giovedì 6 marzo 2008

Fiera del Libro: i sostenitori di Israele.

Versione 1.0

A mio avviso, non può esservi dubbio che l’evento Israele ospite d’onore allla Fiera del Libro in Torino non ha carattere culturale, ma politico. Gli organizzatori hanno inteso celebrare il 60° anniversario della fondazione dello Stato di Israele, che però non è stata una lotta di liberazione o di indipendenza, come qualcuno vorrebbe, bensì una guerra coloniale di aggressione e di conquista, come può constatare chiunque abbia autonomia di giudizio e senso di equità. Naturalmente, tutti avremmo desiderato che ebrei e palestinesi, cristiani, musulmani, ebrei, civili non legati ad una particolare religione, potessero vivere in pace ed in concordia in uno stesso stato con eguali diritti e doveri dando vita ad una di quelle società multiculturali e multireligiose quali nella storia vi sono state, realizzando modelli mirabili di civiltà. Così non è in Medio Oriente, dove ciò che prevale è lo spirito di conquista e di sopraffazione. Non mancano ideologi che cercano di farci vedere le cose in una luce diversa da quella che appare al comune buon senso. In questa sezione cercheremo di individuarli ad un ad uno, con riferimento alla loro posizione sulla Fiera del Libro. Si badi bene non è la compilazione di una “lista nera”, ma una legittima conoscenza di altrui legittime prese di posizione per esprime a nostra volta un legittimo dissenso. Le posizioni dell’avversario vanno considerate con la massima attenzione e massimo deve essere lo sforzo per comprenderne le ragioni.
Antonio Caracciolo
1.
Pierluigi Battista, reduce della democratizzazione forzata.


Dibattito sul boicottaggio della Fiera del libro di Torino dedicata a Israele

Nelle parole di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera emerge la crescente preoccupazione per il fallimento dell'operazione politica Fiera del Libro di Torino come vetrina di Israele

Nelle parole di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera emerge la crescente preoccupazione per il fallimento dell'operazione politica Fiera del Libro di Torino come vetrina di Israele
Riproduciamo qui l'articolo di P. Battista sul Corriere della Sera del 4 marzo. Il tono è , come al solito, velenoso, ma è il segno evidente della preoccupazione sua e di tutta la lobby filoisraeliana in Italia sul fallimento dell’operazione. Aumenta la possibilità di vincere la battaglia per la revoca della Fiera del Libro dedicata ad uno Stato che John Dugard inviato dell'ONU accusa esplicitamente di crimini di guerra. Non molliamo!!!


IL BOICOTTAGGIO DELLA FIERA DEL LIBRO di Torino
L’errore di non esserci. Adesso si inseguono, solo in parte smentite, voci su defezioni, rinunce, marce indietro dell’ultima ora

Lo spettro del boicottaggio si riaffaccia minaccioso e, paradossalmente, trionfante. La cultura ha rintuzzato, certo, le urla dei censori che non volevano far parlare gli scrittori israeliani al Salone del libro e alla Fiera di Torino. Ma adesso si inseguono, solo in parte smentite, le voci su defezioni, rinunce, marce indietro dell’ultima ora. E non sarebbe un boicottaggio riuscito la scena di una festa del libro alla fine disertata da Abraham Yehoshua, Amos Oz, David Grossman, i tre scrittori più rappresentativi di Israele?

Yehoshua ha detto nella trasmissione di Fabio Fazio che proprio «in quei giorni» debutterà a Roma la versione operistica del suo Viaggio alla fine del millennio e che dunque lui, sprovvisto del dono dell'ubiquità, non potrà essere a Torino. Sembra che ci stia ripensando (in fondo Roma dista da Torino un’ora di aereo) e che lo scrittore israeliano sarà invece a fianco di Giorgio Napolitano, quando il presidente della Repubblica, che con grande sensibilità aveva scelto di inaugurare la Fiera del libro in cui Israele è ospite d’onore proprio per rispondere alla campagna di sabotaggio censorio, compirà un gesto simbolico di cui l’Italia potrà essere fiera. Amos Oz assicura la sua partecipazione al Salone parigino che si aprirà il 13 marzo ma dà per scontata, a questo punto, la sua assenza nella manifestazione torinese.

David Grossman, lo scrittore che ha vissuto la tragedia della morte del figlio nel corso della guerra dell’estate del 2006 contro gli Hezbollah del Libano, comunica che, nel mese in cui verrà solennemente ricordato il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele, non si allontanerà dalla sua terra. E' difficile non pensare alla soddisfazione dei boicottatori per l’assenza di due o tre scrittori così legati, sia pur tra conflitti e dissensi, all’identità israeliana. O far finta di non immaginare il senso di vittoria che pervaderebbe il mondo dell’islamismo radicale, dello Stato iraniano di Ahmadinejad, dell’estremismo anti-israeliano ispirato al dogma dell’antisionismo di principio (e dell’antiebraismo non sempre dissimulato) di fronte ad assenze che suonano come l’accettazione di un ricatto.

Proprio ieri l’arcipelago islamista si è nuovamente scagliato con le sue fatwe contro il Salone parigino e anche contro la Fiera torinese, con una protervia ignara di ogni distinzione, appoggiata da frange della sinistra massimalista che dilatano ogni critica, ovviamente legittima, alla politica del governo israeliano in un rifiuto globale (“esistenziale”, è stato detto) di Israele in quanto tale, bollato come entità criminale per il solo fatto di esistere da sessant’anni. E' la demonizzazione di principio che ha ispirato la duplice campagna di sabotaggio. Yehoshua non deve parlare perché è israeliano. A Oz va imposto il bavaglio perché è israeliano. Grossman deve restare in silenzio perché è israeliano. Perché esiste e non deve esistere, perché il suo Stato deve scomparire, perché la sua identità deve essere cancellata.

La matrice di un’intolleranza assoluta che all’inizio è stata contrastata, ma che alla lunga produce assuefazione, scava nel profondo, raggiunge un effetto di intimidazione formidabile, fino a indurre gli stessi bersagli della censura a fare un passo indietro, a sottrarsi ai riflettori di una ribalta che mai avrebbero comprensibilmente calcare. Ecco perché l’eventuale assenza di Yehoshua, Oz e Grossman durante la Fiera di Torino suonerebbe come una sconfitta, e come un vessillo che potrebbe far dire ai prepotenti e agli intolleranti che l’obiettivo è stato raggiunto, e che gli scrittori israeliani sono stati messi all’angolo. C'è ancora tempo perché non vada a finire così e per dire ai professionisti del bavaglio che, stavolta, le urla dei censori non hanno avuto il sopravvento".

Pierluigi Battista


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Di Pierluigi Battista ho avuto modo di commentare ampiamente un suo precedente articolo, che aveva scritto a sostegno pubblicitario di un raduno che avrebbe dovuto essere un convegno, ma che in realtà era un attentato alla sicurezza interna degli stati mediorientali, dove secondo gli autorevoli personaggi ivi convenuti avrebbe dovuto introdursi a forza la cosiddetta democrazia mediante una combinazione di guerra di aggressione dall’esterno e guerra civile interna fomentata dai Liberatori, che avrebbero dato vita a regimi fantoccio, secondo un modello collaudato. Il nostrp PG Battista ha sostenuto questo pseudo convegno, dandone copertura giornalistica, non diversamente da come fa nell’articolo sopra riportato. Due coincidenze offrono una prova del modo di sentire del nostro autorevole articolista. Sono sicuro che vi saranno ulteriori articoli dello stesso tenore ed a sostegno di Israele, nelle cui ragioni evidentemente Pierluigi Battista si riconosce. È da aggiungere che, a mio avviso, il boicottaggio consiste semplicemente in un giudizio di disvalore della manifestazione stessa ed è questo giudizio che ha indotto non pochi personaggi a disertare l’evento, dove di “onore” non può conferirsene: solo il disonore compete a chi si è macchiato di crimini di cui con deboli sofismi propagandistici si cerca di mascherarne la natura. Se fossimo rimasti in silenzio, si sarebbe consumata l’ennesima mistificazione. Lo Stato di Israele non manca certo di mezzi finanziari e politici per promuovere la sua immagine all’estero ed infangare quella delle sue vittime, colpevoli di opporre un’insufficiente quanto eroica resistenza fatta passare per “terrorismo”, quando di vero e proprio terrorismo hanno dato costante prova nel tempo fino ad oggi proprio USA e Israele, stati aggressori. Quanto alla censura il nostro Battista non ha titolo per poter parlare fino a quando non saranno abolite in Europa tutte quelle leggi liberticide che impediscono una libera ricerca storica sul dogma principale della guerra ideologica israeliana: la “religio holocaustica”.

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