente attacco all’Iran. Vi è da comprendere che chi intende attaccare non dice mai “ti attacco”, ma fa ricadere la responsabilità dell’aggressione sullo stesso aggredito. La favola del lupo e dell’agnello rivela qui la sua perenne attualità.

6. «Finché c’è guerra, c’è speranza». – I «Corretti Informatori» devono essere proprio un branco di idioti. Non è un insulto perché si ritorce su me stesso che dedico tanta attenzione e tempo a simili idioti. Non si rendono conto o non vogliono rendersi conto delle implicazione di un coinvolgimento di Israele nelle faccende georgiane. Anzi, ne menano pure vanto. Ho più volte tracciato una storia del sionismo come sempre connessa ad una guerra di aggressione. I capi sionisti hanno potuto accrescere nel tempo la loro influenza inserendosi abilmente nelle guerre degli uni contro gli altri e cambiando fronte a seconda delle convenienze del momento. Ad esempio, hanno incominciato con il favore dell’Inghilterra per poi terminare con l’attentato al King David Hotel. Ma le implicazioni georgiane rischiano di vanificare quell’opera di infiltrazione e condizionamento dei mass-media di cui stranamente già si parlava nel falsi Protocolli, che per questo particolare aspetto ha indotto Gianni Vattimo all’uscita che poi gli è stata rinfacciata fra gli altri anche da Massimo Cacciari, di cui ricordo il sorrisetto televisivo. Non so quanto Massimo fosse effettivamente informato del contesto filologico della poco diplomatica dichiarazione di Vattimo. Ma adesso diventa sempre più chiaro quanto gli interessi israeliani siano legati a scenari di guerra. Il vero pericolo non è l’Iran, ma Israele con tutto il suo arsenale militare. È da qui che occorrebbe incominciare il disarmo!

7. L’ottica coloniale di Fiamma Nirenstein. – Io non so dire quanto il mutamento dello scenario globale dopo l’8 agosto, cioè l’invasione georgiana in funzione antirussa, fosse stato previsto o fosse almeno prevedibile o se sia stato un evento che ha colto tutt di sorpresa, comuni cittadini e capi di governo. In quanto comune cittadino che cerca di tenersi informato sulle cose del mondo io temevo una guerra imminente all’Iran sul modello di quella mossa da Bush all’Iraq. Una guerra che mi ha commosso profondamente non già perché parteggiassi da una parte piuttosto che per l’altra, ma perché mai come prima una guerra mi era parsa così evidente in tutta la sua stupidità e disumanità. Giustamente, una giornalista dell’«Avvenire», Laura Bosio, ha commentato che in una guerra non vi sono mai vincitori: l’eterno conflitto israeliano-palestinese, la moderna guerra dei Cento Anni – come ha detto giustamente Sergio Luzzatto in contradditorio con madonna Fiammetta – sta a dimostrarlo. Quanto più i sionisti – o come meglio altro si possono definire quegli uomini assetati di sangue che con ferocia determinazione hanno incominciato ad invadere ed occupare la Palestina fin dagli inizi del secolo scorso – invocano le loro ragioni, il loro diritto all’esistenza tutto fondato sulla negazione dell’altrui diritto a vivere nella casa in cui è natto tanto più convincono del loro torto, anche se vincono le guerre in forza delle loro armi superiori e dei loro potenti alleati. Nell’articolo di madonna Fiammetta, per nostra disgrazia messa nel parlamento italiano anziché nella Knesset, una sola frase, la prima, merita tutta la nostra attenzione: «Nel mondo arabo l’opinione pubblica tiene per Putin e non per la Georgia». Il resto dell’articolo non attira la nostra attenzione e non siamo disposti a spendere altro tempo per un’analisi. È da aggiunere, per quanto posso giudicare, o per quanto mi riguarda, che anche in Italia e in Europa l’opinione pubblica tiene per Putin anziché per la Georgia che con totale irresponsabilità ha pensato di poter trascinare in guerra il mondo. Chi ha studiato un po’ di storia ricorda come l’Europa precipitò in una guerra che costò lutti infiniti per un semplice attentato a Serajevo nell’estate del 1914. Il mondo non è diventato più sicuro quando è finita la guerra fredda. L’unica superpotenza rimasta ha creduto di poter dettare la sua legge al mondo, chiamando il suo arbitrio, il suo capriccio, con il nome di diritto umano, giustizia, libertà e cose simili aa cui solo ingenui o persone interessate potevano dare il minimo credito. Quanto al timore dei vicini arabi dell’Iran per una egemonia iraniana credo poco. E comunque non resterebbe loro altra scelta che di vivere in un mondo non più arabo, ma americanizzato e dato in gestione a Israele. Se vivessi in quelle disgraziate lande, non mi sentirei allettato da questa prospettivo. Sono e resto un italiano ed un europeo con unica lealtà e fedeltà e ritengo che l’interesse dell’Europa intera stia in una politica di pace e di proficui scambi con tutto il mondo arabo-musulmano e con la Russia che deve essere aiutata (non circuita) nel suo processo di mutamento istituzionale endogeno. Non ritengo che la guerra che ha distrutto l’Europa sia stata un bene, una “liberazione”. Proprio l’esempio della Russia da una parte e della Cina dall’altra dimostrano che le forme di governo possono mutare secondo i desideri dei cittadini, mentre la sconfitta bellica con conseguente perdita della propria libertà ed autonomia sono mali irreparabili. Gli arabi evidentemente non ne vogliono sapere del destino europei. Non so dare loro torto. Se veramente si consoliderà nel tempo una nuova contrapposizione USA-Russia, dovrebbe essere questa per noi l’occasione per recupera una nostra autonomia e per svolgere una vera politica di pace, incompatibile con l’allenza USA-Israele.

8. Gli interessi di Israele spacciati per interessi dell’Occidente. – Alla data del 16 agosto non er ancora emersa la crisi interna americana. Madonna Fiammetta, forse istruita dal Mossad, agita lo spauracchio di un possibile intervento militare della sola Israele, giacché l’Occidente cieco non è capace di agire. Alla follia sionista non vi è limite e tutto è possibile. Ma per chi ha interessa solamente alla pace vi è poca differenza. Se propria guerra deve essere, è sempre meglio che sia la sola Israele a muoverla e ad assumersene da sola e per intero la responsabilità anziché trovarci tutti coinvolti in un guerra dalla possibile degenerazione planetaria per gli esclusivi interessi di Israele che fino ad oggi ha sempre lucrato sulla guerra fatta da altri contro altri ed entro le quali ha tratto vantaggi infiniti.

9. La pax americana. – L’unica cosa che trovo interessante e convincente in questo articolo è la tranquilla ammissione dell’esistenza di un disegno di “pax americana”. Questa disegno è anzi dato come un presupposto di ogni agire politico da un decennio a questa parte. Una “pax americana” molto simile a quella che abbiamo conosciuto in Europa nel 1945 e che ha visto il continente diviso in condominio fra i vincitori e con regimi fantoccio dall’una e dall’altra parte. Per molti è una situazione accettbile e gradevole. Non pare però che in Medio Oriente sia possibile e gradita una simile soluzione. E noi europei faremmo bene ad interrogarci sulla nostra attuale condizione politica. Una pace duratura non può mai essere quella dettata da un vincitore, ma deve nascere dalla libera scelta dei popoli.

10. La prova provata: era ponto l’attacco!. – Quello che si sentiva nell’aria e che tizi come Bordin ci bisbigliano per radio è finalmente giunta. L’isteria dei “Corretti Informatori” non sa dire altro che la notizia è falsa ma non spiega perché sarebbe falsa. Come se un’aggressione all’Iran non fosse mai stata nei loro desideri! Forse ciò che non si vuole ammettere è lo scorno delle valutazioni di Bush circa le probabilità di successo di un attacco condotto dalla sola Israele con il veto americano. Ciò che si dimostra è che veramente, come dice Ahaminejad, Israele è destinata a scomparire dalla carta geografica senza il determinante appoggio americano ed europeo. Il “miracolo economico” israeliano non sarebbe mai stato possibile senza l’immenso flusso di denaro dall’Europa e dall’America. Il link a IC si chiude con la solita paranoia dell’«istigazione all’odio contro Israele» di cui però questo volta è assai difficile capire in cosa consista. La notizia è ripresa e riportata anche da altre testate con nuovi particolari: asca,

11. Un ministro degli esteri patetico. – Non ricordo un peggiore ministro degli esteri. L’animus di Frattini è ben noto. Le sue frequenti esternazioni senza sfumature ci consentono di capire l’uomo e le sue risorse intellettuali. Malgrado la presunzione sa però di non essere onnipotente e di rappresentare uno stato che è una nullità politica, già detto lo stato delle tre S, a fronte delle due S di infelice memoria. La situazione internazionale con la sua forza cogente delle cose sta lentamente costringendo il ministro italo-sionista ad una marcia indietro dai suoi propositi manifesti. Ne viene fuori un’immagine di doppiezza morale e di scarso senso dello stato e della dignità nazionale. Decisamente il più stupido ed il peggiore dei ministri che l’Italia abbia mai avuto a memoria di chi scrive.

12. L’isteria depurata di Deborah Fait sull’orlo del suicidio. – Ormai sono convinto che testi come quelli che si possono leggere andando al link debbano interessare principalmente i manuali di psichiatria. Tuttavia essendo Deborah Fait certamente un personaggio rappresentativo della fauna sionista vogliamo fare un insolito esperimento. Depuriamo dal suo stesso testo le parole che indicano dati di fatto che la stessa Boccuccia di Rosa ammette esser tali. Tralasciamo le esternazioni isteriche che riguardano lei stessa e solo lei. Ecco cosa ne viene fuori:
«Le parole di Ahmadinejad sono state applaudite. Il mondo intero, rappresentato all’ONU, ha applaudito Ahmadinejad… Il mondo intero ha applaudito Ahmadinejad, le femministe preferiscono scrivere contro Israele, se proprio devono dare segni di vita. Due ambasciatori soltanto si sono alzati e sono usciti quando Ahmadinejad ha incominciato a parlare: Israele e USA. Tutti gli altri sono rimasti ad ascoltarlo affascinati e alla fine il boato degli applausi etc. Il momdo è cambiato. Ahmadinejad non urla, lui parla calmo e tranquillo e pacificamente dice alla platea delle Nazioni Unite che i sionisti sono il male del mondo. I rappresentanti delle nazioni presenti si spellavano le mani nell’ovazione che ne è seguita. Erano sani di mente? qualcuno li aveva pagati? qualcuno li aveva costretti? no, pare che gli applausi fossero spontanei, pare che a nessuno desse fastidio un rappresentante che etc. Nessun fastidio, nessun imbarazzo, anzi se lo sono coccolato. Ha riscosso grande successo a New York, è stato ospite d’onore ad una cena al Manhattan Hotel e infine abbiamo visto un Larry King spalmarsi per terra davanti al suo ospite».
Boccuccia di Rosa si consola poi con un altro personaggio, tal Paul McCartney, da me mai sentito nominare, non seguendo per nulla il genere. Lo lascio a Boccuccia di Rosa: tutto per lei.

13. Daniel Pipes in lutto. – Sono rimasti scornati tutti gli ideologi che avevano spinto al massimo i loro polmoni per convincere ad una nuova ancora più disastrosa guerra in Medio Oriente, questa volta contro l’Iran, un paese che non ha mai mosso guerra a nessuno. La gente comune, soprattutto in America, sembra però aver capito di essere stata portata al fallimento da una politica di continue guerre in tutto il mondo. Per tentare di darsi una ragione della sua frustrazione Daniel Pipes risale indietro nel tempo con ricostruzioni storiche fantasiose. Mah! È patetico e ci fa quasi pena. Chissà che non vada a consolarsi nelle braccia di Deborah Fait, se ha tanto stomaco.

14. Il rabbino Cohen, il presidente Ahmadinejad e il papa Ratzinger. – Non entra nel campo della mia ricerca la politica mediorientale del Vaticano. I miei sospetti sono che il Vaticano teme la crescita numerica della presenza musulmana in Europa e gli ostacoli politici al proselitismo cattolico nei paesi a prevalente religione islamica. Cerca per questo un’alleanza con Israele in quanto braccio armato degli USA. Il calcolo politico potrebbe essere un arresto della diffusione in Europa dell’Islam ed una ripresa della penetrazione cattolica in paesi “liberati” come l’Iraq, l’Afghanistan e l’Iran. Per una simile politica è d’obbligo un’alleanza con Israele passando tranquillamente sopra duemila anni di storia. A questo scarso senso della storia il cattolicesimo ci ha abituato: oggi esattamente il contrario di ieri, ma ciò era scritto e non vi è nessuna incoerenza, nessun opportunismo, nessuna ipocrisia. La Chiesa che appena l’altro ieri aveva condannato la libertà di coscienza e di religione, oggi la rivendica per se stessa, magari contro il laicismo o altre religioni. Ma non tutte le ciambelle escono con il buco e le dichiarazioni del rabbino Cohen, appena dopo la stretta di mano, si fanno beffe della diplomazia apostolica. Quanto poi al rabbino mi sembrano confermate le impressioni che ricavo dalla lettura in corso del libro di Curzio Nitoglia: Dal giudaismo rabbinico al giudeoamericanismo. Il problema dell’ora presente. Il rabbino era inizialmente un laico, sensibile alle cose politiche e agli affari. Non mi pare che oggi le cose stiano diversamente e che si debba considerare un rabbino diversamente da un capo politico, che con Cohen va subito al sodo mettendo i piedi sul tavolo:
Il rabbino di Haifa chiede aiuto all’assemblea dei vescovi cattolici: “Speriamo di ottenere il vostro aiuto come Capi Religiosi, così come l’aiuto di tutto il mondo, per proteggere, difendere e salvare Israele, unico e solo stato sovrano del “Popolo del Libro” dalle mani dei nemici esterni”. E ha aggiunto, lasciando il testo scritto: ''Ciò che è accaduto una volta non deve accadere mai più, il mio essere qui con voi mi fa sentire che possiamo aspettarci il vostro aiuto e che l'autorevolezza del vostro messaggio sarà ascoltata da tutte le persone influenti nel mondo''. (Fonte)
Di religione è meglio qui non parlare. Il fatto che il rabbino Cohen si sia principalmente preoccupato di attaccare Ahmadinejad la dice lunga sulla valenza religiosa dell’ebraismo “dell’ora presente”. Naturalmente Ahmadinejad non dice propriamente le cose che gli attribuiscono, ma parla di implosione di Israele nel momento in cui gli venissero meno gli appoggi dell’Occidente, Vaticano compreso. Tra la rozzezza ebraica ed il cinismo dell’odierna politica vaticana non saprei decidermi a chi dare la palma.

15. Dialogo fra sordi. – Se si legge la lettera “indignata” che un lettore ha voluto inviare a Sergio Romano, il quale ha avuto buon gioco a pubblicare una simile lettera, e poi si legge anche il corretto “commento” che contiene una abituale solfa. Lucida come sempre la risposta di Sergio Romano. Da notare l’attacco all’ONU che serve solo per essere invocato quale principale fonte di legittimazione dello Stato di Israele, ma che per tutto il resto è delegittimato. Un curioso modo di procederere, ma la logica non è un requisito necessario della propaganda.

16. Romano Prodi a Teheran in visita da Ahmadinejad. – Non ho mai avuto simpatia per prodi e non sono mai stato un suo elettore. Mi è però difficile immaginarlo come un esagitato, un estremista, un bombarolo, un esaltato. La sua immagine è oggettivamente tanto improntato a bonomia e senso comune, financo buon senso, da avergli meritato l’impietoso appellativo di mortadella. Eppure quest’uomo non ha esitato in un atto di elementare saggezza di cui non sono stati capaci uomini della sua stessa parte politica, come Bellini (almeno credo) che era invece invece presente a piazza del Campidoglio per insolenentire il capo di stato iraniano venuto per la riunione alla FAO. Il nostro presidente Berlusconi – da me votato – non ha invece voluto ricevere Ahmadinejad, probabilmente per ubbidire a frangie della sua vasta coalizione, la cui compattezza ben valevano una scortesia ad Ahamadinejad, che però ha tenuto la sua corte all’Hotel dove alloggiava, ricevendo imprenditori italiani e perfino un rappresentante della mia università. È curioso notare come adesso sia il predecessore di Berlusconi, cioè l’ex-presidente del consiglio Romani Prodi che rende visita ad Ahmadinejad in Teheran senza ricevere le scortesie e le villanie che la classe politica italiana gli ha riservato. I «Corretti Informatori» che hanno imperscrutabili criteri per raffazonare la loro rassegna, giustificando i loro riassunti stampa con la disponibilità o meno del testo su internet, hanno qui omesso un testo che era invece reperibile:
Da “Il Messagero” di Mercoledì 15 Ottobre 2008. p. 16.

TEHERAN - L'Iran «deve svolgere un ruolo importante» per favorire la distensione nella regione mediorientale, consapevole delle sue responsabilità. È quanto ha sottolineato ieri l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi incontrando a Teheran la Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, che da parte sua ha accusato l'Occidente per la sua politica «coloniale» del passato e ha insistito sulla «lotta contro la tirannia». Prodi, che è a Teheran per prendere parte ad una conferenza sul dialogo tra religioni e civilizzazioni promossa da una fondazione diretta dall'ex presidente riformista Mohammad Khatami, è stato ricevuto da Khamenei insieme ad altri partecipanti all'iniziativa. Tra i presenti, l'ex presidente portoghese Jorge Sampaio, che oggi è Alto rappresentante dell'Onu per l'Alleanza delle civilizzazion.
Khamenei ha esordito dicendo che il dialogo tra Occidente e mondo islamico è «importante e necessario». Ma poi ha affermato che all'origine delle tensioni attuali vi sono le passate politiche coloniali dell'Occidente e ha aggiunto che ancora oggi ci sono governi che «vogliono saccheggiare i diritti delle nazioni e avere il dominio nel mondo, come quelli del passato». Di fronte a «coloro che opprimono i popoli della Palestina e dell'Iraq l'unica azione efficace è la lotta contro la tirannia», ha aggiunto la Guida iraniana. Prodi, che lunedì sera aveva incontrato il presidente Mahmud Ahmadinejad insieme ad altri partecipanti alla conferenza, tra cui l'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan, ha invece sottolineato che, proprio in considerazione della delicata situazione sullo scacchiere regionale, «l'Iran ha oggi responsabilità che non aveva in passato», e quindi «ha un obbligo politico e morale di fronte a tutta l'umanità di usare questa posizione in modo costruttivo».
Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ricevendo lunedì l'ex presidente del Consiglio italiano Romano Prodi, ha detto che «non vi sarà pace nel Medio Oriente fino a quando le forze americane vi rimarranno presenti. «La pace e la stabilità nella regione saranno possibili solo dopo il ritiro delle forze straniere dal Medio Oriente», ha affermato Ahmadinejad. Il presidente iraniano ha parlato anche di Israele. «Il regime sionista - ha affermato Ahmadinejad - commette da 60 anni crimini contro i palestinesi, e questo problema non potrà essere risolto fino a quando le terre palestinesi saranno sotto occupazione e vi saranno 5 milioni di profughi».
Evidentemente non sapevano che commenti fare, quali diffamazioni e mendaci inventarsi. La visita di Romano Prodi è la prova del nove che tutta la campagna denigratoria contro Ahmadinejad era soltanto una prova generale mediatica per una nuova aggressione ad uno stato mediorientale, dopo l’Afghanista e dopo l’Iraq per non parlare del Libano. L’eplodere della crisi economica ed il crollo di tutte le borse sembra fortunamente avere smorzato i tamburi di guerra. Le frasi di Romano Prodi non sono di circostanza, ma corrispondono veramente alla realtù dei fatti per i quali si apre per l’Iran, beninteso a determinate condinazioni, la possibilità per un ruolo distensivo in Medio Oriente. Per una volta tanto posso indulgere con la mia vanità dicendo di aver anticipato Romano Prodi in questo giudizio, rispondendo in eguale senso in una mia intervista rilasciata la settimana scorsa alla radio iraniana in lingua italiana.

17. L’Olocausto come illazione mitica e impossibile. – Le dichiarazioni di Ahmadinejad sono una salutare provocazione intellettuale nei confronti di quanti pensano che la verità storica possa essere stabilita per legge ed imposta con il carcere duro nonchè con quella stessa emarginazione sociale e civile, per la quale vengono appunto accusati i nazisti verso gli ebrei ed altri gruppi. L’osservazione elementare è la seguente: ma voi con i cosiddetti “negazionisti” non dimostrate la stessa intolleranza e illiberalità che contestate ai nazisti e ai fascisti? La cifra generale per interpretare il sionismo è l’analisi puntuale di tutto ciò che ha fatto nell’arco della sua storia e la comparazione con ciò che è stato il nazismo nei suoi sparuti dodici anni di esistenza. In questo senso, e solo in questo senso, anzi potremmo dire in un senso tutto hegeliano per cui ciò che irrazione è anche irreale, se ne può concludere che lo stato di Israele, così come oggi strutturato, non ha avvenire. Non c’è bisogno di inventarsi una distruzione atomica di quella che resta la Palestina, dove non vi sarebbero superstiti. La cancellazione dalla carta geografica come risultato di un attacco nucleare da parte dell’Iran è un’assoluta fandonia. Di distruzioni vere e di vere cancellazione dalla carta geografica ne ha invece fatte Israele, dal 1948 in poi, distruggendo la maggior parte dei villaggi palestinesi, cancellandone perfino il nome e facendo di tutto per farlo dimenticare. Fanno loro che che imputano ad Ahmadinejad.

18. Cosa vuolsi dimostrare? – Che New York è la città americana con più alta concentrazione ebraica, dove la Israel lobby ha il suo massimo potere, la sua massica capacità di infulenza. Non mi stupirei se la proprietà degli alberghi che si sono rifiutati di alloggiare Gheddafi e Ahmadinejad fosse ebraica. E dire che poi gli stessi si lamentano, con Alemanno a far da portabandiera, quando in Roma si fa boicottaggio contro il turismo in Israele. Qui si tratta di invitare, di proporre a chi ignorando la realtà vuol andare a fare vacanza in una città dome Tel Aviv, costruita in buona parte sui villaggi palestinesi distrutti, sulle rovine dell’antichissima Giaffa, ben più nobile per antichità delle centanaria Tel Aviv. In New York sono invece gli alberghi ebraici che negano ospitalità pagante ai loro clienti. “Due pesi, due misure». La “corretta” titolazione è quanto mai equivoca. Sembrerebbe a leggere dal titolo che a due capi di stato fosse stato inibito l’agibilità in una città che ospita il palazzo dell’ONU. Invece si tratta del rifiuto di fornire pernottamente da parte di alcuni grandi alberghi, presumo di proprietà ebraica. In fondo, persone semplici come Ahmadinejad e Gheddafi possono ben pernottare nelle loro ambasciate, facendo risparmiare soldi ai loro concittadini. Non tutto il male vien per nuocere.

19. Il diavolo che sfugge di mano. – Si può notare nel commento hasbarota una visibile stizza per l’intervista di Ahmadinejad che compare in traduzione italiana, di proprietà dell’Ing. De Benedetti, per questo irriso, ma dimenticando forse che anche lui è un “ebreo”, se non andiamo errati. E dunque anche lui sarebbe “antisemita”, magari della speciale categoria degli “ebrei che odiano se stessi”. In realtà, l’intervista appare assolutamente equilibrata e convincente agli occhi di chi non è pregiudizialmente prevenuto, come i sionisti e le loro associazioni, anche locali. La propaganda sionista ha puntato sull’assoluta demonizzazione di Ahmadinejad e dell’Iran come presupposto per scatenare una guerra che in Iraq è già costata oltre un milione di vittime e tremila miliardi di dollari. Che il solo stato veramente e concretamente interessato alla guerra sia Israele è cosa di cui nessun può ragionevolmente dubitare. L’affanno per un’atomica che l’Iran non ha mentre Israele la possiede è cosa che sfugge a qualsiasi logica razionale. L’ordine che Netanyahu ha impartito ai suoi “amici” – fra cui disgratamente anche l’Italia di Frattini – di non assister al discorso di Ahmadinejad all’ONU è stato raccolto da 12 stati, Israele compresa, su quasi 300 rappresentati nell’Assemblea generale. Vuol dire che il mondo non crede alla favola imbastita da Israele che si ostina a voler tentare di far credere che gli interessi di Israele siano gli interessi dell’Occidente: è esattamente il contrario e questa verità si fa lentamente strada anche sull’Espresso, di proprietà dell’«ebreo» De Benedetti.

giovedì 25 settembre 2008

Free Gaza Movement: una sfida al blocco israeliano di Gaza

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La notizia delle due navi che partendo da Cipro hanno forzato il blocco israeliano di Gaza mi è giunta solo al mio rientro dalle ferie in un luogo dove non disponevo della connessione internet. Devo una più compiuta intelligenza dell’evento alla viva voce dell’unico italiano presente nell’impresa. Mi ha anche spiegato il colpevole silenzio dei media che non danno adeguata copertura ad un’iniziativa che ove fosse nota al gran pubblico darebbe la piena comprensione del fatto che Gaza è un vero e proprio campo di concentramento che non ha nulla in meno in confronto ai lager nazisti. La guerra che qui si combatte è di tipo mediatico. Addirittura, mi ha fatto rabbrividire apprendere che il servizio regolare che si intende instaurare con le due navi include anche il servizio postale. I palestinesi rinchiusi in Gaza potrebbero ora comunicare con il mondo esterno, mandando e ricevendo lettere altrimenti bloccate da Israele. Questo post è destinato a raccogliere con la massima organicità possibile tutte le notizie in tempo reale riguardante le due navi che hanno forzato il blocco e che ancora lo forzeranno: Free Gaza e Liberty. Naturalmente, terremo d’occhio l’agenzia sionista “Informazione Corretta” che da anni tenta di controllare, influenzare ed intimidire i media italiani per tutto quanto concerne l’informazione sul Medio Oriente oltre che essere guardiana dell’ideologia olocaustica in Italia. È da aggiungere che l’iniziativa Free Gaza non mi appare incompatibile ad un altro precedente tentativo di entrare in Gaza. Alla delegazione “Gaza Vivrà” che nello scorso anno aveva tentato di entrare nella Striscia per verificare le condizioni umanitarie del milione e mezzo di persone rinchiuse in un vero e proprio lager era stato inibito l’ingresso. Le due navi ora forzano il blocco per uno stesso scopo. È auspicabile, a mio avviso, che le due iniziative “Gaza Vivrà” e “Free Gaza” uniscano gli sforzi al di la di possibili differenziazioni di carattere politico-ideologico.

Versione 1.9
Status: 12.11.08
Sommario: 1. Sono arrivate due barchette. – 2. Non solo palloncini. – 3. È davvero un’impresa epica. – 4. Il piano di forzatura del blocco. – 5. Le due “barchette” ripartono. – 6. Il sito di “Free Gaza Movement. – 7. Parte la nave della Speranza. – 8. Report di Fallisi al giovedi 25 settembre. – 9. Partenza aggiornata. – 10. Intermezzo: testo di accoglienza a nemici sionisti. – 11.Partenza della nave Dignity da Cipro a Gaza: nuova forzatura del blocco israeliano – 12. Il viaggio di ritorno della “barchetta”. –

1. Sono arrivate due barchette. – La notizia che si trova cliccando sul titolo di questo paragrafo è dello scorso 24 agosto. Infame e sguaiato come sempre, il testo redazionale di “Informazione Corretta” è dovuto all’eccelsa penna di Deborah Fait alias Boccuccia di Rosa che da Israele tiene d’occhio l’Italia. Il testo non richiede particolari commenti dopo quelli che abbiamo già fatto per illustrare la personalità intellettuale e morale della nobildonna sionista. Ci siamo noi del resto proposti un costante monitoraggio di questa agenzia sionista creata circa sei anni fa allo scopo di fare azione di lobbying sui media italiani oltre che di intimidire singole persone che si trovassero ad esternare opinioni “non pezzianamente corrette”. Il fatto che due navi abbiano forzato il blocco è di grande significato se non si tratterà di un viaggio una tantum ma di un regolare servizio fra Cipro e Gaza. Se il primo viaggio è stato carico di 5000 palloncini colorati, per gli altri è previsto un regolare servizio postale. Mi dicono, infatti, che oggi io in Italia non potrei ricevere una lettera da parte di un internato di Gaza e viceversa: la posta sembra sia intercettata e bloccata da Israele. Dunque, altro che palloncini! E comunque diamo qui di seguito un saggio della “corretta informazione” che si può attingerere da Boccuccia di Rosa, la quale così scrive:
Sono arrivate due barchette...
...Cariche di ...un certo numero di furbacchioni, urlanti Free Gaza.
...Cariche di... nessuna medicina, ne' altri aiuti umanitari, a parte qualche apparecchio acustico, si sono tutti sordi a Gaza...forse perché qualcuno li ha avvisati che Gazastan riceve tante medicine da Israele da fare mercato nero.
Adesso, attingiamo non a Infopal, ma a una testata amica di Israele come l’Occidentale che fa capo a Quagliarello e a Magna Carta, dove con data 23.9.08 si ritrova il seguente testo, invero su fonte APCOM:
23 Settembre 2008

Il "Free Gaza Movement" ha annunciato che una delegazione internazionale formata da medici, parlamentari e attivisti per i diritti umani salperà domani alla vota di Gaza. Domani al porto di Larnaca ci sarà una conferenza stampa prima della partenza.

A bordo ci saranno cinque medici di quattro nazioni, attivisti per i diritti umani, un membro della Knesset (Jamal Zahalka), Mustafa Barghouti, segretario generale dell'Iniziativa nazionale palestinese e membro del Consiglio legislativo palestinese, e Mairead Maguire, vincitore del premio Nobel per la pace nel 1976 per il suo lavoro a Belfast.

Secondo Maguire, un attivista per i diritti umani famoso in tutto il mondo, "questa missione porta con sè le speranze e i desideri di molte persone nel mondo". Il 23 agosto, due navi del Free Gaza Movement, la SS Free Gaza e la SS Liberty, arrivarono al porto di Gaza accolte dal tripudio di decine di migliaia di palestinesi raccolte nella zona. Fu la prima volta in oltre quarant'anni che navi internazionali attraccarono nel porto di Gaza.

Da quando Israele ha inasprito il blocco due anni fa, i tassi di denutrizione e disoccupazione sono aumentati. Nel maggio 2008, diverse organizzazioni umanitarie internazionale, tra cui CARE International, Cafod, Christian Aid, Oxfam e Medecins du Monde, affermarono che "l'assedio sui confini di Gaza ha reso... il lavoro dell'Onu e delle altre agenzie umanitarie virtualmente impossibile. Soltanto pochi farmaci, prodotti alimentari, carburanti e altri beni sono autorizzati a entrare...rendendo le persone altamente dipendenti dagli aiuti alimentari e tutto questo ha portati il sistema sanitario e i servizi essenziali, come l'acqua e le fognature, vicini al collasso".
Le cose sono due – a proposito di abbondanza di medicinali – o mente Boccuccia di Rosa o mente la testata di Quagliarello, «l’Occidentale», dove si trovano benevole interviste ad un altro illustre “Redattore” di «Informazione Corretta», cioè Giorgio Israel. Noi riteniamo che a mentire spudoratamente sia Boccuccia di Rosa. Stiamo a vedere se anche «l’Occidentale» ricevere la consueta strigliata dei «Corretti Informatori» per avere pubblicato una notizia «non corretta» ispirata dagli “odiatori” di Israele, sparsi come è ben noto in tutto il mondo, anche sotto il nostro letto. Dulcis in fundo, ricordando i miei studi di economia, il «mercato nero» di una merce è un fenomeno che si produce come conseguenza della “penuria” o “scarsità” di quella merce, quando cioè la domanda supera l’offerta e le poche merci hanno un prezzo amministrato. Il pane razionato ad un prezzo fissato per legge manca dalla bottega, ma lo si può trovare ad un prezzo superiore comprandolo al mercato nero. Potrebbe succedere il fenomeno opposto, cioè che le merci siano così abbondanti da poterle comprare ad un prezzo più basso di quello eventualmente fissato sulla scatola. Se il negoziante può fare lui i prezzi, allora fa degli sconti. Ma non ho mai sentito di un mercato nero dove si compra a prezzi più bassi rispetto al mercato ufficiale e legale. È probabile che Boccuccia di Rosa non sappia neppure quel che dice e non si renda neppure conto di smentirsi lei stessa con le sue stesse parole!

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2. Non solo palloncini. – La notizia è del 26 agosto e questa volta dalle navi non sono volati palloncini colorati. Le due navi hanno fatto da scorta a pescatori palestinesi che questa volta hanno potuto pescare. Riporto di seguito per intero l’articolo di Michele Giorgio, mentre per il “corretto” commento tanto inconcludente quanto infame si può accedere cliccando sul link.
Giornata di pesca per i pacifisti giunti sabato scorso dal mare. Non per divertimento naturalmente, ma ancora una volta all'insegna della sfida al blocco navale israeliano di Gaza. Una decina dei 44 pacifisti giunti sabato da Cipro sono usciti in mare con la più grande delle loro due navi, la Free Gaza, scortando sei barche di pescatori palestinesi. La nave e i pescherecci sono giunti fino a una distanza dalla costa di 10 miglia nautiche, superiore alle 6 miglia imposte da Israele come limite per i pescatori palestinesi. Unità della marina israeliana si sono limitate a sorvegliare le imbarcazioni. Così per la prima volta da alcuni anni a questa parte, i pescatori di Gaza hanno potuto calare le loro reti in acque dove il pesce è più abbondante e di qualità più pregiata. Il mare è così tornato, grazie alla scorta dei pacifisti - 14 pescatori sono stati uccisi dal fuoco delle motovedette israeliane in questi ultimi anni e nel 2007 una settantina sono stati arrestati - a essere una grande risorsa naturale per i palestinesi.
Fino all'inizio dell'Intifada, nel 2000, i pescatori di Gaza potevano allontanarsi fino a 12 miglia nautiche - una distanza comunque inferiore alle 20 miglia stabilita dagli accordi di Oslo - e riuscivano a pescare anche 3mila tonnellate di pesce ogni anno. Oggi questo settore è moribondo, come ha denunciato anche la vicepresidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini. Lo scorso anno sono state pescate appena 500 tonnellate di pesce e dei 3.500 pescatori solo 700 sono ancora impiegati in un settore che prima dava lavoro a migliaia di persone. A ciò si aggiunge la penuria di carburante - frutto dell'embargo israeliano - che ha costretto i pescatori a ricorrere ai trucchi più fantasiosi, come usare l'olio da cucina usato invece della nafta, per poter uscire in mare. Poco più di due mesi fa i pescatori di Gaza avevano tenuto una manifestazione in mare per evidenziare la loro condizione e per sollecitazione l'attenzione della comunità internazionale. Avevano in quella occasione ottenuto la solidarietà e il sostegno anche di associazioni di pescatori italiani, ma quella protesta non ebbe alcun effetto su Israele che ha continuato ad attuare il blocco navale di Gaza e, in non pochi casi, anche ad aprire il fuoco sui pescherecci palestinesi, «colpevoli» di violare, anche solo di poche decine di metri, il limite delle 6 miglia nautiche.
«Scortare i pescatori è uno dei compiti che ci siamo dati al momento della nostra partenza e intendiamo mantenere l'impegno ma la nostra permanenza è limitata mentre questi lavoratori hanno bisogno di pescare ogni giorno per sostenere le loro famiglie e per rilanciare il loro settore», ha spiegato Huwaida Arraf, la portavoce dei 44 pacifisti che intendono restare a Gaza una decina di giorni prima di riprendere il mare per Cipro con dieci studenti palestinesi ammessi ad università straniere, a cui Israele rifiuta il permesso di partire. Oggi l'unico israeliano ebreo che ha partecipato al viaggio Cipro-Gaza, Jeff Halper, tenterà di tornare a casa passando per il valico terrestre di Erez.
Intanto, tra i pacifisti, Lauren Booth si è fatta portavoce del malumore che il gruppo prova per l'atteggiamento dei regimi arabi verso la condizione di Gaza. Booth, una giornalista, nota anche per essere la cognata dell'ex premier britannico Tony Blair, ha accolto con sentimenti contrastanti l'applauso giunto dal segretario generale della Lega araba Amr Musa. L'abbiamo intervistata a Gaza city.

Il segretario della Lega Araba Amr Musa ha parlato di una «iniziativa molto coraggiosa», voi però scuotete la testa.
Non siamo soddisfatti. Musa e altri leader arabi parlano di «coraggio» e allora noi chiediamo dov'è il coraggio arabo? Dove sono gli egiziani, i tunisini, i libici che condividono il Mediterraneo con i palestinesi? E' facile parlare ma la situazione di Gaza richiede interventi urgenti e azioni analoghe alla nostra.

Suggerite agli arabi di inviare aiuti a Gaza via mare, quindi di seguire la vostra scia?
Certo, al più presto. E non lo diciamo solo agli arabi ma a tutti. Il blocco navale israeliano è illegale, i palestinesi hanno il diritto di usare le loro acque per scopi pacifici. Penso all'arrivo a Gaza di navi cariche di aiuti per la popolazione palestinese e all'avvio di un traffico commerciale. Certo, Israele fa le sue minacce ma non può aprire il fuoco su navi che portano cibo e medicinali ai palestinesi e non mettono in alcun modo a rischio la sua sicurezza. Chi ha intenzioni pacifiche può e deve osare.

Come giudica il risultati ottenuti dalla vostra iniziativa? Qualcuno sostiene che l'attenzione verso la Free Gaza e la Liberty è stata inferiore alle attese perché Israele vi ha lasciato passare.
I risultati sono molto positivi. Appena quattro giorni fa nessuno, tra di noi, credeva che gli israeliani ci avrebbero consentito di raggiungere Gaza e invece abbiamo raggiunto la meta. Direi che tutto sommato la copertura mediatica dell'evento è stata buona. Giornali e televisioni importanti hanno dato spazio all'iniziativa, hanno riferito il nostro punto di vista. Bisogna tenere conto che all'inizio tanti in giro per il mondo avevano parlato di una missione velleitaria, inconsistente, e che non è stato facile superare il muro di scetticismo e le critiche che venivano da Israele. Alla fine però abbiamo avuto ragione noi.
Riuscirebbe sconcertante, se ormai non vi fossimo abituati, l’argomentazione di fondo del “corretto commento”. All’incirca ragionano così: non è che noi vogliamo far morire di fame i palestinesi (= genocidio programmato), ma ci preoccupiamo giustamente che dal mare non possano venire carichi di armi. Infatti, la nostra occupazione coloniale, il nostro diritto basato sulla superiorità delle nostre armi, fornite dagli USA, è conforme al diritto della forza. Gli internati sono e restano alla nostra mercé. La loro resistenza è “terrorismo”. E così via. Non c’è speranza.

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3. È davvero un’impresa epica. – I «Corretti Informatori» sfottono, ma l’impresa può davvero essere definita “epica” se dal 1967 nessuna nave ha potuto forzare un blocco illegale e inumano quanto mai. Riporto anche qui per intero il testo dell’articolo di Franscesco Moscatelli apparso su “La Stampa” del 30 agosto 2008:
Nei prossimi giorni sarò ospite di una famiglia palestinese a Rafah, ma per il momento resto a Gaza City, a fare da scudo umano per i pescatori. Ieri ci siamo spinti a 10 miglia dalla costa, sfidando tre navi della Marina israeliana. In 14 ore abbiamo pescato sei volte quello che pescano di solito, quando non possono oltrepassare le 3 miglia».
Davide Arrigoni, l’italiano sbarcato il 23 agosto a Gaza con un gruppo di attivisti per i diritti umani, fra i quali Lauren Booth, la cognata di Tony Blair, ha la voce tranquilla. Alle avventure, lui, ci è abituato. In questi giorni è bloccato per sua stessa volontà nel cuore di una delle regioni più calde del Medio Oriente, senza preoccuparsi di come e quando potrà rientrare in Italia. Trentatré anni, di Cantù, durante l’anno lavora come tuttofare nella ditta di famiglia: «Magazziniere, autotrasportatore, quello che capita - scherza - Sono figlio di un imprenditore, ma di quelli dal cuore rosso. Mia madre è sindaco di un piccolo comune e io sono cresciuto a pane e politica».
Negli anni scorsi ha fatto il cooperante in Bosnia, l’osservatore internazionale durante le prime elezioni democratiche in Congo, ed è stato più volte in Cisgiordania. «Diciamo che oggi avrei qualche difficoltà a passare il confine israeliano - spiega -. L’ultima volta mi hanno espulso e mi considerano una persona non gradita».
A Gaza Vittorio è arrivato il 23 agosto, dopo un viaggio rocambolesco. «Sono atterrato ad Atene a fine luglio e poi mi sono trasferito su un’isoletta dell’Egeo, dove mi aspettavano altri quattro attivisti - racconta -. Abbiamo lavorato in gran segreto per 15 giorni, per sistemare un vecchio peschereccio ribattezzato “Free Gaza”. Il 13 siamo salpati alla volta di Creta, dove ci siamo ricongiunti con i ragazzi del “Liberty”». Altre 40 ore in mezzo al mare e le due barche dell’organizzazione «Free Gaza Movement» hanno raggiunto la Striscia. «Era dal 1967 che una nave internazionale non sfondava il blocco israeliano - spiega -. Abbiamo avuto mille problemi: i due capitani greci che avevamo assoldato ci hanno abbandonato dopo aver ricevuto minacce telefoniche e quando eravamo nelle acque internazionali internet e i telefoni cellulari sono saltati».
Nella mattinata di ieri, dopo i saluti in grande stile della popolazione locale, le due barche sono ripartite verso le coste cipriote con a bordo sette palestinesi. Arrigoni, invece, è rimasto a terra. Per sua libera scelta. Con lui una decina fra medici e infermieri. «Stiamo cercando di far passare il confine ad alcuni palestinesi malati, ma al valico di Eretz non ne vogliono sapere». Lui è arrivato via mare, e per gli israeliani è come se non fosse mai entrato nella Striscia. Di un visto israeliano, con il suo curriculum, non se ne parla. Il sogno proibito di «Free Gaza Movement», però, è quello di creare un vero e proprio ponte marittimo con i territori. «Il tempo di raccogliere i 10 mila euro necessari per fare rifornimento e la “Liberty” e il “Free Gaza” torneranno. Io le aspetto per rientrare a casa anche se, al momento, la mia vita italiana è congelata - spiega -. Oppure proverò alla fine del mese di Ramadan, quando riaprirà il valico egiziano di Rafah».
Nel frattempo, a Gaza, vive il suo momento di gloria: visita le famiglie, incontra i politici, si fa inseguire dai bambini che tentano di rubargli il berretto da lupo di mare. Un vezzo, per uno che è nato e cresciuto all’ombra delle Alpi. Anche le autorità palestinesi lo trattano con i guanti di velluto: hanno intitolato una piazza alle due imbarcazioni e hanno dato a tutti gli attivisti la cittadinanza onoraria. «Vogliono perfino costruire un monumento - racconta divertito -. Siamo cani sciolti, lontani dalla politica. Non neghiamo i diritti di Israele, ma vogliamo affermare con forza anche quelli dei palestinesi. Non ci facciamo tirare la giacchetta da nessuno. Quando siamo arrivati ci aspettavano due comitati di accoglienza: uno di Hamas e uno di Fatah, ma alla fine hanno organizzato una festa tutti insieme». Merito, forse, della cognata di Blair? «No, no, assolutamente. Lauren e Blair non si possono vedere. Hanno una visione del Medio Oriente totalmente diversa: lui non è mai stato a Gaza perché gli israeliani temevano un attentato, lei è la benvenuta in ogni casa palestinese».
I timori che possa succedere qualcosa, però, sono tanti. «I primi giorni, quando eravamo in gruppo, ci hanno messo dietro molti agenti di sicurezza. Adesso ognuno andrà per la sua strada. Conosciamo bene la Palestina e sappiamo che bisogna stare attenti, ma l’eventualità di un rapimento è remota». La Farnesina non è d’accordo: «Sconsigliamo fortemente la presenza a qualsiasi titolo di cittadini italiani nella Striscia di Gaza - spiegano dall’Unità di crisi - Inoltre la Marina Militare Israeliana ha ribadito che impedirà l’accesso a tutti i natanti di qualsiasi nazionalità nelle acque territoriali di Gaza. Il Consolato Generale a Gerusalemme ha fortemente raccomandato ad Arrigoni di esercitare la massima prudenza e di mantenersi in costante contatto, informandolo preventivamente delle iniziative che intenda intraprendere per lasciare Gaza». Lui però fa spallucce: «Se divento un caso ben venga, servirà per sottolineare l’assedio a un milione e mezzo di persone».
La “tragedia” che gli Infami Commentatori sembrano ignorare è quella di una guerra che dura da Cento Anni e che si basa sul diritto sionista alla Terra Promessa. Purtroppo la vicenda sionista si è venuta intrecciando a tutte le guerre del XX secolo ed è cresciuta nelle pieghe delle alleanze e delle convenienze politico-militari del momento.

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4. Il piano di forzatura del blocco. – I testi qui ripresi da «Informazione Corretta», che ringraziamo per il servizio, sono del 22 agosto, cioè non in ordine cronologico con i testi riportati nei precedenti paragrafi. Ma non è un male questa posposizione. Sono interessanti per capire come sia sorta l’iniziativa e quali sono gli scopi a medio e lungo termine. Ad un articolo di Michele Giorgio ne segue un altro di Jeff Halper un cittadino israeliano che dissente dalla politica governativa. Si noti l’allusione a come la politica praticata finora dai governi israeliani mette a profondo disagio tutti quei cittadini che vorrebbero una convivenza pacifica che non sia il risultato di uno sterminio finale delle popolazioni palestinesi vittime di un’incredibile occupazione coloniale, appoggiata purtroppo dal cosiddetto Occidente.
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Tutto pronto. Oggi poco prima dell'alba, a meno di imprevisti dell'ultima ora, la Free Gaza e la Liberty, le due imbarcazioni con a bordo 44 pacifisti di tutto il mondo, salperanno da Larnaca con l'intenzione dichiarata di violare il blocco navale israeliano intorno alla Striscia di Gaza e di portare aiuti umanitari e solidarietà politica alla popolazione civile palestinese. Un'impresa preparata con cura, grazie anche ai fondi raccolti nei mesi scorsi, ma rimandata più volte per vari motivi - i pacifisti dovevano lasciare Cipro il 5 agosto - tra cui le cattive condizioni del mare. Adesso le due navi procederanno verso Gaza e i loro passeggeri scruteranno il mare in continuazione in attesa delle mosse della Marina militare israeliana. I giornali dello Stato ebraico in questi ultimi giorni hanno riferito che Israele è sempre più convinto di bloccare in mare le due imbarcazioni perché i 44 pacifisti potrebbero, con la loro azione, di offrire un «esempio» ad altri gruppi e movimenti che si battono contro la morsa che stringe e soffoca la Striscia di Gaza. I pacifisti da parte loro non intendono tornare indietro al primo segnale di avvertimento e tenteranno, senza far uso di violenza, di resistere ad eventuali arresti. A bordo della Free Gaza e della Liberty ci sono anche un docente universitario israeliano e noto attivista della lotta contro la demolizione delle case palestinesi, Jeff Halper (di veda il suo articolo qui a fianco), una sopravvissuta all'Olocausto, Hedy Hepstein (84 anni), un attivista italiano Vittorio Arrigoni, una suora cattolica statunitense, Anne Montgomery (81 anni), la fondatrice dell'International solidarity movement, Huwaida Arraf, e la giornalista britannica Lauren Booth (cognata dell'ex premier Tony Blair, ora inviato del Quartetto per il Medio Oriente). L'iniziativa, che non ha collegamenti con il movimento islamico Hamas ma solo con i comitati popolari di Gaza, è finalizzata a dimostrare che la Striscia rimane sotto occupazione nonostante l'evacuazione di soldati e coloni israeliani avvenuta tre anni fa. E a dimostrarlo, sottolineano gli attivisti del «Free Gaza Movement», è proprio il blocco navale attuato dalla Marina israeliana. Ieri, in anticipo sulla partenza, i 44 pacifisti hanno commemorato in mare i 14 pescatori palestinesi uccisi dalle motovedette israeliane per aver violato i limiti di pesca, e, su richiesta dei familiari, i 34 marinai morti sulla USS Liberty, la nave-radar statunitense che nel 1967 venne bombardata dall'aviazione israeliana per motivi che non sono mai stati chiariti pubblicamente da Washington e Tel Aviv. Oggi, durante la navigazione, dovrebbe esserci un breve incontro in acque internazionali con un'altra piccola imbarcazione (forse due) cariche di pacifisti israeliani provenienti dal porto di Ashdod. Adesso si attendono le mosse di Israele perché le autorità cipriote hanno controllato le imbarcazioni dei pacifisti dichiarandole in regola e idonee a partire per Gaza. Nulla, almeno dal punto di vista legale, potrà impedire alla Free Gaza e alla Liberty di compiere il loro viaggio. Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Arye Mekel, ha detto che ai pacifisti è stato spiegato che i loro aiuti umanitari possono essere portati a Gaza passando per i valichi terrestri e non via mare, ma non ha chiarito quale sarà la risposta di Israele se le due navi tenteranno di superare il blocco navale. «Ci aspettiamo che i militari israeliani salgano sulle nostre imbarcazioni per arrestarci - ha detto l'avvocato Thomas Nelson, 64 anni, di Portland (Usa) - e noi, senza usare violenza, ci opporremo alla loro azione. Sappiamo di non essere un pericolo per nessuno ma Israele ha paura di noi perché la nostra azione esporrà di fronte al mondo intero la condizione della palestinesi di Gaza e che l'occupazione militare non é mai terminata». Nelson ha aggiunto che se Israele arresterà i pacifisti, gli avvocati della associazione statunitense, National Lawyers' Guild, agiranno prontamente nelle competenti sedi internazionali. Israele da parte sua ritiene di avere il pieno diritto di bloccare le imbarcazioni sulla base degli accordi di Oslo raggiunti nel 1993 con l'Olp che consentono allo Stato ebraico di avere il controllo delle acque territoriali di Gaza.

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Questa mattina salperò con una delle due barche del Free Gaza Movement da Cipro verso Gaza. L'obiettivo è spezzare l'assedio israeliano - un assedio assolutamente illegale che ha costretto un milione e mezzo di palestinesi in condizioni sciagurate: prigionieri nelle loro stesse case, esposti ad ogni violenza militare, privati delle necessità basilari per vivere, spogliati di ogni fondamentale diritto umano e della dignità. La nostra iniziativa vuole smascherare la falsità delle dichiarazioni israeliane, che sostengono che non c'è alcuna occupazione in atto, o che l'occupazione si è conclusa con il «disimpegno delle forze armate» o che l'assedio non ha nulla a che vedere con la questione «sicurezza». Così come l'occupazione della Cisgiordani e di Gerusalemme est, dove Israele ha posto sotto assedio città, villaggi ed intere regioni, l'assedio di Gaza è politico. Ha l'intento di isolare il governo palestinese democraticamente eletto e spezzare la sua capacità di resistere ai tentativi israeliani di imporre un regime di apartheid nell'intero paese. La nostra missione non parte solo dall'obiettivo di portare aiuti umanitari, sebbene siano previsti aiuti ai bambini. Rifiutiamo il concetto che la popolazione di Gaza sia sofferente a causa «di una crisi umanitaria». In realtà le loro sofferenze derivano da una precisa e deliberata politica di repressione a loro imposta dal mio governo, il governo di Israele. Questa è il perché io, ebreo israeliano, mi sono sentito obbligato ad unirmi a questa importante tentativo. Come persona che cerca una giusta pace anche con coloro che mi sono sempre stati rappresentati come nemici, data la mia preoccupazione per i diritti all'auto-determinazione dei palestinesi e per il fatto che l'occupazione sta distruggendo il tessuto morale del mio paese, non posso permettermi di stare passivamente da parte. Un atteggiamento del genere significherebbe essere complici di comportamenti israeliani che si pongono all'opposto della vera essenza della religione, della cultura e della morale ebraica. Israele ha, ovviamente, delle legittime preoccupazioni circa la propria sicurezza, e gli attacchi palestinesi contro civili in Sderot ed altre comunità poste al confine con Gaza non possono essere ammessi. Secondo la quarta Convenzione di Ginevra, Israele come «Forza occupante» ha il diritto di monitorare i movimenti di formazioni armate a Gaza, come questione «urgente necessità militare». Come persona che cerca di far terminare questo infinito conflitto attraverso mezzi non violenti, non ho obiezioni che la Marina israeliana abbordi le nostre imbarcazioni in cerca di armi - anche se so che questa non è il parere di tutti i partecipanti a Free Gaza. Ma questo è il limite invalicabile. Il diritto internazionale non dà ad Israele alcun diritto di imporre un assedio più ampio, in cui la popolazione civile viene colpita. Non ha alcun diritto di ostacolarci, di impedire a persone, che navigano in acque internazionali e palestinesi, di raggiungere Gaza- soprattutto dal momento che Israele ha dichiarato che non c'è più occupazione a Gaza. Una volta che la Marina israeliana si sia convinta che noi non rappresentiamo un pericolo per la sicurezza, noi ci aspettiamo ragionevolmente di poter continuare il nostro pacifico e legale viaggio verso il porto di Gaza. Gente comune ha giocato ruoli chiave nella storia. Noi, e non solo i politici, abbiamo una responsabilità politica e morale verso il nostro prossimo. Se, come ebreo israeliano, posso essere accolto dai palestinesi di Gaza come persona di pace, se essi mi hanno garantito il diritto morale e politico di parlare, è necessario, allora, cambiare la politica che ostruisce la pace, la giustizia e i diritti umani. Voglio anche richiedere, a gran voce, il rilascio di tutti i prigionieri politici detenuti da Israele, inclusi i ministri del governo di Hamas e i parlamentari, e il ritorno a casa del soldato israeliano Gilad Shalit. Questa missione potrebbe drammaticamente trasformare il panorama politico, aprendo le porte a veri negoziati che non possono avviarsi senza una manifestazione di buona volontà che può essere rappresentata proprio dal rilascio dei rispettivi prigionieri. Il mio viaggio a Gaza è una dichiarazione di solidarietà con il popolo palestinese e le loro sofferenze, e una accettazione di responsabilità in nome del mio popolo, Israele. Solo noi, essendo la parte più forte nel conflitto e rappresentando la forza di occupazione, possiamo porre fine ad esso. La mia presenza a Gaza è anche una riaffermazione che ogni risoluzione del conflitto deve includere tutti i popoli della regione, palestinesi come israeliani. Più di ogni altra cosa, la mia presenza nell'azione di Free Gaza afferma una mentalità pacifica che israeliani e palestinesi hanno dimenticato in anni di cruenti conflitti. Noi ci rifiutiamo di essere nemici. Mi unisco ai miei compagni, provenienti da diciassette paesi, all'appello alle genti e ai governi di tutto il mondo perché ci aiutino a porre fine all'assedio di Gaza, anzi all'occupazione. Aiutateci a costruire un pace giusta e duratura in questa torturata terra santa. Aiutateci a rimuovere una delle principali fonti di instabilità politica e conflitto.
Ciò che indispone particolarmente negli “idioti commenti” dei «Corretti Informatori» e annessi spresunti Lettori è il rifiuto in linea di principio del fatto che i palestinesi hanno ogni diritto di resistere ad un’occupazione ormai secolare e ad un genocidio in atto scientificamente programmato di fronte al quale quello attribuito ai nazisti è un’inezia. Ciò che invece è del tutto illegittima ed inammissibile è la pretesa sionista-israeliano di impossessarsi di terre e case altrui. Se ciò è fondato su motivi religiosi, allora si tratta di una religione decisamente barbarica e contraria ad un senso di umanità e giustizia. Se si tratta di un diritto al risarcimento per le persecuzioni subite dagli ebrei nei vari paesi d’Europa, allora è ineccepibile l’argomentazione di Ahamadinenjad: «È perché i palestinesi dovrebbero pagare per le colpe presunte degli europei, e dei tedeschi in particolare?». Una risposta ragionata a questi quesiti è assolutamente inutile aspettarsela da propagandisti di professione.

5. Le due “barchette” ripartono. – Abbiamo esaurito con questo ultimo link l’archivio di «Informazione Corretta». Siamo al 29 agosto quando le due “barchette”, irrise da Boccuccia di Rosa, hanno potuto ripartire nel loro viaggio di ritorno verso Cipro. Eccone la breve cronaca di Michele Giorgio, un giornalista molto amato da «Corretti Informatori»:
La Free Gaza e la Liberty sono entrate in acque internazionali ieri alle 19, controllate a breve distanza delle motovedette israeliane, e hanno fatto rotta verso Cipro dove, i pacifisti internazionali giunti sabato a Gaza, dovrebbero arrivare all'alba di sabato. Non tutti gli attivisti pero' stanno tornando a Cipro. L'italiano Vittorio Arrigoni e altri 7 sono rimasti a Gaza. «Intendiamo condividere le difficoltà dei civili palestinesi per l'embargo israeliano», ha spiegato. Al loro posto a bordo delle due navi ci sono invece sette palestinesi: una madre e i suoi quattro figli con cittadinanza cipriota ai quali Israele, negli ultimi cinque anni, non ha permesso di lasciare Gaza, e un bambino che ha perduto le gambe in un raid aereo, accompagnato dal padre. A Gaza è rimasta anche la giornalista Lauren Booth, cognata dell'ex premier britannico Tony Blair, che oggi provera' a passare il valico di Erez, tra Gaza e Israele, assieme ad alcuni palestinesi gravemente ammalati che attendono da settimane di poter andare in Giordania a curarsi.
i quali insistono sul loro caporale Shalit, di cui non ho capito proprio nulla, se non che è stato catturato. Non pare che fosse un turista. A fronte delle centinaia e migliaia di palestinesi arrestati, imprigionati, torturati e uccisi da Israele non capisco perché mai le nostre corde umanitarie dovrebbero vibrare per un caso singolo, del tutto “personale” – come direbbe l’illustre direttore di «Informazione Corretta»? Misteri del sionismo che distingue fra una umanità bassa ed una umanità “eletta”, gradita al Signore degli Eserciti.

6. Il sito di “Free Gaza Movement”. – Mentre non smetteremo di monitorare la “corretta” informazione dei nostri «Corretti Informatori” con i loro “eletti commenti” redazionali, spesso anonimi, attingeremo le nostre informazioni alla fonte, cioè direttamente dal sito del “Free Gaza Movement” che è in lingua inglese. Questo paragrafo sarà continuamente rimaneggiato per riportare in lingua italiana ciò che troveremo sul sito qui indicato oppure sarà questo un paragrafo introduttivo al sito stesso da cui ricaveremo distinte notizie. Una raccolta ordinata di articoli correlati si possono leggere in OsservatorioIraq cliccando qui o avvalendosi del motore interno di ricerca.

7. Parte la nave della Speranza. – È stato annunciata una nuova partenza da Cipro alla volta di Gaza. Questa volta il nome dell’imbarcazione sarà “Hope”. Fra i partecipanti di questa spedizione che forzerà nuovamente il blocco vi è l’italiano Joe Fallisi di cui si può leggere un’intervista su Infopal. Fallisi, che è un tenore, sarà per tutta la durata del viaggio l’inviato speciale ed il corrispondente di Infopal. Egli non è il solo italiano della spedizione. È stato preceduto da Vittorio Arrigoni che è rimasto nella Striscia. Arrigoni, impegnato nel monitoraggio delle violazioni dei diritti umani dei pescatori palestinesi, era stato ferito mentre si trovava a bordo di un’imbarcazione assieme a un gruppo di pescatori. Come si legge in Osservatorioiraq, «è stato colpito da alcuni frammenti di vetro, appartenenti alla cabina di pilotaggio della barca. Frammenti esplosi sotto i potenti getti d’acqua che gli idranti di una motovedetta israeliana avevano spruzzato contro il peschereccio». L’indidente, piuttosto gratuito, fa pensare al proiettile di gomma sparato sul piede di un dimostrante già bendato. Atti di ordinario terrorismo di stato. Nella sua intervista Fallisi dice quali sono le sue speranze come risultato del viaggio: «Nel caso si raggiungesse Gaza una seconda volta, forse risulterà davvero possibile mettere stabilmente in contatto i cittadini della Striscia, oggi prigionieri del più grande carcere, col resto del mondo. Hanno assoluto bisogno di medicinali e generi di prima necessità, ma anche di lettere, di comunicazione. Via terra tutto ciò oggi è impossibile. Ci penserà il mare generoso». Non gli si può dar torto dopo il fallimento, nel dicembre dello scorso anno, del tentativo via terra fatto dalla delegazione “Gaza Vive”, alla quale è stato negato dalle autorità israeliane l’ingresso in Gaza. I timori non mancano e seguiremo con il fiato sospeso il tentativo di creare un regolare e stabile collegamento fra Cipro e Gaza.

8. Report di Fallisi al giovedi 25 settembre 2008. – Riporto di seguito da Infopal ampi stralci del report di Joe Fallisi che funge da inviato speciale dell’agenzia e scrive da Larnaca (cliccare sulla mappa). «Siamo ancora nella città di Zenone. Ma sembra che domani sera o, al massimo, lunedì, salperemo finalmente per Gaza. È cosa certa: l’entità sionista sta facendo tutto il possibile contro il nostro viaggio. Per superare più velocemente le difficoltà burocratiche di cui parlavo, gli organizzatori di Free Gaza hanno cercato in questi giorni di affittare - persino di comprare - un’altra piccola nave. Tre di loro sono volati ieri a Beirut per trattare di persona con diversi proprietari. Dappertutto un muro di gomma, rimandi, richieste chimeriche, tergiversazioni, sì, no, forse, risentiamoci, vedremo... Il fatto è che la forza d’animo e la determinazione degli attivisti che hanno organizzato il primo viaggio è ancora la stessa, intatta... semmai più forte. Alla faccia di tutti i despoti e dei parolai. Così, proprio oggi è arrivata la notizia che potremo riutilizzare una delle due navi di proprietà di Free Gaza, proprio quella con lo stesso nome. In Grecia, dove verranno firmate le ultime carte, il lavoro indefesso di alcuni amici ha fatto sì che i nuovi e definitivi documenti legali di intestazione siano già ultimati, con eccezionale anticipo sui tempi previsti. A questo punto l’imbarcazione sarà perfettamente in grado di riprendere il mare. Domattina andremo a dipingerla e a rimetterla a nuovo. Se non arriva una tempesta (immagino ci sia qualche necrocabbalista che sta operando pure in questo senso), Free Gaza navigherà molto presto verso il suo destino». Dunque, non una nuova nave con nome “Hope”, come si era detto in un primo tempo, ma le stesse due navi che avevano fatto il primo viaggio: “Free Gaza” e “Liberty”. Non credo sia un male espletare tutte le formalità richieste. Ciò può essere una forma di protezione rispetto ai prevedibili ostacoli israeliani. Con Fallisi ho un collegamento diretto via Skype, ma al momento non risponde. O stanno per partire o se ne parlerà il prossimo lunedi. L’ansia è grande anche in chi segue l’evento da lontano. Di certo né il TG né Radio Bordin daranno quella copertura mediatica che per altri eventi è assicurata. Sarà già tanto se la notizia non verrà del tutto oscurata.

9. Partenza aggiornata. – È di un’ora l’ultimo report di Fallisi su Infopal: cliccare sul link! I motivi della mancata partenza sarebbero di natura tecnica, non politica: «Una nuova grave complicazione di ordine tecnico, non prevista, ha purtroppo impedito la partenza di Free Gaza. Si sarebbe dovuto ancora attendere più di una settimana a Cipro. Per molti di noi era impossibile. Così è stato deciso che ci ritroveremo presto (tra circa un mese), questa volta con la sicurezza di imbarcarci». Il mio timore era che vi sarebbe stato un uso della forza da parte israeliana per impedire un regolare servizio di navigazione marittima fra Cipro e Gaza. Mi conforta apprendere che l’ostacolo sarebbe stato solo di natura “tecnica”. Che sarà stato mai? Guasti ai motori? Documenti amministrativi? Mancanza del pilota? Si parla del rinvio di un mese. Troppo! In un mese possono mutare gli assetti mondiali ed il viaggio potrebbe non essere più possibile per motivi politici. Spero di saperne di più da Fallisi al suo ritorno.

10. Testo di accoglienza ai nemici sionisti. –

Intermezzo
Un benvenuto alla fauna sionista
Asino chi legge!

A parte gli insulti che considero scontati e su cui non mi soffermo, è però per me una rara occasione questa per fare un fare un primo piano di personaggi per me incredibili e dell’altro mondo: ringrazio il buon Iddio per il fatto di stare lontano da loro mille miglia. Sono loro i “lapidatori” di cui si avvale «Informazione Corretta» per scrivere alle redazioni, aggredire singole persone, tentare di intimidirle: un vero e proprio squadrismo mediatico. La qualifica di “parafascista” usata da Odifreddi non era per nulla impropria. Ho dato un’occhiata al loro sito “sionista”, ma senza trovare contenuti originali con i quali potersi confrontare criticamente. È vero, qualche volta ho frequentato chat line o simili, come il blog di Gad Lerner che nella sua trasmissione ad ogni minuto fa pubblicità al suo blog: scrivete, scrivete sul blog, ma un blog non moderato dove è dato libero sfogo ai più bestiali istinti e dove la bocca è totalmente sganciata dal cervello. Ci sono andato ed ho trovato una massa di imbecilli con i quali non vale la pena perdere altro tempo: totalmente incapaci di una discussione razionale. Uno mi attribuito il sei politico. Gli ho spiegato che ho porato ai miei genitori un decoroso 110 e lode, mentre lui a fatica aveva fatto la scuola dell’obbligo. Questi erano i miei eletti contradditori. Credono che il ragionare sia un fare sberleffi come in un celebre film di Alberto Sordi. Si nascondono nell’anonimato che dà loro un senso di impunità, scaricando il peggio di sé. Fra quelli della mia fascia di età e di istruzione, è ormai assodato che se questa è internet, non è una cosa seria con la quale valga la pena perder del tempo. Ma se ne può fare un uso diverso. Io scrivo libri direttamente in rete, attingendo dalla rete ciò che nella rete trovo ed utilizzando i libri della mia ricca biblioteca per tutto ciò che in rete non si trova.

Divertivi pure! Date fondo alla vostra natura, simile a quella dei soldati israeliani che hanno dato prova della loro superiore moralità, seviziando il povero prigioniero palestinese. Eccolo il video dove potete rispecchiarvi: siete voi. La vostra Fiamma dice: «Israele siamo noi!», cioè quelli lì siete voi. Guardatelo e scoprirete quanto siete razzisti. Avete mai provato a riflettere sulle affinità fra nazismo e sionismo? Compito in classe. Pensateci! Credo di avere scoperto l’esistenza di un “Riforma ebraica”, il cui principale comandamento suona ora così: «Fai agli altri, ciò che non vorresti fossi fatto a te». Scoperti in flagrante violazione dei diritti umani, con un salto della quaglia o meglio il ballo del qua qua i «Corretti Informatori» hanno preteso di spacciare davanti alla loro platea di imbecilli l’episodio come una forma dell’eccellente sistema democratico vigente in Israele, un regime fondato sul sionismo, cioè sul razzismo, e sull’apartheid, denunciato da tutti ma negato chiaramente da chi lo pratica e ne condivide la responsabilità. Gente che dovrebbe sedere in una riedizione del Tribunale di Norimberga. Ah, dimenticavo, quale l’argomento di quei grandi logici che sono i «Corretti Informatori» fra cui Deborah alias Boccuccia di Rosa è un faro? Siccome ormai erano stati scoperti ed il video circolava, un tv di stato ha pensato di trasmetterlo anziché nasconderlo e censurarlo. Questo sarebbe la prova provata che in Israele esiste la democrazia. Certo la democrazia di seviziare la gente, nei casi più lievi. Esistono poi i massacri veri e propri, di cui non vi è dubbio che a noi è nota solo una minima parte, sufficiente a farci inorridire ed a convincerci che sono stati di gran lunga superati tutti i crimini attribuiti ai nazisti, cui i sionisti devono accendere tanti ceri se grazie ai nazisti hanno potuto ottenere tutto quello che hanno chiesto e ancora chiedono. Beninteso, senza curarsi di dimostrare che sono migliori dei nazisti. Il piccolo video è sufficiente come meccanismo probatorio. Chissà se Benedetto XVI si pronuncerà su quanto succede oggi in Israele. Tacerà per ragion di Stato? Per non dover interrompere le relazione diplomatiche con un regime razzista, condannato dall’Onu con oltre 70 risoluzioni? Se fossi io il Papa, romperei subito le relazioni diplomatiche ed imporrei ai vari Fini la scelta: o vieni in San Pietro o te ne vai alla Sinagoga, facendoti pure circoncidere. Ma il doppio gioco sulla faccia degli italiani non lo si può più fare.

Quanto poi agli ebrei d’Italia, che nessun vuol discriminare, e che saranno in tutto un 40.000, se proprio vogliono, disponendo di un doppio passaporto e di una doppia cittadinanza, possono ben andarsene in Israele. Sono così intelligenti, come quelli del video, che certamente arricchiranno con le loro elevate capacità lo stato di Israele, che potrà così decollare ai primi posti delle classifiche, dando al mondo ogni anno Cinque Nobel. Ne sono certo! Infatti, ho letto qualche articolo che attesterebbe con prove scientifiche che gli ebrei sono i più intelligenti del mondo. Beati loro! Fanno meno fatica a scuola. Ma non li invidio. Preferisco essere meno intelligente e non avere nulla a che fare con i seviziatori con la stella di Davide. Se è questo il prezzo da pagare per acquisire la conoscenza del bene e del male, preferisco non mangiare la mela di quell’albero.

Toh! Guarda chi ti ricompare! Quell’imbecille che non sa rispondere neppure a quanto fa due più due. Davvero un bel serraglio! Ah ah! Evidentemente siete sempre gli stessi e vi ritrovate negli stessi luoghi. Riprendiamo. Dunque: voi, non certo io, siete Israele, secondo il Libro Manifesto di Fiamma Nirenstein. E dunque, voi, non io, siete i soldati con la stella di Davide che seviziano il palestinese del video: andatelo a vedere qui. E che pensate di trattarmi allo stesso modo? Siente in tanti: io sono uno solo. Vi sentite più forti perché siete in tanti? Più forti o... più stronzi? La vostra sarebbe una «Libera espressione in rete»? Se si va a leggere la mia analisi degli scritti di Deborah Fait ognuno concorderà con me di quanto sia appropriato il gentile appellative che gli ho affibbiato: Boccuccia di rosa. Il suo eloquio è fatto di sole contumelie non solo contro quelli che egli chiama “antisemiti” ma anche e forse di più verso quegli ebrei che non condividono le sue follie. Quanto alla contumelia che mi manda nella sua “libera espressione” la posso tranquillare che non sono un antisemita, non mi sono mai professato tale e per la verità non so neppure bene cosa sia un antisemita. Se lei me lo saprà spiegare in termini storico-filosofici, sarò lieto di conoscere meglio me stesso attraverso le dotte disquisizione della sua Boccuccia. Al momento io di semiti in quanto sicuramente tali io conosco i palestinesi e non vi è dubbio di sort che nessuna batta in antisemitismo la nostra Boccuccia di Rosa.

Oltre all’antica pratica biblica della lapidazione, rimasta nell’essenza spirituale dei nostri amici, una loro caratteristica connotante è la delazione: una storia antica che incomincia con Giuda Iscariota. Ma i “delatori” non sono persone rispettabili neppure per quelli che se ne servono. Giuda, pentitosi, stando al racconto canonico, volle restituire i trenta danari del tradimento, ma questi danari venivano considerati “impuri” perfino da quelli che li avevano pagati per ottenere il tradimento. Un tipico esempio di moralità farisaica che sopravvive fino ai giorni nostri. Le lobbies si sono dati una divisione dei compiti: gli uni favoriscono l’emanazione di determinate normative e gli altri se ne avvalgono. Per fortuna, in Italia la situazione non è così grave come in altri paesi. In Francia, dopo che un noto revisionista ottenne ripetute assoluzioni dai tribunali e dalle corti di appello, che per giunta dichiaravano istruttive e illuminante le teorie dell’imputato, la lobby si mobilitò per far varare un’apposita legge che il fatto stesso di una mera dichiarazione normativamente non ammessa: è reato sostenere che la terra gira intorno al sole e non viceversa. Galilei in fondo non è così lontano e ciò che sembrava acquisito non lo è affatto. Sulle comparazioni fra la politica o le istituzioni di Israele ed altre esperienze storiche si è però pronunciata la magistratura. Riporto da Terrasanta.org:
Criticare Israele non è reato

“perchè il fatto non sussiste”

Leggiamo, dall’Agenzia Reuters del 22/5/2008, che paragonare i crimini commessi dallo Stato d’Israele, dalle sue milizie e coloni, ad altri crimini storici non è reato. Lo stabilisce una sentenza emessa il 22 maggio 2008 dal GUP di Roma, dott.ssa Palmisano, su richiesta del PM Morena Piazzi, che definisce le critiche politiche e di comportamento rivolte allo Stato di Israele quali documenti di denuncia politica che in nessun modo si traducono in espressioni delittuose e giudiziariamente perseguibili, risultando esse semplice manifestazione, costituzionalmente tutelata, della libertà d’espressione del pensiero.

E ci voleva la sentenza di un tribunale per stabilirlo......

Segno che stiamo perdendo il senso della semplicità e realtà delle cose, se nella vecchia Europa e nella Patria del Diritto devono intervenire dei Tribunali per difendere ciò che in democrazia dovrebbe essere un'ovvietà: la libertà d'espressione e di critica, specie se a fronte di palesi ingiustizie.

Nota di Redazione
Leggendo poi sullo stesso sito di “comparazioni” se ne trovano a iosa. Non è uno scherzo, quando mi sento di affermare l’esistenza di una sorta di Riforma, nel senso di innovazione e trasformazione della normativa religiosa ebraica, dal classico comandamento pre-cristiano: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te» nel comandamento riformato e vigente nella Terra Santa occupata dai coloni sionisti: «Fai agli altri ciò che non vorresti fossi fatto a te». Che Gaza sia un lager non sono io a dirlo, ma in tanti e ripetutamente. Cito qui per tutti la delegazione “Gaza Vive”, che di ritorno a Roma tenne apposita conferenza stampa, di cui si può ascoltare in rete la registrazione, dove però fu detto che la sola differenza consiste nella mancanza in Gaza della “camere a gas”. Ma questa è un’altra storia!

(segue)

11. Partenza della nave Dignity da Cipro a Gaza: nuova forzatura del blocco israeliano. – Mi giunge improvvisa la notizia del nuovo ingresso via mare delle barchette della Libertà. Non ha senso che io qui dia le notizie che si trovano su Infopal via via aggiornate. Ha però senso se qui continuo le mie riflessioni, cercando di trarre insegnamento dalla lezione dei fatti. Intanto noto come ai «Corretti Informatori» sia sfuggita la notizia mentre erano tutti tesi alla loro faziosità governativa. Hanno richiamato l’attenzione sul fatto che Prodi sarebbe stato pagato per la sua partecipazione al convegno in Teheran. Ma come non suppore che il servizio che «Informazione Corretta» fornisce puntualmente da sei anni non sia pagato? E non sarebbe questo a scandalizzarmi. Mi stupisce invece l’univocità radicale delle versioni che ogni volta presentanto, anche contro un’evidenza che è ammessa perfino da persone del loro stesso versante. Non voglio fare uso di espressioni offensive, ma lascio a chi legge il giudizio. Intanto ecco come ho avuto la prima notizia di ciò che mi stavo a cuore da un mese:
(ANSA) - JENIN (CISGIORDANIA), 29 OTT - Un palestinese di 67 anni e' stato ucciso stamani dall'esercito israeliano nella regione di Jenin, nord Cisgiordania. L'uomo e' stato ucciso mentre era in un campo agricolo: secondo l'esercito israeliano era armato e sparava con un fucile da caccia contro i militari. Intanto, superato il blocco marino imposto da mesi dalle motovedette israeliane, alcune decine di pacifisti di vari Paesi hanno raggiunto stamani il porto di Gaza. Hanno portato scorte di medicinali e medici.
L’attenzione di «Informazione Corretta» è rivolta tutta altrove, ma si può esser certi che da domani riprenderanno i commenti di Boccuccia di Rosa sulle due barchette che son ritornate. Commentiamo dunque le notizie. La partenza è avvenuta alle 17 del 28 ottobre ed è arrivata questa mattina alle ore otto del 29 ottobre. Qui il video dell’arrivo a Gaza. Momenti di tensione con la Marina israeliana che ha circondato la nave Dignity, ma senza temuti incidenti. L'equipaggio è formato da 27 persone di 13 paesi. Hanno portato mezza tonnellata di medicinali, quelli che invece abbonderebbero in Gaza secondo Boccuccia di Rosa: tanta abbondanza da produrre il fenomeno del mercato nero! E' noto che il mercato nero si produce in scarsità di merci, non in regime di abbondanza. Links di riferimento: Guerrilla radio; The Free Gaza Movement. I Quattro punti della missione:
1. Aprire Gaza all’accesso internazionale senza restrizioni, id est alla sovranità palestinese.
2. Rendere evidente che Israele continua ad occupare Gaza, nonostante le sue pretese del contrario.
3. Dimostrare la solidarietà internazionale col popolo di Gaza e col resto della Palestina.
4. Dare un esempio concreto del potenziale che racchiudono i metodi di resistenza non violenta.
La nave è migliore delle precedenti: più robusta e veloce. Le è stato posto il nome di Dignity. Su Google News appaiono le prime notizie. In questo momento in cui scrivo sono le 22.06 del 29 ottobre 2008. Un’ora fa su l’Unità on line vi è un ampio articolo. Oltre alle cose già note dice che alcuni si tratterranno in Gaza per un mese. Era a bordo questa volta anche Luisa Morgantini, vicepresidente del parlamento europeo. Si parla per giovedi 30 ottobre della visita in Gaza di una delegazione ufficiale del parlamento europeo. Tre ore fa un link dell’Associazione ya Basta, con notizie, foto e audio. Si legge su Osservatorio Iraq:
Nonostante una precedente dichiarazione in senso contrario del ministero degli Esteri, alla fine Israele non ha compiuto nessun tentativo per fermare la barca.
Il blocco israeliano dura dal giugno 2007, da quando Hamas ha preso il potere nello scontro con Fatah. Ha poca copertura mediatica la notizia che in pratica gli Usa e Israele avevano armato Fatah per defenestrare Hamas. Ma l’operazione non è riuscita. Il blocco è una conseguenza di quel fallito golpe. «Da allora Israele, che controlla tutti gli accessi alla enclave palestinese, ha consentito solo l’ingresso degli aiuti umanitari minimi, causando così l’aggravamento della situazione umanitaria nella Striscia».

La notizia è ancora data da asca, dove apprendo che il viaggio è lungo 370 km; The Instablog. Notizie diverse si leggono in Virgilio, dove apprendo che «Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Yigal Palmor ha però dichiarato che questa volta la marina militare bloccherà gli attivisti che, secondo Palmor, sono solo in cerca di pubblicità. Israele ha chiuso i suoi confini con Gaza dopo che il movimento islamico Hamas ha preso il potere nei territori nel giugno 2007. Lo stato ebraico accusa Hamas di essere un gruppo terroristico e da oltre un anno permette solo il passaggio di beni di prima necessità». Sempre Virgilio dà la seguente replica dei dimostranti: «“Le autorità israeliane parlano attraverso i mezzi d’nformazione mentre dovrebbero spiegarci perché vorrebbero bloccare la nostra missione che è volta unicamente a portare aiuti umanitari e solidarietà alla popolazione civile di Gaza”, è scritto in un comunicato del “Free Gaza Movement” ricevuto da Apcom, in cui si ribadisce la ferma volontà di portare a termine l’iniziativa». Ancora Ya Basta. «L’Associazione ha ufficialmente comunicato al governo di Tel Aviv le proprie intenzioni di ingresso nel Porto». «Israele in ogni caso non è rimasto a guardare in silenzio e, come informano gli organizzatori della traversata, continua a fare pressioni a quanti collaborano con Free Gaza Movement perché le due imbarcazioni recedano dal proprio obiettivo».

12. Il viaggio di ritorno della “barchetta”. – Daremo qui un bilancio della missione compiuta da una “barchetta” che con il nome di “Dignity” ha continuato il viaggio già iniziato in agosto da altre due “barchette” dal nome “Free Gaza” e “Liberty”: le tre barchette derise da Boccuccia di Roma i cui fans hanno individuato questo mio post e si chiedono chi io sia e cosa sia. Non è difficile saperlo, avendolo io stesso dichiarato. Chi loro siano e cosa siano è meno facile saperlo. Ma lo immagino e penso di averci azzeccato. In successive redazioni di questo testo scenderò in dettagli, ma la cosa più importante che mi sembra di aver capito è che non si tratta di impresa una tantum. Nel frattempo, una intervista di Desmond Tutu richiama l’attenzione sulla illegalità dell’assedio israeliano a Gaza. Ove la marina israeliana affondasse le “barchette” uccidendo i suoi passeggeri, non si tratterebbe questa volta del corpo vile dei palestinesi, già massacrati e sterminati a migliaia, ma di cittadini europei e statunitensi della cui morte dovrebbero – si spera – dar conto. Ma è una eventualità verso la quale facciamo i debiti scongiuri. Riteniamo che ad aver trattenuto il governo israeliano non siano state preoccupazioni umanitarie, ma la consapevolezza dell’effetto mediatico catastrofico di un simile crimine: le barchette della libertà contro “Exodus”, di cui oltre ad aver fatto un film di propaganda che ha contributo largamente a disinformare e mistificare la realtà storica è stato pure istituito in La Spezia un premio annuale, la cui ultima edizione è stata da poco dispensata. Raccolgo qui di seguito le cronache che mi sono giunte direttamente da Joe Fallisi:
Le cronache di Joe Fallisi a Infopal
raccolte cronologicamente

1.
DIGNITY

Appena di ritorno a Larnaca ricevo un e-mail da Vittorio Arrigoni, capitano coraggioso. Mi scrive l’amico rimasto a Gaza:
«(...)
allora siete pronti a mettere le ali ai piedi?
O meglio,le pinne,
che Zenone, Poseidone, e tutto il phanteon pagano vi siano propizi.
Cercherò di issarmi sulla prima barchetta che vi darà il benvenuto.
Avvistando le coste di Gaza la gioia sarà immensa e inattesa,
te lo dice uno che se ne è cibato,
qualcosa credo molto simile alla paternità,
l’emozione di aver figliato la Libertà,
nel vostro caso, pure la Speranza.
(...)
un abbraccio grande come il mediterraneo (...)».
Sì, siamo di nuovo nella città di Zenone e prestissimo (domani pomeriggio) c’imbarcheremo per raggiungere un milione e mezzo di abitanti del più grande carcere a cielo aperto, rompendo per la seconda volta l’odioso assedio. Come qualche settimana fa, anche oggi gli organizzatori ci hanno spiegato i vari scenari possibili. Ognuno di noi ha fatto anche... testamento... Che partiamo ormai è sicuro – questa volta ogni problema legale, tecnico e burocratico è stato risolto –, ma cosa succederà durante la navigazione si può solo supporre. Come si comporterà l’entità sionista? Ci lasceranno di nuovo passare?... Ci spareranno addosso (negli ultimi due anni hanno ammazzato 14 pescatori palestinesi)?... Ci circonderanno impedendoci di proseguire?... Pretenderanno di salire sulla nave per qualche “controllo”, dichiarandoci poi in arresto?... Da parte nostra, possono starne certi, non avverrà alcun tipo di collaborazione nei confronti dell’autorità occupante, che nessuno di noi riconosce. E saremo tutti per uno e uno per tutti. Nel caso resisteremo in modo pacifico, lasciando a loro, così esperti in materia, la pratica della violenza. Ma sotto gli occhi del mondo intero. Traduco a braccio i quattro punti che definiscono ufficialmente la missione di Free Gaza:
«1. Aprire Gaza all’accesso internazionale senza restrizioni, id est alla sovranità palestinese.
2. Rendere evidente che Israele continua ad occupare Gaza, nonostante le sue pretese del contrario.
3. Dimostrare la solidarietà internazionale col popolo di Gaza e col resto della Palestina.
4. Dare un esempio concreto del potenziale che racchiudono i metodi di resistenza non violenta.»
Quasi tutti i passeggeri dell’ultimo tentativo sono qui, compresi il giornalista e il cameraman di Al Jazeera, e se ne sono aggiunti di nuovi. Tra di essi altri due italiani, Vilma Mazza e Marco Giusti, di Ya Basta, associazione in contatto con Mustapha Barghouti. La nave... è bellissima e (quasi) nuova, molto più forte e veloce delle due precedenti. C’era stata una riunione apposita per decidere come chiamarla. Io avevo proposto tre possibili nomi: Dignità, Speranza, Equità. La scelta del primo significa la dignità dei Palestinesi che non hanno piegato la schiena, e insieme quella di chi, nel resto del mondo, si è stancato di assistere in silenzio al loro martirio. Bisogna riuscire a fare qualcosa di concreto ed efficace uscendo dagli schemi usuali... con creatività, con fantasia. Free Gaza, un manipolo internazionale di uomini e donne di buona volontà, fuori dai partiti e dai gruppuscoli, rappresenta anche il secondo nome: la speranza attiva.

Joe Fallisi
Larnaca, lunedì 27 ottobre 2008

2.
HOPE

E’ così. Non mi sembra vero eppure sono proprio a Gaza. Un sogno della mia vita si è avverato. Quando, verso le 6 e mezza di mattina, giunti al confine delle acque “internazionali” – a 20 miglia dal suolo palestinese –, abbiamo visto profilarsi due vedette israeliane che sembravano venire verso di noi, una da destra e una da sinistra, l’intrepida Huwaida era già pronta col megafono e tutti noi in attesa (ieri il Ministero della Marina di Tel Aviv aveva rilasciato una dichiarazione secondo la quale ci avrebbero fermati e arrestati). Intanto Dignity correva veloce verso la sua meta. Poi non si è capito bene... andavano avanti e indietro, giravano in su e in giù... alla fine sono scomparse nel nulla. Vista dall’alto la scena doveva avere l’aspetto di una danza sui generis. Si erano formati, più ci inoltravamo, due cerchi attorno a noi: uno esterno, dei sionisti, e da quel punto sino a riva, uno interno delle navicelle palestinesi. Così abbiamo attraccato al povero porto di Gaza col nostro corteo di pescatori e ragazzini in festa, Vittorio Arrigoni, radioso, issato sull’albero della barca più vicina. Ecco l’elenco dei nuovi venuti:
Denis Healey, Captain, UK
George Klontzas, First Mate, Greece
Nikoals Bolos, Crew, Ireland
Derek Graham, Crew, Ireland
Ali Al Jabar, Al Jazeera, Qatar
Ghazi Abourashad, Holland
Dr. Mohammed Alshubashi, Germany
Huwaida Arraf, attorney, US
Dr. Mustafa Barghouti, Palestine
Audrey Bomse attorney, US
Renee Bowyer, Australia
Caoimhe Butterly, Ireland
Rod Cox, UK
Joe Fallisi, Italy
Marco Giusti, Italy
Dr. Ibrahim Hamami, UK
Ramzi Kysia, US
Alan Lonergan, Ireland
Mairead Maguire, Ireland
Lubna Masarwa, Israel
Vilma Mazza, Italy
Theresa McDermott, UK
Amir Siddiq, Al Jazeera, Sudan
Gideon Spiro, Israel
Dr. Jock McDougall, UK
I baci, gli abbracci, la gioia, la commozione sui volti di chi ci aspettava e di noi stessi, ancora increduli, è stata la miglior cura dopo le prove del viaggio. Ma subito... eccoci nella Gaza vera, che può permettersi pochi sorrisi. Oggi la nostra nave ha portato molti più medicinali della volta scorsa e, giustamente, la prima visita è all’Ospedale Shifa. il più grande, non solo qui, ma di tutta la Palestina. Husein Ashour, medico che si è laureato in Germania, lo dirige con la massima competenza e abnegazione. Giriamo insieme con lui e i suoi collaboratori per i vari reparti ed è come se visitassimo l’anticamera della morte. Molti dei malati, vecchi e giovani, cui stringo le mani, se tornassi nei prossimi giorni, non li troverei più. Il motivo è uno solo: l’assedio e il blocco attuato dall’entità come punizione collettiva contro la società civile palestinese. Ci sono dottori bravissimi e persino apparecchiature di prim’ordine (per esempio un centro diagnostico-terapeutico anti-cancro che non ha uguali, mi dicono, in tutto il Medio Oriente), ma l’impossibilità di rifornirsi tanto delle medicine, quanto dei pezzi di ricambio e di tutto ciò che consente l’uso normale e adeguato dei macchinari rende questi ultimi inutilizzabili e, ogni giorno che passa, meno verosimili, quasi spettrali. Vengono visitati a loro volta, di quando in quando, e sembrano anch’essi malati senza speranza. In qualunque istante può mancare la corrente elettrica e non è detto che il generatore abbia il carburante necessario. Così, anche le apparecchiature per la dialisi che ancora funzionano possono da un momento all’altro fermarsi, causando guasti irreparabili ai pazienti. Ed è quel che succede spesso, sempre più spesso. Quanto a lasciar uscire i malati dalla prigione per andare a curarsi altrove, come si sa, lo sbirro con stella di Davide lo proibisce tassativamente. Ormai sono quasi 260 i morti a causa di questi divieti assassini e il numero, così continuando le cose, aumenterà in modo tragico. Ci ha accolto, dando a ognuno di noi una kefiah e una medaglia, Ismail Hanyeh, uomo dignitoso, sicuramente non corrotto e amante del suo popolo, definendoci eroi. Ma gli eroi sono loro, i Palestinesi che resistono in tutti i sensi e che tengono la schiena diritta nelle più tremende avversità. Noi abbiamo solo riaperto una piccola strada alla speranza.

Joe Fallisi
Gaza, mercoledì 29 ottobre 2008

3.
EQUITY

Ho cantato nel Teatro di Gaza!... meglio di qualunque altra sala da concerto del mondo!... Come se un secondo sogno, dentro uno più grande, si fosse realizzato... Era la prima volta che la voce lirica volava qui per l’aria e l’accoglienza è stata grandiosa, commovente... In valigia avevo messo lo smoking, il farfallino, le scarpe lucide, perché gli abitanti della Striscia martoriata meritano il meglio, in tutto e per tutto. Chissà, magari anche questo concerto ha contribuito a rompere l’assedio... Il cui scopo non è solo di togliere cibo, medicinali, mezzi materiali per sopravvivere, ma anche, e forse soprattutto, di rovinare l’anima, ogni possibile piacere. Nel pomeriggio eravamo andati a visitare Khan Younis. Ci accompagnava un vecchio signore, in rappresentanza della comunità locale. A un certo punto gli è sfuggita una lacrima, che ha subito allontanato, quasi fosse una vergogna mostrarla in pubblico. Ecco, per esempio, cosa significa il blocco che i palestinesi subiscono dai sionisti: una settimana fa c’è stato un vero diluvio e l’acqua ha tracimato distruggendo la strada principale di un intero quartiere, riversandosi nelle case, allagandole, devastandole. E’ esattamente come nel caso dell’ospedale di Gaza. Il soccorso e la solidarietà pubblica sono stati da subito presenti, la gente, così "in alto", come "in basso", non chiede altro che di poter aiutare a ricostruire. Ma manca tutto quello che occorrerebbe (in primis il cemento) per ridare la viabilità e un’abitazione degna alle famiglie, i cui bambini, in particolare, ora sono a grave rischio per via dell’inquinamento dell’acqua stessa. E non si vede via di uscita. In effetti basterebbe che gli egiziani si risvegliassero dalla loro ignavia - anche solo ricordandosi dei tempi di Nasser, mica delle piramidi e dei faraoni - perché tutto ciò avesse termine. Proprio a Rafah si compendia l’iniquità che vige in tutto il Medio Oriente. Le guardie di frontiera in Egitto permettono a volte la costruzione dei tunnel (ce ne sono ormai tanti, sempre comunque capaci di rifornimenti molto limitati, ma meglio che nulla), speculando mafiosamente su ognuno di essi e su ogni passaggio delle merci. E, quando l’entità sionista e gli invasori dell’Iraq (USraele) lo richiedono, per compiacerli, fanno saltare i passaggi sotterranei o persino li avvelenano... spesso anche li gasano appositamente... così che ormai sono decine e decine i palestinesi morti già sotto terra. Arabi fanno questo ad altri arabi, mentre gli occupanti, i pulitori etnici, i razzisti per antonomasia stanno a guardare col sorriso del boia. Non può continuare così e un giorno, forse più presto di quanto si possa prevedere, finirà. Finiranno anche le divisioni all’interno del campo palestinese. La sera prima avevamo avuto l’onore di essere invitati a un incontro storico, che non avveniva da quasi due anni. Riunite in assemblea tutte le fazioni hanno preso la parola, auspicando la fine delle ostilità interpalestinesi (il governo ha anche annunciato la liberazione unilaterale dei prigionieri politici rinchiusi nelle sue carceri). Ma l’unità non potrà che nascere dal basso, dal popolo e per il popolo. E saranno accettati solo i politici integri, che non hanno tradito, che non si sono venduti. Questa e solo questa è stata la chiave del successo di Hamas e della catastrofe di Fatah. Abu Mazen, la cui immagine, come Presidente palestinese, ancora campeggia negli edifici pubblici di Gaza rimasti fedeli al risultato delle ultime elezioni, deve sloggiare e con lui tutta la sua corte corrotta al servizio del nemico. Hanno già assicurati i loro conti in banca nei paradisi fiscali. Vadano all’inferno.

Joe Fallisi
Gaza, venerdì 31 ottobre 2008

4.
VERRA’

Ieri sera l’amico Vittorio, un gigante, in tutti i sensi, non è riuscito a venire al concerto. Ah... l’avrei riconosciuto subito tra il pubblico!... e lo aspettavo... ma i militi di Sion non erano d’accordo. Accompagna i pescatori quasi ogni giorno, fin dall’inizio. E il suo aiuto e quello degli altri attivisti di Free Gaza (ieri erano in dieci) è fondamentale. Io sono contro lo sfruttamento e l’uccisione degli animali, non potrei seguirli. Tuttavia capisco e condivido il senso della loro solidarietà: è la lotta contro il sopruso. L’hanno detto chiaramente gli sbirri... quando gli "internazionali" se ne andranno, ve la faremo pagare!... Già, perché per ‘sti infami chi cerca di procurarsi un po’ di cibo è un terrorista... e chi gli dà una mano un supporter di Hamas. Non c’è al mondo situazione più palesemente iniqua di quella che vede vittime i palestinesi. Tutto è concesso ai tiranni con kippà dai poteri asserviti dell’occidente... qualunque crimine, qualunque azione, anche la più illegale. Silenzio comprensivo e devoto, cancellazione o manipolazione delle notizie, vigliaccheria chimerica... Impera ormai un vero e proprio Big Brother mediatico, cui resistono solo pattuglie sparse di refrattari. Così, anche ieri è successo quello che avviene normalmente - e di cui esiste la testimonianza anche in video. Senza morti, da quando è arrivata Free Gaza. Nessuna "Rai" o "Mediaset" interromperà il flusso di menzogne per parlarne. Secondo la "legge" sarebbe consentita la navigazione entro 12 miglia nautiche. Com’è ovvio, questo vale per tutti eccetto i palestinesi. Persino a 6, 4 miglia dalle coste di Gaza, quasi fin dentro il porto, i razzisti israeliani pretendono che le acque siano "loro". Arrivano in pattuglia e sparano coi mitra e col cannone ad acqua (sporca). E questo contro civili disarmati. Ma VERRA’ LA LIBERTA’ anche per gli abitanti oggi sotto occupazione, le loro sofferenze non possono essere state invano. Qualcosa di potente e di concreto si muove, fuori dalla vecchia politica decrepita: una volontà fattiva di verità, di giustizia. La seconda missione ha avuto successo, come la prima, e appena torneremo a Larnaca Dignity si rimetterà subito in moto per la terza... e poi ce ne sarà una quarta, una quinta... Stamani sono andato, insieme coi due giornalisti di Al Jazeera, Amir Siddiq e Ali Al Jabar, a portare i regali di Saed per la sua famiglia. Abitano a Beth Hannoun. Lì si è compiuta la sua tragedia e quella di tanti altri ragazzini palestinesi, straziati dalle bombe degli invasori. C’erano tutti ad aspettarci: il vecchio nonno, undici bimbi, la madre e il fratello di quest’ultima, che ha lasciato casa sua per venire ad aiutare. Khaled, il padre, mi aveva detto che sua moglie era la donna perfetta per lui, un regalo meraviglioso di Allah. Quando, prima di uscire, gliel’ho confidato con l’aiuto di Amir, la luce del suo bel viso ha inondato la stanza.

Joe Fallisi
Gaza, sabato 1° novembre 2008

5.
TORNEREMO

Sì, stiamo tornando a Larnaca, ma torneremo anche a Gaza. Appena arrivati, Dignity andrà a riposare a Limassol per qualche giorno, poi sarà di nuovo pronta, il 7 novembre, a riprendere il suo viaggio con altri passeggeri verso le coste palestinesi. E’ cominciato un movimento libertario, nato dalla società civile, che nessuno fermerà e che saprà manifestarsi anche in modi imprevedibili. Si tenteranno tutte le vie, non solo quella marina... l’assedio verrà a sua volta assediato e infine distrutto. Confermo quel che ho detto sin dall’inizio di queste corrispondenze: i fondatori di Free Gaza sono gente seria, non chiacchieroni autoreferenziali. Hanno in mente un progetto limpido ed energie e intelligenze altrettanto pulite per attuarlo, non si tratta di un fuoco di paglia. Come da noi - come dappertutto: se i cittadini non si auto-organizzano, fuori e contro i partiti della Casta onnivora, non c’è la possibilità che cambi niente in meglio, né, tanto meno, che il peggio venga scongiurato. L’altra volta il viaggio di ritorno aveva consentito il ricongiungimento di una famiglia palestinese a Cipro e che Saed potesse curarsi. Oggi è con noi uno studente cui l’entità sionista proibisce (come a tanti altri) di uscire e di andare a studiare in un’università europea. Cosa che invece farà, com’è suo diritto. Ora nella Striscia, compreso Vittorio che ha deciso di rimanere qualche altro mese ad aiutare i pescatori, ci sono nove attivisti di Free Gaza. Tre sbarcati da Dignity: "Queeva", Theresa (due angeli extraterrestri) e Ramzi, dalla penna corposa. All’orizzonte vediamo navi israeliane... scompariranno come nel viaggio di andata. Del resto, quel che dovevamo fare l’abbiamo fatto. Siamo in acque palestinesi, poi arriveranno quelle internazionali, infine le coste cipriote. Prima che ci imbarcassimo per il viaggio di ritorno è venuto a salutarci Ismail Haniyeh. Ci ha accompagnato sino a fuori del porto, sventolando la bandiera della Palestina. Ricorderò sempre il suo sorriso radioso. Se Hamas ha stravinto alle elezioni è perché ha saputo esprimere un premier come lui, che vive ancora e sempre nel campo dei rifugiati, col suo popolo. E che anche i suoi nemici sanno benissimo essere onesto e incorruttibile. Per questo lo odiano, impotenti. Creperanno nei loro soldi sporchi di sangue.

Joe Fallisi
Gaza-Larnaca, domenica 2 novembre 2008

6.
“FEEL FREE”

L’altra notte non abbiamo mai dormito io, Greta, Mary e Osama. Eravamo qui in albergo in attesa della prossima telefonata da Dignity, ripartita di sera, con la Luna sempre crescente, per il suo secondo viaggio, ovvero per la terza missione di Free Gaza. Portava il suo carico di nuovi passeggeri. Eccoli:

Hass, Amira (Israel)
Ahmed, Nazir (Lord) (Pakistan/UK)
Andrews, Christopher (Ireland)
Bartlett, Eva (Canada)
Bolos, Nikolas (Greece, Palestine)
Healey, Denis (UK)
al-Haj, Sami (Sudan)
Graham, Derek (Ireland, Palestine)
McNeill, Pauline (Scotland)
Morena, Fernando (Spain)
Nacer, Mohamed (UK)
O’Donnell, Hugh (Scotland, UK)
ÓSnodaigh, Aengus (Ireland)
Rossi, Fernando (Italy)
Arraf, Huwaida (US, Palestine)
Sharp, Rob (UK)
Schermerhorn, David (USA, Palestine))
Shoukri, Dr. Arafat (Palestine, UK)
Short, Clare (UK)
Thomas, Rhodri Glyn (Wales, UK)
Tonge, Dr. Jennifer Louise (Baroness) (UK)
White, Sandra (Scotland, UK)
Zisyadis, Josef (Switzerland)
Fra di essi 11 parlamentari europei non conformisti - di cui uno, Fernando Rossi, a suo tempo rifiutatosi di votare i crediti di guerra, ha concluso quest’anno la sua attività di senatore ancora prima di maturare la relativa pensione... cosa che ai suoi (ex) colleghi della Casta dev’essere sembrata incredibile, mostruosa... Tutto procedeva bene, il mare era quasi liscio. All’alba, al confine delle acque internazionali, come già era successo a noi, ecco arrivare dall’orizzonte velocissime due navi dell’entità, questa volta quasi ai fianchi della nostra. Si mettono in contatto radio, chiedendo la lista dei viaggiatori. L’impareggiabile Huwaida Harraf risponde loro di consultare www.freegaza.org... troveranno tutti i nomi e cognomi. Aggiunge con la sua vocina gentile: "Feel free to make a donation", "Sentitevi liberi di fare una donazione"... Un suono neandertaliano, a metà fra il vomito e la risata, erompe dall’altra parte... poi... come d’incanto, Dignity si ritrova sola nel suo cammino e va incontro alle barche in festa che stanno venendo ad accoglierla. Sì, Free Gaza è di nuovo nella Striscia. Questa volta ha portato tre apparecchiature scanner per l’esame della spina dorsale, di cui hanno urgente bisogno all’ospedale Shifa. Tornerà a Larnaca l’11 novembre. Già stanno chiamando da tutto il mondo per partecipare ai prossimi viaggi... Se il primo è stato il più pazzo e il secondo quello, forse, più pericoloso, il terzo è la conferma che stabilisce a tutti gli effetti un precedente impossibile da ignorare in futuro. Per gennaio è programmata una nave di... musicisti!... che felicità riabbracciare i miei amici palestinesi!... E Vik, capitano coraggioso, il cui impegno quotidiano nella difesa dei pescatori diventa sempre più duro... Oggi le navicelle hanno subito di nuovo un attacco criminale. E’ ormai certo: i sionisti coi loro cannoni ultrapotenti non sparano solo acqua mista alle deiezioni, ma anche schifezze chimiche, al punto che i militi indossano ormai, durante queste belle imprese, apposite tute e maschere. Gli amici hanno raccolto dei campioni di ‘sto liquido e verrà fatto analizzare. Ce lo raccontava in diretta da una delle due barche dei pescatori, con mille interruzioni dovute alla situazione precaria, David Schermerhorn. Ecco il nuovo che esiste negli Stati Uniti, altroché Barack Obama (già ormai completamente nelle spire della Lobby, senza l’approvazione della quale, del resto, MAI sarebbe arrivato alla presidenza - né potrà mantenerla)!... E’ un anziano signore, quasi ottantenne, che dimostra vent’anni di meno. Abita con la numerosa famiglia in un’isoletta dello Stato di Washington e ha deciso di dedicare la sua vecchiaia a una causa giusta. Siccome conosce bene il mare, sin dall’inizio dell’avventura di Free Gaza offre da volontario la sua collaborazione preziosa. Non ha mancato nessuno dei tre viaggi. E il terzo non sarà di certo l’ultimo. Ti saluto, grande David... che gli dei del Mediterraneo ti siano propizi.

Joe Fallisi
Larnaca, domenica 9 novembre 2008
Non mi sembra che vi sia stata una copertura mediatica come la volta precedente. Può essere una mia disattenzione o una calcolata strategia. Vedremo.

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(segue)